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Zaccagnini, una bella storia che interpella il presente

Un ricordo che non è nostalgia

L’iniziativa promossa da Dario Franceschini di ricordare la figura politica di Benigno Zaccagnini attraverso il congresso nazionale della Dc del 1976 che lo elesse Segretario nazionale del partito non è stata un’operazione nostalgica ma, al contrario, una straordinaria occasione per rileggere una storia — quella della Democrazia Cristiana — che ha segnato la politica italiana ma che è destinata, al contempo, a far riflettere anche tutti coloro che sono impegnati nell’attuale cittadella politica italiana.

In particolare, e nello specifico, i cattolici impegnati nella vita pubblica. E quando parliamo dei cattolici, parliamo dei cattolici democratici, dei cattolici popolari e dei cattolici sociali. Le moltissime persone accorse all’Eur a Roma per questa giornata, magistralmente condotta e coordinata da Giovanni Minoli e Giuseppe Sangiorgi, sono ritornate nelle varie regioni consapevoli di avere vissuto — o di avere appreso, per i più giovani — l’esperienza di un partito dove la politica non era mai, e quasi da statuto, un fatto casuale, episodico, improvviso e altalenante.

No: la politica era passione e, al contempo, vocazione civile. Affondava le sue radici in una cultura politica, in un modo d’essere e all’insegna di un’etica che non era becero moralismo d’accatto ma rispondeva a una gerarchia di valori e di principi a cui ci si atteneva con rigore.

Una classe dirigente irripetuta

I filmati dell’epoca selezionati da Minoli e Sangiorgi hanno restituito, ancora una volta, la statura e il profilo di quella classe dirigente. Una statura e un profilo che, malgrado la narrazione stantia e talvolta pregiudiziale dei detrattori dell’esperienza democristiana, non sono più stati replicati nella vita politica italiana.

Da Aldo Moro a Giulio Andreotti, da Carlo Donat-Cattin a Amintore Fanfani, da Guido Bodrato a Zaccagnini, da Ciriaco De Mita a Antonio Gava, da Emilio Colombo a Francesco Cossiga, da Arnaldo Forlani a Flaminio Piccoli, da Giovanni Galloni a Luigi Granelli: si tratta di leader e statisti che hanno segnato quasi cinquant’anni di vita democratica del nostro Paese.

Un’epoca che nessuno può cancellare o ridicolizzare. Perché si tratta di personalità che hanno saputo elaborare un progetto politico per l’intero Paese e, al contempo, governare una società complessa attraverso le armi della politica, della cultura e della coerenza.

Il confronto con il presente

È persino disarmante — e al di là di ogni tentazione nostalgica — tracciare confronti con la politica contemporanea. Certo, i tempi sono radicalmente cambiati e sarebbe improprio proporre parallelismi meccanici.

Ma è altrettanto indubbio che, almeno per quei cattolici che continuano a considerare la politica un campo di impegno e di responsabilità, il magistero di quelle donne e di quegli uomini non può essere banalmente consegnato agli archivi storici.

Sarebbe non solo un “peccato di omissione”, come ricordava Paolo VI nell’enciclica Octogesima Adveniens, ma anche un atto di tradimento politico e culturale verso i nostri maestri.

Un monito per i cattolici impegnati

L’iniziativa di Franceschini ha dunque avuto il merito di ricordare, senza enfasi retorica, che quella tradizione non appartiene soltanto al passato. Essa continua a interpellare il presente.

Non come repertorio da celebrare, ma come criterio da assumere. Non come memoria da custodire, ma come responsabilità da esercitare.

Perché, se la politica torna a essere passione civile e vocazione, allora il ricordo di Zaccagnini non è commemorazione: è, a tutti gli effetti, un programma.

Nel labirinto della giustizia: il caso Esposito

Una parabola kafkiana della giustizia

Nell’incipit della prefazione di Giuliano Ferrara si fa menzione a Il processo di Franz Kafka come paradigma utile a comprendere la vicenda giudiziaria che ha coinvolto, fino all’assoluzione, il senatore Stefano Esposito e l’imprenditore Giulio Muttoni. L’analogia risulta calzante: il celebre romanzo – pur con un epilogo tragico – offre una chiave interpretativa fondata sul paradosso.

Nel libro di Ermes Antonucci, edito da Liberilibri, si ricostruisce quella che l’autore definisce senza esitazioni un “massacro giudiziario”. La narrazione rimanda a uno spaesamento esistenziale profondo, a una trama sghemba e inquietante in cui domina l’inspiegabile. Come nel mondo kafkiano, stanze, scale, aule e labirinti burocratici restituiscono una domanda senza risposta: perché?

L’esperienza maturata nei tribunali insegna che la giustizia è lenta ma inesorabile. Tuttavia, proprio questa lentezza, nell’attesa del suo compimento, diventa fonte di angoscia devastante, soprattutto quando chi è coinvolto ha la certezza morale della propria innocenza.

Una giustizia che arriva tardi può risultare altrettanto inesorabile: sottrae anni di vita e lascia segni profondi, perché anche chi giudica può sbagliare. In questo scarto tra tempo giudiziario e tempo umano si consuma una delle contraddizioni più dolorose dell’intero sistema.

Numeri e meccanismi di una deriva

Antonucci documenta con dati impressionanti la dimensione sistemica del problema. La vicenda Esposito viene definita “clamorosa”: sette anni di indagini senza arrivare a processo, 30 mila intercettazioni a carico del coimputato Muttoni, almeno 500 captazioni indirette del parlamentare, poi ritenute dalla Corte costituzionale un accesso improprio alla sua sfera comunicativa.

Il totale è di 2.589 giorni vissuti in un incubo giudiziario. Sullo sfondo, un dato ancora più ampio: tra il 1992 e il 2023 si stimano circa 31.000 casi di ingiuste detenzioni ed errori giudiziari, quasi mille l’anno, con un costo complessivo di circa 900 milioni di euro per lo Stato.

Corruzione, traffico di influenze, turbativa d’asta: accuse che hanno accompagnato l’inchiesta torinese e che si sono concluse con il proscioglimento pieno da parte del Tribunale di Roma.

I protagonisti della vicenda non sono stati arrestati, ma hanno subito una gogna giudiziaria e mediatica. In questo passaggio si innesta il ruolo dell’opinione pubblica, spesso incline a trasformare il dubbio in pregiudizio.

Si afferma così una cultura giustizialista, in cui la colpevolezza viene presunta come forma di espiazione. È una dinamica che si alimenta di semplificazioni e che trova terreno fertile in una comunicazione pubblica incapace di distinguere tra accusa e condanna.

Il costo umano della giustizia ingiusta

Nel dialogo con l’autore, Stefano Esposito racconta anni segnati da sofferenza e smarrimento: perdita di autostima, depressione, attacco alla reputazione, carriera compromessa, difficoltà economiche, tensioni familiari, insonnia, isolamento.

È un annichilimento progressivo, che investe tanto la sfera interiore quanto quella sociale. Il mondo diventa cupo, privo di prospettive, dominato dall’incertezza e dall’impossibilità di dimostrare ciò che appare evidente.

Emblematico il passaggio in cui lo stesso Esposito afferma che avrebbe preferito essere arrestato: una pena certa, da cui ripartire, piuttosto che un limbo indefinito fatto di sospetti e di esposizione mediatica continua.

Le ferite che restano

Ciò che più colpisce è la dimensione umana della vicenda. La storia giudiziaria si conclude con l’assoluzione, ma le ferite restano.

Le cicatrici interiori, pur elaborate e in parte comprese, non scompaiono. Il tempo non basta a cancellarle, perché sono il segno di una sofferenza profonda, che accompagna la memoria e continua a interrogare il senso stesso della giustizia.

La democrazia senza comprensione

Oltre 25 anni fa il filosofo Edgar Morin pubblicò un gustoso libretto a titolo “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. Al suo interno un capitolo tutto degno di attenzione che affrontava come poter insegnare la comprensione. Sarebbe ancor più oggi un utile esercizio per la nostra politica su come affrontare il dopo referendum e le sfide bellicose in giro per il pianeta. 

La fatica dell’altro

Lì dove la tecnologia offre opportunità di comunicazione sempre più efficaci ( internet, telefoni cellulari, modem etc) progredisce tuttavia l’incapacità di intendersi. La comprensione, secondo il pensatore, si declina in intellettuale oppure umana. 

La prima, necessita sempre di una spiegazione a supporto, mentre la seconda va oltre la spiegazione ed esige una conoscenza da soggetto a soggetto, insomma l’ego alter diventa alter ego. Così dovrebbero entrare in gioco i sentimenti di apertura, simpatia e generosità.

I nemici della comprensione

Semplificando, ci sono però elementi di ostacolo alla comprensione che è bene chiamare per nome. 

L’egocentrismo che attraverso l’autoinganno tende ad imputare agli altri la causa di tutti i mali. In sostanza si mascherano a se stessi i propri difetti, così che ci fa spietati verso le carenze degli altri.

Morin è quindi particolarmente impietoso verso il mondo degli intellettuali che “dovrebbe essere il più comprensivo” ed è invece “il più incancrenito sotto l’effetto di una ipertrofia del sé nutrita dal desiderio di consacrazione e di gloria”. 

E poi ancora occorre guardarsi dall’etnocentrismo e sociocentrismo con i loro razzismi di scorta e corredati da idee preconcette e frenetiche autogiustificazioni “che possono giungere a negare allo straniero la qualità dell’umano”. 

All’opposto, l’etica della comprensione richiede argomentare, refutare anziché scomunicare e anatemizzare ed esige impegnativamente di comprendere l’incomprensione. “Se sappiamo comprendere prima di condannare, saremo sulla via della umanizzazione delle relazioni umane”. 

Le contromosse per un buon vivere

Dovremmo pertanto armarci del ben pensare, dell’arte della introspezione e della tolleranza che richiede l’arte di rispettare il diritto di proferire un discorso che ci sembra ignobile, di saperci democraticamente nutrire di opinioni diverse e antagoniste, il rispetto della verità altrui. La tolleranza si applica ovviamente alle idee ma “non per gli insulti, le aggressioni, le azioni omicide”. Verrebbe da commentare come la recente battaglia referendaria non sembra abbia messo in mostra tutto questo.

Quale democrazia?

Tutto ciò è possibile in un sistema democratico dove Individuo e Società esistono reciprocamente. “La democrazia si fonda sul controllo dell’apparato di potere da parte dei controllati…i cittadini producono la democrazia che produce cittadini”.

La domanda è d’obbligo. E’ questa la realtà in cui siamo oggi?

“La sovranità del popolo cittadino comporta nel contempo l’autolimitazione di questa sovranità attraverso l’obbedienza alle leggi eil trasferimento del diritto di sovranità agli eletti. La democrazia comporta nel contempo l’autolimitazione della influenza esercitata dallo Stato, attraverso la separazione dei poteri, la garanzia dei diritti individuali e la protezione della vita privata”.

Se così stanno le cose non si ha l’impressione che nel nostro paese la democrazia possa forgiarsi di particolari spille sul petto. 

La democrazia necessita di conflitti di idee e di opinioni che le danno vitalità e produttività tessendo insieme l’unione e la disunione, tollera e si alimenta di conflitti. “La democrazia vive di pluralità anche al vertice dello Stato (divisione dei poteri esecutivo, legislativo e giudiziario) e deve mantenere questa pluralità per mantenere se stessa”.

Ci sarebbe allora da chiedersi quali siano le conseguenze quando i tre poteri entrano in conflitto tra loro.

Declino della democrazia e nuovi poteri

Infine, Scienza, tecnica e burocrazia attentano continuamente alla democrazia e producono non solo conoscenza ma anche macroscopica ignoranza. La specializzazione del sapere in mano solo ad esperti fa in modo che il cittadino perde il diritto alla conoscenza. Ad esempio “l’arma atomica ha sottratto totalmente ai cittadini la possibilità di pensarla e controllarla. La sua utilizzazione è generalmente delegata ala decisione personale del solo Capo di Stato, senza consultazione di alcuna istanza democratica regolare”.

I cittadini sono “espulsi dagli ambiti politici sempre più accaparrati dagli esperti e il dominio della nuova classe impedisce di fatto la democratizzazione della conoscenza. In queste condizioni, la riduzione del politico al tecnico e all’economico, la riduzione dell’economico alla crescita…produce l’indebolimento del senso civico, la fuga e il rifugio nella vita privata, l’alternanza tra apatia e rivolte violente”.

Basta comprendersi per capire dove stiamo andando.

Trump: di fatto in Iran c’è stato un "cambio di regime", presto l’accordo

Roma, 30 mar. (askanews) – Donald Trump ha detto di intravedere un possibile “accordo” con i nuovi dirigenti iraniani, sostenendo che la guerra avviata da Stati uniti e Israele abbia prodotto di fatto un “cambio di regime” a Teheran, mentre l’Iran continua a colpire i paesi del Golfo. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse.

Il presidente statunitense ha dichiarato ai giornalisti che, dopo l’eliminazione dei principali vertici della Repubblica islamica, a partire dalla guida suprema Ali Khamenei, uccisa nel primo giorno del conflitto, gli interlocutori iraniani sarebbero ora “persone diverse da quelle con cui chiunque abbia avuto a che fare in precedenza”, definite da Trump “molto più ragionevoli” dei predecessori. Per questo, ha aggiunto, vede la possibilità di un’intesa “forse presto”.

Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita normalmente circa un quinto degli idrocarburi mondiali e il cui blocco ha alimentato l’impennata dei prezzi energetici.

Il conflitto, innescata il 28 febbraio da un attacco congiunto americano-israeliano e costato, secondo le autorità, migliaia di morti in grande maggioranza in Iran e in Libano, non mostra tuttavia segnali di de-escalation.

In un’intervista pubblicata domenica sera dal Financial Times, Trump ha anche avvertito che l’esercito americano potrebbe conquistare “molto facilmente” l’isola di Kharg, nel Golfo, dove si trova il principale terminal petrolifero iraniano, da cui passa circa il 90% delle esportazioni di greggio del paese. L’isola era già stata bersaglio di un attacco statunitense a metà marzo.

Il quadro energetico rischia inoltre di aggravarsi ulteriormente con l’entrata in guerra dei ribelli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran. Il gruppo ha annunciato di aver condotto sabato due attacchi contro Israele e potrebbe ostacolare il traffico nello stretto di Bab el-Mandeb, uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo.

Euractiv: l’Ue potrebbe rivalutare il mandato per la missione Aspides

Roma, 30 mar. (askanews) – L’UE potrebbe riconsiderare il mandato della sua missione navale nel Mar Rosso se il movimento politico-militare sciita Houthi, al potere nel nord dello Yemen, riprendesse gli attacchi contro le navi mercantili nella regione, riferisce Euractiv.

“Se la situazione dovesse cambiare (se gli attacchi dovessero riprendere – ndr), si potrà sempre discutere del mandato”, riporta il media, citando un diplomatico europeo.

Allo stesso tempo, il diplomatico ha sottolineato che è troppo presto per parlare di eventuali cambiamenti per la missione Aspides.La pubblicazione rileva che l’Europa sta incontrando sempre maggiori difficoltà nell’astenersi dall’estendere la propria missione nel Mar Rosso al Golfo Persico, a causa delle pressioni politiche derivanti dall’aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Tuttavia, i leader dell’UE temono che un intervento militare possa trascinare l’Europa in un conflitto regionale.

I risultati del vertice Ue sull’energia e cosa ha ottenuto l’Italia

Bruxelles, 30 mar. (askanews) – La Commissione europea comincerà a consultare da lunedí prossimo le autorità italiane sulle soluzioni a breve termine che sono state proposte dal governo nel suo ‘Decreto bollette’ per affrontare il caro energia, con riferimento alle specificità della situazione nazionale, e proporrà successivamente, con la revisione del sistema Ets di compravendita dei permessi di emissione di CO2, anche delle soluzioni di medio termine. Tra queste, in particolare, la continuazione ‘oltre il 2035’ della concessione di quote di emissioni gratuite all’industria ad alto consumo energetico (invece dello stop finora previsto al 2034), e misure contro la volatilità dei prezzi dell’Ets, che hanno impatto sul prezzo dell’energia elettrica.

E’, in sintesi, quanto ha indicato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rispondendo ai giornalisti durante la conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, la notte scorsa a Bruxelles.

‘A causa del mix energetico molto diverso nei vari Stati membri, non è possibile adottare un approccio valido per tutti. L’approccio – ha spiegato von der Leyen – deve essere molto mirato, adattato alla situazione dei singoli Stati membri e temporaneo’. In questo contesto, ha detto, ‘ci impegniamo a collaborare strettamente con il governo sul decreto italiano, seguendo le linee guida delle conclusioni del Consiglio europeo’ che fanno riferimento a misure mirate in materia di energia per affrontare l’aumento dei costi in bolletta conseguenti ai rincari delle fonti fossili causati dalla crisi in Medio Oriente. ‘Da lunedì – ha annunciato – inizieranno le consultazioni e siamo fiduciosi di poter fare progressi per affrontare i problemi specifici dell’Italia, nel breve termine’.

‘Nel medio termine – ha continuato von der Leyen -, credo anche che la prossima revisione dell’Ets (prevista a luglio, ndr) affronterà altre questioni specifiche importanti per l’Italia, come la proroga per le quote gratuite per le industrie ad alta intensità energetica o la volatilità dei prezzi dell’Ets’.

Per quanto riguarda il breve termine, altre indicazioni sulla posizione della Commissione riguardo al ‘Decreto bollette’ e alle decisioni prese da altri Stati membri per contrastare l’emergenza rincari le ha date oggi la portavoce per l’Energia e il Clima dell’Esecutivo comunitario, Anna-Kaisa Itkonen: ‘Valuteremo, caso per caso, l’impatto dei meccanismi nazionali di emergenza per limitare gli effetti degli alti prezzi del gas sull’elettricità’, ha riferito la portvoce.

Per la Commissione, ha spiegato, è importante verificare il modo in cui questi provvedimenti sono stati progettati, per ‘evitare distorsioni del mercato interno, preservare i segnali di investimento a favore delle energie pulite, evitare un aumento della domanda di gas’. Gli Stati membri, ha ricordato infine Itkonen, ‘possono già utilizzare la compensazione dei costi indiretti dell’Ets per neutralizzare fino all’80% dell’impatto delle quote di emissione sull’elettricità per le industrie ad alta intensità energetica’.

Le misure del decreto italiano, dunque, saranno esaminate alla luce della loro conformità con la legislazione in vigore. Le condizioni indicate dalla portavoce sembrano escludere, ad esempio, la possibilità di ‘sterilizzare’ gli effetti dell’Ets sulle centrali termoelettriche alimentate a gas, perché questo sarebbe chiaramente un segnale di investimento contro le energie pulite, invece che in loro favore, e promuoverebbe un aumento della domanda di gas, invece di evitarlo. Per le misure di medio termine, la Commissione intende innanzitutto riesaminare i criteri di riferimento (‘benchmark’) in termini di efficienza energetica e di emissioni, in base ai quali si decide quali impianti, in ogni comparto industriale ad alta intensità energetica, possono ricevere i permessi di emissione gratuiti. Gli impianti che hanno prestazioni inferiori a quelle del valore di riferimento stabilito per il loro specifico comparto devono acquistare i permessi di emissione, quelli che lo superano possono avere le quote gratuite.

Abbassando o elevando il valore di riferimento, la Commissione può determinare un aumento o una riduzione (anche fino all’eliminazione totale, che in effetti finora era prevista per il 2034) dei permessi di emissione gratuiti. Questo, quindi, è lo stumento che con tutta probabilità la Commissione userà per mantenere più a lungo i permessi di emissione gratuiti oggi esistenti. Ma sarà necessario rivedere anche il regolamento sui ‘dazi climatici’ Cbam (‘Carbon Border Adjustment Mechanism’), che prevede l’eliminazione progressiva delle quote gratuite.

La seconda questione di medio termine, quella della volatilità dei prezzi dell’Ets, sarà affrontata invece attraverso l’uso della ‘riserva di stabilità’, ovvero una numero importante di permessi di emissione che la Commissione tiene in riserva e che, in caso di rincari eccessivi delle quote di CO2, può immettere massicciamente sul ‘mercato del carbonio’, aumentandone la liquidità con un incremento dell’offerta.

Il governo italiano appare molto soddisfatto dei risultati del Consiglio europeo e degli annunci di von der Leyen. Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, si tratta di ‘una svolta storica’, che indica che ‘finalmente l’Europa si muove sulla strada indicata dall’Italia: una strada condivisa da un sempre crescente e più ampio fronte di Stati membri’.

Secondo Urso, ‘è di grande rilevanza il riconoscimento che la prossima revisione dell’Ets affronterà, da subito, proprio le questioni rilevanti per il nostro paese, come l’estensione delle quote gratuite per le industrie energivore e la volatilità del prezzo delle quote Ets, condizionata anche dalla speculazione finanziaria. Altrettanto significativo è che la Commissione lavorerà già da lunedì con il nostro governo proprio su quanto previsto dal decreto bollette, ‘per affrontare – come riconosciuto dalla stessa von der Leyen – le specificità italiane”.

In realtà, va notato che, se la proroga per le quote di CO2 gratuite era effettivamente una delle richieste dell’Italia, e di diversi altri paesi, non c’è invece alcuna traccia, nelle conclusioni del Consiglio europeo, come nelle posizioni espresse dalla Commissione, dell’ipotesi di ‘sospendere’ l’Ets, rivendicata dal governo italiano. E anche l’intervento annunciato da von der Leyen contro la volatilità dei prezzi dell’Ets, attraverso l’attivazione della ‘riserva di stabilità’, è molto diverso da quanto chiedeva l’Italia, ovvero l’introduzione di un ‘cap’ (un tetto di prezzo massimo) per le quote di emissione, o un meccanismo (che appare molto complicato da realizzare) per escludere la componente Ets dal prezzo dell’elettricità prodotta con le rinnovabili.

Durante la conferenza stampa della notte scorsa, von der Leyen è stata chiarissima nella difesa dell’Ets. ‘Oggi devo dire, – ha osservato – che la giornata della riunione del Consiglio europeo è stata molto positiva per il sistema di scambio delle emissioni. Perché, sullo sfondo della crisi, è apparso chiaro che siamo vulnerabili perché dipendiamo dalla volatilità dei prezzi globali dei combustibili fossili. E ciò che importiamo come combustibili fossili fa aumentare i prezzi perché abbiamo il ‘merit order’ nel sistema del mercato energetico’. Il ‘merit order’ è il meccanismo marginale di formazione del prezzo che, soprattutto in Italia, fa quasi sempre pagare l’elettricità al prezzo della fonte più cara, il gas.

‘Il sistema di compravendita delle emissioni, in vigore da circa 20 anni – ha ricordato la presidente della Commissione -, ha ridotto le emissioni mentre l’economia è cresciuta. Ma soprattutto, ha rappresentato un forte incentivo agli investimenti nelle tecnologie pulite. E le tecnologie pulite sono le fonti di energia a basse emissioni di carbonio, come il nucleare e le energie rinnovabili. Come si può vedere sulla mappa dei diversi Stati membri con i loro diversi mix energetici, maggiore è la quota di energie rinnovabili e nucleare, più bassi sono i prezzi, perché queste fonti energetiche sono prodotte localmente e non sono volatili. Vale anche il contrario: maggiore è la quota di gas come fonte energetica, più alti sono i prezzi e maggiore è la volatilità’.

La necessità di mantenere l’Ets pienamente in funzione è poi sottolineata anche nelle conclusioni del vertice Ue. Nel testo c’è un esplicito riferimento al fatto che devvono essere preservati ‘i segnali di investimento a lungo termine’ e sostenuta ‘l’accelerazione della produzione di energia rinnovabile e a basse emissioni di carbonio’. Inoltre, si invita la Commissione a presentare, ‘entro luglio 2026 al più tardi’, una revisione del sistema Ets ‘al fine di ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’elettricità’, ma ‘preservando al contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione’.

MotoGp, il calendario del motomondiale

Roma, 30 mar. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia)

GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) GP Catalogna (Barcellona, Spagna, 17 maggio) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

Tennis, Ranking, Sinner possibile n.1 a Montecarlo

Roma, 30 mar. (askanews) – Il trionfo di Jannik Sinner a Miami riapre la corsa al numero uno del ranking Atp, oggi occupato da Carlos Alcaraz. L’azzurro ha ridotto il distacco a 1.190 punti e guarda ora con ambizione al Masters 1000 di Monte-Carlo, snodo chiave per il possibile sorpasso.

Nel Principato, infatti, Sinner avrà un vantaggio importante nella gestione dei punti: non avendo partecipato all’edizione 2025, non dovrà difendere alcun bottino, mentre Alcaraz perderà una quota significativa legata ai risultati dello scorso anno.

Diversi gli scenari che potrebbero riportare Sinner in vetta al ranking mondiale: l’italiano diventerebbe numero uno vincendo il torneo, indipendentemente dal percorso dello spagnolo. Il sorpasso sarebbe possibile anche in caso di finale, a patto che Alcaraz non vada oltre la semifinale, oppure con una semifinale se il rivale si fermasse ai quarti.

Il sistema di classifica Atp, basato sui risultati delle ultime 52 settimane tra Slam, Masters 1000 e tornei del circuito, rende determinante il meccanismo dei punti da “scartare”. Proprio in questa fase della stagione il calendario offre a Sinner una finestra favorevole per colmare il gap.

Monte-Carlo diventa così un crocevia decisivo: per Sinner non solo la conferma del momento di forma, ma anche la concreta possibilità di tornare sul trono del tennis mondiale.

MotoGp, Aprilia fa la storia: doppietta bis ad Austin

Roma, 30 mar. (askanews) – Aprilia scrive una pagina storica della MotoGP con la seconda doppietta consecutiva, confermandosi la moto del momento sul circuito di Austin. A firmare l’impresa sono Marco Bezzecchi e Jorge Martin, protagonisti di un weekend perfetto per la casa di Noale.

Bezzecchi, scattato dalla quarta posizione per una penalità in qualifica, ha costruito una gara impeccabile: nonostante un contatto nel primo giro che ha danneggiato la sua moto, ha preso il comando già al termine del giro iniziale e non lo ha più lasciato fino alla bandiera a scacchi. Una superiorità netta che lo porta alla quinta vittoria consecutiva, impresa riuscita nell’era moderna solo a Valentino Rossi e Marc Marquez.

Il dominio del pilota italiano si misura anche nei numeri: 121 giri consecutivi in testa, nuovo record assoluto davanti ai 103 di Jorge Lorenzo, e primo a vincere i primi tre Gran Premi stagionali dal 2014. Per Aprilia è l’undicesimo successo in top class, il quinto di fila, oltre a una doppietta che segna un primato storico: mai prima d’ora la casa veneta era riuscita a centrare due uno-due consecutivi.

Alle spalle di Bezzecchi, Martin completa l’opera con una gara di grande solidità, confermando il salto di qualità della RS-GP26 anche sul passo gara. Lo spagnolo, già vincitore della Sprint, ha provato a restare agganciato al compagno, salvo poi gestire nel finale.

A fine gara, Bezzecchi non nasconde l’emozione: “Sabato ho fatto un errore che non ci stava, ma la squadra mi è stata molto vicina. Oggi era importante fare una bella gara: sono davvero molto contento ed emozionato. Sognavo da tanto di fare bene su questa pista, che mi è sempre piaciuta, ma dove non ero mai riuscito a concludere come avrei voluto. Fare una gara così è stato incredibile”.

Soddisfatto anche Martin: “Sono davvero felice e molto grato ad Aprilia. Ho dato il massimo e questo mi rende molto orgoglioso. Sabato mi sono tolto la soddisfazione di vincere la Sprint e anche domenica ho dato tutto. Marco è stato incredibile: ho cercato di recuperare terreno, ma negli ultimi giri ho dovuto rallentare. Qui ho sempre sofferto, quindi essere sul podio è fantastico”.

Parole di entusiasmo anche da Massimo Rivola: “È una domenica memorabile, con due piloti straordinari e una moto estremamente competitiva. Questo risultato è il frutto del lavoro sinergico tra Noale e la pista. È qualcosa di storico, destinato a restare, ma non deve fermare la nostra crescita. Anzi, ci darà ancora più motivazione per continuare a sviluppare la moto”.

Una festa completata solo a metà, considerando il ritiro di Ai Ogura che avrebbe potuto regalare un podio tutto Aprilia. Ma resta la sensazione di un cambio di gerarchie: oggi, in MotoGP, la moto da battere è quella di Noale.

Iran, le notizie più importanti del 30 marzo sulla guerra

Roma, 30 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di lunedì 30 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale.

-07:19 Il presidente Usa Donald Trump sta valutando una possibile operazione militare per impadronirsi di quasi 1.000 libbre (453 kg) di uranio dall’Iran. Lo hanno riferito funzionari statunitensi al Wall Street Journal.

-07:05 Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che gli piacerebbe “prendere il petrolio in Iran”, definendo “stupidi” i critici negli Stati uniti, in un’intervista al Financial Times.

-07:01 Donald Trump ha detto di intravedere un possibile “accordo” con i nuovi dirigenti iraniani, sostenendo che la guerra avviata da Stati uniti e Israele abbia prodotto di fatto un “cambio di regime” a Teheran, mentre l’Iran continua a colpire i paesi del Golfo. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse. Trump ha inoltre affermato che l’Iran sarebbe sul punto di autorizzare nei prossimi giorni il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.

-07:00 Libano, colpita postazione Unifil: morto un peacekeeper.

In Libano colpita postazione Unifil: morto un peacekeeper

Roma, 30 mar. (askanews) – Un peacekeeper dell’Unifil è stato ucciso la scorsa notte dall’esplosione di un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nel Libano meridionale vicino ad Adchit Al Qusayr, mentre un secondo casco blu è rimasto gravemente ferito. Lo ha reso noto la stessa missione delle Nazioni unite in una dichiarazione.

L’Unifil ha espresso “le più profonde condoglianze” alla famiglia, agli amici e ai colleghi del peacekeeper morto “mentre portava coraggiosamente a termine i suoi compiti”, aggiungendo che i suoi “pensieri e le sue speranze” sono anche rivolti al militare ferito, attualmente ricoverato in ospedale in gravi condizioni.

La missione ha precisato di non conoscere per il momento l’origine del proiettile e di avere avviato un’indagine per chiarire tutte le circostanze dell’accaduto. Nel comunicato, l’Unifil ha rivolto un nuovo appello a “tutti gli attori” affinché rispettino i loro obblighi ai sensi del diritto internazionale e garantiscano in ogni momento la sicurezza del personale e delle proprietà delle Nazioni unite, “astenendosi da azioni che possano mettere in pericolo i peacekeeper”.

La missione ha inoltre ricordato che gli “attacchi deliberati” contro i peacekeeper costituiscono “gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza” e “possono equivalere a crimini di guerra”.

“Su entrambi i lati della Blue Line sono già state perse troppe vite in questo conflitto”, ha aggiunto ancora l’Unifil, ribadendo che “non esiste una soluzione militare” e che “la violenza deve finire”.

Trump: Teheran ha consentito il passaggio di 20 petroliere dallo stretto di Hormuz

Roma, 30 mar. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha affermato che l’Iran ha consentito il passaggio di 20 petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.

“Ce ne hanno date 10, ora ce ne danno 20 e queste 20 hanno già cominciato a passare esattamente nel mezzo dello stretto”, ha dichiarato Trump in un’intervista al Financial Times.

Il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato che l’Iran ha accettato la maggior parte dei punti del piano di pace americano, ma che Washington intende avanzare ulteriori richieste a Teheran.

In precedenza l’inviato speciale presidenziale Usa Steve Witkoff aveva affermato che Washington aveva consegnato all’Iran un piano
in 15 punti per porre fine al conflitto.

“Ci hanno dato la maggior parte dei punti, perché non avrebbero dovuto? Sono d’accordo con noi sul piano. Abbiamo chiesto 15 cose
e, per la maggior parte, ci siamo, ma chiederemo anche un altro paio di cose”, ha detto Trump ai giornalisti.

MotoGp, Bezzecchi domina in Texas e torna leader

Roma, 30 mar. (askanews) – Dominio Aprilia nel Gran Premio delle Americhe ad Austin, con Marco Bezzecchi che conquista una vittoria netta davanti al compagno di squadra Jorge Martin, firmando una doppietta tutta veneta da applausi. Sul podio anche Pedro Acosta, mentre Fabio Di Giannantonio chiude quarto dopo essere partito dalla pole position.

Gara autoritaria per Bezzecchi, capace di prendere il comando già nel corso del primo giro e mantenerlo fino alla bandiera a scacchi, nonostante una partenza dalla seconda fila dovuta a una penalità. Il pilota italiano ha così proseguito una striscia impressionante di giri consecutivi in testa, confermandosi riferimento assoluto del momento.

Alle sue spalle Martin completa la festa Aprilia con una rimonta solida dalla settima posizione, mentre Acosta porta la Ktm sul podio, lasciando fuori dalle prime tre posizioni le Ducati ufficiali, in difficoltà sul tracciato texano.

Quinto posto per Marc Marquez, autore di una rimonta dopo aver scontato un long lap penalty, mentre Francesco Bagnaia chiude soltanto nono al termine di una gara complicata.

Al termine della corsa Bezzecchi ha espresso tutta la sua soddisfazione: “Sono felicissimo, perché sabato ho fatto un errore che non ci stava. Ho buttato via la Sprint ed ero molto abbattuto. Per questo ringrazio la squadra che mi è stata vicina e mi ha ricaricato”. Il pilota Aprilia ha poi sottolineato la difficoltà della gara: “Ho tenuto la concentrazione massima per tutti i giri, perché questa pista ti porta facilmente all’errore. Sapevo che potevo fare una bella gara se avessi fatto tutto bene”.

Con questo risultato Bezzecchi torna in testa alla classifica mondiale con 4 punti di vantaggio proprio su Martin, rilanciando le ambizioni iridate dell’Aprilia dopo un weekend dominato sia nella Sprint sia nella gara lunga.

Tennis, Sinner: "Sunshine double inimmaginabile"

Roma, 30 mar. (askanews) – “Sono davvero felice di tornare a casa non solo con uno, ma con due trofei. Realizzare il Sunshine Double per la prima volta è incredibile. È qualcosa che non avrei mai immaginato. È così difficile da ottenere. In qualche modo ci siamo riusciti e sono molto felice” le parole a caldo di Sinner dopo il successo a Miami.

Dopo il trionfo al Miami Open, Jannik Sinner ha dedicato il successo a Kimi Antonelli e Marco Bezzecchi, oggi vincitori a Suzuka e Austin in Formula 1 e MotoGP, con la firma sulla telecamera per sottolineare la grande domenica vissuta dallo sport italiano.

Tennis, Sinner nella storia, dopo Indian Wells vince anche Miami

Roma, 30 mar. (askanews) – Il Sunshine Double di Jannik Sinner è realtà. Dopo Indian Wells, l’azzurro conquista anche Miami battendo in finale Jiri Lehecka con un doppio 6-4, in una partita segnata dal maltempo con l’inizio in ritardo e lo stop di un’ora e mezza dopo il primo set. Sinner ha giocato una partita accorta e puntuale, alzando il livello nei momenti chiave della partita. Il tutto, come accaduto in tutto il corso del torneo, supportato da un grande servizio.

Nella storia del tennis maschile, Sinner è l’ottavo a farcela, ma è il primo a completare l’opera senza perdere alcun set nel percorso. Una statistica che si inserisce nell’altro record raccontato già negli scorsi giorni: sono infatti ora 34 i set vinti consecutivamente dall’azzurro nei Masters 1000, a partire dal cammino immacolato sul cemento indoor di Parigi (novembre 2025). Si tratta del secondo titolo a Miami e del settimo titolo in questa categoria per il tennista classe 2001, salito ora a quota 26 titoli ATP in carriera.

La partenza è delle migliori per Sinner, che impiega appena due turni di risposta per togliere la battuta al ceco, che non aveva subito alcun break nelle partite giocate fino alla finale in Florida. Il game chiave del primo set, però, è quello immediatamente successivo, il quarto. Qui, l’italiano si dimostra glaciale e rimonta da 0-40 con cinque prime consecutive, di cui due ace dal 40-40.

Lehecka è aggressivo e cerca di presentarsi a rete, o fare anche scelte insolite per lui nel tentativo di tirar fuori dalla comfort zone il n.2 al mondo. Che in effetti manca due set point nell’ottavo game, sul 5-3. Poco dopo, però, si conferma impeccabile al servizio (16/16 con la prima nel primo set) e archivia il primo parziale sul 6-4.

Quando arriva, la pioggia, ferma Sinner in un altro momento caldo del match, sul 15-30 in risposta nel game d’apertura del secondo. Alla ripresa, Lehecka è solido e respinge l’assalto del ragazzo di Sesto Pusteria annullandogli anche tre palle break sull’1-1: le prime due costringendolo a due passanti difficili, e l’ultima con una prima vincente.

Nel quinto gioco, Sinner ne vede sfumare altre due consecutive, rimproverandosi qualcosa sulla seconda, con un dritto messo in rete quando lo scambio sembrava finalmente potergli sorridere. Rinfrancato, anzi, il ceco riesce a farsi anche insidioso soprattutto nell’ottavo game, con Sinner ancora freddissimo nel chiudere ai vantaggi dopo lo 0-30 iniziale.

Col senno di poi, è la sua ultima chance per fare davvero partita pari. Sinner, infatti, regala poco o nulla, e nel nono game ottiene il tanto agognato break dopo due errori di dritto di Lehecka dal 30-30. L’ultimo game, invece, è un manifesto dell’infinita classe dell’azzurro, che si regala il secondo trionfo a Miami dopo quello del 2024.

Herzog chiama Pizzaballa: profondo dolore per quanto successo

Roma, 29 mar. (askanews) – Il presidente israeliano Isaac Herzog ha telefonato al Patriarca latino di Gerusalemme, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, per esprimere il suo “profondo dolore” per la decisione degli agenti di polizia israeliani di impedire al cardinale e al Custode di Terra Santa, Padre Francesco Ielpo, di raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro per la Messa della Domenica delle Palme.

“Ho chiarito che l’incidente è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele, a seguito di precedenti episodi in cui missili iraniani sono caduti nella zona della Città Vecchia di Gerusalemme nei giorni scorsi”, ha affermato Herzog, così come riporta il Times of Israel. “Ho ribadito l’incrollabile impegno dello Stato di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a tutela dello status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”, ha sottolineato il presidente israeliano.

Macron: pieno sostegno a Pizzaballa e ai cristiani in Terra Santa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Esprimo il mio pieno sostegno al Patriarca latino di Gerusalemme e ai cristiani della Terra Santa, ai quali è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro”. Lo scrive su X il presidente francese Emmanuel Macron dopo che stamane la polizia israeliana aveva impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e di celebrare la Messa della Domenica delle Palme.

“Condanno questa decisione della polizia israeliana, che si aggiunge alla preoccupante serie di violazioni dello statuto dei Luoghi Santi di Gerusalemme. Il libero esercizio del culto a Gerusalemme deve essere garantito per tutte le religioni”, sottolinea il presidente francese.

Schlein: il governo prenda distanze una volta per tutte dal criminale Netanyahu

Roma, 29 mar. (askanews) – “Il governo italiano esprima forte la sua condanna e prenda una volta per tutte le distanze dal criminale governo Netanyahu, promuovendo azioni concrete per fermare e sanzionare le sue sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà”. Lo dichiara la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, in una nota di solidarietà al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e a tutti i fedeli a cui le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa delle Palme al Santo Sepolcro.

A Disneyland Paris ha aperto World of Frozen

Parigi, 29 mar. (askanews) – Disneyland Paris ha celebrato oggi la trasformazione del suo secondo Parco in Disney Adventure World, con un esclusivo evento inaugurale presentato dal partner Visa. La cerimonia inaugurale , al di là dei discorsi ufficiali, ha visto l’alternarsi di performance artistiche che hanno reso omaggio alle storie Disney più amate fondendo musica e danza davanti ai principali media internazionali.

Durante l’evento Natacha Rafalski Presidente di Disneyland Paris ha dichiarato: “Con Disney Adventure World, non stiamo solo svelando un secondo Parco reinventato a Disneyland Paris ma stiamo aprendo la porta a una nuova era. Un’era in cui i nostri ospiti camminano direttamente nel cuore delle storie che amano”.

A queste parole si sono aggiunte quelle di Thomas Mazloum, Chairman di Disney Experiences: “Continuiamo a espandere Disneyland Paris con ambizione e determinazione. La trasformazione del nostro secondo Parco riflette il meglio di ciò che Disney rappresenta: un’immaginazione senza confini che unisce le persone”.

Anche Josh D’Amaro, Chief Executive Officer di The Walt Disney Company, ha voluto sottolineare l’importanza del progetto: “Poche storie hanno avuto una risonanza mondiale tra i fan come Frozen. Dal grande schermo ai nostri Parchi, alle crociere e oltre, il suo impatto continua a crescere, e con World of Frozen e Disney Adventure World, stiamo offrendo agli ospiti di Disneyland Paris l’opportunità di vivere quella storia in modi del tutto nuovi.

Il momento inaugurale ha visto la partecipazione di Rapunzel e Flynn, che hanno reso omaggio alla nuova attrazione Raiponce Tangled Spin situata lungo Adventure Way, seguita dalla performance della cantante Santa, tra le pop star più amate in Francia. L’artista ha eseguito “Into the Unknown” al pianoforte di ghiaccio prima di essere raggiunta sul palco dalla piccola Lou, 11 anni.

Questo duetto sulle note di “Do You Want to Build a Snowman?”, realizzato in collaborazione con Make-A-Wish France e arricchito dalla presenza dell’animatronics di Olaf, ha segnato lo storico traguardo dei 25.000 desideri esauditi a Disneyland Paris dal 1992.

La serata si è chiusa sulle note di ‘Let It Go’, con il villaggio di Arendelle, nell’attesissima area World of Frozen da oggi aperta al pubblico e Adventure Boy illuminati da uno spettacolare gioco di fuochi d’artificio. Un parterre eccezionale di personalità ha preso parte alle celebrazioni e alle anteprime esclusive, riunendo icone del cinema, della moda, dello sport e del mondo digitale. Tra gli ospiti illustri figuravano Isabelle Huppert, Penélope Cruz, il designer Christian Louboutin, Sébastien Meyer e Aranaud Vaillant di Coperni, gli attori Lucas Bravo e Camille Razat. Presenti anche Teyana Taylor, premiata ai Golden Globe 2026, l’ex Spice Girl Emma Bunton e leggende dello sport come Andrés Iniesta, Wayne Rooney e Olivier Giroud. Per l’Italia, hanno partecipato all’evento Costanza Caracciolo e Christian Vieri, insieme ai più influenti content creator e ai principali media nazionali, testimoniando in prima persona l’inizio di questo nuovo capitolo per Disneyland Paris.

All’evento erano presenti anche le menti creative di Frozen 3, riunite per rappresentare il prossimo capitolo della franchise. La squadra pluripremiata include Jared Bush, Chief Creative Officer dei Walt Disney Animation Studios, Jennifer Lee, sceneggiatrice e regista dei precedenti film della saga, Trent Correy, che affiancherà Lee alla regia di Frozen 3, e i compositori Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, già autori dei successi musicali originali. Il week end inaugurale si era aperto venerdì 27 marzo con Disneyland Paris che ha riunito personalità illustri, funzionari pubblici e la leadership di The Walt Disney Company per un evento volto a sottolineare il suo ruolo chiave nel turismo francese ed europeo. L’evento ha confermato il primato di Disneyland Paris come prima destinazione turistica d’Europa. Dalla sua apertura nel 1992, il Resort ha accolto oltre 445 milioni di visite, arrivando a generare da solo il 6,1% delle entrate turistiche totali della Francia.

L’investimento di 2 miliardi di euro annunciato nel 2018 per Disney Adventure World ha portato all’ingresso di oltre 1.000 Cast Members (Dipendenti Disney) nell’avventura con quasi 400 fornitori che hanno contribuito al progetto.

Il cardinale Pizzaballa: viviamo una situazione complicata

Roma, 29 mar. (askanews) – “Ci troviamo qui davanti alla città di Gerusalemme e viviamo una situazione complicata”. Con queste parole il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, ha dato inizio a una preghiera per la pace dal Santuario del Dominus Flevit sul Monte degli Ulivi.

Il porporato – a cui proprio questa mattina è stato impedito di celebrare privatamente la messa della Domenica delle Palme al Santo Sepolcro – ha invitato a essere “strumenti di pace e riconciliazione”, e a vivere “nell’amicizia, nella fraternità e nella comunione”.

Dopo Sanremo, Raf torna live con Infinito – Estate 2026

Milano, 29 mar. (askanews) – Dopo aver partecipato alla 76° edizione del Festival di Sanremo con il brano Ora e per sempre e in attesa dell’uscita del suo nuovo disco prevista per il prossimo autunno, Raf torna alla dimensione live per festeggiare i 25 anni del successo Infinito con ” Infinito – Estate 2026″, organizzato da Friends & Partners, prodotto da Girotondo srl in collaborazione Momy records.

Vero e proprio evergreen che continua a emozionarci, Infinito è uno dei brani “manifesto” della carriera di Raf, lunga oltre 40 anni e fatta di migliaia di live, 14 album pubblicati in studio, più di 20 milioni di dischi venduti in tutto il mondo. L’artista, padre del pop in Italia, tra le voci e firme più belle e rappresentative della canzone italiana, dedicherà al suo pubblico un viaggio musicale che scandisce le tappe significative del suo percorso artistico fino al capitolo più recente, quello sanremese.

“Infinito – Estate 2026” sarà: il 16 luglio a Capurso (BA) per Multiculturita Summer Festival; il 18 luglio a Carovigno (BR) per Arena 30/40; il 1 agosto al Forte di Bard a Bard (AO); il 3 agosto al Castello San Giusto di Trieste, per Trieste Estate 2026; il 6 agosto al Castello Pasquini di Castiglioncello (LI); l’8 agosto al Parco della Repubblica di Sirolo (AN); l’11 agosto al Teatro di Verdura di Palermo per Dream Pop Festival; il 12 agosto all’Anfiteatro Falcone e Borsellino di Zafferana Etnea (CT) per Etna in Scena il 14 agosto al Teatro di Acri ad Acri (CS) per l’Estate Acrese; il 18 agosto a Presicce-Acquarica (LE) per il Festival “I colori dell’olio”; il 22 agosto a Marina di Pietrasanta (Lu) per La Versiliana Festival; il 30 agosto al Teatro Romano di Verona; il 1 settembre in Piazza dei Signori a Vicenza per Vicenza Festival; il 13 settembre a Poggio Arena Live di Poggio Renatico (FE); il 19 settembre al Palaterni di Terni per Tributo d’autore; il 20 settembre al Barrocci Festival di Sant’Angelo di Gatteo (FC).

Il prossimo autunno invece Raf sarà nei palazzetti con “Infinito – Palasport 2026”: il 9 ottobre al Palapartenope di Napoli, il 12 ottobre all’Unipol Forum di Milano e il 17 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma.

Un nuovo capitolo live per Raf, che fa seguito alla straordinaria esperienza sanremese in cui l’artista ha emozionato con una ballad romantica e autobiografica – scritta insieme al figlio Samuele Riefoli, che ha anche firmato la regia del videoclip – e che anticipa l’uscita del suo nuovo disco di inediti. Ora e per sempre (Warner Records / Warner Music Italy) è una confessione sincera trasformata in musica: racconta la storia d’amore di due persone che si sono conosciute verso la fine degli anni ’80 e che continuano a vivere insieme, confrontandosi con un mondo che è completamente cambiato e che loro non avrebbero mai potuto immaginare così; non è dunque solo una canzone, ma anche un insieme di fotogrammi di vita che prendono forma attraverso parole cariche di verità.

Meloni: il divieto a Pizzaballa offende la libertà religiosa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Il Governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità, e in quanto tale da preservare e tutelare per la celebrazione dei riti sacri. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Calcio, playoff Mondiali: Turpin arbitrerà Italia-Bosnia

Roma, 29 mar. (askanews) – Sarà il francese Clément Turpin a dirigere la finale dei playoff Mondiali tra Italia e Bosnia Erzegovina, in programma martedì prossimo a Zenica.

L’UEFA ha annunciato la designazione dell’esperto arbitro, affiancato da una squadra quasi interamente francese: assistenti Nicolas Danos e Benjamin Pages, Var Jérôme Brisard e assistente Var Willy Delajod. Quarto ufficiale sarà lo spagnolo José Maria Sanchez.

Per Turpin si tratta del sesto incontro con l’Italia: nei precedenti cinque, il bilancio è di tre vittorie e due sconfitte azzurre. Il ricordo più significativo risale al 24 marzo 2022, quando l’arbitro francese diresse la semifinale playoff persa 1-0 contro la Macedonia del Nord a Palermo, costata agli Azzurri l’esclusione dal Mondiale.

Tajani: inaccettabile vietare l’ingressso al Santo Sepolcro a Pizzaballa

Roma, 29 mar. (askanews) – “Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Per la prima volta – prosegue Tajani – ai vertici della Chiesa la polizia israeliana ha negato la possibilità di celebrare la Messa delle Palme in uno dei luoghi più sacri per milioni di fedeli nel mondo”.

“Ho dato immediate istruzioni al nostro Ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv il nostro sdegno e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione”, conclude Tajani.

Calcio, Romania: paura per Lucescu, ricoverato in ospedale

Roma, 29 mar. (askanews) – Paura per Mircea Lucescu, ottantenne ct della Romania e storico ex allenatore di Brescia, Inter e Shakhtar Donetsk. Durante una riunione tecnica prima dell’allenamento in vista dell’amichevole contro la Slovacchia, il commissario tecnico si è sentito male ed è svenuto davanti ai giocatori.

Il suo assistente, Florin Constantinovici, ha prestato i primi soccorsi e chiamato l’ambulanza. I medici hanno stabilizzato Lucescu e lo hanno trasportato in ospedale, dove al momento si trova in condizioni stabili. Secondo quanto riferito dai sanitari, si è trattato di una sincope dovuta a stanchezza e stress, e non di un preinfarto. I medici gli hanno raccomandato di evitare ulteriori fonti di stress e di non partecipare all’amichevole in Slovacchia, che avrebbe dovuto essere la sua ultima partita in panchina.

Manifestazione degli anarchici vietata a Roma: 91 fermi preventivi

Milano, 29 mar. (askanews) – Dalle prime ore del mattino, alcune decine di aderenti a movimenti anarchici, provenienti anche da altre province del Paese, hanno raggiunto il Parco degli Acquedotti con l’intento di tenere la manifestazione di commemorazione dei due militanti anarchici morti nell’esplosione del 19 marzo. L’iniziativa era stata vietata con provvedimento del Questore di Roma.

I gruppi sono stati bloccati su vari ingressi dal contingente del Reparto a cavallo della Polizia di Stato e dai reparti inquadrati delle Forze dell’Ordine, riferisce la Questura della Capitale, che precisa: 91 persone ritenute pericolose e sospette, valutati i presupposti per il fermo preventivo condivisi dal PM di turno, stante il rifiuto all’identificazione di molti di loro – alcuni dei quali travisati- sono state accompagnate negli uffici della Questura per il fotosegnalamento e l’adozione, ricorrendone i presupposti, dei fogli di via obbligatori. Le operazioni si sono svolte senza turbative per l’ordine pubblico.

Iran, le notizie più importanti del 29 marzo sulla guerra

Roma, 29 mar. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di domenica 29 marzo sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. (A cura di Gianpiero Casagni)

-12:03 Iran, Israele colpisce a Teheran sede tv qatariota Al Araby.

-11:42 Iran, aereo sentinella Awacs distrutto in base Usa in Arabia Saudita.

-11:08 Iran, Ghalibaf: Usa fingono dialogo ma preparano attacco di terra.

-09:39 Un raid missilistico USA-Israele ha colpito il porto di Bandar Khamir, causando 5 morti e 4 feriti, vicino allo stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia ufficiale iraniana Irna sottolineando l'”attacco criminale del nemico americano-sionista” ha interessato il molo della città portuale e che ci sono state esplosioni anche a Teheran.

Il Papa: Dio rifiuta la guerra, nessuno lo usi per giustificarla

Città del Vaticano, 29 mar. (askanews) – “Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta dicendo: ‘Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue'”: è il grido di pace elevato da Papa Leone, durante la messa della Domenica delle Palme, presieduta in piazza San Pietro.

Poi un nuovo, ennesimo, appello di Papa Leone per la pace, accompagnato dall’invito a deporre le armi. “Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!”, è il grido del Pontefice nell’omelia della messa
della Domenica delle Palme, celebrata in piazza San Pietro.

Leone cita il vescovo Tonino Bello. “Con le parole del Servo di Dio, il vescovo Tonino Bello, vorrei affidare questo grido a Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi: ‘Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. E che, finalmente, le lacrime di tutte le
vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera’”.

Morto il cantautore e attore David Riondino: aveva 73 anni

Milano, 29 mar. (askanews) – E’ morto a 73 anni David Riondino, celebre cantautore, attore, regista e scrittore italiano. Ad annunciare la sua scomparsa è Chiara Rapaccini, artista, illustratrice e designer, che in un post su Facebook ricorda gli anni giovanili trascorsi a Firenze: “Eravamo tutti ‘compagni’, allora , di vita e politica. Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo, alle feste dell’Unità. David era il nostro capo visionario”.

I funerali sono in programma martedì alle 11.00 alla Chiesa degli Artisti di Roma.

Israele blocca l’ingresso al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro

Roma, 29 mar. (askanews) – “Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, OFM, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme”. Lo riferisce una nota del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

“Per la prima volta da secoli” è stato “impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro” al cardinale Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme e al custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo.  “I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre procedevano in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale – si legge nella nota – e sono stati costretti a tornare indietro. Di conseguenza, e per la prima volta da secoli,
ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro. Questo incidente – prosegue il Patriarcato Latino di Gerusaleme – costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo che, durante questa settimana, guardano a Gerusalemme”. “I capi delle Chiese – prosegue la nota del Patriarcato – hanno agito con piena
responsabilità e, sin dall’inizio della guerra, hanno ottemperato a tutte le restrizioni imposte: gli assembramenti pubblici sono stati annullati, l’accesso è stato vietato e sono state prese disposizioni per trasmettere le celebrazioni a centinaia di milioni di fedeli in tutto il mondo, i quali, in questi giorni di Pasqua, rivolgono lo sguardo a Gerusalemme e alla Chiesa del Santo Sepolcro”.

Cinema, dal 27 aprile su Prime Video "La Sobrietà" di Carlo Fenizi

Roma, 29 mar. (askanews) – Dal 27 aprile arriva in anteprima assoluta su Prime Video “La Sobrietà”, un film di Carlo Fenizi (Effetto Paradosso, Istmo) che, in una chiave tra mockumentary e commedia nera, accompagna lo spettatore dietro le quinte degli ambienti cinematografici, tra manie e debolezze dei suoi protagonisti.

Al centro della storia una nota actor coach e un fantasioso regista che decide di realizzare un documentario proprio per smascherarne il metodo d’insegnamento, molto famoso quanto manipolatorio. Nel cast, che si muove tra scenografie vivaci e atmosfere oniriche, in situazioni sopra le righe, Michele Venitucci, Eva Basteiro-Bertolí, Antonia San Juan (iconica Agrado di Tutto su mia madre), un’inedita Carmen Russo e un grande ritorno al cinema italiano, Amanda Lear.

“Il titolo del film contraddice in toto ciò che si vede. D’altra parte, noi animali sociali molto spesso parliamo e operiamo in modo diametralmente opposto alle direzioni dei nostri pensieri. C’è pugliesità e tropicalismo, più effetto che causa. Un manifesto libero e personale”, ha detto il regista e autore Carlo Fenizi.

Dopo una delusione professionale, Rodrigo, regista dalla fantasia iperbolica, incontra Kimba, figura enigmatica del cinema. Preparatrice di attori, direttrice di casting e ideatrice di un metodo controverso che tiene in pugno un gruppo di attrici disposte a tutto pur di raggiungere il talento e il successo, con pratiche ridicole e manipolatorie. Con l’aiuto di Cornelio, sceneggiatore anche lui caduto nella trappola, Rodrigo decide di realizzare un documentario per scoprire la verità sulla vita della donna e smascherare tutte le contraddizioni del “Metodo Kimba”. Ma più le riprese avanzano, più i confini tra osservatore e soggetto e tra realtà e finzione si confondono. Chi sta osservando davvero chi?

Formula1, il calendario del Mondiale

Roma, 29 mar. (askanews) – Ecco il calendario della stagione di Formula 1 2026 con i vincitori delle gare finora disputate:

GP Australia (Melbourne, Australia, 8 marzo) vincitore: George Russell (Mercedes) GP Cina (Shanghai, Cina, 15 marzo) vincitore: Kimi Antonelli (Mercedes) GP Giappone (Suzuka, Giappone, 29 marzo) vincitore: Kimi Antonelli (Mercedes)

GP Miami (Miami, Stati Uniti, 3 maggio) GP Canada (Montreal, Canada, 24 maggio) GP Monaco (Montecarlo, Principato di Monaco, 7 giugno) GP Barcellona-Catalunya (Montmelò, Spagna, 14 giugno) GP Austria (Spielberg, Austria, 28 giugno) GP Gran Bretagna (Silverstone, Regno Unito, 5 luglio) GP Belgio (Spa-Francorchamps, Belgio, 19 luglio) GP Ungheria (Hungaroring, Ungheria, 26 luglio) GP Paesi Bassi (Zandvoort, Paesi Bassi, 23 agosto) GP Italia (Monza, Italia, 6 settembre) GP Spagna (Madrid, Spagna, 13 settembre) GP Azerbaigian (Baku, Azerbaigian, 26 settembre) GP Singapore (Marina Bay, Singapore, 11 ottobre) GP Stati Uniti (Austin, Stati Uniti, 23 ottobre) GP Messico (Città del Messico, Messico, 30 ottobre) GP Brasile (San Paolo, Brasile, 6 novembre) GP Las Vegas GP (Las Vegas, Stati Uniti, 19 novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 27 novembre) GP Abu Dhabi (Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti, 4 dicembre)

Non basta contarli. La politica alla prova della povertà

Una piaga che non si può derubricare

I numeri, quando sono seri, impongono di pensare. La prima rilevazione nazionale sulle persone senza dimora consegna al Paese un quadro che non può essere relegato ai margini del disagio urbano: nelle 14 città osservate sono state censite 10.037 persone, di cui 5.563 accolte nelle strutture notturne e 4.474 in strada o in sistemazioni di fortuna. Questo basta a comprendere che non siamo di fronte a una marginalità episodica, ma a una forma strutturale di esclusione. Anche la distribuzione territoriale è eloquente: Roma, Milano, Torino e Napoli concentrano la quota più alta del fenomeno, con la sola Capitale che raccoglie oltre un quarto del totale. E se i posti letto disponibili si fermano a 6.678, con un tasso di occupazione già altissimo, significa che il sistema di risposta è sotto pressione e che le città ospitano ormai una povertà stabilmente inscritta nel proprio paesaggio sociale.

Una fotografia seria, ma ancora parziale

Occorre però mantenere il rigore dell’analisi: siamo di fronte a una rilevazione parziale, non a una restituzione esaustiva della povertà abitativa estrema. La stima, per ragioni metodologiche, esclude chi vive in insediamenti organizzati o in stabili occupati, chi è accolto in modo precario presso amici o parenti, oltre ai minori. È dunque plausibile che il fenomeno reale sia più ampio di quanto fin qui emerso.

Il punto è decisivo. I dati non vanno né minimizzati né piegati a letture ideologiche. Vanno assunti per ciò che sono: non un quadro definitivo, ma una base solida da cui partire. E già questa base mostra che la condizione di senza dimora non coincide soltanto con la povertà economica, ma rinvia a una crisi più profonda di legami, diritti, accesso ai servizi e continuità abitativa.

Una povertà plurale

Colpisce che circa il 70% delle persone censite sia costituito da stranieri. Nelle strutture di accoglienza notturna essi sono 3.838, a fronte di 1.725 italiani. Anche tra quanti vivono in strada, la componente straniera risulta prevalente.

Ma questo dato non autorizza letture semplificatrici. Dire che gli stranieri sono la maggioranza non significa che il fenomeno riguardi esclusivamente loro. Al contrario, impone di riconoscere anche una presenza italiana significativa, che non può essere rimossa né ridotta a dettaglio. Migliaia di nostri connazionali vivono infatti in una condizione di vulnerabilità profonda.

La povertà radicale assume oggi una configurazione plurale: intreccia vulnerabilità migratorie, traiettorie biografiche segnate dalla deprivazione, fratture familiari, espulsione dal lavoro, fragilità sanitarie, marginalità amministrativa e impoverimento relazionale. È dentro questa trama che la politica è chiamata a tornare a leggere il fenomeno.

Le radici socioeconomiche

Nessuno finisce per strada per una sola causa. La condizione di senza dimora è quasi sempre l’esito di vulnerabilità che si cumulano: lavoro precario, costo dell’abitare, rarefazione dei legami, dipendenze, fragilità psichiche, marginalità amministrative. Quando questi fattori si addensano, la strada non è una scelta, ma l’approdo di una lenta erosione sociale.

Anche il profilo del fenomeno è eloquente: soprattutto uomini adulti, concentrati nella fascia tra i 31 e i 60 anni, spesso costretti a ripararsi in giacigli di fortuna, sotto i portici, nei sottopassi o sotto i ponti. Non si tratta di un dettaglio descrittivo, ma del segno di una marginalità ormai inscritta nello spazio urbano.

Dalla gestione del disagio alla politica della dignità

È qui che si misura il punto decisivo: non basta riconoscere la gravità del fenomeno, né limitarsi al governo dell’emergenza.

Mensa, doccia e dormitorio sono interventi necessari, ma da soli non bastano. La strada si svuota solo costruendo percorsi credibili di uscita.

Per questo servono politiche serie di housing sociale: alloggi accessibili, soluzioni temporanee accompagnate, recupero di immobili inutilizzati, fondi di garanzia per gli affitti, mediazione con i proprietari, sostegno educativo e sociale. Anche in presenza di bilanci pubblici ristretti, l’housing non va pensato come spesa isolata, ma come composizione intelligente delle risorse: fondi nazionali, programmi europei, rigenerazione urbana, patrimonio da recuperare, alleanze territoriali. Non una promessa facile, ma una priorità da organizzare.

In questo quadro i Comuni hanno un compito decisivo: mappare il disagio, coordinare i servizi e attivare reti territoriali. Ma soprattutto scegliere se limitarsi a contenere il problema oppure assumerlo come misura concreta della qualità civile della città.

Il compito dei cattolici

È qui che il compito dei cattolici impegnati in politica torna a farsi decisivo. Non per rivendicare una superiorità morale, ma perché il Vangelo, se assunto fino in fondo, resta una bussola esigente. “Ero forestiero e mi avete accolto”, dice il Cristo di Matteo 25: parole che non consentono di voltare lo sguardo, né di ridurre il povero a figura decorativa della retorica pubblica, né di ripiegare la fede nel privato, rendendola devota ma socialmente irrilevante.

La questione dei senza dimora mette a nudo il grado di verità della nostra presenza civile. Se davvero affermiamo che ogni persona possiede una dignità indisponibile, allora questa convinzione deve tradursi in scelte di bilancio, priorità amministrative, cultura istituzionale, progetti di medio periodo. La carità, se resta confinata al gesto individuale, rischia di ridursi a sollievo senza giustizia. Ha bisogno, invece, di farsi visione pubblica, intelligenza sociale e iniziativa politica.

Perché serve un campo degasperiano

Ed è precisamente qui che la questione dei senza dimora si lega, in modo tutt’altro che estrinseco, alla necessità di un campo degasperiano. Il dramma della povertà più radicale mostra infatti, forse meglio di ogni altro, quanto sia sterile una politica ridotta a propaganda, polarizzazione permanente e contrapposizione ideologica. Quando una persona dorme sotto un portico o in una stazione, non serve una battaglia identitaria; serve una politica capace di tenere insieme realismo e dignità, istituzioni e corpi intermedi, responsabilità personale e dovere pubblico.

Se parlo di campo degasperiano è perché De Gasperi, alla guida del governo, interpretò la politica non come bandiera identitaria, ma come responsabilità di ricostruzione: consolidare la democrazia, rafforzare le istituzioni, promuovere lo sviluppo, correggere gli squilibri sociali e territoriali, collocare l’Italia entro una visione europea. Degasperiano, allora, significa proprio questo: guardare la persona concreta e affrontare i problemi senza ideologie, con realismo, mediazione e responsabilità pubblica.

La condizione dei senza dimora ci dice, oggi, che abbiamo bisogno esattamente di questo: di uno spazio culturale e progettuale in cui cattolici impegnati in modi diversi possano tornare a confrontarsi, studiare, ordinare le priorità, leggere i bisogni profondi del Paese e costruire risposte sul terreno sociale, educativo e istituzionale. Non un nuovo partito confessionale. Non il ritorno al partito unico dei cattolici, verso il quale non nutro alcuna nostalgia organizzativa. Ma neppure l’idea che ai cattolici si debba chiedere di ritrarsi, di vivere la propria coscienza come un impaccio, di limitarsi a una testimonianza privata priva di responsabilità pubblica.

Più che un nuovo soggetto politico, serve dunque un campo degasperiano: non la riproposizione tardiva di una sigla, né la nostalgia organizzata di una forma conclusa, ma uno spazio esigente di discernimento e di costruzione civile. Non una conta elettorale, ma una trama di responsabilità.

Una grande occasione civile

La questione dei senza dimora è una prova decisiva. Misura la capacità della politica di affrontare la realtà, non di eluderla, e di costruire convergenze autentiche attorno ai bisogni più radicali.

Qui sta il senso di un campo degasperiano: sottrarre problemi come questo alla propaganda e alla contrapposizione sterile, per ricondurli sul terreno della persona, della responsabilità pubblica e delle risposte concrete. Perché chi non ha casa non può diventare un argomento: deve tornare a essere una priorità.

IA e responsabilità umana: chi decide, chi risponde, cosa resta

di Maria Squarcione

Un ambiente che ci avvolge

Oggi molti di noi usano l’intelligenza artificiale senza accorgersene. Quando scriviamo una mail e il sistema completa automaticamente la frase. Quando cerchiamo informazioni e il motore di ricerca non ci restituisce più solo una lista di siti, ma una risposta già sintetizzata. Quando una piattaforma bancaria blocca una transazione sospetta prima ancora che ce ne accorgiamo. Quando un medico utilizza sistemi di supporto diagnostico che analizzano migliaia di immagini cliniche in pochi secondi.

Non è fantascienza. È già la nostra quotidianità. E spesso è inconsapevole. Siamo entrati, quasi senza accorgercene, in un ambiente informativo del tutto nuovo. Internet, che pure è stata una grande rivoluzione, rimane ancora uno strumento: potente, ma governabile dall’uomo dalla A alla Z. Ci permette di cercare informazioni prodotte da altri esseri umani. L’IA, invece, cambia questo equilibrio. Non è più solo uno strumento: è un ambiente, una tecnologia pervasiva che ci colloca in un mondo ibrido, in cui l’informazione non è soltanto cercata e valutata, ma sempre più spesso generata da un sistema intelligente, non umano.

Delega cognitiva e fiducia vigilata

Quando facciamo una domanda a un sistema di IA non stiamo più soltanto cercando qualcosa che esiste già: stiamo dialogando con una macchina che costruisce una risposta. In questo passaggio deleghiamo alla macchina funzioni proprie dell’essere umano. Possiamo fidarci? Non completamente. Non perché queste tecnologie siano pericolose in sé, ma perché funzionano in modo molto diverso da noi. La risposta dell’IA va considerata come un’ipotesi, un risultato da verificare.

E tuttavia la usiamo. Perché il suo flusso è suadente, convincente, altamente persuasivo. È stato definito “sicofantico”, perché tende a confermare le nostre aspettative. La usiamo anche per una ragione strutturale: la tecnologia nasce dallo “scarico cognitivo”, dalla necessità di delegare alcune funzioni per liberare risorse mentali. Inoltre, l’IA è capace di gestire quantità di dati e individuare schemi che sfuggono alle nostre possibilità. Così, mentre deleghiamo una parte delle nostre capacità, ne amplifichiamo altre.

Siamo noi, dunque, a decidere il livello di delega. E siamo noi a restarne responsabili.

La macchina probabilistica

Dal punto di vista giuridico, la responsabilità resta saldamente in capo all’umano. L’AI Act europeo e la legge italiana 132/2025 stabiliscono che l’output non può essere attribuito alla macchina. Il principio è chiaro: human oversight. L’uomo deve vigilare.

Ma chi risponde alle nostre domande è una macchina che funziona in modo probabilistico. Non comprende, non verifica, non distingue il vero dal falso. Genera sequenze linguistiche sulla base della probabilità. Non pensa: calcola.

I modelli linguistici non accedono alla verità dei fatti, non controllano la correttezza, non possiedono intenzionalità. Per questo possono “allucinare”: l’errore non è un incidente, ma una possibilità intrinseca del loro funzionamento. Sono addestrati su testi prodotti da esseri umani e ne riflettono inevitabilmente limiti e bias.

Consapevolezza e responsabilità

Che cosa ci resta, allora? L’uso consapevole, critico e responsabile di uno strumento straordinario. Un sistema inconsapevole, ma utile se ben governato.

Questo implica una responsabilità epistemica: dobbiamo formarci, comprendere il funzionamento di questi sistemi, usarli senza timori ma senza ingenuità. I grandi modelli linguistici non cercano la verità: cercano la sequenza più probabile. Simulano il linguaggio umano con grande efficacia, ma non possiedono un modello del mondo.

Eppure ampliano enormemente le nostre capacità cognitive. La questione decisiva non è se le macchine siano intelligenti. È se noi saremo abbastanza maturi da usarle bene.

Il primato del giudizio umano

L’intelligenza artificiale non sostituisce il giudizio umano: lo rende più necessario. Non elimina la responsabilità: la rende più esigente.

In un mondo in cui le risposte sono immediate, la differenza non la farà chi ottiene una risposta, ma chi sa porre la domanda giusta, chi sa verificare, chi sa assumersi la responsabilità di ciò che decide di credere, usare e condividere.

Un sistema di IA può produrre una risposta, ma non può rispondere delle sue conseguenze. Questo resta compito nostro.

Più cresce la potenza delle macchine, più cresce il peso delle nostre decisioni. Nell’epoca dell’intelligenza artificiale, la risorsa più scarsa non sarà la tecnologia, ma la consapevolezza umana.

La generazione che non ti aspetti

Tra le molte cose che questa tornata referendaria ha restituito al dibattito pubblico, ce n’è una che quasi nessun commentatore ha saputo vedere in anticipo e che pochi, nelle analisi ex post, stanno davvero mettendo a fuoco. In particolare nell’ottica delle prossime elezioni politiche.

La generazione Z è andata a votare in massa. A sorpresa e in numeri inattesi. Per chi scrive, questa è forse la più bella notizia dell’intera tornata: dimostra qualcosa che molti di noi (politici, intellettuali, osservatori) avevano smesso di credere possibile. Che i giovani, quella fascia di società che sarà protagonista nei prossimi decenni, non siano affatto indifferenti alla cosa pubblica. Sono indifferenti a noi. È diverso. Ed è molto più scomodo da ammettere.

Una sfida da raccogliere 

C’è una sfida generazionale insita in questi risultati che dovrebbe interrogarci profondamente. Non in modo retorico (come si fa ogni volta che si scopre che “i giovani esistono” e poi si torna ai propri schemi tipici del secolo scorso) ma con quell’umiltà nell’analisi che in realtà, nei fatti, non abbiamo mai praticato. Mai.

È un punto che merita di essere detto senza giri di parole: non abbiamo mai davvero ascoltato le nuove generazioni. Le abbiamo osservate, studiate, misurate, a volte perfino celebrate. Ma ascoltarle, nel senso autentico del termine, cioè lasciarsi cambiare dall’ascolto, quello no. Questo referendum ci dice che il conto di questa “inadeguatezza” è arrivato. E sarà più salato di quanto possiamo immaginare, se non si provvederà realmente ad assimilarne l’insegnamento.

Una generazione che chiede il possibile

Il paradosso è che questa generazione, quella di cui diciamo di non riuscire a capire le priorità, ha già indicato (con i propri metodi: le piazze, le reti, il voto referendario) su quali punti chiede un radicale cambio di direzione. Lo ha fatto ripetutamente e in modo inequivocabile: rifiuto della complicità dell’Italia con i crimini internazionali perpetrati da alleati, rifiuto del riarmo e, fatto ancora più significativo, rispetto dei principi fondamentali di quella Costituzione scritta dai loro bisnonni. Non da loro. Dai bisnonni. Eppure la conoscono, la citano, la rivendicano con un attaccamento e rispetto che molti dei loro nonni, attualmente seduti in Parlamento, farebbero fatica a eguagliare.

Siamo di fronte a una generazione che non chiede l’impossibile. Chiede il possibile già scritto. Chiede (e la semplicità, in questo caso, è una categoria politica estremamente potente) l’applicazione completa ed effettiva  della Costituzione vigente. Altro che modifiche, riforme, aggiornamenti. La risposta che chiedono è già lì, su Carta, dal 1948. Il problema è che non l’abbiamo mai applicata davvero completamente come meritava.

Il problema vero non è il cosa ma il come

La sfida vera allora è un’altra: come si coinvolgono questi giovani? Come si trasforma una mobilitazione referendaria, o le piazze contro la guerra e i crimini internazionali, in partecipazione politica strutturata?

La risposta onesta è che non lo sappiamo. E dovremmo avere l’onestà intellettuale di dirlo.

La “forma partito”, così come è stata praticata fino ad oggi, non sembra affatto compatibile con le loro corde. Non è (solo) una questione di linguaggio, di comunicazione, di presenza sui social. È qualcosa di più profondo: struttura, gerarchia, rapporto con l’esercizio del potere. I partiti chiedono fedeltà più ancora che partecipazione. E questa generazione, che ha imparato a fidarsi delle reti orizzontali (social e realtà associative “fisiche”), diffida visceralmente delle catene di comando verticali.

Servono modalità nuove, per l’individuazione delle quali non si può che mettersi autenticamente in ascolto. Sul programma politico, invece, non c’è nulla da inventare: loro hanno già parlato. Nelle piazze e nelle urne, in modo a dir poco cristallino.

La sicurezza nei luoghi di lavoro: l’esigenza di una cultura della prevenzione

Una criticità che non può più essere ignorata

Leggendo i dati dell’Inail sugli incidenti nei luoghi di lavoro emerge una criticità che non può più essere ignorata. Siamo nel 2026 e, nonostante il nostro Paese disponga di un corpus normativo tra i più articolati d’Europa, di tecnologie avanzate e di modelli organizzativi evoluti, gli incidenti sul lavoro non diminuiscono: le cifre più recenti indicano che non è più accettabile considerare questa strage come una prassi alla quale rassegnarsi. La domanda, allora, si impone: dove stiamo sbagliando?

La risposta più immediata richiama la necessità di inasprire le sanzioni. Tuttavia, tale lettura appare riduttiva. Le sanzioni esistono e svolgono una funzione deterrente, ma non incidono sulla radice del problema. Il nodo reale è l’assenza di un’autentica cultura della prevenzione, che non si impone per decreto e non può essere ridotta a mero adempimento burocratico. Essa è, prima ancora che norma, un sistema dinamico di valori, percezioni e consuetudini che si radica nei comportamenti quotidiani. Senza una coscienza collettiva del valore della vita e della sicurezza, nessuna disposizione, per quanto tecnica, potrà dirsi pienamente efficace.

Educare alla sicurezza: dai contesti originari alla vita d’impresa

Per questo è necessario tornare ai luoghi originari dell’educazione: la famiglia, la scuola, l’associazionismo, la parrocchia, l’università. È in questi contesti che si costruiscono l’attitudine alla cura e la percezione del rischio. Come spesso evidenziamo nel nostro Centro Studi della Co.N.A.P.I. Nazionale, la sicurezza non nasce in azienda, ma si porta in azienda: all’impresa spetta poi il compito di strutturare questa attitudine attraverso competenze, modelli organizzativi e formazione continua.

Il lavoro, essendo a fondamento della Repubblica, così come sancito dalla nostra amata Carta costituzionale, deve essere anche luogo di sviluppo integrale della persona. In questa prospettiva, richiamando il pensiero di Giorgio La Pira, a me molto caro, esso rappresenta lo spazio in cui l’essere umano si realizza, si eleva e si perfeziona. Ma tale sviluppo presuppone una condizione essenziale: la sicurezza. Senza di essa, la dignità stessa del lavoro risulta compromessa. Oggi questa cultura della prevenzione deve necessariamente includere anche il benessere psicofisico, affrontando i rischi emergenti legati a stress, burnout e isolamento relazionale, nella consapevolezza che la tutela del lavoratore riguarda la sua dimensione integrale.

La sicurezza come bene comune

Nel mondo anglosassone esiste una categoria che mi sta particolarmente a cuore, quella dei Commons, ossia dei beni comuni la cui qualità dipende dalla cura condivisa dei cittadini. In questa prospettiva, la sicurezza nei luoghi di lavoro può essere letta come un bene comune di cui prendersi cura ogni giorno. Come un parco pubblico, essa prospera solo se ciascuno si sente parte responsabile del suo mantenimento. Non è un insieme di norme da trasferire su altri in caso di incidente, ma una responsabilità diffusa che appartiene all’intera comunità lavorativa.

Dalle regole alle “super-abitudini” della prevenzione

Affinché questa responsabilità diventi prassi quotidiana però, la prevenzione deve trasformarsi in un comportamento interiorizzato. In tal senso, il riferimento alle “super-abitudini”, elaborate da Andrew Abela – di cui ho curato, insieme al professor Flavio Felice, l’edizione italiana (Super-habits. Il sistema universale per una società libera e felice, Rubbettino, 2026) – consente di comprendere come determinati comportamenti, se coltivati nel tempo, diventino parte stabile dell’identità personale e organizzativa. Non si agisce in sicurezza per evitare una sanzione, ma perché la tutela della vita diventa criterio naturale dell’agire. Di qui la necessità di educarsi a una vera e propria “super-abitudine” alla cura della vita umana.

Una questione umana prima che tecnica 

Le imprese virtuose, secondo tale prospettiva, non si limitano al rispetto degli obblighi, ma integrano la sicurezza nella propria identità organizzativa, valorizzando anche l’analisi dei “quasi incidenti” come strumento di apprendimento. La sfida dunque non è soltanto rafforzare i controlli, ma costruire una vera civiltà della prevenzione, fondata su una cultura condivisa della cura.

La sicurezza sul lavoro non è, in ultima analisi, una questione meramente tecnica, ma una realtà umana, oltre che una misura concreta del rispetto che una società riconosce alla persona e alla sua irripetibile dignità. 

Sede FnV a Firenze, presidio fiume antifa. Vannacci: in Carta no art. su antifascismo

Firenze, 28 mar. (askanews) – Ci sono fischi, cori contro, chitarre e canzoni sulle note di “Firenze antifascista è”, un presidio di piazza Tanucci che inizia dalla mattina, ore prima che arrivi il generale Roberto Vannacci, ma a Firenze non ci sono scontri tra i ‘futuristi’ che con il loro leader aprono la prima sede provinciale e circa duecento persone – famiglie del quartiere, anziani dell’Anpi, militanti di sinistra ed esponenti dei centri sociali (ma i volti più noti sono a Roma per la manifestazione No Kings) – che li contestano. “Vannacci Firenze un ti vole” recita lo striscione più grande e scritte dello stesso tenore appaiono anche nelle case vicine e nello stesso palazzo dove, a piano terra, è stata aperta la sede di FnV: “Firenze città antifascista” recita il lenzuolo che due residenti appendono alla finestra.

Tra chi anima il presidio, spiegano che il generale “non rappresenta i principi democratici elencati nella Costituzione italiana”, “peraltro – aggiunge Lorenzo – questo è un quartiere operaio, popolare, stiamo alle regole dei padri costituenti: robe che si richiamano a idee fasciste sono inaccettabili”. Per tutta risposta Vannacci quando i giornalisti gli chiedono cosa risponda a chi, oltre il cordone di polizia in tenuta antisommossa che ha chiuso la strada, gli grida “Firenze è antifascista”, osserva che “in 139 articoli della Costituzione italiana non ce ne è uno che citi fascismo e antifascismo”. Quelli dei contestatori sono “slogan beceri” mentre “i futuristi mi hanno accolto cantando l’inno nazionale di cui siamo orgogliosi”. A proposito di canzoni deputati e consiglieri regionali Cinquestelle denunciano che in un video che sta circolando in rete il consigliere del Quartiere 1 di Firenze, Salvatore Sibilla” “si mostra mentre, alla guida della propria auto, ascolta ‘Giovinezza’, tristemente nota come inno del partito fascista. Si tratta di un episodio grave e inaccettabile, che offende la memoria storica del nostro Paese e i valori fondanti della nostra Repubblica”.

Vannacci annuncia la prossima apertura della sede nazionale a Roma, ricorda che il simbolo di FnV ad elezioni amministrative e politiche sarà in campo solo dal 2027 e allora “si apriranno le danze”. Intanto il partito prosegue “interlocuzioni” con altri soggetti politici. Ma, spiega il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, “noi non facciamo alleanze: se si ritrovano nella nostra piattaforma di valori…”. Più annessioni, insomma. Vale anche per il Movimento Indipendenza “per un sovranismo sociale” di Gianni Alemanno, attualmente detenuto, con il quale c’è un dialogo, ma, assicura sempre Simoni, l’ingresso dentro FnV “non è ancora avvenuto”. Stesso copione per il Popolo della Famiglia di Adinolfi con il quale i contatti sono aperti da oltre un anno.

Dl fiscale, Orsini: urgente tavolo con Governo su esodati 5.0

Roma, 28 mar. (askanews) – “Il Consiglio dei Ministri di ieri sera ha lasciato irrisolto un nodo grave per il sistema produttivo: l’assenza di risorse per gli esodati legati al piano Transizione 5.0 è un segnale che non può essere ignorato”. Lo dichiara il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini.

“Apprendiamo con forte preoccupazione la mancanza di risorse destinate agli esodati legati al piano Transizione 5.0. Si tratta di un tema cruciale che non può essere rinviato né ridimensionato – aggiunge -. Per questo chiediamo con urgenza l’apertura, già dalla prossima settimana, di un tavolo di confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso e il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti”.

“È indispensabile che venga confermato quanto condiviso lo scorso 27 novembre: le risorse per gli esodati 5.0 devono essere integralmente mantenute. La credibilità degli impegni assunti è un elemento fondamentale – conclude -. La fiducia tra istituzioni e sistema produttivo non può venire meno. Su questo punto serve una risposta chiara, rapida e coerente con gli impegni presi”.

MotoGP, Di Giannantonio: "Il giro più adrenalinico della vita"

Roma, 28 mar. (askanews) – “Sono veramente contento, è stato il giro più adrenalinico della mia vita. Ho spinto, mi sentivo molto bene sulla moto”. Così Fabio Di Giannantonio a Sky dopo la pole position del Gp di Austin di domani. “Il team – continua – ha fatto un grande lavoro, questa mattina abbiamo fatto una modifica ed è servita. La Sprint sarà una battaglia, non sarà facile prendere un gap sufficiente come in Brasile. Ci sono tanti piloti molto veloci, saremo tutti lì. La pole la dedico a tutta la mia squadra”.

Formula1, Antonelli: "Con Russell niente errori, conta il team"

Roma, 28 mar. (askanews) – Testa sulle spalle e sorriso da ragazzo. Andrea Kimi Antonelli vive un momento magico della sua giovane carriera, ma resta lucido alla vigilia del GP del Giappone sul circuito di Suzuka Circuit. Dopo la seconda pole consecutiva, il 19enne della Mercedes guarda già alla gara e soprattutto al confronto interno con George Russell.

“È il mio primo rivale, perché abbiamo la stessa macchina – spiega Antonelli – ma c’è grande rispetto. Il team ci ha già detto chiaramente di stare tranquilli e non fare casino: l’importante è portare a casa punti importanti”. Un messaggio chiaro in casa Mercedes, dove la priorità resta il risultato di squadra più che la rivalità interna.

Nonostante la pole, Antonelli riconosce i margini di miglioramento: “Mi sono sentito molto bene, ho gestito il grip e la batteria, ma nelle curve veloci Russell ha ancora qualcosa in più”. Una consapevolezza che non frena l’entusiasmo di un pilota già vincente nel 2026 e sempre più protagonista del Mondiale.

Lo sguardo resta comunque aperto sugli avversari: “La McLaren è da tenere d’occhio, quando porteranno aggiornamenti faranno un passo avanti importante. La stagione è lunga e bisogna restare concentrati”.

Fuori dalla pista, spazio anche alla leggerezza e agli affetti. Antonelli ha parlato del rapporto con Jannik Sinner, impegnato in finale a Miami: “Mi ha emozionato la sua dedica dopo la mia vittoria in Cina. Gli scriverò per augurargli il meglio, poi ci sentiremo dopo le gare”.

E mentre in pista punta al bis, in Giappone Antonelli ha già conquistato un piccolo successo: “Siamo andati a giocare a bowling con il team e sono stato tra i migliori. Solo un meccanico ha fatto meglio di me… anche se non so come ci sia riuscito”. Un segnale, tra ironia e talento, di un campione che cresce senza perdere leggerezza.

Motogp, GP Usa: Di Giannantonio in pole ad Austin

Roma, 28 mar. (askanews) – Sorpresa nelle qualifiche del GP degli Stati Uniti: è Fabio Di Giannantonio a conquistare la pole position sul circuito di Circuit of the Americas, fermando il cronometro in 2’00″136. L’italiano precede Marco Bezzecchi, staccato di 193 millesimi, e lo spagnolo Pedro Acosta.

Seconda fila per Francesco Bagnaia e Marc Marquez, protagonisti di una sessione complicata: il piemontese ha visto sfumare un possibile giro da pole per traffico, mentre lo spagnolo non è riuscito a esprimere la superiorità attesa su una pista storicamente favorevole.

La Q2 è stata combattuta e incerta fino all’ultimo, con diversi cambi al vertice e tempi molto ravvicinati. In evidenza anche le Aprilia, competitive per tutto il weekend, e le Honda con Joan Mir capace di inserirsi nelle posizioni di vertice nelle fasi iniziali.

In precedenza, la Q1 aveva promosso Fermin Aldeguer e Mir, mentre restano fuori nomi importanti come Franco Morbidelli e Fabio Quartararo, entrambi in difficoltà.

Alle 21:00 italiane è in programma la Sprint Race, che assegnerà i primi punti del weekend sul tracciato texano.

No Kings a Roma, Blasi: dopo le urne servono le piazze

Roma, 28 mar. (askanews) – Una piazza che prova a saldare protesta sociale, opposizione al governo e mobilitazione contro la guerra e il riarmo, tappa nazionale della mobilitazione “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Luca Blasi, del movimento No Kings, descrive così la manifestazione di oggi in corso a Roma: un passaggio che, nelle intenzioni degli organizzatori, vuole unire realtà diverse in un nuovo percorso comune.

“Dobbiamo confermare il no che abbiamo dato nelle urne con il referendum – afferma Luca Blasi, movimento No Kings – un voto di popolo contro questo governo che ha incrinato finalmente la scia di consenso del governo Meloni, ma dopo le urne servono le piazze, servono le strade. Questa guerra va sabotata. Noi dobbiamo fermare i carichi con le armi. Dobbiamo essere di nuovo la marea che si è contrapposta al genocidio per Gaza che ha seguito la flottiglia fino alle sponde della Palestina e che ora va anche a Cuba nel nuovo scenario di guerra che vogliono aprire”.

“Siamo qui – prosegue Blasi – perché noi non ci stiamo a questo mondo in fiamme di distruzione, guerra, uomini che uccidono altri uomini; insomma, vogliamo un altro domani e quindi oggi abbiamo deciso di incominciare un nuovo percorso. La convergenza che c’è qui oggi, che mette insieme centri sociali, sindacati, movimenti per i diritti umani, umanitari e partiti di opposizione, è qualcosa di molto molto molto molto importante”, conclude Blasi.

Roma, No Kings in piazza contro guerre e riarmo

Roma, 28 mar. (askanews) – È partito a Roma il corteo nazionale promosso da No Kings Italia, tappa italiana della mobilitazione globale del weekend “Together. Contro i Re e le loro guerre”. Apre il corteo un grande striscione con la scritta: “Per un mondo libero dalle guerre”.

In piazza sono scese centinaia di realtà sociali, sindacali e associative, dalla Cgil all’Arci fino ad Askatasuna, insieme a movimenti studenteschi, realtà pro Palestina, giovani per il clima, collettivi transfemministi e gruppi per i diritti umani. Secondo gli organizzatori hanno aderito oltre 700 sigle, con pullman e treni arrivati da diverse città italiane. La manifestazione è contro le guerre, il riarmo e le politiche del governo. Gli organizzatori puntano a superare i 15mila partecipanti inizialmente previsti. Imponente il dispositivo di sicurezza predisposto lungo il percorso. Le immagini mostrano l’avvio del corteo e i primi momenti della mobilitazione nella capitale.

Tennis, wild card a Montecarlo a Stan Wawrinka e Matteo Berrettini

Roma, 28 mar. (askanews) – Il tabellone principale del Masters 1000 di Monte Carlo Masters (5-12 aprile) prende forma anche attraverso le wild card, con la direzione del torneo che ha scelto di costruire un mix tra esperienza e futuro. Gli inviti sono andati a Stan Wawrinka, Matteo Berrettini, Gaël Monfils e al giovane Moise Kouamé, delineando un equilibrio tra nomi affermati e nuove promesse.

Più che semplici assegnazioni, le wild card rispondono a una logica precisa: da un lato tre protagonisti che hanno segnato il circuito negli ultimi anni, dall’altro una scommessa sul futuro rappresentata da Kouamé, classe 2008, già sotto osservazione nel panorama internazionale.

Per Wawrinka e Monfils, il ritorno nel Principato assume un valore simbolico: il torneo ha accompagnato diverse fasi delle loro carriere e la loro presenza nel main draw aggiunge un elemento emotivo, con il pubblico pronto ad accoglierli come volti familiari.

Berrettini si presenta invece con obiettivi diversi: per l’azzurro è un ritorno competitivo, alla ricerca di ritmo e fiducia all’inizio della stagione sulla terra battuta, con Montecarlo che diventa un banco di prova importante.

Attenzione infine su Kouamé: a soli 17 anni, il francese continua la sua crescita e la wild card rappresenta un segnale di fiducia da parte del circuito. Dopo i primi segnali nei grandi tornei, l’ingresso nel main draw del Masters monegasco può rappresentare un’ulteriore accelerazione nel suo percorso.

Corteo No Kings, i manifestanti a Roma: "Contro il governo della repressione"

Roma, 28 mar. (askanews) – E’ cominciato il raduno dei partecipanti alla manifestazione “No kings” che si tiene oggi a Roma. Il corteo si estende da Piazza della Repubblica alla stazione Termini. Molte le bandiere presenti, dalla Flc Cgi a Rifondazione comunista, da ARCI, ANPI, Agedo, Amnesty international. Presenti bandiere della Palestina e di Cuba. I manifestanti hanno già iniziato a scandire slogan come “libertà di espressione contro il governo della repressione”.

È poi partito a Roma il corteo al grido di “Palestina Libera!”, da piazza della Repubblica, in direzione Via Cavour. Presenti le bandiere di Cobas, Anarchici, Mediterranea, rifondazione comunista. Diverse migliaia i manifestanti che stanno prendendo parte, in un lungo serpentone.

La Consulta: il trattenimento dei richiedenti asilo sia conforme al diritto Ue

Roma, 28 mar. (askanews) – Con la sentenza numero 40, depositata ieri, la Corte costituzionale ha ritenuto inammissibile una questione sollevata dalla Corte di cassazione relativa alla disciplina del trattenimento in un centro per il rimpatrio dello straniero che abbia richiesto la protezione internazionale, ma ha invitato il legislatore a modificare l’attuale disciplina, per renderla pienamente conforme agli standard costituzionali oltre che agli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione europea. Lo rende noto l’ufficio stampa.

La disciplina vigente in materia di asilo, ricorda la Consulta, consente allo straniero che sia già trattenuto in un centro per l’esecuzione di un provvedimento di espulsione di presentare domanda di protezione internazionale. In questo caso, però, il questore può disporne l’ulteriore trattenimento, in particolare quando vi siano fondati motivi per ritenere che la domanda sia pretestuosa, e cioè “presentata al solo scopo di ritardare o impedire l’esecuzione dell’espulsione”. Questo nuovo provvedimento di trattenimento deve essere convalidato dalla corte d’appello territorialmente competente in conformità all’articolo 13 della Costituzione, che prevede la necessaria convalida di ogni provvedimento restrittivo della libertà personale da parte dell’autorità giudiziaria. Nell’ipotesi poi in cui la corte d’appello non convalidi il provvedimento, il questore ha la possibilità di adottare, entro le quarantotto ore successive, un ulteriore provvedimento di trattenimento, soggetto anch’esso a convalida da parte della corte d’appello, quando vi sia rischio di fuga o lo straniero sia ritenuto pericoloso per l’ordine o la sicurezza pubblica. In queste quarantotto ore, lo straniero continua a restare trattenuto nel centro.

La Corte di cassazione dubitava della legittimità costituzionale di questa disciplina, che stabilisce un trattenimento automatico dello straniero per quarantotto ore, nonostante la mancata convalida del precedente provvedimento del questore da parte della corte d’appello. Secondo la Cassazione, questa previsione sarebbe incompatibile con l’articolo 13 della Costituzione, che stabilisce che un provvedimento restrittivo adottato dall’autorità di pubblica sicurezza non convalidato dal giudice si intende revocato e resta privo di ogni effetto.

La Consulta ha ritenuto che la questione posta dalla Corte di cassazione non fosse rilevante per la decisione del procedimento principale. Quest’ultimo aveva infatti unicamente a oggetto la sussistenza dei presupposti dell’ultimo provvedimento di trattenimento (motivato sulla base del rischio di fuga e di pericolo per la sicurezza pubblica), e non invece la legittimità del trattenimento nel lasso di tempo intercorrente tra la mancata convalida del provvedimento precedente e l’adozione del nuovo provvedimento. Di qui l’inammissibilità della questione.

La Corte ha peraltro colto l’occasione per sottolineare la legittimità dell'”obiettivo del legislatore di evitare che la mera presentazione di una domanda di protezione internazionale da parte di uno straniero comporti automaticamente il venir meno del suo trattenimento in vista dell’esecuzione dell’espulsione (…), e ciò specialmente quando lo straniero abbia commesso gravi reati e possa sottrarsi all’espulsione ove lasciato in libertà”. È necessario, in effetti, scoraggiare “abusi del procedimento di asilo, onde evitare che tale strumento – che è ancor oggi di vitale importanza per assicurare la protezione dello straniero contro persecuzioni o altri gravi pericoli nel suo paese d’origine – venga strumentalmente utilizzato al solo scopo di evitare o ritardare l’esecuzione di legittimi provvedimenti di espulsione”.

Tuttavia, ha proseguito la Corte, questo obiettivo “deve essere perseguito attraverso modalità pienamente conformi non solo al diritto dell’Unione, ma anche alle esigenze di tutela della libertà personale desumibili, nel nostro ordinamento, dall’art. 13 Cost. Norma, quest’ultima, che condiziona a stringenti regole procedurali le sue possibili limitazioni nei confronti di cittadini e stranieri, a garanzia contro possibili arbitri dell’autorità di pubblica sicurezza, dell’autorità giudiziaria e dello stesso legislatore”.

Cosmetica, da Cosmoprof segnali di cambiamento

Bologna, 28 mar. (askanews) – Pettenon Cosmetics: “Mercato sempre più globale, serve rafforzare la presenza nei singoli Paesi”. Torna a Bologna Cosmoprof, appuntamento di riferimento per l’industria cosmetica, che nella sua 57esima edizione mette in evidenza le principali direttrici di evoluzione del settore haircare: innovazione, sostenibilità e crescente personalizzazione dell’offerta.

Un’evoluzione che riflette un cambiamento più profondo nei bisogni dei consumatori, sempre più orientati al benessere e alla cura della persona. “Anche in fatto di haircare, i segnali più interessanti riguardano la crescente attenzione al well-being del consumatore, insieme al tema della longevità e a una iperpersonalizzazione che risponde a esigenze sempre più specifiche”, spiega Elena Colombo, Head of Marketing di Pettenon Cosmetics.

È proprio a partire da queste trasformazioni che si ridefiniscono anche le strategie industriali del settore. In questo scenario si inserisce il percorso di Pettenon Cosmetics, gruppo italiano attivo nell’haircare professionale, con oltre 80 anni di storia e una presenza in più di 100 Paesi, per il quale la crescita internazionale rappresenta oggi una leva imprescindibile. “Non esiste più un business legato a un solo territorio: le aziende devono confrontarsi con mercati sempre più interconnessi”, sottolinea Colombo.

L’internazionalizzazione, per il gruppo, non è solo espansione ma consolidamento: “Stiamo lavorando per costruire veri e propri presidii nei Paesi in cui operiamo, rafforzando la nostra presenza e la capacità di rispondere in modo efficace alle diverse esigenze locali”, aggiunge.

In questo quadro, la diversificazione del portafoglio brand diventa uno strumento strategico per interpretare un mercato sempre più segmentato. “È fondamentale per rispondere ai diversi target e alle varie geografie, garantendo al tempo stesso la sostenibilità del modello di business e una forte rilevanza nei mercati”, evidenzia Colombo.

Le novità presentate a Cosmoprof si inseriscono coerentemente in questa traiettoria. In primo piano le proposte dei brand del gruppo come Alama Professional, Alter Ego Italy e Fanola, orientate a coniugare performance e personalizzazione. In particolare, Fanola ha introdotto un balsamo pigmentato pensato per tonalizzare in modo rapido e valorizzare luminosità e riflessi, espressione del crescente interesse verso soluzioni ibride tra colore e trattamento.

Schlein: governo Meloni non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa

Roma, 28 mar. (askanews) – “Questo governo non riesce a scegliere fino in fondo l’Europa. È questo che dobbiamo stigmatizzare. Meloni si dice contraria al superamento dell’unanimità, contraria alla difesa comune che è necessaria”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervenendo alla convention per gli Stati Uniti d’Europa organizzata da +Europa dal titolo “Tutta l’Europa che manca”, in corso a Roma.

“Meloni – ha proseguito – non solo è contraria alla difesa comune ma in aula, io sono rimasta colpita, ha rivendicato la contrarietà al buy european. Se accetti la richiesta di portare la spesa militare al 5% del Pil e al contempo contesti la clausola di preferenza europea vuol dire comprare più armi da Trump, essere più dipendenti non più autonomi”.

Schlein ha ricordato un’altra “battaglia dove per tre anni il governo non ha fatto nulla: sulle bollette più care d’Europa. Meloni non è riuscita a far nulla e oggi vuole sospendere gli Ets, il principale strumento per ridurre la nostra dipendenza da fonti fossili. Questo vuol dire portarci dalla dipendenza dal gas di Putin alla dipendenza dal gas naturale liquido di Trump. Non è una strategia brillante per l’autonomia energetica dell’Italia e dell’Europa”.

Sciopero giornalisti per rinnovo contratto, i sit-in a Roma e Milano

Milano, 28 mar. (askanews) – Nelle immagini i sit-in che l’Associazione stampa romana e l’Associazione lombarda giornalisti (Alg) hanno organizzato a Roma e Milano in occasione dello sciopero di categoria promosso dall’Fnsi (Federazione nazionale, stampa italiana) il 27 marzo. I giornalisti e le giornaliste chiedono il rinnovo del contratto scaduto da ormai 10 anni, al centro di una vertenza che si protrae da 2 anni.

“Il sindacato rifiuta le risposte della Fieg sul rinnovo contrattuale – ha spiegato in una nota il sindacato – La Fnsi lotta per mantenere le tutele per i giornalisti e per il futuro dell’informazione e non si può accontentare di risposte algebriche e miopi che stanno riducendo l’informazione stessa ad un terreno incolto per l’intelligenza artificiale e lo sfruttamento di manodopera intellettuale. Gli editori continuano a prendere finanziamenti, eppure senza riuscire a immaginare un futuro per l’informazione e i suoi lavoratori, che siano dipendenti o collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori autonomi. Viviamo il grande paradosso di una società che consuma informazione e di editori che bruciano chi fa informazione”.

FnV a Firenze, piazza blindata e presidio antifa. Vannacci: chissà quante fave

Firenze, 28 mar. (askanews) – A quattro ore dall’inaugurazione della sede provinciale di Futuro nazionale a Firenze con l’arrivo in città dell’europarlamentare Roberto Vannaci piazza Tanucci è già presidiata dalle forze dell’ordine, dopo le proteste giunte nei giorni scorsi da vari esponenti politici, di sinistra e del Pd, tra cui il segretario regionale Emiliano Fossi (“qui le parole d’ordine dell’estrema destra non attecchiscono, Vannacci può aprire tutte le sedi che vuole ma non si illuda” aveva detto), da residenti e dall’Associazione nazionale partigiani. Intanto, con un video sui social impegnato a sbucciare alcuni baccelli, il generale sceglie i toni della provocazione: “Bella giornata. Oggi fave, chissà quante ne troveremo a Firenze a contestare…”. In toscano con la parola “fava” viene definito anche l’organo sessuale maschile e, per estensione, una persona “sciocca”.

Nel quartiere, intanto, i residenti sono mobilitati. In una nota firmata da “Cittadine e cittadini di Tanucci piazza aperta” si esprime “la profonda amarezza e preoccupazione” per la notizia dell’apertura “proprio qui” della prima sede provinciale di Futuro nazionale perchè, scrivono questi residenti, “non accettiamo che i nostri figli debbano essere immersi in una cultura improntata all’odio”. Vicino alla nuova sede di FnV è stata organizzata da alcune famiglie del quartiere una festa di “non benvenuto” con attività per bambini, un “pranzo sociale” e alle 15 un presidio di protesta nella vicina piazza Leopoldo, in attesa dell’arrivo di Vannacci previsto intorno alle 17.