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giovedì, 12 Febbraio, 2026
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"Supermagic Elementi", i migliori illusionisti a Roma fino all’8 febbraio

Roma, 22 gen. (askanews) – Arriva “Supermagic Elementi”, la 22ª edizione del più grande spettacolo di magia d’Europa, che riunisce i migliori illusionisti del mondo per vivere l’incanto dell’illusionismo in un’indimenticabile esperienza teatrale (Auditorium della Conciliazione a Roma fino all’8 febbraio 2026, Teatro Alfieri a Torino dal 13 al 15 febbraio 2026).

“Supermagic Elementi” è un viaggio attraverso la meraviglia con i migliori illusionisti, prestigiatori, manipolatori e talenti magici provenienti da tutto il mondo. Come gli antichi custodi di poteri ancestrali, questi maghi evocano forze antiche, trasformando il teatro in un universo sospeso tra sogno e realtà, dove tutto è possibile.

La 22ª edizione di Supermagic si prepara a incantare il pubblico con un cast completamente rinnovato di oltre 16 artisti di fama internazionale. Per più di 2 ore, gli adulti, ma anche i bambini, saranno trasportati in un mondo dove l’impossibile diventa realtà, grazie a illusioni straordinarie, effetti speciali, momenti poetici, divertimento e continuo stupore.

Supermagic non è solo uno spettacolo, ma un’esperienza pensata per risvegliare la capacità di stupirsi negli adulti e per affascinare i più piccoli. Supermagic è il regalo perfetto per chi desidera vivere la meraviglia della magia dal vivo.

Con 130 artisti di fama mondiale e oltre 280.000 spettatori entusiasti nelle precedenti 21 edizioni, Supermagic si conferma come il più grande spettacolo di magia d’Europa. Riconosciuto dalla Fédération Internationale des Sociétés Magiques come “Migliore spettacolo di magia”, Supermagic è uno spettacolo unico nel suo genere, spesso imitato ma mai eguagliato.

DARCY OAKE è un innovativo illusionista canadese di fama mondiale, vincitore di prestigiosi premi come il Mandrake d’Or a Parigi e noto per le sue apparizioni televisive, tra cui Britain’s Got Talent. Con il suo spettacolo si è esibito in tutto il mondo, fino a Broadway. Ha incantato il pubblico grazie al suo approccio contemporaneo originale, che rinnova la figura dell’illusionista, e al suo stile unico, capace di trasformare ogni numero in un’esperienza intensa e coinvolgente. Nella sua esibizione l’impossibile prende vita davanti agli occhi degli spettatori, con una sfida spettacolare ad altissima tensione.

XAVIER MORTIMER è un artista visionario e un originale illusionista francese, straordinariamente creativo anche sui social, dove trasforma l’arte della magia in emozione digitale e la riporta dal mondo virtuale al palcoscenico reale. Vincitore del Mandrake d’Or e più volte premiato dal Las Vegas Review Journal come “Best Magic Show”, conquista il pubblico con numeri di magia eccezionalmente originali, capaci di suscitare stupore e rendere ogni esibizione un’esperienza indimenticabile. Con le sue meravigliose illusioni, conduce lo spettatore in un mondo incantato e affascinante, dove la fantasia prende vita e la realtà si trasforma in sogno.

MAURICE GRANGE è un giovanissimo prestigiatore tedesco, campione europeo di manipolazione. La sua esibizione è il frutto di dedizione, passione e instancabile allenamento, qualità che gli permettono di destreggiarsi con straordinaria abilità in questa difficile arte. Con eleganza e precisione, trasforma ogni gesto in pura meraviglia, regalando agli spettatori l’emozione autentica dello stupore e della magia impossibile, e sorprendendo con la sua originale interpretazione.

JAY NIEMI & JADE sono una coppia magica, Jay è un raffinato prestigiatore finlandese, noto per le sue esibizioni nei più prestigiosi spettacoli e varietà internazionali, che emozionano ogni anno milioni di spettatori con apparizioni impossibili di colombe e splendidi pappagalli. Il suo charme e la sua raffinata eleganza rendono ogni performance unica e incantevole. Sul palco mostrerà una magica intesa con i suoi eccezionali assistenti alati e, insieme con la sua compagna Jade, darà vita a un momento sospeso tra il possibile e l’impossibile.

PAOLO CARTA & SARA sono un duo di artisti italiani, Paolo è un brillante illusionista e inventore di straordinarie illusioni, Cavaliere della Repubblica per meriti artistici. Ha ricevuto numerosi premi internazionali, ha collaborato come consulente magico per grandi musical e spettacoli. Insieme a sua moglie Sara conquistano il pubblico di tutto il mondo con creatività, inventiva e sorprendente capacità di meravigliare. Presentano le loro ultime creazioni, che trasporteranno gli spettatori in un futuro sorprendente e magico, dove effetti innovativi e momenti di pura meraviglia offrono un’esperienza unica e indimenticabile.

JIMMY DELP è un bizzarro prestigiatore comico francese, vincitore di numerosi premi e vicecampione di Francia di magia. Si è esibito in teatri e festival di tutto il mondo, dalla Corea del Sud fino a Hollywood. Dotato di un talento unico nel sorprendere e divertire, il suo personaggio surreale e imprevedibile porta in scena un’originale fusione di illusionismo e comicità visuale. Tra gag irresistibili e magie sorprendenti, cattura il pubblico con uno spettacolo unico, divertente e indimenticabile.

TOPAS è un brillante illusionista tedesco di fama mondiale, vincitore di numerosi premi e due volte campione del mondo di magia. Con oltre vent’anni di carriera, ha conquistato il pubblico internazionale con spettacoli che intrecciano tecnica impeccabile, creatività, musica e innovazione. Il suo stile unico fonde virtuosismo tecnico e straordinari effetti per creare esperienze indimenticabili. Si esibisce con le sue ultime creazioni di sorprendente originalità, arricchite dalla sua capacità di trasformare la musica in magia, dando vita a momenti unici, coinvolgenti e assolutamente inimitabili.

MATTEO FRAZIANO è un giovane prestigiatore italiano, vincitore di Tu Sì Que Vales nel 2024. Con una passione per la musica e l’illusionismo fin dall’infanzia, ha sviluppato uno stile unico che rinnova in chiave moderna e coinvolgente l’antica arte delle ombre cinesi. Il suo talento lo ha portato sui palchi internazionali e nei più importanti show televisivi. Nelle sue esibizioni la luce si trasforma in emozione, ogni gesto diventa magia, evocando sogni e ricordi e dando l’illusione che l’ombra prenda vita.

REMO PANNAIN è l’ideatore e organizzatore di Supermagic, noto avvocato penalista romano, appassionato all’arte della prestigiazione sin da bambino. Raffinato prestigiatore, ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali. Grazie alla sua maestria dà vita a un esperimento unico, un’esperienza magica che unisce l’incanto della magia alla sua essenza più autentica.

Trump a Davos presenta il Board of peace previsto dal piano per Gaza: "Collaborerà con l’Onu"

Roma, 22 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump presenta a Davos il Board of peace previsto dal piano Usa per la Striscia di Gaza. Il Board of peace “collaborerà con molti” organismi “comprese le Nazioni Unite”, ha detto Trump nella cerimonia per l’insediamento del Board. Trump ha affermato che il Board of peace “ha la possibilità di essere uno degli organismi più importanti mai creati”. Quindi, ribadendo che le Nazioni Unite hanno un “enorme potenziale”, ha sostenuto che il Board of peace “insieme all’Onu, può essere qualcosa di davvero unico per il mondo”.

Trump ha anche sottolineato il lavoro svolto per la pace nel mondo dell’Amministrazione americana, dicendo che “dopo aver terminato otto guerre”, ora “siamo vicini alla fine di un’altra guerra”, una “guerra molto difficile”, alludendo all’Ucraina con ogni probabilità. Abbiamo risolto otto guerre e credo che un’altra arriverà presto. Sapete qual è? Quella che pensavo sarebbe stata facile, si è rivelata probabilmente la più difficile… Ma abbiamo degli incontri e pensiamo di aver fatto molti progressi”, ha detto Trump.

"Recensioni del Terzo Tipo", al via su Food Network nuovo format tv

Roma, 22 gen. (askanews) – Ai nastri di partenza Recensioni del Terzo Tipo un nuovo format televisivo in onda su Food Network a partire da venerdì 23 gennaio alle ore 22 con sei imperdibili puntate. Alla “spumeggiante” conduzione di questo nuovo viaggio che esplora il gusto degli italiani, c’è Dj Mitch (Giovanni Mencarelli) , voce storica di Radio 105 e volto televisivo (ex Iena), noto per la sua curiosità e per l’approccio diretto al mondo del food che dichiara:

“Quando ho immaginato Recensioni del Terzo Tipo, non volevo solo un altro programma sul cibo. Volevo creare uno spazio dove si parla di consapevolezza alimentare, di rispetto per le materie prime e di trasparenza tra chi cucina e chi mangia. Oggi più che mai, sapere da dove arriva ciò che mettiamo nel piatto non è un lusso: è un diritto di chi spende. Non giudichiamo il piatto. Raccontiamo la verità e facciamo la recensione che nessuno aveva il coraggio di fare”.

“Mangiare fuori casa è diventato un piccolo lusso – aggiunge Roberto Pascal Pisani – e come per ogni lusso, abbiamo il diritto di sapere esattamente cosa stiamo pagando. Eppure, nella stragrande maggioranza dei casi, quando ci sediamo al tavolo di un ristorante non abbiamo la minima idea della provenienza reale dei prodotti che ci vengono serviti. Crediamo che la trasparenza sugli ingredienti non sia un optional, ma un atto dovuto verso chi paga. E crediamo che per un ristoratore garantire il miglior rapporto qualità-prezzo non sia solo business: è un dovere morale”.

“Un altro aspetto fondamentale di Recensioni del Terzo Tipo – conclude Salvatore Barbato – è la sicurezza alimentare: ad esempio, abbiamo scoperto che per alcuni locali che l’acqua non è solo qualcosa da bere, ma letteralmente da mangiare, presente in ogni preparazione. Il format vuole essere anche una vetrina per valorizzare i ristoranti che dimostrano questa consapevolezza e attenzione al dettaglio”.

In ogni episodio Dj Mitch, sarà affiancato da uno chef o un esperto del settore, tra gli altri lo chef Daniele Rossi, per offrire un’analisi tecnica e immediata dei piatti e dell’esperienza complessiva, indagando sui locali più chiacchierati del web.

Tre ristoranti per episodio, un’analisi approfondita della loro proposta gastronomica e un confronto diretto con le recensioni più negative. Tracciabilità delle materie prime, trasparenza del menu, test sul campo: questa è la Recensione del Terzo Tipo. E alla fine scopriremo chi ha ragione: il cliente deluso o il ristorante accusato?

La prima stagione ci regala sei imperdibili episodi: 23 gennaio, due puntate Pausa Pranzo – Quantità Vs Qualità 30 gennaio Specialisti della Carne 6 febbraio Ristoranti “Fascia Alta” 13 febbraio Ristoranti a Sorpresa 20 febbraio L’abito fa il Ristorante? Recensioni del Terzo Tipo è prodotto da Star-M e Pascal Media Consulting, condotto da Mitch Dj, regia Salvatore Barbato e Giovanni Mencarelli, autori Salvatore Barbato, Giovanni Mencarelli, Roberto Pascal Pisani.

Bolzano, Tania Cagnotto presenta il libro "Quarti di Gloria"

Roma, 22 gen. (askanews) – Si terrà mercoledì 28 gennaio, presso la Kolpinghaus di Bolzano, la presentazione del libro “Quarti di Gloria – Storie a un passo dal podio” (ed. Lab DFG), dei giornalisti Gerardo De Vivo (Agenzia Area) e Serena Sartini (Agenzia Askanews). L’evento, ospitato dalla sede bolzanina della Società Dante Alighieri, vedrà la partecipazione straordinaria della fuoriclasse azzurra di tuffi, Tania Cagnotto.

Il volume racconta la storia di 16 atleti arrivati quarti durante il loro percorso sportivo. Un risultato spesso diventato una fonte di forza e successo, celebrando questi piazzamenti a volte dimenticati e mostrando come l’orgoglio e la determinazione possano emergere da una mancata medaglia. Storie che vanno da Nadia Battocletti a Federica Pellegrini, fino a Tania Cagnotto, che sarà ospite dell’evento del 28 gennaio (ore 18.00).

“Ti chiedi perché, cosa è mancato, cosa hai sbagliato, cosa potevi fare meglio – racconta nel libro Cagnotto ricordando i Giochi Olimpici Londra 2012 -. È una domanda, erano tantissime le domande. Cerchi un motivo o comunque anche un errore da parte tua, perché non tutti i quarti posti sono uguali. Se avessi sbagliato completamente un tuffo sarebbe stato più facile, ma non avevo fatto errori. È difficile trovare un motivo, fare un’analisi tecnica o di altro tipo quando perdi per venti centesimi”.

Dopo il quarto posto di Londra, Tania Cagnotto va a medaglia a Rio 206. “Oggi ho la fortuna di poter dire che veramente Londra mi ha insegnato tantissimo, forse senza quella delusione non sarei neanche arrivata così bene a Rio e non avrei neanche mai avuto l’opportunità di vincere un Mondiale”.

Tennis, Sinner vince facile: è al terzo turno a Melbourne

Roma, 22 gen. (askanews) – Arriva la sedicesima vittoria consecutiva agli Australian Open per Jannik Sinner. L’azzurro è al terzo turno a Melbourne Park grazie alla vittoria sull’australiano James Duckworth: 6-1, 6-4, 6-2 il punteggio in poco meno di due ore di gioco. Una partita sempre in controllo per il tennista azzurro che ha offerto una grandissima prestazione al servizio: 18 ace e 86% di punti vinti con la prima per il n. 2 al mondo che tornerà in campo sabato contro lo statunitense Spizzirri

Tennis, Sinner a Melbourne: "Contento della mia performance"

Roma, 22 gen. (askanews) – “Ogni partita è molto difficile, sono molto contento di essere al prossimo turno. Oggi ho servito e risposto bene, sono contento della mia performance”. Così Jannik Sinner dopo la vittoria su Duckworth che gli è valsa il terzo turno agli Australian Open di Melbourne. “So che Duckworth ha avuto tanti problemi fisici, sono contento di rivederlo qui ad alto livello e gli auguro il meglio per il prosieguo della stagione. Mi sento davvero bene, dipende anche da come va la partita e da quanto sto in campo. In base a quello decidiamo cosa fare in palestra il giorno dopo, sono contento del tanto lavoro fatto con il mio team. Sia il mio corpo che la mia mente stanno bene in questo momento. Non c’è modo di iniziare meglio la stagione, soprattutto in un torneo così speciale per me. Prepariamo le partite nel modo migliore possibile: sono contento di dove sono, ma come sempre proviamo a spingere un po’ di più e mettere qualcosa in più. Devo migliorare sulla palla corta di rovescio. Chi ha la migliore palla corta? Certamente Alcaraz. Spizzirri? Gioca un tennis aggressivo e serve bene, sarà la prima volta con lui”.

Groenlandia, l’accordo quadro negoziato da Rutte con Trump congela la crisi. Cosa ne sappiamo

Roma, 22 gen. (askanews) – Il piano negoziato dal segretario generale nato Mark Rutte per un accordo con gli Usa sulla Groenlandia è frutto di giorni di trattative con la Danimarca e gli alleati europei, a cui ha partecipato attivamente il rappresentante americano presso l’Alleanza Atlantica Matthew Whitaker. Ci sono stati anche incontri tra alti ufficiali militari dell’Alleanza, prima a Bruxelles e poi a Davos. Rutte ha insomma lavorato a una soluzione di compromesso, volta a disinnescare l’escalation e a riportare la discussione su un terreno negoziale. Ieri il presidente Usa Donald Trump da Davos ha de facto dato il suo assenso, ritirando l’immediata minaccia di nuovi dazi.

“Abbiamo un concetto di accordo. Penso che sarà un ottimo accordo per gli Stati uniti, ma anche per loro, e lavoreremo insieme su qualcosa che riguarda l’Artico nel suo complesso, ma anche la Groenlandia, ed è legato alla sicurezza”, ha dichiarato Trump in un’intervista a Cnbc a margine del World Economic Forum di Davos. Il presidente ha aggiunto che l’accordo avrebbe una validità permanente. “Non vedo perché dovremmo litigare con la Danimarca”, ha detto, lasciando intendere che l’intesa non comporterebbe uno scontro diretto con Copenaghen. In particolare, ha detto sempre Trump nell’intervista, l’accordo sulla Groenlandia prevede il Golden Dome e i diritti minerari. “Saranno coinvolti nel Golden Dome e nei diritti minerari, e lo saremo anche noi”, ha affermato Trump.

Esiste ora una “intesa quadro” di cui vanno però definiti e discussi i dettagli. Da varie indiscrezioni e dal poco di preciso che è stato detto in pubblico, ci sono punti in sostanza confermati, molto ancora da precisare.

Fonti occidentali citate dal New York Times riferiscono che, durante i colloqui, è stata discussa l’ipotesi di una soluzione territoriale limitata, che consentirebbe agli Stati Uniti di esercitare una forma di sovranità su aree circoscritte della Groenlandia destinate a basi militari, sul modello delle basi britanniche a Cipro. Non è però chiaro se questo schema rientri effettivamente nell’accordo “framework” richiamato da Trump.

In una nota ufficiale, la NATO afferma che eventuali negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo di impedire a Russia e Cina di ottenere una presenza economica o militare sull’isola.

Rutte ha fatto sapere di non aver proposto alcun compromesso sulla sovranità durante l’incontro con Trump a Davos. Nel quadro negoziale è previsto il rispetto del principio di sovranità della Danimarca sull’isola, secondo due fonti informate sulla proposta riportate da Axios. L’impostazione del “Greenland framework” riafferma il quadro giuridico esistente, pur lasciando spazio a forme di cooperazione strategica con la Groenlandia.

Secondo Axios, la possibile intesa manterrebbe formalmente la sovranità della Danimarca sull’isola artica, escludendo quindi un trasferimento di controllo statale. In questa linea si inserisce anche quanto riportato dal The Telegraph, secondo cui l’accordo non prevede la vendita della Groenlandia agli Stati Uniti. Le “linee guida” concordate a Davos, in sostanza, consentirebbero a Washington di ottenere un controllo sovrano su alcune aree limitate del territorio groenlandese destinate a basi militari statunitensi. In base alla proposta, queste installazioni sarebbero considerate a tutti gli effetti territorio degli Stati Uniti, secondo un modello analogo a quello delle basi britanniche a Cipro, che pur trovandosi su suolo cipriota rientrano nella sovranità del Regno Unito.

“Il Regno di Danimarca desidera continuare a intrattenere un dialogo costruttivo con gli alleati su come rafforzare la sicurezza nell’Artico, incluso il Golden Dome degli Stati Uniti, a condizione che ciò avvenga nel rispetto della nostra integrità territoriale”, ha dichiarato stamattina la primo ministro danese Mette Frederiksen, in un comunicato stampa diffuso dal governo di Copenaghen. Frederiksen ha ribadito che “la sicurezza nell’Artico è una questione che riguarda l’intera alleanza NATO”. Pertanto, ha spiegato la primo ministro, “è positivo e naturale che venga discussa anche tra il Segretario generale della NATO e il Presidente degli Stati Uniti. Il Regno di Danimarca ha lavorato a lungo affinché la NATO aumenti il proprio impegno nell’Artico”.

Trump, con il suo consueto approccio mercantilistico, secondo il Daily Mail valuta la possibilità di offrire a ciascuno dei 57.000 abitanti della Groenlandia un milione di dollari, se la popolazione dell’isola voterà per entrare a far parte degli Stati Uniti. Il piano di Trump prevederebbe che l’isola accetti di indire un referendum e che l’adesione agli Stati Uniti superi il 60%, per procedere quindi all’esborso.

“Sebbene il piano sembri assurdo, il prezzo è una frazione dei 595 miliardi di sterline (798,8 miliardi di dollari) che gli Stati Uniti spendono ogni anno per la difesa”, ha rimarcato il Daily Mail.

Il possibile accordo” sulla Groenlandia appare, per ora, più come un’intesa di principio volta a ridurre le tensioni tra alleati che come un progetto definito nei suoi contenuti giuridici e territoriali.

"Cambiare energia" su San Marino RTV, energia spiegata senza tecnicismi

Roma, 22 gen. (askanews) – Cosa significa davvero transizione energetica? E quanto si può risparmiare passando al “green”? Dal 26 gennaio, ogni lunedì alle 12.30, San Marino RTV (canale 550 DTT, Sky e TivùSat) accende i riflettori con una nuova produzione televisiva su uno dei temi che toccano più da vicino la vita di tutti: l’energia spiegata senza tecnicismi, tra bollette, spesa di casa e scelte quotidiane.

La transizione energetica esce dalle linee guida dell’Agenda europea 2030 e entra finalmente nelle case, con esempi concreti, consigli pratici e risposte utili per cittadini e famiglie. Lo fa con “Cambiare Energia” un factual di servizio in sei puntate da 28 minuti che rappresenta una vera svolta per il palinsesto dell’emittente, diretta dal Direttore Generale Roberto Sergio, e più in generale per il racconto del servizio pubblico radiotelevisivo. “Cambiare Energia” è condotto da Bianca Luna Santoro (Urban Green su Rai 2 e Dolce Vita su Rai 1), che accompagna il pubblico in un viaggio chiaro, accessibile e concreto tra consumi energetici, risparmio domestico, nuove tecnologie e difesa dalle truffe.

Il programma è ideato e scritto da Lorenza Sebastiani, giornalista, autrice e consulente televisiva, con una lunga esperienza nel racconto dei cambiamenti sociali ed economici attraverso il linguaggio pop e divulgativo. Il progetto nasce in collaborazione con IMC Holding, società che si occupa di fotovoltaico, e vede la presenza fissa in studio di Daniele Iudicone, CEO di IMC Holding e Presidente della CER di Fotovoltaico Semplice. Insieme, guidano il pubblico in un vero e proprio vademecum televisivo per orientarsi nel complesso mondo dell’energia, traducendo norme, incentivi e innovazioni in strumenti comprensibili e immediatamente applicabili.

Accanto a loro si alterneranno ospiti di primo piano del panorama istituzionale, giuridico e industriale: dal Presidente del Codacons Gianluca Di Ascenzo, all’ex Ministro della Giustizia ed esperto di Diritto dell’Energia Alfonso Bonafede, fino ai responsabili di importanti realtà energetiche e ambientali come SGR e HERA, che racconteranno progetti green d’avanguardia. Ampio spazio anche alla Repubblica di San Marino, con un focus istituzionale che vede la partecipazione di Alessandro Bevitori, Segretario di Stato per il Lavoro, la Programmazione Economica e i Rapporti con AASS – Transizione Ecologica e Innovazione Tecnologica, e di Raoul Chiaruzzi, Direttore Generale di AASS – Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici.

Le sei puntate affrontano con chiarezza temi centrali per famiglie e imprese: “Energia a costo zero”, ovvero come risparmiare su cibo, consumi e bollette. “Fotovoltaico per tutti”, come orientarsi tra bonus, incentivi e finanziamenti. “Pannelli premium vs low cost”, per imparare a distinguere impianti di qualità e evitare fregature. “Truffe energetiche”, per evidenziare i meccanismi delle frodi, i segnali d’allarme e come difendersi. Si continua con un focus sulle cosiddette “case elettriche” e, infine, sulle comunità energetiche. “Cambiare Energia” segna un cambio di passo: finalmente in tv si parla di transizione ecologica non come slogan, ma come pratica quotidiana. Uno spazio su economia dei consumi, risparmio domestico, bollette più leggere, scelte consapevoli e diritti dei cittadini. Un racconto utile, concreto e necessario, che intercetta un bisogno reale di informazione e lo restituisce con il linguaggio del servizio pubblico. Sei puntate pensate per informare, orientare e rendere la transizione energetica finalmente comprensibile. “Cambiare Energia” va in onda su San Marino RTV dal 26 gennaio, ogni lunedì alle 12.30. Una piccola idea giusta, nel momento giusto.

Le coste del Sud devastate dal ciclone Harry, e venerdì arriva una nuova ondata di forti perturbazioni

Roma, 22 gen. (askanews) – Dopo il ciclone Harry, che ha colpito duramente soprattutto le regioni meridionali, sull’Italia si profila una nuova fase di maltempo legata all’arrivo di una serie di perturbazioni atlantiche, attese a partire da venerdì e destinate a proseguire fino alla fine del mese. La tregua annunciata nelle ore successive all’allontanamento del vortice si presenta quindi come molto breve.

Il passaggio di Harry ha lasciato dietro di sé danni rilevanti lungo le coste del Sud, dove in diverse zone viene segnalata una mareggiata definita la più violenta da almeno 50 anni, se non la peggiore della storia locale, che hanno invaso abitazioni e seminterrati, costringendo all’evacuazione alcune famiglie, allagato strade e trascinato auto in mare. In tre giorni di maltempo sono stati oltre 1.650 gli interventi dei vigili del fuoco: 1.013 in Sicilia – particolarmente colpita dalle mareggiate la costa catanese, con le spiagge inghiottite dal mare tra Agnone Bagni e Riposto (nella foto le immagini dall’elicottero Drago dei vigili del fuoco) – 360 in Sardegna, con evacuazioni a Capoterra, 293 interventi in Calabria. “Sono ore difficili per tantissime famiglie e per le nostre comunità”: ha detto Rudi Lizzi, sindaco di Gerace e consigliere metropolitano della Città Metropolitana di Reggio Calabria, interviene dopo l’ondata di maltempo che ha colpito duramente la provincia, interessando in modo particolare i centri della fascia ionica come Locri e Siderno, oltre alle aree interne e collinari come Gerace e altri comuni del territorio. Piogge intense, vento forte, mareggiate e criticità diffuse hanno messo in ginocchio infrastrutture, viabilità, attività economiche e servizi pubblici, generando disagi e danni significativi per cittadini e imprese. “Il maltempo non ha fatto sconti – dichiara Lizzi – e ha messo a dura prova strade, abitazioni, attività produttive e spazi pubblici.

Secondo quanto spiegato in una nota da Lorenzo Tedici, meteorologo e responsabile media di ilMeteo, le previsioni diffuse con sette giorni di anticipo si sono rivelate accurate, anticipando un evento di eccezionale intensità.

Tedici conferma l’allontanamento del ciclone con le sue raffiche di vento oltre i 140 chilometri orari, onde fino a 10 metri al largo e fino a 7 metri lungo la costa, localmente anche superiori, oltre a precipitazioni molto intense con accumuli fino a 500 millimetri in 72 ore, un quantitativo paragonato alla pioggia di sei mesi concentrata in tre giorni.

Nelle prossime ore viene indicato un rapido miglioramento con il calo dei venti e del moto ondoso, una fase definita “quiete dopo la tempesta”. Nel testo si sottolinea tuttavia che c’è poco da festeggiare, perché la distruzione di tratti di litorale, soprattutto in Sicilia e Calabria, viene interpretata come un ulteriore segnale di un clima sempre più estremo e violento.

Il comunicato collega questi fenomeni al riscaldamento globale e all’aumento della temperatura dei mari, che in estate raggiunge valori di 31-32 gradi e che anche in pieno inverno si attesta intorno ai 19-20 gradi. In questi giorni viene segnalata un’anomalia di più 3 gradi sui mari del Sud Italia, un eccesso di calore che, viene spiegato, fornisce energia a temporali più violenti, cicloni più profondi e venti di tempesta più frequenti, in una tendenza osservata da decenni dalla comunità scientifica.

La giornata di oggi scorre come una fase di attesa. Al Sud persistono residui piovaschi destinati ad attenuarsi, mentre sul resto del Paese aumenta la nuvolosità e al Nord si osserva un peggioramento più deciso in serata.

Da venerdì 23 la situazione cambia nuovamente: l’Italia entra in un periodo caratterizzato da una serie di perturbazioni atlantiche, con effetti soprattutto al Centro-Nord. La prima perturbazione richiama aria fredda dal Nord Atlantico e viene associata alla possibilità di neve fino a bassa quota al Nord-Ovest tra venerdì sera e sabato mattina, mentre al Centro peggiora in particolare sulle regioni tirreniche e al Sud il cielo resta irregolarmente nuvoloso.

Sabato 24 sono previsti fenomeni residui al mattino al Nord e al Centro, seguiti da un nuovo peggioramento in serata, mentre al Sud viene indicato maltempo in Campania. Domenica è atteso il passaggio di una seconda perturbazione con piogge abbondanti sul versante tirrenico; nel prosieguo del periodo viene segnalato l’arrivo di una terza perturbazione mercoledì e di una quarta il 31 gennaio.

Nel complesso, il periodo viene descritto come molto piovoso sul versante tirrenico e al Nord, con accumuli complessivi oltre i 200 millimetri su Liguria, Alta Toscana, Alpi e Prealpi. Sulle Alpi centro-occidentali non viene esclusa la possibilità di raggiungere 2 metri di neve fresca entro i prossimi dieci giorni, un aspetto indicato come rilevante sul fronte della siccità e per la stagione sciistica.

Ucraina, Zelensky è a Davos: intervento al Forum e incontro con Trump

Roma, 22 gen. (askanews) – Volodymyr Zelensky è arrivato in Svizzera e il suo incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è previsto per le 13:00, ha riferito il portavoce del presidente ucraino, Serhiy Nikiforov, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ukrinform.

“Zelensky è arrivato in Svizzera. L’incontro avrà luogo alle 14:00 ora di Kiev (13:00 ora di Roma,ndr)”, ha affermato il portavoce. Il programma della visita include anche un discorso del Presidente dell’Ucraina al forum e la partecipazione alla sessione del panel del Consiglio consultivo internazionale per la ripresa dell’Ucraina.

Sangalli: consumi e fiducia in aumento, ora rafforzare crescita

Roma, 22 gen. (askanews) – “Il risveglio dei consumi durante il Black Friday, il Natale e l’avvio dei saldi è certamente un segnale positivo che conferma il recupero della fiducia. Per rendere la crescita più robusta è necessario continuare a ridurre le tasse su famiglie e imprese, semplificare la burocrazia e creare migliori condizioni per la partecipazione di giovani e donne al mercato del lavoro”. Così il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha commenta i risultati dell congiuntura elaborata dall’Ufficio studi della vonfederazione.

Confcommercio:Black friday e Natale spingono consumi,cauto ottimismo per 2026

Roma, 22 gen. (askanews) – Segnali concreti di miglioramento per l’economia italiana arrivano dagli ultimi mesi del 2025. Rientro dell’inflazione, recupero del potere d’acquisto e ripresa dei consumi, grazie al buon andamento del Black Friday e degli acquisti natalizi, offrono prospettive di crescita per il 2026 all’insegna di un cauto ottimismo. E’ il quadro che emerge dalla congiuntura economica dell’Ufficio Studi di Confcommercio.

L’inflazione, al netto degli elementi temporanei, ha cessato di rappresentare un freno strutturale per famiglie e imprese: 0,7% tendenziale è la stima di gennaio, in calo rispetto a 1,2% di dicembre. Il reddito disponibile reale torna a crescere e supera i livelli pre-pandemici (+4,6% nei primi tre trimestri 2025/2019), mentre i consumi reali recuperano più lentamente (+1,2% 2025/2019) ma mostrano una chiara inversione di tendenza nella parte finale del 2025.

Da ottobre-novembre si osserva un cambiamento significativo nel clima di fiducia: per le imprese, in crescita mese su mese da settembre per quattro mesi consecutivi, circa +3% rispetto a luglio; per le famiglie +1,7% a dicembre su novembre. Quindi, diminuisce la sfiducia delle famiglie e aumenta la propensione al consumo. Le intenzioni di spesa risultano in crescita rispetto sia al 2024 sia alla prima parte del 2025.

I primi riscontri sono già visibili nei su base annua: il Black Friday ha generato 4,9 miliardi di euro di spesa (+19,5%); i consumi natalizi mostrano un aumento reale del 2,8% per famiglia; i viaggiatori italiani nel ponte dell’Immacolata crescono del 4,9%. E bene anche le vendite al dettaglio reali che registrano due mesi consecutivi di crescita congiunturale (+0,5% a ottobre, +0,6% a novembre), evento che non si verificava dall’inizio del 2024.

Anche la fiducia delle imprese è in recupero da quattro mesi consecutivi. Il turismo conferma un contributo positivo, con presenze in aumento dell’1,6% nel bimestre ottobre-novembre. Il rafforzamento della domanda interna nel quarto trimestre (+0,5% tendenziale) con particolare enfasi nei mesi di novembre e dicembre (rispettivamente, +0,6% e +1%), fornisce un contributo rilevante alla variazione del Pil, stimato crescere a gennaio 2026 dello 0,5% su dicembre e dell’1,2% nel confronto annuo, Le prospettive di crescita per il 2026 sono moderatamente ottimistiche (+0,9%) e restano fortemente dipendenti dall’evoluzione dei consumi, in un contesto di progressiva terziarizzazione della spesa legata soprattutto al tempo libero e ai servizi (a dicembre tendenziale +11,1% ricreazione e cultura, +16,4% smartphone e Pc).

Ucraina, Zelensky in volo verso Davos

Roma, 22 gen. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sarebbe in volo per Davos, riferisce l’agenzia Bloomberg. Secondo l’agenzia ucraina RBC, l’ufficio di Zelensky ha confermato ai giornalisti che Zelensky è già in viaggio verso la città svizzera.

L’atteso vertice tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr
Zelensky che si svolgerà oggi a Davos, dovrebbe iniziare intorno alle 13:00 svizzere, riferiscono alcune autorevoli fonti ucraine al quotidiano britannico Financial Times. Secondo alcuni funzionari ascoltati
dal Financial Times, la delegazione americana vorrebbe ascoltare prima i risultati dell’incontro tra l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e il presidente russo Vladimir Putin.

Tennis, A Melbourne Musetti vince il derby con Sonego

Roma, 22 gen. (askanews) – Lorenzo Musetti si aggiudica il derby azzurro, batte Lorenzo Sonego ed è al terzo turno degli Australian Open per la seconda volta in carriera. Il carrarino ha sconfitto il torinese con il punteggio di 6-3, 6-3, 6-4 in quasi tre ore di gioco. Sfiderà al prossimo turno uno tra Machac e Tsitsipas con l’obiettivo di raggiungere la sua prima seconda settimana agli Australian Open, unico Slam in cui non ci è ancora riuscito.

Anche Luciano Darderi è al 3° turno degli Australian Open per la prima volta in carriera (la terza in uno Slam). L’italoargentino ha sconfitto Sebastian Baez, numero 36 al mondo, con il punteggio di 6-3, 1-6, 6-4, 6-3 in 2 ore e 29 minuti di gioco. Affronterà Karen Khachanov per la prima volta a livello Atp.

Si è chiuso al secondo turno infine il cammino di Francesco Maestrelli agli Australian Open. A vincere è stato il 10 volte campione a Melbourne Park Novak Djokovic con il punteggio di 6-3, 6-2, 6-2. Il serbo, che conquista la 101^ vittoria agli Australian Open, è così per la 18^ volta al terzo turno dello Slam australiano: sfiderà l’olandese Botic Van de Zandschulp.

Il progetto Usa per Gaza, a Rafah la prima "comunità pianificata" per i palestinesi

Roma, 22 gen. (askanews) – Il Centro di coordinamento civile-militare (Cmcc) guidato dagli Stati Uniti per la stabilizzazione della Striscia di Gaza ha presentato progetti per un complesso residenziale definito “comunità pianificata” in un’area sotto il controllo militare israeliano che, se sviluppati, prevedono il controllo degli abitanti attraverso sorveglianza biometrica, posti di blocco, monitoraggio degli acquisti e programmi educativi che promuovano la normalizzazione dei rapporti con Israele. E’ quanto emerge da documenti ottenuti da Drop Site News che ricorda come già lo scorso novembre fosse emersa la notizia sui piani per costruire le cosiddette “comunità alternative sicure” a est della Linea gialla che oggi divide l’enclave, un’area controllata da Israele.

“L’analisi delle immagini satellitari di Forensic Architecture suggerisce che la prima di queste cosiddette comunità sia in fase di preparazione su un terreno di un chilometro quadrato a Rafah, nella parte meridionale di Gaza, all’incrocio di due corridoi militari”, ha riferito il sito, secondo cui la scorsa settimana si è tenuta al Cmcc una presentazione della “Prima comunità pianificata a Gaza”, che verrà costruita per ospitare fino a 25.000 palestinesi. I palestinesi dovranno passare attraverso un checkpoint per accedere alla zona. “I residenti potranno entrare e uscire liberamente dal quartiere, soggetti a controlli di sicurezza per impedire l’introduzione di armi ed elementi ostili – si afferma nei documenti – tutti gli abitanti in entrata saranno registrati con documentazione biometrica per consentire l’identificazione per gli spostamenti e i servizi civili”.

“Il registro si baserà sui numeri di identificazione palestinesi rilasciati dalle autorità in coordinamento con il Cogat”, ossia il ramo dell’esercito israeliano che sovrintende agli affari civili nei Territori palestinesi occupati.

Groenlandia, "accordo quadro" congela la crisi. Cosa ne sappiamo

Roma, 22 gen. (askanews) – Il piano negoziato dal segretario generale nato Mark Rutte per un accordo con gli Usa sulla Groenlandia è frutto di giorni di trattative con la Danimarca e gli alleati europei, a cui ha partecipato attivamente il rappresentante americano presso l’Alleanza Atlantica Matthew Whitaker. Ci sono stati anche incontri tra alti ufficiali militari dell’Alleanza, prima a Bruxelles e poi a Davos. Rutte ha insomma lavorato a una soluzione di compromesso, volta a disinnescare l’escalation e a riportare la discussione su un terreno negoziale.

Ieri il presidente Usa Donald Trump da Davos ha de facto dato il suo assenso, ritirando l’immediata minaccia di nuovi dazi. Esiste ora una “intesa quadro” di cui vanno però definiti e discussi i dettagli. Da varie indiscrezioni e dal poco di preciso che è stato detto in pubblico, ci sono punti in sostanza confermati, molto ancora da precisare.

Fonti occidentali citate dal New York Times riferiscono che, durante i colloqui, è stata discussa l’ipotesi di una soluzione territoriale limitata, che consentirebbe agli Stati Uniti di esercitare una forma di sovranità su aree circoscritte della Groenlandia destinate a basi militari, sul modello delle basi britanniche a Cipro. Non è però chiaro se questo schema rientri effettivamente nell’accoro “framework” richiamato da Trump.

In una nota ufficiale, la NATO afferma che eventuali negoziati tra Danimarca, Groenlandia e Stati Uniti proseguiranno con l’obiettivo di impedire a Russia e Cina di ottenere una presenza economica o militare sull’isola. Rutte ha fatto sapere di non aver proposto alcun compromesso sulla sovranità durante l’incontro con Trump a Davos.

Nel quadro negoziale è previsto il rispetto del principio di sovranità della Danimarca sull’isola, secondo due fonti informate sulla proposta riportate da Axios. L’impostazione del “Greenland framework” riafferma il quadro giuridico esistente, pur lasciando spazio a forme di cooperazion strategica con la Groenlandia.

Secondo Axios, la possibile intesa manterrebbe formalmente la sovranità della Danimarca sull’isola artica, escludendo quindi un trasferimento di controllo statale. In questa linea si inserisce anche quanto riportato dal The Telegraph, secondo cui l’accordo non prevede la vendita della Groenlandia agli Stati Uniti.

Le “linee guida” concordate a Davos, in sostanza, consentirebbero a Washington di ottenere un controllo sovrano su alcune aree limitate del territorio groenlandese destinate a basi militari statunitensi. In base alla proposta, queste installazioni sarebbero considerate a tutti gli effetti territorio degli Stati Uniti, secondo un modello analogo a quello delle basi britanniche a Cipro, che pur trovandosi su suolo cipriota rientrano nella sovranità del Regno Unito.

“Il Regno di Danimarca desidera continuare a intrattenere un dialogo costruttivo con gli alleati su come rafforzare la sicurezza nell’Artico, incluso il Golden Dome degli Stati Uniti, a condizione che ciò avvenga nel rispetto della nostra integrità territoriale”, ha dichiarato stamattina la primo ministro danese Mette Frederiksen, in un comunicato stampa diffuso dal governo di Copenaghen. Frederiksen ha ribadito che “la sicurezza nell’Artico è una questione che riguarda l’intera alleanza NATO”. Pertanto, ha spiegato la primo ministro, “è positivo e naturale che venga discussa anche tra il Segretario generale della NATO e il Presidente degli Stati Uniti. Il Regno di Danimarca ha lavorato a lungo affinché la NATO aumenti il proprio impegno nell’Artico”.

Trump, con il suo consueto approccio mercantilistico, secondo il Daily Mail valuta la possibilità di offrire a ciascuno dei 57.000 abitanti della Groenlandia un milione di dollari, se la popolazione dell’isola voterà per entrare a far parte degli Stati Uniti. Il piano di Trump prevederebbe che l’isola accetti di indire un referendum e che l’adesione agli Stati Uniti superi il 60%, per procedere quindi all’esborso.

“Sebbene il piano sembri assurdo, il prezzo è una frazione dei 595 miliardi di sterline (798,8 miliardi di dollari) che gli Stati Uniti spendono ogni anno per la difesa”, ha rimarcato il Daily Mail.

Il possibile accordo” sulla Groenlandia appare, per ora, più come un’intesa di principio volta a ridurre le tensioni tra alleati che come un progetto definito nei suoi contenuti giuridici e territoriali.

Referendum e cattolici: il pluralismo non è uno scandalo

Poiché la dottoressa Sannino ha parlato di “cattolici popolari” per il Sì, vorrei riprendere quanto ho già detto al termine di un’intervista a Famiglia Cristiana, che mi aveva posto una domanda analoga. Vorrei ricordare che in tutti i grandi referendum della storia italiana – da quello monarchia-repubblica a quello sul divorzio – nelle famiglie cattoliche ci sono sempre state posizioni diverse. Non qualcuno tutto da una parte e qualcuno tutto dall’altra, ma divisioni reali, in proporzioni differenti.

I cattolici non sono una categoria politica

Già mio padre mi spiegava che i cattolici, in quanto tali, non sono una categoria politica: Sturzo e De Gasperi ci tenevano a dire che il loro era un partito di cattolici, non un partito cattolico; si definivano cattolici democratici proprio per distinguersi dai cattolici liberali, conservatori, monarchici o più semplicemente reazionari, abbondanti nell’Italia degli anni Venti del secolo scorso e meno numerosi ma facilmente riconoscibili anche adesso, un secolo dopo.

La categoria “cattolico” non qualifica di per sé un impegno politico: qualifica un’appartenenza, una fede, una storia e una speranza di salvezza che va ben al di là delle divisioni politiche. Questa fede impegna ogni credente a interrogarsi, caso per caso e sotto la propria responsabilità, su come fare del proprio meglio per il bene comune.

È naturale che nei comitati per il Sì o per il No vi siano cattolici. La vera distinzione non è questa, ma riguarda chi si riconosce nella linea di pensiero della democrazia cristiana e del cattolicesimo democratico e chi, invece, ha seguito storicamente altre traiettorie.

Il CSM negli anni di Vittorio Bachelet

Faccio un altro esempio, che riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura, nel periodo in cui mio padre ne fu vicepresidente, dal 1976 al 1981. In quel CSM c’erano cattolici nella componente laica, designati dalla Democrazia cristiana, ma c’erano anche magistrati cattolici appartenenti a correnti diverse.

Ricordo, per esempio, Mario Berri, che dopo la sua morte fu tra i fondatori dell’associazione dei membri del CSM intitolata a mio padre (e oggi presieduta da Renato Balduzzi, uno dei relatori a questo convegno): veniva spesso a trovarci a casa ed era molto legato a mio padre, che con pazienza lo ascoltava e ci parlava a lungo cercando punti di convergenza. Ma il suo orientamento politico e culturale era lontanissimo da quello di papà: era sì fervente cattolico, però, oltre a far parte di Magistratura Indipendente, allora la meno progressista delle correnti dell’ANM, aveva dichiarate simpatie per il Movimento Sociale.

Questo per dire che la categoria “cattolico”, fin dai tempi di Sturzo, non ha mai qualificato automaticamente la direzione dell’impegno politico.

Una campagna – quella del No – che parla al Paese

La campagna referendaria sta andando bene: nei sondaggi, settimana dopo settimana, sembra sempre più chiudersi la forbice fra Sì e No. Che la rimonta sia rapida lo suggerisce anche la reazione del governo, che per il voto ha scelto una data precoce senza concordarla con l’opposizione e senza tener conto della raccolta di firme ancora in corso.

Lo suggerisce anche il nervosismo del fronte del Sì, che pur di non riconoscere e discutere il merito della riforma – l’alterazione dell’equilibrio fra il potere giudiziario e gli altri poteri – denuncia alla magistratura i manifesti del No come false informazioni. Noi non ci sogniamo di portare davanti al giudice le balle degli avversari: ci basta smentirle con argomenti razionali davanti agli elettori.

Mi auguro che il nostro Comitato società civile per il No continui così: una campagna all’insegna del sorriso e del dialogo, con l’obiettivo di far comprendere a tutti quale sia davvero la posta in gioco.

Metodo proporzionale e pluralità nella magistratura

Dato il titolo di questo convegno, ho portato con me un piccolo foglio su cui ho annotato due passaggi tratti dal libro curato dal CSM, in primis da Mario Berri, subito dopo la morte di mio padre. Il primo appunto risale al 21 dicembre 1976, subito dopo la sua elezione a vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Nel discorso di insediamento, rivolgendosi al Presidente della Repubblica, mio padre disse:

«Vorrei sottolineare che questo Consiglio, signor Presidente, inizia una vita nuova non solo perché è stato rinnovato a seguito di nuove elezioni, ma perché è stato eletto in base a una nuova legge elettorale che ha favorito una presenza più variata di posizioni e di intenti, garantendo una larga rappresentanza di tutti gli orientamenti, le forze e i contributi presenti nella magistratura».

Per chi non lo sapesse, quello fu il primo CSM eletto con metodo proporzionale. Proprio quel sistema consentì alle cosiddette correnti – oggi tanto demonizzate – di far emergere una grande varietà di orientamenti e competenze.

Prima di quella riforma elettorale, le grandi procure finivano sempre in mano a persone fidate del potere: quella di Roma era stata addirittura definita “porto delle nebbie”, perché vi confluivano le questioni più delicate per poi inabissarsi senza esito.

In quel primo CSM eletto con il metodo proporzionale divenne consigliere, per esempio, un giovane “pretore d’assalto” di 37 anni, Mario Almerighi, che insieme ad Adriano Sansa fu protagonista della scoperta della grande tangente ENI-Petromin. È difficile pensare che questo sarebbe accaduto con altri metodi elettorali, ancor meno con il sorteggio.

Autonomia della magistratura e confronto con il governo

Il secondo ricordo riguarda il rapporto tra il CSM e il governo. Anche allora, come oggi, il Consiglio Superiore ebbe rapporti a volte conflittuali con l’esecutivo e il Parlamento, proprio perché rappresentava un potere autonomo dell’ordine giudiziario.

Durante il mandato di mio padre, il CSM espresse, per esempio, un parere parzialmente negativo sulle leggi antiterrorismo di Cossiga, sollevando problemi di costituzionalità e di rispetto dello Stato di diritto.

In una delle ultime riunioni prima della morte di mio padre si dovette inoltre rispondere a un’interrogazione parlamentare del senatore Claudio Vitalone, ex magistrato, che insinuava una contiguità tra la corrente di Magistratura Democratica e il terrorismo. Anche allora, come oggi, sono alcuni ex magistrati eletti in Parlamento o impegnati nel governo ad avere il dente più avvelenato contro la magistratura.

La scelta di Pertini 

Quell’interrogazione il CSM la affrontò con una seduta lunga e burrascosa, che il Presidente della Repubblica Pertini volle presiedere personalmente. Pertini mi raccontò che mio padre aveva cercato di dissuaderlo: preferiva che una decisione non unanime del CSM creasse imbarazzo a sé e non anche al Capo dello Stato. Ma Pertini volle essere presente per esprimere piena solidarietà alla magistratura e a mio padre, e alla fine il CSM votò una risoluzione unanime.

Un equilibrio da difendere

Sono ricordi che mostrano come le divisioni nella magistratura ci siano sempre state. Ma mostrano anche che, quando un potere è davvero tale, quando è realmente autonomo, ha inevitabilmente un’interlocuzione forte con gli altri poteri dello Stato. Non si tratta di invadenza, ma di un equilibrio delicato, essenziale per la democrazia e lo Stato di diritto. Cancellarlo in nome di una separazione che c’è già è davvero inaccettabile.

Per il video integrale del convegno clicca qui.

Csm, separazione delle carriere e equilibrio costituzionale

È un piacere poter concludere un appuntamento che non è stato soltanto un momento di dibattito pubblico, ma anzitutto un’occasione di studio e di ricerca. Un lavoro che crea basi solide, sulle quali altri potranno poi innestare un’attività di comunicazione più diretta verso gli elettori.

Mi sono segnato alcuni punti, cercando di stare nei tempi, perché credo che il valore di questo convegno stia proprio nell’aver messo a fuoco questioni che nel dibattito pubblico spesso restano sullo sfondo.

Separazione delle carriere e unità della giurisdizione

Un primo punto riguarda la separazione delle carriere. È noto che una distinzione delle funzioni può essere introdotta anche con legislazione ordinaria; la revisione costituzionale introduce invece una vera e propria separazione, richiamata nel nuovo articolo 102.

La domanda iniziale resta però aperta: a che cosa serve davvero questa riforma? È una domanda legittima, soprattutto alla luce dei recenti interventi del Capo dello Stato rivolti ai magistrati in tirocinio.

In quei discorsi colgo due sottolineature rilevanti. La prima è che l’applicazione della legge non consente automatismi, ma richiede un’attività di ponderazione e di valutazione che grava sul magistrato, sia giudicante sia requirente. La seconda riguarda il ruolo dell’elaborazione giurisprudenziale della Corte di Cassazione, che svolge una funzione decisiva di orientamento della decisione giudiziale, ancora una volta tanto per i giudici quanto per i pubblici ministeri.

Senza forzare interpretazioni, emerge da qui una riaffermazione dell’unitarietà della cultura della giurisdizione, spesso trattata con ironia nel dibattito pubblico, ma strutturalmente presente nel nostro ordinamento.

Costituzione ed equilibrio tra i poteri

La Costituzione nasce da un equilibrio complesso, raggiunto con un metodo che non fu semplice, ma che conteneva anzi un respiro lungo, non contingente.

Nel confronto attuale colpisce che le parti in campo utilizzino spesso le stesse parole – indipendenza, autonomia, autogoverno – attribuendo loro significati diversi. Questo è uno dei nodi centrali del dibattito.

L’espressione “autogoverno” è tecnicamente impropria, come hanno ricordato la Corte costituzionale e la dottrina. Tuttavia, anche in un’espressione impropria esiste un nucleo di significato che non può essere ignorato. Non a caso, la relazione illustrativa della revisione costituzionale insiste molto su questo concetto.

Ma come si può parlare seriamente di autogoverno se viene meno il suo presupposto fondamentale, cioè una rappresentanza effettiva della magistratura? È qui che si innesta il tema del sorteggio.

Il sorteggio e il problema della rappresentanza

Il sorteggio viene presentato come strumento per contrastare il correntismo. Tuttavia, non esiste alcuna garanzia che esso raggiunga questo obiettivo. Anzi, è plausibile che le correnti continuino a esistere in forme meno visibili e meno controllabili.

I fenomeni più gravi non sono stati quelli del pluralismo interno, ma quelli del trasversalismo correntizio e politico, che diventano pericolosi proprio quando operano fuori dalla luce del sole.

Se l’obiettivo fosse davvero quello di governare tali fenomeni, esisterebbero strumenti alternativi: una buona legge elettorale, meccanismi di responsabilizzazione, sistemi come il voto singolo trasferibile. Il sorteggio appare invece una scorciatoia che rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.

Uno sguardo alla storia costituzionale

Non si può partire soltanto dall’Assemblea costituente senza guardare a ciò che è avvenuto prima. Il decreto del 1921 del Ministro Fera prevedeva l’elezione della componente togata; il decreto Oviglio del 1923 soppresse quell’elezione introducendo il sorteggio, prima che l’intero sistema fosse cancellato.

Che cosa accadde tra il 1921 e il 1923? È una domanda che non può essere elusa, se si vuole riflettere seriamente su questi temi. Esiste una continuità di pensiero, in particolare nell’area cattolica, che attraversa l’elaborazione costituzionale e la successiva legislazione ordinaria. Figure come Aldo Moro testimoniano l’esistenza di un pensiero lungo, non riducibile a scelte contingenti.

CSM, Alta Corte e unità della magistratura

Anche l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare solleva interrogativi rilevanti. I suoi componenti togati sarebbero sorteggiati, riecheggiando una distinzione tra alta e bassa magistratura che si pensava superata, non solo dall’articolo 107 della Costituzione ma dalla stessa cultura giuridica condivisa.

Si sdoppia il CSM, ma poi si riunisce la funzione disciplinare in un unico organo. Il messaggio che sembra emergere è che i magistrati siedano in questi organismi come individui isolati, non come espressione di un corpo istituzionale.

Se questa lettura è fondata, essa entra in tensione con l’impianto costituzionale, che non è costruito sull’individuo solo, ma sull’equilibrio tra persona e istituzioni, tra singolo e comunità.

La domanda conclusiva: riequilibrio o squilibrio?

Se il senso profondo della revisione costituzionale è quello di modificare l’equilibrio tra i poteri, allora la domanda di fondo diventa inevitabile: questa riforma produce un riequilibrio dell’assetto costituzionale o introduce uno squilibrio?

È questa, probabilmente, la questione che il nostro seminario consegna al dibattito pubblico, e che merita di essere approfondita con rigore e chiarezza, rendendo comprensibile a tutti la posta in gioco.

Per il video integrale del convegno clicca qui.

Bassa istruzione, il carburante della democrazia dei nostri giorni

Ho letto il buon articolo di Enrico Farinone, pubblicato alcuni giorni fa su questo sito, “Trump, il potere senza argini”. Al di là del caso storico – e da manuale di psicoanalisi – rappresentato da Trump e dal trumpismo, al di là della qualità dei suoi elettori modello Capitol Hill, quell’articolo ha fatto riaffiorare una serie di convinzioni personali che da tempo mi accompagnano.

Partiamo dagli Stati Uniti: i dati sull’alfabetizzazione

Partiamo dagli Stati Uniti e da qualche dato. Un’analisi Gallup di quattro anni fa, condotta in accordo con il Ministero dell’Istruzione statunitense, ha evidenziato che poco più della metà degli americani possiede capacità di lettura inferiori a un livello di prima media.

Il 54% dei cittadini americani compresi tra i 16 e i 74 anni presenta dunque un basso livello di alfabetizzazione ed è, di fatto, nelle mani di conoscenze riconducibili alla scuola elementare.

Uno sguardo all’Italia: la crisi della democrazia partecipata

Vediamo ora l’Italia. Perché la crisi della nostra democrazia partecipata parte da lontano ed è anch’essa strettamente legata ai livelli di alfabetizzazione. Se oggi circa la metà degli elettori non va più a votare, significa che qualcosa ci ha distratti.

Gli allarmi e le avvertenze lanciati da studiosi autorevoli già da molto tempo non sono stati presi nella dovuta considerazione, nonostante potessero indicarci con anticipo come sarebbero andate le cose.

Il trend è ormai chiaro: alle urne si reca poco più del 50% degli aventi diritto. Sappiamo inoltre che coloro che restano a casa sono, in larga misura, gli italiani meno alfabetizzati. Una previsione che, per inciso, desta forte preoccupazione è quella secondo cui, con queste percentuali di votanti, i futuri premier dei “premierati” – per non parlare dei presidenti dei “presidenzialismi” – saranno eletti da una ristrettissima minoranza di cittadini.

Ricordo, per chi l’avesse dimenticato, che Giorgia Meloni governa con il consenso di circa il 17% degli italiani, avendo votato alle ultime elezioni soltanto il 64% degli aventi diritto.

Il disinteresse del ceto medio e la responsabilità sociale

Si registra così un progressivo crescendo di disinteresse e di menefreghismo verso il bene comune, che è bene di tutti. Di questo processo è responsabile soprattutto la parte più ampia e robusta della società italiana, rappresentata dal ceto medio.

Se infatti sottraiamo i circa 5,7 milioni di persone in povertà assoluta (9,8% della popolazione residente, dato Istat 2024), con oltre 2,2 milioni di famiglie coinvolte e con il 13,8% di bambini – in particolare appartenenti a famiglie straniere – sui quali, fatta eccezione per l’impegno delle mense Caritas, si registra un sostanziale disinteresse politico, una larga parte del resto della popolazione rientra proprio in questa fascia di reddito e in questa categoria sociologica.

L’avvertimento di De Rita e la “cetimedizzazione”

Vale allora la pena ricordare che già dalla metà degli anni Novanta Giuseppe De Rita ci aveva messi in guardia dai pericoli della “cetimedizzazione” della società italiana. Molti nuovi ceti medi, molta nuova borghesia, che non avevano nulla da spartire con i ceti medi e con la borghesia del passato.

L’allarme lanciato da De Rita non riguardava soltanto la fascia di reddito, ma un elemento ben più preoccupante: questa “neoborghesia” – così la definiva – mancava soprattutto di istruzione e di preparazione. Proprio per questo, osservava De Rita, non sapeva e non poteva essere classe dirigente.

Di queste avvertenze, purtroppo, non abbiamo tenuto conto.

Politica, media e bassa istruzione

C’è di più. A partire dai primi anni Duemila, anche nella sfera politica e nella classe politica italiana abbiamo avuto a che fare con questo tipo di neoborghesia. Una classe dirigente che ha giocato tutte le sue carte sulla bassa istruzione diffusa, puntando sull’approssimazione mediatica, sulle bugie odiose dei social, sulle paure legate all’immigrazione e sulla politica spettacolarizzata da una televisione e da una stampa spesso partigiane.

La formazione, le esperienze nel pre-politico, gli approfondimenti accademici, il saper parlare e il modo di parlare, le conoscenze, erano del tutto assenti. Opzioni lasciate agli ingenui. Si doveva entrare subito nell’agone politico, senza perdere tempo, senza alcuna esperienza precedente, nemmeno in un comitato di quartiere.

Un tempo si iniziava dal Comune di residenza, si cresceva gradualmente fino al Parlamento. E non parliamo di una seria formazione pre-politica: quella era semplicemente scomparsa.

La qualità della democrazia e la perdita dei valori

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. La “cetimedizzazione” di De Rita ha inciso profondamente anche sulla qualità della nostra democrazia. Al di là della classe di reddito, dell’attività economica, del tipo di lavoro e persino dei rischi di declassamento sociale – che pure esistono – la diffusione di questo nuovo ceto medio poco colto ha prodotto una perdita di valori portanti.

Sono stati erosi i capisaldi della democrazia liberale: le libertà, il welfare, i giusti equilibri tra Stato e imprese, tra pubblico e privato. Ma si è indebolita anche la tradizione della democrazia laica e cattolico-democratica, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, con i suoi valori di solidarietà, uguaglianza, fraternità,  rispetto per la persona umana e per gli ultimi.

Dal voto di valori al voto istintivo

L’effetto della cetimedizzazione sul voto politico lo conosciamo bene. Si vota istintivamente, di volta in volta. Non più per le idee o per valori da tutelare, ma per un leader. Per il suo nome sulla scheda elettorale, per la sua simpatia, per le sue promesse.

Soprattutto leggendo i suoi post e interagendo sui social. Non c’è più bisogno della sezione di partito, delle scuole di formazione, degli iscritti. Basta una chat.

E spesso, purtroppo, avanza.

La svolta di Cateno De Luca nel segno dei liberi e forti

Per anni ha vestito i panni del sindaco sceriffo, con toni da tribuno, mostrando comunque spiccate capacità di amministratore locale. È stato l’esuberante primo cittadino di Messina, dal 2023 guida Taormina con eccellenti risultati. Adesso Cateno De Luca mira più in alto, alla Regione Sicilia, per questo ha deciso a rimettersi in discussione. Non senza coraggio. 

A Caltagirone per cambiare

Nel convegno svoltosi a Caltagirone tra sabato 17 e domenica 18 gennalo, ha utilizzato la ricorrenza dell’Appello ai liberi e forti come cornice simbolica per articolare un intervento politico a doppio livello. Da un lato, ha richiamato la figura di Luigi Sturzo come patrimonio trasversale e come metodo di azione pubblica; dall’altro, ha sviluppato una critica diretta e sistematica alla politica siciliana contemporanea, descritta come priva di bussola strategica, schiacciata su personalismi e ridotta a una gestione autoreferenziale del potere.

Il richiamo a Luigi Sturzo

Sturzo è stato evocato soprattutto come modello di responsabilità personale e di coerenza tra principi, programmi e alleanze. De Luca ha insistito sull’attualità dell’antagonismo del prete calatino al centralismo e alla corruzione, richiamando le sue invettive contro l’affarismo, le “maggioranze fittizie” e l’uso strumentale delle istituzioni. Quelle parole sono state rilette come una chiave interpretativa dell’oggi: candidature decise a Roma, applicazione sfacciata del manuale Cencelli, leadership costruite su sondaggi e consenso mediatico, incapacità strutturale di generare sviluppo e fiducia.

Svolta personale

Il passaggio politicamente più significativo del discorso è stato però l’annuncio di una svolta personale. De Luca ha dichiarato conclusa la stagione del “solista”. Ha riconosciuto che il consenso individuale, pur elevato, non è sufficiente né a vincere né a governare; ha richiamato l’esperienza del Movimento 5 Stelle come esempio di una forza costretta, nel tempo, a misurarsi con il nodo delle alleanze; ha affermato di non voler più essere, anche involontariamente, un fattore di vantaggio per vittorie altrui. Da qui ha preso forma l’idea di un “Governo di Liberazione della Sicilia”, presentato non come un cartello elettorale immediato, ma come un metodo politico volto ad aggregare soggetti diversi attorno a valori condivisi, obiettivi misurabili e regole comuni.

Legalità, giustizia e politica

A Caltagirone il principale avversario politico è stato definito con un’espressione ricorrente: il “pizzo legalizzato”. Non la mafia in senso stretto, ma un sistema diffuso di inefficienze e rendite che, secondo De Luca, ha soffocato la Regione: burocrazia parassitaria, servizi pubblici inadeguati, tempi amministrativi incerti, indebolimento delle autonomie locali, nomine non meritocratiche. A questo quadro ha collegato la fuga dei giovani e l’arretramento complessivo della Sicilia. La critica ha investito entrambi i poli politici: il centrodestra, accusato di aver vinto le elezioni del 2022 senza un programma e di governare senza una strategia, oscillando tra centralismo e appetiti di parte; il centrosinistra, descritto come frammentato, incapace di selezionare una leadership credibile e incline a sostituire l’azione di governo con il moralismo.

Un passaggio specifico è stato dedicato anche al rapporto tra politica e magistratura. De Luca ha richiamato la necessità di sobrietà e rispetto dei ruoli, condannando le reciproche “invasioni di campo” e fondando questa posizione anche sulla propria esperienza giudiziaria. Ha respinto tanto il giustizialismo quanto l’autodifesa corporativa della politica, rivendicando un equilibrio istituzionale come condizione della democrazia.

Una nuova piattaforma programmatica

Nella seconda giornata dei lavori, la proposta è stata articolata in modo più strutturato. La piattaforma è stata sintetizzata in tre aggettivi: autonomista, civica e progressista. Autonomista, nel senso di rivendicare per la Sicilia la scelta della propria classe dirigente senza condizionamenti esterni; civica, come risposta al crescente astensionismo e come ricostruzione di un radicamento municipale; progressista, intesa come rottura dei baronati e apertura a un reale ricambio generazionale. A questi principi sono stati affiancati alcuni indirizzi operativi: l’annuncio della presentazione della (sua) squadra di governo il 18 marzo a Palermo; la costituzione di un intergruppo “Liberi e Forti” all’Assemblea regionale; la definizione di un “contratto per la Sicilia” il 18 gennaio 2027, con un programma vincolante e regole chiare per la scelta del candidato presidente.

La Sicilia ai siciliani

In chiusura, il richiamo a Sturzo ha assunto il valore di un sigillo politico e morale. La politica è stata definita come dovere e non come vantaggio, come servizio e non come rendita. L’espressione “Sicilia ai siciliani” è stata così riletta non in chiave identitaria, e sostanzialmente velleitaria, ma come invito alla liberazione dall’immobilismo e dalle dipendenze che hanno a lungo frenato il destino dell’Isola.

L’accordo di Trump sulla Groenlandia, Golden Dome e diritti minerari. Rutte: non si è parlato di sovranità

Roma, 22 gen. (askanews) – I dettagli dell’accordo sulla Groenlandia, anzi sull’Artico, sono ancora da finalizzare, ma al momento la marcia indietro del presidente Usa Donald Trump è se non agli atti nelle cronache dei lavori di Davos, ed emergono i primi dettagli. Trump ieri sera ha annunciato di aver definito nell’incontro con il segretario generale della Nato Mark Rutte il “quadro di un futuro accordo” sulla Groenlandia e, più in generale, sull’intera regione artica, affermando di aver sospeso l’imposizione di dazi annunciati rispetto a diversi Paesi. Lo ha scritto lo stesso presidente degli Stati uniti in un messaggio pubblicato su Truth Social, riferendo dell’incontro avuto a margine del World Economic Forum di Davos. Trump ha affermato che un concetto di un accordo sulla Groenlandia è già stato elaborato e che l’intesa futura sarebbe vantaggiosa sia per Washington sia per i suoi partner. “Abbiamo un concetto di accordo. Penso che sarà un ottimo accordo per gli Stati uniti, ma anche per loro, e lavoreremo insieme su qualcosa che riguarda l’Artico nel suo complesso, ma anche la Groenlandia, ed è legato alla sicurezza”, ha dichiarato successivamente Trump in un’intervista a Cnbc a margine del World Economic Forum di Davos. Il presidente ha aggiunto che l’accordo avrebbe una validità permanente. “Non vedo perché dovremmo litigare con la Danimarca”, ha detto, lasciando intendere che l’intesa non comporterebbe uno scontro diretto con Copenaghen. In particolare, ha detto sempre Trump nell’intervista, l’accordo sulla Groenlandia prevede il Golden Dome e i diritti minerari. “Saranno coinvolti nel Golden Dome e nei diritti minerari, e lo saremo anche noi”, ha affermato Trump. “Penso che sia stato un incontro molto positivo quello di stasera, ma c’è ancora molto lavoro da fare”, ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte intercettato dall’Afp a margine dei lavori del World Economic Forum di Davos, dopo l’annuncio del presidente Usa dell’accordo quadro sulla Groenlandia. L’Europa resta cauta, il Consiglio europeo di oggi però resta convocato sulla questione della Groenlandia e gli ultimi sviluppi nelle relazioni transatlantiche non cambiano al momento l’agenda.

I dettagli dell’accordo quadro sulla Groenlandia annunciato dal Presidente Donald Trump devono ancora essere finalizzati “da tutte le parti coinvolte” e saranno resi noti in seguito. “Se questo accordo andrà in porto, e il Presidente Trump ne è molto fiducioso, gli Stati Uniti raggiungeranno tutti i loro obiettivi strategici in relazione alla Groenlandia, a costi minimi e per sempre”, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in una nota, citata dalla Cnn. “Il Presidente Trump sta dimostrando ancora una volta di essere il capo degli accordi. Non appena i dettagli saranno definiti da tutte le parti coinvolte, saranno resi noti di conseguenza”, ha aggiunto Leavitt.

Mentre il Segretario generale della Nato Mark Rutte a Fox News ha dichiarato che la questione dello status della Groenlandia non è emersa nei colloqui con il presidente Usa Trump a Davos. Alla domanda se la Groenlandia sarebbe rimasta sotto la sovranità della Danimarca nel futuro accordo, Rutte ha risposto: “L’argomento non è emerso nella mia conversazione con Trump”. I colloqui si sono concentrati sulla sicurezza nell’Artico, ha detto Rutte. “Abbiamo fondamentalmente discusso di come possiamo attuare la visione del presidente sulla protezione della Groenlandia, ma ovviamente non solo della Groenlandia, di tutto l’Artico”.

Rutte ha riconosciuto che “c’è molto lavoro da fare” per garantire che la Nato abbia “tutto il necessario a terra, in mare e in aria” per proteggere la regione.

Gibellina 2026, per chi suona la campana di Adrian Paci

Gibellina, 21 gen. (askanews) – Per chi suona la campana, scriveva Hemingway citando il poeta John Donne, che rispondeva che questa suona sempre per te. Stare di fronte all’opera video su tre schermi di Adrian Paci, “The bell tolls upon the waves”, installata nel Teatro di Pietro Consagra a Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 è un modo per ricordarci che nessun uomo è un’isola e che, per quanto lontana, quella campana parla anche oggi a noi.

“Sono stato invitato a Termoli per produrre un nuovo lavoro per una fondazione che sta nascendo – ha detto Paci ad askanews – e lì leggendo un po’ di storie di quel luogo ho incontrato questa storia della campana di Santa Caterina, che racconta che nel 1500, quando la città è stata attaccata, c’era questa campana che è stata rubata, saccheggiata dai soldati che hanno tentato di portarla via verso Istanbul e si dice che questa campana abbia fatto affondare la barca, però si continua in una forma quasi da leggenda con il racconto che i pescatori quando c’è il mare mosso continuano a sentire il rintocco di questa campana da sotto il mare”.

Il video è avvolgente, il tempo scorre in maniera diversa, la campana attraversa le ore del giorno e, in un certo senso, anche le epoche storiche. Unite dalla dimensione affascinante e problematica del mare.

“L’acqua ovviamente è quella cosa che separa e unisce le terre – ha aggiunto l’artista albanese – in qualche modo è un territorio meno abitato dagli umani, però è comunque un territorio molto vitale. È un territorio di passaggio però, un territorio di attraversamenti ed è molto carico di storie di speranze, di conflitti, di fughe”.

Il lavoro di Paci è parte di una mostra sul Mediterraneo che presenta anche un lavoro dei MASBEDO, ed è curata dal direttore artistico di Gibellina 2026, Andrea Cusumano.

Meloni: interessati al "Board of peace" ma problema con la Costituzione

Roma, 21 gen. (askanews) – L’Italia è “interessata” a partecipare al “Board of peace” per Gaza lanciato da Donald Trump ma per l’eventuale firma serve tempo, dato che alcuni articoli dello statuto dell’organismo potrebbero essere incompatibili con l’articolo 11 della Costituzione. Lo ha detto a “Porta a porta” la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dunque non sarà domani mattina a Davos alla cerimonia organizzata dal presidente Usa per il ‘lancio’ del Board.

“La posizione dell’Italia è una posizione di apertura” ma “c’è un problema costituzionale” che “non ci consente di firmare domani. Ci serve più tempo”. In particolare, ha precisato, c’è un problema con l’articolo 11 della Costituzione “per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati e questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto”. Però, ha ribadito, “noi siamo aperti, disponibili e interessati”. Anzi, secondo la premier “non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia, ma secondo me anche da parte dell’Europa, quella di auto-escludersi da un organismo che comunque è interessante”. Né, secondo lei, sono fondate le critiche dovute al fatto che nell’organismo è stato invitato anche Vladimir Putin. “In qualsiasi organismo multilaterale, multipolare, ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi: la Russia siede nelle Nazioni unite, nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al G20. In qualsiasi organismo nel quale ci si siede, ci si siede con qualcuno che è distante. Il sistema multilaterale nasce per quello. Quindi la questione si può valutare politicamente ma non è niente di nuovo, niente di strano”.

Per quanto riguarda il suo rapporto con Trump, esclude di essere “remissiva” e rivendica invece di cercare “accordi” e fare “quello che è giusto per la nostra nazione”. E del resto, chiede retoricamente, qual è l’alternativa? “Vogliamo rompere le alleanze con gli alleati storici, chiudere le basi americane in Italia? Uscire dalla Nato? In politica estera le scelte hanno delle conseguenze”. Il presidente Usa, ne è convinta, non attaccherà la Groenlandia. “Non sono rimasta stupita – ha spiegato – da quello che ha detto Trump: lo dico da più di un anno che secondo me non è realistico che gli Usa invadano militarmente la Groenlandia. Tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere, non mi ha stupito, sono contenta che lo abbia ribadito, che lo abbia messo nero su bianco. Dopodiché bisogna cercare delle soluzioni”. E questa è una materia “che va trattata nell’ambito dell’Alleanza atlantica”. Il problema, ha rilevato è che c’è, tra Ue e Usa, “un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare”.

Nell’intervista per i 30 anni del programma la premier ha parlato anche di migranti (tornando a prendersela con le “sentenze ideologiche dei giudici” che hanno bloccato i centri in Albania) e sul pacchetto sicurezza su cui lavora il governo. Tra i possibili provvedimenti, le zone rosse intorno alle stazioni. Ma comunque, accusa, non serve assumere poliziotti se poi c’è chi “mortifica” il loro lavoro, come ha fatto ieri il Tar della Lombardia.

Groenlandia, svolta a Davos: Trump annuncia lo stop ai dazi

Roma, 21 gen. (askanews) – Una svolta in serata ha segnato la giornata del World Economic Forum di Davos, di fatto monopolizzata dagli interventi e dalle prese di posizione di Donald Trump. Il presidente degli Stati uniti ha annunciato di aver definito un quadro di intesa che risponderebbe alle sue richieste sulla Groenlandia, collegando l’intesa alla sospensione dei dazi contro i paesi europei che si oppongono alle sue ambizioni sull’isola artica.

L’annuncio è arrivato con un messaggio pubblicato da Donald Trump su Truth Social, dopo un incontro a margine del Forum con il segretario generale della Nato Mark Rutte. Trump ha parlato di un colloquio “molto produttivo” dal quale sarebbe emerso “il quadro di un futuro accordo riguardante la Groenlandia e, in effetti, l’intera regione artica”.

Secondo il presidente americano, “questa soluzione, se finalizzata, sarà ottima per gli Stati uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato”. Sulla base di questa intesa, ha aggiunto, Washington non imporrà i nuovi dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il primo febbraio contro i partner europei.

Trump ha precisato che sono in corso ulteriori discussioni sul sistema di difesa antimissile Golden Dome, che a suo dire rende la Groenlandia “essenziale” per la sicurezza. Le trattative saranno affidate a una squadra di alto livello composta, tra gli altri, dal vicepresidente JD Vance, dal segretario di Stato Marco Rubio e dall’inviato speciale Steve Witkoff, che riferiranno direttamente al presidente.

Nel corso della giornata, Trump aveva ribadito dal palco di Davos l’intenzione di arrivare all’annessione della Groenlandia, definita “un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale” degli Stati uniti e dell’Occidente. Il presidente ha però precisato che l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto “senza usare la forza”, escludendo esplicitamente un’opzione militare.

Nel suo discorso, Trump ha ripercorso una serie di argomentazioni storiche e strategiche. Ha ricordato il ruolo di Washington nella difesa dell’isola durante la Seconda guerra mondiale, sostenendo che la restituzione alla Danimarca al termine del conflitto “non sarebbe dovuta accadere”. Ha poi accusato la Nato di aver trattato per anni gli Stati uniti in modo “ingiusto”, affermando che Washington avrebbe sostenuto quasi interamente il peso della difesa dell’Alleanza senza ricevere nulla in cambio.

Secondo Trump, l’annessione della Groenlandia rappresenterebbe una sorta di compensazione storica per il contributo americano alla sicurezza europea, inclusa la vittoria nella Seconda guerra mondiale. In questa cornice, il sistema Golden Dome verrebbe presentato come uno strumento di protezione collettiva, con l’isola artica a svolgere il ruolo di avamposto settentrionale a beneficio anche degli alleati.

Argomentazioni che finora non hanno convinto né la Danimarca né la maggior parte dei partner della Nato, né tantomeno la popolazione groenlandese. Nel suo intervento a Davos, Rutte ha evitato commenti diretti sulla disputa, limitandosi a dichiarare che l’Alleanza sta lavorando “dietro le quinte” per una soluzione condivisa, che resta al momento priva di dettagli concreti.

Meloni: interessati a board Gaza ma problema con Costituzione

Roma, 21 gen. (askanews) – L’Italia è “interessata” a partecipare al “Board of peace” per Gaza lanciato da Donald Trump ma per l’eventuale firma serve tempo, dato che alcuni articoli dello statuto dell’organismo potrebbero essere incompatibili con l’articolo 11 della Costituzione. Lo ha detto a “Porta a porta” la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che dunque non sarà domani mattina a Davos alla cerimonia organizzata dal presidente Usa per il ‘lancio’ del Board.

“La posizione dell’Italia è una posizione di apertura” ma “c’è un problema costituzionale” che “non ci consente di firmare domani. Ci serve più tempo”. In particolare, ha precisato, c’è un problema con l’articolo 11 della Costituzione “per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati e questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto”. Però, ha ribadito, “noi siamo aperti, disponibili e interessati”. Anzi, secondo la premier “non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia, ma secondo me anche da parte dell’Europa, quella di auto-escludersi da un organismo che comunque è interessante”. Né, secondo lei, sono fondate le critiche dovute al fatto che nell’organismo è stato invitato anche Vladimir Putin. “In qualsiasi organismo multilaterale, multipolare, ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi: la Russia siede nelle Nazioni unite, nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al G20. In qualsiasi organismo nel quale ci si siede, ci si siede con qualcuno che è distante. Il sistema multilaterale nasce per quello. Quindi la questione si può valutare politicamente ma non è niente di nuovo, niente di strano”.

Per quanto riguarda il suo rapporto con Trump, esclude di essere “remissiva” e rivendica invece di cercare “accordi” e fare “quello che è giusto per la nostra nazione”. E del resto, chiede retoricamente, qual è l’alternativa? “Vogliamo rompere le alleanze con gli alleati storici, chiudere le basi americane in Italia? Uscire dalla Nato? In politica estera le scelte hanno delle conseguenze”. Il presidente Usa, ne è convinta, non attaccherà la Groenlandia. “Non sono rimasta stupita – ha spiegato – da quello che ha detto Trump: lo dico da più di un anno che secondo me non è realistico che gli Usa invadano militarmente la Groenlandia. Tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere, non mi ha stupito, sono contenta che lo abbia ribadito, che lo abbia messo nero su bianco. Dopodiché bisogna cercare delle soluzioni”. E questa è una materia “che va trattata nell’ambito dell’Alleanza atlantica”. Il problema, ha rilevato è che c’è, tra Ue e Usa, “un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare”.

Nell’intervista per i 30 anni del programma la premier ha parlato anche di migranti (tornando a prendersela con le “sentenze ideologiche dei giudici” che hanno bloccato i centri in Albania) e sul pacchetto sicurezza su cui lavora il governo. Tra i possibili provvedimenti, le zone rosse intorno alle stazioni. Ma comunque, accusa, non serve assumere poliziotti se poi c’è chi “mortifica” il loro lavoro, come ha fatto ieri il Tar della Lombardia.

Groenlandia, Trump: ho definito con Rutte il quadro del futuro accordo

Roma, 21 gen. (askanews) – Donald Trump ha annunciato di aver definito con il segretario generale della Nato Mark Rutte il “quadro di un futuro accordo” sulla Groenlandia e, più in generale, sull’intera regione artica, affermando di aver sospeso l’imposizione di dazi annunciati rispetto a diversi paesi. Lo ha scritto lo stesso presidente degli Stati uniti in un messaggio pubblicato su Truth Social, riferendo dell’incontro avuto a margine del World Economic Forum di Davos.

“Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo riguardante la Groenlandia e, in effetti, l’intera regione artica”, ha affermato Trump, sottolineando che “questa soluzione, se finalizzata, sarà ottima per gli Stati uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato”. Il presidente ha quindi annunciato una sospensione delle misure commerciali precedentemente minacciate. “Sulla base di questa intesa, non imporrò i dazi che sarebbero dovuti entrare in vigore il primo febbraio”, ha scritto, aggiungendo che sono in corso “ulteriori discussioni” sul sistema di difesa missilistica Golden Dome in relazione alla Groenlandia.

Trump ha precisato che nuovi dettagli saranno resi noti con il proseguire dei colloqui e ha indicato la squadra incaricata delle trattative. A guidare i negoziati saranno il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff e altri funzionari, “secondo necessità”, che riferiranno direttamente al presidente.

Meloni: non facile per ragazza Garbatella districarsi in questo clima

Roma, 21 gen. (askanews) – “Sono preoccupata da quello che accade sulla politica internazionale, mi pare di dimostrarlo, me ne occupo moltissimo e non solo per le dichiarazioni che può fare un leader o l’altro. Siamo in un contesto storico nel quale tutte le certezze che pensavamo di avere rischiano di svanire o stanno svanendo e sapersi districare in un’epoca storica del genere per una ragazza della Garbatella che si ritrova a doversi assumere le responsabilità non è una cosa facile”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni ospite di Porta a Porta.

“Certo che sono preoccupata da mille cose, sono preoccupata sempre quando si alza il clima, in quesi giorni che c’è di nuovo una situazione molto tesa tra Usa e Ue ma credo non convenga a nessuno una divaricazione tra Ue e Usa, certamente non conviene all’Italia”, ha aggiunto.

Gaza, Meloni: Russia in Board of Peace? Niente di strano, è in Onu e G20

Roma, 21 gen. (askanews) – “In qualsiasi organismo multilaterale, multipolare, ci si siede al tavolo con persone che sono distanti da noi: la Russia siede nelle Nazioni unite, nel consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, al G20. In qualsiasi organismo nel quale ci si siede, ci si siede con qualcuno che è distante. Il sistema multilaterale nasce per quello. Quindi la questione si può valutare politicamente ma non è niente di nuovo, niente di strano”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nello speciale ‘Porta a porta’ interpellata sulla presenza di Putin nel Board of Peace lanciato da Trump per Gaza.

Gaza, Meloni: interessati a Board of peace ma per firma serve più tempo

Roma, 21 gen. (askanews) – “La posizione dell’Italia è una posizione di apertura” verso il board of peace proposto da Donald Trump ma “c’è un problema costituzionale” che “non ci consente di firmare domani. Ci serve più tempo”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante lo speciale Porta a Porta.

“Noi siamo aperti, disponibili e interessati per almeno due ragioni. C’è per noi un problema costituzionale, di compatibilità perchè dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi incompatibili con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto ma la mia posizione rimane di apertura”, ha sottolineato.

L’Europarlamento sospende l’accordo commerciale con gli Usa

Roma, 21 gen. (askanews) – L’Accordo commerciale UE-USA “rimarrà sospeso finché non cesseranno le minacce alla Groenlandia”, ha dichiarato oggi in un comunicato stampa Bernd Lange, presidente della commissione per il commercio internazionale del Parlamento europeo e relatore permanente per gli Stati Uniti.

“L’accordo Turnberry (accordo commerciale tra Usa-Ue, ndr) avrebbe sospeso i dazi su tutti i prodotti industriali statunitensi e istituito un sistema di contingenti tariffari per un gran numero di prodotti agroalimentari statunitensi in ingresso nell’UE. Tuttavia, minacciando l’integrità territoriale e la sovranità di uno Stato membro dell’UE e utilizzando i dazi come strumento coercitivo, gli Stati Uniti stanno minando la stabilità e la prevedibilità delle relazioni commerciali tra UE e USA”, ha osservato Lange.

“Date le continue e crescenti minacce, comprese quelle tariffarie, contro la Groenlandia e la Danimarca, e i loro alleati europei, non ci è rimasta altra alternativa che sospendere i lavori sulle due proposte legislative Turnberry finché gli Stati Uniti non decideranno di riprendere un percorso di cooperazione piuttosto che di scontro, e prima che vengano adottate ulteriori misure”, ha stabilito l’Europarlamento.

Antisemitismo, su proposta Pd malumori dei firmatari ddl Delrio

Roma, 21 gen. (askanews) – E’ difficile che il Pd ritrovi l’unità sull’antisemitismo: il ddl Giorgis che verrà presentato domattina all’assemblea dei senatori quasi certamente non verrà firmato dall’ala riformista del partito che aveva sottoscritto il Ddl Delrio poi scomunicato dal quartier generale democratico. Non ci sono ancora decisioni sull’atteggiamento da tenere, la bozza del ddl Giorgis è ancora riservata, pochissimi hanno avuto modo di leggerla e i firmatari del testo Delrio faranno il punto questa sera.

Si vuole prima leggere bene il provvedimento e ascoltare ciò che verrà detto in assemblea, ma le prime indiscrezioni trapelate non sono piaciute a chi ha sottoscritto il ddl presentato dall’ex ministro a novembre.

Nel testo elaborato da Giorgis, secondo quanto si apprende, viene usata una definizione di antisemitismo diversa da quella scelta da Delrio e “adottata anche dal Parlamento europeo e dal governo Conte II”, sottolinea uno dei riformisti. Quella formula, secondo il vertice Pd, è troppo ampia, rischia di esporre alla censura anche legittime prese di posizione contro la politica di Israele, di “criminalizzare” il dissenso verso Netanyahu.

Per questo motivo il ddl Delrio aveva irritato molto il vertice Pd e il capogruppo in Senato Francesco Boccia, a dicembre, aveva pubblicamente disconosciuto l’iniziativa: “Il disegno di legge presentato dal senatore Delrio è un’iniziativa a titolo personale – aveva detto – legittima ma non rappresentativa della posizione del Pd”. All’assemblea del partito del 14 dicembre, poi, c’era stato un confronto duro tra Boccia e Delrio, sempre su questo tema.

Ora arriva la proposta ‘ufficiale’ del Pd, che si ispira alla ‘Dichiarazione di Gerusalemme’ per la definizione di antisemitismo. Una formulazione che distingue chiaramente tra le espressioni di odio verso gli ebrei le critiche, anche dure, verso Israele. Inoltre, il testo Giorgis si applicherebbe non solo alle manifestazioni di antisemitismo, ma anche a tutte le espressioni di razzismo e intolleranza, anche verso altre fedi religiose.

Per i riformisti è un modo per annacquare il senso originario del provvedimento, mirato a contrastare l’ondata di odio verso gli ebrei innescata dall’assedio israeliano a Gaza. Delrio già nelle scorse settimane aveva ripetuto che non avrebbe ritirato il proprio ddl e tutti danno per scontato che non firmerà domani il testo Giorgis. Ma anche il resto dei riformisti molto difficilmente potrà convergere sul testo ‘ufficiale’.

L’appello della figlia di Beppe Alfano all’Antimafia: dovete indagare

Roma, 21 gen. (askanews) – A distanza di 33 anni “dalla morte di mio padre” Giuseppe, freddato con un revolver calibro 22 in Sicilia a Barcellona Pozzo di Gotto, “chiedo verità e soprattutto giustizia in maniera definitiva e senza ombre. Soprattutto, alla presidente della commissione Antimafia chiedo che istituisca quel comitato che era nato nel 2003 e che avrebbe dovuto investigare sull’omicidio di mio padre, che invece non si è mai riunito”. Il racconto di Sonia Alfano è dettagliato nel descrivere il clima di isolamento in cui questo assassinio è maturato (tra omertà, criminalità organizzata, “servizi segreti” e “complicità” politiche), con i depistaggi che ne sono seguiti, le tante domande rimaste senza risposta.

La vicenda del giornalista siciliano, sul piano giudiziario, si è conclusa con la condanna dell’esecutore materiale del delitto (avvenuto l’8 gennaio 1993), Antonino Merlino, e del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti che “nel 1985 era stato candidato dal Msi al consiglio comunale di Barcellona”, quel Movimento sociale in cui lo stesso Alfano aveva militato. Lasciando molti interrogativi che Sonia definisce “buchi neri”.

Sonia Alfano, ora responsabile legalità di Azione dopo un passaggio nel M5S, parla durante una iniziativa, moderata da Paolo Borrometi, dal titolo ‘Il delitto Alfano. 33 anni di depistaggi e verità negate’, cui la presidente della commissione Chiara Colosimo non ha potuto partecipare ma a cui ha inviato una lettera in cui assicura “l’attenzione e l’impegno a mettere a disposizione la commissione Antimafia per continuare ad approfondire gli aspetti e i passaggi meno chiari di questa dolorosa vicenda, nel pieno rispetto di quanto già definitivamente passato in giudicato. Come già detto a Sonia, ci sono”.

Secondo il legale della famiglia Fabio Repici, c’è ancora molto da indagare. Repici riferisce di una “inspiegabile riunione nella sede del Ros a Roma” che è stata “scoperta” perché “c’è traccia nell’agenda del generale Mario Mori. Il 27 febbraio del 1993, sabato, al Ros di Roma si incontrano Mori, il consulente del governo italiano all’agenzia antidroga dell’Onu a Vienna, cioè il magistrato fuori ruolo Francesco Di Maggio e il magistrato Olindo Canali. L’ordine del giorno è: ‘omicidio giornalista a Barcellona Pozzo di Gotto’. Non c’è un solo atto che ha fatto seguito a quella riunione”.

“Queste cose – ha proseguito – sono in atti conosciuti dall’autorità giudiziaria e nel 2019, dopo l’ennesima richiesta di archiviazione sui mandanti occulti dell’omicidio”, “la Dda di Messina depositò una considerevole quantità di documentazione che era del tutto sconosciuta e che ci ha fatto trasalire perché da quegli atti si è scoperto come la presenza del superlatitante Nitto Santapaola, in provincia di Messina, non solo era stata scoperta da Alfano nell’autunno del 1992, ma era controllata da tutta la filiera di polizia del Viminale, Criminalpol, Sco, squadra mobile di Messina, commissariato di Milazzo e il solito servizio segreto Sisde”. “La strage di Capaci – ha sottolineato – ha una quota barcellonese che è rimasta del tutto inesplorata. Il telecomando usato da Brusca, ed è Brusca che lo racconta, lo fece avere Pietro Rampulla e lo chiese a Gullotti. Ma chi è il legame tra Gullotti e Rampulla?”.

Quando morì suo padre, una morte annunciata da “minacce”, Sonia ricorda i carabinieri arrivare in casa con un “gruppo di uomini in borghese” che vede prelevare “documenti e foto” di cui “non si è saputo più nulla”. Dopo il funerale ricorda di essere stata condotta in commissariato per incontrare un “superpoliziotto” che poi non vedrà mai più. E che oggi, aggiunge Repaci, “sappiamo essere consulente della commissione Antimafia. Nessuno si è premurato di andare a sentire questo signore”. “Vorrei sapere chi è questa persona e parlarci. Racconti chi lo aveva mandato lì e se aveva ricevuto il plico inviato a lui da mio padre” prima della sua morte, chiede Sonia.

“Dopo 33 anni – conclude – continuamo come famiglia ad elemosinare verità, mia madre è morta sei mesi fa senza che si sia arrivati alla verità, quindi riteniamo sia nostro diritto chiedere che si faccia piena luce e da parte delle istituzioni garantircela”.

All’iniziativa è intervenuto il leader di Azione Carlo Calenda: “Credo che dobbiamo continuare a parlare degli abissi profondi” di cui il giornalista Alfano scriveva perché “la storia di un paese se non è completamente metabolizzata costituisce dei buchi che tengono a far emergere le aberrazioni”.

Caffè Toraldo a Sigep: espresso napoletano incontra nuovi trend

Roma, 21 gen. – Tradizione e sperimentazione convivono nello stand di Caffè Toraldo a Sigep World 2026. La storica torrefazione napoletana presenta il caffè come esperienza che attraversa Latte Art, mixology e specialty coffee, in un percorso che va oltre la tazzina tradizionale e accompagna momenti diversi della giornata. Protagoniste dello spazio espositivo due figure di riferimento del settore: Carmen Clemente, campionessa mondiale di Latte Art 2022, e Gianni Cocco, maestro del caffè e divulgatore. Insieme raccontano come l’espresso stia evolvendo da rito quotidiano a esperienza multisensoriale, capace di dialogare con gastronomia, cultura e cocktail innovativi.

Al centro le miscele storiche dell’azienda, come Dolce e Cremoso, affiancate dalla linea Roast Master, premiata con i Tre Macinini dal Gambero Rosso nella Guida Caffè e Torrefazioni d’Italia 2026. La gamma comprende tre monorigini – Brasile Alta Mogiana, Guatemala SHB Antigua, Etiopia Sidamo – e la miscela Espresso Blend, che unisce caffè selezionati di Etiopia, Brasile, Guatemala e Colombia.

Il programma riflette questa pluralità di linguaggi: dalla masterclass di Latte Art con Carmen Clemente, dalle tecniche base – posizione della lattiera, impugnatura della tazza e montatura del latte – fino alla decorazione avanzata con free pouring, fino all’appuntamento “Arabic Experience”, dove Gianni Cocco esplora le contaminazioni culturali attraverso un vassoio da colazione contemporaneo che unisce datteri, pinoli, mandorle, biscotti Maamoul e chips arabe a babà e sfogliatelle napoletane. Le bevande completano l’esperienza con tè allo zafferano, cappuccino preparato con Miscela Forte e Cremoso, latte di cammella aromatizzato alla vaniglia e il tradizionale caffè Kawa, preparato con caffettiera Dallah e speziato. Sempre con Gianni Cocco il caffè entra nel territorio della mixology con “Coffee & Bitter – Atmosfera Zero”, cocktail che unisce Bitter Marendry alla miscela Espresso Blend Roast Master. Allo stand Caffè Toraldo anche un appuntamento speciale “Un caffè con Miss Italia” con Katia Buchicchio tra degustazioni e scatti fotografici.

“Quest’anno abbiamo voluto far convivere tradizione del caffè napoletano e potenzialità degli specialty coffee – commenta Marco Simonetti, AD Caffè Toraldo -Il caffè è un prodotto versatile, anche a livello scenografico, dalla Latte Art alla mixology fino ai nuovi metodi di estrazione. Al centro restano le professionalità, tra competenza, tecnica e creatività”.

Gaza, massima consonanza Mattarella-Meloni su board of peace

Roma, 21 gen. (askanews) – Nella giornata di ieri ci sono stati contatti tra Quirinale e Palazzo Chigi sul tema della partecipazione dell’Italia al board of peace lanciato da Donald Trump per la ricostruzione di Gaza. A quanto si apprende da fonti parlamentari c’è stata “massima consonanza” tra Sergio Mattarella e Giorgia Meloni sulla linea da tenere.

Il governo non ha ancora esplicitato la sua posizione sul tema, ma secondo quanto si apprende da fonti di governo ci sarebbero molti dubbi sull’opportunità di aderire all’organismo, da cui già alcuni partner europei si sono sfilati. “Bisogna lasciare tempo al tempo. Decide il presidente del Consiglio, prima c’è un passaggio di diritto, perché se non sai come metti le cose non puoi sapere come inquadrare” la questione “giuridicamente. Un conto è un’idea e un conto è la sua applicazione. Comunque quando ci sarà una decisione sarà comunicata”, ha detto oggi il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti.

Domani mattina, a Davos, Trump ha organizzato una cerimonia per il ‘lancio’ del board, a cui anche Meloni è stata invitata. La premier, però, secondo quanto si apprende da fonti a conoscenza della questione, sarebbe intenzionata a declinare l’invito.

Trump a Davos annuncia incontro con Zelensky

Roma, 21 gen. (askanews) – “Più tardi incontrerò Zelensky, questa guerra dura da troppo tempo” aveva dichiarato oggi il presidente americano Donald Trump dal palco del Forum economico di Davos, ma dagli uffici presidenziali del leader ucraino fanno sapere che “Zelensky è a Kiev”. L’incontro non si terrà oggi, bensì domani, sempre a Davos, rivelano fonti bene informate all’emittente statunitense Cnn. Dunque, se non oggi, sarà domani, ma il vertice parrebbe confermato.

Ieri Zelensky aveva sottolineato che il suo posto era in Ucraina e non a Davos, sicuramente concentrato a gestire la crisi energetica che sta mettendo a dura prova il paese a seguito degli attacchi russi, ma anche in parte per il monopolio mediatico della Groenlandia sul Forum e per i contrasti interni alla Nato che stavano rallentando i colloqui per la ratifica delle garanzie di sicurezza a favore di Kiev. Tuttavia, il presidente ucraino si era comunque dichiarato disponibile a raggiungere Trump qualora fossero state create le condizioni per la firma di un accordo sulla sicurezza e sulla ricostruzione dell’Ucraina.

Durante il suo lungo e variegato intervento davanti a una folta platea a Davos, Trump ha espresso la propria stanchezza per il conflitto russo-ucraino, definendolo “il peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale”. Annunciando il prossimo incontro con Zelensky, ha sottolineato: “Se non sono stupidi, Putin e Zelensky dovranno trovare presto un accordo. Se non lo fanno, sono stupidi. Vale per entrambi. E so che non sono stupidi, ma se non chiudono questo accordo, allora lo sono. Non voglio insultare nessuno, ma bisogna farlo. Troppe persone stanno morendo. Non ne vale la pena”.

Trump ha poi fornito dati sul conflitto: “In Ucraina, 30.000 soldati sono morti in un mese. Il mese prima erano 27.000, quello prima ancora 28.000 e quello prima ancora 25.000”. “Questa guerra deve finire; è l’unica cosa che mi interessa”, ha aggiunto nel corso dell’intervista successiva al suo discorso. Nonostante il rapporto tra Putin e Zelensky si contraddistingue per “un odio tremendo”, Trump ha sostenuto che entrambe le parti, in questa fase, avrebbero interesse a un’intesa. “Credo che la Russia voglia fare un accordo. Credo che l’Ucraina voglia fare un accordo. E cercheremo di farlo”, ha osservato il leader americano, aggiungendo che i contatti sarebbero in una fase avanzata: “penso che siamo ragionevolmente vicini”.

Domani sarà dunque una giornata cruciale per il futuro del conflitto in Ucraina, con il vertice annunciato a Davos tra Trump e Zelensky, mentre a Mosca è previsto un incontro parallelo tra Putin e l’inviato speciale americano Steve Witkoff.

Calcio, Italiano: "L’Europa League per rilanciarci"

Roma, 21 gen. (askanews) – “In questa competizione arriviamo da belle vittorie e prestazioni, la squadra deve però ritrovare fiducia, certezze ed entusiasmo”. Così a Sky Vincenzo Italiano alla vigilia del match di Europa League contro il Celtic al Dall’Ara. “Sono convinto – continua – supereremo insieme questo periodo. Teniamo tantissimo all’Europa League: possiamo puntare anche ai primi otto posti che sono ancora alla nostra portata”. Sui singoli: “Freuler riposerà, torna Skorupski e Dominguez potrebbe partire dall’inizio”. Non ci sarà invece Castro: “Ha la febbre, gioca Dallinga che ha fatto bene in Europa”

Rai, La Russa incontra domani capigruppo opposizioni su Vigilanza

Roma, 21 gen. (askanews) – Domani, alle ore 12, il presidente del Senato Ignazio La Russa, incontrerà i capigruppo di opposizione sul ‘nodo’ della Vigilanza Rai, i cui lavori sono bloccati dall’ottobre 2024 nonostante le sollecitazioni giunte anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La prossima settimana sarà la volta della Camera, con una convocazione da parte del presidente Lorenzo Fontana. E’ quanto si apprende da fonti parlamentari.

La richiesta di incontro da parte di Pd, M5s, Avs, IV, Azione, +Europa, era stata affidata a una lettera ai due presidenti con cui si evidenziava la “grave situazione di stallo istituzionale”. L’impasse è sul nome della presidente, designata dal governo, Simona Agnes, che non incontra il gradimento delle minoranze. L’accordo, almeno con parte dei gruppi di opposizione, è una strada obbligata poiché il voto sulla presidenza richiede una maggioranza qualificata, in quanto figura di garanzia. La ‘mossa’ della maggioranza da allora è stata quella di disertare le sedute della commissione bloccandone di fatto l’attività.

“Tale situazione – si leggeva nella missiva – ha di fatto paralizzato la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, con conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione”, con una Rai che “fa propaganda filogovernativa”, tanto “più grave” in vista del referendum sulla separazione delle carriere e della campagna elettorale per le elezioni del 2027.

Trump a Davos: voglio la Groenlandia, ma non userò la forza

Roma, 21 gen. (askanews) – “Un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale” americana nonché dell’Occidente in generale: nel suo lungo discorso a Davos Donald Trump ha ribadito l’intenzione di giungere all’annessione della Groenlandia – ma “senza usare la forza, questa è l’unica notizia che vi do”, ha precisato.

In mancanza di un peraltro assai problematico atto bellico intra-Nato, le pretese statunitensi – che per essere onesti sono di vecchissima data – devono posare su altre basi e Trump le ha esaminate tutte, dalla storia più o meno recente ai rapporti con la Nato, fino all’incapacità dei piccoli Paesi di garantire la propria sicurezza.

Iniziando dalla storia, Trump ha ricordato come già nella Seconda Guerra Mondiale Washington sia intervenuta a garantire la sicurezza dell’isola, per poi “stupidamente” restituirla alla Danimarca una volta terminato il conflitto, il che “non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente”.

Poi è passato a esaminare il modo in cui la Nato “ha trattato assai ingiustamente gli Stati Uniti per anni”, sottolineando come Washington abbia pagato “praticamente il 100% della difesa” degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio: ora invece la Casa Bianca vorrebbe, come sia pur tardivo ringraziamento, “una sola cosa, un pezzo di ghiaccio” che solo gli Stati Uniti hanno il potenziale militare per difendere.

La terza argomentazione esibita da Trump infatti è proprio legata alle capacità belliche: “Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più”; di certo, non lo può fare la Danimarca, ha concluso.Insomma, per la Casa Bianca l’annessione della Groenlandia rappresenterebbe una sorta di appianamento di un debito storico che la Nato e l’Europa intera – che senza l’intervento degli Stati uniti nella Seconda Guerra “parlerebbe tedesco e un po’ di giapponese”, ha ricordato Trump – hanno contratto con Washington.

Il tutto per garantire una sicurezza collettiva che passa per la costruzione del sistema di difesa antimissile “Golden Dome”, di cui la Groenlandia costituirebbe la propaggine settentrionale a protezione – gratuita – anche di un altro Paese definito “ingrato”, quel Canada che secondo Trump “vive solo grazie agli Stati Uniti”.

Tutti argomenti che fino ad ora non hanno affatto convinto né la Danimarca né gli altri alleati – né, soprattutto, i groenlandesi; nel suo intervento a Davos il Segretario generale della Nato Mark Rutte non ha voluto commentare la querelle limitandosi ad affermare di stare operando “dietro le quinte” per una soluzione mutuamente soddisfacente, al momento del tutto imprecisata.

Trump ribadisce: la Groenlandia è necessaria ma non userò la forza

Roma, 21 gen. (askanews) – “Un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale” americana nonché dell’Occidente in generale: nel suo lungo discorso a Davos Donald Trump ha ribadito l’intenzione di giungere all’annessione della Groenlandia – ma “senza usare la forza, questa è l’unica notizia che vi do”, ha precisato.

In mancanza di un peraltro assai problematico atto bellico intra-Nato, le pretese statunitensi – che per essere onesti sono di vecchissima data – devono posare su altre basi e Trump le ha esaminate tutte, dalla storia più o meno recente ai rapporti con la Nato, fino all’incapacità dei piccoli Paesi di garantire la propria sicurezza.

Iniziando dalla storia, Trump ha ricordato come già nella Seconda Guerra Mondiale Washington sia intervenuta a garantire la sicurezza dell’isola, per poi “stupidamente” restituirla alla Danimarca una volta terminato il conflitto, il che “non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente”.

Poi è passato a esaminare il modo in cui la Nato “ha trattato assai ingiustamente gli Stati Uniti per anni”, sottolineando come Washington abbia pagato “praticamente il 100% della difesa” degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio: ora invece la Casa Bianca vorrebbe, come sia pur tardivo ringraziamento, “una sola cosa, un pezzo di ghiaccio” che solo gli Stati Uniti hanno il potenziale militare per difendere.

La terza argomentazione esibita da Trump infatti è proprio legata alle capacità belliche: “Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più”; di certo, non lo può fare la Danimarca, ha concluso.

Insomma, per la Casa Bianca l’annessione della Groenlandia rappresenterebbe una sorta di appianamento di un debito storico che la Nato e l’Europa intera – che senza l’intervento degli Stati uniti nella Seconda Guerra “parlerebbe tedesco e un po’ di giapponese”, ha ricordato Trump – hanno contratto con Washington.

Il tutto per garantire una sicurezza collettiva che passa per la costruzione del sistema di difesa antimissile “Golden Dome”, di cui la Groenlandia costituirebbe la propaggine settentrionale a protezione – gratuita – anche di un altro Paese definito “ingrato”, quel Canada che secondo Trump “vive solo grazie agli Stati Uniti”.

Tutti argomenti che fino ad ora non hanno affatto convinto né la Danimarca né gli altri alleati – né, soprattutto, i groenlandesi; nel suo intervento a Davos il Segretario generale della Nato Mark Rutte non ha voluto commentare la querelle limitandosi ad affermare di stare operando “dietro le quinte” per una soluzione mutuamente soddisfacente, al momento del tutto imprecisata.

Maltempo, La Russa: vicinanza sentita e doverosa a popolazioni colpite

Roma, 21 gen. (askanews) – “Vorrei segnalare al Senato il grave disagio che stanno vivendo in queste ore le popolazioni della costa ionica della Sicilia, ma anche della Sardegna e della Calabria, che sono colpite in maniera forte, virulenta dagli effetti di mareggiate, piogge, temporali e condizioni atmosferiche avverse, non usuali, che stanno provocando danni di grande, per non dire enorme, rilievo. Credo che la nostra vicinanza intanto, in attesa di quanto si potrà fare, sia sentita e doverosa”. Lo ha detto in aula a palazzo Madala il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Calcio, Arbitri serie A, Mariani dirigerà Juventus-Napoli

Roma, 21 gen. (askanews) – Sarà Mariani di Aprile a dirigere il match clou della ventiduesima giornata di serie A Napoli-Juventus. Roma-Milan è stata affidata a Colombo di COmo, Inter-Pisa a Mercenaro di Genova. Questo il programma completo:

venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa: Marcenaro di Genova. sabato 24 gennaio ore 15.00 Como-Torino: Feliciani di Teramo. Ore 18.00 Fiorentina-Cagliari: Guida di Torre Annunziata. Ore 20.45 Lecce-Lazio: Chiffi di Padova.

domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese: Collu di Cagliari. Ore 15.00 Atalanta-Parma: Sacchi di Macerata, Genoa-Bologna: Maresca di Napoli. Ore 18.00 Juventus-Napoli: Mariani di Aprilia. Ore 20.45 Roma-Milan: Colombo di Como.

lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese: Manganiello di Pinerolo.

Rugby, gli azzurri al raduno di Verona per il Sei Nazioni

Roma, 21 gen. (askanews) – Gonzalo Quesada, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Maschile, ha ufficializzato la lista degli Azzurri convocati per il raduno di Verona – in calendario a partire da domenica 25 gennaio – in preparazione al Guinness Sei Nazioni 2026.

Sono trentatre gli atleti convocati dallo staff tecnico guidato da Quesada. Confermata la base del gruppo che nelle Quilter Nations Series lo scorso novembre ha battuto Australia e Cile e offerto una buona prestazione contro il Sudafrica.

Prima convocazione assoluta per Samuele Locatelli, terza linea delle Zebre Parma e nominato MVP della Serie A Elite Maschile nel 2024, esordiente all’interno nel gruppo azzurro insieme a Damiano Mazza.

Rientro in squadra per Paolo Odogwu, convocato nel Summer Tour 2025, Matt Gallagher – a quasi un anno di distanza dall’ultima convocazione nel Guinness Sei Nazioni 2025 – Alessandro Fusco che aveva raggiunto gli Azzurri last minute per l’ultimo allenamento in avvicinamento al match contro il Cile a Genova lo scorso novembre.

Primo allenamento in calendario a partire da lunedì 26 gennaio al Payanini Center di Verona dove mancheranno Gonzalo Quesada e Michele Lamaro, impegnati entrambi al lancio internazionale del torneo in calendario ad Edimburgo.

“Questi giorni in raduno sono molto importanti, pieni di entusiasmo in attesa di scendere in campo nel torneo di Rugby più antico del mondo affrontando alcune tra le migliori nazionali nel panorama rugbistico. Sono sempre momenti ricchi di tanta emozione. La nostra ultima partita nel Sei Nazioni 2025 ci ha lasciato l’amaro in bocca per il risultato, ma offrendo una ottima prestazione. Dobbiamo approfittare della nostra forma mostrata nell’ultimo novembre dove abbiamo cambiato alcune metodologie di lavoro andando a ritrovare subito i nostri automatismi in pochi allenamenti per poi puntare a mostra le prestazioni che abbiamo avuto contro Irlanda e Australia nel 2025” ha dichiarato Gonzalo Quesada.

L’Italia resterà a Verona fino a sabato 31 gennaio, giorno in cui si sposterà verso Roma. Venerdì 6 febbraio alle 11.45 è in calendario il Captain’s Run, mentre il calcio d’inizio per il primo match degli Azzurri nel Guinness Sei Nazioni 2026 è in programma sabato 7 febbraio alle 15.10 contro la Scozia allo Stadio Olimpico di Roma con copertura televisiva prevista sui canali di Sky Sport.

Wall Street apre in rialzo dopo rassicurazioni Trump, DJ +0,12%

Roma, 21 gen. (askanews) – Avvio di seduta in rialzo Wall Street, dopo i cali di ieri e soprattutto dopo che nel suo atteso intervento al World Economic Forum a Davos, il presidente Usa Donald Trump, pur ribadendo che vuole la Groenlandia, ha rassicurato che non farà ricorso alla forza militare per appropriarsene. Alle prime contrattazioni il Dow Jones guadagna lo 0,12 percento, l’S&P 500 sale dello 0,20 percento e il Nasdaq aumenta dello 0,30 percento. Il dollaro si stabilizza con l’euro che si lima 1,1718 sul biglietto verde.

Calcio, Gasperini: "Stoccarda chanche per i giovani"

Roma, 21 gen. (askanews) – Alla vigilia dell’impegno europeo contro lo Stoccarda, valido per l’Europa League e in programma domani alle 21.00 allo Stadio Olimpico, Gian Piero Gasperini ha presentato la sfida in conferenza stampa presso il Centro Sportivo “Fulvio Bernardini” di Trigoria. Il tecnico giallorosso ha fatto il punto sulla condizione della squadra, sugli obiettivi stagionali e sulla gestione delle energie tra campionato ed Europa.

Gasperini ha spiegato come la Roma arrivi all’appuntamento europeo in buone condizioni generali, pur con qualche assenza: “La squadra sta bene, a parte Hermoso e Dovbyk e i nuovi. Domani è una partita ravvicinata a quella del Milan: adesso è una gara di maggiore attenzione. In Europa stiamo bene, vincendo potremmo saltare i playoff. La nostra attenzione al momento è al campionato”. Un equilibrio delicato tra priorità europee e Serie A, con la consapevolezza che il cammino continentale può offrire opportunità importanti.

Soffermandosi su Paulo Dybala e sul rendimento della squadra, l’allenatore ha sottolineato la crescita mentale del gruppo: “La Roma si è contraddistinta da subito per la mentalità, il gruppo era già motivato per fare bene. Quello che mi auguro andando avanti in stagione, anche se 21 giornate è già significativo, è che si migliori qualitativamente”. Su Dybala ha aggiunto: “Paulo aveva già fatto bene, poi è calato e ci ha messo un po’ di più a recuperare. Gli anni passano, magari in velocità ha qualcosa in meno, ma ha le capacità di giocare in modo determinante”.

Ampio spazio anche a una riflessione sul valore dell’Europa League per i club italiani: “Non metto il punto sulla vittoria del trofeo. Se il trofeo è l’unica cosa gratificante, allora si è sempre delusi: vincere un trofeo in Europa per le italiane è un problema. Vale per tutte, anche per la Roma. Va spostato l’obiettivo, bisogna crescere in ogni occasione”. Un percorso, secondo Gasperini, che passa prima dalla percezione della propria forza: “Quando si ha la sensazione di essere forti, allora forse si può vincere”.

Guardando al campionato, il tecnico ha parlato della corsa al quarto posto e della nuova consapevolezza acquisita: “All’inizio non sapevamo quale fosse la nostra dimensione. Ora non c’è nulla di definitivo, ma è una posizione che abbiamo conquistato. Giochiamo per dare il massimo, contro squadre molto vicine, tolta l’Inter”. E ancora: “Nei mesi ci siamo conquistati questa posizione e faremo di tutto per difenderla e incrementarla. Anche noi abbiamo una considerazione di noi stessi superiore rispetto a quella di qualche tempo fa”.

Sul fronte mercato e sulle situazioni individuali, Gasperini ha chiarito il caso Bailey: “Ha avuto un’esperienza negativa, si è infortunato il primo giorno ed è iniziato il calvario. Pensavamo potesse aiutarci, ma gli infortuni hanno determinato la scelta”. Una decisione che apre nuovi scenari: “Questo apre uno spazio. Non so cosa può succedere, si vedrà. Se arrivano situazioni che ci migliorano, bene, altrimenti restiamo così”. Positivi invece gli aggiornamenti su Ferguson: “Ha recuperato dalla contusione: domani ci sarà. Ora è un giocatore della Roma, ogni occasione è buona per lui per fare bene”.

Il tecnico si è espresso anche sul divieto di trasferta per i tifosi, tema sempre sensibile: “Per pochi si penalizzano tutti. Queste situazioni non le vuole nessuno, è chiaro non fanno parte dello sport. Vedere così tanta gente in trasferta è positivo, mi dispiace”.

Infine, uno sguardo al progetto tecnico e alla crescita dei giovani: “Mi piacerebbe sviluppare un nucleo forte di 15-16 giocatori competitivi, sui quali far crescere i giovani che possano alimentarlo”. Gasperini ha citato l’esempio di Pisilli come modello virtuoso: “È cresciuto e non serve andare in prestito. È il prototipo perfetto: deve diventare forte qui”. Un percorso graduale, secondo l’allenatore, necessario per costruire basi solide prima di parlare di vittorie.

Tennis, Paolini più forte della pioggia, terzo turno a Melborne

Roma, 21 gen. (askanews) – Jasmine Paolini supera anche il secondo turno agli Australian Open, battendo la polacca Magdalena Frech 6-2, 6-3 in un’ora e 51 minuti di gioco. Il principale ostacolo per la n.8 del mondo è stata la pioggia che ha interrotto più volte il match e costretto poi a concluderlo al coperto alla John Caine Arena. Ora l’azzurra attende la statunitense Jovic.

“È stata un’avventura complicata, condizioni diverse con il tetto qui, non è stato semplice adattarsi – ha detto Paolini nel post partita -. Ma meglio qui senza vento, ci sono stati alti e bassi e non è stato facile giocare contro di lei. Adesso devo riposarmi e domani inizierò a pensare alla prossima partita. Grazie italiani per essere stati qui”

IA, Nvidia, Huang: richiede ancora più investimenti, lontani da bolla

New York, 21 gen. (askanews) – A dispetto delle centinaia di miliardi già assorbiti, all’intelligenza artificiale servono ancora più fondi, mentre sta già generando benefici economici in diversi settori, senza timori di una bolla speculativa. E’ la tesi sostenuta dal numero uno di Nvidia, Jensen Huang, nel suo primo intervento al World Economic Forum di Davos.

Huang ha descritto l’AI come una “torta a cinque strati” – energia, chip, infrastruttura cloud, modelli e applicazioni – sottolineando che è proprio l’applicazione industriale della tecnologia a creare valore economico. Settori come energia e semiconduttori stanno già crescendo grazie all’AI, ma secondo il CEO servono investimenti più ampi per estendere i benefici anche alle economie emergenti.

Huang ha respinto i timori di una bolla, spiegando che “i grandi investimenti sono necessari per costruire l’infrastruttura dell’AI. L’opportunità è straordinaria” . Ha poi aggiunto che la trasformazione in corso è “la più grande costruzione infrastrutturale della storia”, escludendo che l’AI possa distruggere posti di lavoro poichè data center, server e fabbriche di chip richiederanno infatti migliaia di tecnici, elettricisti e operai specializzati.Sul premercato Nvidia sta guadagnando lo 0,2%.

Trump a Davos: "L’Europa non sta andando nella direzione giusta"

Roma, 21 gen. (askanews) – In “Europa non state andando nella direzione giusta”, ha dichiarato il presidente statunitense Donald Trump, nel corso del suo intervento sul palco del Forum economico di Davos. “Alcune aree dell’Europa non sono riconoscibili”, ha detto Trump, sottolineando “io amo l’Europa”, ma a suo avviso diventa irriconoscibile. Ci sono “migrazioni di massa incontrollate” in Europa, secondo Trump. Poi ha cambiato argomento: “Il Venezuela tornerà ad essere un grande Paese”, c’è “grande collaborazione”, ha dichiarato. Sugli Usa ha affermato: “Dopo un anno delle mie politiche, e molto presto, vedrete una crescita economica che nessun Paese ha mai avuto prima”.

Maltempo, Meloni segue situazione: governo sosterrà le comunità

Roma, 21 gen. (askanews) – “La presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, segue con attenzione, in costante contatto con il Ministro Nello Musumeci e con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, l’evoluzione dell’eccezionale ondata di maltempo che sta interessando la Calabria, la Sardegna e la Sicilia”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Meloni, prosegue il comunicato, “è particolarmente vicina alle comunità colpite e raccomanda di seguire le indicazioni delle autorità locali, evitando ogni esposizione al rischio. Ringrazia per l’efficiente lavoro di previsione e di allertamento messo in campo dal Dipartimento della Protezione Civile e dai presidi territoriali, da Regioni, Comuni e Prefetti”.

Il Governo, assicura, “sosterrà le comunità che hanno subito danni, nei prossimi giorni il Ministro Musumeci e il Capo Dipartimento Ciciliano si recheranno nelle aree colpite per individuare, insieme ai Presidenti delle Regioni interessate, le azioni necessarie al superamento dell’emergenza”.

Accordo Mercosur, l’Europarlamento chiede un parere alla Corte Ue

Bruxelles, 21 gen. (askanews) – La plenaria del Parlamento europeo ha approvato con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astensioni, oggi a Strasburgo, una mozione che chiede alla Corte europea di Giustizia di valutare se l’accordo con il Mercosur sia conforme ai Trattati Ue.

La Corte europea di giustizia dovrà ora esaminare, secondo le indicazioni contenute nel testo adottato, la base giuridica dell’accordo commerciale interinale (Ita) e dell’accordo di partenariato (Empa) tra l’Ue e il Mercosur.

In attesa del parere della Corte, il Parlamento europeo potrà ora continuare l’esame dei testi ma dovrà attendere la pubblicazione del parere prima di poter approvare o respingere la ratifica dell’Ita, che consente l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo commerciale.

L’Ita riguarda una competenza esclusiva dell’Unione, e non è soggetto perciò alla ratifica da parte degli Stati membri, ma solo al consenso del Parlamento europeo e all’approvazione formale finale del Consiglio Ue. L’Ita cesserà di applicarsi una volta entrato in vigore l’altro accordo definitivo, l’Empa.

Una seconda proposta di risoluzione del Parlamento europeo, che chiedeva alla Corte Ue una valutazione legale dell’Accordo, è stata respinta con 225 voti a favore, 402 contrari e 13 astensioni.

Guess: Chiara Ferragni volto per la campagna primavera-estate 2026

Roma, 21 gen. (askanews) – Chiara Ferragni è il nuovo volto della campagna pubblicitaria globale Primavera/Estate 2026 di Guess. Lo ha riferito la società spiegando che si tratta di “una scelta che riflette l’impegno costante del brand nel valorizzare donne capaci di definire il proprio percorso con sicurezza, visione e resilienza”.

“Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna Guess”, ha sottolineato Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di Guess?, Inc. “Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con Guess. Rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza, uno spirito che emerge in modo naturale nella collezione SS26: moderna, versatile e ricca di personalità”.

Soddisfatta anche Ferragni che ha spiegato: “È un grande onore per me tornare a lavorare per Guess dopo quasi 13 anni dalla nostra prima collaborazione. Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come Guess, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature. Un grande e doveroso ringraziamento va a Paul Marciano, co-fondatore di Guess, per il supporto e la fiducia che mi ha dimostrato in un momento delicato della mia vita. L’esperienza sul set è stata speciale e la porterò sempre con me”.

La campagna Guess Primavera/Estate 2026 sarà lanciata a livello globale a febbraio 2026 su piattaforme stampa, digital e social media. (fonte immagine: GUESS).