Fra le matrici culturali del libertinismo vi è quella teologica. Paradossalmente, la stessa del puritanesimo (si guardi in proposito agli studi del compianto Giulio Giorello e di Pietro Adamo): la concezione protestante della salvezza “per grazia soltanto”. Provo a volgarizzare il percorso logico: se la salvezza non dipende dai nostri comportamenti, bensì solo dall’amore e dalla misericordia indicibili e senza prezzo del Signore, possiamo godere delle gioie della vita e dei piaceri naturali senza troppe inibizioni e senza sensi di colpa.
La cantautrice Annalisa, dunque, nel brano Canzone estiva, davvero attinge a un «pensiero non cattolico». Ella, poi, non canta “sei il mio sogno erotico”, ma «sei nel mio sogno erotico». Non un’infatuazione superficiale e solo carnale, come pure l’aggettivo “erotico” potrebbe suggerire; piuttosto “mi sei dentro, sei nella mia vita, almeno in quella notturna e onirica, brucio di passione per te” e sarei disposta a stravolgere la mia esistenza.
A proposito di discorsi teologici, nella minuscola comunità metodista del mio paesino d’origine (Palombaro), non mancavano (lo segnalavo proprio al professor Pietro Adamo) accenti blasfemi, e non solo per irridere alla tradizione cattolica. Qui situerei un altro passaggio del brano di Annalisa: «Mi vuoi più suora o pornodiva?».
Insomma, ha proprio ragione la showgirl, che dà prova anche in ciò di padroneggiare mirabilmente il senso del paradosso: a dispetto del titolo, «questa non è una canzone estiva».
