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MotoGp, Marquez in pole in Ungheria

Roma, 23 ago. (askanews) – Marc Marquez non stecca in qualifica. Dopo gli errori in Repubblica Ceca e Austria, lo spagnolo della Ducati firma la pole nel GP d’Ungheria, quattordicesimo round del Mondiale MotoGP. Il leader iridato chiude primo con il tempo di 1’36″518. Scatterà accanto a due italiani, entrambi promossi dal Q1: Marco Bezzecchi è secondo con la sua Aprilia, distante 290 millesimi, mentre Fabio Di Giannantonio (VR46 Ducati) ottiene il terzo tempo a 354 millesimi. C’è tanta Italia anche nella seconda fila, aperta da Enea Bastianini (Tech3 Ktm), ottimo quarto. Quinto Franco Morbidelli (VR46 Ducati). Qualifiche disastrose per Bagnaia: Francesco fatica a realizzare un giro valido e alla fine si classifica quindicesimo. “Non riesco a guidare questa moto”, ammette deluso il pilota italiano ai box. In difficoltà anche il campione in carica Jorge Martin, solo diciassettesimo.

MotoGp, Marquez: "Questa pole è venuta bene"

Roma, 23 ago. (askanews) – “In una pista nuova ogni volta che metto una nuova gomma cerco il nuovo limite – ha detto Marquez nel parco chiuso dopo la pole position in Ungheria – Provi di più, provi sempre di più. L’ultimo giro è stato bello, è venuta davvero bene questa pole. In Austria ho voluto esagerare e sono caduto”. Marquez ha quindi chiosato: “Il passo per la Sprint? Dipende dal vento, si deve girare a 1’37″ se si vuole vincere. Ma ieri il vento andava in un modo, di pomeriggio in un altro. Dobbiamo capire”.

Italia-Francia, Borghi Lega: macchè crisi, irresponsabile chi parla di truppe

Roma, 23 ago. (askanews) – “Non esiste nessuna ‘crisi’ con la Francia a seguito delle sacrosante parole di Salvini. La questione è semplice: nel mezzo di una trattativa di pace mettersi a parlare di truppe e missili è irresponsabile e controproducente. Basta smentire suggestioni napoleoniche di truppe Ue pronte alla guerra in Ucraina e il caso si chiude immediatamente. Far cessare una guerra è un’operazione sempre difficile e dolorosa perché non esistono nella storia delle ‘paci giuste’: ci vogliono compromessi politici che evitino escalation che possono terminare in disastri di scala mondiale. L’Italia in guerra non la vuole la Lega e spero non la voglia nessuno. Questi sono i momenti in cui si richiede a tutti e quindi anche agli amici francesi, saggezza, silenzio e responsabilità”. Così il senatore della Lega Claudio Borghi.

Calabria, ‘tavolo largo’ centrosinistra ufficializza candidatura Tridico

Roma, 23 ago. (askanews) – Il tavolo dei segretari regionali fra le forze “progressiste”, che si è tenuto questa mattina nella sede del Pd regionale a Lamezia terme, hanno ufficializzato la candidatura dell’europarlamentare M5S Pasquale Tridico alla presidenza della regione Calabria. Nel campo le 12 sigle presenti: Pd, M5S, Avs e altre forze come Italia Viva, Psi, Azione, +Europa, Pri, Federazione riformista, Demos, Mezzogiorno federato e Rifondazione comunista.

Mercoledì scorso, l’ex presidente dell’Inps aveva sciolto la riserva e annunciato la sua disponibilità a candidarsi.

Draghi al Meeting, applausi e visita a mostra su lavoro

Rimini, 22 ago. (askanews) – Mario Draghi arrivato al Meeting di Rimini e partono i primi applausi del “popolo di Cl”. Un’ora prima del suo intervento su “Quale orizzonte per l’Europa” l’ex premier stato accolto nel quartiere fieristico dagli organizzatori che lo hanno accompagnato nello stand della Compagnia delle Opere.

Qui Draghi ha visitato la mostra “Ogni uomo al suo lavoro. Domande e esperienze a partire dal Manifesto del Buon Lavoro”. Per tutta la durata della visita ha ascoltato la testimonianza di alcuni volontari che raccontano ai visitatori il senso del progetto. “Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore” si legge in uno dei pannelli mostrati all’ex governatore. Accanto a lui anche il presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia tra i popoli, Bernhard Scholz, e al direttore del Meeting Emmanuele Forlani. L’ex premier stato raggiunto anche dalla segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, con cui ha scambiato poche parole.

Bonelli: è inaccettabile che Giuli legittimi CasaPound

Roma, 23 ago. (askanews) – “Le dichiarazioni del ministro della Cultura Alessandro Giuli su CasaPound sono gravi e inaccettabili. Affermare che ‘nella misura in cui si allinea a criteri di legalità’ non vada sgomberata è una provocazione verso tutti coloro che rispettano la legge e credono nella Costituzione”. Ad affermarlo è Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde.

“CasaPound occupa da anni un immobile pubblico nel centro di Roma. Non esiste alcuna legalità da rispettare: quella sede va sgomberata immediatamente. Soprattutto perché si tratta di un’organizzazione neofascista che andrebbe sciolta, non tollerata. “Ora ci aspettiamo lo sgombero immediato. Basta con il doppiopesismo del governo Meloni”, conclude Bonelli.

Draghi: euroscetticismo non per valori Ue ma per capacit di difenderli

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Non sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo”: lo ha detto l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi parlando al meeting di Rimini, invitando i governanti europei a cambiare l’Unione per affrontare le nuove sfide planetarie.

“Non a mio avviso uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libert, indipendenza, sovranit, prosperit, equit. Anche coloro che sostengono che l’Ucraina dovrebbe arrendersi alle richieste della Russia non accetterebbero mai lo stesso destino per il loro paese; anche loro attribuiscono valore alla libert, all’indipendenza e alla pace, sia pure solo per se stessi. Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacit dell’Unione Europea di difendere questi valori. Ci in parte comprensibile. I modelli di organizzazione politica, specialmente quelli sopra-statuali, emergono in parte anche per risolvere i problemi del loro tempo. Quando questi cambiano tanto da rendere fragile e vulnerabile l’organizzazione preesistente, questa deve cambiare”.

Draghi al Meeting: evaporata l’illusione della potenza europea

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con s potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sar ricordato come l’anno, in cui questa illusione evaporata”. E’ un pugno l’incipit del discorso di Mario Draghi al Meeting di Rimini.

“Abbiamo dovuto rassegnarci ai dazi imposti dal nostro pi grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere -ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa. L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace. Nel frattempo la Cina ha apertamente sostenuto lo sforzo bellico della Russia mentre espandeva la propria capacit industriale per riversare l’eccesso di produzione in Europa, ora che l’accesso al mercato americano limitato dalle nuove barriere imposte dal governo negli Stati Uniti. Le proteste europee hanno avuto poco effetto: la Cina ha chiarito che non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre pi vincolante. L’Europa stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava” ha aggiunto Draghi, e questa ultima considerazione stata accolta da un lungo applauso.

Massimo Vitali, una fotografo in spiaggia al Vada Photo Festival

Vada, 23 ago. (askanews) – Una spiaggia e un fotografo che da anni racconta gli italiani attraverso le immagini riprese in luoghi balneari. In occasione del Vada Photo Festival, Massimo Vitali ha scelto di realizzare dei nuovi scatti alle Spiagge bianche di Rosignano Marittimo, luogo molto frequentato da bagnanti e vacanzieri, ma anche controverso per la vicinanza agli stabilimenti Solvay.

“Io sono stato qui a Vada 30 anni fa per la prima volta – ha detto Vitali ad askanews – e poi ci sono venuto altre volte e dato che le mie foto comunque sono su come siamo noi, com’ la gente, cosa succede anche sulle spiagge, ho voluto tornare, perch mi sembrava un’ottima occasione per edere cosa successo, cosa succede”.

Attraverso la “Beach Series” dal 1995 Vitali racconta proprio il costume italiano, e quindi la societ, osservata attraverso il luogo simbolo delle vacanze, con uno sguardo che, con una postura che guarda all’arte, assume certamente anche aspetti sociologici.

” tutto cambiato – ha aggiunto il fotografo – ovviamente la cosa pi incredibile che la gente non parla pi uno con l’altro, parlano ognuno col proprio telefono. Quello il cambiamento degli ultimi anni, ma cambiato il colore degli asciugamani, sono cambiati i costumi da bagno, i capelli, cambiato tutto. Ora, da pi di un anno mi sono occupato dell’archivio e sull’archivio vedo delle cose che non avevo mai pensato. Non avevo mai pensato che il mio lavoro di documentazione fosse cos profondo, andasse cos a fondo”.

Una profondit, e questo forse l’aspetto pi interessante, che nasce dagli scatti che vorrebbero raccontare la superficie, il momento lieve, la spiaggia della vacanza spensierata e magari anche frivola. Ma tutto questo, in realt, dice molto di noi e del modo in cui vorremmo essere.

Giunto alla sua quinta edizione, il Vada Photo Festival porta nella cittadina sulla costa livornese mostre, workshop e talk intorno alla fotografia che, per alcune settimane sul finire dell’estate, letteralmente invade piazze e strade.

L’ex uragano Erin è in rotta verso l’Europa, cosa succederà

Roma, 23 ago. (askanews) – Manuel Mazzoleni di 3bmeteo.com: “L’uragano Erin, dopo aver spaventato la costa orientale degli Stati Uniti d’America, raggiungerà in settimana il comparto nord-occidentale dell’Europa come tempesta atlantica, dove porterà severo maltempo con venti tempestosi, piogge torrenziali e onde oltre i 4-5 metri. I suoi effetti si avvertiranno anche sull’Italia”. LA STORIA DI ERIN, UN URAGANO DA RECORD – “L’uragano Erin è stato uno dei fenomeni atmosferici più imponenti e rapidi mai osservati nell’Atlantico. Nato al largo delle coste africane in pochi giorni ha assunto la forma di tempesta tropicale e a Ferragosto ha raggiunto lo status di uragano. In appena 24 ore, le acque caldissime dell’oceano lo hanno trasformato in un mostro di categoria 5, con venti che hanno toccato i 260 chilometri orari: una delle intensificazioni più rapide mai registrate,” spiega Manuel Mazzoleni, meteorologo di 3bmeteo. “Ma ciò che ha reso Erin davvero eccezionale non è stato solo il suo picco di intensità, bensì la sua immensità. Con un diametro superiore agli 800 chilometri, l’uragano è entrato tra i più vasti mai registrati nell’Atlantico. Da ieri, venerdì 22 agosto, Erin si è trasformato in tempesta post-tropicale, allontanandosi verso il Nord Atlantico, dove le acque più fredde e la presenza di correnti più intense in quota lo hanno progressivamente trasformato da sistema tropicale (struttura simmetrica a “cuore” caldo) a ciclone o tempesta extratropicale.” EX-URAGANI IN EUROPA, NON SONO UN’ECCEZIONE – “L’arrivo di ex-uragani in Europa non è un’eccezione, come la storia ci insegna,” prosegue Mazzoleni. “Le correnti atlantiche e l’interazione con i venti in quota possono prolungarne la vita e spingerli verso il Vecchio Continente, dove tuttavia non arrivano mai come uragani veri e propri, ma sempre come potenti tempeste extratropicali. Storici esempi sono Ophelia – ricordata come l’uragano più orientale dell’Atlantico – che nel 2017 devastò l’Irlanda; Gordon, nel 2006, che colpì duramente le Azzorre, la Spagna, l’Irlanda e il Regno Unito; Leslie nel 2018 in Iberia e Francia; Debbie nel 1961 in Irlanda; Vince nel 2005 in Andalusia; e Kirk nel 2024, che si spinse fino al cuore dell’Europa. La storia ci insegna che questi sistemi, pur trasformati, possono portare venti tempestosi, piogge torrenziali, mareggiate e pericoli reali. Con il cambiamento climatico, potrebbero diventare fenomeni più frequenti e intensi”- precisa il meteorologo di 3bmeteo. MA CHE EFFETTO AVRÀ IN EUROPA E SULL’ITALIA ? – “A inizio della prossima settimana l’ex uragano Erin si porterà sull’Atlantico settentrionale come intenso ciclone extratropicale con minimi di pressione anche inferiori ai 970 hPa,” aggiunge Mazzoleni. “Da esso partirà un’intensa perturbazione destinata ad attraversare le Isole Britanniche, ma in grado anche di raggiungere l’Europa occidentale. La sua azione favorirà inizialmente la risalita di nuove masse d’aria roventi dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale, provocando una nuova rapida ondata di caldo sul Sud Italia. Secondo le ultime elaborazioni modellistiche, da confermare nei prossimi giorni, le massime mercoledì in Sardegna potranno superare i 35°C, mentre tra giovedì e venerdì localmente si potrebbero sfiorare i 35-37°C in Puglia, Metapontino, Calabria e Sicilia. Allo stesso tempo, dalla depressione originata da Erin si organizzerà un’intensa perturbazione destinata a raggiungere il Nord Italia entro mercoledì/giovedì e, entro fine mese, attraversare buona parte della Penisola. Usando il condizionale, vista la distanza temporale, il maltempo potrebbe essere molto intenso e potenzialmente pericoloso, in particolare tra medio-alto Piemonte, Lombardia centro-settentrionale, rilievi del Nordest, Levante ligure e alta Toscana, dove la maggior parte dei modelli previsionali evidenziano accumuli anche oltre i 150-200 mm in sole 48 ore.”.

La Francia ha convocato l’ambasciatrice d’Italia dopo le dichiarazioni di Salvini su Macron



Milano, 23 ago. (askanews) – La Francia ha convocato l’ambasciatrice d’Italia a Parigi, Emanuela D’Alessandro, “a seguito delle dichiarazioni inaccettabili” pronunciate dal vicepremier italiano Matteo Salvini contro il presidente Emmanuel Macron. Lo riferisce l’Afp, citata da Le Figaro.

Durante un incontro a Milano, Salvini – rispondendo a una domanda su un eventuale invio di truppe italiane in Ucraina – aveva suggerito che fosse Macron “a andarci lui stesso, con un casco e un fucile”. Secondo fonti diplomatiche francesi, all’ambasciatrice è stato ricordato che quelle parole “vanno contro il clima di fiducia e la relazione storica fra i due Paesi, nonché i recenti sviluppi bilaterali che hanno mostrato forti convergenze, soprattutto sul sostegno all’Ucraina”.

Il leader della Lega aveva già definito Macron “un folle” lo scorso marzo, accusandolo di spingere l’Europa verso lo scontro con la Russia. Francia e Regno Unito guidano una “coalizione dei volontari” pronta a inviare contingenti in Ucraina come garanzia di sicurezza dopo un eventuale accordo di pace, mentre la premier italiana Giorgia Meloni si è detta contraria.

Draghi? Il suo rimane un bel discorso, senza conseguenze politiche

Sono piovuti applausi da più parti, eppure Draghi non ha dato indicazioni più stringenti rispetto a quanto aveva scritto tempo fa nel Rapporto sulla competitività. Il suo invito rispecchia un sentimento politico – più unità per avere più Europa – ma non si carica di un vero e proprio compito politico. In certi passaggi, la relazione al Meeting di Rimini è sembrata una forma di esortazione, anche se fondata su un’analisi robusta. Ora, gli applausi hanno valore se mettono in moto convincenti reazioni; invece, ad un esame provvisorio, niente lascia intendere che sia partita la ricerca di una risposta vera alle parole sferzanti di Draghi.

LEuropa spettatrice delle crisi internazionali

“L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”. È uno dei passaggi più forti dell’intervento di Mario Draghi, accolto da lunghi applausi. L’ex premier ha sottolineato come, nonostante l’Unione abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, il suo ruolo nei negoziati per la pace sia stato finora marginale.

Per questo ha chiesto di trasformare lo “scetticismo in azione” e di farlo subito: “Ora, quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro, non quando le circostanze saranno divenute insostenibili”.

Lo scetticismo e le illusioni evaporate

Secondo Draghi, l’Unione europea ha per anni confidato che la sua dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, le garantisse potere geopolitico. Oggi quell’illusione è svanita. Da un lato, i dazi americani; dall’altro, la Cina, che non considera l’Europa un partner alla pari e sfrutta il controllo delle terre rare per accrescerne la dipendenza.

Non sorprende dunque che lo scetticismo verso l’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma, ha avvertito l’ex presidente della Bce, questo non è uno scetticismo sui valori fondativi dell’Unione – democrazia, pace, libertà, indipendenza, prosperità – bensì sulla sua capacità di difenderli.

Un appello senza sbocco politico

Draghi ha ricordato che i modelli di organizzazione politica devono sapersi adattare ai cambiamenti storici, pena l’irrilevanza. Tuttavia, la sua diagnosi e il suo invito restano sospesi in una dimensione di pura riflessione.

E qui si torna al punto di partenza: per dare seguito alle sollecitazioni di Draghi bisognerebbe mettere in campo un “partito di Draghi”. Lo si è evocato in passato, con esito negativo; lo stesso parrebbe profilarsi oggi qualora si riproponesse l’idea. Forse è bene che sia così, sapendo però che in assenza di uno “sbocco politico” il discorso di Draghi resta solo… un bel discorso.

Il punto di non ritorno della democrazia israeliana

Ormai non è più solo Sinistra per Israele bensì è anche larga parte della popolazione israeliana (come si è visto con le manifestazioni di domenica scorsa) a contestare in toto la politica del governo Netanyahu, volta ad occupare Gaza, a restringere gli spazi dei palestinesi in Cisgiordania allargando quelli dei coloni, a negare ogni possibilità per uno Stato di Palestina, a immaginare la deportazione dei palestinesi in qualche stato povero dell’Africa tipo il Sud-Sudan.

Poiché Israele è ancora una democrazia, eventuali elezioni anticipate dividerebbero radicalmente il Paese ma è assai dubbio che la coalizione di estrema destra oggi in stretta maggioranza alla Knesset riuscirebbe a vincerle. Questo è un motivo in più per rimanere avvinghiati al potere e non dividersi. Ciò comporta, per il premier, seguire le richieste sempre più esigenti avanzate dai due leader radicali della destra religiosa ultranazionalista, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir.

Netanyahu da parte sua – come ogni osservatore internazionale sostiene da quasi due anni in qua – ha tutto l’interesse personale a non interrompere una guerra che gli consente di rimanere al governo senza dover affrontare i processi intentati a suo carico, che potrebbero concludersi con una severa condanna.

Impossibilitata a contrastare le terribili scelte del governo, una parte dell’opposizione, quella centrista del Partito dellUnità Nazionale di Benny Gantz (a suo tempo uscito dal governo di unità nazionale sorto dopo il 7 ottobre proprio in contrasto con il massacro avviato a Gaza) sta valutando un possibile ritorno nell’esecutivo (come anticipato da il Domani dItalia ieri l’altro) per ridurre in esso l’impatto funesto della destra radicale e per virare verso una tregua con Hamas in cambio della restituzione di tutti gli ostaggi, quelli vivi e quelli defunti. Mossa tutta da valutare, oltre che discutibile. E naturalmente avversata dalla destra oltranzista. Dubbio che possa concretizzarsi.

Ma il punto vero resta un altro. Presa questa strada distruttiva e isolazionista, supportata ormai solo dagli Stati Uniti di Donald Trump e osteggiata da tutto il resto dell’Occidente, fin dove può spingersi Netanyahu? Politico di lungo corso non può non rendersi conto (se non è offuscato completamente dall’odio come i suoi ministri estremisti) che le sue scelte stanno conducendo il suo Paese all’isolamento internazionale, a perdere qualsiasi sentimento di empatia nei suoi confronti nonostante quanto subìto il 7 ottobre 2023, a vedere sempre più stati riconoscere quello di Palestina. A lacerare, infine, sempre più Israele.

Perché questo è il punto di non ritorno verso il quale Netanyahu, più o meno consapevolmente, sta conducendo Israele. La rottura drammatica del patto democratico sul quale è stato fondato.

Calenda e Renzi, ovvero la coerenza e il trasformismo

È difficile, molto difficile, garantire un briciolo di coerenza in un contesto politico fluido, leggero, post ideologico e, purtroppo, ancora fortemente venato dalla deriva populista e qualunquista di marca grillina. Eppure, anche all’interno di una cornice ancora politicamente molto fragile ed aleatoria, è possibile individuare chi mantiene una coerenza di fondo nella declinazione concreta del suo progetto politico e chi, invece, fa dell’opportunismo e del trasformismo la sua bussola di orientamento.

È il caso, nello specifico, del comportamento politico – e mai personale, come ovvio – di Calenda e di Renzi.

Il fallimento del Terzo Polo

Sì, tutti sappiamo tutto. Cioè, in sostanza, di quello che poteva essere e non è stato il cosiddetto Terzo Polo. È persin inutile tornarci sopra perché conosciamo perfettamente anche il genere degli insulti che sono volati nel rapporto tra i capi, e i sottoposti, dei rispettivi partiti.

Ma un fatto, però, è indubbio nonché oggettivo. Ed è l’aspetto politicamente più rilevante, oggi.

Se Calenda manifesta, checché se ne dica, una coerenza di fondo nel declinare un progetto politico che faccia del Centro non un feticcio o un mero strumento per soddisfare per sé e per “i propri cari” obiettivi di potere, il capo di Italia Viva, persin spudoratamente, persegue un disegno politico che rinnega sistematicamente e scientificamente tutto ciò che ha detto, scritto, predicato e blaterato in giro per l’Italia e nei vari e molteplici organi di informazione sino a poco tempo fa.

Ma come si fa, di grazia, sostenere e spiegare la coerenza politica, culturale e programmatica di una forza di Centro in una alleanza dominata dai populisti dei 5 Stelle, dagli estremisti del trio Fratoianni/Bonelli/Salis e dal radicalismo della Schlein dopo aver urlato ai quattro venti per alcuni anni che il Centro, e la politica di centro, non potranno mai, e poi ancora mai, costruire una coalizione con simili posizioni politiche?

 

La logica dei seggi e la tenda” di Bettini

Ora, per non essere scolastici e, soprattutto, ingenui, tutti conosciamo le ragioni vere di questo plateale capovolgimento di posizioni. Il tutto, come ovvio, si riduce ad una manciata di seggi parlamentari gentilmente concessi dai veri azionisti di riferimento della coalizione di sinistra e progressista.

E, coerentemente con questa impostazione, il Centro però deve ridursi ad una banale ed insignificante “tenda” – secondo il famoso lodo Bettini – a garanzia della natura plurale della coalizione e dove, di fatto, il peso del suddetto Centro si circoscrive al compiacimento per avere ottenuto qualche seggio senza mettere in discussione chi detiene le leve della leadership politica dell’alleanza.

Lalternativa di Calenda

Esattamente alternativo è il comportamento politico, almeno sino ad oggi, di Carlo Calenda e del suo partito, Azione. Innanzitutto per la fedeltà all’impegno sottoscritto con gli elettori nel settembre del 2022 e poi, ed è l’elemento che più conta, per mantenere e salvaguardare quella che un tempo si chiamava “coerenza politica” oppure onestà intellettuale.

Ovvero, un minimo di collegamento tra ciò che si dice e ciò che si fa. E, sotto questo versante, la coerenza di Calenda è cristallina. Piaccia o non piaccia ai suoi detrattori è un dato che non si può sottacere.

E, del resto, storicamente, il Centro nel nostro Paese non si è mai nascosto. Nel caso specifico, in una “tenda” o in un accampamento o in un rifugio. Quando lo ha fatto, sia nell’uno che nell’altro schieramento, semplicemente è diventato ornamentale se non del tutto inutile e politicamente marginale e periferico.

Linsegnamento di Scoppola

Ecco perché, ieri come oggi, non si può aggirare il vecchio e nobile monito di Pietro Scoppola. E cioè, un buon politico, e non solo il politico cattolico, deve sempre sapere unire in modo armonioso e fecondo “la cultura del comportamento con la cultura del progetto”.

Quando una delle due sprofonda nel ridicolo – nel caso specifico il comportamento politico – anche l’altro è destinato a diventare grottesco. Se non, appunto, ridicolo

Riparte il campionato. Denaro, caos e passione: la Serie A non muore mai

Nel weekend prenderà il via il campionato di calcio 2025/26, una stagione che sembra il naturale prolungamento della precedente, quasi non fosse mai finita. Appena archiviato il campionato, infatti, ci siamo ritrovati catapultati nel Mondiale per club ideato da Gianni Infantino, presidente della FIFA e genio dei dollari facili in terra americana. Un torneo che ha garantito guadagni enormi solo ai club partecipanti, ingolfando il calendario e creando più problemi che benefici. Basti pensare al PSG, finalista a metà luglio e poi già in campo, con risultati modesti, per la Supercoppa Europea del 13 agosto. Un cortocircuito logico dove il denaro sovrasta ogni ragione, mentre gli infortuni si moltiplicano in modo esponenziale.

Con queste premesse, sabato riparte quello che un tempo era considerato il campionato più bello del mondo, oggi scivolato dietro Premier League e Liga. I nodi italiani sono sempre gli stessi: mancanza di stadi di proprietà e impianti obsoleti. Roma ne è l’esempio lampante: l’Olimpico è ancora quello delle Olimpiadi del 1960, con ritocchi risalenti al Mondiale del 1990. Una situazione indecorosa che interessa a pochi, certamente non ai politici, salvo poi lamentarsi dei mancati introiti e del divario con le altre realtà europee.

Allo scoramento della ragione si oppone l’orgoglio: l’Italia resta il Paese che si illude di avere ancora il calcio più bello, ma i grandi campioni arrivano soltanto quando la Premier e la Liga li hanno scartati o quando sono a fine carriera. Così vedremo Modric quarantenne al Milan, Dzeko trentanovenne alla Fiorentina e Sancho, rifiutato dai club inglesi, esitante da settimane davanti alla Roma.

La favola del Napoli, campione a sorpresa nello scorso campionato, resta l’emblema di un torneo capace di ribaltare ogni pronostico. De Laurentiis e Conte hanno costruito un miracolo tecnico e ora puntano a confermarsi. È proprio questa imprevedibilità, al limite dell’irrazionalità, a tenere in vita la Serie A: un campionato che resiste per passione più che per logica economica. Sold out continui, record di abbonamenti e un pubblico che trascina la media spettatori verso i 35 mila a partita. Nonostante le difficoltà strutturali, il giro d’affari della Serie A dovrebbe attestarsi, quest’anno, attorno ai 3,8 miliardi di euro, grazie soprattutto ai diritti televisivi.

Guardando al campo, il Napoli è il favorito d’obbligo, nonostante l’infortunio di Lukaku, con investimenti mirati e la solidità del duo De Laurentiis-Conte. L’Inter si presenta come principale antagonista, anche se la rosa è ancora in costruzione: il mercato chiuderà solo il 1° settembre. Subito dietro Juventus, Milan e Atalanta, tutte alle prese con i vincoli di bilancio che impongono di vendere prima di acquistare. Eccezione il Como, capace di investire oltre 100 milioni grazie alla ricchezza dei proprietari, gli Hartono, tra i più facoltosi al mondo.

Tra i colpi principali del mercato estivo spiccano Sam Beukema, passato dal Bologna al Napoli per circa 31 milioni, e il brasiliano Wesley, acquistato dalla Roma dal Flamengo per una cifra simile. Non tutte però hanno potuto muoversi: la Lazio, ad esempio, è bloccata dal mancato rispetto di tre parametri finanziari fissati dalla FIGC (indice di liquidità, indebitamento e costo del lavoro allargato).

Sul fondo resta lo spettro della nazionale: la qualificazione ai Mondiali americani è ancora in bilico e, con ogni probabilità, passerà dallo spareggio della sfida di ritorno contro la Norvegia. Un’altra mancata partecipazione sarebbe clamorosa, ma non impossibile. A questa sfida si penserà in primavera: per ora c’è il campionato, con il suo carico di speranze, illusioni ed entusiasmi. Tutti partono con i migliori propositi… ma, come sempre, saranno le prime sconfitte a raccontarci la verità. Ora, finalmente, spazio al campo.

Biennale Architettura, un Padiglione svizzero femminista

Venezia 22 ago. (askanews) – Il Padiglione svizzero alla 19a Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, commissionato dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, presenta la mostra Endgultige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt curata dal gruppo Annexe e visitabile all’interno dei Giardini della Biennale fino al 23 novembre 2025. La forma finale sar determinata dall’architetta sul cantiere il principio guida delle curatrici per esplorare l’eredit di Lisbeth Sachs (1914-2002), una delle prime donne architetto in Svizzera. Sachs, contemporanea di Bruno Giacometti, progett la Kunsthalle per l’esposizione svizzera per il lavoro femminile (SAFFA) del 1958 a Zurigo: ” stata un’affermazione di forte indipendenza, che abbiamo sentito il bisogno di raccogliere e fare nostra” hanno commentato le curatrici.

Annexe un gruppo di architette formato da Elena Chiavi, Kathrin Fuglister, Amy Perkins e Myriam Uzor che per il progetto del Padiglione svizzero si avvale della collaborazione integrata nel team dell’artista Axelle Stiefel. Agendo all’incrocio tra architettura e performance, il gruppo integra quanto gi esiste, valorizza e predilige una cultura della costruzione che parte da ci che si ha a disposizione per diventare veicolo per accogliere diverse forme di collaborazione e pratiche edilizie femministe.

Elena Chiavi, curatrice insieme alle altre architette del gruppo Annexe, ha raccontato ad Askanews il progetto: “Per il Padiglione svizzero l’idea era di sovrapporre due architetture per collegare il presente e il passato. Per noi era importante creare un dialogo con l’esistente, con il Padiglione di Bruno Giacometti, integrando e sovrapponendo un’architettura di un’architetta svizzera, Lisbeth Sachs, che ha costruito una Kunsthalle negli anni Cinquanta. Durante le nostre ricerche c’ un dettaglio che ci ha colpito molto in uno dei disegni di Lisbeth Sachs, che affermava che la forma finale viene determinata dall’architetta, al femminile, sul cantiere Endgultige Form wird von der Architektin am Bau bestimmt : per noi stato una forma di referenza nella nostra pratica di come possiamo essere sostenibili e inclusivi alla natura e alle risorse. Questo aspetto inclusivo e innovativo della sua pratica gi negli anni Cinquanta ci ha aiutato molto a chiederci come possiamo ricostruire oggi e come possiamo definire nel processo una forma che poi diventa questo luogo di esposizione. Per noi il futuro dell’architettura o l’interpretazione che abbiamo voluto offrire ai visitatori una pratica collettiva, sociale, dove c’ tanto scambio e c’ tanto ascolto anche per capire di cosa c’ bisogno, di cosa la natura ha bisogno, di cosa hanno bisogno le persone, per avere un processo per concepire un’architettura molto pi inclusiva. C’ anche l’aspetto del suono che molto importante per noi nella nostra pratica: lavoriamo sul processo e abbiamo registrato durante questo ultimo anno e mezzo tutte le discussioni, i dialoghi, i luoghi dove siamo stati, gli incontri con degli attori molto importanti per la realizzazione del padiglione. L’idea era di fare capire al visitatore attraverso questi suoni trasmessi dagli altoparlanti che l’architettura una pratica molto sociale ed quello che abbiamo mostrato nella ricostruzione del padiglione di Lisbeth Sachs”.

Nella mostra del Padiglione Svizzero, le curatrici immaginano come la visione di Sachs avrebbe potuto influenzare il progetto del padiglione oggi. Riprendono il suo approccio per creare una memoria spaziale frammentata e immersiva, che evoca le preoccupazioni estetiche ed etiche tanto del suo tempo quanto del nostro: il cemento si traduce in legno, l’impianto di illuminazione centrale, previsto nel progetto originale, diventa un veicolo acustico di trasmissione tra la generazione di Lisbeth Sachs e quella attuale, ma anche tra concetti architettonici e artistici. La giustapposizione dei due padiglioni crea un design giocoso e dinamico, invitando i visitatori a sperimentare l’architettura come spazio vivo. L’intervento rompe i confini tra interno ed esterno, trasformando lo spazio in un’esperienza multisensoriale.

Puglia, ultimatum Decaro spiazza Pd e alleati. Corsa a rischio capolinea

Roma, 22 ago. (askanews) – Si complica, per il centrosinistra, la corsa sulla carta più semplice: in Puglia un recente sondaggio del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno assegnava al candidato in pectore alla presidenza regionale Antonio Decaro, parlamentare europeo del Partito democratico e primatista di preferenze, un potenziale di consensi non lontano dal 70 per cento; ma anche altri ipotetici candidati sono vincenti sul centrodestra, a partire dal capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, accreditato di un comodo 60 per cento. Insomma, una partita apparentemente in discesa, fino ad oggi. Con un post su Facebook dai toni ultimativi, l’ex sindaco di Bari ha messo in piazza il tema che è da settimane al centro delle discussioni nella coalizione e dei retroscena giornalistici: il suo rifiuto di candidarsi alla guida della Puglia se il governatore uscente, Michele Emiliano, suo compagno di partito, e il predecessore di Emiliano, Nichi Vendola (Sinistra italiana-AVS) non rinunceranno a correre alle regionali per un seggio da consiglieri.

È l’annuncio di un terremoto: nel Pd si parla diplomaticamente di “sorpresa”, mentre negli ambienti vicini a Vendola viene escluso il passo indietro: “Una volta eletto, il presidente della Regione – fanno notare da AVS – ha grandi poteri, ma non si è mai visto che da candidato decida le liste degli altri partiti. C’è un eccesso di personalismo, e una preferenza per le liste civiche più facili al trasformismo, mentre c’è poca voglia di confrontarsi con posizioni politiche strutturate”.

“A Michele Emiliano e a Nichi Vendola – scrive Decaro – mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune di cui sono orgoglioso e che non rinnego. Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà”. E il passo indietro possibile si materializza nella chiusa del post social: “So bene che nessuno è indispensabile a cominciare da me”, avverte, e quindi “se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia, continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione”.

La presa di posizione di Decaro ribalta decisamente i segnali distensivi fatti circolare dal Nazareno negli ultimi giorni, dopo l’incontro dell’ex sindaco con Emiliano e con Igor Taruffi della segreteria nazionale in veste di “mediatore”. Segnali affidati anche ai quotidiani di questa mattina, attraverso due interviste di Emiliano e del deputato pugliese Claudio Stefanazzi, considerato vicino al governatore uscente. “Non vedo l’ora di dargli una mano” diceva Emiliano a Repubblica, ribadendo che “Decaro continua a essere il mio candidato” ma anche che “non può esistere un diritto di veto sulle candidature, salvo che non si tratti di impresentabili e non è questo il caso”. “L’investimento fatto su Antonio dalla nostra comunità – scandiva a sua volta Stefanazzi sul Corriere del Mezzogiorno – è tale che non consente di pensare, a pochi mesi dalle elezioni, ad alternative”.

Nella coalizione di centrosinistra più d’uno sostiene che il problema “è interno al Pd”: è il punto di vista che filtra dagli ambienti del Movimento 5 stelle ma anche in area AVS. Gli alleati del Nazareno dicono che la segretaria dem, Elly Schlein, è “irritata” dalla vicenda. Un autorevole parlamentare democratico sottolinea, a taccuini chiusi, che “la cosa più corretta per chi si candida è affrontare i nodi delle proprie proposte con i singoli partiti”, non ultimatum via social network. Da questo punto di osservazione più che il caso di Emiliano “che chiede solo rispetto” pare sia il nodo Vendola il più intricato: “Non puoi chiedere al segretario regionale del Pd di parlare di temi che riguardano Avs. A meno che non cerchi la rissa a prescindere…” Potrebbe saltare Decaro a questo punto? “Dipende da lui e dai partiti della coalizione”.

Un’altra voce dal Pd ipotizza che nella presa di posizione dell’eurodeputato pugliese ci sia la scelta deliberata di tirarsi fuori dalla vicenda regionale: “Decaro non agisce d’impulso, l’impressione è che voglia fare altro, magari puntando il dito sul Pd nazionale che non lo ha difeso e che non smantella, come aveva promesso Schlein, il potere dei ‘cacicchi’. Magari sarebbe un modo per proporsi come alternativa proprio per la segreteria nazionale”.

E adesso? Più d’uno prevede reazioni ruvide sia da Emiliano che da AVS, che alla candidatura di Vendola, che in Puglia ha ancora una sua base di consenso, non può rinunciare pena il rischio di non superare lo sbarramento elettorale e non entrare in Consiglio regionale. Insomma, se non si troverà il modo di ricucire lo strappo, la corsa del prescelto, del predestinato, del candidato più forte e più popolare che il centrosinistra può mettere in campo nella prossima tornata delle regionali, rischia di essere già arrivata al capolinea.

Urso: auspico patto sociale imprese-sindacati per Italia

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Ora si pu fare nella parte finale della legislatura e noi ci auguriamo che si faccia un patto sociale con le imprese e i sindacati che possa garantire una coesione nazionale nell’accompagnare e accelerare la strada del ‘rinascimento dell’Italia’ che Giorgia Meloni ha garantito anche sul piano internazionale”. Lo ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un incontro al Meeting di Rimini.

“Credo che pochi tra voi lo immaginavano quando il testimone pass da Mario Draghi a Giorgia Meloni – ha aggiunto Urso -. La credibilit e l’affidabilit dell’Italia si notevolmente accresciuta sul proscenio internazionale. Sotto tutti gli aspetti siamo tornati centrali”.

Dazi, Urso: 15% ostacolo superabile per nostre imprese

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Il ruolo dell’Italia di Giorgia Meloni nello specifico stato decisivo nell’incanalare il confronto sui binari dell’accordo. Quando nessuno ci credeva e anzi molti pronosticavano o auspicavano una guerra commerciale tra l’Europa e gli Stati Uniti che sarebbe stato devastante per tutti, stato il governo italiano, stata Giorgia Meloni a incanalare nel suo viaggio a Washington e poi negli incontri a Bruxelles il confronto sui binari giusti”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine di un dibattito al Meeting di Rimini.

“Il raggiungimento di un’intesa, che va ancora perfezionata, garantisce un quadro di certezze alle imprese perch senza certezze le imprese non investono, non si muovono – ha aggiunto Urso -. Il 15% sicuramente un ostacolo ma superabile per le nostre imprese che hanno dalla loro la forza della qualit, dell’eccellenza, della unicit a cui i consumatori americani non vogliono assolutamente rinunciare”.

“Nell’ultimo passaggio stato importante l’intesa per quanto riguarda l’automotive, soprattutto le componenti italiane nelle auto europee ed stato sicuramente importante anche il passaggio che ha riguardato i semiconduttori e certamente l’industria farmaceutica”, ha sottolineato il ministro.

“Il fatto che ci sia un dazio contenuto al 15% ci permette di mantenere la nostra posizione di leadership nell’esportazione di prodotti farmaceutici negli Stati Uniti – ha proseguito -. Ora bisogna completare il tragitto con l’industria alimentare con i vini e in generale l’industria alimentare a cui noi crediamo e dobbiamo assolutamente tutelare”.

Al Meeting una madre israeliana e una palestinese: Ricostruire Gaza

Rimini, 22 ago. (askanews) – Una madre israeliana e una palestinese sullo stesso palco. Insieme. Raccontano la perdita dei rispettivi figli. E lanciano un appello alla pace nella loro terra. Insieme si pu. il dialogo e il confronto che deve prevalere sulle armi. Elana Kaminka israeliana: ha perso il figlio Yannai, soldato, nell’assalto del 7 ottobre 2023. Layla al-Sheik musulmana, di Betlemme. Anche lei ha perso il figlio, Qusay, nella seconda Intifada. Si apre con loro la 46esima edizione del Meeting per l’Amicizia dei Popoli, a Rimini.

“Siamo felici di incontrarci qui – raccontano le due donne ad askanews – perch non abbiamo la possibilit di incontrarci in Palestina e in Israele, questa una buona occasione per diffondere il messaggio di pace e di riconciliazione a tutti, perch non vogliamo che la violenza accada anche qui, perch ci sono persone che sono a favore di Israele e persone che sono a favore della Palestina. Non vogliamo che portino il conflitto nel vostro Paese”.

“Credo che gli estremisti siano molto forti e solitamente i media danno spazio alle voci pi estreme – proseguono -. Noi apprezziamo molto la possibilit di dare voce alla nostra testimonianza per dimostrare che non tutti aderiscono a questi estremismi. La maggior parte delle persone che incontro in Israele e in Palestina vuole una buona vita, vuole un futuro di pace, e che le voci che si sentono nei telegiornali non rappresentano la maggioranza della popolazione di entrambi i popoli”.

Cosa pensate di ci che sta accadendo a Gaza? “Penso che sia una delle cose peggiori accadute negli ultimi anni. La fame, le uccisioni, le uccisioni etniche – ribadiscono le due donne – in qualsiasi modo vogliate chiamarle. La cosa pi incredibile che tutto il mondo sta a guardare e nessuno fa nulla per porvi fine”. “E non fa intravedere alcun tipo di futuro migliore per nessuno dei due popoli. Anche gli israeliani che credono che questo renda in qualche modo il loro futuro pi sicuro, non vero. E’ un disastro anche per i palestinesi che lo stanno vivendo. Come israeliana, sono inorridita nel vedere bambini che soffrono e muoiono di fame. Ma questo non aiuta nessuno di noi a trovare una soluzione migliore per il nostro futuro. Sta solo peggiorando il problema. Quindi deve finire subito. Dobbiamo fermare la guerra, restituire gli ostaggi, trovare un modo per ricostruire Gaza e iniziare a pensare a ci che vogliamo per i nostri figli e per il loro futuro”.

Borse europee chiudono in rialzo con Powell e WS, Ftse Mib +0,69%

Milano, 22 ago. (askanews) – Chiusura in rialzo per le principali Borse europee che hanno incrementato i guadagni in scia a Wall Street (Dow Jones +2%) dopo la cauta apertura a un taglio dei tassi a settembre da parte del presidente della Fed Jerome, che ha dichiarato di ritenere più preoccupanti i segnali di deterioramento del mercato del lavoro rispetto all’aumento dell’inflazione a causa dei dazi. Fra le migliori Piazza Affari +0,69% e Ibex +0,7%, seguite da Cac40 +0,4% e Dax +0,3%, più indietro il Ftse 100 +0,1%.

L’ipotesi di un taglio dei tassi Usa ha indebolito il dollaro nei confronti delle principali valute fra cui l’euro a 1,172 (+1%) e la sterlina a 1,353 (+1%) e spinto al ribasso i rendimenti dei bond con il decennale italiano al 3,55% e quello tedesco al 2,72%, pari a uno spread in calo a 83 punti. In rialzo l’oro a 3.415 dollari (+1%) poco mosso il petrolio con il Brent a 67,7 dollari (+0,1%). Acquisti sui bitcoin scambiati a 116.582 punti (+3,3%).

In rialzo quasi tutti i settori eccetto materie prime e utilities. A Piazza Affari in evidenza Stm (+4,7%) e Stellantis (+4,2%) e i finanziari con Mediobanca (+2,5%), Mps (+2,1%) e Azimut (+3%). Deboli Terna (-0,3%), Italgas (-0,3%) e Snam (-0,15%)

Draghi: Europa spettatrice da Gaza a Kiev, trasformare lo scetticino in azione

Roma, 22 ago. (askanews) – “L’Europa è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”. E’ quanto ha affermato l’ex premier Mario Draghi, in un passaggio del suo discorso accolto con forti applausi al meeting di Rimini. “L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace”. Così ancora Draghi, in un altro passaggio del suo intervento al meeting.

I governi dell’Unione europea devono trasformare lo “scetticismo in azione” e devono farlo “ora quando abbiamo ancora il potere di disegnare il nostro futuro”, non “quando le circostanze saranno divenute insostenibili”. Così l’ex premier Mario Draghi, il quale sferza la platea del meeting di Rimini, rinnovando il suo appello ad agire affinché l’Europa possa “cambiare la traiettoria del continente” e possa, rinnovandosi, ritrovare se stessa. L’Unione europea, ha sottolineato, è un “meccanismo per raggiungere gli obiettivi condivisi dai suoi cittadini” ed è “la nostra migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: è una democrazia e siamo noi, voi, i suoi cittadini, gli europei che decidono le sue priorità”.

D’altronde, osserva l’ex presidente della Bce, “per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata”. Di fronte ai recenti avvenimenti, dall’imposizione dei dazi da parte degli Usa alle politiche della Cina che “non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante”, “non è sorprendente che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo”, ha affermato Draghi. “Non è – ha sottolineato – uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione Europea era stata fondata: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità”.

“Credo piuttosto che lo scetticismo riguardi la capacità dell’Unione Europea di difendere questi valori. Ciò è in parte comprensibile. I modelli di organizzazione politica, specialmente quelli sopra-statuali, emergono in parte anche per risolvere i problemi del loro tempo. Quando questi cambiano tanto da rendere fragile e vulnerabile l’organizzazione preesistente, questa deve cambiare”, ha evidenziato.

Decaro e l’articolo 7 della costituzione romana

Caro direttore,

mi sono divertito in questo scorcio di vacanze all’ascolto di Giallini sull’impellenza di un motto romanesco a riguardo della maniera per chiudere un discorso. Mi è servito per affrontare con giusta leggerezza il “caso Decaro”.

Finalmente l’ex sindaco di Bari e attuale europarlamentare del Pd ha deciso di rendere noto il suo pensiero sulla candidatura a presidente della Regione Puglia. Inizia così il suo messaggio su facebook: “Sono rimasto in silenzio finora, per rispetto della nostra comunità. Ma oggi sento il dovere di parlare ai cittadini pugliesi, ai sindaci, ai militanti e agli amici che mi chiedono: “Antonio, che hai deciso?”. Io non devo decidere nulla”.

Come nulla?! Attenzione, quel nulla non è il nulla che si usa normalmente, quando si parla tra persone normali; è il nulla che trascende la semantica ed enuncia in via subliminale . In tarda lingua bizantina –  una ruvida ammonizione. Chi deve capire, capisca.

Il nodo della questione non è un mistero poiché riguarda il rapporto con i suoi sponsor principali, evidentemente generosi ma al tempo stesso ingombranti. Dice infatti Decaro: “A Michele Emiliano e a Nichi Vendola mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune di cui sono orgoglioso e che non rinnego. Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà”. Insomma, Emiliano e Vendola lo vorrebbero Presidente a patto di tenerlo in ostaggio.

Sorprende, questa impuntantura. In altri contesti, all’epoca della torbida partitocrazia, avrebbe avuto pure un senso, ma non certo ora sotto il limpido cielo dell’elezione diretta di sindaci e governatori. Spunta allora qualche interrogativo. Perché mai, una volta eletto, Decaro dovrebbe sentirsi poco libero? Come farebbero quegli amici che pure stima e a cui vuole bene a renderlo domani un “presidente a metà”? Dietro l’impianto complessivo della candidatura – accordo di coalizione, programma di governo, gruppo dirigente – può agire o interferire un potere antecedente e superiore a quello che scaturisce dall’investitura popolare?

“È una questione politica, nel segno del rinnovamento”, precisa Decaro. In effetti… E poi, sfoderate le unghie, così conclude: “So bene che nessuno è indispensabile a cominciare da me. Il lavoro in Europa che sto facendo è importante, prestigioso e impegnativo. Se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia, continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione”. E tutto questo, naturalmente, in nome di un bene superiore, quello del “futuro dei pugliesi”. Dunque, per quel futuro Decaro è pronto a ritirarsi; o forse no, forse è vero il contrario. Certo è che, adombrando e alludendo, il candidato s’è spinto fino a prununciare un addio che suona grifagno.

Ebbene, dopo tanto penare nell’interpetazione del verbo decariano, pugliesi o non pugliesi avrebbero tutti il diritto di ricorrere all’articolo 7 della costituzione romana, reso famoso appunto dal bravissimo Massimo Giallini. Un modo elegante per uscire dal garbuglio di questa discussione.

Cordialmente

P.S. A beneficio dei nostri lettori 👉 Guarda qui la “video lezione” di Massimo Giallini

 

Netanyahu: il rapporto Onu sulla carestia a Gaza è una bugia

Roma, 22 ago. (askanews) – Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha respinto le conclusioni del rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification – agenzia delle Nazioni Unite con sede a Roma – secondo cui a Gaza City e nelle aree circostanti è in corso una carestia. “Il rapporto dell’IPC è una bugia assoluta. Israele non ha una politica di fame. Israele ha una politica di prevenzione della fame. Dall’inizio della guerra, Israele ha permesso l’ingresso di due milioni di tonnellate di aiuti nella Striscia di Gaza, oltre una tonnellata di aiuti a persona”, ha dichiarato Netanyahu in una nota. Secondo l’Ipc 514.000 persone, quasi un quarto dei palestinesi di Gaza, stanno soffrendo la fame, e il numero dovrebbe salire a 641.000 entro la fine di settembre.

Dazi, Fumarola: Dazi al 15% meglio che al 50% ma siamo contrari

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Come abbiamo gi detto altre volte, noi siamo assolutamente contrari ai dazi perch creano problemi alle imprese, creano problemi ai lavoratori, creano problemi all’economia e alle filiere del nostro paese. Certo, un dazio al 15% meglio che dazi al 50%”. Lo ha detto la segretaria generale Cisl, Daniela Fumarola, a margine di un dibattito al Meeting di Rimini, dopo la finalizzazione dell’accordo sui dazi al 15%.

“Noi continuiamo a dire che c’ bisogno che si continui ad intervenire sull’Europa perch l’Europa deve occuparsene. Il nostro governo lo deve fare attraverso l’Europa – ha aggiunto Fumarola -. Continuiamo a sostenere che bisogna assolutamente proteggere le imprese, bisogna proteggere il lavoro e bisogna trovare nuovi sbocchi commerciali per non dipendere da situazioni di questo tipo”.

Powell da Jackson Hole: Fed indipendente, i dazi possono stimolare inflazione duratura

New York, 22 ago. (askanews) – “I rischi di inflazione sono orientati al rialzo, mentre l’occupazione è orientata al ribasso” ha dichiarato il presidente della Fed Jerome Powell, intervenendo al simposio delle banche centrali a Jackson Hole in Wyoming. Powell ha aggiunto che la Fed si trova ad affrontare “una situazione difficile” e che è “possibile che i dazi possano stimolare un’inflazione duratura e questo è un rischio da valutare e gestire”.

“Il nostro tasso di riferimento è ora di 100 punti base più vicino alla neutralità rispetto a un anno fa, e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche al nostro orientamento di politica monetaria”, ha dichiarato il presidente della Fed Jerome Powell, intervenendo al simposio delle banche centrali a Jackson Hole in Wyoming.

Powell ha sottolineato l’importanza dell’indipendenza della Fed, sottolineando che “i membri del FOMC prenderanno queste decisioni basandosi esclusivamente sulla loro valutazione dei dati e delle relative implicazioni per le prospettive economiche e l’equilibrio dei rischi. Non ci discosteremo mai da questo approccio”.

Wall Street accelera al rialzo con parole Powell, Dow Jones +1,6%

Milano, 22 ago. (askanews) – Accelerazione al rialzo per Wall Street e rendimenti bond in calo dopo la cauta apertura a un taglio dei tassi da parte del presidente della Fed Jerome Powell nel suo intervento a Jackson Hole. Secondo Powell i rischi per il mercato del lavoro sono in aumento, anche se rimangono i timori legati all’inflazione. Il Dow Jones ha guadagnato quasi un punto percentuale rispetto all’apertura e fa segnare un rialzo dell’1,6%, l’S&P 500 dell’1,24%, il Nasdaq dell’1,3%.

In rialzo anche le Borse europee con Piazza Affari fra le migliori in rialzo dell’1,1%.

Sul fronte valutario deciso rialzo dell’euro sul dollaro a 1,169 (+0,8%), mentre sul fronte obbligazionario il rendimento del decennale è sceso di 5 punti base al 4,25%.

Fed, Powell: Valutiamo con cautela modifiche a politica monetaria

New York, 22 ago. (askanews) – “Il nostro tasso di riferimento è ora di 100 punti base più vicino alla neutralità rispetto a un anno fa, e la stabilità del tasso di disoccupazione e di altri indicatori del mercato del lavoro ci consente di procedere con cautela nel valutare eventuali modifiche al nostro orientamento di politica monetaria”. Lo ha dichiarato il presidente della Fed Jerome Powell, intervenendo al simposio delle banche centrali a Jackson Hole in Wyoming.

“I rischi di inflazione sono orientati al rialzo, mentre l’occupazione è orientata al ribasso” ha sottolineato, aggiungendo che la Fed si trova ad affrontare “una situazione difficile” e che è “possibile che i dazi possano stimolare un’inflazione duratura e questo è un rischio da valutare e gestire”.

Lavrov: "Zelensky da Trump ha detto di no a tutto"

Roma, 22 ago. (askanews) – Non è stato pianificato un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma il leader russo è pronto a incontrarlo quando sarà pronto il programma del vertice, ha dichiarato oggi alla Nbc il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov.

“Non è previsto alcun incontro. Putin è pronto a incontrare Zelensky, quando sarà pronto l’ordine del giorno per un vertice, ma questo ordine del giorno non è affatto pronto”, ha detto Lavrov.

“Il presidente Trump ha suggerito, dopo Anchorage, diversi punti che condividiamo, e su alcuni di essi abbiamo concordato di mostrare una certa flessibilità” ha proseguito Lavrov.

Però, ha evidenziato Lavrov, “quando il presidente Trump ha portato queste questioni all’incontro di Washington, alla presenza di Zelensky e dei suoi sponsor europei, ha chiaramente indicato che ci sono diversi principi che Washington ritiene debbano essere accettati, tra cui la non adesione alla NATO, compresa la discussione delle questioni territoriali. E Zelensky ha detto di no a tutto. Ha detto di no persino, come ho detto, all’annullamento della legislazione che proibisce la lingua russa. Come possiamo incontrare una persona che finge di essere un leader?”, ha concluso Lavrov.

Calcio, serie A: domani il via con Sassuolo-Napoli

Roma, 22 ago. (askanews) – Ultima giornata di “riposo” per la serie A che domani ripartirà con gli anticipi della prima giornata. Ad aprire il campionato il Napoli campione d’Italia in campo a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Questo il programma completo delle prime tre giornate e le designazioni arbitrali della prima:

Prima giornata: sabato 23 agosto ore 18.30 Genoa-Lecce: Massa di Imperia, Sassuolo-Napoli: Ayroldi di Molfetta, ore 20.45 Milan-Cremonese: Collu di Cagliari, Roma-Bologna: Zufferli di Udine; domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina: Sozza di Seregno, Como-Lazio: Manganiello di Pinerolo, ore 20.45 Atalanta-Pisa: Arena di Torre del Greco, Juventus-Parma: Mercenaro di Genova lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona: Tremolada di Monza, ore 20.45 Inter-Torino: La Penna di Roma

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Schlein: Almasri continua a uccidere, Meloni spieghi i motivi del rilascio

Roma, 22 ago. (askanews) – “Le immagini mostrate dai media libici sono terrificanti. Se venisse confermato che a commettere il barbaro omicidio di un cittadino libico in mezzo alla strada è stato il criminale Almasri, il governo italiano deve rispondere a una semplice domanda. Giorgia Meloni non può più esimersi dallo spiegare agli italiani per quale motivo il suo governo, con una scelta politica che lei stessa pochi giorni fa ha rivendicato, ha volutamente ignorato il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale che pende su Almasri per i suoi crimini, gli omicidi e le torture, e lo ha liberato e riaccompagnato a Tripoli dove sta continuando a uccidere”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Almasri, Schlein: continua a uccidere, Meloni spieghi motivi rilascio

Roma, 22 ago. (askanews) – “Le immagini mostrate dai media libici sono terrificanti. Se venisse confermato che a commettere il barbaro omicidio di un cittadino libico in mezzo alla strada è stato il criminale Almasri, il governo italiano deve rispondere a una semplice domanda. Giorgia Meloni non può più esimersi dallo spiegare agli italiani per quale motivo il suo governo, con una scelta politica che lei stessa pochi giorni fa ha rivendicato, ha volutamente ignorato il mandato di cattura della Corte Penale Internazionale che pende su Almasri per i suoi crimini, gli omicidi e le torture, e lo ha liberato e riaccompagnato a Tripoli dove sta continuando a uccidere”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein.

Giornalisti, Conte: contro il Tempo vili intimidazioni e minacce

Roma, 22 ago. (askanews) – “Da giorni Il Tempo porta avanti una campagna indegna, basata su attacchi strumentali e privi di qualsiasi fondamento, nei confronti della nostra forza politica. Non ci faremo certo trascinare in questo clima avvelenato. Detto ciò, di fronte a vili intimidazioni e perfino a minacce di morte, non esitiamo a esprimere la nostra solidarietà al direttore e alla redazione, così come agli altri giornalisti coinvolti. Saremo sempre, con coerenza, dalla parte della libertà di stampa e del diritto all’informazione e certo saremo sempre in prima fila nel ripudio di ogni forma di aggressione e di violenza”.

West Nile, Maruotti: casi doppi rispetto al 2024 ma crescita rallenta

Milano, 22 ago. (askanews) – “Il numero di casi di West Nile rispetto allo scorso anno è raddoppiato. Siamo passati dai 171 osservati al 20 agosto 2024 ai 351 di ieri. Purtroppo non è l’unico numero ad essere cresciuto. I decessi, sempre rispetto al 2024, sono più che triplicati, passando da 6 a 22. A cosa è dovuta questa crescita? Negli anni passati abbiamo riscontrato la West Nile soprattutto in Veneto e Emilia-Romagna e in alcune zone della pianura padana. Invece quest’anno la presenza si è estesa anche nelle regioni del centro-sud. Inevitabilmente, quindi il numero dei casi è aumentato. Tuttavia, questa crescita che abbiamo osservato in particolare nelle ultime due settimane, soprattutto trainata dal Lazio e la Campania, si sta arrestando. E questo è di buon auspicio. Questa settimana i nuovi casi registrati nel Lazio sono 34, la scorsa erano 36. Dovremmo essere arrivati al picco, infatti, questa è la prima settimana che i nuovi casi scendono rispetto a quella precedente, ma ancora non si vede una chiara e netta tendenza. Potremmo trovarci nella cosiddetta fase di stabilità che prelude alla discesa definitiva”. Lo ha affermato Antonello Maruotti, ordinario di Statistica all’università Lumsa, che guida il gruppo di ricerca che da qualche anno monitora i casi di West Nile in Italia.

“Ad oggi nel Lazio registriamo la metà dei casi totali e il 38% delle forme neuro invasive di tutto il territorio nazionale. Questo perché nella provincia di Latina si sono riscontrati 157 casi, il 45% del dato nazionale” ha proseguito Maruotti, spiegando che “in Campania succede un fatto curioso: la scorsa settimana si leggeva nel bollettino che i casi neuro invasivi nella provincia di Caserta erano 19, leggendo il bollettino di questa settimana il numero è sceso a 18. Forse sarà stato un errore di diagnosi poi corretto, anche se non è stato specificato. Bisognerebbe fare un po’ di attenzione su come vengono comunicati i numeri”.

Almasri, Conte: immagini raccapriccianti, Meloni non ha nulla da dire?

Roma, 22 ago. (askanews) – “Sono raccapriccianti le immagini che individuerebbero nel criminale Almasri l’uomo che picchia e uccide a mani nude un cittadino libico per le strade di Tripoli”. Lo ha scritto su Facebook il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte.

“Sì proprio lui, lo stupratore e assassino – ha spiegato l’ex premier – ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, rispedito in Libia con tutti gli onori dal governo Meloni su un aereo di Stato con bandiera italiana. Giorgia le hai viste quelle immagini? Un briciolo di coscienza ti è rimasta? Così solerte e ciarliera nella propaganda di governo, su Almasri non hai nulla da dire? Da mesi in silenzio, continui a non dirci – dopo avere con i tuoi ministri cambiato sette versioni diverse – le vere ragioni per cui avete rimpatriato un torturatore omicida, sottraendolo alla giustizia italiana. Perché non spieghi agli italiani se siete sotto ricatto?”.

“Parli spesso di ‘credibilità’ dell’Italia sul piano internazionale, ma questo vostro comportamento ha esposto l’Italia – culla del diritto anche internazionale – a una infamante vergogna mondiale”, ha concluso Conte.

Gaza, corrispondente Tv2000: “Parrocchia circondata da carri armati”

Rimini, 22 ago. (askanews) – “Sappiamo che ci sono un milione di palestinesi che di fatto sono in trappola a Gaza City, sappiamo che sono persone che vengono continuamente spostate; dove vanno? Verso aree umanitarie” ma “sappiamo che ormai le aree in cui vorrebbero concentrare un milione di persone sono pochissime, quindi si rischia la vita. Voglio anche citare la parrocchia cattolica dove sono rimasti ormai 500 cristiani che di fatto inizia anche a essere circondata dai carri armati, non possono andarsene perch hanno con loro disabili, bambini, anziani.

Bisogner davvero capire che cosa succede. Per evidente che evacuare in questo momento milioni di persone comunque qualcosa di oggettivamente folle contro qualsiasi diritto umanitario”. Lo ha detto ad askanews Alessandra Buzzetti, corrispondente di Tv2000 in Terra Santa, a margine dell’incontro di apertura del Meeting di Rimini, dal titolo “Madri per la pace”, che ha visto una mamma israeliana e una mamma palestinese insieme sullo stesso palco.

Zelensky: Trump è l’unica persona che può fermare Putin

Roma, 22 ago. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump “è l’unica persona che può fermare Putin oggi”, ha dichiarato il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky nel corso di una conferenza stampa congiunta di oggi a Kiev con il Segretario generale della Nato Mark Rutte.

“Vediamo un forte segnale dagli Stati Uniti, che sono pronti ad andare avanti. L’Europa e gli altri Paesi della ‘Coalizione dei Volenterosi’ sono pronti ad aiutare, ne siamo grati. È stata costruita una seria piattaforma di coalizione, che coinvolge più di 30 Paesi”, ha osservato Zelensky. La Russia non può “continuare a nascondersi dall’incontro”, ha aggiunto Zelenksy.

David e Victoria Beckham a Capri per una vacanza glamour

Capri, 22 ago. (askanews) – Capri sempre pi glamour. La famiglia Beckham ha scelto l’isola azzurra per le vacanze. David e Victoria sono stati avvistati a passeggio mano nella mano per le stradine e nella celebre Piazzetta.

La coppia di imprenditori britannici, molto attivi sui social, ha cercato di mimetizzarsi tra la folla di turisti durante la passeggiata mattutina con sosta per lo shopping nelle boutique. Cappellino con visiera per lui e cappello a tesa larga per lei a coprire gran parte del viso, la coppia elegante ma informale, terminata la passeggiata salita su un van per fare ritorno in porto da dove ha poi raggiunto un mega yacht.

Ucraina, negoziati allo stallo, da Mosca segnali sui territori

Roma, 22 ago. (askanews) – Mentre l’entusiasmo seguito al vertice in Alaska e al successivo summit alla Casa Bianca comincia a dissolversi, e le trattative diplomatiche per organizzare un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello russo Vladimir Putin si scontrano con la rigidità massimalista di Mosca, iniziano a emergere con maggiore chiarezza le condizioni poste dal Cremlino per arrivare in teoria alla fine della guerra.

LE RICHIESTE RUSSE Secondo fonti del Cremlino citate da Reuters, la Russia rivendica l’intera regione del Donbass, oltre a pretendere la neutralità dell’Ucraina, l’abbandono dell’ambizione di Kiev di entrare nella Nato e la rinuncia al progetto che truppe europee a presidiare il territorio ucraino. In cambio, Mosca sarebbe disposta a restituire le piccole porzioni delle regioni ucraine di Kharkiv, Sumy e Dnipropetrovsk attualmente sotto controllo russo.

Rispetto alle iniziali richieste formulate dalla presidenza Putin, il Cremlino sembra attenuare le richieste territoriali espresse nel giugno 2024, in cui chiedeva che Kiev cedesse l’interezza delle quattro regioni che Mosca rivendica come parte della Russia: Donetsk e Luhansk nell’est dell’Ucraina, oltre a Kherson e Zaporizhzhia nel sud. Sulle ultiume due oblast’ le posizioni russe sono vaghe, lasciando intendere un margine negoziale.

Come indicato nella carta esposta allo Studio Ovale, la Russia in questo momento occupa un quinto del territorio ucraino: la totalità della Crimea, annessa alla Federazione Russa con il referendum del 2014, il 73% delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, il 76% del Donetsk e il 99% della regione di Lugansk.

LA POSIZIONE UCRAINA Nel corso di una conferenza stampa il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rappresentato che lo stato dei combattimenti ‘non è così grave sul campo di battaglia come descrive la Russia’.

‘La situazione non è semplice, è complicata’, ha sottolineato il presidente ucraino. Nonostante il Cremlino abbia più uomini e mezzi, anche Mosca, secondo Zelensky, sta attraversando delle difficoltà economiche. Consapevole di questo, il Cremlino, sempre secondo il leader ucraino, vuole porre fine alla guerra, ma pur sempre alle sue condizioni.

Pertanto, Mosca secondo Zelensky sta costruendo una narrativa per promuovere una ‘vittoria personale’ del presidente russo Vladimir Putin.

‘Credo che si siano inventati una vittoria: la nostra uscita dal Donbas. Credo che sia questa la vittoria che hanno inventato: ciò che vogliono vendere all’interno del loro Stato’, ha spiegato Zelensky.

Zelensky ha criticato la strategia del Cremlino di ostacolare un loro incontro al vertice. ‘Credo che sia solo un suo capriccio e lui capisce che non accadrà in questo modo – ha sottolineato Zelensky – forse conta su questo perché non vuole porre fine alla guerra. Pone delle condizioni in anticipo, in modo che non possiamo accettarle’.

Sulla possibilità di uno scambio di territori, è intervenuto anche Andriy Yermak, braccio destro di Zelensky, sottolineando che tutti gli aspetti territoriali saranno affrontati durante l’incontro bilaterale con Putin. Per il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino ‘si deve trattare a partire dall’attuale linea del fronte e comunque noi non rinunciamo ai nostri territori nazionali. Prendiamo atto della situazione creata dalla guerra e vogliamo parlarne’, ha detto il braccio destro di Zelensky, aggiungendo che è necessario essere realisti e che ‘l’aggressore ha occupato alcune regioni e per ora non siamo in grado di liberarle con le armi’, per questo Kiev è pronta per un summit tra i due presidenti.

GARANZIE DI SICUREZZA In merito alle garanzie di sicurezza richieste da Kiev, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che entro 7-10 giorni sarà presentata un’intesa con gli alleat occidentali sull’architettura delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

‘Vogliamo raggiungere un’intesa dell’architettura delle garanzie di sicurezza entro 7-10 giorni. E chiarito questo, garantire un incontro trilaterale. Questa era la mia logica’ ha dichiarato alla stampa Zelensky, sottolineando che ‘il presidente Trump ha proposto un approccio leggermente diverso: trasformare un incontro bilaterale in un confronto a tre. Ma alla fine abbiamo concordato che siamo ancora al lavoro sulle garanzie di sicurezza, dando forma a un’infrastruttura simile all’Articolo 5. E ciò che abbiamo ottenuto oggi è un sostegno politico’, ha dichiarato Zelensky, riassumendo i negoziati a Washington.

Tra i principali promotori delle garanzie in favore di Kiev vi è, chiaramente, la Coalizione dei Volenterosi. Sul loro impegno sul campo Zelensky ha osservato che al momento non è in grado di dire quanti paesi siano pronti a inviare le proprie truppe in Ucraina, ma htutti hanno espresso la volontà di sostenere Kiev nel modo consentito dalle loro Costituzioni. In merito all’impegno militare in Ucraina dei Volenterosi, Andriy Yermak ha affermato che ‘più di tre Paesi sono disposti a inviare soldati, ma non voglio dire esplicitamente quali, anche se alcuni tra quelli che ha menzionato ci sono (Germania, Regno Unito e Francia, ndr)’.

Per quanto attiene i paesi che hanno rappresentato la loro disponibilità a garantire la sicurezza dello Stato ucraino, Zelensky ha dichiarato che non ritiene attendibili le garanzie offerte dalla Cina, in quanto Pechino non si è mai adoperato in favore dell’Ucraina.

‘Perché la Cina non è tra le garanzie? Primo, la Cina non ci ha aiutato a fermare questa guerra fin dall’inizio. Secondo, la Cina ha aiutato la Russia aprendo il mercato dei droni’, ha dichiarato Zelensky alla stampa. La Cina era tra i firmatari del Memorandum di Budapest, ha ricordato poi Zelensky, ma ‘non ha fatto nulla quando la Crimea è stata occupata. Ecco perché non abbiamo bisogno di garanti che non aiutano l’Ucraina e che non l’hanno aiutata in un momento in cui ne avevamo davvero bisogno dopo il 24 febbraio’.

Sul tema è intervenuta la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning, affermando che la Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo per risolvere la questione in Ucraina.

‘Crediamo che tutte le parti debbano promuovere una soluzione politica alla crisi ucraina basata su una cooperazione comune e globale e su una prospettiva di sicurezza sostenibile’, ha sostenuto la portavoce, specificando che ‘la Cina è pronta a svolgere un ruolo costruttivo in questa questione’.

VERTICE BILATERALE Dopo l’iniziale dinamismo, le trattative per un vertice bilaterale tra Ucraina e Russia – e per un potenziale summit trilaterale con la partecipazione di Donald Trump – si trovano ora in una fase di stallo.

Se da un lato, Kiev ha ribadito la propria convinzione in favore di un bilaterale tra Zelensky e Putin, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha posto delle condizioni affinché questo incontro possa verificarsi.

‘Il nostro presidente (Putin, ndr) ha ripetutamente affermato di essere pronto a incontrare anche il signor Zelensky, con la consapevolezza che’ ciò avverrà solo quando ‘tutte le questioni che richiedono un esame al massimo livello saranno state ben sviluppate e che i tecnici avranno preparato le opportune raccomandazioni’, ha affermato Lavrov.

Invece, l’unica condizione posta dal presidente ucraino, dopo aver rifiutato l’ipotesi di Mosca come luogo dell’incontro proposta dal Cremlino, è che il bilaterale si svolga in una città europea.

‘Riteniamo giusto – ha affermato Zelensky – e gli europei lo hanno sottolineato, che l’incontro si svolga in un’Europa neutrale. Perché la guerra è in Ucraina e nel continente europeo’.

Non ci sono alcune precondizioni per Kiev in merito alle città papabili, l’unica eccezione è per l’ipotesi Budapest. ‘C’è unità tra tutti i paesi europei nel sostenere l’Ucraina durante questa guerra. E, diciamo la verità, Budapest non ci ha sostenuto. Non sto dicendo che la politica di Orban fosse contro l’Ucraina, ma era contro il sostegno all’Ucraina’, ha spiegato il presidente ucraino.

RUOLO DI WASHINGTON Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembrerebbe intenzionato a lasciare che Russia e Ucraina organizzino un incontro tra i loro leader senza un suo intervento diretto. Trump infatti, vedendo le difficoltà in atto per la definizione del vertice, ha detto nei giorni scorsi che intende organizzare un incontro trilaterale con i due leader solo dopo l’incontro bilaterale tra Zelensky e Putin, anche se non è chiaro se e quando si terrà il vertice russo-ucraino.

In merito al ruolo degli Usa per le garanzie di sicurezza per Kiev, un’esclusiva di Politico ha riportato la volontà del Pentagono di limitare il proprio impegno diretto. Secondo quanto appreso da Politico, Elbridge Colby, Sottosegretario alla Difesa statunitense, ha dichiarato a un piccolo gruppo di alleati che gli Stati Uniti intendono svolgere un ruolo minimo in qualsiasi garanzia di sicurezza per l’Ucraina.

Sarà, dunque, l’Europa a doversi far carico della sicurezza di Kiev. ‘Si sta delineando la realtà: sarà l’Europa a far sì che tutto questo accada sul campo (la pace, ndr)’, ha affermato un diplomatico Nato informato sui colloqui. ‘Gli Stati Uniti non sono pienamente impegnati in nulla’.

Sul tema è anche intervenuto il vicepresidente statunitense JD Vance che a Fox News ha espresso il suo pensiero in merito alla sicurezza dell’Ucraina.

‘Qualunque cosa accada, qualunque forma assuma, gli europei dovranno fare la parte del leone’ per garantire la sicurezza in Ucraina, ha dichiarato il vicepresidente statunitense JD Vance all’emittente statunitense.

‘È il loro continente, è la loro sicurezza’, ha proseguito Vance. ‘Il presidente è stato molto chiaro – ha aggiunto il politico statunitense – l’Europa deve prendere l’iniziativa’.

Il vicepresidente ha anche rilasciato un commento sul presidente russo Vladimir Putin: ‘Parla a bassa voce, più di quanto ci si potrebbe aspettare. Parla a bassa voce, in un certo senso. È molto ponderato, molto attento, e credo che sia fondamentalmente una persona che ha a cuore gli interessi della Russia’.

Guterres (Onu): la carestia nella Striscia di Gaza è un "fallimento per l’umanità"

Roma, 22 ago. (askanews) – “Proprio quando sembrano non esserci più parole per descrivere l’inferno che sta vivendo la popolazione di Gaza, ne è stata aggiunta una nuova: ‘carestia’”. Lo ha denunciato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, su X. “Non è un mistero, è una catastrofe provocata dall’uomo, una condanna morale e un fallimento della stessa umanità (…). In quanto potenza occupante, Israele ha obblighi innegabili ai sensi del diritto internazionale, tra cui garantire cibo e forniture mediche alla popolazione. Non possiamo permettere che questa situazione continui impunemente”, ha continuato, chiedendo un cessate-il-fuoco immediato, il rilascio immediato di tutti gli ostaggi e un accesso umanitario pieno e senza ostacoli.

Un week-end da bollino rosso

Roma, 22 ago. (askanews) – Sulla rete Anas questo fine settimana è atteso traffico in costante aumento per i rientri verso le grandi città del Centro-Nord. In base alle stime dell’Osservatorio Mobilità Stradale di Anas si attendono 12 milioni e 255mila spostamenti di autoveicoli.

Viabilità Italia, si legge in una nota, ha annunciato bollino rosso nel pomeriggio di oggi, venerdì 22 agosto, nella mattinata di domani, sabato 23 agosto, e nell’intera giornata di domenica 24: spostamenti in netta crescita verso i grandi centri urbani in tutta Italia dalle località di villeggiatura.

A partire dal 25 luglio, data di inizio dell’esodo estivo, Anas ha registrato 203 milioni di spostamenti.

Per il grande aumento dei flussi Anas ha potenziato l’impegno del personale su tutto il territorio nazionale e ha ridimensionato la presenza dei cantieri. Fino all’8 settembre saranno chiusi o sospesi 1.392 cantieri, circa l’83% di quelli attivi (1.672).

Ginnastica, Raffaeli e Dragas in finale ai mondiali di ritmica

Roma, 22 ago. (askanews) – Sofia Raffaeli e Tara Dragas si sono qualificate per la finale individuale dell’all-around ai Mondiali di Ginnastica Ritmica a Rio de Janeiro, con le azzurre

La campionessa del mondo Sofia Raffaeli ha chiuso le qualificazioni al quarto posto con 87.350 punti. Nonostante una piccola sbavatura al nastro, ha brillato in particolare con cerchio, palla e clavette, confermando il suo status tra le élite mondiali. L’esordiente Tara Dragas ha sorpreso tutti, conquistando l’accesso alla finale con un eccellente ottavo posto (84.650 punti). La giovane ginnasta friulana non solo si è qualificata tra le migliori 18, ma ha anche strappato il pass per le finali di specialità con palla e nastro, dimostrando freschezza ed energia.

Le qualificazioni hanno visto il dominio incontrastato della tedesca Darja Varfolomeev, prima assoluta. Le finali, che promettono di essere molto combattute, saranno trasmesse in diretta dalla Rai.

Mattarella: servono costruttori pace, non farsi vincere da paure

Roma, 22 ago. (askanews) – “Il Meeting continua la sua storia proponendo nuove occasioni di incontro, di riflessione, di amicizia, di cultura. Un evento che ha messo radici nella società italiana e che ancora ambisce ad ampliare gli spazi di dialogo, a scavare oltre la superficie del nostro tempo per comprendere come la persona e le comunità possano, nelle trasformazioni, restare protagoniste. Desidero anzitutto esprimere il saluto più caloroso agli organizzatori, ai volontari, ai giovani impegnati per la riuscita del Meeting e a coloro che ne saranno ospiti”. È il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz.

“Per questa 46a edizione – osserva il capo dello Stato – è stato scelto il titolo: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Una citazione che è anche una sfida, come tradizione per le giornate di Rimini. Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà. Non possiamo dare per scontate le conquiste che le precedenti generazioni ci hanno trasmesso. Libertà, democrazia, pace, modello sociale, vanno continuamente rigenerati nella fedeltà ai loro presupposti valoriali. Rigenerati e condivisi”.

“Le straordinarie facoltà e opportunità che scienza e tecnologie ci consegnano – prosegue Mattarella – non bastano a garantire un sicuro e autentico progresso. Il tempo che viviamo è segnato anche dagli orrori di guerre che pensavamo di aver cancellato dalla storia, da volontà di potenza che tornano a mostrarsi minacciosamente, da egoismi personali e di gruppo, da spinte omologanti, da discriminazioni, povertà, solitudini. Non dobbiamo farci vincere dalle complessità e dalle paure. Le comunità deperiscono dove prevale il disimpegno o l’indifferenza. Costruire è rimettersi in cammino nella storia. Anche se questo richiede di attraversare territori difficili”.

“Il calo demografico ha ridotto la presenza dei giovani nella società. Ma nessuna società che voglia avere futuro può rinunciare all’apporto dei giovani e ai loro “mattoni nuovi”. Le stagioni che cambiano richiedono forze, idee, energie nuove. Non è vero che così rischiano di disperdersi i valori: così i valori più profondi possono trasmettersi e dare nuovi frutti”, sottolinea.

“Costruire vuol dire avere speranza. La speranza è il nutrimento più prezioso di una società. Si diffonde soltanto nell’amicizia e nella solidarietà. Questo è anche l’augurio più intenso che rivolgo al Meeting che sta per cominciare”, conclude.

Mattarella: abbiamo bisogno di costruttori di pace e solidarietà

Roma, 22 ago. (askanews) – “Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Presidente della Fondazione Meeting per l’amicizia fra i popoli, Bernhard Scholz.

“Il Meeting – sottolinea Mattarella – continua la sua storia proponendo nuove occasioni di incontro, di riflessione, di amicizia, di cultura. Un evento che ha messo radici nella società italiana e che ancora ambisce ad ampliare gli spazi di dialogo, a scavare oltre la superficie del nostro tempo per comprendere come la persona e le comunità possano, nelle trasformazioni, restare protagoniste”.

“Desidero anzitutto esprimere il saluto più caloroso agli organizzatori, ai volontari, ai giovani impegnati per la riuscita del Meeting e a coloro che ne saranno ospiti. Per questa 46a edizione è stato scelto il titolo: “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Una citazione che è anche una sfida, come tradizione per le giornate di Rimini. Abbiamo bisogno di costruttori di comunità. Costruttori di convivenza, di pace, di partecipazione, di solidarietà. Costruttori di una società capace di governare i mutamenti restando umana nelle fondamenta e nella civiltà”, osserva il capo dello Stato.

Le temperature scendono entro il fine settimana, anche al Sud

Roma, 22 ago. (askanews) – Con la burrasca di fine estate le temperature sono calate al Centro-Nord, mentre resistono degli over 35 gradi al Sud. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che, entro il weekend, anche il meridione percepirà una rinfrescata generale e su tutto lo Stivale le temperature massime supereranno difficilmente i 30-31°C.

Dal punto di vista termico staremo bene ovunque ma, attenzione, nel corso delle prossime ore ci saranno ancora dei temporali. I residui della burrasca di fine estate, con il ciclone in allontanamento verso i Balcani, causeranno rovesci sul Triveneto, su gran parte delle regioni centrali ma localmente anche al Sud.

Nel dettaglio, venerdì mattina sono previsti scrosci e fulmini al Centro, tra Campania e Calabria e localmente anche sull’alto versante adriatico. Dal pomeriggio alcuni acquazzoni raggiungeranno la Puglia, mentre in serata arriverà una ‘ritornante’: con questo termine si identifica in meteorologia un fronte che torna dal ciclone principale a colpire una zona già interessata dal maltempo, con una configurazione spesso associata ad una ‘specie di colpo di coda’.

In altre parole tornerà, dalla sera e nella notte tra venerdì e sabato, un po’ di maltempo tra Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia dopo le forti piogge degli ultimi giorni. Questa ‘ritornante’ causerà anche un peggioramento nella giornata di sabato su buona parte delle regioni adriatiche, scendendo dalla Romagna fino alla Puglia. Nel pomeriggio del sabato il maltempo colpirà, infine, a macchia di leopardo tutta la fascia orientale del Paese, da Trieste in giù, fino al Salento.

Domenica, finalmente, arriverà un miglioramento più diffuso: il sole sarà prevalente al mattino, salvo al Nord-Ovest, poi dal pomeriggio troveremo qualche acquazzone sulla dorsale appenninica, sulle Alpi e tra Toscana e Liguria.

Anche la prossima settimana arriveranno altre perturbazioni, anche se non mancheranno ampie fasi soleggiate per milioni di italiani ancora in vacanza. Certo è che le temperature si abbasseranno ulteriormente, ma questa sarà solo una buona notizia.

Missili, droni e bombe russi sull’Ucraina

Roma, 22 ago. (askanews) – Il bilancio della guerra in Ucraina nelle ultime 24 ore è di 157 combattimenti tra l’esercito invasore russo e le forze di difesa ucraine. Lo Stato maggiore dell’esercito ucraino ha rappresentato, nel consueto bollettino giornaliero, che l’esercito russo ha lanciato due attacchi missilistici con 44 missili e 75 attacchi aerei sulle posizioni di unità e insediamenti ucraini, oltre ad aver sganciato 125 bombe aeree guidate e utilizzato 5.875 droni kamikaze.

I russi, inoltre, hanno effettuato 5.709 attacchi di artiglieria, di cui 98 con sistemi di lancio multipli. Le aree in cui si sono concentrati gli attacchi di Mosca riguardano gli insediamenti di Stara Huta nella regione di Sumy; Orikhiv, Novoukrainka, Chervona Krynytsia nella regione di Zaporizhzhia; e Prydniprovske nella regione di Kherson.

Katz: "Le porte dell’inferno si apriranno presto" a Gaza

Roma, 22 ago. (askanews) – Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz afferma di aver approvato i piani dell’esercito israeliano per “sconfiggere Hamas a Gaza”. L’Idf è pronto a invadere Gaza City con una nuova offensiva. “Le porte dell’inferno si apriranno presto sugli assassini e gli stupratori di Hamas a Gaza, finché non accetteranno le condizioni poste da Israele per porre fine alla guerra, in primo luogo il rilascio di tutti gli ostaggi e il loro disarmo”, ha dichiarato Katz, aggiungendo che se Hamas non capitola, Gaza City “diventerà Rafah e Beit Hanoun”, due città che sono state in gran parte ridotte in macerie dai bombardamenti israeliani.

Giovanni Leone (1973): “Don Giovanni Minzoni s’impone alla nostra ammirazione”

La figura di Don Giovanni Minzoni si impone alla nostra ammirazione, e si imporrà all’ammirazione dei tempi futuri, perché il suo nome è scolpito nella storia d’Italia per tre fondamentali profili: la dedizione all’ideale patriottico, la concezione dell’apostolato sacerdotale, come impegno morale e civile, la lotta fino all’estremo sacrificio per la libertà, per la democrazia, per la giustizia.

Della guerra Don Minzoni non poté non avvertire, anzi avvertì, come si registra nel suo diario, il significato disumano, ma tale visione egli non esaurì nell’amara e sofferta accettazione di una lacerazione dell’insegnamento e del senso di fraternità, e non si esaurì neppure in atti di mera pietà, ma volle invece convertire in un impegno di assistenza morale e religiosa andando Cappellano sui campi di battaglia insieme con quei fanti che, come lui scrisse nel diario, “erano i poveri”. E quando l’ora dell’estremo pericolo fece sentire tutti fratelli, non solo nel sangue, ma nell’ideale patriottico, si unì ai soldati in un gesto disperato e glorioso di combattimento che gli meritò la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Fu quindi Cappellano solerte, apprezzato, rispettato e amato, e fu combattente coraggioso ed eroico.

La missione parrocchiale Don Minzoni non intese solo, e già questo era sufficiente a dare splendore alla sua anima, come un impegno di guida dei fedeli a lui affidati, una guida da esercitare nella sacertà interna del tempio. Ma egli volle realizzare, incarnare, consacrare, con la sua opera, il valore sociale ed umano del Messaggio cristiano; e quel senso di sgomento che lo prese al primo contatto con questa popolazione nell’assistere al divorzio, per lui e per noi assurdo, fra la povera gente ed il Messaggio cristiano, gli dette la spinta, l’impronta e la forza morale di essere accanto ai poveri contadini umiliati e oppressi in quell’ora, non solo col sostegno e col conforto della preghiera, ma per renderne meno amara la faticosa e tormentosa giornata, con lo stimolo e con l’esempio di opere sociali.

Fu quindi dispensatore di sacramenti, guida alla preghiera, ma alta e splendida voce del concetto sociale del Messaggio cristiano. La lotta politica egli intese sempre con distacco e con attenzione. E dell’ingresso dei cattolici nella vita pubblica italiana e della loro opera egli avvertì l’importanza e la funzione, anche e soprattutto per il profilo sociale. Ma tuttavia si tenne, come era suo dovere, distaccato dalle lotte elettorali, fino a quando l’impegno politico non si rivelò al suo animo come un momento morale. Cioè fino a quando egli si accorse che non si trattava più delle alterne vicende di formazioni politiche, ma si trattava di combattere per impedire che il soffio potente della libertà, che alimenta la democrazia, sorregge il progresso, ed è il grande respiro del Messaggio cristiano, fosse minacciato dalla morte.

E quindi, come scrisse e fu ricordato dal Sindaco, passò il Rubicone «forse […] per me la persecuzione, forse la morte, per il trionfo della causa di Cristo». E la morte venne, col crisma del martirio, a sanzionare l’indissolubile duplicità della sua vita come impegno religioso e come missione civile. Ed egli poté affrontare questa morte con la lucida visione di quello che costituiva il senso del suo sacrificio e del suo martirio.

Oggi, a distanza di 50 anni dal suo martirio, egli, non tanto dal piedistallo di un prestigioso monumento, quanto dal più alto piedistallo della pagina che ha scritto nella storia della democrazia, nella vita pubblica dei cattolici in Italia, nel suo Paese, ci addita due insegnamenti inseparabili. Il sacerdote invoca, come invocò nel momento estremo della morte, il perdono, invitando alla tolleranza, alla dispersione di ogni triste seminagione di odio, alla pace sociale.

Il combattente per la libertà, il martire della democrazia, ci ammonisce ad essere vigili sempre nel difendere le istituzioni, nell’arricchirle di costruttiva vita interiore, nel consolidarle di giustizia sociale, nell’esaltare i valori patriottici, nel perseguire, con sempre maggiore impegno, nelle opere, nel pensiero, nella preghiera, la pace all’interno e la pace fra i popoli, mai come in questo triste momento per il Mediterraneo, mare di grandi pensieri e di grandi […], un appello che deve essere lanciato alla nostra anima latina e cristiana.

Questa, cittadini di Argenta, è ora di grande impegno morale. Questa è ora di grandi ispirazioni. Ebbene, quelli che come Don Minzoni sono morti per gli ideali di patriottismo e di libertà, costituiscono e costituiranno sempre un alto punto di riferimento morale per il nostro Paese; costituiranno un punto di riferimento soprattutto per i giovani, ai quali noi vogliamo ricordare che al loro impegno, alla loro tormentosa ed inquieta ricerca, devono dare un’alta tensione morale, che è la condizione essenziale per il progresso civile e morale di un Paese.

Cittadini di Argenta, è una felice occasione che il Presidente della Repubblica, che in questo momento sente l’onore e la responsabilità di rappresentare l’unità nazionale, possa, nello stesso tempo in cui rende omaggio alla memoria di Don Giovanni Minzoni, appuntare sul vostro Labaro la Medaglia d’Oro al Valor Civile.

Vi è un arco ideale che ricongiunge il sacrificio di Don Minzoni con la vostra sofferenza. Se Don Minzoni non fosse stato trucidato, e con lui la democrazia in Italia, non avremmo avuto una guerra, che noi non sentimmo, e che tuttavia — e amo sempre ricordarlo — i combattenti sostennero con impegno, con coraggio e con eroismo. E il nostro ricordo per quelli che sono caduti in tutte le guerre deve essere perenne. Più sfortunato è il risultato di una guerra, più alto e splendente è il sacrificio di chi è caduto in una guerra nella quale anche le popolazioni civili furono terribilmente esposte.

E noi ricongiungiamo la sofferenza dei cinque anni, le distruzioni, i bombardamenti, le morti, le sofferenze, tutto ciò che vi è stato nel vostro animo di luttuoso, di triste e di amaro, con la memoria di Don Minzoni, e fondiamo questi due momenti della vostra storia in una sola invocazione: operiamo, cittadini di Argenta, operiamo, italiani, con il nostro costume, con le opere, l’impegno, perché la democrazia sia più viva, perché la pace risplenda all’interno del nostro popolo e di tutti i popoli del mondo.

(Fonte: Portale storico della Presidenza della Repubblica – link)

 

N.B. L’inaugurazione del monumento da parte di Giovanni Leone, il 13 ottobre 1973, completò il ciclo delle commemorazioni dell’arciprete di Argenta in occasione del 50° anniversario della sua uccisione.

In precedenza, il 5 agosto, la Dc aveva organizzato a Ravenna in forma solenne la riunione del suo Consiglio nazionale. Nella circostanza, fu Mario Scelba a ricordare la figura di don Minzoni con una relazione di ampio respiro storico e politico. 

Per eventuali approfondimenti, si segnala che due anni fa, sul “Riformista”, uscì l’articolo di Lucio D’Ubaldo: questo è il link per leggere il testo

https://www.ilriformista.it/scout-e-popolare-don-minzoni-martire-del-fascismo-377302/

Il Leoncavallo ieri oggi e domani. Cronaca di una identità in conflitto

Quella del Centro Sociale Leoncavallo “Spazio Pubblico Autogestito” è una lunga storia, la foto di un tratto d’Italia con tutti i suoi fermenti e tutte le sue contraddizioni. A riprova, può anche chiamarsi Leoncavallo S.p.A., anche se non ha nulla da fatturare.

 

Le origini negli anni 70

In sintesi, per quanto si legge, prende piede nel 1975 in via Mancinelli per iniziativa di collettivi antifascisti della zona e Avanguardia Operaia, e di qualche esponente dei movimenti Lotta Continua e Movimento Lavoratori per il Socialismo. Se si pensa solo a una pericolosa aggregazione di carattere anarchico-sovversivo ci si sbaglia.

Al tempo i suoi componenti si distinsero anche per mettere in piedi un comitato contro l’eroina e per questo ci lasciarono la pelle due suoi ragazzi, eroici testimoni di lotta alla droga.

Zone dombra e aperture culturali

Ci furono poi, in seguito, delle commistioni con la lotta armata dell’epoca brigatista e, successivamente, aperture culturali verso espressioni di musica alternativa. Zone d’ombra e di chiaro si sono avvicendate come in altre espressioni sociali e politiche del nostro Paese.

Sembra che nell’agosto del 1989 fu tentato uno sgombero della struttura che registrò fenomeni di resistenza con l’uso di molotov, pietre e quant’altro di utile contro le forze dell’ordine.

Se vero, la sentenza contro gli autori della resistenza concesse loro attenuanti per “aver agito per alti valori morali e sociali”, indicando invece responsabilità dell’allora amministrazione comunale.

Dal conflitto al compromesso

Si passò in seguito a una scelta “non violenta” e al trasloco in via Salomone: qualcosa di più saggio rispetto all’ispirazione passata.

Nel 1994, dopo un ennesimo sgombero, venne poi occupata l’ex cartiera in via Watteau e si definì nella sostanza un’adesione all’allora Partito di Rifondazione Comunista. Alla fine, il Leoncavallo ha accumulato una trentina di sfratti a ragione dei proprietari dell’immobile, ciò fino ad arrivare all’oggi.

Simboli e metafore

Leoncavallo è anche l’autore de “I Pagliacci”, in cui si racconta la drammatica vicenda di una compagnia teatrale girovaga, un po’ come il nostro Centro Sociale oggi all’altare della cronaca, che ha cambiato spesso sede e che ha sul fondo un triste destino.

Sfrattare indica in origine muovere qualcuno dalle siepi e rovi in cui si è annidato — che siano di cemento poco importa — mentre sgombrare è la rimozione di qualcosa che si è gongolata facendosi ben grossa, dando segno orgoglioso della sua presenza.

Lo sgombro è un pesce che brilla d’azzurro e che ultimamente sul mercato ha ripreso valore. Non lo puoi allevare, è per così dire naturale, ricco di sostanze e costa poco. Occorre vedere per quanto tempo andrà ancora di moda o se cadrà di nuovo nel dimenticatoio.

Il mare delle confusioni

Siamo sempre nel mare delle confusioni: il leone e il cavallo insieme possono convivere, ma a dispetto di una confusa identità ogni volta da ricalibrare. Il primo morde e l’altro scalcia, insieme si difendono e insieme si contendono un’immagine e un’idea precisa da regalare al prossimo.

Ora si è agito perché la legge è legge. Così come per i campi rom non c’è da farsi molte illusioni. Liberare uno spazio dai suoi occupanti non li cancella da questo mondo.

Torneranno e si faranno vivi da qualche altra parte, prenderanno a presidio qualche altra realtà: di terra non ne manca. La sola cosa certa è che l’opera “I Pagliacci” si conclude con la gelida frase “la commedia è finita” ed anche di questo non sarà possibile avere adesso del tutto certezza.

Un nuovo protagonismo europeo: la politica come forma e sostanza

Dopo il vertice di Washington e il recente incontro tra i leader europei volto a riaprire con determinazione un percorso di pace tanto necessario quanto tardivo, si è finalmente percepito un nuovo, seppur timido, protagonismo dell’Europa. Una volontà, per quanto fragile, di recuperare un ruolo attivo nella diplomazia internazionale e nella gestione delle crisi tra i singoli paesi.

Ed è in questo contesto che ci si trova a riflettere, con più urgenza, non solo sulle scelte di merito, ma sulle modalità con cui la politica si muove. Perché è evidente a molti che certe modalità di fare politica lente, disarticolate, indecise, e a volte anche ininfluenti nonché irrilevanti, non sono più sostenibili.

Una diplomazia con etica della responsabilità

Quando la politica si attarda in esitazioni formali, o si rifugia nell’ambiguità procedurale, le conseguenze non solo teoriche sono distruzione, sono vite innocenti sacrificate sull’altare del puro potere. Serve, allora, una politica estera europea che torni ad avere visione e spessore.

Una politica che ricordi, ad esempio, quella diplomazia paziente e determinata, radicata in un’idea di politica come servizio alla persona e non al solo potere, che l’Italia seppe esercitare in passato. Basti pensare al ruolo della Democrazia Cristiana, capace di muoversi con intelligenza e misura anche nei contesti più delicati e complicati nei singoli rapporti di forza.

La forma come sostanza della politica

Non si trattava, infatti, di una diplomazia priva di anima politica, o indifferente a livello culturale. Era un agire politico guidato da una visione chiara, sorretto da un’etica della responsabilità e fondato su un’idea della persona come misura e orizzonte di ogni scelta.

Oggi, in una stagione segnata da una crescente superficialità strategica e dalla forza come linguaggio dominante delle relazioni internazionali, quello stile appare lontano e quasi indecifrabile. Ma non dovrebbe esserlo. In politica, la forma non è una cornice opzionale, ma un elemento strutturale.

Il rischio del populismo istituzionale

In alcune recenti dinamiche europee – dalle nomine nelle istituzioni comunitarie gestite più come spartizione di potere tra capi di governo che come processo trasparente e democratico, alle forzature nei tempi di approvazione di pacchetti legislativi strategici – si percepisce un’inquietante disinvoltura nell’aggirare le forme.

Un’irritualità che non nasce dal basso, ma dal vertice. Quando la forma viene trascurata in nome dell’efficienza o della rapidità decisionale, spesso si cela una più sottile forma di populismo istituzionale, quello che predica il “fare” a ogni costo, anche a scapito delle regole.

La spettacolarizzazione del potere

Un altro sintomo di questa tendenza lo vediamo nella crescente personalizzazione della politica. I leader europei comunicano ormai più come influencer che come rappresentanti istituzionali. I tweet sostituiscono i comunicati, i video emozionali prendono il posto dei documenti ufficiali, le dichiarazioni estemporanee prevalgono sulle sintesi condivise.

Anche qui non è solo una questione di stile, ma di sostanza. Quando le decisioni vengono anticipate dai canali social di un singolo leader, prima ancora che nelle sedi istituzionali competenti, si rompe un equilibrio.

Difendere le regole, difendere la democrazia

Cosa ci insegna questa deriva? Una responsabilità condivisa. Dobbiamo chiederci: l’irritualità nella forma è un problema solo dei politici o anche nostro, dei cittadini, dei media, degli intellettuali? Se tolleriamo, o peggio applaudiamo, la scorciatoia comunicativa, il bypass procedurale, la spettacolarizzazione del potere, allora siamo complici di un processo di svuotamento democratico.

Essere europei non significa solo avere una moneta comune o attraversare confini senza passaporto. Significa difendere un modello politico fondato su regole, equilibrio, trasparenza.

 

La forma come atto di resistenza democratica

Ciò che ci deve far riflettere è la tendenza, sempre più normalizzata, a considerare le forme come ostacoli anziché come strumenti di civiltà politica. L’Europa, oggi, ha bisogno non di meno ritualità, ma di più regole rispettate e condivise.

Ha bisogno di una politica che rispetti il metodo anche quando è faticoso, che scelga la trasparenza anche quando non è conveniente, che comunichi con sobrietà anche quando la tentazione del populismo è forte.

Perché in politica, come nella vita, la forma è sostanza. E difenderla è forse l’atto più radicale di resistenza democratica che possiamo compiere.