Home GiornaleUna lettura filosofica dell’enciclica “Magnifica Humanitas”

Una lettura filosofica dell’enciclica “Magnifica Humanitas”

Per gentile concessione dell’autore, riportiamo l’ultima parte di un ampio e approfondito scritto destinato alla pubblicazione su “Notes et Documents”, rivista ufficiale dell’Istituto Internazionale Jacques Maritain.

Giustizia sociale nellera digitale

Tra i (…) principi della Dottrina sociale della Chiesa – che sono i principi cardine del personalismo filosofico e teologico (da Emmanuel Mounier a Jacques Maritain) e del pensiero sociale progressista (da Hannah Arendt  a Martha Nussbaum) – quello della “giustizia sociale” nel nostro tempo «deve confrontarsi anche con l’ambiente creato dalle tecnologie digitali (n. 80), per cui «la giustizia esige che si impedisca la nascita di nuove forme di esclusione e privazione di libertà: persone e popoli a cui è negato o ostacolato l’accesso alle tecnologie di base, comunità esposte a sorveglianza invasiva, gruppi sociali penalizzati da algoritmi opachi che riproducono pregiudizi e discriminazioni» (ivi).  Invece, «un ordine sociale giusto nel tempo del digitale è quello che garantisce a tutti un accesso equo alle opportunità, protegge i più piccoli e i più fragili, contrasta l’odio e la disinformazione, sottopone a controllo pubblico l’uso dei dati e delle tecnologie, così che il criterio non sia il solo profitto ma la dignità di ogni persona e il bene dei popoli» (ivi).

 

Lo sviluppo umano integrale alla prova dellIA

Tutto ciò è alla base del cosiddetto “sviluppo umano integrale”, indicato da Paolo VI nella Populorum progressio, (dove, riallacciandosi all’umanesimo integrale di Jacques Maritain, aveva additato l’umanesimo plenario) e riproposto da papa Francesco (nella Laudato si’ e nella Fratelli tutti), e oggi ribadito da papa Leone, il quale nella Magnifica umanità lo definisce come «l’orizzonte entro cui leggere le trasformazioni del nostro tempo, incluse quelle della rivoluzione digitale. Le innovazioni tecnologiche – compresa l’IA – non sono neutrali: possono accrescere partecipazione e giustizia, oppure ampliare disuguaglianze, controllo ed esclusione. Per questo vanno valutate con una domanda decisiva: contribuiscono davvero a far crescere persone e popoli in umanità e fraternità, nel rispetto della Casa comune e delle generazioni future?» (n. 85). Domanda decisiva, quanto impegnativa che mette ciascuno di fronte alle proprie responsabilità e alla necessità di procedere senza infingimenti compromissori e coperture retoriche. Pertanto, per misurare la validità dell’IA occorre chiedere se e quanto essa permetta di custodire la magnificenza dell’umanità, intesa come appartenenza alla specie umana e come valenza di comportamenti umani.

 

La magnifica umanità” come scelta

Eccoci così di fronte all’espressione posta a titolo dell’enciclica: Magnifica humanitas, una espressione che suona controcorrente in presenza di una umanità che, dal punto di vista della storia non meno che da quello della religione appare tutt’altro che magnifica: storicamente “violenta” e religiosamente “peccatrice”. Eppure, “magnifica” è l’umanità, intesa come “humanitas”, cioè condizione e capacità di essere umani; con ciò si fa riferimento tanto alla umanità come “specie umana” (l’insieme degli esseri umani), quanto alla umanità come “opzione umana” (le modalità di essere umani). Allora “magnifica” è l’umanità che sceglie di essere umana, di “restare umana”, di custodire questa possibilità e potenzialità nel contesto della creaturalità (preziosa e fragile) che la caratterizza. Ebbene, tutta l’enciclica va in questa direzione: il che giustifica l’intitolazione, che papa Leone precisa sia in apertura, sia a conclusione dell’enciclica dicendo che «questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza» (n.1). e per «testimoniare la bellezza di una magnifica umanità abitata da Dio» (n. 245).