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Commercio digitale: 993 miliardi di euro per il sistema Italia

Roma, 24 giu. (askanews) – L’e-commerce e il retail digitale sono il motore di una filiera complessa che unisce processi B2B e B2C e si conferma una leva centrale per la crescita economica e la competitività dell’Italia. Il valore economico complessivo generato è di 993 miliardi di euro. È questo il quadro emerso a Roma in occasione di “Digital Value Chain Impact”, l’evento organizzato da Netcomm presso lo Spazio Esperienza Europa

Le parole di Roberto Liscia, Presidente di Netcomm:” Per far crescere questo settore, che di fatto favorisce l’innovazione e la competitività e l’export del Paese, bisogna riconoscere da parte di tutti che l’e-commerce è diventata una struttura industriale, una piattaforma di commercio in cui tutti gli attori sono fra di loro correlati e legati. Per far questo è necessaria una politica che da un lato faciliti l’innovazione delle imprese, quindi strutture e strategie di supporto fiscale e finanziario soprattutto alle piccole imprese, e dall’altro bisogna in qualche misura superare il gap di competenze”

In occasione dell’evento è stata presentata la nuova ricerca “Il contributo della Rete del valore digitale alla competitività del sistema Italia”, realizzata da Netcomm in collaborazione con Nomisma.

L’intervista di Andrea Bontempi, direttore generale di Nomisma: “Noi abbiamo provato a misurare l’impatto di tutta la filiera e diciamo questo, il fatturato dell’e-commerce in Italia è stato stimato in 178 miliardi. Questo fatturato è un po’ come il sasso nello stagno, genera delle onde circolari dove la prima è un’onda di effetto diretto, la seconda un effetto indiretto e la terza un effetto indotto. Primo effetto ovviamente è il beneficio per tutte le imprese, secondo effetto indiretto è il beneficio di tutti i fornitori che forniscono le imprese dell’e-commerce e il terzo è la ridistribuzione dei redditi guadagnati dalle famiglie che fanno altri investimenti”

L’e-commerce rappresenta ormai uno standard per la quasi totalità dei consumatori italiani: l’87% del campione ha acquistato online, per sé o per la propria famiglia, negli ultimi 12 mesi.

Il commento di Matteo Bassi, Head of Economic Policy & Regulation di Amazon: “I dati della ricerca confermano che il commercio digitale è un’infrastruttura abilitante per la competitività del paese e la crescita delle PMI, lo vediamo ogni giorno, su Amazon operano oltre 20.000 PMI, il 45% delle quali sono localizzate nelle aree rurali del paese, ma per tradurre questo potenziale in crescita servono norme più semplici, norme più chiare e soprattutto più armonizzate tra paesi.”

Un ruolo ormai strutturale lo giocano anche i mercati extra-UE: il 44% degli user italiani dichiara che almeno metà dei propri acquisti online proviene da Paesi fuori dall’Unione Europea.

Le dichiarazioni di Giorgia Barbati, Co-Founder di ilGustonline.it: “Noi siamo ilGustonline. Insieme al mio compagno abbiamo fondato l’azienda nel 2018 e il ruolo dell’e-commerce nella nostra impresa è stato praticamente il punto di partenza perché noi nasciamo esclusivamente online e solamente quest’anno, dopo 8 anni, abbiamo fondato un negozio fisico. Abbiamo praticamente fatto un processo inverso alle normali aziende. Diciamo che noi partiamo da un paesino dei Castelli Romani quindi grazie al digitale riusciamo a raggiungere zone dell’Italia e dell’Europa che altrimenti non potremmo servire e riusciamo anche a dare visibilità ai produttori con i quali collaboriamo.”

Una giornata in cui istituzioni e protagonisti dell’industria digitale si sono inoltre confrontati sulla necessità di accelerare verso una semplificazione regolatoria e una normativa europea armonizzata, proporzionata e coerente, capace di tutelare imprese e consumatori promuovendo al tempo stesso l’innovazione.

Ricerca Future of Workers: criticità dell’AI agentica per il lavoro

Milano, 24 giu. (askanews) – Valorizzazione del capitale umano passato all’algoritmo e trattenuto dall’azienda che lo utilizza, rischio di perdere il controllo umano sulle decisioni, assenza di confini chiari sulle responsabilità e nuove forme di carico mentale decisionale. Sono alcune delle criticità emerse da una ricerca condotta dall’Osservatorio Future of Workers della Fondazione Giacomo Brodolini per fotografare il consolidamento dell’Intelligenza Artificiale “agentica” nel mondo del lavoro, che si è evoluta da assistente operativo che fa ricerche, scrive testi o genera immagini ad un vero e proprio attore organizzativo digitale capace di decidere e agire. Secondo lo studio, questa tecnologia già matura e utilizzata in diversi settori, dà vita a nuove competenze professionali di creazione e gestione di team ibridi uomo-macchina e deve essere oggetto il prima possibile di un nuovo “patto sociale” per i lavoratori coinvolti dalla sua integrazione nei processi lavorativi. Il team che ha dato vita alla ricerca qualitativa, svolta su un campione internazionale di 474 tra manager, consulenti e figure ad alta specializzazione tecnica provenienti da Europa, Nord America e Asia, è composto da Paolo Gubitta, Professore ordinario di Organizzazione aziendale all’Università di Padova, Maria Laura Fornaci, coordinatrice di Future of Workers, e Giuseppe Forte, responsabile dell’Unità di ricerca sul capitale umano della Fondazione Giacomo Brodolini. L’elaborato sancisce il passaggio fondamentale nel mondo del lavoro da un’Intelligenza Artificiale intesa come semplice strumento di supporto a una IA “agentica”, capace di pianificare ed eseguire compiti in autonomia. Questo cambiamento porta l’algoritmo a incidere direttamente sui processi decisionali, sulle responsabilità e sulla distribuzione del valore all’interno delle aziende, soprattutto nel terziario avanzato, facendo emergere nuove criticità e la necessità di intervenire tempestivamente per ridimensionarle e normarle.

Uno dei nodi cruciali evidenziati dall’indagine è il tema del capitale umano coinvolto: l’IA per imparare e funzionare appieno ha bisogno di assorbire la conoscenza individuale dei lavoratori. Qui si gioca la partita tra capitale conferito, cioè il sapere che il lavoratore mette volontariamente a disposizione del sistema, e capitale catturato, ovvero il valore che l’azienda incamera incorporando quel sapere nell’algoritmo. Sebbene sia emersa un’alta predisposizione dei professionisti alla condivisione, questa è fortemente legata a una logica di reciprocità secondo la quale i lavoratori si aspettano benefici concreti in cambio del loro contributo cognitivo. Senza un riconoscimento chiaro e pattuito in precedenza, inoltre, l’aumento dell’autonomia dell’IA viene percepito come una “perdita” di valore personale. A fronte di questa nuova necessità, dallo studio emerge la necessità che governi, responsabili HR e sindacati intervengano in sinergia per studiare nuovi modelli di riconoscimento e valorizzazione del passaggio di conoscenza, non solo sul piano economico. Se il lavoratore sente di perdere il proprio valore professionale senza un ritorno, la collaborazione con l’IA rischia di bloccarsi e generare conflitti e resistenze.

Il campione analizzato dichiara un livello di fiducia alto nell’IA, considerata affidabile nelle sue raccomandazioni, ma con grandi riserve rispetto alla delega totale. Il timore principale, infatti, non è il malfunzionamento della macchina, ma la perdita di controllo. Quando l’IA agisce troppo liberamente, la percezione di autonomia decisionale umana scende drasticamente. Per il 63% dei manager intervistati il presidio umano (il cosiddetto human-in-command) e la responsabilità finale non sono trattabili: la tecnologia deve supportare, non esautorare i decisori.

Petrolio, il Brent sotto 76 dollari, torna a livelli pre guerra Iran

Roma, 24 giu. (askanews) – Si accentuano ulteriormente i cali dei prezzi del petrolio questa mattina, al punto che il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord ha segnato un minimo di seduta sotto quota 76 dollari, a 75,53 dollari, in flessione del 2% su valori che non si registravano dal 27 febbraio, il giorno prima dell’inizio della guerra in Iran. Negli scambi dell’afterhours il West Texas intermediate è a sua volta in ribasso, un meno 1,88% a 71,83 dollari.

Perù, ecco chi è la nuova presidente "nisei" Keiko Fujimori

Roma, 24 giu. (askanews) – Keiko Fujimori ha costruito tutta la sua carriera politica portando sulle spalle un cognome che in Perù divide come pochi altri. Figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori, leader che negli anni Novanta sconfisse la guerriglia maoista di Sendero luminoso e stabilizzò l’economia, ma poi condannato e carcerato per gravissime violazioni dei diritti umani e corruzione. La leader conservatrice di Fuerza Popular si avvia ora a diventare presidente del Perù dopo tre sconfitte consecutive e più di trent’anni passati al centro della vita pubblica del paese.

A 51 anni, Fujimori sarebbe riuscita al quarto tentativo, dopo le sconfitte del 2011 contro Ollanta Humala, del 2016 contro Pedro Pablo Kuczynski e del 2021 contro Pedro Castillo. Il risultato del ballottaggio del 7 giugno non è stato ancora proclamato ufficialmente, ma il vantaggio sulla sinistra di Roberto Sanchez è ormai incolmabile secondo i dati elettorali diffusi a Lima. Il suo rivale ha denunciato presunti brogli, senza fornire prove, e ha chiesto l’annullamento di voti espressi all’estero, in larga parte favorevoli a Fujimori. Le missioni di osservazione dell’Organizzazione degli stati americani e dell’Unione europea hanno però indicato che il voto si è svolto regolarmente.

Per Fujimori, la vittoria avrebbe un valore storico e simbolico. Sarebbe la prima donna eletta direttamente alla presidenza del Perù, in un paese che ha già avuto una presidente donna, Dina Boluarte, ma arrivata al potere per successione costituzionale dopo la destituzione di Castillo. Sarebbe anche il ritorno del fujimorismo al palazzo presidenziale, ventisei anni dopo la caduta del padre.

Keiko Sofia Fujimori Higuchi – proveniente da una famiglia “nisei”, cioè di origini giapponesi – entrò giovanissima sulla scena nazionale. Aveva 19 anni quando, nel 1994, divenne first lady al posto della madre, Susana Higuchi, dopo la rottura di quest’ultima con Alberto Fujimori e le sue accuse pubbliche di corruzione contro il governo. La sua immagine internazionale nacque in quel periodo, accanto al padre, al primo Vertice delle Americhe ospitato dal presidente Usa Bill Clinton. Da allora, la sua vita politica è rimasta inseparabile dalla storia familiare.

Dopo gli studi negli Stati uniti e una formazione in economia e amministrazione aziendale, Fujimori entrò formalmente in politica negli anni Duemila. Fu eletta al Congresso per Lima nel 2006 e divenne presto la principale erede politica del padre. Nel 2010 fondò Fuerza Popular, il partito che ha trasformato il fujimorismo in una macchina elettorale stabile, radicata, capace di sopravvivere alla prigione, alla malattia e infine alla morte di Alberto Fujimori, scomparso nel 2024.

Il suo capitale politico è sempre stato anche il suo limite. Per i sostenitori, il cognome Fujimori significa ordine, lotta al terrorismo, sicurezza, crescita e decisionismo. Per gli oppositori, richiama autoritarismo, controllo delle istituzioni, violazioni dei diritti umani e corruzione. Il padre governò dal 1990 al 2000, realizzò drastiche riforme economiche e sconfisse Sendero luminoso e il Movimento rivoluzionario Tupac Amaru, ma nel 1992 sciolse il Congresso con un autogolpe e costruì un regime fortemente personalizzato intorno al potere presidenziale e all’apparato di intelligence di Vladimiro Montesinos.

Keiko Fujimori ha cercato più volte di prendere le distanze dagli aspetti più ingombranti di quella stagione, ma senza rompere davvero con la memoria del padre. Nella campagna del 2026, anzi, ha assunto con maggiore decisione il tema dell’ordine come tratto identitario. In un Perù segnato dall’aumento della criminalità, dalle estorsioni, dalla sfiducia verso i partiti e da una crisi istituzionale permanente, ha promesso un governo forte, favorevole agli investimenti e concentrato sulla sicurezza. “Abbiamo bisogno di ordine: ordine per vivere, ordine per investire, ordine per lavorare”, ha detto nel confronto televisivo con Sanchez.

Il contesto l’ha aiutata. Il Perù ha avuto otto presidenti in dieci anni, tra destituzioni, dimissioni, scandali e governi debolissimi. Nessuno degli ultimi capi di stato è riuscito a costruire un mandato stabile. La frammentazione politica, la sfiducia verso il Congresso, la corruzione e la crescita dell’insicurezza hanno spinto una parte dell’elettorato verso candidati percepiti come più duri e prevedibili. Fujimori ha intercettato questo sentimento presentandosi non più soltanto come baluardo contro la sinistra, ma come figura capace di ripristinare autorità e governabilità.

Anche il tono della campagna è cambiato. Dopo la sconfitta del 2021 contro Castillo, seguita da accuse di irregolarità elettorali che non ribaltarono il risultato, Fujimori ha riconosciuto alcuni errori della sua storia politica. Ha ammesso di essere stata troppo conflittuale e ha cercato di proiettare un’immagine più calma, istituzionale e meno radicale. Il suo obiettivo era ridurre la pregiudiziale anti-fujimoriana, che nelle precedenti elezioni aveva compattato contro di lei settori molto diversi della società peruviana.

Quel rifiuto però non è scomparso. Anche in questa campagna, movimenti civici, studenti e organizzazioni per i diritti umani sono scesi in piazza con lo slogan “Keiko no va”, accusandola di rappresentare una minaccia per l’indipendenza delle istituzioni. I critici le imputano anche il ruolo avuto dal suo partito negli anni recenti: Fuerza Popular, forte in Congresso, è stato accusato di aver contribuito alla paralisi politica, di aver indebolito l’esecutivo e di aver favorito leggi considerate funzionali a interessi corporativi o alla protezione di settori colpiti da inchieste giudiziarie.

La stessa Fujimori ha attraversato una lunga stagione giudiziaria. E’ stata detenuta preventivamente per 13 mesi nell’ambito delle indagini sui presunti finanziamenti illeciti ricevuti per le sue campagne, anche in relazione allo scandalo Odebrecht. Ha sempre negato le accuse, sostenendo di essere stata vittima di persecuzione politica. Nel 2025 il procedimento a suo carico è stato annullato, aprendo la strada alla nuova candidatura.

Se il risultato sarà confermato, Fujimori entrerà alla presidenza con un vantaggio che i suoi avversari non hanno avuto: un partito organizzato e il blocco più forte in Congresso. Questo potrebbe offrirle una base parlamentare per governare in un paese abituato a presidenti deboli e legislature ostili. Ma proprio questa forza alimenta il timore opposto: che il ritorno del fujimorismo al potere possa concentrare troppo controllo politico nelle mani di una leader già accusata dai rivali di voler piegare le istituzioni.

La nuova presidente si troverebbe davanti un paese spaccato tra Lima e le regioni rurali, tra il voto urbano e quello andino, tra richiesta di sicurezza e paura dell’autoritarismo. Dovrà affrontare criminalità, disuguaglianze, sfiducia democratica e un’economia che resta importante per l’America latina, soprattutto per il rame e le materie prime critiche, ma è frenata dalla fragilità istituzionale.

Lega, slitta il raduno di Treviso: sarà dopo il Tavolo dei Territori

Milano, 24 giu. (askanews) – Slitta il raduno di Treviso della Lega, che si sarebbe dovuto tenere il 4 e 5 luglio: la convocazione definitiva sarà diramata solo “al termine dei lavori del Tavolo dei Territori”, che però ha altre tre riunioni già programmate. Lo fa sapere in una nota il responsabile Enti Locali della Lega Stefano Locatelli.

“A metà della prossima settimana – spiega – si terrà una nuova riunione del Tavolo dei Territori della Lega, per proseguire il lavoro avviato nella seduta di lunedì. Seguiranno altre due riunioni già programmate, anche con la partecipazione di ospiti esterni chiamati a fornire contributi e approfondimenti su specifiche tematiche: attuazione dell’autonomia in tutte le regioni, sicurezza urbana, sanità e abbattimento delle liste d’attesa, attuazione del Piano Casa, accelerazione delle ZES, ambiente, rigenerazione urbana e sostegno alle aree ad alto tasso di inquinamento. Nelle prossime settimane i componenti del Tavolo svilupperanno proposte operative sui singoli temi, valorizzando le esperienze e le esigenze provenienti dai territori. Al termine di questo percorso di approfondimento e una volta definito il quadro delle proposte elaborate dal Tavolo, sarà convocata la due giorni programmatica con il Segretario Federale e tutti i parlamentari della Lega, finalizzata a definire le priorità e le battaglie politiche da portare avanti in vista del 2027”.

Roma, Alemanno esce da Rebibbia dopo un anno e mezzo di reclusione: "Il carcere realtà terribile"

Roma, 24 giu. (askanews) – Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia. Camicia blu, pantaloni neri, è stato accolto da circa 100 sostenitori, che scandivano il coro “Gianni, Gianni”.

Alemanno era detenuto nel penitenziario dalla sera del 31 dicembre del 2024: ha scontato la pena di 1 anno, 5 mesi e 24 giorni per le accuse di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

“Ho visto e conosciuto una realtà terribile. Il carcere è una vergogna nella nostra Repubblica”. Queste le prime parole di Gianni Alemanno, parlando alla folla di cronisti e telecamere, appena fuori dal carcere di Rebibbia. “Aridatecelo”, grida uno dal mucchio di sostenitori che suda sotto al sole. “Ci sono, ci sono – risponde lui -. Il carcere in Italia è una offesa per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di cambiamento”. “Io esco da questo carcere da innocente. Io ho fatto un anno e mezzo da innocente e non dovevo stare qua. Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica”. “Giorgia Meloni – ha aggiunto – non ha fatto nulla sulla situazione delle carceri. Ci parleremo”. Intanto il leader di Fn ha annunciato che lui e Alemanno si vedranno già stasera a cena. “Vannacci? Lo incontrerò, ma non
chiedo candidature”.

Ad attendere l’uscita dell’ex primo cittadino della Capitale, decine di giornalisti, cameramen e diversi esponenti dell’area politica di riferimento. Massimo Arlechino, presidente del movimento politico Indipendenza – fondato proprio da Alemanno – spiega ai cronisti: “Oggi per Gianni finisce il periodo di carcerazione. E’ stato lui ad aver rieducato la casa circondariale e non il contrario”. In carcere Alemanno si è impegnato sui temi dello stato del sistema penitenziario e delle difficoltà nella vita di tutti i giorni dei detenuti qualunque. “Lui ha trovato la forza di affrontare questo percorso. Non dimenticherà”.

“Fatelo passare, fatelo passare. Giornalisti infami”, urla qualcuno. Poi quella voce viene subito sommersa dal coro: “Uno di noi, uno di noi”.

Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia

Roma, 24 giu. (askanews) – Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia. Camicia blu, pantaloni neri, è stato accolto da circa 100 sostenitori, che scandivano il coro “Gianni, Gianni”.

Alemanno era detenuto nel penitenziario dalla sera del 31 dicembre del 2024: ha scontato la pena di 1 anno, 5 mesi e 24 giorni per le accuse di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

Ad attendere l’uscita dell’ex primo cittadino della Capitale, decine di giornalisti, cameramen e diversi esponenti dell’area politica di riferimento. Massimo Arlechino, presidente del movimento politico Indipendenza – fondato proprio da Alemanno – spiega ai cronisti: “Oggi per Gianni finisce il periodo di carcerazione. E’ stato lui ad aver rieducato la casa circondariale e non il contrario”. In carcere Alemanno si è impegnato sui temi dello stato del sistema penitenziario e delle difficoltà nella vita di tutti i giorni dei detenuti qualunque. “Lui ha trovato la forza di affrontare questo percorso. Non dimenticherà”.

“Fatelo passare, fatelo passare. Giornalisti infami”, urla qualcuno. Poi quella voce viene subito sommersa dal coro: “Uno di noi, uno di noi”.

Crisi del petrolio in Russia, almeno 15 regioni impongono restrizioni alla vendita di carburante

Roma, 24 giu. (askanews) – Almeno 15 regioni della Russia hanno imposto restrizioni alla vendita di carburante a causa della crisi petrolifera provocata dalla carenza di benzina e gasolio.

Secondo quanto riferiscono i media ucraini, le restrizioni sulla vendita di carburante hanno già colpito il distretto autonomo di Khanty-Mansi, la principale regione produttrice di petrolio della Federazione Russa, da cui viene estratto circa il 40% di tutto il petrolio russo. In quest’area, le stazioni di servizio Gazpromneft e Lukoil erogano carburante nei serbatoi delle auto solo con un limite massimo di 40 litri di benzina e 80 litri di gasolio a persona.

Limiti simili e il divieto di rifornimento in taniche sono stati introdotti anche nelle regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk, Tyumen, Novosibirsk, Saratov, Penza, Omsk, Voronezh e Murmansk, nonché nel Territorio di Krasnoyarsk. Le autorità regionali giustificano tali misure con la necessità di “prevenire carenze artificiali” e “una domanda eccessiva”.

Il media ucraino Ukraniska Pravda, riferisce che nella regione di Irkutsk, sono state imposte restrizioni ad alcune stazioni di servizio, e alcune di esse hanno cessato completamente l’attività. Il governatore della regione, Igor Kobzev, inizialmente ha ammesso sul suo canale Telegram che la carenza era stata causata da attacchi di droni delle forze armate ucraine contro impianti di raffinazione petrolifera russi, ma in seguito ha modificato il post rimuovendo tale riferimento.

Nella regione di Vladimir, i residenti sono stati esortati a ridurre gli spostamenti in auto, mentre in Ossezia del Nord è stato loro ordinato di costituire una riserva di carburante inviolabile. Allo stesso tempo, il vice primo ministro russo Alexander Novak, durante un incontro di governo con Vladimir Putin, ha definito la situazione del carburante “difficile, ma controllabile”.

La situazione più difficile si riscontra in Crimea, dove la vendita di benzina per il trasporto privato è stata di fatto interrotta in seguito all’attacco a un centro logistico nello stretto di Kerch.

Sondaggio: nell’era Trump credibilità Usa ai minimi termini

Roma, 24 giu. (askanews) – L’immagine degli Stati Uniti nel mondo si è deteriorata nel secondo anno della seconda amministrazione del presidente Usa Donald Trump, con un calo della fiducia nella leadership americana, nella sua affidabilità come partner e nella capacità di Washington di tenere conto degli interessi degli altri paesi. E’ quanto emerge da un nuovo rapporto del Pew Research Center, basato su un sondaggio condotto tra l’8 febbraio e il 13 maggio 2026 su 42.151 persone in 36 paesi.

Secondo la rilevazione, solo il 23 per cento degli intervistati, in valore mediano tra i 36 paesi, dichiara di avere fiducia in Trump “per fare la cosa giusta” negli affari mondiali. Il 76 per cento afferma invece di non averne. Anche l’opinione complessiva sugli Stati Uniti è in larga misura negativa: il 37 per cento esprime un giudizio favorevole, contro il 57 per cento che ha un’opinione sfavorevole.

Il dato più significativo riguarda però l’affidabilità americana. La quota di chi considera gli Stati Uniti un partner affidabile è scesa nettamente rispetto al 2022, quando alla Casa Bianca c’era Joe Biden. In Canada, per esempio, si è passati dall’83 per cento al 35 per cento. Il calo è marcato anche in diversi alleati europei e dell’Asia-Pacifico: in Germania dal 83 al 39 per cento, in Italia dal 73 al 34 per cento, in Francia dal 62 al 27 per cento, in Giappone dal 76 al 59 per cento e in Corea del sud dal 83 al 57 per cento.

Il sondaggio fotografa una crisi di fiducia che riguarda non solo Trump, ma più in generale il ruolo degli Stati Uniti nel mondo. Solo il 35 per cento degli intervistati, in valore mediano, ritiene che Washington contribuisca alla pace e alla stabilità internazionale. Il 32 per cento pensa che gli Stati uniti tengano conto degli interessi di paesi come il proprio quando prendono decisioni di politica estera. In molti paesi, queste percentuali sono scese rispetto al 2023.

L’Europa appare l’area più critica. In tutti i dieci paesi europei inclusi nella ricerca, la maggioranza degli intervistati afferma di non avere fiducia in Trump. In Italia solo il 17 per cento esprime fiducia nel presidente Usa, contro l’83 per cento che non ne ha. In Germania la fiducia è al 16 per cento, in Francia al 15 per cento, nei Paesi bassi al 15 per cento e in Svezia all’11 per cento. Anche tra gli elettori europei favorevoli ai partiti populisti di destra, tradizionalmente più vicini a Trump, il sostegno è diminuito in diversi paesi.

Le politiche internazionali dell’amministrazione Trump raccolgono giudizi negativi su quasi tutti i dossier principali. A livello mediano, il 77 per cento disapprova la gestione dei dazi, il 76 per cento quella del conflitto a Gaza, il 74 per cento quella dell’Iran e il 72 per cento quella della guerra tra Russia e Ucraina. In Europa, le critiche sono particolarmente forti sui dazi e sulla Groenlandia, con una disapprovazione mediana dell’85 per cento.

La ricerca segnala anche una crescente sfiducia nella qualità della democrazia americana. Solo il 39 per cento degli intervistati ritiene che il governo degli Stati uniti rispetti le libertà personali dei propri cittadini, mentre il 56 per cento sostiene il contrario. Nel 2013, durante la presidenza di Barack Obama, in molti paesi alleati almeno tre quarti degli intervistati ritenevano che gli Stati uniti rispettassero le libertà individuali.

Restano alcune eccezioni. Israele è il paese dove gli Stati Uniti ottengono il giudizio più favorevole, con l’81 per cento di opinioni positive, e dove il 66 per cento dichiara fiducia in Trump. Valutazioni relativamente più favorevoli si registrano anche nelle Filippine, in Kenya, Ghana e Nigeria. Ma il quadro complessivo delineato dal Pew Research Center mostra una perdita di centralità reputazionale degli Stati Uniti e un indebolimento della fiducia nella leadership americana proprio tra molti dei suoi partner storici.

Caldo estremo: picchi di oltre 40 gradi sull’Italia, l’apice tra domenica e lunedì. Aria più fresca da luglio

Roma, 24 giu. (askanews) – Caldo estremo, umidità alle stelle e le ormai famigerate notti “super tropicali”, con temperature minime che faticano a scendere sotto i 25°C perfino in città come Milano. In un quadro sinottico dominato dall’anticiclone africano Caronte, sembra mancare all’appello un solo elemento: i forti temporali rinfrescanti. Se è vero che l’immensa energia termica accumulata in questi giorni favorisce lo sviluppo di improvvisi focolai temporaleschi, come abbiamo osservato nelle ultime ore, è altrettanto vero che non stiamo assistendo a un reale cambio di circolazione.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che i temporali di questi giorni non portano alcun vero sollievo. Il motivo è prettamente fisico: non sono associati al transito di una perturbazione atlantica accompagnata da aria fresca in quota (che durante le precipitazioni si riverserebbe verso il suolo), ma sono generati esclusivamente dall’eccesso di calore e dalla rapida saturazione del vapore acqueo nell’atmosfera.

Si tratta, all’atto pratico, di vere e proprie “docce calde”. Durante questi rovesci le temperature registrano cali irrisori (appena 1-2°C), mentre il contenuto di umidità nell’aria subisce un’ulteriore impennata. Il risultato per il nostro organismo è nullo: la temperatura percepita rimane identica, mantenendo inalterato il senso di oppressione e disagio fisico.

Avremo a che fare con questa instabilità pomeridiana fino alla giornata di giovedì. Successivamente, l’anticiclone Caronte si rafforzerà ulteriormente, inibendo i temporali e rendendo l’atmosfera ancora più stabile e rovente.

L’apice di questa lunghissima e logorante ondata di calore è atteso tra domenica e lunedì. I modelli confermano uno scenario biometeorologico difficilissimo, specialmente per il Centro-Nord: si toccheranno picchi reali di 41°C tra Toscana ed Emilia, mentre lungo la costa ligure la combinazione di alte temperature e umidità estrema farà schizzare le temperature percepite fino a 45°C.

Di fronte a condizioni così estreme, i “bollini rossi” emessi dal Ministero della Salute impongono la massima cautela. È fondamentale restare in ambienti freschi nelle ore centrali, curare l’idratazione e limitare gli sforzi fisici.

Per avere un po’ di sollievo da questo tunnel sahariano, bisognerà attendere l’inizio del prossimo mese. I primi giorni di luglio potrebbero infatti coincidere con uno slittamento dell’anticiclone Caronte verso sud-est, un movimento in grado di sbloccare la circolazione e favorire finalmente l’ingresso di correnti più fresche e instabili dal Nord Europa. Sembra un paradosso vista la stagione, ma a luglio, molto probabilmente, si starà meglio di adesso.

Sondaggio: nell’era Trump credibilità Usa ai minimi termini

Roma, 24 giu. (askanews) – L’immagine degli Stati uniti nel mondo si è deteriorata nel secondo anno della seconda amministrazione del presidente Usa Donald Trump, con un calo della fiducia nella leadership americana, nella sua affidabilità come partner e nella capacità di Washington di tenere conto degli interessi degli altri paesi. E’ quanto emerge da un nuovo rapporto del Pew Research Center, basato su un sondaggio condotto tra l’8 febbraio e il 13 maggio 2026 su 42.151 persone in 36 paesi.

Secondo la rilevazione, solo il 23 per cento degli intervistati, in valore mediano tra i 36 paesi, dichiara di avere fiducia in Trump “per fare la cosa giusta” negli affari mondiali. Il 76 per cento afferma invece di non averne. Anche l’opinione complessiva sugli Stati uniti è in larga misura negativa: il 37 per cento esprime un giudizio favorevole, contro il 57 per cento che ha un’opinione sfavorevole.

Il dato più significativo riguarda però l’affidabilità americana. La quota di chi considera gli Stati uniti un partner affidabile è scesa nettamente rispetto al 2022, quando alla Casa bianca c’era Joe Biden. In Canada, per esempio, si è passati dall’83 per cento al 35 per cento. Il calo è marcato anche in diversi alleati europei e dell’Asia-Pacifico: in Germania dal 83 al 39 per cento, in Italia dal 73 al 34 per cento, in Francia dal 62 al 27 per cento, in Giappone dal 76 al 59 per cento e in Corea del sud dal 83 al 57 per cento.

Il sondaggio fotografa una crisi di fiducia che riguarda non solo Trump, ma più in generale il ruolo degli Stati uniti nel mondo. Solo il 35 per cento degli intervistati, in valore mediano, ritiene che Washington contribuisca alla pace e alla stabilità internazionale. Il 32 per cento pensa che gli Stati uniti tengano conto degli interessi di paesi come il proprio quando prendono decisioni di politica estera. In molti paesi, queste percentuali sono scese rispetto al 2023.

L’Europa appare l’area più critica. In tutti i dieci paesi europei inclusi nella ricerca, la maggioranza degli intervistati afferma di non avere fiducia in Trump. In Italia solo il 17 per cento esprime fiducia nel presidente Usa, contro l’83 per cento che non ne ha. In Germania la fiducia è al 16 per cento, in Francia al 15 per cento, nei Paesi bassi al 15 per cento e in Svezia all’11 per cento. Anche tra gli elettori europei favorevoli ai partiti populisti di destra, tradizionalmente più vicini a Trump, il sostegno è diminuito in diversi paesi.

Le politiche internazionali dell’amministrazione Trump raccolgono giudizi negativi su quasi tutti i dossier principali. A livello mediano, il 77 per cento disapprova la gestione dei dazi, il 76 per cento quella del conflitto a Gaza, il 74 per cento quella dell’Iran e il 72 per cento quella della guerra tra Russia e Ucraina. In Europa, le critiche sono particolarmente forti sui dazi e sulla Groenlandia, con una disapprovazione mediana dell’85 per cento.

La ricerca segnala anche una crescente sfiducia nella qualità della democrazia americana. Solo il 39 per cento degli intervistati ritiene che il governo degli Stati uniti rispetti le libertà personali dei propri cittadini, mentre il 56 per cento sostiene il contrario. Nel 2013, durante la presidenza di Barack Obama, in molti paesi alleati almeno tre quarti degli intervistati ritenevano che gli Stati uniti rispettassero le libertà individuali.

Restano alcune eccezioni. Israele è il paese dove gli Stati uniti ottengono il giudizio più favorevole, con l’81 per cento di opinioni positive, e dove il 66 per cento dichiara fiducia in Trump. Valutazioni relativamente più favorevoli si registrano anche nelle Filippine, in Kenya, Ghana e Nigeria. Ma il quadro complessivo delineato dal Pew Research Center mostra una perdita di centralità reputazionale degli Stati uniti e un indebolimento della fiducia nella leadership americana proprio tra molti dei suoi partner storici.

Solo elettrizzando parte della società può esserci un futuro per il Centro

La geografia classica della politica

Il classico modo di separare l’emiciclo parlamentare consiste nell’individuare due blocchi antitetici, chiamati sin dall’Ottocento sinistra e destra e poi, a separarli, un arco più o meno esteso denominato centro. Insomma un cuscinetto che tenga ben distanti quelli che mai e poi mai la natura li vedrebbe uniti.

Il centro, a sua volta, per naturale condizione, ammiccava un po’ con gli uni e un po’ con gli altri. Infatti, i grandi partiti di centro presentavano delle correnti di pensiero che potevano prediligere un legame con il settore di destra e altri con il settore di sinistra. Se pensiamo alla Democrazia Cristiana, il quadro ci sembrerà chiaro. Era un partito enorme, con all’interno tendenze non sempre totalmente armonizzanti le une con le altre: i morotei non simpatizzavano certo con i dorotei; e i fanfaniani avevano poco da spartire con Forze Nuove, etc. etc.

Ma erano tempi grassi.

I tempi della Democrazia Cristiana

La Democrazia Cristiana si prendeva più del 40% dei consensi. Fungeva da grande bilancia. E i partiti di destra e di sinistra erano alcuni filiformi, per esempio il Partito Liberale e il MSI; altri più robusti, ma oscillavano intorno al 20% – escluso l’ultimo lustro degli anni ’70, in cui il PCI aveva anche superato il 30%.

La svolta del bipolarismo

Dal ’93-’94, quindi da più di un trentennio, la struttura politica ha subito un profondo cambio di rotta: si sono presentati due schieramenti, uno di centro-destra e uno di centro-sinistra. Il centro ormai era a tutti gli effetti un connotato della porzione di una sponda o della porzione dell’altra sponda.

Dai tempi grassi siamo pertanto precipitati nei tempi magri.

Cercare quest’oggi uno spazio equidistante dalle due forme di pensiero è un’impresa disperata. Ci vorrebbero due condizioni fondamentali per tracciare questo percorso: un nuovo De Gasperi e un cambio di rotta culturale nel Paese. Cose che non appaiono quest’oggi ai nostri occhi. Nessuno ha la statura dell’uomo trentino e la cultura politica nazionale lascia spazio solo a chi sta da una parte o dall’altra delle due barricate.

Un progetto possibile?

Poi si può fare tutto quello che si vuole; qualcuno potrebbe incamminarsi a imbastire un progetto dai risvolti fragilissimi, con l’aggravante di mettere in piedi un’impresa (amaramente) destinata al naufragio. In altri termini, prendere pure il 2-3-4% e vedersi schiantato fuori dal Parlamento. Non sarebbero da biasimare sotto il profilo della volontà; anzi, chi si rimbocca le maniche va sempre apprezzato. Resta il fatto che compiere uno sforzo simile per restare al punto di partenza non può essere catalogato come un gesto politicamente intelligente.

Comunque, se dovessero cambiare le condizioni, se si presentasse uno dal profilo culturale all’Aldo Moro, o anche alla Giulio Andreotti, ci sarebbe quanto meno l’abbrivio per elettrizzare un segmento della società oggi ancora troppo dormiente.

Seguo con molta attenzione l’evolversi della situazione, ma a conti fatti per adesso mi sembra tutto troppo acerbo per aprire speranze da troppo tempo scordate.

E se iniziassimo dalla scuola?

Una lezione che viene da lontano

Le liste d’attesa per le prestazioni sanitarie pubbliche sono una vergogna nazionale ed è doveroso rilevare il problema e provare a offrire soluzioni. E tuttavia non andrebbe trascurato un altro ambito decisivo: quello della scuola e, in senso lato, della cultura.

Anno scolastico 1977-78, era per me l’inizio del percorso formativo: il compianto Domenico Civitella, un maestro vecchio stampo, portava il quotidiano in classe e ci insegnò, nei cinque anni delle elementari, oltre che a leggere, scrivere e far di conto, a iniziare a guardare il mondo.

Gramsci contro il nozionismo

Da tempo, e in modo particolare con le destre e con il ministro Giuseppe Valditara, vi è una sorta di revival del nozionismo. Ecco, al riguardo Antonio Gramsci, appena venticinquenne, prima di mettere a fuoco “quistioni” e costrutti quali l’egemonia, il novello principe, il Sud Italia, scriveva un articolo su “Il Grido del popolo” del 29 gennaio 1916. Titolo: “Socialismo e cultura”.

Poniamoci in ascolto dell’incipit:

«Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà casellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. 

Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il proletariato. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri».

E poco dopo:

«La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri».

Comprendere il mondo, non accumulare date

Da qui dovremmo ripartire. Il mondo è divenuto un villaggio, le guerre si combattono ormai con il fuoco e con la pirateria informatica, il neo-patriarcato di Donald Trump pretende di orientare le scelte dell’intero Occidente e di signoreggiare sul globo e oltre.

E proprio a motivo di ciò, ora più che mai, dovremmo prepararci, sulla base di una pluralità di prospettive, di sguardi e di orizzonti, a comprendere e a comprenderci. L’orientamento prevalente a destra, invece, quello che si prova a imporre alle scuole, è di ammassare «nella memoria una certa quantità di dati e di date», capendo poco o nulla.

La massoneria italiana, tra storia, mito e modernità

Un’opera destinata a fare riferimento

Eravamo fermi al 1992, al volume di Aldo Mola sulla Massoneria in Italia: mille pagine edite da Bompiani e concentrate sull’unità nazionale, fino agli anni Ottanta del secolo XX. A colmare le lacune di un più lungo periodo, compresi i fatti che quasi giungono fino a noi, è appena uscito il libro “La Libera Muratoria” di Natale Mario Di Luca (Atanor editrice, 2025, pp. 942).

L’autore – già ordinario di medicina legale, consulente dei principali tribunali italiani in molti dei casi più spinosi della cronaca, e che non fa mistero della sua frequentazione ed appartenenza – propone un enorme affresco di lungo periodo. Una ricerca densa di documenti e di nomi, di fatti concreti e di attente spiegazioni, indispensabili per addentarsi in territori per lungo tempo “segreti” e, solo più di recente, tenuti “riservati”, in nome dei nuovi principi di maggiore trasparenza democratica e civile dell’associazionismo.

L’interesse culturale per un fenomeno associativo di un certo rilievo nella storia moderna e contemporanea occidentale, si unisce ad una certa curiosità per l’esplorazione di una galassia complessa e misteriosa, non facilmente comprensibile con superficiali inchieste giornalistiche.

Dalle corporazioni medievali alla Gran Loggia di Londra

All’inizio del Settecento, la nascita della Gran Loggia di Londra riunisce e rinnova molteplici aggregazioni precedenti che affondavano la loro origine nelle libere corporazioni di muratori e mastri muratori, artigiani esperti di costruzione, di lavorazioni delle pietre e, soprattutto capaci di “padroneggiare la geometria”, e la relativa armonia, ovvero secondo Platone “la scienza di ciò che sempre è, e non di ciò che in certo momento si genera e in un altro momento perisce”.

I secoli d’oro di queste organizzazioni erano stati il XIII e il XV quando, sotto la spinta civile e religiosa era ripresa la costruzione di edifici e monumenti nelle città e dei grandi complessi monastici. Questi gruppi professionali custodivano segreti e saperi sofisticati, competenze rare, appartenenze specifiche. Cultura cristiana antica, sapienza cabalistica di rabbini ebrei, filosofie che si nutrivano delle affermazioni scientifiche di Pitagora e di Euclide, ma anche dei grandi architetti moderni (da Alberti a Vitruvio), conoscenze professionali derivanti dallo studio e dall’esperienza: tutto si fondeva in codificazioni nuove, strutture insieme di pensiero e di azione concreta che prendevano corpo in epoche di maturazione non facile per la scienza, tra Riforma e Controriforma, fino alla straordinaria stagione dell’Illuminismo.

L’ambiente civile inglese e poi quello scozzese, più aperti di quelli continentali alla libertà di associazione e di pensiero, furono in un primo tempo il luogo elettivo della crescita della libera muratoria, che influenzava culturalmente tanto il ceto nobiliare, quanto quello militare e quello borghese.

Il significato dell’iniziazione e del segreto

L’autore si sofferma anche sul significato del “segreto” massonico, precisando che la libera muratoria è stata per secoli una società iniziatica e non una società segreta. Ora, essendo l’iniziazione un processo, un percorso di conoscenza progressiva, ciascun aderente seguiva un cammino interiore, attraverso riti e simboli che, soggettivamente, lo “iniziavano” individualmente fino a renderlo depositario ciascuno di segreti “inaccessibili”, in larga misura soggettivamente appresi e perciò anche non propriamente “accessibili” nella loro totalità, perché risultanti di percezioni e acquisizioni spirituali personali.

Rivoluzioni, riforme e costruzione degli Stati moderni

L’esperienza massonica dalle isole britanniche si trasferì agevolmente nel nord America e in Francia, anche se – a parere dell’autore – è priva di fondamento la tesi di una cospirazione massonica all’origine della rivoluzione francese. E’ piuttosto ragionevole considerare, in sintonia con Francois Furet il più autorevole storico francese sulla rivoluzione, che la massoneria “non ha alcuna unità ideologica, e tanto meno una volontà rivoluzionaria”.

Piuttosto “col suo rituale religioso sacralizza i valori morali della filosofia illuminista, la tolleranza, la filantropia, e la fraternità umana, spianando la strada più al riformismo dell’élites che alla rivoluzione di massa”.

Le complesse vicende della massoneria si intrecciarono per secoli con quelle dell’élites dirigenti e politiche, con la formazione degli Stati nazionali e con la nascita di molte istituzioni moderne nel campo dell’economia e della società. Lo stesso Risorgimento italiano, maturato dopo la restaurazione del 1815 attraverso le iniziative della carboneria e di altre società segrete, si giovò non poco dell’apporto ideale della massoneria che lungamente coltivò il sogno di affidare a Cavour la carica di gran maestro.

Mentre è certa l’adesione di Garibaldi, non altrettanto si può dire per il conte di Cavour e per Mazzini. Questi utilizzarono molto il contributo delle logge per la maturazione e la diffusione del loro disegno unitario.

La persecuzione fascista e il tramonto delle élite

Il Fascismo, e tutti i totalitarismi del Novecento, furono feroci persecutori della libera muratoria. “La Massoneria, per il suo programma internazionale, pacifista, umanitario, è nefasta alle idealità e all’educazione nazionale e tanto più pericolosa quanto più si ammanta di patriottismo”: con queste indicazioni alle Federazioni locali si esprimeva nel 1924 il Partito Nazionale Fascista.

Il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, in uno slancio di autonomia e di lotta aveva aderito anche al Manifesto degli intellettuali antifascisti promosso da Benedetto Croce. Ci furono numerose aggressioni e devastazioni di sedi, fino alla legge del 1925 che decretava lo scioglimento del G.O.I.. Palazzo Giustiniani, che ne era stato la storica sede, nel 1926 veniva acquisito dal pubblico demanio e destinato ad uso del Senato del Regno.

Intervenendo nel dibattito al Senato Mussolini ebbe a dire che “la Massoneria è una vescica che bisogna ad un certo momento bucare”.

Dalla P2 alla crisi di identità

L’avvento della società di massa, che i totalitarismi in parte cavalcarono, travolse vecchie élites e gruppi dirigenti, privando l’esperienza massonica della sua naturale influenza. Nel primo dopoguerra la massoneria tentò una rinascita, aprendo la porta ad adesioni di persone in cerca di protezioni, di raccomandazioni, di affari piccoli e grandi. L’autore parla di “entrismo”. Forse non per tutti, ma per molti.

Fino ai loschi e pericolosi progetti della loggia Propaganda 2 di Licio Gelli, con le sue ramificazioni nei vertici degli apparati di polizia e di sicurezza. Nel 1981, con il ritrovamento della lista degli iscritti alla P2 presso l’abitazione di Gelli in Toscana, scoppiò lo scandalo, cadde il governo Forlani (3 ministri risultavano iscritti) sostituito da Spadolini, fu istituita la Commissione parlamentare speciale d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi con il compito di portare alla luce trame, affari e cospirazioni.

La libera muratoria aveva ormai perduto la sua forte suggestione spirituale e culturale, da un cenacolo di pochi diveniva una aggregazione di ben più esteso proselitismo. Tornare allo studio delle scienze esoteriche, matematiche e filosofiche, alle radici culturali più originali e autentiche: avrebbe potuto essere una via d’uscita, anche per salvare almeno un po’ del patrimonio di conoscenze che per secoli ha concorso alla vita sociale e civile dell’Occidente.

Una domanda aperta sul futuro

Di Luca – che nella sua vicenda associativa tentò anche un rinnovamento rivolto allo spirito più autentico delle origini – oltreché uno studioso delle scienze mediche è anche un umanista, appassionato di storia e letteratura storica. La sua ricerca è perciò molto aperta, curiosa, disponibile al confronto di idee e ideali, di fatti e di interpretazioni.

“Il quesito di fondo concerne se e quale funzione la libera muratoria possa continuare ad assolvere in un mondo nel complesso esso stesso totalmente , in balia di dinamiche indecifrabili e spesso caotiche”, per molti versi annunciatrici o confermative di una escatologica fine dei tempi”.

Così conclude, con molta onesta intellettuale l’autore. Una onestà che contribuisce a rendere la sua ricerca di un certo interesse.

Munari, l’editore del bello che ha dato forma al design contemporaneo

Un protagonista silenzioso delle arti applicate

Cleto Munari è morto quando mancavano pochi giorni dalla celebrazione del suo 96° compleanno già programmata con una grande festa. 

I quasi 100 anni vissuti così intensamente in un settore particolare come quello delle arti applicate e del design a livello internazionale lo hanno visto interprete sensibile e alfiere della civiltà contemporanea non solo come artista e designer in proprio, ma soprattutto come ‘editore’ dell’opera degli artisti amici, un vero almanacco di Gotha di coloro che hanno portato l’Arte con la a maiuscola nella configurazione originale di oggetti d’uso quotidiano. 

Questa particolarità ha fatto sì che egli possa occupare un posto di prima grandezza nelle arti applicate. Esistono naturalmente industrie – pensiamo alla Alessi o a iGuzzini – che svolgono un ruolo assimilabile presso il grande pubblico. I loro prodotti pur validi non testimoniano tuttavia un moto dell’anima e una interpretazione linguistica incisiva.

Un innovatore sempre in anticipo sui tempi

A differenza di Alessi e iGuzzini, Cleto Munari stava sempre avanti, profetico.

Cleto Munari è forse più conosciuto, ricordato e celebrato all’estero che da noi. Eppure possiamo definirlo un grande italiano: l’Italia ha motivi di riconoscenza con lui che ha portato dappertutto la capacità di iniziativa per popolare con il bello artistico – non solo con il bello artigianale – i tanti settori che si compongono, in maniera robusta quanto innovativa, nei panorami della vita quotidiana. Cleto Munari è stato un conferitore di civiltà. Per fare un esempio, nessuno come Cleto Munari ha generato una innovazione formale così decisa e rivoluzionaria nel settore dei tappeti, aprendoli a una figuratività del tutto nuova. Si pensi a che emozioni può suscitare avere in caso un tappeto concepito da un artista come Mimmo Paladino. 

Si badi, non è come mettere un dipinto per terra: è avere a che fare con un’esperienza emozionale inedita, priva di precedenti, nella quale il tappeto resta un tappeto: ma con una capacità di trasmissione del tutto nuova. 

E che dire dei grandi tavoli principali di una abitazione, quelli destinati agli ambienti dove raccogliere più ospiti che vi si siedono attorno: per quelli, Cleto Munari ha concepito di ispirarsi ai bellicosi cavalieri armati di lancia visibili nel dipinto La Battaglia di San Romano di Paolo Uccello: componente fissa dei monumentali tavoli sono degli alti pali cilindrici, elementi davvero emotivi incorporati nell’oggetto, inattesi convitati arrivati per primi, presenze silenziose dominanti.

L’incontro decisivo con Carlo Scarpa

Cleto Munari aveva cominciato negli anni Sessanta con uno dei più grandi maestri dell’architettura moderna, il veneziano Carlo Scarpa, occupandosi di tradurre in realtà – prima in prototipi in balsa e poi in oggetti destinati alla vendita per pochi eletti fortunati – le straordinarie intuizioni formali scarpiane. 

Le celebri posate d’oro disegnate dal maestro e realizzate da Cleto Munari costituivano una presenza fissa nel taschino della sua giacca, anche quando andava all’estero, seminascoste nel grande proverbiale fazzoletto, pronte a essere tirate fuori e mostrate con orgoglio in ogni possibile occasione. 

Con l’esperienza unica fatta con Scarpa come traduttore in realtà e in beni commerciabili delle magistrali visioni del sommo architetto, Cleto Munari entra nel vivo del mondo dell’architettura e del design, cui si vota quasi religiosamente.

La rete dei grandi maestri del Novecento

Tutti i grandi diventano suoi amici fraterni: Ettore Sottsass jr, Alessandro Mendini, Mario Bellini, Hans Hollein, Emilio Ambasz, Massimo e Lella Vignelli, Michele De Lucchi, Matteo Thun, per dirne solo alcuni molto noti; in diversi casi Cleto Munari realizza quelle che potremmo chiamare conversioni: così avviene con Mimmo Paladino e con Luigi Serafini. 

E poi gli architetti statunitensi più illustri: Richard Meier, Michael Graves, Cesar Pelli, Robert Venturi. Non tutti gli inizi concettuali si sono successivamente tradotti in oggetti memorabili e di successo: diverse cose sono rimaste a livello di prototipo (e sono cose sovente sensazionali).

Le collezioni che hanno cambiato il gusto

Con tutti costoro Cleto Munari avvia la sua opera di editore e di commercializzatore degli oggetti prodotti. Quando su un medesimo tema si allineano più realizzazioni firmate dai grandi, si hanno le celebri ‘collezioni’. 

La prima storicamente è quella degli argenti. (A richiesta, gli stessi oggetti possono essere realizzati in oro, come nel caso delle posate di Carlo Scarpa). 

Cleto Munari è protagonista nel rilancio di oggetti divenuti desueti nella modernità del razionalismo e nel linguaggio artistico: un esempio è un oggetto che, dopo i trionfi nelle stagioni dell’Art Nouveau e dell’Art Déco, in cui erano stati i migliori artisti a renderli capolavori facendoli diventare oggetti ricercatissimi, erano caduti in disgrazia presso le avanguardie come eccessivamente borghesi: si tratta dei centri tavola.

Dall’argento ai vetri di Murano

Insieme ai centri tavola, le caraffe in metallo prezioso (mitica quella disegnata da Carlo Scarpa, uno dei simboli capostipite delle collezioni Cleto Munari); e quindi i servizi da tè e da caffè in argento; e i candelabri. Nulla a che fare che fare con i milioni di oggetti che in Europa e in America riempiono i negozi di antiquariato. (Le caraffe, con trucchi ingegnosi, giocano sempre sul tentativo di sbilanciare il peso del liquido in maniera da facilitare lo sforzo umano dell’atto di versare). Poi sono venuti i vetri di Murano. Qui il design si è rivelato talvolta irriverente, quasi a cancellare la tradizione e a dare il via a un linguaggio completamente diverso dal passato.

La decorazione della persona e della città

Poi l’oggettistica, particolarmente quella in metallo prezioso: è la fase della decorazione della persona (in questa ricadono ad esempio i portachiavi). Poi gli orologi da polso (il più innovativo è quello di Hans Hollein). Poi le penne stilografiche (una collezione è stata acquisita e commercializzata dalla Treccani: ciascun modello è dedicato a un grande uomo della cultura). Poi i gioielli, una fase di incredibile creatività fuori del comune. Accoppiamenti inusitati di metalli preziosi, in particolare oro giallo, e pietre preziose, mai visti prima. Ancora una volta, assenza di qualsiasi compromesso con quanto visto in precedenza per decine di secoli. I risultati? Semplicemente sbalorditivi.

Dei tappeti e dei tavoli dedicati a Paolo Uccello, si è detto. Dopo tanto dedicarsi alla decorazione della casa e alla decorazione della persona, su richiesta dell’industria, l’apertura di una nuova frontiera: la decorazione della città tramite il ricorso a una impostazione artistica originale del design. La formula è una costante conosciuta: individuato il tema, Cleto Munari chiama a raccolta gli amici designer e artisti per interpretarlo con fantasia e ricerca della novità, anche tecnologica, oltre che formale (comprendendo anche sé stesso nel gruppo dei propositori). È la reiterazione del tema.

Lampioni, cancellate e il segno lasciato nello spazio pubblico

Prendono così vita decine di disegni, che affrontano la fase delle verifiche di prodotto. La richiesta dell’industria riguarda i lampioni stradali. A questi si aggiungono le cancellate artistiche specie per spazi pubblici. Una variante riguarda la trasformazione dei cippi destinati a sostenere i pannelli di cancellata in lampioni. Abbiamo così la possibilità oggi di fare una esperienza comune, transitare veloci tra le sfilate dei lampioni della autostrada Roma-Aeroporto di Fiumicino, commissionati dall’Anas. Per i lampioni della Roma-Fiumicino il capo progetto è stato l’architetto Emilio Ambasz. Sullo stesso principio formale è stata realizzata la schiera “ufficiale” delle aste portabandiera davanti alla facciata del Ministero degli Esteri, la Farnesina.

Da ricordare inoltre la memorabile cancellata di recinzione della Villa Comunale di Napoli – il cui capo progetto è stato Alessandro Mendini -, dove i cippi che portano i pannelli di cancellata di colore blu sono lampioni in forma di fusi dorati. È una traslazione del giglio d’oro borbonico in campo blu, ricordando che prima la Villa Comunale era Villa Reale. Una coppia di lampioni siffatti è posta a fare la guardia all’entrata della villa che era l’abitazione di Cleto Munari a Brendola, nei dintorni della natia Vicenza, una villa cinqueseicentesca dalle reminiscenza palladiane.

Un’eredità destinata a durare

Cleto Munari ha fatto sì che le sue opere lasciassero una memoria particolare, quella della sua attività di editore che, con il suo impegno e le sue scelte, perpetua l’arte e il suo significato civile e costruisce una tela di opere creatrici e portatrici della civiltà del contemporaneo. Padronissimi oggi di dimenticarlo e di dimenticarne l’importanza; ma le testimonianze materiali aventi valore di civiltà continueranno a parlare di lui e per lui, rendendo evidenti le responsabilità che egli si è assunto di testimoniare anche linguisticamente il suo tempo, dandone una interpretazione chiara e potente: sia durante l’ultimo terzo del Novecento, che, distintamente, durante il primo quarto del XXI secolo. Di questi periodi, Cleto Munari è e sarà riferimento insostituibile della relativa memoria.

Voto (simbolico) del Senato Usa per limitare i poteri guerra, Trump furioso: aiuta il nemico Iran

Roma, 24 giu. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha attaccato duramente il Senato americano per il voto simbolico sulla legge sui poteri di guerra, accusando i parlamentari di avere indebolito la sua posizione nei negoziati con l’Iran.

In un messaggio pubblicato su Truth Social, Trump ha affermato di avere messo l’Iran “alle corde”, pronto “ad andare al tappeto” e disposto a concedere agli Stati Uniti “praticamente qualsiasi cosa”. Secondo il presidente, per la prima volta da decenni Teheran starebbe mostrando rispetto verso gli Stati Uniti e verso il suo presidente.

Trump ha criticato il voto del Senato War Powers Act, definendolo “mal programmato e privo di senso”. A suo giudizio, il voto avrebbe inviato al “principale sponsor del terrorismo al mondo” il messaggio che gli Stati Uniti non approvano la linea della Casa Bianca e che il presidente dovrebbe fermarsi.

Così facendo, ha sostenuto Trump, il Senato avrebbe fornito “aiuto e conforto al nemico”. Il presidente ha attaccato anche i quattro senatori repubblicani che hanno votato con i democratici, definendoli “perdenti”.

“L’Iran ha chiesto ai miei: che cosa significa tutto questo?”, ha scritto Trump, sostenendo che quei senatori hanno reso il suo lavoro più difficile. “Ma lo porterò a termine, in un modo o nell’altro, perché io porto sempre le cose a termine”, ha aggiunto.

Le dichiarazioni arrivano mentre Washington e Teheran negoziano una conclusione duratura del conflitto in Medio Oriente e l’attuazione del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran.

Calcio, Mondiali 2026: risultati, classifiche e calendario

Roma, 24 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 Belgio-Iran 0-0 22/06 Nuova Zelanda-Egitto 1-3 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Egitto 4, Belgio, Iran 2, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 Uruguay-Capo Verde 2-2 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Uruguay 2, Arabia Saudita 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 Francia-Iraq 3-0 22/06 Senegal-Norvegia 2-3 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 6, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 Argentina-Austria 2-0 22/06 Algeria-Giordania 2-1 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina 6, Austria, Algeria 3, Giordania 0.

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 Portogallo-Uzbekistan 5-0 24/06 Colombia-Congo 1-0 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 6, Portogallo 4, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 Inghilterra-Ghana 0-0 22/06 Croazia-Panama 1-0 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 4, Croazia 3, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Mondiali, Colombia ai sedicesimi: Congo ko 1-0 con Munoz

Roma, 24 giu. (askanews) – La Colombia conquista la seconda vittoria nel Gruppo K del Mondiale e stacca con un turno d’anticipo il pass per i sedicesimi di finale. A decidere la sfida contro la Repubblica Democratica del Congo è Daniel Munoz, autore del gol dell’1-0 al 76′, la sua seconda rete nella competizione.

La formazione guidata da Nestor Lorenzo fatica a trovare spazi per gran parte dell’incontro contro un Congo ordinato e sostenuto dalle parate del portiere Mpasi, protagonista assoluto della serata. Nel primo tempo i Cafeteros mantengono il controllo del possesso senza però riuscire a creare occasioni davvero pericolose.

La gara cambia nella ripresa, quando la Colombia aumenta il ritmo. Al 50′ arriva la migliore occasione: Diaz si presenta davanti a Mpasi, che respinge con i piedi, mentre sulla ribattuta Arias non trova lo specchio della porta. Il Congo prova a rispondere al 74′ con Wissa, il cui tentativo viene neutralizzato dalla difesa colombiana.

Due minuti più tardi arriva l’episodio decisivo. Munoz conclude verso la porta e una deviazione di un difensore congolese beffa Mpasi, fino a quel momento insuperabile. Nel finale la Colombia trova altre due volte la via del gol con Diaz, ma entrambe le reti vengono annullate: la prima per fallo in attacco su Mbemba, la seconda per posizione di fuorigioco.

Con il successo per 1-0 la Colombia sale in classifica e mette al sicuro la qualificazione alla fase a eliminazione diretta. Nell’ultima giornata del girone si giocherà il primo posto contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo, in una sfida che promette di essere decisiva per definire le gerarchie del raggruppamento.

Mondiali, Croazia 1-0 su Panama: decide Budimir

Roma, 24 giu. (askanews) – La Croazia ritrova il sorriso ai Mondiali 2026 e, dopo la sconfitta all’esordio contro l’Inghilterra, supera 1-0 Panama nel match del Gruppo L. A decidere la sfida è Ante Budimir, autore del gol vittoria al 54′, permettendo alla squadra di Zlatko Dalic di conquistare i primi tre punti del torneo e celebrare nel migliore dei modi la 200ª presenza in nazionale di Luka Modric.

La partita si rivela più complicata del previsto per i vicecampioni del mondo del 2018. Nel primo tempo è Panama a costruire le occasioni più pericolose. Murillo e Martinez combinano bene sulla fascia creando apprensione alla difesa croata, mentre Rodriguez trova la deviazione di testa sugli sviluppi di un cross, con Livakovic attento a controllare la situazione.

La svolta arriva a inizio ripresa. Dalic inserisce Budimir al posto di Musa e la mossa si rivela decisiva. Al 54′ Pasalic avvia l’azione sulla destra servendo Stanisic, il cui cross trova puntuale l’attaccante, bravo a battere Mosquera da pochi passi per l’1-0.

Il vantaggio libera mentalmente la Croazia, che tre minuti più tardi sfiora il raddoppio. Modric lancia Marko Pasalic in campo aperto, ma il portiere panamense Mosquera si oppone con un intervento decisivo. Sulla ribattuta lo stesso Pasalic non riesce a inquadrare la porta da posizione defilata.

Nel finale Panama prova a reagire spinta dall’entusiasmo dei propri tifosi, ma paga una certa imprecisione negli ultimi metri. L’occasione più importante arriva nei minuti di recupero con un calcio piazzato di Murillo che termina alto sopra la traversa.

La Croazia porta così a casa una vittoria preziosa che la rilancia nella corsa alla qualificazione. Sabato affronterà il Ghana nell’ultima giornata del girone con la possibilità di conquistare il pass per i sedicesimi di finale. Per Panama, invece, la sconfitta sancisce di fatto l’eliminazione dalla competizione.

Calcio, Mondiali 2026: risultati, classifiche e calendario

Roma, 24 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 Belgio-Iran 0-0 22/06 Nuova Zelanda-Egitto 1-3 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Egitto 4, Belgio, Iran 2, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 Uruguay-Capo Verde 2-2 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Uruguay 2, Arabia Saudita 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 Francia-Iraq 3-0 22/06 Senegal-Norvegia 2-3 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 6, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 Argentina-Austria 2-0 22/06 Algeria-Giordania 2-1 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina 6, Austria, Algeria 3, Giordania 0.

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 Portogallo-Uzbekistan 5-0 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Portogallo 4, Colombia 3, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 Inghilterra-Ghana 0-0 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 4, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Calcio, Mondiali 2026: risultati, classifiche e calendario

Roma, 23 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 Belgio-Iran 0-0 22/06 Nuova Zelanda-Egitto 1-3 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Egitto 4, Belgio, Iran 2, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 Uruguay-Capo Verde 2-2 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Uruguay 2, Arabia Saudita 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 Francia-Iraq 3-0 22/06 Senegal-Norvegia 2-3 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 6, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 Argentina-Austria 2-0 22/06 Algeria-Giordania 2-1 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina 6, Austria, Algeria 3, Giordania 0.

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 Portogallo-Uzbekistan 5-0 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Portogallo 4, Colombia 3, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Ddl caccia, Conte: è incostituzionale, contrasta con l’articolo 9

Roma, 23 giu. (askanews) – “Siamo assolutamente, convintamente con voi, perché riteniamo che questo provvedimento legislativo sia contra constitutionem”. Lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, intervenendo in piazza del Pantheon a Roma alla manifestazione delle associazioni ambientaliste contro il ddl caccia in corso di approvazione al Senato.

“Perché nella Costituzione, noi – ha sottolineato l’ex premier – abbiamo lavorato per riformare l’articolo 9. L’articolo 9, lo ricordiamo, ha introdotto nella Costituzione il concetto di tutela dell’ambiente, protezione e preservazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale anche rispetto alle generazioni future. Quindi ha introdotto una rivoluzione di cui qui a palazzo, alla Camera dei deputati e al Senato non se ne sono ancora accorti: ma quella è una rivoluzione, perché significa che ogni provvedimento di legge, ogni atto dovrà essere conformato alla Costituzione. Allora, questo provvedimento – ha ribadito Conte – non è conforme a Costituzione, perché non tutela l’ambiente, non preserva la biodiversità e non ci lascia un pianeta sostenibile, un’Italia sostenibile in un legame virtuoso anche con le generazioni future”.

“La nostra opposizione – ha aggiunto l’ex presidente del Consiglio – sarà dura, intransigente, fermissima. Se a colpi di maggioranza riusciranno con arroganza a portarla alla fine in dirittura finale, ci impegniamo, quando saremo al governo a ristabilire un nuovo ordine costituzionale”.

Italgas investe 13 mld al 2032, spinta dall’intelligenza artificiale

Milano, 23 giu. (askanews) – Il gruppo Italgas accelera sugli investimenti. Nel nuovo Piano industriale 2026-2032 sono previsti 13 miliardi di euro, in crescita del +14,6% rispetto Piano al precedente. Ma il vero fulcro è nell’intelligenza artificiale. Il potenziamento del suo utilizzo a tutti i livelli di processo aziendali consentirà al gruppo di aumentare le sinergie con 2I Rete Gas a 280 milioni dai 250 mln precedenti. Il nuovo target è guidato principalmente dall’incremento di produttività dato dall’intelligenza artificiale, che per Italgas come ha sottolineato l’amministratore delegato, Paolo Gallo, si fonda su due driver, una piattaforma e una qualità dei dati su cui l’azienda ha lavorato già da anni preparando il terreno ad un utilizzo ottimale dell’Ia.

Paolo Gallo, Amministratore delegato di Italgas: “Noi – ha sottolineato Gallo – stiamo costruendo questa accelerazione su una piattaforma molto solida. Io dico sempre che l’utilizzo è delintelligenza artificiale a due prerequisiti che sono necessari ma non sufficienti evidentemente che sono una piattaforma digitale molto robusta, quindi noi l’abbiamo costruita negli anni già a partire dal 2018, e poi una quantità di dati disponibili, ma soprattutto una qualità dei dati che deve essere elevata. Noi abbiamo entrambe le cose e in più abbiamo anche una governance dei nostri sistemi informativi che si è allenata negli anni a guardare soprattutto al business allo sviluppo di applicazioni utili a migliorare le attività operative”.

Dei 13 miliardi di investimenti, 2,4 miliardi di euro sono destinati alle future gare territoriali di distribuzione del gas, in crescita del 59% rispetto al precedente Piano. Un incremento importante per il gruppo che punta alla assegnazione di 100 concessioni nell’arco di Piano. Un potenziamento anche per la rete italiana. A questa sono destianti 8,3 miliardi di euro per lo sviluppo e la digitalizzazione delle infrastrutture di gas in Italia.

“La digitalizzazione riguarda le reti che abbiamo acquisito da 2iRete gas che sono di dimensioni notevoli, in termini di chilometri erano equivalenti più o meno alle reti di Italgas, in termini di dispositivi addirittura superiori perché loro erano concentrati fuori dalle grandi città. Quindi noi abbiamo un compito importante davanti, di digitalizzare quindi sostituire questi dispositivi con dispositivi digitali sono decine di migliaia quindi sono tante. Saranno sostituite in arco piano”.

Meloni prova a chiudere "Temptation island" con Trump: ‘colpita sinceramente, tornare alla normalità’

Roma, 23 giu. (askanews) – “Tornare alla normalità”. O, per dirla con uno dei meme che hanno imperversato in questi giorni di burrasca con Donald Trump, mettere fine alla politica in versione ‘Temptation island’. Giorgia Meloni, intervistata durante un evento organizzato dal quotidiano ‘La Verità’ prova a chiudere la querelle che dopo il G7 di Evian l’ha vista al centro di uno scontro pubblico durissimo con il presidente americano. La premier ribadisce di non voler continuare oltre con il botta e risposta, a dispetto delle frecciate che il numero uno della Casa Bianca continua a riservare a lei in particolare, ma anche ad altri leader europei e alla Nato. E sostanzialmente ribadisce in chiaro ciò che aveva già detto ai suoi ministri durante il Cdm di ieri.

Meloni si definisce “sinceramente colpita” da quanto è successo e accenna alle varie ricostruzioni che sono state fatte per cercare di spiegare la violenza dell’attacco, compresa la diffusione di quel famoso video in cui – immortalata mentre punta il dito – potrebbe aver irritato il presidente Usa. O anche all’ipotesi per cui dietro ci sia un tentativo di distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati in Iran. “Non so se siano veri. Penso – sottolinea – che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità”. Ed è anche per questo che ha invitato i rappresentanti del governo a partecipare al ricevimento che verrà dato dall’ambasciatore Fertitta il 2 luglio in occasione delle celebrazioni del giorno dell’Indipendenza.

La presidente del Consiglio nega anche di temere che ci possano essere “contraccolpi” tra i due Paesi. “Mi pare che la nostra attività e i nostri rapporti – afferma – vadano bene anche nelle ultime settimane, anche negli ultimi mesi, tanto a livello istituzionale quanto a livello economico” esattamente come bisogna ricordare, prosegue, che “l’export italiano è cresciuto nonostante i dazi americani”. La premier, insomma, cerca di uscire fuori dalla questione personale, riportando tutto nell’alveo delle storiche relazioni tra le due sponde dell’Atlantico che “indipendono e non iniziano o finiscono in base a chi governa in quel momento, gli Stati Uniti piuttosto che l’Italia o un qualsiasi altro paese europeo”.

Meloni dunque ridimensiona la questione, così come prova a sminuire anche quella che a detta di molti potrebbe essere un’altra spina nel fianco in vista delle prossime elezioni Politiche: Roberto Vannacci. “Mi sono fatta l’idea che la sinistra ne parla molto, perché loro non potendo parlare della loro coalizione cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra”. Poi la stoccata a Renzi che, dice sarcastica, “era così occupato a lanciare la volata” al generale “che non si è accorto che non l’avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrosinistra”.

La presidente del Consiglio torna ribadire che sarebbe sbagliato ragionare soltanto in termini di “alchimie” o somme algebriche e ne fa una questione di scelta di fronte. “Quando si voterà, tra un anno o quando sarà, varrà solamente: al governo vuoi il centrodestra o il centrosinistra? Vuoi il campo largo o la coalizione che hai conosciuto in questi anni?”, dice. Un accenno implicito anche al voto utile che, nelle speranze di Fratelli d’Italia, alla fine potrebbe ridimensionare Futuro nazionale rispetto agli attuali sondaggi che lo vedono ormai appaiato alla Lega. Un ragionamento che, d’altra parte, fa il paio con la difesa della riforma della legge elettorale che proprio venerdì sbarcherà nell’aula della Camera. Un sistema che per Meloni può dare stabilità all’Italia. “Io non penso che questa sia una legge che serve al centrodestra. “È una legge – afferma – che serve a chi vince le elezioni per avere i numeri per governare, e quindi vinca il migliore, ma è sicuramente una legge che serve all’Italia perché secondo me sarebbe devastante tornare indietro”. E se la sinistra la avversa, sostiene, è perché tifa per un pareggio che gli consenta di governare anche se perde le elezioni. E perché è prevista una indicazione del premier e loro “hanno oggettivamente un problema di chi ci mettono”.

Infine, una annotazione personale sulla sua scelta di liberarsi del vizio delle sigarette nonostante non sia un ‘bel periodo’. “Prima o poi lo dovevo fare. Ho smesso il primo di maggio, sto tenendo, sono riuscita a non finire sulle cronache”.

Bac

Schlein ‘riallarga’ il campo e avverte: chi teme premier progressista si rassegni

Roma, 23 giu. (askanews) – Parla per un’ora e un quarto, comincia dalla politica estera, poi l’Europa che “è politica interna”, quindi il governo Meloni che ha alle spalle “quattro anni di fallimenti”, ma alla ‘politique politicienne’, per dirla alla Bertinotti, Elly Schlein dedica solo un paio di frasi. La leader democratica si presenta in direzione due settimane dopo le comunali e di quel voto non ci sono nemmeno gli echi nel dibattito, l’attenzione del resto è ormai sulla foto del ‘campo stretto’, come è stata ribattezzata dalla minoranza Pd, ma non solo.

Del resto, Giuseppe Conte ancora stamattina ha messo le mani avanti sull’ipotesi di accogliere anche Matteo Renzi in coalizione e ha anche aperto ad una possibilità alternativa a quella delle primarie per scegliere il leader della coalizione, quella del tavolo dei leader. Temi che la leader Pd non ama discutere in pubblico, convinta che gli elettori vogliano sentir parlare di questioni più vicine alla loro vita quotidiana.

Un paio di messaggi chiari, però, la Schlein ha voluto mandarli, sia sul perimetro dell’alleanza, sia sulla questione della leadership. Parlando in streaming, quindi in pubblico nella sua relazione di apertura, ha concluso dicendo che “l’alleanza progressista è già una realtà” e semmai “dobbiamo allargare ancora, non certo restringere”. Un ragionamento seguito da una postilla: “Abbiamo un’occasione storica”, perché “dopo vent’anni abbiamo finalmente una opportunità: andare insieme ad un’alleanza progressista alle prossime elezioni, vincere quelle elezioni e cambiare finalmente il paese. Facciamolo insieme”. Evitiamo autolesionismi, è il sottotesto, non sprechiamo tutto con veti o personalismi.

Ma la leader democratica sa bene che anche il tema della leadership è l’altro grande nodo da sciogliere. Le manovre di tanti – dentro e fuori l’alleanza – le vede bene. Sempre in pubblico avverte: “Ci guardano da fuori come se non fossimo in grado di gestire il paese… Ma abbiamo risanato il Pd sul piano economico, se fossimo nel privato ci avrebbero dato un bonus”.

Il passaggio più efficace, però, lo pronuncia a telecamere spente, nella replica finale. “Ovvio che c’è un pezzo di establishment che malsopporta una leadership progressista a palazzo Chigi…”, sottolinea. “Poi – aggiunge – io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni…”. Insomma, il profilo che tanti, un “pezzo di establishment”, considerano inadeguato. “Ma – ha assicurato – andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione”.

Sul fronte interno la segretaria oggi non trova controcanti, la minoranza aveva fatto il punto ieri in una ‘conference call’, per ribadire che su alleanze, profilo del Pd e Ucraina servivano rassicurazioni. Posizione che i riformisti affidano all’intervento di Graziano Delrio: “L’adesione dell’Ucraina all’Ue non è solo una questione economica ma una questione valoriale, umanitaria e politica. Per questo dobbiamo chiedere ai nostri alleati un confronto”, questo tema “è un elemento di solidità e di cultura di governo”.

Quindi, ha aggiunto, deve essere chiaro che “questo partito appalta il riformismo ad altri partiti” e va respinta l’idea di un “Pd che fa ‘blocco’ con Avs e M5s”, come aveva detto ieri Francesco Boccia. Per quanto riguarda la coalizione, dunque, “pericolosa l’idea di alleanze aggiuntive. Riconosciamo a tutti gli alleati pari dignità”. Ma è un intervento non polemico, alla Schlein viene riconosciuto di avere offerto “spunti chiari”.

La direzione non vota documenti, finisce senza ‘conte’, ma di fatto senza particolari frizioni. C’è un po’ di dibattito sulla legge elettorale, Stefano Bonaccini e altri sollecitano una battaglia per le preferenze, ma la Schlein spiega che non si può rischiare di concentrarsi su un dettaglio finendo per approvare una legge “irricevibile” che di fatto introduce surrettiziamente il premierato. “Io sono molto laica, sono stata eletta con le preferenze”, l’importante è il rapporto elettore-eletto, vanno bene “le liste corte, i collegi uninominali, le preferenze… Ma il punto è che con questa legge vogliono inserire il premierato di fatto. Per noi è irricevibile”. Dunque “faremo muro”.

Resta il problema del centro che ha sempre più personaggi in cerca d’autore e, al momento, nessuna lista. Goffredo Bettini spiega che anche Renzi deve far parte dell’alleanza. Ma di questo si parlerà nelle prossime settimane. Come del resto della questione della leadership, perché sarà dirimente capire se la nuova legge elettorale verrà approvata oppure no. Se alla fine restasse il sistema attuale, l’idea di contarsi alle elezioni vere e proprie potrebbe riprendere forza, almeno secondo la Schlein.

La cultura azerbaigiana protagonista a Roma

Roma, 23 giu. (askanews) – Per due giorni il cuore di Roma ha parlato la lingua della cultura azerbaigiana. Il 18 e 19 giugno, musica e cinema hanno fatto da ponte tra Azerbaigian e Italia nell’ambito delle Giornate della Cultura Azerbaigiana.

Le iniziative, che hanno raccolto una grande cornice di pubblico con più di 1100 partecipanti, sono state inaugurate, il 18 giugno, alla Casa del Jazz con il concerto “Il Suono del Caspio: Jazz dell’Azerbaigian”.

All’evento ha partecipato il ministro della Cultura della Repubblica dell’Azerbaigian, in visita ufficiale in Italia, Adil Karimli, la cui partecipazione ha conferito particolare rilievo istituzionale al programma, confermando lo stato eccellente delle relazioni culturali tra i due Paesi, testimoniate anche dalla presenza di rappresentati del ministero della cultura italiano e della direttrice generale dell’ICCRO.

La serata ha reso omaggio a una delle espressioni artistiche più originali dell’Azerbaigian: il jazz nazionale, nato dall’incontro tra le sonorità del mugham, antica tradizione musicale del Paese, e l’improvvisazione del jazz occidentale. Sul palco si sono alternati alcuni tra i più prestigiosi interpreti della scena musicale azerbaigiana e internazionale, guidando il pubblico in un viaggio sonoro tra tradizione e modernità. Un dialogo musicale che ha intrecciato le melodie della memoria italiana con le voci e le suggestioni dell’Azerbaigian.

Le celebrazioni sono proseguite il 19 giugno presso la Casa del Cinema con la proiezione del film “Taghiyev: Petrolio”, dedicato alla figura di Haji Zeynalabdin Taghiyev, tra i più importanti industriali, mecenati e filantropi della storia dell’Azerbaigian. La proiezione ha offerto al pubblico italiano l’opportunità di approfondire la conoscenza di una personalità che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo economico, sociale e culturale del Paese tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

A fare i saluti istituzionali in entrambe le occasioni, l’Ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, Rashad Aslanov, il quale ha sottolineato l’importanza di eventi come questi per incentivare il dialogo, la comprensione reciproca e l’amicizia tra i popoli.

Le Giornate della Cultura Azerbaigiana, organizzate dal Centro Culturale della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia, hanno costruito un ponte tra Oriente e Occidente, accolto con grande favore dal pubblico romano.

L’ippodromo di San Siro celebra galoppo e valore dell’ippica

Milano, 23 giu. (askanews) – L’Ippodromo Snai San Siro di Milano si conferma ancora una volta il cuore pulsante dell’ippica italiana. Una giornata di grande sport ha acceso i riflettori sulla Oaks d’Italia – Tattersalls 2026, una delle prove più prestigiose del galoppo nazionale, che quest’anno ha incoronato la netta vincitrice Piccola Piuma, protagonista di una prestazione dominante davanti al pubblico delle grandi occasioni.

Un appuntamento che rappresenta uno dei momenti più attesi dell’intera stagione e che ribadisce il prestigio internazionale dell’impianto milanese.

“Questa giornata, dal punto di vista ippico, chiude il primo semestre. Noi oggi offriamo anche esperienze diverse al nostro pubblico, che stiamo attraendo a San Siro con animazione per i bambini, battesimo della sella e combattimenti di ju jitsu. Questo perché, questo luogo meraviglioso di Milano, non deve soltanto creare eventi durante il mondo ippico, ma anche momenti continuativi per famiglie, giovani e appassionati di ippica e non” ha detto Marco Chantre Bompiani, direttore Ippodromi Snai.

L’Ippodromo Snai San Siro non è soltanto un impianto sportivo, ma un luogo simbolo per la città di Milano, capace di coniugare tradizione, spettacolo e valorizzazione del territorio.

“L’ippodromo si sta aprendo anche a manifestazioni che non sono solo nel mondo equestre ma che, come istituzione e come Sottosegretario allo Sport ai Giovani, voglio portare nelle scuole per renderne conto. Ma parliamo anche di altre discipline, perché questo spazio lo vediamo sia come metratura che come bellezza paesaggistica, che deve essere ancora più conosciuto e ancora più valorizzato. Quindi come istituzioni cerchiamo di fare la nostra parte” ha aggiunto Federica Picchi, Sottosegretario con delega allo Sport e Giovani della Regione Lombardia.

L’ippica continua inoltre a rappresentare un settore strategico, che unisce sport, cultura, allevamento e occupazione, mantenendo vivo un patrimonio di competenze e passioni che appartiene alla storia del nostro Paese.

“L’ippica è tradizione, è un qualcosa che parte da molto lontano, che è molto antico. In questo posto, come galoppatoio, ha una storia che risale a qualche anno ed è importante perché si tratta di un momento di condivisione a livello territoriale. Sicuramente vogliamo cercare di riportarlo ai fasti di un tempo” ha concluso Barbara Catizzone, Dirigente del Masaf.

Tra emozioni, tradizione e grandi protagonisti in pista, la giornata del 21 giugno conferma ancora una volta il ruolo centrale dell’Ippodromo Snai San Siro nel panorama ippico nazionale e internazionale, punto di riferimento per uno sport che continua a guardare al futuro senza dimenticare le proprie radici.

Meloni: ho smesso di fumare dal 1° maggio nonostante sia periodo brutto

Roma, 23 giu. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervistata da Maurizio Belpietro durante l’iniziativa ‘Il giorno de La Verità’ è tornata sulla sua decisione di smettere di fumare.

Certo non ha scelto un bel periodo, le è stato fatto notare. “Ma lei ne ha visto uno migliore dall’inizio di questa legislatura? Mi dica qual è stato quello tranquillo”, “prima o poi lo dovevo fare. Ho smesso il primo di maggio, sto tenendo, sono riuscita a non finire sulle cronache. Abbiamo fatto sparire tutto, sigarette, posacenere, accendini. Nessuno ci credeva perché ero abbastanza famosa per questa mia debolezza. Ma sono molto fiera, molto fiera di averlo fatto senza apparire sulle cronache. E l’ho fatto nonostante fosse un periodo difficile, perché sono dell’idea che quando hai un periodo brutto, tanto vale che ci inserisci tutte le cose brutte che devi fare, così te lo sei tolto ed è andata”.

In Francia oggi è stato il giorno più caldo mai registrato (dal 1947)

Roma, 23 giu. (askanews) – Quella di oggi è stata la giornata più calda mai registrata in Francia da quando sono iniziate le misurazioni nel 1947, mentre diversi record di temperatura sono stati aggiornati nella parte occidentale del paese. Lo comunica Météo-France.

L’indicatore termico nazionale, una media delle temperature diurne e notturne registrate in 30 stazioni di riferimento – spiega Le Figaro -, ha raggiunto i 29,8 °C, secondo i dati provvisori elaborati oggi alle 17 dall’agenzia meteorologica pubblica. Si tratta di un valore superiore ai precedenti record del 25 luglio 2019 e del 5 agosto 2003 (29,4 °C).

“Di fronte all’intensificarsi dell’ondata di calore”, sono stati aperti 100 posti aggiuntivi di accoglienza d’emergenza nel nord-ovest di Parigi, portando il totale a 427 posti nella capitale francese, che sta affrontando temperature estreme. Lo ha annunciato la prefettura della regione Ile-de-France.

Questi 100 posti si trovano presso Ecole 42, nel 17esimo arrondissement, dove altri 100 posti erano già stati aperti lunedì, ha chiarito la prefettura in un comunicato. “Sono quindi ormai 427 i posti disponibili a Parigi in aggiunta ai dispositivi permanenti di accoglienza d’emergenza”, ha aggiunto la stessa fonte.

Ogni notte, nell’Ile-de-France, “oltre 115mila persone in situazione di precarietà” vengono assistite “dallo Stato nell’ambito  dell’accoglienza d’emergenza e del sistema nazionale di accoglienza dei richiedenti asilo, di cui 45mila a Parigi”, secondo la prefettura.

La prefettura regionale ha inoltre indicato di stare rafforzando “i dispositivi di aiuto alle persone più vulnerabili” di fronte alle “temperature elevate” che “continuano a persistere nell’Ile-de-France”.

Schlein: pezzo establishment mal sopporta donna progressista a palazzo Chigi

Roma, 23 giu. (askanews) – Chi non vede bene l’idea di una guida “progressista” per palazzo Chigi dovrà “farsene una ragione”, Elly Schlein è convinta che ci siano tante manovre in corso per cercare di influenzare la scelta del prossimo presidente del consiglio, ma assicura di essere pronta a vincere anche questa sfida. Durante la sua replica finale in direzione, secondo quanto riferisce chi era presente, la leader Pd avrebbe spiegato: “Ovvio che c’è un pezzo di establishment che malsopporta una leadership progressista a palazzo Chigi. Poi io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni… Ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione”.

Insomma, una sua premiership sarebbe osteggiata da ambienti conservatori, che non vogliono una figura di sinistra al governo, che mantengono un approccio maschilista verso le leadership femminili e che tende a chiudere le porte alle generazioni più giovani. Ma, avrebbe assicurato, “andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione”.

Il mestiere di capire e il coraggio di trovare soluzioni

Roma, 23 giu. (askanews) – Capire il presente per costruire il futuro. È questo il messaggio al centro della presentazione del libro di Ciro Di Pietro “Il mestiere di capire e il coraggio di trovare soluzioni”, presentato nella Sala Caduti di Nassirya a Palazzo Madama.

Un volume che nasce dalla consapevolezza di vivere in un tempo caratterizzato da cambiamenti rapidi e profondi, tra trasformazioni economiche, innovazione tecnologica, nuove dinamiche sociali e sfide globali sempre più complesse.

“La pubblicazione – ha sottolineato l’autore – nasce da una convinzione semplice oggi: non basta più commentare i problemi, bisogna comprenderli fino in fondo e avere il coraggio di indicare una strada. Capire è un mestiere perché richiede ascolto, esperienza, studio e capacità di leggere la realtà oltre le apparenze. È necessario assumersi le responsabilità di proporre soluzioni concrete. Questo libro è il racconto di un metodo, un percorso umano e professionale, ma anche un invito a non restare spettatori davanti alle difficoltà del nostro tempo”.

Ad aprire i lavori è stato il senatore Luigi Nave che ha posto l’accento sulla necessità di recuperare una visione di lungo periodo nelle scelte politiche.

“Mentre le famiglie si interrogano ogni giorno su come arrivare a fine mese e su cosa mettere in tavola, la politica dovrebbe avere il compito di guardare avanti e programmare il futuro del Paese. Oggi – ha sostenuto Nave -, invece, assistiamo a un governo che rincorre l’emergenza e la quotidianità, senza riuscire a costruire una visione di lungo periodo capace di garantire stabilità economica, crescita e capacità di programmazione”.

Il dibattito si è poi concentrato sul tema dell’analisi e del metodo come strumenti indispensabili per orientarsi in una società caratterizzata da una continua sovrabbondanza di informazioni.

“In una società bombardata di informazioni che si bruciano in un minuto e che nessuno contestualizza – ha detto Fulvio Baldi, procuratore europeo presso la Corte di Cassazione -, nessuno inquadra in un sapere più sistematico ciò che accade. Viviamo in un tempo in cui non si distingue più ciò che è davvero importante dal dettaglio e in cui tutto sembra stare sullo stesso piano. Probabilmente vanno recuperati metodi tradizionali di analisi, ma per farlo occorre qualcuno capace di utilizzarli e trasmetterli alle nuove generazioni”.

Baldi ha inoltre evidenziato come il metodo rappresenti uno strumento essenziale per affrontare e risolvere le difficoltà del presente: “Il problema non è quasi mai irrisolvibile. Bisogna analizzare l’esistente e trarre dall’esistente il meglio, con calma, raziocinio e soprattutto con metodo. Questo libro suggerisce proprio un approccio razionale e concreto, senza dimenticare l’umanità, la famiglia, l’amicizia e l’amore per la propria terra”.

Secondo Alessandro Caramiello, presidente dell’intergruppo Sviluppo Sud, Aree Fragili e isole minori, “oggi più che mai istituzioni, professionisti e cittadini hanno il dovere di analizzare i problemi con profondità e avere il coraggio di costruire soluzioni concrete. Iniziative come questa rappresentano un importante momento di confronto culturale e civile per il Paese. Il libro di Ciro Di Pietro offre una riflessione attuale e necessaria sul valore della comprensione in un tempo segnato da cambiamenti rapidi e complessi”.

Al centro del confronto anche il ruolo dell’impresa e la trasformazione della figura dell’imprenditore contemporaneo, chiamato oggi a confrontarsi non soltanto con la produttività ma anche con nuove responsabilità sociali, normative e organizzative.

“C’è stata un’evoluzione nella figura dell’imprenditore del XXI secolo”, ha evidenziato l’avvocato Amedeo Di Pietro, numero uno dell’Osservatorio Nazionale sul Diritto. “Se un tempo il focus era quasi esclusivamente sulla capacità produttiva e sulla ricchezza generata dall’azienda, oggi un’azienda – ha aggiunto – deve coniugare competitività e rispetto delle regole, tutela del lavoro e sostenibilità sociale. La vera sfida è avere la capacità di interpretare i cambiamenti del mercato e ripensare l’impresa attraverso processi di turnaround, mantenendo occupazione, produttività e responsabilità sociale”.

L’incontro ha così offerto una riflessione ampia sul rapporto tra conoscenza, responsabilità e capacità di visione, evidenziando come comprendere la complessità del presente sia oggi una delle competenze più necessarie per istituzioni, imprese e cittadini.

Flotilla, Tajani: liberati i due italiani detenuti in Libia

Roma, 23 giu. (askanews) – “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia. Insieme a loro è stato affidato al nostro Console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni”. Lo annuncia su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il Ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, domani faranno finalmente rientro in Italia. Ringrazio il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro svolto”, conclude Tajani.

Alghero, torna il festival letterario "Dall’altra parte del mare"

Roma, 23 giu. (askanews) – Ad Alghero il mare non è più confine, ma direzione. È da questa linea aperta sull’orizzonte che prende forma la nuova edizione di Dall’altra parte del mare, festival letterario che torna a mettere in dialogo storie, linguaggi e prospettive, attraversando il presente per immaginare il domani.

Dal 24 al 28 giugno 2026 il festival torna ad Alghero, con un preludio che già disegna la rotta nei giorni precedenti. Il 20 giugno, con La notte dei lettori, il viaggio prende forma nella dimensione condivisa della lettura: Nadeesha Uyangoda, scrittrice tra le voci più rilevanti del dibattito contemporaneo, incontra il gruppo Roxane.

Il tema di questa edizione è una dichiarazione di intenti: “mappe per il futuro”. Non semplici coordinate, ma strumenti per orientarsi nel tempo complesso che attraversiamo. I libri diventano bussole, le storie rotte possibili, le parole chiavi per leggere e costruire il domani.

Ideato e promosso dall’Associazione Itinerandia, con la direzione artistica di Elia Cossu e Maria Luisa Perazzona, il festival rinnova la propria identità e rilancia la sua visione. Alghero si conferma porto e approdo: luogo che accoglie e insieme spinge oltre, verso nuove esplorazioni culturali.

A precedere e seguire il festival sarà “Llibres Llibres”, la rassegna diffusa che estende il festival nel tempo. Dall’altra parte del mare continua così a essere molto più di un festival: è una rotta in movimento. E alghero torna a essere molo di partenza e approdo sicuro. Il mare non separa: orienta, e accompagna.

Dall’altra parte del mare (direzione artistica di Elia Cossu e Maria Luisa Perazzona) è ideato e realizzato dall’Associazione Itinerandia in collaborazione con Cyrano Libri Vino e Svago, con il patrocinio e il sostegno di Regione Sardegna, Comune di Alghero, Fondazione Alghero e Camera di Commercio di Sassari. Illustrazione Toni Demuro.

L.elettorale, Meloni: è per stabilità Italia, devastante tornare indietro

Roma, 23 giu. (askanews) – “Fermo restando che” la riforma della legge elettorale “è un’iniziativa del Parlamento”, io “sono d’accordo” perché “sarebbe un peccato tornare indietro”, anzi sarebbe “devastante”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervistata da Maurizio Belpietro a ‘Il giorno della Verità’.

“Oggi a commento delle dimissioni di Kir Starmer, e io in tre anni vedrò ora il terzo primo ministro britannico, Nigel Farage diceva siamo diventati l’Italia di qualche anno fa, cioè abbiamo un primo ministro che cambia ogni anno. Purtroppo è la verità, adesso io mi arrabbio sempre quando gli altri parlano di noi come esempio negativo, però è la verità. Oggi noi siamo visti come un’ancora di stabilità in un’Europa instabile. Ieri eravamo l’Italia instabile in un’Europa tendenzialmente stabile. Ora, io spero che l’Europa diventi più stabile, ma sicuramente non voglio che l’Italia torni a essere instabile”, ha aggiunto.

Meloni: Vannacci? A Politiche conta sfida centrodestra-campo largo

Roma, 23 giu. (askanews) – “Sfido molti altri ad arrivare dopo 4 anni di governo con i tempi che abbiamo attraversato, con la maggioranza solida che noi possiamo vantare. Seguo il dibattito, le alchimie, l’algebra, l’aritmetica ma la politica è una un’altra cosa. Quando si vota tra un anno varrà solamente: al governo ci vuoi il centrodestra o il centrosinistra? Ci vuoi il campo largo o la coalizione che hai conosciuto in questi anni?”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni all’evento ‘Il giorno della Verità’ intervistata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro.

“Conterà solo questo – ha proseguito – e la gente deciderà su questo. Non serviranno a niente sondaggi un po’ discutibili, le chiacchiere di Renzi, le alchimie, le riflessioni. Servirà dire agli italiani chi li rassicura di più, chi sta da una parte e chi sta dall’altra. Aspettp quel momento, è quello che decide”.

Migranti, Meloni: fiera di "maggioranza Giorgia" al Parlamento europeo

Roma, 23 giu. (askanews) – Il nuovo regolamento europeo sui rimpatri “cambia molto, sono fiera di questo provvedimento, sono molto fiera sia stato approvato con una maggioranza Giorgia, qualcosa che in Italia conosciamo bene, il centrodestra italiano funziona bene, avevo detto da tempo che avrei provato” a portarlo in Europa. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni all’evento ‘Il giorno della Veirtà’ intervistata dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro.

“Mi piace che questa maggioranza si materializzi spesso in Europa perché è diversa da quella che ha eletto Ursula von der Leyen, che invece mette insieme culture diametralmente opposte”, ha aggiunto. “Oggi abbiamo un regolamento rimpatri e norme chiare perché c’è una maggioranza diversa che ha sostenuto quelle norme”, ha insistito.

Regeni, la Procura chiede una condanna all’ergastolo e tre a 17 anni

Roma, 23 giu. (askanews) – Una condanna all’ergastolo e tre pene a 17 anni e sei mesi di reclusione. Queste le richieste della Procura di Roma, al termine della requisitoria dell’aggiunto Sergio Colaiocco, nel processo per il sequestro, la tortura e l’omicidio di Giulio Regeni, al Cairo tra gennaio e febbraio 2016, ad opera di 4 agenti dei servizi di sicurezza egiziani.

Secondo il magistrato nel processo, lungo quasi due anni, è stato accertato coinvolgimento necessario dei più alti vertici della National Security. Il nucleo probatorio di maggiore rilevanza – è stato aggiunto – si basa sulle dichiarazione dei due cittadini palestinesi arrestati e tenuti nel carcere clandestino degli apparati di sicurezza del Cairo dove tenuto prigioniero e torturato Giulio Regeni.

“Questo processo non consegna una verità emotiva od intuitiva, ma che ha il valore della concordanza delle prove e degli elementi a carico degli imputati. Il dibattimento ha provato, oltre ogni ragionevole dubbio, la responsabilità” degli accusati, ha argomentato il magistrato.

“Vi consegnamo 10 anni di ricerca ostinata della verità”, ha aggiunto. “Siete chiamati a dire se esistono zone franche alla sostanza del diritto. La vostra decisione sarà letta ben oltre quest’aula”. La pena – ha sottolineato – è che l’impunità non è un destino necessario. “Si chiede l’affermazione della penale responsabilità di tutti gli imputati”.

Italia-Usa, Meloni: non vedo rischi contraccolpi economici

Roma, 23 giu. (askanews) – “Mi auguro di no, credo di no, non vedo francamente contraccolpi, mi pare che appunto la nostra attività e i nostri rapporti vadano bene anche nelle ultime settimane, anche negli ultimi mesi, tanto a livello istituzionale quanto a livello economico”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo a “Il giorno della Verità”.

“Del resto sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica, talmente solida, che non è che non si cancella o ridiscute per una discussione sui social media”, ha aggiunto.

Social, Mattarella: tentazione politica di usarli per propaganda a senso unico

Roma, 23 giu. (askanews) – “La mia impressione è che la politica, non solo in Italia, non abbia ancora elaborato un rapporto maturo, adeguato con questi mezzi di comunicazione”. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un’intervista su Instagram all’influencer Chiara Piotto sui nuovi mezzi digitali e il loro rapporto con la politica.

“La tentazione di adoperarli come mezzi pervasivi di propaganda prevale sulla possibilità di farne veicoli di colloquio, di dialogo – osserva il capo dello Stato -. Inoltre la dimensione ristretta dei messaggi che possono essere collocati accentua negli operatori politici la spinta all’assertività e alla radicalizzazione delle posizioni più che la capacità di vederli come occasioni di incontro. La propaganda a senso unico non è adatta al confronto anzi ne rifugge. Credo che avrebbero molto da guadagnare se sui social ricercassero e offrissero occasioni di ascolto soprattutto nei confronti dei giovani”.

Sostenibilità e aziende, il metodo Refe e gli obiettivi ESG

Roma, 23 giu. (askanews) – Come accompagnare la transizione verso il successo sostenibile, come affrontare il tema del management della sostenibilità, della strategia e misurazione degli impatti ESG, della comunicazione e del coinvolgimento informato e consapevole di stakeholder, cittadini e consumatori. Sono domande alle quali rispondere non è facile se non partendo da una visione, da un approccio e da un metodo ben preciso.

Focus quindi sugli aspetti economici, sociali e ambientali nella governance, nelle operation e nella comunicazione di imprese e organizzazioni, per promuovere successo sostenibile e un nuovo modello di sviluppo. La strada la indica Refe, protagonista dal 2006 nella costruzione di percorsi innovativi per una reake convergenza strategica tra i diversi livelli di responsabilità, migliorando dunque le performance ESG.

Cristiana Rogate, presidente e fondatrice di Refe:

“Oggi la sostenibilità è una leva di competitività per le aziende, di vantaggio competitivo e reputation. Abbiamo capito che non è solo compliance, come dimostrato dalla deregulation della Commissione europea, non è moda, non è solo leva di marketing, come la direttiva sul greenwashing ci insegna. La sostenibilità. Ma è certamente una lega di vantaggio competitivo perchè ci permette di conseguire continuità aziendale come capacità di produrre valore nel tempo. Oggi il valore non può solo coincidere con i vantaggi economici, ma anche rispetto agli impatti che abbiamo in ambito sociale. C’è ovviamente il tema green e il tema governance, in sintesi appunto ESG”.

Abbiamo parlato di reputazione, quindi di rapporto di fiducia rispetto al proprio percorso di sostenibilità. Non solo termini economici dunque. Come si declina tutto questo in ambito aziendale?

“Di fatto l’impresa deve conoscere e governare la sua catena del valore perchè la reputazione non nasce da un problema di comunicazione ma nasce quando non c’è coerenza tra ciò che l’azienda dichiara, come si comporta, come decide e ciò che fa e gli impatti che produce. Fondamentale dunque che la filiera diventi parte di una gestione integrata dove le attenzioni alle tre dimensioni sono condivise. Fino al consumatore finale. Pensiamo alla filiera del cibo. Al centro ci deve essere fiducia e affidabilità”.

Come ci si deve approcciare allora per far sì che tutto questo sia veramente nella catena del valore di una impresa? Venti anni di esperienza sul campo, aziendale, pubblico, terzo settore, cosa vi portano a dire?

“Certamente non si può governare ciò che non si misura e non si può gestire ciò che non si conosce. Noi lo chiamiamo Rendersi conto per Rendere conto”.

Giorgetti: con Guido (Crosetto) nessun conflitto su spese Difesa

Roma, 23 giu. (askanews) – “Il mestiere del ministro dell’Economia è avere conflitti con tutti i ministri, non soltanto con il ministro della Difesa. Tutti legittimamente chiedono stanziamenti e chi deve fare quadrare il bilancio deve dosare in modo saggio e opportuno gli stanziamenti. Non c’è nessun conflitto con Guido (Crosetto ndr.) che vive una situazione particolare, ci sono impegni internazionali che l’Italia deve onorare”.

Lo ha detto il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, intervenendo a “Il giorno della Verità”, parlando degli stanziamenti per la Difesa in ambito degli impegni assunti nella Nato come ha ricordato il ministro per la Difesa, Guido Crosetto.

“Il tema di come dovremo affrontare – ha aggiunto il ministro – questa esigenza sulla Difesa lo affronteremo in questa chiave”.

Conte: scettico su patrimoniale, feci studiare ipotesi, non funziona

Roma, 23 giu. (askanews) – “Sono perplesso e scettico sulla proposta di una patrimoniale. Quando ero a palazzo Chigi e dovevamo far ripartire il Paese ho fatto valutare questa ipotesi ma il dossier poi l’ho buttato nel cestino. Non ha funzionato in Svezia, in Danimarca, in Francia, Olanda, in Belgio e tanti altri paesi…. perché non funziona? Perché tu puoi anche dire che è una formula bellissima questa, ma innanzitutto il problema primo che abbiamo avuto è come fai a quotare il patrimonio?… Bisogna cercare di rendere sicuramente progressivo il nostro sistema ma nel segno dell’equità fiscale. Quello che oggi è un problema serio dell’Italia è che tutta la tassazione è su sull’Irpef”.

Lo ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, intervistato sul palco della kermesse del quotidiano La Verità, a Roma all’Acquario romano.

Gaza, Conte: “Per rapporto Onu bambini presi di mira, Meloni agisca”

Roma, 23 giu. (askanews) – Lo avevamo già denunciato che c’era un genocidio in atto che non risparmiava i bambini, avevamo notizie che alcuni di questi bambini non erano caduti sotto le bombe o attacchi indiscriminati ma erano presi di mira con colpi da cecchini, ora ne abbiamo la riprova da parte di una commissione indipendente istituita dall’Onu. Oggi il problema è il solito: come mai chi parla di orgoglio nazionale, chi è al governo, non si assume la responsabilità di tutelare l’orgoglio nazionale, di riconoscere lo stato della Palestina, di introdurre sanzioni economiche e finanziarie, anche se tardivamente, contro Netanyahu e i suoi sodali, di strappare tutti gli accordi, memorandum, attenzione, addirittura di cooperazione militare oltre che di cooperazione economica con Israele, come mai non ritira quel ruolo e non rinnega quel ruolo di osservatore del Board of Peace che va su un cappellino Maga e che oggi va restituito al mittente, Trump?. Allora questo è orgoglio nazionale, tutto il resto sono chiacchiere”.

Così il leader M5s Giuseppe Conte, a margine dell’incontro “Il giorno della Verità” organizzato all’Acquario Romano dal quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ha commentato un rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite secondo cui le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, commettendo genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra a Gaza.

UniCredit, Orcel: M&A in Italia? Noi osservatori, non vedo oggi opportunità

Milano, 23 giu. (askanews) – “L’Italia è fondamentale per noi, quindi, alle giuste condizioni, se si presenterà un’opportunità, la valuteremo. Ma al momento siamo solo osservatori e per la prima volta ci piace molto essere osservatori e non attori, in realtà è piuttosto divertente”. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, nel corso della Mediobanca Ceo Conference rispondendo a una domanda sull’M&A in Italia. “Per ora osserviamo, vediamo cosa succederà – ha proseguito -. Se ci sarà un’opportunità, come sempre, agiremo. Ma al momento non ne vediamo nessuna”.

“Troppe persone continuano a considerare UniCredit una banca italiana, lo siamo, ma non del tutto – ha sottolineato Orcel -. Siamo estremamente orgogliosi delle nostre radici e della nostra storia, ma il 55-60% della banca non si trova in Italia e questo è importante perché noi ci vediamo come una banca paneuropea e vogliamo essere tra i primi tre in ogni paese, vogliamo essere i più redditizi in ogni paese e cogliamo le opportunità in ogni paese, ma non c’è un’ossessione. Anzi, potrebbe essere controproducente per noi essere troppo grandi in un solo paese”.

“Il nostro obiettivo è creare più valore di chiunque altro. Non vinciamo se siamo i più grandi, non vinciamo se siamo i più potenti. Vinciamo se, a livello strutturale, riusciamo a creare più valore di chiunque altro – ha spiegato Orcel -. Abbiamo opportunità di crescita superiori a quelle di chiunque altro sul mercato. Queste opportunità di crescita, a nostro avviso, saranno accelerate dalle dinamiche attuali in termini di fusioni, acquisizioni, contromosse: poiché le persone sono impegnate in questo e poiché il nostro piano è focalizzato sulla crescita, possiamo accelerare l’aumento della quota di mercato. Questo è lo status quo per noi – ha concluso il numero uno di UniCredit -, e vediamo l’opportunità di migliorare ulteriormente il piano in Italia in termini di quote di mercato, e possiamo farlo senza spendere un centesimo”.

Italia-Usa, Crosetto: io a Villa Taverna? Hamburger sempre buonissimi

Roma, 23 giu. (askanews) – “Quand’è? Che giorno è? Giovedì. Se ho tempo volentieri, gli hamburger sono sempre stati buonissimi”: ha risposto brevemente così il ministro della Difesa Guido Crosetto, parlando con i giornalisti al termine dell’intervista del direttore Maurizio Belpietro alla kermesse del quotidiano La Verità a Roma, a chi gli chiedeva se giovedì 2 luglio andrà a Villa Taverna (residenza dell’ambasciatore Usa in Italia) per le celebrazioni del 4 luglio e del 250esimo anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Lucca Comics si presenta agli Uffizi: 60 anni per una Legacy

Firenze, 23 giu. (askanews) – Lucca Comics & Games ha presentato la propria nuova edizione a Firenze, nella biblioteca degli Uffizi. Un luogo speciale, scelto per annunciare i 60 anni della manifestazione, che nel 2026 sarà dedicata al tema della “Legacy”. Emanuele Vietina, direttore del festival che ogni anno porta in Toscana centinaia di migliaia di persone, ha presentato così l’appuntamento che si terrà dal 28 ottobre all’1 novembre: “Legacy – ha detto il direttore ai cronisti – è il tema di questo sessantesimo anniversario, perché questa è un’eredità del passato che si tuffa nel futuro. Costante dialogo con i maestri del passato per gli artisti, devo dire che con questa citazione newtoniana Claudio Castellini la racconta in modo straordinario, ci sediamo sulle spalle di giganti per guardare più lontano. Ma questo è anche il movimento e l’eredità di una community, quella di Luca Comics & Games, che ogni anno con le sue scelte, con le sue attività e con le sue iniziativa plasma il grande gioco di Lucca, perché Lucca è un legacy game, è un gioco in cui i suoi visitatori la modificano e ogni volta che rimettiamo dopo ogni edizione il gioco nella scatola, questo non è mai come prima”.

Il manifesto per l’edizione 2026 del festival è stato affidato a Claudio Castellini. “Mettere insieme un gruppo di personaggi così noti a coloro che conoscono la cultura di Lucca Comics and Games e doverli anche reinterpretare nel rispetto di personaggi di altri autori noti – raccontato Castellini ad askanews – non era un compito facile, perché dovevano essere loro, ma al tempo stesso reinterpretati attraverso la mia cifra stilistica. Mi piace rendere comunque omaggio al passato semplicemente aggiungendo quel tocco autoriale che mi caratterizza, ma sempre nel rispetto del personaggio così come il pubblico lo ricorda e lo ama”.

Tra gli ospiti del festival ci sarà un autore notissimo come Frank Miller, padre de Il Cavaliere oscuro, ma anche di 300 e di Sin City, e con lui molti altri grandi personaggi dal vasto universo del fumetto. “C’è un enorme rapporto con il Giappone – ha aggiunto Vietina – ma anche con tutto l’Estremo oriente, ci saranno autori coreani, autori del fumetto taiwanese, ma evidentemente il rapporto con il Giappone è un rapporto privilegiato nell’anno del 160esimo anniversario dei rapporti diplomatici fra Italia e Giappone e maestri come Go Nagai”.

Proprio il creatore di Mazinga e Goldrake, ma anche di una rilettura della Divina Commedia, sarà l’ospite più importante del festival, che quest’anno celebra anche i 30 anni di una loro fenomeno che dal Giappone ha conquistato il mondo come i Pokémon.

Lavoro, Calderone: patto sindacati su contrattazione "un passo avanti"

Roma, 23 giu. (askanews) – “Guardo con molto interesse ciò che è frutto dell’interlocuzione dei sindacati più rappresentativi che hanno siglato un patto sulla contrattazione e sulla rappresentanza. In quel patto si dicono delle cose importanti, si dice per esempio che il trattamento economico complessivo è cosa buona e giusta. E questo io credo che sia un passo avanti, soprattutto per alcune componenti del mondo sindacale, ma io credo che sia un passo avanti per il nostro paese nel momento in cui vogliamo scrivere una storia di qualità e una storia di lavoro di qualità”. Lo ha detto Elvira Calderone ministro del lavoro e delle politiche sociali intervenendo del Rendiconto sociale 2025 e della Relazione di fine mandato 2022-2026 del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps in corso a Roma.

“Poi abbiamo certamente da migliorare l’efficienza e l’efficacia anche di quegli strumenti che la contrattazione, la buona contrattazione mette a disposizione delle imprese e dei lavoratori. Mi riferisco anche a tutto il sistema che poi va sotto il nome di bilateralità – ha detto – di fondi di solidarietà, e perché no anche di patronati che devono in questo caso svolgere quella che è la loro funzione istituzionale, che è quella di essere quell’anello di congiunzione tra lo Stato e i cittadini”.

La filiera della pasta: tra ricerca, industria e tecnologia

Campobasso, 23 giu. (askanews) – Si tratta di uno degli elementi che più contraddistinguono l’Italia e la rappresentano nel mondo: la pasta. Un piatto democratico che significa famiglia, tradizione e quotidianità. Per molti considerato un piatto banale, ma in realtà è una delle espressioni più autentiche dell’eccellenza italiana. Ma quello che si vede sugli scaffali, dietro racconta molto di più. Non è solo un prodotto: è agricoltura, ricerca, industria, tecnologia, qualità, sostenibilità, logistica, mani esperte e scelte, molto spesso, coraggiose.

Per scoprire tutto questo una delle eccellenze italiane della filiera ha aperto le porte della propria casa. La famiglia Ferro, proprietari dello storico marchio “La Molisana” dal 2011 nel cuore del Molise, ci ha accolto per mostrarci realmente cosa c’è dietro un pacco di pasta. Una famiglia di mugnai molisani da 4 generazioni che nel 2011 decise di dare nuova vita al marchio a seguito del doppio fallimento, raccogliendo una sfida difficile: fare impresa in Molise. Con i dati che ci riportano un territorio in crisi a causa della perdita di posti di lavoro ed una grande fuga di giovani. Ne abbiamo parlato con Rossella Ferro, Direttore marketing La Molisana:

“La Molisana vive di questo territorio e porta il suo nome nel logo, nel brand. È un’azienda estremamente radicata nel Molise. Ed è un’azienda che a livello di prodotto gode dei benefici di un territorio che è un’arcadia, un vero e proprio territorio vergine, un territorio poco industrializzato e quindi estremamente puro ed incontaminato”.

Nel mondo, Italia compresa, i dati di consumo di pasta si attestano a 17 milioni di tonnellate. L’Italia è il primo consumatore e produttore mondiale di pasta, con circa il 25% del totale. Il restante 75% della pasta è prodotto fuori dai confini italiani. Alcuni grandi Paesi produttori extra-UE operano, tuttavia, in contesti competitivi molto diversi da quello italiano, con costi del lavoro, costo dell’energia, politiche pubbliche sulle materie prime e dinamiche valutarie non comparabili. Ha così aggiunto Rossella Ferro, Direttore marketing La Molisana:

“Dal 2018 abbiamo pensato che potesse essere un passo giusto, per valorizzare ancora di più il Made in Italy, riuscire a promuovere ancora di più le colture di grano duro locali, questo pur essendo consapevoli che anche in questo caso avremmo raccolto una sfida importante. Per il prodotto che noi vendiamo in Italia, impieghiamo solo grano italiano che proviene dalle regioni del centro sud particolarmente vocate alla produzione di grano duro. Queste regioni sono: il Molise, l’Abbruzzo, la Puglia, il Lazio e le Marche”.

Sostenibilità, efficienza industriale e qualità sono i tre pilastri che oggi attirano e costruiscono un consumatore fidelizzato. In particolare la sostenibilità è sempre più al centro delle azioni di un’azienda. Proprio per questo i paesi membri dell’ONU con la sottoscrizione dell’Agenda 2030 hanno stilato un piano di 17 punti per lo Sviluppo Sostenibile. Un piano a cui “Molisana” tende e lo fa con garanzie di tracciabilità e sicurezza alimentare, ricerca di prodotti innovativi con garanzia di elevati standard di qualità, forte riduzione dei consumi delle materie prime per gli imballaggi, iniziative per l’efficientamento energetico, gestione e riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, recupero dei materiali di scarto ed acqua, ed infine una cura dei dipendenti volta anche allo sviluppo sociale ed alla crescita dei talenti. Tutto questo per offrire una filiera fatta di qualità e di trasparenza. Così ha parlato Flavio Ferro, Direttore Operativo La Molisana:

“La nostra è una filiera verticale ed integrata, con un’attività basata sul 100% di grano italiano, ed una sostenibilità spinta grazie anche ad un packaging compostabile e con un processo altamente sostenibile fatto di trigenerazione spinta oltre l’80%”.

Un marchio, quello della Molisana, che è potuto tornare ai vertici del mercato non solo grazie agli investimenti della famiglia Ferro (200 mln di euro), ma anche ad una visione a lungo raggio e che puntasse su qualità, tracciabilità e trasparenza. Un fatturato che cresce di anno in anno. Una produzione in perenne crescita: 6.500 quintali al giorno, 60 autotreni in movimento che permettono di raggiungere oltre 100 paesi, offrendo ben 13 linee di produzione. Questo ha permesso a “La Molisana” di diventare numero 2 in Italia per quota di mercato, classica più integrale (11,3%), e leader nel campo della pasta integrale. Una filiera produttiva alle spalle che opera per portare sugli scaffali e sulle tavole quello che potrebbe sembrare un banale pacco di pasta, ma che in realtà racconta molto di più.

A Roma la mostra-evento "L’Estremo Oriente e l’Italia. Visioni d’arte a confronto"

Roma, 23 giu. (askanews) – Si è svolta a Palazzo Brancaccio la mostra-evento “L’Estremo Oriente e l’Italia. Visioni d’arte a confronto”, un appuntamento dedicato al dialogo tra culture, linguaggi visivi e sensibilità artistiche differenti. L’iniziativa, organizzata da IBA Investment Art & Finance, come ha spiegato Danilo Gigante, consulente unico di IBA, si inserisce all’interno di un più ampio progetto internazionale curato dalla professoressa e critica d’arte Serenella Baccaglini, avviato nel 2024 a Padova.

La mostra ha proposto al pubblico un percorso suggestivo attraverso opere capaci di mettere in relazione l’immaginario orientale e quello italiano, in un confronto artistico fondato su simboli, memoria, identità, tempo e metamorfosi. A Palazzo Brancaccio sono state esposte 51 opere d’arte, tra creazioni inedite e lavori provenienti da collezioni private, firmate da artisti contemporanei di rilievo quali Alina Ditot, Daniela L. Dumbrava, Taya Vysochanska, Paolo De Cuarto, Mario Stefano e Simona Amato, nota come Simonè.

Le opere presentate hanno dato vita a un racconto visivo intenso e ricco di suggestioni, offrendo ai visitatori un’esperienza emozionale e culturale di particolare impatto. Elemento distintivo dell’evento è stato il contributo di IBA Investment Art & Finance, che ha reso possibile l’inclusione di 37 opere provenienti da collezioni private, offrendo così al pubblico l’opportunità di ammirare opere normalmente non accessibili.

Alla mostra ha partecipato un numeroso pubblico, insieme a ospiti di prestigio tra cui Matteo Viviani, Amedeo Goria e Nicola Acunzo. L’appuntamento romano rappresenta una tappa significativa di un progetto destinato a proseguire con nuovi eventi previsti per settembre e dicembre 2026, in prestigiosi contesti museali e istituzionali.

Un percorso che conferma la volontà di rafforzare il rapporto tra artisti, collezionismo privato, istituzioni e diffusione culturale, valorizzando l’arte contemporanea come spazio di incontro, confronto e dialogo internazionale.