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Colloqui a Istanbul sull’Ucraina, allo stesso tavolo le delegazioni di Kiev e Mosca

Roma, 16 mag. (askanews) – Dopo un’ora di discussioni, si è concluso oggi sulla guerra ucraina, il primo incontro tra Ucraina, Stati Uniti e Turchia a Istanbul, secondo fonti del ministero degli Esteri turco riprese dall’agenzia di stampa France Presse.

In seguito si terrà un secondo incontro tra le tra Ucraina, Russia e Turchia. Sul tavolo dei negoziati diretti con la Russia, oggi a Istanbul, l`Ucraina intende mettere anche un incontro diretto tra il presidente Volodymyr Zelensky e il suo omologo russo Vladimir Putin. Lo scrive l’agenzia di stampa
France Presse, citando una fonte ucraina. “Poiché comprendiamo che è lui (Putin, ndr.) – ha detto la fonte – l`unico a prendere decisioni, un eventuale incontro tra il presidente Zelensky e Putin sarà anch`esso inserito all`ordine del giorno della delegazione ucraina”.

In Ucraina “il massacro deve cessare”, ha detto oggi il segretario di Stato Usa Marco Rubio, prima dei colloqui tra Mosca e Kiev a Istanbul. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse. Durante una riunione a Istanbul stamani tra il capo della diplomazia americana e i suoi omologhi ucraino e turco, le tre parti hanno “discusso dell`importanza di trovare una via pacifica alla guerra tra Russia e Ucraina” e Marco Rubio ha “ribadito la posizione americana secondo cui il massacro deve cessare”, ha dichiarato la portavoce del Dipartimento di Stato Tammy Bruce.

Ucraina, Starmer: Putin deve pagare il prezzo del suo rifiuto alla pace

Roma, 16 mag. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin deve “pagare il prezzo del suo rifiuto della pace” con l’Ucraina. L’ha detto oggi il primo ministro britannico Keir Starmer prima del vertice della Comunità politica europea in Albania.

“Di fronte all’aggressione in Ucraina e in tutta Europa, ora deve pagare il prezzo per aver rifiutato la pace”, ha detto Starmer. Quello che abbiamo visto ieri” in Turchia “è una ulteriore prova che Putin non è serio sulla pace ed è molto importante essere chiari sul fatto che deve esserci un cessate il fuoco” detto il premier britannico, Keir Starmer, arrivando al vertice Cpe a Tirana.

Papa Leone XIV: dignità per i migranti, giustizia sociale e sostegno alla famiglia (fondata sull’unione uomo-donna)

Città del Vaticano, 16 mag. (askanews) – “Nessuno può esimersi dal favorire contesti in cui sia tutelata la dignità di ogni persona, specialmente di quelle più fragili e indifese, dal nascituro all’anziano, dal malato al disoccupato, sia esso cittadino o immigrato”. Lo ha detto oggi Papa Leone XIV incontrando stamane in Vaticano gli ambasciatori e rappresentanti degli Stati ricevuti in Vaticano per l’inizio del suo pontificato. Un incontro nel quale, Papa Prevost ha richiamato la necessità di garantire giustizia sociale e uguali opportunità per cittadini e migranti.

“La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato. Ciascuno di noi, nel corso della vita, si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio”, ha spiegato il Papa.

“Ciascuno di noi, nel corso della vita, – ha detto il Papa – si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa, quella di creatura voluta e amata da Dio”.

Il Papa ha anche così sottolineato il valore della famiglia: “È compito di chi ha responsabilità di governo adoperarsi per costruire società civili armoniche e pacificate. Ciò può essere fatto anzitutto investendo sulla famiglia, fondata sull’unione stabile tra uomo e donna, società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società”.

Eredi di Lucio Battisti vincono anche in Cassazione contro Sony Music

Roma, 16 mag. (askanews) – La “querelle” Battisti sembra giunta al suo epilogo, almeno in merito alla causa che Sony Music aveva iniziato nel 2017 contro gli eredi di Lucio Battisti (Grazia Letizia Veronese e Luca Battisti). La Corte di cassazione, con ordinanza n. 12956 pubblicata il 14 maggio 2025, ha rigettato il ricorso della major, condannandola al pagamento delle spese processuali: lo fa sapere lo Studio legale Veneziano.

L’accusa mossa da Sony Music contro gli Eredi di Lucio Battisti, per la quale era stata avanzata nei loro confronti una richiesta di risarcimento del danno di 7 milioni di euro, è la stessa – ricorda lo studio legale – che Mogol aveva mosso contro i medesimi anni prima: aver opposto un diritto di veto a qualsiasi forma di sfruttamento economico delle opere musicali di Lucio Battisti.

Gli eredi di Lucio Battisti erano stati accusati da Sony Music di aver revocato il mandato alla SIAE per l’utilizzazione on line delle opere musicali di Lucio Battisti (così impedendo a Sony Music di commercializzare le registrazioni fonografiche delle canzoni interpretate da Lucio Battisti sulle principali piattaforme digitali, Spotify su tutte) e di aver ostacolato l’utilizzazione delle opere musicali di Lucio Battisti a scopo di sincronizzazione (così impedendo a Sony Music di utilizzare le registrazioni fonografiche delle canzoni interpretate da Lucio Battisti in spot commerciali di noti marchi, Fiat e Barilla su tutti).

Secondo Veneziano, la decisione della Cassazione “determina adesso il passaggio in giudicato del rigetto delle domande di risarcimento del danno di Sony Music nei confronti degli Eredi di Lucio Battisti; rigetto già pronunciato prima, rispettivamente, dalla Corte d’appello di Milano e dal Tribunale di Milano”.

“La decisione della Suprema Corte – spiega l’avvocato Simone Veneziano, legale degli eredi di Lucio Battisti – mette definitivamente la parola fine alla pretesa di Sony Music di sentir condannare gli eredi di Lucio Battisti a un risarcimento del danno milionario. La pronuncia della Suprema Corte è significativa, soprattutto, per altre tre ragioni. In primo luogo, perché dei giudici hanno chiarito, definitivamente, che i contratti discografici stipulati da Lucio Battisti oltre 50 anni fa con i produttori fonografici danti causa di Sony Music non consentono, senza il consenso adesso degli eredi di Lucio Battisti (o degli Editori musicali delle sue opere), né di utilizzare on line le registrazioni fonografiche che incorporano le interpretazioni a suo tempo eseguite da Lucio Battisti, né di utilizzare le medesime registrazioni fonografiche per la pubblicità di prodotti commerciali. In secondo luogo, perché si è evitato che si producesse un effetto dirompente nel settore della musica e, segnatamente, in quello dell’editoria musicale. Sony Music, infatti, ha sostenuto in giudizio che siccome i diritti dell’autore dell’opera musicale, dell’interprete e del produttore fonografico che fissa l’interpretazione su supporto sono diritti che si condizionerebbero l’uno con l’altro, nel senso che non sarebbe possibile lo sfruttamento della registrazione di una canzone senza che tutti gli aventi diritto abbiano espresso il loro consenso, gli eredi di Lucio Battisti sarebbero stati obbligati a consentire a Sony Music di utilizzare le registrazioni fonografiche delle canzoni di Lucio Battisti per sincronizzazioni a scopo pubblicitario. In caso di accoglimento della tesi di Sony Music, avremmo dunque assistito all’affermazione di un principio eversivo, secondo il quale l’utilizzazione economica di un’opera musicale, anziché dall’autore (o, per esso, dall’editore musicale), sarebbe governata dal produttore fonografico. Insomma, a ‘comandare’ sulle opere musicali non sarebbero stati più gli autori (o, per essi, gli editori musicali), ma le case discografiche. Chiunque invece sa perfettamente che chi voglia utilizzare, ad esempio in uno spot pubblicitario, una qualsiasi canzone deve farne richiesta, separatamente, sia al titolare della registrazione fonografica, sia all’autore (o, per esso, all’editore musicale); e sa, ancor meglio, che ciascuno di tali soggetti è assolutamente libero di decidere se, a chi e per quale corrispettivo concedere la licenza”.

Secondo l’avvocato, infine, gli eredi di Lucio Battisti “sono stati mandati assolti anche dall’accusa di aver violato, in qualità di amministratori delle società Edizioni Musicali Acqua Azzurra S.r.l. e Aquilone S.r.l. gli obblighi di diligenza nei confronti di Sony Music, non avendo addotto Sony Music alcuna condotta illecita degli amministratori diversa ed ulteriore rispetto a quella addebitata alle due Società”.

Vannacci: gli scettici? Non mi conoscono, voglio vannaccizzare Lega

Roma, 16 mag. (askanews) – “Io voglio portare le mie sensibilità; sono convinto che molti, tra gli scettici, non mi conoscono di persona. Le vere scelte sono sempre divisive”. Intervistato dal Tempo l’europarlamentare Roberto Vannacci, fresco di nomina come vicesegretario della Lega, ha commentato così le riserve che ha raccolto sulla sua ascesa in alcuni ambienti del Carroccio. “Sono felice per questo nuovo ruolo. Sono pronto – ha garantito – a mettere sul campo tutto l’impegno possibile, per aiutare la Lega a crescere e, perché no, cercare di vannaccizzarla”.

In un’altra intervista, concessa alla Stampa, il generale ha spiegato di aver accettato la proposta di Matteo Salvini “perché la lega è l’unico partito sovranista italiano in grado di cambiare le cose nel mondo reale. Non si limita a urlare dagli spalti come fanno i partiti dello zero virgola”; e di aver rinunciato a creare un partito tutto suo perché “mi sono fatto quattro conticini e negli ultimi 25 anni in Italia sono nati circa 150 partiti. Quanti sono sopravvissuti?”

Infine, Vannacci ha annunciato di essere pronto ad andare a Gemonio a trovare Umberto Bossi. “Sì, è da tempo che lo voglio fare. Ne avevo già parlato anche con Salvini. Se al Senatur farà piacere – ha aggiunto – per me sarà un onore andare a salutare il fondatore del partito più longevo del parlamento italiano”.

Referendum e astensione: messaggi contraddittori indeboliscono la democrazia

«Nella storia italiana – dal dopoguerra in poi – abbiamo avuto referendum che hanno segnato passaggi chiave del nostro Paese. La scelta tra monarchia o repubblica nel 1946, il divorzio nel 1974, l’aborto nel 1978, la scala mobile nel 1986, il nucleare nel 1987. Dal 1946 ad oggi – ovvero in 79 anni – abbiamo avuto ben 78 referendum: troppi. Una media di un referendum all’anno. Un uso troppo frequente del referendum ne ha diminuito, nell’immaginario collettivo, valore ed importanza.

In ogni caso domenica 8 e lunedì 9 giugno andrò a votare per i referendum. Lo farò con convinzione perché credo che il voto sia sempre l’esercizio più nobile della democrazia.

La gran parte delle forze politiche contrarie ai quesiti referendari ha già annunciato la scelta dell’astensione per impedire il raggiungimento del quorum e per far fallire di conseguenza i referendum. Scelta legittima – come disse a suo tempo anche il presidente emerito Giorgio Napolitano – che però non condivido per almeno tre motivi.

Il primo è di “rispetto dello spirito costituzionale”. Chi invita all’astensione per far fallire il quorum utilizza un meccanismo previsto dalla Costituzione contro il suo stesso spirito. Il quorum dovrebbe essere uno stimolo alla partecipazione ampia, non uno strumento per impedire la decisione. 

Il secondo è di “coraggio politico”. In ogni referendum, come in ogni elezione, ci sono percentuali sempre più numerose di persone che scelgono di non votare. Persone che sono di fatto “neutrali” circa il quesito referendario. Poi ci sono i favorevoli e i contrari. Per la presenza del quorum, i contrari – decidendo di astenersi – stanno di fatto alleandosi con i neutrali “a loro insaputa” pur di vincere. È un modo di affermarsi corretto sul piano formale, ma opportunistico sul piano sostanziale.

Il terzo è di “legittimazione indiretta del non voto”. Alle elezioni politiche nazionali del 1953 votò il 94% degli aventi diritto, nel 2022 il 64%. Ovvero un 30% in meno. Alle ultime elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia nel 2023 ha partecipato il 45%. Viviamo una crisi della partecipazione democratica grave, la fiducia nelle istituzioni si è ridotta e sempre più cittadini scelgono l’astensione. Invitare ad andare a votare alle elezioni politiche e invitare a non farlo in certi referendum è un messaggio contradditorio. Messaggio che non contrasta la disaffezione al voto, anzi la amplifica. E in ultima analisi legittima anche indirettamente chi ha deciso di disertare permanentemente le urne.

Concludo con una considerazione. Nella nostra Regione si è recentemente deciso di abbassare il quorum dal 50% al 40% per l’elezione al primo turno dei sindaci. E il governo nazionale vuole estendere questa legge regionale a tutto il paese. Anziché interrogarsi sulle cause profonde dell’astensione e tentare di contrastarla, la si insegue abbassando i quorum e legittimando che una minoranza di cittadini sia sufficiente per eleggere il sindaco. Ma seguire la corrente spesso non affronta la causa del problema. Come recitano i saggi: “Se si vuole arrivare alla fonte bisogna nuotare controcorrente”.

 

Alberto Felice De Toni
Sindaco di Udine

La “legge Sbarra” e il rischio di restare solo un simbolo

Nella seduta di mercoledì 14 maggio 2025, con 85 voti favorevoli, 21 contrari e 28 astensioni, il Senato ha approvato definitivamente il DDL di iniziativa popolare n. 1407 sulle disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese; iniziativa promossa dalla CISL. Un significativo successo di immagine per la Confederazione di via Po: dopo circa ottanta anni, l’art. 46 della Costituzione vede il recepimento in una norma approvata dal Parlamento italiano. Per chi si intende di storia del movimento sindacale, tutto ciò potrà sembrare paradossale: la CISL, solitamente “nemica” della regolazione per legge dei temi riguardanti le relazioni sindacali e organizzazione paladina della contrattazione, ottiene un risultato politico “pesante”, attraverso un Decreto approvata dalla politica.

Nulla da dire, anzi! Il DDL approvato afferma un modello proprio di una visione riformista dei rapporti tra capitale e lavoro e identifica un sistema economico basato su fondamentali principi di democrazia economica. E chi, soprattutto la CGIL, afferma la priorità del primato della contrattazione e di un sistema negoziale, non ha mai favorito il confronto sindacale sui temi della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.

Un plauso va pertanto alla CISL per aver affermato il principio e per averlo visto tramutato in una norma dello Stato.

Leggendo però attentamente il testo del DDL, auspichiamo sentitamente che si vada ben oltre l’enunciazione di obiettivi, molto spesso già operativi in diverse realtà aziendali e già ben consolidate in alcuni Contratti Collettivi Nazionali o addirittura in alcuni accordi aziendali. La norma descrive i tipi di partecipazione (organizzativa, finanziaria, gestionale, consultiva), tra le quali inserisce anche la contrattazione e la bilateralità. Si parla poi di consultazione, di incentivi a sostegno della distribuzione degli utili, di formazione.

Riscontriamo pertanto in gran parte degli articoli del DDL la presa d’atto di pratiche e di contenuti da tempo propri della contrattazione nazionale e aziendale; questioni facilmente riscontrabili nella lettura dei testi di molti accordi e protocolli di intesa aziendali e di categoria. 

La norma non prevede poi l’obbligo dell’applicazione e perciò non vincola le imprese alla realizzazione di questo nuovo modello di partecipazione.

La “Legge Sbarra”, così chiamata in casa CISL, avrà pertanto bisogno di essere recepita e supportata dalle Parti nelle relazioni sindacali aziendali e di categoria, per vederne realizzati i pur nobili obiettivi.  

Come si potrà notare abbiamo espresso la nostra soddisfazione per l’approvazione del DDL, allo stesso tempo con realismo dobbiamo ammettere che la norma non certifica definitivamente la partecipazione effettiva dei lavoratori alla gestione delle imprese. 

Il cammino sarà ancora molto lungo e tortuoso e le resistenze del mondo delle imprese saranno all’ordine del giorno nei rapporti sindacali e sociali.

Ci permettiamo infine di dare un consiglio disinteressato alla Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, per la quale nutriamo rispetto e simpatia: nelle interviste sia televisive che sulla stampa ripete continuamente il nome della Presidente del Consiglio, quasi ad affermare un rapporto privilegiato con la Meloni. Non c’è bisogno! 

L’autonomia dai partiti non riguarda pertanto Landini e la CGIL, riguarda tutte le Organizzazioni Sindacali e la CISL dovrà uscire da questo eccessivo appiattimento sulle posizioni della maggioranza di governo.

Attendiamo segnali di discontinuità con il recente passato, che potrebbero arrivare al prossimo congresso confederale; in caso contrario il successo di forma ottenuto con l’approvazione del DDL sulla partecipazione, si ridurrà all’ennesima promessa.

Dio nella storia, la cultura nella fede: l’eredità viva del Simbolo niceno

[…] Il rapporto tra Rivelazione e cultura non è a senso unico: da un lato, infatti, ancor prima di essere raggiunta dal messaggio cristiano, la cultura è già abitata da una certa attesa di Dio (come riconoscevano i Padri della Chiesa quando parlavano dei semina Verbi); dall’altro, una volta accolta la Rivelazione, la cultura stessa contribuisce ad arricchire l’espressione della fede, ed è proprio quello che è successo con l’introduzione della parola homoousios per esprimere l’identità del Figlio di Dio.

Il documento aggiunge qui un’importante precisazione: «In questa assunzione della cultura, un posto unico e provvidenziale deve essere riservato al rapporto tra la cultura ebraica e quella greca» (86). Questa affermazione non è stata sollecitata solo dall’uso della parola homoousios a Nicea: i secoli precedenti avevano già attestato il rapporto tra l’una e l’altra cultura; gli stessi scritti del Nuovo Testamento erano stati redatti in greco e, ancor prima dell’era cristiana, la Bibbia ebraica era già stata tradotta in questa lingua. Il documento riconosce quindi «una dimensione fondatrice in questo innesto della cultura greca sulla cultura ebraica» (86). Naturalmente non dimentica che il cristianesimo antico si esprimeva anche in altre lingue, come il siriaco o l’armeno. Al contrario, richiama l’attenzione sull’importanza dell’“interculturalità”. Correttamente intesa, l’interculturalità non significa né una semplice “giustapposizione” di culture né, al contrario, la loro «fusione in un tutto indistinto» (87); essa si fonda in realtà sul piano di Dio manifestato nell’evento della Pentecoste, secondo il quale i credenti di lingue diverse ricevono, attraverso lo Spirito, la comunione in Cristo.

Il riferimento al Concilio di Nicea rimane comunque essenziale, non nel senso che esso elimini la necessità di esprimere la fede in lingue diverse dal greco ma nel senso che questa stessa traduzione può trarre ispirazione dal lavoro svolto un tempo da questo Concilio: «Da un lato, si tratta in effetti di sottolineare che è proprio in queste categorie greche che si è espressa in modo normativo la Chiesa e che queste sono dunque solidali per sempre col deposito della fede. D’altra parte, tuttavia, nella fedeltà ai termini sorti in quest’epoca e trovando in essi la sua radice viva, la Chiesa può inspirarsi ai Padri di Nicea per cercare oggi espressioni significative della fede nelle differenti lingue e nei vari contesti» (89).

Con il Concilio di Nicea, dunque, siamo davvero in presenza di un «evento di Sapienza» che ha una portata culturale e interculturale. In linea con l’“evento Gesù Cristo” a cui si riferisce, il Simbolo niceno è testimone di qualcosa di veramente nuovo, ed è proprio questa novità che il linguaggio homoousiosesprime a suo modo. Il documento osserva che l’errore di Ario, come le varie “eresie” che hanno segnato la storia della Chiesa, può essere visto come una resistenza fondamentale a tale novum (90). Grazie a questo documento, in ogni caso, è chiaro che il Simbolo di Nicea, oltre alla sua importanza dottrinale e alle sue implicazioni per la vita dei credenti, contribuisce a far luce sul rapporto del cristianesimo con la cultura greca e, attraverso questa, sul rapporto della Rivelazione cristiana con le culture del mondo.

San Lucido ricorda Silvano De Rango, pioniere della Democrazia Cristiana calabrese

Domani, sabato 17 maggio, alle ore 18:00, la comunità di San Lucido renderà omaggio a Silvano De Rango, figura centrale nella storia politica del dopoguerra in Calabria. L’incontro, che si terrà presso la Sala consiliare del Comune, intende celebrare la memoria dell’uomo e del politico che contribuì in modo decisivo alla nascita e allo sviluppo della Democrazia Cristiana, tanto a livello locale quanto regionale.

Nato l’11 maggio 1923, De Rango visse un’infanzia segnata dalla precoce perdita del padre. Fu educato al Convitto Nazionale di Assisi, dove si distinse negli studi e nello sport. Partecipò ai Campionati Italiani di nuoto del 1942 come rappresentante della Calabria e intraprese la carriera di insegnante elementare, che esercitò fino alla pensione.

Dal 1944 fu tra i protagonisti della rinascita democratica: vice segretario e poi segretario della sezione Dc di San Lucido, consigliere comunale, sindaco dal 1956 al 1970 e poi nel biennio 1976–77. Partecipò attivamente al CLN locale, incarnando lo spirito della ricostruzione morale e civile. Il suo impegno fu riconosciuto nel 1958 con la Targa “Giulio Rodinò”, conferita al Comune di San Lucido dal segretario nazionale della Dc Aldo Moro, quale esempio per le amministrazioni del Mezzogiorno.

Tra le opere più significative della sua amministrazione si ricordano l’elettrificazione delle frazioni, la costruzione di scuole e case popolari, e il potenziamento delle vie di collegamento. La sua attività politica proseguì a livello nazionale: fu capo segreteria del Sottosegretario agli Interni Pietro Buffone e del Ministro della Marina Mercantile Gennaro Cassiani, Presidente della Comunità Montana dell’Appennino Paolano, Presidente del Consiglio dell’USL di Paola, Segretario provinciale della DC (1979), e membro del Direttivo regionale.

L’evento di domani sarà coordinato da Catia Filippo, presidente del Consiglio comunale. Dopo l’introduzione del sindaco Cosimo De Tommaso, prenderanno la parola Emanuele Mario Amendola (già sindaco di San Lucido), Salvatore Perugini (già sindaco di Cosenza), Francesco Capocasale (già delegato provinciale del Movimento giovanile Dc) e Gaspare Aiello, nipote di De Rango.

A un giorno dall’iniziativa, San Lucido si prepara così a rievocare l’esempio di una figura che seppe coniugare passione politica, visione sociale e radicamento territoriale. Di sicuro un testimone e un protagonista della lunga stagione che nel Mezzogiorno ha visto crescere esperienze legate alla iniziativa della migliore classe dirigente democratico cristiana.

Dibattito | L’alternativa esiste: un popolarismo nuovo dalle radici locali

La lettera inviata tramite ilpopolo.cloud agli Onn. Rotondi, Cuffaro e Cesa, dopo la recente sentenza del tribunale di Roma su nome e simbolo della Dc (https://www.ilpopolo.cloud/1730-lettera-aperta-agli-onn-cesa-cuffaro-e-rotondi.html) non ha sortito alcun effetto positivo.

Gianfranco Rotondi aveva espresso pubblicamente la sua disponibilità per una ricomposizione, ma non ha trovato analoga risposta da Lorenzo Cesa, sembra, soprattutto, per l’irriducibile volontà dell’On. Antonio De Poli di conservare la sua rendita di posizione, sempre utilizzata a suo favore con la destra, prima forzaitaliota, poi leghista e, ora, a dominanza della destra meloniana.

Avevano tentato di spartirsi le ultime spoglie della nostra Democrazia Cristiana, dopo lo scempio a danno del patrimonio immobiliare, fatto da irresponsabili mai perseguiti giuridicamente e penalmente all’atto della fine politica, ma non giuridica della Dc, così come sentenziato dalla suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n.25999 del 23.12.2010, quella da cui partì il tentativo compiuto dal sottoscritto, insieme ai compianti Onn. Lega e Darida, per la ripresa politica del partito.

Come ho più volte scritto nei miei interventi editoriali, con quest’ennesimo rifiuto dei soliti “galletti romani”, non c’è più fiducia in ciò che rimane della suicida diaspora democristiana e la speranza è riposta nella volontà della base di ricominciare dagli interessi e valori della vasta area e articolata area di ispirazione culturale, sociale e politica democratico cristiana e popolare, presente ai livelli comunali, provinciali e regionali italiani.

Non mancano lodevoli tentativi in extremis nazionali, come quello avviato dall’On. Tarolli con Tempi Nuovi e altri, cui auguriamo ogni miglior successo, anche se crediamo sia molto più utile, efficiente ed efficace ripartire dalla base, al di fuori degli interessi “particulari” di questo o quel personaggio alla ricerca di una propria riconferma o rilancio politico elettorale. 

Le prossime scadenze elettorali comunali e regionali, nelle quali vigono sistemi elettorali di tipo proporzionale con differenziati vincoli e sbarramenti, costituiscono la condizione ideale per sperimentare alleanze fra le diverse espressioni politico organizzative di questa area e per dar vita a liste unitarie basate su programmi comunali e regionali ispirati ai valori e agli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, ossia di quella vasta base elettorale che da molto, troppo tempo, diserta le urne, non trovando più rappresentanza nei partiti attualmente dominanti a livello nazionale.

È ciò che sta avvenendo nel Veneto, dove amici raccolti nel movimento Popolari per il Veneto, si stanno confrontando con amici della DC cuffariana e di Iniziativa Popolare, aperti alla convergenza di associazioni, movimenti, gruppi e persone interessate a por fine alla lunga stagione di dominio leghista e a proporre un programma basato su alcuni elementi strategici per il Veneto ispirati dai valori della dottrina sociale cristiana e del popolarismo.

È augurabile che analoghi processi possano attivarsi in altre realtà regionali italiane, pronte a convergere a livello nazionale per esprimere una nuova classe dirigente, lontana dai giochi di corto respiro che hanno contraddistinto la lunga stagione della diaspora suicida (1993-2025).

Dibattito | Lavoro, Costituzione, dignità: perché i referendum contano

Sui referendum che investono il Jobs Act, Donat Cattin, anche oggi, non si sarebbe fatto guidare dal pregiudizio ideologico. Che significa? Non son poche le perplessità che il pregevole articolo dell’esimio opinionista, Giorgio Merlo, ci costringe a sollevare intorno alla singolare ed eccentrica tesi che deduciamo dal suo articolo di qualche giorno fa; che cioè Donat Cattin si sarebbe ben guardato di sostenere la posizione abrogazionista posta dai 4 quesiti referendari in materia di lavoro. Sebbene non possa negarsi la pregevolezza di uno stile, nel quale però non si fa fatica a cogliere qualche sottile pregiudizio ideologico, l’autore interviene nell’interessante dibattito con una tesi suggestiva, oltre che divisiva, la cui singolarità appare assai poco conferente con le premesse del suo variegato pensiero.

Ed infatti, nell’articolo dal titolo “L’art.18, tra memoria e propaganda. La lezione dimenticata di Donat-Cattin”, il cui focus è rivolto alle imminenti risposte che la consultazione referendaria, indetta per l’8 e 9 giugno, ci chiama a dare sui cinque quesiti ammessi dalla Consulta, la questione posta da Merlo attiene soprattutto ai quattro quesiti che investono i nuovi aspetti normativi, tra tutele in tema di licenziamento e tipologie contrattuali, introdotte dal Jobs Act.

La riforma, come è noto, fu varata dal governo Renzi con cui vennero riscritte norme essenziali dello Statuto dei lavoratori, a cominciare dall’art.18 sui licenziamenti. Se, da una parte appare legittimo prendere personale posizione sui diversi quesiti in materia di lavoro, oggetto della consultazione referendaria dell’8 e 9  giugno, ove appare chiara la sua contrarietà all’abrogazione, sulla scorta di un ragionamento che prende spunto dalle linee guida che orientavano il pensiero politico e sociale di Donat Cattin, non ci sembrano però convincenti gli argomenti usati dal nostro autore, del quale testualmente ne trascrivo un passaggio essenziale: “Quelli che sono in calendario il prossimo 8-9 giugno rispondono a una precisa finalità politica, teorizzata e ribadita – del resto – quotidianamente dagli stessi promotori. E, nello specifico, dal capo del sindacato rosso della Ccil, Landini, che non perde occasione per dire solennemente che l’unico obiettivo di questa consultazione referendaria è quello di dare un colpo decisivo all’attuale maggioranza di governo”.

Vien da chiedersi come si possa conciliare, in tema di principi basilari del filone culturale cui egli appartiene, un attacco così artificioso e strumentale da parte di chi sottolinea l’appartenenza a quel laboratorio culturale e politico che faceva capo a Donat Cattin, Ministro del lavoro all’inizio degli anni ‘70, succeduto a Giacomo Brodolini, prematuramente scomparso, e con il prof. Gino Giugni, ispiratori dello Statuto, emanato con Legge il 20 maggio 1970, n.300.

Lo Statuto, costituì una pietra miliare che per ben quarantacinque anni disciplinò, immodificato, le garanzie sulla tutela del lavoratore.

Non si comprende pertanto il filo di un ragionamento che lascia trasparire un pretestuoso tentativo teso a delegittimare la ratio di una istanza popolare, dai tanti sottoscrittori, tesa a recuperare quella solida tutela assicurata dallo Statuto del 1970, nella delicata materia del lavoro.

Per contro non si intravede alcuna critica intorno agli effetti nefasti, che un capitalismo selvaggio non fa che accentuare, sia sul versante dell’occupazione, sempre più precaria, che per il consistente aumento dell’impoverimento della classe operaia, causate dalla destrutturazione operata, secondo una logica, eccessivamente garantista, da tempo richiesta dalla Confindustria, a tutela dell’impresa, dal Jobs Act, che, nel falso obiettivo di modernizzare il mondo del lavoro, ha invece comportato un consistente arretramento delle conquiste sociali che avevano assicurato per oltre quarant’anni il fondamentale diritto ad una piena attuazione delle tutele che la Costituzione esige, già a partire dal suo primo articolo (“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro..”), come elemento fondante ed identitario del nostro Ordinamento repubblicano.

In questo quadro appare singolare il tentativo di estrapolare dai tanti contesti argomentativi, le affermazioni personali di qualche promotore, all’interno di dichiarazioni rese a sostegno delle ragioni dell’abrogazione delle norme peggiorative, rispetto all’originario Statuto, per accreditare obiettivi che nulla hanno a che fare con le ragioni sociali, giuridiche e politiche del comitato promotore e dei sottoscrittori volte al legittimo ripristino di una efficace e giusta tutela e stabilità del posto di lavoro.

Oltre ad apparire, quantomeno poco leale, verso quei tanti lavoratori che, avvitati nel groviglio di tipologie contrattuali sempre più precarizzanti, si sono ritrovati senza poter costruire un praticabile progetto di vita e di famiglia e talvolta senza lavoro.

Così vale la pena dare uno sguardo specifico ai quattro quesiti in materia di lavoro.

Il primo riguarda i Licenziamenti illegittimi e il contratto a tutele crescenti.

Oggi nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono riavere il loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo, anche se così è stato dichiarato da un giudice. L’unico ristoro che gli si riconosce è un risarcimento di un certo numero di mensilità.

L’obiettivo è ovviamente quello di ripristinare la precedente normativa dello Statuto del 1970 con cui il lavoratore otteneva la piena reintegrazione del posto di lavoro in tutti i casi di licenziamento illegittimo.

Il secondo, l’Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese.

In caso di licenziamento illegittimo, in presenza di aziende con meno di 15 dipendenti, oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento.

Il quesito tende ad eliminare il tetto massimo delle indennità, da corrispondere al lavoratore, consentendo al giudice di determinare l’importo senza limiti, aumentando l’indennizzo in base alla capacità economica dell’azienda, dei carichi familiari e dell’età del lavoratore coinvolto.

Il terzo, i Contratti a termine.

È una materia che con il pretesto di assicurare maggiore flessibilità si sono introdotte tutta una serie di contratti a scadenza, spesso acausali, ossia senza la necessità di specificare alcuna causa nella proroga e con limiti di proroga non proprio restrittivi, così favorendo un laissez faire senza efficaci controlli. 

Il quarto, la Responsabilità solidale negli appalti.

Con questo quesito si tende a reintrodurre, per una maggior sicurezza dei luoghi di lavoro (ove purtroppo non c’è giorno che non faccia registrare morti nei cantieri o nelle aziende) la responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore,  per gli infortuni sul lavoro derivanti da rischi specifici dell’attività delle imprese appaltatrici o subappaltatrici.

Stando alle risultanze dei monitoraggi delle agenzie del lavoro e dei centri studi che le organizzazioni sindacali hanno effettuato appare palese che l’obiettivo che aveva mosso il governo Renzi a intervenire con il Jobs Act, ossia dare più flessibilità e più libertà alle imprese di licenziare, come leva per eliminare la precarietà e creare maggiore occupazione, non solo non è stato raggiunto ma si è conseguito il risultato opposto, cioè, minore occupazione e aumento delle precarietà.

Riporto a tal proposito quanto risulta dal monitoraggio pluriennale: Precarietà e bassi salari. Rapporto sul lavoro in Italia a dieci anni dal Jobs Act, della Fondazione Di Vittorio, presentato lo scorso 30 aprile a Roma.

I contratti a termine e part time riguardano stabilmente ormai quasi il 30% degli occupati e colpiscono in modo particolare i giovani, le donne e i laureati: la precarietà è diventata un elemento strutturale del lavoro in Italia. L’aumento del numero di occupati si accompagna alla più lenta crescita delle ore lavorate totali, data l’espansione del lavoro part time”. “Il risultato di questa legge – si legge nella ricerca – è stato un circolo vizioso tra lavoro precario, bassi salari, bassa produttività e bassa crescita. Siamo scivolati indietro rispetto alle maggiori economie europee”.

Il bilancio decennale sugli effetti del Jobs Act dimostra, inequivocabilmente, che l’obiettivo occupazionale non può essere perseguito con normative permissive a tutto vantaggio del datore di lavoro. È una chimera pensare che riformare norme giuslavoristiche possa generare nuova occupazione. Questi obiettivi dipendono fortemente da una buona politica economica in grado di sostenere strutturalmente investimenti e competitività.     E sulla stessa lunghezza d’onda la Prof. M. T. Carinci, docente di diritto del lavoro all’Università statale di Milano, su “Le interviste di giustizia insieme” del 7 maggio scorso sul referendum abrogativo:                                                                                                                                                 

“Il Jobs Act, dunque, non ha raggiunto gli obiettivi che dichiarava di perseguire, né poteva raggiungerli.                                                                                                                                                                                    Al contrario, esso ha determinato una ulteriore segmentazione del mercato del lavoro (fra lavoratori più protetti, i “vecchi assunti” fino al 7 marzo 2015, e quelli meno protetti, i “nuovi assunti”) finendo per promuovere un modello di impiego il cui “cuore” non è la valorizzazione di chi lavora ma, piuttosto, una più spinta “precarizzazione” e soggezione ai poteri (di diritto e di fatto) del datore di lavoro.                                                                                                             

Insomma se davvero vogliamo tornare allo spirito e alla ratio dello Statuto dei lavoratori e del suo proponente Donat Cattin, che ha inteso dare dignità e stabilità futura al lavoratore e solida tutela del posto di lavoro, su cui poter costruire il proprio progetto di vita, in conformità al ruolo prioritario che la Costituzione affida al lavoro, come strumento di promozione sociale e civile, e restituire maggiore espansività dell’occupazione, non lasciamoci sfuggire questa occasione referendaria dell’8 e 9 giugno per cancellare dall’Ordinamento normative in materia di lavoro, che, ispirate da politiche sbagliate che hanno prodotto effetti opposti a quelli che si prefiggevano, condizionano il futuro di moltitudini di lavoratori e delle loro famiglie.    

Lucio Corsi si prepara alla finale di Eurovision: qui c’è libertà

Milano, 16 mag. (askanews) – Vero outsider, con Lucio Corsi non sai mai cosa aspettarti. Dopo il tutto esaurito nel suo tour nei club, Lucio Corsi si prepara a rappresentare l’Italia alla finale della 69esima edizione dell’Eurovision Song Contest, prevista per sabato 17 maggio all’arena St. Jakobshalle a Basilea, Svizzera. Si è inoltre esibito fuori gara durante la semifinale di martedì 13 maggio. Questo il suo racconto: “Ora aspettiamo sabato la finale, per ora è una bella esperienza per me la semifinale è stata emozionante, è stata bella soprattutto per il fatto che ci fosse così tanta gente in arena. Ho portato l’armonica e il pianoforte e le chitarre che non suonano però insomma sono lì a farci compagnia. Poi la scenografia è praticamente quella che porto nei tour sia nel tour nei club che ho fatto fino a poco prima dell’Eurovision sia quello estivo e con questi super amplificatori alle nostre spalle anche per dimostrare un po’ l’importanza di questi elementi sia per me che per Tommaso”.

L’artista porta fuori dai confini nazionali il brano “Volevo essere un duro”, con cui ha debuttato alla 75esima edizione del Festival di Sanremo, classificandosi secondo e vincendo il Premio della Critica “Mia Martini”, entrando nel cuore del pubblico.

Il singolo è certificato disco d’oro, ed è stato primo tra i brani indipendenti più suonati dalle radio per 10 settimane, ha la capacità di conquistare al primo ascolto anche in un contesto pop ed eccentrico come quello di Eurovision.

“Il bello di questo palcoscenico è che ognuno porta la sua idea di musica, la sua idea di esibizione. C’è libertà e perciò è giusto che ognuno porti il suo modo di intendere le canzoni e più sono diverse tra loro meglio è” spiega Lucio che della sua semplicità e sincerità ha fatto un manifesto di vita. “La cosa che mi interessa è portare una cosa che non inganni me stesso, cioè non voglio ingannarmi, non voglio far finta di essere qualcosa che poi non riesco a rifare sul palco quando sono in tour davvero. La cosa bella è poter portare una cosa sincera che mi rappresenta in questo momento del mio percorso.

Della scelta di aver sottotitolato in inglese la sua esibizione racconta: “Sono felice dei sottotitoli, quella secondo me è una cosa importante. Tengo molto alle parole nella musica tanto quanto gli arrangiamenti. Poi l’italiano, sono affezionato a questa lingua perché è un rebus, lo vivo come un rebus quando scrivo un testo, mi diverte tanto quanto un rebus perché una stessa cosa la puoi dire in mille modi diversi, c’è il ritmo dentro, le consonanti, c’è la sintesi, è una lingua bellissima per scrivere canzoni”.

“Volevo essere un duro” parla di quanto il mondo ci vorrebbe infallibili, con la solidità dei sassi e la perfezione dei fiori, senza dirci però che tutti i fiori sono appesi a un filo. Parla (ammesso che questa canzone abbia una bocca) del fatto che sia normale diventare altro rispetto a ciò che si sognava, conclude Lucio. La canzone fa parte del nuovo omonimo album – anch’esso recentemente classificato disco d’oro – pubblicato per Sugar Music il 21 marzo su tutte le piattaforme digitali e il 4 aprile nei formati fisici vinile e CD . Il progetto discografico ha inoltre conquistato il sesto posto della Top Album Debut Global di Spotify del weekend 21 – 23 marzo, oltre al primo posto della classifica FIMI degli album e della classifica CD, vinili e musicassette più venduti della settimana nella settimana di pubblicazione.

A seguito dell’esperienza a Eurovision, che aggiunge un nuovo importante tassello nel suo percorso, Lucio Corsi tornerà alla sua cara dimensione live, la perfetta occasione per ascoltare dal vivo i brani del suo repertorio e nuovo album.

A Firenze gli Stati Generali della Pelletteria Italiana

Firenze, 15 mag. (askanews) – Dopo la cosiddetta “spending revenge” del periodo successivo al covid, la pelletteria italiana nel 2024 ha fatto registrare un calo di fatturato di 1,2 miliardi, per una perdita dell’8,9% e una flessione della produzione industriale pari al 23%. Di fronte a questi numeri cos negativi acquista ancora pi importanza il ruolo storicamente svolto dagli Stati Generali della Pelletteria, organizzato da Assopellettieri in Palazzo Vecchio a Firenze.

“Abbiamo le guerre tra Russia e Ucraina e in Medio Oriente, a cui ora si sono aggiunte le tensioni tra India e Pakistan. Abbiamo -afferma Claudia Sequi presidente di Assopellettieri- una serie di difficolt legate all’aumento dei costi delle materie prime, dei tassi di interesse, dell’energia, tutta una situazione macroeconomica che ha picchiato duro sul nostro settore. Quello che possiamo fare noi come associazione, di fare un momento di riflessione, di fermarsi, fare una fotografia di quella che la situazione, fare un percorso di riflessione, di confronto, per creare una sorta di vademecum che serva alle istituzioni, alle aziende, ai lavoratori”.

Nel corso della mattinata intervenuto in un videomessaggio il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha sottolineato il lavoro del Governo, incentrato sul Ddl Pmi: “Come MIMIT -ha detto Urso- abbiamo definito misure per circa 250 milioni di euro dedicati proprio alle micro, piccole e medie imprese del settore moda: di questi, in particolare, 100 milioni sono dedicati ai mini-contratti di sviluppo che agevolano l’aggregazione tra PMI. Sappiamo quanto la dimensione aziendale sia importante per rispondere in modo pi efficace alle sfide del mercato globale, aumentando la capacit di investimento, innovazione e proiezione internazionale. Un altro importante fronte su cui il MIMIT impegnato la valorizzazione di professionalit specializzate, sempre pi difficili da reperire”.

Da parte di Assopellettieri arriva non soltanto una fotografia del settore, ma tutta una serie di preziose raccomandazioni “in modo -precisa Sequi- che la filiera sia resistente, che sia competitiva, che sia sana, che cresca e che quindi questa sostenibilit economica sia la leva per affrontare quelle sfide enormi su cui dobbiamo lavorare, che sono la legalit, la formazione, perch dobbiamo attrarre e formare nuovi talenti, dobbiamo integrare le nuove tecnologie al nostro saper fare artigianale, dobbiamo fare formazione, sono molte le sfide che noi abbiamo. Dobbiamo aiutare le nostre aziende ad internazionalizzarsi. Quello che vogliamo fare una riflessione tutti insieme dando anche delle indicazioni, dei suggerimenti, e questo il nostro contributo perch la politica industriale si fa tutti insieme. Si fa con associazioni di categoria, col Governo e ovviamente ogni parte deve dare il suo contributo”.

L’Italia resta comunque il punto di riferimento globale nella pelletteria di alta qualit con 4500 imprese attive pari al 30% del totale europeo.

Pietrasanta in Concerto alla XIX edizione, Music Without Borders

Roma, 15 mag. (askanews) – Torna ad animarsi di grande musica il cinquecentesco Chiostro di Sant’Agostino grazie alla XIX edizione di Pietrasanta in Concerto, festival ideato dalla star del violino, collezionista e fine conoscitore delle arti visive Michael Guttman. Pensato da sempre per far dialogare la musica con la vocazione all’arte della cittadina toscana, tradizionale residenza di grandi pittori e scultori, Pietrasanta in Concerto vive in dieci giorni di veri concept concerts e masterclass, che invaderanno la “Piccola Atene delle Alpi Apuane”, con grandi solisti, l’Orchestra da Camera di Bruxelles in residenza e un approccio trasversale verso la musica, da Mozart al tango, dal Brasile all’Ungheria, con due première italiane e alcune assolute rarità.

Ad un passo dalla ventesima edizione si definisce sempre più chiaramente l’identità del Festival Pietrasanta in Concerto, ideato da Michael Guttman inseguendo la sua familiare passione per le arti figurative e sempre più perfezionato negli anni insieme alla compagna di vita e d’arte, la star cinese del violoncello Jing Zhao: grandi artisti nei concerti serali, sempre in formazioni inedite e non riscontrabili nelle usuali tournée, masterclass durante il giorno in un’intensa attività didattica con giovani talenti da tutto il mondo, che sfocia poi quest’anno in ben due concerti di allievi e maestri al Chiostro di Sant’Agostino e alla Pieve di Valdicastello Carducci il 22 e 27 luglio, prima con Guttman e il celebrato violista francese Pierre-Henri Xuereb, poi con le due eccellenze del violoncello Jing Zhao e David Geringas.

Gli impaginati propongono poi brani spesso così rari da risultare pressoché nuovi sia per gli addetti ai lavori sia per il pubblico, come le tre danze rurali ungheresi del compositore magiaro Leó Weiner, maestro di György Kurtág; le danze del georgiano Sulkhan Tsintsadze, inesausto esploratore del folklore traslato nel linguaggio classico, o ancora il prete ottomano-armeno Komitas, precursore dell’etnomusicologia e vittima del Genocidio Armeno: queste preziose rarità, unite alla Zingaresca di Sarasate e alla Fantasia Ungherese di Liszt, saranno il cuore dell’evento finale in Piazza Duomo il 28 luglio, Festa Ungherese, che chiuderà con il classico folklorico rumeno Hora Martisorului. Sul palco per questa serata che si preannuncia memorabile, Brussels Chamber Orchestra, Michael Guttman in play&conduct e Jeno Lisztes, maestro assoluto del cimbalo o salterio ungherese, strumento per noi esotico quanto popolare nell’Europa dell’Est dal mondo magiaro fino all’Ucraina.

Preziosa in quanto inedita per programma ed originalità di formazione anche la serata brasiliana del 20 luglio Dall’Amazzonia a Copacabana! con la première italiana del trio per pianoforte, violino e violoncello del compositore paulista Antonio Santana, presente in sala, abbinata a Villa-Lobos, Milhaud e al misconosciuto compositore brasiliano ottocentesco Ernesto Nazareth, la cui memoria perduta in una vita di eccessi e follia, è stata solo parzialmente recuperata grazie al lavoro del celebre poeta e scrittore Mario de Andrade. Sul palco un ensemble impensabile in qualsiasi altro festival con Guttman al violino, Zhao al violoncello, Cristina Marton-Argerich e Antonia Miller al pianoforte, Nani Medeiros e Joao Pita a voce e chitarra e infine lo zar della chitarra, l’insuperabile virtuoso russo Artyom Dervoed.

Sempre per le grandi musiche inattese dal sud del mondo si avrà poi la serata dedicata al tango contemporaneo e alla cultura musicale argentina del Novecento il 21 luglio con “Piazzolla e Rovira! Tango per 8!” che vedrà il debutto italiano dell’ensemble SONICO impegnato dal più noto Piazzolla fino alla fondamentale riscoperta di Eduardo Rovira, compositore argentino classe 1925, considerato tra i massimi innovatori per finezza e fantasia della musica rio platense, ma in Europa ancora noto solo fra i cultori del genere.

Non mancheranno poi gli impaginati più classici, anche se spesso con guizzi inattesi nelle trascrizioni contemporanee, a partire dal concerto inaugurale del 18 luglio con Albeniz, Sarasate e Chopin affidati alla Brussels Chamber Orchestra, storica residenza del festival, con il giovane talento di Vanessa Benelli Mosell al pianoforte e il grande violinista, direttore d’orchestra e docente russo Pavel Berman. Il giorno seguente si avrà poi l’omaggio a Shostakovic nel cinquantenario dalla scomparsa grazie all’imperdibile recital di due eccellenze internazionali, Maxim Vengerov al violino e Polina Osentinskaya al pianoforte. Il 23 luglio invece il Guttman Tango Quintet presenterà una carrellata di musiche da Mozart fino alla rivisitazione in première italiana da Dvorak della giovane compositrice e pianista Chloë Pfeiffer.

Il giorno seguente con 1811 Nascita del Romanticismo il giovane violinista Mohamed Hibert, Zhao e la celebre pianista italo-tedesca Sophie Pacini presenteranno un impaginato Schumann, Mendelssohn, Chopin dedicato all’anno di nascita di questi tre giganti dello spirito romantico in musica. Il 25 luglio lo stimato pianista e docente Gabriele Baldocci, Guttman e Jing Zhao con i Cameristi del Maggio Musicale Fiorentino si esibiranno in un impaginato tra Beethoven e Saint-Saens, quindi il 26 luglio, con la Brussels, il grande flautista italiano Andrea Griminelli si esibirà con Avi Avital, mandolinista star israeliano che ha portato questo strumento poco frequentato a livelli di popolarità e consensi davvero impensabili in tutto il mondo. Per lui la prima italiana del giovane compositore israeliano Avner Dorman, tra i nomi emergenti più importanti della musica contemporanea internazionale.

Il Festival “Pietrasanta in Concerto” è promosso e organizzato dall’Associazione Musica Viva in collaborazione con il Comune di Pietrasanta e con il supporto organizzativo della Fondazione Versiliana.

Lega, Salvini serra i ranghi: Vannacci e Sardone vice

Milano, 15 mag. (askanews) – Matteo Salvini chiude la stagione congressuale della Lega con la nomina dei nuovi vice segretari e, serrate le fila del partito, rilancia le partite con gli alleati: pace fiscale e Regionali su tutte, ma anche questioni più contingenti, come il decreto Infrastrutture (slittato al Cdm di lunedì) e il dl cittadinanza.

Al Consiglio Federale di oggi viene ufficializzata la cooptazione di Roberto Vannacci nei vertici del partito, come previsto dal congresso di Firenze che ha portato a quattro i vice del segretario azzerando al tempo stesso l’anzianità di tesseramento necessaria. Il neo tesserato generale può quindi essere nominato vice di Salvini, insieme ai riconfermati Claudio Durigon e Alberto Stefani. Ma un riequilibrio serviva anche in Lombardia, dopo il congresso regionale che ha visto imporsi Massimiliamo Romeo.

La scelta è ricaduta sull’eurodeputata lombarda Silvia Sardone, campionessa di preferenze sia da consigliera comunale a Milano prima che a Bruxelles dopo. E gradita al segretario della Lega Lombarda, che già aveva puntato su di lei all’ultimo congresso per farla entrare in Consiglio Federale. Un ramoscello d’ulivo dopo le tensioni del congresso lombardo, che ha reso però d’obbligo il “sacrificio” di Andrea Crippa, visto che i quattro vice devono provenire da quattro regioni diverse. Per Crippa ci sarà comunque un ruolo “di primo piano nel partito”, assicura Salvini: si parla di una figura al momento non prevista nell’organigramma leghista, che qualcuno definisce “coordinatore delle segreterie regionali”.

Ridefiniti gli assetti del partito, Salvini può rilanciare le sfide interne alla maggioranza, a partire dalla pace fiscale: una nota della Lega la definisce “irrinunciabile”, e il consiglio federale dà dunque “mandato pieno” allo stesso Salvini e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (intervenuto sul tema nella riunione) a “discuterne con gli alleati”. Che da tempo, soprattutto con Forza Italia, hanno fatto sapere di avere altre priorità, ovvero il taglio dell’Irpef a favore del ceto medio.

Altro terreno di scontro, il terzo mandato: Salvini ha dovuto incassare il no della Consulta alla legge della Campania, che ha stroncato le velleità di Luca Zaia in Veneto, ma ora prova almeno a difendere le prerogative delle regioni a statuto speciale, a cominciare dal Trentino di Maurizio Fugatti: “Mi auguro che il governo non impugni la legge del Trentino”, ha ribadito il vice premier, a pochi giorni dal Cdm di lunedì prossimo che dovrà decidere se impugnare la norma. Con Massimiliano Fedriga alla finestra, pronto a correre anche lui in Friuli-Venezia Giulia per un terzo mandato se il Trentino la dovesse spuntare.

Una partita che potrebbe avere ricadute anche in Lombardia. La Lega è sicura di incassare comunque la candidatura in Veneto, ma sa che Fratelli d’Italia in cambio chiede la Lombardia. Uno scambio che però sconta una distanza temporale troppo ampia, con la regione della Rosa camuna che andrà al voto solo nel 2028, e dunque dopo le elezioni politiche che potrebbero anche stravolgere gli equilibri interni alla coalizione. Ecco allora che il sospetto dei leghisti è che Fratelli d’Italia possa alzare ulteriormente la tensione in Regione per portare prima al voto la Lombardia.

Meeting Rimini, Scholz: “Costruire mattoni nuovi contro indifferenza”

Bologna, 15 mag. (askanews) – “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”. Con questo titolo, ispirato all’opera di T.S. Eliot, il Meeting di Rimini si prepara alla sua edizione 2025, in programma dal 22 al 27 agosto. L’annuncio stato dato dal presidente Bernhard Scholz durante l’evento “Anteprima Meeting” tenutosi oggi al Teatro Galli di Rimini.

“I luoghi deserti sono i deserti dell’indifferenza, della violenza, della solitudine esistenziale di tante persone”, ha spiegato Scholz, illustrando come la manifestazione intenda valorizzare “tantissime iniziative, opere, gruppi di persone che riescono a rendere presente di fronte a questi deserti mattoni nuovi”. Il presidente ha sottolineato che questi “mattoni nuovi” rappresentano “la capacit di educare appassionatamente i giovani, la capacit di lavorare insieme per il bene comune, la capacit sorprendente di riconciliazione dentro situazioni di guerra e di conflitti molto violenti”.

Secondo Scholz, il Meeting 2025 sar quindi “un’occasione di scoprire che di fronte alle tante sfide che scopriamo tutti i giorni, possiamo scoprire tante iniziative e tante esperienze positive di costruzione anche in situazioni quasi impensabili per quanto riguarda una possibilit di perdono, per quanto riguarda una possibilit di ricostruzione”.

La manifestazione riminese, giunta a una delle sue edizioni pi significative, intende cos offrire una prospettiva di speranza e di impegno concreto di fronte alle difficolt che caratterizzano il panorama contemporaneo, mettendo in evidenza esperienze reali di costruzione positiva in contesti particolarmente complessi.

Meloni domani a Tirana, sabato vede Merz (e scoppia caso Welt)

Roma, 15 mag. (askanews) – Oggi la telefonata – primo contatto diretto – con papa Leone XIV, domani la missione ‘lampo’ in Albania. Per Giorgia Meloni, però, l’appuntamento più importante di questi giorni sembra quello fissato per sabato alle 18 a Palazzo Chigi con il neo-cancelliere tedesco Friedrich Merz, soprattutto alla luce delle rivelazioni di ‘Die Welt’, secondo cui l’Spd avrebbe preteso, e ottenuto, che nel patto di coalizione l’Italia venisse esclusa dall’intesa di Berlino con Polonia e Francia (il cosiddetto formato Weimar plus).

“Merz e l’Ue – scrive Die Welt – puntano a una stretta collaborazione con l’Italia”. Una collaborazione che la Cdu avrebbe voluto sancire già nel contratto di coalizione. Il giornale tedesco rivela infatti che “nelle prime bozze del contratto di coalizione, l’Italia era esplicitamente indicata come membro di un asse ampliato con Germania, Francia e Polonia”.

Un formato cosiddetto “Weimar plus” in cui “dovrebbero essere coinvolti anche altri partner stretti come la Repubblica Ceca”. Nel testo finale del contratto di coalizione, tuttavia, l’Italia non è più menzionata. Secondo fonti di Die Welt, la rimozione è avvenuta su richiesta dell’Spd. “Diverse persone coinvolte nei negoziati europei – scrive il quotidiano tedesco – confermano che il passaggio sul ruolo dell’Italia era stato inserito dalla Cdu, ma cancellato su richiesta dei socialdemocratici”.

Indiscrezioni che pesano, soprattutto – appunto – a pochi giorni dall’incontro con Merz, confermato (secondo quanto rivelano alcune fonti a conoscenza della vicenda) dopo qualche tentennamento da entrambe le parti. Tra Meloni e Merz ci sono notevoli affinità di vedute, in particolare sui migranti e sulla necessità di rivedere il Green Deal, soprattutto per quanto riguarda l’automotive. L’obiettivo – visti anche i rapporti con Antonio Tajani, con cui è compagno di famiglia politica, il Ppe – era scardinare il tradizionale legame tra Berlino e Parigi, o almeno creare un rapporto più equilibrato in Europa. Una speranza che sembra essere stata subito spenta da Merz, che il giorno dopo l’elezione è andato a Parigi da Macron, con cui ha rilanciato il patto della ‘locomotiva’ franco-tedesca come forza trainante dell’Ue.

Comunque sia, le indiscrezioni di ‘Die Welt’ hanno suscitato prevedibili polemiche in Italia. Fdi accusa in particolare il Pd di remare contro gli interessi nazionali. Secondo il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, “se fosse confermato che l’eliminazione del riferimento all’Italia è avvenuta su pressione della sinistra tedesca, saremmo di fronte a un atto gravissimo. Un danno che non colpisce un governo, ma l’intera nazione. Sconcerta il silenzio della solita sinistra anti italiana – che condivide con l’Sp la stessa famiglia politica europea – che, ancora una volta, anche fuori dai confini nazionali, si dimostra incapace di difendere il ruolo dell’Italia. Al di là dei singoli colori politici, chi ama l’Italia ha il dovere di fare fronte comune, pretendere rispetto e difendere con determinazione la dignità e l’interesse della nostra nazione in Europa”.

Intanto questa mattina Meloni ha sentito papa Leone XIV nel primo contatto diretto dopo l’elezione. La premier, che domenica parteciperà alla cerimonia di intronizzazione del pontefice, ha sottolineato il “legame indissolubile che unisce l’Italia al Vicario di Cristo”. L’Italia, è stato spiegato in una nota di Palazzo Chigi, “apprezza e sostiene gli sforzi della Santa Sede per la pace e la cessazione dei conflitti in tutti gli scenari di crisi dove le armi hanno preso il posto del confronto e del dialogo”. Meloni ha anche “rinnovato la disponibilità dell’Italia a continuare a lavorare, insieme alla Santa Sede, per uno sviluppo etico e al servizio dell’uomo dell’intelligenza artificiale”, tema che è stato al centro della Presidenza italiana del G7 lo scorso anno.

Domani Meloni sarà a Tirana, per la sesta riunione della Comunità Politica Europea, organismo che raccoglie i Paesi del continente (non solo membri dell’Ue) promosso a suo tempo da Emmanuel Macron con cui, in questa fase, i rapporti sono – ancora una volta – molto tesi. Questo a causa dell’attivismo dei ‘volenterosi’, con Meloni che ha scelto di non andare a Kiev ma di collegarsi da remoto, ma anche per le ‘ruggini’ lasciate dall’evento di Parigi sull’attrazione dei cervelli, a cui il governo italiano ha deciso di non partecipare con la ministra Anna Maria Bernini, inviando in rappresentanza l’ambasciatrice in Francia. A Tirana è anche previsto un incontro bilaterale fra la presidente del Consiglio e il primo ministro albanese Edi Rama – appena rieletto per la quarta volta – al termine del quale verrà adottata una Dichiarazione congiunta volta a rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale fra le due nazioni. L’incontro offrirà anche l’occasione per fare il punto sull’attuazione del Protocollo Italia-Albania.

Meloni a Tirana, sabato vede Merz (e scoppia caso Welt)

Roma, 15 mag. (askanews) – Oggi la telefonata – primo contatto diretto – con Papa Leone XIV, domani la missione ‘lampo’ in Albania. Per Giorgia Meloni, però, l’appuntamento più importante di questi giorni sembra quello fissato per sabato alle 18 a Palazzo Chigi con il neo-cancelliere tedesco Friedrich Merz, soprattutto alla luce delle rivelazioni di ‘Die Welt’, secondo cui l’Spd avrebbe preteso, e ottenuto, che nel patto di coalizione l’Italia venisse esclusa dall’intesa di Berlino con Polonia e Francia (il cosiddetto formato Weimar plus).

“Merz e l’Ue – scrive Die Welt – puntano a una stretta collaborazione con l’Italia”. Una collaborazione che la Cdu avrebbe voluto sancire già nel contratto di coalizione. Il giornale tedesco rivela infatti che “nelle prime bozze del contratto di coalizione, l’Italia era esplicitamente indicata come membro di un asse ampliato con Germania, Francia e Polonia”. Un formato cosiddetto “Weimar plus” in cui “dovrebbero essere coinvolti anche altri partner stretti come la Repubblica Ceca”. Nel testo finale del contratto di coalizione, tuttavia, l’Italia non è più menzionata. Secondo fonti di Die Welt, la rimozione è avvenuta su richiesta dell’Spd. “Diverse persone coinvolte nei negoziati europei – scrive il quotidiano tedesco – confermano che il passaggio sul ruolo dell’Italia era stato inserito dalla Cdu, ma cancellato su richiesta dei socialdemocratici”.

Indiscrezioni che pesano, soprattutto – appunto – a pochi giorni dall’incontro con Merz, confermato (secondo quanto rivelano alcune fonti a conoscenza della vicenda) dopo qualche tentennamento da entrambe le parti. Tra Meloni e Merz ci sono notevoli affinità di vedute, in particolare sui migranti e sulla necessità di rivedere il Green Deal, soprattutto per quanto riguarda l’automotive. L’obiettivo – visti anche i rapporti con Antonio Tajani, con cui è compagno di famiglia politica, il Ppe – era scardinare il tradizionale legame tra Berlino e Parigi, o almeno creare un rapporto più equilibrato in Europa. Una speranza che sembra essere stata subito spenta da Merz, che il giorno dopo l’elezione è andato a Parigi da Macron, con cui ha rilanciato il patto della ‘locomotiva’ franco-tedesca come forza trainante dell’Ue.

Comunque sia, le indiscrezioni di ‘Die Welt’ hanno suscitato prevedibili polemiche in Italia. Fdi accusa in particolare il Pd di remare contro gli interessi nazionali. Secondo il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, “se fosse confermato che l’eliminazione del riferimento all’Italia è avvenuta su pressione della sinistra tedesca, saremmo di fronte a un atto gravissimo. Un danno che non colpisce un governo, ma l’intera nazione. Sconcerta il silenzio della solita sinistra anti italiana – che condivide con l’Sp la stessa famiglia politica europea – che, ancora una volta, anche fuori dai confini nazionali, si dimostra incapace di difendere il ruolo dell’Italia. Al di là dei singoli colori politici, chi ama l’Italia ha il dovere di fare fronte comune, pretendere rispetto e difendere con determinazione la dignità e l’interesse della nostra nazione in Europa”.

Intanto questa mattina Meloni ha sentito papa Leone XIV nel primo contatto diretto dopo l’elezione. La premier, che domenica parteciperà alla cerimonia di intronizzazione del pontefice, ha sottolineato il “legame indissolubile che unisce l’Italia al Vicario di Cristo”. L’Italia, è stato spiegato in una nota di Palazzo Chigi, “apprezza e sostiene gli sforzi della Santa Sede per la pace e la cessazione dei conflitti in tutti gli scenari di crisi dove le armi hanno preso il posto del confronto e del dialogo”. Meloni ha anche “rinnovato la disponibilità dell’Italia a continuare a lavorare, insieme alla Santa Sede, per uno sviluppo etico e al servizio dell’uomo dell’intelligenza artificiale”, tema che è stato al centro della Presidenza italiana del G7 lo scorso anno.

Domani Meloni sarà a Tirana, per la sesta riunione della Comunità Politica Europea, organismo che raccoglie i Paesi del continente (non solo membri dell’Ue) promosso a suo tempo da Emmanuel Macron con cui, in questa fase, i rapporti sono – ancora una volta – molto tesi. Questo a causa dell’attivismo dei ‘volenterosi’, con Meloni che ha scelto di non andare a Kiev ma di collegarsi da remoto, ma anche per le ‘ruggini’ lasciate dall’evento di Parigi sull’attrazione dei cervelli, a cui il governo italiano ha deciso di non partecipare con la ministra Anna Maria Bernini, inviando in rappresentanza l’ambasciatrice in Francia. A Tirana è anche previsto un incontro bilaterale fra la presidente del Consiglio e il primo ministro albanese Edi Rama – appena rieletto per la quarta volta – al termine del quale verrà adottata una Dichiarazione congiunta volta a rafforzare ulteriormente la cooperazione bilaterale fra le due nazioni. L’incontro offrirà anche l’occasione per fare il punto sull’attuazione del Protocollo Italia-Albania.

Presentati al Teatro Galli di Rimini i contenuti del Meeting 2025

Roma, 15 mag. (askanews) – Il Meeting 2025 è alle porte! Con l’evento “Anteprima Meeting” che si è svolto oggi a partire dalle 18 al Teatro Galli di Rimini, sono state presentate le mostre, gli spettacoli, il Villaggio ragazzi e lo Sport Village dell’edizione 2025, che si svolgerà dal 22 al 27 agosto con il titolo “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”.

All’evento sono intervenuti Alessandro Banfi, giornalista, autore e conduttore televisivo, Letizia Bardazzi, presidente dell’Associazione italiana Centri culturali, Matteo Severgnini, rettore della Scuola “Regina Mundi” di Milano, Moreno Maresi, fondatore e vicepresidente di Rinascita Basket Rimini, Chiara Locatelli, pediatra neonatologa all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna e sul lato musicale i cantautori Martino Chieffo e Luca Fol, ma soprattutto il performer internazionale, scrittore, direttore di teatro e produttore Jared McNeill.

Tre gli interventi istituzionali: il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi. Ha chiuso la serata l’intervento del presidente del Meeting Bernhard Scholz. “Con le mostre, gli spettacoli e il Villaggio Ragazzi di questa nuova edizione del Meeting”, ha dichiarato il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, “vogliamo rendere presenti, attraverso l’attrattiva della bellezza e la forza della condivisione, esperienze e iniziative che costruiscono luoghi di incontro, di libertà e di creatività nei “deserti” della solitudine esistenziale, della mancanza di senso e della violenza”.

Dal geniale fondatore della Bank of America Amadeo Peter Giannini, a Carlo Acutis, testimone della fede e figlio della generazione digitale; dal sacrificio dei martiri di Tibhirine in Algeria, alla profonda umanità di Vasilij Grossman; dalla forza di contemporaneità di Francesco d’Assisi, riscoperto nel suo Testamento, alle radici della fede cristiana nel Concilio di Nicea, 1700 anni dopo: il percorso delle mostre Meeting 2025 ci fa rivivere storie uniche di costruttività. Il viaggio delle mostre si aprirà all’arte e all’architettura – con le immagini dei cercatori del sacro nella fotografia contemporanea e con una mostra dedicata al romanico – e alla scienza, con una mostra sui nuovi materiali, “mattoni nuovi” a cui concorrono tanto la natura quanto l’ingegno umano. Altre esposizioni parleranno il linguaggio bruciante dell’attualità con le sfide emergenti dal mondo del lavoro, le storie di speranza di famiglie che affrontano la disabilità (in un dialogo a distanza con un compagno di strada di mille anni fa, il monaco, storico e astronomo Ermanno lo Storpio), le esperienze di riconciliazione sullo sfondo delle guerre e infine decine di testimonianze di speranza dalla “martoriata Ucraina”.

Lo spettacolo inaugurale venerdì 22 agosto al Teatro Galli sarà “The Rock”, ispirato all’opera di T.S. Eliot, tra poesia, musica e performance con il regista teatrale statunitense Jared McNeill e con un interprete straordinario come Sergio Castellitto. In “Joseph & Bros” di Alessandro Berti, martedì 26, tre uomini si ritrovano insieme in una cella, tra identità, fede e responsabilità, là dove la convivenza diventa specchio del mondo. Grandi spettacoli anche nell’Auditorium della Fiera sabato 23 con Giacomo Poretti, in “La fregatura di avere un’anima”, che esplorerà il mistero dell’essere genitori oggi. L’Orchestra Enzo Piccinini propone lunedì 25 la “Serenata per archi” di Dvorák, un inno all’umano attraverso la musica classica.

Al Teatro Tarkovskij i ragazzi dell’Istituto scolastico Don Gnocchi di Carate Brianza porteranno in scena “La bottega dell’orefice” di Karol Wojtyla, mentre il Gruppo corale e strumentale Ologramma proporrà “Peace Rock: Step Made of Songs” alla Corte degli Agostiniani. La musica dal vivo risuonerà anche nelle Piscine del Meeting: da “Zapotec” di Francesco Picciano, ai The Sun, band rock con un’anima (e un seguito incredibile). Due eventi ricorderanno Lucio Dalla: la lezione/spettacolo “Se io fossi un angelo” di Cristiano Governa (in sala C2) e la serata “Aspettiamo senza avere paura, domani”, tra racconto e canzone. Infine, un omaggio molto atteso con il concerto-tributo a Claudio Chieffo e la quinta edizione del Meeting Music Contest: in giuria anche Cristiano Godano e Casadilego.

Le due grandi mostre del Villaggio ragazzi 2025 riguarderanno Antoni Gaudí, il suo sguardo sulla natura e il suo metodo creativo, e Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, dove si racconta di un regno da ricostruire partendo da un ideale comune, in dialogo con il titolo del Meeting. Moltissime le novità: una nuova arena per incontri rivolti a bambini, ragazzi e adulti, un padiglione teatrale più grande con spettacoli e cineforum, lo spazio letture in libreria, un’area per i piccolissimi (1-3 anni) e una per i giochi di legno antichi. Confermati gli oltre 100 laboratori e l’area dedicata ai giochi da tavolo. Il Villaggio, su una superficie di ben 6.000 mq, quest’anno sarà aperto fino alle 22.00. La prenotazione è richiesta solo per mostre e laboratori.

Proporrà un vasto programma anche lo Sport Village, in collaborazione con CSI e Cdo Sport in un padiglione di 13.000 mq. Grande novità, la presenza della RBR Rinascita Basket Rimini con partite a livello top. E poi proposte per tutte le età: calcetto, volley, RapaTennis, scacchi, lotta e i richiestissimi tornei e camp del Meeting. Spazio infine per esibizioni, giochi e il “Lunedì da Leoni” per ragazzi. Prenotazioni via app.

Sul versante strutturale, logistico e dei servizi sono tante le peculiarità del Meeting 2025. Gli spazi espositivi aumenteranno di oltre 8.000 mq rispetto all’edizione 2024 (comprendendo anche il padiglione A7), i posti a sedere per la ristorazione saranno 5.000, la libreria occuperà 1.000 mq, le aziende partner saranno 150. Il Meeting, che resterà aperto ogni giorno fino alle 24, si conferma poi l’unica grande manifestazione italiana con ingresso e parcheggi gratuiti; ancor più unica per l’apporto di tremila volontari dall’Italia e dall’estero.

Il programma completo del Meeting 2025, comprensivo anche dei convegni, verrà presentato a Roma nel mese di luglio.

Della Passarelli nuovo presidente editori indipendenti (Adei)

Roma, 15 mag. (askanews) – L’editrice di Sinnos, Della Passarelli, è il nuovo presidente di Adei Associazione degli editori indipendenti. Già vicepresidente dell’associazione, il suo mandato segue quello di Andrea Palombi, editore di Nutrimenti, in carica dal 2023. Ad eleggerla, in occasione del Salone del Libro in corso in questi giorni a Torino, sono stati i soci Adei.

Rinnovato anche il consiglio direttivo che, ad eccezione della riconferma di Francesca Segato e Alberto d’Angelo, vede l’ingresso di Irene Scarpati, Luca Lo Coco, Francesca di Martino e Ada Carpi.

Nata e cresciuta a Roma, Della Passarelli dirige la casa editrice Sinnos da 35 anni. Si è sempre occupata di educazione alla lettura. Socia della Associazione Forum del Libro dal 2011, ha partecipato attivamente al lavoro sulla legge 15/2020. Si è occupata di biblioteche scolastiche sia con il Forum del Libro che con Ibby Italia. Entrata in Adei alla sua fondazione, è membro del direttivo dal 2022. Obiettivo naturale della sua presidenza è quello di contribuire, con il direttivo e insieme ai soci e alle socie, a rafforzare e consolidare un’associazione di editori indipendenti che può fare la differenza.

Afferma la neopresidente: “Il nuovo direttivo proseguirà il lavoro fatto in sette anni di associazione che ha portato Adei ad essere un interlocutore importante e riconosciuto nel mondo dell’editoria italiana e all’estero con la presenza al Salone di Francoforte e, in futuro, a Philadelphia per ALA e naturalmente alla Bologna Children’s Book Fair.

Adei si batte per portare avanti le istanze di un’editoria che è portatrice di qualità, progetti, buoni libri, che sceglie a suo rischio e pericolo le proprie pubblicazioni, che crede fortemente nel valore della lettura, dell’approfondimento, del piacere di leggere e dello studio.

Oggi Adei è una realtà necessaria più che mai per portare avanti il dialogo con le istituzioni e per portare una voce diversa dai quella dei grandi gruppi editoriali.

Ha un ruolo fondamentale per sostenere la filiera del libro, fatta di tanti e tante lavoratori e lavoratrici, con diverse competenze e mansioni e per mantenere vivo il ragionamento, l’immaginazione, il pensiero critico.

Noi ci occupiamo e continueremo ad occuparci non solo di temi legati ai mestieri del libro e saremo quindi ai tavoli su normative legate al libro e alla lettura – ponendo attenzione sugli editori di libri, librerie, biblioteche e scuole – ma anche di ricerca, per creare ponti tra editori biblioteche e librerie per diffondere cataloghi e condividere conoscenze, competenze.

Un esempio è proprio questo Salone del Libro, dove Adei è presente nei percorsi formativi per insegnanti, nella presentazione di una importante ricerca sui Gruppi di lettura, nell’incontro pubblico con il ministro della Cultura. E soprattutto con uno stand collettivo che accompagna i tanti stand dei singoli editori soci Adei”.

Luiss Business School, Luigi Abete confermato presidente

Milano, 15 mag. (askanews) – Luigi Abete è stato confermato presidente Luiss Business School. Lo ha stabilito l’Assemblea degli Azionisti che oggi a Roma, nella sede di Villa Blanc, ha deliberato il rinnovo del Consiglio di Amministrazione per i prossimi tre esercizi.

Accanto Luigi Abete, confermato alla presidenza, del board fanno parte i consiglieri Gianfranco Battisti, Rita Paola Maria Carisano, Giuseppina Di Foggia, Riccardo Di Stefano e Raffaele Oriani: resteranno in carica fino alla data dell’Assemblea che sarà chiamata ad approvare il bilancio al 31 dicembre 2027. Il Presidente Luigi Abete ha rinnovato l’incarico di Dean della Scuola al Professor Raffaele Oriani. Contestualmente è stato rinnovato il Collegio Sindacale composto dal Presidente Roberto Serrentino e dai sindaci effettivi Marco Tani e Vanja Romano.

La Luiss Business School “desidera esprimere un sentito apprezzamento ai membri degli organi societari giunti al termine del mandato ed augurare buon lavoro a tutti i nuovi componenti. La Luiss Business School intende proseguire il percorso di sviluppo nel settore dell’alta formazione, in linea con gli obiettivi del nuovo piano strategico che rafforza il posizionamento ‘glocal’ della Scuola, consolida la propria strategia multi-hub ed amplia significativamente la sede di Milano”.

Meloni con Merz, Macron e Zelensky al summit di Tirana. Focus su Ucraina

Tirana, 15 mag. (askanews) – Domani Tirana ospiterà la sesta riunione della Comunità politica europea, piattaforma che vedrà riuniti nella capitale dell’Albania i leader europei per confrontarsi sul tema “Una nuova Europa in un mondo nuovo: unità, cooperazione, azione comune”.

Prevista la presenza, tra gli altri, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del primo ministro albanese Edi Rama, del presidente del Consiglio europeo António Costa, della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del premier britannico Keir Starmer e del presidente francese Emmanuel Macron.

Il vertice – spiegano fonti del governo italiano – rappresenterà anche un’importante occasione di riflessione e confronto sulla guerra di aggressione russa in Ucraina, anche alla luce dei colloqui di pace svoltisi oggi in Turchia.

Istituita nel 2022 per volere del presidente francese Emmanuel Macron proprio all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, la Comunità Politica Europea riunisce 47 Paesi europei (i 27 Stati membri dell’Unione Europea e 20 Paesi non Ue) con l’obiettivo di promuovere un foro di dialogo informale tra Capi di Stato e di Governo sui principali dossier dell’agenda internazionale.

Oltre agli Stati membri della Ue fanno parte della Cpe i Paesi dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia; il Regno Unito e la Turchia; i Paesi dell’Efta (European Free Trade Association): Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera; i Paesi del Partenariato Orientale: Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia, Ucraina e i microstati europei Andorra, Monaco e San Marino.

L’Unione Europea sarà rappresentata dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, che copresiederà i lavori insieme al primo ministro albanese, Edi Rama. Interverranno, inoltre, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Sono attesi anche il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Nella sessione plenaria, dedicata al tema centrale “Una nuova Europa in un nuovo Mondo: Unità – Cooperazione – Azione comune”, tra gli interventi quelli dei leader Meloni, Rama, Costa, von der Leyen, Zelensky, Erdogan, Merz, Starmer e Macron.

In programma anche alcune tavole rotonde tematiche, che si svolgeranno in parallelo: due dedicate ai temi della sicurezza, una dedicata alla competitività e alla sicurezza economica e una ai temi migratori, alla quale prenderà parte anche la premier Meloni. La tavola rotonda, co-presieduta da Croazia e Kosovo, dal titolo “An Open Europe with Secure Borders: Addressing Mobility Challenges and Fostering Youth Empowerment” affronterà il tema della gestione dell’immigrazione irregolare verso l’Europa, del contrasto al declino demografico e della cosiddetta ‘fuga dei cervelli’.

In occasione del Vertice – aggiungono le fonti italiane -, si riunirà anche il Core-group Moldova, un formato ristretto dedicato al sostegno ad ampio spettro della sicurezza della Nazione. Ne fanno parte Italia, Francia, Germania, Polonia, Romania, Ue, Usa e Regno Unito. Si tratta della terza riunione a livello di Capi di Stato e di Governo. L’Italia vi ha preso parte all’ultima riunione a Budapest il 7 novembre dello scorso anno, nell’ambito della Cpe.

Meloni con Merz, Macron e Zelensky a summit Tirana. Focus su Ucraina

Tirana, 15 mag. (askanews) – Venerdì Tirana ospita la sesta riunione della Comunità politica europea, piattaforma che vede riuniti nella capitale dell’Albania i leader europei per confrontarsi sul tema “Una nuova Europa in un mondo nuovo: unità, cooperazione, azione comune”.

Prevista la presenza, tra gli altri, della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, del primo ministro albanese Edi Rama, del presidente del Consiglio europeo António Costa, della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, del cancelliere tedesco Friedrich Merz, del premier britannico Keir Starmer e del presidente francese Emmanuel Macron.

Il vertice – spiegano fonti del governo italiano – rappresenta anche un’importante occasione di riflessione e confronto sulla guerra di aggressione russa in Ucraina, anche alla luce dei colloqui di pace svoltisi oggi in Turchia.

Istituita nel 2022 per volere del presidente francese Emmanuel Macron proprio all’indomani dell’invasione russa dell’Ucraina, la Comunità Politica Europea riunisce 47 Paesi europei (i 27 Stati membri dell’Unione Europea e 20 Paesi non Ue) con l’obiettivo di promuovere un foro di dialogo informale tra Capi di Stato e di Governo sui principali dossier dell’agenda internazionale.

Oltre agli Stati membri della Ue fanno parte della Cpe i Paesi dei Balcani occidentali: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Serbia; il Regno Unito e la Turchia; i Paesi dell’Efta (European Free Trade Association): Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera; i Paesi del Partenariato Orientale: Armenia, Azerbaigian, Georgia, Moldavia, Ucraina e i microstati europei Andorra, Monaco e San Marino.

L’Unione Europea è rappresentata dal presidente del Consiglio europeo, António Costa, che copresiede i lavori insieme al primo ministro albanese, Edi Rama. Interverranno, inoltre, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Sono attesi anche il segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, e il segretario generale della Nato, Mark Rutte.

Nella sessione plenaria, dedicata al tema centrale “Una nuova Europa in un nuovo Mondo: Unità – Cooperazione – Azione comune”, tra gli interventi quelli dei leader Meloni, Rama, Costa, von der Leyen, Zelensky, Erdogan, Merz, Starmer e Macron.

In programma anche alcune tavole rotonde tematiche, che si svolgono in parallelo: due dedicate ai temi della sicurezza, una dedicata alla competitività e alla sicurezza economica e una ai temi migratori, alla quale prenderà parte anche la premier Meloni. La tavola rotonda, co-presieduta da Croazia e Kosovo, dal titolo “An Open Europe with Secure Borders: Addressing Mobility Challenges and Fostering Youth Empowerment” affronterà il tema della gestione dell’immigrazione irregolare verso l’Europa, del contrasto al declino demografico e della cosiddetta ‘fuga dei cervelli’.

In occasione del Vertice – aggiungono le fonti italiane -, si riunisce anche il Core-group Moldova, un formato ristretto dedicato al sostegno ad ampio spettro della sicurezza della Nazione. Ne fanno parte Italia, Francia, Germania, Polonia, Romania, Ue, Usa e Regno Unito. Si tratta della terza riunione a livello di Capi di Stato e di Governo. L’Italia vi ha preso parte all’ultima riunione a Budapest il 7 novembre dello scorso anno, nell’ambito della Cpe.

Ciclismo, Groves vince a Napoli la tappa della maxicaduta

Roma, 15 mag. (askanews) – Sembrava una tappa tranquilla, poi è successo di tutto. L’australiano Kaden Groves ha vinto a Napoli una volata confusa, quella della sesta tappa. Ai -70 km dal traguardo una maxi-caduta con tanti corridori coinvolti ha indotto l’organizzazione a neutralizzare la tappa per un po’ di tempo per permettere a tutti di essere soccorsi. Ritirato Hindley. Si è poi ripartiti senza considerare distacchi, abbuoni e punti al traguardo. La maglia rosa Pedersen non ha così partecipato alla volata. “E’ la Prima vittoria dell’anno, è davvero un grande sollievo – le parole del vincitore all’arrivo – La squadra ha sempre creduto in me nonostante non sia stato un grande inizio di stagione. A causa dell’infortunio ho perso molte corse, ed è per questo che sono arrivato al Giro ancora a quota zero. I due fuggitivi ci hanno dato filo da torcere, ma grazie al lavoro di tutti siamo riusciti a rientrare in tempo. Ho lanciato lo sprint presto, ma ero abbastanza sicuro di me. È davvero bellissimo vincere qui a Napoli, una città iconica. Per un velocista, è un vero sogno”.

Tennis, Paolini: "L’esperienza mi sta aiutando molto"

Roma, 15 mag. (askanews) – “All’inizio non riuscivo a spingere bene la palla e ho fatto fatica. Ho cercato di spingere e piano piano ho trovato sensazioni che mi mancavano nei primi giochi”. Così Jasmine Paolini commenta il successo agli Internazionali di Roma che gli vale la finale, undici anni dopo Sara Errani. “Sono stata lì – continua – mentre nel secondo set mi sono sciolta un po’ di più. Lo scorso anno mi ha dato tante consapevolezze, cerco di trovare le cose positive e di non mettermi tanta pressione. Ora ho più esperienza e questa è una cosa che mi aiuta molto. L’obiettivo è quello di cercare di migliorare”.

Prove di colloqui russo-ucraini. Trump: necessario che io veda Putin

Roma, 15 mag. (askanews) – “Non succederà nulla senza un incontro diretto tra me e Putin”, ha dichiarato Donald Trump, commentando il vortice di dichiarazioni e mosse tattiche che hanno contrassegnato la giornata destinata a riavviare i contatti diretti tra Ucraina e Russia. Secondo il presidente americano un suo faccia a faccia con il leader del Cremlino è “essenziale” per sbloccare lo stallo diplomatico andato in scena in questi giorni, con il leader ucraino Volodymyr Zelensky a chiedere un confronto diretto con Putin e quest’ultimo deciso ad allungare i tempi, puntando su un negoziato di livello tecnico, come quello di Istanbul 2022, dove le parti arrivarono a una bozza d’intesa poi naufragata.

Zelensky ha messo in dubbio la serietà delle intenzioni di Mosca , criticando duramente il livello della delegazione russa. ½Non conosciamo ancora ufficialmente il livello della delegazione russa, ma da quello che vediamo, sembra qualcosa di finto», ha detto ai giornalisti all’arrivo ad Ankara, ore prima di annunciare che avrebbe comunque inviato una delegazione guidata dal ministro della Difesa Rustem Umerov. ½Tutti sappiamo chi prende davvero le decisioni in Russia», ha aggiunto.

La delegazione russa è guidata da Vladimir Medinsky, consigliere del presidente Vladimir Putin e già capo negoziatore nel 2022. Con lui, il vice ministro degli Esteri Mikhail Galuzin, il capo della Direzione principale dello Stato maggiore russo Igor Kostyukov e il vice ministro della Difesa Alexander Fomin.

Le parole di Zelensky hanno innescato una risposta durissima da parte di Mosca. “Chi usa la parola ‘finto’? Un clown? Un fallito? Una persona con una formazione sconosciuta che parla di uomini con titoli accademici, meriti e comprovata professionalità? E osa definirli ‘finti’? Ma chi crede di essere?”, ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un briefing con la stampa.

Nel pomeriggio, Medinsky ha detto che per la Russia i nuovi negoziati a Istanbul sono “la continuazione del processo di pace interrotto nel 2022”. “Il nostro compito è arrivare, prima o poi, a una pace duratura, eliminando le cause profonde del conflitto”, ha affermato, aggiungendo che Mosca mantiene un atteggiamento “operativo e costruttivo” e resta “aperta a possibili compromessi”.Zelensky ha precisato che la delegazione ucraina avrà solamente il mandato per discutere “un cessate il fuoco”, mentre le condizioni per la pace dovranno essere discusse al vertice. “Se Putin è pronto a procedere verso le proposte di pace, deve accettare un incontro diretto, senza alcuna condizione”.

Il presidente ucraino ha aggiunto: “Non possiamo andare in giro per il mondo a cercarlo. Mi sembra che tutti dovrebbero aiutarci affinché le forze della giustizia prevalgano e questa guerra finisca con un qualche accordo”.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha ribadito la disponibilità a ospitare colloqui diretti tra lui e Vladimir Putin. “Erdogan ha detto a Zelensky che sarebbe felice di ricevere i leader dei due Paesi quando saranno pronti”, ha riferito la presidenza turca in una nota.

Da Antalya, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha espresso “motivi sufficienti per sperare” nel successo dei colloqui. Da Antalya è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, sottolineando l’importanza di un’azione transatlantica coordinata su ulteriori passi per fare pressione sulla Russia: “Credo sia fondamentale il coordinamento tra Europa e Stati Uniti sulle sanzioni. Più la situazione economica russa è complicata, meno risorse ci saranno per sostenere l’apparato militare”.

Stellantis: a Modena assemblaggio Maserati, a Mirafiori la 500 ibrida

Milano, 15 mag. (askanews) – Stellantis trasferirà la produzione, o meglio l’assemblaggio, di Maserati GranTurismo e GranCabrio anche elettriche (Folgore) da Torino a Modena, sito storico del brand. Si tratta del primo passaggio per costruire il Polo del lusso nella Motor Valley di cui saranno forniti maggiori dettagli nell’aggiornamento del Piano Italia che Jean-Philippe Imparato presenterà a breve al governo e al mercato a inizio giugno e che fornirà dettagli su Maserati in profonda crisi. “Riportare la GranTurismo e la GranCabrio a Modena è una decisione orgogliosa e strategica che unisce il nostro patrimonio industriale con le capacità del futuro”, ha detto il Ceo di Maserati, Santo Ficili. Negativa la reazione della Fiom, “spostare Maserati non risolve i problemi”, mentre secondo Fim-Uilm è una decisione che aiuterà Modena.

A Mirafiori resteranno la lastratura (scocche) e la verniciatura dei modelli Maserati, oltre all’assemblaggio delle batterie per le versioni elettriche Folgore. Ci lavoreranno circa un centinaio di addetti sui 700 oggi impiegati sulle linee del Tridente. Gli altri saranno impiegati nella produzione della 500 ibrida che inizierà a novembre, dei cambi Edct e C514 e nelle attività di Circular Economy. Secondo Stellantis consentirà di “dare stabilità occupazionale al comprensorio”. Secondo la Fiom se la nuova 500 ibrida raggiungerà il target di almeno 100 mila veicoli l’anno e considerando anche la produzione della 500 bev si tornerà a produrre su due turni. Nel primo trimestre a Mirafiori, secondo dati Fim-Cisl, la produzione è diminuita del 22% a 9.860 unità, di cui 70 Maserati. Lo scorso anno il calo della produzione è stato del 70% a 25.490 unità di cui 2.250 Maserati. A pesare la fine della produzione di Ghibli, Quattroporte e Levante.

A Modena, sito limitato come dimensioni, invece, si producono MC20, MC20 Cielo (cabrio), GT2 Stradale e i motori V6 Nettuno (gli altri motori arrivano da Termoli). Gli addetti alla produzione, oggi in cassa, sono circa 200. Per loro inizierà un periodo di formazione, soprattutto sull’elettrico, mentre i lavori di adeguamento del sito inizieranno fra agosto e settembre per esseri pronti a novembre per l’assemblaggio delle Maserati GT e GC. Al momento non sono previste nuove assunzioni e Stellantis non ha indicato l’ammontare dell’investimento. Nel primo trimestre a Modena i giorni di produzione sono stati 7 con 30 Maserati realizzate (-71,4%). Lo scorso anno la produzione è stata di 260 vetture (-79%). Alla fine del 2024 è stata annunciata la sospensione del piano di produzione della MC20 e MC20 Cielo Folgore elettriche, prevista nel primo trimestre. Anche la nuova Quattroporte in versione elettrica è stata rimandata dal 2025 al 2028. Da poco invece sono state inaugurate le Officine Fuoriserie per la personalizzazione di tutti i modelli inclusa la Grecale, la cui produzione resterà a Cassino insieme ad Alfa Romeo Giulia e Stelvio con cui condivide la piattaforma attuale (Giorgio) e probabilmente quella futura (Stla Large).

Maserati versa in una situazione di profonda crisi a causa di errori riconosciuti anche dal management Stellantis. Nel 2024 i ricavi sono stati pari a 1,04 miliardi di euro (-55%), le consegne a 11.300 unità (-57,5%). Il risultato operativo è risultato negativo per 260 milioni, rispetto ai 141 milioni del 2023 con un margine crollato dal 6% a 25%. In pratica su ogni 100 euro di ricavi Maserati ne perde 25. Il quadro è peggiorato ancora nel I trimestre: le consegne sono diminuite del -48% a 1.700 unità, mentre i ricavi si sono dimezzati a 157 milioni. A pesare anche lo stop all’export negli Stati Uniti deciso da Stellantis per tutta la produzione europea causa dazi, inclusa Maserati che genera il 40% dei ricavi negli Usa. A inizio aprile Stellantis ha incaricato McKinsey di fornire una consulenza strategica per Maserati e per Alfa Romeo.

Abodi agli studenti Luiss: “Nello sport servono competenze e visione”

Roma, 15 mag. (askanews) – “Avete fatto la scelta giusta!”. Lo ha detto il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi incontrando mercoled 14 maggio gli studenti e le studentesse del Master in Management dello Sport (realizzato da Luiss Business School in partnership con l’Associazione Sportiva Roma, Italiacamp e Corriere dello Sport). Chi meglio di Abodi, che stato presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie B, consigliere di amministrazione del Coni Servizi Spa, nonch gi presidente dell’Istituto per il credito sportivo e culturale, pu spiegare agli aspiranti manager dello sport come gestire con successo l’industria sportiva?

” una vita affascinante, ricca di doni, iniziata proprio alla Luiss – ha spiegato Abodi prima dell’incontro, rivelando –

Beh intanto la passione che deve essere il primo fattore, le competenze, la multidisciplinariet, lo sport molto di pi dello sport, acquisire competenze che vanno dall’economia alle infrastrutture e poi un po’ di componente giuridica, la conoscenza del sistema sportivo nel suo complesso”, ha aggiunto.

Nell’incontro di oltre un’ora a Villa Blanc, moderato dal Presidente di Luiss Business School, Luigi Abete, Abodi ha sottolineato come lo sport avr sempre pi spazio in futuro perch sar “una necessit”.

“Ci che stiamo cercando di fare far comprendere che lo sport molto di pi di quello che si vede: organizzazione, metodo, pianificazione, investimenti, infrastrutture materiali e immateriali”, ha aggiunto il ministro.

Questi laureandi e neolaureati, che hanno poi posto le loro domande al ministro, stanno imparando a organizzare un evento sportivo, gestire un club o un’organizzazione sportiva, concludere accordi per sponsorizzazioni e merchandising. L’ispirazione per farlo viene anche da questi grandi personaggi del mondo sportivo:

“La testimonianza di Gianluigi Buffon stata molto importante sia per la sua carriera sportiva ma anche per come si sta muovendo ora come ora nel mondo dello sport”, ha raccontato Gloria Fiorini Aloisi, studentessa Master in Management dello Sport.

“Mi interesserebbe conoscere il presidente del Calcio Napoli Aurelio de Laurentiis, perch sono napoletano e perch uno di quelli che ha una gestione dell’impresa migliore”, ha affermato il collega Dario Mazzocco.

Intenso duetto tra Zucchero e Russell Crowe in "Just breathe"

Milano, 15 mag. (askanews) – Da oggi, giovedì 15 maggio, è online il videoclip di “Just breathe”, l’intenso duetto tra Zucchero “Sugar” Fornaciari e Russell Crowe sul celebre brano dei Pearl Jam.

Il video, diretto dallo stesso Russell Crowe, mostra suggestive scene immerse nella natura ma allo stesso tempo intime in un gioco di luci e atmosfere introspettive. Zucchero e Russell Crowe, in compagnia dei loro fedeli cani, sono protagonisti di un racconto visivo sospeso tra luce e ombra che vuole trasmettere pace e serenità, un profondo dialogo tra due amici sulla vita, come rimanda il brano stesso. La fotografia richiama le tonalità e le suggestioni della copertina dell’album “Discover II”, creando una continuità visiva tra disco e video.

La collaborazione, nata da un incontro avvenuto a Sydney durante lo scorso tour mondiale di Zucchero e poi consolidata nel tempo, è contenuta nella deluxe edition di “Discover II” (EMI / Universal Music Italia), il secondo progetto di cover in cui Zucchero rivisita alcune delle canzoni che ha amato di più nella sua vita, reinterpretandole con il suo tocco personale. L’album, disponibile in versione standard (digitale, CD e doppio LP) e in versione deluxe (digitale e box deluxe in tiratura limitata e numerata in triplo LP e CD), contiene i singoli “Amor Che Muovi Il Sole”, “Acquarello” e “Una Come Te”, oltre alle collaborazioni con Paul Young, Oma Jali, Jack Savoretti, Irene Fornaciari, Salmo e, appunto, Russel Crowe.

A settembre Zucchero torna sul palco che più di ogni altro lo ha celebrato nella sua carriera, quello dell’Arena di Verona! A grande richiesta si aggiunge l’ottava data nello storico Anfiteatro veronese: il 26 Settembre, il giorno dopo il suo 70° compleanno, per proseguire i festeggiamenti!

Zucchero continua a collezionare record su record all’Arena di Verona, consolidando un legame unico con uno dei palcoscenici più ambiti al mondo. Con oltre 600 mila spettatori arrivati da ogni angolo del pianeta per i suoi 54 show tenuti ad oggi nella prestigiosa cornice veneta, è stato il primo artista a esibirsi per 22 serate in un solo anno (da settembre 2016 a settembre 2017) e detiene il primato di artista con 14 concerti consecutivi (tra aprile e maggio 2022).

A settembre questo rapporto speciale si rafforza ulteriormente con nuove date imperdibili, in cui ogni serata sarà un viaggio nella musica, nell’anima e nella passione di un artista senza eguali.

Con lui sul palco, a suonare i suoi più grandi successi, la fedele super band composta da Polo Jones (Musical director, bass), Kat Dyson (guitars, bvs), Peter Vettese (hammond, piano and synth), Mario Schiliro’ (guitars), Adriano Molinari (drums), Nicola Peruch (keyboards), Monica Mz Carter (drums, percussions), James Thompson (horns, bvs), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (horns), Carlos Minoso (horns) e Oma Jali (backing vocals).

Inoltre, a giugno Zucchero attraverserà l’Italia con il tour “Overdose D’amore”, 6 nuove “sere d’estate” di pura energia e forti emozioni negli stadi italiani e al Circo Massimo di Roma. Con questi live Zucchero celebra la sua musica e il legame indissolubile con il pubblico, portando sul palco la sua musica senza tempo e la sua voce inconfondibile.

Tennis, Jasmine Paolini in finale a Roma

Roma, 15 mag. (askanews) – Una straordinaria Jasmine Paolini è in finale al Wta 1000 di Roma. L’azzurra ha battuto l’americana Peyton Stearns con il punteggio di 7-5, 6-1. Una partita divisa in due parti: nel primo set Paolini ha salvato due set point (uno sul 3-5 e uno sul 4-5) e conquistato il primo parziale 7-5 vincendo quattro game consecutivi. Nel secondo set, invece, non c’è stata partita: dominio da parte di Paolini, che ha chiuso con un netto 6-1. Con questa vittoria, Paolini conquista l’ottava finale Wta in carriera e diventa la terza azzurra in finale a Roma nell’Era Open dopo Raffaella Reggi (1985) e Sara Errani (2014). Nell’altra semifinale si affronteranno la cinese Zheng e la statunitense Gauff.

Formula1, Antonelli: "Imola, il mio GP di casa"

Roma, 15 mag. (askanews) – Per Kimi Antonelli il Gp di Imola è il Gp di casa. La sua prima volta in F1 sulla pista non lontana da dove è nato riserva emozioni speciali: “Il weekend a livello emotivo sarà notevole – le parole del 18enne della Mercedes – e dovrò gestire bene le energie, senza sprecarle in cose non utili. Sarà importante non trovarsi in ‘riserva’ ma ho al mio fianco persone che mi aiuteranno in questo. L’entusiasmo però potrà dare anche energia per fare bene. Vivo non lontano da qui, questa è la mia gara di casa e su una pista vecchia scuola è favoloso guidare. Sarà favoloso scendere in pista davanti a tanti fan, alla mia famiglie e ami miei amici. Io o Ferrari? Spero più bandiere per me, ma sarebbe strano. La Ferrari è qualcosa di davvero grande come seguito”. Ha avuto la possibilità anche di festeggiare la coppa Italia del Bologna”. “Bello festeggiare dopo la vittoria della Coppa Italia del Bologna. La città era impazzita, è stato divertente anche se non ho fatto tardi”. Poi si parla di F1: “Cosa ci manca per vincere? Non sono nelle condizioni per dirlo, la macchina però è stata costante e il team sta facendo un gran lavoro. Il gap da McLaren è tanto, a Miami si è avuta la conferma, ma stiamo lavorando sodo per migliorare e con gli aggiornamenti speriamo di fare passi avanti. Sono stati in fabbrica, c’è un grande entusiasmo”. E ancora: “A Miami nelle qualifiche è andata bene e ho avuto una bella iniezione di fiducia. La gara non è andata benissimo, ma non ho perso fiducia. Ora inizia la stagione in Europa e sono entusiasta. Se ho sognato il primo podio in casa? In famiglia siamo superstiziosi e non ne parliamo, pensiamo un passo alla volta. Ma quello è l’obiettivo e sarebbe fantastico. Io voglio vincere, ma bisogna anche essere realisti”. Ha ricevuto anche un biglietto di Lewis Hamilton: “Il biglietto che Hamilton mi ha scritto spiega che persona è al di là del pilota. Riceverlo da lui, uno dei migliori della storia, è fantastico. E lo uso anche come motivazione per andare in pista e fare del mio meglio, l’ho appeso alla parete della mia stanza”

A Roma l’aperitivo in terrazza con il St-Germain Riviera Club

Roma, 13 mag. (askanews) – Una terrazza per sorseggiare un aperitivo tra un match di tennis e l’altro. Il St-Germain Riviera Club all’interno del Foro Italico Fun Village degli Internazionali BNL d’Italia stato creato dall’azienda del liquore francese a base di fiori di sambuco, che si riconferma per il secondo anno Official Supplier degli Internazionali BNL d’Italia a Roma. Un modo per inaugurare la stagione degli aperitivi all’aperto in citt. Matilde Morucci, Brand Manager Italia di St-Germain, ha spiegato: “L’Italia la patria dell’aperitivo ed sicuramente un momento importantissimo. Le varie citt importanti, influenti, hanno diversi modi di vivere l’aperitivo, a Milano ad esempio un’istituzione ma un momento che corre veloce, invece Roma, anche proprio per la sua struttura della citt, bellezza del panorama, invita proprio a fermarsi e a godersi l’aperitivo, sorseggiando un drink, magari di fronte a un bel panorama”.

L’aperitivo un’esperienza che unisce estetica, convivialit e senso di appartenenza, trasversale tra le generazioni, e nel caso degli Internazionali di tennis si inserisce in un ambiente dinamico e cosmopolita. “Noi abbiamo osservato che comunque c’ una forte tendenza a godersi il momento dell’aperitivo soprattutto tra i pi giovani, la Gen Z, pi della met in Italia dichiara di voler godere di questo momento dell’aperitivo. E c’ una tendenza anche a bere pi cocktail, a scegliere pi cocktail rispetto al passato” ha affermato Morucci.

Durante gli Internazionali di tennis, oltre allo spazio all’interno del Foro Italico Fun Village degli Internazionali BNL d’Italia, St-Germain presente a Roma con un corner sulla Terrazza MAIO della Rinascente ma possibile gustare il cocktail anche in altre location suggestive della Capitale. “Roma la citt che forse pi cavalca questo trend, di prendere l’aperitivo con una bella vita in terrazze. C’ molto questo trend soprattutto con la bella stagione di godersi un aperitivo insieme, quindi appartenere a un gruppo, godendo di un bel panorama” ha concluso la Brand Manager Italia di St-Germain.

Ciclismo, Niente distacchi, varrà solo ordine d’arrivo

Roma, 15 mag. (askanews) – La sesta tappa del Giro d’Italia, partita da Potenza per giungere a Napoli è ripartita dopo la neutralizzazione a 60 km dal traguardo. In testa Paleni e van der hoorn con 50 secondi sul gruppo. Secondo le decisioni della giuria non varrà il traguardo intermedio e nemmeno saranno conteggiati i distacchi, i punti per la maglia ciclamino e gli abbuoni al traguardo. Varrà soltanto la vittoria di tappa e l’ordine di arrivo. La Red Bull Bora-Hansgrohe è stata la squadra più colpita dalla maxi-caduta, originata sfortunatamente da uno dei suoi uomini, Tratnik. Assieme a lui sono finiti per terra Dani Martinez, Aleotti e Hindley, che ha avuto la peggio ed è stato costretto al ritiro. Rimasti per fortuna in piedi Roglic e l’italiano Pellizzari. Oltre alla maglia rosa del 2022 Hindley hanno abbandonato la corsa anche Dion Smith dell’Intermarché-Wanty e Juri Hollman dell’Alpecin-Deceunink

La Nato chiede il 5% per la difesa, l’Italia rilancia con un "3 più 2″

Antalya, 15 mag. (askanews) – (di Corrado Accaputo) La maggior parte degli Alleati della Nato è pronta a raggiungere l’obiettivo iniziale di una spesa del 2% del Pil per la Difesa nel 2025 e molti Paesi hanno già confermato l’intenzione di andare “molto, molto oltre”. L’annuncio del segretario generale della Nato, Mark Rutte, giunge al termine della riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Alleanza ad Antalya, in Turchia. Anche l’Italia ha tagliato questo traguardo e lavora con gli alleati al piano, proposto da Rutte, per portare gli stanziamenti al 5%. Magari con una formulazione che possa prevedere il 3% del Prodotto interno lordo per la Difesa in senso stretto e il 2% per la sicurezza. Antonio Tajani ne ha discusso ieri e oggi nella città turca. Il tema, definito da Rutte “cruciale” ed “essenziale per la sicurezza” dei Paesi membri, è stato al centro dei colloqui presieduti da Hakan Fidan, e il maggiore impegno di molti alleati in questa direzione è stato salutato dal leader della Nato come un passo “nella giusta direzione”. L’aumento della spesa, ha sottolineato il leader dell’Alleanza, sarà “un tema chiave” del vertice dell’Aja dal 24 al 26 giugno.

Rutte ha chiesto da tempo ai membri della Nato di investire il 5% del Pil in spese per la Difesa. In una lettera inviata agli alleati, e condivisa dallo Spiegel, ha precisato inoltre che la ripartizione delle forniture militari dovrebbe essere per il 70% a carico dei Paesi europei e del Canada, per il 30% degli Stati Uniti. E’ evidente dunque che, allo stato attuale, pur apprezzando lo sforzo dei paesi membri, il segretario generale della Nato non può ritenersi soddisfatto. Rutte ritiene che il 2% non sia ancora “affatto sufficiente” e per questo continua a spingere per un ulteriore incremento. La sua proposta, in particolare, prevede un aumento al 3,5% della spesa per la Difesa in senso stretto e un 1,5% in spese per la sicurezza, i cui criteri però andranno negoziati.

Anche il governo italiano sarebbe favorevole a una discussione su questo punto. E il vicepremier Tajani, dopo aver confermato il raggiungimento dell’obiettivo del 2% da parte dell’Italia, in vista di eventuali nuovi investimenti, ha precisato di ritenere che sarebbe “più giusto” destinare un 3% alla Difesa e un 2% alla sicurezza: “sarebbe più equilibrato”, ha detto e potrebbe essere una base di “negoziazione”. “Io credo molto in un sistema di sicurezza più ampio”, ha sottolineato Tajani, spiegando comunque che per raggiungere l’obiettivo fissato dal segretario generale “ci vuole tempo”: “vedremo quali saranno i criteri, come saranno divisi, come sarà diviso questo 5%. Parteciperemo alla discussione e vedremo di continuare comunque a lavorare in questa direzione di una crescita degli investimenti per la sicurezza”, ha commentato.

Il ministro ha comunque ricordato che “il presidente del Consiglio annuncerà ufficialmente il raggiungimento dell’obiettivo” del 2% al vertice dell’Aja dal 24 al 26 giugno. L’Italia ha “già consegnato la lettera alla Nato” che illustra cosa è stato fatto, come si sta procedendo da un punto di vista tecnico e come è stato “raggiunto il 2%”. “Siamo disponibili a lavorare anche per incrementare le spese per la sicurezza”, ha assicurato Tajani, confermando l’intenzione dell’Italia di “fare la sua parte”. Secondo il ministro, “non si tratta di essere né guerrafondai né signori delle armi”, “la sicurezza è qualcosa di molto più ampio” e riguarda “anche infrastrutture cibernetiche, infrastrutture portuali, aeroportuali, ferroviarie, autostradali”. A questo proposito, Tajani ha citato, tra l’altro, la difesa delle frontiere, la difesa dagli attacchi cibernetici, la possibilità per gli ospedali di curare e accogliere popolazioni civili in caso di attacco NBC, la presenza territoriale delle forze dell’ordine, l’attività della Guardia di Finanza per il tracciamento di beni e denari di provenienza illecita. Durante la ministeriale, e nella riunione del Quint (Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia), che ha chiuso la giornata, si è anche parlato di Ucraina. I ministri hanno riscontrato una “sostanziale unità”, anche sul tema della guerra in Ucraina. A questo proposito Tajani ha confermato la posizione italiana: difesa del diritto internazionale, necessità di una pace giusta, sostegno agli sforzi americani per un cessare il fuoco che possa poi portare a un vero accordo per la fine delle ostilità. Il ministro ritiene “fondamentale il coordinamento tra Europa e Stati Uniti per quanto riguarda le sanzioni” alla Russia. Durante il vertice con gli omologhi Marco Rubio, David Lammy, Jean-Noël Barrot e Johann Wadephul, Tajani ha detto “chiaramente” che, sulle sanzioni a Mosca, Europa e Stati Uniti devono avere “lo stesso obiettivo”. Per il ministro, “un coordinamento” tra gli alleati è “fondamentale”: “questa è la via da seguire, perché se vogliamo raggiungere l’obiettivo di convincere Putin a ritirare le truppe, dobbiamo coordinare la nostra azione”, ha detto.

Tajani non è rimasto sorpreso dall’assenza di Vladimir Putin ai colloqui di Istanbul. “La Russia non può e non vuole accelerare i tempi” per mettere fine alla guerra in Ucraina “perché deve riconvertire un esercito di un milione di persone che guadagna il doppio di quanto guadagna un operaio russo e tutta l’industria è orientata alla produzione militare”, ha spiegato. “Putin avrebbe delle ripercussioni sociali non indifferenti”. Di tutto questo il titolare della Farnesina discuterà ancora con il segretario di Stato americano Marco Rubio in un incontro bilaterale a Roma, che dovrebbe avere luogo sabato sera o, al più tardi, domenica prossima, dopo la messa di intronizzazione di Leone XIV.

Tv, le Winx sbarcano in Giappone all’Expo di Osaka

Roma, 15 mag. (askanews) – Le Winx arrivano all’Expo di Osaka. La serie animata made in Italy Winx Club, prodotta da Rainbow e nata dall’estro di Iginio Straffi, incontrerà per la prima volta il pubblico giapponese con un evento dedicato all’animazione come ponte tra culture.

Il Gruppo Rainbow, nato dallo studio di produzione omonimo fondato nel 1995 da Straffi e pioniere dell’animazione italiana nel mondo, porterà per la prima volta in Giappone l’eccellenza creativa made in Marche che è riuscita a conquistare milioni di spettatori. A 30 anni dalla fondazione, è oggi il principale studio europeo di animazione, con un portfolio distribuito in oltre 150 paesi. Il suo successo più celebre è Winx Club, saga fantasy animata incentrata su sei fate adolescenti alle prese con amicizie, sfide e avventure magiche, in un universo che mescola stile, avventura e messaggi positivi.

Dal 2004, le Winx sono vere e proprie ambasciatrici globali dell’animazione made in Italy e in occasione della settimana dedicata alla Regione Marche “Ars: Genio e Capacità Made in Marche”, il 2 giugno Rainbow presenterà a Osaka un evento che coinvolgerà il pubblico trasportandolo tra passato, presente e futuro. Alle ore 14, presso l’Auditorium di Palazzo Italia, Iginio Straffi guiderà il pubblico in un talk che ripercorrerà la storia dello studio e il fenomeno globale del Winx Club, svelando curiosità e visioni creative che hanno reso questo brand un cult per milioni di bambini e adolescenti in tutto il mondo.

Seguirà la cerimonia di premiazione dei vincitori del contest artistico internazionale dedicato a studenti di università italiane e giapponesi specializzate in fumetto e design, che sono stati chiamati a reinterpretare le Winx con il proprio stile, integrando elementi visivi della cultura giapponese – dal Kawaii al tratto Manga. Un progetto che desidera celebrare la cultura italiana e giapponese tramite un processo di ibridazione tra visione artistica e linguaggi visivi contemporanei. Le due illustrazioni vincitrici, una per ogni Paese, saranno premiate da Straffi: il vincitore giapponese volerà in Italia per visitare i Rainbow Studios e partecipare al Rimini Comics, mentre quello italiano sarà ospite in Giappone con visita all’Osamu Tezuka Manga Museum.

Ci sarà inoltre la presentazione del primo “Winx Cosplay Club” giapponese e l’approfondimento sulla community globale di cosplay Winx, guidata da Daniela Aiko. Il Winx Cosplay Club è la community ufficiale mondiale che unisce tutti i cosplayer della saga con contest, raduni e attività nei più importanti festival della cultura pop.

A concludere l’evento, saranno svelate le prime immagini in anteprima esclusiva della nuova stagione reboot di Winx Club, in arrivo su Netflix da ottobre 2025 in tutto il mondo, incluso il Giappone. Una nuova serie che riparte dalle origini della saga per regalare avventure inedite ai fan affezionati e a una nuova generazione.

TeamSystem, successo per “Scenario delle Professioni 2025”

Capire la trasformazione profonda vissuta dalle professioni, analizzarne gli aspetti innovativi e valutare gli impatti della trasformazione digitale su di esse. Con questi obiettivi andata in scena l’edizione 2025 di “Scenario delle Professioni: oggi e domani”, il forum organizzato da TeamSystem in collaborazione con Euroconference e The European House – Ambrosetti. Giunto alla quarta edizione, il meeting si snodato attraverso un doppio appuntamento ibrido: una prima giornata in streaming e una sessione dal vivo nella suggestiva cornice di Villa Erba a Cernobbio. Nella nuova edizione stata confermata la volont di ampliare l’accessibilit e offrire contenuti mirati e di qualit, pensati per i professionisti in cerca di strumenti aggiornati e concreti.

A margine dell’evento, Giuseppe Busacca, General Manager BU Professional Solutions di TeamSystem e AD di Euroconference, ha dato la sua visione sulla centralit del ruolo dei professionisti per la digitalizzazione del paese:

“I professionisti si trovano da un lato a dover dare pi velocemente, in modo pi completo e pi ampio una risposta alle esigenze dei loro clienti, ma d’altra parte a trovare nella tecnologia uno strumento sempre pi importante per abilitare questo tipo di risposte”.

Nella giornata di mercoled 14 maggio, a Villa Erba sono poi intervenuti diversi professionisti di primo piano, che hanno guidato i confronti. Fra di loro c’ stato anche Federico Leproux, CEO di TeamSystem, che ha sottolineato anche l’importanza del ruolo avuto nei nuovi sviluppi lavorativi dell’Intelligenza Artificiale:

“Il ruolo della digitalizzazione ormai da tempo pensiamo quello di trasformare le professioni in particolare, il modo di lavorare ma in particolare quello delle professioni, visto che di questo stiamo parlando, fornendo gli strumenti che amplificano l’impatto, quindi che sono degli amplificatori. Non cambieranno e non elimineranno il ruolo delle professioni, lo amplificheranno nel male. Chi bravo avr modo di essere ancora pi efficace e efficiente, invece chi mancher di competenze sia funzionali sia tecnologiche rischia di rimanere indietro”.

Attraverso questo meeting, divenuto ormai un appuntamento fisso per il settore, TeamSystem ha affrontato i megatrend internazionali con un’agenda ricca di spunti. Obiettivo della due giorni stato quello di fornire chiavi di lettura e strumenti operativi per affrontare il cambiamento. In chiusura dei lavori, poi, si tenuta anche la premiazione “Best in Class 2025”, promossa da Euroconference e TeamSystem con Forbes, dove sono state celebrate le eccellenze tra i Commercialisti e i Consulenti del Lavoro. A commentare, infine, i lavori stato anche Marco Cuchel, Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti.

“C’ un’esperienza importante nel mondo della digitalizzazione, nel mondo dell’informatizzazione e della digitalizzazione. Riteniamo che questo know-how deve essere messo a disposizione di tutti i colleghi, di tutti i professionisti per avere l’opportunit di ottimizzare quelli che sono gli adempimenti nei propri studi, le operazioni, le attivit professionali nei propri studi”

“Scenario delle Professioni: oggi e domani” si , dunque, rivelato un prezioso punto di incontro fra evoluzione tecnologica ed esperienza professionale, per costruire una versione solida del domani.

In collaborazione con Teamsystem

Ciclismo, Maxicaduta, tappa neutralizzata

Roma, 15 mag. (askanews) – Una frazione apparentemente tranquilla, la sesta tappa che porta i corridori da Matera a Napoli, è stata sconvolta da una maxi-caduta in gruppo a circa 70 km dal traguardo a causa della pioggia. Van den Bossche e Hindley (il primo che scivola) sono rimasti a terra, la caduta è stata provocata dall’asfalto scivoloso nell’attraversamento di un centro abitato. Anche Pedersen ha perso tempo, rallentato dalla caduta. Hindley è stato soccorso in ambulanza ed è costretto al ritiro. Anche Van den Bossche non ce la fa. Viene chiamata una seconda ambulanza, che viene issata su una barella e portato via. Anche per lui il Giro finisce qui. Magnier, pure lui a terra, riparte. I corridori stanno diminuendo la pressione delle gomme, ma è possibile che di fatto la corsa vera e propria riparta solo per la volata, dunque negli ultimi chilometri.

Azione Amnesty per Gaza: “Stop a genocidio. Governo prenda posizione”

Roma, 15 mag. (askanews) – Cartelli e striscioni con su scritto “Stop al genocidio a Gaza”, “Europa e Italia complici”, con le foto di Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen, e ancora “Basta armare Israele”, e “Cessate il fuoco ora”; sono stati innalzati a Roma davanti alla Farnesina, nel flashmob organizzato da Amnesty International a cui hanno preso parte altre associazioni, cittadini, rappresentanti di Ong (ActionAid, Anpi, AOI, Arci, Articolo21, AssopacePalestina, Cospe, Cred, Defence for Children International Italia, Donne in nero, Greenpeace Italia, Sbilanciamoci, Terres des Hommes).

Un drappo rosso srotolato sotto una carrozzina con un finto neonato, a simboleggiare la scia di sangue a Gaza, le vittime innocenti e la richiesta di fermarsi; un’azione fatta il 15 maggio, giorno in cui ricorre la Nabka, “la Catastrofe”, termine con cui i palestinesi ricordano l’esodo a cui furono costrette migliaia di famiglie nel 1948 a seguito della guerra arabo-israeliana e della nascita dello Stato di Israele. Riccardo Noury portavoce di Amnesty International Italia:

“Siamo qui davanti alla Farnesina per chiedere all’Italia di prendere una posizione, perch un giorno possibile che una sentenza stabilir che l’Italia stata complice di genocidio e politicamente il governo ne risponder al Parlamento, ma da un punto di vista morale, la mancanza d’azione dell’Italia rappresenta un’accettazione del genocidio in corso nella Striscia di Gaza”. Anna Meli presidente della Ong Cospe: “Sono troppo timide le parole del governo, servono atti concreti, serve il riconoscimento della Corte penale internazionale e delle sue sentenze e serve fermare subito gli accordi per il commercio delle armi”.

Presente anche Alfio Nicotra, della Carovana solidale in partenza con 60 persone da Roma verso Rafah con 18 parlamentari, rappresentanti di Ong, giornalisti e giuristi: “Per sottolineare che al di fuori della Striscia ci sono centinaia di camion pieni di aiuti alimentari che stanno andando a male perch dal 2 marzo Israele ha deciso che non deve passare uno spillo. Si muore di fame e di sete, questo proibito dal diritto internazionale e noi andiamo a ricordare a Israele e ai nostri governi che non possono continuare a voltarsi dall’altra parte”.

In partenza, anche Luisa Morgantini, di Assopace Palestina, tornata da poco dalla Cisgiordania: “Tenteremo di entrare a Gaza, non ci riusciremo ma vogliamo far sentire la nostra voce ai palestinesi che vivono l’incubo del genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, dove ho visto il campo profughi di Jenin totalmente svuotato, chiuso con i cecchini che sparano, dobbiamo fermare e disarmare Israele”. Al flashmob anche l’attrice Laura Morante: “Mi sembrava doveroso esserci, io penso che chi non si schiera in questo momento in modo deciso e categorico sar giudicato dalla storia”.

Zelensky invierà una delegazione a Istanbul (ma non andrà personalmente)

Roma, 15 mag. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky invierà la delegazione di Kiev ai colloqui di pace a Istanbul con la Russia, ma non ci si recherà lui direttamente. Lo segnala l’agenzia di stampa France Presse, citando funzionari ucraini.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel corso di una conferenza stampa ad Ankara, ha dichiarato che l`Ucraina invierà una delegazione ai colloqui di Istanbul guidata dal suo ministro della Difesa, ma ha sottolineato che, dal punto di vista ucraino, la Russia “non è
seria” riguardo ai negoziati di pace.

Ha aggiunto che il mandato della delegazione ucraina è di discutere un cessate il fuoco.

Se Vladimir Putin è pronto a “procedere verso proposte di pace”, allora deve essere disponibile a un “incontro senza condizioni”. “Penso che il leader del Cremlino debba dimostrare la propria leadership. Se è pronto a procedere verso le proposte di pace, deve incontrarci, senza alcuna condizione”, ha detto Zelensky rispondendo a domande sull’assenza di Putin ai colloqui di pace di Istanbul.

“Noi siamo ad Ankara, siamo appena arrivati, e poi invieremo una delegazione a Istanbul. Lui non c`è, a Istanbul non c`è. Non possiamo andare in giro per il mondo a cercare una persona. Mi sembra che tutti dovrebbero aiutarci affinché le forze della giustizia prevalgano e questa guerra finisca con un qualche accordo”, ha continuato il leader ucraino.

Zelensky ha confermato l’invio della delegazione di Kiev a Istanbul, “in modo che nessuno possa dire che sia colpa dell’Ucraina un fallimento di questa o quell’altra proposta”.
Per quel che riguarda gli Stati Uniti, ha detto ancora Zelensky, ritengo che attualmente “sia loro sia la Turchia provino ostilità verso la Russia”. Il presidente ucraino ha quindi ha accusato la Russia di mancanza di rispetto nei confronti del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il presidente Usa Donald Trump. “Il segretario di Stato Rubio – ha detto ancora Zelensky è qui. Chi sono le parti in guerra? Russia e Ucraina. Rubio c`è. Il ministro degli Esteri turco c`è. Il ministro degli Esteri ucraino c`è. Dov`è il rappresentante responsabile della Federazione Russa? Questo non riguarda solo l`Ucraina, ma tutti. Prima di tutto, riguarda la Turchia. Perché qui si tengono gli incontri”.

Lega, nominati i nuovi vice di Salvini: Vannacci e Sardone

Milano, 15 mag. (askanews) – Come annunciato, il Consiglio federale della Lega ha nominato i nuovi vice segretari del partito, portati a 4 dall’ultimo congresso: sono gli eurodeputati Roberto Vannacci – che al congresso di Firenze ha preso la tessera del partito – e Silvia Sardone. Riconfermati due dei tre uscenti: il veneto Alberto Stefani e il laziale Claudio Durigon.

Non riconfermato invece il lombardo Andrea Crippa, che lascia il posto appunto a Sardone: i vice devono infatti venire da Regioni diverse.

Schlein: dl Albania propaganda su pelle migranti e tasche italiani

Roma, 15 mag. (askanews) – Il dl Albania è solo “propaganda” fatta sulla “pelle dei migranti” e sulle “tasche degli italiani”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein conversando con i giornalisti alla Camera. “Hanno fallito e stanno cercando di coprire un fallimento, accanendosi sulle persone e sulle tasche degli italiani”.

La segretaria Pd ha affermato che “questo governo sta truffando gli italiani”. L’operazione dei centri in Albania, ricorda, “l’avevano venduta come un modello innovativo per evitare che le persone arrivassero in Italia per poter chiedere l’asilo. Quando abbiamo segnalato che questo violava il diritto costituzionale e il diritto europeo ci hanno sostanzialmente riso in faccia”. Invece “il modello è immediatamente fallito”, perché già “le prime deportazioni di persone in Albania non sono state convalidate”.

Quindi, “per coprire il proprio fallimento Giorgia Meloni ha fatto anche – con il voto di oggi – un ‘cambio di destinazione d’uso’ di questi centri: non ospiteranno più persone a cui impediscono di arrivare in Italia, questi centri ospiteranno persone che erano già detenute in Italia”.

Ma, ha concluso Schlein: “Se li rimpatriano così in fretta come dice Giorgia Meloni non si capisce perché spendere tutti ‘sti soldi degli italiani per portarli in Albania e poi riportarli indietro e rimpatriali di nuovo dall’Italia. Allora potevano rimpatriarli da dove li hanno presi!”.

Annunciati a Torino i vincitori del premio "Nati per Leggere"

Roma, 15 mag. (askanews) – Gli autori Lucie Brunellière, Kim Crumrine, Lea Goldberg, Rutu Modan e Heena Baek, la Rete dei presidi Nati per Leggere Campania, la Mediateca Mira Cancelli del Comune di Cepagatti (PE) e la pediatra Lucia Tubaldi sono i vincitori della sedicesima edizione del Premio nazionale Nati per Leggere, riconoscimento che sostiene i migliori libri, progetti di promozione alla lettura per i più piccoli e le più efficaci attività dei pediatri nel diffondere la lettura in famiglia. I vincitori sono stati premiati oggi alle 14.15 al Salone Internazionale del Libro di Torino, durante una cerimonia condotta da Eros Miari.

Sono stati scelti da una giuria presieduta da Franco Fornaroli e formata da pedagogisti, bibliotecari, educatori, pediatri, giornalisti: per quasi un anno la Vice-Presidente Katia Rossi e i giurati Elena Corniglia, Carla De Santis, Marco Debernardi, Annalia Galardini, Daniela Iacobello, Federica Mantellassi, Anna Paola Peddis, Anna Riva, Viviana Urban hanno messo a disposizione le loro competenze e lavorato con dedizione a un’edizione vivace e qualitativamente alta.

Per la sezione Nascere con i libri (6-18 mesi) è stato eletto miglior libro Buonanotte pancino (Terre di mezzo, 2024) di Lucie Brunellière, con la seguente motivazione: “Per essere un oggetto che affranca gli adulti alla quotidianità della lettura ad alta voce con un’azione che coniuga leggerezza, uso e godibilità”. Per la sezione Nascere con i libri (18-36 mesi) è stato eletto vincitore Il piccolo fienile rosso (Minibombo, 2024) di Kim Crumrine, “Per lasciare spazio all’immaginazione nel rapporto tra illustrazione e testo, favorendo efficacemente la relazione bambino/adulto attraverso il confronto e il dialogo, con domande e possibili risposte”.

Per la sezione Nascere con i libri (3-6 anni) ottiene il massimo riconoscimento Uri Kaduri (Edizioni Vànvere, 2024) di Lea Goldberg e Rutu Modan, con la seguente motivazione: “Per testimoniare che l’età dell’infanzia merita attenzione sempre, tra competenze che affiorano e abilità che si concretizzano, mano a mano, nell’esperienza individuale e collettiva”. La fata dell’acqua (Terre di mezzo, 2024) di Heena Baek si aggiudica la vittoria nella sezione Crescere con i libri, avendo ottenuto il maggior numero di voti da una giuria di lettori composta da bambini e bambine sul tema: “Con il mio corpo posso, faccio… sono! Il corpo negli albi illustrati per bambine e bambini”.

È stata una vittoria, anche quest’anno, portare avanti un’iniziativa per condividere libri e storie in tantissime scuole e biblioteche, da sud a nord del Paese; il traguardo, bellissimo, della XVI edizione, è di aver coinvolto 24.803 piccoli.

Il risultato è il frutto dello sforzo comune di Coordinamento Nati per Leggere della Città di Torino, Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana di Torino (SBAM), Biblioteche del Sistema di Ivrea e Canavese, Coordinamento Nati per Leggere Ovest Ticino, Sistema Bibliotecario Urbano di Monza, BrianzaBiblioteche, Sistema Bibliotecario del Verbano- Cusio-Ossola (VCO), Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese, Sistema Bibliotecario di Città Metropolitana di Genova insieme alle reti provinciali NpL di Savona e della Spezia, Biblioteche di Roma, Scuole dell’infanzia dell’Abruzzo, Rete Nati per Leggere Lazio, Rete dei Presidi Nati per Leggere della Campania, Biblioteche coordinate della Sezione AIB Campania, Sistema Bibliotecario Interurbano del Sulcis (SBIS), Scuole dell’infanzia della Svizzera Italiana coordinate da Fondazione Svizzera, Bibliomedia e ISMR – Istituto svizzero Media e Ragazzi, che insieme hanno scelto i libri finalisti e coinvolto biblioteche, scuole, presidi in tutta Italia.

Per la sezione Reti di libri – Progetto esordiente ottiene il massimo riconoscimento la Mediateca Mira Cancelli del Comune di Cepagatti (PE) con il progetto Volontarie in cammino, con la seguente motivazione: “Per l’instancabile lavoro svolto dal gruppo delle volontarie e per i risultati raggiunti nel giro di pochi anni; per la capacità di aver coinvolto fin da subito la comunità di Cepagatti; per aver fidelizzato le famiglie alla lettura, comprese quelle NAI, creando “una storia condivisa di opportunità e relazione”; per la diffusione del programma sul territorio con il coinvolgimento di altri Comuni; per il dialogo intrapreso con i decisori politici, con i presidi sanitari e recentemente con l’Università sulla promozione della lettura in famiglia”.

Per la sezione Reti di libri – Progetto consolidato conquista il riconoscimento il progetto Rete dei presidi Nati per Leggere Campania con la seguente motivazione: “Per la sua particolare storia, fatta di volontà, perseveranza, determinazione e grande passione, diffondendo il programma NpL e il diritto alle storie di bambine e bambini in un contesto difficile, dove le istituzioni sono spesso latitanti; per la capacità di diffusione capillare dell’attività dei presidi che ha saputo creare una comunità di volontarie e volontari sulla necessità di favorire la lettura ad alta voce in famiglia, favorendo una cittadinanza attiva sui territori; per portare il programma in ogni luogo della regione con punti di lettura “vagabondi” nell’intenzione di raggiungere tutte le bambine e tutti i bambini e le loro famiglie.” La sezione Pasquale Causa (pediatra che promuove presso le famiglie la pratica della lettura ad alta voce) elegge vincitrice la dottoressa Anna Maria Davoli (Emilia-Romagna), “Per l’impegno ultra trentennale che le ha consentito di raggiungere un elevato numero di bambine e bambini; per la completezza del suo intervento come medico, come referente, prima regionale e, poi ,provinciale del Programma, come formatrice e relatrice in occasione di eventi; per l’impegno nella creazione di una solida rete territoriale e di una sinergia tra figure afferenti ad ambiti diversi, per la capacità di aver saputo creare un solido legame con la rete delle biblioteche della sua città, con la quale collabora tuttora come volontaria”.

Il Premio Nazionale Nati per Leggere istituito dalla Regione Piemonte in collaborazione con la Città di Torino, la Fondazione Circolo dei lettori, il Salone Internazionale del Libro, le Biblioteche civiche Torinesi, il Coordinamento nazionale Nati per Leggere (formato da Associazione Culturale Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche, Centro per la Salute del Bambino Onlus) e la rivista LiBeR, promuove la lettura condivisa con bambini in età prescolare all’interno della famiglia, degli asili nido, delle scuole dell’infanzia e delle biblioteche. Il Premio è realizzato sotto gli auspici del Centro per il Libro e la Lettura e della Sezione italiana

Ucraina, Trump: nessun progresso finché non ci vedremo con Putin

Roma, 15 mag. (askanews) – “Non succederà nulla” nel processo di pace ucraino fino a che Donald Trump e Vladimir Putin “non si riuniranno faccia a faccia: lo ha dichiarato lo stesso Presidente degli Stati Uniti a bordo dell’Air Force One.

“Non sono deluso… Guardate, non succederà nulla finché io e Putin non ci incontreremo. E ovviamente non sarebbe andato [a Istanbul], o meglio sarebbe andato se avesse pensato che ci sarei stato anch’io. E non credo che succederà nulla… finché io e lui non ci incontreremo”, ha concluso.

Euro digitale, Cipollone: spero legge Ue pronta per inzio 2025

Roma, 15 mag. (askanews) – Il quadro normativo necessario perché la Bce possa decidere se creare un euro digitale potrebbe non essere pronto prima dell’inizio del prossimo anno. I governi dell’Unione europea potrebbero raggiungere un accordo sulla questione prima della pausa estiva. I lavori al Parlamento Ue “sono un po’ più indietro”, perché ci sono state le elezioni, e in questo caso un eventuale accordo potrebbe essere raggiunto per l’autunno. È il quadro della situazione illustrato da Piero Cipollone, il componente del comitato esecutivo della Bce responsabile di sistemi di pagamento e del progetto sull’euro digitale, durante un dibattito organizzato a Parigi dalla Banca di Francia.

“L’idea iniziale era che il processo avrebbe potuto essere un po’ più veloce. Ma non è una questione facile, stiamo facendo qualcosa di importante e dobbiamo assicurare di raggiungere una decisione solida. Spero di avere tutto pronto a livello legislativo per l’inizio del prossimo anno”, ha detto.

Inizialmente il consiglio direttivo della Bce puntava ad avere la normativa necessaria approntata per ottobre, in modo da poter decidere se procedere alla fase finale del progetto, per l’emissione dell’euro digitale, che richiederebbe altri due o tre anni di lavoro.

Cipollone ha ripercorso le varie argomentazioni secondo le quali, a detta della Bce, l’euro digitale è necessario in questa fase per adattare la moneta della Banca centrale alle nuove tecnologie. Tra queste ha citato il rischio che le banche perdano la capacità di effettuare una valutazione sull’affidabilità creditizia dei clienti.

“Quando paghiamo con una carta di pagamenti straniera, le banche europee perdono le commissioni. Quando paghiamo con un meccanismo digitale, come Apple Pay o PayPal, le banche Ue perdono le commissioni ma anche i dati”, ha rilevato. (fonte immagine: Banque de France).

Dl Albania, ok aula Camera con 126 sì. Testo passa in Senato

Roma, 15 mag. (askanews) – Via libera da parte dell’aula della Camera al dl Albania, con 126 voti a favore, 80 voti contrari e un astenuto, dopo la fiducia incassata ieri dal governo. Il provvedimento modifica il protocollo con l’Albania, firmato tra la premier Giorgia Meloni e l’omologo Edi Rama ormai un anno e mezzo fa.

La possibilità di essere destinati ai Centri in Albania viene estesa agli stranieri, già in Italia, colpiti da provvedimenti di trattenimento (non solo quindi per extracomunitari richiedenti asilo intercettati in acque internazionali).

Il testo passa ora all’esame del Senato.

Mattarella ai nuovi Alfieri: voi esempio di vita normale e positiva

Roma, 15 mag. (askanews) – Maddalena, Giada, Michele, Tommaso e gli altri 25 nuovi Alfieri della Repubblica sono esempi di come si interpreta “la vita con normalità” e “in modo positivo”. Lo ha sottolineato il presidente della Republlica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale i giovani che, nel 2024, si sono distinti nello studio, in attività culturali, scientifiche, artistiche, sportive, nel volontariato oppure hanno compiuto atti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà.

“Questo è un giorno di festa, spero lo sia anche per voi. Credo che tutte voi e tutti voi, quando avete avuto la notizia di essere stati designati Alfieri, siate rimasti sorpresi, qualcuno incredulo. Questo conferma la bontà delle scelte fatte”, ha detto il capo dello Stato prima della consegna degli attestati d’onore.

“La vostra reazione dimostra che considerate normale ciò che avete fatto. Ma impersonate la normalità in maniera positiva. Come voi in Italia tanti altri ragazze e ragazzi lo fanno. Voi ne siete espressione, si tratta di interpretare la vita in maniera positiva, per superare le difficoltà proprie e aiutare gli altri, per spendersi per chi è in difficoltà e impegnarsi nel bene comune”, ha proseguito Mattarella.

“C’è un vecchio detto secondo il quale le cattive notizie corrono più veloci di quelle buone. In parte è vero, Aldo Moro scriveva 50 anni fa che ‘il bene non fa notizia’. Questo è vero. Ma stamani vorremmo, come abbiamo fatto altre volte, evitare che ci si rassegni a questa supremazia delle cattive notizie, sottolineando quale che sia la loro velocità, che quelle positive sono più solide, perché irrobustiscono e consentono alla società di progredire. Questa è la forza è la grande dimostrazione del senso della vita positiva che i comportamenti premiati esprimono”, ha aggiunto.

“I tempi cambiano e cambiano anche gli strumenti che la scienza pone a nostra disposizione, quindi cambiano anche le modalità di vita, di comunicazione, di utilizzo degli stessi strumenti. Molti di voi hanno utilizzato questi nuovi strumenti o hanno fatto un uso nuovo di strumenti che esistevano già o perseguito delle forme espressive nuove per stringere rapporti di solidarietà generosamente aperti agli altri. Strumenti nuovi, esigenze ambientali da tutelare, esigenze sociali da affrontare per risolvere problemi comuni. Questo dimostra che accanto alle sempre perenni e presenti tradizionali forme di generosità, di solidarietà, ci sono strumenti nuovi che sono veicolo per gli stessi valori di vita che avete perseguito”, ha sottolineato Mattarella.

“In quello che avete fatto e che tanti fanno c’è una visione diversa, un’alternativa della vita positiva. Quello che avete fatto con i vostri comportamenti” pone una alternativa “a quell’altra versione” di “chi pensa che la vita sociale si esaurisca nell’affermare il proprio interesse, sovente anche calpestando le esigenze altrui” perchè “riduce la vita umana a una somma di solitudini che si scontrano tra di loro e questo rende arida la società e le persone”, ha ammonito Mattarella.

Governo, Salvini: nessuno scontro politico su dl infrastrutture

Roma, 15 mag. (askanews) – Sul decreto infrastrutture che avrebbe dovuto approdare in Consiglio dei ministri ieri “non c’è nessun tipo di problema”. Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, parlando a margine di un convegno al Senato.

“Ho letto – ha aggiunto – ricostruzioni surreali, ci stiamo lavorando stamattina in ufficio. Sono temi complessi: porti, ponti, Olimpiadi, concessioni, assicurazioni. Arriviamo a inizio di settimana, non c’è nessun confronto o scontro politico, sono questioni tecniche che i tecnici stanno affrontando”.

Caccia russo in spazio Nato, Rutte: ci coordiniamo con Estonia

Milano, 15 mag. (askanews) – “La Nato e l’Estonia sono in stretto contatto per l’incidente nel mar Baltico e si stanno coordinando in modo rigoroso per garantire che sappiamo cosa sta succedendo”. Lo ha detto il segretario generale della Nato Mark Rutte da Antalya dopo la violazione da parte di un caccia russo del territorio Nato. “Siamo attivi in questa regione collettivamente, anche come Nato, con l’Estonia e le altre nazioni sul Mar Baltico, per assicurarci di mantenere sicura questa parte del territorio Nato” ha aggiunto.

Peraltro venerdì 16 maggio 2025, il vicesegretario generale della NATO, Radmila Shekerinska, visiterà Tallinn, Estonia. La signora Shekerinska parteciperà alla conferenza Lennart Meri, visiterà il NATO DIANA Regional Hub e l’esercitazione militare “Hedgehog”;incontrerà anche il Presidente, Alar Karis, il Ministro degli Affari Esteri, Margus Tsahkna, e il Ministro della Difesa, Hanno Pevkur.

Apre 37esimo Salone del libro di Torino: parole leggere e preziose

Torino, 15 mag. (askanews) – Si è aperta a Torino la 37esima edizione del Salone Internazionale del Libro, ospitata come da tradizione al Lingotto Fiere da giovedì 15 a lunedì 19 maggio, sempre sotto la direzione di Annalena Benini. Il tema dell’edizione 2025 è “Le parole tra noi leggere” e, nell’intento degli organizzatori, vuole evocare la possibilità costante dell’incontro: il tentativo ostinato e allegro di entrare in contatto con il “noi”, usando le parole per conoscere, raccontare, scambiare idee, offrendo uno spazio di dialogo sull’arte e la letteratura ma anche su tutto quello che succede, che riguarda il mondo e quindi ci riguarda. Questo Salone intende rinnovare e omaggia le parole e la particolare materia di cui sono fatte: leggera, precisa, preziosa.

Si aprono al pubblico gli spazi in cui da anni si articola il Salone del Libro: i padiglioni 1, 2, 3 e Oval di Lingotto Fiere, e si consolida lo spazio del padiglione 4, una struttura temporanea, ideata e progettata dal 2024 come uno spazio dedicato alla formazione, alla sperimentazione e allo scambio tra generazioni, pensata per dare maggiore visibilità alla programmazione del Bookstock, che, con i suoi laboratori, le sale e la grande Arena, si rivolge non solo al pubblico dei più giovani ma a tutti i visitatori del Salone. Quest’anno sarà inoltre presente un nuovo spazio, il Publishers Centre, un’area lounge interamente dedicata agli operatori professionali dove per la prima volta saranno organizzate sessioni di speed date tra gruppi di editori e librai e tra gruppi di editori e influencer.

“Il Salone è un esempio di cultura popolare – ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli presente all’inaugurazione del Salone – ma è anche un momento di riflessione sullo stato di salute e il ruolo della cultura in Italia. Le parole rappresentano il nostro modo di abitare il mondo e sono ciò che rende viva ogni comunità. Adriano Olivetti ha cercato un sogno lucido: l’armonia. E allo stesso modo il Piano Olivetti per la lettura vuole fare la stessa cosa e vuole coinvolgere tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno idee da condividere”.

“Vi auguro e ci auguro – ha detto la direttrice del Salone, Annalena Benini – nuove e vecchie parole leggere, che ci facciano volare”.

Oltre a una nuova sala stampa esterna di 100 mq si aggiungono il Centro Congressi e, per il terzo anno consecutivo, la Pista 500 by Pinacoteca Agnelli, oggi trasformata da FIAT in giardino pensile. Le sale che accoglieranno oltre 2.000 eventi saranno 51, e per il primo anno l’Auditorium del Centro Congressi Lingotto, sarà aperto al pubblico dal giovedì al lunedì, così da avere a disposizione dei visitatori circa 18.000 posti a sedere in più per assistere alla programmazione. Inoltre in questa edizione del 2025 nasce Romance Pop-up: uno spazio destinato all’attività di meet&greet con le più importanti firme del genere romance. Gli incontri si svolgeranno sabato 17 maggio negli spazi dell’UCI Cinema Torino Lingotto, permettendo di aggiungere ulteriori 11 spazi destinati a questa attività, che in tale giornata offrirà al pubblico 147.000 mq di eventi.

Il manifesto è realizzato dall’illustratrice e animatrice Benedetta Fasson, e racconta un momento di intimità, due figure che si abbracciano in un’atmosfera calda e raccolta. Trasmettono il valore universale della connessione e della condivisione. In un’ambientazione semplice e accogliente, un salotto che fa casa, si crea uno scenario raccolto e familiare, dove le parole scorrono. A volte profonde, a volte leggere, e si intrecciano nei dettagli: sono lì, nel tessuto della poltrona, in una citazione del libro di Lalla Romano, Le parole tra noi leggere. Attraverso una storia, un disegno, una parola, creiamo luoghi per raggiungere e mantenere la leggerezza, li arrediamo per somigliarci, accogliere chi vogliamo, trovare un legame. Il Salone del Libro invita lettrici e lettori a tornare ad abitare questo spazio insieme alla comunità del libro. Fino a venerdì 16 maggio è aperto anche il Rights Centre con le giornate dedicate alla compravendita di diritti editoriali e audiovisivi. Il Centro Congressi Lingotto ospiterà oltre 500 professionisti dell’editoria da tutto il mondo. Delle 414 candidature per la fellowship sostenuta dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – sono 61 i fellows che parteciperanno alle attività promosse dal Rights Centre.

In occasione dell’edizione 2025, il Salone del Libro accoglierà come regione ospite la Campania e come paese ospite i Paesi Bassi, presenti con uno stand al padiglione Oval, dove cureranno nei giorni dell’evento una programmazione dedicata.

Canale 5, I Viaggi del Cuore alla scoperta di Catania

Roma, 15 mag. – Sabato 17 maggio 2025 alle 9:30 su Canale 5 I Viaggi del Cuore con Don Davide Banzato ci condurr in Sicilia, regione protagonista di ben quattro puntate speciali. La prima far tappa a Catania, per una puntata promossa dalla Fondazione Federico II, impegnata in progetti che promuovono la cultura, la legalit e l’inclusione sociale. La puntata avr uno sguardo particolare alla devozione verso Sant’Agata e alla bellezza del territorio, con l’imponente Etna a fare da cornice.

Un racconto che intreccia con delicatezza fede e cultura, portando lo spettatore a vivere uno degli eventi religiosi pi partecipati al mondo: la festa di Sant’Agata, patrona di Catania, celebrata ogni anno dal 3 al 6 febbraio. Seguiremo da vicino le solenni processioni, la suggestiva Messa dell’Aurora e i momenti pi iconici come la salita di San Giuliano, attraverso le voci dei devoti, del S.Em. Cardinale Matteo Zuppi e dell’Arcivescovo Metropolita di Catania S.Ec. Mons Luigi Renna. Don Davide ci accompagna nel cuore della festa, tra il suono delle preghiere e lo scricchiolio del fercolo che avanza lentamente tra la folla, portando la reliquia della Santa. Le candelore, le antiche macchine votive, e i devoti col sacco bianco che percorrono a piedi le strade della citt, raccontano una fede popolare viva e travolgente. Entra in scena anche l’intimit delle case catanesi, dove le famiglie si riuniscono per salutare il passaggio della Santa, testimoniando un legame profondo e identitario.

Ma I Viaggi del Cuore non solo spiritualit. Siamo anche nel territorio dell’Etna, il vulcano attivo pi alto d’Europa, dichiarato Patrimonio dell’Umanit dall’UNESCO, che domina la costa orientale della Sicilia e incarna la forza della natura e la storia di questa terra.

A Patern, uno dei comuni ai piedi del vulcano, incontriamo Gaetano Galvagno, Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e della Fondazione Federico II, per scoprire la devozione a Sant’Agata e visitare il Castello Normanno, simbolo della storia medievale siciliana.

Don Davide ci guida anche tra i tesori artistici e culturali di Catania, dal barocco riconosciuto dall’Unesco al maestoso Teatro Bellini, per poi soffermarsi in Piazza Duomo di fronte al celebre Elefantino di Catania, detto “U Liotru”, simbolo della citt e segno di protezione contro le eruzioni del vulcano. Un inizio ricco di novit, dopo due importanti riconoscimenti ricevuti recentemente. Il 21 giugno 2024, il programma ha ottenuto il Premio Moige, consegnato a Roma nell’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati. In seguito, il 15 marzo 2025, stato assegnato il premio giornalistico “Premio Buone Notizie – Edizione speciale In Giubileo”.

La XIX edizione del programma partir dall’Italia, ma continuer a spaziare anche all’estero, ogni sabato mattina alle 9.30 su Canale 5, andranno in onda le nuove puntate de I Viaggi del Cuore, visibili anche sul canale internazionale Mediaset Italia. Come sempre, la trasmissione ospiter anche alcuni tra gli autori pi significativi del panorama editoriale italiano, in collaborazione con Edizioni San Paolo. In ogni viaggio ci sar il supporto di Famiglia Cristiana per approfondimenti di attualit e per uno spazio sulle ultime uscite editoriali. E non mancher la presenza di Missioni don Bosco, che racconter la difficile situazione della Nigeria, aiutandoci ad avere uno sguardo sul Mondo.

I Viaggi del Cuore un format tv ideato e prodotto da Elio Angelo Bonsignore per Me Production insieme alla produttrice per Mediaset R.T.I. Consuelo Bonifati. Conduttore Don Davide Banzato (nel ruolo anche di coautore); autrice Martina Polimeni; registi Alberto Magnani e Andrea Pecci. Nella sua durata di 40 minuti si propone di raggiungere tutti credenti e non, grazie ad un taglio culturale ed investendo mezzi consistenti per una qualit di immagini di alto livello. Gode del patrocinio della Santa Sede con il Dicastero per l’Evangelizzazione.