Home GiornaleVannacci guarda indietro, ma il vuoto politico è davanti a noi

Vannacci guarda indietro, ma il vuoto politico è davanti a noi

Il progetto vannacciano ripropone identità, patriarcato e tradizioni del passato. Ma il problema riguarda anche una sinistra incapace di parlare a famiglie, lavoratori e ceto medio, lasciando senza rappresentanza un’ampia area di elettori.

Una proposta politica che guarda al passato

buongiorno si vede dal mattino. E non è un caso. Infatti, leggere solo l’incipit del programma politico di Vannacci è bastato a rovinarmi la giornata.

Non che questo signore meriti tanta attenzione, però è anche vero che sono proprio quelli più sciocchi ad avere maggior credito. E Vannacci è furbo, perché vuole costruire il suo potere politico facendo leva proprio su quella parte di popolazione italiana che non legge, non è molto istruita e non ha un pensiero critico, ma è disponibile a seguire ciecamente idoli di un passato che non esiste più e che andrebbe ricordato solo per non ripetere gli stessi tragici errori.

 

Militari, identità e tradizione romana”

Ma, cos’è che mi dà fastidio di Vannacci? Primo: è un ex militare che sta cercando di candidare altri militari. E la storia ci ha mostrato cosa significa avere militari al governo, ce lo hanno insegnato soprattutto i regimi militari in America Latina, e in Africa. Secondo: le sue idee. Il partito da lui si definisce “un movimento radicato nella tradizione romana e cristiana” che si propone come forza di “destra patriottica e identitaria”.

Faccio fatica a considerare la “tradizione romana”…: sarebbe quella descritta dal libro di De Giorgio “La tradizione romana”, appunto? Ossia qualcosa che risale all’antica Roma e poi, passando per Dante, si proietta nel periodo fascista? Ma il “fascismo” di De Giorgio non coincide affatto con il regime storico: è un fascismo spirituale, iniziatico e metafisico, e l’autore giudicava quello reale, in cui è vissuto, come un’occasione mancata, incapace di comprendere appieno la vera tradizione romana. Onestamente non credo che Vannacci arrivi ad afferrare certe “finezze” filosofiche dell’autore che conobbe il filosofo francese convertito all’Islam Rene Guénon e il filosofo italiano Julius Evola e con i quali coltivò una feconda corrispondenza.

 

Cristianesimo, donne e ritorno del patriarcato

Il suo partito parla di “tradizione cristiana”. Quale: quella che appoggiava il colonialismo e lo schiavismo e benediceva i soldati che andavano a combattere per l’impero italiano, di triste memoria? No, grazie. Fortunatamente, lefebvriani a parte, questa tradizione è stata inghiottita dal Concilio Vaticano II e dall’idea pratica di una Chiesa inclusiva, che accoglie tutti e non fa discriminazioni – anche se con la questione femminile si deve ancora lavorare un po’; e sinceramente ho i miei dubbi che questa cristianità, e parlo dei credenti autentici, voglia appoggiare simili ideologie, che non guardano al futuro, ma riportano l’Italia e il mondo indietro ai secoli bui dell’umanità.

Ma quello che più mi inquieta di quest’uomo è il suo negazionismo rispetto al reato di femminicidio, un reato che è tale, finalmente riconosciuto tale, perché chi viene uccisa è una donna in quanto donna. Non abbiamo bisogno di uno o più Vannacci che mettano ancora una volta in questione il diritto delle donne a vivere una vita in sicurezza, da persone umane, senza dover essere protette dal padre o dal marito di turno i “maschi forti, capaci di dominare emozioni e passioni, proteggere le donne” e quant’altro.

Non ne abbiamo bisogno per rilanciare un fantomatico “patriarcato mediterraneo” magari sullo stile di quello della Spagna franchista, che aveva creato il Patronado de proteccion de mujeres (Patronato per la protezione delle donne) e usufruendo, ahimè, della collaborazione della chiesa di regime, rieducò, attraverso la reclusione coatta, migliaia di donne considerate ribelli o di dubbia reputazione. Veramente abbiamo bisogno, nel XXI secolo, di ritornare all’età della pietra? Forse vogliamo realizzare ciò che Margaret Atwood descrive nel suo noto “Il racconto dell’ancella”? Altro che futuro distopico!

 

Il vero interrogativo riguarda sinistra e centro

A questo punto mi domando: cosa intende fare la sinistra italiana, o anche il centro, di fronte a questa ventata di “rinnovamento” proposta dal partito vannacciano che ha buone prospettive di raggiungere e superare persino la Lega? Dove sono le “femministe” di sinistra ormai radical scic, che si inchinano di fronte al dilagare dei burqua e agli usi e costumi islamici che mortificano la donna, nel nome di una inclusione culturale che non esiste, perchè a senso unico? Quando vogliamo prendere sul serio le necessità delle famiglie, degli operai, dei giovani, e smetterla di portare avanti battaglie ideologiche vuote e che “svuotano” l’elettorato perché non si sente più ascoltato? Cosa offre agli elettori la sinistra italiana?

Divisione, incoerenza, incapacità di dare risposte efficaci alla precarietà del lavoro, ai salari bassi, alla sicurezza, all’immigrazione di massa che non è risorsa per il paese. Facile dare sempre la colpa a chi sta al governo, quando alcune riforme, come quella del salario minimo, la stessa sinistra non l’ha realizzata. E allora guardate, pensate seriamente a quelli che come me, e siamo tanti, non hanno il coraggio di svoltare a destra, ma neppure di votare a sinistra.