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Ucraina, Lavrov: io e Rubio disponibili a un incontro quando necessario

Roma, 9 nov. (askanews) – “Il Segretario di Stato Marco Rubio e io comprendiamo la necessità di una comunicazione regolare. È importante per discutere la questione ucraina e portare avanti l’agenda bilaterale”. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, in un’intervista a Ria Novosti, rispodendo a una domanda sulla possiiblità di nuovi incontri tra le delegazione russa e quella statunitense sulla guerra in Ucraina.

“Per questo motivo – ha aggiunto – comunichiamo telefonicamente e siamo anche disponibili a tenere incontri di persona quando necessario”.

Manovra, Susanna Camusso: Meloni delegittima il diritto di sciopero

Milano, 9 nov. (askanews) – “La presidente del Consiglio ha atteggiamenti e toni che hanno come obiettivo di delegittimare il diritto di sciopero. Questa destra dileggia i lavoratori ed è insofferente a qualunque critica, continua ad aggirare e svilire la Costituzione. È inaccettabile per loro che qualcuno possa non essere d’accordo con le loro politiche e quindi le metta in discussione, svilendo lo sciopero per cui il lavoratore, ricordiamoci, perde una giornata di lavoro”. Lo afferma in un’intervista a Repubblica la senatrice Pd ed ex segretaria generale della Cgil Susanna Camusso. “Gli anni che ci separano dal 2008 sono stati anni di crisi ricorrenti, che hanno cambiato la rotta della distribuzione della ricchezza e fatto riesplodere anche nei paesi ricchi diseguaglianze profonde. Anni che hanno visto tante mobilitazioni del mondo del lavoro, ed anche ripetute fratture tra le organizzazioni confederali, forse perché è più difficile trovare risposte, forse perché la stessa frammentazione del lavoro rende più difficile mantenere la confederalità – prosegue Camusso -. Se vogliamo, però uscire dalla polemica spicciola ed indecente del governo, segnalerei che tutte le grandi organizzazioni confederali danno giudizi critici sulla manovra e promuovono forme di mobilitazione”.

Filippine, in arrivo il tifone Fung-wong: oltre 900 mila evacuati

Milano, 9 nov. (askanews) – Il secondo tifone nel giro di una settimana sta per abbattersi sulle Filippine, e sono oltre 900 mila residenti evacuati per sfuggire ai venti distruttivi e dalle mareggiate potenzialmente letali. Lo riferisce la CNN precisando che secondo l’Ufficio presidenziale per le comunicazioni domenica sono stati evacuati quasi 920 mila residenti da 11 regioni.

Fung-wong, conosciuto localmente come Uwan, è in arrivo dopo tifone Kalmaegi, che ha causato la morte di quasi 200 persone nella parte centrale dell’arcipelago e di cinque persone in Vietnam.

“La gente è un po’ sotto shock”, ha detto alla CNN Butch Meily, presidente della Philippine Disaster Resilience Foundation (PDRF), sottolineando che questo è il quarto grande tifone che ha colpito il Paese nelle ultime sette settimane, oltre a due terremoti.

Il Papa: troppi civili e bambini uccisi nel mondo, cessate il fuoco

Milano, 9 nov. (askanews) – “Esprimo il mio vivo apprezzamento per quanti ad ogni livello si stanno impegnando a costruire la pace nelle diverse regioni segnate dalla guerra. Nei giorni scorsi, abbiamo pregato per i defunti e tra questi, purtroppo, ce ne sono tanti uccisi nei combattimenti e nei bombardamenti, benché fossero civili, bambini, anziani, ammalati. Se si vuole veramente onorare la loro memoria, cessi il fuoco e si mettono un impegno nelle trattative”. Lo ha detto Leone XIV, affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, aii fedeli ed i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro per la recita dell’Angelus.

Lavrov: il congelamento di asset russi è vera e propria rapina dell’Ue

Roma, 9 nov. (askanews) – “Il cinismo con cui la Commissione Europea interpreta la Carta delle Nazioni Unite e altre norme giuridiche internazionali, comprese le disposizioni sull’immunità sovrana e l’inviolabilità dei beni delle banche centrali, non sorprende da tempo. Tali azioni costituiscono un vero e proprio inganno e una rapina. A quanto pare, istinti colonialisti e pirateschi di vecchia data si sono risvegliati negli europei. Non importa come venga orchestrato il piano per espropriare il denaro russo, non esiste un modo legale per farlo”. Lo afferma il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, in un’intervista a Ria Novosti, rispondendo a una domanda sul cogelamento dei beni russi da parte dell’Unione europea.

“La confisca delle nostre riserve auree e valutarie non salverà i protetti di Kiev di una ‘Europa unita’. È chiaro – ha aggiunto – che il regime non sarà in grado di ripagare alcun debito e non ripagherà mai i suoi prestiti. Considerando ciò, non tutti nell’Unione Europea sono disposti ad adottare ciecamente tali misure, che comportano anche gravi rischi reputazionali per l’eurozona come polo economico. La Russia risponderà in modo appropriato a qualsiasi azione predatoria nel rispetto del principio di reciprocità, basato sugli interessi nazionali e sulla necessità di risarcire i danni causati. Bruxelles e altre capitali occidentali potrebbero ancora tornare in sé e abbandonare l’avventura pianificata”.

Il Papa: in programma concistoro straordinario il 7 e 8 gennaio

Milano, 9 nov. (askanews) – Papa Leone XIV intende convocare un concistoro straordinario dei cardinali. In una breve comunicazione inviata ai cardinali il 6 novembre la Segreteria di Stato vaticana ha affermato che “Sua Santità Leone XIV ha in mente di convocare un Concistoro Straordinario per i giorni 7 e 8 gennaio 2026”. A rivelarlo è il quotidiano cattolico Usa National Catholic Register che riporta un passaggio della comunicazione ricevuta dai cardinali: “A tempo debito, il Decano del Collegio Cardinalizio invierà a Vostra Eminenza la relativa lettera con ulteriori dettagli”.

Muro Berlino, Meloni: fu nuova alba di libertà e democrazia

Milano, 9 nov. (askanews) – “Il 9 novembre 1989, giorno della caduta del Muro di Berlino, non rappresenta solo l’abbattimento di un muro che per anni aveva diviso la Germania in due sotto la morsa del comunismo, segnando profondamente l’Europa e il mondo intero, ma racconta anche il momento in cui migliaia di persone, unite e legate dallo stesso desiderio, avevano dato inizio a una nuova alba e a un nuovo giorno con la riconquista della libertà, della speranza e della democrazia”. Lo scrive su X la presidente del consiglio Giorgia Meloni “Per ricordare tutto questo, la Repubblica Italiana ha scelto di dedicare il 9 novembre al ‘Giorno della Libertà’, istituito con la Legge del 15 aprile 2005, n.61 – prosegue la premier -. Il 9 novembre ricordiamo chi ha sofferto, chi ha sperato, chi ha avuto il coraggio di credere che il mondo potesse cambiare. E rinnoviamo, insieme, quella stessa speranza e voglia di libertà”.

Ultime piogge, poi la svolta: arriva l’Estate di San Martino

Milano, 9 nov. (askanews) – Un ciclone presente sul mar Tirreno continua a mantenere piuttosto instabili le condizioni meteo su parte dell’Italia; dalla prossima settimana però ci attende un drastico cambiamento. Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma l’attuale fase di maltempo, a tratti molto intenso, su parte dei settori adriatici e sulle regioni del Sud dove nelle prossime ore sono previste ulteriori piogge anche a carattere temporalesco.

Le precipitazioni colpiranno in particolare Sardegna, Sicilia (qui anche con veri e propri nubifragi), Campania, Calabria, Basilicata e Puglia. Locali piovaschi interesseranno ancora Marche, Abruzzo e basso Lazio. Discorso completamente diverso invece al Nord e sulle altre regioni del Centro dove continueremo a vivere una fase decisamente più tranquilla e anche soleggiata.

Veniamo ora alla decisa svolta attesa nel corso della prossima settimana. Dopo le ultime piogge attese nel corso di Lunedì 10 Novembre al Sud (strascico del ciclone che interesserà parte dell’Italia nel corso di domenica), le condizioni meteo sono previste in netto miglioramento, grazie all’avanzata di un vasto campo di alta pressione, supportato da masse d’aria di origine subtropicale. Ecco servita l’Estate di San Martino. Secondo la tradizione, questo evento prende il nome da una leggenda risalente al IV secolo. Si racconta che, in un giorno di freddo e pioggia, il cavaliere Martino di Tours incontrò un mendicante infreddolito lungo la strada. Mosso a compassione, tagliò il suo mantello in due per offrirgliene metà. In quel momento le nuvole si diradarono e il sole tornò a splendere, regalando un clima insolitamente mite: un segno di riconoscenza divina, secondo la tradizione cristiana. Dal punto di vista meteorologico, l’Estate di San Martino indica quel breve periodo di tempo stabile e relativamente caldo che spesso si manifesta intorno all’11 novembre, quando un campo di alta pressione interessa l’Europa meridionale.

Per buona parte della settimana spazio dunque ad un’estrema stabilità atmosferica. Al Centro-Sud e sulle due Isole Maggiori oltre al tanto sole ci aspettiamo un deciso aumento delle temperature, con valori fino a 22/24°C in Sicilia e Sardegna. Al Nord invece, soprattutto in pianura, dovremo fare i conti con l’altra faccia della medaglia degli anticicloni autunnali e invernali, ovvero con la formazione di foschie e nebbie anche compatte, destinate a formarsi specie dopo il tramonto e al primo mattino (su questi settori farà piuttosto freddo specie durante le ore notturne).

Almeno fino al weekend successivo (15-16 Novembre) non sono previsti scossoni particolari; l’alta pressione dominerà incontrastata con prevalenza di tempo stabile e soleggiato. Per una svolta realmente fredda sarà necessario attendere la seconda metà di novembre. In quel periodo, masse d’aria provenienti dal Polo Nord potrebbero scendere verso il cuore del Vecchio Continente e, successivamente, raggiungere anche il nostro Paese, dando il via a una fase caratterizzata da freddo più intenso e maltempo diffuso.

Calcio, Parma-Milan 2-2, Allegri: "Punti buttati"



Roma, 9 nov. (askanews) – Grazie a un gran secondo tempo il Parma conquista un punto contro il Milan, al Tardini, rimontando da 0-2 a 2-2. I rossoneri dominano la prima frazione, passano in vantaggio con Saelemaekers e raddoppiano su rigore con Leao (fallo su Saelemaekers). Bel recupero Bernabé la riapre e a inizio ripresa il Parma spinge, colpisce un palo e poi segna con Delprato. Nel finale Saelemaekers e Pulisic sprecano. Sono punti pesanti lasciati per strada, questi. Sotto qualsiasi ottica: scudetto e Champions. Il tecnico rossonero conferma: “Due punti buttati. Certo, non so come sarebbe finita se il primo tempo fosse terminato due a zero. Si poteva fare meglio, ma a inizio ripresa in area eravamo imbambolati, addormentati. Abbiamo subìto azioni pericolose, piovevano palloni da tutte le parti. In area bisogna fare la guerra. Poi abbiamo ripreso a giocare e creato palle gol importanti, ma sul due a zero non si deve subire un gol così, piuttosto butti palla in tribuna. Era una partita ben avviata, non avevamo concesso nulla e invece sul due a uno poi ti viene un po’ di paura. Dobbiamo crescere tutti, occorreva dare battaglia. Bisogna crescere perché tutti lo chiamano percorso ma per me siamo dei polli: fra Cremonese, Pisa e Parma abbiamo fatto solo due punti e ne abbiamo buttati sette. Abbiamo avuto tante occasioni, bisogna crescere nella lettura delle partite”.

La DJ e rapper Evissimax ha pubblicato il suo nuovo EP PRESS X

Milano, 9 nov. (askanews) – La DJ e rapper Evissimax ha pubblicato il suo nuovo EP PRESS X, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Funclab Records e Island Records. (https://evissimax.lnk.to/pressx)

Scritto da Evissimax e prodotto da Deriansky, PRESS X è un concentrato di energia esplosiva che trasforma la rabbia in emancipazione, fondendo trap, rave, afrobeat, techno e ghettotech in un linguaggio sonoro potente e libero da etichette. Un manifesto di forza, sensualità e autodeterminazione, nato dalla collaborazione tra Evissimax e Deriansky – artista e produttore che lei ammira per la sua creatività e il suo orecchio unico. Insieme, hanno costruito un suono potente, ribelle e impossibile da ignorare.

Anticipato dai singoli XXX e B-AXX SHAKING SONG, uscito lo scorso 12 settembre, al centro dell’EP c’è il simbolo della X — più di un titolo, un’affermazione di identità. Premere “x” per Evissimax significa cancellare ciò che non serve più, rifiutare le aspettative e rivendicare il proprio spazio. È conquista, gioco, desiderio e potere.

Fortemente ispirato agli inni rap che hanno segnato la sua adolescenza e l’inizio del suo percorso musicale, la tracklist di PRESS X è una corsa a tutta velocità dentro il mondo di Evissimax: si apre con il beat da dancehall e il synth da rave di B-AXX SHAKING SONG, esplode nella grinta rap di MISS MAX — alter ego e dichiarazione di potenza — e prosegue con l’intensità di XXX, primo tassello del progetto. NAXTY porta in superficie il lato più oscuro e feroce della producer, mentre LUV THE GRXNA ne rivela quello più ironico e irriverente, tra provocazione e libertà.

In aggiunta a questo viaggio musicale, venerdì 28 novembre, sarà pubblicata una bonus track firmata da Miss Jay del remix del brano Miss Max.

Evissimax porterà per la prima volta dal vivo il suo nuovo EP l’8 novembre al VACUUM di Milano in una speciale serata che vedrà alternarsi sul palco anche TOCCORORO e SLIM SOLEDAD, TRE QANI e SAINT NIA, per una serata che farà tremare la pista. Biglietti disponibili.

Calcio, Risultati e classifica, Milan aggancia il Napoli

Roma, 9 nov. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Parma-Milan 2-2

Pisa-Cremonese 1-0, Como-Cagliari 0-0, Lecce-Verona 0-0, Juventus-Torino 0-0, Parma-Milan 2-2, domenica 9 novembre ore 12.30 Atalanta-Sassuolo, ore 15 Genoa-Fiorentina, Bologna-Napoli, ore 18 Roma-Udinese, ore 20.45 Inter-Lazio.

Classifica: Napoli, Milan 22, Inter, Roma 21, Juventus 19 Bologna, Como 18, Lazio, Udinese 15, Cremonese, Torino 14, Atalanta, Sassuolo 13, Cagliari, Lecce 10, Pisa 9, Parma 7, Genoa, Verona 6, Fiorentina 4

Dodicesima giornata: sabato 22 novembre ore 15 Cagliari-Genoa, Udinese-Bologna, ore 18 Fiorentina-Juventus, ore 20.45 Napoli-Atalanta, domenica 23 novembre ore 12.30 Verona-Parma, ore 15 Cremonese-Roma, ore 18 Lazio-Lecce, ore 20.45 Inter-Milan, lunedì 24 novembre ore 18.30 Torino-Como, ore 20.45 Sassuolo-Pisa.

Picierno contro Renzi. E poi?

«Bettini, esci da questo Renzi». È una frase che non si era mai sentita così, detta così, in pubblico, in scena politica aperta. Pina Picierno — sul palco del Linkiesta Festival — non si limita a un appunto tattico: «Mi è sembrato di ascoltare le stesse motivazioni di quella che un tempo Renzi stesso chiamava “la ditta”». E aggiunge: «Oggi sembra sposarne addirittura le tesi».

Laffondo

L’obiettivo del colpo non è solo Renzi: è la (errata) definizione del “riformismo” come attitudine a contenere, a mediare, a temperare le posizioni, anche quando sono sbagliate perchè intrise di populismo o demagogia. Picierno rovescia lo schema: «O i riformisti sono capaci di coltivare ambizioni alte, oppure finiremo per incastrare il Paese in un eterno gioco di conservazione».

Il paradosso interno

La domanda però — politicamente — torna inevitabile verso casa sua: possono i riformisti che continuano a militare nel Pd produrre quell’ambizione alta che lei invoca? Perché il rischio è proprio quello che l’europarlamentare denuncia nell’atteggiamento di Renzi: il tatticismo o peggio l’ambiguità. «Non mi rassegno a vedere il partito che ho contribuito a fondare cancellare un pezzo della sua storia», dice. E qui si apre lo scenario più complicato: se non ci si rassegna, come s’immagina di superare e correggere una linea politica oggetto di contestazione? Nell’incontro di Milano, non molti giorni fa, la critica alla “linea Schlein” è scivolata verso parole d’insofferenza che non hanno fornito indicazioni concrete. Anzi, sono apparse come l’affannosa ricerca di un punto di equilibrio rispetto alla segreteria.

Dentro o oltre il recinto

Renzi — piaccia o no — ha scelto a suo tempo di andare fuori. Ha rotto il recinto, tant’è che oggi si mostra inaffidabile per il tentativo di rientrarvi a pieno titolo. La Picierno, invece, prova a gestire  una prospettiva di rottura… senza rompere con il Pd.  Davvero complicato.

 

Il punto politico

Insomma, non basta evocare la nobiltà del riformismo democratico se il partito che dovrebbe rappresentarlo non riesce a darne una versione attendibile. La Picierno inciampa su un riformismo che gioca facile con la critica a Renzi, ma non si traduce in un progetto politico .

Dunque, la domanda finale non è su Renzi. È sul Pd. E su chi, dentro il Pd, fa professione di credere in un cambio di orizzonte politico quando dal Nazareno vengono sistematicamente inequivoci segnali di chiusura. Quousque tandem?

Il paradosso di Guido Miglioli, grande democratico e cristiano

Proviamo a porre in risonanza due anniversari: la morte, il 24 ottobre 1954, di Guido Miglioli e la rivoluzione bolscevica del 7 novembre 1917.

 

Le radici nel movimento cattolico sociale

Poniamoci subito in ascolto di Giovanni Sabbatucci e di Vittorio Vidotto, autori di uno dei migliori manuali di Storia contemporanea: «La condanna di Murri e della democrazia cristiana non impedì peraltro al movimento sindacale cattolico di continuare a svilupparsi.

Nel 1910 esistevano in Italia 375 leghe bianche, con oltre 100.000 iscritti, concentrati in buona parte in Lombardia e in Veneto e reclutati soprattutto fra gli operai tessili, che diedero vita, nel 1909, al primo sindacato nazionale cattolico di categoria. Le organizzazioni bianche riscossero un certo successo anche tra i lavoratori agricoli, in particolare fra i piccoli proprietari e i mezzadri. Nelle campagne del Cremonese un organizzatore di notevoli capacità, Guido Miglioli, riuscì a creare una serie di leghe non meno forti e combattive delle analoghe organizzazioni ‘rosse’».

 

La rivoluzione russa e la promessa tradita

Volgiamo ora lo sguardo alla Russia, tra la fine del 1917 e l’inizio del 1918. A poche settimane dalla rivoluzione bolscevica, venne eletta un’Assemblea costituente, di cui nessuno parla mai. Poco dopo le speranze si infransero. Come ebbi modo di dire a Salvatore Veca, a mio giudizio l’atto di morte della rivoluzione dei soviet coincide con lo scioglimento armato, nel gennaio 1918, di quell’Assemblea, eletta a fine novembre, con maggioranza schiacciante dei socialrivoluzionari sostenuti dai contadini, mentre i bolscevichi erano fermi a 175 seggi su 707. Il sogno dei soviet non riusciva a coniugarsi con i meccanismi della democrazia parlamentare. Considerarla mero strumento borghese fu errore fatale.

Il secondo fallimento fu ancora più evidente: il venir meno della promessa di coinvolgere anche i contadini. La falce affiancata al martello restò simbolo più che realtà. Le requisizioni forzose e l’economia di guerra fecero crollare il consenso nelle campagne.

Labbaglio e il destino di Miglioli

Ecco dunque il paradosso di Miglioli: mentre la maggior parte dei dirigenti del movimento comunista internazionale vedeva nell’agricoltura il vero tallone d’Achille del “Paese dei Soviet”, il sindacalista cattolico se ne fece sedurre, negli anni Venti, abbracciando l’idea della collettivizzazione della terra. Un anelito di giustizia evangelica che lo condusse a sostenere una pratica disastrosa, che avrebbe contribuito, decenni dopo, alla stagnazione e al crollo finale dell’impero sovietico.

Una grande amicizia e una memoria dimenticata

E proprio Miglioli – anche per lui, come per Giuseppe Saragat, potremmo evocare “un destino cinico e baro” – nel secondo dopoguerra non venne compreso né da Alcide De Gasperi né dalle sinistre. Nel 1948, candidato come espressione del “Movimento Cristiano per la Pace” dal Fronte democratico popolare, non fu eletto. Ma non era uomo solo: fu sostenuto da una delle amicizie più profonde e straordinarie della nostra storia civile, quella con don Primo Mazzolari. Un legame sul quale meriterebbe soffermarsi ancora.

Da segnalare, infine, la grande monografia pubblicata nel 2021 da Claudia Baldoli, Bolscevismo bianco. Guido Miglioli fra Cremona e lEuropa (1879-1954). Un contributo prezioso per restituire a Miglioli la sua complessità, la sua visione, i suoi errori e la sua eredità mancata.

Il ritorno possibile dei Popolari in Veneto

Sono trent’anni che la Dc è scomparsa dal consiglio regionale del Veneto, dopo oltre un ventennio di egemonia-dominio (1990-2015) alla guida del “Veneto bianco”. Dopo i diversi tentativi falliti di ricomposizione del partito (2012-2025), finalmente è in atto un tentativo encomiabile con il movimento-partito dei Popolari per il Veneto.

Trentanni dopo

Il movimento, promosso dagli amici Iles Braghetto e Luciano Finesso, è presieduto dal prof. Silvio Scanagatta dell’Università di Padova e sostiene la candidatura di Fabio Gui a Presidente della giunta regionale, sulla base di un programma ispirato ai valori del cattolicesimo democratico, liberale e cristiano sociale.

 

Proporzionale ma bipolarismo di fatto

Si tratta ora di verificare l’esistenza in vita dei democratici cristiani e popolari nei sette collegi provinciali nei quali è presente la lista dei Popolari per il Veneto. Nonostante nel voto regionale vigano regole proporzionali, prevale di fatto una logica bipartitica maggioritaria, che riduce lo spazio politico alla polarizzazione destra-sinistra.

In Veneto, poi, lo scontro è particolarmente acceso dentro il centrodestra, tra Lega e Forza Italia, dopo che Zaia, giunto al limite dei due mandati, non ha potuto ricandidarsi e Forza Italia, mancato il colpo di presentare Flavio Tosi, ex leghista epurato, resta terza forza tra i due contendenti principali.

Leredità politica del Veneto bianco

Abbiamo consapevolezza delle difficoltà, ma anche volontà: accertare lo stato di esistenza in vita del nostro popolarismo, capire quanti “democratici cristiani non pentiti” e quante elettrici ed elettori ispirati da quella cultura siano ancora disponibili nel Veneto a riaprire un percorso nuovo nel solco antico della Dc veneta.

Un partito che seppe coniugare interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, interpretando per oltre vent’anni il punto d’equilibrio più stabile della società veneta. È questo il compito che oggi si propongono i Popolari per il Veneto.

Qual è l’obiettivo politico?

L’obiettivo è il 3%. Oggi non si vede nei sondaggi. Ma – come sappiamo – le previsioni di voto sono tendenze che possono auto-adempiersi o auto-distruggersi. Per questo chiediamo a tutte le amiche e gli amici dei sette collegi di votare e far votare le nostre liste, consapevoli che la presenza di candidati ispirati dai valori del cattolicesimo politico è essenziale in una fase complessa e contraddittoria della vita sociale, culturale e politica regionale, italiana e internazionale.

 

Nel solco dei Liberi e Forti

Qualche collega giornalista ci segnala l’ostacolo dei sondaggi. Ma i democratici cristiani non pentiti non sono tra quelli che salgono sul carro del vincitore. Da qui ripartiamo: per superare la falsa alternativa destra-sinistra, e contribuire alla costruzione di un nuovo centro politico nel Veneto e in Italia. Contro il mito del “voto utile”, noi punteremo al voto di testimonianza e alla ripresa dell’iniziativa politica dei dc e popolari del Veneto.

Avanti allora, tutti insieme, nel solco della migliore tradizione dei Liberi e Forti.

Il credente tra democrazia e bene comune: l’appello di Papa Leone XIV.

Il nuovo millennio ha messo a dura prova le fondamenta delle nostre società, sfidate da populismi crescenti, disuguaglianze economiche e una pericolosa indifferenza verso le sorti comuni. In questo scenario complesso, l’impegno dei cristiani per la libertà e la democrazia non è mai stato così cruciale. Un impegno che, lungi dal confondersi con schieramenti ideologici, deve promuovere l’umanesimo civile 5.0, radicarsi nella dottrina sociale della Chiesa e nell’economia sociale di mercato, ponendo il servizio come unica bussola.

Al servizio del prossimo

C’è un solo vero metro di misura per i cristiani e più in generale per tutti i cittadini, e non sono i grandi discorsi o le bandiere sventolate, ma se siamo al servizio del prossimo e del bene comune. È questo il cuore del primo, attesissimo, documento di Papa Leone XIV: l’Esortazione Apostolica “Dilexi te” (Ti ho amato). Un testo che non è solo una riflessione profonda sui mali del nostro tempo, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti per il nostro futuro contro la tentazione dell’indifferenza verso l’esclusione sociale.

Papa Leone XIV, con la chiarezza che lo contraddistingue, indica una terza via netta e coraggiosa, rifiutando le scorciatoie che minacciano la vera testimonianza sociale del credente. Da un lato, l’assistenzialismo populista, che promette soluzioni facili e immediate senza richiedere vera responsabilità civica o giustizia strutturale; dall’altro, la teologia della prosperità, tanto di moda negli USA e in altre realtà globali, che confonde la benedizione divina con il successo materiale e l’accumulo di ricchezze.

La terza via non è una novità

Questa terza via non è una novità, ma un ritorno alle origini del pensiero sociale cattolico. È la stessa via che già il suo omonimo, Papa Leone XIII, aveva indicato nellenciclica Rerum Novarum, nel 1891, sulla questione operaia. Quella storica enciclica gettò le basi per un futuro terzo tra il capitalismo storico del laissez-faire, che demandava tutto all’impersonalità del mercato, e il socialismo, indicato da Leone XIII come un falso rimedio poiché aveva come obiettivo la lotta di classe come unica soluzione utile alle masse.

Oggi, l’esortazione Dilexi te aggiorna questo concetto: la vera politica cristiana è quella che promuove la sussidiarietà e la solidarietà al di là degli schemi rigidi di destra e sinistra. Essa chiede ai credenti di operare per una società dove l’economia è al servizio della persona e non viceversa, dove la democrazia non è solo un rito elettorale, ma una prassi quotidiana di cura verso la polis.

Il tempo delle osservazioni distaccate è finito. L’Esigenza di Papa Leone XIV si rivolge in modo particolare ai figli della tradizione democratica cristiana: i Popolari di Centro.

È tempo di scuotersi

Per troppo tempo, questa forza fondamentale della politica italiana ed europea è rimasta a guardare, paralizzata dall’incapacità di trovare una sintesi unitaria e profetica. Abbiamo assistito inermi al continuo scontro tra blocchi contrapposti – una destra sempre più incline a esibire la fede senza comprenderne i valori di giustizia sociale, e una sinistra spesso distante dal sentire popolare.

Questa inazione ha alimentato l’astensionismo e, peggio ancora, ha spinto molti elettori verso partiti che, pur parlando di “patria” o “tradizione”, ignorano e tradiscono i valori della dottrina sociale della Chiesa.

È tempo di scuotersi! L’Esortazione Dilexi te è il manifesto che stavamo aspettando. L’appello è a tutti i Popolari di Centro e a quanti si riconoscono nella tradizione di Maritain, Sturzo e De Gasperi: riprendiamo il nostro posto! Ricostruiamo una proposta culturale e politica che sia veramente alternativa al populismo e all’indifferenza. Torniamo a essere l’ago della bilancia, non attraverso i giochi di palazzo, ma con la coerenza radicale del servizio al bene comune.

Esigenza di concretezza

Il vero campo di battaglia non è lo scontro ideologico, ma la concretezza: la sanità pubblica, l’equità fiscale, la dignità del lavoro, la custodia del creato. Solo agendo in modo coeso e ispirato ai valori della sussidiarietà e della solidarietà potremo offrire al Paese la terza via di cui ha disperatamente bisogno. L’ora è adesso: passiamo dal guardare al fare, onorando l’appello di Papa Leone XIV, perché “non c’è fede senza opere” e non c’è democrazia senza l’impegno dei cittadini.

Calcio, Risultati e classifica, La Juve non aggancia la Champions

Roma, 8 nov. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Torino 0-0

Pisa-Cremonese 1-0, Como-Cagliari 0-0, Lecce-Verona 0-0, Juventus-Torino 0-0, ore 20.45 Parma-Milan, domenica 9 novembre ore 12.30 Atalanta-Sassuolo, ore 15 Genoa-Fiorentina, Bologna-Napoli, ore 18 Roma-Udinese, ore 20.45 Inter-Lazio.

Classifica: Napoli 22, Inter, Milan, Roma 21, Juventus 19 Bologna, Como 18, Lazio, Udinese 15, Cremonese, Torino 14, Atalanta, Sassuolo 13, Cagliari, Lecce 10, Pisa 9, Parma 7, Genoa, Verona 6, Fiorentina 4

Dodicesima giornata: sabato 22 novembre ore 15 Cagliari-Genoa, Udinese-Bologna, ore 18 Fiorentina-Juventus, ore 20.45 Napoli-Atalanta, domenica 23 novembre ore 12.30 Verona-Parma, ore 15 Cremonese-Roma, ore 18 Lazio-Lecce, ore 20.45 Inter-Milan, lunedì 24 novembre ore 18.30 Torino-Como, ore 20.45 Sassuolo-Pisa.

Bolivia, il neo-presidente Paz: ricevo un Paese in rovina

Roma, 8 nov. (askanews) – Il presidente della Bolivia, Rodrigo Paz, ha dichiarato oggi, dopo aver prestato giuramento davanti all’Assemblea Legislativa Plurinazionale (ALP), di ricevere un Paese “devastato, in rovina e con una grave scarsità di combustibili e valuta estera”.

“Il Paese che riceviamo è devastato, in rovina, c’è scarsità di combustibili, debito e sfiducia”, ha affermato Paz nel suo primo discorso davanti all’Assemblea, nel corso della cerimonia ufficiale a La Paz.

Nel suo intervento, il nuovo capo di Stato ha inoltre annunciato “l’inizio di una nuova Bolivia che si apre al mondo e che non sarà mai più sottomessa a ideologie obsolete”.

“Benvenuti in Bolivia. Questa è la nuova Bolivia che si apre al mondo”, ha dichiarato Paz davanti ai parlamentari e alle delegazioni internazionali presenti.

Il presidente boliviano ha poi ringraziato i leader di Argentina, Javier Milei, di Cile, Gabriel Boric, e di Ecuador, Daniel Novoa, Paesi nei quali trascorse parte della sua infanzia in esilio insieme al padre, l’ex presidente Jaime Paz Zamora (1983-1993), durante gli anni delle dittature militari.

“La Bolivia è la patria che non ci abbandona mai, e questo governo promette che non abbandonerà mai la patria”, ha sottolineato Paz.

Il leader di centrodestra Rodrigo Paz e il suo vicepresidente Edman Lara hanno vinto il ballottaggio del 19 ottobre con il 54,96% dei voti validi e guideranno il Paese sudamericano dopo oltre due decenni di governi della sinistra boliviana.

Calcio, Risultati e classifica, Como al sesto posto

Roma, 8 nov. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Como-Cagliari 0-0, Lecce-Verona 0-0

Pisa-Cremonese 1-0, Como-Cagliari 0-0, Lecce-Verona 0-0, ore 18 Juventus-Torino, ore 20.45 Parma-Milan, domenica 9 novembre ore 12.30 Atalanta-Sassuolo, ore 15 Genoa-Fiorentina, Bologna-Napoli, ore 18 Roma-Udinese, ore 20.45 Inter-Lazio.

Classifica: Napoli 22, Inter, Milan, Roma 21, Bologna, Juventus, Como 18, Lazio, Udinese 15, Cremonese 14, Atalanta, Sassuolo, Torino 13, Cagliari, Lecce 10, Pisa 9, Parma 7, Genoa, Verona 6, Fiorentina 4

Dodicesima giornata: sabato 22 novembre ore 15 Cagliari-Genoa, Udinese-Bologna, ore 18 Fiorentina-Juventus, ore 20.45 Napoli-Atalanta, domenica 23 novembre ore 12.30 Verona-Parma, ore 15 Cremonese-Roma, ore 18 Lazio-Lecce, ore 20.45 Inter-Milan, lunedì 24 novembre ore 18.30 Torino-Como, ore 20.45 Sassuolo-Pisa.

Tennis, Cahill a Sinner: "Se vuole resto con lui"

Roma, 8 nov. (askanews) – A due giorni dall’esordio di Jannik Sinner alle ATP Finals di Torino, Darren Cahill ha chiarito il suo futuro al fianco dell’azzurro. “Abbiamo fatto una piccola scommessa a Wimbledon e lui l’ha vinta, non decido io. Se Jannik vuole che resti nel 2026, ci sarò”, ha dichiarato l’allenatore australiano, accanto a Simone Vagnozzi in conferenza stampa.

La famosa scommessa era nata prima della finale di Wimbledon, come aveva raccontato lo stesso Sinner dopo la vittoria su Alcaraz: “Se avessi vinto Wimbledon, avrei potuto scegliere se farlo restare a fine anno oppure no. Adesso la scelta è mia…”. E, a giudicare dalle parole di Cahill, l’australiano è stato di parola.

“Pensavo fosse il momento giusto per lasciare – ha aggiunto – non sono più un giovanotto, e forse una nuova voce nel team poteva aiutare. Ma se Jannik non è pronto a questo passo, non c’è problema. Dipenderà da lui: deve fare ciò che è meglio per la sua crescita. Se deciderà di continuare con me, io ci sarò”.

Poi il ringraziamento per un percorso condiviso: “Abbiamo fatto un grande lavoro in questi tre anni, anche nella comunicazione. Con Simone ci completiamo, lavoriamo ogni giorno sui dettagli per migliorare Jannik dentro e fuori dal campo. È più rilassato, più sorridente, e questo è bellissimo da vedere”.

Sulle ATP Finals di Torino, Cahill chiude con ottimismo: “Siamo contenti di come è arrivato qui, ha fiducia ed è in ottima forma. La corsa al numero 1 è entusiasmante: comunque vada, quello che ha fatto Sinner quest’anno è fantastico”.

Qualche giorno fa lo stesso Sinner, in un’intervista a Sky Sport, aveva detto: “Io mi vedo con Cahill ancora per un altro anno. È come un padre che tiene unito il team e ci sostiene nei momenti difficili. È stato fondamentale per me e per Simone. Speriamo di convincerlo”.

Formula 1, Sprint GP Brasile: Norris vince e allunga

Roma, 8 nov. (askanews) – Oscar Piastri, fino a ieri simbolo di calma e precisione, ha commesso l’errore più pesante della sua giovane carriera: al sesto giro della Sprint Race ha toccato il cordolo bagnato e perso il controllo della McLaren, finendo contro il muro. Un errore tanto banale quanto costoso, perché interrompe la rincorsa al compagno di squadra Lando Norris, leader del Mondiale, e alimenta il primo vero momento di crisi per l’australiano.

Norris invece continua a sembrare impermeabile alla pressione. Vince anche in Brasile, difendendosi da un Antonelli straordinario, arrivato secondo con la Mercedes dopo un finale tutto in rimonta. Il giovane bolognese, a quattro giri dal termine, era a soli quattro decimi dal leader, ma Norris non ha mai tremato, chiudendo la porta a ogni spiraglio. Russell completa il podio, mentre Verstappen risale fino al quarto posto dopo una gara accorta, rischiando anche lui sul cordolo ma riuscendo a restare in pista ù un brivido che vale tanto, soprattutto nel momento in cui Piastri finiva contro le barriere.

Dietro, Leclerc trova un guizzo nei giri finali per superare Alonso e portarsi quinto, con la Ferrari ancora poco brillante e intrappolata nel gruppetto di metà classifica. Settimo Hamilton, che aveva promesso di “divertirsi” nel finale di stagione: non proprio la giornata ideale per farlo.

Spavento nel finale per Bortoleto, protagonista di un impatto ad alta velocità sul rettilineo. La Sauber è distrutta, ma il brasiliano ù accolto dall’applauso del pubblico di casa ù è tornato ai box sulle proprie gambe. Nessuna conseguenza, solo tanto spavento.

Domani la gara lunga, con l’incognita meteo e un Mondiale che, forse per la prima volta, ha cambiato davvero direzione.

Separazione carriere, Conte: riforma realizza disegno P2 Gelli

Roma, 8 nov. (askanews) – “Noi parteciperemo convintamente e sicuramente a tutti i livelli alla battaglia politica per il no” alla riforma della giustizia “che di fatto poi realizza il disegno di rinascita della P2 di Gelli. Con tutti i problemi, durante il governo Meloni, è anche aumentata la durata delle cause civili in questi ultimi tre anni, e che cosa fanno? Anziché investire su una giustizia più efficiente, più celere, ci propongono la separazione delle carriere”. Così Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, a margine dell’evento M5s Unite, in corso a Roma.

“Stanno raccontando ai cittadini italiani e gli imprenditori che vorrebbero un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo, stanno raccontando che il problema è che non sono separate le carriere dei magistrati giudicanti e pubblici ministeri. In verità sono già separate: meno dell’ 1% passa da una funzione all’altra non è questo il problema della Giustizia”, ha aggiunto.

Manovra, Conte: patrimoniale non è all’odg dei Cinque Stelle

Roma, 8 nov. (askanews) – “Vorrei mandare un messaggio direttamente a Giorgia Meloni: ho visto che oggi ha voluto fare un post parlando di patrimoniale. Si rassegni. Non so se a sinistra c’è una discussione sulla patrimoniale, ma per quanto ci riguarda noi siamo una forza progressista indipendente una patrimoniale non è all’ordine del giorno”. Così Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, a margine dell’evento M5s ‘Unite’, in corso a Roma.

“All’ordine del giorno però c’è il governo delle tasse che sono aumentate e sulle quali non hanno ancora risposto. Eppure la pressione fiscale negli ultimi dieci anni ha raggiunto un livello record, questo è il vero problema degli italiani. Non distraiamo l’attenzione di famiglie e imprese perché non si lasciano distrarre, hanno problemi veri”, ha aggiunto.

Manovra, Conte: vera patrimoniale è montagna tasse governo Meloni

Roma, 8 nov. (askanews) – “Quella di Giorgia Meloni è una manovrina che prevede zero crescita e da’ briciole a famiglie e imprese italiane. In realtà questo è il governo delle tasse perché sono 10 anni ormai che qui abbiamo il record della pressione fiscale e soprattutto una montagna di tasse, 25 miliardi, che si è abbattuta sul ceto medio completamente impoverito e Sulle fasce più deboli della popolazione e questa è la vera patrimoniale”. Così Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, a margine dell’evento M5s Unite, in corso a Roma.

Musica, morto il maestro Giuseppe ‘Beppe’ Vessicchio

Roma, 8 nov. (askanews) – Il maestro Giuseppe Vessicchio è morto oggi all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Il decesso è seguito ad una polmonite interstiziale precipitata rapidamente, si spiega in una nota. I funerali si svolgeranno in forma strettamente privata. La famiglia chiede riserbo.

Vessicchio è stato un direttore d’orchestra, arrangiatore e personaggio televisivo italiano, principalmente attivo nell’ambito della musica leggera e particolarmente noto per il suo ruolo di direttore d’orchestra al Festival di Sanremo.

Sciopero, Tajani: scelta Landini è politica, Cgil isolata nel mondo del lavoro

Roma, 8 nov. (askanews) – La Cgil è “isolata nel mondo del lavoro”. Lo ha sostenuto il vicepremier Antonio Tajani parlando coi giornalisti a margine della Conferenza nazionale sulle dipendenze, commentando lo sciopero convocato per venerdì prossimo dal sindacato guidato da Maurizio Landini.

Tajani ha definito lo sciopero proclamaro per il 12 dicembre “politico”, organizzato dalla Cgil rompendo con gli altri sindacati confederali, segnalando che Cisl e Uil non aderiscono allo sciopero, anzi firmano contratti “che portano aumenti salariali ai lavoratori”.

La Cgil, invece, secondo Tajani “è sempre ferma, forse ha altre mire, può darsi anche politiche (…) ed è legittimo, non contesto la legittimità. Ma, da un punto di vista politico, la realtà è che la Cgil è isolata dal mondo del lavoro”.

Anm e Comitato No: faremo campagna referendaria rispettando ruoli e istituzioni

Roma, 8 nov. (askanews) – “L’Associazione nazionale magistrati ed il Comitato dalla stessa costituito ribadiscono la ferma contrarietà alla riforma costituzionale in atto, che non risolve i problemi della giustizia in Italia non interferendo in alcun modo con i suoi tempi o con il suo più agile funzionamento. Per tale ragione, sia l’Anm che il Comitato interverranno nella campagna referendaria rivolgendosi all’opinione pubblica per informarla sui rischi derivanti dalla riforma costituzionale, offrendo le proprie argomentazioni, anche di natura tecnica, per spiegarne i rischi e gli effetti rispetto all’attuale assetto costituzionale”. Così il direttivo dell’Associazione nazionale magistrati nel documento approvato oggi.

“Partendo – prosegue il Comitato – dal ruolo della magistratura nelle istituzioni e consapevole che nella credibilità della stessa risiede la fiducia dei cittadini, l’Anm ed il Comitato, facendosi interpreti dei principi costituzionali, affronteranno la campagna referendaria nel rispetto dei ruoli e delle prerogative costituzionali delle altre istituzioni repubblicane. Come indicato nello statuto, infatti, il Comitato non ha alcuna caratterizzazione politica, bensì interverrà nel dibattito pubblico per spiegare le ragioni della contrarietà alla riforma, con compostezza e coraggio”.

Quidni “l’Anm e il Comitato, anche attraverso le proprie articolazioni territoriali, si asterranno dall’organizzare eventi insieme ad organismi che hanno una connotazione politica, ferma restando la facoltà di partecipare ad ogni iniziativa in cui saranno invitati al fine di rappresentare le criticità della riforma. La nostra è – e rimarrà – esclusivamente una battaglia per la giustizia nell’interesse dei cittadini”, continua il documento.

Rutte: la Nato darà maggiore rilievo alle proprie capacità nucleari

Roma, 8 nov. (askanews) – La Nato intende dare maggiore rilievo alle proprie capacità nucleari in futuro, con l’obiettivo di rafforzare la deterrenza nei confronti dei potenziali avversari. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, in un’intervista al quotidiano tedesco Welt am Sonntag.

“È importante comunicare di più con le nostre società in merito alla deterrenza nucleare, per garantire che comprendano come essa contribuisca alla nostra sicurezza collettiva”, ha affermato Rutte, sottolineando la necessità di un dibattito pubblico più trasparente sul ruolo dell’arsenale atomico nel mantenimento della pace.

Il segretario generale ha accusato la Russia di utilizzare una “retorica nucleare pericolosa e irresponsabile”, ma ha aggiunto che “non c’è motivo di panico, perché la Nato dispone di un potente sistema di deterrenza nucleare che serve a preservare la pace”.

Manovra, Schlein: Meloni ha alzato tasse e favorito ricchi, con che faccia attacca noi?

Roma, 8 nov. (askanews) – “Con Giorgia Meloni al governo la pressione fiscale è salita al 42,8%, il massimo degli ultimi dieci anni. Lo dicono i dati del governo, non del PD. Il governo Meloni ha aumentato le tasse per tutti. E come se non bastasse nella prossima manovra interviene sull’IRPEF e aiuta di nuovo i più ricchi anziché il ceto medio che si è impoverito. Lo dice l’ISTAT, che l’85% delle risorse andranno alle famiglie più ricche. Con che faccia stamattina si sveglia e attacca le opposizioni? Il suo governo verrà ricordato come quello dei salassi per famiglie e imprese italiane e per gli aiuti ai più ricchi.” Così la segretaria del Pd Elly Schlein

Il Belgio continua ad opporsi al piano Ue per l’uso degli asset russi congelati

Roma, 8 nov. (askanews) – Il governo belga continua a opporsi ai piani della Commissione europea per utilizzare gli attivi russi congelati sul proprio territorio al fine di finanziare l’Ucraina, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Belga.

Le autorità belghe hanno espresso serie riserve di natura legale e finanziaria sulla proposta, che non sono state dissipate nel corso di una riunione bilaterale tenutasi venerdì con la Commissione, ha precisato la stessa fonte. “Il dibattito con la Commissione è stato costruttivo, ma non ha permesso di fugare le preoccupazioni giuridiche e finanziarie espresse dal Belgio riguardo agli attivi russi”, ha riferito l’agenzia nel suo resoconto pubblicato sabato.

I leader dei paesi dell’Unione europea, riuniti il 23 ottobre a Bruxelles, non erano riusciti a trovare un accordo sulla proposta della Commissione di utilizzare gli asset bloccati della Banca centrale russa come garanzia per concedere prestiti a Kiev, e avevano deciso di riprendere la discussione al Consiglio europeo previsto per il 18 e 19 dicembre.

Carceri, Mantovano: nel 2027 11mila posti in più e 2mila nuovi agenti

Roma, 8 nov. (askanews) – “Seguo personalmente il piano straordinario di edilizia penitenziaria. L’obiettivo che ci siamo posti e passo dopo passo sono certo che lo raggiungeremo e di avere alla fine del 2027 11.000 nuovi posti all’interno degli istituti”. Così il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, chiudendo i lavori della conferenza nazionale sulle Dipendenze 2025, ‘Libertà dalla droga. Insieme si può’.

“Con le cifre attuali farebbero immaginare una parità tra posti disponibili e ospiti delle strutture. Nella legge di bilancio non ci sono solo dei finanziamenti per questi incrementi di edilizia penitenziaria ma c’è anche il finanziamento nei prossimi tre anni per l’assunzione di 2.000 nuovi agenti della polizia penitenziaria perché non si possono realizzare strutture senza personale dedicato”, ha spiegato.

Valditara: portare avanti il divieto d’accesso ai social per gli under 15

Milano, 8 nov. (askanews) – “Impedire concretamente ai minori di 15 anni di accedere ai social, anche questa credo che sia un impegno che dobbiamo portare avanti. Alcuni Paesi lo stanno già realizzando, sappiamo perfettamente come i social siano un momento particolarmente pericoloso per la formazione del giovane, del bambino, e sappiamo, ce lo insegna la Polizia postale, quanti pericoli e rischi un bimbo incontri sui social e quindi credo che dobbiamo sviluppare un impegno sempre più forte, una risposta molto rapida”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, alla settima Conferenza Nazionale sulle Dipendenze in corso a Roma.

Euro digitale, Patuelli (Abi): molto importante avere un dibattito

Firenze, 8 nov. (askanews) – Sull’euro digitale avere un dibattito ampio “è molto importante”. Su mezzi di pagamento e monete digitali è giusto che l’Europa si affranchi dalla dipendenza da circuiti extra Ue, ma sul come avverrà, se con iniziative pubbliche o private, è ancora da vedere, magari ci saranno soluzioni “in concorrenza tra loro”. Ad ogni modo, come accaduto per l’unificazione dell’emissione di banconote nel XIX secolo, anche in questo caso non ci si può attendere che le scelte avvengano “dalla sera alla mattina”. E’ il messaggio lanciato presidente dell’Abi, Antonio Patuelli durante un seminario dell’associazione bancaria a Firenze.

Sull’euro digitale “la mia sensazione – ha detto – è che oggi la partita è diventata politica, perché la discussione al Parlamento europeo è aperta e non con schieramenti preconfezionati, passa diagonalmente nei gruppi e non vi nascondo che tra pochi giorni andrò a Bruxelles a incontrare i vari gruppi, settore per settore” per capire cosa si muova dietro questa evoluzione “che non è rapidissima”.

“Non mi meraviglio se vi sono plurime posizioni e iniziative in Europa. Non mi meraviglio – ha proseguito – perché l’Europa è un mondo molto libero in cui ci sono spite di organismi privati, ci sta una iniziativa della Bce, concordata con la Commissione europea e poi, permettetemi di ricordare cosa è successo nella seconda metà dell’800. Le banconote non venivano emesse isolatamente dagli istituti centrali. Ma da ogni banca e il processo di unificazione fu lungo e complesso. E perché oggi, dalla sera alla mattina, in Europa dovrebbe essere tutto pronto?”.

Invece “è un dibattito molto importante”, con aspetti identificativi della Ue. “La Bce ha fatto e sta facendo tutto quello che un proponente deve fare. Ma è chiaro che sono gli organi del pluralismo che hanno l’ultima parola”.

Per le banche ci sono dei costi, e come diceva Einaudi i preventivi spesso sono “libri dei sogni” mentre la realtà la si legge nei consuntivi. “E’ possibile se non probabile che abbiamo dei costi in più”.

Sta di fatto che “in Europa non si vuole dipendere da circuiti extra europei”. Bene, ma per l’Abi sul come avverrà si vedrà “tra iniziative private e iniziative pubbliche, che potranno essere in concorrenza. La democrazia partecipata è qualcosa di bello”, ha concluso Patuelli.

Sciopero, Lega: l’80% di manifestazioni di Landini il venerdì

Roma, 8 nov. (askanews) – “Varie sigle sindacali, Cgil in testa, nel 2025 hanno organizzato 22 scioperi generali (sette sono stati annunciati tra novembre e dicembre), che si aggiungono a una miriade di mobilitazioni locali e di categoria. Guarda caso, le forme più radicali di protesta sono state previste per quasi l’80% dei casi – ovvero 17 su 22, il 77,2% – di venerdì o di lunedì. E gli altri? Di sabato. Oppure nei festivi. Maurizio Landini nega che voglia organizzarsi il weekend lungo: ci dica perché la difesa dei lavoratori non è mai in agenda, per esempio, in qualche mercoledì feriale. Chiediamo rispetto per milioni di cittadini italiani ostaggio di qualche sindacalista festaiolo, viziato e capriccioso”. Così una nota della Lega.

Abi, Rottigni: favorevoli a euro digitale ma anche a soluzioni private

Firenze, 8 nov. (askanews) – Come banche italiane “siamo favorevoli alle due soluzioni: all’euro digitale, ma guardiamo anche a che ci possano essere soluzioni in mano a un sistema bancario regolamentato, con cui si possa immaginare la coesistenza di due approcci”. Lo ha affermato Marco Elio Rottigni, direttore generale dell’Abi durante un seminario dell’associazione a Firenze.

“La nostra posizione è chiara – ha spiegato -: il mandato dei nostri associati, anche deliberato dal Comitato esecutivo, è da una parte di lavorare sotto la spinta della Banca centrale europea, che chiede di collaborare sull’euro digitale. Dall’altra, di lavorare a sistemi di pagamento integrati tra paesi”, in particolare con i progetti in corso nell’Unione europea.

Poi su queste tematiche, “magari in altri paesi c’è più spinta su soluzioni privatistiche”, ha detto in riferimento agli Usa, dove l’amministrazione Trump punta sulle stablecoin. “Gli americani hanno detto apro tutto alle stablecoin, la Cina ha detto apro tutto alla valuta digitale della banca centrale (Cbdc). Noi siamo in mezzo – ha proseguito Rottigni – siamo consapevoli del fatto che se vogliamo parlare di sovranità monetaria possiamo solo andare verso un concetto di euro digitale, tuttavia siamo convinti che ci siano situazioni ibride e che possono coesistere situazioni diverse”.

Peraltro “siamo assolutamente favorevoli al concetto di euro digitale, ma queste cose costano”, non solo in termini di infrastruttura, che ricade sulle autorità, ma anche come costi operativi per le banche. Quindi “siamo favorevoli (anche) a una moneta di banca commerciale, più snella, che si sviluppi con più velocità”.

“Quello che non possiamo fare – ha avvertito il direttore generale dell’Abi – è restare indietro. Bisogna offrire ai cittadini europei uno strumento che sia fruibile”. (fonte immagine: Banca d’Italia).

Manovra, Rottigni (Abi): su banche impatto da 9,6 mld, "assorbibile"

Firenze, 8 nov. (askanews) – Per le banche la manovra di bilancio è “assorbibile, poi se mi si chiede se siamo contenti allora rispondo no”, data anche la prospettiva di un quadro che per risulterà più impegnativo nei prossimi mesi. Lo ha affermato il direttore generale dell’Abi, Marco Elio Rottigni, rispondendo ad una domanda sul contributo richiesto alle banche dalle legge di Bilancio in discussione in Parlamento, durante un seminario a Firenze.

“Sarà l’iter parlamentare che determinerà se la manovra subirà o no cambiamenti”. In base alle misure delineate finora, secondo l’Abi “l’impatto della manovra vale 9,6 miliardi” per il settore, poi “spetta alla singola banca valutare l’impatto sui suoi conti”, ha proseguito Rottigni.

“Credo che dalle dichiarazioni emerse dagli amministratori delegati delle banche sia una manovra gestibile. Dopotutto lo stesso governatore (della Banca d’Italia Fabio Panetta) ha detto la stessa cosa, per cui direi che è assorbibile. Poi se mi si chiede se siamo contenti allora no”.

Quanto al tema delle garanzie pubbliche sui crediti bancari alle imprese, “ha aiutato in un momento storico, in una situazione che sarebbe stata molto piò critica di rischio sistemico. C’è stata una consapevolezza da parte di tutti che si rendeva necessaria la costituzione delle garanzie”.

Ad ogni modo le garanzie pubbliche servono innanzitutto alle imprese, per le banche rappresentano “una forma accessoria di valutazione del credito, dato che c’è un minor peso di rischiosità e quindi anche di prezzo”, ha avvertito. In altri termini: senza le garanzie i prestiti bancari alle imprese costerebbero di più.

Un altro aspetto importante delle garanzie è che incidono sul medio e lungo termine, “quello dell’investimento. Quindi sono una spinta e volano all’investimento sul lungo termine e quindi di sostenibilità delle azioni di ogni singolo paese. Ancor di più se la nostra parabola di Pil e produzione lorda flette”. In definitiva, per le banche servono “a valutare il credito e il fatto che non abbiamo un peggioramento del rischio creditizio ci fa dire che sono uno strumento importante”.

Un italiano è morto in un incidente aereo in Groenlandia

Roma, 8 nov. (askanews) – Nella giornata di sabato 25 ottobre un cittadino italiano è rimasto vittima di un incidente aereo nei pressi di Nuuk, in Groenlandia, mentre era a bordo del proprio velivolo da turismo proveniente dal Canada.

Allertata dalle autorità locali, l’Ambasciata d’Italia a Copenaghen ha seguito il caso, in raccordo con il Console onorario. Le autorità locali hanno individuato il relitto nella giornata di ieri, insieme al corpo del connazionale.

L’Ambasciata d’Italia a Copenaghen è in contatto con i familiari della vittima.

Manovra, la Cisl: il miglioramento per noi passa dal confronto

Firenze, 8 nov. (askanews) – “La via di un miglioramento per noi passa dal confronto ancora aperto con i gruppi parlamentari, che stiamo incontrando quotidianamente”. Lo ribadisce in una intervista a ‘La Stampa’ Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, che ricorda come la Cisl si stia “battendo per migliorare la legge di bilancio ed aprire una stagione nuova di concertazione e di corresponsabilità sulle scelte che il Paese deve intraprendere”. “Abbiamo apprezzato alcuni provvedimenti inseriti nella legge di bilancio su nostra spinta, dalla riduzione della seconda aliquota dell’Irpef, su cui però abbiamo chiesto di spostare il tetto da 50.000 euro a 60.000 euro, alla detassazione degli accordi di produttività, alle risorse per la sanità e la famiglia. Chiediamo di rifinanziare la legge sulla partecipazione e di inserire il riferimento, per noi fondamentale, ai contratti comparativamente più rappresentativi per la defiscalizzazione dei contratti nazionali in modo da non premiare i contratti pirata, che vanno contrastati”.

“Non è il governo che decide quando un sindacato deve programmare uno sciopero. Il ricorso sistematico allo sciopero rischia di svilire il valore di questo strumento trasformandolo in uno stanco rito, o in una mobilitazione di natura politica. Lo sciopero costa ai lavoratori e quindi va utilizzato puntando a risultati concreti e non a battaglie contro una determinata maggioranza”.

Per Fumarola “bisogna innalzare la soglia dei 28 mila euro previsti per la detassazione dei contratti insieme a garantire una maggiore retroattività della misura, per non tagliare fuori rinnovi importanti come quello del commercio o dei metalmeccanici. Si devono rafforzare le risorse sulla sanità pubblica, su ricerca e università, non autosufficienza e contrasto alla povertà. Sul tema pensioni, abbiamo chiesto il congelamento dell’adeguamento automatico dell’aspettativa di vita e un forte segnale su Opzione Donna”.La sindacalista si dice fortemente contraria alla rottamazione delle cartelle. “Si tratta della quinta rottamazione dal 2016, cui si aggiungono stralci e condoni: in sostanza, può configurarsi come un incentivo a non pagare e indebolisce il messaggio di equità fiscale. Non a caso anche la Banca d’Italia e altri organismi insistono sull’importanza di contrastare evasione ed elusione per garantire le risorse pubbliche e la scelta della rottamazione appare in contraddizione con questi obiettivi. Occorrono strumenti più efficaci e selettivi, che tutelino chi paga fino all’ultimo centesimo. Per recuperare risorse si potrebbero tassare di più le grandi rendite, le multinazionali dell’energia, del digitale e della logistica. Si dovrebbe anche abbassare a 60 mila euro la soglia di sterilizzazione dell’abbassamento della seconda aliquota Irpef”.

“La nostra manifestazionea Roma del 13 dicembre avrà carattere propositivo e punterà a migliorare la manovra, ma come tappa di un percorso che porti nel 2026 a un nuovo Patto sociale. Sarà il culmine di una campagna di mobilitazione già in corso nei luoghi di lavoro e nei territori. Percorso che promuove le ragioni di un grande accordo tra parti sociali riformiste, istituzioni e imprese su obiettivi condivisi. Dobbiamo rilanciare salari e produttività, crescita e coesione, innovazione e formazione, sicurezza del lavoro, buona flessibilità e partecipazione. Vogliamo discutere insieme di investimenti pubblici, politica industriale, sud, edilizia pubblica, anche in vista della fine degli effetti del Pnrr. Ci mobilitiamo per costruire un futuro migliore, non solo per “dire no”, ha concluso Fumarola.

Il Papa: la parola della Croce rovescia i potenti dai troni, così sorge la speranza

Milano, 8 nov. (askanews) – La parola della Croce “rompe la catena del male. È un nuovo tipo di forza, che confonde i superbi e rovescia dai troni i potenti. Così sorge la speranza. Molte volte le antiche Chiese del Nord del mondo ricevono dalle Chiese giovani questa testimonianza, che spinge a camminare insieme verso il Regno di Dio, che è Regno di giustizia e di pace. L’Africa, in particolare, chiede questa conversione, e lo fa donandoci tanti giovani testimoni di fede. Sperare è testimoniare che la terra può davvero somigliare al cielo. E questo è il messaggio del Giubileo”. Lo ha detto Papa Leone XIV, durante l’udienza giubilare in piazza San Pietro, ricordando l’isegnamento di Isidore Bakanja, dal 1994 annoverato tra i Beati, patrono dei laici del Congo. “Nato nel 1885, quando il suo Paese era una colonia belga, non frequentò la scuola, perché non c’era nella sua città, ma diventò apprendista muratore. Divenne amico dei missionari cattolici, i monaci trappisti: questi gli parlarono di Gesù e lui accettò di seguire l’istruzione cristiana e di ricevere il Battesimo, intorno ai vent’anni. Da quel momento, la sua testimonianza divenne sempre più luminosa. Sperare è testimoniare: quando testimoniamo la vita nuova, aumenta la luce anche fra le difficoltà” ha evidenziato il Santo Padre nella sua catechesi.

“La speranza del Giubileo nasce dalle sorprese di Dio. Dio è diverso da come siamo abituati a essere noi. L’Anno giubilare ci spinge a riconoscere questa diversità e a tradurla nella vita reale. Per questo è un Anno di grazia: possiamo cambiare! Lo chiediamo sempre, quando preghiamo il Padre Nostro e diciamo: ‘Come in cielo, così in terra’” ha aggiunto il Papa.

La Russia: la ripresa dei test nucleari Usa può innescare la corsa agli armamenti

Roma, 8 nov. (askanews) – La ripresa dei test nucleari da parte degli Stati uniti potrebbe innescare un’escalation e una nuova corsa agli armamenti. Lo ha dichiarato il rappresentante permanente della Russia alle Nazioni unite, Vasili Nebenzia.

“Questo ha provocato shock nel mondo e negli stessi Stati uniti, perché molti comprendono il pericolo di un simile passo, il rischio connesso alla ripresa dei test nucleari, che non si svolgevano dai primi anni Novanta. Potrebbe portare a una nuova escalation, a un giro di vite nella corsa agli armamenti e, in generale, a conseguenze imprevedibili. Ma stiamo seguendo con attenzione la situazione”, ha affermato Nebenzia.

Giustizia, Parodi: tempi brutti e il clima sta peggiorando

Roma, 8 nov. (askanews) – “Il clima non è bello e sta ulteriormente peggiorando. Nonostante gli appelli ad una postura civile ed a mantenere un dialogo franco e cordiale”. Lo ha detto il presidente Anm, Cesare Parodi, nel corso del suo intervento alla riunione d l Comitato direttivo centrale del cosiddetto sindacato delle toghe.

“La posta in palio evidentemente è alta per tutte le parti e questo condiziona – ha continuato – E’ una cosa che mi preoccupa, non perché ho timore, ma perché la preoccupazione è non non riuscire a spiegare bene il nostro ‘no’ che non è ideologico, ma ragionato”.

Insomma – ha sottolineato ancora Parodi – “sono tempi veramente brutti. Brutti perché si rifiuta non solo di tenere toni adeguati ma di ragionare in termini di logica e di sistema. Insomma secondo un detto africano se piove non è indispensabile trovare un rifugio, ma bisogna imparare a ballare sotto la pioggia. Sta piovendo forte e noi dobbiamo continuare aáballare”.

Gli Usa hanno esentato l’Ungheria dalle sanzioni sul petrolio russo

Roma, 8 nov. (askanews) – Le forniture energetiche provenienti dalla Russia attraverso gli oleodotti TurkStream e Druzhba dirette in Ungheria sono completamente esenti dalle sanzioni statunitensi. Lo ha dichiarato il primo ministro ungherese Viktor Orban in conferenza stampa.

“Abbiamo ottenuto un’esenzione totale dalle sanzioni per quanto riguarda il TurkStream e l’oleodotto Druzhba. Non ci sono sanzioni che limitino le forniture verso l’Ungheria o che ne aumentino i costi. Si tratta di un’eccezione generale, senza limiti di tempo”, ha affermato Orban.

Stati uniti e Ungheria hanno inoltre firmato un memorandum d’intesa per favorire la cooperazione nel settore dell’energia nucleare civile, con Budapest che prevede di sostenere la costruzione di fino a dieci piccoli reattori modulari (SMR) per un valore potenziale fino a 20 miliardi di dollari, secondo quanto ha reso noto il Dipartimento di Stato americano. “L’Ungheria e gli Stati uniti hanno firmato un memorandum d’intesa sull’energia nucleare: il documento segna l’intenzione di avviare negoziati per facilitare la cooperazione nell’industria nucleare civile, inclusi i piccoli reattori modulari e lo stoccaggio del combustibile esaurito”, si legge nella nota. “L’Ungheria ha indicato l’intenzione di sostenere la costruzione di fino a dieci SMR per un valore potenziale fino a 20 miliardi di dollari.” Secondo il comunicato, Washington e Budapest uniranno inoltre gli sforzi per rendere la capitale ungherese un punto di riferimento nel nascente mercato dell’Europa centrale per i reattori modulari.

Nel corso della sua visita a Washington, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha anche annunciato un accordo con la società statunitense Westinghouse per la fornitura di combustibile nucleare al reattore di Paks I, del valore di circa 114 milioni di dollari.

L’Unione europea dovrebbe “rispettare” il premier ungherese Viktor Orban, che “non ha commesso errori sulla questione migratoria”. Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, rispondendo a una domanda diretta della stampa prima del suo pranzo di lavoro con il leader magiaro.

“Penso che dovrebbe rispettare l’Ungheria e rispettare questo leader con grande, grande convinzione, perché ha avuto ragione sull’immigrazione. Guardate cosa è successo all’Europa con l’immigrazione. Stanno invadendo l’Europa da ogni dove, e questo la sta danneggiando. I tassi di criminalità sono in forte aumento. Stanno succedendo molte cose brutte. I tassi di criminalità in Ungheria sono molto bassi”, ha detto Trump, secondo cui Orban “è rispettato da tutti e piace ad alcuni”.

“A me piace e lo rispetto”, ha rimarcato.

A Roma concerto jazz azerbaigiano per celebrare Giorno Vittoria

Roma, 8 nov. (askanews) – Sonorit moderne e tradizionali, abbinate a virtuosismi e tanta passione. Questo – ma anche molto altro – stato il concerto di jazz azerbaigiano organizzato a Roma, all’Auditorium parco della musica Ennio Morricone, dall’Ambasciata dell’Azerbaigian in Italia e dal Centro Culturale azerbaigiano.

Un evento ispirato dalla celebrazione di una data simbolo per la storia moderna dell’Azerbaigian: l’8 novembre, in cui quest’anno ricorre il quinto anniversario del Giorno della Vittoria, con il relativo ripristino dell’integrit territoriale della nazione. A rivolgere i saluti iniziali stata la direttrice del Centro Culturale, Gulnar Taghizada, che ha sottolineato la valenza della ricorrenza dell’8 novembre prima di presentare artisti e musica. Poi stata la volta dell’ambasciatore dell’Azerbaigian in Italia, Rashad Aslanov, che ha ricordato perch quella celebrata dal concerto una data speciale per il suo Paese: “Cinque anni fa, l’8 novembre, l’Azerbaigian ha vinto la guerra patriottica e ripristinato la sua integrit territoriale: per 30 anni abbiamo avuto questo conflitto e l’8 novembre 2020 stato una conclusione di questa epoca di occupazione e inizio di una nuova epoca anche per la regione. Questa vittoria ha portato – o creato l’opportunit per portare – pace, prosperit, nella regione intera”.

L’ambasciatore Aslanov ha poi lasciato spazio agli artisti. A esibirsi sono stati Shahriyar Imanov, giovane e talentuoso suonatore di tar, vincitore di numerosi premi internazionali, ed Etibar Asadli, pianista e regista, rappresentante di spicco della scena musicale contemporanea. Ad accompagnarli le percussioni da Joann Schmidt: improvvisazione e rigore, contaminati da elementi jazz, classici, etnici ed elettronici, hanno incontrato il gradimento degli oltre 300 presenti in sala, tra cui rappresentanti del mondo politico, istituzionale, diplomatico e della cultura.

“Sono molto contenta che venga ricordato questo giorno In una guerra dove ci sono state molte vittime: ho visto delle citt vicine ai territori con palazzi distrutti dai missili che venivano lanciati. Quindi meno male che finita”.

Madonna celebra i 20 anni di Confessions on a Dance Floor

Milano, 8 nov. (askanews) – Confessions on a Dance Floor Twenty Years Edition celebra il ventesimo anniversario dell’acclamato album di Madonna “Confessions on a Dance Floor”. Questa edizione digitale deluxe contiene 20 tracce, tra cui la versione originale dell’album mixata in dissolvenza incrociata disponibile per la prima volta in digitale, insieme a 8 lati B aggiuntivi, remix e tracce promozionali. L’edizione deluxe è disponibile in streaming.

Madonna ha collaborato col producer Stuart Price, trasformando il suo sound in un mix di disco ed electropop e ritmi da club anni 2000. Con una serie di singoli di successo, “Hung Up”, “Sorry”, “Get Together” e “Jump”, l’album raggiunse la vetta della Billboard 200 al momento dell’uscita, rimanendo in classifica per 37 settimane e facendo vincere a Madonna un Grammy® Award come miglior album elettronico/dance.

La politica resta politica, ma la grafica a New York l’ha resa attrattiva

Lagenzia minuscola che ha cambiato il volto della politica newyorkese

A conquistare New York non è stato un abile oratore capace di ipnotizzare la gente, ma una formidabile performance in grado di coinvolgere tutti con un codice visivo riconoscibile e attrattivo. Prima ancora del candidato, si potrebbe dire che ha vinto un’estetica. In una città dove le campagne elettorali di solito sanno di potere, con media ingombranti e consulenti milionari, è accaduto l’inimmaginabile: una piccola agenzia di graphic design di nome Forge, è riuscita a costruire un linguaggio visivo così potente da trasformare Zohran Mamdani nel volto più credibile della New York che voleva rinascere dal basso.

Il codice visivo identitario

Nella jungla di manifesti e messaggi elettorali che ogni autunno invadono Manhattan e i cinque borough più esterni, la firma di Forge subito spicca come una scritta al neon, grazie a due amici con padronanza dei computer e una filosofia radicale, che li porta a lavorare praticamente gratis quando credono in una causa. Il loro impegno non assomiglia al fare politica nel senso classico del termine, ma a un qualcosa che richiama fortemente un movimento pop, urbano e collettivo. Lo si capisce subito dalla scelta di una tipografia bold che richiama i poster sindacali degli anni ’70; dalle palette cromatiche prese direttamente dalla città: il giallo della MetroCard, il blu della squadra cittadina dei Mets, il rosso intenso dei cartelli dei minimarket sempre aperti, che i newyorkesi chiamano ‘bodegas’.

Anche l’uso della fotografia naturalmente ha giocato un ruolo decisivo. Una fotografia che potremmo chiamare diffusa, fatta dai mille occhi dei telefonini che hanno accompagnato Mamdani in giro per la città. Foto per lo più documentarie scattate in metro, tra i marciapiedi sconnessi di Queensbridge e le scale antincendio di Jackson Heights, come se la città stessa fosse parte del momento narrativo, in puro stile cinematografico.

Un format replicabile dalla comunità

Quando Zohran Mamdani ha contattato Aneesh Bhoopaty e Phil Ditzler per impostare il visual della sua campagna, il tema decisivo non è stato quello dei loro compensi, ma quello della libertà. E con quella libertà massima che hanno ottenuto tutto è stato plasmato con entusiasmo: icone, loghi, poster, reel, sticker, tutto materiale facilmente replicabile dai volontari, che hanno potuto remixarlo e adattarlo ai diversi quartieri, ai gruppi Whatsapp, alle comunità diasporiche che poi peseranno moltissimo nella mobilitazione al voto. Il risultato è stato un linguaggio riconoscibile al primo sguardo, capace di diffondersi dal basso come un meme.

 

La città si è specchiata nella grafica

La campagna così è diventata un fenomeno principalmente visivo, in sintonia con la città reale. E mentre il suo avversario, interno alla coalizione del Partito Democratico, Mario Cuomo, ha puntato su una comunicazione istituzionale e muscolare, Mamdani ha offerto la narrazione opposta, quella di una politica che appartiene alle comunità e parla il loro linguaggio. La chiave di tutto è stata la grafica. Forge ha reso Mamdani riconoscibile, imitabile, citabile. In una città abituata alle identità forti, questa della comunicazione visiva è stata la più forte. La notte della vittoria, quando Times Square si è riempita di colori e cartelli, è stato evidente che la formula di Forge era riuscita a creare un immaginario condiviso. E quell’immaginario ha vinto.

Mamdani entra al City Hall come il primo sindaco eletto grazie al lavoro quasi volontario di due designer che hanno saputo trasformare una visione politica in un’immagine in cui una città intera ha scelto di specchiarsi.

Il problema è chiudere l’epopea della “rivoluzione giudiziaria”

Il dibattito sull’ormai prossimo referendum sulla giustizia è destinato, purtroppo, a radicalizzare sempre di più il confronto politico. E questo per una ragione persin troppo semplice da spiegare talmente è sotto gli occhi di tutti i cittadini. Tranne quelli che vivono con i paraocchi ideologici e con il pregiudizio politico e personale.

Radicalizzazione del confronto

C’è uno schieramento politico, il cosiddetto “campo largo” della sinistra progressista, appoggiato dall’ANM e dalle componenti politiche e culturali più radicali e massimaliste della società italiana, che ha un solo ed esclusivo obiettivo. E cioè, abbattere il Governo guidato da Giorgia Meloni e archiviare definitivamente ed irreversibilmente la coalizione di centrodestra. Altrochè il “merito” della questione e la centralità dei quesiti. E diventa, di conseguenza, quasi naturale prendere atto che la politicizzazione estrema del prossimo referendum, frutto di una massiccia e persin violenta radicalizzazione del conflitto politico, è ormai un dato di fatto. Oggettivo e quasi indiscutibile.

Una pagina da chiudere

Ora, però, e alla luce di questa concreta situazione politica, forse è arrivato anche il momento – parlando proprio del prossimo referendum sulla giustizia – per archiviare definitivamente ed irreversibilmente quella deriva che va sotto il nome di “rivoluzione giudiziaria”. E questo proprio sul sempre più delicato e complesso tema del rapporto tra la magistratura e la politica italiana. Nello specifico, tra la coalizione di centrodestra da un lato e l’alleanza tra la sinistra progressista e alcuni settori della magistratura dall’altro. Certo, il tema è antico perché esisteva già sin dai tempi della prima Repubblica con la Dc e i suoi alleati da un lato e la sinistra comunista con i suoi profondi legami con settori della magistratura dall’altro. Fenomeno che è poi esploso con “mani pulite”, come tutti ben sappiamo, e che è divampato dopo la vittoria del centrodestra e non si è più arrestato.

 

Ritorno alla fisiologia democratica

Ma, al di là delle concrete vicende politiche che sono note a tutti, osservatori interessati e pubblica opinione anche se distratta, è abbastanza evidente che adesso una pagina – che ormai è diventata storica – si dovrebbe chiudere definitivamente. Uso il condizionale perché, purtroppo, è sempre al centro della disputa e del dibattito politico. E cioè, vanno anche archiviati slogan e parole d’ordine che hanno contribuito negli anni ad inquinare il dibattito politico e a spezzare un normale e fisiologico rapporto tra la politica, le stesse istituzioni democratiche, con la magistratura ai vari livelli. Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali, che termini come “rivoluzione giudiziaria”, “battaglia campale” o “scontro frontale” devono cedere il passo ad un normale, fisiologico e naturale confronto di merito.

Spezzare il circuito vizioso

Ma questo obiettivo sarà possibile centrarlo solo se si spezzeranno definitivamente ed irreversibilmente ogni rapporto preferenziale tra la magistratura e settori ben circoscritti e definiti della politica italiana. Cosa che, purtroppo, oggi non esiste. E l’inizio della campagna elettorale sul referendum lo conferma in modo persin troppo plateale da essere anche solo commentato o approfondito. Ma, come si suol dire, “la speranza è l’ultima a morire”.

Essere nuovi italiani oltre le paure identitarie

È un merito non secondario del “Rapporto annuale 2025 sull’economia dell’immigrazione” della Fondazione Leone Moressa quello di riportare la discussione sulla cittadinanza dentro una cornice culturale più larga, non puramente statistica o securitaria.

Migrante come corpo estraneo

Il capitolo, qui scaricabile, è stato scritto da Vincenzo Mamoli in collaborazione con Antonio Payar. Si tratta di un saggio che parte da un dato elementare: nonostante sia dimostrato il contributo crescente degli stranieri alla ricchezza dei Paesi ospitanti, l’Occidente continua a vivere il migrante come corpo estraneo e fattore di destabilizzazione.

Il problema è il senso di precarietà

Il punto di svolta proposto da questo testo è nel riconoscere la radice del problema là dove non la si vuole vedere: non nel migrante, ma nel senso di precarietà esistenziale che attraversa le società occidentali nella modernità liquida descritta da Bauman. Se l’uomo contemporaneo è modulare, senza legami e senza un domani prevedibile, l’estraneità viene proiettata sull’altro come difesa identitaria. E l’identità si irrigidisce fino a diventare mito tribale, purezza immobile, negazione di qualsiasi permeabilità.

Mamoli e Payar chiedono di rovesciare la logica.

Ridurre i tempi per ottenere la cittadinanza

La cittadinanza non è concessione magnanima: è processo che conviene a tutti. Ridurre i tempi per ottenerla, sostengono, accelera integrazione reale, più qualità del lavoro, più contributi, più crescita, soprattutto nelle aree del Paese che soffrono il crollo demografico. E la cultura dell’uniformità non va confusa con l’universale: la storia europea ha generato universalismo come fraternità, non come standard imposto.

Identità in cammino, non statica

Il saggio apre dunque una domanda politica vera: non “chi siamo noi”, ma “chi vogliamo essere insieme agli altri”. L’Italia – ricordano – per molti figli di migranti è già madre “di cuore”. Se l’identità è in cammino e non statica, allora la sfida non è difendere una presunta purezza ma costruire legami e fiducia. Con più informalità, più apertura, più collaborazione. In una parola: più spirito artigiano.

L’ascesa cinese del renminbi resta una sfida incompiuta

La strategia cinese di costruire un’alternativa monetaria al predominio del dollaro sembra avanzare con forza, ma non senza contraddizioni e senza un disegno realmente multilaterale. Come mostra l’analisi di Andrea Ferrario su AsiaNews (PIME), negli ultimi cinque anni Pechino ha accelerato la creazione di circuiti paralleli al sistema finanziario dominato dagli Stati Uniti, alimentando il renminbi come valuta nei rapporti internazionali e rafforzando meccanismi di pagamento indipendenti come il CIPS. La guerra commerciale non è più solo una disputa su dazi o tariffe, ma la premessa per lo sviluppo di un’infrastruttura finanziaria alternativa.

 

Il prestito come leva geopolitica

La Cina offre credito, soprattutto nel Sud globale, a tassi molto inferiori ai dollari del mercato. Questo induce Paesi fragili, spesso iperindebitati, a spostarsi verso il renminbi per ridurre nel breve i costi finanziari. Dal Kenya allo Sri Lanka, fino alla Russia dopo le sanzioni del 2022, il debito in valuta cinese è diventato uno strumento di influenza geopolitica, creando domanda strutturale di renminbi per rimborsare i prestiti. Pechino ha costruito una rete capillare, sostenuta anche dalla Belt and Road Initiative, soprattutto nel Sud-Est asiatico.

 

Una valuta regionale, non (ancora) globale

Eppure l’operazione resta priva di una visione realmente condivisa. Anche nei BRICS, Pechino non intende rinunciare alla centralità nazionale della propria moneta. Non vi è stato alcun avanzamento verso una valuta comune o un progetto cooperativo di de-dollarizzazione integrale. La Cina vuole l’ascesa del renminbi, non la nascita di un nuovo ordine monetario egualitario.

 

Il limite irrisolto

E qui emerge il paradosso sottolineato da Ferrario: per trasformare il renminbi in valuta globale servirebbe una scelta politica radicale, cioè liberalizzare i movimenti di capitale. Ma ciò per Xi è incompatibile con il controllo interno, che resta la leva primaria di stabilità del regime. Senza apertura reale dei mercati finanziari, l’alternativa cinese al dollaro rimane parziale. L’ascesa procede, ma è confinata dentro perimetri regionali e strumenti specifici. Non una rivoluzione globale, ma una costruzione lenta e selettiva, in un mondo in cui l’ordine monetario tende più a frantumarsi che a sostituirsi.

 

Per leggere larticolo integrale di Andrea Ferrario su AsiaNews cliccare qui 👉 Link

Racchette in classe: a Torino la giornata conclusiva con 1.600 ragazzi

Milano, 8 nov. (askanews) – Circa 450mila bambini coinvolti in tutta Italia e un finale, in Piemonte, collegato alle Nitto Atp Finals di Torino. Il progetto Racchette in classe ha trovato la sua conclusione alla vigilia dell’inizio del Tornei dei maestri, con una giornata che ha radunato al Pala Gianni Asti circa 1.600 ragazzi e ragazze. Quest’anno all’iniziativa hanno aderito 400 scuole primarie e secondare di primo e secondo grado e sono stati coinvolti circa 50.000 studenti solo del Piemonte.

Il progetto “Racchette in Classe”, nato nel 2014, è realizzato dalla Federazione italiana tennis e padel in collaborazione con la Federazione italiana tennistavolo e riconosciuto dal ministero dell’Istruzione. Il progetto, che si avvale del supporto di Kinder joy of moving, si propone l’obiettivo di diffondere tutte le discipline di racchetta (tennis, padel, pickleball, beach tennis e tennistavolo) tra i giovani.

“Ringrazio tutti voi ragazzi per la straordinaria allegria che regalate così come un grazie particolare va agli insegnanti per lo sforzo fatto e alla città di Torino per la sensibilità che in tutti questi anni ha dimostrato – ha detto Isidoro Alvisi, Vice Presidente Fitp – Così come un grande grazie va alla Federazione Italiana Tennistavolo, alla Kinder Joy of Moving e allo straordinario lavoro dell’Istituto superiore di formazione Roberto Lombardi e al suo direttore Michelangelo Dell’Edera perché dietro ad un evento così ben organizzato c’è tantissimo lavoro. Continuate così”. “Voglio ringraziare Angelo Binaghi e la FITP che ha il merito di organizzare un evento così importante e che ha voluto che il tennistavolo facesse parte di questa manifestazione. Voglio anche fare un grosso applauso a tutto lo staff che ha reso possibile questa festa, agli insegnanti, alle autorità e alla Kinder per il progetto Joy of Moving – ha aggiunto – C’è un solo Sinner in campo ma per noi dirigenti sportivi voi ragazzi siete tutti dei Sinner. Continuate a frequentare le palestre e i campi sportivi perché essere in salute non aiuta solo il corpo ma anche la mente”.

“Attraverso il progetto Kinder Joy of moving e la collaborazione con la Federazione Italiana Tennis e Padel e Federazione Italiana Tennis Tavolo, Ferrero rinnova il proprio impegno nel promuovere il movimento come strumento universale di crescita, rispetto e inclusione – ha sottolineato Fabrizio Gavelli, presidente e amministratore delegato di Ferrero Commerciale Italia – Un impegno concreto che prende forma nel sostegno al programma educativo Racchette in classe, che quest’anno ha coinvolto circa 450.000 bambini in tutta Italia e rappresenta uno dei pilastri del movimento tennistico giovanile. In quest’ottica, Kinder Joy of moving come partner storico del progetto, ha l’obiettivo di diffondere le discipline di racchetta tra i giovani, favorendo lo sviluppo di competenze motorie, relazionali e valoriali. In un clima di festa e circondati da migliaia di bambini, si celebra la conclusione di un altro anno di attività nelle scuole italiane. Un momento di gioia, condivisione e gratitudine per tutto ciò che è stato costruito”.

De Niro star a Roma, tra “reagire” a Trump e il ricordo di Leone

Roma, 7 nov. (askanews) – Roma continua a celebrare Robert De Niro. Dopo la cerimonia in Campidoglio in cui il sindaco Roberto Gualtieri gli ha consegnato la Lupa Capitolina, e l’incontro con Papa Leone XIV, l’attore ha introdotto uno dei suoi capolavori, “C’era una volta in America” in 4K, agli studenti delle scuole di cinema, al The Space Cinema Moderno, dialogando con Walter Veltroni. Un film girato in parte anche a Roma e diretto dal grande Sergio Leone.

Un’iniziativa parte del format Fuori Sala ideato da Alice nella citt (realizzato con il sostegno dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e il I Municipio).

Tanti i giovani che hanno applaudito il loro idolo, 82 anni, due Oscar e con la cittadinanza italiana, che, oltre a una stoccata sull’America di oggi con Donal Trump, a cui ha detto, “bisogna assolutamente reagire”, ha parlato di Leone e di Ennio Morricone, che ne ha composto le musiche indimenticabili, e ha ricordato i maestri del cinema italiano che lo hanno ispirato, da Antonioni a Fellini, a Pasolini.

“Sergio Leone? Ne ho amato il senso dell’umorismo, era simpatico”, ha detto in italiano. “Non aveva pretese di apparire diverso da quello che era, un regista che cercava di fare il film che aveva in testa da anni, era davvero fantastico”.

E riguardo a “Cera una volta in America”, De Niro ha detto che la sensazione mentre ci lavorava era che “Leone non volesse davvero separarsene, come se per lui fosse un atto d’amore e non volesse davvero completarlo”. E su Ennio Morricone, ha aggiunto: “Ho avuto la grande fortuna di recitare in quattro film di cui ha scritto le musiche, era speciale, unico, un grandissimo compositore”.

Esce il 14 novembre "Oro e rosa", il nuovo album di Irene Grandi



Roma, 7 nov. (askanews) – “Oro e rosa” è titolo del nuovo album di inediti di Irene Grandi, in uscita il 14 novembre 2025. Un ritorno che arriva dopo cinque anni dal precedente lavoro discografico, nei quali Irene ha compiuto lunghi tour recuperando le sue radici e i primi amori musicali con “Io in Blues”, celebrando i trenta anni di carriera con la tournée “Fiera di Me”, e partecipato a progetti internazionali come il musical “The Witches Seed”, con le musiche di Stewart Copeland.

Il titolo dell’album sintetizza il nucleo emotivo del progetto: due colori che appartengono alla stessa luce — l’oro e il rosa dell’aurora e del tramonto — che diventano figure emblematiche. L’aurora è promessa, risveglio, un “cominciamento”; il tramonto è perdita, conclusione, ma anche congedo che prepara il nuovo giorno. Irene costruisce l’album su questa dialettica: ogni brano sembra guardare il confine tra due stati emotivi, il punto di passaggio dove la percezione cambia; come guardiamo le cose cambia in un attimo, e quel mutamento trasforma la storia che raccontiamo a noi stessi. Il fil rouge che lega le tracce è quello dell’amore: trovato, perduto, con le quotidiane fatiche per cercare un baricentro stabile, e la necessità a volte, di lasciarlo andare. Una ricerca che dura tutta la vita e ora ci vede vincitori ora sconfitti. Ma mai rassegnati.

“C’è un momento, nella trasformazione continua che caratterizza ogni crescita artistica e personale, in cui ci sentiamo come sospesi – afferma Irene Grandi – Un momento delicato che può essere paragonato a una ghianda piantata nel buio della terra umida, pronta a germogliare. La luce della vita è appena percettibile, ma c’è, e contiene tutta la potenzialità dell’albero che un giorno sarà radicato, forte e proiettato verso l’alto con fronde generose e belle, una maestosa quercia”.

La cantautrice spiega che “il momento che descrivo nelle canzoni di questo album è proprio questo passaggio: il coraggio di ricordare e lasciare andare il passato per piantare un nuovo seme, entrando nel buio, nell’ignoto con speranza, seguendo il bagliore dell’ispirazione e la forza dell’esperienza”.

“Credo fermamente che la fiducia, la volontà e la sincerità siano il terreno fertile per ogni creazione e che il momento sospeso non sia altro che il preludio a una nuova, brillante vita”, conclude.

Undici tracce in cui lo stile e l’interpretazione di Irene Grandi emergono in maniera decisa e inconfondibile, passando con agilità fra le rifrazioni dello spettro sonoro di quel pop che l’hanno resa una delle artiste più influenti della musica italiana; ballate ma anche tensioni ritmiche più incisive, girando la ruota del tempo tra composizioni dal sapore contemporaneo, elettro pop anni 80, suggestioni blues, la irrinunciabile attitudine rock. Fra le tracce anche “Colorado” con il prezioso featuring di Carmen Consoli e “Fiera di Me”, con la supervisione ritmica di Stewart Copeland.

Il disco vede anche la presenza di molti compositori e autori — alcuni collaboratori storici, altri nuovi (da Francesco Bianconi, Mario Amato e Carlo Alberto Togni a Daniele Coro, Martina Vinci, Luca Floridi, Niccolò Dainelli, Alessandro De Rosa, Leonardo Marcucci, Jole Canelli, Jampa Capolongo e altri ancora).

Oro e Rosa è prodotto da Irene Grandi per Cose da Grandi con la produzione artistica di Pio Stefanini, la direzione creativa, artistica ed esecutiva di Alessandro De Rosa e della stessa Irene, e si arricchisce della coproduzione, in alcune tracce, di Giampaolo Pasquile, Marco Sabiu, Leonardo Marcucci e Matteo Caretto.