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giovedì, 22 Gennaio, 2026
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Cgil Primavalle, Schlein: intimidazione di gravità inaudita

Roma, 7 gen. (askanews) – Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile. Esplodere colpi di arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita: voglio esprimere solidarietà al segretario nazionale CGIL Maurizio Landini e al segretario romano Natale Di Cola. Ma di fronte a gesti simili è urgente anche alzare la guardia: i sindacati sono uno dei presìdi della democrazia a difesa dei diritti e della legalità, nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein.

Visit Monaco: “Abbiamo un legame particolare con tutta l’Italia”

Monaco, 7 gen. (askanews) – A Monaco l’offerta turistica dura 365 giorni, è lunga tutto l’anno, ha diverse stagioni e durante l’inverno vive la grazia del bel tempo della Costa Azzurra e di temperature mai troppo fredde e sempre gradevoli. Non solo Grand Prix, glamour e barche meravigliose. Il Principato di Monaco, con la sua storia, il potere e l’eleganza della Casa Grimaldi da oltre sette secoli, è rinomato anche per l’architettura audace, si è appena dotato di un nuovo spettacolare quartiere: Mareterra, un’estensione di 6 ettari sul Mediterraneo. E a soli 25 minuti dall’aeroporto internazionale di Nice Cote d’Azur, con voli per oltre 122 destinazioni, rappresenta una meta strategica non solo per le famiglie ma anche per organizzare eventi aziendali di rilievo.

Guy Antognelli è il direttore di Visit Monaco e una figura chiave per la promozione della destinazione a livello internazionale.

“Abbiamo un legame particolare con tutta l’Italia, e soprattutto con la Liguria, la Lombardia e Piemonte. Fino all’anno 2000 l’Italia rappresentava il primo mercato per il Principato, davanti alla Francia che è quasi considerata come un mercato domestico. Ora la Francia è sempre prima e l’Italia è quasi a pari con gli Stati Uniti e l’Inghilterra. Si passa negli anni dal mercato numero 2 al mercato numero 4, sempre con poche differenze”, dice.

Una volta arrivati, tutto può essere fatto a piedi o con mezzi di trasporto efficienti: biciclette elettriche, boat-bus a energia solare, navette elettriche, ma soprattutto gli ascensori urbani: si dice infatti che chi conosce bene il Principato lo si riconosce da come usa gli ascensori. E in fatto di infrastrutture, poche destinazioni possono eguagliare la ricchezza e la concentrazione dell’offerta monegasca. Con oltre 70.000 mq di spazi per riunioni e ricevimenti, quasi 150 sedi che spaziano da saloni storici a tetti panoramici, da auditorium ultramoderni a luoghi come il Grimaldi Forum, il primo centro congressi d’Europa con certificazione ecologica ISO 20121.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini askanews

Groenlandia, la Casa Bianca: la diplomazia è sempre la prima opzione di Trump

Roma, 7 gen. (askanews) – Un’eventuale proposta di acquisto della Groenlandia da parte degli Usa “è un argomento attualmente in discussione tra il presidente e il suo team per la sicurezza nazionale. E vorrei sottolineare che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è un’idea nuova. È qualcosa che i presidenti fin dal 1800 hanno definito vantaggioso per la sicurezza nazionale americana. Il presidente è stato molto aperto e chiaro con tutti voi e con il mondo nel ritenere che sia nel migliore interesse degli Stati Uniti scoraggiare l’aggressione russa e cinese nella regione artica. Ed è per questo che il suo team sta attualmente discutendo di come potrebbe essere un potenziale acquisto”. L’ha detto oggi in una conferenza stampa la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, rispondendo alle domande dei cronisti.

“So che i presidenti e i leader del passato hanno spesso escluso” la possibilità di usare la forza per queste cose, ha proseguito Leavitt, “e sono stati spesso molto trasparenti nel trasmettere la loro strategia di politica estera al resto del mondo, non solo ai nostri alleati, ma, in modo più eclatante, ai nostri avversari. Questo non è qualcosa che fa questo presidente. Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump mentre valuta ciò che è nel migliore interesse degli Stati Uniti. Ma dirò solo che la prima opzione del presidente è sempre stata la diplomazia”.

Roma, Appio Latino blindato per la commemorazione di Acca Larentia

Roma, 7 gen. (askanews) – Strade vuote, cordone della polizia, agenti e camionette tra via Acca Larenzia e via Evandro. A Roma quartiere Appio Latino blindato, in attesa della commemorazione che ogni anno richiama militanti neofascisti davanti alla sede del Movimento sociale italiano di Acca Larentia, dove si ricordano i due ragazzi appartenenti al Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, uccisi da militanti di estrema sinistra nei pressi della sezione storica del Movimento sociale il 7 gennaio del 1978, mentre Stefano Recchioni, fu ucciso a poche ore di distanza, negli scontri con le forze dell’ordine seguiti a un presidio organizzato dopo l’agguato. Quest’anno ricorre il 48esimo anniversario.

Sui muri circostanti due mega scritte: “Per tutti i camerata caduti” e “Ogni anno sentirete presente”. In mattinata si è svolta la cerimonia con la deposizione di una corona di fiori con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli e il deputato FdI e presidente della Commissione Cultura Federico Mollicone.

Calcio, Balotelli riparte dalla serie B dell’Arabia Saudita

Roma, 7 gen. (askanews) – Mario Balotelli torna in campo. L’ex attaccante di Inter, Milan e Genoa ha firmato un contratto con il club dell’Al-Ittifaq FC, club di Dubai di proprietà italiana (il presidente è Pietro Laterza, patron del Chievo) attualmente ultimo in classifica nella seconda divisione dell’Arabia Saudita.

L’attaccante si è legato al club con un contratto di due anni e mezzo. Il 10 gennaio è prevista la sua presentazione a Dubai. Super Mario riparte dunque dall’estero a 35 anni (ne compirà 36 ad agosto). Mai partito titolare, il centravanti italiano è sceso in campo l’ultima volta il 21 dicembre 2024, nella gara giocata contro il Napoli.

Crans-Montana, “Perdutamente” di Lauro per l’addio a Achille Barosi

Milano, 7 gen. (askanews) – Una mano sulla bara, la foto del ragazzo e le note di “Perdutamente” di Achille Lauro, intonate dai familiari. Così i parenti di Achille Barosi, morto nella tragedia di Capodanno di Crans-Montana, hanno voluto salutare per l’ultima volta il 16enne alla fine delle esequie, che si sono svolte nella basilica di Sant’Ambrogio a Milano, dove è stato proclamato il lutto cittadino.

I genitori al termine della messa hanno voluto ricordare con alcune parole il figlio Achille e proprio la madre ha raccontato quanto amassero cantare insieme questa canzone in macchina.

Crans-Montana, a Milano grande folla ai funerali di Achille Barosi

Milano, 7 gen. (askanews) – A Milano tanta folla nella basilica di Sant’Ambrogio per i funerali di Achille Barosi, uno dei sei giovani italiani morti nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana. Il feretro è stato salutato da un applauso.

Alla stessa ora si sono volti i funerali di Chiara Costanzo, a Santa Maria delle Grazie. A Milano è stato proclamato il lutto cittadino per rendere omaggio alle vittime.

Groenlandia, patto del ’51 dà agli Usa carta bianca sulle basi militari

Roma, 7 gen. (askanews) – Un vecchio patto, siglato nel 1951 da Danimarca e Stati Uniti, permette già agli Usa di avere ampio accesso militare in Groenlandia. Lo scrive il New York Times sostenendo che l’accordo consentirebbe al presidente Usa di aumentare la presenza militare americana sull’isola quasi a piacimento. Trump non avrebbe dunque bisogno né di acquistare l’isola dalla Danimarca né di conquistarla con la forza.

Al momento, gli Stati Uniti hanno una base in un angolo molto remoto dell’isola, la base spaziale di Pittufik, che traccerebbe eventuali missili che attraversano il Polo Nord. Ma l’accordo consente di “costruire, installare, mantenere e gestire” basi militari in tutta la Groenlandia, “ospitare personale” e “controllare atterraggi, decolli, ancoraggi, ormeggi, movimenti e operazioni di navi, aerei e imbarcazioni”, scrive il quotidiano.

“Gli Stati Uniti hanno mano libera in Groenlandia, possono praticamente fare ciò che vogliono”, ha affermato Mikkel Runge Olesen, ricercatore presso il Danish Institute for International Studies di Copenaghen. “Mi riesce molto difficile pensare che gli Stati Uniti non potrebbero ottenere praticamente tutto ciò che desiderano, se solo lo chiedessero gentilmente”.

Ma l’acquisto della Groenlandia, che sarebbe l’ultimo piano di Trump, secondo quanto riferito ai parlamentari Usa dal Segretario di Stato Marco Rubio, è questione diversa. La Groenlandia non vuole essere comprata da nessuno, soprattutto dagli Stati Uniti. E la Danimarca non ha l’autorità per venderla, ha sostenuto Olesen.

Infatti i groenlandesi possono indire un referendum sull’indipendenza e i funzionari danesi hanno affermato che spetta ai 57.000 abitanti dell’isola decidere il proprio futuro. Un sondaggio dell’anno scorso ha rilevato che l’85% dei residenti si oppone all’idea di un’acquisizione americana. Il primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, ha ripetutamente deriso l’idea di essere comprati, affermando la scorsa settimana che “Il nostro paese non è in vendita”.

Ieri sera i leader danesi e groenlandesi hanno chiesto di incontrare Rubio, ha fatto sapere il ministro degli Esteri della Groenlandia, ma non è chiaro se e quando ciò potrebbe accadere.

Intanto, le tensioni tra Trump e la premier danese, Mette Frederiksen, sono in costante aumento. Solo pochi giorni fa, Frederiksen ha citato l’accordo del 1951, ricordando che “abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Usa ampio accesso alla Groenlandia”, ed ha esortato gli Stati Uniti “a porre fine alle minacce”. Ieri i leader europei hanno rilasciato una dichiarazione in cui hanno sottolineato che “La Groenlandia appartiene al suo popolo”.Secondo un emendamento del 2004 al patto siglato nel ’51, gli Stati Uniti dovrebbero consultarsi con la Danimarca e la Groenlandia prima di apportare “qualsiasi cambiamento significativo” alle loro operazioni militari sull’isola. L’emendamento del 2004, firmato da Colin L. Powell, all’epoca Segretario di Stato Usa, riconosce esplicitamente la Groenlandia come “parte paritetica del Regno di Danimarca”.

Secondo Peter Ernstved Rasmussen, analista della difesa danese,, in pratica, se le forze americane avanzassero richieste ragionevoli, “gli Stati Uniti otterrebbero sempre un sì”. “È una formula di cortesia”, ha affermato. “Se gli Stati Uniti volessero agire senza chiedere, potrebbero semplicemente informare la Danimarca che stanno costruendo una base, un aeroporto o un porto”.

E’ proprio questo, nota il New York Times, che fa infuriare gli esperti politici danesi di lunga data. Se Trump volesse rafforzare la sicurezza della Groenlandia in questo momento, potrebbe farlo. Ma non c’è stata alcuna richiesta ufficiale americana in tal senso, ha affermato Jens Adser Sorensen, ex alto funzionario del parlamento danese. “Perché non usate il meccanismo dell’accordo di difesa se siete così preoccupati per la situazione della sicurezza?”, ha detto, aggiungendo: “Il quadro c’è. È in atto”.

Ma la posizione strategica della Groenlandia non è l’unica cosa ad attrarre la cerchia ristretta di Trump. L’enorme isola ha un altro punto di forza: minerali essenziali, in grandi quantità, sepolti sotto il ghiaccio. E tuttavia anche in questo caso, affermano gli analisti, gli Stati Uniti non avrebbero bisogno di impossessarsi dell’isola per ottenerli: i groenlandesi si sono detti disponibili a fare affari, praticamente con chiunque.

Zelensky chiede all’Ue "risposte inequivocabili" sulla difesa dell’Ucraina

Roma, 7 gen. (askanews) – Il giorno dopo il vertice dei Volenterosi a Parigi, culminato nella firma di un accordo per l’istituzione di una forza internazionale di pace in Ucraina a seguito di un eventuale cessate il fuoco con la Russia, la diplomazia non si è fermata. Nella capitale francese sono infatti proseguiti i colloqui tra le delegazioni ucraina e statunitense, con l’obiettivo dichiarato di tradurre l’intesa politica in “risultati concreti”.

Se da un lato sono stati compiuti passi avanti significativi, dall’altro restano aperti nodi cruciali: dalla definizione dello status dei territori contesi alle garanzie di sicurezza richieste dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel caso di una nuova aggressione russa. Da Nicosia, nel giorno della cerimonia di apertura della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione europea, il leader ucraino ha ribadito di attendere dai partner europei una “risposta inequivocabile” sulla loro reale disponibilità a difendere Kiev di fronte a un secondo attacco di Mosca.

A PARIGI I LAVORI PER LA PACE PROSEGUONO All’indomani del vertice dei Volenterosi tenuto ieri a Parigi, i negoziati di pace tra la delegazione statunitense e quella ucraina sono proseguiti oggi, ponendo il proprio focus su quelli che, Zelensky, ha ritenuto essere “i temi più complessi del quadro di base per la fine della guerra, in particolare la questione della centrale nucleare di Zaporizhzhia e dei territori”.

Zelensky ha incaricato “il team di discutere possibili formati di incontri a livello di leadership tra l’Ucraina, altri Paesi europei e gli Stati Uniti”, sottolineando che Kiev “non si sottrae alle questioni più difficili e non sarà mai un ostacolo alla pace”, ricordando che “la pace deve essere dignitosa”.

Dal canto suo, Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina, ha diffuso un aggiornamento sui colloqui di pace di Parigi con la delegazione statunitense, sottolineando che “ci sono già risultati concreti e il lavoro prosegue”. “Continuiamo importanti negoziati a Parigi per raggiungere una pace duratura e solide garanzie di sicurezza per il nostro Stato. Non tutte le informazioni possono essere rese pubbliche, ma ci sono già risultati concreti e il lavoro prosegue”, ha scritto sul proprio canale Telegram l’alto funzionario ucraino.

Anche il capo delegazione ucraino Rustem Umerov, anch’egli oggi a Parigi, ha osservato che “gli approcci stanno sempre più passando dal piano delle dichiarazioni politiche a quello delle soluzioni pratiche”. “È importante sottolineare che gli approcci stanno sempre più passando dal piano delle dichiarazioni politiche a quello delle soluzioni pratiche”, ha scritto Umerov sul proprio canale Telegram, aggiungendo che “esiste una chiara comprensione del movimento concreto verso l’attuazione degli accordi. Proprio questo tipo di lavoro crea le basi per una pace reale e duratura”.

ZELENSKY A NICOSIA INCONTRA VERTICI EUROPEI Zelensky ha partecipato oggi alla cerimonia di apertura della presidenza della Repubblica di Cipro presso il Consiglio dell’Unione europea e ha colto l’occasione per incontrare il presidente cipriota Nikos Christodoulidis e i vertici europei Ursula von der Leyen e Antonio Costa.

Successivamente al colloquio con Zelensky, Christodoulides ha confermato che “l’Ucraina sarà una priorità centrale della nostra Presidenza, e lavoreremo per garantire un sostegno continuo a tutti i livelli”.

Il leader cipriota ha voluto ribadire il sostegno di Bruxelles, evidenziando che “Cipro riafferma il suo fermo impegno per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina” in quanto “come Paese che vive ancora le conseguenze di un’invasione illegale e di un’occupazione militare in corso, comprendiamo pienamente cosa sia in gioco”, ha osservato Christodoulides.

Anche il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa hanno incontrato oggi a Nicosia, a Cipro, il presidente Zelensky. Entrambi i vertici europei hanno dichiarato che “l’accordo di ieri sulle garanzie di sicurezza rappresenta un passo fondamentale nel nostro lavoro verso una pace giusta e duratura per l’Ucraina”.

“L’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea è di per sé una garanzia di sicurezza cruciale”, hanno concordato i leader europei, sottolineando che “è un percorso collaudato verso un futuro più prospero e stabile per il Paese”. “Il nostro lavoro procede rapidamente”, hanno concluso i rappresentanti di Bruxelles. ZELENSKY: ATTENDO RISPOSTA PARTNER IN CASO DI NUOVA AGGRESSIONE RUSSA Nel corso di un punto stampa tenuto a Nicosia, il presidente ucraino è tornato a parlare delle garanzie di sicurezza richieste ai partner europei, sottolineando che è ancora in attesa di una “risposta inequivocabile” da parte loro in merito ad una potenziale nuova aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. “Una domanda molto complessa, alla quale vorrei davvero, soprattutto io, ricevere una risposta molto semplice: se ci sarà un’altra aggressione, tutti i partner daranno una risposta decisa ai ‘russi’? E pongo questa stessa domanda a tutti i nostri partner. E non ho ancora ricevuto una risposta chiara e inequivocabile”, ha sottolineato Zelensky in merito alle garanzie di sicurezza.

Tuttavia, Zelensky vede “la volontà politica e i partner sono pronti a darci solide garanzie di sicurezza”.

“Finché non avremo tali garanzie di sicurezza – legali, supportate dai parlamenti e dal Congresso degli Stati Uniti – non potremo rispondere a questa domanda. E anche se le avessimo, dovremo comunque fare affidamento principalmente sulle Forze Armate ucraine”, ha specificato Zelensky, aggiungendo che “è per questo che la garanzia numero uno è il nostro esercito, un esercito forte e ben equipaggiato, un esercito di 800.000 uomini con armi normali. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è scritto, e questo non è solo un desiderio, questa è la nostra visione”, ha precisato il leader ucraino.

Sempre durante il punto stampa, Zelensky ha affermato che è possibile un prossimo incontro con il presidente Usa Donald Trump.

“Incontrerò (Trump,ndr) nel prossimo futuro, credo che avrò un incontro a Washington, o forse da qualche altra parte, vedremo quali sono i piani del presidente”, ha affermato il leader ucraino ai cronisti.

SONDAGGIO: 74% DEGLI UCRAINI HA OPINIONE NEGATIVA SU PRESIDENZA TRUMP Un sondaggio dell’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, ha evidenziato che il 74% degli ucraini crede che la presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump sia negativa per l’Ucraina, mentre il 55% della popolazione ritiene che l’Europa stia seriamente aiutando l’Ucraina e vuole che la guerra finisca in modo equo.

Secondo i dati raccolti dal KIIS dal 26 novembre al 29 dicembre 2025, la stragrande maggioranza degli ucraini, il 74%, continua a considerare un danno per l’Ucraina la presidenza di Trump negli Stati Uniti (a maggio-giugno la percentuale era del 72%, dunque sostanzialmente invariata negli ultimi sei mesi). Solo il 14% ritiene che la sua presidenza sia positiva per l’Ucraina, in leggero calo rispetto al 16% registrato in precedenza.

Per quanto attiene, invece, la fiducia nell’Unione europea, la maggioranza degli ucraini, il 55%, continua a credere che l’Europa stia seriamente aiutando l’Ucraina e voglia che la guerra finisca in modo equo.

L’Istituto ha intervistato un campione di 1001 ucraini nell’arco di tempo che va dal 26 novembre al 29 dicembre 2025.

Maltempo, venti forti fino a burrasca al Sud

Milano, 7 gen. (askanews) – Una vasta area depressionaria continua a determinare maltempo sull’Italia meridionale e parte di quella centrale. A questa fase di instabilità si assocerà un marcato aumento venti che interesserà gran parte delle regioni centro-meridionali. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse.

I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento (www.protezionecivile.gov.it). L’avviso prevede dal tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 7 gennaio, venti da forti a burrasca nord-occidentali sulla Sicilia, in estensione alla Calabria.

Dalla serata si prevedono venti forti, con raffiche di burrasca, nord-occidentali sulla Campania, in estensione ad Abruzzo, Molise e Puglia, specie settori costieri adriatici. Saranno possibili mareggiate lungo le coste esposte. Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, giovedì 8 gennaio, allerta gialla su parte di Sicilia e Puglia.

Il Messico continuerà a fornire petrolio a Cuba, nonostante gli Usa

Roma, 7 gen. (askanews) – Il Messico continuerà a inviare petrolio a Cuba sulla base di contratti già esistenti e per ragioni umanitarie. Lo ha affermato la presidente messicana Claudia Sheinbaum, commentando un’inchiesta del Financial Times secondo cui nel 2025 il Messico è diventato il principale fornitore di greggio dell’isola caraibica.

“Non si sta inviando più petrolio rispetto a quanto avvenuto storicamente, non c’è alcuna fornitura particolare”, ha spiegato Sheinbaum in conferenza stampa. “Da molti anni il Messico invia petrolio a Cuba per diverse ragioni: in parte per contratti, in parte come aiuto umanitario”.

La presidente ha ricordato che già durante il mandato dell’ex capo dello Stato Enrique Penha Nieto il Messico aveva condonato una parte del debito cubano. “Si tratta di forniture storiche verso l’isola e il popolo cubano, che oggi rientrano sia nei contratti sia nell’assistenza umanitaria”, ha ribadito.

Sheinbaum ha risposto così a una domanda sul report del quotidiano britannico, che cita dati della società di analisi Kpler secondo cui “le importazioni di greggio venezuelano a Cuba sono diminuite e il Messico è emerso come principale fornitore di petrolio del Paese”. La presidente ha osservato che “con l’attuale situazione del Venezuela, è evidente che il Messico diventi un fornitore importante. In precedenza lo era il Venezuela, ma questo rientra in una dinamica storica”.

Nel suo intervento, Sheinbaum ha difeso la sovranità nazionale nella gestione delle risorse naturali. “Ogni Paese ha il diritto sovrano di decidere cosa fare delle proprie risorse. Non credo che una nazione debba decidere per un’altra, per quanto piccola o problematica possa essere”, ha affermato, sottolineando che il commercio energetico rientra nella politica estera del Messico.

“Ogni Paese è sovrano e la sovranità riguarda la decisione sulle proprie risorse naturali, al di là della visione di altri”, ha aggiunto.

La presidente ha infine rilanciato la proposta di estendere all’America latina il trattato di libero scambio che lega il Messico al Nord America. “Se vogliamo fare del continente una potenza economica integrata, la strada non è la forza, ma al contrario la cooperazione per lo sviluppo”, ha concluso.

Secondo i dati citati dal Financial Times, nel 2025 il Messico ha esportato verso Cuba in media 12.284 barili di petrolio al giorno, con un aumento del 56 per cento rispetto al 2024. Questi volumi rappresentano circa il 44 per cento delle importazioni totali di greggio dell’isola.

Crans-Montana, l’arrivo del feretro di Chiara Costanzo in chiesa

Milano, 7 gen. (askanews) – Nelle immagini l’arrivo del feretro di Chiara Costanzo nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, dove è stato proclamato il lutto cittadino per i funerali di Chiara e dell’altra vittima milanese della strage di Capodanno a Crans-Montana, Achille Barosi.

Fuori dalla chiesa decine di persone, autorità, fra cui il sindaco Beppe Sala e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, gli amici della 16enne e i suoi compagni di classe. Tutti si sono stretti attorno ai genitori che hanno accompagnato l’ingresso della bara in chiesa.

Crans-Montana, folla e amici a Milano ai funerali di Chiara e Achille

Milano, 7 gen. (askanews) – Tanta gente a Milano ai funerali di Chiara Costanzo e Achille Barosi, due dei sei ragazzi italiani morti nell’incendio di Capodanno al Constellation a Crans-Montana, entrambi milanesi, di 16 anni.

Gremite entrambe le chiese, a poca distanza una dall’altra, fin dall’apertura: Santa Maria delle Grazie, dove si tengono i funerali di Chiara Costanzo e Sant’Ambrogio, dove si tengono quelli di Achille Barosi, a circa un’ora dall’inizio delle funzioni alla stessa ora, le 14.45.

Molti gli amici che sono arrivati per l’ultimo saluto, tanti hanno portato fiori e scritto un pensiero sul libro accanto alla foto dei giovani.

Venezuela, gli Usa hanno sequestrato una petroliera. L’ira di Mosca

Roma, 7 gen. (askanews) – Il Comando europeo degli Stati Uniti ha confermato il sequestro della petroliera M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni statunitensi nei confronti del greggio venezuelano. Lo ha reso noto lo stesso comando in un messaggio pubblicato su X.

Secondo quanto comunicato dal US European Command, l’operazione è stata condotta dal Dipartimento di Giustizia e dal Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa. “Il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa, hanno annunciato oggi il sequestro della M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni degli Stati Uniti”, si legge nel post.

Il comando ha precisato che la nave è stata sequestrata nell’Atlantico settentrionale in base a un mandato emesso da una corte federale statunitense, dopo essere stata tracciata dalla Guardia costiera Usa.

Venezuela, gli Usa hanno sequestrato una petroliera. L’ira di Mosca

Roma, 7 gen. (askanews) – Il Comando europeo degli Stati Uniti ha confermato il sequestro della petroliera M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni statunitensi nei confronti del greggio venezuelano. Lo ha reso noto lo stesso comando in un messaggio pubblicato su X.

Secondo quanto comunicato dal US European Command, l’operazione è stata condotta dal Dipartimento di Giustizia e dal Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa. “Il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento per la Sicurezza interna, in coordinamento con il Dipartimento della Difesa, hanno annunciato oggi il sequestro della M/V Bella 1 per violazioni delle sanzioni degli Stati Uniti”, si legge nel post.

Il comando ha precisato che la nave è stata sequestrata nell’Atlantico settentrionale in base a un mandato emesso da una corte federale statunitense, dopo essere stata tracciata dalla Guardia costiera Usa.

Acca Larentia, Meloni: pagina dolorosa, Italia merita vera pacificazione

Roma, 7 gen. (askanews) – “Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità. Quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano”. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.

“Anche fatti recenti, in Italia e all’estero, ci ricordano quanto a volte possa essere fragile il confine tra confronto e odio, tra parola e violenza. Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde. Sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare”, aggiunge.

“Ricordare significa scegliere ogni giorno il rispetto, il dialogo e la convivenza civile, perché le idee forti non temono il confronto. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale. È questo l’impegno che dobbiamo a Franco, Francesco e Stefano – uccisi ad Acca Larenzia – a tutte le vittime di ieri, a prescindere dal loro colore politico, e alla libertà delle generazioni di oggi e di domani”, conclude.

Simon Yates si ritira dal ciclismo professionitico

Roma, 7 gen. (askanews) – Simon Yates – vincitore dell’ultimo Giro d’Italia – ha annunciato il suo ritiro dal ciclismo professionistico. Il 33enne del Team Visma | Lease a Bike ha scritto una lettera di ringraziamento, nella quale spiega anche i motivi della decisione: “Ci ho pensato a lungo, non è stata una scelta presa alla leggera. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre”. Nell’ultima stagione il britannico, oltre al successo finale nel Giro d’Italia si era aggiudicato anche una tappa al Tour de France. In carriera si era anche aggiudicato la Vuelta Espana nel 2018.

“Cari tutti, ho deciso di ritirarmi dal ciclismo professionistico – scrive – Per molti questa notizia potrebbe essere una sorpresa, ma non è una decisione che ho preso alla leggera. Ci ho pensato a lungo e ora mi sembra il momento giusto per lasciare questo sport. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre. Dalle gare nel velodromo di Manchester alle competizioni e alle vittorie sui palcoscenici più importanti, fino a rappresentare il mio Paese ai Giochi Olimpici, ha plasmato ogni capitolo della mia vita. Sono profondamente orgoglioso di ciò che sono riuscito a ottenere e altrettanto grato per le lezioni che ne ho tratto. Anche se le vittorie rimarranno sempre impresse, i giorni più difficili e le battute d’arresto sono stati altrettanto importanti. Mi hanno insegnato resilienza e pazienza, e hanno reso i successi ancora più significativi. A tutti coloro che mi hanno sostenuto lungo il percorso, dallo staff ai miei compagni di squadra, la vostra incrollabile fiducia e lealtà mi hanno permesso di realizzare i miei sogni. Ogni volta che ho dubitato di me stesso, voi non l’avete mai fatto. Grazie.

Esce "Acquario", il nuovo singolo di Ultimo

Roma, 7 gen. (askanews) – Venerdì 9 gennaio arriva in radio e in digitale “Acquario”, il nuovo singolo di Ultimo, sotto etichetta indipendente Ultimo Records, distribuito da Believe. L’annuncio dalle pagine social dell’Artista: “ACQUARIO, il mio nuovo singolo fuori domani a mezzanotte”.

Ecco spiegato quindi l’indizio che il cantautore romano aveva voluto dare ai suoi fan che hanno acquistato ULTIMO LIVE STADI 2025, all’interno del quale si trovava un cartoncino lenticolare in cui si alternavano il simbolo dell’infinito e quello del segno zodiacale dell’acquario.

L’uscita del nuovo singolo accende un faro su quello che si prepara a essere l’anno più importante della carriera di ULTIMO, nell’attesa di ULTIMO 2026 – LA FAVOLA PER SEMPRE, il grande evento live del prossimo anno che si terrà il 4 LUGLIO a ROMA – TOR VERGATA.

Il Raduno degli Ultimi ha realizzato un sold-out di 250.000 biglietti venduti in sole 3 ore per quello che sarà il concerto più grande di sempre, un nuovo memorabile capitolo della sua storia e della storia della musica italiana.

Warner Bros boccia Paramount: offerta inadeguata, avanti con Netflix

Milano, 7 gen. (askanews) – Warner Bros. Discovery boccia ancora una volta l’offerta pubblica di acquisto da 30 dollari per azione promossa da Paramount Skydance (Psky) e ribadisce la bontà dell’accordo chiuso dal board con Netflix che propone 27,75 dollari, in contanti e azioni, per rilevare le sole attività di Wbd legate al cinema e allo streaming.

In una lettera agli azionisti il board con decisione unanime ha invitato i soci a non aderire alla proposta di Psky: l’offerta, si legge, “rimane inadeguata” e dal “valore insufficiente”, anche perché esporrebbe gli azionisti a “rischi, costi e incertezze” legate all’esecuzione dell’offerta.

Per questo, “il Consiglio raccomanda all’unanimità agli azionisti di non presentare le proprie azioni all’offerta di PSKY” che è stata rivista il 22 dicembre e prevede 30 dollari cash per azione per l’acqusizione di tutti gli asset di Warner, dalle reti via cavo come CNN, TNT e Food Network ai contenuti dello studio.

Il bord Wbd nella lettera ha quindi ribadito che la fusione negoziata con Netflix “massimizza il valore mitigando al contempo i rischi di ribasso, e noi riteniamo all’unanimità che la fusione con Netflix sia nel vostro migliore interesse. Il nostro obiettivo è portare avanti la fusione con Netflix per offrirvi il suo valore irrinunciabile”.

Una posizione accolta con favore dal gigante dello streaming televisivo. “Il Consiglio di Amministrazione di WBD continua a sostenere pienamente e a raccomandare l’accordo di fusione con Netflix, riconoscendolo come la proposta migliore in grado di offrire il massimo valore ai propri azionisti, ai consumatori, ai creatori e all’industria dell’intrattenimento in generale”, hanno dichiarato Ted Sarandos e Greg Peters, co-amministratori delegati di Netflix.

“Netflix e Warner Bros. – hanno chiosato – uniranno punti di forza altamente complementari e una passione condivisa per la narrazione. Unendo le forze, offriremo al pubblico ancora più serie e film che ama, a casa e nei cinema, amplieremo le opportunità per i creatori e contribuiremo a promuovere un settore dell’intrattenimento dinamico, competitivo e fiorente”.

Venezuela, media: in corso il sequestro Usa della petroliera Marinera

Roma, 7 gen. (askanews) – E’ in corso nell’Atlantico un tentativo, da parte della Marina degli Stati Uniti, di sequestrare la petroliera legata al Venezuela “Marinera”, dopo un inseguimento durato oltre due settimane. Lo scrive Reuters citando due funzionari statunitensi. Il sequestro, che potrebbe alimentare le tensioni con la Russia, è avvenuto dopo che la petroliera, originariamente nota come Bella-1, è riuscita a superare il “blocco” marittimo statunitense imposto alle petroliere sanzionate e ha respinto i tentativi della Guardia Costiera statunitense di abbordarla.

La Russia ha schierato un sottomarino e altre navi militari per scort are la petroliera, secondo quanto diffuso dal quotidiano statunitense Wall Street Journal che cita un funzionario americano.La petroliera, precedentemente conosciuta come Bella 1 e ora ribattezzata Marinera, è riuscita a sfuggire all’intercettazione dopo che la Guardia Costiera degli Stati Uniti aveva tentato di abbordarla e sequestrarla a dicembre, nell’ambito del blocco imposto da Washington alle spedizioni di petrolio autorizzate da e verso il Venezuela.

"Sono un grande", il 9 gennaio in radio nuovo singolo di Tiziano Ferro

Roma, 7 gen. (askanews) – Il 2026 di Tiziano Ferro si apre con “Sono un grande”, il nuovo singolo in radio da venerdì 9 gennaio per Sugar Music. Il brano, che ha dato il titolo all’ultimo disco del cantautore italiano, darà il via così ad un anno importante per Ferro, un anno che lo vedrà di nuovo protagonista negli Stadi dove avrà l’occasione di far ascoltare al pubblico oltre alle canzoni di “Sono un grande” (tra cui la title track e i precedenti singoli “Cuore Rotto” e “Fingo&Spingo”) anche i successi che hanno segnato i suoi primi 25 anni di carriera.

“Sono un grande” (di Tiziano Ferro, Roberto Casalino e Simone Cremonini e prodotto da Marco Sonzini, e Stefano “Zef” Tognini) rappresenta un profondo legame tra Ferro e il suo pubblico: “L’unico obbligo che ho sempre avuto nei confronti di chi mi ascolta è la verità, in maniera quasi brutale. Anche se non sento di essere “un grande” mettiamolo tra le opzioni, tra la lista di cose che posso, che possiamo essere. Questo è il disco delle supposizioni che poi diventano nuove affermazioni di vita e questa canzone è qui per ricordarmelo, per ricordarcelo”.

Quest’ultimo disco di Ferro (che ha debuttato al primo posto in classifica confermando il suo ruolo centrale nel panorama discografico italiano) è stato un album necessario e terapeutico, un album liberatorio e con un forte sguardo rivolto al futuro. Nelle 12 tracce che lo compongono (11 nella versione standard e 12 in cd e vinile) Ferro ha riscoperto le sue radici ed è entrato nella seconda parte della sua carriera accompagnato dal nuovo team scelto per questa avventura (Sugar Music e Big Picture Management).

Manca sempre meno al ritorno live. I biglietti per il tour STADI26 sono disponibili su www.livenation.it/tizianoferro e a 5 mesi di distanza sono già stati venduti oltre 350.000 mila tagliandi oltre ad aver raddoppiato gli appuntamenti di Milano e Roma.

Il tour, prodotto e organizzato da Live Nation, vedrà Tiziano Ferro esibirsi in 12 date negli stadi delle principali città italiane (per info www.livenation.it):

30 maggio 2026 LIGNANO – Stadio Teghil 6 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 7 giugno 2026 MILANO – Stadio San Siro 10 giugno 2026 TORINO – Allianz Stadium 14 giugno 2026 BOLOGNA – Stadio Dall’Ara 18 giugno 2026 PADOVA – Stadio Euganeo 23 giugno 2026 NAPOLI – Stadio Diego Armando Maradona 27 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 28 giugno 2026 ROMA – Stadio Olimpico 3 luglio 2026 ANCONA – Stadio Del Conero 8 luglio 2026 BARI – Stadio San Nicola 12 luglio 2026 MESSINA – Stadio San Filippo

Al via a Roma "Scintille", stagione 2026 di danza Orbita-Spellbound

Roma, 7 gen. (askanews) – Parte il 19 gennaio ‘Scintille’, la stagione 2026 del Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita-Spellbound con la direzione artistica di Valentina Marini. Fino al 15 maggio, 4 mesi di programmazione in 4 luoghi diversi per l’unica stagione della Capitale interamente dedicata alla danza contemporanea. Novità di quest’anno, l’approdo al Teatro Ambra Jovinelli che si aggiunge a luoghi ormai consolidati come Teatro Palladium, Spazio Rossellini, Teatro Biblitoteca Quarticciolo.

Grandi maestri ed esponenti del nuovo panorama coreutico, riallestimenti di spettacoli ormai storici e nuove creazioni, protagonisti della scena italiana e ospiti internazionali sono le coordinate di un programma in cui “ogni spettacolo richiama alla necessità della mutazione, di rivedere la tradizione, di passare allo scanner luoghi comuni, aspettative, priorità” come afferma la direttrice artistica Valentina Marini che aggiunge: “Allo stesso tempo ogni spettacolo ci trascina in un catalizzante viaggio trasformativo in sé, per non farci dimenticare che accanto al senso di impotenza esiste una dimensione plurale che chiama all’esserci, in tutte le sue forme, compreso quello del gioire insieme quando non ci appare più possibile’.

Scintille è una produzione ORBITA-Spellbound Centro Nazionale di Produzione della Danza con il sostegno del MIC e della Regione Lazio, in collaborazione con ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio, Spazio Rossellini, Teatro Ambra Jovinelli, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Fondazione Roma Tre Teatro Palladium.

La stagione si apre il 19 gennaio al Teatro Ambra Jovinelli con Sonate Bach – Di fronte al dolore degli altri di uno dei maestri riconosciuti della danza contemporanea europea, Virgilio Sieni. A 20 anni dalla sua creazione nel 2006, uno spettacolo che, pur con le dovute differenze, sembra parlare del nostro presente nel suo riflettere sulla tragica condizione dei civili nelle zone di conflitto bellico. In relazione con uno straordinario materiale fotografico realizzato da reporter di guerra, 11 pezzi coreografici su altrettanti luoghi sotto assedio: Sarajevo, Kigali in Rwanda, Srebrenica, Tel Aviv, Jenin, Baghdad, Istanbul, Beslan, Gaza, Bentalha, Kabul. 11 pezzi, 11 luoghi, così come 11 sono i brani che compongono le 3 Sonate di Johann Sebastian Bach.

Di diverso impianto è Nostalgia, creazione firmata dal coreografo Giovanni Insaudo, in scena a Spazio Rossellini il 30 gennaio, in collaborazione con ATCL. Nostalgia è una performance multimediale che, ripercorrendo al contrario l’ordine cronologico di una esibizione, mette al centro il desiderio e la necessità di rivivere quegli attimi unici e irripetibili che avvengono in scena e nella vita, trascinando il pubblico dentro le emozioni della memoria e in un’esperienza di spostamento percettivo.

Il 13 febbraio la stagione si sposta al Teatro Biblioteca Quarticciolo per The Doozies – Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi della coreografa Silvia Gribaudi con l’attrice e regista Marta Dalla Via. Giocando semanticamente con l’espressione colloquiale americana “to be doozy” (essere fuori dall’ordinario), lo spettacolo è un grande omaggio a due icone anticonformiste come Eleonora Duse e Isadora Duncan, pioniere delle istanze femministe e di un’interpretazione politica dell’arte. Come affermano le stesse autrici nelle note di regia: “Dove sono questi lasciti, ci siamo chieste, visto che, a più di cento anni di distanza, ci troviamo ad affrontare gli stessi identici discorsi sul palco e fuori, le stesse battaglie per la parità e contro la dittatura del physique du role? The Doozies vuole essere un’opera intorno alla meraviglia della stranezza’.

Sempre al Teatro Biblioteca Quarticciolo appuntamento il 20 febbraio con Shifting the Silence, restituzione della residenza di Charlie Prince, che ritorna anche quest’anno grazie a ‘Artisti in Orbita’, un programma di sostegno ai processi creativi finanziato dalla Regione Lazio che permette al Centro, nel prossimo triennio, di implementare le sue azioni di supporto alle ricerche artistiche, traghettandone i risultati migliori in stagione. È il caso del lavoro di Prince che si muove tra danza, musica e performance, indagando il corpo come luogo di inscrizione politica e poetica, segnato dall’esilio e dall’eredità coloniale, cicatrici che l’artista maneggia attraverso la danza trasformando la vulnerabilità in rivolta.

Dopo quello di Virgilio Sieni, la stagione 2026 di Orbita Spellbound accoglie il riallestimento di un altro spettacolo che ha segnato la storia della danza contemporanea italiana: il 24 febbraio allo Spazio Rossellini, in collaborazione con ATCL, andrà in scena Tu non mi perderai mai 2005-2025 (finalista premi UBU 2025 come miglior spettacolo di danza) in cui Raffaella Giordano, protagonista da oltre 30 anni della scena europea, affida alla giovane coreografa e autrice Stefania Tansini la re-interpretazione, dopo 20 anni, di uno tra suoi assoli più misteriosi e inafferrabili, Tu non mi perderai mai, ispirato dal Cantico dei Cantici.

Il 2 marzo si torna al Teatro Ambra Jovinelli con un doppio programma: Rhapsody in Blue, coreografia firmata dalla coppia d’arte e di vita composta dalla basca Iratxe Ansa e dall’italiano di origini slave Igor Bacovich; e, a seguire, Holy Shift, creazione eseguita da Spellbound Contemporary Ballet e firmata dal suo fondatore, il coreografo Mauro Astolfi. Rhapsody in Blue è una vera e propria esplosione di creatività e fantasia incarnata sul palco da 16 danzatori che ruota intorno alla celebre composizione di George Gershwin; Holy Shift è invece una riflessione sulla rottura del paradigma, un elogio al disorientamento contro la dittatura dei modelli imposti, un invito profondo ad abbandonarsi al cambiamento.

Di nuovo allo Spazio Rossellini il 13 marzo per l’imperdibile appuntamento con Cani Lunari del Premio Ubu Francesco Marilungo, fra le coreografie più apprezzate dalla critica e dal pubblico in tutto il 2025 e presentata a Roma da Orbita Spellbound in collaborazione con ATCL. Partendo dalla suggestione del fenomeno ottico dei “cani lunari” – ovvero la rifrazione della luce lunare nei cristalli di ghiaccio atmosferici -, i 5 performer in scena si muovono fra trance e house dance immergendosi in antichi culti estatici femminili, pratiche magiche e testi sciamanici. Come afferma Marilungo, “Cani Lunari vuole essere una riflessione sulla magia intesa come sapere alternativo alla scienza positiva; un invito a recuperare alla nostra coscienza qualcosa del numinoso mondo delle streghe per provare a re-incantare il mondo”.

Un altro prezioso ritorno nella programmazione di Orbita Spellbound è quello di Andrea Costanzo Martini che il 21 marzo al Teatro Biblioteca Quarticciolo presenta due creazioni: Pas de Cheval e What happened in Torino. La prima è un duetto ispirato alla figura del cavallo – simbolo di grazia, forza e libertà – che mette a confronto l’animale con il performer, esplorando i confini tra addestramento e libertà, obbedienza e desiderio, virtuosismo e vulnerabilità; la seconda invece è il primo solo dell’artista, in cui si misura con gli stati emotivi e fisici che attraversano il suo corpo in scena, nella lotta costante tra il desiderio di essere osservato e l’angoscia di divenire puro oggetto-merce.

Sempre al Teatro Biblioteca Quarticciolo, il 10 aprile debutta in Prima Nazionale We in a Box, performance-concerto del percussionista Joss Turnbull che coinvolge sul palco la boxeur keniota Everline Akinyi Odero in uno spettacolo ad alto impatto emotivo. Nella lotta fra il battito di un tamburo iraniano e le tecniche della boxe, i più comuni gesti del vivere quotidiano, come il respirare o l’asciugarsi il sudore, diventano materiale coreografico, rendendo tangibili la vulnerabilità e la resistenza, toccando questioni arcaiche dell’essere umano.

L’ultimo dei tre appuntamenti della stagione al Teatro Ambra Jovinelli, il 20 aprile, è quello che segna il ritorno nella programmazione di Orbita Spellbound del danzatore, attore, regista e coreografo argentino di base a Parigi Luciano Rosso, reso famoso dallo spettacolo Un poyo Rojo, in tournée mondiale da oltre 10 anni. La sua nuova creazione dal titolo Apocalipsync è un one-man-show di teatro fisico, nel quale Rosso utilizza diverse discipline sceniche, interpretando una quarantina di personaggi in 10 scene che si succedono senza interruzione, per invitare il pubblico a interrogarsi e riflettere sul mondo nel quale viviamo, dominato dall’alienazione tecnologica e dalla continua performance sull’identità.

Il 10 maggio Scintille fa tappa al Teatro Palladium con Asteroide, la nuova creazione di Marco D’Agostin, vincitrice del premio UBU 2025 come miglior spettacolo di danza dell’anno. In questo lavoro che parte dall’estinzione dei dinosauri a causa dell’impatto sulla terra di un asteroide, il pluripremiato coreografo veste i panni di un paleontologo che pian piano trasforma la sua conferenza sui fossili in un bizzarro musical, facendo esplodere un cortocircuito tra la scienza e l’amore, l’intrattenimento e l’informazione, la vita e la morte, la danza e il teatro. Fra tradimenti, ossa di dinosauro e misteriose grotte piene di iridio, Asteroide racconta la straordinaria capacità della vita – e dunque dell’arte – di ripresentarsi sempre, in nuove forme, senza soccombere mai.

Se D’Agostin insiste sulla forza della vita, al contrario il coreografo Matteo Carvone esplora l’orizzonte del post-umano con Icarus, restituzione di residenza sostenuto nell’ambito di ‘Artisti in Orbita’ e aperta al pubblico il 15 maggio al Teatro Biblioteca Quarticciolo, ultimo appuntamento della stagione 2026 di Orbita Spellbound. In una coreografia che si svela come eco di un linguaggio dimenticato — un gesto fossile che riaffiora in un mondo svuotato di umanità – Carvone si chiede: chi danzerà quando l’uomo non ci sarà più? La performance non è la storia di una caduta né una celebrazione del volo, ma l’attraversamento di una soglia: tra materia e assenza, tra gesto e glitch, tra rovina e luce. È l’abbagliante istantanea di un Icaro troppo vicino al sole, in quel momento liminale tra ascesa e dissoluzione.

Milano-Cortina, Barbuto (presidente Unione Ciechi) tedoforo a Bologna

Roma, 7 gen. (askanews) – C’è anche Mario Barbuto, Presidente Nazionale dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, una vita dedicata alla formazione e all’inclusione delle persone con disabilità visiva, tra i tedofori Coca-Cola della fiamma olimpica di Milano-Cortina. Il 6 gennaio, infatti, Barbuto, nato a Catania nel 1954 e da oltre cinquant’anni residente a Bologna, ha portato la fiamma nel capoluogo emiliano.

Guida dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità e Direttore dell’Istituto dei Ciechi “Francesco Cavazza”, con il suo impegno Barbuto ha promosso autonomia, partecipazione e accesso alla cultura, fondando la Fondazione LIA per rendere i libri italiani accessibili a tutti. La sua storia è un esempio di determinazione e visione: ha trasformato la disabilità in una risorsa per costruire una società più equa e inclusiva.

Proprio per questi valori, Coca-Cola Italia lo ha scelto come tedoforo del Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026. Mario Barbuto incarna lo spirito olimpico, dimostrando che il vero traguardo è la partecipazione di tutti.

“Portare la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 come tedoforo Coca-Cola è stato un momento di grande valore, sia personale che collettivo. La Fiamma racchiude valori in cui credo profondamente: inclusione, partecipazione e impegno per una società più equa e accessibile. Lo sport, come la vita, deve essere uno spazio aperto a tutti, dove le differenze non rappresentano un limite, ma una ricchezza. Essere qui oggi significa lanciare un messaggio di fiducia nel futuro e nella possibilità di costruirlo insieme. Lo sport diventa così un potente messaggero: una società è davvero forte solo quando è inclusiva e accogliente per tutti”, ha dichiarato Barbuto.

Con Coca-Cola, il Viaggio della Fiamma Olimpica diventa un percorso che celebra sport, comunità e impegno sociale, trasformando l’attesa dei Giochi in un’esperienza partecipata e inclusiva.

L’Onu: le condizioni dei palestinesi in Cisgiordania ricordano l’apartheid

Roma, 7 gen. (askanews) – “C’è un sistematico soffocamento dei diritti dei palestinesi in Cisgiordania. Che si tratti di aver accesso all’acqua, di andare a scuola, correre in ospedale, visitare familiari o amici o raccogliere le olive, ogni aspetto della vita dei palestinesi in Cisgiordania è controllato e limitato dalle leggi, dalle politiche e dalle pratiche discriminatorie di Israele. Si tratta di una forma particolarmente grave di discriminazione razziale e di segregazione, che ricorda il sistema di apartheid che abbiamo visto in passato”: è quanto ha dichiarato l’Alto commissario Onu per i Diritti Umani, Volker Turk, commentando il rapporto diffuso oggi dalle Nazioni Unite, da cui emerge come “la discriminazione sistematica” da parte di Israele nei confronti dei palestinesi si sia aggravata a partire almeno dal dicembre 2022.

Stando al rapporto ci sarebbero “fondati motivi per ritenere che la separazione, la segregazione e la subordinazione siano destinate a essere permanenti, al fine di mantenere l’oppressione e il dominio sui palestinesi”. E “gli atti commessi con l’intenzione di mantenere tale politica costituiscono una violazione dell’articolo 3 dell’ICERD (Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale), che proibisce la segregazione razziale e l’apartheid”. Alla luce di quanto emerso dal rapporto, Turk ha quindi invitato le autorità israeliane “ad abrogare tutte le leggi, le politiche e le pratiche che perpetuano la discriminazione sistematica contro i palestinesi basata sulla razza, la religione o l’origine etnica”.

“Invito le autorità israeliane a porre fine alla loro presenza illegale nei Territori palestinesi occupati, anche smantellando tutti gli insediamenti e facendo evacuare tutti i coloni. Le autorità israeliane devono rispettare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione”, è l’appello del Commissario Onu.

Acca Larentia, La Russa: aggressioni non cancelleranno la memoria

Roma, 7 gen. (askanews) – “Ho appreso con sconcerto la notizia della vile aggressione avvenuta nella notte a Roma ai danni di quattro militanti di Gioventù Nazionale, attaccati da un commando di venti persone mentre affiggevano manifesti in ricordo di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano, in via Acca Larenzia nel 1978”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Quanto avvenuto – ha aggiunto – è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione. A Gioventù Nazionale e ai giovani rimasti feriti va la mia sincera e affettuosa vicinanza, con l’auspicio – ha concluso La Russa – che i responsabili vengano rapidamente individuati”.

Teatro Sistina, Paolo Conticini e Mauro Casciari in "Tootsie"

Roma, 7 gen. (askanews) – Torna in scena nei teatri italiani “Tootsie”, il Musical firmato e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo tratto dal famoso film del 1982 di Sydney Pollack con l’indimenticabile interpretazione di Dustin Hoffman. Sul palcoscenico del Teatro Sistina dal 22 gennaio al 1 febbraio, lo spettacolo sarà in tour in diverse città italiane: attualmente in scena a Imola, poi Vicenza, Firenze, Messina, Imperia, Modena, Bolzano.

Divertente, romantico, irriverente e sorprendentemente attuale: “Tootsie” è pronto a conquistare il pubblico tra risate, emozioni e momenti di autentica riflessione. Un Musical iconico che gioca con intelligenza e ironia sui temi dell’identità, dell’amore e del successo, trasformandoli in puro divertimento.

A guidare il cast nel doppio ruolo Michael Dorsey/Dorothy Micheaels è Paolo Conticini, amatissimo protagonista di grandi successi del Musical come “Mamma Mia!” e “The Full Monty”. Al suo fianco, nel ruolo dell’amico Jeff, Mauro Casciari, storico volto de Le Iene, conduttore radiofonico e DJ di RDS, ex braccio “sinistro” di Rosario Fiorello nell’acclamato Viva Rai2 e al suo debutto assoluto nel Musical.

Insieme ad un ensemble di straordinario talento, completano il cast Beatrice Baldaccini nel ruolo di Julie, Ilaria Fioravanti in quello di Sandy, Matteo Guma nei panni di Max, Massimiliano Carulli è Ron, Elena Mancuso nel ruolo di Rita, Sebastiano Vinci in quello di Stan, Fabrizia Scaccia in quello di Suzie, Denis Scoppetta nel ruolo di Clark e Roberto Tarsi nei panni di Stuart. La direzione musicale è di Emanuele Friello, le scenografie di Teresa Caruso, le coreografie di Roberto Croce, i costumi di Cecilia Betona, le luci di Daniele Ceprani, il suono di Stefano Gorini.

Con il libretto di Robert Horn, vincitore del Tony Award per questo titolo, e la musica e i testi di David Yazbek, già autore di un altro grande successo come “The Full Monty”, Tootsie è classificato come una delle migliori commedie di tutti i tempi nella lista stilata dall’American Film Institute e acclamato come “Il Musical più divertente di Broadway!” (The New York Post), oltre ad aver ricevuto l’incredibile cifra di 11 nomination agli Oscar del Musical (Tony Award), tra cui quello per il miglior musical e la migliore colonna sonora originale.

Lo spettacolo, prodotto da PeepArrow Entertainment in collaborazione con Il Sistina, racconta la storia di Michael Dorsey (Paolo Conticini), un bravo attore con un particolare talento per… non riuscire a mantenere un lavoro! Avvilito e disoccupato, Michael decide di fare un ultimo, disperato tentativo per realizzare i suoi sogni: si presenta al provino del musical sequel di Giulietta e Romeo, travestito da donna con il nome di Dorothy Michaels e, dopo un’ottima performance, lo vince. In una fulminea ascesa verso la celebrità di Broadway, Michael (travestito da Dorothy) diventa presto un’attrice amatissima dal pubblico ma, mentre il lavoro comincia ad andare a gonfie vele, Michael si innamora di una sua collega. Sarà il suo amico e coinquilino Jeff (Mauro Casciari), uno squattrinato ma navigato scrittore che per sopravvivere gestisce un ristorante, a metterlo di fronte alla realtà, facendogli realizzare che mantenere quel successo “di attrice” è molto più difficile di quanto si possa aspettare.

Con il suo ritmo serrato, una vicenda incredibilmente attuale e la coinvolgente colonna sonora, “Tootsie” è una commedia brillante e piena di colpi di scena che si prende amabilmente gioco dell’intero mondo dello show business con le sue dinamiche distorte, in cui “merito” e “scorciatoia” spesso si confondono. Ma la storia di Michael, grazie anche allo scoppiettante rapporto con il suo alter-ego Jeff, offre l’occasione per riflettere su temi importanti, come l’amore e il rapporto tra i sessi, l’identità e il ruolo della donna nella società, la genialità e il coraggio di rischiare per guadagnarsi un’opportunità per emergere. Celeberrima la frase finale che il camaleontico Dustin Hoffman rivolge alla sua amata nel disperato tentativo di “giustificare” il suo scambio di identità: “Sono stato un uomo migliore con te da ‘donna’, di quanto lo sia stato con le altre donne da ‘uomo’”.

Strage di Crans-Montana, il cardinale Zuppi: l’amore è la risposta al male

Bologna, 7 gen. (askanews) – “L’amore è la risposta al male” e “oggi Giovanni è come una stella del cielo, illuminata dalla luce di Dio”. Lo scrive il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, nel messaggio inviato ai funerali di Giovanni Tamburi, il giovane bolognese vittima dell’incendio della notte di Capodanno a Cras-Montana, celebrati questa mattina in cattedrale a Bologna alla presenza di centinaia di persone.

“Purtroppo non posso essere fisicamente presente questa mattina. Lo sono con amore addolorato e con intima comunione – scrive Zuppi -. Dare l’ultimo saluto sembra incredibile, pensando alla bellezza della vita che Giovanni aveva e donava. Il pensiero si allarga ai giovanissimi amici travolti nel rogo, ai tanti che ne porteranno a lungo le ferite, e al capotreno ucciso l’altra sera qui a Bologna”.

“Sento l’unica consolazione proprio nella luce tenera del Natale. In questi giorni terribili abbiamo tutti sperimentato l’istintivo amore e la solidarietà tra di noi – prosegue l’arcivescovo -. Ci siamo stretti tra noi e ai suoi familiari. Fratelli tutti! L’amore è la risposta al male. Oggi Giovanni è come una stella del cielo. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace”.

La liturgia è stata celebrata da monsignor Stefano Ottani con l’omelia di don Stefano Greco. Presenti il ministro Bernini, il sottosegretario Borgonzoni, il presidente de Pascale e il sindaco Lepore.

Alex Britti esce col singolo "Gelido" in duetto con Mario Biondi

Milano, 7 gen. (askanews) – Dopo i primi due capitoli del progetto Feat.Pop, che hanno visto Alex Britti reinterpretare “Oggi sono io” insieme a Marco Mengoni e “Solo una volta” con Clementino, l’artista presenta un nuovo tassello del suo percorso di rilettura del proprio repertorio.

Il 9 gennaio esce “Gelido”, nuova versione del brano in duetto con Mario Biondi, composto, prodotto e scritto da Alex Britti.

Un incontro speciale tra due artisti dalla forte identità musicale e vocale, già reduci dal grande successo riscosso alle Terme di Caracalla, dove lo scorso giugno hanno portato per la prima volta sul palco il loro duetto. L’evento Feat.Pop ha celebrato i 27 anni dall’album cult che ha lanciato Alex Britti nel panorama musicale italiano e dato il via alla sua ultraventennale carriera.

In questo nuovo arrangiamento, Britti e Biondi danno al brano una veste blues, jazz e black music, conferendogli una profondità ancora più intensa. I due artisti danno voce allo smarrimento interiore di chi non si riconosce più: il gelo diventa la metafora di una distanza emotiva che spegne sentimenti, abitudini e certezze. Tra fragilità e introspezione, trasformano questo disorientamento in un dialogo intenso che esplora il lato più complesso e autentico dell’amore.

“Mario Biondi è un artista che stimo moltissimo, con cui condivido entusiasmo e voglia di suonare insieme. Sono felice di aver coinvolto anche lui in questo progetto: abbiamo già portato live questo brano, e il pubblico ha dimostrato un grande apprezzamento. La sua voce calda e profonda ha dato ulteriore intensità al brano, regalandogli una dimensione completamente nuova.”-Alex Britti

Ancora una volta, l’artista conferma la forza del progetto Feat.Pop in cui la rilettura dei suoi brani diventa occasione di incontro, contaminazione e nuova ricerca artistica, creando connessioni tra generazioni e linguaggi musicali differenti.

Tricolore, Conte: difendiamo i valori di un’Italia serva di nessuno

Roma, 7 gen. (askanews) – “Nella giornata del Tricolore stringiamoci forti attorno alla nostra bandiera, ai valori che ci siamo dati per restare uniti. Un’Italia serva di nessuno, che antepone il diritto e i diritti di ciascuno al privilegio del più forte, del più potente. Una Repubblica indivisibile, solidale con chi resta indietro e cerca riscatto. Difendiamo tutto questo, con un nuovo e più forte impegno. Ogni giorno”. Lo ha scritto su Facebook il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

Tv, torna Donnavventura con la nuova serie Reporter Experience

Roma, 7 gen. (askanews) – Novità per il mondo di Donnavventura. La nuova serie “Donnavventura Reporter Experience” andrà in onda da sabato 10 gennaio alle ore 13.30 su TV8 e la domenica a partire dall’11 gennaio su Sky Adventure alle ore 14.00. Sono previste inoltre repliche su SkyUno+1.

La spedizione ha attraversato cinque paesi: Tunisia, Egitto, Giordania, Thailandia e Marocco. Un itinerario disegnato con la collaborazione di Francorosso, brand di Alpitour World con cui nel 2026 saranno organizzati i Viaggi Experience e la consueta Spedizione annuale. Hanno viaggiato 14 Donnavventura: Aliai, Alice, Aurelia, Cecilia, Chiara, Clarissa, Claudia, Giulia, Irene, Laura C, Laura T, Lauren, Noelia, Vanessa; un viaggio lungo 110 giorni. Si rinnova la collaborazione con RTL 102.5; ogni episodio della nuova serie vedrà anche la presenza di una “Inviata RTL 102.5”, che si collegherà con “No problem W l’Italia” per annunciare l’on air televisivo e alcune anticipazioni.

Il racconto ha preso il via dalla Tunisia laddove Donnavventura è nata 35 anni fa ripercorrendo proprio l’itinerario di allora, dalle Oasi al deserto dagli chott alle montagne, dalle città d’arte al mare, fino al souk di Tunisi. L’incontro con le donne e le loro storie hanno emozionato le reporter. Dopo la Tunisia, è arrivato il momento delle selezioni finali e dell’addestramento. Come da tradizione, il Campo Base è La Thuile (Aosta), dove sono state individuate le nuove protagoniste. Giacomo Ogliari, istruttore Federale ACI Sport ha valutato la capacità delle ragazze alla guida, fornendo consigli utili per affrontare le diverse situazioni ambientali. Presente anche il camper – poliambulatorio del Centro Diagnostico Italiano con il team di esperti del CDI per valutare l’idoneità fisica delle ragazze che hanno potuto confrontarsi con i medici anche sui temi legati alla prevenzione. L’evento di selezione e la successiva fase di addestramento hanno dato vita ad una nuova “squadra” pronta a partire per un lungo viaggio, prima destinazione l’Egitto.

Le neo-reporter sono arrivate sulla costa Nord che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Da qui la spedizione ha proseguito fino al confine meridionale con il Sudan. Da Marsa Matrouh all’oasi e alle grandi dune di Siwa, dal Cairo al White Desert fino a Luxor, con la navigazione sul Nilo a bordo di una antica dahabeya. Successivamente la spedizione si è spostata verso il Mar Rosso e risalendo lungo la costa fino a Sharm el-Sheikh. È stata la volta poi della Giordania. Ad accogliere Donnavventura l’Ambasciata d’Italia ad Amman. Il team lo ha attraversato dalla capitale a Petra, dal Wadi Rum al Mar Morto, tra siti Unesco e incontri con donne giordane.

Un nuovo capitolo del viaggio ha porta Donnavventura alla scoperta della Thailandia. Da Phuket, tra templi storici e mercati colorati, fin alle spiagge paradisiache delle Phi Phi Islands; poi ancora il Parco Nazionale di Khao Sok, e infine Bangkok, città dai mille contrasti, tra moderni grattacieli e templi dorati. Il Marocco ha completato la spedizione con un itinerario che ha preso il via da Casablanca, davanti all’imponente Moschea di Hassan II. Da qui il viaggio ha proseguito verso Nord, raggiungendo Tangeri, Chefchaouen, la “città blu” quindi Fes una delle città imperiali più antiche del Paese, Agafay, Marrakech, e infine Essaouira. Autore e voce narrante del programma è ancora Chiara Babilani.

Al Sistina a Roma torna "Tootsie", irresistibile Paolo Conticini

Roma, 7 gen. (askanews) – Dopo il successo della scorsa stagione, torna in scena nei teatri italiani “Tootsie”, il Musical firmato e adattato in italiano da Massimo Romeo Piparo tratto dal famoso film del 1982 di Sydney Pollack con l’indimenticabile interpretazione di Dustin Hoffman. Sul palcoscenico del Teatro Sistina dal 22 gennaio al 1 febbraio, lo spettacolo sarà in tour in diverse città italiane: attualmente in scena a Imola, poi Vicenza, Firenze, Messina, Imperia, Modena, Bolzano.

A guidare il cast nel doppio ruolo Michael Dorsey/Dorothy Micheaels è Paolo Conticini, amatissimo protagonista di grandi successi del Musical come “Mamma Mia!” e “The Full Monty”. Al suo fianco, nel ruolo dell’amico Jeff, Mauro Casciari, storico volto de Le Iene, conduttore radiofonico e DJ di RDS, ex braccio “sinistro” di Rosario Fiorello nell’acclamato Viva Rai2 e al suo debutto assoluto nel Musical.

Insieme ad un ensemble di straordinario talento, completano il cast Beatrice Baldaccini nel ruolo di Julie, Ilaria Fioravanti in quello di Sandy, Matteo Guma nei panni di Max, Massimiliano Carulli è Ron, Elena Mancuso nel ruolo di Rita, Sebastiano Vinci in quello di Stan, Fabrizia Scaccia in quello di Suzie, Denis Scoppetta nel ruolo di Clark e Roberto Tarsi nei panni di Stuart. La direzione musicale è di Emanuele Friello, le scenografie di Teresa Caruso, le coreografie di Roberto Croce, i costumi di Cecilia Betona, le luci di Daniele Ceprani, il suono di Stefano Gorini.

Con il libretto di Robert Horn, vincitore del Tony Award per questo titolo, e la musica e i testi di David Yazbek, già autore di un altro grande successo come “The Full Monty”, Tootsie è classificato come una delle migliori commedie di tutti i tempi nella lista stilata dall’American Film Institute e acclamato come “Il Musical più divertente di Broadway!” (The New York Post), oltre ad aver ricevuto l’incredibile cifra di 11 nomination agli Oscar del Musical (Tony Award), tra cui quello per il miglior musical e la migliore colonna sonora originale.

Lo spettacolo è prodotto da PeepArrow Entertainment in collaborazione con Il Sistina.

(crediti: foto Gianluca Saragò)

Cinema, vola "Buen Camino" di Zalone: miglior incasso delle feste

Roma, 7 gen. (askanews) – “Buen Camino” è il film campione di incassi delle feste. In soli 13 giorni di programmazione, il nuovo film con Checco Zalone, diretto da Gennaro Nunziante e distribuito da Medusa Film, si conferma uno dei maggiori successi cinematografici italiani di sempre al box office, preceduto soltanto da un altro film della coppia Zalone-Nunziante, “Quo vado?”.

“Buen Camino” ha totalizzato un incasso complessivo che sfiora i 59.000.000 di euro (58.896.398 euro), con 7.297.399 presenze nelle sale e una quota di mercato, dal 25 dicembre ad oggi, del 65,8%: oltre sei spettatori su dieci, tra quanti hanno scelto di andare al cinema, hanno visto “Buen Camino”.

Il film ha dominato le presenze in sala in tutte le regioni d’Italia, dal Nord al Sud, ma ha anche avuto un impatto unico sul mercato cinematografico nazionale, con boom di presenze, prenotazioni sold-out e performance record.

Nel suo primo giorno di programmazione nei cinema, giovedì 25 dicembre, ha incassato 5.671.922 euro, registrando il miglior risultato di sempre in Italia per un film nel giorno di Natale (il precedente record apparteneva a “Natale a New York”, con 3.045.296 euro nel 2006).

Con una quota di mercato del 78,8% il film ha riportato inoltre il botteghino italiano a livelli che non si registravano dal 2011. Era da 14 anni che, nel giorno di Natale, il mercato cinematografico non superava i 7 milioni di euro d’incasso totali.

Il 26 dicembre, Santo Stefano, ha incassato quasi 8 milioni di euro e in soli due giorni sfiorato i 14 milioni di euro segnando uno dei migliori 26 dicembre di sempre, terzo risultato storico dopo il 2010 e il 2009, e superando il concorrente internazionale “Avatar – Fuoco e Cenere”.

Nel primo weekend di programmazione, il film ha totalizzato quasi 27 milioni di euro in quattro giorni, diventando la migliore apertura di sempre in Italia per un film uscito nel periodo natalizio.

Nel giorno di Capodanno,ha incassato oltre 5 milioni di euro, portando il totale a oltre 41 milioni di euro con più di 5 milioni di spettatori. Si tratta del terzo miglior risultato di sempre per un film nel primo giorno dell’anno. Davanti a “Buen Camino” si collocano solo altri due titoli interpretati da Checco Zalone: “Tolo Tolo” con 8.887.696 euro e “Quo Vado?” con 7.360.192 euro, entrambi usciti proprio a Capodanno e favoriti dall’effetto novità e dall’enorme attesa che accompagna da sempre i film del comico pugliese.

Nella sua seconda settimana di programmazione “Buen Camino” ha superato 53 milioni di euro di incasso totale, sorpassando i precedenti successi di Checco Zalone come “Sole a Catinelle” e “Tolo Tolo”. Diventa così il film con il terzo maggiore incasso di sempre nella storia del cinema italiano dopo “Avatar” (68.600.000 euro) e “Quo Vado?” (65.300.000 euro).

Venezuela, la famiglia di Alberto Trentini: viviamo giorni di angoscia e speranza

Roma, 7 gen. (askanews) – “La nostra famiglia sta vivendo giornate di angoscia e di speranza. Chiediamo a tutti di rispettare la consegna del silenzio indicata da Palazzo Chigi ed evitare qualunque strumentalizzazione perché ogni parola sbagliata può compromettere la liberazione di Alberto.

Ringraziamo tutti per la comprensione e la solidarietà”. Così afferma la famiglia di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto da oltre un anno a Caracas, in una nota diffusa dall’avvocato Alessandra Ballerini.

Ucraina, Macron: migliaia di soldati potrebbero essere dispiegati per mantenere la tregua

Roma, 7 gen. (askanews) – “Parteciperemo alla rigenerazione dell’esercito ucraino”. Lo ha affermato, in un intervento nella serata dell’Epifania al telegiornale di France 2, il presidente francese Emmanuel Macron. “Migliaia di soldati potrebbero essere dispiegati per mantenere la pace in Ucraina dopo il cessate-il-fuoco”, ha dichiarato l’inquilino dell’Eliseo, “Questo avverrà nel quadro delle nostre operazioni all’estero e sarà organizzato”.

La “Coalizione dei Volonterosi” ha annunciato ieri una serie di “garanzie di sicurezza solide” in caso di cessate il fuoco tra la Russia e l’Ucraina, nel corso di una riunione dei 35 Paesi membri dell’alleanza che si è svolta proprio a Parigi. Mentre sono ancora in corso negoziati per porre fine al conflitto in Ucraina, gli alleati di Kiev hanno ipotizzato per il dopo una forza multinazionale sotto la “leadership americana” per proteggere Kiev da una nuova aggressione russa.

Macron ha dettagliato il coinvolgimento della Francia in questa forza multinazionale. Su France 2 ha sottolineato che “migliaia di soldati francesi” potrebbero essere dispiegati. “Non si tratta di forze impegnate nel combattimento”, ha precisato il presidente francese, “ma di una forza di rassicurazione” o garanzia, una volta firmata la pace.

Questo testo, la ‘Dichiarazione di Parigi’, “riconosce per la prima volta” una “convergenza operativa” tra la Coalizione dei Volonterosi, l’Ucraina e gli Stati Uniti. Macron aveva già evocato nel settembre 2025 che la Francia, insieme al Regno Unito, si sarebbe impegnata “formalmente” a mobilitare una forza militare per garantire una “rassicurazione” dell’Ucraina di fronte alla Russia. Kiev e Washington proseguono oggi i colloqui per definire un piano di pace americano.

Mattarella: il Tricolore incarna i valori della Carta costituzionale

Roma, 7 gen. (askanews) – “Ricorre oggi il 229esimo anniversario della nascita del Tricolore, simbolo della nostra Patria. Il Tricolore ha sventolato con la spinta dei venti rivoluzionari nella Repubblica Cispadana, nel 1797. Attraversando successivamente l’epopea risorgimentale, divenne nel 1861 la Bandiera del Regno d’Italia. Scelto dai Costituenti come vessillo del nuovo Stato, incarna oggi gli alti valori indicati dalla Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia e coesione sociale del Paese”. E’ quanto afferma in una dichiarazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Emblema della Repubblica, è elemento che contraddistingue in ogni luogo e in ogni ambito, dalle missioni di pace delle nostre Forze Armate alle sedi diplomatiche all’estero, alle competizioni sportive, l’identità italiana. Tutti gli italiani guardano con amore e rispetto alla nostra Bandiera: in essa si riflettono la nostra storia comune e le fondamenta della nostra civiltà, in essa si riconosce la nostra comunità nazionale. Viva il Tricolore, viva la Repubblica”, conclude il Capo dello Stato.

Tennis, Musetti avanza ai quarti ad Hong Kong

Roma, 7 gen. (askanews) – Inizia con una vittoria in rimonta il 2026 di Lorenzo Musetti. Il carrarino è ai quarti all’Atp 250 di Hong Kong grazie al successo su Tomas Etcheverry con il punteggio di 6-7, 6-2, 6-4 in 2 ore e 40 minuti. Un esordio sofferto per Musetti (alla prima uscita con il nuovo coach Jose Perlas, al fianco di Simone Tartarini) che nel primo set ha faticato a esprimere il suo tennis, ma alla distanza ha trovato ritmo e qualità per risolvere la prima “maratona” dell’anno.

Tricolore, Mattarella: incarna valori Carta Costituzionale

Roma, 7 gen. (askanews) – “Ricorre oggi il 229° anniversario della nascita del Tricolore, simbolo della nostra Patria. Il Tricolore ha sventolato con la spinta dei venti rivoluzionari nella Repubblica Cispadana, nel 1797. Attraversando successivamente l’epopea risorgimentale, divenne nel 1861 la Bandiera del Regno d’Italia. Scelto dai Costituenti come vessillo del nuovo Stato, incarna oggi gli alti valori indicati dalla Carta costituzionale: unità, libertà, democrazia e coesione sociale del Paese”. E’ quanto afferma in una dichiarazione il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Emblema della Repubblica, è elemento che contraddistingue in ogni luogo e in ogni ambito, dalle missioni di pace delle nostre Forze Armate alle sedi diplomatiche all’estero, alle competizioni sportive, l’identità italiana. Tutti gli italiani guardano con amore e rispetto alla nostra Bandiera: in essa si riflettono la nostra storia comune e le fondamenta della nostra civiltà, in essa si riconosce la nostra comunità nazionale. Viva il Tricolore, viva la Repubblica”, conclude il Capo dello Stato.

Zaia lancia la sfida: saprà varcare il Rubicone?

Il Manifesto con cui Luca Zaia, parlando con il Foglio,  interviene nel dibattito sulla destra italiana ambisce a segnare una discontinuità. Non è un testo identitario né una piattaforma ideologica. È, piuttosto, una proposta che rivendica il primato della concretezza e dell’esperienza di governo. Una destra che intende misurarsi sui risultati, non sulle parole d’ordine; che rifiuta la radicalizzazione simbolica e affida la propria legittimazione alla capacità di amministrare, decidere, risolvere problemi. 

No al radicalismo identitario e al nazional-populismo

Zaia colloca la sua proposta oltre il leghismo di lotta e di governo. L’autonomia è presentata come strumento di efficienza e responsabilità, non come bandiera identitaria; la sicurezza viene ricondotta alla presenza dello Stato e non alla retorica dell’emergenza che sfiora la xenofobia; i giovani diventano una priorità strategica, definiti come infrastruttura del Paese e non come categoria da evocare in termini retorici.

È una visione che nasce dall’esperienza di governo e che guarda a una destra funzionale, capace di abitare le istituzioni senza viverle come un corpo estraneo. Non si arrende – così sembra – alle ambiguità del nazional-populismo. In questo senso, il Manifesto segna una distanza evidente dalle pulsioni protestatarie e antisistema che hanno segnato una parte rilevante della destra italiana. E che ogni tanto si riaffacciano.

Rilevante è anche l’impostazione sui temi etici e civili. Zaia non propone una svolta culturale in senso progressista, ma rifiuta che tali questioni restino prigioniere di automatismi ideologici. Le riconduce alla coscienza individuale e alla responsabilità politica, sottraendole alla logica dello scontro identitario.

Anche qui, la cifra distintiva non è tanto il contenuto quanto il metodo: disinnescare i tabù per restituire spazio alla decisione.

La prova più difficile: quale quadro di alleanze?

Ed è qui che il Manifesto incontra la sua prova più difficile. Pur presentandosi come alternativa al mix di estremismo e opportunismo, muovendo semmai verso un modello di modernizzazione analogo a quello dei cristiano-sociali bavaresi, la proposta di Zaia non scioglie il nodo della effettiva trasformazione del polo conservatore della politica italiana.

La domanda è semplice, ma solo in apparenza: questo “partito della concretezza” rompe o convive con gli attori che oggi minano la credibilità della coalizione di governo?

Convive, ad esempio, con figure come Vannacci, che incarnano una visione opposta a quella evocata dal Manifesto? E come si colloca – o si collocherà domani – rispetto alle spregiudicatezze politiche e comunicative di Salvini, che continuano a segnare l’identità di una parte rilevante della coalizione guidata da Giorgia Meloni?

L’efficienza non basta

Insomma, il progetto di Zaia intende modificare struttura e composizione della destra oggi al governo, oppure si acconcia a esserne una variante interna, in realtà corriva con ciò che lo stesso Manifesto vuole archiviare?

Se la risposta fosse l’accomodamento, lo sforzo innovativo rischierebbe di ridursi a un maquillage. Resterebbe al di qua del suo Rubicone. In definitiva, una destra pragmatica che accetti la convivenza con pulsioni identitarie e radicali finirebbe per funzionare come correttivo amministrativo, non come progetto riformatore.

Zaia è stato un bravo amministratore. Tuttavia, nel momento in cui si entra nel campo della politica, l’efficienza non basta: conta la direzione, e soprattutto il coraggio di scegliere con chi stare e da chi distinguersi.

Peter Thiel ridisegna la mission della Silicon Valley

Prefazione sulla tecnoteologia politica

Preceduto da un’ampia e approfondita, erudita prefazione di Andrea Venanzoni che introduce il saggio di Peter Thiel come esempio di tecnoteologia politica, il libro che ora la casa editrice Liberilibri diffonde anche in versione cartacea è – come presentato dall’editore – ‘una cavalcata nella mission della nuova Silicon Valley, concepita sempre meno quale spazio esclusivamente economico-finanziario e sempre più come argine contro la stagnazione e la decadenza della civiltà occidentale’. L’autore è decisamente accreditato per proporre una linea ermeneutico-interpretativa delle derive attualizzate negli indirizzi politici di governo e di gran parte dell’immaginario collettivo a stelle e strisce: Peter Thiel è infatti uno dei più influenti venture capitalist della Silicon Valley, già allievo di René Girard e tra i primi giganti del Tech ad aver sostenuto Donald Trump. In questa argomentata narrazione egli traccia le ragioni filosofiche della piena convergenza tra innovazione tecnologica e sicurezza, con ampi riferimenti culturali a Leo Strauss e al tema dell’intelligenza artificiale, a Carl Schmitt e agli algoritmi, alla Palantir Technologies (azienda statunitense specializzata nell’analisi dei big data, fondata nel 2003 dallo stesso Thiel e di sua proprietà) e alla teoria mimetica. Tutto ciò partendo retrospettivamente da John Locke, padre del liberalismo moderno e ampiamente rivisitando la palingenesi ottimista e razionalista dell’Illuminismo che hanno per secoli ispirato il pensiero prevalente americano, una sorta di deriva positiva illimitata che si è fermata bruscamente al Ground Zero.

L’11 settembre come cesura antropologica

Ci pensa un doppio incipit dirompente – sia nella presentazione di Venanzoni che nel saggio di Thiel – a ricondurre l’attualità di un ripensamento di strategia di approccio “assiologico e ontologico”: il riferimento diretto al catastrofico attacco alle Twin Towers dell‘11 settembre 2001 segna una frattura, una cesura netta,

ma soprattutto “una epifania dolorosa che si avvita nella grande questione antropologica della natura umana e del peso della violenza nel cuore della civiltà occidentale”.

Locke, liberalismo e il trauma della violenza

L’esempio personale di Locke è istruttivo di quanto sottile sia stato il percorso verso il liberalismo della

Rivoluzione americana. Il modo di argomentare di Locke procede in modo sobrio; non vuole infiammare

le passioni schierandosi nei dibattiti controversi del XVI e XVII secolo. Ma all’esordio del XXI secolo qualcosa di inimmaginabile scalfisce duramente ogni ottimismo e la violenza stravolge ogni deriva di pensiero.

Per Bin Laden, a differenza di Locke, le ardue questioni di moralità e condotta non avevano bisogno di essere rimandate; le risposte sono state chiare e la risoluzione non poteva essere lasciata in sospeso. Bin Laden era un uomo appassionato di ricchezza e potere, tanto che il suo esempio personale ci ricorda i casi limite che Locke ha così facilmente liquidato.

Carl Schmitt, amico e nemico nella grande politica

Al contrario …”la politica è il campo di battaglia in cui avviene questa divisione, in cui gli uomini sono costretti a scegliere tra amici e nemici. «I punti più alti della grande politica», dichiara Carl Schmitt, «sono anche i momenti in cui il nemico viene visto, con concreta chiarezza, come nemico».

Quando Bin Laden dichiara guerra agli «infedeli, ai sionisti e ai crociati», Schmitt non consiglierebbe mezze misure ragionate. Egli esorterebbe a una nuova crociata come modo per riscoprire il senso e lo scopo

della nostra vita: prenderebbe a prestito le parole di da Papa Urbano II al Concilio di Clermont, che nel 1096 esortò i suoi impazienti ascoltatori alla Prima crociata: «L’esercito del Signore, quando si precipita sui suoi nemici, non abbia che un unico grido: Dieu le veult! Dieu le veult!». (Dio lo vuole! Dio lo vuole!).

Strauss, sicurezza e mission della nuova Silicon Valley

In Strauss invece non ci sono scorciatoie. Il filosofo pratica ciò che predica, i suoi scritti sono palesemente esoterici e difficili da capire, in contraddizione con gli autori del passato che scrivevano libri apparentemente semplici la cui natura esoterica era quindi ancora più oscurata al lettore.

Per questo secondo Thiel occorre ripartire dal binomio dicotomico amico/nemico se si vuole chiarire il rapporto di sostenibilità e compresenza storicizzata tra sicurezza e libertà.

Scaltrito e moderno, il saggio di Thiel spazza via senza mezze misure tutto il ciarpame della dialettica inutile, delle frasi fatte, dell’empatia come atteggiamento risolutivo dei conflitti latenti, in una parola della demagogia chiacchierona e inconcludente che pervade le moderne democrazie che si appoggiano su rituali desueti e inconcludenti, persino tautologici: di fronte ad un messaggio eloquente come quello pervenuto l’11 settembre 2001 bisogna attrezzarsi per fronteggiare la sfida. Un evento inatteso può anche ripetersi, occorre proteggere la libertà di cui si vuol godere con apparati di sicurezza sempre più aggiornati e sofisticati. In ciò consiste dunque la mission della nuova Silicon Valley: in un affinamento delle potenzialità di ‘intelligence’.

Qual è l’imprinting trumpiano

Questa chiave di lettura ci fa meglio capire i modi spicci e ultimativi dell’imprinting politico trumpiano: affrontare la realtà, saperla gestire, non restare esclusi dai livelli decisionali in ogni angolo del pianeta, accettare come fatto imposto dalle evidenze contingenti il confronto oppositivo in atto tra islamismo e Occidente.

L’incedere della narrazione espositiva e propositiva di Thiel oscilla tra richiami filosofici retrospettivi (per criticarli ma per coglierne anche spunti di proposta e ripensamento), consapevolezza di un aut-aut che non ammette digressioni (il pensiero occidentale deve interiorizzare e metabolizzare i pericoli insiti nell’islamismo che non conoscerà mai redenzione conciliativa), fragilità del costrutto ideologico delle democrazie moderne dove i concetti di apertura, tolleranza, dialogo, confronto possono diventare un vulnus che facilita la messa in discussione delle radici storiche del pensiero occidentale, fino a legittimare incautamente un ribaltamento assiologico e di prospettiva.

Passaggi criptici ma nel segno del pragmatismo

Nel fare ciò Thiel non sempre è così esplicito, forse egli stesso condizionato dai cascami ideologici del pensiero debole declinante di fronte all’invadenza culturale dell’Islam. Ci sono alcuni passaggi criptici che occorre decifrare per coglierne il significato più autentico ed ultimativo.

L’Occidente ha perso fiducia ed ora appare incerto e vulnerabile, il mondo stesso non è certo finito e non è facile dire quanto durerà il crepuscolo dell’età post-moderna.

Il terrorismo non è stato ancora sconfitto (e forse non lo sarà mai) perché risorge dalle ceneri della sua apparente distruzione: è ancora tra noi e lo riscontriamo nei fatti che accadono in ogni parte del mondo.

Peter Thiel evoca frequenti rivisitazioni storiche e filosofiche, ritiene fondative e dirimenti le analisi di Leo Strauss e Carl Schmitt, tuttavia alla fine sembra prevalere nella parte conclusiva del suo saggio una visione meno ideologica e più pragmatica delle cose, tra violenza incontrollabile, radicalismi, fanatismo religioso, conversione fattuale delle prediche ideologiche declinate in interessi economici, la pace terrena e quella del regno di Dio restano pur sempre obiettivi anteposti ad ogni altra scelta. Il problema consiste nel fare i conti con sé stessi ma nel doverli fare continuamente anche con gli altri.

 

Peter Thiel, Il momento straussiano, Liberilibri, 2025

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Giubileo, oltre il varco

Ci sono gesti carichi di secoli di senso che oggi passano senza lasciare traccia. La chiusura della Porta Santa è uno di questi.

Ieri, 6 gennaio, a San Pietro si è chiusa l’ultima Porta del Giubileo. Un atto previsto, compiuto secondo il rito, registrato e subito archiviato. Non perché il gesto sia vuoto, ma perché siamo diventati poco permeabili ai segni. Li attraversiamo senza lasciarci attraversare. Anche la speranza, tema del Giubileo, rischia di ridursi a una parola sublime, ma incapace di ferire.

La speranza, invece, è una virtù teologale perché nasce da Dio e orienta l’uomo verso ciò che non possiede ancora. Vive di una promessa, non di una previsione. Non coincide con l’attesa che le cose migliorino, ma con la fiducia che il senso non venga meno anche quando il tempo sembra contraddirlo.

La speranza non sospende il giudizio sul reale: lo attraversa. Non nega il buio, ma rifiuta che sia definitivo. È rivolta all’orizzonte ultimo della vita, all’adempimento delle promesse divine: una forza che apre lo sguardo al futuro escatologico pur vivendo nel presente. Senza di essa, la fede si irrigidisce e la carità si consuma.

La Porta Santa si è chiusa. Ma la questione decisiva non è il rito concluso, bensì la soglia interiore che resta da abitare. La speranza non lascia segni esteriori evidenti: cambia il modo di stare nel tempo, introduce una distanza critica dal presente, impedisce di assolutizzarlo.

Forse il Giubileo comincia ora, quando i segni tacciono e la speranza deve trovare dimora non nelle celebrazioni, ma nella fragilità concreta dell’esistenza. Qui, dove nulla è garantito, tutto resta aperto: il vero Giubileo inizia nel cuore di ciascuno.

A Firenze non si dona solo arte. Chiedetelo ai barboni

Firenze evidentemente oltre ad essere invasa dai turisti offre anche esempi da appuntare per tutto il calendario del prossimo anno o almeno finché duri nella memoria degli uomini un gesto di generosità o, in una comunità, il riconoscimento civico da sigillare almeno con una via da intestare a chi se ne è reso protagonista.

Nella città di Dante gli homeless sanno competere con le bellezze artistiche

 Di questi tempi fa freddo, si registra una temperatura da far sbattere i denti ma solo a chi avverte la differenza tra stare per strada o riparare dentro casa. Gli homeless sono costanti nel fronteggiare la situazione, nel gelo riescono loro a far intirizzire il freddo impalato in un punto nel tentativo di intimidirli, tentando di fare breccia nella loro indifferenza. 

Per i barboni che vivono la strada, con la confidenza di quando rovistano nelle loro tasche vuote al pari della loro pancia, non è il gelo a far paura. Saper abitare un’esistenza stando solo al presente non è facile. Potrebbero insegnarlo a chi si affanna solo per il dopo o chi si compiace solo per il passato. Di questa forza non ne fanno un vanto, non ne hanno bisogno, stanno nel loro, concentrati solo di essere sul momento e non altro. 

A volte la morte non la passa liscia

Uno di questi ci ha lasciato, giorni fa, la pelle.L’hanno trovato esanime sotto un ponte dell’Arno. Non sarebbe il primo e neanche l’ultimo. Si legge che sia stato un tossicodipendente ed anche qui nulla di eccezionale. Semmai quello che ha lasciato in eredità avrà fatto intossicare la morte che ne aveva sceneggiato una fine anonima e ingloriosa. 

Tempo fa, all’atto del rinnovo della carta d’identità, questo barbone ha firmato per la donazione dei suoi organi così che, in tempo di feste, il magistrato competente, chesingolarmente fa Natale di cognome, ha dato l’assenso perché dal cadavere fossero prelevati cuore, fegato e reni. Qualcuno se ne sarà avvantaggiato e si spera che non emergano episodi di rigetto a causa di un corpo ricevente abituato al tepore di una casa, tanto da mettere in crisi quegli organi avvezzi a ben altro.

Siamo di fronte ad un barbone che l’ha fatta in barba al destino replicandosi finalmente in una zona di confort, più replicante di Barbapapà e opposto alla asprezza di Barbablù. Di lui non è noto il nome, sembra sia di origine aretina. E’ uno che non ha avuto bisogno di ricorrere alle piattaforme web per fare regali indimenticabili.

Il dovere di un ricordo di un anonimo capace di segni

Due anni fa a Roma, nella zona del Testaccio, un senzatetto di nome Florian è stato trovato morto sulla panchina di una piazza che era diventata la sua casa. Tratteneva con tutti gli abitanti di zona rapporti di grande cordialità, tanto da diventare un riferimento importante, un punto di incontro, di convergenza e di esercizio alla parola di tante persone della zona. Oltre al dolore e alle belle parole non sembra gli abbiano forgiato nulla che ne testimoniasse la sua grande umanità ai posteri.

“Firenze stanotte sei bella in un manto di stelle” recita la canzone. Speriamo che questa città faccia meglio della Capitale e sappia dedicare almeno una targa ad un senza nome ricco di tutte le lettere del cuore.

Volano Juve e Como, oggi Inter, Milan e Napoli

Roma, 7 gen. (askanews) – Torna questo pomeriggio la serie A con la disputa della 19esima giornata di campionato. Serie A che si è aperta ieri con le vittorie di Juventus, Roma e Como. Tutto facile per la Juve in casa del Sassuolo: netto 3-0 e partita dominata. Sotto la lente c’era David, reduce dal rigore sbagliato col Lecce: il canadese parte titolare, sforna un assist per Miretti e firma il gol del 3-0 personalmente. Il match si era già sbloccato nel primo tempo con lo sfortunato autogol dell’ex Muharemovic. La Roma torna a vincere in trasferta battendo 2-0 il Lecce al “Via del Mare”. La squadra di Gasperini ritrova i gol degli attaccanti: prima Ferguson al 14′, poi il raddoppio Dovbyk al 71′. Nel mezzo, al 59′, i salentini hanno avuto una grande occasione per pareggiare con Pierotti. Il Como vince ancora e consolida la sua posizione nelle zone alte della classifica, battendo il Pisa per 3-0. Dopo un primo tempo con poche occasioni da gol, la gara si sblocca a metà della ripresa: Perrone riceve e col mancino dalla lunetta trafigge il portiere. A un quarto d’ora dal termine Douvikas raddoppia in contropiede e poi fa 3-0 nel recupero, dopo il rigore precedente parato da Butez a Nzola. Oggi in campo Inter, Milan e Napoli. Questo il programma:

Diciannovesima giornata: Pisa-Como 0-3, Lecce-Roma 0-2, Sassuolo-Juventus 0-3, mercoledì 7 gennaio ore 18.30 Bologna-Atalanta, Napoli-Verona, ore 20.45 Lazio-Fiorentina, Parma-Inter, Torino-Udinese, giovedì 8 gennaio ore 18.30 Cremonese-Cagliari, ore 20.45 Milan-Genoa.

Classifica: Inter 39, Milan 38, Napoli 37, Roma, Juventus 36, Como 33, Bologna 26, Atalanta 25, Lazio 24, Sassuolo, Torino 23, Udinese 22, Cremonese 21, Cagliari, Parma 18, Lecce 17, Genoa 15, Verona, Pisa, Fiorentina 12.

Ventesima giornata: sabato 10 gennaio ore 15 Como-Bologna, Udinese-Pisa, ore 18 Roma-Sassuolo, ore 20.45 Atalanta-Torino, domenica 11 gennaio ore 12.30 Lecce-Parma, ore 15 Fiorentina-Milan, ore 18 Verona-Lazio, ore 20.45 Inter-Napoli, lunedì 12 gennaio ore 18.30 Genoa-Cagliari, ore 20.45 Juventus-Cremonese.

Recuperi: mercoledì 14 gennaio ore 18.30 Napoli-Parma, ore 20.45 Inter-Lecce, giovedì 15 gennaio ore 18.30 Verona-Bologna, ore 20.45 Como-Milan.

Vinto a Roma il primo premio da 5 milioni della Lotteria Italia

Roma, 7 gen. (askanews) – E’ stato venduto a Roma il primo premio di 5 milioni della Lotteria Italia 2025. Sul sito della Lotteria Italia sono pubblicati i biglietti vincenti milionari di prima categoria ma anche quelli di “consolazione”, di seconda (100mila euro), terza (50mila) e quarta (20mila). Oltre a quello di 5 milioni venduto a Roma, i premi milionari sono andati a Ciampino (RM) 2,5 milioni, a Quattro Castella (RE) 2 milioni, a Jerzu (NU) 1,5 e ad Albano Laziale (RM) un milione.

Il premio speciale da 300mila euro è stato vinto ad Auronzo di Cadore (BL).

L’Agenzia delle dogane in una nota comunica che l’elenco di tutti i 306 biglietti vincenti della lotteria sarà pubblicato nel Bollettino Ufficiale del proprio sito e dal giorno successivo alla pubblicazione decorrerà il termine di 180 giorni per la presentazione dei biglietti vincenti per la riscossione dei relativi premi.

Intesa tra Tim e Fastweb+Vodafone per accelerare il 5G in Italia

Roma, 7 gen. (askanews) – Tim ha definito con Fastweb + Vodafone un accordo preliminare per avviare una cooperazione per lo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di Radio Access Network (RAN) sharing. L’accordo – propedeutico alla finalizzazione di un contratto definitivo, previsto entro il secondo trimestre 2026 – mira ad accelerare l’espansione del 5G in Italia.

Il progetto, che è soggetto alle autorizzazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, si legge in una nota “rappresenta un importante passo avanti nell’uso efficiente delle infrastrutture esistenti e consentirà di realizzare una copertura 5G più ampia e sostenibile”.

L’accordo prevede che ciascun operatore possa utilizzare – nelle aree interessate – l’infrastruttura di accesso radio-mobile dell’altro, evitando duplicazioni infrastrutturali. Le efficienze consentiranno di estendere la copertura delle reti 5G ad alte prestazioni ad aree a bassa densità poco servite, migliorando l’inclusione digitale e la qualità del servizio per famiglie e imprese.

“Il modello di collaborazione – già ampiamente adottato in altri paesi dell’Unione Europea – prosegue la nota – garantisce a entrambe le aziende il mantenimento di una piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica, un ridotto impatto ambientale e, riducendo i costi di implementazione, libera risorse per nuovi investimenti nella tecnologia mobile di nuova generazione”.

“Contribuendo a una diffusione più efficace delle reti 5G – conclude la nota -, questa iniziativa sostiene la trasformazione digitale dell’Italia rafforzandone la competitività in linea con gli obiettivi del Decennio digitale europeo, apportando benefici diretti ai consumatori, alle imprese e alle comunità di tutto il Paese”.

Trump: il Venezuela consegnerà agli Usa da 30 a 50 milioni di barili di petrolio

Roma, 7 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha affermato su Truth che il governo ad interim del Venezuela, guidato dal presidente Delcy Rodriguez, consegnerà agli Stati Uniti dai 30 ai 50 milioni di barili di petrolio.

“Sono lieto di annunciare che le autorità ad interim del Venezuela consegneranno agli Stati Uniti dai 30 ai 50 MILIONI di barili di petrolio sanzionato di alta qualità. Questo petrolio sarà venduto al suo prezzo di mercato e questo denaro sarà controllato da me, in qualità di presidente degli Stati Uniti, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti!”, ha scritto Trump.

“Ho chiesto al segretario all’Energia, Chris Wright, di procedere immediatamente con questo piano – ha aggiunto il presidente – il petrolio verrà caricato su navi di stoccaggio e portato direttamente ai moli di scarico negli Stati Uniti”.

Secondo quanto appreso dal New York Times, Wright incontrerà già oggi alcuni dirigenti di diverse aziende petrolifere a una conferenza sull’energia mentre alcune delle più grandi aziende petrolifere del mondo dovrebbero incontrare Trump a Washington venerdì prossimo.

Groenlandia, la Casa Bianca: Trump vaglia tutte le opzioni, anche l’utilizzo delle forze armate

Roma, 7 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump sta “discutendo una serie di opzioni” per acquisire la Groenlandia, tra cui il ricorso alle forze armate. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in una dichiarazione alla Cnn.

“Il Presidente Trump ha reso noto che l’acquisizione della Groenlandia è una priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ed è fondamentale per scoraggiare i nostri avversari nella regione artica – ha detto Leavitt – il Presidente e il suo team stanno discutendo una serie di opzioni per raggiungere questo importante obiettivo di politica estera e, naturalmente, l’utilizzo delle forze armate statunitensi è sempre un’opzione a disposizione del Comandante in Capo”.

Stando a quanto riferito all’emittente Nbc da un alto funzionario della Casa Bianca, le altre opzioni prese in considerazione includono l’acquisto del territorio dalla Danimarca o la stipula di un trattato di libera associazione con l’isola. Washington ha accordi simili con le Isole Marshall, gli Stati Federati di Micronesia e la Repubblica di Palau, che prevedono assistenza finanziaria in cambio della concessione agli Stati Uniti di una presenza di sicurezza sul posto.

Secondo quanto riportato dal New York Times, il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha informato i parlamentari delle Commissioni per le forze armate e la politica estera di entrambe le camere del Congresso che Trump intenderebbe acquistare la Groenlandia piuttosto che invaderla e avrebbe chiesto un piano aggiornato per l’acquisto.

L’Europa è forte, ma non lo sa…ancora

Due eventi traumatici, uno drammatico (la guerra in Ucraina) l’altro politico (la pubblicazione del documento annuale sulla Sicurezza Nazionale USA) hanno indicato agli europei la via da intraprendere con una determinazione che non c’è mai stata: quella di una maggior integrazione, e in prospettiva – non troppo lontana nel tempo – di una vera federazione. E ora un terzo, l’intervento americano in Venezuela, li pone innanzi alla conferma che le basi del diritto internazionale sono state minate in modo grave (si spera non permanente ma di questo non vi è alcuna certezza) e alla conseguente necessità di reagire unitariamente a questo sfregio.

Una forza di cui non sempre siamo consapevoli

Se solo ne fossero pienamente consapevoli. Ma non tutti – o forse solo pochi – lo sono. Cosa di cui invece sono edotti gli altri grandi attori globali, che non per caso li vogliono disuniti.

Un’Europa divisa in tanti piccoli Stati e pertanto debole nei rapporti politici, commerciali, militari e quant’altro con il resto del mondo e con i principali player in modo particolare.

Trump, Putin e la paura dell’unità europea

Prendiamo Trump e Putin. Entrambi ipernazionalisti, è probabile che non comprendano – verrebbe da dire ontologicamente – il valore, il significato di fondo, la natura intrinseca dell’unità europea: ovvero quella di una “condivisione di sovranità”.

Di sicuro però ne intuiscono la potenziale forza e lo testimoniano con le loro affermazioni, ognuno alla sua maniera: ad esempio quando il presidente americano sostiene, dimostrando una volta di più la sua profonda ignoranza, che l’Unione Europea è stata costituita per “fregare” gli Stati Uniti; o quando lo zar russo accusa Bruxelles di volere la guerra, attribuendole così, implicitamente, una potenza militare rilevante (che in realtà sarebbe tale solo se unificata).

L’Ucraina e la prova dei fatti

Certo è che, sia pure con una certa fatica, gli europei sono riusciti a sostenere la difesa dell’Ucraina non solo con l’aiuto economico e militare ma anche bloccando o quanto meno inducendo a qualche riflessione aggiuntiva il tycoon nella sua interessata propensione a favorire Mosca nel suo scontro con Kyiv.

Prima e dopo il meeting di Anchorage e ancora adesso, in questa fase che potrebbe – potrebbe – rivelarsi decisiva ai fini del raggiungimento di un accordo di pace (o almeno di una solida tregua).

Non solo. Gli ormai numerosi pacchetti di sanzioni inflitte a Mosca dall’UE alla lunga stanno effettivamente indebolendo l’economia russa, ridotta ormai a “economia di guerra” o poco più.

Propaganda, quinte colonne e asset congelati

Ovviamente questa è una constatazione che si guardano bene dal condividere i numerosi fan del “partito putiniano” che, in Italia e altrove, negano qualsiasi spiraglio di pace che non sia l’acquiescenza totale alle intimazioni del Cremlino, veicolate per lo più attraverso quattro personaggi ormai noti: l’eterno ministro degli esteri; la sua ineffabile portavoce; l’altro portavoce, quello del Cremlino; l’ex presidente della federazione, sempre pronto a evocare la minaccia atomica.

Volti e nomi che abbiamo imparato a conoscere bene e che qui in Italia hanno individuato quale nemico principale il nostro Presidente della Repubblica.

Si potrebbe aggiungere pure un ulteriore elemento di forza, nelle relazioni con Mosca: l’ammontare ingente degli asset finanziari russi detenuti per lo più presso Euroclear a Bruxelles. Cautamente non impiegati ora per sostenere la spesa militare ucraina (come con forse eccessiva leggerezza aveva ipotizzato la presidente Von der Leyen) ma comunque fermi qui in Europa.

Il mercato europeo come leva strategica

Nei confronti degli Stati Uniti, al di là dei dazi subìti con troppa acquiescenza, l’Unione potrebbe far pesare la propria forza commerciale, il proprio essere un mercato unico e florido di quasi mezzo miliardo di persone.

Non a caso assai ambìto dalla Cina, che ne ha fatto il terminale della sua Belt & Road Initiative, la cosiddetta Nuova Via della Seta.

Una forza palesemente sottovalutata a parole da Trump ma in realtà temuta: e quindi combattuta con l’arma dei dazi (lo strumento “preferito” dall’arrogante inquilino della Casa Bianca) ma ancor più con l’azione volta a disgregare la possibile unità europea favorendo i movimenti e i partiti sovranisti in essa presenti e operanti.

Il passo che manca

All’Europa non fa difetto la forza. Manca piuttosto la consapevolezza, forse meglio dire la piena consapevolezza della propria forza. Che però è tale solo se unita. Questo è il passo da fare.

Ideologia MAGA imperniata su America First e ideologia putiniana imperniata sul Russkiy Mir potrebbero (dovrebbero) imporre agli europei quel cambio di passo.

Un promemoria per il nuovo anno, nel quale potrebbe aprirsi un nuovo dossier. Molto delicato. Si chiama Groenlandia.

Pax Silica, Usa guidano l’ordine tecnologico dell’era AI: senza UE

Il 12 dicembre 2025, a Washington, gli Stati Uniti hanno dato un nome a ciò che da tempo era evidente: la tecnologia non è più soltanto economia, è potere. La chiamano Pax Silica. Non è una legge, non è un trattato internazionale, non è un’organizzazione con statuto e sede. È un’iniziativa tra governi: un gruppo ristretto di Paesi considerati affidabili decide di muoversi insieme per rendere più solide le filiere che sostengono l’economia dell’intelligenza artificiale.

Il perimetro è volutamente ampio e, proprio per questo, politico: semiconduttori e intelligenza artificiale, certo, ma anche materie prime critiche, energia, reti, centri dati e manifattura avanzata. In sostanza, la Pax Silica prova a mettere sotto tutela l’intera “spina dorsale” tecnologica del XXI secolo, riducendo dipendenze ritenute rischiose e garantendo continuità industriale in un contesto che somiglia sempre meno alla globalizzazione senza attriti e sempre più a una competizione tra aree geopolitiche.

Una cooperazione selettiva per governare le filiere critiche

La prima cosa da chiarire è un fatto: la Pax Silica nasce con sette firmatari. Sono Stati Uniti, Australia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito, Singapore e Israele. È una scelta funzionale, non simbolica: ogni Paese porta un tassello essenziale della filiera e condivide un alto livello di allineamento strategico. Per l’Europa, però, il dato che pesa è un altro: tra i firmatari c’è il Regno Unito, mentre l’Unione Europea, come tale, non firma. E questo non è un dettaglio.

I sette firmatari e l’assenza dell’Unione Europea

Che cosa vuole ottenere Washington? La risposta è meno ideologica di quanto sembri e più operativa di quanto si dica. La Pax Silica mira a trasformare la “sicurezza economica” in metodo di governo. Se l’intelligenza artificiale diventa infrastruttura della potenza, allora le sue filiere diventano infrastrutture critiche da proteggere e rendere prevedibili. Significa coordinare la lettura dei rischi, far circolare informazioni su vulnerabilità e colli di bottiglia, allineare incentivi e investimenti, spingere norme tecniche compatibili e, soprattutto, difendere tecnologie sensibili e infrastrutture digitali. La cornice include anche un messaggio implicito ma forte: la competizione passa anche per la capacità di reagire a distorsioni del mercato, come vendite sottocosto e sovracapacità produttiva, che possono rendere insostenibili investimenti industriali di lungo periodo.

La sicurezza economica come infrastruttura della potenza

Il punto di forza della Pax Silica sta tutto nella forma: un formato ristretto riduce la complessità politica, limita i veti, accorcia i tempi, aumenta la capacità di attuazione. È un’impostazione costruita per decidere prima che sia il mercato — o una crisi — a decidere al posto dei governi. Ma proprio qui nasce anche il suo punto debole: quando si crea un “cerchio di fiducia”, si alza inevitabilmente la pressione su chi resta fuori. La fiducia, per definizione, non è un’etichetta da applicare; è un rapporto che richiede scelte, garanzie e continuità. E questo può generare attriti con alleati che si scoprono, all’improvviso, non al centro del tavolo.

Velocità decisionale e cerchi di fiducia

Perché l’Unione Europea non è tra i firmatari? Non per una presunta ostilità americana verso l’Europa. Il motivo è più concreto e, se vogliamo, più scomodo: l’Unione è un gigante del mercato e delle regole, ma fatica a presentarsi come soggetto politico unitario quando la posta in gioco unisce industria, sicurezza, politica estera e tecnologia. La frammentazione europea non è un difetto astratto: produce conseguenze pratiche.

La prima conseguenza riguarda i tempi. La Pax Silica nasce per essere rapida e selettiva; l’Unione vive di equilibri multilivello, compromessi, mediazioni e passaggi istituzionali. È un sistema costruito per durare — e infatti dura — ma quando serve una catena decisionale corta, il modello europeo tende a rallentare. La seconda conseguenza riguarda la coerenza strategica. Molti Stati membri condividono la diagnosi — ridurre dipendenze, proteggere tecnologie critiche — ma non sempre condividono la terapia con la stessa intensità e con gli stessi tempi. Nel settore dei semiconduttori, dove un investimento di oggi produce capacità industriale tra anni, la coerenza conta quanto i finanziamenti. La terza conseguenza riguarda la rappresentanza. Washington dialoga con governi sovrani che assumono impegni e li eseguono. Bruxelles può partecipare a tavoli, può avviare programmi, può definire regole; ma trasformare una presenza in una firma, e poi in azione coordinata, richiede un mandato politico univoco che oggi è difficile ottenere in tempi brevi.

La frammentazione europea come fattore politico

Questo spiega anche un elemento che ha creato confusione nelle ricostruzioni mediatiche: i Paesi Bassi ricorrono spesso quando si parla di Pax Silica, perché sono centrali in un passaggio cruciale della filiera mondiale. Ma occorre disciplina: essere citati o essere presenti a un incontro non equivale a essere firmatari. È, in piccolo, il paradosso europeo: la sua industria è abbastanza importante da non poter essere ignorata, ma l’Europa come soggetto politico fatica a trasformare quel peso industriale in potere negoziale unitario.

Industria forte, potere politico debole

Bruxelles, va detto con chiarezza, non è ferma. Negli ultimi anni l’Unione ha costruito un impianto coerente di politiche: sostegno ai semiconduttori, iniziative sulle materie prime critiche, controlli sugli investimenti e una attenzione crescente alla sicurezza economica. Il problema, però, è che l’Europa risponde soprattutto con strumenti e regolazioni, mentre la Pax Silica è una risposta fondata su una coalizione politica. Sono due linguaggi diversi. E nel 2026, quando la competizione accelera, spesso vince chi riesce a unire strategia e velocità.

La fotografia europea, allora, va letta senza alibi. I punti di forza non mancano: un grande mercato unico, la capacità di definire regole che spesso diventano riferimento, competenze industriali in segmenti decisivi e una base scientifica e tecnologica che, se coordinata, può competere. Ma i punti di debolezza sono altrettanto reali: frammentazione politica, decisioni lente, risorse disperse in molte iniziative senza pochi obiettivi di scala davvero continentale, difficoltà a scegliere priorità comuni e finanziarle con continuità, una postura geopolitica che tende alla mediazione anche quando servirebbe una decisione netta.

Restare mercato o diventare coautori delle regole globali

La strada europea, quindi, non è la contrapposizione a Washington. Il bivio è più concreto: l’Europa vuole essere coautrice delle regole della tecnologia globale o vuole restare un grande mercato che si adatta a regole decise altrove? Per non restare in periferia serve un salto di qualità: una guida politica europea vera sulla tecnologia critica e sulla sicurezza economica, capace di fissare pochi obiettivi e di farli avanzare con scadenze verificabili; una concentrazione su pochi progetti di scala europea, non nazionale, lungo la filiera dei semiconduttori e delle infrastrutture digitali; una collaborazione con gli Stati Uniti da pari, cooperando dove conviene e difendendo autonomia dove serve, senza ambiguità.

Serve, prima ancora dei fondi, una scelta di metodo: trasformare la complessità europea in decisione, ma in tempo utile. Perché nei semiconduttori — e ormai nell’intelligenza artificiale — vale una regola antica e poco sentimentale: chi arriva tardi non perde soltanto la corsa di oggi. Perde la capacità di decidere le regole della corsa di domani.

Cyberspazio e intelligenza umanamente derivata

Oltre l’intelligenza artificiale tradizionale

Il cyberspazio, nelle sue molteplici forme e applicazioni, ha rappresentato una delle più rivoluzionarie conquiste tecnologiche degli ultimi decenni. Algoritmi sofisticati, reti neurali artificiali e sistemi di apprendimento automatico hanno permesso a macchine e software di eseguire compiti complessi, simulando capacità cognitive tipiche dell’essere umano. Tuttavia, l’AI tradizionale rimane ancora largamente centrata su processi computazionali, basati su dati e calcoli, spesso privi di una vera “comprensione” o connessione empatica con l’essere umano.

In questo contesto, emerge una nuova prospettiva: la Derivative Intelligence (DI), ovvero un’intelligenza “umanamente derivata”, che va oltre la mera artificialità per avvicinarsi a un’interazione più profonda e qualitativa tra persona e macchina.

La relazione tra cuore e codice

Il cuore, simbolo per eccellenza della vita, dell’emozione e della soggettività, può sembrare distante dall’algoritmo e dal codice binario. Eppure, la DI si fonda proprio sulla relazione tra cuore e codice, tra psiche e algoritmo. Non si tratta più solo di macchine che eseguono istruzioni, ma di sistemi capaci di interpretare, adattarsi e rispondere in modo “umano” alle esigenze emotive e cognitive della persona.

Questa relazione nasce da una rete neurale che non è solo artificiale, ma derivativa, ovvero costruita e alimentata dalle interazioni reali con gli esseri umani, aprendosi a una nuova forma di soggettività digitale. In questa simbiosi, il confine tra umano e macchina si fa più labile, e si gettano le basi per una nuova coscienza tecnologica, che integra empatia, senso e riflessività.

Che cos’è la Derivative Intelligence

La Derivative Intelligence può essere definita come un sistema cognitivo-tecnologico che, pur avvalendosi di algoritmi avanzati, incorpora e si nutre dell’esperienza umana in un rapporto di co-evoluzione continua. A differenza del cyberspace tradizionale, che si limita all’elaborazione dati e all’automatizzazione, la DI aspira a una forma di intelligenza relazionale e contestuale, capace di apprendere non solo dai dati, ma anche dall’intenzionalità, dall’empatia e dalla dimensione emotiva.

È un’intelligenza che “deriva” dalla complessità umana, adattandosi e innovandosi attraverso l’interazione e il feedback costante con le persone. Si configura quindi come una rete neurale ibrida, umanamente derivante, che supera il paradigma dell’AI puramente meccanicistica.

Questioni etiche e conoscitive

L’emergere della Derivative Intelligence pone questioni etiche ed epistemologiche fondamentali. Come definire la responsabilità di sistemi così integrati con la dimensione umana? Quale ruolo per l’autonomia e la soggettività in un contesto di co-evoluzione tecnologica?

È indispensabile avviare un dialogo interdisciplinare tra filosofia, scienze cognitive, sociologia, psicologia, informatica e bioetica, per delineare una cornice teorica e pratica che guidi lo sviluppo responsabile della DI. Questa nuova intelligenza, che non annulla ma integra l’umano, rappresenta una sfida e un’opportunità straordinaria per ripensare il rapporto tra tecnologia e società.

Applicazioni e scenari futuri

Le potenzialità della Derivative Intelligence si manifestano in molteplici settori, dall’educazione alla salute mentale, dalla creatività all’assistenza sociale. In ambito educativo, ad esempio, sistemi di DI possono adattare i percorsi di apprendimento alle peculiarità cognitive ed emotive di ciascun studente, promuovendo una didattica più inclusiva e personalizzata.

Nel campo della salute mentale, la DI può supportare terapie innovative basate sull’interazione empatica con sistemi digitali capaci di percepire stati emotivi e rispondere in modo sensibile. Inoltre, la DI apre nuovi orizzonti per la creatività collaborativa tra persona e macchina, favorendo la nascita di opere, idee e soluzioni mai esplorate prima.

A livello sociale, la Derivative Intelligence può rappresentare un welfare tecnologico preventivo e adattivo, capace di intercettare bisogni emergenti e costruire reti di supporto efficaci e flessibili.

Una tecnologia che amplifica l’umano

Possiamo essere “umanamente derivanti” quando utilizziamo la tecnologia per potenziare empatia, cura e immaginazione. La Derivative Intelligence non sostituisce il cuore, ma può amplificarlo nel mondo digitale e nel cyberspazio integrale. È un’umanità riflessa, ma anche rigenerativa, orientata verso la costruzione di una nuova etica della co-evoluzione tra persona e tecnologia.

Vuoto di potere sovranazionale: governanti sempre più simili al Leviatano

Il populismo si sconfigge con una nuova classe politica

Domina sempre più l’impressione che la classe politica odierna, sia di casa nostra, che fuori dai nostri confini, non sia minimamente paragonabile ai tanti statisti che nel secolo scorso seppero fronteggiare un conflitto mondiale devastante, non solo per il continente europeo, e ridare con la loro guida, ed il sostegno di virtuose Costituzioni, e assicurare, con la creazione dei primi abbozzi di un’Europa comunitaria, fiducia, pace e speranza, foriere, per ben ottant’anni, di sviluppo e progresso.

Pensiamo a De Gasperi, principale fautore della ricostruzione civile ed economica nel nostro paese.

Ma anche a Schuman, Adenauer e Monnet, che insieme al leader trentino ebbero l’idea che attraverso un organismo sovranazionale (CEE, e successivamente UE) proteso verso obiettivi comuni di integrazione e solidarietà tra i popoli europei si sarebbe favorita e rafforzata la convivenza e la coesione sui tanti interessi convergenti.

Populismo, riforme istituzionali e indebolimento dell’equilibrio democratico

Così mentre la deriva populista, e le sue estremizzazioni anche ordinamentali (emblematiche le riforme tese a scardinare il virtuoso bilanciamento dei poteri: riforma della Corte dei Conti e proposta di premierato; quanto alla riforma sulla separazione delle carriere e sull’autogoverno della magistratura (CSM) il discorso è più complesso, trattandosi in parte della naturale conseguenza del nuovo articolo 111 Cost. che prevede l’effettiva terzietà del giudice) stanno erodendo, in tanti angoli della terra, gli assi portanti di vecchi e nuovi assetti democratici, con la conseguenza di demotivare sempre più i cittadini e allontanarli dalle urne, persiste un’idea di politica moderata e rispettosa dei valori di cui è intrisa la nostra Costituzione che non si rassegna, anzi, contrasta l’idea di questo governo di disarticolare il tessuto democratico del paese.

Il vuoto di comando globale e la crisi dei centri decisionali

In questo quadro ben si collocano due pregevoli articoli dell’opinionista Stefania Parisi, che si chiede preoccupata nel suo articolo del 26 dicembre scorso:

«Tra interventismo americano, fragilità europea e declino degli organismi sovranazionali, la geopolitica contemporanea rivela una crisi profonda dei centri decisionali capaci di garantire ordine, autorevolezza e stabilità internazionale».

A cosa può portarci l’attuale vuoto di comando?

Molto più in dettaglio, nell’ulteriore articolo del 3 scorso a firma della stessa autrice, dal titolo: Senza un’offerta articolata e credibile…, si inerpica nei meandri sempre meno comprensibili delle offerte politiche oggi sempre più tese a privilegiare logiche di potere e lottizzazioni di ruoli strategici piuttosto che progetti politici coerenti e credibili.

Il coraggio politico e il rischio delle parole senza progetto

Così leggiamo testualmente nella parte conclusiva al paragrafo intitolato:

«Il coraggio che serve – Ma questa prospettiva sarà possibile solo se vi sarà quello che comunemente si definisce coraggio politico. Un coraggio che, per riaffermare un progetto politico ed essere coerenti fino in fondo, non convive con la mera logica del potere e della sua spartizione, ma opera e rifulge nella testimonianza lineare e trasparente attorno a una proposta di cui si avverte la prolungata assenza».

Se da una parte se ne condivide lo spirito che informa le due analisi, si avverte una certa difficoltà nel cogliere pienamente il senso di una visione che rischia di condizionare la bontà del ragionamento.

La sensazione è che si finisce talvolta di ricadere involontariamente nella medesima insidia.

Domina infatti da tempo, in questo tentativo di delineare una diversa e alternativa visione di paese rispetto alle attuali approssimazioni programmatiche – ove a dominare sono solo le promesse identitarie e di bandiera – una sorta di genericità e vaghezza, che riflette l’embrionalità di un lavoro politico che attende ancora di essere definito, complice anche la non compiuta ricomposizione dell’area cattolico-riformista, finendo per scivolare nel labirinto delle parole vuote, così da non far cogliere pienamente la prospettiva politica che muove il ragionamento.

Forse è giunto il momento di travalicare quei limiti propositivi, che per convenzione appartengono ai politici, nell’idea, peraltro costituzionale, che anche ai corpi intermedi, oggi più che mai, compete contribuire alla solida costruzione di una convivenza civile fondata sulle regole del diritto comune, pretendendo modelli politici e ordinamentali credibili e conformi a Costituzione.

Ottant’anni di pace, deterrenza e dominio delle risorse. E ora?

È vero che abbiamo avuto ottant’anni di pace, e di salvaguardia delle democrazie occidentali, ma quei “centri decisionali” che si sono avvalsi della deterrenza nucleare, che ovviamente non può essere infinita, hanno preteso, senza tanti paludamenti, l’egemonia sulle risorse cruciali del pianeta, oscurando diritti e scelte autoctone nei diversi angoli dei continenti.

Ora, vien da chiedersi come si possa oggi semplicisticamente auspicare, nell’immediato, come impresa verosimile, un’idea di nuova (virtuosa?) governance geopolitica.

Soprattutto dopo l’emblematico blitz del 3 gennaio ordinato da Trump alle sue forze armate, che sdoganando sfacciatamente l’uso della forza, come primo strumento legittimo per risolvere le questioni internazionali, non ha avuto esitazioni a violare un paese sovrano e catturare il dittatore Maduro, pur con tutte le illegalità che si potessero contestare al suo presidente-dittatore e usurpatore – come testimonia in questi anni l’opposizione interna, e il largo disconoscimento da parte di diversi paesi – sostituendolo,

immediatamente, con una governance provvisoria che sa di protettorato senza limiti, come peraltro si arguisce eloquentemente da una delle miriadi di rivendicazioni e minacce ripetute da Trump, in queste ore, a Delcy Rodríguez, dal tenore: «se la vicepresidente venezuelana non fa ciò che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di Maduro».

Anche Colombia, Cuba e Messico sono nel mirino degli Stati Uniti, oltre alla Groenlandia, da annettere a tutti i costi per ragioni di sicurezza nazionale.

Il messaggio non sfuggirà alle altre grandi potenze sul modo, disinvolto, con cui Trump ha in mente di risolvere ogni pur minimo contenzioso.

Dallo Stato di diritto allo stato di natura hobbesiano

Mentre è paradossale che un presidente di un paese, già emblema della democrazia nel mondo, adotti stile, linguaggio e modi da Caudillo sfrenato. La scommessa è, come farà ad aggredire un paese, già nella sfera sovrana della Danimarca, che appartiene a quella stessa Nato di cui gli americani sono il socio più importante?

Mentre, quanto al futuro del Venezuela e soprattutto dell’uso della risorsa più importante, ossia il giacimento di idrocarburi più grande del mondo, allo stato delle cose non ci sembra possibile fare previsioni su quando legittimamente i venezuelani potranno essere chiamati a scegliere il governo del loro paese.

E non solo, perché già si proiettano nell’immediato futuro, attraverso il firmamento dei social-media, le ripetute pretese nei confronti della Groenlandia ritenuto “territorio necessario per la sicurezza nazionale”.

Di certo, di fronte alla ferma opposizione della Danimarca non si può escludere un attacco militare mirato.

Tale successione di eventi e propositi ci dà il senso che qualcosa dell’attuale contesto storico sia sfuggito alla nostra autrice, e di molto importante.

La sfida autoritaria e la crisi dell’ordine internazionale

Del resto, l’attuale quadro non è altro che la deliberata sfida, covata e lanciata cinicamente in questo decennio dai regimi autoritari e bellicosi, nell’idea revanscista di riproporre vecchi modelli imperialisti, e da ultimo anche dall’America di Trump, ai sistemi democratici dell’Occidente europeo.

Condizione geopolitica, tesa alla costruzione di un nuovo ordine mondiale fondato su negoziate sfere di influenza tra tre o quattro grandi potenze (se anche l’India alzerà le sue pretese), che non ci “regalerà”, per chissà quanti decenni, nessun nuovo efficace ordinamento sovranazionale, finché non prevarranno ragione e buon senso, che, di solito, trovano spazio dopo i disastri.

Onu, “pacta sunt servanda” e il ritorno alla legge del più forte

È singolare pertanto che in quei pregevoli ragionamenti (e non è infrequente nell’ampio panorama dei media), non sia colto, nella giusta misura, all’orizzonte, il preoccupante scivolare verso uno stato di natura, senza regole, se non quelle di chi è più forte, di hobbesiana memoria, di cui ne è ampia testimone l’intenzionale rottura, da ultimo, di pochi giorni fa, dell’originario patto di convivenza civile, costruito a fatica, con la creazione dell’Onu, dopo l’ultimo conflitto mondiale e la pervicace idea di fare a pezzi il principio “Pacta sunt servanda” tra le nazioni.

Ben altra analisi preliminare avrebbe richiesto il refrain su così pur pregevoli interrogativi, sia sui reali, ed ancor più, dissimulati ruoli egemonici di una grande potenza, sia su quali sfere di effettivo intervento le grandi potenze, oggi ancora più gravide e scalpitanti nel voler far uso degli arsenali atomici, sarebbero disposti ad affidare ad organismi super partes come l’Onu, oggi diventato un simulacro di sé stesso.

Il vuoto al centro e la disaffezione democratica

Riportandoci ad una visione strettamente interna della politica di casa nostra, questo “vuoto al centro”, come spiegano molti sondaggisti, è una delle cause, se non la causa principale, della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica e della res publica.

Ora, vero è che la risposta potrà arrivare solo da chi crede davvero in quel progetto politico e non si lascia incantare dalle sirene del potere.

Ma viene ancora da chiedersi quale figura politica di alto livello, capace di mettere in moto in tempi assai brevi un processo di tal fatta, si riesca ad intravedere oggi nel panorama di casa nostra e nel quadrante internazionale?

Europa, stanchezza comunitaria e occasioni mancate

Mentre il continente europeo, nonostante un apparente ed inconcludente dinamismo, sembra attraversato da un certo intorpidimento nell’idea comunitaria, cosa che alimenta sudditanza e rassegnazione.

Emblematico il tempestivo reale accantonamento del cosiddetto “libro bianco” di Mario Draghi, nel quale con grande competenza e coraggio ha messo a nudo tutte le zavorre e i tanti lacci e lacciuoli che ostacolano il processo di costruzione di un modello di Unione più efficiente, autonomo ed autorevole.

Una politica più seria per ridare fiducia e speranza

Insomma, un tale scenario, ingessato su uno status quo che a fatica riesce a conservarsi, fa perdere ogni spinta capace di portare a miglior fattore soluzioni innovative e credibili, ostacolate, peraltro dalla sotterranea competizione tra i partner europei, dilaniati da chi tra essi non fa che remare contro, trovando nella regola dell’unanimità il miglior alleato per sabotare ogni opportuna decisione.

Forse una maggior serietà nella politica aiuterebbe il cittadino a cogliere quegli elementi di speranza e di rimotivazione, in una visione che comprenda, nella sua generalità, i problemi del cittadino comune, più coesione sociale e una equilibrata cura degli interessi collettivi, sia pur nella loro diversificazione, come richiede una società pluralista e articolata nella peculiarità dei territori, oltre che nei suoi oneri internazionali.