Home GiornaleVent'anni di scomode verità: "La Terra brucia e noi la usiamo come...

Vent’anni di scomode verità: “La Terra brucia e noi la usiamo come una fogna”

A vent'anni da "Una scomoda verità", Al Gore analizza i dati NOAA e Copernicus: "Il collasso del clima è realtà, ma il boom delle rinnovabili ci sta salvando.

Vent’anni dopo, la verità è ancora scomoda. Anzi, lo è molto di più. Quando nel 2006 Al Gore proiettò sugli schermi di tutto il mondo il documentario che gli sarebbe valso un premio Oscar e, poco dopo, il Nobel per la Pace, una parte della politica e dell’opinione pubblica bollò le sue tesi come catastrofismo da palcoscenico. Oggi, l’ex vicepresidente degli Stati Uniti raccoglie il bilancio di quella scommessa contro il tempo dalla sua fattoria nel Tennessee. E il verdetto ha il sapore amaro dell’occasione perduta.

“Gli scienziati avevano perfettamente ragione”, racconta Gore in un’intervista alla ABC. “Purtroppo, sì. È folle che continuiamo a usare il cielo come una fogna a cielo aperto, intrappolando ogni giorno una quantità di calore pari a quella che verrebbe rilasciata dall’esplosione quotidiana di 800.000 bombe atomiche di classe Hiroshima”.

La contabilità del collasso

I numeri, freddi e implacabili, danno ragione alla storia. Un’analisi della NOAA (l’Agenzia statunitense per l’atmosfera) e del servizio europeo Copernicus – riassunta dall’Organizzazione meteorologica mondiale – certifica che gli ultimi undici anni (dal 2015 al 2025) sono stati i più caldi mai registrati da quando esistono le rilevazioni scientifiche. Il 2025 si è piazzato al terzo posto in questa tragica classifica termica del pianeta.

Nel film del 2006, Gore spiegava che i livelli di anidride carbonica sarebbero arrivati a 500 parti per milione (ppm) entro mezzo secolo. Allora viaggiavamo a 380 ppm; oggi abbiamo già sfondato il muro delle 430 ppm, oltre il 50% in più rispetto all’era preindustriale. Se non abbiamo ancora toccato il punto di non ritorno delle 500 ppm è solo merito del boom, un tempo imprevedibile, delle energie rinnovabili.

“Questo slancio ha cambiato le previsioni degli economisti sui combustibili fossili per i prossimi anni”, spiega Gore. “Ed è l’unica vera ottima notizia”.

I segnali di questa transizione, per quanto tardiva, sono evidenti: nel maggio del 2026, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, l’energia solare ha generato più elettricità del carbone. Un sorpasso storico firmato dai mercati, dato che le rinnovabili hanno rappresentato circa il 90% della nuova capacità di generazione elettrica globale nell’ultimo anno.

Negazionismo e oceani caldi

Ma la fisica della Terra non aspetta i tempi della politica. Il riscaldamento globale antropico sta surriscaldando gli oceani, trasformandoli in carburante per uragani sempre più distruttivi, capaci di intensificarsi in poche ore prima di abbattersi sulle coste.

E a chi, tra i detrattori dell’epoca, lo accusava di aver esagerato sul destino dei ghiacci artici (il documentario ipotizzava un Polo Nord senza ghiaccio entro cinque anni), Gore risponde denunciando il “cherry picking”, il vizio della politica di estrapolare un singolo dato per smontare un intero sistema: “La copertura glaciale si sta riducendo a ritmi spaventosi. Il ghiaccio ‘vecchio’, quello più spesso e profondo, è quasi del tutto scomparso, diminuito di oltre il 95% dagli anni Ottanta a oggi”.

Il vero ostacolo, suggerisce l’ex vicepresidente, abita oggi alla Casa Bianca. Il ritorno dell’amministrazione Trump ha congelato i progressi americani: cancellazione dei piani di decarbonizzazione, deregolamentazione selvaggia sui limiti all’inquinamento e il secondo, clamoroso strappo dall’Accordo di Parigi. Washington ha liquidato i trattati internazionali sul clima sostenendo che “non rispecchiano i valori del Paese né i suoi obiettivi economici” e che “non meritano fondi pubblici”.

Un suicidio politico, secondo Gore: “Gli Stati Uniti stanno soffrendo. Stiamo facendo del male a noi stessi, fingendo che tutto questo non sia reale e che non ci sia nulla da fare”.

Le nuove sfide: dall’Intelligenza Artificiale alla morale

Nessuna paura, invece, per le nuove frontiere tecnologiche. Sebbene l’esplosione dei data center necessari all’Intelligenza Artificiale sia fonte di preoccupazione per i consumi energetici, Gore invita a non cedere al panico ingiustificato: “Tutti i data center del mondo messi insieme emettono una frazione infinitesimale rispetto alle discariche a cielo aperto. Se vogliamo tagliare le emissioni, iniziamo dalle cose semplici”. Anzi, l’IA potrebbe rivelarsi un alleato prezioso per “scovare ed eliminare le inefficienze invisibili dell’economia globale”.

A vent’anni da quella pellicola che scosse le coscienze, Al Gore non ha cambiato idea sulla natura profonda della sua battaglia. Non è una contesa geopolitica, né una disputa elettorale.

“È una questione morale e spirituale. Esattamente come lo sono state, nella storia dell’umanità, l’abolizione della schiavitù, le lotte per i diritti delle donne e il suffragio universale. È la sfida della nostra epoca, e non possiamo permetterci di perderla”.