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Iran, Meloni sente anche Carney e Macron: lavorare a rapida ripresa negoziati

Roma, 22 giu. (askanews) – A seguito della riunione di governo convocata d’urgenza questa mattina alla luce dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto nel corso della giornata numerosi contatti con alcuni partner internazionali e con i principali attori della regione. Lo rende noto Palazzo Chigi.

In particolare, il Presidente Meloni ha avuto uno scambio di vedute con il Presidente di turno del G7, il Primo Ministro canadese Mark Carney, con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz, con il Presidente francese Emmanuel Macron e con il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer. In ambito regionale, il Presidente del Consiglio si è sentita con il Principe Ereditario e Primo Ministro saudita Mohammad bin Salman Al Saud, il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan e l’Emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani.

“Con tutti gli interlocutori – informa la nota – è stata condivisa e data massima rilevanza alla necessità di lavorare per una rapida ripresa dei negoziati tra le parti, al fine di evitare un ulteriore allargamento del conflitto e di giungere a una soluzione politica della crisi”.

Pallavolo, l’Italia donne non si ferma più: battuta la Cina 3-0

Roma, 22 giu. (askanews) – Non si ferma la corsa dell’Italia in Volleyball Nations League. Le azzurre chiudono la week di Hong-Kong battendo anche le padrone di casa della Cina 3-0 (25-21; 32-30; 25-11)e conquistano l’ottavo successo consecutivo in VNL. 8 su 8 e primato in classifica generale che impreziosisce la striscia di 22 vittorie in partite ufficiali (FIVB e CEV) aperta un anno fa a Macao proprio battendo la Cina 3-0. Da lì poi solo trionfi a partire da Fukuoka (week 3 VNL 2024), e proseguendo per Bangkok (Finals 2024), prima di sbaragliare tutti ai Giochi Olimpici di Parigi. Numeri immensi sugellati in una serata magica alla Kai Tak Arena al cospetto di 10mila tifosi cinesi che sognavano di salutare con una vittoria la propria nazionale. Le azzurre, inoltre, si confermano al primo posto nel ranking FIVB che proprio un anno fa (22 giugno 2024) fu conquistato grazie alla vittoria in semifinale di VNL a BangKok sulla Polonia (a cui poi seguì il trionfo in finale sul Giappone 3-1).

Tennis, Bolelli-Vavassori sconfitti in finale ad Halle

Roma, 22 giu. (askanews) – Stop in finale all’Atp 500 di Halle per Simone Bolelli e Andrea Vavassori. Campioni uscenti sull’erba tedesca, gli azzurri hanno perso in finale contro la coppia di casa Krawietz/Puetz, nel remake della finale 2024: 6-3, 7-6 il punteggio finale in un’ora e 37 minuti di gioco. Una partita equilibrata, risolta in pochi punti dai tedeschi (al primo titolo del 2025) che hanno espresso un tennis di alto livello. Qualche rimpianto per gli azzurri nel secondo set, in cui hanno avuto un set point in risposta prima del tiebreak, risolto 7-4 dai n. 1 del seeding.

MotoGp, Marc Marquez trionfa al Mugello

Roma, 22 giu. (askanews) – Marc Márquez ha scritto un nuovo capitolo nella storia del motociclismo, conquistando una vittoria mozzafiato al Mugello, nel Gran Premio d’Italia, a undici anni di distanza dal suo ultimo successo su questo circuito. Dopo aver dominato la Sprint Race della vigilia, Márquez ha replicato il successo anche nel formato standard, aggiudicandosi la nona tappa del Mondiale in una gara ricca di emozioni.

La gara è stata caratterizzata da un inizio infuocato, con i primi tre giri che hanno visto una serie incessante di sorpassi e controsorpassi tra i fratelli Márquez e Francesco Bagnaia. Non sono mancati i contatti, due dei quali leggeri ma determinanti, tra le Ducati Desmosedici Lenovo di Marc Márquez e Pecco Bagnaia, in livrea “rinascimentale”.

Una volta preso definitivamente il comando, Marc Márquez ha saputo amministrare un vantaggio minimo ma sufficiente sul fratello minore Alex Márquez, in sella alla Ducati Gresini. Il podio è stato completato da un arrembante Fabio Di Giannantonio (Ducati VR46), che al penultimo giro ha strappato la terza posizione a Bagnaia.

Tajani: allerta massima in Italia per basi e sedi di Usa e Israele

Roma, 22 giu. (askanews) – “La nostre intelligence le nostre forze dell’ordine – Carabinieri, Polizia Guardia di finanza e Polizia penitenziaria – sono al lavoro intensamente. Sono in allerta massima per evitare che ci siano attacchi che possano colpire obiettivi israeliani, americani o anche italiani. I rischi ci sono per le presenze in Italia anche di presenze americane e israeliane” mentre “non abbiamo segnali di rischi diretti per il nostro Paese perché l’Iran ha sempre visto l’Italia come un Paese non tra i più ostili, seppure da sempre abbiamo condannato la costruzione delle armi atomiche”. Lo ha precisato, fra l’altro, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, in collegamento con il Tg5 Mediaset “Le ambasciate di Israele a Roma – ha sottolineato Tajani- sono chiuse. E c’è massima attenzione alla sicurezza nei luoghi di culto ebraici e per quelli americani.

Iran, Meloni riunisce governo e servizi: l’Italia lavora a un tavolo negoziale

Roma, 22 giu. (askanews) – A seguito dell’aggravarsi della crisi in Medio Oriente, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha convocato d’urgenza e presieduto questa mattina una conferenza telefonica.Hanno preso parte il Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Vicepresidente Matteo Salvini, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence. Nel corso della conversazione è stata analizzata la situazione dei siti iraniani a seguito degli attacchi. Una valutazione precisa dei danni potrà essere fatta solo con il passare delle ore”. Lo riferisce palazzo Chigi al termine della riunione d’urgenza convocata dalla premier “La crisi – sottolinea la presidenza del Consiglio – è al centro dell’attenzione dell’esecutivo in tutti i suoi risvolti, dalla situazione dei connazionali nella regione, con cui la Farnesina è in costante contatto, agli effetti economici e di sicurezza”. E la “Presidente del Consiglio si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione nelle prossime ore. L’Italia continuerà a impegnarsi per portare al tavolo negoziale le parti”.

Iran, Conte: attacco Trump catastrofico,Meloni mette testa sotto sabbia

Roma, 22 giu. (askanews) – “L’attacco in Iran di Trump, a fianco del criminale Netanyahu, è un atto grave e pericoloso che può avere conseguenze catastrofiche portandoci verso un conflitto dagli esiti incalcolabili, generando tensioni e insicurezze in tutto il mondo. Trump non dà seguito ai suoi iniziali propositi di comporre crisi e conflitti per via negoziale e adotta la dottrina Netanyahu ‘La pace attraverso la forza’. Questo significa licenza di calpestare il diritto internazionale e rischia di produrre sempre maggiore instabilità: se abbandoniamo la via negoziale e degli sforzi diplomatici per gestire gli scenari critici, anche le peggiori autocrazie, per garantirsi sopravvivenza, si danneranno per riempire i propri arsenali, soprattutto di testate atomiche, per affermare la propria forza”. Lo dichiara via social il presidente dei Cinque Stelle Giuseppe Conte.

“Stanno riportando indietro – attacca il leader M5s- le lancette della storia, stiamo ritornando alla legge del più forte. Tutto questo allontana la prospettiva di ricostruzione di un nuovo equilibrio mondiale che dia a tutti, nel segno della giustizia condivisa e non certo delle iniquità imposte, maggiore sicurezza e porti la pace”.

“In tutto ciò – denuncia Conte- qual è la posizione dell’Italia? Il Governo va in ordine sparso. Il Ministro degli Esteri Tajani: ‘Ci auguriamo che dopo questo attacco si possa arrivare alla de-escalation’. Il Ministro della Difesa Crosetto, all’opposto: ‘Si apre una crisi molto più grande’. Mentre Meloni metterà ancora una volta la testa sotto la sabbia, come fa da tre anni, esprimendo ‘forte preoccupazione’? Noi crediamo e ribadiamo che più armi e più guerre non siano una via per la pace e la sicurezza. Ucraina, Afghanistan, Libia, Iraq non ci hanno insegnato nulla? Fermatevi”.

Iran, Schlein:Trump in guerra con Netanyauh, Italia per pace con Onu e Costituzione

Roma, 22 giu. (askanews) – “Trump diceva che avrebbe portato la pace e messo fine ai conflitti, e invece lancia le bombe in Iran e infiamma il mondo, aprendo la strada a una pericolosa escalation globale. Facciamo nostre le parole del segretario generale delle Nazioni Unite Guterres contro l’uso della forza, per il rispetto del diritto internazionale e per il ritorno immediato alla via negoziale.Il Governo italiano dica con chiarezza che non parteciperà ad azioni militari né consentirà che il nostro territorio possa essere utilizzato per fornire sostegno a una guerra che la comunità internazionale deve provare a fermare prima che sia troppo tardi”. Lo dichiara lka segretaria del Pd Elly Schlein, esprimendo a nome del Pd “grave preoccupazione per questo attacco di Trump, che si fa trascinare in guerra da Netanyahu e agisce senza il coinvolgimento del Congresso come invece impone la Costituzione americana”.

“Il Governo – sottolinea Schlein- impegni per la de-escalation e per far tornare tutti gli attori coinvolti al tavolo negoziale, anche per difendere il Trattato di non proliferazione nucleare. L’Italia ripudia la guerra e vuole la pace.”

“Siamo tutti d’accordo che il regime teocratico e liberticida di Teheran non possa sviluppare un’arma nucleare, ma il modo per impedirlo non è bombardare, è negoziare”, conclude la leader Pd.

Il Papa: stasera in processione pregheremo per tutta l’umanità

Roma, 22 giu. (askanews) – “Stasera faremo la processione Eucaristica. Celebreremo insieme la Santa Messa e poi ci metteremo in cammino, portando il Santissimo Sacramento attraverso le vie della nostra città. Canteremo, pregheremo e infine ci raccoglieremo davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore per implorare la Benedizione del Signore sulle nostre case, sulle nostre famiglie e su tutta l’umanità”. Così ha detto Papa Leone XIV parlando ai fedeli riuniti in piazza San Pietro prima della recita dell’Angelus.

Oggi si celebra la Solennità del Corpus Domini. “Sia questa Celebrazione un segno luminoso del nostro impegno ad essere ogni giorno, partendo dall’Altare e dal Tabernacolo, portatori di comunione e di pace gli uni per gli altri, nella condivisione e nella carità”, ha detto il Pontefice.

Meloni un’ora a consulto con Governo e Intelligence: "Italia non informata da Trump"

Roma, 22 giu. (askanews) – E’ durato oltre un’ora il vertice in videoconferenza iniziato stamattina alle 10 fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i ministi di Esteri Interni e Difesa Tajani Piantedosi e Crosetto, il sottosegretario alla Presidenza con delega ai Servizi di Sicurezza Mantovano e i vertici dell’Intelligence nazionale sulla crisi in Medio Oriente alla luce dell’attacco militare americano ai siti nucleari in Iran.

“L’Italia -ha riferito al termine il ministro Tajani- non è stata informata prima dell’attacco, anche se era nell’aria”. Inoltre “non sono per ora state richieste basi militari in Italia dagli Usa. E “non sono partiti aerei dall’Italia”. L’Italia – ha detto ancora dopo il vertice Tajani- ha come obiettivo ogni sforzo per la de escalation” e “in ogni caso ora la priorità è la sicurezz dei nostri connazionali nell’area e il loro rimpatrio, soprattutto da Israele e Iran e dalle altre aree più esaposte al conflitto”.

Attacco Usa all’Iran, conseguenze e reazioni. Gli aggiornamenti

Roma, 22 giu. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. Trump ha fatto sapere di avere distrutto 3 siti nucleari. Secondo media Teheran era stata avvertita in anticipo da Washington. Missili su Israele. Di seguito gli aggiornamenti.

-11:05 Secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione, il sito nucleare di Fordow avrebbe subito soltanto danni parziali a seguito dei bombardamenti statunitensi avvenuti nella notte tra sabato e domenica.

– 11:00 “Il sito ha riportato danni limitati e l’integrità dell’impianto non è stata compromessa in modo irreversibile,” riferisce Tasnim, smentendo implicitamente le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Fordow è stato completamente annientato.

-10:59 La responsabile della diplomazia dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha lanciato un appello urgente alla calma dopo i raid statunitensi contro i siti nucleari iraniani, invitando tutte le parti coinvolte a evitare un’escalation militare.

-10:55 “L’intervento Usa per impedire all’Iran di avere a disposizione l’ordigno nucleare rappresenta un cambiamento di scenario. La situazioni è preoccupante: si rischia una nuova escalation. L’Italia è impegnata in tutte le sedi per la de-escalation e lavora per la pace in Medio Oriente. Restando fermo che l’Iran non può disporre della bomba nucleare”.

-10:45 Il Qatar ha espresso forte preoccupazione per la crescente instabilità in Medio Oriente a seguito dei raid statunitensi contro l’Iran, avvertendo che le attuali “tensioni pericolose” potrebbero avere “ripercussioni catastrofiche” sia a livello regionale che internazionale.

-10:30 La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta seguendo con la massima attenzione la crisi in Iran e ha convocato per la mattinata una riunione in videoconferenza con i ministri interessati, con il sottosegretario Alfredo Mantovano e con i vertici dell’intelligence. Lo si apprende da fonti di palazzo Chigi.

-10:20 Una fonte iraniana di alto livello ha detto all’agenzia Reuters che la maggior parte dell’uranio altamente arricchito presente nel sito iraniano di Fordow era stata trasferita in una località segreta prima dell’attacco statunitense della scorsa notte. “La maggior parte del materiale è stata rimossa in anticipo e trasferita in un sito non rivelato,” ha detto la fonte, senza fornire ulteriori dettagli sul luogo o sulla quantità di materiale coinvolto.

-10:15 L’Iran potrebbe ritirarsi dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) a seguito dei bombardamenti statunitensi contro i suoi impianti nucleari. Lo ha dichiarato il presidente della Commissione Affari Esteri del Parlamento iraniano, Abbas Golroo, in una nota pubblicata oggi. “L’Iran ha il diritto legale di ritirarsi dal TNP in base all’Articolo 10, dopo gli attacchi degli Stati Uniti ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan,” ha affermato Golroo, riportando poi la sintesi della sua dichiarazione su X.

-10:10 Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno comunicato che circa 40 missili sono stati lanciati dall’Iran verso Israele nelle ultime ore, e che almeno 30 di questi hanno effettivamente attraversato lo spazio aereo israeliano. L’IDF ha confermato che parte dei missili è stata intercettata dai sistemi di difesa attivi nel Paese, ma alcuni hanno colpito aree abitate, causando danni strutturali e feriti, in particolare nelle zone di Tel Aviv, Haifa e Sharon.

-10:05 Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha convocato per lunedì una riunione urgente del Consiglio dei Governatori dopo agli attacchi statunitensi contro tre siti nucleari in Iran. La decisione arriva dopo che gli Stati Uniti hanno colpito gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan. La riunione, secondo quanto comunicato dall’AIEA, si concentrerà sulle implicazioni degli attacchi per la sicurezza nucleare, la non proliferazione e il ruolo dell’Agenzia nel monitoraggio dei siti coinvolti.

Iran,Bonelli(Avs):Meloni spieghi sua Italia telecomandata da Usa e Israele

Roma, 22 giu. (askanews) – “Stanotte gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco militare contro tre siti nucleari iraniani, distruggendoli con raid aerei massicci. Trump e Netanyahu vogliono la guerra globale e riscrivere un nuovo ordine geopolitico basato sulla supremazia militare. Il bombardamento prima da parte israeliana e ora da parte degli Stati Uniti contro i siti nucleari iraniani è una violazione gravissima della Convenzione di Ginevra. Un atto che rischia di innescare una reazione a catena devastante per tutto il Medio Oriente e per il mondo”. Lo afferma il leader Avs Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde

“Il ministro Tajani parla di “de-escalation” dopo le bombe. Ma come si può parlare di pace – accusa Bonelli- mentre si scatena l’inferno? Domani Giorgia Meloni sarà in Parlamento: venga a spiegare perché ha portato la politica estera italiana ad essere totalmente telecomandata da USA e Israele. Perché tace di fronte a un attacco militare che ci trascina in un conflitto senza fine? Il mondo sta precipitando verso la guerra globale. E loro la chiamano pace”.

L’attacco USA all’Iran scuote il Medio Oriente: lo “schiaffo” all’Europa e l’allarme del Qatar

Il bombardamento americano dei giorni scorsi è arrivato all’indomani dei colloqui tra Europa e Iran, un confronto dal quale purtroppo l’Italia è assente. Un tempismo significativo, che getta nuova benzina sul fuoco dei conflitti in Medio Oriente e mette in discussione gli sforzi diplomatici di chi, come l’UE, tenta di ricucire relazioni e costruire percorsi di pace.

Se finora alcuni Paesi del Golfo avevano mantenuto una prudente equidistanza tra Washington e Teheran, oggi la realtà dei fatti comincia a scardinare questo equilibrio precario. Ne è esempio chiaro il Qatar. Fino ad ora, Doha aveva coltivato relazioni pragmatiche con entrambe le parti, evitando prese di posizione eclatanti e richiamandosi a parole come stabilità e dialogo. Ma la nuova escalation scatenata dall’attacco statunitense sta trasformando la prudenza in preoccupazione e allarme. Le autorità qatariote hanno messo l’accento sul rischio di una pericolosa evoluzione sul fronte regionale e internazionale: la regione è a un passo dal baratro, e ciò che accade nel Golfo può riflettersi sulla stabilità globale.

L’attacco voluto da Trump esaspera – e non risolve – una situazione già tesa e instabile, alimentata dal confronto serrato tra Stati Uniti e Iran. In questo contesto, l’invito generico alla de‑escalation non basta più. L’Europa, e in primis l’Italia, dovrebbe affrancarsi dal ruolo di comprimario per affermare una chiara autonomia e tentare di orientare la diplomazia verso nuovi equilibri di pace, dando sostanza e concretezza a un processo di dialogo che finora è rimasto sospeso.

Se l’obiettivo è evitare che la regione scivoli nell’anarchia e che la tensione diventi conflitto aperto, è arrivato il momento di trasformare le parole in scelte politiche. L’alternativa è continuare ad assistere, impotenti e assenti, ad una partita che sta disegnando non solo i destini del Medio Oriente, ma l’assetto complessivo delle relazioni internazionali.

Iran, Tajani: governo fa il possibile per rimpatrio rapido italiani

Roma, 22 giu. (askanews) – “In questo momento ci occupiamo seriamente della sicurezza degli italiani nella regione. Si sta facendo tutto il possibile per far partire i connazionali che lo vogliono il prima possibile: oggi da Sharm el Sheik partirà un volo con i connazionali che arrivano da Gerusalemme e Tel Aviv” Lo afferma in una dichiarazione il ministro degli Esteri Antonio Tajani

“Ci auguriamo – ripete Tajani- che dopo questo attacco che ha portato un danno enorme alla produzione dell’arma nucleare, che rappresentava un pericolo per tutta l’area, si possa arrivare veramente a una de-escalation: l’Iran si sieda a un tavolo di trattative. Domani ci sarà una riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue a Bruxelles, e un incontro con il responsabile dell’Aiea, Grossi che sentirò anche in giornata per capire le conseguenze che possono esserci da punto di vista della sicurezza”.

Trump: reattori nucleari annientati, Iran ora scelga la pace

Roma, 22 giu. (askanews) – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i tre principali impianti nucleari dell’Iran ù Natanz, Isfahan e Fordow ù sono stati “completamente e totalmente annientati” dai bombardamenti condotti nella notte dai bombardieri americani. In un discorso di quattro minuti alla nazione, trasmesso dalla Casa Bianca, Trump ha definito l’operazione “un successo militare spettacolare”.

“Il nostro obiettivo era la distruzione della capacità di arricchimento nucleare dell’Iran e la fine della minaccia atomica posta dal principale sponsor del terrorismo al mondo,” ha detto il presidente, parlando a reti unificate.

“Stasera posso comunicare al mondo che i raid sono stati un successo spettacolare. Le principali strutture di arricchimento dell’Iran sono state completamente e totalmente obliterate,” ha affermato.

Rivolgendosi direttamente a Teheran, Trump ha lanciato un ultimatum: “L’Iran ù il bullo del Medio Oriente ù deve ora fare la pace. Se non lo farà, i futuri attacchi saranno molto più gravi e molto più facili.”

Iran: attacco Usa grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali

Roma, 22 giu. (askanews) – L’Iran ha richiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per condannare i raid statunitensi contro i suoi impianti nucleari. Lo ha comunicato in una lettera ufficiale inviata oggi dall’ambasciatore iraniano presso l’ONU, Amir Saeid Iravani, in cui si definisce l’attacco “una grave minaccia alla pace e alla sicurezza regionali e internazionali”.

Il documento, riferisce Cnn, conferma che i siti colpiti sono stati Fordow, Natanz e Isfahan, bombardati nelle prime ore di della giornata da forze statunitensi che, secondo l’Iran, avrebbero agito “sotto la piena supervisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA)”, pur senza fornire prove a sostegno di questa affermazione.

Aiea: nessun aumento dei livelli di radiazione dopo l’attacco Usa

Roma, 22 giu. (askanews) – “Nessun aumento dei livelli di radiazioni è stato segnalato” dopo l’attacco dell’aviazione Usa sull’Iran. Lo riferisce l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica in una prima valutazione.

“In seguito agli attacchi a tre siti nucleari in Iran – tra cui Fordow – l’Aiea può confermare che, al momento, non è stato segnalato alcun aumento dei livelli di radiazioni all’esterno”. Lo scrive su X l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, spiegando che fornirà “ulteriori valutazioni sulla situazione in Iran non appena saranno disponibili nuove informazioni”.

Gli Usa attaccano l’Iran. La guerra dei missili infiamma il Medio Oriente

Il Medio Oriente è precipitato in una spirale di violenza senza precedenti nelle ultime ore, con scambi di attacchi missilistici tra Iran, Israele e Stati Uniti che hanno sollevato il velo su uno scenario di guerra aperta, le cui conseguenze globali restano imprevedibili.

L’escalation ha raggiunto il culmine con l’attacco statunitense ai siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan, definito dal presidente Donald Trump un “successo militare spettacolare”, mirato a “distruggere le capacità di arricchimento dell’Iran e neutralizzare la sua minaccia nucleare”. Fonti militari indicano che sull’impianto di Fordow sarebbero state sganciate tonnellate di esplosivo, comprese sei bombe “bunker buster” ad alta penetrazione, che avrebbero “neutralizzato” il sito. Le autorità iraniane hanno confermato gli attacchi, denunciandoli come “atti barbari” e “violazioni del diritto internazionale”. Hanno tuttavia rassicurato sulla mancanza di contaminazione radioattiva e ribadito che il programma nucleare non si fermerà. Secondo fonti interne, i siti colpiti erano stati evacuati “da tempo”, lasciando intendere una possibile anticipazione dell’attacco.

La risposta iraniana non si è fatta attendere: decine di missili balistici sono stati lanciati contro Israele, causando gravi danni a Haifa e facendo risuonare le sirene d’allarme a Gerusalemme, Tel Aviv e in molte altre città. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno confermato il lancio di 20-30 missili, mentre l’aviazione israeliana è entrata in azione per intercettare e “neutralizzare la minaccia”. La televisione di stato iraniana ha trasmesso in diretta le immagini dell’imminente arrivo dei missili su Israele, accompagnate da canti patriottici. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, pur riaffermando l’impegno per la pace, ha avvertito che l’Iran “risponderà con fermezza” a ogni ulteriore aggressione, dichiarando che “non permetterà al regime sionista di isolare Teheran dal resto del mondo musulmano”.

Contemporaneamente, un account affiliato ai Guardiani della Rivoluzione ha twittato: “Adesso è iniziata la guerra”, mentre la tv di stato ha affermato che “ogni cittadino o militare americano nella regione è da considerarsi un obiettivo legittimo”.

Nel frattempo, un barlume di speranza arriva da un rapporto della CBS, secondo cui Washington avrebbe contattato diplomaticamente Teheran, affermando di non avere in programma ulteriori attacchi e auspicando un ritorno al tavolo negoziale. Tuttavia, la minaccia di Trump di “attacchi futuri ben più devastanti se non si farà la pace” sembra più una strategia di pressione che un reale invito al dialogo.

Usa colpiscono siti nucleari Iran, missili iraniani su Israele

Roma, 22 giu. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha confermato che le forze armate statunitensi hanno colpito tre siti nucleari in Iran – Fordow, Isfahan e Natanz – con bombardieri stealth B-2 e bombe “bunker buster” da 30.000 libbre, unendosi formalmente all’offensiva aerea israeliana.

L’Iran ha reagito lanciando una ondata di missili, secondo l’esercito israeliano tra i 20 e 30, ore dopo l’attacco americano. .

L’obiettivo dichiarato è smantellare il programma nucleare iraniano e indebolire l’Iran, nemico storico degli Usa. La decisione arriva dopo oltre una settimana di bombardamenti israeliani su difese aeree e missilistiche iraniane.

Teheran ha avvertito: “si tratta di tti oltraggiosi con conseguenze eterne”. Il ministro degli Esteri Araghchi ha affermato su X che “l’Iran si riserva tutte le opzioni per difendere la propria sovranità e i suoi interessi”, citando l’articolo 51 della Carta ONU.

Dopo gli attacchi, fiamme erano visibili a Fordow, come riferito dall’agenzia Fars.

Trump ha contattato Netanyahu subito dopo le operazioni. L’Iran dichiara che non ci sono segni di contaminazione nucleare dopo i raid, ma la tensione internazionale è alle stelle.

Dopo Campovolo Liga annuncia 8 date in Europa e un San Siro

Milano, 22 giu. (askanews) – Liga ha ancora fame e voglia di stare tra la sua gente, il popolo di Ligabue a Campovolo ha accolto con entusiasmo l’annuncio: nel 2026 non lascia, nessuna pausa in vista, ma rilancia alla grande. Sabato 20 giugno 2026, a distanza di un anno esatto da Campovolo2025, la grande festa arriverà anche al nord, dopo l’RCF Arene e il prossimo appuntamento alla Reggia di Caserta il 6 settembre 2025, la festa continua con “Certe notti a Milano” un evento imperdibile allo Stadio San Siro. La terza tappa de “La Notte di Certe Notti” si terrà in un altro luogo iconico che ha segnato la carriera di Ligabue (nel 1997 San Siro è stato il primo stadio ad ospitare un concerto nella carriera di Ligabue) e che negli anni lo ha visto più volte protagonista. Anche questa volta non sarà solo un concerto ma un’imperdibile experience nel mondo del Liga. Ma prima un tour europeo. Dal 1° maggio 2026 Ligabue farà il giro dell’Europa con “CERTE Notti in Europa”, un tour che partirà da Barcellona e farà tappa a Madrid, Parigi, Londra, Utrecht, Bruxelles, Lussemburgo e Zurigo. Cala quindi il sipario su Campovolo con 100.000 persone che hanno partecipato all’evento, culmine di due giorni di festa. Oltre due ore di concerto, in cui l’artista ha celebrato insieme ai fan i 30 anni di “Certe notti” e dell’album “Buon Compleanno Elvis”, che nel 1995 ha segnato uno dei momenti più importanti della sua carriera e i 20 anni dal primo Campovolo.

Grande successo per la Ligastreet che in questi due giorni ha fatto vivere al pubblico un’esperienza immersiva nel mondo del Liga con tantissime attività che hanno unito ancora di più i fan.

Queste le date di “CERTE NOTTI IN EUROPA”:

1° maggio | Barcellona – Razzmatazz

2 maggio | Madrid – Sala Riviera

8 maggio | Parigi – Olympia

9 maggio | Londra – 02 SHEPHERD’S BUSH

11 maggio | Utrecht – Tivolivredenburg Ronda

12 maggio | Bruxelles – Cirque Royal

14 maggio | Lussemburgo – Rockhal

16 maggio | Zurigo – The Hall

I biglietti per “CERTE NOTTI A MILANO” e per “CERTE NOTTI IN EUROPA” saranno disponibili dalle ore 14:00 di mercoledì 25 giugno su Ticketone e punti vendita abituali.

Per gli iscritti al BarMario i biglietti saranno disponibili dalle ore 14:00 di domani, lunedì 23 giugno.

Per info: friendsandpartners.it / ligabue.com/barmario

Trump non riesce a spezzare l’alleanza fra Xi e Putin

La suggestione americana e il realismo orientale

Ieri un post de Il Domani d’Italia a proposito della guerra Israele-Iran affermava, con un sottinteso evidente: “Putin e Xi invitano Trump a fermarsi…e Trump si ferma”. Data l’inaffidabilità del personaggio non possiamo essere certi che questa rimarrà la sua posizione, ma l’episodio, ben sottolineato dal post, è assai utile per comprendere qualcosa di più sui rapporti in atto fra le grandi potenze (includendo fra queste pure la Russia, ma solo perché detiene l’arma nucleare: un dato che poco a che fare ha con l’economia ma che purtroppo non si può negare abbia un suo indiscutibile rilievo).

Trump, Putin e l’illusione dell’asse alternativo

Il Presidente USA, nel suo delirio di onnipotenza armato da un ego smisurato, immagina di poter attrarre dalla propria parte Vladimir Putin smarcandolo così dalla tutela (altrimenti definita “amicizia senza limiti”) del leader cinese Xi Jinping. In questi mesi la fallimentare trattativa – che di fatto non si è mai davvero aperta – per un cessate-il-fuoco in Ucraina è stata infatti impostata col palese obiettivo di assecondare l’autocrate del Cremlino e di mettere in difficoltà Volodymyr Zelensky.

Xi e Putin, due interlocutori che conoscono la politica

Ciò che Donald Trump non ha considerato è, da un lato, la “qualità” politica dei suoi due interlocutori, nettamente superiore alla sua. Quelli conoscono assai bene l’arte della trattativa applicata alla politica, arte umana diversa da quella applicata al business commerciale (che è invece quella che il tycoon conosce e adotta) e lo stanno indubbiamente dimostrando.

Dall’altro, non studiando i dossier e neppure leggendoli, ha sottovalutato la “portata” dell’intesa fra Xi e Putin, la quale ha un obiettivo strategico: condurre il “Sud globale”, ovvero la gran parte dell’umanità, a costituire un’alternativa vincente – sotto il profilo economico, finanziario e soprattutto culturale – al dominio dell’Occidente, ormai ritenuto inaccettabile. Anche in quanto esercitato da una minoranza in crisi demografica e valoriale (quest’ultimo in verità è un tema sollevato dal russo più che dal cinese).

La mossa delle Terre Rare e il messaggio simbolico

Quando Trump impone dazi esorbitanti come ha fatto il 2 aprile (salvo poi una loro gestione ondivaga) non si rende conto di aprire un’autostrada soprattutto a Xi, che infatti ha immediatamente visitato Malesia, Vietnam e Cambogia col sorriso e con la proposta di una fattiva cooperazione commerciale. E non si fermerà qui, nel mentre ha minacciato il focoso inquilino della Casa Bianca di interrompere il commercio verso gli USA delle Terre Rare, delle quali detiene il quasi monopolio mondiale e senza le quali la tecnologia americana perirebbe all’istante. Conducendo così il tycoon a più miti consigli.

Trump non ha compreso il segnale simbolico – in politica i simboli contano, eccome – lanciato da Xi Jinping lo scorso 9 maggio con la sua presenza alla parata militare sulla Piazza Rossa di Mosca in occasione della cerimonia per la Giornata della Vittoria nell’ottantesimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Un palco sul quale nessun Capo di Stato occidentale era presente, ma dove quasi altri trenta (provenienti, appunto, dal Sud Globale che sta allargando il progetto BRICS plus) erano lì a celebrare il trionfo sul nazismo conseguito dall’Unione Sovietica prima e più ancora che dagli Stati Uniti.

L’alleanza strategica tiene

E il prossimo 2 settembre Putin restituirà la visita andando a Pechino per presenziare ai lavori dell’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione e naturalmente i due leader terranno un bilaterale. L’amicizia senza limiti, per quanto ipocrita e ambigua, con uno dei due “amici” nettamente più forte dell’altro e quindi nelle condizioni di dettare l’agenda e la linea, dunque regge. Perché ha, come detto, un obiettivo strategico. Forse a Washington qualcuno è riuscito a spiegarlo a Trump. O forse ha prevalso – al momento – la logica ipernazionalista e isolazionista del movimento MAGA, contraria a qualsivoglia forma di intervento americano all’estero, una dissoluzione di risorse ritenuta nefasta.

Un equilibrio da non rompere

Di certo Pechino e Mosca guardano con preoccupazione alla possibile distruzione del regime iraniano ad opera di Israele con l’aiuto degli Stati Uniti, poiché essa favorirebbe un più forte insediamento occidentale in quell’area del pianeta e indurrebbe il mondo arabo a investire negli Accordi di Abramo e non certo nei BRICS. Conseguentemente, hanno fatto sapere a chi di dovere di non apprezzare affatto un possibile intervento americano.

Il profilo della politica secondo Leone XIV

“La politica non è mestiere, ma missione”

Nell’attuale scenario di sfiducia nella politica, di divisioni e incertezze crescenti – dove partiti e movimenti nascono e scompaiono rapidamente – ciò che appare davvero urgente, soprattutto per chi ha ruoli di responsabilità, non è tanto ampliare l’offerta politica, quanto restituirle contenuto e profondità. A tal proposito, Papa Leone XIV si è rivolto a oltre 700 parlamentari di 68 Paesi con parole di straordinaria chiarezza e forza morale, consegnando un messaggio che va ben oltre le celebrazioni giubilari. Un appello profondo alla politica come servizio.

Il suo discorso, pronunciato nell’Aula della Benedizione in occasione del Giubileo dei governanti, è stato un invito forte a riscoprire la politica non come esercizio di potere, ma come missione di verità e di bene. Al centro, l’idea che il servizio pubblico, per essere autentico, deve orientarsi al bene della comunità, in particolare dei più fragili, abbandonando ogni forma di interesse personale. Una politica che torni ad ascoltare il grido degli ultimi, rispondendo alla sete di giustizia e uguaglianza sociale. Perché – ha ricordato – la politica non è affare di potere, ma servizio; non è carriera, ma vocazione; non è mestiere, ma missione.

Carità, giustizia, dialogo

Rievocando l’insegnamento di Francesco e dell’enciclica Fratelli tutti Leone XIV ha sottolineato che la politica è “la forma più alta della carità”. Carità non come elemosina, ma come amore concreto per la società, come cura per chi è in difficoltà, come ascolto dei più poveri. “Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce, e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli”, ha ammonito.

È stato un discorso che ha toccato temi essenziali: il bene comune, la dignità dei più deboli, la libertà religiosa, il dialogo tra le fedi e le sfide dell’intelligenza artificiale. Soprattutto, ha invitato a rimettere al centro la persona, e non gli interessi, i profitti o le ideologie.

Un passaggio centrale ha riguardato la libertà religiosa e il dialogo interreligioso, presentati non come semplice tolleranza, ma come occasione di arricchimento reciproco e fonte di verità condivisa. “Credere in Dio è, per i singoli e per le comunità, una fonte immensa di bene”, ha detto il Papa. Le religioni, dunque, devono cooperare per costruire ponti di comprensione, superando ogni logica di conquista o conflitto. È un invito ai parlamentari a promuovere un incontro rispettoso tra le fedi, riconoscendo il ruolo positivo della spiritualità nella costruzione della civitas Dei, la società animata dalla carità, come ricordava sant’Agostino.

L’algoritmo non può sostituire il cuore

Papa Leone XIV ha poi affrontato la grande sfida dell’intelligenza artificiale, sottolineando che il progresso tecnologico non può prescindere dal rispetto della persona. La tecnologia può essere uno strumento straordinario, ma non deve mai sostituire il cuore dell’uomo. Ha messo in guardia contro una visione disumanizzante, che riduce la vita a dati e algoritmi. Il compito della politica è guidare l’innovazione verso stili di vita sani, giusti e sicuri, soprattutto per le nuove generazioni. “La vita personale – ha detto – vale molto più di un algoritmo”.

Un modello per i governanti

Il pontefice ha proposto un richiamo luminoso: san Tommaso Moro, “martire della libertà e del primato della coscienza”, che visse la politica come servizio alla verità, anche a costo della vita. Uomo di Stato che servì il popolo con onestà, difese la famiglia, promosse l’educazione dei giovani. È questo il volto della politica che il mondo di oggi deve cercare: trasparente, radicata nella fede e nei valori più autentici dell’umanità, rivolta davvero al bene di tutti.

Il discorso di Papa Leone XIV non è stato solo un’esortazione: è una chiamata alla responsabilità per tutti coloro che hanno in mano il destino dei popoli. Un messaggio universale, che travalica i confini della Chiesa e parla al cuore dell’umanità, in un’epoca che ha urgente bisogno di guida morale e visione spirituale.

“La politica non è un mestiere, è una missione per la crescita della verità e del bene”, ha affermato con chiarezza.

Spero che queste parole non restino chiuse in un’aula, ma arrivino nelle case, nei cuori, e diventino azione e monito. Solo così potremo davvero cambiare il mondo, un gesto alla volta.

Un campo largo senza centro

Un tema che non si può più eludere

Ci sono delle categorie politiche che, ad un certo punto, scompaiono del tutto dall’orizzonte di un partito o, meglio ancora, di una coalizione. È il caso, nello specifico, del Centro rispetto al profilo politico e culturale e alla prospettiva programmatica del cosiddetto “campo largo”. L’ha detto, per la verità, alcuni giorni fa con rara chiarezza Carlo Calenda in un’intervista rilasciata a un quotidiano romano. Credo che il tema non si possa e non si debba sottovalutare per la semplice ragione che “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”.

Del resto – almeno questa è la mia opinione – è perfettamente inutile sbraitare che nella coalizione di centrodestra è la destra che comanda quando poi, sul versante opposto, la guida politica e culturale dell’alleanza è saldamente in mano alle tre sinistre coordinate, com’è avvenuto puntualmente con l’ultima consultazione referendaria, dal segretario generale della Cgil, Landini.

Dal riformismo alla subalternità

È una osservazione, questa, talmente banale nonché oggettiva, che non meriterebbe la benché minima attenzione se non per il fatto che proprio questa considerazione segna una netta e bruciante discontinuità rispetto allo schieramento riformista. Almeno per come, e sino a poco tempo fa, si era presentato di fronte agli elettori. Perché era dai tempi della “gioiosa macchina da guerra” di occhettiana memoria del lontano 1994 che non esisteva più un’alleanza delle sole forze della sinistra. O meglio, dove la sinistra, di fatto, comandava e aveva il timone della strategia, della prospettiva e del programma politico alternativo allo schieramento contrapposto.

Certo, ieri come oggi, esistono i cosiddetti “cespugli”, cioè coloro a cui gentilmente viene concesso – per grazia ricevuta – un protocollare e burocratico “diritto di tribuna”, cioè una manciata di parlamentari, in cambio di una assoluta fedeltà politica alla coalizione e, soprattutto, senza mettere affatto in discussione la guida politica dell’alleanza stessa. Un tempo erano gli autorevoli e qualificati “cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci”, poi – per citare una bella e significativa esperienza più recente – i “Cristiano sociali”; oggi Italia Viva e domani, chissà, altri gruppi che potranno ancora formarsi. Certo, politicamente del tutto irrilevanti ed ininfluenti nella coalizione, ma utili – e forse anche indispensabili – per spiegare, a chi lo richiede, che la coalizione così costruita è saldamente plurale.

Dall’alleanza riformista alla sinistra radicale

Ecco perché, se dobbiamo oggi evidenziare un vero salto di qualità di questo campo politico, è proprio quello di essere passati da una coalizione di centrosinistra riformista, democratica e soprattutto con una chiara e netta cultura di governo – progetto caro ai vari Marini, Rutelli, Veltroni e molti altri dirigenti dell’epoca – a una semplice coalizione di sinistra. Saldamente guidata dal Pd della Schlein, dal trio Fratoianni/Bonelli/Salis, dal populista Conte e sotto la supervisione del segretario dello storico “sindacato rosso”, Landini.

Un salto di qualità che, per tornare alla riflessione iniziale, ci porta a concludere che il Centro, o “la politica di centro” o il “Centro dinamico”, da quelle parti è un’espressione, appunto, quasi blasfema.

Lo spazio del lettore: Unamuno e la Parola che si dona

Il grande intellettuale e romanziere spagnolo Miguel de Unamuno, nel suo Come si fa un romanzo, edito da Ibis, scrive «Che m’importa che tu non legga, lettore, quel che ho voluto metterci, se vi leggi quel che ti accende la vita? Mi sembra sciocco che un autore si perda a spiegare quel che ha voluto dire, visto che non ci importa quel che ha voluto dire ma quel che ha detto, anzi, quello che abbiamo sentito».

La riflessione si riferisce a un contesto letterario, ma Unamuno era costante e attento lettore delle Scritture e la loro influenza sul suo pensiero è evidente. Nella sua riflessione sul rapporto creato dallo scrivere autore e lettore sono metafora, forse non volontaria ma proprio per questo particolarmente efficace, di Creatore e creatura. Più ancora è metafora la considerazione del loro rapporto, dialettico e rispettoso, continuo e nascosto: necessario all’esistenza di un luogo fisico e mentale nel quale incontrarsi.

L’autore divino manifesta la sua misericordia ritraendosi, facendo lo tzimtzum, come sostiene la teologia ebraica, lasciando spazio alle donne e gli uomini perché partecipino per la loro parte alla creazione, ne siano partecipi e quindi responsabili.

Imporre il nome agli animali, come racconta la Genesi, non è un atto di appropriazione. Piuttosto è la partecipazione umana alla creazione del mondo, la risposta alla chiamata iniziale raccolta nella formula dell’immagine e della somiglianza.

Unamuno coglie nell’attività dello scrittore questa vibrazione all’incontro necessario tra chi parla e chi ascolta, questo tassello posto a comporre il grandioso mosaico della creazione, alla base e a sostegno del quale è posto il mistero dell’incarnazione. C’è uno spazio di sacrificio infatti, nel consentire al lettore di appropriarsi del testo, escludendone in qualche modo l’autore, e di trasformarlo in una lettura che diviene proprietà assoluta di chi la effettua

Luciano Ligabue e il suo Campovolo: "Qui succedono le magie"

Milano, 21 giu. (askanews) – Campovolo è la ‘casa di Luciano Ligabue’, a 20 anni dal primo debutto su questa venue torna l’evento più amato dai fan del Liga. Nel 2005 il primo Campovolo riunì con 165.000 fan presenti, allora fu record europeo, questa volta nell’area rinnovata RCF Arena sono arrivate oltre 100.000 persone per ‘La Notte di Certe Notti’. A 65 anni, di cui 35 di carriera, Luciano incontrando i giornalisti prima del live ha voluto raccontare la magia di Campovolo ma anche il suo impegno sociale e la sua passione mai sopita per la musica. Non un semplice concerto dunque ma ‘una vera e propria festa di 48 ore, perchè qui succedono sempre magie, sono nati anche tanti bambini” ha detto raccontando insieme al manager Ferdinando Salzano la Ligastreet, il boulevard interamente dedicato a Ligabue che fa parte integrante dell’evento dove si gioca, ci si incontra, si mangia e ci si diverte.

Prima di “Cosa vuoi che sia” Luciano lancia un appello ai potenti che negano il cambiamento climatico con dati sul riscaldamento globale. Una scelta che ha spiegato così: ‘Da ragazzo ho avuto un sogno che sembrava molto vicino a una realtà, la mia adolescenza l’ho passata negli anni 70 ed ero convinto che si potesse cambiare, rendendolo il pianeta un posto migliore più praticabile, più equo e più giusto. Oggi quello che vedo è l’esatto opposto di quel sogno, quindi che cosa si può fare? – Ha detto Ligabue – bisognerebbe smontare tutto, però di sicuro non lo può fare un cantante, ma bisogna ricordare, dobbiamo occuparci del riscaldamento globale, come non si può pensare in termini di riarmo e di guerra costantemente come stiamo vedendo in questo periodo’. Ma non c’è solo impegno, c’è davvero tanta musica, tanto spettacolo in uno show imponente e ‘suonato’, sullo sfondo di Las Vegas, una città unica in grado di ammaliare e stordire con le sue contraddizioni, il divertimento, la festa continua, le esperienze estreme, ma allo stesso tempo la spietata macchina da dollari, la disperazione del ludopata e il peggior consumo energetico immaginabile. Per tutti questi motivi lo show di Ligabue avrà un mood visivo che richiama quella città iconica: ricordare a che punto siamo in questi tempi difficili ma allo stesso tempo lasciarsi andare alla festa e alla spensieratezza per qualche ora. Questo sarà lo spettacolo a Campovolo di Ligabue (il quinto della sua carriera): la celebrazione di 30 anni dell’album ‘Buon Compleanno Elvis’, dei 20 anni dal suo primo concerto a Campovolo (e di ‘Nome e Cognome’) e dei 35 anni della sua carriera. “Vogliamo fare in modo che sia almeno all’altezza di quelli precedenti. Sperando addirittura di alzare ancora un pochino l’asticella; abbiamo lavorato sodo tanto tempo e lavorare sodo per me vuol dire confrontarmi con una squadra” ha spiegato Luciano Ligabue.

Sul palco il ritorno di Little Taver, l’indimenticabile Kingo di Radiofreccia, a esibirsi in qualche gag fra un blocco e l’altro di canzoni. Ma soprattutto sul palco di Campovolo c’è anche il figlio Lenny alla batteria. Dopo aver suonato nei teatri col padre ora è il momento più importante. “Gli ho detto di non farsi prendere dall’emozione, ma non ho mai messo un dubbio che lui sarebbe stato con noi a Campovolo” racconta Luciano.

Il concerto è suddiviso in veri e propri blocchi con brani estratti dagli album più rappresentativi della carriera del Liga. Una carrellata che punta a soddisfare le richieste dei fan ma anche la voglia di Luciano di stare sul palco.

E sul futuro dice: “Non ho mai smesso di scrivere, per me scrivere è terapeutico, se volessi potrei fare due o tre album ma pubblicare è un’altra storia.”

Il Premio Biagio Agnes in onda su Rai 1 martedì 1 luglio

Roma, 21 giu. (askanews) – Il giornalismo appassionato che racconta con libertà e autorevolezza le sfide del mondo di oggi anche quest’anno ha animato la Cerimonia di Premiazione del “Premio Biagio Agnes”, in onda martedì 1 luglio in seconda serata su Rai1. Il Premio Agnes, giunto alla XVII edizione, ieri sera ha avuto l’onore di accogliere, oltre a grandi professionisti dell’informazione, dello spettacolo e della cultura, anche autorevoli rappresentanti delle istituzioni: dal vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, al Ministro per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati e Alberto Barachini, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’informazione e all’editoria.

In una splendida piazza di Spagna sapientemente illuminata, che per la prima volta ha ospitato il Premio, la cerimonia è stata condotta per il settimo anno consecutivo da Mara Venier e Alberto Matano, alla presenza del Sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri, dell’Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda Alessandro Onorato, dell’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi e del Direttore Generale della Rai Roberto Sergio.

Grandi applausi hanno accolto Carlo Conti, volto simbolo della Rai, autore e conduttore di programmi di grandissimo successo, salito sul palco per ritirare il Premio per la Televisione dalle mani del presidente della Giuria Gianni Letta. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha consegnato il Premio Carta Stampata a Fiorenza Sarzanini, vicedirettrice del Corriere della Sera mentre Aldo Cazzullo, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera nonché conduttore de Una giornata particolare su La7, ha ricevuto dall’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi il Premio Divulgazione Culturale. A Francesca Fagnani, conduttrice del programma cult “Belve” su Rai2, l’assessore ai Grandi Eventi del Comune di Roma Alessandro Onorato ha consegnato il Premio Trasmissione dell’anno. Il regista premio Oscar Bille August e gli attori Lino Guanciale, Gabriella Pession e Nicolas Maupas, protagonisti de “Il Conte di Montecristo”, la miniserie di Rai1 trionfo di ascolti, tratta dal capolavoro di Alexandre Dumas, hanno ritirato il Premio Fiction dalle mani del direttore de Il Messaggero Massimo Martinelli. Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella hanno ricevuto da Bruno Vespa il Premio Saggista Scrittore per il saggio Governare le fragilità mentre Paolo Liguori, direttore editoriale TgCom24, ha consegnato al giornalista politico di RaiNews24 Alberto Puoti il Premio Speciale. La giornalista di Italia Oggi Alessandra Ricciardi, ha ricevuto il Premio Giornalista Economico da Danda Santini, direttrice di IoDonna ed il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha consegnato il Premio Giubileo al Vaticanista del Gruppo Mediaset e de Il Giornale Fabio Marchese Ragona, autore con Papa Francesco della prima autobiografia del Pontefice Life – la mia storia nella storia, pubblicata in contemporanea in 21 Paesi del mondo. Infine alla vicecaporedattrice di Corriere.it Martina Pennisi il sottosegretario con delega all’informazione e all’editoria Alberto Barachini ha consegnato il Premio Generazione Digitale – Podcast per il suo impegno e la competenza nel giornalismo digitale.

Oltre ai premiati ed ai componenti della Giuria, tanti i rappresentanti delle istituzioni, del giornalismo e della cultura, tra gli altri, Maria Elena Boschi, Maurizio Gasparri, Rita Dalla Chiesa, Maurizio Lupi, Deborah Bergamini, Arianna Meloni, Giampaolo Letta, Fabio Di Stefano, i Consiglieri di amministrazione Rai Alessandro Di Majo, Federica Frangi, Roberto Natale, il Presidente e AD Mag Italia Group Pierluca Impronta, i Direttori Rai Gianmarco Chiocci, Antonio Preziosi, Maria Rita Grieco, Silvia Calandrelli, Paolo Petrecca, Stefano Coletta, Federico Zurzolo, Fabrizio Zappi, Maria Pia Ammirati, Fabrizio Casinelli, Luigi Del Plavignano, il Direttore di Milano Finanza Roberto Sommella, il Direttore de Il Mattino Roberto Napoletano, la direttrice de La Nazione, QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, Il Giorno, Agnese Pini, i conduttori Gigi Marzullo, Eleonora Daniele, Annalisa Bruchi, Beppe Convertini, Monica Giandotti, Luana Ravegnini con Renato Della Valle, Ingrid Muccitelli e Mauro Masi, Enrico e Federica Vanzina, Alda Fendi, Raffaele Curi, Incoronata Boccia, Antonio Di Bella, Aurelio Regina, Franco Carraro, Massimo Romeo Piparo, i Generali Carmine Masiello, Alessandro Loiudice, Massimo Mennitti, le Presidenti Grazia Marino (Presidente Associazione via Margutta) e Barbara Mandatori (Presidente Associazione Sistina Crispi).

Durante la cerimonia non sono mancati i momenti di spettacolo, con grandissimi artisti che hanno emozionato la platea. Patty Pravo, tra le cantanti più amate della musica italiana, ha interpretato due dei suoi brani più celebri, “Pazza idea” e “Se perdo te”, mentre il talentuoso Sal da Vinci ha cantato “Rossetto e caffè” e “L’amore e tu”. Sul palco anche Amedeo Minghi, altra grande icona del panorama musicale italiano, che ha regalato al pubblico “1950”, festeggiando con gli amici del Premio Agnes i 60 anni di carriera. Il sorriso e il talento di Serena Autieri, che ha interpretato “Roma nun fa la stupida stasera”, hanno impreziosito la cerimonia di premiazione, e poi spazio anche alla danza, con Simone Repele e Sasha Riva che hanno ballato sulle note de “Il cielo in una stanza”.

Anche quest’anno il Premio Agnes ha assegnato una Borsa di studio al primo classificato in graduatoria della Scuola Superiore di Giornalismo dell’Università Luiss di Roma: il vincitore del 2025 è Gennaro Tortorelli.

PATROCINI Camera dei Deputati, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sotto l’Alto Patrocinio del Parlamento europeo, Ministero della Cultura, Regione Lazio, Roma Capitale, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Unione Cattolica della Stampa Italiana.

GIURIA Gianni Letta (Presidente), Giulio Anselmi, Alberto Barachini, Carlo Bartoli, Stefano Folli, Luciano Fontana, Luigi Gubitosi, Paolo Liguori, Pierluigi Magnaschi, Giuseppe Marra, Massimo Martinelli, Antonio Martusciello, Agnese Pini, Antonio Polito, Aurelio Regina, Giampaolo Rossi, Danda Santini, Marcello Sorgi, Fabio Tamburini, Mons. Dario Edoardo Viganò.

Elbows up! Come i canadesi rispondono a Trump (e guardano all’Europa)

Roma, 21 giu. (askanews) – “Elbows up!”. Cioè su i gomiti. Un’espressione mutuata dall’hockey sul ghiaccio che è diventata il motto del movimento di risposta a Donald Trump nato in Canada dall’annuncio dei dazi e con la retorica del 51/esimo Stato. I gomiti alzati, nello sport nazionale, servono per parare un colpo che arriva da dietro, ma anche per replicare con una botta altrettanto dura. A lanciarlo è stato Mike Meyers, famoso attore comico canadese, che l’ha pronunciato in diretta al Saturday Night Live indossando una maglietta con la scritta “Canada is non for sale”, molto diffusa nei negozi e tra i cittadini (nella foto di Jacopo Teodoro).

La trasferta oltreoceano per seguire il G7, ci ha permesso di osservare da vicino come i canadesi vedano Trump e come guardino all’Europa. “Quando Donald Trump ha sferrato la sua malvagia e idiota guerra commerciale, si aspettava che i canadesi sarebbero capitolati immediatamente. Invece abbiamo alzato i nostri gomiti e 41 milioni di educati ma fermi diti medi”, scrive Stephen Maher sul diffusissimo settimanale Maclean’s, che dedica un numero quasi monografico al “nuovo nazionalismo” che tra manifestazioni e bandiere con la foglia d’acero attraversa il Paese. I canadesi non hanno una identità comune ben definita: la popolazione è formata da molte nazionalità diverse, non c’è una vera storia condivisa, ma – come ha detto recentemente alla Cnn l’ex premier Justine Trudeau – “uno dei modi in cui più facilmente definiamo noi stessi è: non siamo americani”. Il suo successore, Mark Carney, ha vinto le elezioni proprio promettendo che i canadesi non sarebbero mai diventati americani.

Toronto, rispetto all’ultima volta che l’abbiamo visitata (circa un anno e mezzo fa), è molto meno americana: dagli scaffali (anche quelli del duty free in aeroporto) sono sparite le bottiglie di whiskey americano, si trova solo quello locale o proveniente dall’Europa e dal Giappone. Via anche un simbolo a stelle e strisce come la birra Budweiser, “Make beer canadian again”, recita la pubblicità di una marca nazionale, ironizzando sul motto MAGA. “Via tutto, non compriamo più niente di americano, anche voi (europei, ndr) dovreste farlo”, ci dice una signora a Banff, nella provincia dell’Alberta che ospita il media center del summit. Ha visto il badge del G7 e chiede: “Come va? Come si è comportato Trump? Quello è matto”. Sono in molti – tassisti, ristoratori, curiosi – a vedere il pass per entrare al vertice e a sbottare, come per un riflesso condizionato, “Trump!” “Lui è un problema, l’Ucraina è un problema, l’Iran è un problema, è un momento molto difficile”, sentenzia il tassista di origini indiane. “Meloni mi piaceva ma è amica dell’Orange man” (così lo chiamano), ci dice una donna che ci blocca per strada a Banff. Insegna all’Università di Toronto, e vuol sapere come in Europa vediamo il presidente Usa. “Come va l’economia da voi? Qua siamo molto preoccupati, le economie di Canada e America sono molto connesse, il colpo sarà forte. Ma la maggior parte dei cittadini ha riscoperto l’orgoglio di essere canadesi, quasi tutti partecipano al ‘boicottaggio’. Anche l’Europa dovrebbe essere più coraggiosa”. La ritroviamo più tardi al summit, vorrebbe continuare a parlare, avere un’opinione su Mario Draghi, se potrà avere o meno un ruolo in Ue. Ma c’è da lavorare e non possiamo proprio trattenerci.

Draghi – le avremmo risposto – non avrà probabilmente un ruolo attivo ma con il suo rapporto ha segnalato quello che deve fare l’Europa per essere più competitiva. E in questo modo essere anche più resistente agli shock come quello provocato da Trump. E’ la stessa ricetta che gli economisti propongono per il Canada. “Abbiamo vissuto una vita incantata per decenni”, pensando di essere protetti dall’America, ma “la fantasia è crollata” con l’elezione del tycoon, sottolinea Aurel Brown, professore di Scienze politiche all’Università di Toronto. Anche l’Europa, dopo la guerra, si è affidata allo “scudo militare” Usa, al rapporto economico e strategico con la superpotenza. In poche parole si è un po’ “seduta”. Adesso va recuperato il tempo perso, e non è assolutamente facile. Magari anche con un po’ di orgoglio europeo e un atteggiamento meno timido: “Elbows up Europe!”. (Di Alberto Ferrarese e Lorenzo Consoli).

Conte al corteo di Roma: il popolo contrario al riarmo è maggioranza

Roma, 21 giu. (askanews) – “Questa piazza ha un precedente: il 5 aprile 100mila persone hanno detto no al riarmo, lo riaffermano oggi. C’è un popolo, la stragrande maggioranza, che dice che questa corsa al riarmo è folle, è folle contribuire all’escalation militare mentre si tagliano i fondi al welfare, al modello sociale euroopeo che abbiamo costruito faticosamente per anni. Tagliamo sanità, istruzione, asili nido in un’illusoria prospettiva di sicurezza che invece genererà sempre maggiore insicurezza”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte al corteo contro il riarmo in corso a Roma.

“Questo – ha aggiunto – è un passaggio per noi importante, una testimonianza ulteriore con tutto il popolo che dice no al riarmo ma ci ritroveremo anche il 24 giugno a L’Aja lanciando un appello per tutte le forze europee che condividono sia folle il riarmo: creeremo con altri leader di forze europee che condividono questa visione un confronto permanente una rete per contrastare la corsa al riarmo”, ha aggiunto.

MotoGp, Bagnaia deluso: "Mi spiace volevo far di più per i fan"

Roma, 21 giu. (askanews) – Traspira delusione nelle parole di Pecco Bagnaia dopo il terzo posto nella Sprint del Mugello. “Mi dispiace molto per il risultato, avrei voluto dare qualcosa in più ai fan- dice a Sky – Ero in difficoltà come al solito, è sempre quello il problema. Giravo 3/4 decimi più piano del 2024 e sono quelli che mi sono mancati per lottare per la vittoria. È stata una Sprint difficile, per cercare di rimanere sul podio ho dato di più di quello che la moto permetteva”. Per Bulega, presente nel post gara su Sky, Pecco sta guidando al 90% “In realtà secondo me un po’ meno, se fossi stato al 90% avrei potuto lottare per la vittoria. Questa pista mi è sempre venuta bene, ma per ora non è così ed è un peccato”

“L’impresa dell’IA”, il convegno alla Camera dei Deputati

Roma, 21 giu. (askanews) – “L’impresa dell’IA. Come le PMI italiane possono diventare pi competitive grazie all’intelligenza artificiale” il titolo del convegno tenutosi alla Camera dei Deputati, promosso dall’On. Alberto Gusmeroli e organizzato dall’Istituto per la Competitivit I-Com in collaborazione con TeamSystem, che hanno presentato uno studio che approfondisce il ruolo strategico dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano, in particolare, nelle PMI. A margine dell’evento abbiamo parlato con Renato Loiero, Consigliere del Presidente del Consiglio dei Ministri:

“Oggi alla Camera si tenuto un importante convegno sull’impatto economico dell’intelligenza artificiale e l’argomento oggetto di regolazione come noto sia a livello europeo con l’AI Act sia a livello nazionale con un disegno di legge che sta per essere approvato e alle battute finali proprio in questi giorni alla Camera dei Deputati. L’AI ha impatti pervasivi su tutti i settori economici come nel settore legale si parla di intelligenza artificiale predittiva per la previsione della sentenza che si pu applicare a uno specifico dato o per la redazione automatica di atti da presentare nelle sedi giudiziari ma cos come nella medicina un campo pressoch infinito di applicazione. Alcuni dicono, per esempio, un motto che voglio riprendere che i nostri giovani non perderanno il lavoro per effetto dell’impatto dell’intelligenza artificiale lo perderanno quelli che non sapranno usarla rispetto a quelli che sapranno usarla e quelli che sapranno usarla potrebbero essere anche al di fuori dei confini nazionali per questo importante che le nostre imprese presidiano come gi stanno facendo questo settore.

Il tema che caratterizza il nostro paese il fatto che il nostro tessuto economico produttivo fatto soprattutto rispetto ad altri paesi di piccole e medie imprese e le piccole e medie imprese per mille motivi hanno maggiore difficolt ad implementare sistemi di automazione, automazione che per consente pi alle PMI che alle grandi imprese di risparmiare i costi, automatizzare e offrire nuovi servizi per mezzo dell’intelligenza artificiale per cui le risultanze di questo convegno rafforzano, a mio modo di vedere, questa idea per cui le PMI e quindi l’Italia pi di altri paesi pu avere dei vantaggi da un’applicazione diffusa dell’intelligenza artificiale ma ovviamente servono una serie di interventi a livello di sistema che anche questo disegno di legge che si sta per approvare riuscir a mettere in campo”.

Casalino: “Rilanciare transizione 5.0”

Roma, 21 giu. (askanews) – “L’impresa dell’IA. Come le PMI italiane possono diventare pi competitive grazie all’intelligenza artificiale” il titolo del convegno tenutosi alla Camera dei Deputati, promosso dall’On. Alberto Gusmeroli e organizzato dall’Istituto per la Competitivit I-Com in collaborazione con TeamSystem, che hanno presentato uno studio che approfondisce il ruolo strategico dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano, in particolare, nelle PMI. A margine dell’evento abbiamo parlato con Paolo Casalino, Direttore Generale per la politica industriale, l’innovazione, le PMI e il Made in Italy:

“L’intelligenza artificiale come sfida essenziale per il mondo delle imprese oggi e quindi direi un momento tra il presente e il futuro. Il presente ci dice transizione 4.0 funziona molto bene, transizione 5.0 in fase di rilancio, abbiamo una rete di 50 centri di trasferimento tecnologico che fanno assessment, formazione, accompagnamento delle imprese all’utilizzo di queste tecnologie e quindi l’evoluzione e il futuro quale avremo nel 2025 una nuova call per gli European Digital Innovation Hub, call europea che il Ministero finanzier, transizione 4.0 continuer per la parte di ricerca e sviluppo e 5.0 potr essere in raccordo con la Commissione Europea adesso riprogrammata al fine di consentire pi tempo per le imprese per completare i loro investimenti. Ricordiamo che transizione 5.0 ha la componente digitale come fondante e ha anche la formazione integrata”.

A Foligno la quinta tappa del tour itinerante “C’ Posto per Te”

Foligno, 21 giu. (askanews) – Il tour itinerante “C’ posto per te” ha fatto tappa in Umbria, a Foligno. La campagna, promossa da Sviluppo Lavoro Italia, ente in house del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, volta a favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro attraverso colloqui, workshop, laboratori e corsi di orientamento. Hanno preso parte all’iniziativa oltre 20 aziende, che hanno effettuato pi di 400 colloqui mettendo a disposizione circa 350 posizioni lavorative. Cuore dell’evento la corte di Palazzo Trinci, in Piazza della Repubblica. A fare gli onori di casa il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini:

“Abbiamo la piazza piena, tanti ragazzi interessati ed un servizio veramente importante. Ringrazio l’onorevole Zaffini ed il ministero per aver dato la possibilit ai cittadini di Foligno di avere questo importante punto di contatto con il mondo del lavoro. Devo dire che la citt ha risposto molto bene e ne siamo orgogliosi”.

Particolare attenzione soprattutto alle donne e ai giovani, come spiegato dal Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia Paola Nicastro:

“Siamo partiti dalla Calabria qualche mese fa e le prospettive e le finalit sono quelle di raggiungere quanto pi possibile le persone, i cittadini per far conoscere opportunit, strumenti e politiche che si stanno attivando. Anche per portare direttamente servizi, formazione, lavoro”.

Anche Francesco Zaffini, Presidente della decima Commissione permanente del Senato Affari sociali, sanit, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale, ha sottolineato l’importanza di questa iniziativa:

“Iniziativa encomiabile, cos si porta la possibilit di connettere domanda ed offerta sulla base di una necessit di professionalizzazione che le imprese richiedono e che purtroppo l’offerta di lavoro non ha. un’iniziativa senza ostacoli: giovani, ragazzi, ragazze che possono affacciarsi a questo luogo per dare la loro disponibilit e ricevere percorsi formativi personalizzati”.

La prossima tappa del tour, che conta di altre nove fermate, si terr a L’Aquila il 25 e 26 giugno, sempre con l’obiettivo di continuare a ridurre il mismatch occupazionale facilitando l’incontro fra competenze e richieste e di far conoscere le opportunit di formazione e lavoro in maniera innovativa e strategica.

“L’impresa dell’IA”, alla Camera: le parole di Panieri

Roma, 21 giu. (askanews) – “L’impresa dell’IA. Come le PMI italiane possono diventare pi competitive grazie all’intelligenza artificiale” il titolo del convegno tenutosi alla Camera dei Deputati, promosso dall’On. Alberto Gusmeroli e organizzato dall’Istituto per la Competitivit I-Com in collaborazione con TeamSystem, che hanno presentato uno studio che approfondisce il ruolo strategico dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano, in particolare, nelle PMI. A margine dell’evento abbiamo parlato con Bruno Panieri, Direttore Politiche Economiche Confartigianato:

“In Confartigianato noi stiamo riscontrando un interesse molto alto da parte anche delle micro e piccole imprese sui temi dell’intelligenza artificiale che non viene vissuta con particolare apprensione, anzi viene vista come un’opportunit per integrare quella che noi chiamiamo in Confartigianato l’intelligenza artigiana con questa componente tecnologica che certamente un potenziale che le imprese artigiane possono sfruttare molto bene in tutte le fasi del processo produttivo, sia quelle di assistenza gestionale ma anche in pi quelle che attengono alla creativit che tipica del mondo dell’artigianato e del mondo della piccola impresa. Da questo punto di vista per lamentano anche un deficit di competenze, molto difficile trovare competenze qualificate che integrino l’azienda sul percorso di adozione delle tecnologie dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali ma anche e soprattutto un deficit di politiche agevolative.

Noi reclamiamo un sistema che sappia costruire degli incentivi che possano intercettare anche piccole esigenze espresse dal mondo della piccola impresa e quindi non soltanto incentivi che prevedano una soglia di accesso elevata ma anche incentivi che noi diciamo a banda larga che possano andare a coprire anche esigenze elementari di introduzione per di piccole dosi di intelligenza artificiale e di tecnologie legate all’intelligenza artificiale in azienda che poi magari consentono all’imprenditore di sviluppare una prospettiva di crescita di pi lungo sguardo e periodo”.

Intelligenza Artificiale e PMI, le parole di Pastorella

Roma, 21 giu. (askanews) – “L’impresa dell’IA. Come le PMI italiane possono diventare pi competitive grazie all’intelligenza artificiale” il titolo del convegno tenutosi alla Camera dei Deputati, promosso dall’On. Alberto Gusmeroli e organizzato dall’Istituto per la Competitivit I-Com in collaborazione con TeamSystem, che hanno presentato uno studio che approfondisce il ruolo strategico dell’Intelligenza Artificiale nel sistema produttivo italiano, in particolare, nelle PMI. A margine dell’evento abbiamo parlato con Giulia Pastorella, Deputata Azione, Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni:

“Non detto che sempre manchi qualcosa, alle volte la politica pu togliere lacci, vincoli, burocrazie e gi questo libererebbe moltissimo le imprese, pensiamo ai dazi autoimposti di cui parla il rapporto Draghi all’interno dell’Unione Europea. Sicuramente per mancano le condizioni di base, manca la connettivit, manca una normativa sui data center, parliamo di intelligenza artificiale ma i data center non hanno neanche un codice Ateco o una destinazione d’uso urbanistica e poi naturalmente ci sono le parti pi proattive di vera politica industriale dove non si devono fare gli errori di transizione 5.0 dove l’intenzione era ottima l’idea della transizione mista diciamo verde e blu e l’implementazione stata per pessima quindi se si decide di dare degli incentivi per me sempre tecnologicamente neutri perch l’azienda a decidere, bisogna per far s che questi incentivi siano davvero fruibili dalle imprese e anche dalle piccole e medie imprese che costituiscono la spina dorsale del nostro Paese”.

Calcio, qualificazioni Mondiali 2026: Italia-Israele a ottobre a Udine

Roma, 21 giu. (askanews) – Sarà Udine a ospitare il match fra Italia ed Israele in programma il prossimo 14 ottobre e valido per le qualificazioni ai Mondiali del 2026. L’esordio del nuovo ct Gattuso sarà invece il 5 settembre a Bergamo contro l’Estonia. Curiosamente sempre il 14 ottobre ma del 2024 l’Italia di Spalletti aveva giocato e vinto 4-1 sempre a Udine contro Israele un match valido per la Nations League. Il nuovo ct esordirà sulla panchina azzurra a Bergamo il 5 settembre contro l’Estonia. Poi affronterà Israele sul campo neutro di Debrecen. L’11 ottobre sarà di scena a Tallinn poi ci sarà il remake del match di un anno fa vinto all’epoca per 4-1. Sono 10 gli incontri disputati dalla Nazionale a Udine, dove è imbattuta con 8 vittorie e 2 pareggi (21 gol fatti e 3 subiti). Emerge intanto preoccupazione dal sindaco di Udine per i possibili problemi di ordine pubblico.

Due cortei a Roma contro guerra e riarmo

Roma, 21 giu. (askanews) – “No guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo”. Questo lo slogan che ha unito oltre 400 associazioni e movimenti per la manifestazione prevista oggi a Roma e che partirà da piazza Ostiense per concludersi nella zona del Colosseo. All’iniziativa, dei promotori italiani della campagna europea “Stop Rearm Europe”, hanno aderito Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia.

Quasi in contemporanea, sempre a Roma, ma in piazza Vittorio inizierà la manifestazione del coordinamento ‘Disarmiamoli’ per protesta contro le guerre. Secondo gli organizzatori si sta assistendo ormai alla “Terza guerra mondiale a pezzi” con “l’attacco diretto di Israele contro l’Iran, il genocidio a Gaza, l’investimento europeo nel conflitto ucraino, la guerra commerciale degli Usa di Trump, la corsa folle al riarmo a cui assistiamo da mesi”.

Yousef Salman, autorevole rappresentante dei palestinesi in Italia, ha spiegato in una nota: “Noi come Comunità ci siamo divisi nelle due manifestazioni. All’inizio era una e volevamo solo una, quando sono diventate due volevamo non partecipare a nessuna delle due. Poi abbiamo discusso fra di noi e abbiamo deciso lasciare la scelta all’individuo, partecipando ufficialmente alle due”.

Quindi Salman dice: “Abbiamo chiesto a tutti scendere in piazza: contro le armi, le guerre e per la pace. Qualcuno non ha voluto sentire. Non ho niente di contrario alle due piazze, ma sono contrario alle divisioni del popolo della sinistre”. Salman, 71 anni, è laureato in medicina ed ha rivestito diverse cariche in rappresentanza degli stranieri presenti nel nostro Paese. E’ stato rappresentante degli immigrati in Italia al “Forum dei Migrantis” dell’Unione Europea a Bruxelles; presidente dell’Unione generale dei medici e farmacisti in Italia, dal 1986 al 1990; fondatore e membro del direttivo dell’Associazione medica italo-palestinese dal 1986 al 1991; delegato della Mezza Luna Rossa Palestinese.

M.O., leader Pd-M5s-Avs: Governo fermi collaborazione militare con Israele

Roma, 21 giu. (askanews) – “Da una settimana ormai le ostilità tra Israele e Iran hanno catalizzato la preoccupazione dell’opinione pubblica mondiale, distogliendo l’attenzione sui crimini contro l’umanità in corso a Gaza e sui piani israeliani di annessione coloniale della Cisgiordania. Avs, M5S e Pd hanno più volte sollecitato il Governo Meloni – trincerato dietro silente complicità con le criminali politiche di Netanyahu – a promuovere in sede europea la richiesta di sanzioni contro il Governo israeliano per la sistematica violazione del diritto internazionale. Davanti al massacro di decine di migliaia di civili, però, il Governo Meloni si è limitato a qualche parola di circostanza, evitando qualsiasi azione concreta che potesse puntare il dito contro Netanyahu. Non lasceremo che l’Italia venga macchiata dalla pavidità di Meloni e i suoi epigoni. Questa mattina abbiamo depositato una mozione unitaria – con le nostre prime firme – per chiedere la revoca del Memorandum d’intesa con il Governo israeliano nel settore militare e della difesa, nonché la sospensione di qualsiasi forma di cooperazione militare con Israele. Noi non ci gireremo dall’altra parte, questo massacro non continuerà in nostro nome”. Lo affermano in una nota congiunta Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein.

MotoGp, Marc Marquez in pole al Mugello: è la 100esima

Roma, 21 giu. (askanews) – E con questa fanno 100. Marc Marquez firma la sua centesima pole position, in tutte le classi. “Non me l’aspettavo – ha detto lo spagnolo -, qui Alex e Pecco vanno fortissimo mentre io ho sempre faticato un pelo più che da altri parti”. La Ducati mette la firma sulla prima fila della MotoGP: i due fratelli, primo e terzo, ma Bagnaia è lì in mezzo. Pecco ha mancato il colpo per 59 millesimi; nonostante un feeling precario con l’anteriore ha dato l’anima. Questa è la sua pista, difficile che non provi l’impossibile. “Volevo la pole, ma abbiamo trovato tardi l’assetto giusto. Ad ogni modo sarebbe stato difficile battere Marc, in forma spettacolare”.

L’effetto Mugello gli ha dato la spinta, insieme alla gomma morbida posteriore che spinge bene sul davanti ridandogli quella confidenza che a lui serve. Non ha ancora risolto tutti i suoi problemi, ma le premesse sono migliorate. “Contento così, l’importante è scattare dalla prima fila”, ha aggiunto. In gara si vedrà, Marc ha un buon passo, Alex forse più margine di quanto sembra, Pecco ha classe, talento e motivazione.

La seconda fila è però minacciosa: davanti a un bravo Morbidelli (sesto) ci sono la Ktm di Vinales, sempre veloce sulla pista toscana, e Quartararo, che ha portato la sua Yamaha in quarta posizione, a dispetto della spalla sinistra sub-lussata il giorno prima. L’Aprilia sperava in un passo avanti in qualifica, Marco Bezzecchi che sta lavorando per migliorare questo aspetto, scatterà ad ogni modo dalla quarta fila con il decimo tempo, davanti al compagno di marca Raul Fernandez.

Inps, ampliata platea beneficiari bonus per posticipo pensionamento

Roma, 21 giu. (askanews) – La legge di bilancio 2025 ha ampliato la platea dei beneficiari dell’incentivo al posticipo del pensionamento, includendo nella misura anche i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata ordinaria. L’incentivo, sottolinea l’Inps, precedentemente riservato solo ai beneficiari di pensione anticipata flessibile (quota 102), viene ora estesa anche a chi raggiunge i requisiti per la pensione anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne).

Possono accedere all’incentivo i lavoratori dipendenti, pubblici e privati che sono iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago) oppure a forme sostitutive o esclusive; maturano entro il 31 dicembre 2025 i requisiti per la pensione anticipata flessibile (quota 102) o per la pensione anticipata ordinaria; scelgono di continuare a lavorare invece di andare in pensione; non sono già titolari di pensione diretta (eccetto assegno di invalidità); non hanno raggiunto l’età per la pensione di vecchiaia.

L’esonero viene applicato dalla prima data utile per il pensionamento, se la domanda è presentata prima; dal mese successivo alla presentazione della domanda, se presentata dopo la maturazione dei requisiti. L’incentivo cessa quando il lavoratore revoca la facoltà di rinuncia (possibile una sola volta); raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia; consegue una pensione diretta.

I lavoratori interessati devono presentare domanda online all’istituto di previdenza, che verificherà i requisiti e comunicherà l’esito entro 30 giorni. Solo dopo l’autorizzazione dell’Inps, il datore di lavoro potrà applicare l’esonero. Con la circolare del 16 giugno 2025, n. 102, vengono fornite tutte le modalità di applicazione per tutti i settori, inclusi quello domestico e agricolo.

Salvatore Garau, un’opera invisibile supera Trump su Instagram

Milano, 21 giu. (askanews) – L’artista Salvatore Garau diventa virale su Instagram con l’opera immateriale “Io sono”, grazie al portale inglese “Pubity”, colosso social da oltre 40 milioni di follower che ha dedicato un post all’opera immateriale di Garau venduta all’asta per 15.000 euro nel 2021.

Il post ha superato in popolarità contenuti dedicati a figure globali come Donald Trump, Keanu Reeves e Gordon Ramsay con un milione di like, oltre 34mila commenti e più di 25mila condivisioni. Numeri da capogiro, che hanno suscitato un acceso dibattito online evidenziando l’impatto dell’arte invisibile nel panorama contemporaneo, della quale Garau è senza dubbio uno dei principali protagonisti. L’artista, che a maggio allo Spazio Roseto di Milano ha esposto l’ultima sua opera immateriale dal titolo “Autoritratto”, afferma che l’opera invisibile fa affiorare, nell’inconscio collettivo, la paura del vuoto che in questo momento storico domina il pianeta.

Ucraina, neutralizzati 260 dei 280 droni russi lanciati di notte

Roma, 21 giu. (askanews) – Le truppe russe hanno attaccato l’Ucraina con 272 droni d’attacco Shahed e vari altri tipi di droni, oltre a otto missili di vario tipo, durante la notte. Lo ha riferito l’Aeronautica militare ucraina.

La difesa aerea ha annunciato che 140 droni sono stati abbattuti, mentre altri 112 sono scomparsi dai radar grazie ai sistemi di guerra elettronica. Sono stati abbattuti anche cinque missili. Gli ucraini non hanno specificato la sorte dei restanti 20 droni e tre missili. La regione di Poltava e la città di Kremenchuk sono state particolarmente prese di mira, hanno informato la stessa fonte, senza specificare i potenziali danni causati.

Proporzionale, una scelta per la democrazia. Bonalbert illustra i contenuti della Lip

Una legge proporzionale per tutti i livelli

La proposta per una nuova legge elettorale proporzionale sarà depositata in Cassazione il 24 giugno dal Comitato Iniziative Popolari, presieduto da Mattia Orioli. Si tratta di un’iniziativa che punta a rafforzare la rappresentanza democratica e a superare le distorsioni di sistemi che, negli ultimi decenni, hanno ridotto la possibilità per gli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Nel caso in cui la Suprema Corte valuti positivamente la proposta, inizierà la raccolta delle 50.000 firme necessarie per presentare il testo in Parlamento. La sfida è aperta e, come sottolineano i promotori, riguarda la qualità della vita democratica del Paese.

Il contributo di Bonalberti

Tra i primi firmatari e sostenitori dell’iniziativa, Ettore Bonalberti ha scritto un articolo,, che pubblichiamo integralmente in allegato, con il quale dà conto dei contenuti e degli obiettivi della proposta. Si tratta di una riflessione ampia, che riprende anche alcuni spunti di costituzionalisti e cittadini impegnati, come Leonardo Triulzi Ranieri, il quale ha elaborato nel tempo una sua ipotesi di legge costituzionale elettorale unica per tutti i livelli istituzionali.

Al centro vi è l’idea che una legge proporzionale non solo è conforme al dettato costituzionale, ma è anche il presupposto per una partecipazione politica più libera, pluralista e responsabile.

Un percorso da costruire insieme

La proposta del Comitato presieduto da Orioli non intende contrapporsi a visioni politiche, ma offrire uno strumento democratico per ricostruire il rapporto tra cittadini e istituzioni, in un tempo segnato da crescente disaffezione e astensionismo.

La possibilità di firmare anche in via digitale renderà più snella l’operazione. Ora la parola passa alla Corte di Cassazione, ma fin da subito vale l’invito degli organizzatori a mobilitare reti, associazioni, movimenti e comunità locali per una raccolta firme ampia e consapevole.

È l’inizio di un cammino per convincere la pubblica opinione che una legge proporzionale rappresenta un punto di equilibrio tra rappresentanza e governabilità, nel segno e nel pieno rispetto della Costituzione.

Per leggere il testo di Bonalberti

Il nocciolo della guerra: tra uranio, parole e streghe

Il nocciolo e la bomba

Almeno in apparenza il nocciolo della questione, che ha scatenato la guerra di Israele contro l’Iran, è il pericolo dell’approntamento di una bomba atomica che metterebbe potenzialmente in pericolo “il popolo eletto”.

Il nocciolo è una strana parola che deriva dal latino nucleus, qualcosa che oggi verrebbe subito da rimandare all’atomo e a quanto ancora attiene a quella materia di scienza fisica.

Tutto sembra concatenarsi senza scampo in una miscela di fatti e vocaboli che portano al conflitto in corso. Per quanto si legge, l’AIEA (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica) sentenzia che l’Iran ha arricchito al 60% l’uranio di 400 chili in suo possesso, accusandolo di opacità di informazioni.

Dall’AIEA a Trump: il conflitto annunciato

Nel 2015, con tanto di atto formale, l’Iran si impegnò ad assicurare totale accesso ai suoi impianti agli ispettori dell’AIEA, limitando l’arricchimento sotto la soglia dell’uso civile senza mai ostacolare la visita degli esperti controllori. Tre anni dopo, Trump si rimangiò poi quell’intesa e adesso si è allo scontro.

L’AIEA si è ora pronunciata denunciando un’opacità dell’Iran circa il report relativo all’arricchimento in questione, ed è successo il finimondo che sappiamo.

Non c’è peraltro alcuna dovizia di particolari su questa fumosità di notizie, che ripudiano esattezza e precisione e si conformano più al gioco delle ipotesi, dei sospetti e delle possibili future cattive intenzioni.

L’opacità e la sostanza

C’è il rischio di restare impantanati nella nebulosa del Granchio o in quella del Nord America, dove quest’ultima potrebbe restare vittima di un abbaglio facendo fuori uno “spennuto” crostaceo invece di un succulento pesce.

Comunque sia, prevenire è meglio che curare: è la regola che si è dato Israele ed ha mosso guerra.

L’arricchimento dell’uranio ha per opposto la scarsezza delle certezze, il contrario dell’abbondanza di dati che possano certificare l’imminenza del traguardo di una bomba in mano all’Iran.

C’è una sostanza che sfugge. Ci sono sostanze che mancano all’appello.

Nocciola, Pippo e il vero nocciolo

L’opacità è un termine ambiguo, proprio come il suo significato. Si traduce in qualcosa di oscuro, che non ha alcuna trasparenza. Potrebbe anche lodarsi per avere sostanza a dispetto di una trasparenza priva di carattere e di personalità, assai simile al vuoto e all’inconsistenza.

Con altra lettura, l’opacità può anche ricondursi a qualcosa di ombreggiato, addirittura in grado di dare conforto. Di converso, può anche definire una condizione ombrosa che può togliere luce alla certezza dei fatti.

Nel dedalo delle parole, delle interpretazioni e dei significati, accade che missili e bombardamenti corrono da una parte all’altra mietendone vittime a tutto spiano.

Nocciola è il personaggio di Topolino che entra in crisi perché nessuno più crede alle streghe, fino ad andare in depressione e a farsi curare da uno psicologo.

Alla fine viene risollevata nel morale da Pippo che si dice invece certo dell’esistenza delle fattucchiere. Nocciola vola via a cavallo di una scopa, felice e contenta del riacquistato riconoscimento del ruolo e della dignità della sua persona, forse superando l’angusta dimensione della nebulosa di Testa di Strega.

Non sa che Pippo si è espresso per bontà dicendo a se stesso:

“In fondo basta poco per fare felice qualcuno… come la simpatica Nocciola, che crede di volare su una scopa!”.

Ecco che a volte, in presenza di alcune circostanze, ci vorrebbe il coraggio di saper essere capaci di andare al vero nocciolo della questione, che è la pace e non altro. Anche ingannandosi, ma in obbedienza a un superiore amor di pace.

Pandora, Peskov e il Giubileo: la speranza in fondo al vaso

“Potrebbe aprire il vaso di Pandora.” Così si è espresso Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, commentando le ipotesi di escalation internazionale. Una immagine antica, ma potente: un avvertimento simbolico in pieno clima di tensione globale. Come a voler dire: ci sono limiti che non vanno superati, gesti che potrebbero liberare forze incontrollabili

Il vaso e il mito

Nel mito greco, Pandora — la prima donna, creata dagli dèi — riceve un vaso misterioso con un solo divieto: non aprirlo. Ma lo apre. E da lì escono tutti i mali del mondo: guerra, invidia, dolore. Solo una cosa resta in fondo: la Speranza.

È questa immagine che il Cremlino ha evocato. Non direttamente da Putin, ma da chi ne interpreta il linguaggio: scenari che, una volta aperti, non si possono più richiudere. Il riferimento è chiaro: armi estreme, equilibri globali, catene di conseguenze fuori controllo.

Il Giubileo della Speranza

Eppure, proprio nel 2025, in un mondo attraversato dalla paura, la Chiesa cattolica lancia un messaggio opposto. Il tema del Giubileo universale è proprio la Speranza.

“Pellegrini di speranza” è il motto scelto da Papa Francesco. Non una fuga dal mondo, ma un invito a credere che un’altra strada è possibile.

Un controcanto al linguaggio della minaccia.

Leone XIV: “Solo la pace è giusta”

In questa tensione fra i venti di guerra e il desiderio di futuro, risuonano le parole di Papa Leone XIV, che nel suo primo messaggio ha dichiarato:

“Non esiste una guerra giusta. Esiste solo la pace giusta, quella che non umilia nessuno e salva tutti.”

Un’affermazione radicale, che rifiuta la logica dei compromessi armati e mette al centro la dignità di ogni popolo. È un no senza condizioni al fatalismo bellico.

Liberare ciò che ci resta

Forse non basta più difendere la speranza. Bisogna liberarla. Aprire quel fondo rimasto intatto, far uscire la sola cosa che può ancora opporsi al rumore delle armi. Non è un gesto ingenuo. È una scelta: offrire al mondo la sua unica possibilità di futuro.

Insieme, un congresso da seguire con attenzione

Un partito che sceglie la via del confronto

Nella giornata di oggi, 21 giugno 2025,  “Insieme” – partito fondato da Zamagni, Galbiati e Infante – celebra a Roma, in presenza e da remoto, il suo quarto Congresso nazionale. In un tempo in cui molte forze politiche rinunciano alla pratica congressuale, optando per assemblee dall’impronta prevalentemente mediatica, “Insieme” conferma invece la volontà di valorizzare il confronto autentico.

Come si legge nella nota di presentazione pubblicata questa mattina sul sito del partito, «non è cosa da poco in neppure dieci anni di vita, per un partito minuscolo, in un Paese in cui i partiti Congressi non ne celebrano affatto». D’altronde “Insieme” rivendica la scelta di una dialettica «mai orientata ad una grigia omologazione», ma vissuta nella fedeltà a un progetto di autonomia culturale e politica.

Un’identità che si nutre di coerenza

Nel solco della tradizione cattolico-democratica, il partito si riconosce in un’eredità che va da Sturzo a De Gasperi, fino a Aldo Moro, senza mai indulgere a nostalgie o irrigidimenti identitari. «Siamo discepoli di Sturzo», si legge, «figli di De Gasperi», e, con pudore, «indegni compagni di strada di Aldo Moro», impegnati a «guardare lontano» e a essere «alternativi a sé stessi», come insegna l’esperienza più alta della politica ispirata.

L’attualità di questo percorso si misura anche nella distanza da ogni forma di subalternità: «Molti ambienti, che apparivano più propensi ad accamparsi nelle terre ubertose del Faraone… si sono ricreduti» e guardano oggi con interesse alla coerenza di chi ha saputo affrontare «la traversata del deserto».

Costituzione e Dottrina sociale: la rotta comune

“Insieme” si presenta dunque come una piccola comunità politica che riconosce i propri limiti, ma che afferma con determinazione la propria radice culturale, fondata su due pilastri: la Costituzione repubblicana e la Dottrina sociale della Chiesa. «Una straordinaria ricchezza morale e civile da cui la politica deve lasciarsi ispirare», si afferma, nella consapevolezza che ai credenti «spetta, ben più che un ruolo di potenza, un compito di verità».

P.S. La redazione de Il Domani d’Italia rivolge agli amici di “Insieme” un sincero augurio di buon lavoro. Sarà interessante, alla fine della giornata congressuale, raccogliere e contribuire a rilanciare le indicazioni che ne saranno scaturite.

Il Papa è tornato a parlare dell’intelligenza artificiale

Roma, 21 giu. (askanews) – “La vita personale vale molto più di un algoritmo e le relazioni sociali necessitano di spazi umani ben superiori agli schemi limitati che qualsiasi macchina senz’anima possa preconfezionare”. Così Papa Francesco nel corso del suo intervento in Vaticano per il Giubileo degli amministratori e dei governanti.

“Non dimentichiamo che, pur essendo in grado di immagazzinare milioni di dati e di offrire in pochi secondi risposte a tanti quesiti, l’intelligenza artificiale rimane dotata di una ‘memoria’ statica, per nulla paragonabile a quella dell’uomo e della donna, che è invece creativa, dinamica, generativa, capace di unire passato, presente e futuro in una viva e feconda ricerca di senso, con tutte le implicazioni etiche ed esistenziali che ne derivano”, ha aggiunto il Santo Padre ricordando le parole di Papa Francesco al G7.

Comunque “la politica non può ignorare una provocazione di questa portata. Al contrario ne è chiamata in causa, per rispondere a tanti cittadini che giustamente guardano, al tempo stesso, con fiducia e preoccupazione alle sfide della nuova cultura digitale. San Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo del 2000, ha additato ai politici, come testimone a cui guardare e intercessore sotto la cui protezione porre il loro impegno, San Tommaso Moro. In effetti, Sir Thomas More fu uomo fedele alle sue responsabilità civili, perfetto servitore dello Stato proprio in forza della sua fede, che lo portò a interpretare la politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e del bene”.

Israele-Iran, colpito l’impianto nucleare di Ishafan. Gli aggiornamenti

Roma, 21 giu. (askanews) – Prosegue la guerra iniziata da Israele contro l’Iran. Di seguito i principali aggiornamenti.

-11:21 Almeno 430 persone sono state uccise e 3.500 ferite in Iran dall’inizio del conflitto israelo-iraniano, il 13 giugno, secondo quanto riportato dall’emittente statale iraniana Nour News, che cita il ministero della Sanità del Paese.

-11:00 Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno confermato che un drone lanciato dall’Iran ha colpito un’abitazione nella città settentrionale di Beit She’an, nel primo caso del genere dall’inizio del conflitto. Sono stati effettuati tentativi di abbattere il drone, apparentemente un modello Shahed-136, ma senza successo.

-10:40 La polizia della provincia iraniana di Qom ha annunciato che 22 persone “legate ai servizi segreti israeliani” sono state arrestate dal 13 giugno, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Fars.

-10:25 Mosca ha ripetutamente informato Israele dell’assenza di prove indicanti un presunto tentativo iraniano di acquisire armi nucleari: lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista a Sky News Arabia.

-10:18 L’Aeronautica militare israeliana (Iaf) ha annunciato di aver effettuato una vasta ondata di attacchi contro decine di obiettivi in Iran durante la notte, confermando di aver preso di mira anche l’impianto nucleare di Isfahan. Lo ha riportato l’esercito dello Stato ebraico.

-10:14 Le passate azioni militari per avviare un cambio di regime sono state “un errore strategico”. Lo ha detto Emmanuel Macron a margine del G7, riferendosi a quanto sta accadendo in Iran.

-10:10 L’esercito israeliano ha annunciato che la sua marina ha colpito un “sito infrastrutturale” di Hezbollah vicino alla città di Naqoura, nel Libano meridionale, il giorno dopo che il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha messo in guardia il gruppo armato libanese dal partecipare alla guerra tra Iran e Israele.

-10:05 Israel Katz ha annunciato oggi che l’esercito israeliano ha ucciso Saeed Izadi, un comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane, che, secondo il ministro della Difesa israeliano, aveva finanziato e armato Hamas in preparazione dell’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele.

-10:00 Un attacco israeliano contro l’Iran ha preso di mira un sito nucleare nella città centrale di Isfahan nella notte: lo hanno riportato le agenzie di stampa iraniane Mehr e Fars, escludendo qualsiasi danno o rischio per la popolazione.

Gaza, rapporto Kallas ai 27 per Consiglio Ue: "Israele viola i diritti umani"

Bruxelles , 21 giu. (askanews) – ‘Sulla base delle valutazioni effettuate dalle istituzioni internazionali indipendenti’, e in particolare dalla Corte Internazionale di Giustizia (Cig), l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (Ohchr), la Corte Penale Internazionale (Cpi), il Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per i Bambini e i Conflitti Armati, il Comitato Onu sui Diritti dell’Infanzia e l’Ufficio Onu per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha), ‘vi sono indicazioni che Israele violerebbe i propri obblighi in materia di diritti umani ai sensi dell’articolo 2 dell’accordo di associazione Ue-Israele’.

Sono le conclusioni del rapporto, di cui Askanews ha preso visione, sulla valutazione del rispetto, da parte dello Stato ebraico, dell’articolo 2 dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, che l’Alta Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune europea, Kaja Kallas, ha inviato ieri ai ministri degli Esteri dei Ventisette, in vista della discussione che avranno in Consiglio Ue lunedì 23 giugno, a Bruxelles. Secondo l’Articolo 2, ‘le relazioni tra le Parti, nonché tutte le disposizioni dell’Accordo’ di Associazione Ue-Israele, ‘si basano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale’ dell’Accordo stesso.

Il rapporto è stato elaborato, su richiesta di Kaja Kallas, dall’Ufficio del Rappresentante Speciale dell’Ue per i Diritti Umani. I ministri degli Esteri dovranno decidere se sospendere l’Accordo con Israele, o se prendere altre misure o sanzioni nei confronti dello Stato ebraico, oppure se limitarsi ad avvertimenti verbali, richieste o appelli senza conseguenze concrete.

All’inizio del testo, di sei pagine, si precisa che ‘basandosi su fatti verificati e valutazioni effettuate da istituzioni internazionali indipendenti, e concentrandosi sui più recenti eventi a Gaza e in Cisgiordania, la nota fornisce una breve panoramica delle severe accuse di gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani (Ihrl) e del diritto internazionale umanitario (Ihl)’. La nota ‘si concentra sulle presunte violazioni commesse da Israele nei Territori Palestinesi Occupati. Le violazioni commesse da Hamas e da altri gruppi armati palestinesi non rientrano nell’ambito di applicazione’ del documento, che, si puntualizza, ‘non include alcun giudizio di valore’ da parte dell’Ufficio del Rappresentante Speciale per i Diritti Umani, dell’Alta Rappresentante Kaja Kallas o dell’Ue.

Ricostruendo il contesto della situazione a Gaza, il rapporto ricorda che ‘in risposta agli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023, Israele ha lanciato un’intensa campagna militare, che ha comportato l’uso di armi con effetti ad ampio raggio in aree densamente popolate e severe restrizioni all’ingresso e alla distribuzione di beni e servizi essenziali’ nella Striscia.

Dopo il cessate il fuoco di due mesi dell’inizio del 2025, era stato consentito un maggiore afflusso di aiuti umanitari, ‘tuttavia, il 2 marzo 2025, per 11 settimane, le autorità israeliane hanno imposto un blocco totale su Gaza, vietando l’ingresso di qualsiasi rifornimento, inclusi cibo, medicine e carburante’. Il cessate il fuoco è poi ‘terminato il 18 marzo 2025, quando Israele ha lanciato una nuova operazione militare: bombardamenti aerei, terrestri e marittimi e operazioni terrestri estese hanno causato vittime civili, distruzione di infrastrutture civili, inclusi rifugi e materiale indispensabile alla sopravvivenza della popolazione, e sfollamenti su larga scala di persone’. Il 19 maggio, Israele ha temporaneamente consentito all’Onu di riprendere la consegna di quantità limitate di aiuti a Gaza, ma ‘carburante, rifornimenti per rifugi, prodotti per l’igiene e attrezzature mediche sono rimasti bloccati’.

Poi, rileva il rapporto, ‘il 27 maggio, Israele ha avviato un meccanismo di distribuzione militarizzata di rifornimenti alimentari (‘Gaza Humanitarian Foundation – Ghf’). Gli attori umanitari delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazioni in merito al meccanismo, che ritengono incompatibile con i principi umanitari di umanità, imparzialità, neutralità e indipendenza, e inappropriato per la distribuzione di aiuti su larga scala. Le Nazioni Unite (…) hanno avviato un’indagine sugli attacchi mortali segnalati nei pressi dei siti di distribuzione degli aiuti da parte della Ghf’.

‘Il sistema militarizzato di distribuzione degli aiuti istituito da Israele – si legge più avanti nel rapporto – solleva preoccupazioni, oltre a comportare la continua presenza di Israele (forze militari) nella Striscia di Gaza. Il meccanismo è associato a ripetuti episodi di sparatorie contro palestinesi che cercano di accedere a rifornimenti alimentari, con conseguenti vittime di massa’.

Per quanto riguarda il contesto in Cisgiordania, il rapporto rileva che ‘l’impatto e gli ostacoli al godimento dei diritti umani derivanti dalle politiche e dalle pratiche israeliane sono ampiamente documentati (anche dalla Corte Internazionale di Giustizia). Le tendenze negative in materia di discriminazione, oppressione e violenza contro i palestinesi sono peggiorate dal 7 ottobre, con una crescente tensione tra palestinesi e israeliani (inclusa la violenza dei coloni) e una continua espansione degli insediamenti’.

‘Le segnalazioni fanno riferimento a uso eccessivo e illegale della forza’ con ‘attacchi da parte di coloni israeliani, con vittime e feriti palestinesi, uccisioni di militari e civili israeliani, gravi violazioni contro i minori, tra cui uccisioni e mutilazioni di bambini, diniego di accesso umanitario (anche per chi ha bisogno di cure mediche specialistiche), attacchi a scuole e ospedali’, e poi ‘arresti e detenzioni arbitrari o illegali, maltrattamenti e violenza di genere’.

Per quanto riguarda Gaza, secondo il rapporto, le possibili violazioni dei diritti umani da parte di Israele, in qualità di ‘potenza occupante’, riguardano innanzitutto gli aiuti umanitari bloccati, negati o limitati per la popolazione, e gli obblighi previsti dal Diritto umanitario internazionale di trattare i civili con umanità, di fornire o facilitare l’ingresso e la distribuzione degli aiuti, di adottare misure per ripristinare e garantire, per quanto possibile, l’ordine pubblico e la sicurezza, e di rispettare ‘i principi di distinzione, proporzionalità e precauzioni in caso di attacco’.

Israele deve garantire, ‘con tutti i mezzi a sua disposizione’, standard igienici e di salute pubblica adeguati e la fornitura di cibo e medicinali alla popolazione sotto occupazione. Inoltre, se l’intera popolazione, o parte di essa, non è adeguatamente rifornita, Israele deve ‘accettare i programmi di soccorso a favore di detta popolazione e (…) facilitarli con tutti i mezzi a sua disposizione’.

‘Il blocco degli aiuti umanitari – rileva il rapporto – appare incompatibile con il principio di distinzione, in quanto colpisce indiscriminatamente l’intera popolazione di Gaza. Blocchi e chiusure sono stati descritti come equivalenti a punizioni collettive, vietate dal Diritto umanitario internazionale.

Altre possibili violazioni riguardano il Diritto internazionale dei diritti umani, e in particolare i diritti politici, economici, sociali e culturali, della popolazione di Gaza. ‘Il blocco colpisce tutti gli aspetti della vita dei palestinesi e, pertanto, viola la realizzazione e il godimento dei loro diritti umani, in violazione degli obblighi internazionali di Israele ai sensi dei pertinenti trattati sui diritti umani’.

‘Il blocco e le restrizioni agli aiuti umanitari violano le misure provvisorie della Corte Internazionale di Giustizia, che sono vincolanti per Israele’. Nel 2024, ricorda il rapporto, ‘la Corte Internazionale di Giustizia ha ordinato a Israele di garantire, in cooperazione con le Nazioni Unite, la fornitura senza ostacoli su vasta scala di servizi di base urgenti e assistenza umanitaria ai palestinesi in tutta Gaza, e di mantenere aperto il valico di Rafah, al fine di impedire che siano commessi atti rientranti nell’ambito della Convenzione sul Genocidio’.

Il monitoraggio dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani (Ohchr) indica che il ‘livello senza precedenti di uccisioni e feriti di civili’ a Gaza è stato ‘una conseguenza diretta del mancato rispetto, da parte delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), dei principi fondamentali del Diritto internazionale umanitario’, ovvero i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione negli attacchi. Secondo l’Alto Commissariato, ‘delle morti palestinesi accertate causate da attacchi contro edifici residenziali a Gaza, il 44% riguardavano bambini, principalmente bambini piccoli e neonati’. I dati sulla distribuzione delle vittime nell’attuale escalation, per età e per genere, indicano ‘attacchi indiscriminati’. Inoltre, ‘l’uso di armi pesanti, comprese bombe paracadutate, ad esempio su accampamenti di tende, solleva preoccupazioni circa il rispetto da parte di Israele dei principi di precauzione negli attacchi e di proporzionalità’.

Il rapporto ricorda ancora che nella sua ordinanza del 24 maggio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che ‘in conformità con i suoi obblighi ai sensi della Convenzione sul Genocidio, Israele deve immediatamente cessare la sua offensiva militare e qualsiasi altra azione nel Governatorato di Rafah che possa infliggere al gruppo palestinese di Gaza condizioni di vita tali da comportarne la distruzione fisica, totale o parziale’.

Un altro paragrafo del rapporto è dedicato agli attacchi a ospedali e strutture mediche. Secondo l’Ohchr, le forze israeliana hanno attaccato ospedali in tutta Gaza ‘in modo apparentemente sistematico’. Questi attacchi hanno comportato ‘attacchi diretti, assedi, l’uso di cecchini, raid e l’apparente detenzione arbitraria e maltrattamenti di personale medico, pazienti e loro accompagnatori, e sfollati interni che si erano rifugiati negli ospedali’, nonché ‘l’uccisione di molti operatori sanitari di emergenza’. L’Ohchr, nota il rapporto, ha individuato un vero proprio ‘modello’ negli attacchi israeliani contro le strutture ospedaliere: ‘Attacchi aerei e bombardamenti sugli ospedali e/o nelle vicinanze, assedi, raid, sparatorie contro civili, detenzione di personale medico, pazienti, accompagnatori e sfollati interni, e costrizione dei rimanenti ad andarsene’.

‘In base al Diritto umanitario internazionale, le strutture mediche sono infrastrutture protette. Anche se Israele sostiene che una struttura medica abbia perso la sua protezione a causa del suo utilizzo da parte di Hamas – si osserva nel rapporto -, deve comunque rispettare i principi di precauzione e proporzionalità del Diritto internazionale umanitario. Inoltre, Israele ha il dovere di garantire e mantenere strutture e servizi medici in tutto il territorio occupato, compresa la Striscia di Gaza, usando i mezzi a sua disposizione nella massima misura possibile’.

Un altro paragrafo è dedicato alle evacuazioni forzate dei palestinesi: ‘Il 90% della popolazione di Gaza è stata sfollata, spesso più volte, a causa delle operazioni militari israeliane e dei ripetuti ordini di sfollamento’. Le evacuazioni ‘possono essere disposte nel contesto delle ostilità’, ma ‘per motivi limitati (sicurezza della popolazione o imperativi motivi militari), su base temporanea e a condizione che la forza responsabile dell’ordine di evacuazione garantisca un alloggio adeguato, condizioni di vita e di sicurezza soddisfacenti per gli sfollati’. La durata dello sfollamento, unitamente all’entità della distruzione nell’area di origine, alle cattive condizioni di vita nelle ‘zone umanitarie’ designate e ai ripetuti attacchi israeliani contro queste zone ‘sollevano serie preoccupazioni circa la legalità delle evacuazioni’, nota il rapporto.

Il paragrafo successivo riguarda gli attacchi contro i giornalisti. Secondo quanto è stato riportato, ‘giornalisti e operatori dei media palestinesi sono stati uccisi in gran numero, probabilmente a seguito di attacchi diretti’. E se ‘l’interruzione delle comunicazioni nemiche può costituire un valido obiettivo militare’, queste operazioni contro le infrastrutture civili devono tuttavia ‘rispettare i principi di distinzione, proporzionalità e precauzioni negli attacchi. Giornalisti e operatori dei media sono protetti dal Diritto umanitario internazionale in quanto civili’.

Il rapporto dedica un paragrafo anche alla ‘mancata individuazione delle responsabilità’ e alle mancate indagini da parte di Israele nei casi di violazioni del Diritto umanitario e di presunti atti di tortura. In base al diritto internazionale, ‘uno Stato che accerta che violazioni o crimini possano essere stati commessi nell’ambito della propria giurisdizione deve garantire che tutte le parti siano chiamate a rispondere delle proprie azioni. In caso contrario, meccanismi sovranazionali possono intervenire per indagare e/o perseguire’ i responsabili.

‘Nel contesto di Israele e dei Territori Palestinesi Occupati, gli osservatori hanno deplorato la persistente mancanza di accertamento delle responsabilità’, e ‘la mancanza di indagini efficaci sulle accuse di tortura o maltrattamenti ai danni di palestinesi nei centri di detenzione israeliani, nonostante le testimonianze esistenti’. Il rapporto precisa che ‘ad oggi, Israele non ha concesso l’accesso ad alcuna commissione d’inchiesta, missione di accertamento dei fatti o altro organo investigativo incaricato dalle Nazioni Unite, come affermato nell’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia del 24 maggio 2024’.

Nel paragrafo sul consolidamento e l’espansione ulteriore degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, il rapporto ricorda che nel luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha individuato 6 tipologie di violazioni del diritto internazionale: ‘1) il trasferimento da parte di Israele della propria popolazione (coloni) in Cisgiordania; 2) la confisca e requisizione di terreni nei territori occupati; 3) lo sfruttamento delle risorse naturali; 4) l’estensione della legge israeliana ai Territori Occupati; 5) il trasferimento forzato di palestinesi; 6) la violenza dei coloni’.

La stessa Corte ha inoltre rilevato che il regime israeliano di restrizioni globali imposte ai palestinesi nei territori occupati ‘costituisce una discriminazione sistemica basata, tra l’altro, sulla razza, la religione o l’origine etnica’, riscontrando anche una violazione del divieto di segregazione razziale e apartheid. E naturalmente, la Corte ha ritenuto che le ‘politiche e pratiche illecite’ di Israele violassero l’obbligo di Israele di rispettare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.

Non solo. ‘Le pratiche israeliane di detenzione amministrativa e altre forme di detenzione arbitraria di palestinesi sono aumentate sostanzialmente già nel 2023. Secondo quanto riferito, gli arresti spesso hanno comportato violenza, percosse, umiliazioni e trattamenti inumani e degradanti, in alcuni casi equivalenti a tortura’. E dopo il 7 ottobre 2023, ‘queste condizioni si sono ulteriormente deteriorate, con il governo israeliano che ha ulteriormente limitato l’accesso a cibo, acqua, servizi igienici ed elettricità, cure mediche, media e informazione, visite familiari e il diritto di consultare un rappresentante legale. Molti detenuti, tra cui bambini, anziani e donne, sono stati sottoposti a violenze’.

Il rapporto ricorda ancora che ‘dall’11 ottobre 2023, Israele ha revocato le cure mediche e i permessi di lavoro ad almeno 4.000 palestinesi di Gaza, residenti legali in Israele. Sono stati detenuti nei campi dell’esercito israeliano in Cisgiordania per settimane, senza processo né accusa. Israele non ha rivelato informazioni sulla loro sorte e sul luogo in cui si trovano ai loro familiari, il che, secondo l’Ohchr, solleva preoccupazioni circa il rischio di sparizioni forzate. Da allora, l’esercito israeliano ha rilasciato la maggior parte di loro a Gaza’.

‘Il numero esatto e le circostanze dei decessi tra i detenuti palestinesi in custodia israeliana sono sconosciuti (sono emerse accuse di tortura e maltrattamenti) a causa del rifiuto delle autorità israeliane di fornire informazioni sulla sorte e sul luogo in cui si trovano i detenuti palestinesi’, e anche ‘di rilasciare i corpi dei defunti, il tutto in violazione del diritto internazionale’, riferisce ancora il rapporto.

Il rapporto ricorda ancora che ‘dall’11 ottobre 2023, Israele ha revocato le cure mediche e i permessi di lavoro ad almeno 4.000 palestinesi di Gaza, residenti legali in Israele. Sono stati detenuti nei campi dell’esercito israeliano in Cisgiordania per settimane, senza processo né accusa. Israele non ha rivelato informazioni sulla loro sorte e sul luogo in cui si trovano ai loro familiari, il che, secondo l’Ohchr, solleva preoccupazioni circa il rischio di sparizioni forzate. Da allora, l’esercito israeliano ha rilasciato la maggior parte di loro a Gaza’.

‘Il numero esatto e le circostanze dei decessi tra i detenuti palestinesi in custodia israeliana sono sconosciuti (sono emerse accuse di tortura e maltrattamenti) a causa del rifiuto delle autorità israeliane di fornire informazioni sulla sorte e sul luogo in cui si trovano i detenuti palestinesi’, e anche ‘di rilasciare i corpi dei defunti, il tutto in violazione del diritto internazionale’, riferisce infine il rapporto.

Roma, presentata la 61esima edizione della Coppa dei Canottieri

Roma, 20 giu. (askanews) – È stata presentata a Roma, presso il Circolo Canottieri Lazio, la “Coppa dei Canottieri Cbill”, che quest’anno festeggia 61 anni. L’appuntamento con il torneo di calcetto più antico d’Europa è dal 23 giugno al 23 luglio, come di consueto nella cornice del Circolo Canottieri Lazio, dove andranno in scena 81 gare complessive.

A fare gli onori di casa il presidente del Circolo, Raffaele Condemi, che quest’anno saluterà la presidenza in vista della fine del suo mandato: “L’anno scorso mi ero presentato alla Coppa Canottieri per l’ultima volta nell’ottica di lasciare – ha commentato Condemi – invece le vicende del circolo hanno fatto sì che l’assemblea fosse rinviata a settembre e quindi quest’anno posso festeggiare il mio 12esimo anno, ma direi che questa dovrebbe essere l’ultima Coppa da presidente. Siamo orgogliosi che il torneo sia cresciuto così tanto in questi anni, arricchendosi di tante novità e di tanti sport, come il padel e il tennis, in una sorta di piccola olimpiade. Questo percorso è stato reso possibile da tutti i nostri sponsor, ma non possiamo non ringraziare le istituzioni sportive e amministrative che ci auguriamo anche di vedere di nuovo in campo rappresentate dal presidente Malagò e dal ministro Abodi, come gli scorsi anni. Ci aspettiamo di vedere indossare una maglia anche grandi ex come Totti e Giordano”.

Al tavolo presenti anche il vice Presidente alla qualità sociale Luciano Crea, nonché Presidente della commissione sport della Regione Lazio, il vice Presidente allo sport Riccardo Viceré, il Consigliere agli Eventi Liliana Fratini Passi e il Consigliere agli Sport pedestri Giorgio Maucci.

La Coppa Canottieri a Roma è un appuntamento molto atteso, una tradizione che scandisce l’estate romana. Da ben 61 anni questa competizione rappresenta il torneo più antico d’Europa, grazie al mito Nicola Pietrangeli e al Circolo Tennis Parioli di piazza Apollodoro, storico partecipante alla Coppa dei Canottieri.

Saranno 8 i circoli storici di Roma che vi prenderanno parte: C.C. Lazio, C.C. Roma, R.C.C. Tevere Remo, C.C. Aniene, Corte dei Conti, T.C. Parioli, C.T. Eur, Sporting Eur con l’aggiunta del Villa Flaminia, circolo invitato negli ultimi anni. Come da tradizione si contenderanno l’ambito trofeo “Babbo Valiani” assegnato al circolo che totalizza il miglior risultato complessivo sommando i punti delle diverse categorie (oltre al calcetto, tennis e padel), premio dedicato a uno dei padri della disciplina, Gustavo Babbo Valiani. Al quale sarà intitolata la “mitica” Fossa.

La novità di quest’anno sarà la categoria under 22, per la prima volta inserita nel torneo, iniziativa nata per incoraggiare i giovanissimi verso una bella realtà fatta di sport, aggregazione e sana competizione. “I ragazzi di quell’età sono ancora un pochino acerbi – ha sottolineato il vice presidente Viceré – ma ci farà molto piacere ringiovanire il parco giocatori”.

L’anno scorso la partecipazione è stata altissima. Molti i nomi noti che hanno scelto di scendere in campo come il ministro Abodi, il presidente del Coni Malagò e l’ex ct azzurro Roberto Mancini, oltre a tanti vip.

La Voce di New York acquista America Oggi e ICN Radio

New York, 20 giu. (askanews) – VNY Media Corp., la societa editrice del quotidiano online La Voce di New York, ha annunciato ufficialmente nella propria sede editoriale al 112 East 71 Street, alla presenza del Console generale di New York Fabrizio di Michele, due nuovi importanti ingressi nel proprio portafoglio media. Il più prestigioso è l’acquisto della storica testata giornalistica America Oggi, che dal 1988 diretto da Andrea Mantineo ha rappresentato il primo e unico quotidiano italiano negli Stati Uniti. L’altro nuovo ingresso è ICNRadio.com (Italian Communication Network) che da circa 40 anni racconta in musica e intrattenimento l’Italia agli Stati Uniti.

“Siamo ogogliosi e soddisfatti che America Oggi e ICN radio.com siano entrati a far parte della piattaforma multimediale di VNYmedia Corp.- dice Giampaolo Pioli, presidente e direttore del gruppo editoriale – Queste testate hanno rappresentato due storici strumenti di informazione e servizio per la comunita’ italiana e italo americana degli Stati Uniti, e da oggi contribuiranno ad espandere La Voce di New York, garantendone sempre la sua totale indipendenza”.

Entrambe le redazioni dei due nuovi media VNY sono state trasferite nella nuova sede editoriale di VNY La Voce di New York a 112 east 71 street fra Lexington e Park Avene dalla quale ICN Radio.com produrrà i nuovi programmi mantenendo nel suo palinsesto per tre giorni a settimana lo stoirco “Ciao Tony Show” condotto da Tony Pasquale .

Si arricchisce dunque il patrimonio editoriale e di competenze del quotidiano lavocedinewyork.com, fondato nel 2013 e da oggi sempre più leader erede e testimone del giornalismo italiano e italo-americano negli Stati Uniti, con una media di circa 600.000 utenti mensili (stime VNY-Kinsta) e una Newsletter settimanale di circa 12,000 abbonati.

La redazione del quotidiano digitale e della radio che operano da New York e con contributi dall’Italia è composta da professionisti e corrispondenti delle maggiori testate giornalistiche che risiedono negli Stati Uniti e dalla nuova generazione di giovani bilingue laureati presso le scuole di giornalismo delle università italiane che rappresentano il futuro prossimo La Voce di New York.com. America Oggi e ICNradio.com

La mission è chiara, come si legge nella testata e nella home Page del sito : rimanere “The first Italian English Digital Daily in The US”.