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Esercito, Mattarella: la sua dedizione è un punto di forza della Repubblica

Roma, 4 mag. (askanews) – “La dedizione, l’impegno profusi dalle donne e dagli uomini dell’Esercito nel contesto internazionale così carico di instabilità e minacce, rappresentano un punto di forza per la Repubblica. Il ruolo dell’Italia nella comunità internazionale, per far sì che si affermino i valori di pace e cooperazione propri alla Costituzione, sa di potersi avvalere di professionalità e di competenze di assoluto livello nelle proprie Forze Armate, così come per la cornice di sicurezza offerta nelle missioni presenti sul Territorio nazionale. In occasione del 164° anniversario dalla istituzione, rivolgo l’omaggio della Repubblica alla memoria dei caduti, e ai militari dell’Esercito il ringraziamento per il costante operato al servizio della Patria”. Lo scrive il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al Capo di Stato maggiore dell’Esercito, Generale C.A. Carmine Masiello, in occasione del 164esimo anniversario della costituzione dell’Esercito italiano.

“In questa giornata di festa giungano a voi tutti, Ufficiali, sottufficiali, graduati, militari di truppa, personale civile dell’Esercito e alle vostre famiglie il saluto e l’augurio più calorosi – conclude Mattarella -. Viva l’Esercito, viva le Forze Armate, viva la Repubblica!”.

Calcio, classifica di serie A, Lazio in zona Champions

Roma, 5 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Empoli-Lazio 0-1

Giornata 35. Torino-Venezia 1-1, Cagliari-Udinese 1-2; Parma-Como 0-1, Lecce-Napoli 0-1; Inter-Verona 1-0, Empoli-Lazio 0-1; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Classifica: Napoli 77, Inter 74, Atalanta 65, Juventus 62, Lazio 63, Bologna 61, Roma 60, Fiorentina 59, Milan 54, Como 45, Torino, Udinese 44, Genoa 39, Cagliari 33, Verona, Parma 32, Lecce 27, Venezia 26, Empoli 25, Monza 15.

Venerdì 9 maggio ore 20.45 Milan-Bologna; Sabato 10 maggio ore 15 Como-Cagliari, ore 18 Lazio-Juventus, ore 20.45 Empoli-Parma, Domenica 11 maggio ore 12.30 Udinese-Monza, ore 15.00 Hellas Verona-Lecce, ore 18.00 Torino-Inter, ore 20.45 Napoli-Genoa, Lunedì ore 18.30 Venezia-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Roma

Calcio, Conceição: "Jovic ci sarà, si è fermato Abraham"

Roma, 4 mag. (askanews) – Alla vigilia della sfida contro il Genoa, valida per la 35 giornata di Serie A, l’allenatore del Milan Sergio Conceição ha parlato in conferenza stampa mettendo in evidenza il lavoro quotidiano della squadra, il focus sul presente e le ambizioni ancora vive in questo finale di stagione.

Conceição ha ribadito la filosofia del passo dopo passo, senza pensare troppo in avanti, neanche al 14 maggio, data della semifinale di ritorno di Champions League: “Il discorso che ho fatto fino ad ora è pensare partita dopo partita, cercando di migliorare certe cose, essendo ogni giorno che passa una squadra più forte; è per questo che lavoriamo. Pensiamo al Genoa e poi al Bologna”.

Sul fronte formazione, il tecnico portoghese ha evidenziato l’importanza della continuità: “La continuità e la costanza del modulo è perché lavoriamo giorno dopo giorno su questo, sull’equilibrio difensivo da avere. I giocatori cominciano anche a conoscere meglio ciò che vogliamo noi.” Ha poi confermato alcune assenze e recuperi: “Jovic sta meglio. Ha fatto tre allenamenti con noi. Abraham si è fermato, così come Sottil e Bondo”.

Sulla motivazione, Conceição ha spiegato come l’identità del Milan debba essere sempre onorata: “Ogni giorno che veniamo qua c’è la responsabilità di giocare per il Milan. Dobbiamo dimostrare tutti i giorni a chi ci vede qualità e di essere una squadra diversa da quella che spesso siamo stati. Per quello stiamo lavorando.” Non manca una replica indiretta ad alcune critiche esterne: “Capello lo rispetto molto, lui ha il suo pensiero e io il mio. Noi non gestiamo niente.” Spazio anche ai singoli. Su Theo e Leao ha dichiarato: “Sono due tra i migliori al mondo. A volte le cose non girano come dovrebbero ma conta il momento: stanno bene, conto su di loro come su tutti gli altri.” Sul nuovo arrivato Walker: “Conosce entrambe le posizioni e per me è una cosa molto buona.” Per quanto riguarda l’attacco, tiene banco il dualismo Gimenez-Jovic: “Hanno entrambi grandissime qualità, poi sta a me scegliere chi deve giocare. O magari tutti e due insieme. Nel calcio in un momento può cambiare tutto.” E su Jimenez, già molto impiegato: “Ha qualità. È giovane, e come tutti i giovani deve lavorare sul piano del focus”.

A centrocampo, fiducia in Loftus-Cheek: “Giocatore molto capace, è un box to box, un 8. Poi può giocare più avanti o più indietro. Fisicamente forte, arriva molto bene nell’area avversaria”.

Sulla tenuta difensiva, Conceição ha sottolineato i recenti progressi: “Non è che col sistema si fa tutto. C’è un lavoro di squadra, lavoriamo su questo per dare continuità. L’equilibrio e la solidità difensiva ci è mancata. È importante anche lavorare sugli errori individuali che ad alti livelli non si possono commettere”.

Infine, alla domanda implicita sui sentimenti rispetto alla classifica in Serie A, il tecnico ha ammesso: “Sì, per tutto.” Un mix di rammarico, rabbia e delusione che alimenta però l’impegno verso un finale di stagione da onorare.

Ucraina, Putin: l’Occidente non ha ascoltato i nostri avvertimenti

Roma, 4 mag. (askanews) – L’Occidente non ha saputo dare risposta agli avvertimenti lanciati da Mosca in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007, e questo ha portato in ultima analisi all’invasione dell’Ucraina: lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, intervistato dal giornalista Pavel Zarubin in occasione del venticinquesimo anniversario del suo approdo al Cremlino. Ho voluto avvertire i partner “occidentali che la Russia o sarebbe stata indipendente e sovrana o non sarebbe esistita affatto, nella speranza che ascoltassero e in qualche modo modificassero il loro atteggiamento nei nostri confronti, ma sfortunatamente non lo hanno fatto”, ha proseguito.

“Quando abbiamo firmato gli accordi di Minsk, contavamo ancora sul loro rispetto. Ma, a quanto pare, siamo stati semplicemente ingannati. Loro [i paesi occidentali] hanno semplicemente preso una pausa con il pretesto della necessità di rispettare gli accordi di Minsk per riarmare l’Ucraina e prepararla alla guerra con la Russia”, ha concluso.

Germania, sondaggio: per il 61% l’Afd è "estremista" (ma Orban su X sostiene Weidel)

Roma, 4 mag. (askanews) – I due terzi dei tedeschi considerano l’Afd come un movimento estremista di destra, e la metà vorrebbe che fosse messo al bando: è quanto risulta da un sondaggio della Insa pubblicato dal quotidiano tedesco Bild.

Per il 61% degli intervistati l’Afd è “estremista”, contro un 31% di opinione contraria e l’8% di indecisi; da notare che per il 79% la decisione dell’intelligence interna tedesca di classificare il partito come “estremista” non ha modificato la loro opinione sul movimento. Per il 48% dei tedeschi inoltre l’Afd dovrebbe essere oggetto di sanzioni compresa la messa al bando, mentre il 37% è di opinione contraria, l’8% non si è espressa e il 7% si è detta indifferente al destino del partito.

Il sondaggio è stato condotto il 2 e 3 maggio su un campione di 1.001 residenti in Germania, senza che sia stato indicato il margine di errore.

Il premier ungherese Viktor Orban ha espresso il proprio sostegno alla leader dell’Afd, Alice Weidel, dopo che l’intelligence tedesca ha classificato il partito dell’ultradestra tedesca come “estremista”.

“Che diavolo sta succedendo in Germania? Potete contare si di noi”, ha scritto Orban sul suo profilo di X.

Finora il partito era stato ritenuto di “sospetto estremismo” a livello federale – sebbene alcune branche regionali fossero state dichiarate estremiste già nel 2023 e poste sotto sorveglianza da parte dei servizi. Il nuovo rapporto dell’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (l’intelligence interna) sancisce invece lo status di “estremismo” a livello nazionale,il che potrebbe in teoria portare alla messa al bando del partito.

L’Afd è attualmente la seconda forza al Bundestag con il 20% delle preferenze raccolte alle ultime elezioni – quasi totalmente concentrate nei Laender dell’ex Ddr.

Formula1, a Miami Verstappen in pole, Vasseur: "Delusi"

Roma, 4 mag. (askanews) – Non poteva trovare miglior modo per festeggiare la nascita di Lily, la sua primogenita. Max Verstappen conferma di venire da un altro pianeta con la pole centrata nel sabato di Miami in 1:26.204; si tratta della sua 43^ in carriera su una Red Bull che è apparsa sì più domabile del solito, ma dove è il pilota, il campione, ad aver fatto ancora una volta la differenza. Verstappen si lascia alle spalle la McLaren di Norris e uno straordinario Kimi Antonelli. Quarto Piastri davanti a Russell, Sainz e Albon. In difficoltà le Ferrari, con Leclerc 8° e Hamilton solo 12° ed eliminato nel Q2. “Oggi è stata sicuramente una giornata intensa – le parole di Lewis Hamilton – Abbiamo fatto un buon lavoro nella Sprint, che ci ha portato un ottimo risultato considerando le condizioni meteo difficili e la nostra posizione di partenza. Dalla pista ho suggerito il passaggio alle gomme Soft e il team ha eseguito un pit stop impeccabile, che ha fatto davvero la differenza. Le qualifiche nel pomeriggio sono state più complicate: ci è mancato il grip e il passo in generale, e partire dodicesimo non è ideale. Questa sera analizzeremo tutti i dati per capire come possiamo ottimizzare la strategia e rimontare domani”. Per Charles Leclerc: “Oggi è stata sicuramente una giornata intensa. Abbiamo fatto un buon lavoro nella Sprint, che ci ha portato un ottimo risultato considerando le condizioni meteo difficili e la nostra posizione di partenza. Dalla pista ho suggerito il passaggio alle gomme Soft e il team ha eseguito un pit stop impeccabile, che ha fatto davvero la differenza. Le qualifiche nel pomeriggio sono state più complicate: ci è mancato il grip e il passo in generale, e partire dodicesimo non è ideale. Questa sera analizzeremo tutti i dati per capire come possiamo ottimizzare la strategia e rimontare domani”. L’analisi del team manager Frederick Vasseur: “Non siamo soddisfatti della nostra qualifica, perché abbiamo faticato troppo con i set di gomme nuove fin dal Q1: perdevamo molto tempo nelle curve 1 e 2, mentre nel resto del giro il nostro passo era discreto. Dobbiamo analizzare tutti i dati, perché questo weekend non stiamo sfruttando tutto il potenziale della vettura e non siamo riusciti a trovare il giusto bilanciamento, soprattutto per i giri lanciati. Alcuni aspetti positivi di oggi vengono dalla Sprint, nella quale credo si sia visto che il nostro passo sull’asciutto è piuttosto buono. Grazie alla strategia giusta Lewis è stato in condizioni di fare un ottimo lavoro, recuperando bene dalla settima posizione fino a chiudere sul podio. Sono fiducioso che domani in gara possiamo contare su un passo migliore, anche se ovviamente non sarà facile sfruttarlo partendo in mezzo al gruppo. Dobbiamo avere pazienza e vedere come evolverà la gara, rimanendo concentrati su noi stessi e stando pronti a cogliere ogni opportunità”.

Un missile dallo Yemen cade nei pressi dell’aeroporto di Tel Aviv

Roma, 4 mag. (askanews) – Un missile balistico lanciato dallo Yemen ha apparentemente colpito la zona dell’aeroporto Ben Gurion. Lo scrive il giornale The Times of Israel, aggiungendo che non si hanno niotizie imemdiate di feriti.

L’IDF afferma di aver lanciato intercettori contro il missile e sta indagando sull’impatto all’aeroporto. L’aeroporto è stato temporaneamente chiuso, prosegue il giornale israeliano. “È in corso un’indagine sull’impatto nell’area dell’aeroporto Ben Gurion. Come da normale procedura, l’aeroporto è bloccato e non si stanno effettuando atterraggi o decolli”, afferma l’Autorità aeroportuale israeliana in un comunicato. Sono sei i feriti lievi provocati dal missile lanciato dallo Yemen e caduti sull’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv in Israele. Lo riporto The Times of Israel.

Tra queste, un uomo sulla cinquantina in condizioni da buone a moderate con traumi agli arti e due donne, di 54 e 38 anni, in buone condizioni, colpite dall’onda d’urto.

Un uomo di 64 anni è rimasto leggermente ferito dopo essere stato colpito da un oggetto proviniente dal luogo dell’impatto, e altre due donne, di 22 e 34 anni, sono rimaste leggermente ferite mentre cercavano di ripararsi.

Nuoto, Ledecky mondiale negli 800; primato anche per Walsh

Roma, 4 mag. (askanews) – Katie Ledecky continua a macinare record e si consacra, una volta di più, tra le leggende del nuoto. La campionessa statunitense timbra infatti per la sesta volta il record mondiale negli 800 sl. Il tempone arriva nella tappa di TYR Pro Swim Series 2025 di Fort Lauderdale (Florida): 8:04.12, migliorando di più di mezzo secondo il precedente primato, che appunto le apparteneva, e siglato quasi nove anni fa, a Rio 2016 (8:04.79). Non solo: Katie Ledecky ha nuotato anche i 1500 sl col secondo miglior tempo della storia, 15’24″51, mentre nei 400 ha nuotato il suo miglior crono negli ultimi nove anni (3’56″81).

Calcio, in 20.000 nella marcia di Superga, contestazione a Cairo

Roma, 4 mag. (askanews) – Oltre 20mila tifosi del Torino hanno invaso stamani le strade del capoluogo piemontese per la tradizionale marcia verso Superga, trasformando l’omaggio al Grande Torino nel 76° anniversario della tragedia in un’imponente manifestazione di orgoglio granata e di forte contestazione contro il presidente Urbano Cairo.

La marcia, partita alle 9 da piazza Solferino, ha assunto fin dalle prime battute un chiaro tono di protesta. Cori, striscioni e slogan hanno espresso la ferma opposizione alla gestione dell’editore, proprietario del club dal 2005, con l’invito esplicito a “passare il testimone”. Per evitare tensioni, Cairo ha scelto di salire a Superga in mattinata, in forma privata, senza partecipare alla cerimonia ufficiale prevista nel pomeriggio con squadra e tifosi. Una storia Instagram del figlio Federico lo mostra in raccoglimento davanti alla lapide che ricorda gli Invincibili.

Seggi aperti in Trentino Alto Adige, a Trento e Bolzano sfida sui Sindaci

Roma, 4 mag. (askanews) – Seggi aperti in Trentino Alto Adige per il rinnovo di Sindaco, Consigli comunali e Circoscrizioni in oltre 250 Comuni della Regione autonoma. Nel dettaglio sono 111 i Comuni altoatesini chiamati alle urne mentre in provincia di Trento sono 154. Tra i Comuni coinvolti dalle elezioni ci sono i due capoluoghi, Trento e Bolzano insieme a diversi centri come Arco, Brunico, Cles, Folgaria, Merano e Vipiteno.

Gli elettori sono attesi ai seggi solo oggi fino alle 22. L’eventuale ballottaggio è previsto per domenica 18 maggio, con i seggi aperti sempre nello stesso orario. Lo spoglio sarà effettuato stasera subito dopo la conclusione delle operazioni di voto.

La maggior parte dei Comuni chiamati al voto ha meno di 3mila abitanti e in molti casi in corsa c’è un solo candidato. I Comuni sopra i 15mila abitanti al voto in provincia di Bolzano sono Bolzano stessa, Brunico e Merano. Le sfide politicamente più interessanti si giocano a Trento e a Bolzano, città attualmente nelle mani del centrosinistra che il centrodestra tenta espugnare. A Trento il centrosinistra punta a confermarsi alla guida della città: la sfida è tra il sindaco uscente Franco Ianeselli, sostenuto da Pd e Avs più alcune liste civiche e la candidata sostenuta da tutto il centrodestra Ilaria Goio, ricercatrice. Mentre il Movimento Cinquestelle corre da solo con l’insegnante Giulia Bortolotti, sostenuta anche da Rifondazione comunista e altre liste civiche. Ci sono poi altri tre candidati: Simonetta Gabrielli, sostenuta dalla lista Democrazia Sovrana e Popolare; Andrea Demarchi, sostenuto dalla lista Prima Trento e Claudio Geat, sostenuto dalla lista Generazione Trento.

A Bolzano, invece, il sindaco uscente di centrosinistra Renzo Caramaschi non si ricandida perché ha raggiunto il limite dei mandati. La partita è apertissima. Il centrodestra candida a sindaco Claudio Corrarati, imprenditore, contro lo sfidante di centrosinistra Juri Andriollo, avvocato e attuale assessore alle Politiche sociali del Pd. Anche in questa città i Cinque Stelle corrono da soli, con l’appoggio di Rifondazione comunista, e presentano Simonetta Lucchi, docente e scrittrice, a cui spetterà il compito di tornare a dare rappresentanza al M5s dentro il Consiglio comunale dove è ora assente. La Svp punta su Stephan Konder, dirigente della Cassa di risparmio, nonché vicesindaco uscente. Angelo Gennaccaro, vicepresidente del consiglio provinciale e assessore regionale, correrà con la sua lista civica Io sto con Bolzano. Infine, Matthias Cologna, ispettore amministrativo in Provincia, consigliere comunale uscente, è il candidato sindaco del Team K.

In Romania urne aperte per il primo turno delle presidenziali

Roma, 4 mag. (askanews) – Urne aperte in Romania per il primo turno della ripetizione delle elezioni presidenziali, nuovo voto convocato dopo l’annullamento di quello di novembre per irregolarità e sospetti di interferenze esterne, in particolare a favore del candidato populista filorusso Calin Georgescu, poi escluso dalla corsa. I seggi chiuderanno alle 21 ora italiana.

La consultazione si svolge in un clima di forte sfiducia istituzionale, con la previsione di un’astensione in crescita, che potrebbe superare il 50% al ballottaggio del 18 maggio. La consultazione si svolge in un clima di forte sfiducia istituzionale, con la previsione di un’astensione in crescita, che potrebbe superare il 50% al ballottaggio del 18 maggio.

Il favorito del momento è George Simion, 38 anni, leader della formazione nazionalista Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR). I sondaggi – storicamente inaffidabili nel contesto romeno – lo collocano tra il 30% e il 35% delle intenzioni di voto. Il suo messaggio populista, contrario all’establishment e critico nei confronti dell’Unione Europea e dell’Ucraina, sembra raccogliere consenso in vaste aree del Paese, specie tra i giovani e nelle regioni periferiche.

Simion ha dichiarato che, se eletto, bloccherà gli aiuti militari a Kiev e ha promesso un incarico istituzionale a Georgescu. Pur negando simpatie per Mosca, è considerato da osservatori occidentali come una figura ambiguamente filorussa. La sua retorica ultraconservatrice, contraria all’aborto e ostile ai diritti LGBTQ+, ha attirato paragoni con i movimenti sovranisti europei più estremi.

L’eventuale avanzata di Simion ha già sollevato forti timori in ambito NATO, poiché la Romania è destinata a diventare un pilastro strategico dell’Alleanza Atlantica sul fronte orientale. Entro il 2030 è previsto lo stazionamento di oltre 10.000 soldati nella nuova base di Mihail Kogalniceanu, sul Mar Nero – la più grande in Europa. Ma proprio in quell’area, Georgescu ha ottenuto ampi consensi lo scorso anno, confermando la penetrazione del voto anti-NATO anche in territori chiave per la difesa occidentale. Alle spalle di Simion, si profila una battaglia a tre per l’accesso al ballottaggio. Crin Antonescu, sostenuto dalla coalizione di governo e fortemente europeista, è accreditato tra il 20% e il 23%. È considerato il volto dell’establishment, fattore che potrebbe sia aiutarlo – grazie a una macchina elettorale organizzata – sia danneggiarlo, in un contesto dominato dalla disillusione.

Nicusor Dan, sindaco di Bucarest ed ex fondatore del partito riformista USR, corre da indipendente con un profilo da riformista tecnico e paladino della legalità. I sondaggi lo posizionano tra il 17% e il 21%. Recenti accuse da parte di Elena Lasconi – che ha diffuso presunte foto compromettenti di Dan con un ex funzionario dell’intelligence – hanno inasprito la campagna, anche se Dan ha negato le immagini e ha annunciato una querela.

Victor Ponta, ex primo ministro socialdemocratico, ora candidato indipendente, oscilla tra l’8% e l’11%. Pur avendo un nome noto e una base elettorale residua, paga la percezione di essere parte del vecchio sistema politico.

Appare in difficoltà Elena Lasconi, sindaca riformista e sorpresa del voto annullato di dicembre, che oggi non gode più del sostegno ufficiale del suo partito. La sua quota di consensi, secondo le rilevazioni, sarebbe tra il 5% e il 7%. Ha cercato di rilanciarsi come anti-establishment di sinistra, ma la frammentazione del campo centrista rischia di relegarla ai margini.

Il voto si svolge durante un lungo weekend festivo che potrebbe ridurre ulteriormente l’affluenza, specialmente tra i più giovani e l’elettorato urbano. L’effetto potrebbe invece premiare gli elettori anziani e più fidelizzati ai partiti tradizionali, come quelli che sostengono Antonescu.

Il contesto internazionale non potrebbe essere più teso: con Donald Trump che ha messo in discussione l’impegno USA nella difesa collettiva, la Romania rappresenta un anello cruciale nella catena di sicurezza dell’Europa orientale. La sua presidenza avrà effetti diretti sul posizionamento strategico del Paese rispetto alla NATO, all’Unione Europea e ai conflitti in corso ai suoi confini.

Il secondo turno, previsto per il 18 maggio, si preannuncia altamente competitivo. Simion è considerato certo dell’accesso, ma il suo eventuale successo dipenderà dalla capacità dei candidati centristi di convogliare il voto moderato e pro-occidentale. In ballo c’è non solo la guida della Romania, ma il suo ruolo geopolitico nei prossimi anni.

Ucraina, Putin: "Spero non servano armi nucleari"

Roma, 4 mag. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha espresso la “speranza” di non dover fare ricorso alle armi nucleari per raggiungere gli obbiettivi militari in Ucraina.

“Non vi è stata necessità di usare queste armi, e spero che non ve ne sia bisogno: abbiamo forze e risorse sufficienti per portare quanto iniziato nel 2022 alla sua logica conclusione” ha dichiarato Putin, intervistato dal giornalista russo Pavel Zarubin in occasione del venticinquesimo anniversario del suo approdo al Cremlino. La riconciliazione fra Russia e Ucraina è “solo una questione di tempo” ha quindi aggiunto. “Mi sembra inevitabile, malgrado la tragedia che stiamo vivendo adesso… È solo questione di tempo”, ha concluso.

Gli Houthi rivendicano l’attacco all’aeroporto di Tel Aviv

Roma, 4 mag. (askanews) – La milizie yemenite degli Houthi hanno rivendicato l’attacco missilistico contro l’aeroporto “Ben Gurion” di Tel Aviv avvenuto questa mattina in un comunicato diffuso su Telegram. (“La forza missilistica delle Forze Armate yemenite ha condotto un’operazione militare contro l’aeroporto Ben Gurion nella regione occupata di Giaffa, utilizzando un missile balistico ipersonico. Il missile ha colpito con successo il suo obiettivo”, si legge nel documento.

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato da parte sua che la risposta militare dello Stato ebraico all’attacco sarà “sproporzionata”: “Chiunque ci faccia danno pagherà sette volte”.

Terre, forme, canoni ribaltati: tre mostre in Fondazione Sandretto

Torino, 4 mag. (askanews) – La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino ospita tre mostre, che guardano al mondo da prospettive molteplici. La prima personale in Italia dell’artista libanese Marwa Arsanios, intitolata “The Land Shall Not Be Owned” ruota intorno a “Who is Afraid of Ideology?”, il progetto a lungo termine e la serie di film di Arsanios che indagano i processi di sfruttamento e riappropriazione della terra e le lotte locali per la sua rivendicazione in diverse geografie del Medio Oriente e del Sud America. La mostra segna la premire internazionale del quinto e pi recente capitolo, coprodotto dalla Fondazione Sandretto, che viene presentato insieme ai quattro precedenti.

Il capitolo pi recente, “Right of Passage” del 2025, prende avvio dal diritto di passaggio degli animali attraverso la propriet privata, stabilito per legge, e approfondisce la storia del movimento e del lavoro animale a partire da un momento pre-capitalista nel Monte Libano. Il racconto per si muove su pi livelli, che comprendono anche quello dell’immaginazione e del sogno. In questo modo la ricerca di Arsanios acquista una forza politica e artistica ancora pi evidente.

La seconda mostra Bird Dream Machine, anche questa una prima personale in Italia, di Teresa Solar Abboud. Secondo una ricerca sviluppata attraverso concetti multipli, la pratica dell’artista spagnola, che ha partecipato anche alla Biennale di Cecilia Alemani, si evoluta partendo dalla sperimentazione video per poi esplorare forme e materiali attraverso la scultura, dando vita a installazioni di grandi dimensioni che immergono lo spettatore nel processo narrativo dell’artista. La mostra rappresenta l’ultimo capitolo di un progetto suddiviso in tre episodi di cui quello torinese identifica il momento della “compressione”.

La terza esposizione dedicata a Jem Perucchini, nato in Etiopia ma ora milanese, che si muove tra pittura e ceramica e attinge a un immaginario storico artistico proveniente da diverse fonti, dai motivi relativi alla pittura tardo-gotica italiana, agli affreschi etiopi, e all’iconografia dell’arte rinascimentale. In questo modo la mostra “Evenfall” offre una panoramica su una pratica artistica che propone una nuova interpretazione del canone occidentale classico.

Cremlino: Xi Jinping sarà a parata per vittoria II Guerra Mondiale

Roma, 4 mag. (askanews) – “Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping effettuerà una visita ufficiale in Russia su invito del Presidente Vladimir Putin e parteciperà alle celebrazioni ufficiali per l’80esimo anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica”. Lo scrive il Cremlino in una nota.

“I colloqui bilaterali che si terranno durante la visita – aggiunge il comunicato – si concentreranno sugli aspetti fondamentali dell’ulteriore avanzamento delle relazioni Russia-Cina nell’ambito di un partenariato globale e di una cooperazione strategica, nonché su questioni urgenti dell’agenda internazionale e regionale”.

“Inoltre – conclude il Cremlino -, i due leader firmeranno una serie di documenti bilaterali intergovernativi e interministeriali”.

Calcio, classifica di serie A: Inter a -3 dal Napoli

Roma, 4 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Inter-Verona 1-0

Giornata 35. Torino-Venezia 1-1, Cagliari-Udinese 1-2; Parma-Como 0-1, Lecce-Napoli 0-1; Inter-Verona 1-0. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Classifica: Napoli 77, Inter 74, Atalanta 65, Juventus 62, Bologna 61, Roma, Lazio 60, Fiorentina 59, Milan 54, Como 45, Torino, Udinese 44, Genoa 39, Cagliari 33, Verona, Parma 32, Lecce 27, Venezi 26, Empoli 25, Monza 15.

Venerdì 9 maggio ore 20.45 Milan-Bologna; Sabato 10 maggio ore 15 Como-Cagliari, ore 18 Lazio-Juventus, ore 20.45 Empoli-Parma, Domenica 11 maggio ore 12.30 Udinese-Monza, ore 15.00 Hellas Verona-Lecce, ore 18.00 Torino-Inter, ore 20.45 Napoli-Genoa, Lunedì ore 18.30 Venezia-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Roma

Europa salvezza dell’Occidente: Monti sfida la destra di Trump e Meloni

Nel tempo delle autocrazie e dei nazionalismi riemergenti, l’Europa può e deve tornare a essere faro delle democrazie liberali. È questa l’indicazione di Mario Monti, con la quale invita a riflettere sul ruolo globale che l’Unione Europea può assumere nella nuova geografia della politica internazionale.

Con il progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla tradizionale leadership del mondo libero – un processo già avviato prima di Trump e destinato a intensificarsi in caso di un suo ritorno, ggi impossibile per legge – l’Europa si presenta come grande spazio politico ed economico contrassegnato da principi e regole di libertà. È in questa cornice che Monti colloca la scelta per nuovi legami strutturali con le altre democrazie liberali del pianeta: Canada, Australia, Nuova Zelanda, Norvegia, persino il Regno Unito post-Brexit.

Questa visione, se accolta e integrata, può rappresentare un aggiornamento coerente e audace dell’europeismo di Alcide De Gasperi. In un tempo segnato dalle rovine della guerra, lo statista trentino seppe coniugare realismo e creatività, immaginando un’Europa unita non solo economicamente, ma anche e soprattutto nei valori. L’eredità degasperiana non è un nostalgico riferimento al passato, ma la base per ripensare oggi il ruolo dell’Europa nel mondo.

Sostenere la proposta di Monti significa delineare un’alternativa forte e limpida all’attuale incertezza strategica della destra. Giorgia Meloni si muove in equilibrio instabile tra Bruxelles e Washington, senza sciogliere il nodo di quale debba essere il baricentro della politica estera italiana. Non basta affiancare l’Europa: occorre scegliere di farne il fulcro della nostra visione del mondo.

 

L’alternativa non può neppure venire da un certo populismo di sinistra – alla Schlein – con tutte le ambiguità emerse sulla questione del riarmo. Solo un europeismo rinnovato, serio, proiettato verso una leadership condivisa con altre democrazie liberali, può fare la differenza nella e per la difesa dell’Occidente democratico. Chi si riconosce nella tradizione del popolarismo democratico e cristiano ha il dovere di raccogliere l’invito di Monti – non importa se l’ex Premier parla a nome della “famigerata” Trilateral Commission – a fare i conti seriamente con questa sfida affascinante. Se il Centro è una politica, e non una formula di puro equilibrismo, questa sfida ne determina a tutti gli effetti il potenziale di rinnovata forza di attrazione.

Il volo spezzato del Grande Torino: una tragedia non solo del calcio

Ci sono delle date che sono destinate a segnare la storia di un paese. Per sempre. Nel caso specifico dello sport e del calcio. Parliamo del 4 maggio 1949, quando un aereo di ritorno da Lisbona si schianta contro una Basilica. La Basilica di Superga che controlla Torino dall’alto e dove concludono la loro vita i giocatori del Torino. Ovvero il Grande Torino, la squadra che con le sue gesta calcistiche ha riacceso l’entusiasmo degli italiani, di tutti gli italiani, negli anni che hanno seguito la fine della seconda guerra mondiale. E proprio nella anni ‘40 lo sport – il calcio e il ciclismo in particolare – è stato il vettore decisivo per far uscire gli italiani da una situazione drammatica con una condizione di vita altrettanto problematica. E sono anche le partite del Grande Torino che in quegli anni vince tutti gli Scudetti a cui partecipa nei diversi Campionati e le imprese ciclistiche di Fausto Coppi e di Gino Bartali gli interessi – se così si possono definire – che hanno portato gli italiani ad uscire da un contesto di crisi e di drammi continui ma con la voglia e la speranza di ripartire e ricominciare. Definitivamente. E il Grande Torino, guidato da capitan Valentino Mazzola e da altri 10 straordinari giocatori e campioni, ha rappresentato in quegli anni la speranza e, appunto, il ritorno della normalità di un paese civile. Ma il Grande Torino era qualcosa di più. Era la squadra che ha portato in Nazionale come titolari 10 giocatori su 11; era la squadra che brillava in tutti i campi italiani con risultati che segnalavano vittorie eclatanti; era la squadra, infine, che incarnava la voglia di ripartire degli italiani e con cui si identificavano.

E poi arrivò quel fatidico 4 maggio 1949. La società decise, su pressione del capitano Valentino Mazzola, di festeggiare l’addio al calcio di un mito del Benfica, il capitano della squadra portoghese e amico di Mazzola, Francisco Ferreira. Fu una partita divertente e con molte reti, che il Toro perse in maniera ‘cavalleresca’ per 4-3. Avevano pareggiato 0-0 in campionato con l’Inter a Milano alcuni giorni prima. Un risultato che aveva dato ai granata la quasi matematica certezza della vittoria dello Scudetto, il quarto campionato consecutivo. Dopodiché partirono per Lisbona.

Ma il ritorno si interrompe contro il muraglione della Basilica di Superga il 4 maggio del ‘49 alle 17,03 dove la carovana granata – e non solo granata – di tutta Italia ogni anno si raccoglie presso il luogo della tragedia per ricordare e celebrare i Campioni. Perde la vita, in quel giorno dominato da una pioggia torrenziale ed una nebbia avvolgente ed impenetrabile, l’intera squadra granata. Nell’incidente scompaiono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l’equipaggio e tre giornalisti sportivi italiani. 31 persone in tutto. Il compito di identificare le salme fu affidato, con una pena infinita ed indicibile, all’ex commissario tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo che aveva portato quasi tutto il Torino in Nazionale.

Per i funerali si parlò di 600 mila persone riversate per le vie di Torino. Presenti le altre squadre italiane con il giornalista Vittorio Veltroni che faceva la telecronaca della giornata e della funzione religiosa. Aprivano il corteo le autorità cittadine precedute da Giulio Andreotti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Ma la data del 4 maggio 1949 è diventata una pietra angolare e drammatica per lo sport nazionale, europeo ed internazionale. Il Grande Torino appartiene per sempre alla storia del calcio italiano e mondiale per il dramma che l’ha coinvolto. E per il calcio italiano il Grande Torino resta nel firmamento nazionale. E non solo dello sport.

Ecco perché, quando si parla oggi, e forse per sempre, del Grande Torino la riflessione più calzante e più significativa resta, senza enfasi, quella di Indro Montanelli vergata sulle pagine del Corriere della Sera il 9 maggio 1949: “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”. E questo è, e resta, per noi granata e sportivi italiani, il Grande Torino.

La passione civile di un manager: Nicola Barone continua il suo racconto

Saranno due appuntamenti importanti. Il 18 e 20 maggio, a Torino, Nicola Barone presenterà “Una vita da presidente”,  il suo libro autobiografico a cui ha collaborato Santo Strati. Prima al Salone del Libro e poi al Politecnico, il dibattito sarà un’occasione per riflettere sul valore dell’impresa come fattore di coesione sociale e progresso civile.
Barone ha legato la sua storia personale alla sfida, tutta meridionale, di chi ha saputo conciliare le ragioni della competenza e professionalità con quelle delle radici sociali e culturali. Lo ha fatto senza clamori, con uno stile sobrio, da dirigente consapevole del proprio ruolo e delle responsabilità connesse. In un’epoca in cui l’etica d’impresa sembra smarrita, la sua testimonianza si impone per autenticità e coerenza.
La sua esperienza non appartiene solo alla cronaca di un’azienda, ma rientra a pieno titolo nella vicenda di un’Italia che sa ancora esprimere eccellenze quando pubblico e privato dialogano nella comune ricerca del bene comune.
A Torino, dunque, non salirà in cattedra un semplice manager, bensì un interprete attivo di quella cultura dell’impegno che ha radici profonde nella tradizione democratica del nostro Paese.
“Una vita da presidente” non è una biografia convenzionale. Raccontando la sua vita, la cui missione è stata quella di guidare e spronare gli altri, Barone guarda ai giovani. E ribadisce l’importanza della passione civile perché senza questo elemento manca tutto.
In un’intervista recente a Tgcom24, Barone ha dichiarato: “Sono un uomo di periferia, nato in un piccolo paese calabrese. Sono nato analogico, oggi sono digitale al 100%. Ho attraversato tutte le ondate tecnologiche. Questo libro, più che un’autobiografia, vuole essere un modello di riferimento per le nuove generazioni”.
Come spesso accade, tutto comincia con un episodio “sliding doors”, che se fosse andato diversamente avrebbe cambiato tutto il corso della vita. “Un episodio decisivo che posso ricordare è all’inizio del mio percorso professionale: c’era un professore delle elementari che si trovava in una frazione del mio paese che si era totalmente isolato, perché non c’erano telefoni e non poteva parlare con figli e parenti emigrati al Nord. Ebbene, per lui mi ero prefissato di portare il telefono in tutte le zone rurali. Ora tutto questo è realtà”.

L’impresa, insomma, deve anche essere al servizio della comunità, altrimenti perde, come lascia intendere Barone, la sua più intima ragion d’essere, quella per cui si rende, in ultimo, strumento di progresso e crescita civile.

Una vita da presidente è disponibile per l’acquisto online.

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Salvezza, non (solo) umanitarismo. Riflessioni sulla missione della Chiesa

Nel dibattito di questi giorni, mentre si attende con trepidazione la nomina del nuovo Papa, il Vescovo di Roma, si percepisce una rinnovata attenzione alle dimensioni sociali e umanitarie del messaggio cristiano. È giusto e necessario riconoscere il valore di questo impegno: fin dalle origini, la Chiesa ha avuto tra le sue opere la cura dei poveri, la giustizia, la promozione della dignità umana. Tuttavia, è fondamentale ricordare che la missione ecclesiale non può esaurirsi in una prospettiva orizzontale.

 

Il Vangelo non è una semplice proposta etica o un progetto di riforma sociale. È l’annuncio di un evento trascendente: l’Incarnazione del Verbo, la sua Passione, Morte e Risurrezione. Il Figlio di Dio è venuto nel mondo non solo per insegnare ad amare. È venuto per redimere l’uomo, restituirgli la comunione perduta con il Padre e aprirgli l’accesso alla vita eterna. Questa dimensione escatologica e soteriologica è il cuore pulsante della fede cristiana.

Ridurre il cristianesimo a un umanitarismo generico significa oscurare la sua unicità: Cristo non è un filosofo morale né un attivista sociale ante litteram, ma il Salvatore. Come affermava San Paolo: «se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede» (1Cor 15,14). L’agire della Chiesa trova senso solo in questa realtà pasquale. Ogni opera di carità, ogni sforzo per la giustizia, ogni dialogo con il mondo ha come fine ultimo la salvezza delle anime, non il solo benessere terreno.

Non si tratta di negare l’importanza dell’impegno umanitario, ma di rifiutare una visione riduttiva del mistero cristiano. Il Concilio Vaticano II, nella Lumen Gentium, afferma che la Chiesa è «in Cristo come un sacramento, ossia segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano». Le due dimensioni — verticale e orizzontale — non si escludono, ma l’una trova il suo fondamento nell’altra.

Oggi più che mai è necessaria una rievangelizzazione del cuore della fede: non solo un Cristo che accompagna, ma un Cristo che salva. Non solo un Vangelo che consola, ma un Vangelo che converte. La carità autentica nasce dalla verità, e la verità del cristianesimo è che siamo stati creati per Dio, redenti da Cristo e chiamati alla gloria eterna.

In un tempo in cui si corre il rischio di ridurre il sacro al sociale, la teologia è chiamata a essere memoria viva del Mistero. La Chiesa non è una ONG spirituale, ma il Corpo mistico di Cristo. E il suo compito primario resta annunciare che «non c’è sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12).

Ora, inquesto tempo di cambiamento e discernimento, la comunità ecclesiale è chiamata a vivere con maturità spirituale e con lo sguardo saldo su Cristo. Non si tratta di contrapporre la dimensione sociale a quella spirituale, ma di riaffermare che ogni autentico impegno umano nasce dalla fede, e a essa deve tornare. Come discepoli del Signore, non possiamo permetterci di annacquare il Vangelo, né di adattarlo alle mode culturali, ma dobbiamo annunciarlo nella sua interezza: «annunciare Cristo crocifisso» (1Cor 1,23), potenza di Dio e sapienza di Dio.

La Chiesa ha il compito di restare fedele alla propria identità, custodendo ciò che ha ricevuto (cfr. 2Tm 1,14) e trasmettendolo con amore, senza timore, con lo sguardo rivolto non solo alle esigenze dell’oggi, ma alla gloria futura che ci è stata promessa. Solo così la sua missione sarà davvero feconda, e il mondo potrà conoscere non solo un Dio buono, ma il Dio che salva.

Calcio, classifica di serie A: il Napoli a +6 sull’Inter

Roma, 3 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A Lecce-Napoli 0-1

Giornata 35. Torino-Venezia 1-1, Cagliari-Udinese 1-2; Parma-Como 0-1, Lecce-Napoli 0-1; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Classifica: Napoli 77, Inter 71, Atalanta 65, Juventus 62, Bologna 61, Roma, Lazio 60, Fiorentina 59, Milan 54, Como 45, Torino, Udinese 44, Genoa 39, Cagliari 33, Verona, Parma 32, Lecce 27, Venezi 26, Empoli 25, Monza 15.

Venerdì 9 maggio ore 20.45 Milan-Bologna; Sabato 10 maggio ore 15 Como-Cagliari, ore 18 Lazio-Juventus, ore 20.45 Empoli-Parma, Domenica 11 maggio ore 12.30 Udinese-Monza, ore 15.00 Hellas Verona-Lecce, ore 18.00 Torino-Inter, ore 20.45 Napoli-Genoa, Lunedì ore 18.30 Venezia-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Roma

Mattarella convoca giovedì Consiglio Difesa su Riarmo Ue Ucraina e M.O.

Roma, 3 mag. (askanews) – Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha convocato il Consiglio Supremo di Difesa al Palazzo del Quirinale per giovedì 8 maggio 2025 alle ore 17. Lo comunica la Presidenza della Repubblica.”L’ordine del giorno prevede le “valutazioni sul Libro bianco della difesa europea, sulle infrastrutture strategiche nazionali, sull’adeguamento dello strumento militare e le prospettive per l’industria della difesa italiana”. Inoltre, il Consiglio esaminerà “l’evoluzione nelle principali aree di crisi con particolare riferimento ai conflitti in Ucraina e Medio Oriente ed alle iniziative di pace in ambito internazionale ed europeo”.

Calcio, classifica di serie A: avanti Como e Udinese

Roma, 2 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A Parma-Como 0-1, Cagliari-Udinese 1-2

Giornata 35. Torino-Venezia 1-1, Cagliari-Udinese 1-2; Parma-Como 0-1, ore 18 Lecce-Napoli; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Classifica: Napoli 74, Inter 71, Atalanta 65, Juventus 62, Bologna 61, Roma, Lazio 60, Fiorentina 59, Milan 54, Como 45, Torino, Udinese 44, Genoa 39, Cagliari 33, Verona, Parma 32, Lecce 27, Venezi 26, Empoli 25, Monza 15.

Venerdì 9 maggio ore 20.45 Milan-Bologna; Sabato 10 maggio ore 15 Como-Cagliari, ore 18 Lazio-Juventus, ore 20.45 Empoli-Parma, Domenica 11 maggio ore 12.30 Udinese-Monza, ore 15.00 Hellas Verona-Lecce, ore 18.00 Torino-Inter, ore 20.45 Napoli-Genoa, Lunedì ore 18.30 Venezia-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Roma

Conclave, prosegue il toto Papa. Effetto Trump al contrario?

Città del Vaticano, 3 mag. (askanews) – Si sa che lo sport preferito nel tempo del pre-Conclave e dell’elezione del nuovo Romano Pontefice è il “borsino” dei papabili. Un riempitivo per quanti, media in testa, in attesa di un nome si concentrano su ipotesi, congetture e ragionamenti di geo-ecclesiologia mutevoli come le nuvole sull’Atlantico. Questo Conclave non fa eccezione, anzi, per la composizione e l’ampliamento del collegio cardinalizio, la struttura geografica molto più ampia rispetto al passato per volere di Papa Francesco, con una forte propensione a spostare l’asse cartesiano fuori dal mondo Occidentale, le nuove crisi che il mondo propone (in primis una “guerra mondiale a pezzi”) l’incertezza sembra essere cresciuta. Nella Sistina dal 7 maggio prossimo il cosiddetto fronte progressista e quello conservatore all’interno della Chiesa cattolica si sveleranno e misureranno il loro peso anche se su Roma sembra essere piombato anche un altro effetto, per certi versi imprevedibile, che soffia forte dall’altra parte dell’Oceano: è che ha un nome e un volto: quello di Donald Trump, soprattutto se vestito in abiti papali e se ha dichiarato di non disdegnare di avere anche quella investitura. In verità il mondo che gira intorno a lui, tra preghiere e predicatori tv aveva già cercato di intestarsi l’investitura dall’Alto, rinverdendo prassi che sembravano ormai sepolte. Anche l’eco di tutto ciò è entrato nelle discussioni dei 128 cardinali per ora giunti a Roma? Sicuramente sì se è vero che anche oggi tra i temi in discussione c’è stato quello dei rapporti tra Chiesa e mondo e della sua missione per promuovere la fraternità tra popoli e persone. Alcuni osservatori si sono spinti a non escludere un effetto-Trump al contrario sui lavori delle Congregazioni generali, che di fatto delineano strade ed anche una rosa di nomi. Cioè implosivo nel già non compatto e apparentemente non maggioritario fronte dei conservatori che può contare su buona parte dell’episcopato statunitense, di più di un porporato africano e di adesioni sparse e “trasversali”. Insomma un’onda lunga partita da paesi come il Canada e l’Australia e che sembra non arrestarsi fino ad arrivare oltre le sponde del Tevere. Oggi sull’argomento in Vaticano ci sono state bocche cucite a tutti i livelli con lo stesso Bruni che non ha proferito verbo interrogato sempre dai giornalisti. Nello specifico, si intuisce, per la Chiesa cattolica una linea di prosecuzione con quella del pontificato appena concluso, proporrebbe la irripetibile occasione di presentarsi come l’unica forza morale, culturale e valoriale (anche per i non credenti) in grado di fare da controaltare a nazionalismi, polarizzazione e svuotamento di elementi di umanesimo e solidarietà nelle società. E questo, si diceva, restando fedeli alla linea tracciata da un Papa, Francesco, la cui popolarità e profondità del messaggio si sta cogliendo proprio in questi giorni dopo la sua morte. Un Papa il cui spirito resta ben piantato tra molti cardinali. Tra i temi affrontati nella odierna nona Congregazione generale, ha riferito, infatti, il direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni oltre al ricordo grato del magistero di Papa Francesco si è sottolineato “che i processi avviati sotto il suo pontificato” vanno proseguiti e “custoditi”. Mentre è stato ricordato lo sforzo del “Pontefice per la causa della pace, e il valore dell’educazione come strumento di trasformazione e speranza” nonché il “desiderio che il prossimo Papa abbia uno spirito profetico, capace di guidare una Chiesa che non si richiuda su sé stessa, ma sappia uscire e portare luce a un mondo segnato da disperazione”. Malgrado ciò un nome sembra ancora non emergere con forza tra i 128 porporati elettori a Roma. Lo ha fatto intendere con chiarezza l’ex prefetto del Dicastero per le Chiese Orientali, il cardinale Claudio Gugerotti che sempre oggi ha voluto rispondere ai giornalisti che lo assediavano una volta uscito dalla riunione in Vaticano, facendo uso di una immagine “verde”. Il porporato, a chi gli chiedeva come si sentisse e che clima si respirava tra i cardinali, ha infatti risposto: “Siamo dei fiori… Un pò da innaffiare, ma siamo dei fiori”.

Altra domanda è stata se questi fiori sbocceranno già mercoledì 7 maggio, giorno di inizio Conclave. “E come si fa?”, è stata la sua risposta, e nei giorni successivi, come giovedì o venerdì? È stata l’altra domanda. “Da dopo mercoledì che deve sbocciare. – la sua pronta risposta – Lo Spirito Santo fa tanti scherzi… Ma serve tanta acqua….” ha, quindi, concluso facendo capire che al momento non c’è un nome e non ci sono tempi.

Temporali in arrivo al Nord, allerta gialla in quattro regioni

Milano, 3 mag. (askanews) – Una saccatura in discesa attraverso l’Europa centrale, accompagnerà masse d’aria più fresche sull’Italia settentrionale, attualmente interessata da correnti caldo-umide meridionali, in risalita dal Mediterraneo Centro-Occidentale. In tale contesto, nel pomeriggio di domani, il contrasto termico causerà attività temporalesca su parte del Nord.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento. L’avviso prevede dalla tarda mattinata di domani, domenica 4 maggio, precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, su Lombardia, Piemonte e Veneto, specie sui rispettivi settori alpini settentrionali e pedemontani adiacenti e sull’Emilia-Romagna. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento.

Sulla base dei fenomeni previsti è stata valutata per la giornata di domani, domenica 4 maggio, allerta gialla in Veneto e su settori di Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte.

Calcio, Italiano carica il Bologna: "Proveremo a fare la storia"

Roma, 3 mag. (askanews) – Alla vigilia della sfida contro la Juventus, Vincenzo Italiano ha parlato in conferenza stampa da Casteldebole, trasmettendo grande determinazione. Il tecnico del Bologna ha subito evidenziato il peso storico dell’occasione: “Proveremo a fare la storia anche domani. La Juve è forte, ma in casa nostra dobbiamo far valere la nostra forza. Giochiamo per l’Europa e lo faremo con consapevolezza”. La corsa al quarto posto resta serrata e domani potrebbe rappresentare un crocevia importante. Italiano sottolinea però come la strada sia ancora lunga: “Domani è una tappa importante in questo rush finale. Vogliamo evitare rospi amari, ci siamo preparati bene. I ragazzi stanno bene, eccetto Ndoye, Holm e Pedrola. I primi due li recupereremo presto”. Sull’utilizzo di Cambiaghi dal primo minuto, il tecnico ha spiegato: “Non è una questione di subentrare o partire titolare. Viene da un infortunio serio, deve ancora ritrovare continuità. Decideremo domattina chi sarà l’11 iniziale”. Parlando della Juventus, Italiano ne ha riconosciuto la grandezza: “È una delle squadre più forti d’Europa da sempre. L’ho battuta sia da giocatore che da allenatore, ma resta sempre un avversario complicato”. L’assenza di Vlahovic sarà rilevante secondo il tecnico: “L’ho avuto e so quanto può incidere. Per noi è un vantaggio che non ci sia”.
Sull’esperienza di lavorare con un giovane allenatore in stage, Italiano ha commentato con piacere: “Ci ha fatto piacere averlo qui. Ha apprezzato la nostra filosofia e gli auguro il meglio”.
L’attenzione si è poi spostata su alcuni singoli. “Castro sta meglio, anche se non è al 100%. Ferguson è guarito, ha spinto tanto in settimana. Dallinga sta migliorando, lavora tanto per la squadra e anche se in campionato fatica più che in coppa, è uno dei nostri 9”.
Riguardo a cali di concentrazione in avvio, Italiano ha ammesso: “A Bergamo non siamo stati all’altezza, mentre a Udine va dato merito agli avversari. Dobbiamo essere perfetti, perché gli approcci indirizzano le partite”.
Sul piano tattico, si aspetta una gara equilibrata e intensa: “Con Tudor non esiste dominio totale. Sarà una partita combattuta, di grande ritmo. Quando avremo la palla dovremo far emergere la nostra qualità. E sono certo che il nostro stadio e il nostro pubblico ci daranno una grossa mano”.

Calcio, Tudor: "Vlahovic out. Le assenze motivano la squadra"

Roma, 3 mag. (askanews) – “Kenan fuori, Koopmeiners ancora, Bremer, Gatti, Cabal e anche Dusan che purtroppo oggi ha provato ma non ce la fa. Gli altri sono a disposizione, vogliosi e motivati di fare una bella gara”. Igor Tudor fa il punto della condizione fisica della squadra e delle disponibilità alla vigilia dello scontro diretto vista Champions contro il Bologna al Dall’Ara. “Non posso commentare situazioni del passato, quando io non ero qui. Ma io c’ero per esempio a Roma-Juventus e lì abbiamo fatto una partita di grande personalità. E tutte ora sono importanti. Sono partite in cui la squadra ha dimostrato che c’è. Queste finali però sono poche, anche se importanti. Bisogna giocarle tutte bene, una alla volta; tutta la settimana abbiamo preparato il Bologna, per giocare con le nostre caratteristiche, vediamo chi vincerà. Più compattezza e concentrazione con tanti assenti? Spero di sì. Oggi ho fatto un discorso in questo senso. Tutti hanno compiti importanti di creare, dal punto di vista mentale, agonistico e della motivazione, qualcosa di speciale, di diverso e di più. Non guardare se stessi, chi non entra anche è importante. La via la indica l’allenatore ma sulla strada ci vanno i giocatori che devono avere obiettivo e destino forte. Nessuno glielo regala. Quando la squadra si prepara come voglio io riesce a ottenere qualsiasi cosa. E spero che riusciremo a trovare qualcosa di speciale da queste gare. Chi al posto di Yildiz? Non dico niente sulla formazione. Mentre di Kenan ho detto tanto, ci mancherà sicuro, ma chi giocherà al suo posto farà bene senza dubbio”.

Il Cremlino: obbiettivo della tregua è saggiare la disponibilità di Kiev alla pace

Roma, 3 mag. (askanews) – L’obbiettivo del cessate il fuoco di tre giorni proposto dalla Russia era di mettere alla prova la disponibilità dell’Ucraina ad una soluzione pacifica del conflitto: lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “L’obiettivo del cessate il fuoco pasquale proposto dalla Russia, così come l’attuale iniziativa di dichiarare un cessate il fuoco per le festività dell’8, 9 e 10 maggio, è, per noi, quello di verificare la volontà di Kiev di cercare vie per una pace stabile e duratura tra Russia e Ucraina”, ha concluso Peskov.

La proposta è stata respinta dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che l’ha definita una “messinscena” per permettere all’omologo russo Vladimir Putin di uscire dall’isolamento internazionale in occasione delle celebrazioni per la vittoria nella Seconda guerra mondiale.

Elezioni in Australia, vittoria dei Laburisti

Roma, 3 mag. (askanews) – Il Partito laburista australiano del premier Anthony Albanese ha vinto le elezioni politiche australiane: lo ha annunciato l’emittente televisiva Abc, anche se con lo spoglio ancora in gran parte da completare rimane l’incognita della maggioranza. Anche se dovesse ritrovarsi a capo di un esecutivo di minoranza Albanese sarà comunque il primo capo del governo a conquistare una rielezione dal 2004 ad oggi.

Il leader dell’opposizione liberale, Peter Dutton, non solo ha visto naufragare le speranze della sua coalizione (favorita all’inizio della campagna elettorale) ma ha perso il proprio seggio parlamentare.

Al Ventotene Europa Festival la medaglia del Presidente della Repubblica

Roma, 3 mag. (askanews) – Nuovo importante riconoscimento per il Ventotene Europa Festival: alla kermesse giovanile organizzata dall’associazione di promozione sociale La Nuova Europa il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha conferito la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’importanza dell’evento dal punto di vista sociale ed educativo. Un appuntamento diventato ormai punto di riferimento per i giovani europei desiderosi di vivere un’esperienza formativa sul significato dell’Europa oggi, che ha ricevuto questo prestigioso riconoscimento dall’edizione del 2021. Fondato nel 2017 con l’obiettivo di costruire una cittadinanza europea consapevole e partecipata, attraverso un percorso che unisce formazione formale e non-formale, l’evento si svolge in concomitanza con la Festa dell’Europa del 9 maggio, trasformando l’isola in un laboratorio internazionale di dialogo e confronto. Dalla prima edizione, oltre 1000 giovani di 20 diverse nazionalità hanno preso parte all’appuntamento, contribuendo alla costruzione di una vera e propria community europea. L’edizione di quest’anno, la 9°, è dedicata al tema di fronte al quale si trovano oggi tutti i partner europei, scossi dalla guerra in Ucraina e dalle politiche di riarmo decise da Bruxelles: si andrà verso una maggiore integrazione o verso una disintegrazione dell’Unione? Di questo si discuterà da giovedì 8 a sabato 10 maggio con incontri, conversazioni e dibattiti e su questo si confronteranno i giovani e le giovani provenienti da tante università di diversi Paesi dell’Unione europea durante la Spring School of Europe. Tanti gli ospiti e i relatori nazionali e internazionali: previsti interventi di Raffaele Fitto, commissario europeo e vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Enrico Letta, già presidente del Consiglio, Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Affari Esteri, Glenn Micaleff, commissario europeo per i Giovani, Elena Grech, vice capo rappresentanza della Commissione Europea in Italia, Alessandro Chiocchetti, segretario generale del Parlamento europeo. Tra gli studiosi, Jan Zielonka, politologo, professore presso la Ca’ Foscari di Venezia e la Oxford University, giuristi come Raffaele Torino dell’Università Roma Tre, Andrea Patroni Griffi dell’Università Luigi Vanvitelli, Marta Cerioni della Politecnica delle Marche, Fabio Raspadori dell’Università di Perugia, oltre allo storico Piero Graglia della Statale di Milano, alla filosofa Teresa Numerico dell’Università Roma Tre, all’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, consigliere dell’Istituto Affari Internazionali.

Ministro Giuli in visita al Real Albergo dei Poveri di Napoli

Roma, 3 mag. – Il cantiere del Real “Albergo dei Poveri” in piazza Carlo III a Napoli – un intervento dal valore complessivo di oltre 200 milioni di euro – pu vedere il suo avvio ed finalizzato a trasformare l’edificio settecentesco in un hub culturale d’avanguardia, ospitando reperti del Museo Archeologico Nazionale, una biblioteca – Public Library – di ultima generazione, spazi per residenze universitarie della Scuola Superiore Meridionale e per la ricerca e aree espositive e ricreative aperte al quartiere ed alla citt.

Consapevole del valore storico e dell’impegno progettuale, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha effettuato un sopralluogo ufficiale, definendo l’intervento “qualcosa di gigantesco a livello di formazione, ricerca e rigenerazione che sar un modello per l’Italia e per l’Europa” e ribadendo “continuit finanziaria e sostegno convinto del Governo”. Il sindaco Gaetano Manfredi, insieme con la vicesindaca Laura Lieto e il capo di Gabinetto del Comune di Napoli Maria Grazia Falciatore, hanno guidato il sopralluogo. Il progetto aspira a rappresentare la Napoli che valorizza la sua storia proiettandosi verso il futuro, con un polo culturale di respiro internazionale.

Su questa linea anche Soprintendente Luigi La Rocca, anche nella sua qualit di responsabile della Soprintendenza speciale per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, cos come Il Direttore Generale Musei Massimo Osanna ha ribadito l’importanza del progetto per il MANN e per i siti archeologici vesuviani. Il Dirigente dell’Ufficio arch. Rosa Paparella, insieme con il Responsabile del Procedimento, ing. Nicola Masella hanno accompagnato il ministro nella visita dei luoghi gi restaurati e illustrato lo stato dell’arte del progetto e del cantiere.

Orgoglio per il Direttore dei Lavori, l’arch. Francesca Brancaccio, direttore tecnico di B5 S.r.l. insieme con l’ing. Ugo Brancaccio per un’operazione che unisce la valorizzazione del contesto storico con soluzioni tecnologiche all’avanguardia. La visita del Ministro Giuli testimonia la rilevanza nazionale del cantiere, che mira a restituire alla comunit non solo un monumento, ma un motore di sviluppo culturale e sociale

In Germania l’Afd vuole portare in tribunale i servizi segreti

Roma, 3 mag. (askanews) – Gli avvocati dell’ultardestra tedesca dell’Afd hanno minacciato di adire a vie legali se il rapporto di intelligence con cui il movimento è stato dichiarato ieri come “estremista” non verrà ritirato entro il 5 maggio: è quanto pubblica il quotidiano tedesco Bild.

Fino a ieri il partito era stato ritenuto di “sospetto estremismo” a livello federale – sebbene alcune branche regionali fossero state dichiarate estremiste già nel 2023 e poste sotto sorveglianza da parte dei servizi. Il nuovo rapporto dell’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (l’intelligence interna) sancisce invece lo status di “estremismo” a livello nazionale, il che potrebbe in teoria portare alla messa al bando del partito.

L’Afd è attualmente la seconda forza al Bundestag con il 20% delle preferenze raccolte alle ultime elezioni – quasi totalmente concentrate nei Laender dell’ex Ddr.

La Cgia: nei prossimi 10 anni ci saranno 3 milioni di lavoratori in meno

Milano, 3 mag. (askanews) – Le proiezioni demografiche indicano che, entro i prossimi dieci anni, la popolazione in età lavorativa presente in Italia diminuirà di quasi 3 milioni di unità, pari a una riduzione del 7,8 per cento. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della CGIA che ha elaborato le previsioni demografiche dell’Istat.

All’inizio del 2025 questa fascia demografica contava 37,3 milioni di persone; si prevede che la platea nel 2035 scenderà a 34,4 milioni. Tale calo è attribuibile al progressivo invecchiamento della popolazione: con un numero sempre più ridotto di giovani e un consistente gruppo di baby boomer prossimo all’uscita dal mercato del lavoro per raggiunti limiti d’età, il nostro Paese rischia lo “spopolamento” della coorte anagrafica potenzialmente occupabile.

Va sottolineato che tutte le 107 province italiane monitorate in questo studio registreranno entro il prossimo decennio una variazione assoluta negativa, confermando che il fenomeno colpirà indistintamente tutte le aree del Paese. Secondo l’elaborazione della CGIA, le contrazioni della popolazione in età lavorativa più importanti riguarderanno, in particolare, il Mezzogiorno. Dei 3 milioni di persone in meno che occuperanno la fascia anagrafica tra i 15 e i 64 anni, la metà interesserà le regioni del Sud.

Lo scenario più critico investirà la Sardegna che entro il prossimo decennio subirà una riduzione di questa platea di persone del 15,1 per cento (-147.697 persone). Seguono la Basilicata con il -14,8 per cento (-49.685), la Puglia con il -12,7 per cento (-312.807), la Calabria con il -12,1 per cento (-139.450) e il Molise con il -11,9 per cento (-21.323). Per contro, le regioni meno interessate da questo fenomeno saranno il Trentino Alto Adige con il -3,1 per cento (-21.256) la Lombardia con il -2,9 per cento (-189.708) e, infine, l’Emilia Romagna con il -2,8 per cento (-79.007).

A livello provinciale, invece, la flessione più importante si verificherà a Nuoro con il -17,9 per cento. Seguono la Sud Sardegna con il -17,7, Caltanissetta con il -17,6, Enna con il -17,5 e Potenza con il -17,3. In valore assoluto la provincia che subirà la perdita più importante è Napoli con -236.677 persone. Tra le province meno interessate dalla contrazione segnaliamo Bologna con il -1,4 per cento, Prato con il -1,1 e, infine, Parma con il -0,6.

Zelensky ha respinto la proposta russa di tre giorni di tregua

Roma, 3 mag. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto la proposta russa di una tregua di tre giorni in occasione dei festeggiamenti per la vittoria nella Seconda guerra mondiale, in programma il 9 maggio. “È impossibile concordare qualcosa in tre, cinque o sette giorni. Siamo onesti: si tratta di una messa in scena teatrale da parte sua [Vladimir Putin]. In due o tre giorni è impossibile elaborare un piano per stabilire i prossimi passi da compiere per porre fine alla guerra, non mi sembra una cosa seria” ha spiegato Zelensky, le cui dichiarazioni sono state riportate dall’Agence France Presse.

“L’Ucraina non si presterà a creare un clima favorevole all’uscita dall’isolamento del [presidente russo Vladimir] Putin il 9 maggio” ha concluso Zelensky, avvertendo di non poter garantire la sicurezza dei dignitari stranieri che assisteranno alla parata di Mosca.

L’India impone l’embargo commerciale al Pakistan

Roma, 3 mag. (askanews) – L’India ha imposto con effetto immediato un embargo sulle importazioni e transito dei beni provenienti dal Pakistan, che rimarrà in vigore sino a data da destinarsi: lo ha annunciato il Direttorato generale per il Commercio estero indiano. “L’importazione o il transito, diretti o indiretti, di tutte le merci originarie o esportate dal Pakistan, siano esse liberamente importabili o altrimenti consentite, saranno vietati con effetto immediato, fino a nuovo ordine. Questa restrizione è imposta nell’interesse della sicurezza nazionale e dell’ordine pubblico”, si legge nel comunicato.

India e Pakistan – entrambi potenze nucleari – sono di nuovo ai ferri corti in seguito all’attentato avvenuto due settimane fa nel Kashmir e costato la vita a 26 persone; l’attacco è stato rivendicato da un gruppo terroristico affiliato alle milizie Lashkar-e-Taiba, che secondo l’India sono finanziate dal governo pachistano.

La Polonia: gli Usa stanno "perdendo la pazienza" con i negoziati sull’Ucraina

Roma, 3 mag. (askanews) – Gli Stati Uniti stano “perdendo la pazienza” nel negoziato fra Ucraina e Russia, constatata la distanza fra le parti e la mancanza di progressi: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, intervistato dall’emittente Polast Tv. “Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha spiegato, sia durante la riunione ministeriale della NATO sia durante la mia conversazione con lui, che gli Stati Uniti stanno perdendo la pazienza perché non vi sono progressi”, ha concluso.

Il Dipartimento di Stato americano aveva sottolineato ieri come Washington non fosse ancora sul punto di abbandonare i negoziati in corso, ma che non avrebbe più esercitato alcuna opera di mediazione in mancanza di progressi nelle trattative.

Edit Szkely: Italia apre porte a Rete Mondiale Turismo Religioso

Roma, 3 mag. (askanews) – “Buongiorno Italia, sono Edit Szkely ed per me un grande onore, come Direttrice per l’Europa della Rete Mondiale del

Turismo Religioso, rivolgermi oggi a Voi per condividere una notizia speciale. La nostra Rete una comunit giovane in continua crescita, composta gi da oltre 18 Paesi che condividono una visione comune: promuovere il turismo religioso come strumento di dialogo e sviluppo sostenibile. Abbiamo membri d’eccellenza come Ftima, Roco, Aragona, la Fondazione Batthyny di Ungheria”.

Lo ha dichiarato Edit Szkely, Direttrice per l’Europa della Rete Mondiale del Turismo Religioso, la quale ha aggiunto: “Anche l’Italia ora nella nostra rete! Abbiamo un coordinatore nazionale di altissimo profilo: il dottore Biagio Maimone, comunicatore, docente e grande promotore dei valori spirituali e culturali che ci uniscono. Entrare nella nostra Rete significa accedere a una Rete globale di esperti, ottenere visibilit internazionale, conoscere le tendenze del settore e beneficiare di servizi su misura. Vi invito a camminare con noi per rendere il turismo religioso sempre pi visibile: una forza di pace, di cultura e di incontro, finalmente riconosciuta per il suo valore e per l’impatto nel turismo europeo. Grazie”.

Romania al voto tra sfiducia, populismo e tensioni geopolitiche

Roma, 3 mag. (askanews) – Domani la Romania torna alle urne per il primo turno della ripetizione delle elezioni presidenziali, nuovo voto convocato dopo l’annullamento di quello di novembre per irregolarità e sospetti di interferenze esterne, in particolare a favore del candidato populista filorusso Calin Georgescu, poi escluso dalla corsa. La consultazione si svolge in un clima di forte sfiducia istituzionale, con la previsione di un’astensione in crescita, che potrebbe superare il 50% al ballottaggio del 18 maggio.

Il favorito del momento è George Simion, 38 anni, leader della formazione nazionalista Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR). I sondaggi – storicamente inaffidabili nel contesto romeno – lo collocano tra il 30% e il 35% delle intenzioni di voto. Il suo messaggio populista, contrario all’establishment e critico nei confronti dell’Unione Europea e dell’Ucraina, sembra raccogliere consenso in vaste aree del Paese, specie tra i giovani e nelle regioni periferiche.

Simion ha dichiarato che, se eletto, bloccherà gli aiuti militari a Kiev e ha promesso un incarico istituzionale a Georgescu. Pur negando simpatie per Mosca, è considerato da osservatori occidentali come una figura ambiguamente filorussa. La sua retorica ultraconservatrice, contraria all’aborto e ostile ai diritti LGBTQ+, ha attirato paragoni con i movimenti sovranisti europei più estremi.

L’eventuale avanzata di Simion ha già sollevato forti timori in ambito NATO, poiché la Romania è destinata a diventare un pilastro strategico dell’Alleanza Atlantica sul fronte orientale. Entro il 2030 è previsto lo stazionamento di oltre 10.000 soldati nella nuova base di Mihail Kogalniceanu, sul Mar Nero – la più grande in Europa. Ma proprio in quell’area, Georgescu ha ottenuto ampi consensi lo scorso anno, confermando la penetrazione del voto anti-NATO anche in territori chiave per la difesa occidentale.Alle spalle di Simion, si profila una battaglia a tre per l’accesso al ballottaggio: Crin Antonescu, sostenuto dalla coalizione di governo e fortemente europeista, è accreditato tra il 20% e il 23%. È considerato il volto dell’establishment, fattore che potrebbe sia aiutarlo – grazie a una macchina elettorale organizzata – sia danneggiarlo, in un contesto dominato dalla disillusione.

Nicusor Dan, sindaco di Bucarest ed ex fondatore del partito riformista USR, corre da indipendente con un profilo da riformista tecnico e paladino della legalità. I sondaggi lo posizionano tra il 17% e il 21%. Recenti accuse da parte di Elena Lasconi – che ha diffuso presunte foto compromettenti di Dan con un ex funzionario dell’intelligence – hanno inasprito la campagna, anche se Dan ha negato le immagini e ha annunciato una querela.

Victor Ponta, ex primo ministro socialdemocratico, ora candidato indipendente, oscilla tra l’8% e l’11%. Pur avendo un nome noto e una base elettorale residua, paga la percezione di essere parte del vecchio sistema politico.

Appare in difficoltà Elena Lasconi, sindaca riformista e sorpresa del voto annullato di dicembre, che oggi non gode più del sostegno ufficiale del suo partito. La sua quota di consensi, secondo le rilevazioni, sarebbe tra il 5% e il 7%. Ha cercato di rilanciarsi come anti-establishment di sinistra, ma la frammentazione del campo centrista rischia di relegarla ai margini.

Il voto si svolge durante un lungo weekend festivo che potrebbe ridurre ulteriormente l’affluenza, specialmente tra i più giovani e l’elettorato urbano. L’effetto potrebbe invece premiare gli elettori anziani e più fidelizzati ai partiti tradizionali, come quelli che sostengono Antonescu.

Il contesto internazionale non potrebbe essere più teso: con Donald Trump che ha messo in discussione l’impegno USA nella difesa collettiva, la Romania rappresenta un anello cruciale nella catena di sicurezza dell’Europa orientale. La sua presidenza avrà effetti diretti sul posizionamento strategico del Paese rispetto alla NATO, all’Unione Europea e ai conflitti in corso ai suoi confini.

Il secondo turno, previsto per il 18 maggio, si preannuncia altamente competitivo. Simion è considerato certo dell’accesso, ma il suo eventuale successo dipenderà dalla capacità dei candidati centristi di convogliare il voto moderato e pro-occidentale. In ballo c’è non solo la guida della Romania, ma il suo ruolo geopolitico nei prossimi anni.

Formula1, Marca celebra Antonelli: "Il Lamine Yamal della F1″

Roma, 3 mag. (askanews) – “Antonelli, il Lamine Yamal della F1”. Così Marca, il quotidiano sportivo spagnolo ha omaggiato il pilota bolognese, più giovane poleman nella storia della F1 con i suoi 18 anni, dopo il giro record ottenuto sul circuito di Miami. “Mi sono sentito bene fin dall’inizio con la macchina, anche con le Soft mi sono sentito a mio agio. Non me l’aspettavo, ma ho messo insieme tutto nel giro”.

“Sin dalle libere – continua il 18enne bolognese – abbiamo cercato di estrarre il massimo potenziale, ho sentito subito il grip e ho spinto al massimo. Sono contento di come sta andando, ora serve concentrazione per sabato perché vorrei ripetermi. Non so come siamo messi sul passo, abbiamo girato ma McLaren, Red Bull e Ferrari ci saranno. Voglio partire forte e avere un buon passo”.

L’attentato br di piazza Nicosia contro la Dc e i misteri di via Montalcini

I misteri che riguardano il covo br di via Montalcini a Roma non riguardano solo la identificazione – fatta nel cosiddetto Memoriale Morucci – ex post e dopo quasi un decennio dal rapimento e uccisione di Aldo Moro, dellappartamento in quella via come prigione e luogo (nel garage) dellassassinio del presidente della Dc.

Certezze sgretolate dopo i recenti accertamenti balistici del Ris dei Carabinieri. Il garage probabilmente fu solo un ricovero temporaneo per la Renault rossa – avvistata lì da una testimone – che divenne la prima bara di Moro.

Mentre la presunta prigionedi via Montalcini (un metro per due) è a tutti gli effetti incompatibile con le condizioni del corpo di Moro riscontrate durante lautopsia: tono muscolare, pulizia, abbronzatura, come di un persona che si è potuta muovere allaria aperta. Senza considerare che sarebbe stato impossibile per chiunque, e non solo per Moro, scrivere decine e decine di pagine di lettere in quelle condizioni diciamo così logistiche.

Riesaminando il fascicolo di Anna Lura Braghetti, (la brigatista che ha abitato lì) durante i lavori della Commissione Moro 2, è stato trovato un appunto del 1978 che riferiva di un accertamento sollecitato dal generale Dalla Chiesa che a Milano aveva appreso della presenza di un covo br proprio in via Montalcini. Nonostante questo èstato verificato che nessuna perquisizione vi fu effettuata nel corso del 1978. Lappartamento acquistato dai brigatisti con 50 milioni con i proventi di un sequestro fu rivenduto nel 1979.

Tuttavia se il covo vicino a Villa Bonelli fosse stato scoperto nellestate del 1978, secondo le indicazioni di Dalla Chiesa, parte della successiva storia italiana sarebbe stata diversa. Non sarebbe stato versato altro sangue e non sarebbe stata colpita ancora e ripetutamente la Dc.

La Braghetti, diventata clandestina subito dopo la tragica conclusione del sequestro di Moro, partecipò in prima persona ad alcune delle più cruente azioni della colonna romana delle Brigate Rosse. In particolare, il 3 maggio 1979, durante lirruzione nella sede della Dc romana, in piazza Nicosia, aprì il fuoco contro la volante della Polizia di Stato accorsa dopo lallarme. Nella sparatoria rimasero uccisi i due agenti Antonio Mea e Piero Ollanu.

E forse si sarebbe salvato anche Vittorio Bachelet. Iscritto alla Democrazia Cristiana, amico e ammiratore di Aldo Moro. Bachelet nellimmediato dopoguerra era stato redat- tore capo della rivista di studi politici «Civitas», diretta da Paolo Emilio Taviani, e dal 21 dicembre 1976 vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, del quale fece parte come membro «laico», cioè eletto dal Parlamento in seduta comune con unamplissima maggioranza costituita praticamente da tutte le forze che componevano il cosiddetto «arco costituzionale».

Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversa con la sua assistente Rosy Bindi, viene assassinato da un nucleo armato delle Brigate Rosse, sul mezzanino della scalinata che porta alle aule professori della facoltà di Scienze politiche della Sapienza, colpito con sette proiettili calibro 32 Winchester. A sparare per prima fu proprio la Braghetti.

Maria Antonietta Calabrò

Giornalista e scrittrice, ha pubblicato insieme a Giuseppe Fioroni il libro Moro, il caso non è chiuso (Lindau, 2018).

Dieci pensieri per restituire dignità alla politica

In occasione della recente conclusione dei miei primi due anni di esperienza politica come sindaco di Udine, vi propongo dieci brevi riflessioni sulla politica in generale. Una mini mappa per motivare e orientare l’azione politica.

 

  1. Il valore della politica

“La politica è la forma più alta di carità”. Le parole sono di Pio XI rivolte il 18 dicembre 1927 ai dirigenti della Federazione Universitaria Cattolica. Don Luigi Sturzo esplicita il concetto nel Popolo del 5 Novembre 1946: “La politica deve essere concepita come servizio alla collettività, come cooperazione al bene, come dovere di solidarietà”.

 

  1. Il senso dell’impegno in politica

Don Primo Mazzolari nel 1943 spiega il senso dell’impegno delle persone in politica: “Ci impegniamo noi e non gli altri, ci impegniamo senza pretendere che altri s’impegnino, ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna, senza accusare chi non s’impegna, senza condannare chi non s’impegna, senza disimpegnarci perché altri non s’impegna, ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante ragioni, che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore”.

 

  1. Il disinteresse verso la politica

Sul tema dell’apatia verso la politica ecco il pensiero del 1917 di Antonio Gramsci: “Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. L’indifferenza è il peso morto della storia.  L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera”. Dietrich Bonhoeffer nel 1943 rincara la dose: “C’è chi, sfuggendo al confronto pubblico, sceglie il rifugio della virtù privata. Ma costui deve chiudere occhi e bocca davanti all’ingiustizia che lo circonda. Solo mentendo a se stesso può evitare la contaminazione prodotta dall’azione responsabile. Qualsiasi cosa egli faccia, avvertirà l’inquietudine per ciò che tralascia di fare. Ne sarà prostrato, oppure diventerà più ipocrita dei farisei”.

 

  1. I valori della politica

Cito le parole del nostro presidente Sergio Mattarella espresse in occasione della cerimonia del 79° anniversario della Liberazione: “Recuperiamo i valori calpestati dalla dittatura fascista. La libertà, al posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’odio razzista. La democrazia, al posto della sopraffazione. L’umanità, al posto della brutalità. La giustizia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della paura”.

 

  1. Le virtù necessarie in politica

Come diceva Max Weber nel 1919: “La politica è un forte e lento trapanare di tavole dure con passione e con misura nello stesso tempo”.  Alcide De Gasperi in un discorso del 13 gennaio 1947 tenuto a New York ebbe a dire: “I progressi del mondo sono lenti; bisogna avere tenacia e pazienza”.

 

  1. Il tempo della politica

Il 28 Febbraio 1978, Aldo Moro nell’incontro con i gruppi parlamentari della DC, disse: “Se fosse possibile dire saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficolta”.

 

  1. La politica vive del confronto

Piero Calamandrei il 12 dicembre 1952 alla Camera dei Deputati affermò: “Nella nostra democrazia nessun partito è depositario della verità, che viene fuori dalla discussione”. E Benigno Zaccagnini nel 1976 scrisse: “La vita democratica vive nel confronto: cioè nella capacità di mantenere un atteggiamento di modestia e di umiltà, riconoscendo che nessuno può essere depositario assoluto della verità”.

 

  1. Il metodo in politica

“Il tempo è superiore allo spazio. Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita. Si tratta di privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti, finché fruttifichino in importanti avvenimenti storici” (Evangelii Gaudium, 2013).

 

  1. La speranza in politica

Il 4 novembre 2008 – durante la campagna elettorale – Barack Obama dichiarò: “Se c’è qualcuno che si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è ancora vivo, questo è il nostro momento. Questo è il momento di reclamare il sogno americano e riaffermare che per noi sperare è come respirare. E ogni volta che sulla nostra strada incontreremo cinismo, dubbi e persone che ci dicono che non ce la faremo, risponderemo con quel credo senza tempo esemplare dello spirito del nostro popolo: Yes, we can”. Lo stesso Obama – nel suo discorso di insediamento come Presidente del 20 gennaio 2009 – disse: “Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura”.

 

  1. Il destino dell’uomo in politica

Un giovane Aldo Moro di soli 27 anni – durante le lezioni di Filosofia del Diritto presso l’Università di Bari nel 1943 – argomentò come: “Il dolore dell’uomo che trova di continuo ogni cosa più piccola di quanto vorrebbe, la cui vita è tanto diversa dall’ideale vagheggiato nel sogno, è un dolore che non si placa, se non un poco, quando sia confessato ad anime che sappiano capire o cantato nell’arte o quando la forza di una fede o la bellezza della natura dissolvano quell’ansia e ridonino la pace. Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un grande destino”.

L’AfD una minaccia per la democrazia? No, l’America di Trump contro Berlino

L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV-Bundesamt für Verfassungsschutz) ha ufficialmente classificato il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) come “organizzazione estremista di destra”. La pronuncia, basata su un’indagine triennale culminata in un rapporto di oltre 1.100 pagine, rileva la responsabilità dell’AfD nella promozione di un’ideologia etnocentrica e, conseguentemente, di una retorica anti-immigrati (specie se musulmani), in contrasto con i principi democratici fondamentali della Germania.

La classificazione consente alle autorità di intensificare l’attività di sorveglianza sul partito, ricorrendo anche a mezzi straordinari come le intercettazioni. Sebbene i parlamentari siano esenti da tali misure, l’AfD ha annunciato l’intenzione di intraprendere azioni legali contro queste possibili restrizioni. Leader del partito, come Alice Weidel e Tino Chrupalla, hanno respinto le accuse, sostenendo che in realtà si cerchi di emarginare arbitrariamente l’opposizione politica.

La decisione del BfV arriva in un momento delicato per la politica tedesca. Dopo le elezioni federali di febbraio 2025, l’AfD è emersa come la seconda forza politica nel Bundestag, con un significativo aumento di consensi, specialmente nei Länder orientali. Il quasi cancelliere Friedrich Merz, leader di una CDU sempre meno democristiana, si trova ora a dover bilanciare la necessità di contrastare l’estremismo con il rispetto delle libertà democratiche, mentre affronta pressioni sia interne che internazionali.

Dagli Stati Uniti è venuto subito l’affondo – un’interferenza in grande stile – del Segretario di Stato Marco Rubio, il quale ha parlato di un atto di “tirannia mascherata”. Poi il Vice Presidente, J. D. Vance, ha sferrato un colpo ancora più pesante: a suo dire è stato stato ricostruito il Muro ma “non dai sovietici o dai russi” bensì “dall’establishment tedesco”). Sulla stessa lunghezza d’onda Elon Musk, giunto a definire l’AfD un “partito di centro”: per lui il provvedimento infrange la libertà d’opinione (non importa se indirizzata alla esaltazione di xenofobia e messaggi neo-nazisti).

La risposta di Berlino è stata immediata: questa  è democrazia perché, si legge in una nota del Ministero degli esteri, “abbiamo imparato dalla nostra storia che l’estremismo di destra deve essere fermato”. Insomma, l’intervento del BfV accende il dibattito sull’opportunità di mettere l’AfD fuori legge. Sebbene la Costituzione tedesca preveda la possibilità di bandire partiti che minacciano l’ordine democratico, tale misura è stata adottata solo due volte dal 1949 (in un caso, nella Germania Ovest, ai danni del Partito comunista). Molti osservatori avvertono però che un’iniziativa anti-AfD potrebbe rafforzare la sua narrativa di vittimizzazione e aumentarne perciò il sostegno popolare. Ad ogni buon conto, la Germania vive con ansia e preoccupazione la lotta all’estremismo di destra; sicché, mentre il Paese cerca di proteggere i suoi valori costituzionali, resta da vedere come evolverà la situazione politica e quali saranno le implicazioni a lungo termine anche per l’Europa.

Gaza, lo scontro tra Abu Mazen e Hamas si acuisce

A una settimana dalla riunione del Consiglio centrale dell’Olp, convocata a Ramallah dal presidente Abu Mazen, lo scontro politico palestinese si inasprisce ulteriormente. L’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) ha infatti diffuso una nota durissima, in cui accusa Hamas di aver saccheggiato gli aiuti umanitari destinati alla popolazione di Gaza. Pubblicata dall’agenzia ufficiale Wafa, la dichiarazione condanna “bande criminali affiliate ad Hamas” per furti e violenze contro i depositi di aiuti, definendo tali atti “vergognosi” e assicurando che “il popolo palestinese non li perdonerà”.

Durante la riunione del Consiglio centrale, Abu Mazen aveva già lanciato un attacco frontale al movimento islamico, accusandolo di sabotare la causa palestinese e arrivando a definirne i leader “figli di cani”. Non solo: ha chiesto la resa delle armi e la consegna della Striscia all’Anp, riproponendo una linea cara a Israele e alle potenze occidentali. Hamas ha reagito con sdegno: “Insultare il proprio popolo in un momento di catastrofe è inaccettabile”, ha dichiarato Basem Naim, dell’ufficio politico del movimento.

Il Consiglio centrale, da molti boicottato per l’assenza di un reale dialogo con tutte le forze politiche, ha inoltre introdotto una modifica statutaria per istituire la figura di vicepresidente dell’Olp. In molti vi hanno letto una mossa preparatoria per la successione ad Abu Mazen. Il nome in pole position è quello di Hussein al-Sheikh, volto gradito a Israele e Stati Uniti, ma inviso a una parte significativa della popolazione palestinese.

Il nodo resta sempre lo stesso: l’assenza di un processo politico inclusivo e rappresentativo. Senza elezioni, senza unità e con una leadership divisa e delegittimata, ogni riforma rischia di apparire come un cedimento alle pressioni esterne. Intanto Gaza continua a pagare il prezzo più alto.

Il lavoro, la Cisl e la sinistra sociale

C’è un filo rosso, politico e culturale, che lega in modo quasi inscindibile, due ruoli profondamente diversi tra di loro ma molto simili nella concreta declinazione nella dimensione sociale e politica. E cioè, da un lato rimarcare con forza e coerenza il ruolo e la mission di un sindacato come quello della Cisl e, sul versante politico – in piena autonomia e senza alcuna deriva collaterale – la necessità di avere una presenza altrettanto forte e coerente di una sinistra sociale di ispirazione cristiana. E questo a maggior ragione in una fase politica dove registriamo la presenza di un sindacato, la Cgil nello specifico, che ormai svolge un ruolo squisitamente politico/partitico e che progressivamente è diventato il vero punto di riferimento delle tre sinistre presenti nel nostro paese: quella radicale e massimalista della Schlein, quella populista e demagogica dei 5 stelle e quella estremista del trio Fratoianni/Bonelli/Salis.

Al riguardo, credo si possa sostenere, e senza enfasi, che conservano una straordinaria attualità e modernità una storia e una cultura politica che continuano ad essere utili e necessarie anche nella stagione contemporanea. Purché, appunto, siano coerenti con la loro storia e la loro tradizione culturale. Penso, cioè, allo storico ruolo del ‘sindacato bianco’, ovvero la Cisl e, soprattutto, all’esperienza politica della sinistra sociale di ispirazione cristiana. Una esperienza politica che, guarda caso, è stata guidata – una volta cessato definitivamente il ruolo di leader e dirigenti sindacali – da esponenti come Giulio Pastore, Carlo Donat-Cattin e Franco Marini. In particolare Donat-Cattin e Marini che hanno segnato, in epoche diverse e con partiti diversi, il cammino e l’originalità del riformismo cattolico e sociale nella politica italiana.

E tutt’oggi è indispensabile avere da un lato un sindacato che predichi e pratichi una vera e credibile autonomia rispetto alla politica, ai partiti e al Governo svolgendo sino in fondo quel ruolo che ormai è scomparso dall’orizzonte di altre organizzazioni sindacali svolgendo, altrettanto coerentemente, quel lavoro di contrattazione a livello locale e nazionale che contraddistingue la vera mission di una organizzazione sindacale nè ideologica e nè legata organicamente a qualche partito o schieramento politico. Al contempo, e su un altro versante, va rilanciata e riattualizzata quella straordinaria esperienza che ha contribuito a qualificare l’esperienza di alcuni partiti popolari, democratici e riformisti. E cioè, quella sinistra sociale di ispirazione cristiana che nel corso dei decenni ha saputo declinare una proposta politica di difesa e di crescita dei ceti popolari, dei lavoratori e dei loro diritti. Una difesa che non è mai stata meramente corporativa o settoriale ma che veniva sempre inserita all’interno di un progetto politico complessivo di un partito e che poi veniva trasferito, attraverso una sapiente e tenace mediazione, nelle scelte concrete di un Governo.

Ed è proprio partendo dai temi del lavoro, dell’occupazione, dell’innovazione tecnologica, dei salari e delle reali condizioni di vita dei lavoratori che si rende sempre più indispensabile questa duplice sfida. Ovvero, un sindacato libero, autonomo, riformista e autenticamente democratico e rappresentativo e una esperienza politica e culturale che partendo da quel filone di pensiero sappia trasferire concretamente, e laicamente e senza alcun collateralismo, nell’agone politico un progetto che sia in grado di difendere i ceti popolari partendo proprio dai temi del lavoro.

Perché ieri, come oggi, le culture politiche e le tradizioni di pensiero non possono essere banalmente e qualunquisticamente storicizzate o, peggio ancora, archiviate. Occorre sapere riscoprirle quando sono, semplicemente, necessarie ed indispensabili.

Calcio, classifica di serie A: Torino a quota 44

Roma, 2 mag. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Torino-Venezia 1-1

Giornata 35. Torino-Venezia 1-1 Sabato 3 maggio, ore 15 Cagliari-Udinese; ore 18 Lecce-Napoli; ore 20.45 Inter-Verona. Domenica 4 maggio, ore 12.30 Empoli-Lazio; ore 15 Monza-Atalanta; ore 18 Roma-Fiorentina; ore 20.45 Bologna-Juventus. Lunedì 5 maggio, ore 20.45 Genoa-Milan.

Classifica: Napoli 74, Inter 71, Atalanta 65, Juventus 62, Bologna 61, Roma, Lazio 60, Fiorentina 59, Milan 54, Torino 44, Como 42, Udinese 41, Genoa 39, Cagliari 33, Verona, Parma 32, Lecce 27, Venezi 26, Empoli 25, Monza 15.

Venerdì 9 maggio ore 20.45 Milan-Bologna; Sabato 10 maggio ore 15 Como-Cagliari, ore 18 Lazio-Juventus, ore 20.45 Empoli-Parma, Domenica 11 maggio ore 12.30 Udinese-Monza, ore 15.00 Hellas Verona-Lecce, ore 18.00 Torino-Inter, ore 20.45 Napoli-Genoa, Lunedì ore 18.30 Venezia-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Roma

Calcio, Lautaro, stop di 7-10 giorni, Salta il Barcellona

Roma, 2 mag. (askanews) – Una settimana, dieci giorni di stop per Lautaro Martinez, che dopo l’infortunio al 43′ del primo tempo dell’andata di semifinale Champions contro il Barcellona (finita 3-3) dovrà rinunciare al ritorno. Gli esami clinici e strumentali eseguiti stamattina all’Istituto Humanitas di Rozzano hanno evidenziato una elongazione ai flessori della coscia sinistra per l’attaccante argentino. Lo ha comunicato il club nerazzurro. Le condizioni dell’attaccante nerazzurro saranno valutate giorno dopo giorno. Sarà assente domani contro il Verona e martedì nel ritorno della semifinale di Champions contro il Barcellona. Proverà a rientrare contro il Torino.

Calcio, gli arbitri di serie A, Massa per Lecce-Napoli

Roma, 2 mag. (askanews) – Resi noti gli arbitri della 35esima giornata di serie A, stagione 2024/25. Si parte venerdì alle 20.45 con Torino-Venezia, che sarà diretta da Sozza, sabato alle 15 c’è Cagliari-Udinese, arbitra Feliciani e alla stessa ora Parma-Como, diretta da Di Bello, alle 18 c’è Lecce-Napoli affidata a Massa alle 20.45 Inter-Verona, arbitra Manganiello. Domenica alle 12.30 c’è Empoli-Lazio, arbitra Colombo, alle 15 c’è Monza-Atalanta, dirige Pairetto, alle 18 c’è Roma-Fiorentina, dirige Chiffi, alle 20.45 Bologna-Juventus diretta da Doveri. Lunedì alle 20.45 c’è Genoa-Milan, arbitra Collu.

Torino-Venezia (venerdì 2 maggio, ore 20.45): Sozza di Seregno Cagliari-Udinese (sabato 3 maggio, ore 15): Feliciani di Teramo Parma-Como (sabato 3 maggio, ore 15): Di Bello di Brindisi Lecce-Napoli (sabato 3 maggio, ore 18): Massa di Imperia Inter-Verona (sabato 3 maggio, ore 20.45 ): Manganiello di Pinerolo Empoli-Lazio (domenica 4 maggio, ore 12.30): Colombo di Como Monza-Atalanta (domenica 4 maggio, ore 15): Pairetto di Nichelino Roma-Fiorentina (domenica 4 maggio, ore 18): Chiffi di Padova Bologna-Juventus (domenica 4 maggio, ore 20.45): Doveri di Roma Genoa-Milan (lunedì 5 maggio, ore 20.45): Collu di Cagliari

Rai, Leo Gassmann a Ciao Maschio: "Un film con mio papà? Perché no"

Roma, 2 mag. (askanews) – Il cantautore e attore Leo Gassmann sarà ospite di Nunzia De Girolamo nella puntata di “Ciao Maschio” in onda sabato 3 maggio in seconda serata su Rai1. Alla domanda della De Girolamo “Hai un cognome ingombrante, il nonno, il papà, non hai mai avuto paura del confronto?”, il cantautore ed attore ha risposto: “No, non ne ho mai avuto paura, anche perché credo che il confronto sia necessario, ognuno di noi si deve confrontare con il proprio passato. Io stimo la mia famiglia per quello che ha fatto e per quello che sta facendo ancora oggi, però quello che secondo me ognuno di noi deve capire è che noi siamo individui singoli, arriviamo su questo mondo con le nostre gambe e ce ne andremo con le nostre gambe. E credo che sia un diritto di tutti inseguire quello che più ci rende felici”.   “Fortunatamente – ha proseguito Gassmann – questo l’ho capito anche grazie alla mia famiglia, perché poi il modo in cui noi viviamo le nostre vite è anche in parte grazie a come ci hanno cresciuto. In casa mia non c’è mai stata rivalità, noi non parliamo di lavoro a casa. L’ambizione c’è dentro di me, nel senso che quando non vinco o quando comunque le cose non vanno come avrei voluto, come avrei sperato, ci soffro tanto. Però è un’ambizione dell’io bambino, non è un’ambizione legata al concetto di famiglia. Noi, ripeto, in casa non parliamo mai di lavoro, al massimo ci facciamo i complimenti, però poi dopo si ferma là, parliamo di cose molto diverse, parliamo di vita, parliamo di politica, di passioni, di ricordi”.   Non so se tu da grande vuoi fare il cantante o l’attore, ma una cosa te la devo chiedere, se ti proponessero un film con papà, accetti? – ha poi chiesto la De Girolamo. “Dipende dalla storia,  – ha chiosato Leo Gassmann  – nel senso che anche papà penserebbe la stessa cosa. Però sicuramente condividere qualcosa con i miei genitori sarebbe una cosa bellissima. Il bello dell’arte è proprio questo, che può rendere immortale un momento, quindi quando sarò pronto, quando ci sarà l’occasione, perché no?”.

Il Principe Harry non avrà la protezione della polizia (ha perso il ricorso in tribunale)

Roma, 2 mag. (askanews) – Il Principe Harry, figlio minore di re Carlo III, ha perso oggi il suo ricorso contro la decisione del governo britannico di ridurre la sua protezione da parte della polizia nel Regno Unito, in seguito alla rottura con la famiglia reale e al suo trasferimento negli Stati Uniti.

Il giudice ha affermato di essere rimasto commosso dalle “argomentazioni potenti e toccanti” del Duca di Sussex, che non era presente all’udienza. Ha però affermato che non costituiscono “un fondamento legale per contestare” la decisione del governo.

Usa, Trump valuta nuove sanzioni per spingere Putin a trattare

New York, 2 mag. (askanews) – Funzionari Usa hanno preparato opzioni per aumentare la pressione economica sulla Russia, nel tentativo di spingere Vladimir Putin a un cessate il fuoco in Ucraina. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti vicine ai colloqui. Il presidente Donald Trump non ha ancora preso una decisione, ma tra le ipotesi figurano nuove sanzioni sul settore bancario russo e dazi del 500% verso Paesi che acquistano petrolio, gas o uranio da Mosca.

Parallelamente, il senatore repubblicano Lindsey Graham ha annunciato un disegno di legge sostenuto da 72 colleghi per varare sanzioni “devastanti” se Putin non accetterà negoziati. Trump ha già proposto di riconoscere l’annessione della Crimea e lasciare a Mosca il controllo di parte delle regioni ucraine occupate.