Home GiornaleAppello ai giovani: tornate a sognare la politica

Appello ai giovani: tornate a sognare la politica

Disertare la politica significa lasciare ad altri il potere di decidere. Un invito ai giovani a informarsi, partecipare, votare e trasformare inquietudini e speranze in impegno civile.

Ragazze, ragazzi,

vi scrivo — o meglio, vi grido — una cosa semplice: la politica siete voi, o non è niente.

Il vuoto che lasciate, qualcuno lo riempie

Lo so cosa pensate. Che la politica sia un teatro vecchio, con le stesse facce, le stesse promesse, le stesse liti che non cambiano mai il prezzo della vita, il futuro del pianeta, il senso di un domani che sembra sempre più stretto. Vi capisco. Ma lasciate che vi dica una verità scomoda: il vuoto che lasciate, qualcuno lo riempie. E se non lo riempite voi, con le vostre idee, la vostra rabbia pulita, la vostra voglia di giustizia, lo riempirà chi ha interesse a tenervi lontani. Perché una generazione che non vota, che non si informa, che non alza la voce, è una generazione facile da ignorare.

La politica non è solo un’urna il giorno delle elezioni. È la scelta di occuparvi di ciò che vi riguarda: l’aria che respirerete tra vent’anni, il lavoro che non c’è ancora, la scuola che avete frequentato, la casa che sognate di avere. È decidere se restare spettatori della vostra vita o diventarne autori.

Pensate a chi vi ha preceduto: ragazzi non più grandi di voi che hanno scritto costituzioni, abbattuto muri, acceso rivoluzioni gentili e feroci. Non avevano più certezze di voi. Avevano solo il coraggio di crederci, e le mani sporche di futuro. La storia non la fanno mai i perfetti, la fanno gli irrequieti, quelli che non si accontentano.

So che fa paura. Impegnarsi vuol dire esporsi, sbagliare, essere criticati. Ma il silenzio non protegge nessuno: consegna solo ad altri il diritto di decidere al posto vostro. E allora, per favore, non delegate la vostra vita a chi non la vivrà.

 

La politica vera comincia dalla partecipazione

Non vi chiedo di iscrivervi a un partito domani mattina. Vi chiedo qualcosa di più piccolo e più grande insieme: informatevi con onestà, discutete senza paura del giudizio, andate a votare come fosse un atto d’amore verso chi verrà dopo di voi, e se sentite che una causa vi brucia dentro — il clima, i diritti, il lavoro, la pace — non aspettate il permesso di nessuno per difenderla.

Perché la politica, quella vera, non è il palazzo. È la piazza, l’aula scolastica, il gruppo di quartiere, il post scritto con rabbia e verità, la domanda scomoda fatta a chi comanda. È ogni volta che scegliete di non voltarvi dall’altra parte.

Il mondo che erediterete non è ancora scritto. Le pagine bianche fanno paura, lo so, ma sono anche la cosa più bella che potete avere tra le mani: la possibilità di scrivere voi la storia, invece di leggerla soltanto.

 

Il futuro si costruisce adesso

Allora alzatevi. Studiate, discutete, sognate in grande e poi agite in piccolo, ogni giorno, con costanza. Non aspettate di essere pronti: nessuno lo è mai del tutto. Aspettate solo di essere voi stessi, e questo basta.

Il futuro non è un luogo dove andrete. È un luogo che state costruendo adesso, con ogni scelta, ogni voto, ogni parola detta ad alta voce quando sarebbe più comodo tacere.

Non abbiate paura di sognare in grande: il mondo ha bisogno esattamente della vostra voce, di quella e di nessun’altra. Andate, e non fermatevi. Il domani vi aspetta, e ha già il vostro nome scritto sopra.