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mercoledì, 11 Febbraio, 2026
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Lega, Vannacci verso l’addio: incontro con Salvini non risolve nodi

Milano, 3 feb. (askanews) – L’ufficialità ancora non c’è, ma nella Lega i dubbi sono pochi: Roberto Vannacci lascerà il partito. L’incontro con Salvini – che sarebbe avvenuto ieri, seguito a contatti continui negli ultimi giorni – non avrebbe infatti sciolto i nodi all’origine delle tensioni tra il vice segretario e il partito.

Un colloquio che – assicurano dal Carroccio – non avrebbe avuto toni tesi: “Niente urla o scenate. Tutto è avvenuto con grande calma e serenità, evidentemente Vannacci ha deciso che vuole uscire”, dicono fonti del partito.

Vela oceanica, Maccaferri Futura punta alla Route du Rhum

Milano, 3 feb. (askanews) – La sfida è consolidare l’esperienza maturata nel 2025, anno del debutto, per aumentare il livello delle performance e puntare sempre più in alto. Parte sotto il segno dell’ambizione la stagione 2026 di Maccaferri Futura, il progetto di vela oceanica Class 40 lanciato ad aprile scorso da Officine Maccaferri.

“Quest’anno è un anno molto impegnativo: il 2025 è stato l’anno di lancio del progetto – racconta ad askanews Sergio Iasi, Presidente di Officine Maccaferri -. Noi siamo nuovi come società nel mondo della vela oceanica, abbiamo avuto ottimi risultati e quindi abbiamo deciso di rilanciare perché siamo un gruppo ambizioso”.

Così, accanto allo skipper di punta Luca Rosetti, nel team di Maccaferri Futura arrivano due figure di spicco del panorama velistico internazionale del calibro di “Checco” Bruni e Alberto Bona. Gli obiettivi chiave della stagione – che prenderà il via ad aprile con la Spi-Ouest – sono il Campionato Class 40 e soprattutto la Route du Rhum, una delle maggiori regate transatlantiche mondiali in solitario che si svolge ogni 4 anni sulla cosiddetta “Rotta del Rhum”, oltre 3.500 miglia nautiche tra Saint-Malo, sulla costa nordoccidentale francese, a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa.

“Siamo fiduciosi perché la stagione 25 è stata comunque un bel lancio, un bell’inizio. Quindi abbiamo anche scelto di fare un bel upgrade nel team, inserendo dei personaggi di esperienze molto forti come Alberto Bona e Checco Bruni: questo ci permette di iniziare veramente con uno slancio pazzesco – sottolinea Luca Rosetti, skipper di Futura -. Io non vedo l’ora che cominci la stagione: abbiamo un anno veramente ricco di appuntamenti e che culminerà con la Route du Rhum, una delle regate più importanti. Viene chiamata definita l’Olimpiade per la vela oceanica e infatti si svolge anche ogni quattro anni. Quindi sicuramente questo è il nostro obiettivo di quest’anno insieme al campionato della nostra categoria class 40”.

Un importante risultato, Maccaferri Futura l’ha già raggiunto: coniugare regate d’altura, sostenibilità e ricerca scientifica in un monoscafo da 12 metri che, oltre a contraddistinguersi per l’utilizzo di materiali avanzati come fibra di lino e resine termoplastiche, è in grado di raccogliere e analizzare dati scientifici per misurare lo ‘stato di salute’ degli oceani.

“Maccaferri ha fatto partire questo progetto un po’ per passione, un po’ perché Luca l’abbiamo già sostenuto quando ha vinto la mini transat e noi siamo stati gli sponsor principali della sua avventura abbiamo deciso che poteva essere un buon connubio fra un’azienda che punta molto sulla sostenibilità ed uno sport che sicuramente è ecologico – ci spiega Iasi -. Abbiamo deciso di costruire la barca in Italia con un cantiere italiano, abbiamo iniziato ad utilizzare dei materiali riciclabili e sostenibili, cosa che altri cantieri o altre imbarcazioni della nostra classe non hanno fatto. E poi soprattutto stiamo utilizzando la barca come una piattaforma di supporto per l’acquisizione di dati per una serie di ricerche sul monitoraggio delle acque oceaniche. Diciamo che è un’imbarcazione da regata, ma al tempo stesso è anche una piattaforma di ricerca navigante”.

Per i protagonisti del progetto Maccaferri Futura, sarà una stagione ricca di successi e soddisfazioni. “I presupposti ci sono tutti e quindi ora sta a noi andare a prenderci ciò che ci appartiene, perché stiamo lavorando veramente bene: il team è affiatato, Maccaferri è un’azienda che ci sostiene veramente a 360 gradi – puntualizza lo skipper Rosetti -. Quindi è nostro dovere e nostra responsabilità concretizzare”.

Abi, Rottigni: demografia sfida strutturale, richiede approccio integrato

Roma, 3 feb. (askanews) – La demografia è un settore in cui l’Italia si trova di fronte a “una sfida strutturale” che richiede “un approccio integrato, che affianchi alle ‘leve’ della forza lavoro e del capitale umano anche misure rivolte alle famiglie, agli anziani e al tessuto produttivo, dove il ricambio generazionale è sempre più importante”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Associazione bancaria italiana, Marco Elio Rottigni, durante una audizione alla Camera presso la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica in atto.

“Il settore bancario è parte attiva di questo percorso e contribuisce, nel proprio ambito, a sostenere l’adattamento dell’economia e della società italiana alla nuova realtà demografica – ha detto – in linea con le buone pratiche già in essere”.

Secondo Rottigni, “la transizione demografica rappresenta una sfida strutturale per il Paese, con potenziali effetti rilevanti sul sistema economico, sul welfare e sul tessuto produttivo. La dinamica demografica negativa prevista in Italia nei prossimi decenni può determinare un significativo rallentamento economico anche rispetto ai tassi di crescita attuali”.

“Tuttavia, l’Italia può attingere da almeno quattro ‘riserve’ in cui presenta un significativo gap rispetto alla media europea che, se ben governate, potrebbero concorrere a contenere gli effetti dell’evoluzione della struttura demografica: i giovani, le donne, i saldi migratori e gli occupati laureati. Nostre analisi – ha proseguito – mostrano come annullando tali gap si riuscirebbe a ridurre significativamente gli effetti di minor crescita economica legati alla negativa dinamica demografica attesa nei prossimi anni, potenzialmente arrivando anche ad azzerarli”.

“Accanto alle ‘leve’ analizzate, vi sono tuttavia anche altri segmenti della popolazione e del sistema produttivo che richiedono misure dedicate e possono contribuire in modo significativo alla crescita economica. Si pensi ad esempio ai nuovi nati, alla popolazione più anziana, cosiddetti silver ages, e ai nuovi imprenditori. Politiche demografiche efficaci – ha quindi concluso il direttore generale dell’Abi – richiedono quindi un approccio integrato, che affianchi alle ‘leve’ della forza lavoro e del capitale umano anche misure rivolte alle famiglie, agli anziani e al tessuto produttivo, dove il ricambio generazionale è sempre più importante”.

Eni con Q8 per la realizzazione della bioraffineria di Priolo

Milano, 3 feb. (askanews) – Eni e Q8 Italia annunciano un importante investimento strategico nel progetto per la costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo, in Sicilia. Il piano di trasformazione del sito Versalis di Priolo ha ottenuto l’approvazione del cda di Eni e di Kuwait Petroleum Corporation, a seguito dell’offerta vincolante presentata da Q8. Il progetto congiunto tra Eni e Q8 Italia per la costruzione e la successiva gestione dell’impianto industriale rafforza ulteriormente la partnership trentennale tra le due società, iniziata con la raffineria di Milazzo nel 1996.

La bioraffineria di Priolo avrà una capacità di 500mila tonnellate/anno e avrà un’ampia flessibilità operativa per la produzione HVO-diesel o di SAF-biojet. Le nuove produzioni di biocarburanti per il trasporto su strada, marino e aereo contribuiranno, in linea con gli obiettivi Ue, a ridurre le emissioni di gas effetto serra di almeno il 65% rispetto al mix fossile di riferimento.

Il progetto ha completato la progettazione, sono state avviate le attività propedeutiche all’assegnazione dei contratti di approvvigionamento e costruzione, sono in procinto di partire le attività di demolizione propedeutiche alla realizzazione delle nuove infrastrutture ed è stato avviato l’iter autorizzativo. La conclusione dell’iter autorizzativo, la definizione degli accordi di dettaglio e dei lavori di costruzione è prevista entro la fine del 2028.

Il piano di trasformazione del sito industriale di Priolo, annunciato da Eni nell’ottobre 2024 e confermato dall’accordo firmato a marzo 2025 presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, consente di riconvertire l’attuale sito in un progetto più sostenibile e di lungo termine, supportando al contempo gli obiettivi di Eni e di Enilive, che prevedono una capacità di bioraffinazione di 5 milioni di tonnellate/anno entro il 2030.

Auto, Cina mette al bando le maniglie elettroniche a scomparsa (FT)

Roma, 3 feb. (askanews) – La Cina ha annunciato la futura messa al bando delle maniglie a scomparsa con meccanismi elettronici delle auto, prevalentemente utilizzate sui veicoli elettrici. Lo riporta il Financial Times, secondo cui ieri sera il ministero di industria e telecomunicazioni cinesi ha diramato una ordinanza in cui dispone che verrà richiesto, per motivi di sicurezza, che ogni portiera sulle auto sia equipaggiata con maniglie chiaramente visibili e con meccanismi di apertura manuali.

Le maniglie elettroniche a scomparsa sono state introdotte in massa dalla statunitense Tesla, ma le case cinesi si sono prodigate nel creare versioni del tutto simili sulle loro produzioni. In Cina questi sistemi sono finiti al centro di polemiche dopo un tragico incidente nel 2004 in cui persero la vita tre persone, tra cui un bimbo piccolo, in una situazione in cui i soccorritori non riuscivano ad aprire le portiere, appunto dotati di maniglie scomparsa. Secondo il quotidiano, il provvedimento entrerà in vigore a inizio 2027.

Piantedosi oggi in aula alla Camera per l’informativa su Askatasuna

Roma, 3 feb. (askanews) – Sarà un’informativa quella che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi terrà oggi, alle 14, nell’aula della Camera sui fatti di Torino.

Ieri era spuntata l’ipotesi, appoggiata dalla maggioranza, che l’informativa si potesse trasformare in comunicazioni – dove sono previste votazioni su mozioni o atti di indirizzo – ma alla fine si tratterà, a quanto si apprende, di un’informativa semplice.

Le cose potrebbero, invece, andare diversamente al Senato dove il titolare del Viminale potrebbe rendere comunicazioni, andando dunque incontro a un voto dell’aula su un documento. Proprio ieri la maggioranza ha lanciato all’opposizione un appello all’unità nel condannare le violenze che si sono verificate a Torino durante il corteo per Askatasuna. A decidere i tempi e il tipo di presenza del ministro a Palazzo Madama sarà la conferenza dei capigruppo che si riunisce oggi alle 15.

Fiocchi di neve a quote basse al Nord e 20 gradi al Sud, poi le piogge

Milano, 3 feb. (askanews) – Lo Scirocco “fa il suo mestiere”: porta 20 gradi al Sud ma anche la neve in pianura in Piemonte. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma una fase caratterizzata dal vento umido e mite proveniente da Sud-Est che favorisce temperature simil-primaverili al meridione ma anche nevicate abbondanti al Nord.

La neve sul settentrione cadrà mediamente oltre i 500-800 metri sulle Alpi e sulle Prealpi (con quota in aumento nel corso della giornata) ma, in corrispondenza di aria fredda più pesante intrappolata al suolo (cuscinetto di aria fredda in gergo meteorologico), imbiancherà gran parte della pianura piemontese.

Dalla tarda mattinata di martedì le temperature inizieranno a salire con un rialzo della quota neve e piogge diffuse in Pianura Padana centro-orientale, in Sardegna e sul versante tirrenico, dalla Toscana al Lazio; attenzione ai rovesci anche intensi specie sulle regioni tirreniche e in Friuli Venezia Giulia.

Mercoledì il maltempo colpirà nuovamente il Nord-Est, le regioni centrali tirreniche e la Sardegna con fenomeni che potrebbero risultare persistenti e forti: si rischiano situazioni potenzialmente critiche a causa dei terreni saturi, dopo un gennaio molto piovoso.

Dopo una breve tregua attesa per giovedì, i modelli meteorologici prevedono, con elevata attendibilità, una nuova perturbazione sull’Italia per venerdì 6 febbraio: le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 inizieranno con un po’ di pioggia a Milano e un po’ di neve a Cortina. Il maltempo colpirà soprattutto il Basso Tirreno, dalla Campania alla Calabria, confermando un inizio di febbraio molto simile alla fine di gennaio, piovoso o molto piovoso. Infatti, anche il weekend vedrà un fronte atlantico dispensare piogge, “tanto per cambiare” sempre sulle stesse zone cioè lungo il versante tirrenico e sulle Isole Maggiori: anche a Niscemi la situazione meteorologica non aiuterà la gestione del dissesto idrogeologico.

Per trovare una fase più asciutta e in compagnia dell’alta pressione avremo due possibilità: o aspettare fino a metà mese in Italia o migrare in Scandinavia dove il tempo è rigido ma asciutto.

Fuga di monossido in un asilo a Milano: coinvolti 12 bimbi e 4 adulti

Milano, 3 feb. (askanews) – Dodici bambini e quattro adulti, fra cui due insegnanti e due genitori, di un asilo nido in viale Certosa 34 a Milano sono sotto le cure dei sanitari del 118 per una fuga di monossido di carbonio sprigionatasi intorno alle 9 di questa mattina all’interno dei locali della scuola.

Bambini ed insegnanti sono in una zona di triage con i sanitari che stanno valutando l’ipotesi di un ricovero ospedaliero a causa dei sintomi accusati.

Lo riferiscono i vigili del fuoco, spiegando che sul posto è intervenuta un’autopompa serbatoio (Aps) della sede centrale di via Messina e gli esperti del Nucleo Nbcr (Nucleare, biologico, chimico, radiologico) al lavoro per individuare le cause che hanno scatenato la fuga.

Sanremo, Enrico Nigiotti: “Sono un romantico e un sognatore”

Milano, 3 feb. (askanews) – Enrico Nigiotti ritorna al Festival di Sanremo per presentare “Ogni volta che non so volare”, una canzone che parla di un amore universale, capace di unire e sostenere senza giudicare. Il brano è parte di un progetto più grande che ha portato all’album “Maledetti Innamorati” in uscita a marzo.

“È un album che racchiude tutta la mia nuova vita, anche certi concetti che magari avevo già detto come può essere l’amore, può essere anche la vita stessa, però ho parlato più raccontato con una consapevolezza sicuramente diversa rispetto a 5 anni fa che era l’ultimo disco. C’è un fit che rappresenta secondo me l’amicizia vera che si può trovare anche in questo ambiente musicale, che è sempre un ambiente un po’ particolare, che fit con Olly e con Juli che sono ormai due amici a tutti gli effetti, sono fratellini”.

Con la sua voce calda, l’inconfondibile accento toscano, Nigiotti, racconta il suo mondo che è un po’ cambiato da quando è diventato papà di due bambini ma non non si è mai allontanato dalla musica.

“Io sono un maledetto innamorato della vita e credo di non essere l’unico al mondo, siamo in tanti. Io penso di essere una persona romantica, che poi alla fine i romantici sono i sognatori, quelli che non si arrendono, quelli che continuano a camminare anche se in salita. Ed è stata la mia fortuna. Non dico che se sogni una cosa, questa accade, purtroppo non è quasi mai così. Però io sono convinto che l’unico no che ti deve fermare sia quello che dici te a te stesso, non quello che senti dire dagli altri. Ho avuto la fortuna di crederci, anche quando sembrava impossibile vivere di musica. Io prima facevo il magazziniere, poi è capitato e ormai sono 8 anni che vivo di musica”.

Prima di salire sul palco dell’Ariston, Enrico Nigiotti ha portato la sua musica nei teatri italiani con “Maledetti Innamorati”, un tour completamente sold out.

Bankitalia, dinamica stabile su mutui e prestiti banche a imprese

Roma, 3 feb. (askanews) – Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la dinamica di erogazione del credito bancario a imprese e famiglie è rimasta stabile in Italia, mentre per l’insieme dell’area euro si è verificata una inattesa stretta sui prestiti alle aziende. Secondo la parte di indagine curata dalla Banca d’Italia e relativa alla Penisola, nel quarto trimestre i criteri di offerta sui prestiti alle imprese sono rimasti invariati. I termini e le condizioni sono stati leggermente allentati per effetto della riduzione dei tassi di interesse.

I criteri applicati sui finanziamenti alle famiglie sono rimasti invariati per i mutui, mentre sono stati lievemente irrigiditi per il credito al consumo. Per il trimestre in corso i criteri di offerta rimarrebbero invariati per i prestiti alle imprese e per i mutui e sarebbero irrigiditi ulteriormente per il credito al consumo, spiega Bankitalia.

Secondo questo sondaggio condotto presso le banche, la domanda di prestiti da parte delle imprese è aumentata lievemente, sostenuta in particolare da maggiori necessità per il rifinanziamento del debito, per investimenti fissi e per operazioni societarie di fusione o acquisizione. La domanda di prestiti alle famiglie si è rafforzata, si legge, sospinta dalla riduzione dei tassi di interesse. Per i mutui ha contribuito anche la maggiore fiducia delle famiglie e, per il credito al consumo, la maggiore spesa in beni durevoli.

Nel trimestre in corso la richiesta di finanziamenti aumenterebbe ulteriormente da parte sia delle imprese e sia delle famiglie. Le banche, prosegue Bankitalia, hanno segnalato un nuovo miglioramento complessivo nelle condizioni di accesso alle principali fonti di finanziamento, in particolare per i titoli di debito a medio-lungo termine. Nel trimestre in corso le condizioni di accesso migliorerebbero ulteriormente.

Le misure regolamentari e di vigilanza introdotte nel 2025 avrebbero un impatto nell’anno in corso, con un aumento dell’attività ponderate per il rischio, un lieve incremento delle emissioni di capitale e un irrigidimento dei criteri di offerta sui prestiti alle famiglie.

Nel quarto trimestre del 2025 la quota di crediti deteriorati presenti nei bilanci bancari ha comportato un irrigidimento dei criteri di offerta per il credito al consumo, con attese di un’ulteriore restrizione nel trimestre in corso. Nel secondo semestre del 2025 i criteri di offerta sono stati irrigiditi soprattutto per le imprese manifatturiere ad alta intensità energetica e attive nella fabbricazione di autoveicoli e per quelle operanti nel settore immobiliare non residenziale.

Nel semestre in corso gli intermediari prevedono un ulteriore irrigidimento per i prestiti alle imprese manifatturiere ad alta intensità energetica. Nel 2025, conclude Bankitalia, l’esposizione ai cambiamenti delle politiche commerciali e alla relativa incertezza non ha avuto un impatto sui criteri di offerta e ha lievemente aumentato la domanda di prestiti delle imprese. Nell’anno in corso gli effetti su offerta e domanda di credito sarebbero nel complesso nulli.

Gimbe: nessun beneficio dalla legge sulle liste d’attesa

Roma, 3 feb. (askanews) – La piattaforma nazionale delle liste di attesa (pnla) raccoglie i dati relativi a quasi 57,8 milioni di prestazioni erogate nel 2025: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tuttavia, allo stato attuale, non è di alcuna utilità per i cittadini: descrive il rispetto dei tempi di attesa con indicatori incomprensibili e, soprattutto, non documenta le differenze tra regioni, tra aziende sanitarie, tra pubblico e privato accreditato né tra prestazioni erogate a carico del ssn e in intramoenia. ‘Dopo fiumi di annunci e dichiarazioni ufficiali – dice Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il decreto legge sulle liste d’attesa (dl 73/2024) non ha ancora prodotto alcun beneficio concreto per cittadini e pazienti. A 18 mesi dalla conversione in legge mancano ancora due decreti attuativi e la piattaforma di monitoraggio non consente di individuare dove si concentrano i ritardi e quali prestazioni riguardano’.

A 18 mesi dalla conversione in legge del dl liste di attesa, la fondazione gimbe ha condotto la terza analisi indipendente sullo stato di attuazione della norma e il primo monitoraggio della pnla sui dati del 2025. ‘L’obiettivo – spiega il presidente – è alimentare in maniera costruttiva il dibattito pubblico, sollecitare risposte chiare da governo e regioni e tracciare un confine netto tra promesse e realtà, anche al fine di allineare le aspettative dei cittadini. Sempre più alle prese con tempi di attesa interminabili e troppo spesso costretti a pagare di tasca propria o, addirittura, a rinunciare alle prestazioni’.

Al giorno 1 febbraio 2026, secondo quanto riportato dal dipartimento per il programma di governo – spiega ancora Gimbe – risultano pubblicati in gazzetta ufficiale quattro dei sei decreti attuativi previsti dal dl liste d’attesa: tre ad aprile e uno ad agosto 2025. ‘Restano invece non adottati due decreti senza scadenza definita: art. 5, comma 2 (primo periodo). Definizione di una metodologia per la definizione del fabbisogno di personale degli enti del ssn (uno o più decreti). Art. 3, comma 5. Linee di indirizzo, a livello nazionale, contenenti le indicazioni tecniche per gestire, da parte del cup, un nuovo sistema di disdetta delle prenotazioni e ottimizzazione delle agende di prenotazioni’. Ad un anno di distanza dalle rassicurazioni fornite dal ministro Ciriani nel question time del 5 febbraio 2025, ‘il decreto sul superamento del tetto di spesa per il personale – spiega Cartabellotta – è in stand-by per la mancata approvazione della ‘nuova metodologia’ Agenas per stimare il fabbisogno di personale, mentre quello volto a definire le linee di indirizzo nazionali per i cup non risulta ancora calendarizzato per l’esame in conferenza delle regioni’.

La prima versione della piattaforma nazionale delle liste di attesa – si aggiunge – è stata lanciata il 26 giugno 2025 e progressivamente aggiornata con tutti i dati del 2025. A metà novembre agenas aveva annunciato il rilascio entro fine anno della versione 2.0, con dati consultabili per regione e provincia autonoma, per pubblico e privato accreditato e per attività ssn e intramoenia, oltre ad una versione 3.0 con consultazione dei dati in tempo reale per il primo semestre 2026.

Tuttavia, al 1° febbraio 2026 la versione pubblica della piattaforma rimane quella iniziale che contiene solo dati aggregati a livello nazionale. ‘di conseguenza – spiega cartabellotta – è impossibile individuare in quali regioni e strutture si concentrano i maggiori ritardi, per quali prestazioni e per quali classi di priorità’. In merito allo sviluppo della piattaforma nazionale sulle liste d’attesa si sono susseguiti continui annunci e rinvii – denuncia la fondazione Gimbe – ‘il 5 novembre 2024 il ministro Schillaci aveva promesso, per febbraio 2025, un ‘cruscotto nazionale con i dati di tutte le regioni e province autonome’. Quindi, il 14 maggio 2025 la presidente Meloni aveva definito la piattaforma ‘operativa’ e in grado di ridurre i tempi di attesa.

Nei fatti, il sistema è ancora in fase di unificazione dei flussi regionali: l’8 ottobre 2025 lo stesso ministro Schillaci ha infatti chiarito che, su richiesta delle regioni, i dati saranno resi pubblici solo quando ritenuti ‘affidabili, sistematici e condivisi’. Non a caso, solo il 21 gennaio 2026 è stato pubblicato il dm 9 dicembre 2025 che ripartisce alle regioni oltre Ç 27 milioni per realizzare l’infrastruttura informatica volta a garantire l’interoperabilità dei sistemi regionali.

‘Le regioni – spiega Cartabellotta – avrebbero dovuto predisporre entro giugno 2025 i piani per collegare i propri cup alla piattaforma nazionale ma il ritardo nella ripartizione dei fondi ha azzerato il conto alla rovescia che è ripartito dopo sette mesi’. La piattaforma sulle liste d’attesa al momento monitora 17 visite specialistiche e 95 esami diagnostici, classificati in base alla priorità indicata nella ricetta: urgente (entro 3 giorni), breve (entro 10 giorni), differita (entro 30 giorni per le visite ed entro 60 giorni per gli esami), programmata (entro 120 giorni).

Volumi delle prestazioni. Nel 2025 sono state prenotate, nelle strutture pubbliche e private accreditate, sia in regime istituzionale che in intramoenia, quasi 57,8 milioni di prestazioni: 24,2 milioni di prime visite specialistiche e 33,6 milioni di esami diagnostici. Tra le 17 visite specialistiche, le prime 5 (oculistica, dermatologica/allergologica, cardiologica, ortopedica e otorinolaringoiatrica) rappresentano oltre il 54% del totale.

Per i 95 esami diagnostici la metà delle prestazioni riguarda soli 10 test: ecografie (addome completo, mammella, capo e collo, muscolo-tendinea e osteo-articolare), ecocolordoppler (cardiaco, tronchi sovra-aortici, arti inferiori) e radiografie (torace, ginocchio, mammografia).

‘Per le visite specialistiche – commenta il presidente Cartabellotta – la domanda più elevata riguarda, cardiologia a parte, specialità d’organo lontane dalle competenze del medico di famiglia. Gli esami diagnostici più richiesti sono invece test di primo livello, per i quali vari studi internazionali stimano una quota di inappropriatezza pari ad almeno il 30%’. indicatori disponibili.

Per tutte le prestazioni monitorate sono disponibili alcuni indicatori di interesse: prenotazioni accettate. I cittadini hanno accettato la prima disponibilità proposta dal cup per il 39,9% degli esami diagnostici e per il 34,9% delle visite specialistiche. Il dato esclude le prestazioni erogate in intramoenia.

‘Le motivazioni per cui 2 cittadini su 3 per le visite e 3 su 5 per gli esami non accettano la prima disponibilità proposta dal cup – commenta il presidente – possono essere diverse, ma non vengono documentate dalla piattaforma: tempi di attesa eccessivi, sedi molto distanti dal proprio domicilio, giorni o orari incompatibili, prestazione già effettuata’.

Rispetto alle ‘prestazioni programmate nel weekend’. Nel 2025 sono stati programmati di sabato e domenica 1,26 milioni di esami diagnostici (3,8%) e 391 mila visite specialistiche (1,6%). ‘L’utilizzo del weekend per smaltire le liste di attesa – commenta Cartabellotta – rimane un fenomeno marginale, nonostante la possibilità di incentivi economici per medici e infermieri’. Per gli esami diagnostici, al netto di quelli erogati in intramoenia, le richieste urgenti rappresentano l’1,6% e quelle con priorità breve il 13,5%, le prestazioni differite il 34,5% e quelle programmate il 50,3 per cento. Un quadro analogo si osserva per le visite specialistiche, sempre al netto di quelle erogate in intramoenia: le prenotazioni urgenti sono il 2,2%, quelle brevi il 17%, le prestazioni differite il 43,3% e quelle programmate il 37,4%.

‘E’ verosimile – spiega il presidente della Fondazione Gimbe – che la maggior parte delle prestazioni inappropriate si annidi nelle prenotazioni programmate, che rappresentano oltre la metà degli esami e più di un terzo delle visite’.

Rispetto dei tempi di attesa: indicatori incomprensibili e fuorvianti. Il rispetto dei tempi di attesa viene riportato con mediane e quartili, indicatori tecnici incomprensibili per i cittadini e difficili da interpretare anche per molti addetti ai lavori.

Inoltre, questi indicatori tendono a edulcorare i numeri, perché la piattaforma esclude il 25% delle prenotazioni con i tempi di attesa più lunghi. ‘Ma soprattutto – dice Cartabellotta – non forniscono l’informazione più rilevante per verificare il rispetto dei diritti dei cittadini: per ciascuna prestazione, quale percentuale viene erogata entro i tempi massimi previsti per ogni classe di priorità?’.

Per dimostrare la complessità di questa modalità di reporting, sono stati analizzati i dati sul rispetto dei tempi di attesa relativi alle due prestazioni con i volumi più elevati: prima visita oculistica ed ecografia dell’addome completo.

Le prestazioni urgenti (entro 3 giorni) per 3 pazienti su 4 vengono erogate entro il limite massimo e almeno uno su quattro riceve la prestazione in giornata. Nelle visite con priorità breve (entro 10 giorni) la criticità è evidente: per tutto il 2025 almeno un paziente su quattro attende oltre i 10 giorni.

Per le prestazioni differibili (entro 30 giorni) la situazione è ancora più critica: la metà dei pazienti attende oltre il mese, mentre almeno un paziente su quattro arriva ad aspettare fino a 4-5 mesi, con un picco massimo a marzo che supera i 160 giorni. Quadro in chiaroscuro per le visite programmabili (entro 120 giorni): per metà dei pazienti vengono erogate entro i tempi massimi, ma uno su quattro aspetta tra i 6 e gli 8 mesi per la maggior parte dell’anno.

Ecografia dell’addome completo. Per le prestazioni urgenti (entro 3 giorni), nella maggior parte dei casi l’esame viene eseguito rapidamente, ma in alcuni mesi del 2025 almeno un paziente su quattro supera i tempi massimi garantiti. Nelle prestazioni a priorità breve (entro 10 giorni) la criticità è strutturale: almeno un paziente su quattro attende oltre i 10 giorni, con picchi nei mesi estivi che superano le due settimane. Anche per le prestazioni differibili (entro 60 giorni) e programmabili (entro 120 giorni) per 3 pazienti su 4 i tempi risultano spesso entro la soglia garantita, ma molti cittadini sperimentano attese ben più lunghe: in diversi periodi dell’anno almeno un paziente su quattro aspetta fino a 70 giorni per le prestazioni differibili e fino a quattro/cinque mesi per quelle programmabili. ‘Nei due esempi analizzati – commenta Cartabellotta – metà dei pazienti generalmente ottiene la prestazione entro i tempi previsti, ma una quota di pazienti deve attendere ben oltre i limiti massimi garantiti. Inoltre, come per tutte le altre prestazioni, esiste una ‘coda invisibile’ dove resta intrappolata una persona su quattro, costretta ad attendere, a pagare di tasca propria o a rinunciare del tutto alla prestazione’.

Fenomeni che trovano riscontro nei dati istat: la spesa out-of-pocket per prestazioni diagnostiche e visite specialistiche si è impennata negli ultimi anni e nel 2024 5,8 milioni di persone hanno rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. prestazioni in intramoenia. Nella sezione relativa ai volumi delle prestazioni, la pnla specifica che solo il numero totale di prenotazioni (e quelle erogate sabato e domenica) include anche le prestazioni ‘erogate in regime ssn/ssr in strutture pubbliche e private e in intramoenia’, mentre tutti gli altri indicatori ‘escludono le prestazioni in intramoenia’.

Di conseguenza, la differenza tra il totale delle prenotazioni e quelle con cui viene calcolato il rispetto dei tempi di attesa consente di stimare l’entità delle prestazioni erogate in intramoenia. Da una verifica a campione sui 3 esami diagnostici e sulle 3 visite specialistiche con i volumi più elevati emerge che, in media, il 30% delle prestazioni viene erogato in intramoenia.

Al momento la pnla non fornisce alcuna guida informativa su cosa fare quando i tempi massimi non vengono rispettati. ‘La piattaforma – rileva il presidente – non indica le modalità per presentare segnalazioni o richieste di tutela, privando il cittadino di informazioni indispensabili per esercitare i propri diritti’.

‘In questo scenario – commenta Cartabellotta – non mancano ovviamente le responsabilità delle regioni, ma non al punto da attribuire loro la responsabilità del disallineamento tra obiettivi dichiarati (riduzione rapida delle liste) e l’assenza di risultati’. Sicuramente, in diverse realtà persistono pratiche illegittime già rilevate dai nas (agende chiuse, liste di ‘galleggiamento’, etc.), cui si aggiungono i ritardi nella realizzazione di un cup unico che includa anche le prestazioni del privato accreditato.

‘A 18 mesi dalla conversione in legge – continua Cartabellotta – il dl liste di attesa non è ancora stato in grado di dare risposte concrete ai cittadini, confermando che il carattere di urgenza era incompatibile con un fenomeno molto complesso. Mancano due decreti attuativi e la piattaforma oggi disponibile, oltre a non rendere pubblici i dati necessari a documentare le criticità regionali e aziendali, riporta i tempi di attesa nazionali con indicatori incomprensibili ai cittadini. Il duplice ritardo, normativo e tecnologico, conferma che le liste d’attesa sono un sintomo del grave e progressivo indebolimento del ssn, che richiede investimenti strutturali sul personale, coraggiose riforme organizzative, una completa trasformazione digitale e misure efficaci per arginare la domanda inappropriata di prestazioni. In assenza di questi interventi e persistendo la divergenza tra la situazione auspicata e la realtà dei fatti, il dl liste d’attesa rischia di restare una promessa mancata, mentre milioni di cittadini continuano a pagare di tasca propria o a rinunciare alle prestazioni. Con una silenziosa esclusione dal diritto alla tutela della salute, in violazione dell’articolo 32 della Costituzione e dei princìpi fondanti del ssn e con gravi conseguenze sulla salute delle persone, sulla tenuta del servizio sanitario nazionale e sull’economia delle famiglie’.

L’instabilità che ci appartiene, in tre opere di Mona Hatoum

Milano, 3 feb. (askanews) – La Cisterna in Fondazione Prada a Milano è uno spazio molto affascinante di per sé, che spesso stimola gli artisti che lo affrontano a trovare soluzioni inattese. Succede anche con Mona Hatoum che con la mostra “Over, under and in between” ha presentato tre diversi lavori, uniti da una sensazione di precarietà e instabilità, che aderisce con inquietante precisione al nostro presente frammentato.

“Ho trovato molto interessante – ha detto l’artista ad askanews – il fatto di non essere in un neutro white cube, ma di lavorare in uno spazio con una storia: questo è un luogo industriale, con caratteristiche molto particolari. C’è una certa severità nei suoi muri fatti di un cemento molto solido, che trasmette la sensazione di trovarsi in un bunker: tutto ciò per me è stato molto stimolante”.

Il risultato sono tre ambienti caratterizzati da strutture tipiche dell’artista nata a Beirut: la ragnatela di sottili sfere di vetro trasparente del primo ambiente; la mappa del mondo con biglie rosse sul pavimento del secondo e infine la griglia, che nel terzo blocco della Cisterna, prende la forma di una installazione monumentale, ma in un certo senso minata dall’interno dalla sua stessa impossibilità di ordine e certezza.

“Nel mil lavoro – ha aggiunto Mona Hatoum – io non faccio dichiarazioni dirette né mando specifici messaggi, ma mi piace esplorare le caratteristiche dei materiali per suggerire dei sentimenti che, quando il visitatore si trova di fronte all’opera, inizialmente provocano un’interazione fisica, poi, dopo, possono magari indurre a pensare a ciò che questo lavoro potrebbe implicare. Si tratta di un’attività esperienziale: ti avvicini allo spazio, ti fai affascinare dai materiali e, a quel punto, cominci a chiederti quale potrebbe essere il significato”.

In tutti i tre lavori c’è una sensazione di semplicità che appare più come un bisogno, una sorta di urgenza, che può specchiarsi nel disorientamento di fronte a una realtà sempre più instabile e sempre meno comprensibile. Ma ogni opera contiene un’anima ambivalente, mostra un aspetto, ma poi ne suggerisce anche l’opposto, in una rincorsa complessa e senza risposte definitive che, a suo modo, una volta che si prova a decodificare l’esperienza, ci offre per lo meno una suggestione anti ideologica su come possiamo provare a stare in questo mondo che, come direbbe lo scrittore Benjamin Labatut, abbiamo smesso di capire. (Leonardo Merlini)

Bce, a fine 2025 inattesa stretta sul credito bancario alle imprese

Roma, 3 feb. (askanews) – Inatteso inasprimento del credito bancario alle imprese nell’area euro sul finale dello scorso anno, secondo l’ultima indagine effettuata dalla Banca centrale europea. La quota netta di banche che hanno riportato una stretta sui criteri per i finanziamenti alle aziende si è attestata al 7%.

Per i mutui alle famiglie, sia è invece assistito a una quasi stabilità, con un 2% di banche hanno riportato un allentamento degli standard sui prestiti, mentre sul credito al consumo si è verificata una stretta analoga a quella delle imprese, 6% di banche che riportano un inasprimento netto.

A determinare queste variazioni, spiega la Bce, un calo della tolleranza al rischio delle banche e la percezione di un rialzo dei rischi stessi. Per questo inizio di 2026, le banche coinvolte nel sondaggio prevedono un ulteriore lieve inasprimento sui prestiti delle imprese e dinamiche analoghe ma più moderate su quelli per le famiglie.

Il New York Times: Teheran pronto a sospendere il programma nucleare

Roma, 3 feb. (askanews) – L’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, comunicano informalmente tramite messaggi Sms mentre il presidente americano agita venti di guerra contro la Repubblica islamica. Lo scrive il New York Times citando due fonti iraniane e una statunitense. I due dovrebbero incontrarsi venerdi a Istanbul nel tentativo di allentare le tensioni fra i due Paesi e porre le basi per l’avvio di un negoziato incentrato sul programma nucleare di Teheran come esige il presidente Trump.

Per provare a calmare le acque, secondo le due fonti iraniane, Teheran sarebbe disposto a fermare o sospendere il suo programma nucleare che equivarrebbe ad una concessione di grande portata. Ma preferirebbe una proposta che gli Usa hanno avanzato l’anno scorso di creare un consorzio regionale per la produzione di energia nucleare, sottolinea il quotidiano newyorkese.

Dopo l’accordo sui dazi Usa-India, Modi: siamo il centro del mondo

Roma, 3 feb. (askanews) – Il primo ministro indiano Narendra Modi ha affermato che l’India è diventata “il centro della scena mondiale” e che sta contribuendo a plasmare il nuovo ordine globale grazie agli accordi commerciali con l’Unione europea e con gli Stati Uniti.

“Il mondo si sta inclinando verso l’India”, ha detto Modi durante la riunione del gruppo parlamentare dell’Alleanza democratica nazionale (Nda), secondo quanto riferito da fonti presenti all’incontro all’Indian Express. Il premier ha sottolineato che le intese commerciali dimostrano come Nuova Delhi sia in grado di far valere i propri punti di forza anche in un contesto internazionale segnato dall’incertezza. “Questi accordi mostrano come il mondo guardi oggi all’India”, ha riferito un deputato partecipante.

L’accordo commerciale tra India e Stati uniti, finalizzato ieri dopo mesi di negoziati, prevede una riduzione immediata dei dazi statunitensi sui prodotti indiani dal 50 al 18 per cento, come annunciato dal presidente Donald Trump. Secondo stime dell’industria, l’intesa potrebbe aprire la strada a una forte espansione del settore elettronico indiano, con un obiettivo di scambi bilaterali nel comparto fino a 100 miliardi di dollari all’interno di un traguardo complessivo di 500 miliardi di dollari di commercio tra i due Paesi.L’industria elettronica dell’India, cresciuta rapidamente negli ultimi anni, dovrebbe beneficiare di un migliore accesso ai mercati e di maggiori flussi tecnologici. Le esportazioni del settore hanno raggiunto circa 38 miliardi di dollari, nel 2024-25, con gli Stati uniti come principale mercato di sbocco.

Il ministro indiano dell’It, Ashwini Vaishnaw, ha commentato: “Stati Uniti e India hanno punti di forza complementari. Possiamo co-creare tecnologie e sviluppare soluzioni che porteranno benefici al mondo. Un accordo commerciale tra i due Paesi condurrà a un futuro più luminoso per entrambi. È un’intesa vantaggiosa per tutti”.

Anche i rappresentanti dell’industria hanno accolto positivamente l’intesa. Ashok Chandak, presidente di SEMI India e di India Electronics and Semiconductor Association, ha affermato che “l’accordo può essere un catalizzatore importante per l’ecosistema elettronico e dei semiconduttori dell’India”, favorendo investimenti, filiere affidabili e cooperazione tecnologica, con il potenziale di superare i 100 miliardi di dollari di scambi nel settore.

Pankaj Mohindroo, presidente della India Cellular and Electronics Association, ha aggiunto: “Al tasso concordato del 18 per cento, l’India resta ben posizionata rispetto ai principali concorrenti manifatturieri e conserva la sua attrattiva come hub globale di produzione ed export”.

Secondo fonti governative, l’intesa con Washington comprende anche l’impegno dell’India a incrementare in modo significativo gli acquisti di energia, prodotti agricoli e altre merci statunitensi fino a 500 miliardi di dollari, oltre a ridurre l’importazione di greggio russo e ad acquistare più forniture dagli Stati Uniti e potenzialmente dal Venezuela.

Il rafforzamento dei rapporti commerciali arriva dopo mesi di tensioni, segnati da minacce di nuovi dazi e da accuse statunitensi sui livelli tariffari indiani. Nuova Delhi aveva risposto tagliando le imposte su numerosi prodotti nel bilancio federale e firmando accordi con altri partner, tra cui il Regno Unito e l’Unione europea.

Modi ha ribadito anche che l’accordo commerciale con l’Unione europea, finalizzato la scorsa settimana, rappresenta “la madre di tutti gli accordi” e creerà nuove occasioni per ampie fasce della popolazione.

Nonostante un contesto complicato, Modi ha sostenuto che l’India resta vista come un partner strategico affidabile in un mondo in rapido cambiamento e che le recenti intese commerciali confermano il peso crescente del Paese nello scenario globale.

Addio a Maria Rita Parsi, la psicologa della delicatezza

Sono rimasto colpito e profondamente addolorato dalla notizia della scomparsa di Maria Rita Parsi, psicologa e psicoterapeuta di grande esperienza professionale e di fama internazionale.

Ci legava un sentimento di amicizia del quale ero molto onorato, considerando la sua competenza e la sua autorevolezza: nella sua casa di Milano, a due passi dal Tribunale per i minorenni, mi aveva ricevuto con grande cordialità e senso di ospitalità, sapeva mettermi a mio agio soprattutto nei primi anni della nostra conoscenza, quando mi facevo prendere da un onesto sentimento di timore reverenziale. Di questa Milano da bere e per taluni da ostentare porterò con me il ricordo di tre donne eccezionali, riservate, miti ma forti e ricche di grande umanità: Alda Merini, Milva Biolcati e Maria Rita, appunto. Oltre il lavoro, queste conoscenze mi avevano arricchito spiritualmente e ne serbo un grato, memore ricordo.

Una vita dalla parte dei bambini

Maria Rita Parsi ha vissuto la sua intera esistenza nel segno dei bambini e degli adolescenti, si è sempre messa in prima linea per la tutela dei loro diritti. Di lei posso dire che sapeva unire una naturale disponibilità all’ascolto delle mille e mille vicende umane di cui si era occupata – una dote naturale, una passione ed un talento – insieme alla serietà dell’approfondimento e alla discrezione nella considerazione dei vissuti.

Non generalizzava mai: desiderava cogliere i bisogni e le peculiarità di ciascuno, perché non ci sono diritti che non siano incardinati in una irripetibile identità.

La pedagogia del cuore

Non ha mai usato la sua professionalità per esercitare altezzosità, per sentenziare, per giudicare. Vorrei definirla la psicologa della delicatezza: mai in lei i test e le alchimie terapeutiche formali si sono tramutate in una sorta di clava per reprimere la spontaneità. Era un aspetto della sua vocazione creativa.

Per questo, per farne una ragione di vita personale, intimista e professionale, aveva fondato Movimento bambino: sempre dalla parte dei minori, anche se questo termine le sembrava troppo giuridico, preferendo parlare e scrivere di bambine e bambini, di ragazze e ragazzi.

Uneredità che resta

Non potrò mai dimenticare la disponibilità con cui scrisse la prefazione del mio libro Figli smarriti, edito dalla San Paolo. Del titolo aveva colto il senso del doppio smarrimento: quello fisico e quello spirituale. Sapeva esplorare le ferite nascoste e usava sempre la grammatica del cuore, un approccio di cui le sono debitore, perché nelle alterne vicende della vita i sentimenti e l’attitudine a farne uso si sono rivelati – e lo saranno sempre – la scelta e la soluzione più efficaci.

Scriveva dunque nella prefazione:

“Quelle narrate da Francesco Provinciali sono storie sospese, in itinere, aperte, dove il lieto fine è tutt’al più auspicabile, ‘situazioni dove le risposte te le dà più il cuore che la ragione’. Di ognuna è possibile scrivere: ‘non importa sapere come era poi andata a finire, di storie come questa ce ne sono tante e a sentirle sembrano tutte uguali’. Tale incompiutezza ci muove eticamente: sono le storie di tutti noi, ovvero storie, distinte da un nome proprio, di cui ciascuno è chiamato, con il proprio nome, ad assumersi la responsabilità….. A differenza delle fiabe, il lieto fine, se c’è, è fuori dal libro ed è nel percorso. E il percorso ci passa vicino”.

Il bene può prevalere sul male

Chi scrive oggi il rimpianto per la sua scomparsa, che ci lascia orfani di questa pedagogia del cuore, di questo alfabeto dei sentimenti, ricorderà i riconoscimenti inanellati da Maria Rita a livello internazionale, fino al titolo di Cavaliere del lavoro, fino alle attività di consulenza per l’Onu.

Per me, se posso esprimere questo ricordo molto personale unito a una sorta di debito morale per ogni insegnamento da lei ricevuto, prevale la relazione umana fatta di scambi epistolari, di suggerimenti, di correzioni benevole: quando le scrivevo che essere bambini oggi, tra tecnologie e social, può procurare più insidie che certezze, sapeva sempre convincermi del contrario.

Perché era capace di aprire uno spazio di dialogo, di benevolenza, di intima disponibilità all’ascolto che pensava risolutivi. Credeva – e questo non potrò mai dimenticarlo – che il bene può prevalere sul male se il mondo degli adulti sa inchinarsi di fronte alla riverenza che i fanciulli meritano, senza riserve, sempre.

Maxima debetur puero reverentia. Grazie di vero cuore, Maria Rita, per avercelo ricordato.

Il campo degasperiano e il dovere della misura

Bella idea quella del campo degasperiano. Alcide De Gasperi basava la sua azione politica su due principi essenziali: una visione del Paese, così com’era realmente, e un metodo fondato su una leadership gentile, ferma sui principi ma flessibile nella loro applicazione.

Allora non si parlava di “campi”, ma l’idea forte di De Gasperi era certamente quella di allargare, nei limiti del possibile, il campo democratico. Non per interessi di partito, ma per dare maggiore solidità a istituzioni ancora fragili. È un’azione cui ci si può ben ispirare anche oggi.

Un dibattito indecoroso e fazioso

Stiamo vivendo un dibattito indecoroso sul referendum alle porte che, salvo meritevoli eccezioni (da ultimo Bachelet), si è ridotto a uno scontro tra faziosi.

Chi è per il sì esagera la portata della riforma, che comunque non propone rimedi concreti al malfunzionamento della giustizia per il cittadino. Chi è per il no evoca scenari da tregenda, in gran parte immaginari: subordinazione dei magistrati al potere politico, immunità per i politici, premessa a svolte autoritarie, e così via.

Eppure, rispettare sul serio la Costituzione dovrebbe comportare un dibattito sereno sulla scelta affidata al popolo, così come la Costituzione stessa prevede. Con il dovere, soprattutto, di rispettare il popolo, offrendo argomenti di merito fondati su aspetti di verità e non su propaganda faziosa.

Il rispetto del popolo e il monito di Pajetta

Vale la pena ricordare le parole del grande propagandista del PCI Giancarlo Pajetta:

«Ciò che rende diverso un politico da un cretino è che il cretino crede alla propria propaganda».

E bisognerebbe evitare anche di far passare il popolo per un cretino collettivo.

Il precedente del 1946: Repubblica e libertà di voto

Pensiamo a come De Gasperi affrontò il tema del referendum monarchia-repubblica, ben più drammatico di quello attuale.

Nel 1946, quando si tiene il primo congresso della DC, non si era ancora vissuta la prova elettorale della Costituente. Il congresso si svolge in un clima di grande entusiasmo e di dibattito acceso. De Gasperi non ascolta i consigli di chi voleva evitare al partito una scelta così impegnativa: un grande partito nazionale, pensava, non può non schierarsi su un tema di tale portata.

Dopo un approfondito referendum interno, vince la scelta per la Repubblica. Tenuto fermo il principio, De Gasperi decide però di lasciare libertà di voto agli elettori. Si fida del popolo. Ritiene che, se è cruciale la questione istituzionale, lo è altrettanto garantire un assetto politico robusto al

Paese, senza lasciare senza rappresentanza i molti che temevano la strada sconosciuta della Repubblica.

La Costituzione come patria comune

Se la Costituzione nasce con una amplissima base di consenso, ciò non è un fatto scontato né regalato. È il frutto di una scelta politica lungimirante, in particolare dei due leader degli schieramenti contrapposti: De Gasperi e Palmiro Togliatti.

De Gasperi era pressato da chi voleva chiudere subito i conti con il PCI, immaginando una sorta di cortina di ferro che attraversasse l’Italia. Non si trattava di settori marginali, ma di ambienti influenti, tra cui i gesuiti de La Civiltà Cattolica. Egli tenne fermo il punto, preservando il significato profondo dell’unità antifascista alla base della democrazia italiana.

Togliatti, dal canto suo, era pressato da chi nel PCI immaginava ancora un percorso rivoluzionario. Rispose con una formula rimasta celebre: «Fuori dal Governo, dentro la Costituzione».

Riformare senza distruggere

Sono scelte preziosissime per il futuro dell’Italia. La Costituzione di tutti è stata il riferimento comune, la patria istituzionale che ha consentito di attraversare, pur tra asprissime divisioni politiche, momenti tragici senza lacerazioni irreparabili del tessuto democratico.

Usare in modo fazioso i temi posti dal referendum è irresponsabile. Se vincesse il sì, dovremmo forse pensare che la Costituzione non è più una patria comune? E se vincesse il no, che la Repubblica è in mano alle toghe?

La Costituzione va rispettata e fatta vivere, compreso il fatto che i costituenti avevano ben disegnato un processo per riformarla: attraverso maggioranze ampie e, se necessario, affidando al popolo la parola finale.

 

Il duttile acciaio” della Costituzione

Possiamo richiamare le parole – certo, di una retorica d’altri tempi – del costituente Paolo Rossi, relatore sugli articoli relativi alla revisione costituzionale:

«La Costituzione non deve essere un masso di granito che non si può plasmare e che si scheggia; e non deve essere nemmeno un giunco flessibile che si piega ad ogni alito di vento. Deve essere una specie di duttile acciaio che si riesce a riplasmare faticosamente sotto l’azione del fuoco e del martello di un operaio forte e consapevole».

Il fuoco, oggi, dovrebbe essere quello di una passione non di parte, accompagnata dalla piena consapevolezza del valore di una Costituzione condivisa.

Ricucire la frattura tra parola e mondo: la sfida del campo degasperiano

Oltre le dichiarazioni dintenti

Dire “campo degasperiano” non basta. Se quella convergenza che si è annunciata – con Tempi Nuovi, Popolari Uniti, Rete Bianca e ANDC – vuole pesare davvero, deve smettere i toni da dichiarazione d’intenti e scegliere un criterio semplice: incidere nella vita pubblica, misurando le proprie parole sul terreno dei risultati.

L’articolo del 1 febbraio 2026 ha colto un punto vero: negli interstizi della “non politica” cattolica si avverte un bisogno di ricomposizione. Non per ricostruire appartenenze in miniatura, ma per uscire dalla subalternità e tornare a esercitare autonomia.

Unità nella diversità, non frammentazione

Anche il confronto sul referendum del 22–23 marzo lo mostra: si può divergere, certo, ma senza un orientamento comune il dissenso si trasforma in frammentazione; e la frammentazione, in irrilevanza. Nel 1946 si divisero tra Repubblica e Monarchia, eppure seppero tenere una rotta comune, guardando oltre la contesa istituzionale.

Che fare, allora? Servono piste concrete, verificabili.

Unagenda essenziale e misurabile

Anzitutto un’agenda essenziale, senza l’ambizione di dire tutto e senza la tentazione di compiacere tutti: poche priorità su cui rendere conto.

Lavoro povero e salari, scuola e comunità educanti, casa e rigenerazione, sanità territoriale, giovani e demografia, aree interne, transizione giusta, qualità delle istituzioni, Europa come livello reale di decisione.

E forse è proprio qui il nostro male: la scissione tra parola e mondo, tra discorso pubblico e condizioni materiali di vita. Abbiamo trasformato la politica in un congegno di rappresentazione – identità, appartenenze, posizionamenti – e abbiamo smarrito la sua funzione generativa, quella che modifica concretamente istituzioni, servizi, opportunità.

Diciamocelo con franchezza: finché non torniamo a rendere conto degli effetti, anche le idee migliori restano soltanto enunciazioni.

Presìdi civici nei territori

Poi presìdi civici territoriali, perché questa convergenza diventa popolare solo se abita i luoghi dove la vita si incrina: quartieri, paesi, periferie, servizi che mancano. Non comitati elettorali né cerchie autoreferenziali, ma luoghi-terzi di mediazione, in cui la domanda sociale smette di restare lamento privato e diventa costruzione collettiva, orientata a decisioni, risorse e responsabilità.

Infine la classe dirigente. Selezione, formazione, trasparenza. Un’etica pubblica senza competenza scivola nel moralismo; una competenza senza etica scade nel cinismo. Serve un reclutamento leggibile, un codice di condotta, percorsi formativi che leghino cultura istituzionale e capacità di governo.

Dalla formula al cantiere

Il punto non è “trovare una formula” in più. È dare al Paese un cantiere serio: meno annunci, più scelte; meno posizionamenti, più presenza. Se il campo degasperiano accetta questa prova, diventa futuro. Se la evita, resterà solo un richiamo.

Paul Ricoeur ci ricorda che i linguaggi simbolici e poetici non sono un lusso per tempi tranquilli: sono una forza capace di rifigurare il reale. E questo non significa – per dirla con Martin Heidegger – resuscitare l’opinione antiquata secondo cui l’arte “copia” la realtà; al contrario, quei linguaggi generano una mimesi: un’imitazione creatrice, che apre possibilità, ricompone senso, rende abitabile ciò che appare chiuso.

Forse allora è anche questa la funzione generativa dell’impegno pubblico – e, in particolare, dei cattolici democratici: non limitarsi a descrivere il mondo o commentarlo, ma ricrearlo con scelte concrete, perché diventi più giusto, più umano e persino più bello.

Perché colpire l’Iran sarebbe un errore strategico

Lillusione di un attacco inevitabile”

Il minacciato attacco americano all’Iran, esaminato da un punto di vista semplicistico, può apparire – naturalmente con gli occhi mai inumiditi di chi non considera o non può considerare gli effetti devastanti di una guerra per gli esseri umani in essa coinvolti – geopoliticamente opportuno, quasi inevitabile. Scatenato nel momento giusto.

Trump, per di più, nel suo ultimatum lo ha collegato a condizioni precise aventi una effettiva base di realtà: la definitiva conclusione del programma nucleare, lo stop alla produzione di missili in grado di colpire Israele, la cessazione del rifornimento di armamenti ai proxy regionali sin qui supportati dal regime degli ayatollah.

Un regime indebolito ma non inoffensivo

Il regime è obiettivamente indebolito. Non gode di un esteso sostegno popolare, come si è visto lo scorso mese con le imponenti manifestazioni soffocate nel sangue. Gli attacchi subìti lo scorso giugno dagli israeliani sulla stessa Teheran e in alcuni altri luoghi, così come quelli americani ai siti nucleari di Fordo, Natanz e Isfahan, ne hanno dimostrato la vulnerabilità difensiva.

Il contrattacco attuato – ancorché nella sostanza dichiarato dal governo come solo dimostrativo – non ha fornito l’idea di poter davvero, potenzialmente, infliggere danni devastanti al nemico sionista.

 

Il crollo dei proxy e il fallimento del corridoio sciita”

Gli alleati regionali da sempre finanziati e armati, le “tre H”, sono stati fortemente indeboliti dalle azioni poste in atto da Israele: così Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano, un po’ meno gli Houthi nello Yemen, che però sono fuori rotta territoriale rispetto all’ambizioso ma ora naufragato progetto di “Corridoio sciita” immaginato senza soluzione di continuità fra Bagdad e Beirut, anche a causa della caduta di Assad in Siria, che ne costituiva un punto d’appoggio fondamentale.

Perché lattacco sembra conveniente

Tutto, dunque, parrebbe deporre in favore di un attacco definitivo. Gli americani vendicherebbero l’oltraggio patito nel 1979, oltre a tornare ad esercitare un qual certo potere nel Paese. Gli israeliani si libererebbero del loro più acerrimo nemico, dello Stato che li vuole distruggere.

Le monarchie sunnite del mondo arabo vedrebbero con sollievo venir meno il più potente e pericoloso “competitore” religioso nel mondo musulmano. Ed in effetti questo scenario tanto ottimistico fa breccia nei ragionamenti di molti a Washington, a Tel Aviv e forse anche a Riad.

 

La stabilità regionale come bene superiore

Ma c’è un altro e diverso modo di considerare le cose. Che conduce a una decisione opposta. Il regime degli ayatollah, se indebolito e posto nelle condizioni di non poter più esercitare una reale minaccia per i paesi dell’area, non deve cadere, non ora almeno, perché esso è un elemento di un quadro regionale che è meglio non sottoporre a nuovi scossoni, dopo quanto accaduto in Siria.

Lì la Turchia si è sostituita alla Russia nel ruolo di principale influencer e i militanti dell’ISIS paiono aver riacquistato libertà di movimento, se non addirittura di azione.

Il timore delle monarchie del Golfo

Arabia Saudita, Emirati, Qatar, Oman – quest’ultimo il più vicino politicamente all’Iran – percepiscono nettamente il rischio enorme che una guerra provocherebbe, e un crollo del regime ancor di più: una situazione esplosiva diffusa nella quale milizie sciite non governate, terroristi radicali sunniti e destabilizzatori professionali agirebbero con facilità, mettendo tutta la regione a ferro e fuoco.

Petrolio, Hormuz e linteresse cinese

Con conseguenze inevitabilmente negative sulla gestione della ricchezza – l’oro nero – che accomuna tutti quegli Stati: le rotte navali, il collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz, i campi petroliferi.

Non è un caso se la Cina, che di petrolio necessita in enormi quantità ogni giorno che nasce sulla Terra, si sia attivata moltissimo, e con successo, per favorire il ripristino di accettabili relazioni diplomatiche fra Arabia e Iran tre anni fa. Necessita tranquillità, non tensione.

Il nodo strategico per Cina e Russia

Un nuovo assetto politico a Teheran, presumibilmente assai legato a Washington, determinerebbe il dominio assoluto americano nel settore oil & gas: per il presente e soprattutto per il futuro. Venezuela e Iran insieme detengono quasi un terzo delle riserve petrolifere mondiali.

Questo la Cina non può permetterselo. Al tempo stesso, questa è una grande tentazione per un uomo legato ai combustibili fossili come Trump.

E sarebbe un’ulteriore complicazione per la Russia, che da Teheran riceve droni a basso costo per la guerra ucraina e finanzia la propria economia di guerra con i proventi del petrolio venduto aggirando le sanzioni occidentali.

 

Il rischio di contagio politico nel mondo arabo

Le monarchie arabe sono teocrazie assolutiste esattamente come lo è l’Iran. L’eventuale caduta di quella sciita potrebbe risvegliare ambizioni di varia natura presenti in quelle sunnite, talvolta percepibili nella profondità di società ancora per certi aspetti feudali, immerse in estrema modernità e ricchezza materiale ma imprigionate in una camicia di forza religiosa e morale sempre meno sopportata dalle nuove generazioni.

Mediazioni, Abramo e prudenza americana

Il terrore del caos che potrebbe propagarsi dall’Iran spinge dunque reali ed emiri a chiedere a Trump di non intervenire. Un’estensione degli Accordi di Abramo all’Arabia Saudita sarebbe, ad esempio, una decisiva carta per convincerlo, soddisfacendo così anche Israele.

Non per caso la Turchia, le cui ambizioni regionali sono ormai evidenti, si propone come mediatrice: anch’essa necessita di tempo per consolidare i successi recenti, a partire dalla Siria.

Il fattore militare: la guerra apre scenari incontrollabili

 

C’è infine un ulteriore elemento che induce a prudenza la Casa Bianca. Come ha scritto Katrin Bennhold sul New York Times, i missili a lungo raggio che l’Iran ha già avvisato di poter impiegare, capaci di coprire distanze fino a 2000 chilometri, costituirebbero una minaccia serissima per tutti i paesi dell’area, a cominciare da Israele, oggi a corto di missili intercettori.

Tutto questo insieme di valutazioni induce a ritenere che un possibile attacco USA all’Iran determinerebbe una serie di reazioni non facilmente controllabili.

Come del resto avviene sempre quando si innesca una guerra.

Pianeta scuola: essere docenti tra precarietà, sostegno e bisogno di riforma

A gennaio è andata in onda l’inchiesta di Report “Dietro la cattedra”, che ha riportato al centro del dibattito pubblico le criticità profonde del sistema scolastico italiano.

L’inchiesta ha denunciato anche un vero e proprio business legato alla formazione, con costi elevati e complessità burocratica che gravano interamente sulle spalle dei lavoratori: docenti costretti a pagare migliaia di euro per conseguire specializzazioni e titoli, anche tramite università telematiche, al solo scopo di scalare le graduatorie.

Nel quadro emerge anche la precarietà ormai strutturale, con difficoltà sempre maggiori a diventare docenti di ruolo.

Precarietà strutturale e organici fittizi

I posti in deroga (cattedre attivate oltre l’organico di diritto) sono consistenti. Infatti, esistono cattedre nell’organico “di fatto” — quelle reali a settembre — ma non nell’organico “di diritto”, ossia nel fabbisogno previsto nell’anno scolastico precedente. Questo meccanismo rende di fatto impossibile la stabilizzazione.

Il settore del sostegno rappresenta il punto più fragile del sistema, insieme al personale educativo (PPPP), per il quale, ad esempio, manca un concorso da circa 25 anni.

Il nodo del sostegno e la discontinuità didattica

Spesso nel sostegno ci sono cattedre affidate a personale non specializzato, reclutato anche tramite MAD (messe a disposizione) o graduatorie incrociate. La conseguenza più grave è la discontinuità didattica: tantissimi studenti con disabilità cambiano insegnante ogni anno, con il rischio di compromettere i percorsi educativi e didattici.

A questo si aggiunge l’instabilità dei docenti curricolari, che cambiano spesso, talvolta anche più volte nello stesso anno scolastico.

Il nuovo sistema di abilitazione legato al PNRR — percorsi da 30, 36 e 60 CFU, oltre alle specializzazioni Indire — punta a ridurre il precariato entro il 2026, ma presenta costi elevati e una forte complessità burocratica a carico dei docenti. Nel concorso docenti PNRR 3 i partecipanti sono quasi sempre gli stessi che hanno già superato almeno la prova scritta dei due concorsi precedenti (2023–2024).

 

Le proposte per una riforma strutturale

Da qui la necessità di interventi strutturali e non emergenziali:

  1. una prima proposta riguarda la stabilizzazione reale: trasformare automaticamente in organico di diritto i posti in deroga che si ripetono, ad esempio, per tre anni consecutivi, riconoscendo che non si tratta di emergenze ma di bisogni permanenti;
  2. accanto a ciò, sarebbe necessario un censimento digitale del fabbisogno di sostegno, basato su dati reali e aggiornati, per evitare contenziosi e garantire i diritti degli studenti;
  3. un’altra linea di riforma riguarda la continuità didattica nel sostegno: occorrerebbe introdurre un canale che premi il docente che sceglie di seguire lo stesso alunno per l’intero ciclo, attraverso incentivi di carriera o punteggio;
  4. allo stesso tempo, i percorsi di specializzazione dovrebbero essere gratuiti e pubblici per i docenti con anni di servizio, così da contrastare il “mercato dei titoli” e le disuguaglianze economiche;
  5. inoltre, è indispensabile una trasparenza totale nel reclutamento: validazione automatica dei titoli tramite collegamento diretto ai database universitari, superamento dell’autocertificazione e graduatorie più dinamiche e aggiornabili.

Una questione etica e civile

Per il biennio 2026–2028 i docenti precari si preparano a un nuovo aggiornamento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). In questo contesto, la scelta della provincia e l’accumulo di titoli culturali — certificazioni informatiche, linguistiche, CLIL, master — restano le uniche armi, al di là delle supplenze, per scalare classifiche sempre più competitive.

La questione diventa, dunque, non solo tecnica, ma etica e civile. In una scuola che tutela davvero il diritto allo studio, la priorità non può essere la semplice copertura delle cattedre, ma la qualità dell’intervento educativo.

Restituire dignità sociale al docente e stabilità agli studenti significa rimettere la persona — e non la burocrazia — al centro del sistema scolastico.

Francesco Varricchio, professore e autore del libro Quali valori? Esperienze, idee, appunti di un educatore (2021)

Quando in Francia chiude il bar, cresce la radicalizzazione a destra

Un dato che parla alla politica

Un’analisi originale del Centre pour la recherche économique et ses applications ha incrociato vent’anni di risultati elettorali con circa 18.000 chiusure di bar-tabac in Francia. L’esito è chiaro: dove spariscono i luoghi di socialità quotidiana, aumenta in modo statisticamente significativo il voto all’estrema destra. Anche controllando reddito, disoccupazione, istruzione e dinamiche demografiche, l’effetto resta. Non è una suggestione sociologica ma un chiaro nesso politico.

La socialità come infrastruttura democratica

Il bar-tabac, come il bar di paese o il circolo in Italia, non è solo commercio. È una micro-istituzione civile: luogo di incontro non mediato, spazio di conversazione, presidio di riconoscimento reciproco. Quando chiude, non si perde solo un servizio; si spezza una trama di relazioni “deboli” ma continue, quelle che tengono aperta la società. Il Cepremap parla di “désocialisation politique”: meno relazioni, più solitudine; meno confronto, più risentimento.

Dal disagio sociale al voto di rottura

La politica paga questo vuoto. La protesta radicale diventa il linguaggio di chi non ha più luoghi in cui sentirsi parte. Non è un automatismo ideologico, ma una dinamica di abbandono percepito: quando scompaiono i presìdi della vita comune, cresce l’idea che le istituzioni siano lontane e indifferenti. L’estrema destra intercetta e semplifica quel sentimento, offrendo identità e colpevoli al posto di mediazioni e responsabilità condivise.

Una lezione che riguarda anche lItalia

Il messaggio è scomodo per tutti. Non basta invocare politiche redistributive se si lasciano morire i luoghi che rendono abitabile la democrazia. Ora, anche le aree interne, i piccoli comuni, i quartieri periferici italiani conoscono lo stesso processo: chiusura di bar, circoli, edicole; desertificazione relazionale; crescita della rabbia elettorale. Difendere la democrazia significa anche difendere i luoghi in cui essa si pratica ogni giorno.

C’è qui una lezione di metodo: la democrazia non vive solo di procedure, essendo fondamentale il senso di appartenenza e la partecipazione in un determinato contesto sociale. Ricostruirlo richiede politiche pubbliche mirate (fiscalità di prossimità, servizi condivisi, spazi civici), ma anche una leadership capace di vedere il Paese com’è, non come vorrebbe che fosse. Quando chiude il bar, non “apre” l’estrema destra per caso: entra dove la politica ha smesso di farsi presidio. E quel vuoto, prima o poi, presenta il conto.

Tajani: il governo manterrà l’attenzione sulle aree colpite da Harry

Roma, 3 feb. (askanews) – Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha assicurato che il governo manterrà alta l’attenzione sulle aree colpite dall’uragano Harry, parlando in un’intervista al quotidiano Il Messaggero pubblicata oggi dopo una missione in Sicilia.

“L’impegno del governo è fare in modo che i riflettori non si spengano. Non siamo venuti qui per fare passerelle, ma per indicare i primi passi concreti da fare. Lo abbiamo fatto con i massimi vertici di Ice, Simest, Sace e Cassa depositi e prestiti. L’obiettivo è essere pragmatici e concreti per risolvere i problemi”, ha detto Tajani.

Il ministro ha spiegato che alle imprese esportatrici è stato già offerto un primo pacchetto di aiuti e che il decreto nazionale arriverà prima della conclusione delle interlocuzioni con Bruxelles. “Per l’accesso al Fondo di solidarietà europeo sarà necessaria una relazione completa, con il rispetto di alcuni criteri, e un voto da parte del Parlamento dell’Unione europea. In questo caso serviranno alcuni mesi, mentre il decreto arriverà prima. Siamo già al lavoro sul testo”, ha aggiunto.Secondo Tajani, sarà necessario procedere a una stima puntuale dei danni, che potrebbero ammontare a diverse centinaia di milioni di euro. Ha inoltre riferito che tutti i ministeri stanno operando in coordinamento con il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci.

Nel dettaglio, Simest potrà garantire fino a 300 milioni di euro di ristori a favore delle aziende esportatrici danneggiate e delle imprese collegate alla filiera dell’export colpita dall’emergenza.

I Clinton testimonieranno alla Camera Usa sui rapporti con Epstein

Roma, 3 feb. (askanews) – L’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e la moglie Hillary Clinton hanno accettato di testimoniare sotto giuramento nell’inchiesta parlamentare sui rapporti con il finanziere Jeffrey Epstein, dopo mesi di scontro con il presidente repubblicano della commissione di vigilanza della Camera, James Comer. La decisione è arrivata di fronte alla minaccia di un imminente voto per perseguirli per oltraggio al Congresso, secondo quanto riferito dal New York Times.

Il portavoce della coppia, Angel Urena, ha scritto su X che “l’ex presidente e l’ex segretaria di Stato saranno presenti” e che intendono creare un precedente valido per tutti, replicando ai parlamentari che avevano chiesto la loro audizione per i legami passati tra Clinton ed Epstein.

In una email inviata a Comer, gli avvocati dei Clinton hanno indicato che i loro assistiti “si presenteranno a deposizioni in date concordate di comune accordo” e hanno chiesto l’abbandono delle procedure per oltraggio.

La testimonianza sarebbe senza precedenti: nessun ex presidente americano è comparso davanti al Congresso dal 1983, quando Gerald Ford intervenne in occasione delle celebrazioni per il bicentenario della Costituzione. Donald Trump, citato in giudizio nel 2022 dalla commissione che indagava sull’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, aveva invece tentato di bloccare la procedura in tribunale.

Fino all’ultimo i Clinton avevano cercato di negoziare. In una lettera inviata sabato a Comer, i legali di Bill Clinton avevano proposto un’audizione di quattro ore davanti all’intera commissione, offerta respinta dal deputato come “irragionevole”. Era stata inoltre avanzata la richiesta che Hillary Clinton si limitasse a una dichiarazione giurata, sostenendo che non avrebbe mai incontrato Epstein, ma anche questa opzione era stata bocciata.

La svolta è arrivata quando alcuni democratici della commissione hanno votato insieme ai repubblicani per procedere contro la coppia per oltraggio al Congresso: nove contro Bill Clinton e tre contro Hillary Clinton.

Bill Clinton ha sempre riconosciuto di aver conosciuto Epstein, morto in carcere nel 2019, ma ha negato di aver mai visitato la sua isola privata e ha sostenuto di aver interrotto ogni rapporto oltre vent’anni fa. Secondo i registri di volo, tuttavia, l’ex presidente avrebbe effettuato quattro viaggi internazionali a bordo del jet privato del finanziere tra il 2002 e il 2003.

Comer ha affermato che questo sviluppo consente di concentrare l’indagine sui rapporti tra Epstein e figure del Partito democratico, piuttosto che su quelli con l’attuale presidente o sulla gestione del dossier da parte dell’amministrazione in carica.

Ucraina, attacchi russi nella notte contro Kiev e altre città

Roma, 3 feb. (askanews) – Esplosioni hanno nuovamente squarciato il cielo della capitale ucraina Kiev poco dopo la mezzanotte, quando le forze russe hanno lanciato un attacco su larga scala combinando missili e droni, secondo quanto riferito dalle autorità locali. Altre città del paese, tra cui Kharkiv, Dnipro e Sumy, sono state anch’esse colpite. Lo riferisce oggi l’agenzia di stampa France Presse.

Il capo dell’amministrazione militare della capitale, Tymur Tkachenko, ha scritto su Telegram che diversi edifici residenziali, una scuola e un immobile commerciale sono stati danneggiati nei quartieri a est del fiume che attraversa la capitale. Il sindaco Vitali Klitschko ha aggiunto che un edificio che ospita una scuola materna ha preso fuoco e che una struttura non residenziale è stata colpita nella stessa zona. A Kharkiv, il sindaco Ihor Terekhov ha riferito di una serie di attacchi successivi con droni e missili. Il governatore regionale ha parlato di due feriti.

L’emittente pubblica Suspilne ha inoltre segnalato esplosioni a Dnipro, nel sud-est dell’Ucraina, e a Sumy, vicino al confine russo.

Elon Musk fonde Space X e xAI, obiettivo data center nello spazio

Roma, 2 feb. (askanews) – SpaceX ha acquisito xAI, ha annunciato lunedì l’azienda, fondendo due delle aziende più ambiziose di Elon Musk. “Questo non segna solo l’inizio di un nuovo capitolo, ma anche il prossimo libro della missione di SpaceX e xAI”, si legge in una dichiarazione sul sito web di SpaceX. La fusione – scrive Cnn – potrebbe essere vista come un’indicazione della liquidità di cui xAI ha bisogno per competere nel campo in rapida crescita dell’intelligenza artificiale, nonché dell’importanza della tecnologia per il futuro dell’esplorazione spaziale. “Gli attuali progressi nell’intelligenza artificiale dipendono da grandi data center terrestri, che richiedono enormi quantità di energia e raffreddamento”, ha scritto Musk in un post sul sito web di SpaceX. “L’unica soluzione logica è quindi quella di trasportare questi sforzi ad alta intensità di risorse in un luogo con grande potenza e spazio a disposizione”. Insomma nello spazio.

Calcio, risultati serie A: Roma al quinto posto

Roma, 2 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Udinese-Roma 1-0

Ventitreesima giornata: Lazio-Genoa 3-2, Pisa-Sassuolo 1-3, Napoli-Fiorentina 2-1, Cagliari-Verona 4-0, Torino-Lecce 1-0, Como-Atalanta 0-0, Cremonese-Inter 0-2, Parma-Juventus 1-4, Udinese-Roma 1-0, martedì 3 febbraio ore 20.45 Bologna-Milan.

Classifica: Inter 55, Milan 47, Napoli 46, Juventus 45, Roma 43, Como 41, Atalanta 36, Lazio, Udinese 32, Bologna 30, Sassuolo 29, Cagliari 28, Torino 26, Parma, Cremonese e Genoa 23, Lecce 18, Fiorentina 17, Pisa e Verona 14.

Ventiquattresima giornata: venerdì 6 febbraio ore 20.45 Verona-Pisa, sabato 7 febbraio ore 18 Genoa-Napoli, ore 20.45 Fiorentina-Torino, domenica 8 febbraio ore 12.30 Bologna-Parma, ore 15 Lecce-Udinese, ore 18 Sassuolo-Inter, ore 20.45 Juventus-Lazio, lunedì 9 febbraio ore 18.30 Atalanta-Cremonese, ore 20.45 Roma-Cagliari. 18 febbraio ore 20.45 Milan-Como.

Askatasuna, opposizioni non si fidano di Meloni: no a voto su risoluzione unitaria

Roma, 2 feb. (askanews) – Bocche cucite per lunga parte del pomeriggio, poi un sostanziale ‘no’, seppur in ordine sparso, è arrivato dalle opposizioni alla ‘mossa’ della premier Giorgia Meloni, seguita ai fatti di Torino. Una ‘mossa’ in cui era difficile non scorgere il tentativo di metterle in difficoltà, avendo peraltro la premier chiamato in causa direttamente la segretaria dem Elly Schlien.

Il governo, dopo un vertice a palazzo Chigi sulla sicurezza, ha invitato i gruppi di minoranza a una “stretta collaborazione istituzionale” dando mandato ai “capigruppo di maggioranza” di “proporre la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza”, in occasione dell’informativa prevista per domani nei due rami del Parlamento – ma probabilmente al Senato slitterà – del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nell’appello Meloni ha citato Schlein che ieri aveva telefonato alla premier per chiederle di evitare “strumentalizzazioni” (contro le accuse alla sinistra di ‘ambiguità’ con le frange violente).

Lo stop arriva prima da Avs, poi dal M5S con il presidente Giuseppe Conte, poi da +Europa. Il Pd è l’ultimo a rispondere all’invito, in serata. Una nota dei due capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia puntualizza come sia nel calendario della Camera che in quello del Senato è prevista una informativa, quindi “non si vota”, precisano. E per i dem sarà quello dell’informativa il contesto in cui ribadire “la netta condanna verso l’aggressione degli agenti a Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine”. Boccia e Braga ributtano la palla dall’altro lato del campo ribadendo il ‘no’ alla “strumentalizzazione politica su questo tema”. Anzi, aggiungono che “se il Governo intende approvare già mercoledi nuove misure già annunciate e propagandate in queste settimane, su di esse ci confronteremo nella sede opportuna che è il Parlamento, attraverso l’esame di un provvedimento di legge”.

La risoluzione unitaria “nessuno la conosce. Non è stata presentata e quindi non esiste”, aveva risposto secco, per primo, il leader Avs, Angelo Bonelli, annunciando che porterà “in tribunale” chi sostiene che Avs strizza l’occhio alle frange violente nei cortei. Netto anche il presidente M5S Giuseppe Conte. In un post sui social non chiudeva a una risoluzione eventuale purché con dei paletti ben precisi (a partire da maggiori risorse per l’organico delle forze dell’ordine) e premettendo di essere pronto a discutere solo di fronte ad una vera disponibilità del governo, “a fare le cose con serietà e responsabilità”, evitando “tattiche strumentali”.

Riccardo Magi di +Europa ironizzava invece sulla tempistica dell’appello “a poche ore dal Consiglio dei Ministri che deve varare l’ennesimo pacchetto sicurezza già deciso e annunciato nei contenuti dallo stesso esecutivo”. All’esponente radicale sembrava “evidente” che manca la “reale intenzione del governo di concordare” qualcosa con le opposizioni. Per Magi “si chiede solo carta bianca per una nuova stretta repressiva, accusando altrimenti le opposizioni di essere complici dei violenti”. Il tema, sottolineano tutte opposizioni, è cosa non ha funzionato nella gestione dell’ordine pubblico e nella prevenzione dei gravi fatti accaduti a Torino. A dover essere chiamato in causa per loro è l’operato del ministro dell’Interno e la gestione della piazza.

Intanto, dopo l’appello della premier Meloni, era partito un ‘balletto’ tra informativa (senza voto come da attuale calendario) o comunicazioni con voto su un testo. Un ‘balletto’ con la maggioranza intenzionata a presentare una risoluzione con una forte presa di posizione sui fatti di Torino votando, a maggioranza, in capigruppo, la sostituzione dell’informativa con le comunicazioni del ministro. Un ‘nodo’ questo, che si scioglierà non prima di domani.

Il decreto sicurezza: misure a tutela degli agenti e stretta sui coltelli. Si discute sul fermo preventivo

Roma, 2 feb. (askanews) – Tutela processuale per gli agenti, stretta sui coltelli e fermo preventivo per i manifestanti sospetti. Sono le tre norme del pacchetto sicurezza, inizialmente previste nel disegno di legge, che dovrebbero confluire nel decreto legge. Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati entrambi i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia. “Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”.

Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già oggi pomeriggio in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare.

C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

La Lega, in serata, esprime “grande soddisfazione per i passi in avanti” anche se nel decreto non sarà inserita la previsione di una “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente da Salvini per garantire la copertura di eventuali danni: “Sono state sollevate alcune obiezioni, ma su questo siamo pronti ad aprire il dibattito in Parlamento durante l’esame del ddl”, dicono fonti del partito di via Bellerio che domani si riunirà in consiglio federale a Milano per fare il punto, tra le altre cose, sul pacchetto sicurezza. Anche sulla cauzione Forza Italia frena: “E’ una misura complicata da attuare”, osserva Gasparri.

Tutela agenti e stretta coltelli nel Dl, braccio di ferro su fermo

Roma, 2 feb. (askanews) – Tutela processuale per gli agenti, stretta sui coltelli e fermo preventivo per i manifestanti sospetti. Sono le tre norme del pacchetto sicurezza, inizialmente previste nel disegno di legge, che dovrebbero confluire nel decreto legge. Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati entrambi i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia. “Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”.

Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già oggi pomeriggio in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare.

C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

La Lega, in serata, esprime “grande soddisfazione per i passi in avanti” anche se nel decreto non sarà inserita la previsione di una “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente da Salvini per garantire la copertura di eventuali danni: “Sono state sollevate alcune obiezioni, ma su questo siamo pronti ad aprire il dibattito in Parlamento durante l’esame del ddl”, dicono fonti del partito di via Bellerio che domani si riunirà in consiglio federale a Milano per fare il punto, tra le altre cose, sul pacchetto sicurezza. Anche sulla cauzione Forza Italia frena: “E’ una misura complicata da attuare”, osserva Gasparri.

La lente del Quirinale sul pacchetto sicurezza, Meloni lo vuole in Cdm. E "sfida" le opposizioni

Roma, 2 feb. (askanews) – Il tentativo resta quello di portare nel Consiglio dei ministri di mercoledì sia il decreto che il disegno di legge, per dare quel segnale sulla sicurezza che Giorgia Meloni ha messo tra le priorità del governo per il 2026 e che, dopo gli scontri di sabato a Torino, per la premier è diventato ancora più impellente. Se l’obiettivo sarà centrato e, cosa ci sarà nell’uno e nell’altro, dipende però anche dalle interlocuzioni che nelle prossime ore ci saranno tra palazzo Chigi e il Quirinale. Non da oggi il Colle ha acceso i riflettori sui criteri di “necessità e urgenza” delle misure che l’esecutivo vuole introdurre per decreto, ma Meloni vuole che arrivi al più presto un segnale forte, anche se l’invito è quello a fare norme che siano “inattaccabili”, sia dal punto di vista costituzionale che giuridico. Anche il disegno di legge, è stato il suo input, deve andare veloce.

Ed è stato proprio questo uno dei focus della riunione che Meloni ha presieduto in mattinata, con la partecipazione non solo dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (in collegamento dalla Sicilia, in parte ‘sostituito’ da Maurizio Gasparri), ma anche dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto e dei vertici delle forze armate.

Alla fine nel decreto ci dovrebbe essere la cosiddetta norma ‘anti-maranza’, con un giro di vite sulla vendita dei coltelli ai minori ma anche una sorta di scudo per le forze dell’ordine, in particolare con la previsione che non vi sia l’iscrizione d’ufficio nel registro degli indagati laddove sia ravvisabile “la sussistenza di una causa di giustificazione”, norma che per superare le obiezioni di costituzionalità dovrebbe valere per qualunque cittadino. Tutto il resto dovrebbe andare invece nel disegno di legge anche se la Lega insiste che nel provvedimento urgente ci sia anche il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, punto su cui però il Colle avrebbe già manifestato molte perplessità. Un tema insomma su cui sono in corso valutazioni e approfondimenti. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ipotizza piuttosto una “sorta di Daspo”. Perplessità degli azzurri ci sono anche sulla proposta tanto cara a Matteo Salvini del pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni. “C’è un tema – spiega Gasparri – di responsabilità oggettiva. E’ una misura complicata da attuare”.

Insomma, la quadra anche dentro il governo va ancora trovata. Ma il vertice convocato a palazzo Chigi è anche occasione per Giorgia Meloni per rispondere a distanza a Elly Schlein. La premier non avrebbe affatto gradito la sollecitazione fatta ieri dalla segretaria dem a non “strumentalizzare” i recenti fatti di cronaca. Da qui l’appello-sfida alle opposizioni, messa nero su bianco in una nota, a una “stretta collaborazione istituzionale” e a convergere su “una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana”. Sulla condanna delle violenze e il sostegno alle forze dell’ordine – avrebbe argomentato la presidente del Consiglio – è ora che Schlein passi dalle parole ai fatti. Una mossa che peraltro la premier mette in campo con la convinzione di far emergere ancora una volta le spaccature nel fronte delle minoranze. E’ possibile che un voto si tenga mercoledì in Senato, dove l’informativa già prevista sugli scontri di Torino di Piantedosi si potrebbe tasformare in una comunicazione, con conseguente presentazione di risoluzioni su cui l’aula sarebbe chiamata a esprimersi. Non è detto che altrettanto accada alla Camera dove il ministro dell’Interno è atteso domani pomeriggio.

Lente Colle su pacchetto sicurezza, Meloni lo vuole in Cdm. E ‘sfida’ opposizioni

Roma, 2 feb. (askanews) – Il tentativo resta quello di portare nel Consiglio dei ministri di mercoledì sia il decreto che il disegno di legge, per dare quel segnale sulla sicurezza che Giorgia Meloni ha messo tra le priorità del governo per il 2026 e che, dopo gli scontri di sabato a Torino, per la premier è diventato ancora più impellente. Se l’obiettivo sarà centrato e, cosa ci sarà nell’uno e nell’altro, dipende però anche dalle interlocuzioni che nelle prossime ore ci saranno tra palazzo Chigi e il Quirinale. Non da oggi il Colle ha acceso i riflettori sui criteri di “necessità e urgenza” delle misure che l’esecutivo vuole introdurre per decreto, ma Meloni vuole che arrivi al più presto un segnale forte, anche se l’invito è quello a fare norme che siano “inattaccabili”, sia dal punto di vista costituzionale che giuridico. Anche il disegno di legge, è stato il suo input, deve andare veloce.

Ed è stato proprio questo uno dei focus della riunione che Meloni ha presieduto in mattinata, con la partecipazione non solo dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani (in collegamento dalla Sicilia, in parte ‘sostituito’ da Maurizio Gasparri), ma anche dei sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, dei ministri Piantedosi, Nordio e Crosetto e dei vertici delle forze armate.

Alla fine nel decreto ci dovrebbe essere la cosiddetta norma ‘anti-maranza’, con un giro di vite sulla vendita dei coltelli ai minori ma anche una sorta di scudo per le forze dell’ordine, in particolare con la previsione che non vi sia l’iscrizione d’ufficio nel registro degli indagati laddove sia ravvisabile “la sussistenza di una causa di giustificazione”, norma che per superare le obiezioni di costituzionalità dovrebbe valere per qualunque cittadino. Tutto il resto dovrebbe andare invece nel disegno di legge anche se la Lega insiste che nel provvedimento urgente ci sia anche il fermo preventivo delle persone sospette per prevenire violenze in occasione dei cortei, punto su cui però il Colle avrebbe già manifestato molte perplessità. Un tema insomma su cui sono in corso valutazioni e approfondimenti. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ipotizza piuttosto una “sorta di Daspo”. Perplessità degli azzurri ci sono anche sulla proposta tanto cara a Matteo Salvini del pagamento di una cauzione per chi organizza manifestazioni. “C’è un tema – spiega Gasparri – di responsabilità oggettiva. E’ una misura complicata da attuare”.

Insomma, la quadra anche dentro il governo va ancora trovata. Ma il vertice convocato a palazzo Chigi è anche occasione per Giorgia Meloni per rispondere a distanza a Elly Schlein. La premier non avrebbe affatto gradito la sollecitazione fatta ieri dalla segretaria dem a non “strumentalizzare” i recenti fatti di cronaca. Da qui l’appello-sfida alle opposizioni, messa nero su bianco in una nota, a una “stretta collaborazione istituzionale” e a convergere su “una risoluzione unitaria in tema di sicurezza, che potrebbe essere votata già questa settimana”. Sulla condanna delle violenze e il sostegno alle forze dell’ordine – avrebbe argomentato la presidente del Consiglio – è ora che Schlein passi dalle parole ai fatti. Una mossa che peraltro la premier mette in campo con la convinzione di far emergere ancora una volta le spaccature nel fronte delle minoranze. E’ possibile che un voto si tenga mercoledì in Senato, dove l’informativa già prevista sugli scontri di Torino di Piantedosi si potrebbe tasformare in una comunicazione, con conseguente presentazione di risoluzioni su cui l’aula sarebbe chiamata a esprimersi. Non è detto che altrettanto accada alla Camera dove il ministro dell’Interno è atteso domani pomeriggio.

Olimpiadi Milano-Cortina, Mattarella: rispettare la tregua, tacciano le armi

Milano, 2 feb. (askanews) – “Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza. È rispetto per l’altro. Sfida ai limiti propri: è libertà di progredire. Lo sport è incontro in pace: testimonia fraternità nella lealtà della competizione con altri. È il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita. Chiediamo – con ostinata determinazione – che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione della 145 Sessione del Cio al Teatro alla Scala.

“Le Olimpiadi sono opportunità di incontro e di conoscenza, come ha ricordato il presidente Malagò. Che gli atleti, i tecnici, i dirigenti di oltre novanta Paesi si ritrovino insieme è circostanza che non si limita alla dimensione sportiva. È un grande evento globale che lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Le guerre, le lacerazioni alla serenità della vita internazionale, gli squilibri, le sofferenze recano oscurità e feriscono le coscienze dei popoli”, ha sottolineato Mattarella. Osservando che “lo sport ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali. I Giochi sono uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca. ‘Dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo’ diceva Martin Luther King. Da Milano e Cortina, da Bormio a Livigno, da Anterselva, dalla Val di Fiemme, da Verona – che ospiterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi – lo sport si proporrà come veicolo di questa speranza. Speranza che accomuna i popoli di tutti i Continenti”, ha concluso sul punto il Capo dello Stato.

Mit: nuova finestra sul fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche

Roma, 2 feb. (askanews) – È aperta una nuova finestra temporale per l’accesso al Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche. Dal primo al 28 febbraio 2026, le Stazioni Appaltanti possono presentare le istanze di accesso al Fondo relative alle lavorazioni eseguite, contabilizzate e annotate dal Direttore dei lavori nel libretto delle misure nel periodo compreso tra il 1° giugno 2025 e il 31 dicembre 2025. Lo comunica il ministro di Infrastrutture e trasporti.

Come per la prima finestra temporale, aperta nel luglio 2025, le modalità operative e le condizioni di accesso al Fondo sono disciplinate dal decreto n. 106 dell’8 maggio 2025. L’istanza di accesso alle risorse del Fondo deve essere inserita, a pena di esclusione, sulla piattaforma dedicata (https://adeguamentoprezzi.mit.gov.it).

Le richieste compilate sulla piattaforma, conclude il Mit con una nota, devono essere scaricate, firmate digitalmente dal legale rappresentante (o da un delegato) della Stazione Appaltante e trasmesse all’apposito indirizzo PEC (adeguamentoprezzi.dgespa@pec.mit.gov.it) entro i termini previsti per la finestra temporale di riferimento, a pena di esclusione.

Milano-Cortina, Mattarella: rispettare tregua, tacciano le armi

Milano, 2 feb. (askanews) – “Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza. È rispetto per l’altro. Sfida ai limiti propri: è libertà di progredire. Lo sport è incontro in pace: testimonia fraternità nella lealtà della competizione con altri. È il contrario di un mondo dove prevalgono barriere e incomunicabilità. Si contrappone alla violenza che, da chiunque praticata, genera altra violenza, calpesta la dignità umana, opprime i popoli e ne fa arretrare la qualità di vita. Chiediamo – con ostinata determinazione – che la tregua olimpica venga ovunque rispettata. Che la forza disarmata dello sport faccia tacere le armi”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione della 145 Sessione del Cio al Teatro alla Scala.

“Le Olimpiadi sono opportunità di incontro e di conoscenza, come ha ricordato il presidente Malagò. Che gli atleti, i tecnici, i dirigenti di oltre novanta Paesi si ritrovino insieme è circostanza che non si limita alla dimensione sportiva. È un grande evento globale che lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Le guerre, le lacerazioni alla serenità della vita internazionale, gli squilibri, le sofferenze recano oscurità e feriscono le coscienze dei popoli”, ha sottolineato Mattarella. Osservando che “lo sport ha una grande forza nel mondo delle comunicazioni globali. I Giochi sono uno strumento coinvolgente per invocare pace e comprensione reciproca. ‘Dobbiamo essere la pace che desideriamo vedere nel mondo’ diceva Martin Luther King. Da Milano e Cortina, da Bormio a Livigno, da Anterselva, dalla Val di Fiemme, da Verona – che ospiterà la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi – lo sport si proporrà come veicolo di questa speranza. Speranza che accomuna i popoli di tutti i Continenti”, ha concluso sul punto il Capo dello Stato.

Petrolio accentua i cali, barile Wti cede oltre il 5% sotto 62 dollari

Roma, 2 feb. (askanews) – Continua ad accentuarsi la correzione ribassista dei prezzi del petrolio. A New York il barile di West Texas Intermediate cade di oltre il 5% a 61,83 dollari, dopo che lo scenario di una possibile imminente operazione Usa sull’Iran e si è allontanato mentre si materializza un dialogo tra rappresentanti di Washington e Teheran. Il barile di Brent, il greggio del mare del Nord, che la scorsa settimana aveva superato i 70 dollari, cade nel 4,76% a 66,02 dollari.

Usa-India, Trump: Modi ha accettato di non comprare più petrolio russo

Roma, 2 feb. (askanews) – “È stato un onore parlare questa mattina con il primo ministro Modi, dell’India. È uno dei miei più grandi amici e un leader potente e rispettato del suo Paese. Abbiamo parlato di molte cose, tra cui il commercio e la fine della guerra tra Russia e Ucraina”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul proprio profilo Truth.

Modi, secondo quanto riferisce Trump, “ha accettato di smettere di acquistare petrolio russo e di comprare molto di più dagli Stati Uniti e, potenzialmente, dal Venezuela. Ciò contribuirà a FERMARE LA GUERRA in Ucraina, che è in corso in questo momento, con migliaia di persone che muoiono ogni settimana!”.

“Per amicizia e rispetto per il primo ministro Modi e, su sua richiesta, con effetto immediato abbiamo concordato un accordo commerciale tra Stati Uniti e India, in base al quale gli Stati Uniti applicheranno una tariffa reciproca ridotta, portandola dal 25% al 18%. Anche loro procederanno a ridurre le loro barriere tariffarie e non tariffarie verso gli Stati Uniti, fino a ZERO”, ha specificato Trump.

“Il primo ministro si è anche impegnato a ‘COMPRARE AMERICANO’ a un livello molto più alto, oltre a 500 MILIARDI DI DOLLARI in energia, tecnologia, prodotti agricoli, carbone e molti altri prodotti statunitensi”, ha continuato il leader statunitense, spiegando che “la nostra straordinaria relazione con l’India sarà ancora più forte in futuro”. “Il primo ministro Modi e io siamo due persone che PORTANO A TERMINE LE COSE, qualcosa che non si può dire per molti”, ha concluso il presidente Trump.

E dal canto, su X, il primo ministro indiano Narendra Modi scrive che “è stato meraviglioso parlare oggi con il mio caro amico, il presidente Trump. Sono lieto che i prodotti Made in India beneficeranno ora di una tariffa ridotta al 18%. Un grande ringraziamento al presidente Trump, a nome degli 1,4 miliardi di indiani, per questo straordinario annuncio”, ha scritto. “Quando due grandi economie e le più grandi democrazie del mondo lavorano insieme, ne traggono beneficio i nostri popoli e si aprono enormi opportunità di cooperazione reciprocamente vantaggiosa”, ha spiegato Modi. “La leadership del presidente Trump è fondamentale per la pace, la stabilità e la prosperità globali. L’India sostiene pienamente i suoi sforzi per la pace”, ha proseguito Modi, aggiungendo che “non vedo l’ora di lavorare a stretto contatto con lui per portare la nostra partnership a livelli senza precedenti”.

Sicurezza, Conte: se Meloni vuole ascoltarci davvero noi siamo pronti

Roma, 2 feb. (askanews) – “Il Governo adesso vuole davvero ascoltare le nostre proposte? È davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali? Se sì, noi ci stiamo e siamo disponibili a verificarlo”. Così, in un post su Facebook, il presidente M5S Giuseppe Conte, dopo la proposta del governo Meloni di firmare una risoluzione unitaria dopo i fatti di Torino.

Questi i paletti di Conte: “Siamo pronti a condividere subito una risoluzione che impegni il governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state, a partire da maggiori investimenti per sopperire alle carenze di organico nelle forze dell’ordine e più fondi per rendere sicure le nostre città. E poi una norma che renda perseguibili d’ufficio, quindi senza che sia necessaria una querela da parte della vittima, reati odiosi che creano allarme sociale. Questo è ciò di cui le persone hanno bisogno”.

“E auspichiamo che sulla nostra proposta possa esserci la convergenza di tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione”, sottolinea il presidente Cinque Stelle.

Sicurezza, Gasparri: provvedimenti in Cdm di questa settimana

Roma, 2 feb. (askanews) – “I provvedimenti che il governo sta mettendo a punto” sulla sicurezza verranno “esaminati dal Consiglio dei ministri previsto questa settimana”. Lo ha detto il presidente dei senatori di Fi, Maurizio Gasparri, lasciando palazzo Chigi dopo il vertice.

“I fatti di Torino hanno dimostrato che c’è un’organizzazione – ha aggiunto – che già c’era in realtà ma che ha manifestato la sua virulenza e quasi diventando un fatto di terrorismo di fronte al quale il Paese, per richiesta diffusa di tutti i cittadini, e condanna, che noi riteniamo sia sincera di tutte le forze politiche, induce a delle iniziative ulteriori nel solco della nostra tradizione giuridica, nel rispetto dei principi costituzionali ma con l’obiettivo di un’azione sempre più efficace”.

Strage di Crans-Montana, Mattarella ha incontrato i genitori di Chiara Costanzo

Roma, 2 feb. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha incontrato in prefettura a Milano i genitori di Chiara Costanzo, deceduta nell’incendio di Crans Montana.

Questa mattina Mattarella aveva fatto visita ai ragazzi feriti ricoverati all’ospedale Niguarda. “Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”: ha detto il Presidente della Repubblica, ai genitori dei ragazzi ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. Ai medici del Niguarda che curano i ragazzi sopravvissuti alla strage Mattarella ha rivolto un ringraziamento: “Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto in questa circostanza”. Mattarella ha poi concluso la visita con un breve giro nel reparto.

Terna e Comune di Firenze: al via demolizione tralicci

Firenze, 2 feb. (askanews) – Terna ha avviato la rimozione dei sostegni elettrici previsti nel Comune di Firenze, con la demolizione di un traliccio in un’area prossima all’Ospedale San Giovanni di Dio.

L’intervento, svolto alla presenza dell’Assessora all’Urbanistica e Decoro urbano del Comune di Firenze, Caterina Biti e del Responsabile del Dipartimento Trasmissione Centro-Nord di Terna, Gilberto Ricci, dà il via a una prima fase che prevede la rimozione di 2 km di collegamenti aerei, per un totale di 7 sostegni.

L’attività, resa possibile dalla precedente realizzazione di nuove linee in cavo interrato, rientra nel piano di ammodernamento della rete elettrica dell’area metropolitana di Firenze. Per la società guidata da Giuseppina Di Foggia si tratta di un investimento di oltre 45 milioni di euro

Dopo il primo ciclo di demolizioni, Terna ha programmato, a partire dalla primavera 2026, tre ulteriori interventi che coinvolgeranno anche il Comune di Scandicci e il Comune di Impruneta per rimuovere altri 12 km di linee elettriche aeree e 61 sostegni.

A conclusione dell’intero programma di demolizioni, sarà possibile restituire al territorio circa 50 ettari oggi occupati da infrastrutture. Inoltre, la dismissione dei tralicci consentirà il recupero di significativi quantitativi di materiali, tra cui circa 200 tonnellate di ferro e 40 tonnellate di conduttori e corde di guardia che saranno avviati a riutilizzo.

Milano-Cortina, primo caso di doping alle Olimpiadi: positiva la biatleta azzurra Rebecca Passler

Roma, 2 feb. (askanews) – A quattro giorni dalla cerimonia di apertura, primo caso di doping tra gli atleti di Milano-Cortina. L’azzurra Rebecca Passler, biatleta classe 2001, è stata trovata positiva a un controllo fuori competizione. La sostanza trovata è il letrozolo, un farmaco usato prevalentemente in casi oncologici ma che può essere anche adoperato per ridurre il livello di estrogeni. Ventiquattro anni, di Anterselva, Rebecca Passler ha vinto diverse medaglie a livello giovanile. Il padre Johann vinse la prima medaglia del biathlon azzurro, bronzo a Calgary 1988.

Milano-Cortina, doping: positiva la biatleta azzurra Rebecca Passler

Roma, 2 feb. (askanews) – A quattro giorni dalla cerimonia di apertura, primo caso di doping tra gli atleti di Milano Cortina. L’azzurra Rebecca Passler, biatleta classe 2001, è stata trovata positiva a un controllo fuori competizione. La sostanza trovata è il letrozolo, un farmaco usato prevalentemente in casi oncologici ma che può essere anche adoperato per ridurre il livello di estrogeni. Ventiquattro anni, di Anterselva, Rebecca Passler ha vinto diverse medaglie a livello giovanile. Il padre Johann vinse la prima medaglia del biathlon azzurro, bronzo a Calgary 1988.

Calcio, ad Antonio Conte la panchina d’oro della stagione 2024-2025

Roma, 2 feb. (askanews) – Si è tenuta a Coverciano la cerimonia che ha introdotto l’assegnazione della Panchina d’Oro, prestigioso riconoscimento che viene conferito dall’AIA agli allenatori migliori d’Italia, votati dai colleghi di Serie A, Serie B e Serie C. Nel massimo campionato il premio è stato vinto da Antonio Conte del Napoli con 20 voti su 47 davanti a Gian Piero Gasperini delle Roma, ex Atalanta, con 6 e Cesc Fabregas del Como con 4. Altri 17 invece sono andati ad altri tecnici.

In Serie B è stato invece Giovanni Stroppa, ora al Venezia e lo scorso anno alla Cremonese, a essere nominato come migliore della categoria. In Serie C il riconoscimento invece è andato a Fabio Gallo del Vicenza, che ha condotto alla Serie B la Virtus Entella nella stagione 2024-2025. Infine la Panchina d’Oro della Serie A femminile è andata a Massimiliano Canzi, quella di Serie B femminile invece ad Antonio Cincotta, che ha speso delle parole per Rocco Commisso: “Avrei voluto vincere un trofeo con le ragazze per dedicarlo a lui ma gli dedico la panchina d’oro”.

Infine Panchina d’Oro speciale per Enzo Maresca, adesso senza squadra, ma in grado di vincere Conference League e Mondiale per Club con il Chelsea. L’allenatore italiano è stato sicuramente il primo in grado di risollevare i Blues dopo anni difficili, riportandoli in Champions League.

Sondaggio: il 90% degli ucraini favorevole a colpire il territorio russo

Roma, 2 feb. (askanews) – Il 90% ritiene che l’Ucraina dovrebbe colpire il territorio russo, mentre l’80% ritiene che, oltre agli obiettivi militari, l’Ucraina dovrebbe colpire anche altri obiettivi (un aumento rispetto al 52% di febbraio 2023), riferisce un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS), condotto dal 23 al 29 gennaio 2026.

Secondo Anton Hrushetskyi, Direttore esecutivo dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev (KIIS), a fine gennaio 2026, la campagna russa di attacchi su larga scala contro le centrali elettriche ucraine e i tentativi di gettare la popolazione nell’oscurità e nel freddo non hanno avuto un impatto significativo sul sentimento pubblico. “Non osserviamo un aumento del sostegno alla ‘pace a qualsiasi condizione’ (in particolare, non lo osserviamo nella capitale, che è stata un bersaglio privilegiato degli attacchi a gennaio). Al contrario, vediamo che la volontà di proseguire la resistenza rimane nella maggioranza della popolazione, e la maggioranza sostiene anche la missione di colpire la Russia”, ha precisato il direttore ucraino. A tal proposito, il sondaggio specifica che il 52% degli intervistati ritiene categoricamente inaccettabile il passaggio dell’intero Donbass sotto il controllo russo in cambio di garanzie di sicurezza, mentre la maggioranza degli ucraini (65%) continua a dire di essere pronta a sopportare la guerra per tutto il tempo necessario.

ZEISS a MIDO annuncia prime lenti sui principi delle neuroscienze

Milano, 2 feb. (askanews) – Vedere bene incide profondamente sulla qualità della vita quotidiana: non significa solo mettere a fuoco le immagini, ma sentirsi più concentrati e presenti. In altre parole, stare bene. È proprio in risposta a questo scenario che ZEISS ha scelto di presentare in anteprima a MIDO 2026, il più grande evento internazionale dedicato all’eyewear in corso a Fiera Milano, le sue più recenti innovazioni. Abbiamo parlato con Roberta Celin – Communication Manager di ZEISS Vision Care:

“Le novità si alternano tra area lenti e area strumentazione a disposizione per l’ottico per individuare, per monitorare i parametri principali e davvero crediamo di riuscire ad avere un’offerta che possa fare la differenza, basata sull’innovazione in primis e basata anche su una responsabilità sociale, perché tutti i nostri processi produttivi, piuttosto che tutte le nostre scelte, sono comunque scelte fatte con un occhio di attenzione sia l’ambiente sia la responsabilità sociale”.

Protagonista in fiera ZEISS ClearMind: una nuova generazione di lenti per l’uso quotidiano progettata per offrire una visione estremamente nitida e, allo stesso tempo, aiutare a ridurre il carico cognitivo, con un impatto positivo sulla concentrazione e sul benessere complessivo della persona. È poi intervenuto Marco Locatelli – Product Manager Lenses ZEISS Vision Care:

“Le lenti ClearMind si basano su una tecnologia chiamata NeuroOptics Technology che tiene in considerazione il carico cognitivo. Abbiamo eseguito degli studi scientifici sul carico cognitivo sfruttando degli elettroencefalogrammi e anche degli eye tracker per la verifica dei movimenti oculari che ci hanno permesso di ridisegnare la superficie della lente e quindi andare a intervenire su tutte quelle aree di aberrazione, aree esterne alla zona funzionale che possono andare a causare difficoltà di visione o anche affaticamento a livello cognitivo”.

Le novità presentate a MIDO 2026 raccontano l’impegno continuo di ZEISS nel trasformare la tecnologia in un alleato concreto del benessere quotidiano.

Askatasuna, Nordio: repressione immediata e severa senza indulgenze

Roma, 2 feb. (askanews) – “Bisogna essere chiari, bisogna intervenire con una repressione che sia immediata, adeguata e severa: ha ragione la nostra premier Meloni a dire che ora spetta alla magistratura dimostrare, in piena autonomia e indipendenza, che la legge va rispettata senza se, senza ma e senza indulgenze”. Lo ha detto Carlo Nordio, ministro della Giustizia a 24 Mattino su Radio 24 sui fatti di Torino.

“Purtroppo, il diritto penale deve adeguarsi alla mutevolezza dei tempi e delle circostanze. In questo decreto – che ripeto sarà in discussione, o questo disegno di legge che sarà in discussione – alcune sanzioni penali vengono degradate a quelle amministrative, che vengono ritenute più efficaci e di più immediata applicazione. Per intenderci – ha continuato – invece di prevedere un arresto che poi si risolve in una pena sospesa, erogare una sanzione amministrativa di parecchie migliaia di euro, magari anche ai genitori dei minori violenti potrebbe essere più efficace. Il diritto penale segue l’evoluzione delle cose. Abbiamo introdotto il femminicidio perché in questi anni vi è stata una recrudescenza, anzi un’esplosione di questo tipo di dati. Abbiamo introdotto il reato di occupazione fraudolenta e abusiva, cosa che negli anni precedenti non c’era, per tutelare le persone più deboli e magari anche quelle senza casa che se la trovavano occupata. Adesso ci troviamo di fronte a queste manifestazioni. Io sono abbastanza anziano, anche come ex magistrato, per ricordarmi gli anni ’70, quando si è iniziata questa opera di legittimazione delle forze dell’ordine contro le aggressioni alle forze dell’ordine. Io ricordo il nome di un agente, si chiamava Annarumma, che è stato ucciso addirittura durante una di queste manifestazioni. E da lì è cominciata tutta una legislazione in un certo senso anche preventiva e repressiva, che però è stata tardiva, perché infatti dopo un po’ sono esplosi i terrorismi delle Brigate Rosse, di Prima Linea e di altre formazioni del marxismo-leninismo violento. Quindi, naturalmente, con equilibrio e anche con proporzione questa necessità è imposta dalla natura delle cose”.

Poi sulle similitudini con gli anni ’70, il ministro ha così risposto: “No, questo no perché all’epoca vi era una fortissima ideologizzazione da parte di queste bande, che vorrei ricordare peraltro l’estrema sinistra chiamava compagni che sbagliano. Oggi questo fanatismo politico ed ideologico non c’è però vi è sempre quello che c’era 50 anni fa, ovvero un odio profondo verso la civiltà occidentale, verso i regimi liberali e democratici che si esplica con questa violenza indiscriminata che può avere ora per oggetto la TAV o il ponte di Messina, speriamo non abbia le Olimpiadi ma comunque è una violenza fine a sé stessa per dimostrare questo odio inestinguibile verso la democrazia”, ha concluso.

Frana di Niscemi, le misure di sostegno coordinate dalla Farnesina

Roma, 2 feb. (askanews) – Dopo degli eventi di natura calamitosa che hanno gravemente colpito le regioni Sicilia, Calabria e Sardegna nel gennaio 2026, su impulso del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, la Farnesina sta coordinando un pacchetto di misure a sostegno delle aziende esportatrici o appartenenti alla filiera export, volte a compensare i danni subiti e favorire una pronta ripresa dell’attività verso l’estero. Tali misure potranno essere valorizzate in occasione della visita del VP/Ministro degli Esteri nelle regioni Sicilia, Calabria e Sardegna, prevista per lunedì 2 febbraio 2026.

Misure Ice. Le misure che Ice potrebbe mettere in campo, condizionate all’approvazione da parte del Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia, sarebbero valide per un anno e sarebbero rivolte a imprese di tutti i settori con sedi operative/produttive nelle aree alluvionate e prevedrebbero: Partecipazione gratuita a fiere, mostre e manifestazioni Ice in Italia e all’estero (un modulo espositivo per azienda); Accesso gratuito ad attività promozionali come workshop e incoming (una postazione per iniziativa); Promozione gratuita su piattaforme di e-commerce internazionali e azioni pubblicitarie speciali sui marketplace esteri gestiti da Ice; Gratuità dei servizi Ice, con alcune esclusioni (es. consulenza avanzata, business tour, servizi formativi specifici).

Sarebbero inoltre previste, d’intesa con le Regioni, iniziative di internazionalizzazione dedicate (incoming operatori esteri, missioni imprenditoriali, workshop, formazione online), con un budget massimo di 1,5 milioni di euro per ciascuna Regione.

Le aziende che volessero avvalersi di tali misure di sostegno dovrebbero presentare autocertificazione attestante operatività nell’area colpita, attività al momento dell’evento, danni subiti e consapevolezza delle responsabilità penali in caso di dichiarazioni false.

Il tetto di spesa complessivo sarebbe di 15 milioni di euro per le tre Regioni.

Eventuali quote già versate dalle imprese sarebbero rimborsate. Per rendere operativa tale misura, è necessaria l’approvazione da parte del Consiglio d’Amministrazione dell’Agenzia.

Misure Simest – finanza agevolata e ristori D’intesa con Simest, il Maeci sta predisponendo specifici strumenti di finanza agevolata e contributi a fondo perduto. In particolare: 1. Ristori Contributi a fondo perduto, il cui ammontare è in via di definizione, per l’erogazione di ristori alle imprese esportatrici delle aree colpite, volti a indennizzare le perdite subite, sia materiali (ad esempio danni diretti a immobili, attrezzature, macchinari, scorte), che di reddito, dovute alla sospensione totale o parziale delle attività. In linea con i precedenti ristori (predisposti a seguito delle alluvioni in Emilia Romagna e Toscana nel 2023), la misura potrà essere aperta a tutte le imprese esportatrici (con eccezione di quelle operanti nei settori dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca) – con un fatturato estero minimo del 3% – e a tutte le imprese con un fatturato realizzato per almeno il 10% del totale verso una o più imprese esportatrici.

Per rendere operativa tale misura, è necessaria l’adozione di una norma primaria.

2. Condizioni agevolate Fondo 394 Alle imprese colpite dagli eventi climatici potranno essere riservate condizioni particolarmente agevolate per l’accesso allo strumento “Transizione digitale ed ecologica”, a valere sulle risorse del Fondo 394.

In particolare, sarà possibile destinare il 90% del finanziamento a spese per il rafforzamento patrimoniale, oltre al 10% di quota a fondo perduto.

Per rendere operativa tale misura, è sufficiente una delibera del Comitato Agevolazioni.

3. Esenzione da garanzie e sospensione pagamenti Le imprese potranno avere la possibilità di chiedere l’esenzione dalla prestazione di garanzie sulle domande di finanziamento agevolato, entro termini temporali in via di definizione.

Contemporaneamente, SIMEST attiverà la possibilità di chiedere la sospensione, anche in questo caso entro termini in via di definizione, dei pagamenti in quota capitale e interessi sui finanziamenti in essere a valere sul Fondo 394.

Per l’esenzione dalle garanzie è necessaria una norma primaria, mentre per la sospensione dei pagamenti è sufficiente una delibera del Comitato Agevolazioni. Per la frana di Niscemi, Sace sta predisponendo misure emergenziali, con una durata temporale fino al 30 giugno 2026: 1. Posticipo del pagamento dei premi per le polizze di Credito Fornitore.

2. Proroghe gratuite dei termini delle coperture assicurative (di sei mesi) verso clienti esteri.

3. Favorire la concessione di moratorie (fino a 12 mesi) sui finanziamenti assistiti da Garanzia SACE in favore delle aziende con sede legale su territorio colpito dagli eventi alluvionali.

Contestualmente, SACE fornirà assistenza alle aziende con un call center dedicato.

Una volta ottenuta l’autorizzazione da parte del MEF (già richiesta da Sace), la misura potrà essere operativa.

Misure Cdp CDP potrà attivare misure di ristoro sotto forma di credito d’imposta, di importo pari al danno subito (previa certificazione dello stesso da parte del Mef). Tale credito costituisce un diritto certo verso lo Stato ed è utilizzabile in compensazione fiscale nel tempo oppure cedibile. In questo secondo caso, il beneficiario può cedere il credito d’imposta a una banca, che lo utilizza come base per erogare un finanziamento, anticipando liquidità immediata al soggetto colpito. La banca eroga un finanziamento di medio-lungo periodo (anche con durate fino a 20-25 anni) e il rimborso del capitale e degli interessi è sostenuto, in via sostanziale, dal valore del credito d’imposta riconosciuto, che la banca recupera nel tempo tramite compensazione fiscale.

In questo quadro, Cdp stipula una convenzione con Abi per attivare uno specifico plafond dedicato e mette a disposizione provvista alle banche aderenti, che operano sul territorio. Le singole banche sottoscrivono con CDP una convenzione/contratto quadro, che consente loro di accedere alla liquidità CDP nell’ambito del plafond e di finanziare i beneficiari finali.

Per lo Stato, il meccanismo consente di spalmare nel tempo l’onere dell’intervento pubblico, che si manifesta come minori entrate fiscali distribuite su più anni, evitando un esborso immediato di cassa e attivando al contempo la leva del sistema bancario e di Cdp.

Per rendere operativa tale misura, è necessaria l’adozione di una norma primaria, definita dal MEF, che individui i soggetti beneficari (imprese e/o cittadini), le tipologie di danno ammissibili, l’ammontare del ristoro riconoscibile, le modalità di utilizzo e cessione del credito d’imposta.

Frana di Niscemi, Tajani: ristori in tempi brevissimi

Palermo, 2 feb. (askanews) – “Siamo con Ice, Simest, Sace, Cassa depositi e prestiti e Cassa depositi e prestiti Venture Capital, per presentare una serie di iniziative che intendiamo trasformare in aiuti concreti alle imprese siciliane colpite dalle alluvioni” e “per fare in modo che i ristori possano essere anche assegnati in tempi brevissimi”. Lo ha assicurato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani giunto a Palermo per incontrare gli imprenditori locali in seguito al maltempo che ha colpito la regione.

L’importante, ha aggiunto Tajani, “è far ripartire le attività produttive, tutte quelle imprese che danno lavoro e devono essere messe nelle condizioni di poter ripartire”, ha aggiunto.

“Questo è l’impegno – ha concluso Tajani – il Governo seguirà attentamente, siamo qui a disposizione non soltanto nei giorni in cui ci sono i riflettori accesi sul disastro naturale che ha colpito la Sicilia in modo particolare perché è la regione più colpita”. L’invito è affinché “i riflettori siano accesi anche nelle settimane e nei mesi successivi”.

Draghi: Ue richia di ritorvarsi divisa, subordinata e deindustrializzata

Roma, 2 feb. (askanews) – Si sta delineando “un futuro in cui l’Europa rischia di diventare contemporaneamente divisa, subordinata e deindustrializzata. E una Europa che non riesce a difendere i suoi interessi, non potrà preservare a lungo i suoi valori”. Lo ha affermato Mario Draghi, già presidente del Consiglio italiano e della Bce, nella sua lectio magistralis a Lovanio, in Belgio in occasione del conferimento di una laurea honoris causa.

“Ci troviamo davanti a degli Stati Uniti che, quantomeno nella loro postura attuale, mettono enfasi sui costi che si sono sobbarcati ignorando i benefici che hanno ottenuto”, che impongono dazi sull’Europa, “che minacciano i nostri interessi territoriali e che, per la prima volta, dicono in maniera esplicita che vedono una Europa frammentata come una cosa che va nel loro interesse”.

Al tempo stesso la Cina “controlla snodi critici delle catene di approvvigionamento globali e mostra di voler sfruttare questa leva, costringendo gli altri a sopportare il peso dei quoi squilibri”.

Di fronte a questo quadro, Draghi ha rilanciato la sua idea di quello che ha chiamato “federalismo pragmatico”.

“Pragmatico – ha detto – perché dobbiamo muovere i passi che al momento sono possibili, con i partner che sono disponibili a farli e sui settori in cui possono essere compiuti progressi. Ma federalismo perché la meta conta. L’azione comune e l’interesse reciproco creati devono diventare le fondamenta per istituzioni con veri poteri decisionali – ha sostenuto Draghi -: istituzioni in grado di agire in maniera risoluta in tutte le circostanze”.

Un approccio di questo tipo ci farebbe uscirebbe “dallo stallo in cui ci troviamo adesso e lo faremmo senza vederci subordinati a chicchesia. Gli Stati aderiscono. La porta resta aperta da altri, ma non a quelli che minerebbero lo scopo comune”.

Calcio, il Verona esonera Zanetti, D’Aversa in pole

Roma, 2 feb. (askanews) – L’Hellas Verona ha ufficializzato l’esonero del tecnico Paolo Zanetti. In attesa di individuare il nuovo allenatore, a dirigere l’allenamento in programma nel pomeriggio sarà Paolo Sammarco, tecnico della formazione Primavera. Fatali a Zanetti gli ultimi risultati, con la squadra che prima nel match interno con l’Udinese e poi a Cagliari sabato scorso è parsa allo sbando e rassegnata. I gialloblù sono ultimi in classifica con il Pisa, a quota 14 punti, a quattro lunghezze dal Lecce quart’ultimo. Tra i possibile successori di Zanetti, Roberto D’Aversa. Il comunicato: “Hellas Verona FC comunica di aver sollevato Paolo Zanetti dall’incarico di allenatore della prima squadra. Il club gialloblù ringrazia mister Zanetti e il suo staff per il lavoro svolto nell’ultima stagione e mezza e augura a loro il meglio per il prosieguo delle carriere professionali. L’allenamento odierno sarà diretto dal tecnico della Primavera Paolo Sammarco” si legge sulle pagine del sito del Verona.