Home GiornaleVenezia, il blocco civico si fa ‘regime locale’: Venturini migliora Brugnaro

Venezia, il blocco civico si fa ‘regime locale’: Venturini migliora Brugnaro

Il nuovo sindaco conferma il peso del modello costruito negli anni sull’onda di un civismo efficientistico-moderato. Ciò che appariva un fenomeno tipico del Meridione - v. Salerno e Messina - si radica nel Nordest.

Un consenso che resiste al cambio del leader

Il dato numerico è netto. La lista personale di Giovanni Venturini sfiora il 30 per cento, sostanzialmente in linea con le performance ottenute da Luigi Brugnaro nelle tornate del 2015 e del 2021. Non si tratta soltanto di una vittoria elettorale: è la conferma che a Venezia si è consolidato un vero e proprio blocco civico-elettorale (con un impianto efficientistico) capace di sopravvivere persino all’uscita di scena del suo fondatore.

Nel 2015 Brugnaro aveva rotto un equilibrio storico. Venezia veniva considerata una città strutturalmente orientata verso il centrosinistra. Il successo dell’imprenditore-sindaco nacque allora da una forte personalizzazione della sfida e da un asse molto solido tra Mestre, ceti produttivi e amministrazione civica.

Oggi il quadro è diverso. Il voto del 2026 non appare “insurrezionale”, ma di consolidamento.

Venturini eredita, ma aggiunge qualcosa di suo

Ridurre il successo del neo-sindaco a una semplice eredità sarebbe però un errore. Venturini beneficia certamente della macchina civica costruita da Brugnaro, di un elettorato fidelizzato e di una rete territoriale ormai stabile. Tuttavia, il nuovo sindaco sembra aver aggiunto un elemento personale importante: uno stile meno divisivo e più istituzionale.

Brugnaro aveva imposto una leadership energica, spesso polarizzante. Venturini, al contrario, ha condotto una campagna più sobria, quasi rassicurante. È riuscito a trasformare la continuità in una successione ordinata, evitando l’effetto “delegato del capo” che spesso indebolisce gli eredi politici.

Il dato politico è che il consenso non si è disperso. E questo significa che il brugnarismo si è trasformato in qualcosa di più strutturato: una sorta di partito municipale permanente.

Astensionismo e voto fidelizzato

Il risultato assume ancora più rilievo se collocato dentro il quadro generale dell’astensionismo. Anche Venezia registra il calo della partecipazione che ha segnato queste amministrative. In un contesto simile, vincono le forze che dispongono di reti territoriali consolidate e di un voto fidelizzato.

Venturini ha potuto contare proprio su questo: un elettorato moderato ormai abituato a identificare l’efficienza amministrativa con il civismo veneziano costruito negli ultimi dieci anni.

Il centrosinistra, invece, continua a mostrare una debolezza strutturale: mobilita in presenza di campagne eccezionali, ma fatica a consolidare un blocco sociale stabile.

Il prezzo pagato da Forza Italia

Dentro questo schema emerge anche un altro elemento politico. Il prezzo maggiore della vittoria civica sembra pagarlo Forza Italia. Il partito azzurro appare progressivamente assorbito dal contenitore personalistico-amministrativo costruito attorno al sindaco.

È il paradosso di molte realtà urbane italiane: il centrodestra vince, ma i partiti tradizionali si ridimensionano a vantaggio delle liste del sindaco. A Venezia il fenomeno appare ormai compiuto. Non siamo più davanti soltanto a un successo personale, ma a un sistema politico locale relativamente autosufficiente.

Ed è forse questa la vera novità nazionale uscita dalle urne veneziane. Nel Nordest si afferma un modello che finora, osservando anche stavolta i risultati di Salerno e Messina, sembrava confinato al Meridione.