Il sonno della politica e la crisi del senso etico
Ricordando Goya (“Il sonno della ragione genera mostri”), quello della “Buona Politica” genera regressione della coscienza civile e domanda di populismo autoritario.
Succede quando la “Politica” abdica al suo ruolo anche educativo e di guida “saggia” della società.
Si sta scomponendo una filiera di valori che dovrebbe invece essere indissolubile: quella che lega Etica, Sicurezza e Democrazia.
Metà dello schieramento politico italiano si mobilita per la “Grazia subito” a favore del gioielliere “giustiziere” e qualche partito anche di governo lo vorrebbe candidato alle elezioni.
Naturalmente vanno capite le particolari condizioni psicologiche del signor Roggero al momento dei fatti. Ed è anche legittimo nutrire qualche sorpresa per una sentenza così pesante sia sul piano penale che su quello civile.
Resta però il fatto che egli ha rincorso tre rapinatori in fuga, sparando loro alle spalle sulla pubblica strada, uccidendone due e ferendo il terzo.
Una reazione di questo tipo non è concessa dallo Stato di Diritto neppure alle Forze dell’Ordine: sarebbe una pena di morte applicata per le vie brevi.
Una parte della politica e della stessa pubblica opinione pensa che il gioielliere ha fatto benissimo; che i tre meritavano quella fine; che si tratta di “legittima difesa”.
La Legge vigente – modificata peraltro nel 2019 durante il Governo Conte Uno (Ministro dell’Interno era Salvini) – dice chiaramente il contrario e su questo si basa la sentenza finale della Cassazione. Ciò non pare avere, per molti, nessun valore.
Ed ora la Lega ha proposto una nuova modifica dell’articolo 52 del Codice Penale per rendere del tutto legittime reazioni di questo genere, senza limite alcuno.
La deriva alla quale assistiamo è di una enorme gravità.
In primo luogo sul piano “etico”.
Una Comunità non è tale senza “senso etico condiviso”, uno dei collanti che la tengono assieme – al di là delle legittime divisioni di ogni natura – e che danno consistenza anche civile agli stessi valori spirituali che considerano inviolabile il valore della vita, della persona e dell’umano.
Molta parte della Destra, che sta trasformando la tragica vicenda di Roggero in una specie di romanzo eroico a fini di consenso, fa spesso spudorato sfoggio di richiami alla identità “cristiana”. Farebbe bene – ma forse è chiedere troppo – a rileggere e meditare il Magistero della Chiesa su questo come su altri temi.
La sicurezza come bene comune, non come vendetta privata
La deriva in atto è grave, in secondo luogo, sul piano della politica di Sicurezza.
La Sicurezza pubblica è un Bene Comune fondamentale.
Il “patto sociale” che regge ogni ordinamento democratico si fonda anche sul presupposto che le Pubbliche Istituzioni – in cambio del potere che i cittadini affidano loro – debbono garantire, tra gli altri Diritti, quello alla Sicurezza.
Ciò che la Destra sta propugnando è la violazione di questo patto.
Laddove – ed è evidente in Italia – non riesce, essendo al Governo, a garantire Sicurezza, legittima il “fai da te” da parte dei cittadini. Ma così – al di la dei casi di “legittima difesa” previsti come detto sopra dalla Legge – la Sicurezza intesa come Bene Comune e Diritto Pubblico viene meno e lascia campo libero alla vendetta privata.
La lezione di Gabrielli contro il populismo securitario
Vi è, al fondo, un deficit di comprensione di ciò che oggi significa “produrre Sicurezza” nelle nostre società sempre più plurali e complesse.
Assieme a Carlo Bonini, ne ha scritto bene recentemente Franco Gabrielli, già Capo della Polizia, nel libro Contro la paura: manifesto per una sicurezza democratica.
Gabrielli colloca il tema Sicurezza in una organica filiera di gestione dei fenomeni sociali: una filiera fatta certamente di efficienza degli apparati di Polizia e di credibilità della sanzione penale, ma composta anche da tante altre azioni di sistema che oggi colpevolmente mancano.
Questa mancanza viene coperta dal populismo securitario e penale. La cosa non può funzionare e infatti non funziona, né sul piano della riduzione del numero dei reati, anche commessi da giovanissimi, né su quello della “percezione” di Sicurezza dei cittadini.
La democrazia davanti al bivio
In terzo luogo, quello che sta accadendo è grave dal punto di vista del valore della Democrazia.
Esso non vive senza che i cittadini avvertano in maniera credibile la possibilità almeno di due speranze: quella del progressivo superamento delle disuguaglianze e quella di poter essere sicuri in tutti gli ambiti privati e pubblici.
Oggi queste speranze si sono largamente affievolite.
Cresce cosi la domanda di risposte sbrigative: quasi un baratto tra il valore della “Libertà” e quello della “Sicurezza”.
E cresce sullo sfondo la tendenza verso la “post democrazia”, affidata ad un potere autoritario e verticalizzato.
Le pulsioni che si notano da tempo in larga parte della Destra vanno decisamente in questa direzione, agevolate purtroppo da una parte della Sinistra, spesso disattenta e superficiale nella lettura di ciò che si muove nelle pieghe più intime della nostra società in radicale trasformazione.
C’è anche tutto questo nella pericolosa e sguaiata propaganda legata al caso Roggero. E deve farci riflettere sulla cruciale domanda: verso quale idea di società e di convivenza stiamo andando
