Una masterclass sulla conoscenza attraverso la luce
Il 12 Giugno 2026 nell’ambito della XXI edizione di “Fotosofia” (seminario e workshop di fotografia avanzata) si è tenuta, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Zagabria, la Masterclass della fotografa Cinzia Capparelli: Conoscenza attraverso la luce.
In questa conferenza l’artista ha narrato il suo percorso professionale, le opere, il processo creativo e l’approccio visivo, che definisce il suo stile personale.
L’autrice è specializzata nel ritratto, nella moda e nella pubblicità. Suoi lavori sono stati pubblicati su riviste come Vogue, Elle, Vanity Fair, Marie Claire nonché presso editori quali Skira e Manfredi Editore. Ha collaborato con marchi come Fendi, Bulgari, Emporio Armani, Dolce & Gabbana, H&M, Mercedes-Benz, e 20th Century Fox. Ella è, inoltre, docente di fotografia e insegna in diverse accademie AFAM italiane ed è inclusa in programmi di studio nazionali e internazionali. Nel 2023 Cinzia ha ricevuto il Premio per l’eccellenza nella fotografia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Tra minimalismo e tensione emotiva
Le sue fotografie si riconoscono immediatamente — e sappiamo quanto sia importante, oltre la firma, percepire l’unicità di una creazione visiva — in quanto caratterizzate da una “pulizia formale”, una sorta di rigore di stampo minimalista pronto a divenire sensorialmente caotico per la continua sperimentazione e l’empatia meditativa oltre che per la specifica connessione emotiva e fisica tra il corpo umano e lo spazio circostante.
Emozione e razionalità. Impatto romantico (anche se si percepiscono intenzioni strutturali ereditate dal Classicismo) nella continua ricerca nella quale la luce crea elementi spaziali e caratterizza istintive osservazioni psicologiche del soggetto rappresentato. La luce, comunque, è sempre un elemento plastico-temporale e l’artista la usa, con sensibilità ed intuizione, non soltanto per illuminare, ma per scolpire le forme e definire i volumi del viso e del corpo.
Il “Barocco Austero” come poetica contemporanea
I suoi lavori si potrebbero inserire nel concetto di “Barocco Austero”, una poetica che unisce le differenti forme d’arte e più linguaggi contemporanei a una essenzialità formale. In esso si riscontrano senso della misura e viene eliminato il superfluo fine a se stesso, come Cinzia realizza sia nella fotografia editoriale che nello “still life”.
Ed ecco che gli sfondi si trasformano in supporti visivi per giochi di contrasti chiaroscurali e/o di tonalità, riaffermando l’esigenza dell’artista di non rinunciare alla complessità concettuale, che permette letture a più livelli e, conseguentemente, l’universalità del messaggio, nel quale inclusività e identità diventano pilastri essenziali.
Lo spazio eterotopico e il corpo come scultura
Il suo linguaggio è multidisciplinare. Le opere “aperte” sono attimi immediatamente perpetuati con uno scatto, che raccoglie in sé sinergie tra Arti visive e performative, in cui spazio e materia (intesa anche come corpo) creano una solida unità. Insomma, si crea uno “spazio eterotopico” (come insegnava il filosofo francese Michel Foucault nel 1967, definendo un luogo reale – e non ideale come l’utopia – distinto da tutti gli altri spazi di una società, poiché funziona secondo regole proprie e spesso racchiude, contesta o inverte i rapporti sociali; uno spazio in grado di influenzare il comportamento umano in vari settori: urbanistica, sociologia digitale e geografia umana).
Coperti da vesti o resi al naturale, i corpi sono trattati come sculture ed il rigore applicato dalla fotografa permette di rendere la forma, che supera la fisicità materica.
Identità e immaginazione tra sacro e profano
La ricerca formale dell’estetica – intesa nelle sue varie manifestazioni – è sempre presente. Cinzia “entra” con la macchina fotografica all’interno di ciò che rappresenta, scrutandone l’intimità e proiettando sagome di ciò che intuisce e percepisce al di là di ciò che è manifesto. Preziosi dettagli e spinte vettoriali della luce vengono usati nella costante ricerca della perfezione dell’immagine e, ricordando che essa scaturisce dall’imperfezione del reale, si ferma al momento giusto.
In definitiva, lo scatto fotografico intende cogliere particolari e diversità che rendono la sensualità corporea, in una naturalezza mai volgare, delineati da luci ed ombre, nel dialogo tra vuoto e pieno in una contestualizzazione contemporanea.
Sono immagini che esprimono identità ed immaginazione, in bilico tra sacro e profano: miti d’oggi, parafrasando Roland Barthes.
