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Sisma in Afghanistan di magnitudo 6, centinaia di morti

Roma, 1 set. (askanews) – È di oltre 600 morti il bilancio preliminare di un devastante terremoto, di magnitudo 6 sulla scala Richter, che ha colpito Kunar e Nangarhar, le province orientali dell’Afghanistan. Lo ha riferito un portavoce del ministero degli Interni di Kabul, che ha indicato che almeno 610 persone hanno perso la vita a Kunar e 12 a Nangarhar.

La scossa è stata di magnitudo 6 è stata registrata intorno alla mezzanotte di ieri- le 21.30 italiane – a una profondità di circa 8 chilometri. Sharafat Zaman, portavoce del Ministero della Salute, ha affermato che sono in corso operazioni di soccorso e che diversi villaggi sono stati distrutti. I mentre i soccorritori scavano tra le macerie delle case alla ricerca di sopravvissuti. “Il numero di vittime e feriti è elevato, ma visto che l’area è di difficile accesso, le nostre squadre sono ancora sul posto”, ha dichiarato il portavoce del ministero della Salute afgano, Sharafat Zaman.

Il Ministero della Difesa afgano ha inviato 30 medici e 800 chili di medicinali a Kunar per supportare gli ospedali, che faticano a gestire l’afflusso dei feriti.

“Le Nazioni Unite in Afghanistan sono profondamente addolorate per il devastante terremoto che ha colpito la regione orientale, causando centinaia di vittime e ferendone molte altre”, ha affermato l’ufficio in un post condiviso sui social media.

Lavoro, Meloni: dati Istat confermano efficacia misure governo

Milano, 1 set. (askanews) – Quelli diffusi dall’Istat sul tasso di occupazione sono “numeri incoraggianti, che confermano l’efficacia delle misure messe in campo e ci spingono a proseguire con determinazione su questa strada: più opportunità, più lavoro, più crescita per l’Italia”. Lo rivendica la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un post sui social in cui riassume i dati diffusi oggi: “Secondo l’ultima rilevazione Istat, anche a luglio arrivano segnali positivi dal mondo del lavoro: il tasso di occupazione sale al 62,8% e quello di disoccupazione scende al 6%. Rispetto a luglio 2024 si registrano 218mila occupati in più, con una crescita trainata soprattutto dai contratti a tempo indeterminato”.

Gaza, il ministro israeliano Ben Gvir: considereremo terroristi gli attivisti della Sumud Flotilla

Roma, 1 set. (askanews) – Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, figura dell’estrema destra dello stato ebraico, ha presentato un piano per fermare la Global Sumud Flotilla, la più grande flottiglia mai organizzata a Gaza, composta da 50 navi e attivisti provenienti da 44 Paesi.

Ben-Gvir non ha nascosto di voler considerare gli attivisti come dei “terroristi”, rinchiuderli in carceri (come Ketziot e Damon) riservate ai palestinesi accusati di “terrorismo” e privarli dei diritti fondamentali. “Devono capire che aiutare il terrorismo ha un prezzo”, ha sottolineato. Agli attivisti saranno negati tv, radio e cibo specifico: “Non permetteremo a chi sostiene il terrorismo di vivere nell’agiatezza”, ha aggiunto il leader del partito di estrema destra Potere ebraico, citato dal Jerusalem Post.

Il ministro ha minacciare di confiscare le navi e di metterle al servizio delle forze dell’ordine dello stato ebraico. Il sequestro, secondo l’esponente dell’estrema destra, sarebbe del tutto legale poiché il governo ritiene che la flottiglia sia un atto politico e un tentativo di aggirare il blocco al di fuori della cornice della legalità.

Ucraina, Modi a Putin: è necessario trovare il modo di porre fine al conflitto il prima possibile

Roma, 1 set. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi hanno avuto un colloquio faccia a faccia prima dell’avvio dei negoziati bilaterali con la partecipazione delle rispettive delegazioni, a margine del summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) che ha avuto luogo a Tianjin. Lo ha dichiarato oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Il numero uno del governo indiano ha espresso apprezzamento per l’avvio di una sforzo volto a ristabilire la pace in Ucraina.

Secondo Peskov, i due leader “hanno parlato in auto durante il tragitto, hanno continuato a dialogare lungo la strada e ora, prima di raggiungere la delegazione, proseguono tali negoziati”.

Putin e Modi hanno conversato a tu per tu per circa 50 minuti nell’auto del leader russo, un’Aurus. I due hanno viaggiato insieme dal luogo del vertice della Sco fino alla sede del bilaterale, al Ritz-Carlton Hotel di Tianjin. La scorta e i membri delle delegazioni sono entrati nell’hotel, mentre i due leader hanno continuato a discutere faccia a faccia rimanendo in macchina.

Secondo i media russi, Modi ha detto che l’India accoglie “con favore tutti i recenti sforzi per stabilire la pace (in Ucraina) e speriamo che tutte le parti affrontino la questione in modo costruttivo. E’ necessario trovare il modo di porre fine al conflitto il prima possibile”.

Xi Jinping ai leader della Sco: assieme ci dobbiamo opporre alle prepotenze

Roma, 1 set. (askanews) – Il presidente cinese Xi Jinping ha esortato oggi i leader dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) a “opporsi alla prepotenza”, rafforzando la cooperazione in materia di sicurezza ed economia, nel suo discorso alla riunione plenaria del forum internazionale. Durante le dichiarazioni, erano presenti anche il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro indiano Narendra Modi.

Xi – secondo il testo pubblicato oggi da Pechino – ha affermato che i membri devono “opporsi alla mentalità da Guerra fredda, al confronto tra blocchi e alla prepotenza”. Ha inoltre invitato a “sostenere il sistema commerciale multilaterale con l’Organizzazione mondiale del commercio al suo centro” e a promuovere “un mondo multipolare eguale e ordinato”.

Il presidente cinese ha assicurato che Pechino intende sviluppare la SCO in modo “pragmatico”. Ha annunciato l’intenzione di fornire entro l’anno 2 miliardi di yuan (280 milioni di dollari) in aiuti a fondo perduto agli Stati membri; di concedere prestiti aggiuntivi per 10 miliardi di yuan (1,4 miliardi di dollari) alle banche appartenenti al Consorzio interbancario della SCO nei prossimi tre anni; e di raddoppiare, a partire dal prossimo anno, il numero delle borse di studio speciali della SCO. Xi ha inoltre sollecitato la rapida istituzione di un centro per affrontare le minacce alla sicurezza e di un centro antidroga.

La Cina esercita un’influenza molto forte nella SCO, un raggruppamento di 10 membri in prevalenza eurasiatici. Il vertice di quest’anno ha portato oltre 20 leader stranieri nella città di Tianjin, vicino a Pechino, rendendolo l’evento più grande di sempre per il gruppo, secondo i media statali cinesi.

Genova per la Palestina: quarantamila in piazza per la Sumud Flotilla

Genova, 1 set. (askanews) – L’impressionante manifestazione a Genova sabato sera per la Sumud Flotilla: quarantamila persone in strada per le imbarcazioni in partenza per la Sicilia dove si uniranno a quelle partite da Barcellona per dirigersi verso le coste di Gaza. A Genova c’era anche la sindaca Silvia Salis, che dal Porto Antico dopo la fiaccolata ha detto “Chiedo al Governo di aiutarci, deve seguire questa spedizione, deve fare in modo che raggiunga l’obiettivo e che tornino qua sani e salvi. Lo chiedo al nostro ministro degli Esteri, alla Farnesina, perch le persone che si imbarcano con la Global Sumud Flotilla sono i veri patrioti, quelli che si ricordano che questo Paese ha un’anima solidale, che questo Paese si rende orgoglioso andando a unire e non a dividere, perch non esistono dei figli che vengono prima dei nostri figli o dopo i nostri figli. Dove c’ un bambino che ha fame e non c’ nessuno che sa rispondere, l non c’ nessun patriottismo: nascondersi dietro queste parole per non riconoscere la dignit degli altri una vergogna”.

La fiaccolata ha accompagnato l’iniziativa lanciata da Music for peace e Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp). Proprio i portuali, cosiddetti “camalli” genovesi, hanno lanciato un avvertimento: “Se anche solo per 20 minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, noi blocchiamo tutta l’Europa, dal Porto di Genova non uscir pi nulla. Devono tornare indietro le nostre ragazze e i nostri ragazzi senza un graffio, e tutta la nostra merce, che del popolo, fino all’ultimo cartone, deve arrivare dove deve arrivare. Da questa regione escono 13-14mila container all’anno per Israele. Non faremo uscire pi nemmeno un chiodo. Lanceremo lo sciopero internazionale, bloccheremo le strade. Bloccheremo tutto”.

L’obiettivo della Global Sumud Flotilla, idealmente guidata dall’attivista svedese Greta Thunberg, rompere il blocco navale di Israele per portare aiuti umanitari e aiutare una popolazione stremata: 200 tonnellate di alimenti sono quelli in partenza da Genova, ma si parla di navi in partenza da ben 44 Paesi, quelle italiane partiranno dalla Sicilia il 4 settembre dopo essersi radunate.

Omicidio dell’ex presidente del parlamento ucraino, Zelensky: c’è un arrestato

Roma, 1 set. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l’arresto di una persona in seguito all’omicidio dell’ex presidente del parlamento, Andri Parubiy. “Il sospettato ha rilasciato una dichiarazione preliminare”, ha scritto Zelensky sui social media, senza specificare se si trattasse di una confessione. “È in corso un’indagine approfondita per stabilire tutte le circostanze di questo omicidio”, ha continuato, elogiando il lavoro coordinato e rapido degli investigatori.

“Tutte le forze dell’ordine e i pubblici ministeri stanno lavorando instancabilmente. Ringrazio tutti i soggetti coinvolti: la Polizia Nazionale, il ministero degli Interni, i Servizi di Sicurezza dell’Ucraina e la Procura”, ha proseguito il presidente ucraino.

Festival della Mente, chiusa 22esima edizione sul tema l’invisibile

Sarzana, 1 set. (askanews) – Tre giorni di incontri e appuntamenti sul tema dell’invisibile: a Sarzana la 22esima edizione del Festival della Mente ha fatto registrare grande affluenza di pubblico e tanto interesse per le tematiche e gli ospiti presenti.

“È andata molto bene – ha detto ad askanews Benedetta Marietti, direttrice del Festival della Mente – perché abbiamo avuto il tutto esaurito, le piazze piene di gente, i tendoni pieni, un pubblico entusiasta, relatori che hanno apprezzato il tema dell’invisibile, che è stato l’argomento di questa 22esima edizione, e lo hanno declinato in molti modi diversi. Il Festival della Mente è un festival multidisciplinare, quindi ha un’anima scientifica e un’anima più umanistica e storici, filosofi, scienziati, letterati, artisti hanno parlato di invisibile, ciascuno dal proprio punto di vista”.

Dai microbi alla mitologia classica, passando per la natura e le guerre digitali: a Sarzana si è parlato di argomenti molto distanti, ma uniti da un tentativo di raccontare noi stessi nel presente, anche con la voce di grandi personaggi dello spettacolo come Lorenzo Jovanotti. E, come spesso accade nei tanti festival culturali italiani, la risposta del pubblico è sorprendente. “È la dimostrazione – ha aggiunto la direttrice – che le persone hanno voglia di approfondire, il pubblico entra nei tendoni spesso addirittura con i taccuini, prende appunti, è desideroso di sapere, di conoscere e quindi questa è un’ottima notizia”.

Ancora non ci sono anticipazioni sul tema del prossimo anno, ma sono state comunicate le date del 23esimo Festival della Mente. “Sarà dal 4 al 6 settembre – ha concluso Benedetta Marietti – venerdì, sabato e domenica: tre giorni di incontri e laboratori spettacoli”.

Documento. La crisi della politica e l’urgenza di nuove vie

La politica è in crisi e il marcato astensionismo ne è la prova più evidente: ormai c’è un cinquanta per cento dell’elettorato che non vota, determinando un grave vulnus al nostro sistema democratico. A questo si aggiunge il dato che anche tra i votanti sono pochi quelli che partecipano al dibattito politico.

Un Parlamento di nominati

Gli attuali partiti non costituiscono più quel canale di partecipazione popolare prefigurato dalla nostra Costituzione. La rappresentanza politica è ormai meramente virtuale: i territori non sono più rappresentati in Parlamento e molti deputati e senatori non hanno alcun rapporto con i rispettivi collegi elettorali.

La designazione dei candidati da parte dei leaders dei diversi partiti ha fatto parlare di un Parlamento di “nominati” che non rappresentano né i territori né gruppi di interessi, sono solo numeri destinati a votare secondo le direttive di capigruppo. Questa situazione ha svilito il dibattito parlamentare e lo stesso ruolo del Parlamento.

Il moltiplicarsi di partitini impedisce quel dialogo che poteva svolgersi all’interno di grandi partiti popolari. C’è insomma un vuoto di democrazia, manca un’offerta politica che possa dare all’elettorato concrete possibilità di scelta.

Astensionismo e insufficienza dellofferta politica

Da più parti, in Italia, si sente proporre l’ipotesi di una ricostituzione di un partito di ispirazione cristiana capace di collocarsi al centro dello schieramento politico. Le ragioni di un tale intento risiedono innanzitutto nella constatazione dell’astensionismo elettorale, che non può non porre il problema di una attuale insufficienza dell’offerta politica.

È probabile che molti elettori si astengano non sapendo a favore di chi poter esprimere né un voto di adesione né un voto di protesta. Il dibattito politico, radicalizzato tra maggioranza e opposizione, si è ormai ridotto a un confronto rissoso, dove i ragionamenti sono sopraffatti dagli slogan e la faziosità delle argomentazioni non consente a tanti potenziali elettori di poter effettuare una scelta consapevole e condivisa.

 

Coalizioni e ali estreme

C’è da chiedersi se il tendenziale e mai raggiunto bipartitismo, con la consequenziale logica dell’alternanza, possa garantire nel nostro Paese i risultati dei sistemi democratici di matrice britannica.

La tradizione inglese, e sino a qualche anno fa anche quella americana, si basava su un elettorato moderato intermedio che garantiva l’alternanza al governo. Questo sistema assicurava il “congelamento” delle ali estreme, sicché per ottenere il successo elettorale i partiti dovevano intercettare l’elettorato moderato, presentando i candidati più vicini a questo settore intermedio.

Nel nostro Paese, questo utile risultato non si è verificato: le coalizioni di destra e di sinistra determinano una logica inversa. Lungi dal “congelare” le ali estreme, finiscono per esaltarle, perché i partiti al loro interno competono tra loro, con i più moderati che temono di essere scavalcati rispettivamente a destra o a sinistra. In tal modo, le ali estreme, ininfluenti nel sistema inglese, da noi risultano determinanti.

Incide anche il sistema elettorale: la democrazia dell’alternanza di tipo britannico si basa su collegi uninominali dove i candidati più moderati attraggono l’elettorato intermedio. In Italia, invece, tutti i rappresentanti dei partiti della coalizione, quindi anche quelli più estremisti, hanno titolo ad essere proporzionalmente rappresentati.

Un nuovo partito d’ispirazione cristiana

Abbandonata l’ipotesi di un bipartitismo italiano e valutata la carenza di offerta politica delle coalizioni, potrebbe riproporsi la costituzione di un solido partito di ispirazione cristiana. Un soggetto capace di avviare un dibattito interno che rifugga dalle sclerotizzazioni sloganistiche, oggi dominante nella politica.

Anche all’interno dei partiti attuali non sembra esserci un confronto democratico, essendo la nuova logica partitica incentrata su leaders padroni dei rispettivi partiti. Anche le coalizioni non alimentano un dibattito costruttivo: il confronto rimane finalizzato a un immediato vantaggio elettorale più che al miglior governo del Paese.

In questa fase storica è fondamentale affrontare i tanti problemi che emergono in un mondo travagliato con un dibattito costruttivo tra quanti condividono fondamentali valori etici e sociali, dove non contino più destra e sinistra, ma la ricerca di soluzioni ragionevoli.

Si può pensare a una convention di tutti i partiti e movimenti di ispirazione cristiana per giungere a un soggetto politico unitario capace di rivolgersi anche a quell’elettorato che oggi si astiene, disorientato da proposte spesso demagogiche e orientate più a combattere l’avversario che a costruire futuro.

Qui di seguito allego una sintesi delle analisi e delle proposte di un gruppo di lavoro (del quale anch’io faccio parte), coordinato da Mons. Vincenzo Paglia, che è giunto alla conclusione che i problemi della politica italiana non possono più essere affrontati soltanto nella dimensione nazionale: c’è la necessità di impegnarsi a livello europeo, affrontando anche il tema della crisi che attraversa l’Unione Europea.

* Giulio Prosperetti, giudice emerito della Corte costituzionale

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Sco, una sigla da memorizzare: l’Eurasia tra scommessa e minaccia

L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (acronimo inglese: Sco) il cui XXV vertice annuale si conclude oggi a Tianjin, nel nord della Cina, va ormai annoverata tra i nuovi soggetti che contribuiscono alla governance globale di un mondo non più unipolare, ma ancora alla ricerca di un assetto multilaterale e cooperativo.

Dalla Shanghai Five alla grande organizzazione euroasiatica

Sì può dire che gran parte della crescita di importanza del ruolo della Sco, è stata resa possibile dagli errori delle strategie occidentali verso l’Asia in questo secolo.

Infatti, la Sco, nasce nel 2001 per iniziativa di Cina, Russia e stati dell’Asia centrale, come risposta a nuovi rischi di destabilizzazione nell’Eurasia (segnatamente quelli causati dalla situazione venutasi a creare in quello stesso anno in Afghanistan), per coordinare le politiche su sicurezza regionale, cooperazione economica e lotta al terrorismo.

Tale è stata negli anni la percezione di sfiducia verso l’azione di soggetti esterni al continente asiatico (sul piano finanziario, con i ciclici salassi delle borse orientali, sul piano della gestione dei conflitti, con l’emergere simultaneo di svariate sfumature di gruppi terroristici non endogeni) che nel corso degli anni ai Paesi fondatori (il nucleo storico già operante dalla fine degli anni novanta, detto Shanghai Five, Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, e l’Uzbekistan) si sono aggiunti altri quattro Paesi a pieno titolo: nel 2017 India e Pakistan, nel 2023 Iran, nel 2024 Bielorussia.

Questi 10 Paesi membri fanno della Sco la più vasta e popolosa organizzazione regionale al mondo. A questi si aggiungono altri 16 Paesi con lo status di osservatori (2) e di partner di dialogo (14). Fra questi ultimi figurano i vicini Egitto e Turchia, e alcune petromonarchie come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Unalleanza senza clausole militari

Un dettaglio che depone per la natura non offensiva dell’alleanza della Sco è che essa non prevede clausole di difesa collettiva e si concentra invece sulla cooperazione politica, economica e di sicurezza, proponendosi come piattaforma di dialogo per la risoluzione dei vari conflitti fra i Paesi membri.

Le suddette coordinate aiutano a capire la rilevanza per la politica mondiale del vertice Sco di Tianjin, nel quale i capi dei tre giganti dell’Eurasia, Xi Jinping, Modi e Putin si sono incontrati per coordinarsi su come agire per ridurre la turbolenza regionale e globale, per rispondere alla politica americana dei dazi e per trovare una soluzione diplomatica per i numerosi conflitti in corso nel mondo.

Un aspetto da non sottovalutare è quello delle possibili sinergie fra Sco e Brics. Come i vertici Brics, anche questo summit Sco si è chiuso con una ambiziosa e nel contempo  prudente dichiarazione finale che contempla anche misure concrete riguardo a questioni come la gestione delle numerose domande di adesione (che giungono anche da Paesi mediterranei come l’Algeria), la crescita del commercio e degli investimenti, il rafforzamento della cooperazione nel continente asiatico in materia di difesa, di lotta alla fame alla povertà e alle disuguaglianze, e di sviluppo sostenibile.

Su questo crescente coordinamento fra i maggiori stati euroasiatici pesano certo le incertezze e i timori generati da Trump sui dazi ma anche un quarto di secolo di illusione da parte occidentale che per via militare si potesse arrestare o perlomeno controllare l’ascesa dell’Asia. Si pensi solo, a titolo di esempio, a che tipo di legame potrebbe esservi oggi fra l’Aghanistan e l’Occidente se solo le ingenti risorse dilapidate per l’invasione e la lunga e cruenta occupazione di quel Paese fossero state spese per la cooperazione e lo sviluppo, come sta facendo la Cina, per proprio interesse, verso il confinante Pakistan.

Le lezioni per lItalia e lOccidente

Ormai a cose fatte, si deve saper trarre qualche insegnamento dalla storia. Ad esempio il ruolo che riveste la Turchia, Paese Nato, nella Sco, quello di partner di dialogo, ci può essere di stimolo. Non nel senso che l’Italia debba imitare la Turchia, ma nel senso che il nostro Paese, proprio perché parte costituente insostituibile dell’Occidente, è quello che più ne interpreta la vocazione al dialogo e alla cooperazione con i soggetti emergenti del resto del mondo.

Capirlo è un preciso dovere della classe politica, specie di quella che si fregia dell’eredità politica di statisti democristiani che questo ruolo dell’Italia nel mondo, e segnatamente verso l’Oriente europeo e asiatico, e l’Indopacifico, lo avevano compreso e praticato, precorrendo i tempi e dimostrando esemplarmente che atlantismo e apertura al nuovo mondo multilaterale – evitando di passare nuovamente dalla tragedia di un conflitto mondiale – sono possibili e urgenti più di ogni altra cosa.

Equilibri instabili. Chi si prepara ad occupare lo spazio che decide?

Dopo la Coldiretti, dopo la Cisl, dopo Comunione e Liberazione, dopo settori significativi del mondo bancario e dopo altre realtà professionali e categoriali, è abbastanza evidente che alcuni organi di informazione – cioè i pochi rimasti che non vivono di pregiudiziali ideologiche o di pura faziosità da curva sud – si pongono un problema. E cioè, come dice ad esempio il direttore del Foglio Claudio Cerasa, ma non è che questa rappresentanza centrista, moderata, riformista e di governo finisca per essere rappresentata – nel bene come nel male – dalla Premier?

Il dibattito, a dire il vero, si è un po’ allargato ad una singolare ed anacronistica riedizione dell’ennesima versione della Democrazia Cristiana. Ora, per non fare confusione e, soprattutto, per non fare di tutta l’erba un fascio, credo sia importante avanzare almeno due riflessioni quando si affrontano questi temi. Che, comunque sia, sono e restano al centro del dibattito politico del nostro paese. Soprattutto con l’avvicinarsi delle elezioni politiche.

La Dc non è replicabile

Innanzitutto nessun partito può essere confuso e apparentato con la storia, la cultura, l’esperienza e la classe dirigente della Democrazia Cristiana. Men che meno il partito della Presidente del Consiglio. Per una molteplicità di ragioni. Ma, nello specifico, perché la Dc non è replicabile politicamente, culturalmente, sociologicamente e anche sul terreno organizzativo.

Per il suo modello, appunto, dove – per dirla con Guido Bodrato – “la storia della Dc è la storia delle sue correnti”. È inutile, pertanto, proseguire con una riflessione stantia, anacronistica e del tutto superata.

 

Il peso dellarea centrista

In secondo luogo, ed è questa la riflessione principale, la rappresentanza di un’area politica, culturale e sociale che nel nostro paese era, è e resta decisiva, non può essere rubricata ad un fatto ordinario o secondario. Parlo, come ovvio, dell’area centrale e centrista che per cinquant’anni è stata rappresentata organicamente e strutturalmente dalla Dc, poi da Forza Italia e – in misura molto più ridotta – dal Pd delle origini.

Successivamente si è tentato di riprodurre quell’esperienza con partiti che, però, non hanno saputo esprimere organicamente un mondo e un’area politica e culturale che continua a essere determinante negli equilibri politici del nostro paese. È in questo contesto che si inserisce, oggi, il dibattito innescato dal Foglio e da molti altri opinionisti non settari e non faziosi.

La Meloni e la sfida del Centro

Preso atto che il “campo largo” è il luogo politico per eccellenza delle sinistre italiane e che le altre componenti politiche o culturali – il sedicente Centro immaginato dal duo Bettini/Renzi con la goliardica “tenda” – hanno posto solo sugli spalti, per dirla in termini calcistici, è sul fronte politico alternativo che si colloca la proposta della Premier.

Più che non del suo partito, si tratta della candidatura personale della Presidente del Consiglio a rappresentare un mondo composito, variegato, plurale ma vivo e vitale. Questo dopo la difficoltà di altri partiti della coalizione a rappresentare realmente quel segmento sempre più consistente della pubblica opinione italiana.

Resta, su questo versante, l’iniziativa coraggiosa ed arrembante di Carlo Calenda con il suo partito, Azione, che persegue con coerenza e determinazione un progetto alternativo sia alla sinistra radicale, massimalista e populista, sia a un centrodestra che contempla al suo interno la presenza della Lega di Salvini, luogo politico sovranista e populista.

Battere un colpo

Ecco perché, al di là delle pregiudiziali ideologiche, dei pregiudizi personali, delle faziosità e dei settarismi, è arrivato il momento che chi ambisce a rappresentare l’area politica tendenzialmente centrista batta un colpo.

Serio, realista e pragmatico però, e non solo testimoniale o virtuale. Perché, come tutti sappiamo, in politica il vuoto non esiste. Mai. C’è sempre qualcuno che lo occupa, piaccia o non piaccia anche ai cultori storici delle varie e multiformi sfumature centriste.

Le radici dell’umano

Ci sono momenti, nella storia come nella coscienza collettiva, in cui non è più possibile andare avanti come se nulla fosse. Momenti in cui il rumore del mondo diventa assordante, e proprio in quel frastuono si apre uno spazio di silenzio diverso, quello delle domande fondamentali.

Quelle che non si possono più ignorare. Quelle che chiedono ascolto, coraggio, profondità. Viviamo in un tempo che accelera senza sosta, dove il valore delle cose si misura in termini di rendimento, utilità, visibilità. È per questo che oggi sentiamo il bisogno – anzi, l’urgenza – di fermarci. Non per disinteresse né per stanchezza, ma per riflettere, per comprendere, per domandarci che cosa significa essere umani.

Politica, economia e società in affanno

Oggi l’efficienza è diventata una regola assoluta, ma nel perseguirla stiamo smarrendo il significato profondo di ciò che facciamo. In questo clima, la politica rincorre le emergenze, dimenticando le radici; l’economia produce numeri, ma dimentica i volti; le società, pur essendo sempre più connesse, diventano anche più fragili, più divise e meno capaci di costruire futuro.

Ed è proprio in mezzo a tutta questa confusione che sento il bisogno di tornare a ciò che conta davvero. Di ritrovare, anche nelle difficoltà, una possibilità per ricominciare e dare nuovo senso alla nostra umanità.

 

Le ferite del nostro tempo

In particolare non si può non constatare che le guerre non distruggono solo i territori, ma straziano le coscienze. Di conseguenza le solitudini aumentano, anche nei luoghi più affollati, e le nuove povertà educative, relazionali e valoriali si diffondono in modo silenzioso ma profondo, penetrando nel tessuto delle nostre comunità.

In questo scenario diventa urgente ritrovare il senso dell’umano e riscoprire l’essenza profonda dell’essere persona con una forza silenziosa ma pervasiva. Non esiste tecnologia, innovazione, ideologia che possa sostituire ciò che ci rende autenticamente umani.

La radice dellumano è la responsabilità

La vera radice è la responsabilità verso l’altro, silenziosa ma essenziale. Ma oggi è sotto attacco: minacciata dal bisogno costante dell’individualismo, della distrazione, del profitto e del culto della prestazione. Viviamo in un tempo in cui essere connessi conta più che essere vicini, dove si punta alla quantità invece che alla qualità.

Eppure, l’umano resiste. Resiste ogni volta che qualcuno si ferma ad ascoltare. Ogni volta che sceglie il rispetto invece della prevaricazione, la cura invece del giudizio, il dialogo invece del disprezzo.

Mettere la persona al centro

Essere umani, in senso politico e civile, significa affermare che ogni individuo ha valore. Che la dignità non è una concessione, ma un diritto inalienabile. Significa rimettere la persona al centro, come misura concreta delle politiche sociali, educative, ambientali, economiche.

Non possiamo più permetterci una visione della società che riduca l’essere umano a ingranaggio produttivo o a soggetto da governare. La democrazia vive solo dove l’umano è riconosciuto, ascoltato, valorizzato. Dove le istituzioni sono al servizio della persona, e non il contrario. Dove le fragilità non sono scarti, ma priorità.

 

Una nuova coscienza politica

La linea tra umano e disumano è sottile. E spesso la si oltrepassa in silenzio, con uno sguardo evitato, una parola taciuta, una legge frettolosa. È proprio per questo che oggi serve, più che mai, una nuova coscienza politica. Un pensiero lucido, capace di guardare oltre l’emergenza e l’immediato, e di affrontare con coraggio le sfide di lungo termine.

Di scelte coraggiose che guardino non ai sondaggi, ma al futuro. Serve visione. Per questo scelgo di tornare alle radici dell’umano. Non per nostalgia, ma per costruire un vero nuovo inizio.

Solo partendo da lì possiamo ritrovare un orizzonte condiviso e un patto civile che rimetta al centro ciò che conta davvero: la vita concreta delle persone. Solo così potremo costruire una società più giusta, una politica più alta, un’economia più equa. Solo così potremo restituire alla parola “progresso” il suo vero significato. Non un avanzamento cieco, ma una crescita condivisa.

E allora sì, torniamo ad essere profondamente umani. Perché, come ha scritto Papa Leone “l’umanità sarà grande solo quando sarà profondamente umana”.

Bayrou attacca Italia: dumping fiscale. P.Chigi replica: parole infondate

Milano, 31 ago. (askanews) – Ancora tensioni tra Italia e Francia, stavolta sul tema fiscale. Ad attaccare è il primo ministro francese Francois Bayrou, che in una intervista alle televisioni transalpine accusa l’Italia di fare “una politica di dumping fiscale”, riferendosi ai provvedimenti per invogliare “i più ricchi” a stabilire la residenza fiscale in Italia. La replica arriva con una nota di palazzo Chigi, che definisce “infondate” le accuse di Bayrou, esprimendo “stupore”.

Bayrou ha denunciato “il nomadismo fiscale” delle persone più facoltose, ovvero il fenomeno per cui “ci si trasferisce dove è più conveniente” dal punto di vista fiscale, citando l’Italia tra i Paesi che attuano politiche per invogliare questo tipo di trasferimenti.

Affermazioni “totalmente infondate” e che “stupiscono”, ribatte una nota di palazzo Chigi. In cui al contrario si rivendica: “L’economia italiana è attrattiva e va meglio di altre grazie alla stabilità e credibilità della nostra Nazione”. Ancora: “L’Italia non applica politiche di immotivato favore fiscale per attrarre aziende europee e, con questo Governo, ha addirittura raddoppiato l’onere fiscale forfettario in vigore dal 2016 a carico delle persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia”.

Al contrario, prosegue la nota di palazzo Chigi, “l’Italia è piuttosto, da molti anni, penalizzata dai cosiddetti ‘paradisi fiscali europei’, che sottraggono alle nostre casse pubbliche ingenti risorse”. Da qui la richiesta alla Francia: “Confidiamo che, dopo queste affermazioni del suo primo ministro, la Francia voglia finalmente unirsi all’Italia per intervenire in sede di Unione Europea contro quegli Stati membri che applicano da sempre un sistematico dumping fiscale, con la compiacenza di alcuni Stati europei”.

Anche la Lega – da tempo in polemica con Emmanuel Macron e con il governo francese – interviene sulla questione: “Grave e inaccettabile attacco all’Italia, ai suoi imprenditori e ai suoi lavoratori, da parte di un governo francese ormai in piena crisi. Lasciamo a loro nervosismo e polemiche, noi preferiamo lavorare”.

Formula1, Piastri domina in Olanda. Ritirate entrambe le Ferrari

Roma, 31 ago. (askanews) – Oscar Piastri firma un capolavoro a Zandvoort e vince il Gran Premio d’Olanda 2025 centrando il primo Grand Chelem della sua carriera: pole position, giro veloce e gara condotta dall’inizio alla fine. Una prestazione perfetta che rilancia con forza la sua candidatura al titolo mondiale, confermando la stagione da assoluto protagonista che l’australiano della McLaren sta costruendo.

La corsa, caratterizzata da incidenti e safety car, vede Max Verstappen chiudere secondo davanti al sorprendente Isack Hadjar, al suo primo podio in Formula 1 con la Racing Bulls. Giornata nera invece per Lewis Hamilton e Charles Leclerc, entrambi costretti al ritiro dopo contatti che hanno interrotto le loro ambizioni.

Al via, Piastri scatta bene dalla pole e mantiene la leadership davanti a Verstappen, sostenuto dal pubblico di casa, e a un gruppetto compatto che comprende Hadjar, Russell e Norris. Il ritmo della McLaren numero 81 è subito impressionante: giro dopo giro l’australiano prende margine, gestendo senza mai dare l’impressione di poter essere attaccato.

Le prime tornate scorrono con diversi sorpassi a centro gruppo, ma già al decimo giro emerge la sensazione che la vittoria sia un affare privato di Piastri, mentre Verstappen si limita a difendere la seconda posizione. La gara prende una piega inattesa poco dopo la prima metà. Lewis Hamilton, in lotta per la zona punti, finisce contro le barriere in curva 3 dopo un contatto con un avversario. La direzione gara fa entrare la safety car, congelando le posizioni e permettendo ai team di rivedere le strategie di sosta.

Alla ripartenza, un altro colpo di scena: Charles Leclerc viene coinvolto in un incidente con Esteban Ocon e danneggia irreparabilmente la sua Ferrari. Il monegasco è costretto al ritiro, mentre la squadra di Maranello perde un’occasione importante per consolidare il terzo posto nel Mondiale. Sfortuna anche per Lando Norris, compagno di squadra di Piastri: l’inglese accusa problemi meccanici ed è costretto a parcheggiare la sua McLaren nelle vie di fuga, lasciando campo libero al leader della gara.

Dopo l’uscita della seconda safety car, la corsa riprende con Piastri di nuovo in fuga. La McLaren gestisce alla perfezione la strategia ai box, senza sbavature nei pit-stop. Verstappen prova a restare in scia ma non ha mai realmente il passo per impensierire l’australiano.

Alle loro spalle emerge con forza Isack Hadjar, che approfitta dei ritiri eccellenti e di una guida senza errori per mantenere stabilmente la terza posizione. Il francese della Racing Bulls corre una gara matura, resiste alla pressione di Russell e conquista un podio storico, il primo della sua giovanissima carriera.

Gli ultimi giri scorrono senza intoppi: Piastri continua a martellare su tempi insostenibili per gli avversari e sigla anche il giro più veloce della gara. Al traguardo festeggia il primo Grand Chelem della carriera: un risultato che alla McLaren mancava dal 1991.

Dietro di lui, Verstappen si accontenta del secondo posto davanti a migliaia di tifosi olandesi che lo sostengono fino all’ultimo. Hadjar completa il podio e viene accolto dal team come un vincitore.

La top-10 si chiude con George Russell quarto davanti a Alex Albon, Ollie Bearman, Sergio Pérez, Fernando Alonso, Yuki Tsunoda e Pierre Gasly.

Con la vittoria in Olanda, Piastri consolida la leadership del campionato con 309 punti davanti a Lando Norris con 275. La Formula 1 non si ferma: il prossimo weekend è in programma il Gran Premio d’Italia 2025. Dal 4 al 7 settembre, l’Autodromo Nazionale di Monza ospiterà la sedicesima tappa del Mondiale, una delle più attese della stagione per il fascino del circuito e per il calore del pubblico italiano.

La Global Sumud Flotilla è salpata alla volta di Gaza

Roma, 31 ago. (askanews) – La flottiglia umanitaria, la Global Sumud Flotilla, è salpata questo pomeriggio dal porto di Barcellona per Gaza, in un’azione di solidarietà con il popolo palestinese, con la partecipazione di organizzazioni di 44 paesi. La Global Sumud Flotilla è la più grande iniziativa indipendente mai avviata finora per cercare di portare aiuti umanitari ai civili della Striscia di Gaza e rompere l’assedio navale che Israele ha imposto sulla Striscia. Migliaia di persone – riferisce el Pais – si sono radunate al Moll de la Fusta di Barcellona per manifestare il proprio sostegno alla Global Sumud Flotilla, che è salpata verso Gaza con l’obiettivo di forzare il blocco israeliano. Gli striscioni dei manifestanti per la “Palestina Libera”, slogan contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e contro l’esercito israeliano, hanno accompagnato la partenza.

Circa 30 imbarcazioni hanno lasciato il porto di Barcellona poco dopo le 15:00 dirette alla Striscia di Gaza. Le navi trasportano aiuti umanitari in un viaggio che dovrebbe durare tra i 15 e i 20 giorni, con l’obiettivo di “rompere il blocco israeliano” e fare pressione sulla comunità internazionale affinché imponga sanzioni a Israele.

La flottiglia, composta da decine imbarcazioni, non è partita solo da porto catalano, ma da diversi altri porti del Mediterraneo. L’attivista Thiago Ávila, uno degli organizzatori, l’ha descritto come un “processo di mobilitazione storico”. Altre imbarcazioni si uniranno al movimento al largo delle coste italiane e tunisine. Dopo settimane di preparativi, accanto alla partenza principale da Barcellona, una serie di imbarcazioni si uniscono da altri porti del Mediterraneo, in Italia ad esempio da Genova, dove migliaia di persone hanno supportato l’iniziativa. Una seconda partenza avverrà il 4 settembre da Tunisi e altri porti nel Mediterraneo, per l’Italia dalla Sicilia il 4 settembre. La Flotilla è infatti composta da decine di barche con a bordo delegazioni di attivisti e personalità da 44 paesi del mondo, tra le quali anche Greta Thunberg. “La questione qui riguarda la Palestina. La storia qui è come le persone vengano deliberatamente private dei mezzi più elementari per sopravvivere”, ha dichiarato Thunberg in una conferenza stampa. Anche l’ex sindaco di Barcellona Ada Colau partecipa all’iniziativa.

Tra i partecipanti regna un grande ottimismo, anche se non manca un certo nervosismo. “Questa volta ce la faremo. Abbiamo tanta voglia che tutto cominci”, ha detto un’attivista della delegazione spagnola al Pais. Ma la risposta di Israele rimane incerta, poiché ha impedito l’arrivo di altre iniziative simili, come la Freedom Flotilla. La flotta della Global Sumud Flotilla è formata da tante piccole imbarcazioni da diporto, spesso a vela, coordinate da una rete globale di movimenti e associazioni. Le imbarcazioni portano tonnellate di aiuti umanitari, raccolti grazie a oltre 2 milioni di euro donati da oltre 30mila persone. Un aiuto concreto ma anche per mobilitare opinione pubblica e governi: “Sumud” è una parola araba che racchiude il concetto arabo di perseveranza, resistenza, resilienza, fermezza, una parola che è un valore culturale e politico, soprattutto per il popolo palestinese. All’iniziativa Global Sumud Flotilla aderiscono delegazioni di 44 Paesi, tra cui ci sono Italia, Francia, Spagna, Regno Unito, Danimarca, Malesia, Sri Lanka, Turchia, Australia, Nuova Zelanda e Quwait.

Il Washington Post rivela dettagli (e retroscena) sul presunto piano Usa di "ricostruzione" di Gaza

Roma, 31 ago. (askanews) – Un piano dell’amministrazione Trump che descrive la ricostruzione postbellica della Striscia di Gaza è oggetto di un’inchiesta pubblicata oggi dal Washington Post e prevede il trasferimento di tutti i palestinesi e la creazione di un polo tecnologico statunitense.

Secondo il WP, ai palestinesi proprietari di terreni verranno offerti “token digitali” in cambio dei diritti di sviluppo e 5mila dollari all’anno per quattro anni come contributo per l’alloggio altrove, oltre a sostegno alimentare. I token potranno essere utilizzati per finanziare la vita al di fuori della Striscia di Gaza oppure per riscattare un appartamento nelle nuove “città intelligenti alimentate dall’intelligenza artificiale” della Striscia.

Gli Stati Uniti manterranno il pieno controllo sull’enclave per almeno un decennio, trasferendo gradualmente i compiti di sicurezza alla polizia locale, dopo un periodo di gestione da parte di quelle che il documento definisce “società militari private”.

Il documento lascia inoltre intendere un coinvolgimento saudita ed emiratino, citando infrastrutture come l’autostrada ad anello e la linea tramviaria MBS e l’autostrada MBZ.

Secondo quanto rivelato dal WP, la Striscia di Gaza, spopolata e ricostruita, verrebbe designata come polo per l’industria privata, con aziende menzionate nel documento come Tesla e Amazon Web Services.

Chiamata “Gaza Reconstitution, Economic Acceleration and Transformation Trust” o GREAT Trust, la proposta è stata elaborata da alcuni degli stessi israeliani che hanno creato e avviato la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), sostenuta da Stati Uniti e Israele, che oggi distribuisce cibo all’interno dell’enclave. La pianificazione finanziaria è stata curata da un team che all’epoca lavorava per la Boston Consulting Group.

Musumeci: il magistrato fa il "killer", la stampa ne dà notizia. L’Anm: grave e offensivo

Roma, 31 ago. (askanews) – Nella bufera il ministro della Protezione civile Nello Musumeci, dopo le sue parole sui magistrati “killer”, è intervenuta la giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati . “Le parole del ministro Musumeci sono gravi e offensive. Definire i magistrati ‘killer’ non è solo un insulto gratuito, ma un tentativo di delegittimare chi ogni giorno applica la legge nell’interesse dei cittadini. Chi ricopre incarichi di governo dovrebbe misurare le parole, invece di alimentare sospetti e propaganda contro chi ha il solo compito – costituzionale – di rendere giustizia. I killer sono quelli che la magistratura italiana, in collaborazione con le forze dell’ordine, assicura alla giustizia rendendo l’Italia il Paese con il tasso di omicidi più basso dell’Unione europea. La magistratura non è né braccio armato né strumento politico: chi la descrive così dimostra di non avere rispetto né per le istituzioni né per la verità”. Così in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

Ieri sera il ministro della Protezione civile Nello Musumeci, durante un dibattito all’Etna Forum a Ragalna, in provincia di Catania, sottoscrivendo le parole della premier Giorgia Meloni al Meeting cl di Rimini – sulle “invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento e alla volontà popolare” – ha detto che “gran parte dei magistrati che ha fatto carriera in Italia proviene dalle file della sinistra, alcuni erano anche dirigenti delle organizzazioni giovanili”. “Ma – ha aggiunto – è anche vero che una larga parte dei magistrati ritiene di dover collaborare con le altre istituzioni dello Stato senza pensare a come mandare a casa un governo eletto democraticamente e liberamente dagli italiani”. E “tu magistrato non puoi pensare di dare la spallata per mandarlo a casa, alimentando una campagna di disinformazione alla quale molto spesso una parte della stampa si presta”. Poi, Musumeci, rispondendo alle domande del giornalista mediatore dell’incontro – come si vede nel video pubblicato sulla pagina Fb del Comune di Ragalna che ha ospitato l’Etna Forum – ha spiegato: “Il magistrato ha il compito di fare il ‘killer’, la stampa ha il compito di darne notizia. Ci sono decine e decine di casi di uomini e donne della politica, incriminati e sbattuti in prima pagina come mostri, accusati di chissà quante infamie, e dopo mesi o anni prosciolti in istruttoria o assolti perché il fatto non è stato mai commesso, ma intanto la carriera di quell’uomo politico è stata distrutta per tutta la vita”.

Raid israeliani a Gaza: decine di morti, molti mentre cercavano di ricevere aiuti umanitari

Roma, 31 ago. (askanews) – Attacchi israeliani hanno ucciso 88 persone a Gaza nelle ultime 24 ore, tra le quali 30 sono state ammazzate mentre cercavano di ricevere aiuti umanitari. Lo ha dichiarato il ministero della Sanità di Gaza, che è amministrata da Hamas Secondo il ministero, 421 persone a Gaza sono rimaste ferite.

L’esercito israeliano oggi ha condotto anche diversi attacchi nel sud del Libano utilizzando aerei da guerra, missili guidati e droni. Lo riferisce Haaretz. Gli attacchi hanno preso di mira la città meridionale di Nabatiyeh.

Le forze di difesa israeliane hanno affermato che i raid hanno come obiettivo le infrastrutture militari di Hezbollah e mirano a eliminare la leadership del suo braccio militare.

Ucraina, Papa: la voce delle armi deve tacere

Roma, 31 ago. (askanews) – “La voce delle armi deve tacere”. Lo ha detto Papa Leone XIV facendo un appello per la pace in Ucraina. “Rinnovo mia vicinanza al popolo ucraino ed alle famiglie ferite”, ha aggiunto il Santo Padre parlando dopo l’Angelus domenicale e facendo un “pressante appello per un cessate il fuoco” e l’invito affinchè si “imbocchi la via dei negoziati di pace”. “Cari fratelli e sorelle, purtroppo la guerra in Ucraina continua a seminare morte e distruzione. Anche in questi giorni i bombardamenti hanno colpito diverse città, compresa la capitale Kiev, causando numerose vittime”, ha ricordato Papa Leone XIV parlando dopo l’Angelus.

“Rinnovo la mia vicinanza al popolo ucraino ed a tutte le famiglie ferite. Invito tutti a non cedere all’indifferenza, ma a farsi prossimi con la preghiera e con gesti concreti di carità. Ribadisco con forza il mio pressante appello per un cessate il fuoco immediato e per un serio impegno del dialogo” ha detto il Papa in piazza San Pietro. “E’ tempo che i responsabili rinuncino alla logica delle armi ed imbocchino la via del negoziato e della pace con il sostegno della comunità internazionale”, ha sottolineato Papa Leone XIV, concludendo: “La voce delle armi deve tacere, mentre deve alzarsi la voce della fraternità e della giustizia”.

Putin arrivato in Cina, visita di quattro giorni

Roma, 31 ago. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato oggi in Cina su invito del leader cinese Xi Jinping per prendere parte al vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) a Tianjin e alle commemorazioni per il giorno della Vittoria nella seconda guerra mondiale che si terranno a Pechino.

La visita del leader russo durerà quattro giorni, dal 31 agosto al 3 settembre.

Il programma prevede anche una visita a Pechino, dove è in programma un incontro trilaterale con i leader di Mongolia e Cina, nonché colloqui separati con Xi Jinping e con i capi di altri Stati.

Cina-India, Xi a Modi: Drago ed Elefante devono unirsi

Roma, 31 ago. (askanews) – Il Drago e l’Elefante devono far la pace, i due paesi più popolosi del mondo devono essere amici. L’ha affermato oggi il presidente cinese Xi Jinping al primo ministro indiano Narendra Modi in visita in Cina, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) a Tianjin.

Cina e India hanno relazioni non particolarmente brillanti, a causa dell’annosa vertenza territoriale sulla frontiera himalayana, che periodicamente si accende anche con scontri sanguinosi.

Xi ha detto a Modi che i due Paesi potrebbero essere buoni vicini e svolgere un ruolo chiave nel Sud Globale, secondo quanto mostrato da filmati diffusi online dai media cinesi.

Si tratta del primo viaggio di Modi in Cina dopo sette anni e avviene in un momento cruciale, mentre entrambi i Paesi cercano di risolvere le loro dispute e di trovare un terreno comune in mezzo alle crescenti tensioni nei rapporti con gli Stati Uniti. Pechino sta inoltre sfruttando il vertice SCO come occasione per mettere in mostra la propria leadership e costruire solidarietà nel Sud Globale in un contesto di sfide geopolitiche.

“Siamo i due Paesi più popolosi del mondo e parte del Sud Globale. E’ fondamentale essere amici, buoni vicini, e che il ‘drago’ e l”elefante’ si uniscano”, ha detto Xi.

“Siamo impegnati a portare avanti le nostre relazioni sulla base della fiducia reciproca, del rispetto e della sensibilità”, gli ha risposto Modi. “Dopo il disimpegno al confine, si è creato un clima di pace e stabilità”, ha aggiunto il capo del doverno di Nuova Delhi. I colloqui tra i due leader sono durati circa un’ora.

Le relazioni tra i due paesi hanno subito un repentino deterioramento dopo un sanguinoso scontro di confine nel 2020, ma Pechino e Nuova Delhi hanno cercato di ricucire i rapporti nell’ultimo anno, soprattutto mentre entrambi affrontano la dura politica dei dazi statunitensi. I colloqui tra Xi e Modi non risolvono le principali dispute, ma la presenza del primo ministro indiano nella città portuale del nord è considerata un segnale di ripensamento strategico per affrontare le vulnerabilità geopolitiche.

Segnalando un possibile disgelo nelle relazioni, India e Cina hanno concordato di riprendere rapidamente i voli diretti – sospesi dall’inizio del 2020 a causa della pandemia – e di riaprire il commercio di confine in tre valichi designati.

Secondo la stampa indiana, inoltre, Pechino avrebbe revocato le restrizioni all’esportazione di terre rare verso l’India – un gesto di grande valore strategico, dato il ruolo cruciale di questi minerali nella guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti.

Modi comunque non parteciperà insieme a Xi, al presidente russo Vladimir Putin e al leader nordcoreano Kim Jong Un alla parata militare che si terrà mercoledì a Pechino.

La tappa di Modi in Cina segue i colloqui in Giappone, dove lui e il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba hanno firmato un’iniziativa di sicurezza economica per collaborare su semiconduttori, intelligenza artificiale, minerali critici, energia pulita e prodotti farmaceutici. Tokyo ha inoltre promesso 67 miliardi di dollari in nuovi investimenti in India nei prossimi dieci anni e il trasferimento della nuova tecnologia dei treni ad alta velocità Shinkansen “serie E10”.

Inoltre, i due leader hanno rinnovato la dichiarazione di sicurezza del 2008 volta a mantenere l’Indo-Pacifico libero dalle minacce regionali, con particolare attenzione alla gestione delle tecnologie nei settori emergenti come lo spazio e la cybersicurezza. L’India ospiterà un vertice del Quad entro la fine dell’anno, ma secondo i resoconti il presidente statunitense Donald Trump non vi prenderà parte.

Benjamin Netanyahu, un insulto alla geostoria

Non di rado la geografia è un po’ la Cenerentola della scuola e dell’università. Non a caso, si sta provando a recuperare quella dimensione essenziale del sapere umano che è la geostoria. Un ambito della conoscenzache trova antenati illustri, da Erodoto, considerato fra i padri della storiografia, a Strabone, geografo, storico e filosofo, per l’appunto.

 

La cancellazione di un popolo

Ecco, si tratta dell’aspetto forse più importante per comprendere appieno la tragicità della linea politico-militare del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Deportare un intero popolo, come se non fosse mai esistito, cancellarne l’identità, sradicarlo, vale a dire reciderne il legame con il territorio, sono tra i folli e sanguinosi propositi dell’esecutivo di Tel Aviv. Ma, con il progetto di dividere in due la Cisgiordania per mezzo di nuovi insediamenti israeliani, si vorrebbe addirittura violare la geografia del Medio Oriente. Della striscia di Gaza si vorrebbe fare un deserto di sangue e disperazione; la Cisgiordania, dal canto suo, verrebbe addirittura cancellata come entità geografica.

 

La paura che diventa odio

Più volte ho evocato il confronto tra speranza e paura, che sembra caratterizzare il nostro tempo. Dove la paura comporta chiusura, esclusione, “sovranismo”. Netanyahu, però, va oltre, incarnando la paura che si fa odio e distruzione, al di là di ogni ragionevolezza. “Distruggere”: non vi è altro verbo che riassuma meglio la sua linea.

La lezione di Elisée Reclus

E così, per provare a ridestare la speranza, mi sento di citare Elisée Reclus, forse il maggior geografo dell’Ottocento, e il suo capolavoro Lhomme et la Terre. Poniamoci in ascolto della filosofa Luisella Battaglia: «Geografo anarchico, Reclus scrive dei rapporti tra uomo e natura ma anche delle lotte dell’uomo per la libertà e i diritti. Credo che di ‘geografia anarchica’ reclusiana si possa parlare in almeno due sensi. Innanzitutto, ed è il senso più immediato, perché Reclus, oltre a essere un grandissimo geografo, è anche un anarchico militante, amico personale e collaboratore di Bakunin e Kropotkin. In un secondo senso, più profondo e per noi più importante, perché la sua opera sovverte letteralmente la geografia tradizionale, aprendola a una concezione interdisciplinare che va oltre la dimensione meramente fisica e politica, verso una visione che integra agli elementi naturalistici quelli sociali e antropologici. Strettissimo in lui è il legame tra geografia, ecologia e politica. La sua curiosità appassionata per tutto ciò che è ‘altro’ e ‘altrove’ si associa alla passione per la libertà».

Cos’altro aggiungere?

Danilo Di Matteo

Saggista, tra le sue opere si segnala il pamphlet Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo, Editore Guida, 2022.

La destra e il ruolo dei cattolici popolari

Gli articoli scritti sul partito della Meloni – Fratelli d’Italia non è la nuova Dc (leggi qui) e sull’intervento della leader al Meeting di Rimini (leggi qui) – hanno suscitato un certo interesse e non sono mancati gli interventi di amici, già democratici cristiani, che hanno votato Meloni e le sono apertamente sostenitori. Non mancano quelli che si peritano di evidenziare come sia improprio collocare Meloni e i suoi adepti tra i “neofascisti”. Premesso che nei miei articoli ho talora connotato Meloni, La Russa e soci vari come “afascisti”, ricordando il vecchio concetto proprio dei seguaci dell’Uomo Qualunque, gente che giura sulla Costituzione ma non riesce a dichiararsi “antifascisti” coerentemente con il significato di quel giuramento, credo sia bene ricordare genesi e sviluppo del movimento della “destra estrema italiana” (va bene così?).

Dal MSI a Fratelli dItalia

Mi scrive, al riguardo, un amico dc trentino: “Il Movimento Sociale Italiano fu creato nel dopoguerra da un gruppo di repubblichini di Salò che volevano riproporre l’esperienza del Fascismo. An prima e oggi Fratelli d’Italia conservano nel simbolo la fiamma tricolore che si sprigiona dalla bara nera di Mussolini. Il capo dei postfascisti era Giorgio Almirante il cui faccione si staglia orgoglioso in tutte le sedi di Fratelli d’Italia, compresa quella di Torino.

Giorgio Almirante non era un fascista qualsiasi: era membro del governo della Repubblica di Salò e, udite udite, direttore del giornale “La Difesa della Razza”, la rivista antisemita del regime.

Qualche giorno fa Giuseppe Conte, capo dei 5 Stelle, chiedeva alla Comunità Ebraica Italiana di dissociarsi dal genocidio operato dagli israeliani in danno dei palestinesi. L’on. Donzelli, capo dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, gli dava per questo dell’antisemita. È il bue che dà del cornuto all’asino: l’erede dei fascisti che inventarono l’antisemitismo dà dell’antisemita a chi con quella storia non c’entra proprio niente. Ha ragione Vannacci: questo è un mondo al contrario”.

Evoluzioni e contraddizioni

Questa è la storia nuda e cruda della destra estrema italiana, dal Msi a Fratelli d’Italia; ciò non toglie che l’evoluzione di quel partito abbia condotto all’attuale formazione politica che, seppur carica di contraddizioni, ha assunto posizioni in politica estera coerenti con quelle tradizionali quanto all’atlantismo, seppur accompagnate da un posizionamento altalenante tra fedeltà alla Nato e agli Usa e scelta europeista dell’Italia. Una politica estera caratterizzata dalla bipolarità permanente tra l’atlantismo della Meloni e di Tajani e il putinismo dell’altro vicepresidente, Salvini.

Meloni e il richiamo al centro

Lo sforzo di un riposizionamento al centro da parte della Meloni è evidente e l’ho colto nel mio articolo sul suo intervento al Meeting di Rimini. Un riposizionamento largamente caldeggiato dal “miglior fico del bigoncio”, Rotondi, che vede nella Meloni la degna erede della Dc, come già fece a suo tempo con Berlusconi. Credo sia tempo di fare chiarezza anche tra tutti noi eredi della grande tradizione storico-politica della Dc, per impegnarci a ricomporre per quanto possibile la nostra unità, al fine di concorrere alla costruzione del nuovo centro della politica italiana.

Il compito dei cattolici popolari

L’obiettivo principale è ridare speranza al Paese e far tornare alle urne quella metà di cittadini da troppo tempo renitenti al voto. Per far questo servirà, innanzitutto, superare un sistema elettorale schizofrenico che permette a una maggioranza della minoranza degli elettori di gestire tutto il potere, e tornare al sistema elettorale di tipo proporzionale con preferenza e, insieme, proporre un programma di politica economica, finanziaria e sociale in grado di corrispondere agli interessi e ai valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Spezzato quell’equilibrio, che la Dc seppe garantire nel lungo tempo della sua egemonia politica, siamo passati dalle ricorrenti crisi della Seconda Repubblica sino ai giorni nostri.

Prima ci ricomponiamo su un progetto fondato sui valori della dottrina sociale cristiana, come anche Papa Leone XIV ha indicato in questi giorni, e sulla fedeltà alla Costituzione, meglio sarà per il nostro amato Paese. Ritorno ai valori fondanti costituzionali, rispetto massimo degli articoli 49 sulla democraticità dei partiti e 53 sulla giustizia fiscale, insieme a quelli dell’autonomia, della solidarietà e della sussidiarietà; in una parola, alla tradizione politica migliore ereditata dai padri fondatori del cattolicesimo politico democratico, liberale e cristiano sociale.

Prima lunità, poi le alleanze

Dopo, solo dopo che ci saremo riorganizzati, potremo democraticamente scegliere le alleanze politiche più coerenti con il nostro programma. Dividerci prima tra filo-meloniani o filo-Pd, nelle sue diverse ipotetiche configurazioni, sarebbe da stupidi, perché finiremmo col farci solo del male, riducendoci al ruolo di reggicoda ininfluenti della destra o della sinistra. Magari questo potrà soddisfare il “particulare” di qualcuno, ma non favorirebbe il ritorno in campo della nostra cultura politica che, a mio parere, resta ancora decisiva per il nostro Paese.

Campania felix: politica e poesia, con versi di famiglia

Occorre saper costruire le squadre sui fronti politici opposti in modo che possano offrire il meglio da proporre all’elettorato che dovrà scegliere. In Campania abbiamo un apprezzabile esempio di democrazia almeno dalle parti del centrosinistra che punta alla vittoria per dire alla Meloni prima o poi di prepararsi a sgombrare.

Laccordo sul nome di Fico

Sarà per questo che il Pd ha deciso di confermare ed accrescere il consenso in quella terra dando semaforo verde a Fico dei 5 Stelle come candidato Presidente. L’accordo è maturato dopo che si è ricomposto il contenzioso con De Luca, il Presidente uscente, che su Fico e compagni ha sempre espresso parole di fuoco per inettitudine e demenza politica. La quadra si è trovata dopo che a Piero, figlio di De Luca, già membro del nostro glorioso Parlamento, è stata garantita anche la Presidenza della Segreteria regionale del partito. Sembra tutto troppo fico per essere vero. Eppure è proprio così.

Politica e affari di famiglia

Impilare un incarico sull’altro deve essere lo sport di quel partito e della Sinistra in genere. Trattasi anche di una certa sensibilità agli affari di famiglia. Corre voce che anche il figlio di Mastella voglia intraprendere un proprio cursus honorum in politica. Niente di male dopo che il padre e la madre hanno già messo la loro bandierina nel passato e nel presente in materia di incarichi elettivi. Del resto anche  Franceschini vanta una moglie parlamentare così come Fratoianni. Nulla da dire. In famiglia meglio avere punti di interesse in comune che altro.

Che Vincenzo De Luca sia intelligente e simpatico è cosa nota, la sua abilità di usare i media sferzando qua e là dove ritiene più opportuno lo ha reso molto gettonato anche sui social. Questa volta con un espediente dialettico dovrà giustificare il sostegno a chi fino a poco fa disprezzava per imperizia e mancanza della benché minima preparazione. Ci riuscirà come sempre.

La scelta calata dallalto

La Schlein si è tolta finalmente un peso dallo stomaco trasferendolo agli abitanti della Campania Felix che rischiano piuttosto di dover piangere. L’intesa a cui si è pervenuto suona già delle solite decisioni prese dall’alto che l’elettorato deve solo limitarsi ad ingoiare anche se si trattasse di un boccone amaro. Si farà un congresso regionale che ratificherà quanto già convenuto, punto e basta.

Considerati comunque i costi dell’organizzazione, inutile farlo e che si proceda per diretta investitura e vissero tutti felici e contenti. I cittadini devono “abbozzare”, prima o poi dimenticheranno anche questo. Per certo non si è abbozzato nemmeno un principio minimo di democrazia o di talentuosa politica; e quindi agli elettori, se non un groppo in gola, verrà almeno un minimo di bozzo, un gonfiore che prima o poi si sgonfierà.

La consolazione della poesia

La Schlein nella circostanza si è regolata ispirandosi molto probabilmente alla lettura del poeta Carducci quando vergava:

“Ma il popolo è, ben lo sapete, un cane,

E i sassi addenta che non può scagliare,

E specialmente le sue ferree zane

Gode ne le fortezze esercitare;

E le sgretola; e poi lieto si stende

Latrando su le pietre ruinate,

Fin che si leva ea correr via riprende

Verso altri sassi ed altre bastonate.”

O meglio ancora, a consolazione degli interdetti simpatizzanti del suo partito:

“Salute, o genti umane affaticate!

Tutto trapassa e nulla può morir.

Noi troppo odiammo e sofferimmo. Amate.

Il mondo è bello e santo è l’avvenir”.

Campania infelix docet. Da quelle parti il sol dell’avvenire stenterà comunque a sorgere.

Il K2, la macchia e il riscatto di Bonatti

Sulla vicenda Bonatti-K2 si sono affastellate nei decenni migliaia di pagine, quasi tutte disponibili sul web. Qui diremo solo il nocciolo della diatriba, quello che ormai è incontrovertibilmente acccertato.

In sostanza, per invidia, paura e malignità Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, i due destinati a raggiungere la cima, non esitano a compiere la mascalzonata di ingannare Bonatti e l’hunza Mahdi riguardo il punto di ritrovo, ad 8.150 metri, per la consegna delle bombole d’ossigeno, su basti di circa 19 chili l’uno, portate su dai due per consentire poi la salita fino in vetta dei due ampezzani.

Arrivati il 30 Luglio al punto concordato, il campo 9 con una tendina, Bonatti e Mahdi scoprono che non c’è nessun campo 9 e nessuna tenda, neanche Compagnoni e Lacedelli ci sono: avevano deciso di non farsi trovare, preoccupati del rischio di dover condividere poi l’ultimo tratto e quindi l’onore della conquista con il giovanissimo bergamasco, il più in forma di tutto il gruppo, e il pachistano. Da un imprecisato punto più in alto, fuori da ogni accordo, gridano a Bonatti di lasciare lì le bombole e di scendere. Ma il tempo è inclemente, è buio, e Bonatti fa appena in tempo a scavare una buca nella neve gelata per poter sopravvivere alla notte all’addiaccio. Fa 40 sottozero. Mahdi per congelamento perderà le dita dei piedi.

I membri della spedizione avevano firmato di astenersi da qualsiasi commento a posteriori, e così quindi fa Bonatti.

 

Bonatti denuncia tutti ma poi deve aspettare cinquant’anni per vedersi riconosciuta la sua versione dei fatti

Nel 1964 il giornalista Nino Giglio de La Gazzetta del Popolo, sostenendo la versione ufficiale dell’autoritario e narcisista Ardito Desio, scrive che tutto è nato perché Bonatti voleva soffiare il primato a Compagnoni e Lacedelli. e peeciò aveva barato sulle bombole. Bonatti lo querela per diffamazione e vince su tutta la linea.

Ma è difficile smentire i potentati di cui l’immarcescibile Desio dispone. Peraltro Compagnoni e Lacedelli rappresentano un simbolo dell’Italia vincente e nessuno si azzarda a contestarli. Il Cai tace e spera che glissando si plachi la buriana. Nel frattempo vengono fuori fotografie che smentiscono tecnicamente Desio e i due di vetta. Il Cai si rende conto che la questione è diventata istituzionale e merita una disamina istituzionale una volta per tutte. La Commissione tecnica del 2004 consegna il responso: le cose erano andate come da sempre sostenuto da Bonatti e la versione ufficiale ha raccontato falsità (e proprio sul momento clou, l’arrivo in cima). Lo stesso Lino Lacedelli in un libro di memorie uscito proprio nel 2004 (morirà nel 2009) spiega le cose come le ricostruiva Bonatti, distaccandosi da Compagnoni.

Il Petit Dru chiama Bonatti, la montagna è una sfida spirituale

Ma l’alpinista bergamasco conosceva il suo valore. Stretto tra l’impegno al silenzio e la messinscena subita al K2, libera tutta la compressione scegliendo la sud ovest del Pehit Dru per riscattarsi e dare uno schiaffo agli accomodamenti delle relazioni ufficiali.

Un anno dopo il K2 Bonatti sceglie una solitaria impossibile di sei giorni per dire al mondo dell’alpinismo chi è lui, K2 o non K2. Inventa un alpinismo estremo – il fisico glielo permetteva -, che poi ispirerà Reinhold Messner (“Walter Bonatti – Il fratello che non sapevo di avere”, Mondadori, 2013) e di cui l’altoatesino diverrà l’antesignano, riconoscendo a Bonatti di essergli stato ispiratore maestro.

La montagna di Bonatti non ha nazionalità: ‘essa è”. Non dipende da come la si racconta ma dalla verità su chi si è, che nasce solo dal rapporto personale con lei.

 

La risorsa della disperazione. Si spera solo dopo

La dimostrazione di forza di Bonatti (‘da solo valgo questo’, ‘non ho bisogno di consenso, il dissenso è il mio mantra’) ad un certo punto sta per fallire. Arriva in una zona dove sembra evidente che non sia più possibile proseguire. Ne deve prendere drammaticamente atto. Senza poter più né salire né scendere Bonatti sente la seduzione di lasciarsi andare e chiudere tutto lì per sempre.

Di-sperare non è una stupidaggine. L’apologia mielosa della speranza non fa capire nulla della posta in gioco e della sfida.

Sapendo che si può morire non buttandosi di sotto ma invece facendosi ‘buttare di sotto’ dall’aver osato l’impossibile, Bonatti trasforma la paura in una reazione estrema, si accorge che c’è più in là una parte frastagliata di parete, dove forse la salita potrebbe riprendere. Ma, appunto, è da un’altra parte. Come arrivarci? Sfilaccia la cima della corda che gli rimane, forma dei nodi e vi lega zeppe e chiodi. Poi la lancia verso quegli spuntoni. Ma la corda ricade giù sempre. Dopo molti lanci questa volta la corda s’incastra.

Ma… terrà? Come è rimasta bloccata? Come fa a saperlo? Terrà se ci attacchi un’ottantina di chili?

Ma quella corta apparentemente fissata è l’unica, ultima, possibilità di andare di là e uscirne vivo. Sperare è questo, credere che l’impossibile sia parte della realtà.

Bonatti si attacca alla corda e si lancia nel vuoto, lo attraversa e atterra dall’altra parte: la corda ha tenuto. E lui andrà in vetta dell’impossibile Petit Dru.

 

Non ci sarà più il Dru

2005: il Petit Dru non c’è più.

A Giugno l’ultimo permafrost che per migliaia di anni era stato la colla delle fenditure di vetta si scioglie e due frane lo distruggono del tutto. Nessuno potrà più scalarlo. Rimarrà per sempre il pilastro Bonatti.

Fu il suo giuramento, e suo rimane.

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Pallavolo, Italia-Germania 3-0: azzurre ai quarti ai Mondiali

Roma, 30 ago. (askanews) – Prosegue la marcia vincente dell’Italia ai Campionati del Mondo in Thailandia. Le azzurre, chiamate a confermare le tre vittorie della fase a gironi di Phuket, hanno battuto la Germania 3-0 (25-22; 25-18; 25-11) nella sfida valida per gli ottavi di finale. Nel primo match da dentro o fuori, capitan Danesi e compagne hanno superato l’ostica Germania del CT italiano Giulio Bregoli, dimostrando grande solidità ed autorevolezza nel corso di un match reso combattuto nei primi due set dalla tenacia delle tedesche. Presenti al PalaHuamark anche l’Ambasciatore Italiano a Bangkok, Paolo Dionisi, e il presidente della Federazione Italiana Pallavolo, Giuseppe Manfredi. Le ragazze di Julio Velasco hanno dunque messo in campo l’ennesima prova da grande squadra staccando il pass per i quarti di finale che le vedrà opposte ad una tra Polonia e Belgio (in campo subito dopo l’Italia). Appuntamento fissato per mercoledì 3 settembre quando le azzurre torneranno al PalaHuamark per un match che varrà l’accesso alla zona medaglie. (Foto Federvolley)

Ucciso l’ex presidente del parlamento ucraino, freddato in strada con cinque colpi di pistola

Roma, 30 ago. (askanews) – L’ex segretario del Consiglio di sicurezza nazionale ed ex presidente del parlamento ucraini Andriy Parubiy è stato ucciso a Leopoli (Lviv). Il presidente Volodymyr Zelensky ha confermato la morte e ha espresso le sue condoglianze.

“Il ministro degli Interni ucraino Ihor Klymenko e il procuratore generale Ruslan Kravchenko hanno appena reso note le prime circostanze dell’orrendo omicidio avvenuto a Leopoli. Andriy Parubiy è stato ucciso. Le mie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi cari”, ha scritto su X il capo di stato ucraino. “Tutte le forze e i mezzi necessari – ha aggiunto – sono impegnati nelle indagini e nella ricerca dell’assassino.

Parubyi, che al momento della morte era un semplice deputato, è stato centrato da cinque colpi d’arma da fuoco ed è morto per le ferite riportate. Alcuni video sui social mostrano la vittima che cammina su un marciapiede, mentre un uomo appostato tra due macchine, con un casco integrale e un contenitore da raider si avvicina alle sue spalle, estrae una pistola e spara.

Palestina, Tajani: condanna per ogni ipotesi annessione israeliana

Roma, 30 ago. (askanews) – Condanna per ogni piano di occupazione e annessione israeliana dei territori palestinesi è stata espressa oggi su X dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, impegnato a Copenaghen per una riunione informale dei ministri degli Esteri Ue.

“Su Gaza, ho ribadito l’impegno per cessate il fuoco, liberazione degli ostaggi e pieno accesso umanitario. Condanniamo il nuovo piano di insediamenti in Cisgiordania e ogni ipotesi di occupazione o annessione, che minano la soluzione a due Stati”, ha scritto Tajani.

“Lunedì – ha segnalato – incontrerò a Roma la ministra degli Esteri della Palestina Aghabekian: sarà un’occasione per confermare il nostro sostegno all’Autorità Nazionale Palestinese e ribadire l’impegno per rilanciare il dialogo tra le parti”.

Ucraina, Tajani a Copenaghen: rafforzare coordinamento Ue-Usa

Roma, 30 ago. (askanews) – L’Italia è impegnata per rafforzare il coordinamento UE-USA per una soluzione della guerra in Ucraina. L’ha scritto oggi su X il ministro degli Esteri, impegnato a Copenaghen per una riunione informale dei ministri degli Esteri Ue.

“A Copenaghen per la riunione dei Ministri degli Esteri UE, la prima dopo il Vertice in Alaska e l’incontro di Washington. Gli attacchi russi mostrano l’importanza dell’impegno europeo per arrivare ad una pace giusta in Ucraina. Difendere l’unità transatlantica è oggi essenziale. L’Italia è impegnata a rafforzare il coordinamento UE-USA e in un negoziato che possa offrire a Kyiv garanzie di sicurezza solide e credibili”, ha scritto Tajani.

Usa negano visto ad Abu Mazen e 80 funzionari palestinesi: fuori da Assemblea Onu. Francia: intollerabile

Roma, 30 ago. (askanews) – Una delle principali parti coinvolte sarà assente. Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, non potrà partecipare alla prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, prevista per settembre, dove diversi stati – tra i quali la Francia – dovrebbero sostenere il riconoscimento di uno stato palestinese. Questa assenza fa seguito alla decisione degli Stati Uniti, annunciata ieri sera, di non concedergli il visto.

L’annuncio ha provocato le ire del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot. L’inquilino del Quai d’Orsay ha dichiarato che la sede delle Nazioni Unite “non può tollerare alcuna restrizione all’accesso”.

“La sede delle Nazioni Unite è un luogo di neutralità. È un santuario al servizio della pace. Un’Assemblea Generale delle Nazioni Unite non può tollerare alcuna restrizione all’accesso”, ha dichiarato Jean-Noel Barrot a Copenaghen, poco prima di una riunione dei Ministri degli Esteri dell’Ue. Un’iniziativa, quella americana, denunciata anche da Xavier Bettel, Ministro degli Esteri lussemburghese. “Non possiamo essere tenuti in ostaggio”, ha affermato, suggerendo che si tenga una sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a Ginevra per garantire la presenza dei palestinesi.

“Dobbiamo poter discutere insieme; non possiamo semplicemente dire che stiamo escludendo la Palestina dal dialogo”, ha dichiarato Xavier Bettel alla stampa a Copenaghen.

Il divieto imposto dalla Casa Bianca si applicherà anche ad altri 80 palestinesi. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato di aver “revocato e negato” i visti “ai membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e dell’Autorità nazionale palestinese”.

“L’amministrazione Trump è stata chiara: è nel nostro interesse per la sicurezza nazionale ritenere l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina e l’Autorità Nazionale Palestinese responsabili del mancato rispetto dei loro impegni e della messa a repentaglio delle prospettive di pace”, ha affermato la diplomazia statunitense, che ha accusato i palestinesi di aver fatto un uso illegittimo della giustizia, rivolgendosi alla Corte Penale Internazionale e alla Corte Internazionale di Giustizia per risolvere le loro controversie con Israele.

La Croce Rossa avverte: impossibile evacuare in massa Gaza

Roma, 30 ago. (askanews) – “È impossibile effettuare un’evacuazione di massa di Gaza City in modo sicuro e dignitoso nelle condizioni attuali”. Lo ha dichiarato Mirjana Spoljaric, presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (Cicr), definendo l’idea “non solo irrealizzabile, ma anche incomprensibile”.

La scorsa settimana il governo israeliano ha approvato il piano per occupare la città, considerata l’ultima roccaforte di Hamas, e venerdì l’esercito l’ha dichiarata “zona di combattimento pericolosa”.

Usa, Corte d’appello federale dichiara illegali i dazi globali di Trump (ma restano in vigore)

Roma, 30 ago. (askanews) – Una corte d’appello federale statunitense ha stabilito che la maggior parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, che hanno avuto un impatto su numerosi partner commerciali, sono illegali, affermando che il presidente ha ecceduto i suoi poteri imponendoli.

La decisione segna un duro colpo per il presidente. Tuttavia, i giudici consentono per ora che i dazi rimangano in vigore, rinviando il caso a un tribunale di grado inferiore per un ulteriore esame.

Usa, visti vietati ai funzionari palestinesi per l’assemblea Onu: fuori anche Abu Mazen

Roma, 30 ago. (askanews) – Il divieto di visto imposto dagli Stati Uniti ai funzionari palestinesi che avrebbero dovuto partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il mese prossimo riguarderà il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas insieme ad altri 80 funzionari dell’Autorità Nazionale Palestinese, ha dichiarato un funzionario del Dipartimento di Stato al Times of Israel.

Il Dipartimento di Stato ha annunciato che avrebbe applicato un divieto di visto ai funzionari palestinesi questa mattina, ma non ha specificato chi sarebbe stato preso di mira nello specifico.

Ucraina, pesanti bombardamenti russi. Zaporizhzhia sotto attacco

Roma, 30 ago. (askanews) – Le forze armate russe hanno lanciato un attacco su vasta scala contro l’Ucraina utilizzando droni kamikaze e missili di diverso tipo da terra, mare e aria.

Secondo lo Stato maggiore ucraino, sono state individuate 582 minacce aeree, tra cui 537 droni Shahed, otto missili balistici Iskander e 37 missili da crociera e avio-lanciati (tra cui Kh-101, Kalibr, Kh-59). La difesa aerea di Kiev ha dichiarato di aver intercettato o neutralizzato 548 bersagli, inclusi 510 droni, sei missili balistici e 32 missili da crociera.

Il capo dell’amministrazione militare della regione di Zaporizhzhia, Ivan Fedorov, ha segnalato un attacco russo con droni e missili, che ha provocato un morto e 22 feriti, tra cui tre bambini.

“Gli attacchi russi hanno distrutto case e danneggiato numerose strutture, tra cui bar, distributori di benzina e aziende industriali”, ha dichiarato su Telegram. Decine di edifici e case sono rimasti senza elettricità e gas, ha aggiunto. Un po’ più a nord, anche il governatore della regione di Dnipropetrovsk ha segnalato un attacco con missili e droni. “Le infrastrutture sono state danneggiate (nelle città di) Dnipro e Pavlograd, provocando incendi”, ha spiegato Sergei Lysak su Telegram, aggiungendo che non sono state segnalate vittime. Martedì, l’Ucraina ha riconosciuto per la prima volta che i soldati russi erano entrati nella sua regione di Dnipropetrovsk, dove Mosca aveva rivendicato l’avanzata da luglio.

Più lontano dal fronte, la regione di Volinia, al confine con la Polonia, ha subito “un massiccio attacco da parte di droni nemici”, secondo il funzionario dell’amministrazione militare locale Ivan Rudnytsky, aggiungendo che non sono state segnalate vittime. Nella regione di Kiev, la compagnia ferroviaria ha citato ritardi causati dai danni causati dai bombardamenti.

Tragedia di Mattmark, Mattarella: la dignità umana passa attraverso la tutela dei lavoratori

Roma, 30 ago. (askanews) – “La dignità umana passa attraverso la tutela dei lavoratori e della sicurezza nei luoghi di lavoro, troppo spesso trascurati da logiche di mero profitto”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente del Comitato ‘Mattmark 2025’ e dell’associazione Italia Valais, Domenico Mesiano.

“La commemorazione del 60° anniversario della tragedia della diga del Mattmark, che provocò la morte di ottantotto persone, tra cui ben cinquantasei italiani, rinnova – dice il capo dello Stato – l’angoscioso ricordo di una fra le più drammatiche pagine del lavoro italiano all’estero. La storia della nostra emigrazione ci narra dell’impegno e del sacrificio di tanti connazionali che hanno cercato, lontano dalla propria terra, di costruire per sé e per le proprie famiglie un futuro migliore”.

Mattarella sottolinea che “è parte incancellabile della nostra identità di italiani che porta la Repubblica a farsi promotrice, in Patria, a livello europeo e internazionale, di regole che garantiscano un lavoro equo, sostenibile, sicuro. La dignità umana passa attraverso la tutela dei lavoratori e della sicurezza nei luoghi di lavoro, troppo spesso trascurati da logiche di mero profitto”.

“La valanga di ghiaccio, il più grande disastro naturale nel Canton Vallese, si abbatté sulle baracche che ospitavano, nel cantiere, i lavoratori, causandone la morte. Al valore della laboriosità dei lavoratori di ogni Paese periti in quella tragica circostanza si rivolge la partecipe vicinanza della Repubblica Italiana ai familiari delle vittime e a quanti sono oggi uniti nel ricordo di quel doloroso evento”, conclude il capo dello Stato.

Francia, auto contro la folla a Evreux: ci sono vittime

Roma, 30 ago. (askanews) – Un automobilista avrebbe investito “deliberatamente” un gruppo di persone nella notte tra venerdì e sabato nel centro di Evreux, comune francese nella Normandia, uccidendo una persona e ferendone altre cinque, due delle quali versano in condizioni critiche. Lo ha indicato la procura della città.

Dopo una lite in un bar intorno alle 4 del mattino, “una persona sarebbe andata a prendere un veicolo (…) e avrebbe deliberatamente fatto retromarcia ad alta velocità tra la folla fuori dal locale”, ha dichiarato Remi Coutin, procuratore di Évreux, aggiungendo che tre persone sono state arrestate.

Un’inchiesta per omicidio e tentato omicidio è stata aperta, ha indicato il magistrato.

(foto d’archivio)

Gaza "zona di combattimento", Israele non si ferma. La Ue nell’impasse, non c’è maggiornazna sulle sanzioni

Roma, 30 ago. (askanews) – Israele non si ferma, le forze armate hanno avviato ieri “le operazioni preliminari e le fasi iniziali” dell’offensiva a Gaza City, dopo che l’esercito ha annunciato questa mattina la revoca della pausa tattica a fini umanitari nella città, dichiarandola “zona di combattimento”. E il bilancio del primo giorno delle operazioni è drammatico: 55 palestinesi uccisi.

Di fronte all’avanzata israeliana, l’Ue è bloccata. L’alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas Ue ha espresso pessimismo sulla possibilità che si raggiunga un accordo in ambito Ue per sanzioni a Israele per la campagna militare di Gaza. La numero uno della diplomazia Ue si è espressa prima del vertice informale dei ministri degli Esteri Ue a Copenaghen.

“Non sono molto ottimista perché anche le opzioni che proponiamo, abbastanza più indulgenti, sui fondi Horizon, non hanno la maggioranza qualificata. Sono state fatte molte proposte per far sì che quei paesi che non hanno sostenuto possano unirsi, ma non sono ottimista e oggi non adotteremo decisioni” ha detto oggi Kallas.

“Questo – manda – il segnale che siamo divisi su questa questione, non abbiamo una voce unitaria sulla scena globale, ed è molto problematico”.

Us Open, problemi alla spalla: Shelton si ritira

Roma, 30 ago. (askanews) – Lo US Open maschile perde Ben Shelton poco prima della seconda settimana del torneo. Lo statunitense numero 6 del seeding – nonché uno dei favoriti per il titolo dietro alla coppia Sinner-Alcaraz, secondo i bookmakers alla vigilia – accusa un problema fisico alla spalla sinistra all’inizio quarto set del match di terzo turno contro Adrian Mannarino che gela il pubblico di Flushing Meadows. Avanti per due set a uno, il 22enne floridiano prova a stringere i denti dopo il trattamento medico per cercare di chiudere di chiudere la partita, ma il servizio perde di efficacia e Mannarino pareggia di nuovo i conti portando la sfida al quinto set. A quel punto, superate le tre ore di gioco e sul punteggio di 6-3 3-6 6-4 4-6, Shelton è costretto ad alzare bandiera bianca per il riacutizzarsi del dolore ed evitare che l’infortunio porti a conseguenze più severe. Una giornata nerissima per i padroni di casa, che perdono nel giro di un’ora anche Frances Tiafoe. Lo statunitense testa di serie n.14 del torneo viene eliminato in tre set (6-4 6-3 7-6) da Jan-Lennard Struff, tedesco che in questa edizione degli US Open era dovuto partire dalle qualificazioni dopo essere precipitato al 144° posto nel ranking e che al precedente turno aveva già realizzato l’impresa battendo Holger Rune

Tennis, Paolini eliminata: "Mi è mancata lucidità"

Roma, 30 ago. (askanews) – Jasmine Paolini ha lasciato a sorpresa New York al terzo turno: la n° 1 d’Italia cede all’ex campionessa di Wimbledon, la n° 60 del mondo Marketa Vondrousova con il risultato di 7-6 6-1 in un’ora e mezza di gioco. Sarà la 26enne ceca ad affrontare Elena Rybakina agli ottavi di finale. Paolini difendeva gli ottavi di finale del 2024.

“Sicuramente l’avrei dovuta giocare meglio tatticamente – ha detto Jasmine nel corso della conferenza stampa post match -. Ero partita bene ma alle prime difficoltà mi sono disunita. Mi dispiace molto”.

Il match si è di fatto deciso dopo un combattuto primo set che la ceca ha vinto al tie break: “Nel primo set sono partita bene, avevo le idee chiare – spiega l’azzurra – . Ho avuto tante chance che non sono riuscita a sfruttare. Il game del 5-4, in particolare… quella volée poteva essere uno schiaffo al volo, il dritto l’ho tirato dove era lei e poi i tie-break sono sempre un po’ particolari. Sicuramente non ho giocato al meglio i punti importanti. Ci sono stati tanti errori, a volte non riuscivo nemmeno a far partire lo scambio: servivo e dritto o rovescio finivano fuori. Quando gli errori diventano tanti così è difficile mettere qualità nei punti, perché si inizia sempre con un errore. Mi è dispiaciuto anche che mi sia lamentata troppo, però si torna sempre lì: dovevo essere più lucida mentalmente”.

Us Open, avanza Djokovic: 69esimo ottavo in uno Slam

Roma, 30 ago. (askanews) – Sessantanove ottavi di finale a livello Slam, come Roger Federer. È il traguardo raggiunto agli US Open da Novak Djokovic che ha battuto in quattro set il britannico Cameron Norrie: 6-4, 6-7, 6-2, 6-3 il punteggio in 2 ore e 50 minuti. Una buona prestazione del serbo, supportato da un ottimo servizio: 83% di punti con la prima e 16 ace. Nole ha accusato un solo passaggio a vuoto nel tiebreak del secondo set (perso 7-4) e all’inizio del terzo, in cui ha perso il servizio in apertura. Da quel momento, però, Djokovic ha reagito prontamente e ripreso in mano il controllo della partita. Il serbo attende adesso il tedesco Jan-Lennard Struff che, a sorpresa, ha eliminato il n. 17 del seeding, Frances Tiafoe.

Giancane annuncia nuove date per il "Fine dell’Estate magggica tour"

Roma, 30 ago. (askanews) – Mentre Giancane continua a conquistare i palchi della penisola con la sua energia travolgente e l’ultima hit “Estate magggica”, l’ironico artista romano ha annunciato le nuove date del suo “Fine dell’Estate magggica tour 2025”.

“Il tour di Estate Magggica sarà una specie di rito collettivo: balliamo, sì, ma con la consapevolezza che fuori c’è un mondo che esplode. È il bisogno di ridere e pensare mentre tutto trema. Non per fregarsene, ma per restare vivi”, racconta Giancane.

Le date confermate, prodotte e organizzate da Locusta Booking, rappresentano la chiusura di un’estate che si è rivelata fantastica: 3 settembre al Rise festival a Padova; il 4 Settembre al Liberi tutti 2025 a Sesto Fiorentino; il 6 settembre al Cabudanne de sos poetas, talk a Sereghe (Or); il 10 settembre all’Equinozio d’autunno festival al Pianoro di ciolandrea a Bosco San Giovanni a Piro (Sa); il 13 settembre – Meeting internazionale antirazzista a Cecina mare (Li); 20 settembre per Notte di fine estate a Correggio (Re); 25 settembre presso Hangar palooza w – Zerocalcare a Vicenza; 26 settembre al Cult fest di Pavia.

Il Barocco in scena: al via il 30 agosto il Festival Stradella 2025

Roma, 30 ago. (askanews) – Dal 30 agosto al 28 settembre 2025 il Festival Barocco Alessandro Stradella torna a risuonare nei luoghi più suggestivi della Tuscia. Un mese di musica, arte e cultura che intreccia un raffinato dialogo tra la musica e la bellezza senza tempo di chiese, palazzi storici e borghi del Lazio, celebrando l’eredità di Alessandro Stradella — figura affascinante e innovativa del Seicento musicale italiano — attraverso concerti, produzioni originali e ospiti di rilievo internazionale.

Apertura del festival il concerto “Un angelo del paradiso – The Orrigoni Songbook”, un programma di grande musica stradelliana composta per il soprano castrato Marc’Antonio Orrigoni, “primo soprano” e protagonista delle ultime opere di Stradella nella stagione del Carnevale 1679 del Teatro Falcone di Genova. L’esecuzione è affidata all’Ensemble Mare Nostrum diretto dal maestro Andrea De Carlo, considerato lo specialista al livello internazionale dell’opera di A. Stradella.

Tra il 31 agosto e i due weekend successivi di settembre si terranno concerti di importanti artisti internazionali nello spirito del dialogo tra antico e contemporaneo: “Orient/Occident” con il violoncellista Michele Marco Rossi (domenica 31 agosto); “La meraviglia e l’inquietudine” con l’ensemble Dramatodia diretto Alberto Allegrezza (sabato 6 settembre), “Fiesta barroca latina!” un sorprendente programma di musica barocca latinoamericana con l’ensemble svedese Villancico diretto da Peter Pontvick (domenica 7 settembre); le “Tarantule, antidoti e follie”, musiche per i tarantolati attraverso la Spagna, la Puglia, l’antica Terra d’Otranto e la Francia eseguite dall’ensemble Terra D’Otranto (sabato 13 settembre); Haendel, Scarlatti e Pasquini in “A casa di Monsignor Kaunitz” con il clavicembalo di Luca Guglielmi (domenica 14 settembre) e il progetto Massenzio 2035 dello Stradella y-project (12, 13 e 14 settembre).

Negli ultimi due week-end di settembre, i concerti offriranno una rinnovata riflessione contemporanea sulla musica di Bach con il recital di Daniele Roccato “Double Bach #3” (sabato 20 settembre) in dialogo con le sonorità medievali del concerto “Crisalide” con Peppe Frana e Federica Bianchi (domenica 21) e le “Dolci sprezzature” barocche del flautista Dan Laurin e la clavicembalista Anna Paradiso Laurin (sabato 27 settembre), tracciando un lungo arco fino al concerto di chiusura con l’evocativo “Madrigali allo specchio 2025” dell’ensemble Cremona antiqua diretto da Antonio Greco (domenica 28 settembre).

Grazie al Festival Barocco Alessandro Stradella – sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Lazio, dal Comune e la Provincia di Viterbo e dalla Fondazione Carivit – i tesori della Tuscia viterbese e della città medievale di Viterbo accolgono così ogni anno la riscoperta della musica rinascimentale e barocca dei suoi grandi compositori, come Alessandro Stradella, che ha vissuto la sua infanzia e adolescenza a Nepi, e – tra gli altri – Domenico Massenzio e Tullio Cima da Ronciglione, Domenico e Virgilio Mazzocchi da Civita Castellana.

Il Festival Barocco Alessandro Stradella si svolge in partnership con Rai Radio Classica, canale interamente dedicato alla musica classica con un palinsesto che spazia dal Medioevo al XXI secolo, ospiterà registrazioni dal Festival Barocco Alessandro Stradella nel programma Dal Vivo, in onda il sabato alle 17.30.

In bicicletta nella Piccola Polonia, tra natura e citt d’arte

Milano, 30 ago. (askanews) – Una settimana in bicicletta in Malopolska, la Piccola Polonia. Una regione che si estende a sud di Varsavia fino ai Carpazi, con capitale a Cracovia e un patrimonio che intreccia storia, natura e tradizioni. Qui le piste ciclabili non sono righe disegnate in fretta sull’asfalto, ma vere infrastrutture: abbazie, castelli e parchi naturali si raggiungono pedalando in sicurezza fino al confine con la Slovacchia. La regione ha investito in un piano ambizioso, finanziato anche con fondi europei, che prevede oltre 1100 chilometri di percorsi ciclabili. L’obiettivo di fare del cicloturismo una delle colonne portanti dell’offerta turistica locale.

Il viaggio comincia a Cracovia dal 1978 patrimonio mondiale dell’umanit. La piazza del Mercato, la pi grande medievale d’Europa, il cuore della citt, circondata da chiese gotiche e palazzi rinascimentali. Poco distante, sulla collina del Wawel, ci sono il castello reale e la cattedrale, simbolo della storia polacca.

Da Cracovia prende avvio la Wisla Trasa Rowerowa, la Ciclabile della Vistola: oltre 210 chilometri gi percorribili, pianeggiante, asfaltata e ben segnalata, con aree di sosta, fontanelle e noleggio bici. Per pedalare senza stress, immersi nel paesaggio fluviale.

Prima tappa: l’abbazia benedettina di Tyniec, fondata nell’XI secolo e ancora abitata dai monaci.

Poi la discesa in zattera tra le gole del fiume Dunajec, guidati dagli esperti “flisacy”. Una tradizione che risale all’Ottocento per un immersione di oltre due ore tra gli spettacolari scorci del Parco dei monti Pieniny per un tragitto di circa 18 chilometri, tra pareti rocciose alte fino a 300 metri e il confine slovacco a pochi metri.

Proprio qui, sul lato slovacco, si incontra il Cerveny Klastor, un complesso certosino del XIV secolo, oggi museo, con celle, chiostri e oggetti che raccontano la vita della comunit religiosa che vi risiedeva.

Si riprende a pedalare lungo il VeloDunajec, considerato uno degli itinerari pi panoramici della Polonia, che corre per 237 chilometri dai Tatra fino alla Vistola.

Il viaggio prosegue sul VeloCzorsztyn, attorno all’omonimo lago artificiale. Qui due castelli si fronteggiano: il castello di Niedzica, costruito dagli ungheresi nel XIV secolo e ancora integro, e

le rovine di Czorsztyn, con una vista magnifica sul lago. Un piccolo traghetto collega le due rive.

Tra le deviazioni pi sorprendenti c’ la Brama w Gorce, un parco didattico con una passerella panoramica lunga 1.300 metri sospesa a 18 metri dal suolo. Realizzata in legno e acciaio, forma un circuito ad anello con torri di osservazione e piattaforme didattiche che raccontano la flora e la fauna del parco. Si cammina sopra la foresta del Parco Nazionale dei Gorce.

Il rientro a Cracovia chiude il viaggio tra storia e vita quotidiana: citt lenta davanti al Wawel, veloce nei club e nei cortili animati dagli studenti. Vista dalla bici, la Piccola Polonia mostra un volto diverso: paesaggi fluviali, turismo sostenibile e un legame antico con l’Italia che continua ancora oggi.

Mattarella: dignità umana passa attraverso tutela lavoratori

Roma, 30 ago. (askanews) – “La dignità umana passa attraverso la tutela dei lavoratori e della sicurezza nei luoghi di lavoro, troppo spesso trascurati da logiche di mero profitto”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al presidente del Comitato ‘Mattmark 2025’ e dell’associazione Italia Valais, Domenico Mesiano.

“La commemorazione del 60° anniversario della tragedia della diga del Mattmark, che provocò la morte di ottantotto persone, tra cui ben cinquantasei italiani, rinnova – dice il capo dello Stato – l’angoscioso ricordo di una fra le più drammatiche pagine del lavoro italiano all’estero. La storia della nostra emigrazione ci narra dell’impegno e del sacrificio di tanti connazionali che hanno cercato, lontano dalla propria terra, di costruire per sé e per le proprie famiglie un futuro migliore”.

Mattarella sottolinea che “è parte incancellabile della nostra identità di italiani che porta la Repubblica a farsi promotrice, in Patria, a livello europeo e internazionale, di regole che garantiscano un lavoro equo, sostenibile, sicuro. La dignità umana passa attraverso la tutela dei lavoratori e della sicurezza nei luoghi di lavoro, troppo spesso trascurati da logiche di mero profitto”.

“La valanga di ghiaccio, il più grande disastro naturale nel Canton Vallese, si abbatté sulle baracche che ospitavano, nel cantiere, i lavoratori, causandone la morte. Al valore della laboriosità dei lavoratori di ogni Paese periti in quella tragica circostanza si rivolge la partecipe vicinanza della Repubblica Italiana ai familiari delle vittime e a quanti sono oggi uniti nel ricordo di quel doloroso evento”, conclude il capo dello Stato.

"Back to Hogwarts", la festa mondiale per Harry Potter

Milano, 29 ago. (askanews) – Settembre è il momento del rientro a scuola per tutti, anche nel mondo di fantasia di Harry Potter. Così il primo del mese, quando maghi e streghe si ritrovano al binario 9 e tre quarti per tornare a studiare pozioni e incantesimi, è diventato un’occasione per celebrare la saga creata da J.K Rowling con il “Back to Hogwarts”, una giornata dedicata al mondo magico dei libri e dei cinema in tutto il mondo, piena di eventi con programmazioni tv dedicate, ritorni al cinema, mostre a tema, prodotti tematizzati.

In Italia quest’anno l’appuntamento per tutti i fan di Harry Potter è al Teatro Nazionale di Milano, il 1 settembre dalle ore 08:45 alle ore 14.00 circa, con attività speciali, sorprese e ospiti. Per la prima volta, inoltre, l’evento, organizzato da Warner Bros. Discovery Italia, sarà visibile in live streaming per tutti sui canali social di Harry Potter Italia (@harrypotterit), Instagram e TikTok.

Il Back To Hogwarts è anche al cinema. Dal 28 agosto al 3 settembre, infatti, torna in sala “Harry Potter e Il Calice di Fuoco”, il quarto capitolo della serie di film di Harry Potter, diretto da Mike Newell, che celebra quest’anno il suo 20° anniversario.

Su Sky Cinema riapre il canale Sky Cinema Harry Potter: dal 30 agosto al 7 settembre saranno programmati gli 8 film della saga cinematografica, “Animali Fantastici e Dove Trovarli”, il documentario “David Holmes – Il ragazzo che è sopravvissuto” e “Harry Potter 20º anniversario – Ritorno a Hogwarts”, tutti disponibili anche on demand e in streaming su NOW.

Cartoon Network (canale 607 su Sky) dall’8 settembre al 13 ottobre, ogni lunedì alle 20.55, trasmetterà Harry Potter: I Maghi delle Torte, lo show in cui James e Oliver Phelps (Fred e George Weasley), presentano la prima sfida di pasticceria ispirata a Harry Potter, dove pasticcieri professionisti creano spettacolari opere ispirate alla serie di Harry Potter.

Dal 19 settembre arriva a Milano Harry Potter: The Exhibition, l’attesissima mostra dietro le quinte che celebra i momenti iconici, i personaggi, le ambientazioni e le creature magiche viste nei film di Harry Potter e Animali Fantastici, così come le meraviglie dell’esteso universo di Harry Potter, inclusi costumi, oggetti di scena e immagini dalla produzione di Broadway vincitrice del premio Tony Harry Potter and the Cursed Child, ospitata in Italia al The Mall (Piazza Lina Bo Bardi, Piazza Alvar Alto 1). I visitatori potranno vedere da vicino tutto, dai costumi originali agli autentici oggetti di scena, mentre intraprendono un viaggio personalizzato attraverso ambientazioni innovative, straordinarie e magiche, attraverso oltre 20 sezioni, tecnologie interattive e tante attività, come la ricerca delle icone del Boccino d’Oro all’interno del percorso dell’Exhibition.

Per gli appassionati di Harry Potter il Back To Hogwarts è anche il momento per scoprire di più su Harry Potter e i Doni della Morte – Parte I in Concerto, durante cui verrà proiettato il settimo capitolo della serie per intero, in alta definizione e con dialoghi in italiano, mentre l’Orchestra Italiana del Cinema, composta da 80 musicisti, eseguirà dal vivo la celebre colonna sonora firmata dal premio Oscar Alexandre Desplat. L’evento arriverà per la prima volta in Italia a Roma (Auditorium della Conciliazione) il 6 e il 7 dicembre, e a Milano (Teatro Arcimboldi) il 27 e 28 dicembre.

Non periferie, ma comunità vive: i Vescovi scuotono il governo sulle aree interne

La “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, sottoscritta a conclusione dell’annuale convegno della CEI sulle aree interne del Paese – quelle zone in preda allo spopolamento e alla crisi, minacciate da un declino che sembra inarrestabile – pone all’attenzione della politica un problema cruciale per la coesione sociale e la tenuta del territorio. Il documento, firmato da 139 tra Cardinali, Arcivescovi, Vescovi e Abati, sarà consegnato all’Intergruppo parlamentare “Sviluppo Sud, Isole e Aree Fragili”.

Un richiamo forte alle istituzioni

La lettera si inserisce nel più ampio percorso che la Chiesa italiana sta compiendo da alcuni anni per leggere i segni dei tempi e accompagnare le comunità locali, con un’attenzione particolare rivolta dal 2019 alle fragilità delle aree marginali. Nel testo, i Vescovi rivolgono una critica esplicita al Piano Strategico delle Aree Interne, aggiornamento della Strategia nazionale, denunciando la tendenza delle istituzioni a condurre questi territori verso una sorta di “morte felice” o di “suicidio assistito”. Espressioni forti, che attestano la volontà di invertire una logica percepita come abbandono programmato.

Non periferie, ma comunità vive

Nell’analisi, la CEI non si limita a denunciare: sottolinea che le aree interne – piccoli borghi, zone montane, paesi lontani dai grandi centri urbani – non sono semplici periferie, bensì contesti vivi, ricchi di tradizioni, relazioni e spiritualità. Da qui l’invito a valorizzare tali territori non solo come baluardo contro lo spopolamento, ma come luoghi di risorse umane, culturali e pastorali.

Uno dei nodi principali resta l’emorragia di popolazione giovane, con conseguente impoverimento sociale, economico ed ecclesiale. I Vescovi chiedono politiche pubbliche più attente, ma anche un impegno pastorale che alimenti la speranza e sostenga il radicamento delle comunità che resistono.

Una Chiesa itinerante e solidale

La CEI richiama l’esigenza di un modello di Chiesa “itinerante”, vicina anche quando i numeri sono piccoli e le risorse limitate. Ciò può tradursi in nuove forme di ministerialità laicale, in una maggiore collaborazione tra parrocchie e nella valorizzazione dei segni di pietà popolare e delle feste locali.

Il documento si collega idealmente alla Laudato si’ di Papa Francesco, individuando nelle aree interne luoghi privilegiati per riflettere sul rapporto armonico tra uomo e creato. Prendersi cura di questi territori, sottolineano i Vescovi, significa contrastare gli squilibri economici e sociali, garantendo accesso a servizi essenziali, istruzione e sanità.

La Chiesa, con la sua rete capillare diffusa in tutto il Paese, si propone così come voce profetica e custode di un futuro che non lasci indietro nessuno.

Trump e Putin, il gioco pericoloso sul destino dell’Ucraina

La tempesta di missili e droni sferrata su Kyiv, con il triste bilancio di 25 morti, è un messaggio inequivocabile lanciato da Putin agli europei. Non a caso sono state colpite la delegazione dell’Unione e la sede del British Council, quindi UE e Gran Bretagna. Ciò detto, il Cremlino è tornato ancora ieri ad attaccare gli europei perché starebbero sabotando gli impegni assunti da Putin e Trump in Alaska per giungere alla pace. In realtà, la Russia non ha alcuna intenzione di interrompere la guerra in corso se non verranno soddisfatte le sue richieste. Il messaggio è rivolto anche a Trump.

 

Latteggiamento ondivago del tycoon

Non v’è dubbio infatti che il comportamento tenuto dal Presidente USA nei mesi passati ha rafforzato i convincimenti dello zar circa la possibilità di arrivare al risultato minimo che si è proposto, base di partenza per ulteriori, future avanzate: acquisizione dei 4 oblast dell’oriente ucraino oltre che della Crimea, annullamento di qualsiasi possibilità per l’Ucraina di aderire alla NATO e pure alla UE, indebolimento sino alla sua sconfitta e deposizione di Vladymir Zelensky (quella che Putin chiama la “denazificazione”).

Un programma inaccettabile per gli ucraini e per gli europei che però Trump ha in un qualche modo avallato implicitamente, non solo con i suoi periodici attacchi al Presidente ucraino ma anche, di converso, con i suoi modi aperti e positivi verso quello russo; nei confronti del quale ha assunto un atteggiamento ondivago, in pendolare oscillazione fra incaute profferte di collaborazione e urlate ma innocue minacce di punizione. A testimonianza, forse, di una insicurezza di fondo del tycoon nel suo rapporto con lo zar, mascherata da una supposta risolutezza, che lo condiziona non poco.

Una visione autoritaria della politica

Ma c’è anche un’ulteriore, e non contraddittoria con quella psicologica or ora accennata, chiave di lettura. Più politica. Donald Trump non ama la democrazia, talché il suo modo di esercitare la Presidenza come si è visto è un insieme di ordini esecutivi, di minacce e intimidazioni nei confronti di chiunque ne ostacoli il volere: dal Partito Repubblicano, ridotto a una larva di quello che fu, al Congresso; dai Governatori ai Sindaci delle grandi città; dalla Federal Reserve alla Magistratura.

La democrazia liberale è per lui un orpello, perché per rendere “grande” l’America occorre decisionismo e autoritarismo di governo. In questo suo anelito autocratico Trump vede in Putin una personalità che si è già incamminata, con successo, su quella via. Senza peraltro considerare le differenze, enormi, esistenti fra la società e il sistema americano e quelli russi.

 

Lavversione al multilateralismo

E ancora. Trump non comprende e non accetta il multilateralismo. Non riconosce e anzi detesta gli istituti internazionali di garanzia e controllo. Putin è stato capace di rivendicare un territorio con motivazioni storiche e culturali e ha cercato di andarselo a (ri)prendere. Ovvero fa in Ucraina quello che Trump vorrebbe fare in Groenlandia, a Panama, finanche in Canada. E che per ora ha fatto solo sulle carte geografiche, ridenominando il Golfo del Messico.

Il tappeto rosso di Anchorage, la stretta di mano calorosa rafforzata dagli applausi e da un gesto di amicizia con l’altra mano sono tutti segnali di questa implicita ammirazione. Taluno crede siano anche il segnale di un segreto e inconfessabile timore, sapendo in cuor suo quanto Putin sia abile, spregiudicato, glaciale. Cresciuto alla scuola del KGB. Un soggetto molto rischioso per lui, immobiliarista di alterne fortune ma più che altro showman televisivo, comunicatore che vuol far credere – e ci riesce bene – d’essere un grande, insuperabile uomo di trattativa e affari ma in realtà non così bravo a fronte di controparti preparate, forti, decise. Come Putin è.

Una sfida senza più equivoci

Adesso, però, la volontà dell’uomo del Cremlino è chiara. Trump non potrà più interpretarla diversamente da quella che essa effettivamente è. Così egli dovrà chiarire a tutti, a cominciare dai propri connazionali, quello che davvero intende fare per contrastare l’espansionismo russo. E se lo intende fare.

Francia e Germania lanciano il sistema di allerta missilistica europea. E l’Italia?

Ieri, nel corso di un incontro bilaterale svoltosi al Fort de Brégançon – la residenza estiva ufficiale del presidente francese situata sulla Costa Azzurra – Francia e Germania hanno rilanciato la loro cooperazione in materia di difesa. Il vertice, parte del consueto dialogo strategico tra due pilastri dell’Unione europea, ha fatto emergere una proposta di particolare rilievo: costruire un sistema europeo di allerta precoce missilistica, articolato su due direttrici complementari: spazio e terra  .

Che cos’è ODINs EYE

Il primo pilastro è rappresentato da ODIN’s EYE, programma europeo di sorveglianza spaziale in grado di individuare tempestivamente il lancio di missili balistici o ipersonici. Ciò garantirebbe tempestività d’allerta e supporto ai sistemi di difesa, integrandosi con le architetture NATO e UE. Il secondo pilastro prevede una rete di radar a terra, da potenziare e rendere interoperabile con gli standard internazionali.

Spazio e terra si integrano grazie all’impiego di sensori infrarossi a bordo di satelliti – in grado di rilevare le scie termiche durante il lancio – affiancati a radar terrestri di lungo raggio per conferma e tracciamento dettagliato. Fondamentali saranno la resilienza, la ridondanza e la sicurezza informatica del sistema di comando e controllo.

Il contributo di altri partner: anche lItalia chiamata in causa

L’iniziativa è stata definita fin da subito come “aperta ai partner”, alludendo alla possibilità di adesione da parte di altri Stati UE già attivi nei sistemi di difesa aerea—da quelli centro-settentrionali a quelli mediterranei. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia europea, non duplicare le capacità statunitensi.

Per l’Italia si apre una prospettiva industriale e strategica significativa. Leonardo e Thales Alenia Space dispongono di competenze avanzate in ambito spaziale (piattaforme, payload, processamento dati); sul fronte terrestre, le soluzioni radar Kronos e RAT-31 rappresentano asset di grande valore. A livello politico, l’esperienza nazionale nell’integrazione tra sistemi nazionali, NATO e UE rende l’Italia un possibile hub per nodi radar e centri di fusione dati.

Una sfida che esige il coordinamento europeo

Un sistema europeo di allerta missilistica, pensato come complementare agli assetti della NATO, ridurrebbe la dipendenza militare esterna e rafforzerebbe la deterrenza comune dell’UE. L’Italia, se deciderà di partecipare attivamente, potrà non solo valorizzare le proprie filiere tecnologiche ma anche contribuire al disegno strategico continentale. Per questo, è auspicabile che il tema venga discusso quanto prima nelle sedi istituzionali dell’Unione europea, diventando parte del dibattito politico e del progetto di difesa comune.

Montagna sugli scudi: lo schiaffo di Bonatti alle bugie istituzionali

L’Estate di quest’anno ha riportato in primo piano la montagna come luogo record di sovraffollamento vacanziero, e quindi di cronache sia di escursionisti che fanno brutte fini (nonostante modaioli bastoncini da nordic walking) per sottovalutazione di un inaspettato passaggio critico su un banalissimo sentiero alla Heidi, sia di quelle del ristretto club dei collezionatori di Ottomila himalayani – Confortola, Moro, ecc – e del dibattito su che cosa e come possa essere certificabile dentro uno sbandierato exploit personale. Dato che con l’alpinismo c’è di mezzo la morte, sapere cosa sia vero e cosa sia falso è importante, è decisivo.

Ma la montagna ha una oggettività sua, eppoi l’alpinismo non ha la Fifa o l’ITF e quindi è arduo che vi sia un’ultima parola e un giudizio incontestabile di una deputata autorità internazionale. Vedremo poi perché questo alimenta da sempre la questione se la montagna abbia o meno un suo ‘sport’, o piuttosto individuali e variegati rapporti personali con essa, di difficile valutazione.

Bonatti e il 22 Agosto 1955

Settant’anni fa, il 22 Agosto del 1955, alle 16,37, Walter Bonatti è in cima al formidabile strabiombo levigato del pilastro sud-ovest del Petit Dru, guglia del versante francese del Monte Bianco. Sei giorni in cui il venticinquenne bergamasco si riprende il suo – direi si vendica – di quanto la precedente pur gloriosa spedizione italiana di Ardito Desio al K2 (Karakorum 2), vinto il 31 Luglio 1954 con Compagnoni e Lacedelli, gli aveva ingiustamente tolto. ‘Ingiustamente’, come accertò e decretò una volta per tutte la Commissione nazionale composta da tre saggi, dei quali uno era il Prof. Alberto Monticone, appositamente nominata dal CAI nell’occasione del cinquantesimo, per porre fine alla querelle tra Bonatti e la formale versione ufficiale della spedizione di Desio, il quale come una sfinge non ha mai deflettuto nel rappresentarla (durante la spedizione pur non essendosi mai mosso dai 4.970 metri del campo base).

Ma vediamo, parafrasando Byron, ‘perché’ i monti

La scoperta delle montagne e la storia dei loro significati. Estetica del sublime

La conquista di invitte cime, un fenomeno sorto alla fine del Settecento con il ginevrino De Saussure che porta in luce il Monte Bianco ed esploso nell’Ottocento quando le montagne – come dice magistralmente Franco Brevini – vengono ‘notate’ e prendono un nome e una personalità, ha sempre attratto nazionalità e nazionalismi di ogni sorta. Spesso, soprattutto per le Alpi, le vette hanno il potere dei fiumi: ci passano i confini.

Sono i grandi lirici inglesi che sostengono l’invenzione (= la scoperta) delle Alpi, e l’estetica del sublime parte da loro. ‘Sub’ e ‘limen’ (soglia, confine): ciò che è eccelso, a ridosso del limite, e si affaccia sull’orrido. È sublime ciò che guarda la vertigine sotto di lui (canone  diverso dalla bellezza).

Sono inglesi e tedeschi che fanno a gara a conquistare cime; bisogna essere industrializzati, un montanaro non avrebbe mai capito che gusto ci fosse stato ad andare in cima, luoghi abitati da demoni e spiriti, la sua occupazione era la sopravvivenza in quelle terre difficili e inospitali.

Nel Luglio del 1865 il Ministro del Regno Quintino Sella (che era anche alpinista, ed a cui sono intitolati rifugi dappertutto non meno del Duca degli Abruzzi) ‘obbliga’ lo sconfortato montanaro-guida valdostano Jean-Antoine Carrel a ritornare in cima al Cervino dopo che l’inglese Edward Whymper ne aveva raggiunto (ma non come suddito della Regina Vittoria…) la vetta il 14 di quel mese. Bisognava marcare italiana la vetta nonostante si giungesse secondi (il Matterhorn ha oggi infatti due cime).

Qualcosa di simile, tipo Bartali al Tour de France del 1948, succede con l’idea nella giovane Repubblica Italiana, patrocinanti il Cai, l’Istituto Geografico Militare, il Cnr, lo Stato ed altri, di un exploit eccezionale, prestigioso davanti al mondo.e legittimabile internazionalmente. Obiettivo designato: il K2.

La spedizione britannica che conquistò l’Everest – al netto dell’incognita Mallory-Irvine del 1924 (avranno mai raggiunto la vetta? comunque non sono più tornati) – è del Maggio 1953.

L’alpinismo è uno sport? C’era un tempo la lotta coll’Alpe, i più oggi arrampicano nei negozi.

Ma l’alpinismo non è uno sport o almeno non lo è nell’accezione classica di questa parola. Ed è contrassegnabile nazionalisticamente solo fino ad un certo punto: è una passione privata, esclusiva (e quindi solo poi inclusiva), una vicenda personale non spiegabile e non giustificabile, una vocazione.

Un disciplinare non c’è e quindi alla fine si risponde alla propria coscienza, non a dei giudici. (Per un esempio concreto, l’unico punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale, per le vette dell’Himalaya nepalese, rimane l’Himalayan Database, niente più che un archivio indipendente che da decenni raccoglie, ordina e – quando necessario – mette in discussione le rivendicazioni degli alpinisti).

L’arbitro è la Montagna stessa e le regole le comunica lei. Che hanno a che fare – sempre – con i limiti, e con l’ultimo limite, la morte. Per questo il vero obiettivo di ogni scalata è tornare a casa, e chi non lo comprende non ama la montagna, non è un alpinista ma un avventuriero (od anche più prosaicamente uno delle torme di fighetti, più attrezzati di Messner, che sciamano alla sera per il centro di Courmayeur o di Cortina con scarponcelli intonsi, gente che arrampica nei negozi).

La sua storia va da Guido Rey, XIX secolo, la lotta coll’Alpe  («Io credetti, e credo, la lotta coll’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede»), a Messner, che a chi gli chiedeva come vedesse da altoatesino le sue prime conquiste senza aiuti tecnici degli Ottomila, rispondeva “non ho bandiere, la mia bandiera è il mio fazzoletto”.

[Fine della prima parte]

M.O., appello di Conte agli iscritti: votate per raccolta fondi Gaza

Roma, 29 ago. (askanews) – “Non è un gesto direi tanto politico un gesto un gesto civile civico, un gesto di umanità. Non è tanto una questione giuridica, ma una questione morale. Noi ci siamo e con questo ennesimo gesto, questa ennesima iniziativa, con questo nostro piccolo, modesto contributo vogliamo dire noi siamo esseri umani”. Così Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, conclude il suo video-appello agli iscritti perché prendano parte alla votazione on line (che si concluderà stasera alle 22) per decidere di destinare un milione di euro agli aiuti umanitari per Gaza nell’ambito dell’iniziativa internazionale Global Sumud Flotilla supportata in Italia da Music for Peace. I fondi sono quelli delle cosiddette “restituzioni”, cioè della parte di indennità cui parlamentari e consiglieri regionali M5S rinunciano per destinarla a iniziative finanziate dal Movimento.

Conte, nel suo messaggio agli iscritti, torna a denunciare “gli esiti di uno sterminio organico, sistematico, premeditato: un genocidio” e rivendica che “noi sin dall’inizio abbiamo cercato di contrastare tutto questo, di denunciarlo”, mentre su questa tragedia per il leader stellato tutto si è svolto “con la complicità, anche col silenzio, del nostro governo che solo adesso inizia dire ‘bah, forse qui questa azione non è del tutto proporzionata…'”

“Ora ogni cittadino – dice l’ex premier a proposito dell’iniziativa che il M5S intende cofinanziare – può contribuire, oggi anche all’interno della nostra comunità con questo voto per dire ‘io non ci sto, io non posso rendermi complice di chi ha una mancanza di coraggio e chi non ha addirittura forse la libertà di poter denunciare quel che sta accadendo a Gaza, di chi addirittura invece per scelta ideologica ritiene di esser complice, offrire copertura politica o addirittura militare'” al governo israeliano.