Un’amicizia diventata scuola di pensiero
Il ricordo del prof. Armando Rigobello è per me emozionante sia per il Magistero che egli ha rappresentato nella storia della filosofia contemporanea, ma soprattutto per la lunga e feconda amicizia che ci legava e che ha rappresentato motivo di crescita, maturazione e conoscenza con il mondo speculativo non soltanto italiano, ma anche dell’associazionismo cattolico, essendo stato importante figura del Movimento Laureati Cattolici.
Conobbi il prof. Rigobello esattamente 51 anni fa, nell’autunno del 1975, a margine di un incontro promosso da CL e una Messa celebrata in Trastevere; conservo ancora il “visiting card”, come si dice oggi (eravamo ancora nell’era del cartaceo!). Mi colpì l’affabilità del carattere, la disponibilità all’interlocuzione e soprattutto la sua curiosità verso un giovane movimento del quale, peraltro, egli non faceva parte. In quegli anni stavo concludendo il liceo, ma mi orientavo verso studi umanistici e quell’incontro, foriero di un fecondo rapporto di amicizia che si sarebbe consolidato negli anni, mi fece comprendere la mia inclinazione verso studi filosofici. Mai scalfita dal tempo, la nostra amicizia fondata su comuni visioni culturali è stata per me un’università del pensiero e non solo un incontro con un Maestro della filosofia.
Da Badia Polesine al personalismo europeo
Armando Rigobello nasce a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, il 3 febbraio 1924, in una regione feconda di cattolicesimo sociale nel quale si forma la sua coscienza civile e si compone il suo cammino accademico, che inizia nel mondo della scuola come insegnante e poi passando al mondo universitario come allievo del prof. Luigi Stefanini, del quale inizialmente fu assistente di cattedra, alla scuola del quale scoprì il valore e lo spessore speculativo del personalismo francese di Jacques Maritain e, soprattutto, di Emmanuel Mounier. Il suo percorso accademico si arricchisce, dopo la laurea in filosofia presso l’Università di Padova, di una lunga permanenza all’Università Von Humboldt di Monaco. Profondo conoscitore del mondo tedesco, resterà sempre collegato alla vita universitaria tedesca, anche quando rientrerà in Italia occupando le cattedre di Filosofia Morale e di Storia della filosofia e sovente terrà corsi e conferenze nelle principali università della Germania.
Roma, l’università e le radici del cattolicesimo sociale
Nel 1974/75 si trasferisce a Roma presso l’Università “La Sapienza”, nella cattedra di Storia della filosofia che occuperà fino ai primi anni ’80 quando, fondata la seconda università statale romana di Tor Vergata, vi si trasferirà restandovi fino alla pensione. Ma Armando Rigobello ebbe anche un vissuto religioso e sociale nel fecondo Veneto dell’immediato dopoguerra, dove sia l’Azione Cattolica che la neonata Democrazia Cristiana espressero i percorsi forse più interessanti di quei decenni, che avrebbero scritto una pagina nuova del movimento cattolico. La presenza del Movimento dei Laureati Cattolici fu formativa nella sua giovinezza, diventandone presidente diocesano, legato da sempre alla realtà religioso-sociale del suo territorio, nel quale rifulgeva la figura di Guido Negri, il celebre, allora, “Capitano Santo”, che aveva testimoniato il suo pacifismo cristiano durante la prima guerra mondiale non sparando un colpo sugli insanguinati campi di battaglia delle terre irredente e perdendo la vita in modo esemplarmente evangelico. Il ricordo di questa figura influenzò molto la formazione spirituale del giovane Rigobello, che entrò nel Terzo Ordine domenicano come laico secolare.
Terziario domenicano e interprete di Mounier
Ecco, anche questo è un tassello della nostra lunga amicizia, perché, dopo essere stato relatore della mia tesi di laurea, egli fu anche testimone della mia professione religiosa come terziario domenicano consacrato nella fraternità romana di S. Maria sopra Minerva che frequentava, quando gli impegni accademici glielo consentivano, con dedizione e umiltà di vero domenicano laico. L’incedere degli anni non attenuò il prolifico impegno editoriale di enorme portata, sempre rivolto alle nuove sfide del pensiero contemporaneo, con un particolare rilievo rivolto alla speculazione personalista.
Di questo indirizzo filosofico egli fu un vero protagonista e, per certi versi, un innovatore perché lo collegò all’ermeneutica del mondo contemporaneo della seconda metà del XX secolo, secondo una visione dinamica che ha reso il pensiero personalista la principale lettura speculativa del secondo ’900. Il personalismo del professor Rigobello aveva una valenza sociale, adatta ad interpretare i desideri e le aspirazioni alla libertà dell’uomo contemporaneo, lasciandolo, tuttavia, fermo sui principi morali ed etici dell’ispirazione cristiana. La sua interpretazione del pensiero di Emmanuel Mounier ha avuto un influsso enorme sull’attualità del filosofo francese, perché lo ha collegato alla parte più attuale della visione anche gnoseologica; per questo motivo quando, con l’on. Giovanni Galloni, fondammo l’Istituto Emmanuel Mounier-Italia negli anni ’90, chiedemmo a Rigobello di assumerne la presidenza onoraria, che mantenne praticamente fino alla morte. Il suo personalismo sociale si collegava anche a una ben precisa visione etico-politica, fondata sul primato ontologico della persona e legata all’emergenza del pensiero sociale della Chiesa.
Un Maestro da consegnare alle nuove generazioni
Sono trascorsi tanti anni dal nostro primo incontro e ora che sono ormai “dall’altra parte”, dietro la cattedra, non dimentico quel Maestro di pensiero e di vita che per me fu Armando Rigobello, le cene nella sua casa romana sempre con ospiti e commensali interessanti, come il filosofo francese Paul Ricoeur, che ebbi l’onore di conoscere proprio in una delle tante riunioni conviviali sempre arricchite da riflessioni, ricordi e approfondimenti mai pedanti, sempre interessanti. Mi auguro che il pensiero speculativo del professor Rigobello non sia consegnato soltanto all’indulgenza della memoria affettiva, ma che solleciti le giovani generazioni che non lo hanno conosciuto ad approfondirne lo spessore culturale ed etico, perché egli fu, e non solo per me, amico e Maestro come raramente si ha la fortuna di incontrare nella nostra vita.
Prof. Giulio Alfano
Presidente Istituto “Emmanuel Mounier” – Italia
