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Simest, dal 31 marzo ristori per le imprese colpite da “Harry”

Roma, 31 mar. (askanews) – Un contributo a fondo perduto per aiutare le aziende di Calabria, Sicilia e Sardegna ad affrontare i danni subiti a gennaio a causa dell’uragano Harry: è la misura messa in campo da Simest, la società del gruppo Cassa depositi e prestiti, per sostenere le imprese dei territori colpiti dagli eccezionali eventi meteo, per i quali il consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza.

Simest ha strutturato un intervento a valere su un plafond di 130 milioni di euro, che rientra nell’ambito del fondo per la promozione integrata istituito al ministero degli Esteri. I ristori saranno disponibili a partire dal 31 marzo e fino all’esaurimento delle risorse. Sono destinati alle imprese di tutte le dimensioni, quelle che esportano e quelle che, pur non operando direttamente sui mercati esteri, fanno parte di filiere produttive a vocazione internazionale o che hanno realizzato transazioni dirette con clienti esteri. L’importo massimo per ogni richiesta è pari a 5 milioni di euro. Per i beni non assicurati, Simest copre fino all’80% dei danni accertati. Invece, per quelli assicurati fino al 100%.

“I danni che vengono ristorati sono danni a beni mobili, immobili o scorte di magazzino. Danni accertati – dice Francesco Corvasce, corporate finance senior specialist di Simest – l’erogazione avviene in un’unica soluzione e il contributo arriva entro 10 giorni dalla comunicazione di esito positivo”.

Negli ultimi anni Simest ha profondamente evoluto i propri strumenti per affiancare le imprese nei processi di cambiamento. Tra il 2023 e il 2024 sono stati attivati interventi straordinari e ristori a sostegno delle attività economiche colpite da eventi calamitosi, in particolare in Toscana ed Emilia-Romagna.

L’Unicef: a oltre un mese dall’escalation, oltre 330 bambini uccisi in Medio oriente

Roma, 31 mar. (askanews) – A più di un mese dall’escalation militare in Medio Oriente, il conflitto continua a mietere vittime tra i bambini di tutta la regione. Secondo le notizie, più di 340 bambini sono stati uccisi e migliaia feriti. Il bilancio comprende 216 bambini uccisi e 1.767 feriti in Iran, 124 uccisi e 413 feriti in Libano, 4 uccisi e 862 feriti in Israele, 1 bambino ucciso in Kuwait, 4 bambini feriti in Bahrein e 1 bambino ferito in Giordania. L’evento con il maggior numero di vittime tra i bambini si è verificato il primo giorno di guerra, in seguito a un attacco missilistico contro la scuola Shajareh Tayyebeh in Iran, che ha causato la morte di 168 bambine e bambini. Lo afferma in un comunicato l’Unicef.

Gli attacchi incessanti delle parti in conflitto in diversi paesi stanno distruggendo e danneggiando le strutture e le infrastrutture da cui dipendono i bambini, tra cui ospedali, scuole e sistemi idrici e igienico-sanitari.

Le violenze in corso nello Stato di Palestina, comprese Gaza e la Cisgiordania, nello stesso periodo hanno causato la morte di 16 bambini palestinesi e il ferimento di oltre 50. “I bambini della regione sono esposti a violenze terribili, proprio mentre i sistemi e i servizi destinati a garantire la loro sicurezza sono sotto attacco”, ha affermato Catherine Russell, Direttrice generale dell’Unicef. “È necessario un intervento urgente di tutte le parti in conflitto per proteggere la vita dei civili e difendere i diritti dei bambini”. In tutta la regione, più di 1,2 milioni di bambini sono stati sfollati a causa dei bombardamenti e degli ordini di evacuazione che hanno svuotato intere comunità. Questo sconvolgimento è spesso accompagnato dall’esposizione a eventi traumatici e dalla perdita di tutto ciò che un tempo faceva sentire i bambini al sicuro. È noto che l’esposizione prolungata alla violenza e all’instabilità ha effetti duraturi sullo sviluppo del cervello, sulla regolazione emotiva e sulla salute mentale a lungo termine.

Le ostilità in corso stanno avendo un impatto sempre maggiore sui bambini in Medio Oriente e oltre. L’Unicef stima che le interruzioni nell’approvvigionamento, nella produzione e nei trasporti causate dai conflitti potrebbero comportare ritardi fino a sei mesi nella consegna di aiuti essenziali ai paesi di tutto il mondo. L’aumento dei prezzi globali del petrolio, che secondo le previsioni potrebbe arrivare fino al 20%, potrebbe portare a un ulteriore aumento dei costi di produzione di beni essenziali, tra cui vaccini e prodotti alimentari, nonché dei costi di trasporto. Inoltre, le difficoltà logistiche, come la congestione dei porti e l’allungamento delle rotte di spedizione, stanno aggravando questi problemi, con deviazioni marittime che aggiungono fino a quattro settimane di ritardo ai tempi di transito. In risposta alle interruzioni delle catene di approvvigionamento a livello globale, l’Unicef sta garantendo un flusso costante di aiuti essenziali per i bambini di tutto il mondo attivando rotte alternative per via aerea, terrestre e marittima, diversificando le fonti di aiuti strategici salvavita e anticipando gli acquisti per far fronte a tempi di consegna più lunghi. Inoltre, l’UNICEF sta negoziando attivamente con i vettori per limitare i sovrapprezzi eccessivi e dare priorità agli aiuti umanitari, assicurando che le regioni colpite continuino a ricevere il sostegno essenziale da cui dipendono i bambini.

In Iran, a seguito delle richieste del Ministero della Salute, l’UNICEF sta fornendo aiuti sanitari preposizionati, tra cui unità sanitarie mobili, tende per l’assistenza sanitaria di base e kit sanitari di emergenza, per ripristinare l’accesso ai servizi essenziali per circa 226.000 persone nelle aree colpite. Questo sostegno comprende la fornitura di vaccini, ulteriori aiuti per l’assistenza sanitaria di base e supporto per la salute mentale e psicosociale (MHPSS) a favore di bambini, adolescenti e comunità.

Analogamente, in Libano, di fronte alle crescenti difficoltà, l’Unicef ha potenziato la propria risposta di emergenza per fornire assistenza umanitaria urgente a bambini e famiglie. Ciò comprende il raggiungimento delle persone sfollate più vulnerabili in alloggi collettivi, nelle comunità ospitanti e in zone di difficile accesso. Insieme ai suoi partner, l’UNICEF ha ampliato i servizi sanitari per sostenere le famiglie sfollate con un pacchetto di risposta integrato – che comprende servizi di vaccinazione, assistenza neonatale e terapia intensiva pediatrica – in oltre 290 rifugi e per più di 480.000 persone nelle comunità ospitanti. Inoltre, l’UNICEF ha riparato 20 sistemi idrici e igienico-sanitari in tutto il Paese, ripristinando servizi idrici e fognari affidabili per oltre 1,2 milioni di persone.

L’Unicef ribadisce gli appelli del Segretario Generale per una cessazione immediata delle ostilità e una reale riduzione della violenza. Tutte le parti devono esercitare la massima moderazione. Secondo il diritto internazionale umanitario, i civili, compresi e in particolare i bambini, e gli oggetti civili devono essere sempre protetti.

A Milano Marco Fusinato fa vibrare un PAC in bianco e nero

Milano, 31 mar. (askanews) – Il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano presenta fino al 7 giungo 2026 la prima grande monografica europea di Marco Fusinato: THE ONLY TRUE ANARCHY IS THAT OF POWER. L’esposizione, promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta dal PAC e Silvana Editoriale e curata da Diego Sileo, segna il ritorno in Italia dell’artista che ha rappresentato l’Australia alla 59esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel 2022 con DESASTRES.

Ogni giorno, a fine giornata, Marco Fusinato si esibirà dal vivo all’interno del PAC. In un padiglione quasi completamente in bianco e nero, l’artista ripropone in una nuova configurazione DESASTRES la performance-installazione presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia 2022 per 200 giorni consecutivi. La performance vede l’artista improvvisare blocchi di rumore e intensità dissonanti grazie a una chitarra elettrica e amplificatori di massa che innescano un flusso di immagini sincronizzate, eterogenee e sconnesse, proiettate su uno schermo di grande formato nel parterre del PAC, per l’occasione con le finestre completamente oscurate a nero. Il suono è sempre improvvisato, le immagini senza ordine provengono da un archivio costruito attraverso ricerche effettuate su diverse piattaforme online oppure dalle fotografie scattate dallo stesso Fusinato con il proprio cellulare. Solo un terzo dell’immagine è proiettata nel parterre, a volte la parte superiore, a volte quella centrale, altre quella inferiore. L’intento è creare una sorta di allucinazione: un’euforia che nasce dallo smarrimento e dalla confusione.

In parallelo alla performance, la mostra presenta una serie di dipinti serigrafici sperimentali realizzati a partire dalle immagini selezionate dalla libreria di DESASTRES. Il percorso espositivo prosegue con il progetto MASS BLACK IMPLOSION, una serie di disegni che riproducono partiture d’avanguardia preesistenti, che l’artista ha trasformato in composizioni noise. In questa serie, Fusinato spinge al limite il linguaggio della composizione musicale, selezionando partiture per poi riprodurle in scala 1:1. Da ogni nota originale viene tracciata una linea verso un punto arbitrariamente scelto sullo spartito, come proposta per una nuova composizione. L’idea e l’obiettivo alla base del lavoro è che tutte le note vengano eseguite simultaneamente, dando luogo a un momento di condensazione e a un impatto sonoro unico. Completa la mostra una selezione di pubblicazioni in vinile in formato LP da 12 pollici dell’artista, contenenti registrazioni realizzate dal vivo e in studio.

La mostra è realizzata grazie a Tod’s e con il supporto di Arsenalia.

The Horizon is a Razor è l’ultimo LP solista di Marco Fusinato, commissionato dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea e prodotto da Soundohm specificamente per questa esposizione.

Tajani: una pace giusta in Ucraina resta l’obiettivo da raggiungere

Roma, 31 mar. (askanews) – Una “pace giusta” resta l’obiettivo e occorre continuare a fare pressione sul presidente russo Vladimir Putin perché comprenda che l’aggressione contro un paese vicino è “inaccettabile”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando ai microfoni di Rainews24 da Bucha, in Ucraina, dove si trova per la riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea a quattro anni dal massacro.

Secondo il ministro degli Esteri bisogna far capire a Mosca, “con le sanzioni, con tutte le iniziative che abbiamo preso”, che “non si può violare il diritto internazionale”. Tajani ha insistito sulla necessità di mantenere fermezza, indicando come obiettivo quello di ottenere risultati concreti sul terreno diplomatico e politico.

Il ministro ha anche sostenuto che la Russia non può vantare un vero successo militare, visto che “ha conquistato meno del 20% del territorio ucraino, quindi vuol dire che non c’è stato neanche un grande successo” sul terreno.Tajani ha poi espresso l’auspicio che la mediazione americana possa aiutare a raggiungere “l’obiettivo di una pace giusta”. “Naturalmente sosteniamo tutte le iniziative di pace ma siamo qui per testimoniare che l’Italia è vicina all’Ucraina”, ha aggiunto.

Il capo della diplomazia italiana ha quindi ribadito che “è difficile negoziare con Putin” e che, a suo giudizio, il presidente russo “non vuole la pace” e “spera di vincere una guerra che però non riesce a vincere”, ha detto Tajani.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha quindi espresso l’auspicio che Mosca comprenda che “questa carneficina non serve a nessuno” e che non solo l’Ucraina, ma anche “il popolo russo possa vivere in pace”, denunciando il numero elevato di morti e parlando di soldati russi “mandati al macello”.

Un attacco Usa distrugge depositi di munizioni in Iran

Roma, 31 mar. (askanews) – Le forze armate americane hanno compiuto nella notte massicci attacchi contro depositi di munizioni iraniani nei pressi di Isfahan, secondo quanto mostrano filmati circolati online e rilanciati dal presidente Usa Donald Trump su Truth Social.

Le immagini mostrano forti esplosioni secondarie dopo l’impatto dei raid. Secondo il Wall Street Journal, il bersaglio era un grande deposito di munizioni colpito con bombe penetranti da 2.000 libbre (oltre 900 kg).

Danimarca, lo spirito della democrazia negoziale aleggia sul confronto tra sinistra e centro

Un Parlamento senza maggioranza

Le recenti elezioni in Danimarca hanno consegnato un quadro privo di una maggioranza autosufficiente. I socialdemocratici della premier uscente Mette Frederiksen si confermano primo partito con circa il 27,5% dei voti e 50 seggi; i liberali si attestano attorno al 13% con poco più di venti deputati; i Moderati, guidati dall’ex primo ministro ed ex segretario generale della Nato Lars Løkke Rasmussen, superano il 9% con una quindicina di seggi. Nel Folketing (il Parlamento danese), composto da 179 membri, la soglia della maggioranza è fissata a 90 seggi: nessuna forza politica, né alcuna coalizione omogenea, è in grado di raggiungerla.

Il sistema elettorale danese è di tipo proporzionale, con una soglia di sbarramento al 2%, e garantisce a sufficienza una rappresentanza ampia e articolata. Non vige dunque un meccanismo premiale che trasformi una maggioranza relativa in maggioranza assoluta. La formazione del governo avviene necessariamente dopo il voto, attraverso un confronto tra le forze parlamentari chiamate a individuare una base comune di sostegno.

Il ruolo decisivo dei Moderati

In questo quadro, il partito centrista dei Moderati (nato da una scissione dello storico partito liberale “Verste”) assume un ruolo determinante. La formazione guidata da Rasmussen risulta infattii indispensabile per la costruzione di un’intesa a maglie larghe, anche senza un coinvolgimento diretto nel governo. Ad oggi, la premier uscente Frederiksen ha le carte in regola per restare alla guida dell’esecutivo, ma all’esito di un negoziato ancora aperto. Il confronto con l’area centrista procede su basi pragmatiche e riguarda i principali dossier dell’azione di governo. Non emergono alternative credibili al di fuori di un accordo con Rasmussen. Si consolida così uno scenario in cui la governabilità è affidata a intese puntuali più che ad accordi organici.

Una prassi di responsabilità politica

Come si vede, il funzionamento del sistema danese si fonda su una prassi consolidata. La stabilità dipende dal senso di responsabilità delle forze politiche, chiamate a favorire e preservare la governabilità attraverso gli strumenti della democrazia negoziale. Ne deriva una forma di autodisciplina che coinvolge gli attori parlamentari e, nella fattispecie reale, le componenti del riformismo democratico.

In questo contesto, il centro non è un elemento residuale ma una componente essenziale del sistema. Un dato che smentisce il querulo discorso che in Italia continua a circondare il centro con l’idea della sua inutilità, se non della sua nocività.

Il travaglio del campo largo: leadership senza programma

L’esito referendario sembra aver rinforzato l’attuale opposizione del campo largo. Sin dal giorno della vittoria del NO, i leader hanno iniziato a discutere e dibattere su chi debba guidare questa compagine.

Ancora non è chiaro quale programma unirà le varie anime, quale agenda porterà avanti una potenziale maggioranza progressista, per quali proposte chiederanno il voto di noi cittadini, però si preoccupano subito di capire chi potrà coprire la poltrona più ambita.

In questo scenario, il più lesto e furbo a muoversi è stato il leader dei 5 stelle, l’on. Giuseppe Conte. Non sorprende certamente, infatti il personaggio pur di garantirsi la poltrona più ambita è solito stringere accordi con chiunque. Nel lontano 2019, solo pochi giorni aver firmato insieme all’allora ministro degli interni Salvini i decreti Sicurezza, riuscì a farsi benedire dal PD come punto di riferimento di tutti i progressisti.

Oggi, come allora, dalle parti del centrosinistra si prende ancora in considerazione la medesima ipotesi, farsi guidare dall’avvocato del popolo contro Giorgia Meloni. Se ieri però il peccato era umano, oggi, dopo aver vissuto ben due esecutivi Conte, possiamo dire che è un errore diabolico.

Giuseppe Conte può essere considerato il peggior Presidente del Consiglio che la storia repubblicana abbia mai avuto. Durante i suoi governi sono stati firmati i già citati decreti sicurezza, le leggi giustizialiste del ministro Bonafede sulla prescrizione, il più grande buco del debito pubblico italiano di tutta la seconda Repubblica il “superbonus”, il suo governo nel periodo del covid accettò l’aiuto di “sanitari” russi e ci fece arrivare alla vigilia della campagna di vaccinazione completamente impreparati.

Negli anni più recenti, poi, ha adottato una politica estera più affine alla dittatura iraniana e alle altre autocrazie che alle principali democrazie Europee. Ancora oggi molti esponenti del suo partito sostengono che, in caso di vittoria del campo largo, saranno fermati tutti gli aiuti militari alla coraggiosa resistenza Ucraina e che il campo largo si impegnerà solamente a sostenere una soluzione diplomatica del conflitto.

Ora, sia chiaro una cosa, tutti vogliamo la fine del conflitto e la pace in Ucraina. Ciò si potrebbe verificare in pochissimo tempo e senza spargimento di altro sangue, basterebbe che chi ha avviato questa insensata e tragica guerra ritiri tutte le sue truppe dentro ai confini russi. Se oggi l’Occidente smettesse di fornire aiuto e supporto militare al popolo ucraino, non si otterrebbe la pace ma la Russia riuscirebbe ad occupare l’intero territorio ucraino, negando ad una intera popolazione la sua libertà e il suo diritto alla autonomia. Non ci possiamo lavare le mani di fronte al martirio di un popolo che si è sollevato per essere libero.

Oggi l’alleanza del campo largo non garantisce che l’Italia continui a sostenere l’Ucraina e, a maggior ragione, se Giuseppe Conte dovesse guidare questa alleanza e non Elly Schlein, il Presidente del Consiglio avrebbe posizioni più vicini alla Russia che all’Ucraina.

Per questi motivi, se Giuseppe Conte dovesse guidare il campo largo, nessun elettore centrista e riformista oggi potrebbe votare per questa coalizione. Anzi, pur di non far tornare Giuseppe Conte a Palazzo Chigi sarebbe pronto a votare Giorgia Meloni.

Nostalgie democristiane: ben vengano se ci riportano al ‘mito’ di Zaccagnini

Un ritorno che nasce dalla crisi

Nell’attuale situazione politica, segnata dalla crisi dei partiti e dalla netta insufficienza delle classi dirigenti, ritornano forti le nostalgie per la vecchia e cara Democrazia Cristiana. 

Avevamo cominciato noi che, con Silvio Lega e Clelio Darida, sollecitati dall’amico On. Publio Fiori, dal 2011 avevamo tentato di riattivare il partito della DC “mai giuridicamente sciolto”.

Non ci siamo riusciti, se alla fine si sono attivate una decina di Democrazie Cristiane, l’ultima delle quali, guidata sino a pochi mesi fa da Cuffaro e oggi da un certo Samorì, decisamente schierata a destra, contro la migliore tradizione politica del partito di De Gasperi e Moro, ossia quella di un partito di centro che guarda a sinistra.

Tra memoria e nuove aggregazioni

Da un lato, gli amici della primavera DC o area degasperiana sono pronti a ritrovarsi attorno ai valori del leader trentino; dall’altro, a sinistra, gli amici di Più Uno, guidati da Ernesto Ruffini con il sostegno del Centro Democratico di Bruno Tabacci, lavorano all’organizzazione di un centro ampio, democratico, liberale e riformista, capace di aggiornare l’esperienza dell’Ulivo nel campo largo della sinistra.

È interessante l’iniziativa assunta nei giorni scorsi a Roma dagli amici Casini e Franceschini, che hanno riunito, nel ricordo di Benigno Zaccagnini, molti ex dc protagonisti di quella stagione.

Non ero presente a quell’incontro, del quale ho avuto notizia da una telefonata dell’On. Gilberto Bonalumi, mio delegato del MG DC negli anni ’70. Nella successiva riflessione pubblica ho ricordato come, insieme all’amico Angelo Sanza, proprio al Congresso dell’Eur raccogliemmo i voti per la candidatura a segretario politico di Zaccagnini. Una figura a me cara anche per i frequenti incontri personali, nelle tratte Bologna-Roma, durante i quali abbiamo avuto modo di confrontarci sulla DC e sulla politica italiana e internazionale.

Il limite della nostalgia

È tutto un fiorire di iniziative che, se da un lato esprimono un sentimento diffuso di nostalgia, dall’altro non sono ancora sufficienti a far maturare qualcosa di concreto nella direzione di una ricomposizione politica della nostra area.

Chi ha seguito i miei interventi sul tema sa bene come questo progetto sia stato il filo conduttore del mio impegno politico: dalle note di don Chisciotte degli anni ’80 fino alle recenti pubblicazioni, Demodissea e Scuola di Democrazia Cristiana, cui seguirà un nuovo saggio sull’ultimo biennio segnato dall’ascesa della destra meloniana e dall’attuale assetto di governo.

La necessità di una nuova classe dirigente

Se le iniziative dell’area degasperiana, rilanciate anche dall’incontro degli ex parlamentari dc a Roma, dovessero trovare uno sviluppo credibile, non potrei che accoglierle con favore e unirmi ai sostenitori.

L’Italia ha bisogno di una classe dirigente più preparata di quella espressa fin qui dai “nominati” del rosatellum: una classe dirigente ispirata ai valori del cattolicesimo democratico, popolare, liberale e cristiano-sociale, capace di sostenere programmi politico-economici e sociali fondati sulla dottrina sociale cristiana.

Programmi che, come nella migliore esperienza della DC, sappiano coniugare gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari: in una parola, quelli che Giorgio La Pira definiva “gli interessi della povera gente”.

Tor Bella Monaca in mano al narcotraffico

Oltre la cronaca

Tor Bella Monaca non si comprende inseguendo soltanto la cronaca delle retate. Si chiarisce, piuttosto, osservando la struttura che quelle retate rende necessarie e, nello stesso tempo, insufficienti. Il narcotraffico, qui, non è un fattore esterno: è la forma più redditizia assunta da un abbandono pubblico stratificato nel tempo, tra fragilità abitativa, povertà educativa, scarsità di lavoro legale e debolezza dei servizi di prossimità.
Per questo ridurre Tor Bella Monaca al cliché del “quartiere dello spaccio” è una semplificazione pigra. Lo spaccio non esaurisce il problema: ne è il sintomo più evidente. Quando l’economia criminale offre denaro rapido, ruoli riconoscibili e perfino una parvenza di protezione, smette di apparire soltanto come devianza e comincia a presentarsi, soprattutto agli occhi di molti giovani, come una possibilità concreta.

Il limite della politica

Ed è qui che la politica rivela tutta la sua insufficienza. Roma Capitale colloca, tra PINQuA e PUI, un programma da circa 135 milioni di euro: 1.267 appartamenti coinvolti, circa 4.500 abitanti interessati, 112 nuclei da movimentare. Le fonti ufficiali attestano cantieri aperti e cronoprogrammi distribuiti tra il secondo e il quarto trimestre del 2026; per una parte del PINQuA, nel gennaio 2026, l’amministrazione indicava un avanzamento superiore al 75 per cento. E tuttavia, proprio perché il processo resta in corso, è ancora troppo presto per dire se la riqualificazione materiale saprà diventare vera ricucitura sociale.

Sono numeri rilevanti. Ma, sindaco Gualtieri, i cantieri non bastano se questo lembo di città continua a trascinarsi addosso la medesima solitudine, come una ferita antica che nessuna impalcatura riesce a fasciare.

A poco serve contare gli alloggi recuperati se il narcotraffico continua a occupare i vuoti della vita quotidiana. Non basta evocare la rigenerazione urbana se quella civile resta fragile, discontinua, rinviata. Il rischio, allora, è fin troppo chiaro: rifare i muri e lasciare intatta la ferita. 

Servizi, non parole

Sul fronte dei servizi sociali non bastano dichiarazioni di principio. Il Ministero del Lavoro ha ribadito che il livello essenziale di assistenza sociale prevede un assistente sociale ogni 5.000 abitanti, con l’obiettivo di arrivare a uno ogni 4.000, e ha confermato la natura strutturale del contributo economico agli Ambiti territoriali che rispettano questi parametri.

Ma in questa periferia il problema non si esaurisce in uno standard numerico. Ciò che manca è una rete stabile, visibile, quotidiana, capace di raggiungere il disagio prima che lo raggiunga la criminalità. Se lo Stato arriva quasi solo con la repressione, abbandona tutto il resto: i minori esposti, le famiglie disgregate, la dispersione scolastica, le dipendenze, la sofferenza psichica, la povertà che passa di generazione in generazione.

Una parola netta

Qui non servono pose muscolari, ma verità. Una periferia non si trasforma con i sopralluoghi: si trasforma con una presenza pubblica continua. Con scuole solide, educatori, assistenti sociali, lavoro dignitoso, presìdi culturali, spazi comuni restituiti alla vita. Altrimenti il narcotraffico continuerà a occupare un ruolo che non dovrebbe mai avere: quello di supplenza sociale nel vuoto dello Stato.

Ma guai a consegnarsi alla rassegnazione. È qui che torna attuale il monito attribuito a don Pino Puglisi: solo il pessimismo vede ovunque deserti. La speranza, però, per non farsi parola vuota, deve farsi prossimità, responsabilità, ostinazione civile.

Perché il dramma delle periferie non sta solo nel frastuono delle sirene. Sta anche in questo silenzio spossato: la miseria è davvero muta, non ha nemmeno la forza di gridare.

Presidiare civicamente

Quest’angolo di Roma, allora, non ha bisogno di compassione, né di una sorveglianza soltanto intermittente. Ha bisogno di un autentico presidio civico: delle istituzioni, certo, ma anche delle scuole, delle parrocchie, dell’associazionismo, dei comitati, delle reti culturali, dei cittadini che non vogliono più lasciare questo territorio in balìa della paura e dell’abbandono.

Questo quartiere chiede di essere abitato nella sua verità pubblica, custodito da una presenza quotidiana, visibile, tenace. Perché i clan avanzano dove la comunità si ritrae. E ogni spazio restituito alla vita civile è, insieme, uno spazio sottratto al potere criminale.

L’Ue proroga le sanzioni all’Iran per violazioni dei diritti umani

Roma, 31 mar. (askanews) – L’Unione europea ha prorogato fino al 13 aprile 2027 le sanzioni contro l’Iran per presunte gravi violazioni dei diritti umani. Lo ha reso noto il Consiglio dell’Ue.

“Il Consiglio ha deciso oggi di prorogare fino al 13 aprile 2027 le misure restrittive dell’Ue adottate in risposta a gravi violazioni dei diritti umani in Iran”, si legge in una nota diffusa oggi.

Nel quadro della revisione del regime sanzionatorio, il Consiglio ha inoltre deciso di non rinnovare l’inserimento in lista di una persona deceduta. L’elenco comprende ora complessivamente 262 individui e 53 entità. Le misure includono il divieto di ingresso nell’Unione europea e il congelamento dei beni, oltre al divieto di esportare verso l’Iran apparecchiature per il monitoraggio delle telecomunicazioni.

La nota aggiunge che cittadini e aziende dell’Ue non possono mettere fondi a disposizione delle persone e delle entità inserite nella lista delle sanzioni.

L’Unione europea ha iniziato a imporre sanzioni contro l’Iran nel 2011 e da allora le ha rinnovate ogni anno. Questa volta, secondo quanto riferito, la proroga è motivata da presunte violazioni dei diritti umani da parte di Teheran nella repressione delle recenti proteste.

Hormuz, Trump potrebbe chiudere la guerra anche se resta semi-chiuso

Roma, 31 mar. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha comunicato ai suoi consiglieri di essere disposto a porre fine all’operazione contro l’Iran anche se lo stretto di Hormuz dovesse restare di fatto quasi chiuso. Lo scrive il Wall Street Journal citando funzionari dell’amministrazione statunitense.

Il 28 febbraio gli Stati uniti e Israele hanno lanciato attacchi contro obiettivi in Iran, compresa Teheran, causando danni e vittime civili. L’Iran ha risposto colpendo il territorio israeliano e installazioni militari americane in Medio Oriente. L’escalation attorno all’Iran ha portato al blocco di fatto dello stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito di petrolio e gas naturale liquefatto dai paesi del Golfo persico verso il mercato mondiale, con ricadute anche sui livelli di esportazione e di produzione energetica nella regione.

Di conseguenza, i prezzi dei carburanti stanno aumentando nella maggior parte dei paesi del mondo.

Tajani è a Kiev per la riunione dei ministri degli Esteri Ue

Roma, 31 mar. (askanews) – Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani è arrivato a Kiev per prendere parte alla riunione dei Ministri degli Esteri Ue, organizzata in occasione del quarto anniversario del massacro di Bucha.

Prima dell’avvio dei lavori, i Ministri degli Esteri Ue parteciperanno alle commemorazioni organizzate dalle autorità ucraine per rendere omaggio alle vittime delle atrocità commesse dall’esercito russo a Bucha, Irpin e Borodyanka nel marzo 2022. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani sono 73 i civili rimasti uccisi durante il breve periodo di occupazione russa dell’area, cui si aggiungono le segnalazioni di ulteriori 105 omicidi. L’agenda della riunione prevede una breve sessione introduttiva e un secondo segmento incentrato sul tema dell’accertamento delle responsabilità della Federazione russa per i crimini perpetrati contro l’Ucraina, anche alla luce dell’operato della Commissione per le Compensazioni e del Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina. La terza sessione si focalizzerà sulla situazione di terreno al termine del quarto anno di conflitto, con l’obiettivo di ottimizzare il sostegno europeo all’Ucraina sul piano militare, energetico e infrastrutturale. La questione dei veterani di guerra sarà infine l’oggetto della quarta e ultima sessione che sarà dedicata all’analisi delle principali sfide legate al reinserimento degli ex combattenti ucraini nella vita civile e sul possibile ruolo che l’UE può giocare per favorire la coesione sociale e l’inclusione economica, soprattutto in ottica post-conflitto.

La missione rappresenterà per il Ministro Tajani anche l’occasione per portare il suo sostegno ai connazionali residenti in Ucraina, attraverso una serie di incontri organizzati con il personale dell’Ambasciata a Kiev, oltre che con le comunità di funzionari presso le organizzazioni internazionali e imprenditori italiani che lavorano nel Paese.

Iran, le notizie più importanti del 31 marzo sulla guerra

Roma, 31 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di martedì 31 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-07:00 Almeno 10 esplosioni sono state udite sopra Gerusalemme. Lo riferisce l’Agence France-Presse citando un suo giornalista sul posto. In precedenza le Forze di difesa israeliane avevano dichiarato di avere rilevato lanci di missili dall’Iran e che i sistemi di difesa aerea erano in azione per intercettarli.

Al via ‘conclave’ del campo largo, tra primarie e ‘papa straniero’

Roma, 30 mar. (askanews) – Il ‘conclave’ nel centrosinistra è iniziato e chissà se anche in questo caso varrà la regola che vuole sconfitto chi entra già ‘papa’. La scelta del leader è ormai il tema che domina la discussione tra le opposizioni, l’affondo di Giuseppe Conte fatto quando ancora venivano scrutinate le schede del referendum ha imposto il tema delle primarie al primo punto dell’agenda, tanto più che con l’ipotesi di voto anticipato diventa pressante chiarire chi guiderà la coalizione e ormai diventa di dominio pubblico anche il lavorio per eleggere un ‘papa straniero’ che risolva la sfida tra Elly Schlein e il leader M5s ormai alla luce del sole.

L’ex premier sabato scorso ha stupito tutti presentandosi all’evento di Più Europa, aprendo alla difesa comune e dicendo che non si può comprare gas russo finché c’è la guerra in Ucraina. “Ha indossato di nuovo l’abito da primo ministro…”, è stato il commento di un parlamentare Pd. Conte sa di essere ben visto dalla sinistra Pd e Paolo Mieli, sul Corriere della sera, oggi addirittura suggerisce alla Schlein di restare al Pd e lasciare al leader M5s il ruolo di candidato premier. Ma proprio questo rafforza i ‘cardinali’ che dentro e fuori il Pd lavorano per il ‘papa straniero’: troppo divisive queste primarie, si rischia di farsi male, è il ragionamento, cerchiamo un terzo nome condiviso che metta tutti d’accordo.

E’ lo scenario che la Schlein non intende nemmeno prendere in considerazione. La scorsa settimana ha detto chiaramente che le opzioni sono due: “Si può fare l’accordo come fa la destra e scegliere che guida chi prende un voto in più alle elezioni. Oppure ci sono altre modalità, come le primarie a cui sono disponibile”. La ‘terza via’, cioè l’accordo politico a tavolino, non l’ha nemmeno citata. La segretaria democratica lavora da tre anni per preparare la sfida a ‘Giorgia’ alle politiche e non intende farsi da parte dopo aver preso il 24% alle europee, contribuito alla vittoria del centrosinistra in diverse regioni e – ora – anche al referendum sulla giustizia.

Alla leader Pd non sfugge, ovviamente, il crescendo di sondaggi che darebbero Conte in vantaggio, sa bene cosa significa tutto questo. Un tam-tam che finisce per preparare il terreno a chi appunto pensa che sia meglio evitare una conta “lacerante” come delle primarie dall’esito incerto. Finora i gazebo sono serviti di fatto a ‘incoronare’ un leader già scelto da un’alleanza già solida. In questo caso la sfida tra Conte e la leader Pd non è decisa in partenza, molto dipenderà anche dagli altri candidati in pista e dalle regole del gioco. Con più ‘pretendenti’ sarebbe necessario prevedere un ballottaggio, come si fece nel 2013 tra Bersani e Renzi, ma allora il risultato era comunque abbastanza scontato. In questo caso non è da escludere che il vincitore possa non essere riconosciuto da tutta la coalizione, perlomeno a livello di militanti.

L’idea del ‘papa straniero’ poggia proprio su questo ragionamento: meglio scegliere a tavolino un nome condiviso che imbarcarsi in primarie a suon di colpi bassi che finirebbero per allargare ancora di più le distanze tra gli elettori del ‘campo largo’, anziché ridurle. Lo pensano in tanti, pubblicamente solo Rosy Bindi ha osato dirlo finora: “Un ‘papa straniero’? Non è un’eventualità da escludere”, ha spiegato, consigliando alla Schlein di “non essere troppo assertiva” quando chiude la porta a questa ipotesi.

L’ex ministra non fa i nomi dei possibili ‘federatori’, ma ne girano diversi, da Silvia Salis (che ha frenato sulle primarie) a Franco Gabrielli, passando per Pier Luigi Bersani, Gaetano Manfredi, Beppe Sala, Roberto Gualtieri e tanti altri ancora. Ma un ex ministro, in una chiacchierata con un parlamentare, ha assicurato: “Né la Schlein né Conte faranno un passo indietro, poco ma sicuro”. Stessa opinione di Matteo Renzi: “Se Giuseppe Conte e Elly Schlein si mettono d’accordo su un papa straniero ce lo faranno sapere. Io non vedo questa ipotesi”.

Ma il ‘conclave’ del ‘campo largo’ è appena iniziato e molto dipenderà anche dalle scelte della Meloni. Un eventuale voto anticipato potrebbe rendere impossibile fare le primarie, mentre una legge elettorale con l’indicazione del leader al contrario escluderebbe l’ipotesi ‘comanda chi prende più voti’ citata dalla Schlein.

Governo, Salvini esclude le urne e si sfila dal rimpasto

Milano, 30 mar. (askanews) – Niente rimpasto, nessun nuovo ministero per la Lega, e no a ogni ipotesi di voto anticipato. Matteo Salvini esclude da parte della Lega scossoni sul governo e lo fa ribadendo – al termine della segreteria politica nella Lega – “piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo”. Con lui in via Bellerio c’è anche Luca Zaia, indicato dai retroscena come possibile nuovo ministro. Possibilità che non si concretizzerà: non al Turismo (“Sarà un esponente di Fdi”, dicono i leghisti), nè tanto meno alle Imprese: “Con poco più di un anno a disposizione non si può incidere in un ministero così importante. Soprattutto se non ci sono risorse”, spiegano fonti del Carroccio.

In precedenza Salvini aveva smentito l’ipotesi del voto anticipato: “Leggo tante cose in questi giorni, ma il governo tira diritto e arriva a fine legislatura senza nessun dubbio e alcun tentennamento”, dice in collegamento con un convegno a Milano. Anche perchè, preciserà dopo la segreteria politica, non sarà certo lui a fare sgambetti: “La Lega è e sarà sempre leale e responsabile”. Dunque il Carroccio non minaccia “Vietnam” in Parlamento e – pur non considerando la questione una priorità – non mette in mora l’accordo sulla riforma della legge elettorale. Aavanti fino al prossimo anno, con l’idea di rilanciare i consensi del partito sfruttando la diversa collocazione in Europa e cavalcando i temi dell’immigrazione. A partire dalla manifestazione del 18 aprile con i Patrioti a Milano.

Bosnia-Italia, Donnarumma: "Daremo tutto per il Mondiale"

Roma, 30 mar. (askanews) – “Sappiamo quello che ci giochiamo e che rappresentiamo tutti gli italiani: abbiamo il dovere di mettere tutto in campo e dare il massimo”. Così Gianluigi Donnarumma alla vigilia della sfida decisiva contro la Bosnia per l’accesso al Mondiale.

Il portiere azzurro ha sottolineato l’importanza dell’approccio mentale: “Sarà una partita difficile, da affrontare con serenità ma anche con durezza. Hanno grandi campioni e individualità, ma siamo pronti: ho visto gli occhi giusti nel gruppo e sappiamo che i tifosi saranno con noi a spingerci”.

Donnarumma ha poi evidenziato la gestione delle energie in una gara ad alta tensione: “Siamo esseri umani e queste partite le sentiamo anche noi. Bisogna saper gestire le emozioni e conservare le energie per domani. Dare il 100% è fondamentale, perché quando lo fai poi hai l’anima pulita. L’importante è restare concentrati su ciò che dobbiamo fare senza sprecare energie in altro”.

Ripensando al recente passato, il numero uno azzurro ha aggiunto: “Sono orgoglioso del mio percorso in Nazionale, fatto di gioie e dolori. Abbiamo mancato due Mondiali e solo noi sappiamo cosa abbiamo passato. Dobbiamo ripartire da lì per riportare l’Italia dove merita e dare una grande gioia a tutti”.

Infine, sul clima della vigilia: “C’è la tensione giusta, siamo carichi e dobbiamo pensare solo a noi e a quello che sappiamo fare. L’esperienza dell’Irlanda del Nord ci è servita: siamo un gruppo giovane, è normale un po’ di nervosismo. Domani dovremo partire meglio e non ripetere gli errori del primo tempo”.

Caso Delmastro, Elena Chiorino si dimette dalla giunta della Regione Piemonte

Roma, 30 mar. (askanews) – “Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia”. Così Elena Chiorino, assessore della Regione Piemonte, coinvolta nella vicenda scaturita dalle indagini sul ristorante “Bisteccheria d’Italia” e sulla società Le 5 forchette srl” che ha portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. “Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee”, aggiunge Chiorino che figurava come azionista de Le 5 Forchette insieme all’ex Sottosegretario Delmastro e altri esponenti politici dell’area di riferimento dell’ex sottosegretario legata al territorio biellese.

“L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni”, prosegue.

“Continuerò a difendere le mie idee dal Gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi”, conclude Chiorino che aveva lasciato la vicepresidenza della giunta regionale lo scorso 25 marzo.

Nella società di Mauro Caroccia e della figlia Miriamo è stato “trasferito e reinvestito” capitale frutto delle attività illecite del clan malavitoso dei Senese. Questa l’ipotesi che stanno seguendo gli inquirenti della Procura di Roma nell’ambito dell’indagine sulla società ‘Le 5 Forchette’, di cui è stato azionista anche l’ormai ex sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove.

Mauro e Miriam Caroccia, che sono indagati per riciclaggio e intestazione fittizia dei beni, con l’aggravante aver commesso quest’ultima fattispecie “al fine di agevolare l’associazione di stampo mafioso” facente capo al gruppo camorristico, saranno interrogati in settimana dagli inquirenti. Secondo chi indaga, nel dicembre 2024, è stato ‘investito’ nell’impresa al fine di “permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche”.

“E’ urgente che Giorgia Meloni venga in Parlamento a chiarire al Paese l’intera vicenda. È inaccettabile il silenzio in cui si è trincerata, ritenendo chiusa la questione con le dimissioni di Delmastro”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Appare evidente – aggiunge – che le dimissioni di Delmastro e il tentativo di relegare a una ‘leggerezza’ il fatto che un membro del governo fosse nella stessa società in cui un clan della Camorra riciclava denaro non siano sufficienti”.

Conclude la leader Pd: “Il quadro, anche alla luce di quanto emerge in queste ore, si fa sempre più grave. Delmastro, che fino a pochi giorni fa era sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap, deteneva quote in una società legata ad ambienti mafiosi: una circostanza preoccupante e allarmante che mina la credibilità dell’intero governo”.

Delmastro, Schlein: inaccettabile silenzio Meloni, chiarisca in Parlamento

Roma, 30 mar. (askanews) – “E’ urgente che Giorgia Meloni venga in Parlamento a chiarire al Paese l’intera vicenda. È inaccettabile il silenzio in cui si è trincerata, ritenendo chiusa la questione con le dimissioni di Delmastro”. Lo afferma la segretaria del Pd Elly Schlein.

“Appare evidente – aggiunge – che le dimissioni di Delmastro e il tentativo di relegare a una ‘leggerezza’ il fatto che un membro del governo fosse nella stessa società in cui un clan della Camorra riciclava denaro non siano sufficienti”.

Conclude la leader Pd: “Il quadro, anche alla luce di quanto emerge in queste ore, si fa sempre più grave. Delmastro, che fino a pochi giorni fa era sottosegretario alla Giustizia con delega al Dap, deteneva quote in una società legata ad ambienti mafiosi: una circostanza preoccupante e allarmante che mina la credibilità dell’intero governo”.

L.elettorale, opposizioni dicono ‘no’: basta con le forzature

Roma, 30 mar. (askanews) – Nessun dialogo sulla legge elettorale, almeno per ora. Le opposizioni non tendono la mano a Giorgia Meloni, non trovano sponda nel centrosinistra le voci di un’apertura al confronto da parte del centrodestra su questo tema. Tutti, dal Pd a M5s passando per Avs e per l’ala moderata di Più Europa e Iv, respingono al mittente l’invito a sedersi al tavolo per scrivere le nuove regole per eleggere il parlamento. Ci sono almeno due ostacoli, spiegano i partiti di opposizione, il premio di maggioranza troppo alto e la tempistica sospetta della mossa della maggioranza, il timore che l’unico obiettivo sia ritoccare le regole per evitare la sconfitta alle prossime politiche.

Quel premio è inaccettabile, avverte il leader M5s Giuseppe Conte in un’intervista a Repubblica: “”Hanno scritto una legge con un premio di maggioranza che è una super-truffa, non scherziamo. Noi siamo tradizionalmente per le preferenze e poi non potremmo mai accettare premi di maggioranza che stravolgono i risultati delle urne”.

Il testo depositato, ricorda la vicecapogruppo alla Camera Simona Bonafè, è “frutto esclusivo di un accordo tra i partiti di governo, senza alcun reale confronto con le opposizioni”, ma “la legge elettorale ha a che fare con le regole del gioco, riguarda tutti”. Dunque “non sono accettabili forzature né tantomeno interventi calati dall’alto. Su questi temi serve responsabilità, non prove di forza a colpi di maggioranza”.

La verità, continua Filiberto Zaratti di Avs, è che “la destra pensa a come ‘cucinare’ la propria legge elettorale, cioè a scrivere una misura che gli garantisca il successo elettorale”, ma “la legge elettorale o è condivisa o non è e per il momento non hanno neanche una bozza condivisa al loro interno”. Per Riccardo Magi di Più Europa “addirittura, la legge elettorale di Meloni si avvicina più alla legge Acerbo del periodo fascista, che non alla legge Truffa del ’53, per la quale per ricevere il premio di maggioranza si doveva almeno essere maggioranza nel Paese. Se si vuole favorire la stabilità, allora si adotti una legge maggioritaria o si torni al Mattarellum”.

A destra sono convinti che almeno alla Schlein potrebbe convenire un premio di maggioranza capace di scongiurare l’ipotesi di un pareggio. Tanto la leader Pd quanto la Meloni rischierebbero di essere tagliate fuori da ogni gioco, in caso di parità con conseguente governo di larghe intese. Entrambe si sono caratterizzate con un profilo nettamente polarizzato, nettamente alternativo a quello dello schieramento avversario, e difficilmente potrebbero reggere uno schema di ‘unità nazionale’.

Ma, spiega più di un parlamentare Pd, la segretaria democratica non ha interesse ad avviare un dialogo bipartisan su una bozza di riforma che non è condivisa nemmeno nello stesso centrodestra e su cui pende – comunque – il rischio della mannaia della Consulta. Il Pd, come tutte le altre opposizioni, per ora rimane alla finestra, denunciando l’ennesima “forzatura” delle regole del centrodestra. In attesa anche di vedere come viene avviato il lavoro in commissione.

Eventuali nuove proposte da parte del centrodestra verranno valutate se e quando ci saranno, ragiona ancora un parlamentare Pd. Ma difficilmente i leader di Pd e M5s accetteranno di sedersi a discutere di legge elettorale alla vigilia della campagna elettorale, dopo aver accusato per mesi il centrodestra di voler “stravolgere la Costituzione”. Commenta ancora il parlamentare democratico: “Se poi mettessero via la proposta attuale e ricominciassero da capo valuteremo. Ma non credo che accada”.

Israele, la Knesset ha approvato la legge che prevede la pena di morte per i condannati per terrorismo

Roma, 30 mar. (askanews) – Il parlamento israeliano ha approvato in seconda e terza lettura il disegno di legge che prevede la pena di morte per le persone condannate per terrorismo. Lo riporta il quotidiano Ynet, precisando che era presente in aula il premier Benjamin Netanyahu, che ha votato a favore. La legge è stata approvata con 62 voti a favore, 48 contrari e un’astensione.

Dopo quasi dodici ore di dibattito, i parlamentari hanno approvato la legge che sancisce la pena capitale per quanti sono condannati per terrorismo dai tribunali militari. Solo i palestinesi vengono processati dai tribunali militari, mentre gli israeliani vengono processati dai tribunali civili. Sebbene un distinto provvedimento consenta ai tribunali di imporre la pena di morte a chiunque, questo si applica solo a quanti “causano intenzionalmente la morte di una persona con l’obiettivo di negare l’esistenza dello Stato di Israele”, definizione che in pratica esclude i terroristi ebrei, ha rimarcato il Times of Israel.

Anche il partito di opposizione di destra, Yisrael Beytenu, guidato da Avigdor Liberman, ha votato a favore. La legge, che consente ai giudici di decidere la pena di morte con una semplice maggioranza, non prevede diritto di appello.

Italia-Bosnia, Gattuso: "Domani ci giochiamo tanto"

Roma, 30 mar. (askanews) – “C’è la consapevolezza che domani ci giochiamo tanto. Affrontiamo una squadra forte, con qualità e grande fisicità: servirà una grandissima Italia”. Così il commissario tecnico azzurro Gennaro Gattuso alla vigilia della sfida decisiva contro la Bosnia per l’accesso al Mondiale.

Gattuso ha sottolineato le caratteristiche dell’avversario anche alla luce della sua esperienza nei Balcani: “Sono stato un anno all’Hajduk, conosco quel calcio. La Bosnia ha un mix di giocatori forti fisicamente e tecnicamente, non hanno paura, sono sfacciati e sanno giocare. È una squadra vera, che sa quello che vuole”.

Il ct ha poi richiamato l’attenzione sull’aspetto mentale: “Chi gioca a calcio vive per notti così, con quella tensione che sale. Non dobbiamo sprecare energie, ma buttare tutto in campo. Non partecipiamo da due Mondiali, la responsabilità è grande e la sento. Devo trasmettere fiducia ai ragazzi: abbiamo tutte le carte in regola per raggiungere l’obiettivo”.

Nessun alibi, nemmeno sulle condizioni del terreno di gioco: “Se il campo è brutto per noi lo è anche per loro. Cercare scuse è da deboli. Conta l’atteggiamento e l’attitudine”.

Gattuso insiste sulla necessità di concretezza: “Forse saremo meno belli, ma preferisco una squadra che stia bene in campo e soffra meno gli avversari. In passato abbiamo vinto anche senza essere i più forti, con cattiveria agonistica e spirito: è questo che non deve mancare”.

Sul rischio eliminazione: “Non è il momento di parlarne. Sarebbe una delusione enorme e mi assumerei le responsabilità, ma non dobbiamo metterci pressione inutile. Io ci metterò la faccia, come sempre”.

Delmastro, Chiorino si dimette da assessore Piemonte: decisione irrevocabile

Roma, 30 mar. (askanews) – “Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia”. Così Elena Chiorino, assessore della Regione Piemonte, coinvolta nella vicenda che ha portato alle dimissioni del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.

“Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee”, aggiunge.

“L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni”, prosegue.

“Continuerò a difendere le mie idee dal Gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi”, conclude Chiorino che aveva lasciato la vicepresidenza della giunta regionale lo scorso 25 marzo.

Libano, l’Unifil: morti due caschi blu in un’esplosione. L’Onu: basta attacchi ai peacekeeper

Roma, 30 mar. (askanews) – La missione Onu in Libano, Unifil, ha confermato la morte di due caschi blu avvenuta oggi in un’esplosione nel sud del Libano. La notizia era stata anticipata dal New York Times. “Due caschi blu dell’Unifil sono rimasti tragicamente uccisi oggi nel sud del Libano, quando un’esplosione di cui non si conoscono le cause ha distrutto il loro veicolo vicino a Bani Hayyan. Un terzo casco blu è rimasto ferito in modo grave, e un quarto ha riportato ferite”, ha annunciato Unifil, sottolineando che si tratta del “secondo incidente mortale nelle ultime 24 ore”. Ieri era rimasto ucciso un altro casco blu. “Ribadiamo che nessuno dovrebbe mai morire al servizio della causa della pace”, ha proseguito la missione Onu, annunciando di aver avviato un’indagine per “stabilire cosa è accaduto. Il costo umano di questo conflitto è troppo alto. La violenza, come abbiamo già detto, deve cessare”.

“I caschi blu non devono mai essere presi di mira. Tutti gli atti che mettono in pericolo i caschi blu devono cessare e tutti gli attori coinvolti devono rispettare i propri obblighi per garantire la sicurezza dei caschi blu in ogni momento”: ha commentato il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per le operazioni di pace, Jean-Pierre Lacroix, parlando alla stampa a New York.

Sono tre i peacekeeper morti nell’arco di 24 ore in Libano. Lacroix ha condannato “con forza questi inaccettabili incidenti”, aggiungendo che “i nostri caschi blu restano sul campo, svolgendo le missioni assegnate dal Consiglio di sicurezza in condizioni estremamente pericolose”. “Potete immaginare che le loro azioni siano limitate, ma continuano a fare tutto il possibile”, ha sottolineato.

Iran, difesa aerea Nato abbatte missile balistico iranianointercettato

Roma, 30 mar. (askanews) – I sistemi di difesa aerea della Nato hanno abbattuto un missile balistico lanciato dall’Iran nello spazio aereo della Turchia.

Il ministero della Difesa di Ankara ha dichiarato: “Un missile balistico, che si ritiene sia stato lanciato dall’Iran e che sia entrato nello spazio aereo turco, è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato schierati nel Mediterraneo orientale”. “Tutte le misure necessarie vengono adottate con decisione e senza esitazione contro qualsiasi minaccia diretta al territorio e allo spazio aereo del nostro Paese, e tutti gli sviluppi nella regione vengono monitorati attentamente, dando priorità alla nostra sicurezza nazionale”, ha affermato in una nota il ministero turco.

La Nato ha poi confermato l’intercettazione di un missile iraniano diretto verso la Turchia. Si tratta della quarta intercettazione di questo tipo dall’inizio della guerra in Medio Oriente. L’Alleanza Atlantica “è pronta ad affrontare tali minacce e farà sempre il necessario per difendere tutti gli alleati”, ha scritto la sua portavoce, Allison Hart, su X.

Iran, Trump ammette: Usa negoziano con Ghalibaf

Roma, 30 mar. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha confermato che il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf è la figura del regime con cui Washington ha avuto contatti nelle ultime settimane.

Trump ha dichiarato al New York Post che saprà “tra circa una settimana” se Ghalibaf è una persona con cui gli Stati Uniti possono davvero collaborare.

Sebbene nelle ultime due settimane si sia pensato che Ghalibaf fosse il canale preferenziale di Washington – nonostante il suo passato da intransigente e i legami con il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie – i funzionari statunitensi si sono astenuti dal rivelarne l’identità.

Trump ha ironizzato dicendo che chiunque nominasse pubblicamente finirebbe per essere ucciso.

Delmastro, Conte a Meloni: notizie gravissime, te lo tieni nel partito?

Roma, 30 mar. (askanews) – “È gravissimo”. Così il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha commentato, in un video diffuso sui suoi canali social, le notizie sull’inchiesta in corso per il presunto riciclaggio di denaro del clan Senese attraverso la società della famiglia Caroccia della quale è stato socio Andrea Delmastro con altri esponenti di FdI del Piemonte.

“Allora – ha proseguito l’ex premier – c’è da chiedersi: Giorgia Meloni, l’hai fatto dimettere, sei stata costretta a far dimettere Delmastro, pensate, sottosegretario alla Giustizia. E finisce qui la storia? Te lo tieni al partito? E gli altri tre dirigenti che fine hanno fatto? Sappiamo che una l’hai fatta dimettere da vicepresidente della Regione (Piemonte, ndr) però mantiene ancora le deleghe di assessore. Tutto bene? Li tenete nel partito? Tutti contenti adesso?”.

“Meloni, qual è la tua responsabilità politica, di fronte a queste nomine che hai fatto, a questi tuoi fedelissimi? E ancora: in Sicilia, Galvagno, presidente dell’Assemblea siciliana, e ancora Amata, assessore al Turismo, sono ancora lì nonostante le inchieste. Qual è la tua posizione? Quali decisioni prenderai? Perché non ce le vieni a dire in Parlamento e ti assumi la tua responsabilità politica? Smettila di scappare!”, ha concluso Conte.

Poste Italiane e logistica sostenibile

Roma, 30 mar. (askanews) – Poste Italiane continua a distinguersi per il suo impegno nella logistica sostenibile, con una flotta green di circa 30mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6,200 full green. In questo scenario la città di Viareggio rappresenta un modello virtuoso: è qui che, grazie a mezzi elettrici e soluzioni innovative, il Centro di Recapito rappresenta un modello di area urbana completamente ecosostenibile. Un’evoluzione concreta che unisce l’efficienza del servizio di recapito con il rispetto per l’ambiente e il territorio, come spiega il portalettere Michele. Il servizio del TG Poste.

“Sette Pani”, sanità cattolica fa sistema per garantire sostenibilità e missione

Roma, 30 mar. (askanews) – Offrire servizi strategici alle principali strutture sanitarie e sociosanitarie cattoliche italiane, salvaguardando il patrimonio assistenziale cattolico attraverso la logica del “fare sistema”. Con questi obiettivi è stato firmato a Roma l’atto costitutivo della nuova Società Consortile “Sette Pani”, un progetto – promosso dalla Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario delle Persone Giuridiche Pubbliche della Chiesa – che punta a garantire sostenibilità ed innovazione a quasi 300 strutture sanitarie cattoliche in Italia. Il progetto giunge a compimento di un percorso triennale di analisi, ascolto e confronto promosso dalla Pontificia Commissione, istituita nel 2015 con il mandato di orientare e sostenere le istituzioni sanitarie della Chiesa cattolica in Italia.

Don Marco Belladelli, Direttore della Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario: “La sanità cattolica cerca di fare sistema attraverso questo strumento di una Società Consortile per rispettare quella che è la propria missione, che è sempre per me tutta una missione di evangelizzazione e di misericordia, oltre che, nel limite del possibile, di una buona sanità. Il senso è quello di favorire la sostenibilità delle attività sanitarie della Chiesa attraverso i servizi che la Società Consortile Sette Pani potrà offrire ai soci fondatori e ai soci ordinari che si uniranno dopo la fondazione”.

“Sette Pani” nasce in un momento in cui il Servizio Sanitario Nazionale attraversa una fase di profonda pressione: liste d’attesa in crescita, carenza di personale, invecchiamento della popolazione e risorse pubbliche sotto stress. In questo contesto, la sanità cattolica – con la sua rete capillare di ospedali, centri di riabilitazione e strutture sociosanitarie: un sistema sanitario da quasi 300 strutture e oltre 50.000 addetti – rappresenta da secoli non un’alternativa al sistema pubblico, ma una sua parte integrante e complementare, animata da una vocazione che precede qualsiasi logica di mercato. E “fare sistema” oggi significa anzitutto proteggere questa missione.

Avv. Gabriele Sepio, Segretario Generale Fondazione Terzjus, curatore dell’architettura giuridica della Società: “Il consorzio avrà il compito di dare un sostegno alle tante realtà della sanità cattolica attraverso una centrale acquisti, attraverso il sostegno finanziario, attraverso la possibilità di accompagnare gli enti in questo momento difficile, dove c’è una centralità della sanità che guarda al futuro, una sanità che dà il sostegno al Paese, allo Stato, ma che guarda anche alle collettività locali”.

L’assemblea dei Soci Fondatori ha approvato lo Statuto e il Regolamento interno della nuova società, eletto il Consiglio di Amministrazione e il suo Presidente, e nominato il Direttore Generale.

Alessandro Signorini, presidente Società Consortile “Sette Pani”: “Vedo coronato un disegno che perseguivo da anni, quando ero direttamente impegnato nella direzione di ospedali cattolici, a creare una casa comune delle nostre opere che devono oggi affrontare sfide inedite rispetto al passato, in un contesto generale che è cambiato, che è difficile, con tutti i sistemi di welfare che sono in difficoltà. Da cui la necessità di non essere più una serie di numerose e qualificate storie, tradizioni e carismi, ma un corpo che si sa muovere in sintonia, coordinato, sincronizzato a sfruttare tutte le occasioni necessarie a garantire la propria sopravvivenza nel tempo”.

Esprimendo la sua riconoscenza a coloro che hanno lavorato al progetto, il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, presidente della Pontificia Commissione, in un messaggio all’Assemblea dei Soci ha sottolineato che la Società Consortile Sette Pani contribuirà “alla più efficace gestione delle attività e alla conservazione dei beni, mantenendo e promuovendo il carisma dei Fondatori”.

Ora legale, Barabotti: risparmi bolletta e benessere psicofisico

Roma, 30 mar. – “Arriva il cambio orario: si passa all’ora legale e potrebbe essere l’ultima volta. Proprio stanotte, infatti, avverrà il passaggio dalle lancette in avanti di un’ora. Alla Camera dei Deputati abbiamo già incardinato un’indagine conoscitiva proprio per capire quale sia il migliore interesse del Paese: mantenere il cambio orario o fissare permanentemente l’ora legale come standard? Anche in Europa il tema è da tempo all’attenzione: nel 2018 una consultazione pubblica ha visto partecipare 4,6 milioni di cittadini, con l’84% favorevole all’abolizione del cambio d’ora. In Italia, dal 2004 al 2025, l’ora legale ha permesso un risparmio energetico di oltre 12 miliardi di kWh e un risparmio economico di circa 2,3 miliardi di euro. Potremmo quindi risparmiare ulteriori risorse e avere ogni giorno un’ora in più da dedicare alla vita all’aperto e alla socialità. L’ora legale permanente fa bene all’economia e fa bene anche al nostro benessere psicofisico. Mai come oggi, in un contesto internazionale instabile, questo tema assume un’importanza strategica. Per questo motivo abbiamo deciso di riaprire il dibattito”.

Così il deputato della Lega Andrea Barabotti.

Bruno Racine: “Quattro mostre per raccontare un panorama globale”

Venezia, 30 mar. (askanews) – “Quest’anno abbiamo deciso a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana di avere in ogni sede due artisti in dialogo. Gli spazi sono enormi e quindi è una formula che permette più concentrazione senza che agli artisti manchi lo spazio. È una scelta che è soprattutto voluta dall’evoluzione della collezione Pinault che si è allargata a un panorama globale”. Lo ha detto ad askanews il direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, Bruno Racine, spiegando la scelta di ospitare in ciascuna delle due sedi, due mostre personali, rispetto alla tradizione che ne voleva una per ogni location. A Palazzo Grassi nel 2026 ci sono Michael Armitage e Amar Kanwar; a Punta della Dogana ci sono Lorna Simpson e Paulo Nazareth.

“Quindi questa formula ci consente di avere i quattro continenti rappresentati e secondo me va molto bene anche in relazione alla tematica della Biennale Arte, anche se la nostra scelta era un po’ anteriore. Quindi vuol dire che il mondo dell’arte sta cambiando ed è importante far parlare degli artisti, ognuno con il suo modo di lavoro, la pittura, la video, l’installazione delle grandi questioni che viviamo oggi”, ha concluso Racine

Isabelle Huppert star del Rendez-Vous, festival Nuovo Cinema Francese

Roma, 30 mar. (askanews) – Dal 7 al 15 aprile 2026 torna in Italia Rendez-Vous, un’iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia/Institut français Italia, co-organizzata con Unifrance, dedicata al Nuovo Cinema Francese, importante appuntamento per il dialogo cinematografico tra Francia e Italia. Ospite d’onore dell’edizione 2026 è Isabelle Huppert, una delle più grandi attrici del cinema contemporaneo, presenza radicale e imprevedibile capace da oltre cinquant’anni di attraversare generi, cinematografie e linguaggi con la stessa libertà creativa. L’Italia è un Paese che ama, e dove ha lavorato con registi come Mauro Bolognini, Marco Ferreri, i fratelli Taviani, Marco Bellocchio, Michele Placido.

Accanto a lei, una delegazione di artisti che testimonia la ricchezza del cinema francese contemporaneo: Marina Foïs, Reda Kateb, Léa Drucker, Louis Garrel, Ella Rumpf, Elsa Zylberstein, insieme ai registi e alle registe dei film presentati: Thierry Klifa, Antony Cordier, Jean-Paul Salomé, Romane Bohringer, Dominik Moll, Alice Douard, Nathan Ambrosioni, Louise Hémon, Anna Cazenave Cambet, Vinciane Millereau, Alexis Ducord.

La manifestazione, giunta alla sua XVI edizione, aprirà il 7 aprile a Roma, con proiezioni al Cinema Nuovo Sacher e al Centre Saint-Louis. Per cinque giorni il festival porta nella capitale una selezione del cinema francese più recente e vitale, tra grandi autori e nuove voci, star amate dal pubblico e giovani interpreti destinati a segnare il cinema dei prossimi anni. Ma Rendez-Vous sarà presente con sezioni speciali e ospiti in diverse città italiane, nelle sale partner del festival: Cinema Classico a Torino, Anteo Palazzo del Cinema a Milano, Cinema Modernissimo a Bologna, Spazio Alfieri a Firenze, CasaCinema a Napoli e Rouge et Noir a Palermo.

A inaugurare il festival il 7 aprile alle 18 al Nuovo Sacher a Roma sarà “La donna più ricca del mondo – La femme la plus riche du monde”, il nuovo film di Thierry Klifa, presentato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes e interpretato da Isabelle Huppert. Accanto a lei Marina Foïs e Laurent Lafitte – César come miglior attore – in un cast che riunisce alcuni dei volti più importanti del cinema francese contemporaneo. Ospiti in sala, al fianco di Isabelle Huppert, Thierry Klifa e Marina Foïs.

Il film, in anteprima italiana a Rendez-vous (l’8 aprile al Rouge e Noir a Palermo, il 9 aprile al Modernissimo a Bologna e il 10 aprile all’Anteo Palazzo del Cinema a Milano), uscirà nelle sale italiane il 16 aprile, distribuito da Europictures.

“Italia e Francia sono due Paesi di cultura, di cinema e di passione per l’arte. Rendez-Vous mette da sempre gli artisti al centro dell’attenzione e il festival rappresenta da ormai sedici anni un simbolo della relazione così speciale tra i nostri Paesi – ha commentato Anne-Marie Descotes, ambasciatrice di Francia in Italia – Sono davvero lieta di potere aprire quest’edizione: sono arrivata da un po’ più di un mese in Italia e amo molto anche il suo cinema. Ed è grazie a questo amore che ho imparato l’italiano vedendo i film in lingua originale. Vorrei ringraziare in primis gli artisti perché vengono numerosi e condividono con generosità la loro arte con il pubblico. Mi preme ringraziare anche i nostri partner italiani, e particolarmente il nostro Main Sponsor BNL BNP Paribas, le sale cinematografiche che accolgono la manifestazione, la Cineteca Nazionale con cui si realizza una mostra dedicata a grandi protagonisti della storia del cinema italo-francese, e ovviamente Unifrance, co-organizzatore del Festival”.

Tutti i film del festival saranno presentati a Roma dai registi e dalle registe francesi insieme agli interpreti. In alcune serate, critici e programmatori introdurranno le proiezioni e dialogheranno con gli autori ospiti, creando momenti di approfondimento e scambio con il pubblico in sala.

Alcune proiezioni saranno inoltre accompagnate dalla presenza di registi e registe italiane, nell’ottica di rafforzare il dialogo tra le cinematografie francese e italiana. Riccardo Milani dialogherà con Vinciane Millereau al termine della proiezione di Era meglio domani; Marta Savina converserà con Nathan Ambrosioni dopo Les enfants vont bien, mentre Margherita Spampinato parteciperà alla tavola rotonda Demain en vues.

Tra le novità di questa edizione, la tavola rotonda “Demain en vues”, dedicata ai giovani autori e alle nuove narrazioni del cinema contemporaneo. Il label mette in rilievo film che raccontano il mondo di oggi e di domani, narrazioni sui nuovi rapporti familiari, di generazione, di genere, attraverso temi sociali, politici e ambientali. L’iniziativa è promossa da Unifrance con il sostegno del Ministère de l’Europe et des Affaires étrangères. L’incontro si terrà il venerdì 10 aprile al cinema Nuovo Sacher, in presenza di Giona A. Nazzaro, Margherita Spampinato, Alice Douard, Ella Rumpf e Nathan Ambrosioni.

Sempre con l’obiettivo di coinvolgere le nuove generazioni, nasce quest’anno anche una Giuria giovani composta da studenti di cinque università italiane, chiamata ad assegnare un premio ad un’opera prima o seconda tra i film della selezione.

Prosegue anche quest’anno il tradizionale partenariato tra il Prix palatine e Rendez-vous, che contribuisce alla selezione dei film proposti agli studenti giurati del premio.

Tra i titoli scelti quest’anno dalla programmazione di Rendez-vous 2026, gli studenti scopriranno Allora balliamo di Amélie Bonnin, che entra quindi nella selezione ufficiale del concorso Prix Palatine e sarà proposto alla giuria giovane attraverso proiezioni dedicate in tredici città italiane.

Tra le nuove collaborazioni del festival figura anche il partenariato con la Sapienza Università di Roma. Tre studenti del corso di cinema Arthouse del Dipartimento di Storia, Antropologia, Religioni, Arte, Spettacolo (SARAS) parteciperanno attivamente al festival conducendo il Q&A dopo la proiezione di Dites-lui que je l’aime, il film di Romane Bohringer. Saranno proprio gli studenti a moderare lo scambio tra la regista ospite e il pubblico, trasformando l’incontro in un momento di dialogo diretto tra giovani spettatori e autori del cinema contemporaneo.

Rendez-Vous racconta il cinema francese contemporaneo attraverso grandi autori, nuovi sguardi e interpreti di straordinario prestigio. Un “ponte culturale” tra Francia e Italia sempre più solido, che quest’anno vede BNL BNP Paribas Main Sponsor del Festival. Il festival è inoltre sostenuto da Borsalino, da Château Livran, da Sofitel Roma Villa Borghese e dal Comune di Roma.

Calcio, Tottenham: via Tudor, pressing su De Zerbi

Roma, 30 mar. (askanews) – Il Tottenham volta pagina: ufficiale l’addio a Igor Tudor dopo appena sette partite e club londinese già alla ricerca del terzo allenatore stagionale per evitare la retrocessione. Gli Spurs sono infatti quartultimi in classifica, con un solo punto nelle ultime cinque gare e appena una lunghezza di vantaggio sulla zona calda.

Il primo obiettivo resta Roberto De Zerbi, individuato da tempo come guida per il futuro. Dopo la fine dell’esperienza al Marsiglia a febbraio, il tecnico italiano avrebbe preferito ripartire dalla prossima estate, ma il Tottenham sta cercando di convincerlo ad accettare subito l’incarico. Sul tavolo ci sarebbe un contratto quinquennale da circa 12 milioni di sterline a stagione, cifra che lo renderebbe il secondo allenatore più pagato in Inghilterra.

La dirigenza vede in De Zerbi il profilo ideale per avviare un progetto tecnico di lungo periodo, senza attendere luglio. L’ex Sassuolo riflette ma non chiude alla possibilità di anticipare il ritorno in panchina.

Nel frattempo, il club valuta anche possibili alternative in caso di risposta negativa: tra i nomi circolati ci sono Adi Hutter, Sean Dyche e Ryan Mason. Più suggestiva l’ipotesi rilanciata dalla stampa inglese su Glenn Hoddle, già alla guida degli Spurs nei primi anni Duemila.

Fuori "Essere Henry, il Fonzie…", autobiografia dell’attore Winkler

Roma, 30 mar. (askanews) – “Essere Henry, il Fonzie e oltre…” è il titolo dell’unica autobiografia dell’attore statunitense Henry Winkler, in uscita in Italia mercoledì primo aprile per Il Castello collana Chinaski. Essere Henry è il racconto profondamente toccante di un percorso fatto di fama, difficoltà e continua scoperta di sé. Dal celebre ruolo di Fonzie nella serie Happy Days fino ai progetti più recenti, la narrazione di Winkler è attraversata da umanità, ironia e profonde riflessioni. Per la prima volta l’attore si racconta senza filtri, mettendosi a nudo davanti al suo pubblico ma anche davanti a se stesso.

Attraverso una cronistoria che intreccia vita privata e carriera artistica, la star hollywoodiana svela il retroterra familiare e personale che negli anni lo ha portato a diventare un’icona internazionale e transgenerazionale. Dal rapporto con i genitori alle radici della cultura ebraica, dalle prime esperienze teatrali fino al confronto quotidiano con la dislessia e le difficoltà cognitive. Limiti che, grazie a impegno e determinazione, riuscirà a trasformare nel vero motore del suo successo nel mondo del cinema. Centinaia di provini, copioni imparati a memoria per aggirare le difficoltà di lettura, piccole parti in pubblicità e film indipendenti: è questo il lungo percorso che lo porterà infine al grande successo con il personaggio che tutti conosciamo come Fonzie. Se da un lato Winkler resterà sempre grato e affezionato a quel passaggio fondamentale della sua carriera, dalle pagine del libro emerge anche quanto sia stato difficile, negli anni successivi, liberarsi da quell’etichetta e dimostrare che il suo talento andava ben oltre le iconiche battute di Arthur Fonzarelli.

Con alcuni passaggi scritti in prima persona dalla moglie Stacey, il libro restituisce tutti i chiaroscuri del suo percorso: dall’esplosione di popolarità legata a Fonzie fino ai giorni nostri, passando per lunghi e frustranti periodi di inattività. Winkler racconta, ad esempio, che l’enorme successo di Fonzie finì per mettere in ombra gli altri protagonisti dello show. La rete televisiva arrivò persino a contattarlo segretamente con l’idea di realizzare uno spin-off dedicato al personaggio o di cambiare il titolo della serie in “Fonzie’s Happy Days”: una proposta che l’attore rifiutò categoricamente.

Negli anni successivi arrivarono diverse apparizioni come guest star in serie di successo come Arrested Development – Ti presento i miei, Royal Pains e Parks and Recreation, fino alla svolta rappresentata da Barry del 2018, serie che diventerà il secondo grande pilastro della sua carriera e gli farà conquistare il suo primo Emmy in prima serata. Nel 2003 Winkler si dedica anche alla letteratura per ragazzi, scrivendo le avventure di Hank Zipzer, un ragazzino con dislessia che affronta e supera numerose difficoltà scolastiche. La serie di 28 libri Hank Zipzer il superdisastro è infatti ispirata direttamente alla sua esperienza personale con una dislessia rimasta a lungo non diagnosticata. Le memorie di Winkler, che nel corso della sua carriera è stato attore, regista, produttore e doppiatore, sono ricche di aneddoti divertenti e spesso poco conosciuti. Non tutti sanno, ad esempio, che è stato produttore della celebre serie televisiva MacGyver, e che per il lancio del teaser impose l’utilizzo di ben quaranta cavalli. Tra gli episodi che menziona c’è la sua partecipazione a un film come sostituto di un attore che aveva avuto contrasti con Sylvester Stallone: si trattava di Richard Gere. Oppure quando assistette alla cacciata di Meryl Streep da un casting per un film in cui recitava anche Harrison Ford. Questo gli parlò di un non ben identificato film di fantascienza che aveva girato quasi interamente in green screen: Star Wars. Ricorda anche un timido Robin Williams al provino per Happy Days e racconta come la rete ABC fece infuriare così tanto il suo grande amico Ron Howard durante le riprese, da spingerlo quasi per ripicca verso la carriera di regista cinematografico.

Non mancano episodi esilaranti, come quando, dirigendo Burt Reynolds nel film Un piedipiatti e mezzo, si vide lanciare addosso una bottiglietta d’acqua. Oppure quando decise di aggiungere l’intero suo stipendio al compenso pur di convincere Burt Lancaster a partecipare a uno dei suoi film. Nella sua carriera da regista ha lavorato, tra gli altri, con Dolly Parton e Tom Hanks, ricordando proprio di quest’ultimo una piccola parte interpretata anni prima in Happy Days. Da una costa all’altra degli Stati Uniti gli capita di partecipare a una partita di basket organizzata dall’amico Adam Sandler, dove incontra anche Brad Pitt e Jim Carrey. E racconta come la sua presenza nel cult movie Scream avrebbe dovuto essere messa in ombra dalla produzione, salvo poi essere valorizzata dopo l’entusiastica risposta del pubblico, fino a comparire anche nella promozione del film. Una curiosità finale: nella versione italiana di Happy Days la serie è interamente doppiata, fatta eccezione per il celebre ed inconfondibile “Ayyy!” di Fonzie.

Nasce il "Festival dei diritti nello spettacolo"

Roma, 30 mar. (askanews) – La European School of Economics annuncia la prima edizione de “Il Festival dei Diritti nello Spettacolo”, un evento unico nel suo genere dedicato all’analisi e all’approfondimento dei rapporti tra diritto, economia e industria dell’intrattenimento. La manifestazione, che si terrà il 14, 15 e 16 ottobre 2026 tra Palazzo Bonadies Lancellotti e la Camera dei Deputati – Palazzo San Macuto, nasce con l’obiettivo di portare ordine e visione all’interno di un settore spesso percepito come esclusivamente ludico, ma che rappresenta invece uno dei motori più dinamici dell’economia contemporanea.

Diretto dai professori Giuseppe Cassano e Angelo Maietta, il Festival si propone come uno spazio di confronto tra giuristi, economisti, operatori del settore e protagonisti dell’industria culturale.

Cinema, televisione, teatro, musica, sport e nuovi media: il mondo dello spettacolo è oggi al centro di profonde trasformazioni, anche alla luce dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale. Il Festival intende esplorare queste dinamiche mettendo in dialogo competenze diverse, con particolare attenzione ai temi della regolamentazione, della tutela dei diritti, della produzione e della distribuzione dei contenuti.

La scelta della formula “festival” riflette la volontà di costruire una piattaforma dinamica e in continua evoluzione: una rassegna che racconti lo stato dell’arte di un settore ancora poco esplorato dal punto di vista giuridico, ma sempre più centrale nel contesto globale.

Il programma prevede panel, tavole rotonde e momenti di approfondimento con la partecipazione di: giuristi ed esperti di diritto dello spettacolo; economisti e analisti del settore; produttori, editori e operatori culturali; rappresentanti delle principali realtà nazionali e internazionali.

Poste italiane, passaporti in oltre 6.500 uffici postali

Roma, 26 mar. (askanews) – Dieci nuove province per oltre 6.500 uffici postali coinvolti. Sono queste le novità che riguardano il Progetto Polis, l’iniziativa di Poste Italiane pensata per avvicinare i servizi della Pubblica Amministrazione ai Comuni con meno di 15 mila abitanti. Proprio tra queste piccole realtà e le grandi città, in poco più di un anno e mezzo, sono stati richiesti quasi 200 mila passaporti. Il servizio del TG Poste.

HAL Service chiude il roadshow dedicato ai partner

Vercelli, 30 mar. (askanews) – Si è conclusa con la quarta e ultima tappa la serie di incontri organizzati da HAL Service in tutta Italia dedicati alla propria rete di partner. Un appuntamento che ha rappresentato non solo un momento di aggiornamento tecnologico, ma anche un’occasione di confronto diretto con i partner su strategie, strumenti e visione futura.

Protagonista dell’evento è stato HALiveOS, il nuovo sistema operativo presentato dall’azienda, pensato per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più dinamico e orientato alla trasformazione digitale. Una soluzione che si inserisce nel percorso di evoluzione tecnologica di HAL Service, con l’obiettivo di semplificare la gestione delle infrastrutture e migliorare l’efficienza operativa delle imprese.

Nel corso della giornata abbiamo raccolto le parole di Alessandra Sponchiado, Direttore Generale di HAL Service, che ha spiegato l’importanza di momenti di confronto come questo con i partner e il valore strategico di HALiveOS all’interno dell’offerta aziendale: “HALive è un modo sicuro, by design, per essere attivo in casa del cliente e per dare la possibilità da un’unica piattaforma di capire quello che accade a livello di infrastruttura. Ma non solo infrastruttura di rete, parliamo anche di sistemi, parliamo di applicativi e l’obiettivo per il futuro è di continuare ad aggiungere moduli che saranno disponibili nella piattaforma proprio di HALive, per consentire di approcciare anche altre tipologie di diagnostiche, di approfondimenti, di monitoraggi. Quindi parliamo di sicurezza cyber, parliamo del mapping della rete, della documentazione della rete”.

Spazio anche all’intervento di Stefano Zanoli, Socio e CTO, che ha approfondito il tema degli investimenti sulla rete e sull’infrastruttura tecnologica, elementi chiave per sostenere l’evoluzione digitale delle imprese: “Nel corso dell’anno scorso abbiamo investito molto sulla rete e abbiamo introdotto delle nuove funzionalità. In particolare abbiamo organizzato la rete con un concetto di network region, quindi abbiamo creato due region, due core indipendenti sulla rete che permettono ai nostri reseller di offrire ai clienti finali un servizio di eccellenza”.

A chiudere, la visione di Giancarlo Zamboni, Presidente e Fondatore, che ha ribadito il ruolo centrale di ricerca e innovazione come motori di crescita e competitività per il futuro dell’azienda: “Innanzitutto costituendo un settore, quello delle ricerche e innovazione, fatto da ricercatori che hanno come compito soprattutto quello di trovare campi applicativi per queste nuove tecnologie, che sembra una cosa banale ma assolutamente non lo è, e attrezzare un laboratorio multifunzionale che abbiamo chiamato FabLab per prototipare soluzioni che consentano l’utilizzo di queste tecnologie”.

La chiusura del roadshow ha confermato la volontà di HAL Service di rafforzare il rapporto con i propri partner, puntando su innovazione, formazione e condivisione di competenze, con l’obiettivo di accompagnare le imprese in una trasformazione digitale sempre più consapevole e integrata.

La professoressa di Bergamo: un 13enne "indottrinato dai social" mi ha colpita, ma un altro mi ha salvata

Roma, 30 mar. (askanews) – “Sento il bisogno di dire grazie, un grazie che sale dal cuore e attraversa ogni battito che ancora oggi posso sentire. Un grazie rivolto a quei donatori A.V.I.S. anonimi che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita”. Lo scrive in una nuova lettera aperta Chiara Mocchi, l’insegnante di francese alla Scuola Secondaria di Leonardo Da Vinci di Trescore (Bergamo), accoltellata da un suo studente il 25 marzo.

“La mattina del 25 marzo 2026, davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne – confuso, trascinato e ‘indottrinato’ dai social – mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno: ‘E.’, anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio”, si legge nella missiva della prof. Mocchi, affidata al suo legale Angelo Lino Murtas: “Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio”.

“Poi, dal cielo, è arrivata l’eliambulanza del servizio ‘Blood on Board’. Mi hanno caricata in un istante. Nel momento del decollo, ho visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po’ con loro. Ricordo una voce di donna, ferma e urgente: ‘Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più’. Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo. E proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro. Come se stesse rientrando lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: ‘Ancora una sacca… presto, ancora una!’ Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo”.

“Devo la vita a molte persone: a Francesco Daminelli, responsabile del servizio ‘Blood on Board’, e a un equipaggio straordinario: Giuseppe Calvo, Valentina Cortinovis, Enrico Lazzarini, Simone Costa e Luca Stefani. Professionisti, ma soprattutto esseri umani che non dimenticherò mai. E poi – continua la docente – c’è un pensiero che mi commuove. Penso – e non è un sogno – che il sangue che ora scorre nelle mie sia quello del mio avvocato Angelo Lino Murtas, donatore effettivo AVIS da oltre 45 anni, che ha salvando la vita a tante persone e che aveva donato il sangue proprio il giorno prima all’A.V.I.S. di Monterosso a Bergamo”.

“Come lui, ci sono migliaia di persone anonime che offrono una parte di sé senza voler nulla in cambio. Gesti che sembrano piccoli, ma che diventano enormi quando salvano una vita. È lo stesso spirito con cui mio padre fondò l’AVIS-AIDO della Media Val Cavallina, con quel motto che da sempre custodisco nel cuore: ‘Una goccia di sangue può salvare una vita’. Forse non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia”.

“Oggi la mia gratitudine va al mio alunno ‘E.’, ai donatori, ai soccorritori, a chi mi ha tenuta aggrappata a questo mondo che amo e che non voglio lasciare. Ma soprattutto va a chi sta leggendo queste righe. Perché spero che, dopo averle lette, trovi il coraggio e la volontà di diventare donatore. Di affidare una piccola parte del proprio sangue all’A.V.I.S., affinché possa scorrere nelle vene di chi – come me – senza quelle gocce non ci sarebbe più”, conclude la professoressa Mochi.

Commissione Covid, Pregliasco: no a equivalenze tra scienza e opinioni

Roma, 30 mar. (askanews) – “Sono già stato audito nei mesi scorsi dalla Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia, portando il contributo di chi ha operato in prima linea in un contesto segnato da incertezza scientifica e necessità di decisioni rapide. Come ho avuto modo di sottolineare, le scelte adottate sono state basate sulle migliori evidenze disponibili in quel momento, in uno scenario in continua evoluzione. Rileggere oggi quelle decisioni con il senno di poi è inevitabile, ma rischia di offrire una rappresentazione parziale di ciò che è realmente accaduto”. In una nota Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International, affronta il tema della commissione Covid (commissione parlamentare bicamerale di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus Sars-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l’emergenza epidemiologica da Sars-CoV-2) che torna riunirsi oggi e domani.

“Una Commissione di questo tipo è, in linea di principio, uno strumento utile e necessario. Tuttavia, il contesto e alcune dinamiche emerse nel dibattito pubblico mostrano quanto sia facile scivolare da un’analisi tecnica a una rilettura più orientata. Il punto centrale è che esiste una linea sottile tra analisi e narrazione. E questa linea si supera quando evidenze costruite attraverso metodo scientifico vengono poste sullo stesso piano di convinzioni o interpretazioni che non seguono gli stessi criteri. Può essere utile, perché è giusto analizzare anche criticamente quanto accaduto. Ma può diventare meno utile – e questo è un rischio concreto – se si crea uno spazio in cui posizioni rimaste finora ai margini del consenso scientifico trovano una legittimazione indiretta semplicemente perché inserite nello stesso contesto di discussione”.

“È giusto valutare eventuali errori. Ma è altrettanto importante evitare che questo processo venga percepito come una delegittimazione complessiva della risposta scientifica e sanitaria alla pandemia. La scienza può e deve essere discussa, ma non può essere relativizzata né posta su un piano di equivalenza con opinioni che non si basano sugli stessi metodi di verifica. L’obiettivo dovrebbe essere quello di imparare davvero da quanto accaduto e rafforzare la capacità di risposta futura. Tutto ciò che si allontana da questo – anche senza dichiararlo esplicitamente – rischia di indebolire, più che rafforzare, il rapporto di fiducia tra cittadini, istituzioni e comunità scientifica”, conclude Pregliasco.

Delmastro, Braga (Pd):sui capitali mafiosi per ristorante cosa sapeva Meloni?

Milano, 30 mar. (askanews) – “Le notizie che arrivano dalla Procura di Roma sul caso del ristorante di cui era socio l’ex sottosegretario Delmastro sono ogni giorno più inquietanti. Si parla di capitali mafiosi e alla giovane diciottenne socia a sua insaputa dell’esponente di FdI è stato notificato un avviso a comparire. Notizie sinceramente preoccupanti anche alla luce dell’affermazione della premier Meloni quando avrebbe sostenuto che non avrebbe più coperto nessuno. Dunque cosa sapeva? come è potuto accedere che un uomo a lei così vicino, con un incarico tanto delicato come sottosegretario alla giustizia, sia potuto essere coinvolto in un’attività commerciale che avrebbe aiutato ‘l’associazione di stampo mafioso facente capo alla famiglia Senese’? Poiché è stata lei stessa a pretenderne le dimissioni, spetta ora a lei chiarire la vicenda al più presto in Parlamento”. Lo dichiara la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga, per la quale “il giorno in cui si festeggia il successo di inchieste contro la famiglia dei Casalesi, è davvero sconcertante che il governo scelga di chiudere gli occhi di fronte alla vicenda Delmastro”.

Al via il 2 aprile da Firenze il mega tour di "K-Pop is Coming"

Roma, 30 mar. (askanews) – Al via giovedì 2 aprile al Teatro Cartiere Carrara di Firenze il tour di “K-Pop is Coming”, lo show che porta sui palchi italiani le musiche di uno dei fenomeni culturali più influenti a livello mondiale. Il K-pop, reso celebre da gruppi come BTS e Blackpink, ha conosciuto una crescita straordinaria, espandendosi ben oltre la musica e affermandosi anche in ambiti come la letteratura, il cinema e il teatro.

“K-Pop is Coming” si definisce un’esperienza immersiva che fonde musica dal vivo, narrazione e visual scenografici: ritmo, coreografie spettacolari e atmosfere intense accompagnano il pubblico in un viaggio dinamico e coinvolgente, dove suono, luce e movimento si incontrano in un’unica grande esplosione di energia.

Lo show propone un repertorio ricco di brani del mondo K-pop, reinterpretati in chiave live: sul palco si alternano cantanti dal vivo, un brillante trio femminile e una band capace di ricreare con autenticità le sonorità, le contaminazioni e la carica tipiche del pop asiatico contemporaneo.

“Ritengo che il fenomeno della musica K-pop sia entrato in maniera irruente nel panorama nazionale, conquistando rapidamente un pubblico sempre più ampio. A mio avviso – racconta Giuseppe Stancampiano, regista dello spettacolo – ha coinvolto in primis i bambini, diventando per loro un punto di riferimento musicale, estetico e culturale”.

Il cuore pulsante dello spettacolo è il corpo di ballo composto da 10 performer. L’allestimento scenico amplifica l’impatto visivo: LED wall, luci laser, effetti luminosi e visual immersivi trasformano il palco in un ambiente futuristico e sorprendente.

Queste le date dello spettacolo prodotto da Teatro Apparte in collaborazione con Authentic JAM: 2 e 3 aprile al Teatro Cartiere Carrara di Firenze alle 17 e alle 20.30; il 4 aprile al Teatro Palapartenope di Napoli alle 17 e alle 21; il 5 aprile all’Auditorium Parco Della Musica (Sala Sinopoli) di Roma alle ore 18.00 e alle 21; il 12 aprile alla CMP Arena di Bassano del Grappa (VI) alle 17.30; kl 19 aprile al Teatro Garden di Rende (CS) alle 16.30; il 25 aprile al Teatro Massimo di Pescara alle16.30; il 10 maggio al Palamariva Live Club di Fossalta di Portogruaro (VE) alle 15; il 24 maggio al Teatro Regio di Parma alle 15 e alle 18; il 13 giugno all’Arena Verde Festival di Capannori (LU) alle 21; il 18 luglio al Forte Bard di Bard (AO) alle 21; il 19 luglio alla Villa Erba di Cernobbio (CO) alle 18.30; il 22 luglio al Castello Carrarese di Este (PD) alle 21.30; il 26 luglio al Velodromo Paolo Borsellino di Palermo alle 21; il 27 luglio alla Villa Bellini di Catania alle 21; il 2 agosto al Forum Eventi di San Pancrazio Salentino (BR) alle 21; il 7 agosto alla Cagliari Fiera di Cagliari alle 20.30; 8 agosto all’Anfiteatro Ivan Graziani Maria Pia di Alghero (SS) alle 20.30; il 10 agosto alla Follonica Summer Nigths – Parco Centrale di Follonica (GR) alle 21; l’11 agosto al Castiglioncello Summer Festival di Castiglioncello (LI) alle 21; il 12 agosto al Versiliana Festival di Marina di Pietrasanta (LU) alle 21; il 16 agosto all’Arena dei Cedri di Santa Maria del Cedro (CS) alle 21.30; il 2 settembre al Bit Festival Parco di Serravalle di Empoli (FI) alle 21 e il 18 ottobre al Palasport di Bolzano alle 15.

Vannacci brinda alla prima sede provinciale FnV a Firenze. E ora Roma

Roma, 30 mar. (askanews) – Il generale Roberto Vannacci ha brindato sabato 28 marzo all’inaugurazione in Piazza Tanucci a Firenze della prima sede provinciale di FnV (Futuro Nazionale), nonostante i fischi e le proteste di famiglie del quartiere Rifredi (nord-ovest del capoluogo toscano), anziani dell’Anpi, militanti di sinistra ed esponenti dei centri sociali.

Vannacci ha ricordato la prossima apertura della sede nazionale del partito a Roma (in via in Lucina 17), lunedì 30 marzo, e che il simbolo di FnV ad elezioni amministrative e politiche sarà in campo solo dal 2027 e allora “si apriranno le danze”.

Il maestro giapponese Hokusai a Palazzo Bonaparte a Roma

Roma, 30 mar. (askanews) – Fino al 29 giugno a Roma Palazzo Bonaparte dedica una grande mostra al maestro dell’arte giapponese Hokusai, figura chiave della cultura visiva universale. Attraverso più di 200 opere si può ripercorrere l’intero arco creativo dell’artista, dalle opere legate alla tradizione fino alle serie più rivoluzionarie.

Katsushika Hokusai è il protagonista della produzione artistica del periodo Edo, che va dal 1603 al 1863, è stato un pittore e incisore prolifico e immaginifico, conosciuto in tutto il mondo soprattutto per le sue stampe Ukiyo-e dove la natura, il movimento dell’acqua, il paesaggio, le figure femminili e la vita del popolo giapponese diventano protagonisti di una visione poetica e sorprendentemente moderna. La mostra permette di scoprire le opere legate alla tradizione come “Le cinquantatré stazioni del Tokaido “, passando attraverso tutti i suoi capolavori come la “Grande Onda presso Kanagawa” e le “Trentasei Vedute del Monte Fuji”, fino alle opere più rivoluzionarie quali i celebri Manga e altri album illustrati a motivi decorativi.

Le opere provengono dal Museo Nazionale di Cracovia. Francesca Villanti, consulente scientifico e culturale della mostra, ha spiegato: “La mostra è divisa idealmente in due parti, al primo piano abbiamo Hokusai che ci racconta la sua natura. La natura che è energia, è emozione, è vita, senza mai trascurare però il rapporto con l’uomo, che è sempre presente, anche nelle cascate troviamo sempre una figura umana che partecipa a questo straordinario effetto della natura. Al piano di sopra invece c’è un racconto più intimo, che è sempre un viaggio agli occhi di Hokusai ma è un viaggio all’interno di se stessi, che ci porta all’esplorazione dell’anima, del profondo, attraverso la poesia, la letteratura, il surinomo”.

Hokusai ha influenzato tutta l’arte occidentale a partire da Monet, Van Gogh e tutti gli Impressionisti, ed è una delle figure più rilevanti nella storia dell’arte universale. “Il debito che la cultura europea ha nei confronti di Hokusai è molteplice, è da un punto di vista stilistico, un punto di vista di concetto, di natura, a Van Gogh che riesce finalmente a trovare una lettura della natura che lui sente dentro di sé” ha concluso Villanti.

L’Iran: il piano Usa è "irrealistico", contatti solo tramite intermediari

Roma, 30 mar. (askanews) – Il piano americano in 15 punti per porre fine alla guerra contro l’Iran “è irrealistico”, dichiara il ministero degli Esteri di Teheran. Il portavoce Esmail Baghaei ha detto che le proposte ricevute da Washington “indipendentemente dal numero dei punti” contengono richieste eccessive e non accettabili.

Il rappresentante iraniano ha ribadito che non ci sono stati colloqui con gli Usa, “solo messaggi tramite intermediari”.

Al momento, ha affermato, gli sforzi di Teheran sono concentrati principalmente sulla propria difesa.

Calcio, Lukaku: "Tutto ciò che voglio è aiutare il Napoli"

Roma, 30 mar. (askanews) – Romelu Lukaku rompe il silenzio. Il belga ha condiviso una lettera sui suoi social in cui ha spiegato la sua posizione in questo braccio di ferro con il Napoli iniziato giovedì scorso:

“Questa stagione è stata davvero pesante per me, tra l’infortunio e la perdita personale (sua padre è mancato poche settimane fa, ndr). So che negli ultimi giorni si è parlato molto della mia situazione ed è importante chiarire tutto: la verità è che nelle ultime settimane non mi sentivo bene fisicamente e ho fatto dei controlli mentre ero in Belgio. È emerso che c’era un’infiammazione e del liquido nel muscolo flessore dell’anca, vicino al tessuto cicatriziale, dato che è il secondo problema che ho avuto da quando sono tornato a inizio novembre.

Ho scelto di fare la riabilitazione in Belgio così da poter aiutare quando sarò chiamato. Penso che molti di voi abbiano visto l’intervista che ho fatto a Verona… non potrei mai voltare le spalle al Napoli, mai. Non c’è niente che desideri di più che giocare e vincere con la mia squadra… ma in questo momento devo assicurarmi di essere clinicamente al 100%, perché recentemente non lo sono stato e questo ha avuto anche un impatto mentale. È stato un anno difficile… ma alla fine ce la farò e aiuterò il Napoli e la nazionale a raggiungere i loro obiettivi quando sarò chiamato. È tutto ciò che voglio”.

Tajani: tregua più vicina per il Medio Oriente che per l’Ucraina

Roma, 30 mar. (askanews) – “Certamente si arriva prima alla tregua per il Medio Oriente che per l’Ucraina”, ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato da Bruno Vespa in occasione del Forum della Cucina italiana.

“Mi auguro sia questione di poche settimane, così come ha detto il Segretario di Stato Rubio, l’altro giorno a Parigi”, parlando di “due o quattro settimane”, ha osservato il ministro degli Esteri italiano.

“Speriamo che sia così”, ha continuato Tajani, spiegando che l’Italia preme per un cessate il fuoco, ma “sono decisioni che sono indipendenti dalla nostra volontà”.

Tennis, Sinner: "Grande Italia, ora speriamo per il Mondiale"

Roma, 30 mar. (askanews) – “Questo Sunshine Double significa tantissimo, farlo è difficile. Sono contento adesso di tornare in Europa, mi godo il momento perché dopo Doha ho avuto solo un giorno libero e ho lavorato tanto”. Così Jannik Sinner nell’intervista post finale di Miami a Sky ed in conferenza stampa. Poi uno sguardo anche oltre il tennis, con una dedica a Kimi Antonelli e a Marco Bezzecchi, straordinari interpreti di una domenica speciale: “Seguo la F1 e la MotoGP, tanti italiani mi fanno appassionare. Stiamo vivendo un momento incredibile in tantissimi sport, speriamo anche per il Mondiale di calcio”.

In conferenza, Sinner ha insistito soprattutto sulla necessità di fermarsi e apprezzare quanto costruito, in vista però del prossimo impegno di Montecarlo: “Sai, in questo momento mi voglio anche godere questo momento, altrimenti non ci si ferma mai. Sono felice di aver vinto questi tornei. Non abbiamo tanto tempo, giovedì ricominceremo sulla terra se fisicamente starò bene. Al momento mi sento bene, quindi sono contento da questo punto di vista e poi vediamo. Sicuramente voglio giocare il singolare, il doppio mi potrebbe dare una mano, giusto per sentire un po’ le condizioni a Monaco e poi cercare di essere il più pronto possibile per un torneo comunque importante, anche se sarà un torneo di preparazione per tutto il resto”.

Uno dei segreti del suo successo, soprattutto a Miami, è stato il servizio, arma decisiva nei momenti chiave: “Sì, ho cercato di restare concentrato, ho cercato di capire perché avessi sbagliato le prime di servizio in precedenza e, come ho detto all’inizio, le condizioni erano molto diverse. Non abbiamo quasi mai giocato in queste settimane in queste condizioni, le palle erano molto pesanti ed è stato difficile gestirle. Ho sbagliato un paio di prime in rete proprio perché erano abbastanza pesanti, tendono ad andare giù. Però ho cercato di capire qual era la soluzione migliore al servizio. Lui è un ribattitore molto aggressivo, sta molto vicino alla linea, quindi devi servire con grande precisione, altrimenti ha subito la palla sulla racchetta. Sono contento di come ho gestito soprattutto questa settimana le situazioni difficili”.

Una continuità impressionante, confermata anche dai numeri: “Direi il servizio, soprattutto questa settimana. Ho servito molto bene e, quando inizi a essere un po’ stanco fisicamente, avere qualche punto gratuito con il servizio ti aiuta molto. Questo aspetto sicuramente, e anche in questo mese in generale ho la sensazione di aver servito meglio qui che a Indian Wells. Abbiamo lavorato tanto per arrivare in questa posizione e ora, sulla terra, il servizio va usato in modo molto diverso, non puoi andare solo piatto. Vediamo come funzionerà, ma al momento voglio anche godermi questo mese”.

Sul valore del Sunshine Double rispetto a uno Slam, Sinner preferisce non fare classifiche: “È difficile dirlo e difficile da paragonare. Non voglio scegliere, entrambe le cose sono molto difficili, però gli Slam sono sempre un po’ diversi, credo: si gioca al meglio dei cinque set e per due settimane intere le cose possono cambiare da una notte all’altra, magari ti svegli e non ti senti bene, il corpo lo sente un po’ di più. Però anche qui è molto duro fisicamente, perché quando arrivi in fondo a Indian Wells e poi vieni qui, sei un po’ stanco, ma la motivazione è molto alta perché arrivi con tanta fiducia. Non voglio fare paragoni”.

Ungheria al voto, Orban può perdere il potere

Roma, 30 mar. (askanews) – A meno di due settimane dal voto del 12 aprile, le elezioni ungheresi non sono più soltanto l’ennesimo test di tenuta del sistema costruito dal premier ungherese Viktor Orban dal 2010, ma la prima vera competizione in molti anni in cui il potere può cambiare mano.

Il dato politicamente più rilevante è che i sondaggi indipendenti più autorevoli continuano a dare in vantaggio Tisza, il partito guidato da Peter Magyar. L’ultima rilevazione Median, pubblicata il 25 marzo e rilanciata da Reuters, assegna a Tisza il 58% tra gli elettori decisi contro il 35% di Fidesz; nell’insieme della popolazione il vantaggio è 46% a 30%. Già a inizio marzo un altro istituto indipendente, 21 Kutatokozpont, aveva registrato 53% a 39% tra i decisi. Il quadro, dunque, non è più quello di una semplice erosione del consenso di Orban, ma di un sorpasso vero e proprio del principale partito d’opposizione.

Il capitolo sondaggi va tuttavia trattato con prudenza. Da una parte, Median ha uno dei migliori storici previsivi nel paese; dall’altra, il fronte governativo continua a sventolare rilevazioni di istituti vicini all’area di Fidesz che mostrano una corsa più stretta o addirittura favorevole al partito di governo. Reuters ha ricordato, per esempio, che a metà febbraio l’istituto pro-governativo Nezopont dava Fidesz avanti 46% a 40%. In altre parole, la tendenza generale oggi favorisce Tisza, ma l’ampiezza del vantaggio resta oggetto di una guerra di numeri che è parte stessa della campagna.

Il punto decisivo, però, è che in Ungheria non basta vincere i sondaggi nazionali per ottenere il potere. Il parlamento ha 199 seggi: 106 sono assegnati in collegi uninominali a maggioranza semplice e 93 con liste nazionali in un sistema proporzionale solo parzialmente compensativo. Come sottolineano sia l’Osce/Odihr sia l’Osw, il meccanismo stabilisce il vincitore su un doppio binario: nei collegi uninominali maggioritari e nella quota proporzionale, dove si riversano anche i voti “in eccesso” dei candidati vincenti. Secondo una simulazione dell’Osw, Tisza avrebbe bisogno di un vantaggio nazionale di circa 3 punti per garantirsi la maggioranza parlamentare, mentre Fidesz potrebbe restare primo anche in una situazione di quasi parità o perfino con un lieve svantaggio nei voti. Inoltre, l’Odihr ricorda che nel 2024 sono stati ridisegnati più di un terzo dei collegi uninominali, in un modo che potrebbe favorire Fidesz, che è più radicato nelle aeree rurali e nei piccoli centri.

Le possibilità di Orban, dunque, non dipendono solo dalla sua capacità di rimontare nei consensi, ma dalla tenuta dell’architettura politico-elettorale che ha costruito in questi quindici anni. Anche per questo l’Osce/Odihr insiste su un tema già emerso nelle precedenti consultazioni: l’assenza di un terreno di gioco paritario. In un rapporto del 27 marzo, l’organizzazione segnala preoccupazioni per la scarsa separazione tra stato e partito, l’uso di risorse pubbliche nella campagna elettorale, l’assenza di limiti reali alla spesa elettorale, la mancanza di obblighi robusti di trasparenza finanziaria prima del voto e un ecosistema mediatico segnato da concentrazione, squilibri di visibilità e peso preponderante governativo, particolarmente influente tra gli elettori più anziani e nelle piccole località. Non è una prova di brogli in senso stretto, ma è la conferma che Orban affronta la sua sfida più dura da una posizione ancora strutturalmente forte. Sul piano economico, il governo arriva al voto in condizioni molto meno solide rispetto ai cicli precedenti. L’Ocse stima che il Pil ungherese sia cresciuto appena dello 0,3% nel 2025, dopo una fase di debolezza iniziata a metà 2022, e prevede un recupero all’1,9% nel 2026 e al 2,3% nel 2027, trainato soprattutto dai consumi privati, mentre gli investimenti restano frenati dai fondi Ue bloccati e dalla bassa fiducia. S&P vede il deficit intorno al 5% del Pil e avverte che il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrà contenere la spesa sociale per evitare ulteriori pressioni sui conti pubblici e sul rating. La Commissione europea, dal canto suo, prevede un debito pubblico vicino al 75% del Pil nel 2027, mentre il Parlamento europeo ricorda che il Recovery Plan vale 10,4 miliardi di euro e che 9,5 miliardi restano ancora disponibili, ma subordinati al rispetto delle condizioni sullo stato di diritto e con scadenza di erogazione entro fine 2026. Il nodo economico, quindi, non è solo la crescita debole, ma la combinazione tra stagnazione, finanza pubblica deteriorata e dipendenza da fondi europei che Budapest non riesce a sbloccare.

Anche il check socioeconomico conferma che il malessere non nasce da un collasso del mercato del lavoro, ma da una qualità della crescita sempre più povera e da servizi pubblici percepiti come insufficienti. L’Ocse nota che la disoccupazione è salita solo moderatamente al 4,5% nel 2025, ma segnala anche un crollo degli investimenti di circa il 18% dall’inizio del 2023. Sul fronte sociale, l’ufficio statistico ungherese sostiene che gli indicatori di povertà siano migliorati nel lungo periodo, con il tasso di grave deprivazione materiale e sociale sceso all’8,5% nel 2024 e il rischio di povertà stabilizzato attorno al 14%; ma proprio questo dato conferma che una fascia consistente del paese continua a vivere in condizioni fragili. Nei servizi, i segnali sono più severi: il profilo sanitario Ocse-Ue parla di liste d’attesa ancora sopra i livelli pre-pandemici, con nel 2024 il 74% dei pazienti in attesa oltre tre mesi per una protesi d’anca e il 78% per una protesi al ginocchio; nell’istruzione, l’Ocse stima una spesa pari al 3,4% del Pil, ben sotto la media Ocse del 4,7%. In parallelo, Transparency assegna all’Ungheria 40 punti nell’indice di percezione della corruzione e il 84mo posto mondiale, un altro segnale del logoramento della fiducia nelle istituzioni.

C’è poi un altro elemento che pesa sul voto: il fallimento, almeno finora, della promessa orbaniana di rilanciare il paese attraverso il grande polo delle batterie. La scommessa di trasformare l’Ungheria in una “superpotenza” europea del settore si è trasformata in un problema elettorale: a fronte di 26 miliardi di euro di investimenti attratti dal 2021, la produzione del comparto è calata, la crescita non è ripartita e le controversie ambientali attorno all’impianto Samsung di God hanno alimentato l’idea che il governo abbia privilegiato capitale straniero e grandi sussidi pubblici rispetto agli interessi delle comunità locali. In una campagna dominata dalla retorica di Orban su “guerra o pace”, la vera vulnerabilità del premier potrebbe dunque essere molto più domestica: stagnazione, costo della vita, servizi in affanno e crescente insofferenza verso un’élite percepita come chiusa e opaca.

Per questo il voto del 12 aprile supera largamente i confini ungheresi. Se Orban vincesse ancora, pur magari indebolito, consoliderebbe sia il modello interno della sua “democrazia illiberale” sia il suo ruolo di fattore di veto nell’Unione europea, come già visto sul dossier ucraino. Se invece Tisza riuscisse a trasformare il vantaggio nei sondaggi in una maggioranza di seggi, si aprirebbe una fase nuova nei rapporti con Bruxelles e Nato e probabilmente un recupero della fiducia degli investitori. Ma anche in questo secondo scenario, la transizione non sarebbe lineare: un eventuale governo Magyar dovrebbe misurarsi con regole, istituzioni, reti territoriali e apparati mediatici modellati in sedici anni di dominio di Fidesz. Insomma, Tisza oggi appare avanti nel paese; Orban resta però ancora competitivo nel sistema. Ed è questa la vera contraddizione delle elezioni ungheresi del 2026. Capiremo solo dopo il voto se verrà sciolta.

Temporali, vento forte e neve a bassa quota al Centro-Sud

Milano, 30 mar. (askanews) – L’Italia si appresta a vivere una settimana dai connotati marcatamente invernali, a causa di una nuova irruzione di aria fredda che scaverà un profondo vortice pronto a condizionare il tempo su gran parte del Paese. È la previsione di Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, che conferma lo scivolamento dalla serata di lunedì di un nucleo di aria fredda verso le regioni meridionali, approfondendo un vortice di bassa pressione. Tra i primi giorni di aprile, il centro del maltempo si sposterà sullo Ionio, richiamando correnti molto intense dai quadranti settentrionali che sferzeranno l’intera Penisola con raffiche di burrasca, localmente anche di tempesta.

L’intera Penisola sarà spazzata da venti di Tramontana, Grecale e Bora sull’alto Adriatico, con raffiche che potranno superare agevolmente i gli 80-90 km/h. Questa ventilazione così impetuosa farà crollare le temperature percepite: a causa dell’effetto wind-chill, la sensazione di freddo sulla pelle sarà molto più intensa rispetto al valore reale segnato dal termometro.

La configurazione ùsarà particolarmente critica per i rilievi abruzzesi, dove le correnti da Nord-Est impatteranno contro la barriera appenninica creando il cosiddetto effetto “stau”. Sono previste nevicate abbondanti fino a quote collinari, con accumuli che sopra i 1000 metri di altitudine potrebbero superare il mezzo metro di neve fresca entro giovedì mattina, un evento di rilievo per l’inizio di aprile.

Questo scenario perturbato e freddo ci accompagnerà almeno fino alla giornata di giovedì. L’instabilità insisterà soprattutto sul versante adriatico e al Sud, mentre il resto d’Italia, pur restando all’asciutto, dovrà fare i conti con temperature freddine per il periodo.

Tuttavia, all’orizzonte si intravede un cambiamento radicale proprio in vista del weekend festivo. Una graduale rimonta dell’alta pressione è prevista a partire da venerdì, pronta a coinvolgere l’Italia durante la Pasqua e la Pasquetta. L’anticiclone riporterà stabilità atmosferica e un deciso aumento termico, regalando finalmente giornate dal sapore tipicamente primaverile.

Il ritorno del sole sarà accompagnato da una risalita costante dei termometri su buona parte della Penisola. Durante il pranzo di Pasqua e le gite fuori porta di Pasquetta, le temperature potrebbero toccare picchi di 20-22°C, segnando il passaggio definitivo verso un clima più dolce e gradevole, mettendo fine, almeno per ora, ai colpi di coda dell’inverno.

Voleva compiere una strage a scuola, arrestato 17enne pescarese

Milano, 30 mar. (askanews) – Il Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, in collaborazione con il comando provinciale competente, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare con successivo trasferimento presso un istituto penale minorile, emessa dal G.I.P. del Tribunale per i minorenni di L’Aquila su richiesta di questa Procura per i minorenni, a carico di un diciassettenne pescarese domiciliato nella provincia di Perugia. Il minore è ritenuto gravemente indiziato dei delitti di mropaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa (art. 604 bis c.p.), oltre che di Detenzione di materiale con finalità di terrorismo (art. 270 quinques 3 c.p.).

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura minorile di L’Aquila, ha permesso di contestare al giovane il reperimento e la diffusione di manuali contenenti istruzioni dettagliate per la fabbricazione di congegni bellici e armi da fuoco. Tra il materiale illo tempore sequestrato figurano documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, nonché vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali, il tutto inserito in una chiara cornice di finalità terroristica.

Nello specifico, appaiono assumere un profilo di rilevante pericolosità le informazioni detenute in ordine al reperimento di armi, alla loro fabbricazione con tecnologia 3D e alla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza nota per l’estrema facilità di sintesi e già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi, soprannominata la “madre di Satana”. Le indagini hanno altresì documentato i contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram denominato “Werwolf Division”, incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della “razza ariana”, nonché sulla costante glorificazione di mass shooters quali Brenton Tarrant, autore degli attentati alle moschee di Christchurch avvenuti il 15.03.2019, e Anders Behring Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya il 22.11.2011, elevati a “santi” per incentivare l’emulazione. È emerso inoltre l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata alla Columbine High School (20 aprile 1999), seguita dal proprio suicidio.

Nelle prime ore di oggi nelle regioni Abruzzo, Emilia Romagna, Umbria e Toscana sono state eseguite inoltre 7 perquisizioni locali, personali e informatiche nei confronti di altrettanti minorenni nelle provincie di Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo. Gli stessi sono indagati in quanto ritenuti autori di condotte inquadrabili ex art. 604 bis c.p. Tutti i minori appaiono: inseriti in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista; particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo.

L’indagine, avviata nel mese di ottobre 2025 dalla Sezione Anticrimine di L’Aquila, è stata originata dalla pregressa attività antiterrorismo (indagine “Imperium”) conclusa nel luglio 2025 dalla Sezione Anticrimine Carabinieri di Brescia e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di quel capoluogo, nell’ambito della quale venne perquisito anche il minore coinvolto nell’esecuzione della misura cautelare.

La ferita di Gerusalemme e il dovere della pace

Una ferita che interpella le coscienze

Quanto è accaduto a Gerusalemme nella Domenica delle Palme è un fatto grave, che ferisce la libertà di culto e il rispetto dovuto ai Luoghi Santi. Al cardinale Pizzaballa e a fra Francesco Ielpo va la nostra piena solidarietà, unita a una profonda apprensione per la Terra Santa, per il Medio Oriente e per l’Iran. Gerusalemme non è soltanto una città: è un luogo in cui la storia dell’uomo incontra il mistero di Dio. Per questo, proprio alle soglie della Settimana Santa, non basta l’indignazione: occorre un rinnovato impegno per la pace, per la fraternità tra i popoli e per la libertà religiosa.

L’intuizione profetica di Toniolo

Assume oggi una singolare densità di significato l’iniziativa promossa il 24 marzo dal Comitato di Indirizzo dell’Istituto Toniolo, presieduto da mons. Mario Enrico Delpini, volta a riunire associazioni, fondazioni e scuole di formazione politica che si riconoscono nell’eredità del beato Giuseppe Toniolo, per rilanciare, in forma corale, un rinnovato impegno per la pace. Non si è dinanzi a un semplice passaggio organizzativo, ma a un atto di memoria operante e di autentico discernimento ecclesiale.

Nel giugno del 1917, nel pieno della guerra, Toniolo sottopose a Benedetto XV il progetto di un Istituto cattolico di diritto internazionale, consegnando alla Chiesa una visione della pace fondata sulla formazione delle coscienze, sulla giustizia e sulla responsabilità. Per questo la sua intuizione continua a interpellarci: in un tempo segnato da nuovi conflitti, essa richiama il dovere di servire la fraternità tra i popoli e, con essa, il destino dell’uomo davanti a Dio.

Dalla memoria all’opera

Questo cammino non sorge dal nulla. L’Azione Cattolica ha già accolto e tradotto questa eredità, dando vita, nel 2002, all’Istituto di Diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”, nel solco di un’intuizione che non ha cessato di custodire la sua carica profetica. Oggi, tuttavia, essa chiede di essere nuovamente assunta e riconsegnata, con rinnovato vigore, alla coscienza ecclesiale e civile del nostro tempo.

Si tratta, ora, di far sì che tale memoria non resti affidata soltanto alla custodia del ricordo, ma si trasfiguri in responsabilità condivisa e in operosa dedizione alla pace.

In questa prospettiva, il lavoro che l’Istituto Toniolo intende promuovere potrà svilupparsi in feconda consonanza con mons. Domenico Sorrentino e con il professor Vincenzo Buonomo, autorevole membro del Comitato di Indirizzo, così da concorrere, in piena continuità con l’opera già avviata dall’Azione Cattolica, a un rinnovato servizio alla pace, sorretto da sapienza ecclesiale, rigore istituzionale e sincera cura del bene comune.

Un segno dei tempi che domanda una risposta

Dopo quanto accaduto a Gerusalemme, non è più tempo di restare ai margini. Se il Santo Sepolcro diviene luogo di impedimento, proprio da lì deve levarsi un più fermo appello alla pace. Rilanciare, nello spirito del beato Giuseppe Toniolo, un Istituto per la pace significa affermare che la paura non può oscurare la coscienza e che la pace è un’esigente forma della carità nella storia.

Un gesto concreto di preghiera e di comunione

Dentro questo stesso orizzonte si colloca anche l’appuntamento di martedì 31, nel quadro della settimana “Non lasciare nessuno solo”, promossa dall’Istituto Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica e con la Fondazione Policlinico Gemelli. In tale cornice, la preghiera si estenderà idealmente ai fratelli del Medio Oriente e a tutti i popoli lacerati dalla guerra, perché il grido delle vittime non resti smarrito nel silenzio né consegnato all’abbandono.

La Via Crucis, che prenderà avvio dalla statua di san Giovanni Paolo II per concludersi presso il Centro Nemo, e che sarà presieduta da mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà dedicata alla pace, ai cristiani di Terra Santa, ai fratelli feriti dalla violenza e, in modo particolare, al cardinale Pizzaballa, quale rinnovato segno di vicinanza e di comunione.

Sarà un gesto insieme umile e alto, con cui la Chiesa attesta di non sottrarsi al travaglio della storia, ma di abitarlo con la preghiera, con la memoria e con la responsabilità. In questo senso, la Via Crucis si fa preghiera e responsabilità. Come ricorda papa Leone XIV, è dal Principe della pace che la Chiesa riparte, affidando a Dio il dolore dei popoli e la speranza della riconciliazione.

 

N.B. La nota, con altro titolo, è stata pubblicata in origine sul sito dell’Istituto Toniolo