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Trump a Davos annuncia incontro con Zelensky

Roma, 21 gen. (askanews) – “Più tardi incontrerò Zelensky, questa guerra dura da troppo tempo” aveva dichiarato oggi il presidente americano Donald Trump dal palco del Forum economico di Davos, ma dagli uffici presidenziali del leader ucraino fanno sapere che “Zelensky è a Kiev”. L’incontro non si terrà oggi, bensì domani, sempre a Davos, rivelano fonti bene informate all’emittente statunitense Cnn. Dunque, se non oggi, sarà domani, ma il vertice parrebbe confermato.

Ieri Zelensky aveva sottolineato che il suo posto era in Ucraina e non a Davos, sicuramente concentrato a gestire la crisi energetica che sta mettendo a dura prova il paese a seguito degli attacchi russi, ma anche in parte per il monopolio mediatico della Groenlandia sul Forum e per i contrasti interni alla Nato che stavano rallentando i colloqui per la ratifica delle garanzie di sicurezza a favore di Kiev. Tuttavia, il presidente ucraino si era comunque dichiarato disponibile a raggiungere Trump qualora fossero state create le condizioni per la firma di un accordo sulla sicurezza e sulla ricostruzione dell’Ucraina.

Durante il suo lungo e variegato intervento davanti a una folta platea a Davos, Trump ha espresso la propria stanchezza per il conflitto russo-ucraino, definendolo “il peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale”. Annunciando il prossimo incontro con Zelensky, ha sottolineato: “Se non sono stupidi, Putin e Zelensky dovranno trovare presto un accordo. Se non lo fanno, sono stupidi. Vale per entrambi. E so che non sono stupidi, ma se non chiudono questo accordo, allora lo sono. Non voglio insultare nessuno, ma bisogna farlo. Troppe persone stanno morendo. Non ne vale la pena”.

Trump ha poi fornito dati sul conflitto: “In Ucraina, 30.000 soldati sono morti in un mese. Il mese prima erano 27.000, quello prima ancora 28.000 e quello prima ancora 25.000”. “Questa guerra deve finire; è l’unica cosa che mi interessa”, ha aggiunto nel corso dell’intervista successiva al suo discorso. Nonostante il rapporto tra Putin e Zelensky si contraddistingue per “un odio tremendo”, Trump ha sostenuto che entrambe le parti, in questa fase, avrebbero interesse a un’intesa. “Credo che la Russia voglia fare un accordo. Credo che l’Ucraina voglia fare un accordo. E cercheremo di farlo”, ha osservato il leader americano, aggiungendo che i contatti sarebbero in una fase avanzata: “penso che siamo ragionevolmente vicini”.

Domani sarà dunque una giornata cruciale per il futuro del conflitto in Ucraina, con il vertice annunciato a Davos tra Trump e Zelensky, mentre a Mosca è previsto un incontro parallelo tra Putin e l’inviato speciale americano Steve Witkoff.

Calcio, Italiano: "L’Europa League per rilanciarci"

Roma, 21 gen. (askanews) – “In questa competizione arriviamo da belle vittorie e prestazioni, la squadra deve però ritrovare fiducia, certezze ed entusiasmo”. Così a Sky Vincenzo Italiano alla vigilia del match di Europa League contro il Celtic al Dall’Ara. “Sono convinto – continua – supereremo insieme questo periodo. Teniamo tantissimo all’Europa League: possiamo puntare anche ai primi otto posti che sono ancora alla nostra portata”. Sui singoli: “Freuler riposerà, torna Skorupski e Dominguez potrebbe partire dall’inizio”. Non ci sarà invece Castro: “Ha la febbre, gioca Dallinga che ha fatto bene in Europa”

Rai, La Russa incontra domani capigruppo opposizioni su Vigilanza

Roma, 21 gen. (askanews) – Domani, alle ore 12, il presidente del Senato Ignazio La Russa, incontrerà i capigruppo di opposizione sul ‘nodo’ della Vigilanza Rai, i cui lavori sono bloccati dall’ottobre 2024 nonostante le sollecitazioni giunte anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La prossima settimana sarà la volta della Camera, con una convocazione da parte del presidente Lorenzo Fontana. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari.

La richiesta di incontro da parte di Pd, M5s, Avs, IV, Azione, +Europa, era stata affidata a una lettera ai due presidenti con cui si evidenziava la “grave situazione di stallo istituzionale”. L’impasse è sul nome della presidente, designata dal governo, Simona Agnes, che non incontra il gradimento delle minoranze. L’accordo, almeno con parte dei gruppi di opposizione, è una strada obbligata poiché il voto sulla presidenza richiede una maggioranza qualificata, in quanto figura di garanzia. La ‘mossa’ della maggioranza da allora è stata quella di disertare le sedute della commissione bloccandone di fatto l’attività.

“Tale situazione – si leggeva nella missiva – ha di fatto paralizzato la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, con conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione”, con una Rai che “fa propaganda filogovernativa”, tanto “più grave” in vista del referendum sulla separazione delle carriere e della campagna elettorale per le elezioni del 2027.

Trump a Davos: voglio la Groenlandia, ma non userò la forza

Roma, 21 gen. (askanews) – “Un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale” americana nonché dell’Occidente in generale: nel suo lungo discorso a Davos Donald Trump ha ribadito l’intenzione di giungere all’annessione della Groenlandia – ma “senza usare la forza, questa è l’unica notizia che vi do”, ha precisato.

In mancanza di un peraltro assai problematico atto bellico intra-Nato, le pretese statunitensi – che per essere onesti sono di vecchissima data – devono posare su altre basi e Trump le ha esaminate tutte, dalla storia più o meno recente ai rapporti con la Nato, fino all’incapacità dei piccoli Paesi di garantire la propria sicurezza.

Iniziando dalla storia, Trump ha ricordato come già nella Seconda Guerra Mondiale Washington sia intervenuta a garantire la sicurezza dell’isola, per poi “stupidamente” restituirla alla Danimarca una volta terminato il conflitto, il che “non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente”.

Poi è passato a esaminare il modo in cui la Nato “ha trattato assai ingiustamente gli Stati Uniti per anni”, sottolineando come Washington abbia pagato “praticamente il 100% della difesa” degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio: ora invece la Casa Bianca vorrebbe, come sia pur tardivo ringraziamento, “una sola cosa, un pezzo di ghiaccio” che solo gli Stati Uniti hanno il potenziale militare per difendere.

La terza argomentazione esibita da Trump infatti è proprio legata alle capacità belliche: “Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più”; di certo, non lo può fare la Danimarca, ha concluso.Insomma, per la Casa Bianca l’annessione della Groenlandia rappresenterebbe una sorta di appianamento di un debito storico che la Nato e l’Europa intera – che senza l’intervento degli Stati uniti nella Seconda Guerra “parlerebbe tedesco e un po’ di giapponese”, ha ricordato Trump – hanno contratto con Washington.

Il tutto per garantire una sicurezza collettiva che passa per la costruzione del sistema di difesa antimissile “Golden Dome”, di cui la Groenlandia costituirebbe la propaggine settentrionale a protezione – gratuita – anche di un altro Paese definito “ingrato”, quel Canada che secondo Trump “vive solo grazie agli Stati Uniti”.

Tutti argomenti che fino ad ora non hanno affatto convinto né la Danimarca né gli altri alleati – né, soprattutto, i groenlandesi; nel suo intervento a Davos il Segretario generale della Nato Mark Rutte non ha voluto commentare la querelle limitandosi ad affermare di stare operando “dietro le quinte” per una soluzione mutuamente soddisfacente, al momento del tutto imprecisata.

Trump ribadisce: la Groenlandia è necessaria ma non userò la forza

Roma, 21 gen. (askanews) – “Un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale” americana nonché dell’Occidente in generale: nel suo lungo discorso a Davos Donald Trump ha ribadito l’intenzione di giungere all’annessione della Groenlandia – ma “senza usare la forza, questa è l’unica notizia che vi do”, ha precisato.

In mancanza di un peraltro assai problematico atto bellico intra-Nato, le pretese statunitensi – che per essere onesti sono di vecchissima data – devono posare su altre basi e Trump le ha esaminate tutte, dalla storia più o meno recente ai rapporti con la Nato, fino all’incapacità dei piccoli Paesi di garantire la propria sicurezza.

Iniziando dalla storia, Trump ha ricordato come già nella Seconda Guerra Mondiale Washington sia intervenuta a garantire la sicurezza dell’isola, per poi “stupidamente” restituirla alla Danimarca una volta terminato il conflitto, il che “non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente”.

Poi è passato a esaminare il modo in cui la Nato “ha trattato assai ingiustamente gli Stati Uniti per anni”, sottolineando come Washington abbia pagato “praticamente il 100% della difesa” degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio: ora invece la Casa Bianca vorrebbe, come sia pur tardivo ringraziamento, “una sola cosa, un pezzo di ghiaccio” che solo gli Stati Uniti hanno il potenziale militare per difendere.

La terza argomentazione esibita da Trump infatti è proprio legata alle capacità belliche: “Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più”; di certo, non lo può fare la Danimarca, ha concluso.

Insomma, per la Casa Bianca l’annessione della Groenlandia rappresenterebbe una sorta di appianamento di un debito storico che la Nato e l’Europa intera – che senza l’intervento degli Stati uniti nella Seconda Guerra “parlerebbe tedesco e un po’ di giapponese”, ha ricordato Trump – hanno contratto con Washington.

Il tutto per garantire una sicurezza collettiva che passa per la costruzione del sistema di difesa antimissile “Golden Dome”, di cui la Groenlandia costituirebbe la propaggine settentrionale a protezione – gratuita – anche di un altro Paese definito “ingrato”, quel Canada che secondo Trump “vive solo grazie agli Stati Uniti”.

Tutti argomenti che fino ad ora non hanno affatto convinto né la Danimarca né gli altri alleati – né, soprattutto, i groenlandesi; nel suo intervento a Davos il Segretario generale della Nato Mark Rutte non ha voluto commentare la querelle limitandosi ad affermare di stare operando “dietro le quinte” per una soluzione mutuamente soddisfacente, al momento del tutto imprecisata.

Maltempo, La Russa: vicinanza sentita e doverosa a popolazioni colpite

Roma, 21 gen. (askanews) – “Vorrei segnalare al Senato il grave disagio che stanno vivendo in queste ore le popolazioni della costa ionica della Sicilia, ma anche della Sardegna e della Calabria, che sono colpite in maniera forte, virulenta dagli effetti di mareggiate, piogge, temporali e condizioni atmosferiche avverse, non usuali, che stanno provocando danni di grande, per non dire enorme, rilievo. Credo che la nostra vicinanza intanto, in attesa di quanto si potrà fare, sia sentita e doverosa”. Lo ha detto in aula a palazzo Madala il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Calcio, Arbitri serie A, Mariani dirigerà Juventus-Napoli

Roma, 21 gen. (askanews) – Sarà Mariani di Aprile a dirigere il match clou della ventiduesima giornata di serie A Napoli-Juventus. Roma-Milan è stata affidata a Colombo di COmo, Inter-Pisa a Mercenaro di Genova. Questo il programma completo:

venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa: Marcenaro di Genova. sabato 24 gennaio ore 15.00 Como-Torino: Feliciani di Teramo. Ore 18.00 Fiorentina-Cagliari: Guida di Torre Annunziata. Ore 20.45 Lecce-Lazio: Chiffi di Padova.

domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese: Collu di Cagliari. Ore 15.00 Atalanta-Parma: Sacchi di Macerata, Genoa-Bologna: Maresca di Napoli. Ore 18.00 Juventus-Napoli: Mariani di Aprilia. Ore 20.45 Roma-Milan: Colombo di Como.

lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese: Manganiello di Pinerolo.

Rugby, gli azzurri al raduno di Verona per il Sei Nazioni

Roma, 21 gen. (askanews) – Gonzalo Quesada, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Maschile, ha ufficializzato la lista degli Azzurri convocati per il raduno di Verona – in calendario a partire da domenica 25 gennaio – in preparazione al Guinness Sei Nazioni 2026.

Sono trentatre gli atleti convocati dallo staff tecnico guidato da Quesada. Confermata la base del gruppo che nelle Quilter Nations Series lo scorso novembre ha battuto Australia e Cile e offerto una buona prestazione contro il Sudafrica.

Prima convocazione assoluta per Samuele Locatelli, terza linea delle Zebre Parma e nominato MVP della Serie A Elite Maschile nel 2024, esordiente all’interno nel gruppo azzurro insieme a Damiano Mazza.

Rientro in squadra per Paolo Odogwu, convocato nel Summer Tour 2025, Matt Gallagher – a quasi un anno di distanza dall’ultima convocazione nel Guinness Sei Nazioni 2025 – Alessandro Fusco che aveva raggiunto gli Azzurri last minute per l’ultimo allenamento in avvicinamento al match contro il Cile a Genova lo scorso novembre.

Primo allenamento in calendario a partire da lunedì 26 gennaio al Payanini Center di Verona dove mancheranno Gonzalo Quesada e Michele Lamaro, impegnati entrambi al lancio internazionale del torneo in calendario ad Edimburgo.

“Questi giorni in raduno sono molto importanti, pieni di entusiasmo in attesa di scendere in campo nel torneo di Rugby più antico del mondo affrontando alcune tra le migliori nazionali nel panorama rugbistico. Sono sempre momenti ricchi di tanta emozione. La nostra ultima partita nel Sei Nazioni 2025 ci ha lasciato l’amaro in bocca per il risultato, ma offrendo una ottima prestazione. Dobbiamo approfittare della nostra forma mostrata nell’ultimo novembre dove abbiamo cambiato alcune metodologie di lavoro andando a ritrovare subito i nostri automatismi in pochi allenamenti per poi puntare a mostra le prestazioni che abbiamo avuto contro Irlanda e Australia nel 2025” ha dichiarato Gonzalo Quesada.

L’Italia resterà a Verona fino a sabato 31 gennaio, giorno in cui si sposterà verso Roma. Venerdì 6 febbraio alle 11.45 è in calendario il Captain’s Run, mentre il calcio d’inizio per il primo match degli Azzurri nel Guinness Sei Nazioni 2026 è in programma sabato 7 febbraio alle 15.10 contro la Scozia allo Stadio Olimpico di Roma con copertura televisiva prevista sui canali di Sky Sport.

Wall Street apre in rialzo dopo rassicurazioni Trump, DJ +0,12%

Roma, 21 gen. (askanews) – Avvio di seduta in rialzo Wall Street, dopo i cali di ieri e soprattutto dopo che nel suo atteso intervento al World Economic Forum a Davos, il presidente Usa Donald Trump, pur ribadendo che vuole la Groenlandia, ha rassicurato che non farà ricorso alla forza militare per appropriarsene. Alle prime contrattazioni il Dow Jones guadagna lo 0,12 percento, l’S&P 500 sale dello 0,20 percento e il Nasdaq aumenta dello 0,30 percento. Il dollaro si stabilizza con l’euro che si lima 1,1718 sul biglietto verde.

Calcio, Gasperini: "Stoccarda chanche per i giovani"

Roma, 21 gen. (askanews) – Alla vigilia dell’impegno europeo contro lo Stoccarda, valido per l’Europa League e in programma domani alle 21.00 allo Stadio Olimpico, Gian Piero Gasperini ha presentato la sfida in conferenza stampa presso il Centro Sportivo “Fulvio Bernardini” di Trigoria. Il tecnico giallorosso ha fatto il punto sulla condizione della squadra, sugli obiettivi stagionali e sulla gestione delle energie tra campionato ed Europa.

Gasperini ha spiegato come la Roma arrivi all’appuntamento europeo in buone condizioni generali, pur con qualche assenza: “La squadra sta bene, a parte Hermoso e Dovbyk e i nuovi. Domani è una partita ravvicinata a quella del Milan: adesso è una gara di maggiore attenzione. In Europa stiamo bene, vincendo potremmo saltare i playoff. La nostra attenzione al momento è al campionato”. Un equilibrio delicato tra priorità europee e Serie A, con la consapevolezza che il cammino continentale può offrire opportunità importanti.

Soffermandosi su Paulo Dybala e sul rendimento della squadra, l’allenatore ha sottolineato la crescita mentale del gruppo: “La Roma si è contraddistinta da subito per la mentalità, il gruppo era già motivato per fare bene. Quello che mi auguro andando avanti in stagione, anche se 21 giornate è già significativo, è che si migliori qualitativamente”. Su Dybala ha aggiunto: “Paulo aveva già fatto bene, poi è calato e ci ha messo un po’ di più a recuperare. Gli anni passano, magari in velocità ha qualcosa in meno, ma ha le capacità di giocare in modo determinante”.

Ampio spazio anche a una riflessione sul valore dell’Europa League per i club italiani: “Non metto il punto sulla vittoria del trofeo. Se il trofeo è l’unica cosa gratificante, allora si è sempre delusi: vincere un trofeo in Europa per le italiane è un problema. Vale per tutte, anche per la Roma. Va spostato l’obiettivo, bisogna crescere in ogni occasione”. Un percorso, secondo Gasperini, che passa prima dalla percezione della propria forza: “Quando si ha la sensazione di essere forti, allora forse si può vincere”.

Guardando al campionato, il tecnico ha parlato della corsa al quarto posto e della nuova consapevolezza acquisita: “All’inizio non sapevamo quale fosse la nostra dimensione. Ora non c’è nulla di definitivo, ma è una posizione che abbiamo conquistato. Giochiamo per dare il massimo, contro squadre molto vicine, tolta l’Inter”. E ancora: “Nei mesi ci siamo conquistati questa posizione e faremo di tutto per difenderla e incrementarla. Anche noi abbiamo una considerazione di noi stessi superiore rispetto a quella di qualche tempo fa”.

Sul fronte mercato e sulle situazioni individuali, Gasperini ha chiarito il caso Bailey: “Ha avuto un’esperienza negativa, si è infortunato il primo giorno ed è iniziato il calvario. Pensavamo potesse aiutarci, ma gli infortuni hanno determinato la scelta”. Una decisione che apre nuovi scenari: “Questo apre uno spazio. Non so cosa può succedere, si vedrà. Se arrivano situazioni che ci migliorano, bene, altrimenti restiamo così”. Positivi invece gli aggiornamenti su Ferguson: “Ha recuperato dalla contusione: domani ci sarà. Ora è un giocatore della Roma, ogni occasione è buona per lui per fare bene”.

Il tecnico si è espresso anche sul divieto di trasferta per i tifosi, tema sempre sensibile: “Per pochi si penalizzano tutti. Queste situazioni non le vuole nessuno, è chiaro non fanno parte dello sport. Vedere così tanta gente in trasferta è positivo, mi dispiace”.

Infine, uno sguardo al progetto tecnico e alla crescita dei giovani: “Mi piacerebbe sviluppare un nucleo forte di 15-16 giocatori competitivi, sui quali far crescere i giovani che possano alimentarlo”. Gasperini ha citato l’esempio di Pisilli come modello virtuoso: “È cresciuto e non serve andare in prestito. È il prototipo perfetto: deve diventare forte qui”. Un percorso graduale, secondo l’allenatore, necessario per costruire basi solide prima di parlare di vittorie.

Tennis, Paolini più forte della pioggia, terzo turno a Melborne

Roma, 21 gen. (askanews) – Jasmine Paolini supera anche il secondo turno agli Australian Open, battendo la polacca Magdalena Frech 6-2, 6-3 in un’ora e 51 minuti di gioco. Il principale ostacolo per la n.8 del mondo è stata la pioggia che ha interrotto più volte il match e costretto poi a concluderlo al coperto alla John Caine Arena. Ora l’azzurra attende la statunitense Jovic.

“È stata un’avventura complicata, condizioni diverse con il tetto qui, non è stato semplice adattarsi – ha detto Paolini nel post partita -. Ma meglio qui senza vento, ci sono stati alti e bassi e non è stato facile giocare contro di lei. Adesso devo riposarmi e domani inizierò a pensare alla prossima partita. Grazie italiani per essere stati qui”

IA, Nvidia, Huang: richiede ancora più investimenti, lontani da bolla

New York, 21 gen. (askanews) – A dispetto delle centinaia di miliardi già assorbiti, all’intelligenza artificiale servono ancora più fondi, mentre sta già generando benefici economici in diversi settori, senza timori di una bolla speculativa. E’ la tesi sostenuta dal numero uno di Nvidia, Jensen Huang, nel suo primo intervento al World Economic Forum di Davos.

Huang ha descritto l’AI come una “torta a cinque strati” – energia, chip, infrastruttura cloud, modelli e applicazioni – sottolineando che è proprio l’applicazione industriale della tecnologia a creare valore economico. Settori come energia e semiconduttori stanno già crescendo grazie all’AI, ma secondo il CEO servono investimenti più ampi per estendere i benefici anche alle economie emergenti.

Huang ha respinto i timori di una bolla, spiegando che “i grandi investimenti sono necessari per costruire l’infrastruttura dell’AI. L’opportunità è straordinaria” . Ha poi aggiunto che la trasformazione in corso è “la più grande costruzione infrastrutturale della storia”, escludendo che l’AI possa distruggere posti di lavoro poichè data center, server e fabbriche di chip richiederanno infatti migliaia di tecnici, elettricisti e operai specializzati.Sul premercato Nvidia sta guadagnando lo 0,2%.

Trump a Davos: "L’Europa non sta andando nella direzione giusta"

Roma, 21 gen. (askanews) – In “Europa non state andando nella direzione giusta”, ha dichiarato il presidente statunitense Donald Trump, nel corso del suo intervento sul palco del Forum economico di Davos. “Alcune aree dell’Europa non sono riconoscibili”, ha detto Trump, sottolineando “io amo l’Europa”, ma a suo avviso diventa irriconoscibile. Ci sono “migrazioni di massa incontrollate” in Europa, secondo Trump. Poi ha cambiato argomento: “Il Venezuela tornerà ad essere un grande Paese”, c’è “grande collaborazione”, ha dichiarato. Sugli Usa ha affermato: “Dopo un anno delle mie politiche, e molto presto, vedrete una crescita economica che nessun Paese ha mai avuto prima”.

Maltempo, Meloni segue situazione: governo sosterrà le comunità

Roma, 21 gen. (askanews) – “La presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, segue con attenzione, in costante contatto con il Ministro Nello Musumeci e con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, l’evoluzione dell’eccezionale ondata di maltempo che sta interessando la Calabria, la Sardegna e la Sicilia”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Meloni, prosegue il comunicato, “è particolarmente vicina alle comunità colpite e raccomanda di seguire le indicazioni delle autorità locali, evitando ogni esposizione al rischio. Ringrazia per l’efficiente lavoro di previsione e di allertamento messo in campo dal Dipartimento della Protezione Civile e dai presidi territoriali, da Regioni, Comuni e Prefetti”.

Il Governo, assicura, “sosterrà le comunità che hanno subito danni, nei prossimi giorni il Ministro Musumeci e il Capo Dipartimento Ciciliano si recheranno nelle aree colpite per individuare, insieme ai Presidenti delle Regioni interessate, le azioni necessarie al superamento dell’emergenza”.

Accordo Mercosur, l’Europarlamento chiede un parere alla Corte Ue

Bruxelles, 21 gen. (askanews) – La plenaria del Parlamento europeo ha approvato con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni, oggi a Strasburgo, una mozione che chiede alla Corte europea di Giustizia di valutare se l’accordo con il Mercosur sia conforme ai Trattati Ue.

La Corte europea di giustizia dovrà ora esaminare, secondo le indicazioni contenute nel testo adottato, la base giuridica dell’accordo commerciale interinale (Ita) e dell’accordo di partenariato (Empa) tra l’Ue e il Mercosur.

In attesa del parere della Corte, il Parlamento europeo potrà ora continuare l’esame dei testi ma dovrà attendere la pubblicazione del parere prima di poter approvare o respingere la ratifica dell’Ita, che consente l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo commerciale.

L’Ita riguarda una competenza esclusiva dell’Unione, e non è soggetto perciò alla ratifica da parte degli Stati membri, ma solo al consenso del Parlamento europeo e all’approvazione formale finale del Consiglio Ue. L’Ita cesserà di applicarsi una volta entrato in vigore l’altro accordo definitivo, l’Empa.

Una seconda proposta di risoluzione del Parlamento europeo, che chiedeva alla Corte Ue una valutazione legale dell’Accordo, è stata respinta con 225 voti a favore, 402 contrari e 13 astensioni.

Guess: Chiara Ferragni volto per la campagna primavera-estate 2026

Roma, 21 gen. (askanews) – Chiara Ferragni è il nuovo volto della campagna pubblicitaria globale Primavera/Estate 2026 di Guess. Lo ha riferito la società spiegando che si tratta di “una scelta che riflette l’impegno costante del brand nel valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e resilienza”.

“Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna Guess”, ha sottolineato Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di Guess?, Inc. “Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con Guess. Rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza, uno spirito che emerge in modo naturale nella collezione SS26: moderna, versatile e ricca di personalità”.

Soddisfatta anche Ferragni che ha spiegato: “È un grande onore per me tornare a lavorare per Guess dopo quasi 13 anni dalla nostra prima collaborazione. Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come Guess, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature. Un grande e doveroso ringraziamento va a Paul Marciano, co-fondatore di Guess, per il supporto e la fiducia che mi ha dimostrato in un momento delicato della mia vita. L’esperienza sul set è stata speciale e la porterò sempre con me”.

La campagna Guess Primavera/Estate 2026 sarà lanciata a livello globale a febbraio 2026 su piattaforme stampa, digital e social media. (fonte immagine: GUESS).

Giustizia, da aula Camera ok a risoluzione maggioranza su riforma Nordio

Roma, 21 gen. (askanews) – L’aula della Camera ha approvato con 168 voti e favore, 114 voti contrari e 4 astenuti la risoluzione unitaria del centrodestra sulle comunicazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla riforma della giustizia. La risoluzione aveva avuto il parere positivo del Guardasigilli Carlo Nordio che invece ha espresso parere negativo sulle altre sei presentate dalle opposizioni.

Le altre sei risoluzioni, presentate dalle opposizioni alle comunicazioni del ministro Nordio sulla riforma della giustizia, sono state tutte bocciate dal voto dell’aula della Camera. La seduta è stata quindi sospesa e riprenderà con il question time alle 15.

Uccisi 3 giornalisti in un raid israeliano contro un’auto a Gaza

Roma, 21 gen. (askanews) – Un attacco israeliano messo a segno oggi contro un’autovettura nel centro della Striscia di Gaza ha causato la morte di tre giornalisti. Lo riportano i media palestinesi, identificando le vittime in Mohammed Salah Qashta, Abdul Raouf Samir Shaath e Anas Ghanem.

Inoltre, 5 palestinesi, tra cui 2 bambini e una donna, sono stati uccisi oggi dalle forze israeliane in attacchi messi a segno a Deir al Balah e a Khan Younis, nel centro e nel sud nella Striscia di Gaza. Lo riportano le agenzie di stampa palestinesi, precisando (prima della morte dei 3 giornalisti) che sono almeno 483 i palestinesi uccisi dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, lo scorso ottobre, tra cui 169 minori e 64 donne.

Valentino, rosa rossa sul feretro e in Piazza Mignanelli

Roma, 21 gen. (askanews) – A Roma la camera ardente per Valentino, a Piazza Mignanelli nella sua Fondazione. Tante le persone arrivate a rendere omaggio al grande stilista scomparso a 93 anni. Sul feretro una rosa rossa, simbolo dell’eleganza e del celebre “rosso Valentino” famoso in tutto il mondo e per lui quasi un “marchio”.

Alcune rose rosse, insieme ad altri fiori, sono state lasciate anche sotto l’installazione al centro della piazza.

Valentino, Abbagnato: il mio primo abito per il Capodanno di Vienna

Roma, 21 gen. (askanews) – “Una persona speciale, mancherà tanto. Ho avuto il privilegio di essere vestita da lui, di essere un’amica”. Così Eleonora Abbagnato, etoile e direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, arrivando alla camera ardente di Valentino.

“Due anni fa abbiamo inaugurato il teatro a Voghera, sua città Natale, è l’ultimo momento in cui siamo stati insieme. Il mio primo abito creato da lui – ha raccontato – è stato per il Capodanno di Vienna, per un balletto meraviglioso, avevo delle piume di struzzo, un abito speciale, come era lui. Era davvero gentile, adorabile, amava tutti come una vera famiglia” ha aggiunto.

Milano-Cortina, Giorgetti: mi aspetto tanto oro ma non di Bankitalia

Roma, 21 gen. (askanews) – “Se introduco il tema dell’oro poi i giornalisti pensano che parlo dell’oro della Banca d’Italia. Ma mi aspetto tanto oro e mi aspetto il sogno che non è un concetto lontano dall’economia”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Maxxi di Roma per l’evento sulle olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

“Il sogno alimenta l’emotività che orienta le decisioni economiche, di consumo e di investimento” ha proseguito “e mi aspetto che tante vittorie azzurre contribuiscano a crare un clima di entusiasmo”.

“Noi tendiamo sempre a sottovalutarci – ha aggiunto Giorgetti -ma da fuori ci vedono tuti come belli, buoni e bravi se poi ci vedono anche come capaci di successi parte un circolo virtuoso di entusiasmo”.

Referendum, le ragioni del No. Dibattito

Ho seguito con interesse il confronto apertosi sul prossimo referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei giudici. Pur non essendo contrario, in linea di principio, a tale separazione, ritengo tuttavia più importante evitare ogni tentativo di incrinare la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione tra legislativo, esecutivo e giudiziario.

Per queste ragioni ho aderito al Comitato De Gasperi–Moro per il No alla separazione delle carriere, così come nel 2016, insieme agli amici Gargani e Tassone, costituimmo il Comitato dei Popolari per il No alla riforma costituzionale promossa dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Di seguito, in estrema sintesi, le ragioni del No del nostro Comitato nel prossimo referendum costituzionale.

 

Un metodo che tradisce lo spirito costituente

La riforma costituzionale della magistratura è l’ennesima riforma voluta da una sola parte politica, senza alcun reale tentativo di dialogo e confronto con le altre forze parlamentari. Essa nasce da un’iniziativa del Governo in carica ed è stata approvata così come concepita dall’esecutivo, senza che il Parlamento abbia potuto apportarvi modifiche sostanziali.

In questo modo è stato tradito lo spirito costituente con cui fu approvata la nostra Costituzione, frutto della capacità di forze politiche contrapposte di mediare e trovare un accordo alto sulle regole fondamentali della Repubblica. Alcide De Gasperi e Aldo Moro, entrambi padri costituenti, sono stati scelti dal Comitato come simboli di quel metodo del dialogo e della condivisione che questa riforma ha invece disatteso.

 

Le vere priorità della giustizia restano irrisolte

Occorre chiedersi se questa riforma costituzionale affronti le reali priorità del sistema giudiziario italiano. La risposta, purtroppo, è negativa.

La riforma non interviene né sull’eccessiva durata dei processi – penali, civili e amministrativi – né sul drammatico sovraffollamento delle carceri, che rappresentano le vere emergenze del servizio giustizia nel nostro Paese.

Dire No a questa riforma significa dunque rifiutare un intervento che non incide in alcun modo sui problemi concreti e urgenti della giustizia italiana.

 

Separazione delle carriere e rischio di subordinazione del pubblico ministero

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene presentata dai promotori come necessaria per garantire la terzietà del giudice. In realtà, tale obiettivo può essere più efficacemente perseguito rafforzando le regole sull’astensione e sulla ricusazione del giudice nei casi di conflitto o di prossimità con le parti, incluso il pubblico ministero.

L’esperienza comparata dimostra inoltre che, laddove la separazione delle carriere è stata realizzata – come in Francia – i pubblici ministeri sono stati sottoposti a forme di indirizzo e controllo da parte del potere esecutivo, con un conseguente indebolimento della loro autonomia e indipendenza. In Francia, infatti, i pubblici ministeri sono soggetti a direttive del Ministro della Giustizia e non godono dell’inamovibilità.

È dunque legittimo temere che anche in Italia la separazione delle carriere possa aprire la strada a una progressiva subordinazione del pubblico ministero all’esecutivo.

 

Sorteggio e doppio Csm: un autogoverno più debole

La riforma prevede la sostituzione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura con due distinti Csm – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – i cui componenti sarebbero in larga parte sorteggiati.

Il sorteggio non è un criterio adeguato per la selezione dei componenti di organi di rilevanza costituzionale, poiché affida al caso la scelta di soggetti chiamati a esercitare funzioni delicate di autogoverno. Inoltre, la differenza tra il cosiddetto “sorteggio temperato” previsto per accademici e avvocati e il sorteggio puro riservato ai magistrati crea una grave asimmetria di legittimazione.

Questa impostazione rischia di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, compromettendo il principio stesso dell’autogoverno.

 

L’Alta Corte disciplinare e la compressione delle garanzie

Un ulteriore elemento critico della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, competente sia in primo sia in secondo grado per i procedimenti disciplinari riguardanti giudici e pubblici ministeri.

Dopo aver separato le carriere e previsto due distinti Csm, la scelta di un unico giudice disciplinare appare contraddittoria e rivela la reale finalità della riforma: ricondurre sotto un unico controllo l’intera magistratura. A ciò si aggiunge l’anomalia di un giudice di secondo grado che appartiene allo stesso organo che ha giudicato in primo grado.

Ancora più grave è l’esclusione del ricorso per Cassazione contro le decisioni disciplinari dell’Alta Corte, con una significativa riduzione delle garanzie oggi riconosciute ai magistrati.

 

Una riforma decisa da un Parlamento di nominati

Infine, vi è una ragione di carattere sistemico che induce a dire No a questa riforma. Essa è stata approvata da un Parlamento composto in larga parte da parlamentari non eletti direttamente dai cittadini, ma nominati attraverso le liste bloccate dei partiti.

Le norme costituzionali che si vorrebbero modificare furono invece approvate da un’Assemblea costituente i cui membri, il 2 giugno 1946, furono tutti eletti personalmente con voto di preferenza. Per riformare la Costituzione – soprattutto in un ambito così delicato come l’assetto della magistratura – è necessaria una legittimazione popolare piena e diretta.

Dire No a questa riforma significa anche riaffermare il principio che la Costituzione non può essere modificata da parlamentari privi di un mandato personale forte da parte del popolo.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF – Associazione Liberi e Forti

www.alefpopolaritaliani.it

Referendum, le ragioni del Sì. Dibattito

Pur nella mia convinta idea di sostenere le ragioni del Sì nel prossimo referendum costituzionale che ci chiama a scegliere tra un Sì e un No alla riforma delle carriere dei magistrati e alle nuove modalità di composizione del CSM, compresa l’inedita Alta Corte disciplinare, ho trovato molto interessante l’intervista del 19 gennaio al dott. Giovanni Bachelet, a firma del direttore D’Ubaldo, pubblicata su Il Domani d’Italia

In uno stile sobrio e discorsivo, la conversazione si snoda senza cascami ideologici. È significativo che il dialogo sulla materia referendaria si incanali su un confronto diretto e confidenziale, senza il preconcetto che, in nome della lotta all’esorbitanza di questo o quel magistrato, si affacci strumentalmente una lettura volta a oscurare le ragioni costituzionali dell’una o dell’altra tesi.

 

Magistratura: presidio di legalità, non potere da cui difendersi

Una preoccupazione non del tutto fuori luogo, stante le disinvolture con cui, soprattutto il guardasigilli, si è lanciato di recente in affermazioni secondo cui la riforma potrebbe giovare anche a un governo di fronte opposto. Come dire: proteggiamoci dalle iniziative della magistratura.

Proprio perché la magistratura è un presidio di legalità e di tutela delle libertà fondamentali della persona, non può essere trattata come un potere da cui guardarsi. Così come appare inappropriato ogni tentativo di schivare doverosi controlli sull’azione politica, volti a impedire sconfinamenti e abusi di potere.

 

Non una “manutenzione”, ma una scelta costituzionale

 

Convengo pienamente con l’affermazione secondo cui:

 

«Il referendum sulla giustizia non è un passaggio che attiene alla semplice “manutenzione” dell’ordinamento. Tocca nervi scoperti dell’architettura costituzionale e porta sotto i riflettori una questione cruciale: il rapporto tra potere, diritto e garanzie istituzionali in una democrazia d’impianto sociale e liberale».

 

È vero: modificare la Costituzione non equivale a una semplice manutenzione. Tuttavia, in questo caso, appare poco acconcia ogni congettura che voglia accreditare una chiave di lettura fuorviante rispetto all’obiettivo che la riforma costituzionale persegue: un doveroso adeguamento volto a rendere effettivo il principio di parità delle parti in contraddittorio e quello di terzietà e imparzialità del giudice, sancito dall’articolo 111 della Costituzione.

 

La terzietà del giudice come garanzia per il cittadino

Tutto ciò è nell’interesse del cittadino e di quanti incappano nelle maglie della giustizia penale – ed è il caso di dirlo, alla luce dei numerosi casi su cui si discute non solo mediaticamente della fondatezza di condanne definitive – assicurando una più solida garanzia nella piena attuazione del giusto processo.

Peraltro, stante il principio di eguaglianza che governa il nostro sistema ordinamentale, pensare già ora, come inevitabile passo successivo, a una subordinazione del pubblico ministero all’esecutivo appare un tentativo di introdurre, attraverso prospettive al momento non verosimili, una strumentale e inappropriata politicizzazione.

 

Il rifiuto della delegittimazione della magistratura

Trovo invece condivisibile la preoccupazione che lo schierarsi debba avvenire senza piegarsi a una campagna mediatica e argomentativa che faccia della denigrazione della magistratura il proprio criterio di ragionamento. Metodo non accettabile, anche alla luce del fatto che, in questi anni di crescita civile diseguale, di difficoltà sopravvenute e di crescenti divari territoriali, la magistratura è stata un baluardo importante nella tutela dei diritti e delle libertà.

 

È questa, del resto, l’ottica da cui ci mette in guardia il dott. Bachelet, a nome del Comitato del No.

 

Governo, riforma e rischio di letture pregiudiziali

Tuttavia, la giusta dialettica attorno a una riforma promossa da un governo che non si risparmia asperità verso la magistratura non deve farci travisare – o perdere di vista – il doveroso obiettivo di piena attuazione del principio di terzietà del giudice nella corretta forma costituzionale.

Seppur questo governo sia guidato dall’idea fissa di riscrivere la storia del nostro Paese, compresa la Costituzione, non possiamo farci strumento di chiaroveggenze che preconizzino come inevitabile l’intento di subordinare i pubblici ministeri all’esecutivo.

Qui si inciderebbe su uno dei cardini del sistema costituzionale, fondato sull’indipendenza della magistratura nei suoi due aspetti, requirente e giudicante, sancita dagli articoli 101 e 104 della Costituzione: un’operazione tutt’altro che semplice, che stravolgerebbe l’intero impianto della Carta e che il Paese non tollererebbe.

 

Fragilità politica e memoria di Tangentopoli

Nell’attuale quadro politico, peraltro, un’operazione del genere non appare agevole, stante i segnali sempre più evidenti di sfaldamento della maggioranza, a vantaggio di una coalizione più attenta al mantenimento dei valori e dei principi costituzionali.

 

Non sono stati di poco conto gli eventi di Tangentopoli e i loro riverberi. Nel mix tra un’azione giudiziaria che colpiva singoli politici e un sistema mediatico che ne amplificava gli echi, si delegittimò un intero sistema politico, imperniato sulla Democrazia cristiana, che pagò il prezzo più salato, svanendo in pochi anni.

 

Crisi del sistema politico e derive successive

Non può però essere taciuto che l’effetto di quelle inchieste fu devastante per un sistema politico impreparato alle nuove istanze del Paese e ai nuovi assetti geopolitici seguiti alla caduta del Muro di Berlino e allo sfaldamento dell’Urss. Da quello scenario presero forma partiti personali e populisti che ancora oggi condizionano profondamente il nostro sistema politico.

 

Cultura della giurisdizione e parità delle parti

Non regge, infine, l’assunto sostenuto da molti esponenti dei Comitati per il No secondo cui spezzare l’unicità della “cultura della giurisdizione” farebbe venir meno il dovere di ambivalenza dell’indagine, per cui il pubblico ministero perderebbe la capacità di cercare anche elementi a favore dell’imputato.

È un’ipotesi difficile da cogliere nella sua concreta applicazione, e che, in uno scenario di parità tra accusa e difesa e di chiara demarcazione dei ruoli processuali, non sembra assumere rilievo decisivo.

 

Il nodo Palamara e la credibilità dell’autogoverno

Resta invece ineludibile l’impatto che ha avuto nel Paese il cosiddetto “sistema Palamara”, emerso quasi casualmente e rivelatore di un degenerato correntismo all’interno dell’autogoverno della magistratura, con intrecci tra toghe e politica e tentativi di pilotaggio dei processi.

Attendiamo ancora dalle inchieste in corso un quadro definitivo. Quel contesto allarmante provocò un vero terremoto nel CSM, con dimissioni e una presa di posizione inedita del Presidente della Repubblica, solitamente molto cauto nelle esternazioni.

 

Una riforma senza strappi costituzionali

Mi auguro che, pur nell’auspicata vittoria del Sì, non si prosegua nella delegittimazione della magistratura, ma si converga nel porre argini a ogni stravolgimento della Costituzione nei suoi punti più delicati, quelli che regolano il bilanciamento tra i poteri dello Stato.

Nordio e la "petulante litania" sulla giustizia: accuse, ironie e vocabolario

Roma, 21 gen. (askanews) – La parola chiave nell’aula della Camera stamani è “litania” e lo diventa velocemente, inseguendo le parole che il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivolge alle opposizioni durante le sue comunicazioni sulla riforma della Giustizia. Per il Guardasigilli l’accusa delle opposizioni di voler sottomettere il pm all’esecutivo, con la separazione delle carriere, è una “litania petulante davanti alla quale non vi è possibilità di replica”. In aula scatta la protesta e Nordio si difende, allargando le braccia: “Non trovo quale altro aggettivo possa essere usato quando veniamo ripetutamente accusati di voler sottoporre la magistratura al potere esecutivo, quando nel nostro articolo 104 è scritto che la magistratura costituisce un organo autonomo e indipendente”.

Non si sedano le tensioni ed interviene, nel tentativo di smorzarle, il presidente di turno dell’aula, Fabio Rampelli: “La parola litania è quella che ha disturbato? Poi andremo a studiarcela insieme, consultando il vocabolario della lingua italiana”, dice all’indirizzo dei banchi delle opposizioni. Proteste ma anche ironia. “Ministro, spoiler: sarà costretto ad ascoltare anche da me una ‘litania petulante'” ha detto la deputata M5s Vittoria Baldino ribadendo che “la giustizia ha bisogno di tante cose, risorse, organico, efficienza ma non di una magistratura che non sarà indipendente, occupatevi della giustizia e non di minare l’indipendenza della magistratura”. Chiude Giandonato La Salandra, deputato di Fratelli d’Italia: “Ministro dopo questa litania spero di strapparle un sorriso”.

Euro digitale, Panetta: molte infrastrutture fatte a Roma e Frascati

Roma, 21 gen. (askanews) – L’euro digitale si farà e forse non solo quello. “Alla fine io mi aspetto che ci sia una moneta di Banca centrale digitale, non c’è nessun dubbio, perché se il sistema deve funzionare con infrastrutture digitali, su registri distribuiti, deve avere la sua contropartita nelle strutture della banca centrale”. E l’Italia sta dando un contributo rilevante su questo progetto. Lo ha spiegato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nel suo intervento a Milano, ospite dell’Abi in occasione del Comitato esecutivo.

E su questo terreno “poi ci saranno le banche commerciali: io mi aspetto che, in un periodo che è difficile prevedere quanto sia lungo, anche la moneta di banca commerciale sarà prevalentemente tokenizzata. Questo richiede valutazioni di tipo molto più esteso – ha proseguito Panetta – mi aspetto che non solo la banca centrale, ma anche le banche commerciali progressivamente si sposteranno su passività di carattere digitale, il che faciliterebbe molto la vostra vita, oltre che quella dei depositanti”.

Sull’euro digitale sta lavorando la Bce e tutto l’Eurosistema delle banche centrali “ma sappiate – ha detto ai molti banchieri presenti alla riunione – che gran parte di queste infrastrutture si fanno a Roma e a Frascati (dove una volta si andava la sera per il buon vino, ha scherzato il governatore). Si sviluppano fra Roma, Francoforte e adesso si è aggiunta anche Parigi. Quindi stiamo contribuendo in modo molto rilevante a questo passaggio”, a rivendicato Panetta.

In generale, “mi aspetto che nei prossimi anni, a una velocità crescente, si espanda la finanza digitale, che non vuol dire che spariscono gli strumenti tradizionali che noi abbiamo. Vuol dire semplicemente che cambiano la loro natura tecnologica, il contante potrebbe diventare una moneta virtuale, l’euro digitale emesso dalla Banca centrale europea. E gli scambi interbancari all’ingrosso, quelli che adesso passano per Target 2 e Target 2 Securitie, anche questi saranno effettuati con strumenti tecnologici diversi”.

Valentino, Maria Grazia Chiuri: avevo un rapporto personale con lui

Roma, 21 gen. (askanews) – “Avevo un rapporto personale con lui, era un’altra epoca, c’era un senso di comunità e di famiglia, e poi lui era molto paterno”.

Così Maria Grazia Chiuri, che con Pierpaolo Piccioli fu direttrice creativa del marchio negli anni dopo l’addio dello stilista alle passerelle, arrivando alla camera ardente di Valentino a Roma in piazza Mignanelli. “Devo dire un grande grazie per aver condiviso una parte di vita insieme” ha aggiunto.

Timisoara, una grande mostra da Pompei all’arte contemporanea

Milano, 21 gen. (askanews) – Sulla scia del successo di “Le luci di Caravaggio”, che ha stabilito un record di presenze di giovani visitatori e ha ridefinito la relazione del museo con il pubblico attraverso la metafora degli specchi e le luci teatrali, il Museo Nazionale d’Arte di Timisoara (MNArT) torna al centro del palcoscenico internazionale con un nuovo progetto. Da oggi fino a inizio 2026, la mostra “La Fragilità dell’Eterno. Da Pompei al Grand Tour fino a oggi” trasforma il palazzo barocco in un santuario di resilienza. Curata da Filip A. Pectu, direttore generale del MNArT e da Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura italiano, l’esposizione è organizzata sotto l’Alto Patrocinio delle istituzioni culturali italiane e rumene.

Se Caravaggio si concentrava sulla dualità di luce e ombra, “La Fragilità dell’Eterno” sposta il paradigma su cataclisma e sopravvivenza. La mostra propone un sorprendente confronto: il disastro naturale del Vesuvio avvenuto nel 79 D.C. – che ha conservato tracce di vita romana in un paradosso di distruzione – e il “cataclisma antropico” del ventesimo secolo, che culmina nella metallica macchina bellica delle guerre mondiali.

Il percorso di mostra riunisce, in esclusiva mondiale, opere che non sono mai state esposte insieme prima d’ora. I capolavori provengono dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dai Musei Nazionali del Vomero e da Castel Sant’Angelo. Questi prestiti istituzionali sono affiancati da opere appartenenti a collezioni private, inclusa la Galleria Lia Rumma, creando una narrazione visiva che intreccia gli affreschi romani del I secolo con reinterpretazioni romantiche e neoclassiche, la Scuola di Posillipo e le riflessioni contemporanee sulla fragilità, che vedno opere di grandi artisti come Alberto Burri, Lucio Fontana Anselm Kiefer o Gian Maria Tosatti.

L’esposizione si discosta anche dai pannelli didattici standard per una narrativa guidata da un fantasma della storia. La “voce” della mostra appartiene a Lucius Valerius Sacer, un personaggio di finzione basato su testimonianze archeologiche reali. Sacer, un eroe daco-romano del tempo di Domiziano il cui nome è riportato su un altare a Adamclisi, è qui reimmaginato come un superstite dell’eruzione di Pompei.

In una chiave narrativa postmoderna, Sacer oltrepassa la sua mortalità. Guida il visitatore attraverso i secoli, riflettendo sugli scavi del periodo borbonico che hanno riscoperto la città sepolta, l’incanto dei viaggiatori del Grand Tour, e la distruzione meccanizzata dell’era moderna. Il suo monologo si interroga sulla vera natura della sopravvivenza: che cosa ci definisce, ciò che ci distrugge o ciò che rimane? La mostra assolve anche a un atto di restituzione istituzionale. Fa, infatti, rivivere la memoria di Zsigmond Ormós, fondatore del museo di Timisoara, i cui contributi ottocenteschi sono stati troppo a lungo trascurati. I curatori hanno portato alla luce il prezioso libro di Ormós su Pompei, utilizzandolo per inquadrare il concetto di “Grand Tour dall’est”.

Discostandosi dalla narrazione prettamente occidentale del Grand Tour, questa sezione rivela come gli intellettuali dell’Europa centrale e orientale si confrontassero con la riscoperta delle antichità. Gli oggetti provenienti dalla collezione permanente del museo, acquisiti da Ormós durante i suoi viaggi a Napoli nel 1865 e nel 1872, sono esposti accanto ai prestiti italiani, dimostrando che Timisoara era pienamente inserita nel sistema culturale europeo ancora prima dell’era moderna.

L’allestimento espositivo supera la classica estetica del “cubo bianco”, offrendo un’esperienza immersiva e sensoriale. Se la mostra precedente usava lo specchio per trattare il tema della realtà e dell’illusione, La Fragilità dell’Eterno utilizza la metafora della stratificazione. La scenografia suggerisce il peso della cenere e il passare del tempo, creando un “sipario” che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Il visitatore attraversa spazi che evocano il calore della lava incandescente e il silenzio dopo l’esplosione. Le opere contemporanee agiscono come contrappunti – moderni “specchi” – che riflettono il trauma antico. Il dialogo tra i reperti romani (radici della tradizione visuale europea) e le opere romantiche/neoclassiche (ramificazioni del Grand Tour) culmina in una critica contemporanea della fragilità umana di fronte a disastri naturali e causati dall’uomo.

Organizzare un’esposizione di questa portata, che richiede il trasporto di fragili tesori dai più prestigiosi depositi italiani, ha richiesto uno sforzo logistico gestito da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il team del MNArT. Il progetto è stato finanziato dal Timi? County Council, con un importante supporto diplomatico per assicurare un transito sicuro di questi beni culturali.

Piantedosi: portare i coltelli a scuola è diventato un comportamento sistematico dei giovani

Roma, 21 gen. (askanews) – “Stiamo procedendo con questa nuova tornata di interventi normativi” contro la criminalità giovanile “un po’ perché è nella prassi di qualsiasi legislatura di qualsiasi governo tenere aggiornato il catalogo normativo secondo i fatti che in qualche modo emergono nella quotidianità”, ma “questo non vuol dire che siamo in un’emergenza”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervenendo alla Scuola superiore di Polizia all’inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026.

“Ora tutta la discussione – ha spiegato – si concentra sull’utilizzo dei coltelli, soprattutto da parte dei giovani, che è un problema testimoniato non solo dalla gravità di alcuni accadimenti recenti, ma è un problema in sé, e abbiamo diffuso dei dati che dimostrano che anche dal punto di vista della fattispecie delle morti conseguenti a violenze perpetrate con coltelli c’è un trend discendente. Ciò nonostante c’è questo allarme, perché probabilmente non è solo l’evento poi drammatico, l’evento l’evento-reato che ci deve condizionare e preoccupare, ma anche il registrare all’interno delle scuole il sistematico comportamento di portare dietro dei coltelli, soprattutto dei ragazzi giovani”.

“Ci siamo mossi su questo non in una logica emergenziale. Il fatto di essere sempre pronti, come Viminale, ad offrire nella discussione interministeriale pacchetti di norma che all’occasione possono essere oggetto di valutazione per la loro proposizione è dovuto al fatto che esistono uffici che permanentemente lavorano l’aggiornamento del catalogo possibile di nuovi interventi normativi che si possono fare a secondo dei problemi che si manifestano, anche nell’applicazione di norme precedenti”, ha concluso il titolare del Viminale.

L’arrivo del feretro di Valentino, aperta la camera ardente a Roma

Roma, 21 gen. (askanews) – L’arrivo a Piazza Mignanelli, a Roma, del feretro dello stilista Valentino, imperatore della moda italiana, scomparso all’età di 93 anni.

Davanti all’ingresso il collaboratore, socio e per anni suo compagno Giancarlo Giammetti.

Alle 11 l’apertura della camera ardente presso il palazzo della Fondazione, che resterà aperto per l’omaggio del pubblico fino alle 18 di questa sera e domani. I funerali si terranno venerdì.

Banche, Patuelli: da deregulation problemi, semplificare è la via

Roma, 21 gen. (askanews) – “La semplificazione è la via, la deregulation ci ha prodotto problemi venuti da chi l’aveva adottata”. Lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nel corso del comitato esecutivo dell’associazione al quale partecipa oggi il presidente di Banca d’Italia, Fabio Panetta.

“L’alternativa alla deregulation non è la burocratizzazione ma la semplificazione”, ha aggiunto Patuelli che rivolgendosi a Panetta lo ha ringraziato per gli “ottimi indirizzi che ci ha fornito”.

Askanews per il secondo anno al fianco di "New York Encounter"

Roma, 21 gen. (askanews) – Askanews è per il secondo anno al fianco di “New York Encounter”, evento culturale che, giunto alla sua 18a edizione, si terrà dal 13 al 15 febbraio 2026, presso il Metropolitan Pavilion di New York. Si tratta di una iniziativa che, contando sul contributo di centinaia di volontari, riunisce migliaia di persone, di diverse tradizioni religiose e culture differenti.

A guidare il progetto c’è un italiano, Maurizio (Riro) Maniscalco, che ad Askanews ha sottolineato come “New York Encounter (…) è cattolico nel senso vero della parola, cioè universale: è una casa che apre la porta a tutti i viandanti”.

I dibattiti, le mostre e gli spettacoli dal vivo, aperti al pubblico gratuitamente, che andranno a dar forma al weekend, avranno come orizzonte comune il titolo di una composizione poetica di David White, “Everything is Waiting for You”. In particolare, nella presentazione istituzionale della manifestazione si mette in rilievo che nell’incertezza dei nostri giorni, “sta riemergendo un aspetto fondamentale dell’essere umano: il profondo bisogno di luoghi di appartenenza”, pur nell’avvertenza che “non tutti i luoghi offrono ciò che il nostro cuore desidera”.

Il fine settimana sarà inaugurato da un intervento dello scrittore Colum McCann e una riflessione del Card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Bankitalia: l’Italia sta soffrendo, l’economia risente dei dazi Usa e della bassa crescita della Germania

Roma, 21 gen. (askanews) – “La congiuntura mondiale è chiaramente migliore rispetto a quella che ci aspettavamo l’anno scorso”, ma ora “l’Italia sta soffrendo” delle condizioni internazionali che si sono create, da un lato con i dazi degli Usa – che adesso Washington minaccia di aumentare per il braccio di ferro sulla Groenlandia – e dall’altro per il fatto che l’economia della Germania cresce poco. Lo ha rilevato governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta intervenendo a Milano al Comitato esecutivo dell’Abi.

Si sta chiaramente spostando il baricentro dell’economia mondiale” e una determinate chiave di questo spostamento è tecnologia, inoltre quello che caratterizza “tutta questa rivoluzione tecnologica è che per la prima volta sta avvenendo in modo totalmente non cooperativo” tra Paesi del mondo, ha inoltre affermato il governatore della Banca d’Italia.

La tecnologia di oggi “ha dei costi fissi elevatissimi, le cifre di cui si parla per gli investimenti per le società tecnologiche di Stati sovrani sono centinaia e centinaia di miliardi. Il divario che si è costruito è enorme, recuperarlo sarà ben difficile, anche non credo che sia necessario recuperarlo. Non è che tutti devono inventare tutto per progredire nell’efficienza. Noi dobbiamo puntare sull’adozione”, ha detto Panetta.

Firenze, CALLforTOURISM seleziona 5 progetti innovativi

Firenze, 21 gen. (askanews) – Si è svolto nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze il Selection Day di CALLforTOURISM, tredicesima call promossa da Murate Idea Park, in collaborazione con il Comune di Firenze e dedicata all’innovazione nel settore turistico. L’iniziativa ha concluso un percorso di tre mesi di formazione e mentoring che, dalle 77 candidature iniziali, ha portato alla selezione di cinque progetti ammessi alla fase di incubazione al Murate Idea Park.

“Noi – afferma Claudio Terrazzi, presidente di SSATI e Murate Idea Park – contribuiamo e accompagniamo alla realizzazione di quella che è proprio un’idea embrionale. Abbiamo un compito un po’ diverso dagli altri incubatori che ci sono a Firenze perché noi li prendiamo proprio alla nascita di un’idea, cercando di rendere un’idea un’impresa. Oggi abbiamo diverse imprese sul territorio attive che in questi anni abbiamo contribuito e aiutato a sviluppare: questo è un motivo di orgoglio ed è la nostra missione”.

I cinque progetti selezionati beneficeranno di formazione, spazi dedicati, accesso al network dell’incubatore e di un grant a fondo perduto di 5.000 euro, messo a disposizione grazie al contributo di due sponsor d’eccezione, Trainline e Human Company, e dal Comune di Firenze.

“La sfida che la nostra città ha davanti – sottolinea Jacopo Vicini, assessore allo Sviluppo economico e al Turismo del Comune di Firenze – è quella di rendere sostenibili i flussi turistici della nostra città. I numeri ci dicono che abbiamo 15 milioni di presenze, spesso concentrate in cinque chilometri quadrati dell’area UNESCO. Per farlo dobbiamo affidarci anche ai nuovi strumenti, all’innovazione e per questo abbiamo cercato nuove soluzioni”.

“Nella nostra quotidianità, nei servizi pubblici, attraversando la città – aggiunge Laura Sparavigna, assessora a Smart City, Innovazione e Intelligenza artificiale del Comune di Firenze – vediamo la complessità delle sfide globali che si abbattono sulla nostra città: rapporto tra generazioni, climate change, fenomeno migratorio. La risposta può stare proprio nell’innovazione, nelle tecnologie che pensiamo di costruire, nel come le usiamo e soprattutto nel come vogliamo governare l’intelligenza artificiale a servizio delle persone”.

Le cinque startup selezionate sono Now & Then, Mouseion, Wandem Housing, Pickemap e Ohmyroom.

Panetta: annunci politici determinano scelte di investimento repentine

Roma, 21 gen. (askanews) – “Gli annunci politici, non più ‘geopolici’, ormai determinano delle scelte di investimento che sono repentine e cambiano rapidamente”. Lo ha affermato il governatore della banca d’Italia, Fabio Panetta intervendo a Milano al Comitato esecutivo dell’Abi.

“Stiamo assistendo a movimenti dei tassi di interesse” molto rapidi “che hanno talora un legame con i fondamentali ma che nella gran parte dei casi dipendono da altri fattori – ha rilevato -. Gli annunci che avete visto in questi giorni sulla scena internazionale”. Con ricadute sui tassi Usa e Giapponesi “e questo, naturalmente, è arrivato a noi anche attraverso il cambio”, ha detto Panetta.

“Tutto questo era ben difficile da prevedere ex ante, ma anche ex post non è che sia facilissimo capire quello che sta succedendo”, ha osservato.

Groenlandia, von der Leyen: siamo a un bivio, l’Ue preferisce il dialogo ma pronti ad agire

Roma, 21 gen. (askanews) – L’Unione europea privilegia il dialogo con gli Stati Uniti, ma è pronta ad agire se necessario, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla sessione plenaria del Parlamento europeo.

“In settimana i leader si incontreranno per discutere la nostra risposta. Siamo a un bivio: l’Europa preferisce il dialogo e le soluzioni, ma siamo pienamente pronti ad agire, se necessario, con unità, urgenza e determinazione”, ha affermato von der Leyen, riferendosi anche alla Groenlandia.

Sull’Artico l’Unione europea lavora con gli Usa, anche nel quadro della Nato, condividendo “la stessa valutazione strategica sulla sicurezza artica”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

“È per questo che le tariffe aggiuntive proposte sono semplicemente sbagliate”, ha detto von der Leyen, “immergersi in una pericolosa spirale verso il basso tra alleati non farebbe che incoraggiare quegli avversari che entrambi siamo determinati a tenere fuori dal nostro panorama strategico”. La presidente della Commissione ha sottolineato che Bruxelles sta lavorando a un pacchetto a sostegno della sicurezza artica, con un primo pilastro dedicato a un forte aumento degli investimenti europei in Groenlandia per sostenere economia e infrastrutture locali. “Nel prossimo bilancio europeo abbiamo già proposto di raddoppiare il nostro sostegno finanziario, ma dobbiamo fare di più e farlo più velocemente”, ha affermato.

L’Ue intende rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e con altri partner per una sicurezza artica più estesa, ha aggiunto, anche attraverso maggiori investimenti in equipaggiamenti militari adatti all’Artico e tramite il consolidamento degli accordi di sicurezza con Paesi come Regno Unito, Canada, Norvegia e Islanda.

Il World Economic Forum valuta se traslocare da Davos (FT)

Roma, 21 gen. (askanews) – I vertici del World Economic Forum stanno esaminando la possibilità di traslocare la riunione annuale, che tradizionalmente si tiene a Davos, nelle Alpi svizzere, presso un’altra località che meglio si adatti alle dimensioni raggiunte dall’incontro. Lo riporta il Financial Times, citando discussioni all’interno del direttorio del Wef, che include il presidente ad interim Larry Kink, numero uno del gigante degli investimenti Usa BlackRock.

Secondo il quotidiano, tra le possibili località in cui si potrebbe spostare il forum, compaiono Detroit negli Usa e Dublino in Irlanda. “Fink vuole ridisegnare il forum, che è stato criticato per essere troppo elitario e fuori contatto (con la realtà), affermando che l’accesso andrebbe esteso oltre all’ambito politico e dei leader di industria che solitamente partecipano”. Il quotidiano cita diverse fonti, che lascia anomine.

Ma in maniera esplicita, in un articolo sul suo blog il numero uno di BlackRock ha parlato della necessità di “fare qualcosa nelle località dove il mondo di oggi viene effettivamente costruito. Sì Davos, ma anche posti come Detroit, Dublino e città come Jakarta e Buenos Aires”. Secondo il quotidiano, a Davos si fanno sentire la mancanza di alloggi, i costi di sicurezza e la limitatezza delle infrastrutture fisiche. (fonte immagine: World Economic Forum).

Luxy SpA ottiene certificazione B Corp nell’anno del 50° anniversario

Roma, 21 gen. (askanews) – Luxy SpA annuncia di aver ottenuto la certificazione B Corp, diventando il primo produttore di sedute per ufficio in Italia a ricevere questo riconoscimento internazionale riservato alle aziende che rispettano elevati standard di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza. Un traguardo che conferma il percorso dell’azienda verso un modello di crescita sostenibile, responsabile e orientato al lungo periodo.

La certificazione, rilasciata dall’ente indipendente B Lab, è il risultato di un rigoroso processo di valutazione che prende in esame governance, impatto ambientale, politiche verso le persone, relazioni con la comunità e responsabilità lungo la catena del valore, attestando l’impegno concreto di Luxy nell’operare secondo le migliori practice internazionali. Fondata esattamente 50 anni fa, Luxy ha progressivamente integrato nei propri processi decisionali principi di responsabilità sociale, attenzione alle persone e riduzione dell’impatto ambientale, facendo della creazione di valore di lungo periodo un elemento centrale della propria strategia.

Nel commentare il traguardo, Daniele Pelli, Amministratore Delegato di Luxy, sottolinea come la certificazione B Corp rappresenti un passaggio strategico e culturale fondamentale, particolarmente significativo perché raggiunto nell’anno del cinquantesimo anniversario dell’azienda. Un riconoscimento che rafforza la convinzione che crescita economica e responsabilità verso persone, comunità e ambiente debbano procedere insieme, e che rappresenta anche uno strumento di disciplina e miglioramento continuo rispetto alle migliori pratiche di mercato.

“Essere i primi a raggiungere questo traguardo in Italia nel nostro settore è motivo di forte orgoglio ma anche di responsabilità per il significato che questa certificazione porta con se” conclude Pelli.

Entrando nella community globale delle B Corp, Luxy rinnova il proprio impegno a contribuire a un modello economico più equo, inclusivo e sostenibile, confermando la volontà di essere un punto di riferimento nel proprio settore nel promuovere un modo di fare impresa orientato all’impatto positivo.

Groenlandia, Lagarde: impatto su inflazione minimo, più grave è l’incertezza per le continue svolte di Trump

Roma, 21 gen. (askanews) – I nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump dovrebbero avere un effetto “minimo” sull’inflazione dell’area euro, che resta in “una buona posizione” sia dal punto di vista monetario, sia da quello economico. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, afferma di essere “attenta” (non allarmata) dagli sviluppi con Usa-Ue sulla Groenlandia, a causa dell’incertezza che riportano all’improvviso.

“Oggi abbiamo un dazio medio salito al 12,7% e se guardiamo in media, per la zona euro”, con i nuovi dazi al 10% minacciati dal presidente Usa Donald Trump sui Paesi che vogliono inviare truppe in Groenlandia per “passeremo dal 12% al 15%. Bisogna essere calmi, bisogna guardare l’impatto e il modo in cui ci si organizza in futuro. Avremo un’inflazione molto leggermente influenzata e rialzata, ma siccome è sotto controllo l’impatto sarà minimo. Quello che è molto più grave è il livello di incertezza che è creato da queste continue svolte del presidente Trump”.

L’incertezza è il vero problema “perché quando sei un investitore, un datore di lavoro, quando pensi di chiedere un prestito, vuoi sapere quali sono le condizioni e se c’è una totale incertezza permanente non è buono. L’incertezza della fiducia non è buona non sono inquieta ma sono attenta, molto attenta a cosa faranno i leader, come usciranno” da questa situazione “se con un clima di ostilità o di cooperazione”, ha detto in un’intervista alla radio francese Rtl.

“Sono in allerta attualmente – ha detto -. Sul piano monetario e sul piano economico siamo in una buona posizione, specialmente in quello monetario. Certamente abbiamo un’inflazione sotto controllo, un tasso di interesse al 2%. Penso che questa posizione sia buona. Sul piano economico possiamo fare meglio, sul piano del controllo delle finanze pubbliche dobbiamo assolutamente fare meglio. Quello che mi preoccupa – ha spiegato – è la rimessa in discussione di questi risultati di cui abbiamo motivo di essere piuttosto soddisfatti”.

Brandire il “bazooka” di fronte alle minacce di nuovi dazi di Trump? “Dipende molto dall’atteggiamento” del presidente Usa, ma lui è su questa strada “quindi indicare qual sia lo strumento di cui si dispone, mostrare determinazione collettiva, essere uniti e determinati è la postura europea necessaria. Poi una volta che i partner sono al tavolo” si vedrà quali siano le posizioni da decidere. È la posizione raccomandata dalla presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio francese Rtl a margine del forum economico a Davos, in Svizzera.

Con “bazooka” nella Ue si intende il ricorso al “meccanismo anti coercizione”, che prevede diversi interventi anche drastici sul versante commerciale contro altri Paesi.

Trump “adotta spesso un approccio transazionale-negoziale, fissa una barra molto alta, a livelli a volte irrealistici, difficili da realizzare, a volte su basi giuridiche probabilmente poco sicure, ma è così che procede. E poi negozia. La questione che si devono porre gli europei è come ci si pone di fronte a lui. Bisogna mostrare i muscoli o adottare una attitudine un po’ responsabile, proporre delle soluzioni?”, ha proseguito Lagarde.

“Gli Usa si comportano in maniera molto strana per essere degli alleati. Siamo stati alleati per decenni, abbiamo partecipato alla storia reciproca. Minacciare di appropriarsi di un territorio che palesemente non è in vendita e agitare dei dazi di vario genere sul commercio internazionale è davvero dimostrazione di un comportamento alienato. Non incontrerò personalmente Trump, il mio programma non è stabilito ma lo ascolterò oggi perché il modo in cui si esprimerà sarà interessante”.

Sulla Groenlandia “penso che assistiamo all’aprirsi di un velo su un nuovo ordine internazionale”, che secondo Lagarde “deve portare a una revisione profonda nel modo in cui organizziamo la nostra economia in Europa, in cui gestiamo le relazioni con gli altri Paesi nel mondo che giocano secondo le nostre stesse regole”. Per quanto riguarda Trump, se avesse modo di parlarci e dargli un suggerimento “sarebbe di considerare che quello che è buono per l’America non è per forza buono per il mondo. E che bisogna ascoltarsi gli uni gli altri e lavorare in cooperazione. Non sono certa che la direzione su cui la sua amministrazione si impegna sia questa – ha detto – e penso e che gli altri Paesi devono mettere insieme le forze”. Lagarde ha ribadito quello che secondo la Bce è il problema dei dazi effetti che i Paesi della Ue mantengono tra loro, a dispetto del mercato unico. “Se guardiamo al nostro mercato interno europeo tra di noi mettiamo dei dazi che sono ampiamente superiori di quelli di cui parlano gli Stati Uniti, perché
mettiamo delle barriere, perché mettiamo delle licenze supplementari, subordiniamo l’attività a questo o
quell’adempimento. Siamo terribili e saremo molto più forti se eliminassimo” queste barriere.

Tennis, Sabalenka avanza a Melbourne e replica: non parlo di politica

Roma, 21 gen. (askanews) – Successo senza storia per Aryna Sabalenka, la n. 1 del mondo ha superato la cinese Bai Zhuoxuan. In un Melbourne Park più fresco e coperto dopo giorni di caldo, la n. 1 del mondo si è imposta 6-3, 6-1. Ora affronterà Emma Raducanu o la russa Anastasia Potapova, naturalizzata austriaca. Dopo il successo Sabalenka ha dichiarato di “non voler parlare di politica” dopo che l’ucraina Oleksandra Oliynykova ha chiesto che le giocatrici bielorusse e russe vengano bandite dal tennis. La 25enne Oliynykova, il cui padre combatte in prima linea in Ucraina, martedì aveva dichiarato che la presenza di giocatrici provenienti da quei due paesi era “sbagliata” con un conflitto in corso. Sabalenka, bielorussa, ha già affermato di credere che lo sport “non abbia nulla a che fare con la politica” e mercoledì ha ribadito la sua posizione. “Voglio la pace, e se potessi cambiare qualcosa, lo farei sicuramente. A parte questo, non ho altro da dire.”

Tennis, Alcaraz al terzo turno a Melbourne

Roma, 21 gen. (askanews) – Carlos Alcaraz è al terzo turno degli Australian Open. Il numero 1 al mondo ha battuto il tedesco Yannick Hanfmann con il punteggio di 7-6, 6-3, 6-2 in quasi tre ore di gioco. Una partita non semplice per lo spagnolo, soprattutto nel primo set in cui Alcaraz è prima andato sotto di un break e ha poi chiuso 7-4 al tiebreak lasciandosi andare a un urlo quasi liberatorio. Al terzo turno, Alcaraz sfiderà uno tra Zheng e Moutet. Lo spagnolo resta imbattuto contro giocatori fuori dalla top 100 a livello Slam (22-0).

Greonlandia, Lagarde: impatto inflazione minimo, ma attenta su incertezza

Roma, 21 gen. (askanews) – I nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump dovrebbero avere un effetto “minimo” sull’inflazione dell’area euro, che resta in “una buona posizione” sia dal punto di vista monetario, sia da quello economico. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, afferma di essere “attenta” (non allarmata) dagli sviluppi con Usa-Ue sulla Groenlandia, a causa dell’incertezza che riportano all’improvviso.

“Oggi abbiamo un dazio medio salito al 12,7% e se guardiamo in media, per la zona euro”, con i nuovi dazi al 10% minacciati dal presidente Usa Donald Trump sui Paesi che vogliono inviare truppe in Groenlandia per “passeremo dal 12% al 15%. Bisogna essere calmi, bisogna guardare l’impatto e il modo in cui ci si organizza in futuro. Avremo un’inflazione molto leggermente influenzata e rialzata, ma siccome è sotto controllo l’impatto sarà minimo. Quello che è molto più grave è il livello di incertezza che è creato da queste continue svolte del presidente Trump”.

L’incertezza è il vero problema “perché quando sei un investitore, un datore di lavoro, quando pensi di chiedere un prestito, vuoi sapere quali sono le condizioni e se c’è una totale incertezza permanente non è buono. L’incertezza della fiducia non è buona non sono inquieta ma sono attenta, molto attenta a cosa faranno i leader, come usciranno” da questa situazione “se con un clima di ostilità o di cooperazione”, ha detto in una intervista alla radio francese Rtl.

“Sono in allerta attualmente – ha detto -. Sul piano monetario e sul piano economico siamo in una buona posizione, specialmente in quello monetario. Certamente abbiamo un’inflazione sotto controllo, un tasso di interesse al 2%. Penso che questa posizione sia buono. Sul piano economico possiamo fare meglio, sul piano del controllo delle finanze pubbliche dobbiamo assolutamente fare meglio. Quello che mi preoccupa – ha spiegato – è la rimessa in discussione di questi risultati di cui abbiamo motivo di essere piuttosto soddisfatti”.

Trump, il potere senza argini

A un anno dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, inevitabilmente l’attenzione di larga parte del mondo è concentrata sulla sua aggressiva politica estera, sui suoi possibili sviluppi e sulle sue motivazioni di base. Parzialmente – o completamente, dipende dai punti di vista – contraddittoria rispetto all’esasperato isolazionismo assunto a cardine filosofico della corrente MAGA. Molte domande, a tal fine, rimangono ancora senza risposta e meritano comunque necessari approfondimenti, che il prosieguo degli eventi aiuterà a svolgere.

Il fronte interno, vero terreno di allarme

Dove però le preoccupazioni dovrebbero essere ancora maggiori, per chi ha a cuore il destino democratico dell’Occidente e degli Stati Uniti d’America nel caso specifico, è il territorio USA, le sue città, le sue istituzioni. Perché questi dodici mesi trumpiani hanno visto la più pericolosa offesa al sano istituto democratico che mai gli sia stata recata da un Presidente.

Al punto che occorre davvero sperare che – indipendentemente dalle opinioni politiche di ciascuno – il sistema, sempre decantato, dei “pesi e contrappesi” possa venire aiutato e difeso (essendo oggi sotto attacco) da una vittoria dei Democratici alle prossime elezioni di metà mandato, a novembre.

L’idea plebiscitaria del potere

Non è possibile stilare qui il lungo elenco di scelte e di affermazioni in libertà che Trump ha posto in atto, a convalida di questa seria preoccupazione e della conseguente speranza appena espressa. Basterà dire che dalla grazia concessa agli assalitori del Campidoglio del 6 gennaio 2021 – molti dei quali ora in forza all’ICE, il corpo para-poliziesco utilizzato per “deportare” immigrati, clandestini o meno che siano – all’omicidio a Minneapolis della povera signora Good, l’anno trumpiano è stato riempito da una serie impressionante, continua e ininterrotta, di attacchi a città amministrate dagli avversari politici del Presidente.

Il tutto sulla base di un preciso mantra: «ho vinto le elezioni, dunque rappresento io la volontà popolare. Io sono l’unico limite alle mie decisioni».

Dall’assolutismo alla tentazione autocratica

Riecheggia l’assolutismo del Re Sole. Più modernamente, appare esplicitata l’ambizione autocratica che pare affascinare sempre più ambiziosi e spregiudicati politici, i quali allargano oltre le misure costituzionali consentite un potere acquisito in seguito a libere elezioni, per poterlo prolungare nel tempo e ampliarlo a dismisura. Da ciò derivano diverse conseguenze, tutte assai dirompenti.

Il Presidente attuale sta esercitando il potere affidatogli dalla Costituzione in nome del popolo non nell’interesse di tutto il popolo americano, come dovrebbe essere, ma solo di quella parte che lo sostiene: che lo ha votato e che continua ad apprezzarlo.

La logica dell’obbedienza e del terrore

Chi cambia posizione, chi critica, chi contesta pur provenendo da un precedente sostegno – nel Partito Repubblicano, nel movimento MAGA, ecc. – viene scaricato e insultato: «you’re fired!», come urlava Trump ai malcapitati concorrenti del suo show televisivo. È sufficiente una singola opposizione, un distinguo. Così si crea un clima di terrore che genera acquiescenza totale, sottomissione, silenzio.

Il resto degli americani, quelli che non lo hanno votato – dall’ex Presidente Biden all’ultimo degli immigrati – sono derisi, insultati, emarginati e, se necessario, combattuti direttamente.

L’assedio alle istituzioni indipendenti

Ne deriva che ogni posizione di responsabilità di emanazione presidenziale viene assegnata solo a persone di assoluta fiducia e totale fedeltà, indipendentemente da competenze acquisite, capacità dimostrate, merito effettivo. Ne deriva altresì una condizione per la quale ogni centro di potere e responsabilità indipendente viene attaccato con ogni mezzo per intimorirlo, indebolirlo, minarne la legittimità, svuotarlo di contenuti.

E così, in varia misura, sono state attaccate le diverse Agenzie Federali, il cui compito è l’applicazione concreta delle leggi emanate dal Congresso, istituite per garantire – al di là delle maggioranze pro tempore di governo – il buon funzionamento dei servizi per i cittadini: ordine pubblico, sanità, assistenza, lavori pubblici. FBI, FED, tribunali statali: nessuno si è salvato dall’attacco.

Preparare il terreno alla prossima vittoria

Un assedio che prosegue e che potrebbe anche abbattere ogni resistenza, considerando il tempo ancora a disposizione. Tempo che senz’altro verrà utilizzato da Trump per creare le premesse di una nuova vittoria elettorale, stavolta del Partito Repubblicano.

Segnali in questo senso si sono già visti con i cambiamenti attuati nella composizione dei collegi elettorali – una disfunzione consentita e utilizzata anche dai Democratici, a dire il vero – e soprattutto con l’attacco al voto per corrispondenza, considerato ostile ai Repubblicani e dunque sospettato di essere inquinato e facilmente soggetto a brogli.

Il settore privato sotto pressione

Non solo il settore pubblico. Anche quello privato – il motore dell’America capitalista – è stato posto sotto tiro. Università, media, artisti, studi legali, imprenditori. Le libere espressioni della società civile sono state aggredite, insultate, minacciate in varia guisa: dal taglio dei finanziamenti a quello delle frequenze televisive, tutta una pletora di strumenti ricattatori a disposizione del potere esecutivo è stata evocata, e talvolta concretamente utilizzata, per minarne l’autonomia di giudizio e la libertà di valutazione.

Finanche i big tecnologici, i detentori del vero potere di influenza sulle masse, hanno dovuto temere possibili ritorsioni – è accaduto persino a Elon Musk – trovando quindi il modo migliore, chi più convintamente, chi meno, per convivere con questo dispotico Presidente.

L’ora dei contrappesi

È una inquietante torsione illiberale quella cui stiamo assistendo negli Stati Uniti. C’è ancora tempo per fermarla, ma è evidente a questo punto che solo un voto fortemente oppositivo al Presidente, il prossimo novembre, potrà rimettere in funzione quei meccanismi di controllo dei suoi ampi poteri che i Padri Costituenti avevano previsto e voluto, per impedirne una pericolosa esondazione.

Davos contro il mondo

Che il mondo sia fortemente squilibrato a causa di un divario tra ricchi e poveri è cosa risaputa. Non si ripone alcun rimedio a questa andatura claudicate e prima o poi gli effetti, malgrado le strategie di accomodamento, si faranno avvertire. Chiedere ad un fisiatra del pianeta per maggiori spiegazioni. 

Povertà e disuguaglianze, una storia antica 

Precedentemente su “Italiani. Net” si è detto come in uno scritto a titolo “Si può sconfiggere la povertà?”, autore Marco Zupi, direttore scientifico del CeSPI, pubblicato un ventennio or sono, emergeva come 100 milioni di bambini lavorassero per strada, 250 milioni lavorassero in strutture, 300.000 erano bambini soldato, 1 milione di ragazze erano costrette a prostituirsi.

Nei paesi in via di sviluppo, dove vive l’80% della popolazione mondiale, il prodotto nazionale lordo pro capite era al meglio di 800 dollari contro i 22.000 dollari dei paesi industrializzati.

Ogni anno 30 milioni di persone morivano di fame e 800 milioni pativano una mal nutrizione. Nei paesi poveri la speranza di vita non superava i 40 anni, 1 miliardo non aveva accesso all’acqua potabile, 850 milioni erano analfabeti.

Concentrazione del potere

Come non bastasse, aumentava la concentrazione del potere economico in mano a pochi. Su 100 imprese multinazionali 90 erano d’Europa, Nord America ed Estremo Oriente. Le multinazionali controllavano il 25% della produzione mondiale con un volume d’affari di 11.000 miliardi l’anno. Le 10 principali imprese di comunicazioni avevano l’86% del mercato mondiale

Il patrimonio dei 3 principali miliardari mondiali era maggiore alla somma del prodotto nazionale loro dei 49 paesi sottosviluppati con i loro 600 milioni di abitanti.

La sentenza dell’Oxfam

Oggi cifre e numeri andrebbero aggiornate, probabilmente non in meglio. Il recente rapporto Oxfam ci dice che nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000, vantando una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione di potere niente male che ha a che fare anche con la sopravvivenza della democrazia. 

Si legge che “le fortune dei miliardari globali sono cresciute nel 2025 di 2.500 miliardi di dollari – una cifra quasi equivalente alla ricchezza totale detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ossia 4,1 miliardi di persone”. Così il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto invariato negli ultimi 6 anni e la povertà estrema è di nuovo in aumento in Africa. 

Finalmente Davos!

In questi giorni i potenti del mondo si vedono nell’annuale incontro a Davos dove si parlerà di criptovalute, intelligenza artificiale e semiconduttori, non di squilibri mondiali. Tra i protagonisti, assai più di maggior peso dei leaders politici, si annoverano Jamie Dimon di JpMorgan e Ken Griffin di Citadel, non ultimo Larry fink Amministratore delegato di BlackRock che gestisce fondi per 14.000 miliardi di dollari, poco più di una bazzecola.

Sembra che Davos abbia preso nome dal Davide della Bibbia e per una volta verrebbe da sognare per una vittoria di recupero di Golia a difesa di quelli che non sono invitati a tanta mensa. 

La legge del denaro impone la sua regola anche nel Board della Pace di Gaza. E’ voce di questi giorni che per sedersi a quel tavolo occorre tirare fuori 1 miliardo, altrimenti si resta fuori dai giochi. Più che un board sembra un abbordaggio a quel poco che resta di giustizia al mondo. Uno come Ghandi sarebbe insomma rimasto fuori.

Noblesse oblige

A dispetto del premio Nobel in qualche misura rivendicato da Trump per legittimare ciò che di buono si è fatto, non appare nelle azioni trumpiane un tratto di nobiltà che obbliga ad un certo stile e postura, l’assunzione di un dovere di comportamento che sia di esempio per l’umanità. Per chiarezza, anche gli altri leaders mondiali non spiccano per classe e cuore.

Un nuovo diritto

In generale, ovunque ci si soffermi, di questi tempi sul pianeta Terra sembra recuperarsi il valore non del “diritto di difesa” ma piuttosto quello di “offesa”. Si rivendica insomma il diritto di offendere non solo l’intelletto del prossimo ma anche il corpo e le sue sostanze.

Ogni diritto sembra ormai legittimamente poter rivendicare il suo riconoscimento e spazio di manovra. Una nuova conquista dell’umanità.

Il “lodo Bettini”: quando il merito scompare dalla politica

Dunque, se abbiamo ben capito, l’ex dirigente comunista e autorevole esponente del Pd della Elly Schlein e punto di congiunzione con i populisti dei 5 Stelle, Goffredo Bettini, sostanzialmente dice che dopo aver sostenuto per alcune settimane il Sì in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, adesso afferma che voterà No per non portare consenso politico a Giorgia Meloni.

Una tesi, si può dire senza tema di essere smentiti, talmente arlecchinesca che rappresenta, però, anche il peggio di quello che può fornire la politica. A prescindere dalle singole fasi storiche e dalle stesse vicende politiche.

La politica ridotta a convenienza

Ora, e nel pieno e rigoroso rispetto di tutte le giravolte, i trasformismi, gli opportunismi e i tatticismi dei singoli, non possiamo non evidenziare che posizioni come quelle espresse da Bettini evidenziano, questo sì, la caduta di credibilità e di prestigio della politica italiana.

Perché se questo metro di misura diventasse la regola, non solo assisteremmo alla riproposizione della tradizionale e nefasta “doppiezza comunista” ma, soprattutto, dovremmo arrivare alla conclusione che tutti i provvedimenti, le leggi e le riforme non si giudicano affatto dal merito che dispiegano ma, al contrario, dall’odio o dal disprezzo che si provano nei confronti di chi rispettivamente li propone.

Il merito appare sacrificato 

Per cui, per fare un riferimento concreto alla mia storica esperienza di cattolico popolare e sociale cresciuto nell’area di Carlo Donat-Cattin, Franco Marini e Sandro Fontana, se qualcuno dovesse proporre una riforma elettorale di stampo proporzionale con le preferenze multiple e un piccolo premio di maggioranza alla coalizione vincente, sarei favorevole o contrario a seconda di chi avanza la proposta.

Un atteggiamento singolare, per non dire pericoloso, che non solo ripropone appunto la “doppiezza comunista” ma che, al contempo, introduce i disvalori del trasformismo e dell’opportunismo politicamente incommentabili.

Un criterio politico altamente discutibile

Insomma, le proposte o le riforme, secondo il singolare “lodo Bettini”, non si giudicano dal merito ma solo e soltanto dal tasso di simpatia e di disprezzo che si nutre nei confronti di chi le propone. E se si detesta o si odia il proponente anche il miglior progetto politico, legislativo e di governo va battuto e respinto pregiudizialmente.

Decadimento etico e crisi della democrazia

Ecco perché, e proprio di fronte a questi concreti atteggiamenti, parliamo di decadimento etico della politica, di crisi dei partiti e, soprattutto, di scarsa credibilità morale e politica delle classi dirigenti.

E questo perché quando il merito della contesa politica viene sacrificato sull’altare dell’odio nei confronti del nemico politico non c’è democrazia dell’alternanza che tenga. Perché l’unico criterio che prevale resta quello di criminalizzare politicamente l’avversario che nel frattempo è diventato un nemico da annientare e da distruggere.

Una tendenza regressiva

Una pesante ed irreversibile regressione del principio democratico, del confronto democratico e, soprattutto, della qualità della democrazia. Ma non stupisce affatto che i sostenitori di queste tesi sono coloro che quotidianamente impartiscono lezioni di moralità, di correttezza, di trasparenza e quindi di democrazia.

Purtroppo, è il vecchio vizio della sinistra italiana, ex o post comunista che sia: non cambia affatto la sostanza. E la prova inconfutabile l’ha fornita, per l’ennesima volta, proprio l’ex comunista Bettini.

Francesco Fabbri, una vita per la buona politica

L’anniversario sarà ricordato nella messa di domenica 25 gennaio alle 9.30 nella chiesa parrocchiale del suo paese di origine: il 20 gennaio 1977, a soli 55 anni di età, si spegneva per malattia lo statista Francesco Fabbri, nato il 15 agosto 1921 a Solighetto di Pieve di Soligo. Egli era allora Ministro della Marina Mercantile in carica nel terzo governo Andreotti.

Parliamo di una perdita immensa, che vide un popolo affranto, stordito e sgomento esprimere ai funerali nel Duomo pievigino, alla presenza delle più alte cariche dello Stato – con grandissimo affetto, con profonda riconoscenza – i sentimenti di stima e di eterna gratitudine per la vita buona, esemplare e in pienezza di un autentico servitore della Repubblica.

 

La memoria che resta intatta

A 49 anni dalla sua scomparsa, Francesco Fabbri non è mai stato dimenticato e continua ad essere compianto ma, soprattutto, rimpianto. La vivissima gratitudine per la sua figura e la sua opera encomiabile si è come tramutata in un sentimento di nostalgia e di ammirazione senza tempo, quasi in un sentire laico di devozione per uno statista che ha manifestato in concreto il senso autentico del servizio fattivo, disinteressato e generoso alla società e alle istituzioni.

Ancor oggi, quando si pronuncia il suo nome, si fermano dibattiti, confronti e contrasti di politica “politicante”, e ci si unisce in una sorta di riverente omaggio alla storia feconda di un cattolico coerente che ha donato la sua esistenza interamente al bene comune, interpretando al meglio i valori più alti e le istanze più vere degli uomini e delle donne della sua amata terra trevigiana.

Un “leader” che ha inventato percorsi, iniziative, attività, che ha saputo guardare all’oggi e al domani, e che con sguardo lungimirante ha rappresentato la libertà e la solidarietà, insieme, nella vita quotidiana delle istituzioni. Una memoria integra, alla quale concorrono fondazioni, associazioni, circoli, centri culturali, pubblicazioni, ma anche scuole, strade, piazze a lui intitolate, diffuse un po’ dovunque, perché la “consegna” di questi insegnamenti passi soprattutto alle giovani generazioni, nel segno di una speranza condivisa.

 

Una “vita illustre” della società e delle istituzioni

Prigioniero nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale, l’allora sottotenente di artiglieria alpina Francesco Fabbri aveva maturato proprio in questi luoghi di indicibile sofferenza e disumanità la sua decisione di dedicarsi al servizio politico.

Già sindaco di Pieve di Soligo e vicepresidente della Provincia di Treviso, deputato e senatore dc, vicino ad Amintore Fanfani, Fabbri aveva rivestito l’incarico di Sottosegretario di Stato al Tesoro nel secondo governo Andreotti nel 1972, e quindi nel quarto e quinto governo Rumor e nel quarto e quinto governo Moro, prima di diventare Ministro della Marina Mercantile nel luglio 1976.

La sua “vita illustre” ci racconta che fu insegnante elementare, direttore didattico, laureato in scienze agrarie, giovanissimo responsabile di Azione Cattolica e poi nei Maestri Cattolici, dirigente della CISL sindacato scuola, impegnato per le Comunità Emigranti con la rivista Il Campanile, presidente dell’ospedale civile Balbi Valier, membro del collegio sindacale in Banca Piva e consigliere nazionale UNCEM.

In pratica, Fabbri stabilì e coltivò sempre relazioni profonde con il territorio della Marca in tutte le dimensioni sociali, economiche e istituzionali, come a concretizzare e rendere efficace e credibile la dimensione sturziana dei “liberi e forti”, che hanno a cuore la società civile, i corpi intermedi, la democrazia sociale, l’idea di una Repubblica che fa sintesi e unisce nel segno della pace e del progresso morale e materiale dei suoi cittadini.

Tra le sue realizzazioni più significative non si può non ricordare la fondazione del Consorzio BIM Piave Treviso per l’avvio dell’opera di metanizzazione nella Marca, senza dimenticare i ruoli nell’ambito delle realtà della cooperazione territoriale: fu infatti tra i fondatori dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, tra gli iniziatori e poi presidente della Cantina Sociale Colli del Soligo, nonché dirigente e presidente della Federazione Provinciale delle Cooperative Mutue di Treviso.

In questo senso, egli fu un convinto allievo, sostenitore e promotore sul campo delle visioni e delle azioni di un grande maestro della cooperazione, il sociologo ed economista cattolico Giuseppe Toniolo, altra geniale “vita illustre” della città di Pieve di Soligo.

Al servizio del bene comune

Fabbri va ricordato per la saldezza dei suoi valori e per la rettitudine dimostrate in tutto il suo percorso, e per una competenza eccellente in tema di regole, contenuti concreti della politica e buona amministrazione: modello e “icona” delle istituzioni repubblicane, alle quali seppe contribuire al meglio nella rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.

Animato da una profonda fede cristiana, egli si dedicò senza riserve alla politica intesa quale “forma esigente di carità”. Oggi abbiamo nostalgia per Fabbri e per il suo sguardo lungo di statista, ossia di servitore delle istituzioni, artefice di sviluppo e uomo libero che pensa e agisce per le generazioni del presente e del futuro.

«Il reticolato nudo e spinoso s’è destato al sole d’aprile e ha germogliato il fiore della libertà»: così Francesco Fabbri scriveva il 13 aprile 1945 nel suo diario di prigionia, mentre riassaporava il ritorno a casa, il rientro tanto agognato presso la sua gente dopo anni di indicibile dolore fisico e morale.

Oggi la sua lezione è intatta e i suoi insegnamenti di straordinaria attualità: la sua fede nella libertà ci aiuta a sperare ancora e a cercare di vincere l’assedio del reticolato delle gravi difficoltà del nostro tempo che ci intristiscono e ci affaticano. E se ora, ancora una volta, guardassimo sinceramente a lui e al suo luminoso esempio, non avremmo paura di provare a dare nuovo senso e nuovo vigore all’impegno cristianamente ispirato al servizio del bene comune, nonostante tutto.

 

Marco Zabotti

Rete culturale “Vite Illustri Pieve di Soligo – VIP”

Guasto all’Air Force One, Trump costretto a tornare indietro e cambiare aereo per arrivare a Davos

Roma, 21 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump è ripartito per la Svizzera a bordo di un nuovo aereo dopo che un “piccolo problema elettrico” ha costretto l’Air Force One a invertire la rotta e tornare nel Maryland meno di un’ora dopo il decollo. Lo riportano i media americani citando funzionari della Casa Bianca.

Trump è atteso a Davos per il suo intervento al World Economic Forum, in programma alle 14:30, che potrebbe quindi subire ritardi.

Intanto, il Financial Times, citando sei funzionari, ha rivelato che l’annuncio previsto a Davos di un piano da 800 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina è stato rinviato a causa dei disaccordi tra Stati Uniti e Europa sulla Groenlandia e sul Board of peace proposto dagli Stati Uniti per Gaza.

Trump: "Fin dove voglio arrivare sulla Groenlandia? Lo scoprirete presto"

Roma, 21 gen. (askanews) – Fino a che punto è disposta ad arrivare l’Amministrazione statunitense sulla questione della Groenlandia? “Lo scoprirete presto”, ha detto Donald Trump rispondendo a una domanda dei giornalisti durante una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca.

Trump ha sottolineato come al World Economic Forum di Davos “vi siano un gran numero di incontri in programma” per discutere la questione.

“Penso che succederà qualcosa che sarà molto positivo per tutti – ha aggiunto il presidente Usa -. Troveremo una soluzione che renderà la NATO molto felice e noi molto felici. Ne abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale e globale”.

Quanto alla contrarietà manifestata dai groenlandesi a un’eventuale annessione, Trump ha glissato: “Non ho ancora parlato con loro, quando lo farò sono sicuro che rimarranno entusiasti”.

In Spagna nuovo incidente ferroviario, treno deraglia in Catalogna. Morto il macchinista

Roma, 20 gen. (askanews) – Un altro incidente ferroviario si è verificato in Spagna. A due giorni dalla tragedia in Andalusia, un nuovo deragliamento è avvenuto a Gelida, in Catalogna. Il bilancio parla di almeno 20 feriti, di cui cinque gravi. Morto il macchinista.

Secondo le prime ricostruzioni, a causa del maltempo, un muro di contenimento è crollato al passaggio di un treno. Interrotta la circolazione dei treni e attivati servizi alternativi. Le reti di emergenza lavorano per garantire che i binari tornino operativi in sicurezza.

Meloni verso summit Ue, dubbi su cerimonia "board" per Gaza

Roma, 20 gen. (askanews) – Il punto fermo dell’agenda di Giorgia Meloni è il Consiglio europeo straordinario a Bruxelles giovedì. Il tema è stato anche discusso nel vertice di governo di stamani, convocato per parlare – in primo luogo – del pacchetto sicurezza.

Il presidente Antonio Costa ha convocato i leader alle 19, per decidere la risposta da dare a Donald Trump, che ha annunciato dazi contro quei Paesi che hanno inviato piccoli contingenti di militari in Groenlandia.

“I dazi aggiuntivi proposti sono un errore” e la risposta sarà “ferma”, ha detto oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che allo stesso tempo, però, invita gli Usa a evitare “una pericolosa spirale discendente”. Mentre il Parlamento Ue sospende l’esame dell’accordo sui dazi raggiunto la scorsa estate, Emmanuel Macron è l’alfiere della linea dura: quello che si sta delineando, ha detto, è “un mondo senza legge in cui il diritto internazionale viene violato”, ha aggiunto il capo dello Stato, denunciando “le ambizioni imperialistiche che stanno riemergendo”. Per questo l’Ue deve reagire a Trump, utilizzando lo strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka”. Non è questa la linea di Meloni, che a Bruxelles inviterà invece alla “prudenza” e al “dialogo”, ancora convinta di poter fare da mediatrice tra Bruxelles e il tycoon.

L’esercizio di equilibrio della premier tra le due sponde dell’Atlantico è però sempre più difficile. Giovedì mattina, a Davos, Trump ha organizzato una cerimonia per la nascita ufficiale del board of peace per Gaza. Meloni è stata invitata a farne parte ma sia nella maggioranza (lato Forza Italia) sia – secondo quando si apprende – al Quirinale ci sono molti dubbi sull’opportunità di partecipare all’organismo, in cui Trump ha voluto includere anche Vladimir Putin. Senza tener conto della quota di ingresso richiesta (un miliardo) che ha fatto parlare di “Onu personale”. Per questo la presidente del Consiglio non ha ancora deciso se andrà alla cerimonia di Davos e, eventualmente, in che modo partecipare, non escludendo di essere semplice spettatrice, senza firmare la carta istitutiva dell’organismo.

Dopo il Consiglio di Bruxelles, comunque, Meloni ripartirà subito: venerdì mattina, a Roma, è in programma il vertice intergovernativo Italia-Germania. A Villa Doria Pamphilj ritroverà il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con cui condivide la linea ‘trattativista’ all’interno dell’Unione europea.

Trump alla Casa Bianca mostra foto degli arrestati in Minnesota nei blitz Ice e insulta gli immigrati somali

Roma, 20 gen. (askanews) – “La Somalia non è neanche un Paese, non hanno nulla che assomiglia a un paese. E se lo è, è considerato il peggiore al mondo”: lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, aprendo la conferenza stampa alla Casa Bianca e illustrando i risultati ottenuti dalla sua amministrazione nella lotta all’immigrazione irregolare. Trump ha rilanciato le sue critiche alla deputata democratica del Minnesota, Ilhan Omar, di origine somala, e agli immigrati somali, definendoli “persone con un quoziente di intelligenza molto basso”. Trump ha mostrato alla stampa le foto segnaletiche di alcune persone arrestate in Minnesota nell’ambito della lotta all’immigrazione irregolare – nei blitz condotti dall’Ice, durante uno dei quali è stata uccisa a Minneapolis da un agente la 37enne americana Renee Good – affermando: “Molti di loro sono assassini, spacciatori, persone cattive … volete vivere con queste persone?”. “In Minnesota, la criminalità è incredibile”, ha proseguito, attaccando quindi Omar, “una deputata corrotta”.

Nella conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha definito “una tragedia, una cosa orribile” quando accaduto a Renee Good, uccisa da un agente dell’Ice in Minnesota, sottolineando che “lo direbbero tutti, anche l’Ice direbbe la stessa cosa”. “Capisco entrambe le parti”, ha aggiunto, rimarcando però che alcune delle persone che hanno protestato contro il comportamento tenuto dall’Ice sono “agitatori professionisti”.

Nella conferenza stampa in corso alla Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump ha detto inoltre che si recherà in “un bellissimo posto in Svizzera”, aggiungendo: “Sono sicuro che sono atteso con grande gioia”. Trump sarà domani al World Economic Forum di Davos. Mentre su un altro fronte, Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero coinvolgere la leader dell’opposizione venezuelana, il Premio Nobel per la pace Maria Corina Machado, nella politica del Paese caraibicoForse potremmo coinvolgerla in qualche modo. Mi piacerebbe molto poterlo fare. Maria, forse possiamo farlo”, ha concluso.

Dopo il blitz che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, Trump si è detto contrario ad affidare un ruolo a Machado, considerata priva di appoggi nel Paese e una personalità divisiva, preferendo la soluzione di continuità rappresentata dalla presidente Delcy Roriguez.