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Volkswagen: utile netto -28% nel I trim, pesano Cina e dazi Usa

Milano, 30 apr. (askanews) – Il gruppo Volkswagen chiude il primo trimestre 2026 con un utile netto in calo del 28,4% a 1,56 miliardi di euro, penalizzato dalla contrazione dei volumi in Cina e Nord America, dall’impatto dei dazi Usa e da voci stroardinarie, ma conferma la guidance per l’intero esercizio e indica progressi sul fronte dei costi e della generazione di cassa. Il gruppo tedesco ha registrato ricavi per 75,66 miliardi di euro, in calo del 2,5%, mentre il risultato operativo è sceso del 14,3% a 2,46 miliardi.

Il margine operativo si è attestato al 3,3%, dal 3,7% di un anno prima. Le consegne ai clienti sono calate del 4% a 2,05 milioni di veicoli, le vendite di veicoli del 6,9% a 1,95 milioni e la produzione dell’1,7% a 2,16 milioni.

Il gruppo ha segnalato una dinamica positiva in Europa, dove il portafoglio ordini è aumentato di circa il 15% rispetto a fine 2025, sostenuto dai nuovi modelli, fra cui Volkswagen T-Roc, Cupra Terramar, Skoda Elroq, Audi Q3 e Porsche Cayenne Electric. Gli ordini Bev sono cresciuti del 4%. Sul piano geografico, tuttavia, la crescita in Sud America (+3%), Europa occidentale (+1%) ed Europa centro-orientale (+7%) ha compensato solo in parte i cali in Cina (-20%) e Nord America (-9%).

Nel trimestre Volkswagen ha ridotto i costi generali di quasi 1 miliardo di euro e ha generato un net cash flow positivo per 1,99 miliardi nella divisioen Auto, contro un assorbimento di 828 milioni un anno prima. La liquidità netta della divisione automotive resta solida a 34,24 miliardi di euro, poco sotto i 34,5 miliardi di fine 2025.

Per il 2026 Volkswagen conferma ricavi attesi tra stabili e +3% rispetto all’anno precedente, un margine operativo tra il 4% e il 5,5%, un net cash flow automotive tra 3 e 6 miliardi e liquidità netta tra 32 e 34 miliardi. La guidance si basa sull’ipotesi che il livello dei dazi Usa resti invariato, mentre non incorpora l’eventuale impatto di un’escalation in Medio Oriente, che il gruppo afferma di non poter valutare in modo affidabile.

Tra le divisioni, il Brand Group Core ha migliorato il risultato operativo a 1,54 miliardi di euro, +38%, con un margine del 4,4%, grazie a costi prodotto ottimizzati e controllo deii costi che hanno più che compensato i dazi Usa e la svalutazione della ID.4 negli Stati Uniti. Il Brand Group Progressive, che include Audi, ha visto i ricavi scendere dell’8,1% a 14,18 miliardi, ma il risultato operativo è salito del 9,5% a 588 milioni, con margine al 4,2%.

Più debole la performance del Brand Group Sport Luxury, cioè Porsche, con ricavi in calo del 5,6% a 7,38 miliardi e risultato operativo sceso a 517 milioni da 678 milioni, per minori volumi e dazi Usa; il margine è sceso al 7%. Pesante flessione anche per la divisione Trucks, con ricavi -5,3% a 9,78 miliardi e risultato operativo crollato a 40 milioni da 640 milioni, per minori volumi, dazi e oneri legati a progetti elettrici e alla vendita di un impianto negli Stati Uniti. Cariad ha invece ridotto la perdita operativa a 420 milioni da 755 milioni, grazie agli effetti del piano di ristrutturazione.

Nel ricordo del beato Giuseppe Toniolo

Ricordare il beato Giuseppe Toniolo non significa soltanto rendere omaggio a una grande figura del cattolicesimo sociale italiano. Significa, piuttosto, tornare a una sorgente viva del pensiero cristiano dentro la storia, là dove la fede non si separa mai dalla responsabilità pubblica, dalla giustizia sociale, dalla dignità del lavoro, dalla formazione delle coscienze.

Toniolo comprese con straordinaria lucidità che una società non si custodisce solo attraverso le istituzioni, ma attraverso un tessuto morale, culturale e comunitario capace di tenere insieme libertà e solidarietà, sviluppo e giustizia, economia e persona. Il suo pensiero conserva oggi un’importanza decisiva, perché ci ricorda che il bene comune non è un principio disincarnato, ma il nome concreto di una convivenza più umana.

In un tempo segnato da solitudini crescenti, disuguaglianze profonde e smarrimento educativo, Toniolo continua a parlarci con sorprendente attualità. La sua lezione ci chiede di non rassegnarci a un’economia senza volto, a una politica senza popolo, a una cultura senza anima. Ci invita, al contrario, a ricostruire legami, a formare classi dirigenti responsabili, a mettere la persona al centro dei processi sociali.

Il suo pensiero economico resta, in questo senso, di grande modernità. Per Toniolo l’economia non poteva essere ridotta a pura tecnica, a calcolo impersonale, a meccanismo separato dalla vita reale delle persone. Doveva essere, invece, un’economia umana, ordinata alla dignità del lavoro, alla giustizia nei rapporti sociali, alla cooperazione, alla responsabilità dei corpi intermedi. Anche la sua riflessione sulla pace nasceva da qui: non da un sentimento astratto, ma dalla convinzione che non vi possa essere pace autentica senza giustizia, senza diritto, senza un ordine internazionale fondato sulla dignità della persona e sulla fraternità tra i popoli.

Tra le sue intuizioni più grandi vi è quella che preparò spiritualmente e culturalmente la nascita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: non come semplice istituzione accademica, ma come luogo in cui sapere, fede, ricerca e servizio al Paese potessero incontrarsi fecondamente. In quella visione c’era già l’idea che l’università dovesse essere non un luogo separato dalla vita, ma un laboratorio di pensiero, responsabilità e futuro.

Per questo la memoria di Giuseppe Toniolo non appartiene al passato. È una consegna. È un compito. È una bussola per quanti credono che la democrazia abbia bisogno di cultura, che la politica abbia bisogno di coscienza, che l’economia abbia bisogno di giustizia, che la fede abbia bisogno di incarnarsi nella storia.

Nel suo nome, siamo chiamati ancora oggi a servire l’Italia con intelligenza, con sobrietà, con passione civile e con quella speranza cristiana che non evade dal mondo, ma lo ama abbastanza da volerlo più giusto.

 

* Testo pubblicato dal sito web dell’Istituto Toniolo

https://www.istitutotoniolo.it

Irresponsabile violare le regole di bilancio

L’idea che l’Italia possa alleviare le pene della sua economia e indurre al sorriso i suoi elettori violando allegramente le regole di bilancio europee e rimettendo in movimento la spirale della spesa pubblica è un atto di pura irresponsabilità. Si tratta di un peccato che magari abbiamo già commesso in altri tempi (e noi democristiani dobbiamo dircelo senza troppa indulgenza per noi stessi). Ma che ora, in tempi di euro, diventerebbe devastante, finendo col minare assai seriamente la credibilità del nostro paese.

Non si tratta, infatti, di adempiere a un odioso obbligo contabile. Si tratta piuttosto di decidere se intendiamo stare sulla scena globale forniti di un attestato di affidabilità, o se invece vogliamo riproporci come un luogo di allegra disinvoltura. Sapendo che l’indomani ci troveremmo inevitabilmente a fare i conti con le severe leggi del mercato globale.

Non c’è bisogno di ricordare che le conseguenze di questi giri di valzer sarebbero assai severe e che a pagarle finirebbero per essere proprio “le imprese e le famiglie”. Quelle imprese e quelle famiglie a cui la demagogia politica ed elettorale ammicca ogni sera, sempre più vanamente, dagli schermi dei nostri telegiornali.

Molto probabilmente, nulla di tutto questo avverrà. Ma appunto per questo si vorrebbe suggerire a quanti teorizzano lo sfondamento delle linee di bilancio di evitare i loro proclami. Poiché quei proclami non arrecano nessun sollievo ai cittadini e nessun vantaggio ai suoi cantori. Mentre rischiano di aggiungere, questo sì, altri oneri a spese dei loro destinatari.

 

Fonte – La Voce del Popolo – 29 aprile 2026

[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

L’affare Minetti, un solito caso italiano

Minetti o non Minetti, questo è il problema

Il caso Minetti primeggia nei titoli di testa dei giornali con la stessa caratura dei conflitti in Iran e in Ucraina. Si tratta di una guerra interna al nostro paese che potrebbe lasciare sul campo il buon Nordio e comunque sta sollevando un polverone tossico da cui guardarsi per il sano respiro della nostra politica. La faccenda è singolare perché da ex igienista dentale la Minetti potrebbe essere proprio lei a compromettere la salute del Governo e forse anche della opposizione mettendo in luce una carie nella procedura del rilascio della grazia concessa dal Capo dello Stato a quella che è stata una delle donne caduta, al tempo, nelle simpatie di Berlusconi. La Minetti sta conoscendo una rinnovata fama liberandosi dall’oblio per le sue gesta di un tempo e che non hanno lasciato neanche tracce esaltanti come Consigliera regionale in quel della Lombardia un vissuto, del quale è inutile scomodare la memoria alla ricerca di un segno da conservare.

La giustizia e un possibile inciampo

Oggi costituisce una mina per la Meloni e la conduzione del Dicastero della Giustizia, pur dovendosi attendere se corrisponda al vero la falsità degli elementi che hanno indotto la Corte d’Appello della Procura di Milano ad esprimere un parere favorevole per il decreto con cui Mattarella ha levato il peso di una condanna alla Minetti in questione. Destino vuole che dalle parti di Milano accada sempre qualcosa che metta in croce Berlusconi e i suoi futuri eredi politici.

Si è attivato subito un sistema di scarica barile in virtù del quale l’ufficio della “grazia” del Quirinale non ha fatto che prendere atto di quanto rappresentato da Nordio che a sua volta si è fidato della istruttoria e delle indagini della Procura meneghina che oggi dice di essere stata “ingenua” nel considerare i fatti. In proposito sembra che abbia rilasciato una dichiarazione che non è di gran conforto: “…Potremmo alla fine anche ammettere di non essere stati perspicaci, seppure diligenti, ma prima dobbiamo fare tutte le verifiche”. Se la Mnetti avesse effettivamente preso in giro la giustizia, non si sarebbe avuto uno sguardo acuto ma nello stesso tempo ci sarebbe il vanto di non essere stati vittime di pregiudizio verso una persona pur munita di una storia non proprio esemplare.

Smanie di contrapposizioni

Quindi ora ci si affida al superiore salvagente dell’Interpol per ulteriori verifiche e accertamenti e subito i costituzionalisti cominciano a dibattere se comunque si possa revocare la grazia anche in assenza di un nuovo reato, ferma l’eventuale mendacia dei fatti di cui la Minetti si è fatta forte nel sostenere la sua causa relativa ad una adozione di un bambino che avrebbe dovuto restare riservata e che invece è adesso sulla pubblica piazza, commettendosi almeno per questo un male certo.

Un triste clamore mediatico

Resta adesso di dover correre velocemente per uscire dai pasticci, il caso Minetti richiede una giustizia veloce come su un percorso di Minneapolis e mettere fine alla baraonda che ne è venuta fuori. Forse sarebbe stato più opportuno non farne materia di contenzioso politico perché c’è pur sempre un minore da tutelare e che pesa di più di tutte le diatribe in corso. Che gli avversari del Governo ne facciano un motivo per sperare su questo di metterlo in crisi non lascia tranquilli. Occorrerebbero altri argomenti ed altre proposte per candidarsi ad essere alternativa alla guida del Paese. Dalla nobile disfida di Barletta a uno scontro dal sapore di burletta il passo è breve.

Tutto questo trambusto prima poi passerà, forse la Minetti avrà ragione a lamentarsi di essere stata messa alla gogna o forse le si potranno aggiungere nuove critiche ed altre accuse per un procedere che anche in passato non è stato del tutto luminoso. Prima poi tutto questo passerà, ci sono fatti più importanti a cui guardare e un giorno si potrà dire finalmente “Minetti chi?”.

Accoglienza sotto sequestro: quando l’emergenza fabbrica abbandono

Partendo dall’articolo di Franz Baraggino pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 28 aprile 2026, che riprende il rapporto ActionAid La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026, emerge un quadro severo del sistema italiano di accoglienza.

Il dato da cui partire è netto: la crisi non sembra dipendere da una pressione migratoria ingestibile. Al 31 dicembre 2024, le persone accolte erano 134.549, pari appena allo 0,23% della popolazione residente. Non un’invasione, dunque, non un assedio, non una massa fuori controllo. Piuttosto, una presenza numericamente governabile, che però continua a essere amministrata come emergenza permanente.

Prevale la logica di  contenimento

Il problema, allora, non è solo quantitativo. È politico, amministrativo e culturale. L’accoglienza, che dovrebbe essere un percorso di tutela, orientamento e progressiva autonomia, viene sempre più ridotta a una logica di contenimento. I CAS, Centri di Accoglienza Straordinaria, ospitano la maggioranza delle persone, mentre il sistema SAI, più vicino ai Comuni, ai territori e a un’idea di integrazione diffusa, resta marginale. Così l’accoglienza smarrisce la sua funzione educativa e sociale e rischia di diventare semplice gestione dei corpi: vitto, alloggio, attesa.

Particolarmente grave è la denuncia del cosiddetto “sovraffollamento artificiale”. Alcune strutture superano la capienza prevista, mentre altrove risultano disponibili posti liberi. Questo significa che il disordine non nasce sempre dalla mancanza di spazi, ma da scelte organizzative che concentrano, comprimono, allontanano.

La frontiera, come suggerisce ActionAid, non è più soltanto una linea geografica, ma diventa un dispositivo diffuso di selezione, attesa e contenimento: attraversa i centri, le procedure amministrative e le biografie sospese di chi resta bloccato tra riconoscimento negato e integrazione mancata.

A rendere ancora più fragile il quadro ci sono i tagli ai servizi: meno mediazione linguistica, meno orientamento legale, meno supporto psicologico, meno accompagnamento reale. Ma una persona che arriva da guerre, torture, povertà estrema o viaggi traumatici non ha bisogno soltanto di un letto. Ha bisogno di essere ascoltata, compresa, orientata. Senza questi presìdi, l’accoglienza non produce integrazione: genera marginalità.

Controllare davvero significa garantire umanità

Qui si apre una questione decisiva, anche scomoda. In alcune aree del Paese non possono mancare controlli severi, continui, non puramente formali, capaci di verificare che nei centri tutto avvenga secondo criteri di legalità, trasparenza e umanità. Vigilare non significa criminalizzare l’accoglienza, ma impedire che essa diventi un affare opaco, una gestione al ribasso, un parcheggio di vite fragili.

Servono ispezioni reali sulle condizioni materiali delle strutture, sulla qualità dei servizi, sulla presenza effettiva di figure professionali, sul rispetto delle capienze, sulla tutela sanitaria e psicologica, sulla mediazione culturale, sull’accompagnamento legale. E serve rigore anche nel rilascio delle autorizzazioni, negli affidamenti, nelle proroghe, nei capitolati, nelle verifiche prefettizie. Perché se l’accoglienza viene affidata senza presidio pubblico, se i centri restano privi di controlli adeguati, se i servizi vengono tagliati e la dignità diventa una variabile di bilancio, allora lo Stato non governa il fenomeno: lo abbandona.

La parte più dolorosa riguarda i minori stranieri non accompagnati. L’articolo segnala, sulla base del rapporto ActionAid, il passaggio di centinaia di ragazzi soli in centri per adulti. È un dato che dovrebbe inquietare profondamente. Un minore senza famiglia non può essere trattato come un problema logistico. È una responsabilità pubblica, educativa, morale. Quando un ragazzo scompare dal sistema, non scompare dalla realtà: diventa più esposto allo sfruttamento lavorativo, al lavoro nero, alla criminalità, alla solitudine.

Il tema vero, allora, non è soltanto come “contenere” i migranti. È decidere che idea abbiamo della società. Un’accoglienza povera di servizi non rende i territori più sicuri. Li rende più fragili. Produce invisibilità, non ordine. Alimenta rancore, non responsabilità pubblica. Genera zone grigie, non legalità.

Percorsi seri

L’emergenza, quando viene fabbricata dalla politica, non passa: mette radici, diventa paesaggio, insegna alle istituzioni a scambiare l’attesa per governo e l’abbandono per ordine.

Ma una democrazia matura non dovrebbe trasformare l’accoglienza in abbandono organizzato. Dovrebbe pretendere percorsi seri, controlli rigorosi, responsabilità diffuse e strumenti reali di autonomia: perché ogni vita lasciata in sospeso diventa una ferita aperta nel corpo della Repubblica.

Perché accogliere non significa semplicemente aprire una porta. Significa evitare che, una volta varcata quella soglia, le persone vengano lasciate sole in un corridoio senza uscita.

Inzaghi: "Inter penalizzata, sarei rimasto"

Roma, 30 apr. (askanews) – “Giù le mani dall’Inter: siamo stati penalizzati, non favoriti”. A quasi un anno dall’addio ai nerazzurri, Simone Inzaghi rompe il silenzio e ripercorre senza filtri la fine del suo ciclo con l’Inter e la nuova esperienza all’Al Hilal in una intervista alla Gazzetta dello sport. Alla vigilia dello scudetto che incorona l’erede Cristian Chivu, il tecnico difende il lavoro svolto e respinge le polemiche sugli arbitri: “Mi ha scioccato l’inchiesta. Abbiamo perso parecchi punti per errori arbitrali. È sorprendente essere tirati dentro a una storia nella quale siamo stati penalizzati. Non accuso nessuno, ma resta la sensazione che ci sia stato tolto qualcosa”.

Il riferimento è alla stagione conclusa con uno scudetto sfumato per un punto: “È doloroso, ma nello sport non si possono avere rimpianti. In quattro anni ho vinto tanto e raggiunto due finali di Champions. Accetto le critiche, ma solo su di me: i giocatori mi hanno sempre dato tutto”. E proprio il cammino europeo resta il ricordo più vivo: “Le serate contro Bayern e Barcellona valgono più dei trofei, sono state vittorie forse irripetibili”.

Decisiva, però, la finale di Monaco persa contro il Paris Saint-Germain: “Siamo arrivati senza energie fisiche e mentali. La delusione per lo scudetto perso ha pesato. Il Psg ha indirizzato la partita e noi ci siamo disuniti”. Una sconfitta che ha segnato anche il futuro: “Se avessimo vinto la Champions sarei rimasto. Ho deciso due giorni dopo, a casa di Marotta, con Ausilio e Baccin. Sentivo che si era chiuso un ciclo”.

Nessun addio programmato, quindi: “Non avevo comunicato nulla alla squadra prima della finale. È successo tutto molto velocemente”. E sulla scelta dell’Arabia Saudita, Inzaghi respinge le critiche: “Non sono andato per i soldi ma per conoscere una nuova realtà e mettermi in discussione. Non mi è mai mancato nulla dal punto di vista economico”.

A Riad il tecnico rivendica i risultati: “Non abbiamo ancora perso una partita in stagione. Siamo in corsa per il titolo e in finale di Coppa del Re”. E sul futuro non si sbilancia: “Ho ancora un anno di contratto e grande entusiasmo. Quando sarà il momento vedremo”.

Uno sguardo resta comunque all’Inter, capace di ripartire subito: “Sono stati molto bravi, vincere non è mai facile. Il merito è anche di Chivu”. E sui rapporti con lo spogliatoio chiarisce: “Con Dimarco c’è un ottimo rapporto, fui io a trattenerlo. Anche su Zielinski si dimentica che lo volli io”.

Infine, una riflessione sul calcio italiano: “Bisogna ripartire dalla base, dai vivai, con più coraggio e qualità. Ridurrei anche il format della Serie A e valorizzerei gli istruttori dei bambini. Senza di loro non sarei mai diventato Simone Inzaghi”.

Stellantis torna in utile nel I trim, bene Usa ma margini giù in Europa

Milano, 30 apr. (askanews) – Stellantis chiude il primo trimestre 2026 con ricavi netti in crescita del 6% a 38,1 miliardi di euro, consegne consolidate in aumento del 12% a 1,36 milioni di veicoli e un utile operativo rettificato, Aoi, di 960 milioni, quasi triplicato rispetto ai 327 milioni di un anno prima. Il margine Aoi è salito al 2,5%, dallo 0,9% del primo trimestre 2025, mentre l’utile netto è tornato positivo per 400 milioni di euro.

Il miglioramento è stato trainato soprattutto dal Nord America, dove le consegne sono aumentate del 17% a 379mila unità, sostenute dal Ram 1500 Hemi V-8, dal Jeep Grand Wagoneer aggiornato e dal nuovo Jeep Cherokee. I ricavi dell’area sono cresciuti dell’11% a 16,1 miliardi di euro, grazie a maggiori volumi, mix più favorevole e pricing netto positivo, pur in presenza di effetti cambi negativi. Il Nord America è tornato in utile operativo rettificato per 263 milioni, rispetto alla perdita di 542 milioni del primo trimestre 2025, con margine Aoi all’1,6% dal -3,7%.

In Europa allargata le consegne sono salite del 12% a 637mila unità, spinte dai maggiori volumi di Citroën C3 e C3 Aircross, Opel/Vauxhall Frontera, Fiat Grande Panda e dai modelli Leapmotor, in particolare la T03. I ricavi sono però cresciuti solo dell’1% a 14,4 miliardi, perché l’aumento dei volumi è stato in larga parte compensato da pricing netto negativo e da un mix sfavorevole. L’Aoi dell’area è sceso a 8 milioni, dai 292 milioni di un anno prima, con margine allo 0,1% rispetto al 2,1% del primo trimestre 2025.

Nel resto del gruppo, Medio Oriente e Africa ha mantenuto margini a doppia cifra, con Aoi di 282 milioni e margine dell’11,8%, mentre il Sud America ha registrato un Aoi di 393 milioni e un margine del 10,8%. L’Asia Pacifico resta in perdita, con Aoi negativo per 30 milioni e margine al -6,9%, nonostante il progresso dei volumi, in particolare in India.

Stellantis ha intanto ridotto da 1,6 a 1,3 miliardi di euro la stima dell’impatto dei dazi Usa per il 2026, dopo un effetto positivo di circa 400 milioni legato ai rimborsi attesi in seguito alla bocciatura delle misure da parte della Corte Suprema. L’impatto dei dazi è stato neutrale nel trimestre, anche se il gruppo, come gli altri costruttori che ne hanno fatto richiesta, non ha ancora ricevuto i rimborsi.

Il gruppo ha confermato la guidance finanziaria per il 2026: ricavi netti attesi in aumento a una cifra percentuale media, “mid-single digit”, margine Aoi a una cifra percentuale bassa, “low-single digit”, e flusso di cassa industriale in miglioramento anno su anno, includendo circa 2 miliardi di pagamenti legati agli oneri straordinari del reset operativo contabilizzati nel secondo semestre 2025. Stellantis prevede inoltre un ritorno a un flusso di cassa industriale positivo nel 2027.

“I primi tre mesi del 2026 riflettono i risultati delle azioni intraprese per riportare Stellantis su un percorso di crescita sostenibile e profittevole”, ha dichiarato il ceo Antonio Filosa. I prodotti lanciati nel 2025, ha aggiunto, “sono stati accolti con favore” e i 10 nuovi veicoli previsti nel 2026 dovrebbero consolidare lo slancio. “La nostra priorità è chiara: mettere i clienti al centro”, ha detto Filosa, rinviando all’Investor Day del 21 maggio ad Auburn Hills per ulteriori dettagli.

Playoff NBA: Houston resta viva, ok Pistons e Cavs

Roma, 30 apr. (askanews) – Notte intensa nei playoff NBA, con tre gare-5 che ridisegnano gli equilibri delle serie e tengono aperti diversi scenari alla vigilia delle decisive gare-6. Colpo esterno degli Houston Rockets sul campo dei Los Angeles Lakers, vittoria interna dei Detroit Pistons contro gli Orlando Magic e successo casalingo dei Cleveland Cavaliers sui Toronto Raptors.

A Cleveland i Cavs difendono il fattore campo imponendosi 125-120 e portandosi sul 3-2 nella serie. Dopo un avvio favorevole ai canadesi, avanti anche di 12 punti tra primo tempo e inizio ripresa, la squadra di casa cambia marcia nel secondo tempo, limitando Toronto a percentuali molto basse nell’ultimo quarto. Decisivo il contributo dalla panchina di Dennis Schröder, autore di 19 punti di cui 11 nel periodo finale, mentre James Harden ed Evan Mobley chiudono con 23 punti a testa e Donovan Mitchell ne aggiunge 19. A Toronto non bastano i 25 di RJ Barrett e la prova completa di Scottie Barnes (17 punti, 8 rimbalzi e 11 assist), condizionata anche dall’uscita per infortunio di Brandon Ingram nel secondo quarto.

A Detroit i Pistons superano 116-109 Orlando e accorciano sul 2-3, rinviando il verdetto della serie. Protagonista assoluto Cade Cunningham, che firma una prestazione storica da 45 punti, record di franchigia ai playoff, trascinando i suoi in una gara sempre condotta ma rimasta aperta fino agli ultimi secondi. Dall’altra parte Paolo Banchero risponde con altri 45 punti, massimo personale nella postseason, ma i suoi errori dalla lunetta e l’assenza di Franz Wagner pesano nel finale. Detroit trova anche il supporto di Tobias Harris (23 punti), mentre Orlando resta comunque in controllo della serie con la possibilità di chiudere in gara-6 davanti al proprio pubblico.

Colpo di carattere infine per Houston, che passa 99-93 a Los Angeles e diventa la 16ª squadra nella storia dei playoff NBA capace di forzare gara-6 dopo essere stata sotto 0-3 nella serie. I Rockets costruiscono il successo con la difesa e un grande equilibrio offensivo: cinque uomini in doppia cifra guidati dai 22 punti di Jabari Smith Jr. e dai 18 di Tari Eason. Ai Lakers non bastano i 25 punti di LeBron James e i 22 dalla panchina di Austin Reaves, con percentuali basse dall’arco e troppe palle perse che compromettono la gestione del finale. La serie torna ora a Houston, con i californiani chiamati a chiudere per evitare una pericolosa gara-7.

Flotilla: "Attacco contro civili in acque internazionali"

Roma, 30 apr. (askanews) – L’operazione lanciata dalle forze israeliane contro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette verso la Striscia di Gaza è “un vero e proprio attacco contro i civili in acque internazionali”. Lo ha denunciato ad Al Jazeera l’addetto stampa della Flotilla, Gur Tsabar, sollecitando “un intervento immediato” da parte dei governi di tutto il mondo per “garantire la sicurezza della Flotilla e per assicurare che il corridoio umanitario verso Gaza possa essere aperto.” “Imbarcazioni civili disarmate, a centinaia di miglia da Israele, vengono circondate e minacciate con le armi”, ha denunciato Tsabar, sottolineando che “Israele non ha giurisdizione in queste acque. Intercettare o abbordare queste imbarcazioni equivarrebbe a una detenzione illegale, potenzialmente un sequestro in alto mare”. “Ogni governo ha l’obbligo di proteggere gli oltre 400 civili a bordo e di rispettare il diritto internazionale. Il silenzio in questo momento è totale complicità – ha aggiunto l’addetto stampa – è necessario un intervento immediato per garantire la sicurezza della flottiglia e per assicurare che il corridoio umanitario verso Gaza possa essere aperto”.

Gli Usa propongono una coalizione internazionale per Hormuz

Roma, 30 apr. (askanews) – L’amministrazione Trump sta proponendo di aderire a una nuova coalizione internazionale per consentire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui l’iniziativa, denominata “Maritime Freedom Construct”, è stata illustrata in un cablogramma interno del dipartimento di Stato inviato martedì scorso alle ambasciate, in cui si chiede ai diplomatici americani di fare pressione sui governi stranieri perchè vi aderiscano.

Secondo il cablogramma, la coalizione guidata dagli Stati Uniti si occuperebbe della condivisione di informazioni, del coordinamento diplomatico e dell’applicazione delle sanzioni.

“La vostra partecipazione rafforzerà la nostra capacità collettiva di ripristinare la libertà di navigazione e proteggere l’economia globale – recita il cablogramma – un’azione collettiva è essenziale per dimostrare una determinazione unitaria e imporre costi significativi al blocco del transito attraverso lo Stretto imposto dall’Iran”.

Nel cablogramma si afferma che i diplomatici americani dovrebbero chiedere ai loro interlocutori stranieri se i loro paesi desiderano essere un “partner diplomatico e/o militare”, precisando che la missione sarà gestita dal dipartimento di Stato e dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) e che “sarebbe complementare ad altre task force marittime per la sicurezza”, tra cui quella lanciata da Regno Unito e Francia”.

Iran, le notizie più importanti del 30 aprile sulla guerra

Roma, 30 apr. (askanews) – Di seguito una selezione delle notizie più importanti di giovedì 30 aprile sulla guerra di Usa e Israele contro l’Iran, un conflitto che coinvolge i Paesi del Golfo e il Libano, con ripercussioni sull’economia globale. La fragile tregua tra Israele e Libano è stata prorogata. Trump ha respinto la proposta dell’Iran e ha confermato la linea del blocco nello Stretto di Hormuz.

-07:19 L’amministrazione Trump sta proponendo di aderire a una nuova coalizione internazionale per consentire la navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui l’iniziativa, denominata “Maritime Freedom Construct”, è stata illustrata in un cablogramma interno del dipartimento di Stato inviato martedì scorso alle ambasciate, in cui si chiede ai diplomatici americani di fare pressione sui governi stranieri perchè vi aderiscano.

-07:00 Il presidente americano Donald Trump dovrebbe ricevere oggi dal comandante del Centcom, l’ammiraglio Brad Cooper, un briefing sui nuovi piani per una possibile azione militare in Iran. E’ quanto riporta il sito Axios, citando due fonti, secondo cui all’incontro dovrebbe partecipare anche il Capo di stato Maggiore congiunto, il generale Dan Caine. Stando a quanto appreso dal sito, Centcom ha preparato un piano per una serie di attacchi “brevi e potenti” contro l’Iran, che probabilmente comprendono obiettivi infrastrutturali, con l’intento di sbloccare lo stallo negoziale.

Fed conferma i tassi, Powell: resto nel Board anche dopo fine presidenza

Roma, 29 apr. (askanews) – Alla sua ultima conferenza stampa da presidente della Federal Reserve, Jerome Powell ha ribadito in maniera risoluta la difesa dell’indipendenza della Banca centrale. E nella misura in cui questo lo coinvolge a livello personale, con il tentativo di incriminazione che è stato portato avanti, e poi ritirato, dal Dipartimento di Giustizia Usa, ha confermato che anche dopo la scadenza del suo mandato da presidente, il 15 maggio, resterà nel direttorio in qualità di governatore, fino a quando questa disputa non sarà definitivamente conclusa.

Peraltro il suo mandato da governatore scade molto più in là: il 31 gennaio del 2028. Powell ha subito messo le mani avanti, chiarendo che non intende interferire con il presidente designato, Kevin Warsh, al quale ha fatto gli auguri e i complimenti per i passi avanti nella procedura parlamentare di ratifica della sua nomina. E’ stato scelto dal presidente Usa Donald Trump e viene osteggiato da diversi esponenti democratici, che tuttavia non dovrebbero essere in grado di impedire la nomina.

Tutto questo mentre la Fed ha, come da attese, mantenuto i tassi di interesse sul dollaro ad una forchetta del 3,50%-3,75%. La decisione è stata presa con quattro componenti dissenzienti, il numero più elevato dal 1992. Uno, Stephen Miran, perché avrebbe voluto un taglio dei tassi da 25 punti base. Gli altri tre – Beth Hammack, Neel Kashkari, e Lorie K. Logan – perché all’opposto avrebbero voluto una linea più restrittiva, togliendo dal comunicato del Fomc il riferimento che lascia aperta la porta a ulteriori riduzioni dei tassi.

Dopo il nuovo shock sull’offerta innescato dai conflitti in Iran e Medioriente, “la situazione è inusualmente difficile” per qualunque Banca centrale, ha spiegato Powell. Alla riunione di oggi “nessuno ha parlato di rialzi” dei tassi, ma se la situazione dovesse evolversi in un modo che li richiedesse “lo faremo senz’altro e lo segnaleremo. Se invece dovremo tagliare lo faremo senz’altro”, ha detto, a rimarcare di quanto sia incerta la linea futura per la Fed.

Buona parte della conferenza stampa è stata invece dedicata allo scontro “senza precedenti” con la Casa Bianca. E che spinge Powell a restare: “precedentemente prevedevo di andarmene”. Ma le iniziative intraprese, l’indagine penale a suo carico rappresentano “una azione senza precedenti che temiamo metta a rischio la capacità di condurre la linea monetaria senza dover prendere in considerazione fattore politici, che è un elemento così importante per la gente che serviamo”.

“Penso che l’indipendenza della Federal Reserve sia a rischio. Penso che questi attacchi legali hanno maltrattato l’istituzione. Ci hanno costretto ad andare nei tribunali per difendere la nostra capacità di fare politica monetaria senza influenze di natura politica. Abbiamo dovuto farlo – ha detto – abbiamo avuto successo ma non è finita. Ed è davvero importante avere una banca centrale che prende le decisioni sulla base di analisi, piuttosto che per aiutare politici”.

Lo stabilisce la legge ed è così in tutte le economie avanzate, ha detto ancora Powell. “E sono fiducioso che la Fed continuerà a prendere decisioni sulla base di analisi rigorose, ma abbiamo dovuto combattere (per difendere questo-ndr) e spero che usciremo da quest’era e torneremo a quello che dice la legge”.

Infine, una battuta per congedarsi dai giornalisti in sala: “Grazie a tutti. Non ci vediamo la prossima volta”. (I won’t see you next time).

Archiviata come da attese la decisione della Fed, ora l’attenzione si sposta su quelle che saranno domani le decisioni del Consiglio direttivo della Bce. In questo caso l’incertezza è elevata. Perché i tassi attuali dell’eurozona, al 2%, sono considerati neutrali. E in un quadro in cui l’inflazione è orientata a rialzo e il petrolio continua a spingere, oggi il barile di Brent ha lambito i 120 dollari, il mantenimento di questa linea potrebbe risultare molto scomodo per la Bce. Tenuto anche conto del fatto che se dovesse lasciare fermi i tassi domani, la prossima riunione operativa del consiglio sarà solo l’11 giugno. (di Roberto Vozzi). (fonte immagine: Federal Reserve).

Salvini motiva i suoi: possiamo vincere, serve legge con premio

Milano, 29 apr. (askanews) – Matteo Salvini prova a motivare i leghisti, in un contesto internazionale difficile, con una crisi sistemica alle porte, e con un anno da qui alle elezioni che si preannuncia sempre più complicato. Eppure, è la convinzione che il segretario leghista prova a trasmettere ai suoi, “possiamo vincere” perchè “stiamo governando bene”. Per riuscirci però, il leader leghista concorda sulla necessità di modificare la legge elettorale: “Con la legge attuale il risultato più probabile è un pareggio”. Dunque, “serve una legge con un premio di maggioranza”, avrebbe detto Salvini secondo quanto riferito da alcuni dei presenti.

Un ragionamento che tra le righe si legge anche nella piccola frase diffusa dalla Lega: “Siamo qui per vincere. La mia intenzione è portare la Lega al governo con il centrodestra anche nella prossima legislatura”. “Con il centrodestra”, è la sottolineatura. Tradotto, una legge con il premio serve anche a “blindare” le coalizioni, ad evitare che la situazione di pareggio si traduca in un rompete le righe delle tradizionali alleanze con la Lega che a quel punto rischierebbe di essere tagliata fuori. Insomma, “l’accordo in maggioranza c’è, e noi ci atteniamo a quello”.

Ma oltre alla legge elettorale, bisogna costruire le condizioni per sperare in un bis. E la questione principale per il vice premier è “dare risposte alle imprese e alle famiglie in crisi”. Un tema su cui ha dato man forte anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ha ribadito che l’Europa dovrà utilizzare una deroga al patto. Riferisce un parlamentare: “Il Mes non è gestibile in quei termini servono gli stessi strumenti utilizzati per la spesa militare. O si autorizza uno scostamento o sarà una tragedia, ma purtroppo c’è ancora una sottovalutazione della crisi da parte dei Paesi Ue. Ad esempio si rischia una carestia in Africa, con quel che ne consegue in termini umanitari e migratori”. Quanto a Forza Italia che sul tema è più cauta, dalla Lega non hanno dubbi: “Se le cose continueranno così, lo chiederanno anche loro…”.

Calenda: se Salis sarà leader del centrosinistra pronti al dialogo

Genova, 29 apr. (askanews) -“Penso che se il centrosinistra, invece di parlare di primarie, scegliesse una persona che mette insieme la capacità di mediazione, la determinazione e la capacità di parlare un linguaggio che le persone capiscono come Silvia Salis, Azione potrebbe iniziare un dialogo col centrosinistra. Purtroppo questa cosa la vedo piuttosto lontana”. Lo ha detto il leader di Azione Carlo Calenda, a margine della presentazione del suo libro “Difendere la libertà” al cinema Sivori di Genova.

“È un auspicio nel senso che noi non faremo mai parte di cose che producono primarie governate dai signori delle tessere. Se domani il centrosinistra avrà una botta di coraggio e prova a investire su una figura nuova e dinamica, se Silvia Salis sarà la leader del centrosinistra, noi saremmo disponibili ad aprire un’interlocuzione”.

Fed, Powell scherza con i giornalisti: "Non ci vediamo la prossima volta"

Roma, 29 apr. (askanews) – “Grazie a tutti. Non ci vediamo la prossima volta”. (I won’t see you next time). È la battuta con cui il presidente uscente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha salutato i giornalisti presenti alla sua ultima conferenza stampa prima della scadenza del suo mandato alla guida dell’istituzione, che termina il 15 maggio.

Nella stessa conferenza stampa Powell ha confermato che resterà nel direttorio come governatore (in questo caso il suo mandato scade a gennaio 2028) fino a quanto le recenti dispute legali con il Dipartimento di Giustizia Usa non saranno definitivamente chiuse.

Centrosinistra, Salis: spero che Azione apra a dialogo

Genova, 29 apr. (askanews) – “E’ un attestato di stima per cui lo ringrazio ma io sono sindaca qua e, visto che io rimarrò qua, spero che lui possa comunque avere un dialogo con il centrosinistra perché qua il nostro campo progressista o campo largo, come volete chiamarlo, sta funzionando bene. Credo che si possa pensare di farlo funzionare anche a livello nazionale”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, commentando le parole di Carlo Calenda che, a margine della presentazione del suo libro a Genova, ha detto che Azione sarebbe pronta ad aprire un dialogo col centrosinistra se la leader sarà lei.

“Devo dire – ha aggiunto Salis – che non è mai mancato l’appoggio di Carlo Calenda e di Azione, come non è mai mancato l’appoggio degli altri leader nazionali e dei partiti che mi sostengono. Azione ha un’assessora bravissima che è Cristina Lodi e sono soddisfatta del rapporto che abbiamo”.

A chi le ricordava che Calenda ha messo un veto sul Movimento 5 Stelle a livello nazionale, la sindaca di Genova ha risposto: “Io sono per l’unione, sono per l’unione che sta funzionando qua. Le dinamiche nazionali sono dinamiche nazionali; mi preoccupo di quello che succede a Genova. A Genova stiamo lavorando bene tutti insieme”.

Calcio, Gravina: "Fango sugli arbitri senza prove"

Roma, 29 apr. (askanews) – “Sul caso arbitri stiamo buttando fango senza sapere nulla. Perché siamo garantisti solo a corrente alternata? Dietro quel ruolo di designatore c’è un uomo, una vita, una famiglia. Dovremmo essere garantisti”. Così Gabriele Gravina interviene sul tema arbitrale nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7, richiamando a maggiore prudenza nel giudizio pubblico e mediatico su una vicenda ancora priva, a suo dire, di elementi definitivi.

Il presidente uscente della Federcalcio affronta anche il tema della Nazionale e delle ipotesi circolate nelle ultime settimane: “Il ripescaggio dell’Italia ai Mondiali mi sembra un’idea fantasiosa e vergognosa. Si sta negoziando sulla passione dei tifosi italiani, che sono gli unici a meritare di andare ai Mondiali”. Gravina respinge con decisione qualsiasi scorciatoia, ribadendo la necessità di conquistare sul campo la qualificazione.

Sulle dinamiche interne al sistema sportivo e federale, il dirigente chiarisce la propria posizione rispetto ai possibili scenari futuri: “Malagò e Abete sono due ottimi dirigenti, ma ho preso l’impegno solenne di non tirare la volata a nessuno”. Un passaggio che sottolinea la volontà di non influenzare equilibri e successioni all’interno della governance sportiva.

Gravina difende poi le scelte tecniche recenti, in particolare quella legata alla guida della Nazionale: “Gattuso era assolutamente l’uomo giusto. In quel momento avevamo bisogno di qualcuno che facesse riscoprire ai ragazzi i valori e l’attaccamento alla maglia, ma purtroppo è mancato il risultato sportivo”. Un giudizio che distingue tra bontà del progetto e mancanza dei risultati.

Forte la presa di posizione contro l’ipotesi di un commissariamento della Federazione: “Assolutamente no. È contrario all’autonomia dello sport, agli statuti, alla Uefa e alla Fifa. Se si tenta di invadere il campo altrui si attua il principio della rottura istituzionale”. Gravina sottolinea il delicato equilibrio tra politica e sport: “Il rapporto è più stretto di quanto si possa immaginare. Lo sport è economia, identità, cultura, ma c’è bisogno di autonomia”. Nel mirino anche alcune prese di posizione istituzionali: “Chiediamo rispetto per il calcio”.

Infine, il dirigente torna sulle proprie dimissioni e sul bilancio della sua gestione: “Non sono stato costretto a dimettermi, è stata una mia scelta personale. Avevo assunto un impegno verso i tifosi di andare ai Mondiali e non l’ho mantenuto. È stato giusto fare un passo indietro”. Gravina respinge però l’etichetta di fallimento: “Se guardiamo a singoli episodi, certo, ma nel complesso la nostra federazione è tra le più apprezzate in Europa”. E aggiunge: “Gli italiani attribuiscono alla Figc responsabilità che non ha. Esistono leghe, campionati, regole. Non si possono fare riforme senza l’accordo di tutti”.

Ucraina, Mosca: Putin pronto a cessate il fuoco il 9 maggio

Roma, 29 apr. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha informato il presidente statunitense Donald Trump della sua disponibilità a dichiarare un cessate il fuoco durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria, ovvero il 9 maggio. Lo ha annunciato il consigliere del leader russo, Yuri Ushakov.

“Vladimir Putin ha informato la sua controparte americana della sua disponibilità a dichiarare un cessate il fuoco durante le celebrazioni del Giorno della Vittoria”, ha osservato Ushakov.

“Trump ha sostenuto attivamente questa iniziativa, sottolineando che la festività commemora la nostra vittoria comune sul nazismo nella seconda guerra mondiale”, ha osservato Ushakov.

Giustizia, Nordio incontra Anm e Cnf: clima costruttivo

Roma, 29 apr. (askanews) – Si è svolto oggi, presso il Ministero della Giustizia, un incontro del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Tango, e del Consiglio Nazionale Forense, Francesco Greco.

Nel corso dell’incontro, l’ANM e il CNF hanno illustrato le rispettive proposte, formulate da ciascuno in un clima di cordialità.

Il Ministro ha ascoltato con attenzione le posizioni rappresentate, apprezzando il carattere costruttivo degli interventi e riservandosi ogni opportuno approfondimento.

L’incontro si è concluso con l’espressione del comune intento di calendarizzare in tempi brevi un nuovo incontro.

La difesa di Nicole Minetti: trasmessi gli atti alla Procura Generale

Roma, 29 apr. (askanews) – I difensori di Nicole Minetti hanno reso noto che è stata trasmessa alla Procura Generale l’intera documentazione giudiziaria e amministrativa utile rispetto alla loro assistita “al fine di consentire un riscontro puntuale su fonte diretta e ufficiale dei passaggi rilevanti relativi alla procedura di adozione e ai presupposti rappresentati nel procedimento di grazia, anche alla luce di alcune ricostruzioni mediatiche che ne hanno fornito una rappresentazione falsa, non aderente agli atti e gravemente lesiva”.

Gli avvocati Emanuele Fisicaro ed Antonella Calcaterra aggiungono poi che “il procedimento di adozione è stato avviato nel 2020 presso l’Istituto uruguaiano per l’infanzia e l’adolescenza (INAU) e si è concluso il 15 febbraio 2023 con la definizione dell’iter giudiziario e l’affidamento definitivo del minore, a seguito del completamento delle procedure previste”.

Quindi – sottolineano i legali – “dagli atti giudiziari risulta che il minore è stato abbandonato al momento della nascita. La richiesta formale di adozione risale al marzo 2020; in data 28 dicembre 2020 l’INAU ha autorizzato la convivenza mediante affidamento temporaneo. Successivamente, all’esito delle valutazioni tecniche e delle verifiche previste, il Tribunale ha adottato i provvedimenti necessari alla conclusione dell’iter, fino alla decisione definitiva del 15 febbraio 2023”.

Poi si spiega che “sono stati inoltre indicati tutti i consulti eseguiti in Italia ed all’estero con deposito della documentazione sanitaria delle visite. Di ciascun profilo vi è puntuale riscontro nella documentazione trasmessa alla Procura Generale, in spirito di piena collaborazione, per ogni opportuna valutazione”.

Federal Reserve giudica l’inflazione elevata e lascia tassi al 3,50%-3,75%

Roma, 29 apr. (askanews) – Con una inflazione giudicata “elevata”, mentre sull’economia pesa una alta incertezza la Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti ha confermato come da attese i tassi di interesse sul dollaro ad una forchetta del 3,50%-3,75%. La decisione è stata comunicata al termine della due giorni di riunione del direttorio (Fomc).

“L’inflazione è elevata – rileva la Fed – in parte a riflesso dei recenti incrementi nei prezzi globali dell’energia”. Al tempo stesso “gli sviluppi Medioriente stanno contribuendo a un elevato livello di incertezza rispetto alle prospettive economiche”. E il direttorio “ripone attenzione ai rischi su entrambi i versanti del suo mandato duale”.

La Federal Reserve, infatti, oltre a dover mantenere un tasso di inflazione sotto controllo attorno al 2% di riferimento, punta anche a ottenere i massimi livelli di occupazione per l’economia.

La decisione di oggi è stata presa ad ampia maggioranza. Solo Stephen Miran ha votato contro, secondo quanto riporta il comunicato, preferendo un taglio ai tassi di 25 punti base. (fonte immagine: Federal Reserve)

Schlein: “Non esistono comuni montani di seria A o di serie B”

Roma, 29 apr. (askanews) – La nuova classificazione dei comuni montani è “fatta con arroganza, senza ascoltare questi territori e le loro voci. Ed è fatta senza mettere un euro in più. Come già era stata l’autonomia differenziata, ignorando le disuguaglianze territoriali che il Sud, le aree interne e la montagna di questo Paese hanno già purtroppo pagato fin troppo”: lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein intervenendo alla conferenza stampa organizzata da Ali, Autonomie locali italiane.

“Noi chiediamo al Governo di ritirare questa scelta, di ridiscuterla, non con noi, con loro, con questi sindaci che ci hanno raccontato storie di essere rimasti fuori dalla classificazione, cioé declassificati, non più montani, secondo un pezzo di carta partorito in un palazzo romano, se questo è un criterio per fare una riforma…”, ha aggiunto la segretaria Dem.

“Ciò vuol dire avere meno accesso a fondi, a strumenti, a investimenti per le proprie comunità e per il proprio territorio. Tra l’altro se si vuole contrastare lo spopolamento bisogna agevolare il fare squadra tra i comuni, mon metterli in competizione tra loro mentre gli tagli le risorse, non esistono comuni montani di serie A o di serie B, serve equità”, ha concluso.

Petrolio si infiamma, rialzi superano 7%, Brent vicino 120 dollari

Roma, 29 apr. (askanews) – Si infiammano ulteriormente in serata i prezzi del petrolio, superando il 7% con il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord, che si avvicina alla soglia psicologica dei 120 dollari. Le quotazioni vengono sospinte dalla possibilità di un protratto blocco ai traffici dello stretto di Hormuz, sulla base delle ultima dichiarazioni del presidente Usa, Donald Trump riportate dai media Usa. Il Brent guadagna il 7,28% a 119,36 dollari. A New York il West Texas Intermediate balza del 7,26% a 107,18 dollari.

Trump rifiuta l’offerta iraniana, Centcom prepara azioni mirate

Roma, 29 apr. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha respinto l’offerta avanzata dall’Iran e ha confermato la linea del blocco nello Stretto di Hormuz, che resterà in vigore finché Teheran non sarà pronta a firmare un accordo sul nucleare. Secondo quanto riportato dall’agenzia Axios, il leader statunitense considera questa misura “in qualche modo più efficace dei bombardamenti”.

Parallelamente, fonti militari indicano che il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) avrebbe predisposto un piano per una serie di attacchi “brevi e potenti” contro l’Iran, con l’obiettivo di sbloccare l’attuale stallo negoziale. Anche Israele si dice pronta a riconsiderare l’opzione militare qualora i colloqui diplomatici dovessero fallire.

Lo stallo dei negoziati degli ultimi giorni sembra quindi avviarsi verso una fase più tesa, dopo un post pubblicato nella notte dal presidente americano in cui compare una sua immagine con un fucile e la scritta “No more Mr Nice Guy”, interpretata come un segnale di irrigidimento della posizione di Washington.

Nel corso di un colloquio telefonico con Axios, Trump ha ribadito che il blocco rappresenta la principale leva negoziale degli Stati Uniti, pur lasciando intendere che un intervento militare resterebbe sul tavolo nel caso in cui Teheran non dovesse cedere. “Il blocco è in qualche modo più efficace dei bombardamenti”, ha affermato il leader statunitense, aggiungendo che gli iraniani “stanno soffocando come un maiale ripieno” e che “per loro andrà ancora peggio. Non possono avere un’arma nucleare”.

Secondo le stesse fonti, il Pentagono starebbe valutando possibili attacchi mirati contro infrastrutture strategiche, con l’obiettivo di aumentare la pressione sul regime iraniano e favorire un ritorno al tavolo negoziale.Sul fronte iraniano, un alto funzionario della Difesa ha dichiarato all’emittente Press TV che le forze armate iraniane stanno esaurendo la pazienza e che una risposta punitiva sarebbe necessaria se il blocco dovesse continuare. Anche il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è intervenuto sul blocco statunitense, richiamando il Paese all'”unità”, invitando a non cadere nella strategia statunitense che vorrebbe creare “divisioni interne” per “far crollare” l’Iran dall’interno.

“Il nemico è entrato in una nuova fase e vuole attivare la pressione economica e le divisioni interne attraverso il blocco navale (dei porti iraniani, ndr) e la propaganda mediatica, per indebolirci o addirittura farci crollare dall’interno”, ha rappresentato Ghalibaf al popolo iraniano, aggiungendo che Washington vuole “dividere il paese in due gruppi: i duri e i moderati”. “L’unica soluzione per affrontare il nuovo complotto del nemico è mantenere l’unità”, ha specificato il leader iraniano.

Sul versante israeliano, il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, ha dichiarato che Israele “sta dando una possibilità alla via diplomatica con l’Iran”, ma “se i negoziati falliranno” – ha avvertito -, “riconsidereremo l’opzione militare”.

Iran, Axios: Trump respinge l’offerta di Teheran

Roma, 29 apr. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha respito l’offerta dell’Iran, aggiungendo che il blocco dello Stretto di Hormuz resterà fino all’accordo sul nucleare, riferisce l’agenzia Axios.

Trump ha dichiarato ad Axios di considerare il blocco “in qualche modo più efficace dei bombardamenti”. Secondo quanto riferisce Axios, Trump considera il mantenimento del blocco come la sua principale leva negoziale, ma, stando alle fonti, prenderebbe in considerazione un’azione militare se l’Iran non dovesse ancora cedere.

“Il blocco è in qualche modo più efficace dei bombardamenti. Stanno soffocando come un maiale ripieno. E per loro andrà ancora
peggio. Non possono avere un’arma nucleare”, ha detto Trump ad Axios.

Tennis, Sinner: "Jodar mi ha spinto al limite"

Roma, 29 apr. (askanews) – “Jodar mi ha spinto fino al limite: è un giocatore incredibile. Era la prima volta che l’ho affrontato. Le prossime volte saprò cosa aspettarmi”. Così Jannik Sinner dopo il match contro il 19enne spagnolo Jodar che gli è valso la semifinale a Madrid. “Sono molto felice – ha proseguito – una partita di grande qualità. Nel secondo set ho avuto un po’ di fortuna, ma ora pensiamo al prossimo turno. Essere in semifinale per la prima volta vuol dire tanto”. Sinner si è voluto congratulare con Rafael Jodar al termine del quarto di finale. Sul vetro della telecamera, il numero 1 al mondo ha scritto: “What a player”

Tennis, troppo Sinner per Jodar: semifinale a Madrid

Roma, 29 apr. (askanews) – Jannik Sinner batte Rafael Jodar per 6-2, 7-6 ed è in semifinale al Masters 1000 di Madrid. Una partita molto combattuta, soprattutto nel secondo parziale. Nel primo set, Sinner ha vinto ben cinque game consecutivi dal 2-1 per Jodar (annullando anche due palle break) e ha chiuso 6-2 in 44 minuti. Molto più equilibrio nel secondo set, in cui Jannik ha dovuto cancellare ben cinque palle break (due nel sesto game, tre nell’ottavo) e ha sprecato tre chance di 5-4 in risposta. Inevitabile il tiebreak, dominato dal tennista azzurro. Con questo successo, Sinner conquista la 21^ vittoria consecutiva e la 17^ semifinale in un Masters 1000 (completata così la serie di semifinali in tutti e 9 tornei ‘1000’). Alla prima semifinale in carriera alla Caja Magica, Sinner affronterà venerdì il vincente del match tra Fils e Lehecka.

Una PMI sfida le big puntando sulle persone e riduce il turnover

Roma, 24 apr. – Nel settore informatico italiano la guerra per i talenti ha raggiunto livelli senza precedenti. Il turnover sui profili tecnici più richiesti è alle stelle, e la competizione tra multinazionali e PMI si gioca sempre più a colpi di RAL. Ma c’è chi ha scelto una strada diversa. We Tech, azienda italiana di servizi informatici con sede principale a Milano e filiali a Vado Ligure e Verona, ha costruito un modello organizzativo che mette le persone al centro, ottenendo risultati concreti: con 70 dipendenti diretti e oltre 150 collaboratori esterni su tutto il territorio nazionale, l’azienda registra un tasso di turnover inferiore rispetto a molte realtà comparabili del settore.

“Il nostro settore vive una contraddizione apparente – spiega Antonio Conte, amministratore delegato di We Tech -. Da un lato abbiamo tecnologie sempre più sofisticate, dall’altro il fattore umano rimane determinante. Non possiamo sostituire un PC da remoto o installare un monitor in un negozio senza che qualcuno vada fisicamente dal cliente”. L’azienda, che realizza oltre 40.000 interventi tecnici all’anno per conto di produttori e operatori del settore IT, ha investito in modo massiccio su selezione, ascolto e affiancamento. Incontri trimestrali o semestrali face-to-face con tutti i collaboratori, team leader e service manager dedicati al supporto costante del personale, e un approccio che privilegia il senso di appartenenza rispetto ai soli incentivi economici.

“Quando facciamo i colloqui, valutiamo principalmente le soft skill – continua Conte -. Il fatto che i nostri tecnici debbano interfacciarsi quotidianamente con amministratori delegati, utenti VIP e personale di aziende diverse richiede competenze relazionali che vanno oltre la preparazione tecnica”.

I risultati si misurano anche nel feedback diretto. “In diversi casi, i professionisti valorizzano la qualità dell’ambiente di lavoro e il supporto ricevuto oltre la sola componente economica – racconta Conte -. Ce lo dicono direttamente: si sentono seguiti e non abbandonati”.

Particolarmente distintiva è la strategia di reclutamento: tre persone dedicate esclusivamente allo scouting di talenti, con colloqui che proseguono anche in assenza di posizioni aperte. “Nel momento in cui troviamo persone che rispecchiano i nostri valori, manteniamo i rapporti. Così, quando si libera una posizione, sappiamo già a chi fare una proposta”, spiega l’amministratore delegato.

Una strategia che si rivela decisiva anche alla luce delle trasformazioni in corso nel mercato IT. Il comparto dei data center, in particolare, sta attraversando una fase di profondo ripensamento: sempre più aziende rivedono le proprie scelte tra cloud pubblico, private cloud e on-premise per bilanciare costi, controllo e complessità operativa.

“Abbiamo notato un interessante fenomeno di ritorno – osserva Conte -. Alcune aziende che avevano spostato tutto sul cloud stanno riportando in casa i server per gestire dati sensibili, soprattutto in contesti regolati e in ambiti che richiedono elevati standard di sicurezza. Questo crea nuove opportunità per chi, come noi, può garantire interventi fisici sul territorio”.

We Tech ha risposto diversificando i servizi e rafforzando la copertura territoriale capillare, un asset che le multinazionali faticano a replicare.

Sul fronte dell’inclusione, l’azienda ha ottenuto la certificazione per la parità di genere con un dato che spicca: mentre la maggior parte dei tecnici è composta da uomini, oltre il 50% delle posizioni di responsabilità è ricoperto da donne. Nessun limite nemmeno sul fronte anagrafico. “Abbiamo appena assunto una persona di 56 anni – conferma Conte -. L’esperienza e la maturità professionale sono spesso più importanti dell’età anagrafica”.

I piani di crescita puntano al raggiungimento di almeno 10 milioni di euro di fatturato entro tre anni, partendo dagli attuali 6,2 milioni, risultato della fusione tra We Tech e Digitronica Solutions, acquisita nel 2020. La strategia combina crescita organica e operazioni di M&A, con alcune opportunità di acquisizione attualmente in fase di valutazione.

Per sostenere questa traiettoria, We Tech ha avviato una collaborazione con un team di manager provenienti da multinazionali del settore IT. “Vogliono rimettersi in gioco e ci aiuteranno a strutturare ulteriormente l’azienda e a far crescere professionalmente le nostre persone”, spiega Conte. Nel medio termine non è esclusa la valutazione di ulteriori percorsi di sviluppo manageriale e finanziario, coerenti con la fase di espansione.

In un mercato dominato dalla corsa tecnologica, il caso We Tech lancia un messaggio chiaro: le aziende che sapranno coniugare innovazione e attenzione autentica alle persone avranno un vantaggio competitivo difficile da replicare.

Startup italiana sfida i giganti del beverage

Roma, 24 apr. – Il settore vinicolo italiano attraversa una fase di profonda trasformazione, con l’export tradizionale che ha registrato un calo del 3,7% nel 2025, raggiungendo 7,78 miliardi di euro, mentre emergono nuovi modelli di business digitali che stanno rivoluzionando l’approccio all’internazionalizzazione. La contrazione è particolarmente evidente negli Stati Uniti, dove si registra un calo del 9,2%, nonostante una lieve crescita nei mercati UE.

Parallelo a questa difficoltà del canale tradizionale, il mercato globale dell’e-commerce per alcolici mostra dinamiche completamente diverse, con una crescita prevista del 66% nel periodo 2020-2025, trainata principalmente dagli Stati Uniti. Il valore dell’e-commerce di vino è stimato raggiungere 42 miliardi di dollari entro il 2025, evidenziando come i canali digitali stiano diventando sempre più strategici per il settore.

‘Il problema principale del settore non è la sovrapproduzione, ma l’incapacità di molti produttori di accedere ai mercati internazionali’, spiega Gian Maria Aprigliano, ingegnere energetico di 32 anni che ha fondato, insieme al fratello Cristiano, ingegnere informatico, Bottle of Italy. ‘Quando vedi aziende che esistono da 30-40 anni limitate a 10-15 paesi, capisci che c’è un gap enorme da colmare. Noi serviamo 97 paesi con 23.000 prodotti, dimostrando che il mercato c’è, ma serve un approccio diverso’.

La sfida principale per i piccoli produttori risiede nella complessità burocratica e normativa dell’export. La gestione delle accise, dell’IVA e degli aspetti doganali rappresenta una barriera quasi insormontabile per realtà medio piccole. ‘Un piccolo produttore non può permettersi di gestire internamente tutti gli adempimenti fiscali di 97 paesi diversi’, continua Aprigliano. ‘Per questo abbiamo sviluppato internamente tutti i sistemi di gestione, dai CRM alla logistica, creando una piattaforma che permette anche al più piccolo produttore di raggiungere mercati come il Sudafrica, il Giappone o gli USA. Il mercato globale del beverage vale 85 miliardi e noi ne tocchiamo ancora una frazione minima’ sottolinea Aprigliano. ‘Quando apri altri canali di vendita e altri paesi, stai lavorando su una porzione pari ad una briciola dell’insieme. La contrazione che si registra a livello globale non ci tocca perché abbiamo diversificato geograficamente’.

L’innovazione tecnologica sta giocando un ruolo cruciale in questa trasformazione. L’integrazione di intelligenza artificiale per la gestione multilingue, sommelier virtuali e sistemi di packaging brevettati stanno abbattendo le barriere tradizionali del settore. Il tasso di rottura dell’1,32% per spedizioni internazionali dimostra come l’innovazione logistica possa risolvere problemi storici del settore.

L’espansione non si limita al vino: il settore spirits mostra una crescita sostenuta, mentre il comparto olio rappresenta un’opportunità ancora largamente inesplorata nell’e-commerce internazionale. ‘L’olio nei supermercati esteri è un bene di lusso, ma online non è toccato quasi da nessuno’, evidenzia Aprigliano. ‘L’aspetto fiscale è più vantaggioso non essendoci accise, ed essendo un prodotto Made in Italy ha comunque un certo appeal’.

Le prospettive per il 2026 indicano una crescita degli acquisti online di prodotti in Italia stimata a 40,1 miliardi di euro, con un incremento del 6% rispetto al 2025, trainata da food, grocery e beauty. Questo trend supporta l’evoluzione verso modelli di business sempre più digitali e internazionali.

‘Lanceremo il progetto Marketplace al prossimo Vinitaly, permettendo a centinaia di piccoli produttori di avere una vetrina mondiale’, conclude Aprigliano. ‘Chi produce 5.000 bottiglie avrà la stessa capillarità di distribuzione di un grande gruppo, democratizzando l’accesso ai mercati internazionali’.

Bankitalia: rischi Italia contenuti, secondo nuovo indicatore ciclo finanza

Roma, 29 apr. (askanews) – “I rischi macrofinanziari di natura ciclica in Italia rimangono contenuti sulla base delle evidenze più recenti fornite da un nuovo indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario domestico”. Lo afferma la Banca d’Italia, in un riquadro di analisi inserito nell’ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria.

L’istituzione di Via Nazionale spiega come negli ultimi anni diverse autorità europee abbiano ampliato l’insieme delle informazioni per la valutazione dei rischi macrofinanziari di natura ciclica, introducendo nuove misure di rischio composite che consentono di superare la tradizionale enfasi sull’andamento del credito e di offrire una lettura più articolata delle vulnerabilità emergenti.

“In questo contesto, un recente studio propone un indicatore composito del rischio sistemico relativo al ciclo finanziario (cyclical risk indicator, CRI) per l’Italia”. E questo nuovo indice “Cri” è stato costruito “a partire da un insieme di variabili comunemente impiegate in letteratura per la loro capacità di anticipare le crisi finanziarie. Tra esse, sono state selezionate quelle che si sono dimostrate maggiormente in grado di predire gli episodi di stress macrofinanziario verificatisi nel nostro paese negli ultimi cinquant’anni”.

“L’indicatore – dice Bankitalia – avrebbe fornito un segnale utile per anticipare i più importanti episodi di stress finanziario registrati in Italia nel periodo esaminato, incluse le crisi del 1991-92 e del 2011-12”.

L’indice composto da sei grandezze, spiega Bankitalia: (a) rendimento dei buoni del Tesoro poliennali; (b) rapporto tra prezzi delle abitazioni e canoni di locazione; (c) saldo delle partite correnti in rapporto al Pil (con segno invertito); (d) capitalizzazione del mercato azionario in rapporto al PIL; (e) debito delle famiglie in termini reali; (f) prestiti bancari al settore privato non finanziario in rapporto al Pil.

Le analisi mostrano che questo indicatore “fornisce informazioni aggiuntive sia rispetto ai singoli indicatori che lo compongono, sia rispetto allo scostamento del rapporto tra credito e Pil dal suo trend di lungo periodo”. E gli ultimi dati disponibili, relativi al primo trimestre del 2026, “suggeriscono che il profilo di rischio ciclico resta coerente con una fase di contenuta accumulazione di vulnerabilità. Le principali fonti di rischio – si legge – appaiono riconducibili alle possibili ricadute del significativo aumento dei tassi di interesse osservato negli ultimi anni”. (fonte immagine: Banca d’Italia)

Bankitalia: conflitto M.O. alza vulnerabilità economia e finanza mondiali

Roma, 29 apr. (askanews) – Il conflitto in Medio Oriente “ha aumentato le vulnerabilità dell’economia e del sistema finanziario a livello mondiale”, e per l’Italia “i rischi maggiori per la stabilità finanziaria derivano dai fattori internazionali”. Lo afferma la Banca d’Italia nel suo ultimo Rapporto sulla stabilità finanziaria, rilevando per la Penisola come “fino a febbraio la condizione macrofinanziaria del Paese e i rischi connessi con l’andamento ciclico” risultassero “stabili”.

La guerra in Iran, in particolare si è verificata “in un contesto già caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali e da elevata incertezza. Le previsioni di crescita mondiale sono state riviste al ribasso -osserva Bankitalia – le aspettative di inflazione hanno subito un rialzo e le condizioni finanziarie si sono irrigidite. Allo stesso tempo non sono venuti meno i rischi preesistenti di valutazioni eccessive sui mercati finanziari, soprattutto nel comparto tecnologico”.

“Eventuali ulteriori aumenti dell’avversione al rischio degli investitori potrebbero avere ripercussioni sui segmenti più rischiosi del sistema finanziario internazionale”, prosegue lo studio.

In Italia, “dopo lo scoppio delle ostilità sono aumentati i rendimenti dei titoli di Stato e, in misura contenuta, il loro differenziale rispetto ai titoli tedeschi; i corsi azionari sono considerevolmente diminuiti e – dice ancora Bankitalia – pur avendo da allora recuperato le perdite accumulate, restano esposti a significative oscillazioni. Il funzionamento dei mercati è rimasto ordinato”.

Tornano dagli USA 337 beni rubati, Giuli: "La cultura non si perde"

Roma, 29 apr. (askanews) – Una testa in marmo di Alessandro Magno del I secolo d.C. rinvenuta nel Foro Romano, una scultura in bronzo trafugata a Ercolano, due sculture egizie in basalto ed una selezione di opere databili tra il V secolo a.C. e il III secolo d.C., tra cui sculture, bronzi, ceramiche e oggetti di oreficeria. Sono solo alcuni dei 337 importanti beni culturali rimpatriati dagli Stati Uniti, all’esito di operazioni concluse tra il dicembre 2025 e l’aprile 2026, e presentati alla Caserma “La Marmora” di Roma, sede del Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli e dall’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia Tilman J. Fertitta. Presenti anche il Comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro, Generale Massimo Mennitti, e il Comandante Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale Antonio Petti.

I beni recuperati comprendono prevalentemente reperti archeologici, materiali archivistici e opere d’arte, in larga parte provenienti da scavi clandestini o sottratti a istituzioni culturali e successivamente immessi nel mercato internazionale.

Per le operazioni di ricerca e recupero il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale ha collaborato con le competenti autorità investigative e le Forze di polizia statunitensi (Manhattan District Attorney’s Office, il Federal Bureau of Investigation e l’Homeland Security Investigations): l’attività – articolata su più livelli: investigativo, giudiziario e istituzionale – ha consentito il recupero e il rimpatrio di beni illecitamente sottratti e trasferiti all’estero.

Dei 337 beni rimpatriati, 221 sono rientrati grazie alla collaborazione con il Manhattan District Attorney’s Office, mentre i restanti 116 sono stati recuperati il 10 aprile 2026 attraverso l’attività congiunta del Federal Bureau of Investigation, dell’Homeland Security Investigations, del District Attorney’s Office e, in un caso, con il contributo della casa d’aste Christie’s di New York.

“La cultura non si perde, non si dimentica, ma si tutela, si recupera e, soprattutto, si restituisce alla collettività. Queste testimonianze preziose saranno ora oggetto di studio, tutela e valorizzazione affinché possano tornare ai luoghi di provenienza e alla fruizione pubblica”, ha detto Giuli, sottolineando come i beni recuperati “sono la testimonianza viva della storia e dell’ingegno italiano che ha attraversato i secoli, il racconto tangibile delle testimonianze dei nostri antenati, delle nostre tradizioni, dei rapporti diplomatici. L’eccellente risultato che celebriamo oggi è frutto di un lavoro corale, che coinvolge istituzioni, forze dell’ordine, esperti di Italia e Stati Uniti. Il nostro è un impegno che guarda al futuro: proteggere il nostro patrimonio significa difendere la memoria, rafforzare l’identità e trasmettere alle nuove generazioni il valore della cultura come bene pubblico universale”.

“Oggi ricorre il 25mo anniversario della stretta collaborazione tra le forze dell’ordine italiane e statunitensi, tra cui l’Arma dei Carabinieri, Homeland Security Investigations e il Federal Bureau of Investigation”, ha ricordato l’Ambasciatore Usa in Italia Fertitta: “Questa partnership riflette il nostro impegno condiviso nella tutela del patrimonio culturale e nel contrasto al traffico illecito di reperti. Rappresenta un esempio concreto di ciò che possiamo realizzare insieme: preservare tesori di inestimabile valore, garantire il rispetto dello Stato di diritto e rafforzare i legami duraturi tra gli Stati Uniti e l’Italia per le generazioni future”. Il gruppo di beni recuperato con il Federal Bureau of Investigation comprende bronzi e terrecotte dall’Età del Ferro al periodo ellenistico, mentre tra i beni restituiti grazie all’assistenza dell’Homeland Security Investigations figurano un timone navale, un vaso canosino e un insieme di monete di epoca romana.

Il rimpatrio di questi beni è il frutto di indagini complesse e di un lavoro di collaborazione internazionale che negli ultimi anni si è progressivamente rafforzato nel contrasto al traffico illecito di opere d’arte.

Il 5 dicembre 2025 Giuli e l’Under-Secretary per la Diplomazia Pubblica degli Stati Uniti, Sarah Rogers, hanno rinnovato il Memorandum d’Intesa tra Italia e Stati Uniti che disciplina la cooperazione bilaterale nel settore. L’accordo ha esteso le restrizioni all’importazione di alcune categorie di beni archeologici italiani e ha rafforzato i controlli doganali, insieme allo scambio di informazioni tra le autorità dei due Stati.

A questo si affianca la collaborazione con istituzioni museali e accademiche statunitensi, che si integra con le attività investigative e consente restituzioni, prestiti a lungo termine e progetti di ricerca condivisi.

Dal 2022 a oggi sono rientrate in Italia migliaia di opere, per un valore complessivo stimato in decine di milioni di euro. Un risultato che conferma anche il ruolo degli Stati Uniti all’interno 3 delle principali rotte del traffico internazionale, in un mercato articolato che coinvolge antiquariato, case d’asta e collezionismo, sia pubblico sia privato.

I beni presentati oggi rientrano in questo quadro ed offrono una testimonianza della produzione artistica e materiale dell’Italia antica, dall’età villanoviana al periodo romano ed ellenistico, con presenze etrusche, greche, italiche ed egizie. Il loro rientro consente di ricondurre opere disperse ai contesti di origine e di renderle nuovamente accessibili allo studio e alla fruizione pubblica. L’operazione, sottolinea il Ministero della Cultura, conferma l’efficacia della sinergia sul piano investigativo, giudiziario e diplomatico e contribuisce al contrasto del traffico illecito, con effetti rilevanti anche sotto il profilo economico e culturale, restituendo alla collettività una parte del patrimonio.

Per il Comandante TPC, Generale Antonio Petti, “siamo di fronte a un fenomeno criminale complesso, capace di alimentare circuiti transnazionali sempre più sofisticati. Per contrastare con fermezza l’espoliazione del nostro patrimonio culturale è necessaria una risposta tempestiva e, soprattutto, fondata su una cooperazione investigativa senza confini. Solo attraverso una sinergia operativa costante con le Autorità estere possiamo interrompere la catena del profitto illecito e restituire alla collettività le tracce della nostra storia”.

“La cooperazione internazionale di polizia, oltre a favorire una preziosa conoscenza reciproca, permette di ricostruire la nostra memoria collettiva recuperando opere che, come “figlioli prodighi”, vengono riaccolte con un apprezzamento e un affetto persino superiore a quello goduto prima della loro perdita”, ha concluso il Comandante dei Carabinieri CUMS Palidoro, Generale Massimo Mennitti.

Allergie respiratorie: rischi e precauzioni sul luogo di lavoro

Roma, 29 apr. (askanews) – A palazzo Wedekind, in occasione della Giornata mondiale per la Salute e la Sicurezza sul Lavoro, si è tenuto l’incontro “Allergie respiratorie e attenzione: strategie per ridurre i rischi invisibili”, promosso da Consumers’ Forum e patrocinato da INPS, AIAS (Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza, Federfarma e Fenagifar. Presenti anche associazioni di pazienti e consumatori, con la tematica centrale di come le allergie respiratorie siano un concreto fattore di rischio sul lavoro, e di come, troppo spesso vengano sottovalutate. Stando ai numeri, fino al 40% dei lavoratori impegnati in professioni dove vi è un’elevata esposizione di agenti allergizzanti, può essere soggetto a patologie respiratorie professionali.

L’intervista a Francesco Santi, Presidente Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza: “Il tema è proprio questo, siamo tutti consapevoli che i rischi legati all’allergia stanno aumentando, anche a causa del climate change, ai nuovi inquinanti biologici e chimici. Ma non sempre riusciamo a collegare l’uso dei farmaci antistaminici con il calo dell’attenzione e quindi con un rischio legato alle professioni in cui l’attenzione è estremamente importante e sono tantissimi all’interno dell’industria e di tutte le attività produttive”.

Un impatto economico compreso tra i 30 e i 50 miliardi di euro a livello europeo, dato da fenomeni quali assenteismo e scarsa produttività. Inoltre, ed ancor più importante, è da sottolineare come anche la percentuale di infortuni sul lavoro sia condizionata proprio dalle allergie respiratorie. È necessario istituire agende chiare e protocolli ben strutturati per far sì che le allergie godano della giusta attenzione.

Il commento di Pietro Antonio Patanè, Presidente dell’Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti: “Le allergie respiratorie sono effettivamente una patologia molto diffusa che trova la sua ragione e la sua causa molto spesso in fattori ambientali, ma possono esserci anche fattori legati all’ambiente di lavoro. Ci vuole quindi massima attenzione. Inoltre, molto spesso sono presenti anche altre patologie che possono aggravare questa situazione, per cui non è una condizione che ci trova impreparati perché è conosciuta e sorvegliata da molto tempo”.

Partendo dagli antistaminici di prima generazione, con effetti collaterali evidenti quali sedazione e rallentamento dei tempi di reazione, fino ai recenti farmaci che non attraversando la barriera emato-encefalica non comportano alcuna conseguenza. Tanti passi in avanti sono stati compiuti ma non è ancora abbastanza. Proprio per questo l’obiettivo del documento è raccogliere un insieme articolato di proposte per rafforzare la consapevolezza, migliorare l’appropriatezza terapeutica e integrare il tema delle allergie respiratorie nei sistemi di prevenzione e sicurezza.

Crans Montana, Palazzo Chigi deposita costituzione parte civile

Roma, 29 apr. (askanews) – La presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l’atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi.

“La decisione – si sottolinea – è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”.

A Londra due ebrei accoltellati davanti ad una sinagoga

Roma, 29 apr. (askanews) – Due ebrei britannici sono stati accoltellati davanti ad una sinagoga nel quartiere di Golders Green a Londra, secondo quanto riferito dall’organizzazione di pronto intervento Shomrim.

Shomrim, che opera nella zona nordovest di Londra, ha affermato su X che un uomo è stato visto correre su Golders Green Road brandendo un coltello. L’organizzazione ha aggiunto che il suo personale ha fermato il sospetto, dopodiché è arrivata la polizia, che lo ha immobilizzato con un taser e lo ha arrestato. Le vittime sono state soccorse dal servizio di ambulanza Hatzola.

L’attacco è avvenuto a circa 300 metri dal luogo di un incendio doloso avvenuto il mese scorso e che aveva preso di mira le ambulanze di Hatzola, che sarebbero state le più vicine al luogo dell’accoltellamento odierno, e a circa 500 metri da un muro commemorativo dedicato alle vittime del 7 ottobre e ai manifestanti iraniani uccisi dal regime, che è stato dato alle fiamme ieri.

Pirelli: partnership con Univrses, acquisisce il 30% della società svedese

Milano, 29 apr. (askanews) – Pirelli e Univrses – società svedese di deep tech, specializzata in visione artificiale e IA – hanno siglato un accordo che prevede l’integrazione nel sistema Cyber Tyre di tecnologie di computer vision basate sull’intelligenza artificiale. In base all’accordo, attraverso il quale Pirelli ha acquisito una quota del 30% nella società svedese (con l’opzione per raggiungere la maggioranza), le tecnologie 3DAI di Univrses saranno integrate nelle soluzioni del sistema Cyber Tyre di Pirelli.

La combinazione delle tecnologie sviluppate da Univrses e Pirelli, sottolinea una nota congiunta, consentirà di avere veicoli più sicuri e performanti, con potenziali applicazioni nei sistemi ADAS e di guida autonoma, e inoltre fornirà in tempo reale dati per la gestione e la manutenzione delle infrastrutture stradali. Le informazioni ottenute permetteranno agli enti gestori delle reti viarie di prendere decisioni migliori e di impiegare le risorse in modo più efficace, potenzialmente riducendo gli incidenti stradali e salvando vite.

“L’accordo con Univrses potenzia ulteriormente la nostra piattaforma Cyber Tyre, grazie alle avanzate tecnologie di visione artificiale basate sull’IA – ha commentato l’amministratore delegato di Pirelli, Andrea Casaluci -. La collaborazione tra Pirelli e Univrses darà un contributo significativo alla trasformazione in atto delle auto in veri e propri software-defined vehicles”. “Il monitoraggio continuo e i dati stanno diventando le nuove fondamenta per la gestione degli asset infrastrutturali, e la tecnologia di Univrses è in grado di fornire potenti capacità analitiche basate su dati affidabili e aggiornati – ha detto il Ceo di Univrses, Jonathan Selbie -. In questo contesto, siamo lieti di avere Pirelli come investitore e di portare la nostra partnership al livello successivo: uniremo le forze per fornire servizi e prodotti sempre più avanzati”.

La società svedese ha sviluppato 3DAI Engine, un software che conferisce ai veicoli autonomi capacità di percezione (posizionamento 3D, mappatura 3D, Spatial Deep Learning), e 3DAI, un sistema basato su IA che digitalizza le infrastrutture cittadine e stradali, analizzando i dati provenienti da sensori, come le telecamere, installati sui veicoli. Un primo progetto è già in corso in Italia. Nel 2025, Pirelli e la Regione Puglia hanno lanciato un sistema di monitoraggio della rete stradale regionale per creare una mappa aggiornata delle condizioni delle infrastrutture. Il sistema fornisce analisi basate sui dati raccolti dai pneumatici ed elaborati attraverso la piattaforma Cyber Tyre, insieme ai dati visivi raccolti tramite telecamere e interpretati utilizzando la tecnologia Univrses.

Viaggio a bordo della USS Alabama, la nave che ha fermato il tempo

Mobile (Alabama, Usa), 29 apr. (askanews) – Il tempo si è fermato per la USS Alabama. Ancorata nel Battleship Memorial Park a Mobile, in Alabama, e consigliata da Travel South USA, Visit Mobile e Sweet Home Alabama, si presenta come un museo galleggiante che conserva intatta la sua identità originaria. E permette un salto indietro nella storia, intraprendendo un viaggio nel passato militare americano.

Varata nel 1942 e detta “Lucky A”, questa nave da battaglia della classe South Dakota operò nel Pacifico durante la Seconda guerra mondiale, proteggendo le portaerei americane e partecipando a diverse offensive contro il Giappone. Era una macchina bellica imponente, progettata per colpire a grande distanza e resistere agli attacchi. Oltre ad aver preso parte, dopo il secondo conflitto mondiale all’Operazione Magic Carpet , riportando a casa circa 700 uomini dall’ex zona di guerra

Trasformata in museo, la corazzata si visita attraversando spazi rimasti quasi intatti: corridoi stretti, cabine essenziali, sale operative dense di strumenti rigorosamente e ovviamente analogici. Tra dettagli tecnici e ricostruzioni, emergono anche tracce più personali, come le foto di starlette dell’epoca appese dai marinai o ritratti di famiglia in bianco e nero, piccoli frammenti di quotidianità e tenerezza in mezzo alla guerra.

Intorno alla nave, aerei militari e mezzi corazzati completano un percorso che non glorifica, ma invita a osservare da vicino cosa significasse vivere e combattere a bordo. Non più una nave da guerra, USS Alabama, salvata dalla demolizione e preservata, oggi è un luogo che conserva, senza troppi filtri, tutto il peso della sua storia. E il suo silenzio parla più di quanto facessero i suoi cannoni.

A Venezia la Fondazione Berengo presenta Tony Cragg "Ocean of Drops"

Roma, 29 apr. (askanews) – È Tony Cragg (Liverpool, 1949), tra le voci più autorevoli della scultura contemporanea internazionale, il protagonista della mostra “Ocean of Drops” presentata dal 5 maggio al 22 novembre 2026, in occasione della 61esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, della Fondazione Berengo negli spazi di Ca’ Tron.

Costruita attorno a una monumentale scultura in vetro realizzata a Murano – che dà il titolo all’intero progetto – la mostra riunisce una selezione di opere recenti di grande formato, offrendo una lettura concentrata degli sviluppi più attuali della ricerca dell’artista anglo-tedesco.

“Ocean of Drops” si configura come un campo di tensione tra materia e percezione. La scultura in vetro, fulcro visivo e concettuale dell’esposizione, evoca la natura profonda dei materiali, suggerendo una riflessione sulla loro struttura intrinseca e sui processi che ne determinano forma e apparenza. Più che rappresentare, l’opera scopre nuove forme che riflettono sulla trasformazione continua della materia, che sfugge a una definizione stabile.

Accanto a questa presenza centrale, il percorso espositivo include sculture in legno e pietra in cui Cragg indaga le qualità fisiche e dinamiche della materia. Le forme rimandano a strutture fondamentali – atomi, molecole, cellule, particelle – rendendo visibile ciò che normalmente resta invisibile e interrogando il rapporto tra micro e macro, tra struttura e superficie.

L’intero progetto si inscrive in una riflessione più ampia sulla relazione tra interiorità ed esteriorità della materia. Le sculture di Cragg mettono in discussione i meccanismi attraverso cui percepiamo il mondo, evidenziando i limiti dell’esperienza sensibile e il ruolo determinante delle strutture cognitive nella costruzione della realtà. In questo senso, “Ocean of Drops” si presenta come un dispositivo critico: un invito a interrogare non solo ciò che vediamo, ma il modo in cui lo vediamo.

Attivo dai primi anni Settanta, Tony Cragg, pluripremiato scultore britannico che vive in Germania (a Wuppertal), ha esposto in musei e istituzioni di tutto il mondo, affermandosi come una delle figure più influenti della scultura contemporanea. La mostra veneziana rappresenta un’occasione significativa per confrontarsi con una ricerca che continua a ridefinire il rapporto tra forma, materia e conoscenza.

Formula1, Vasseur: "A Miami con aggiornamenti aerodinamici"

Roma, 29 apr. (askanews) – A un mese dall’ultimo appuntamento disputato a Gran Premio del Giappone, il Mondiale di Formula 1 riparte dal Gran Premio di Miami. Dopo la cancellazione delle gare in Bahrain e Arabia Saudita, la Scuderia Ferrari torna dunque in pista in Florida per il secondo weekend Sprint della stagione e la prima gara americana del campionato. Per tutti i team è un fine settimana particolarmente intenso e importante sotto il profilo tecnico. “Siamo molto contenti di tornare finalmente in pista dopo una pausa così lunga, qualcosa di piuttosto insolito nel pieno della stagione – le parole del Team Principal Frederic Vasseur – In queste settimane abbiamo lavorato intensamente a Maranello per analizzare i dati raccolti nelle prime gare e preparare questo appuntamento nel miglior modo possibile. Noi porteremo alcuni aggiornamenti aerodinamici, ma sappiamo che lo stesso faranno anche i nostri concorrenti. Per questo è importante restare concentrati, affrontare il weekend con umiltà e massimizzare subito il lavoro nell’unica sessione di prove libere a disposizione. Noi ci concentriamo sul nostro weekend per cercare di portare a casa il miglior risultato possibile”.

A Miami debuttano infatti diversi aggiornamenti aerodinamici, previsti da molte squadre per la prima gara dopo la lunga pausa, mentre entrano in vigore anche alcune modifiche regolamentari da assimilare rapidamente. Proprio per consentire a squadre e piloti di prendere confidenza con le novità, l’unica sessione di prove libere del weekend è estesa a 90 minuti invece dei consueti 60, prima dell’inizio delle attività competitive previste fin dal venerdì dato il formato Sprint.

L’azione in pista al Miami International Autodrome inizia venerdì 1 maggio con l’unica sessione di prove libere, eccezionalmente della durata di 90 minuti, in programma alle 12 locali (18 CEST), seguita dalla Sprint Qualifying alle 16.30 (22.30 CEST). Sabato le vetture tornano in pista per la Sprint, al via alle 12 locali (18 CEST), mentre le qualifiche per il Gran Premio scattano alle 16 (22 CEST). Il Gran Premio di Miami prende il via domenica 3 maggio alle 16 locali (22 CEST), sulla distanza di 57 giri, pari a 308,326 chilometri.

Tornano i Made in Italy Days di Amazon

Roma, 28 apr. (askanews) – Dal 13 al 19 maggio, tornano i Made in Italy Days di Amazon. Un’iniziativa realizzata in collaborazione con Agenzia ICE, che porta le eccellenze italiane in vetrina nei negozi online Amazon di tutto il mondo. Un’occasione di visibilità internazionale per piccole e medie imprese italiane, che si inserisce nel calendario della Giornata Nazionale del Made in Italy (GNMII).

Tra le attività legate a questa giornata, e riconosciute dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, c’è l’evento “Sostenere il Made in Italy nel mondo: PMI, e-commerce e politiche per l’export”, organizzato da Netcomm, con il supporto di Amazon, e promosso dal Presidente della Xa Commissione Attività Produttive Alberto Luigi Gusmeroli, andato in scena a Roma presso la Sala Salvadori della Camera dei Deputati.

“Fler è un brand italiano, che è nato con l’intento di rendere la depilazione all’acqua del corpo un’esperienza premium di benessere. Amazon è nato fin dall’inizio per voler essere un brand internazionale con quella spinta, per cui il digitale è sicuramente stato il nostro primo passo e quello che ci ha portato ad essere sempre più spinti verso l’internazionalizzazione” ha dichiarato Allegra Violante, CEO & Co-Founder di Fler World

“Amazon ha questa risorsa, questa opportunità, però purtroppo c’è il limite del fatturato di 10.000 euro che lo si raggiunge davvero in pochissimo tempo. Le aziende devono necessariamente avvalersi successivamente di una risorsa interna, o comunque di un partner esterno per gli adempimenti e le dichiarazioni IVA” ha aggiunto Tommaso Iozzino, Titolare di ZIG – Zenone Iozzino

La vetrina del Made in Italy di Amazon, è al fianco di oltre 5.500 aziende del territorio italiano e mette a disposizione più di 3 milioni di prodotti, disponibili in 11 diversi Paesi (Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Belgio, Svezia, Polonia e Paesi Bassi). In questo scenario, l’e-commerce si conferma strumento strategico per ampliare la presenza internazionale delle imprese, a condizione che lo sviluppo venga supportato dal contesto normativo e burocratico.

“Noi facciamo parte del settore delle piccole e medie imprese, dove esportare era veramente difficile per i costi. Amazon e tutte le piattaforme hanno democratizzato questa possibilità. Quindi, con investimenti relativi, ci ha dato l’opportunità di andare oggi su 32 mercati di destinazione finale e di 12 piattaforme Amazon” ha dichiarato in merito Filippo Ciocca, Titolare di Ciocca.

“Noi siamo fortemente orientati all’export. Circa il 35% del nostro fatturato deriva dalla vendita su mercati internazionali come l’America e i principali paesi dell’Unione Europea. Negli anni, però, ho assistito a un incremento della frammentazione della complessità normativa, che se da un lato rappresenta un costo per un’azienda, quindi una riduzione di margine di profitto, soprattutto per le piccole imprese come le mie, rappresenta una vera e propria barriera all’entrata del mercato unico europeo e una grande perdita di una grossa opportunità rappresentata dal digitale” ha aggiunto Maria Antonietta Orlando, Founder di Remo Sartori

Al tavolo hanno preso parte esponenti istituzionali e parlamentari di diversi schieramenti, tra cui Alessandro Giglio Vigna (Presidente XIV Commissione Politiche UE), la Senatrice Raffaella Paita (Capogruppo in Commissione 5a Programmazione economica, bilancio) e Luca Squeri (Segretario X Commissione Attività produttive, commercio e turismo), insieme a rappresentanti delle istituzioni come Paolo Quercia (Dirigente del Centro Studi e Analisi del Dipartimento Politiche per le imprese del MIMIT) e Luca Di Persio (Direttore Centrale Marketing, Innovazione, Transizione Digitale e Servizi alle Imprese di ICE Agenzia), a conferma di un interesse trasversale sul tema della competitività del sistema produttivo italiano.

Precarietà e diritti: l’Italia raccontata da The Care

Milano, 29 apr. (askanews) – Un’Italia che lotta tra precarietà e disuguaglianze, ma che prova anche a reagire attraverso partecipazione e impegno civico. È il quadro che emerge da The CARE, il progetto promosso da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento: in tre anni sono state coinvolte oltre 180 organizzazioni, 69 progetti e più di 33 mila persone.

Dai giovani alle prese con un lavoro instabile, ai riders spesso invisibili, fino alle comunità delle aree interne: storie diverse, unite dalla richiesta di diritti e opportunità. Un percorso che punta a rafforzare le comunità partendo dal basso.

“Il progetto The CARE è un progetto finalizzato alla promozione dei diritti e dei valori dell’Unione Europea, attraverso il supporto delle organizzazioni e della società civile. Si struttura in tre assi di intervento, supporto a dei progetti, capacity development, quindi formazione e sviluppo delle capacità e competenze dell’organizzazione e networking, ossia la creazione di un ambiente di autoaiuto tra le organizzazioni stesse” ha dichiarato Cosimo Chiesa, Responsabile The Care per ActionAid.

Non solo fondi, ma formazione, rete e strumenti per trasformare fragilità in partecipazione attiva con risulti concreti, visibili e duraturi nel tempo.

“In base alle diverse componenti del progetto, abbiamo raggiunto questi obiettivi. In termini di supporto finanziario, sono state raggiunte più di 33.000 persone. In termini di formazione, ogni organizzazione ha ricevuto 189 ore di formazione in diversi ambiti, che vanno dalla raccolta fondi alla comunicazione. In termini di attività di networking, è stato creato un percorso di elaborazione di un manifesto dell’organizzazione e della società civile, dove le organizzazioni stesse hanno buttato giù dei punti di miglioramento, di finanziamento alle piccole organizzazioni e di riforma del terzo settore.” ha aggiunto Chiesa.

Un progetto che lascia un segno concreto: comunità più forti e cittadini più consapevoli. Perché il cambiamento, oggi, passa proprio da chi vive e costruisce ogni giorno i territori.

The CARE – Civil Actors for Rights and Empowerment è un progetto promosso da ActionAid Italia e Fondazione Realizza il Cambiamento, cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma CERV.

"Italiane della scienza": Paola Catapano, come si racconta il Cern

Roma, 29 apr. (askanews) – “Italiane della scienza”, podcast della rubrica SGUARDI ideato da Alessandra Quattrocchi e prodotto da Askanews, dedicato alle donne che lavorano nelle materie STEM, va alla scoperta dei segreti del più grande laboratorio di ricerca delle particelle al mondo, il Cern di Ginevra. Ce ne parla Paola Catapano, la comunicatrice scientifica del Cern. Giornalista scientifica con decine di documentari all’attivo, Catapano racconta il suo percorso di carriera, come si vive al Cern, come è cambiata la presenza delle donne, che rapporto c’è oggi fra fisica e filosofia.

“Il mio percorso non è stato affatto lineare” racconta, “è fatto di inseguimento di passioni e talenti perché con la passione se uno si impegna poi diventa anche un talento e cogliere le opportunità”. Dall’amore per l’astronomia a quello per le lingue e lo sport, la scuola interpreti, il posto da assistente personale per Carlo Rubbia direttore generale del Cern, poi il master in giornalismo scientifico, il nuovo incarico al Cern e le avventure nell’Artico e nell’Antartico”.

Raccontare il Cern, cioè la fisica delle particelle elementari, significa inventarsi il modo di narrare “qualcosa che tu non osservi, mentre nelle altre scienze anche l’astronomia, si osserva un fenomeno che c’è nel cielo. Le scoperte che si fanno sono scoperte epocali che fanno la scienza ma che non avvengono tutti i giorni. Quindi è un lavoro di intermediazione, dove la figura che sta in mezzo è il comunicatore scientifico”.

Catapano racconta cosa si vede arrivando al Cern, dal Super Collider ai “premi Nobel che indossano magliette spiritose e che parlano allegramente con i giovanissimi summer student o giovani dottorandi o post-doc intavolando discussioni in mensa sul caffè e scrivono strane formule sui tovagliolini di carta; spiega come la presenza di Fabiola Gianotti ha incoraggiato l’ingresso delle donne e l’effetto che ha avuto l’apertura dell’asilo nido interno fin dai primi giorni dopo il parto: “ci siamo posti l’obiettivo di 25 by 25 cioè di raggiungere il 25% nelle posizioni di staff e di management della ricerca entro il 2025, e in alcuni campi è stato addirittura superato.

Infine ricorda che “si è sempre potuto parlare di una congiunzione fra fisica e filosofia perché le domande sono le stesse che si ponevano gli antichi greci; è chiaro che la disciplina si è talmente specializzata per penetrare dentro ai segreti della natura. Solo che la risposta è matematica ed è esperimento per arrivare a questo livello. I giovani fisici che arrivano qua sono tutti campioni delle Olimpiadi della mente perché sono capaci di scriverti 17 pagine di equazioni come noi scriviamo un articolo di quattro pagine; . sono delle persone stupende, molto candide, che a volte non capiscono quello che succede nel mondo reale, perché per loro è totalmente inconcepibile”.

I podcast di SGUARDI sono disponibili sul sito di Askanews, sul canale YouTube di SGUARDI e sulle piattaforme di streaming audio.

Acqua potabile, l’Ue avvia una procedura di infrazione contro l’Italia

Roma, 29 apr. (askanews) – La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia per il mancato corretto recepimento della direttiva sull’acqua potabile. L’Italia dispone ora di due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate.

Come evidenziato nella Strategia per la resilienza idrica, la piena attuazione dei requisiti dell’UE sulla qualità dell’acqua è fondamentale per proteggere la salute umana e l’ambiente, si legge nella nota della Commissione.

La direttiva riveduta sull’acqua potabile mira a tutelare la salute umana garantendo acqua del rubinetto più pulita, aggiornando gli standard di qualità e affrontando gli inquinanti emergenti, come gli interferenti endocrini e le microplastiche, specifica la nota.

Gli Stati membri avrebbero dovuto recepire la direttiva nel diritto nazionale entro il 12 gennaio 2023 e conformarsi alle sue disposizioni. Tuttavia, nel recepimento da parte dell’Italia permangono diverse carenze, sottolinea la Commissione.

Tra queste figurano: la limitazione dell’ambito della valutazione del rischio dei sistemi di distribuzione domestica, il rinvio di alcuni obblighi, l’assenza dell’obbligo di informare le persone vulnerabili sulle modalità di accesso all’acqua potabile, la mancata limitazione delle deroghe ai soli casi debitamente giustificati e per il periodo più breve possibile, nonché l’assenza di un valore guida per gestire la presenza di metaboliti non rilevanti dei pesticidi nell’acqua potabile, precisa la nota.

La Commissione invia pertanto una lettera di costituzione in mora all’Italia, che dispone ora di due mesi per rispondere e porre rimedio alle carenze segnalate. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrebbe decidere di emettere un parere motivato, conclude la nota.

Ciclismo, Roma ancora capitale del Giro

Roma, 29 apr. (askanews) – Per l’ottava volta nella storia, la quarta consecutiva, sarà Roma ad ospitare il Grande Arrivo del Giro d’Italia. La tappa conclusiva della 109^ edizione della Corsa Rosa è stata presentata quest’oggi presso la Protomoteca del Campidoglio alla presenza di Roberto Gualtieri, Sindaco di Roma; Urbano Cairo, Presidente di RCS MediaGroup; Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma; Paolo Bellino, Amministratore Delegato di RCS Sports & Events; Stefano Barigelli, Direttore de La Gazzetta dello Sport e Vincenzo Nibali, vincitore di due Giri d’Italia (2013 e 2016) oltre a tante altre istituzioni, rappresentanti dei Media e dei partner della Corsa Rosa. A condurre l’evento Cristina Fantoni, giornalista di TG La7. “Ci aspettano 131 chilometri di emozioni lungo un percorso che passa da Ostia, il mare di Roma, e da alcuni dei luoghi più iconici della città, passando per il Colosseo e le Terme di Caracalla fino al traguardo finale al Circo Massimo” le parole del sindaco di Roma Gualtieri. Tappa finale divisa in due parti: avvicinamento, dalla partenza a Roma-EUR, fino al primo passaggio sulla linea di arrivo si raggiunge il litorale e poi Ostia, quindi si ritorna in zona partenza e in seguito circuito finale (8 giri) all’interno della Capitale. Il circuito di 9.5 km si sviluppa interamente lungo le vie cittadine (ampie e talvolta con alcuni spartitraffico). Si alternano brevi ondulazioni e lunghi rettilinei raccordati da curve a volte impegnative. Il fondo stradale è prevalentemente asfaltato con alcuni brevi tratti in pavé (“sanpietrini”). Ultimi chilometri con solo alcune lievi variazioni di direzione. Retta finale di 350 m su asfalto, a metà dell’ultimo chilometro la pendenza della sede stradale è del 5%.

Fotografia, torna PhEST: l’11esima edizione a Monopoli dal 7 agosto

Roma, 29 apr. (askanews) – Torna PhEST, il festival internazionale di fotografia e arte, con l’undicesima edizione che si terrà a Monopoli, in Puglia, dal 7 agosto al primo novembre 2026. Tre mesi di mostre, eventi, progetti, per incentivare le attività culturali e turistiche del territorio, trasformando la città in un laboratorio diffuso di arte e ispirazione. Le giornate di inaugurazione sono fissate per il 7, 8 e 9 agosto. Dopo 10 anni di attività il festival è cresciuto, con più di 250 mostre di oltre 400 artisti provenienti da tutto il mondo, presenze che superano 1 milione e 500mila persone, e oltre 4.500 opere esposte, confermandosi come una meta per artisti di fama internazionale che scelgono PhEST come luogo privilegiato per presentare al pubblico i loro progetti.

Confermata la squadra guida di PhEST con la direzione artistica di Giovanni Troilo, quella organizzativa di Cinzia Negherbon, la curatela fotografica di Arianna Rinaldo e quella per l’arte contemporanea di Roberto Lacarbonara. Tornano anche la PhEST Pop-Up Open Call (dal 29 aprile al 13 maggio), le letture portfolio (gratuite nei giorni di inaugurazione), le visite guidate a cura degli artisti, i progetti speciali e le residenze d’artista, sul territorio e non.

Tema di questa edizione è “What if?”, un invito a sospendere la certezza del reale e ad abitare lo spazio del possibile. Attraverso fotografia e arte visiva, il festival esplora scenari alternativi in cui storia, identità, tecnologia e natura si riscrivono, si dissolvono o si reinventano. What if? non è solo una domanda, ma un dispositivo creativo e critico: apre fratture nel presente, immagina futuri divergenti e rende visibile ciò che ancora non esiste. In un tempo segnato da profonde trasformazioni, PhEST 2026 diventa un laboratorio di visioni in cui l’immaginazione non è evasione, ma uno strumento per interrogare il mondo e le sue infinite possibilità.

Per la prima volta, PhEST lancia anche una call to action rivolta alla propria community attraverso il sondaggio social What if PhEST…?, un invito a immaginare il festival che si vorrebbe. In sintonia con il tema dell’edizione 2026, il pubblico sarà chiamato a condividere desideri, visioni, suggestioni e proposte, contribuendo idealmente a disegnare un PhEST possibile, futuro, sorprendente. La CTA “What if PhEST…” sarà pubblicata sui social media ufficiali del festival .

Torna, per il sesto anno consecutivo, la PhEST Pop-Up Open Call, realizzata in collaborazione con LensCulture e PHmuseum e con il sostegno, anche quest’anno, di UniBa – Università degli Studi di Bari Aldo Moro che assegnerà un premio al miglior cortometraggio internazionale e di Fujifilm Italia che va così a riconfermare il proprio impegno nel valorizzare la fotografia come linguaggio culturale, storico e artistico, e il sostegno a iniziative, eventi e momenti partecipativi capaci di avvicinare il pubblico alla forza espressiva dell’immagine.

La PhEST Pop-Up Open Call si è progressivamente affermata come uno dei principali osservatori internazionali del festival: dalla prima edizione, che aveva raccolto oltre 500 progetti e 5.000 immagini da 56 paesi, è cresciuta fino a superare, nell’ultima, quota 800 application e 10.000 immagini provenienti da 68 Paesi. In linea con il tema centrale di PhEST 2026, What if?, la call invita artisti e fotografi a confrontarsi con ipotesi, possibilità, deviazioni del reale e immaginari alternativi. Si cercano progetti intensi, intimi e profondi, capaci di leggere il presente e insieme di proiettarlo verso ciò che ancora non vediamo. Sono ammessi tutti i linguaggi visivi: fotografia, illustrazione, collage, animazione e video, e per la prima volta cortometraggi. Gratuita e aperta a tutti, la call sarà attiva per sole due settimane, dal 29 aprile al 13 maggio 2026.

PhEST – See Beyond the Sea è prodotto e promosso dall’associazione culturale PhEST, con sostegno di Regione Puglia, PugliaPromozione, Puglia Culture e del Comune di Monopoli.

Cinema, a Vittorio Storaro il Premio Speciale Cinecittà David 71

Roma, 29 apr. (askanews) – Sarà conferito a un maestro internazionale del cinema italiano, il grandissimo autore della cinematografia Vittorio Storaro, il Premio Speciale Cinecittà David 71, promosso da Cinecittà in collaborazione con l’Accademia del Cinema Italiano, dedicato alle personalità che con la propria opera hanno contribuito all’immagine del cinema italiano e di Cinecittà nel mondo.

Il Premio Speciale David Cinecittà sarà consegnato al Maestro Storaro durante la cerimonia di premiazione dei Premi David di Donatello mercoledì 6 maggio, in prima serata su Rai 1, dagli studi di Cinecittà.

Lucia Borgonzoni, Sottosegretario alla Cultura, ha dichiarato: “Il Premio Speciale Cinecittà David 71 a Vittorio Storaro è un tributo a un Maestro che ha saputo scrivere con la luce, trasformando la tecnica in poesia visiva e portando l’eccellenza del nostro Paese sui palcoscenici più prestigiosi del mondo. Celebriamo un artista che incarna perfettamente l’anima di Cinecittà e dell’Italia: un connubio straordinario di creatività, sapienza artigiana e innovazione. La sua dedizione alla conservazione del patrimonio filmico, inoltre, testimonia l’amore per la nostra cultura, assicurando che la bellezza delle opere del passato continui a ispirare le generazioni future”.

Per il presidente di Cinecittà Antonio Saccone “la firma di Vittorio Storaro si riconosce senza scritte o titoli. Basta vedere un fotogramma di “Novecento”, di “Apocalypse Now”, de “L’ultimo imperatore”, per sapere chi ci ha messo quella luce e quei colori. Sapere che ha lavorato ad alcuni capolavori dentro la nostra Cinecittà ci emoziona. Ma non solo: la sua passione per la sopravvivenza del patrimonio cinematografico, per la conservazione e il restauro, sono opere altrettanto importanti che questo cineasta ci ha dato. Cinecittà quindi non può che essere orgogliosa di celebrare questo suo concittadino, che rappresenta al meglio i valori per cui ogni giorno lavoriamo”.

Ha dichiarato l’amministratore delegato di Cinecittà Manuela Cacciamani: “Il premio speciale Cinecittà David è concepito per sottolineare l’importanza delle persone, che sono ciò che fa grande nel mondo il nome e il marchio di Cinecittà. E quando parliamo di immagine, in pochi come Vittorio Storaro hanno creato immagini così grandiose, luminose e belle, da far invidiare Cinecittà e il cinema italiano, come un tempo succedeva alle corti estere con gli artisti del rinascimento. Vittorio Storaro è un artista, un bene culturale vivente, e con la sua opera di direttore della fotografia ha illuminato e colorato i sogni di registi, di film memorabili, e soprattutto i nostri sogni. Cinecittà è nota per la genialità dei suoi artisti/artigiani in tutto il pianeta. Questa meritata fama, è dovuta anche a ciò che ha fatto questo poeta dell’immagine, e a lui va il nostro premio, e il nostro grazie”.

Secondo Piera Detassis, presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, “il riconoscimento Speciale Cinecittà David 71 all’autore della fotografia Vittorio Storaro rappresenta per l’Accademia del Cinema italiano un grande onore e il modo più bello per festeggiare un immenso talento e, con lui, un anniversario speciale, i cinquant’anni di “Novecento”, il capolavoro di Bernardo Bertolucci. La fotografia e la luce del maestro Storaro hanno scolpito per sempre nel nostro immaginario quella traversata magistrale attraverso la Storia d’Italia, dalla Grande Guerra al fascismo alla Liberazione visti con gli occhi degli umili, i contadini e i braccianti. E con il respiro dell’umanità. Grazie anche per questo”.

Vittorio Storaro, nasce a Roma il 24 giugno del 1940 e si forma al Centro Sperimentale di Cinematografia. Debutta come direttore della fotografia con “Giovinezza giovinezza” di Franco Rossi cui seguono oltre settanta film: in Italia lavora con Bernardo Bertolucci, Dario Argento, Giuseppe Patroni Griffi, Giuliano Montaldo, Luca Ronconi; all’estero ha dato luce ai film di Francis Ford Coppola, Woody Allen, Carlos Saura, Richard Donner, Alfonso Arau, Paul Schrader.

La notorietà internazionale esplode nel 1979 con “Apocalypse now” di Francis Ford Coppola che gli vale il primo dei suoi tre premi Oscar vinti. Gli altri due arrivano con “Reds” di Warren Beatty e “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci. Nella sua carriera Storaro ha vinto anche un Grand Prix a Cannes, un Efa, un BAFTA, un Emmy, un Premio Goya, l’Excellence Award a Locarno, un David di Donatello e otto Nastri d’Argento. È stato inoltre insignito di cinque lauree honoris causa da altrettante Accademie di Belle Arti. Ha insegnato per dieci anni Scrivere con la Luce all’Accademia delle arti e delle scienze dell’immagine dell’Aquila e conduce seminari in Cinematografia. Ambisce al riconoscimento legislativo del diritto d’autore per tutti gli Autori della Cinematografia nel mondo.

Gabriele Salvatores guiderà la giuria del Reply AI Film Festival 2026

Roma, 29 apr. (askanews) – Reply, gruppo internazionale specializzato nella creazione di nuovi modelli di business abilitati dall’IA, svela la giuria della terza edizione del Reply AI Film Festival, la competizione internazionale rivolta a creativi, registi e videomaker che vogliono mettersi alla prova nella produzione di cortometraggi realizzati con strumenti di Intelligenza Artificiale. A guidare la giuria sarà Gabriele Salvatores, regista e sceneggiatore italiano noto per aver lavorato a film come “Nirvana”, “Educazione siberiana” e “Napoli – New York”, vincitore del Premio Oscar al miglior film straniero per “Mediterraneo”.

Insieme a lui, il panel della terza edizione del Reply AI Film Festival, annovera Rob Minkoff, co-regista de “Il Re Leone” nonché animatore e autore di numerosi film come “Stuart Little”, “La casa dei fantasmi” e “Mr. Peabody e Sherman” insieme a Catherine Hardwicke, regista del fenomeno globale “Twilight”. Accanto a loro Jed Weintrob, regista e partner della società 30 Ninjas affiancato da Christina Lee Storm, produttrice cinematografica – già executive in DreamWorks Animation e Netflix – e Head of Studio, Narrative presso Secret Level, il giornalista cinematografico e reporter di IndieWire, Brian Welk e Giacomo Mineo, VFX supervisor per kolossal come “Oppenheimer” e “Odissea” di Christopher Nolan e candidato ai Primetime Emmy per “Devs” di Alex Garland.

“Sono felice di prendere parte al Reply AI Film Festival e di contribuire a un’iniziativa che guarda al futuro del linguaggio cinematografico con curiosità e apertura. Sarà particolarmente stimolante accogliere opere provenienti da tutto il mondo, realizzate con strumenti di intelligenza artificiale generativa che, se messi al servizio di una visione autentica, possono valorizzare ancora di più il talento, la sensibilità e lo sguardo del regista”, commenta Gabriele Salvatores.

Completano la giuria Filippo Rizzante, Chief Technology Officer di Reply, Guillem Martinez Roura, AI & Robotics Lead di ITU “AI for Good”, l’agenzia delle Nazioni Unite focalizzata sull’utilizzo dell’AI per migliorare la società, Nils Hartmann, Executive Vice President di Sky Studios Italia e produttore di serie televisive di successo come “Gomorra: La serie”, “The Young Pope” e “ZeroZeroZero” e la giornalista cinematografica di Sky Italia Denise Negri.

“Imaginatio Nova” è il tema dell’edizione 2026, un invito a esplorare una nuova fase dell’immaginazione, in cui la creatività umana si rinnova attraverso la tecnologia. La giuria valuterà le opere inviate entro il primo giugno 2026 sulla piattaforma aiff.reply.com, in base a creatività, qualità della produzione e impiego dell’AI nei diversi stadi di realizzazione, dalla sceneggiatura alla post-produzione.

Oltre a selezionare i cortometraggi originali più meritevoli, la giuria sarà chiamata a votare le opere che verranno insignite di due premi speciali, l’AI for Good Award, promosso in collaborazione con l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), destinato al miglior cortometraggio che metta in evidenza gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (SDGs) e il Reply AI Studios Grand Prix, riconoscimento che celebra l’innovazione dell’eccellenza nell’uso dell’intelligenza artificiale.

I cortometraggi finalisti avranno la possibilità di partecipare a un evento di première, organizzato da Reply e Mastercard, che si terrà a settembre a Venezia, durante il quale saranno annunciati i vincitori assoluti.

Questa iniziativa fa parte delle Reply Challenges, un programma di competizioni tecnologiche e creative che testimonia l’impegno di Reply nello sviluppo di modelli formativi innovativi, capaci di coinvolgere le nuove generazioni. Oggi, la community di Reply Challenges conta quasi 250.000 partecipanti in tutto il mondo.

Sky Italia sarà media partner del Reply AI Film Festival, una collaborazione che rafforza ulteriormente il posizionamento dell’iniziativa nel panorama media & entertainment.

Fifa: cartellino rosso per chi lascia il campo o si copre la bocca

Roma, 29 apr. (askanews) – L’International Football Association Board, su approvazione della Fifa, introduce una stretta disciplinare destinata a cambiare il comportamento in campo dei calciatori. A partire dalla prossima Coppa del Mondo, in programma dall’11 giugno al 19 luglio 2026 tra Messico, Canada e Stati Uniti, sarà previsto il cartellino rosso per chi abbandona il terreno di gioco in segno di protesta contro una decisione arbitrale o per chi si copre la bocca durante le comunicazioni con avversari o ufficiali di gara.

La decisione nasce dalla necessità di rispondere a episodi ritenuti gravi e sempre più frequenti nelle competizioni internazionali, che hanno sollevato un dibattito sulla disciplina e sul rispetto delle regole del gioco. Secondo quanto stabilito nella riunione straordinaria dell’Ifab, la misura punta a rafforzare la trasparenza dei comportamenti e a ridurre situazioni di tensione che possono compromettere il regolare svolgimento delle partite.

Tra i casi che hanno accelerato l’adozione della nuova norma figura quanto accaduto nella finale dell’ultima Coppa d’Africa, disputata a Rabat il 18 gennaio, quando il Senegal ha lasciato il campo in segno di protesta dopo un rigore assegnato al Marocco, Paese ospitante. Un gesto che ha generato polemiche e acceso il confronto tra federazioni e organi disciplinari sul tema delle proteste collettive durante le gare ufficiali.

Un altro episodio che ha contribuito alla stretta regolamentare si è verificato in Champions League, durante la sfida tra Benfica e Real Madrid. In quella occasione Gianluca Prestianni si è coperto la bocca mentre si avvicinava a Vinicius Junior, gesto interpretato come offensivo e successivamente sanzionato con una lunga squalifica. L’episodio ha riaperto il dibattito sui comportamenti ritenuti antisportivi e sulla necessità di criteri più severi per prevenirli.

La nuova norma della Fifa stabilisce quindi una linea più rigida: il semplice gesto di abbandonare il campo in segno di dissenso o l’utilizzo di modalità ritenute opache nelle comunicazioni tra giocatori potrà essere punito direttamente con l’espulsione. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire maggiore rispetto dell’autorità arbitrale e uniformità nell’applicazione delle regole, riducendo al minimo le interpretazioni soggettive.

La misura entrerà ufficialmente in vigore proprio in occasione del Mondiale 2026, diventando uno dei cambiamenti regolamentari più significativi degli ultimi anni. L’Ifab e la Fifa sottolineano come l’intento non sia solo punitivo, ma anche educativo, per rafforzare il principio di trasparenza e correttezza all’interno del gioco.

La decisione, destinata a far discutere, apre comunque una nuova fase nella gestione disciplinare del calcio internazionale, in un momento in cui il confine tra protesta, comportamento antisportivo e tutela dell’immagine dello sport appare sempre più centrale nel dibattito globale.

Lavoro, Fumarola: Cisl giudica decreto Governo positivamente

Roma, 29 apr. (askanews) – “Abbiamo giudicato positivamente questo provvedimento sulla base di quello che abbiamo ascoltato in conferenza stampa, quindi attendiamo di leggere compiutamente il testo definitivo per fare poi delle valutazioni più di merito”. Così la leader della Cisl, Daniela Fumarola, a margine della presentazione del concertone del primo maggio.

“Intanto, ci sembra un ottimo risultato quello di aver fissato un principio: il trattamento economico complessivo dei contratti comparativamente più rappresentativi, sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale – ha detto – significa che al di sotto del Tec, di questo trattamento, non è salario degno. Questo per noi è un risultato importante perché lo abbiamo chiesto più volte al Governo e conferma ancora una volta che la buona contrattazione, che è quella che copre circa il 95% dei lavoratori, è quella da prendere a riferimento. Tutto ciò che al di sotto significa che è un contratto, un salario non degno e, quindi, è una contrattazione in dumping”.

Lavoro, Bombardieri: molto soddisfatto per decreto Governo

Roma, 29 apr. (askanews) – La Uil è “molto soddisfatta” per il varo del decreto primo maggio “perché per la prima volta c’è un intervento legislativo che identifica il salario giusto, il salario dignitoso, con i contratti di Cgil, Cisl e Uil”. Lo ha detto il segretario generale Pierpaolo Bombardieri a margine della presentazione del concertone del primo maggio.

“Avevamo posto un tema molti mesi fa, che era quello dei contratti pirata, cioè di contratti firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali non rappresentative, che diminuivano i salari e i diritti dei lavoratori – ha aggiunto il numero uno della Uil – il Governo ha deciso di non esercitare la delega su nostra richiesta perché c’è un confronto in corso con le imprese”.