Roma, 20 lug. (askanews) – Settebello sconfitto duramente ed eliminato ai quarti di finale dei Mondiali di pallanuoto a Singapore, così come avvenuto per le donne. Gli azzurri di Sandro Campagna crollano 17-11 (6-1, 3-1, 4-4, 4-5) contro i greci pagando carissima l’espulsione di Iocchi Gratta (gioco violento) nel primo parziale. La partita praticamente si decide qui. Gli azzurri dopo pochi minuti sono già sotto 3-1, ma poi arriva un episodio clamoroso: Iocchi Gratta colpisce Argyropoulos con una ginocchiata, è gioco violento che viene visto dagli arbitri al VAR. 4′ di espulsione e rigore. La Grecia ne approfitta e trova uno strappo che praticamente mette fine al match: 6-1 nei primi otto minuti. La prima metà di gara vede gli azzurri praticamente fuori dall’incontro, con gli ellenici che allungano ancora e volano addirittura su un umiliante +8, con Bruni (miglior marcatore azzurro con tre reti) che accorcia le distanze al -7 all’intervallo lungo. Gli azzurri ci provano, ma il distacco è troppo ampio anche per poter provare a sognare una rimonta (addirittura Campagna si gioca la carta dei sette giocatori di movimento sul finale) ma arriva la seconda bruciante delusione dopo Parigi 2024. (Foto Andrea Masini / DBM)
Pallanuoto, Campagna: "Abbiamo sbagliato partita"
Roma, 20 lug. (askanews) – “Abbiamo sbagliato partita. Chiediamo scusa ad appassionati e telespettatori perché si aspettavano un Settebello diverso”. Così il ct della nazionale italiana di pallanuoto maschile, Alessandro Campagna, commenta la cocente eliminazione della squadra azzurra ai mondiali di Singapore. “L’impegno non è mancato, ma non è stato sufficiente. La Grecia ha giocato la partita perfetta, noi invece ce la siamo incasinati. Siamo andati a finire 9-1; comunque ci credevo perché abbiamo le caratteristiche per piazzare un break di 4/5-0, avremmo potuto mettergli pressione e provare a riaprirla. Anche il loro portiere è stato bravo e li ha salvati in alcuni momenti che potevano girare la partita. Però bisogna ammettere che l’avversario è stato superiore. Il percorso di questa squadra è appena cominciato, dobbiamo continuare a lavorare”. (Foto di Andrea Masini / DBM)
Nuova ondata di caldo al Sud, punte di 45 gradi
Roma, 20 lug. (askanews) – “L’anticiclone subtropicale continuerà a rinforzarsi nel corso dei prossimi giorni, in particolare al Centro-Sud, alimentato da roventi masse d’aria di origine nordafricana, che a inizio settimana faranno salire le temperature oltre i 40 gradi nel Meridione. La buona notizia è che non durerà a lungo. Rischio, invece, di temporali, anche forti, al Nord”. Così informa in una nota Manuel Mazzoleni di 3bmeteo.com, “L’anticiclone subtropicale, già assoluto protagonista nel mese di giugno (ricordiamo i record di temperatura sulle Alpi e lo zero termico oltre i 5000 metri), a inizio settimana si rinforzerà ulteriormente sulle regioni centro-meridionali” – spiega Mazzoleni. “Sarà soprattutto il Sud a essere raggiunto da roventi masse d’aria in risalita dal Nord Africa con valori che, secondo i modelli numerici, raggiungeranno i 28-30°C a 850 hPa (circa 1500 metri in libera atmosfera). Si tratta di temperature rare per le nostre latitudini, in grado di generare un’ondata di caldo eccezionale anche al suolo”. “Ancora una volta sarà la Sicilia, e in parte la Calabria, a subire maggiormente gli effetti di questa risalita, con massime che supereranno i 40 gradi e possibili picchi anche oltre i 45. Ricordiamo che proprio la Sicilia detiene il record di temperatura massima registrata non solo in Italia, ma anche in tutta Europa: 48.8°C, misurati l’11 agosto 2021 a Floridia, in provincia di Siracusa.” “L’apice del caldo – prosegue il meteorologo – è atteso nella giornata di martedì, con picchi previsti dai modelli ad alta risoluzione di 3bmeteo fino a 46/47 gradi nella Piana di Catania, 42/44°C in quella di Noto, 40/42 gradi tra Nisseno ed Ennese. Non si escludono localmente valori anche superiori, potenzialmente da record, specie laddove si verifichino venti di compressione (come i venti di caduta o di subsidenza), uniti a suolo molto secco, cieli sereni e forte radiazione solare”.
Insomma “il grande caldo si farà sentire anche sul resto del Meridione, seppur in maniera meno intensa, con massime fino a 39/41 gradi sul Tavoliere e 38/40 sul Campidano lunedì; martedì sono previsti 37/40 gradi sulle aree interne ioniche calabresi e nel Metapontino”.
Ma “l’ondata di caldo durerà fortunatamente solo un paio di giorni, poiché già da metà settimana correnti più fresche in arrivo dal Nord Europa si spingeranno dal Nord Italia verso il Sud, dove nel prossimo fine settimana si assisterà a un calo termico anche di 10/15 gradi – prosegue Mazzoleni di 3bmeteo.com. Domenica 27 luglio, le massime potrebbero così scendere anche sotto i 30 gradi in molte zone interne del Sud e non superare i 25/27 gradi lungo le coste”.
Israele lancia una operazione di terra a Deir al-Balah
Milano, 20 lug. (askanews) – Dall’alba, gli attacchi israeliani hanno ucciso 25 persone, tra cui 19 richiedenti aiuti, hanno riferito fonti mediche ad al Jazeera. Oggi l’esercito israeliano ha ordinato a tutti i residenti di Deir al-Balah, nella striscia di Gaza, di lasciare la zona, compresi coloro che vivono nelle tende.
L’esercito israeliano (IDF) ha dichiarato di voler lanciare un’intensa operazione nella zona contro i combattenti militanti, chiedendo agli abitanti della zona di recarsi nel grande accampamento di tende nella zona di Muwasi, sulla costa meridionale di Gaza, dichiarata zona umanitaria ma che è ancora regolarmente sottoposta ad attacchi aerei israeliani.
Finora, durante la guerra, Israele non ha schierato forze di terra nella zona di Deir al-Balah, presumibilmente per non mettere in pericolo la vita degli ostaggi israeliani.
Anche molte organizzazioni umanitarie straniere hanno sede a Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza.
Intanto l’Hostage and Missing Families Forum esprime preoccupazione per l’annuncio secondo cui le IDF intendono espandere per la prima volta le operazioni di terra a Deir al-Balah. “Qualcuno può prometterci che questa decisione non ci costerà la perdita dei nostri cari?”, afferma il forum in una nota.
Sempre domenica, le IDF hanno dichiarato di aver demolito 2,7 chilometri di tunnel durante le recenti operazioni condotte dalla 401 Brigata Corazzata nella zona. I cunicoli sotterranei erano profondi circa 20 metri, secondo l’esercito, e sono stati distrutti dai genieri.
Sabato, l’IDF ha dichiarato che l’Aeronautica Militare israeliana ha colpito circa 90 obiettivi nella Striscia di Gaza il giorno precedente, tra cui edifici utilizzati da terroristi e tunnel. Quel giorno, due ingegneri di riserva sono rimasti gravemente feriti da una bomba piazzata sul ciglio della strada nel sud dell’enclave.
Hong Kong colpita da tifone Wipha, Cathay Pacific cancella i voli
Milano, 20 lug. (askanews) – Il tifone Wipha sta colpendo duremente Hong Kong: per questo è stato emesso il massimo livello di allerta: ciclone tropicale. Le autorità hanno annullato le lezioni scolastiche, poiché il tifone porterà forti venti e piogge nella regione. La velocità del vento supera i 167 chilometri orari.
La compagnia aerea nazionale di Hong Kong, Cathay Pacific, ha cancellato tutti i voli in arrivo o in partenza dall’aeroporto tra le 5:00 e le 18:00 di domenica.
Anche la maggior parte dei trasporti pubblici è stata sospesa.
L’osservatorio meteorologico della città ha innalzato il livello di allerta tempesta al livello 10 alle ore 9 ora locale.
M.O., Israele lancia operazione di terra a Deir al-Balah
Milano, 20 lug. (askanews) – Dall’alba, gli attacchi israeliani hanno ucciso 25 persone, tra cui 19 richiedenti aiuti, hanno riferito fonti mediche ad al Jazeera. Oggi l’esercito israeliano ha ordinato a tutti i residenti di Deir al-Balah, nella striscia di Gaza, di lasciare la zona, compresi coloro che vivono nelle tende.
L’esercito israeliano (IDF) ha dichiarato di voler lanciare un’intensa operazione nella zona contro i combattenti militanti, chiedendo agli abitanti della zona di recarsi nel grande accampamento di tende nella zona di Muwasi, sulla costa meridionale di Gaza, dichiarata zona umanitaria ma che è ancora regolarmente sottoposta ad attacchi aerei israeliani.
Finora, durante la guerra, Israele non ha schierato forze di terra nella zona di Deir al-Balah, presumibilmente per non mettere in pericolo la vita degli ostaggi israeliani.
Anche molte organizzazioni umanitarie straniere hanno sede a Deir al-Balah, al centro della Striscia di Gaza.
Intanto l’Hostage and Missing Families Forum esprime preoccupazione per l’annuncio secondo cui le IDF intendono espandere per la prima volta le operazioni di terra a Deir al-Balah. “Qualcuno può prometterci che questa decisione non ci costerà la perdita dei nostri cari?”, afferma il forum in una nota.
Sempre domenica, le IDF hanno dichiarato di aver demolito 2,7 chilometri di tunnel durante le recenti operazioni condotte dalla 401ª Brigata Corazzata nella zona. I cunicoli sotterranei erano profondi circa 20 metri, secondo l’esercito, e sono stati distrutti dai genieri.
Sabato, l’IDF ha dichiarato che l’Aeronautica Militare israeliana ha colpito circa 90 obiettivi nella Striscia di Gaza il giorno precedente, tra cui edifici utilizzati da terroristi e tunnel. Quel giorno, due ingegneri di riserva sono rimasti gravemente feriti da una bomba piazzata sul ciglio della strada nel sud dell’enclave.
La Rete di Trieste e il futuro della democrazia del dialogo
La “Rete di Trieste”, nata in Italia dopo la 50ª Settimana Sociale cattolica tenutasi in quella storica città, si propone come laboratorio concreto di dialogo tra amministratori locali di diverso orientamento politico, accomunati da un riferimento condiviso alla Dottrina sociale della Chiesa, centrata sulla persona in relazione, e alla Costituzione italiana come bussola civile.
Era da tempo che riflettevo sulla necessità di ripensare completamente le categorie storiche di destra, sinistra e centro. Per questo mi ha colpito la proposta di far dialogare un sindaco di Fratelli d’Italia o della Lega con uno del Partito Democratico, o con un consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle. Questa intuizione mi ha fatto tornare alla mente la distinzione tra “comunità” e “società”, studiata dal sociologo Ferdinand Tönnies già alla fine dell’Ottocento. E mi ha fatto riflettere anche sull’importanza del prepolitico e del prepartitico. O, forse meglio: del postpolitico e del postpartitico.
Una democrazia che riparte dai legami comunitari
In un clima attraversato da “sacrosante” identità inviolabili, rivendicazioni di autonomie regionali e nazionali, gelosie personalistiche e da una crescente affermazione dell’“io” sul “noi”, tentare di ricucire un tessuto dialogico tra posizioni differenti è un’impresa tutt’altro che semplice.
Le finalità della Rete sono chiare: promuovere, soprattutto tra i giovani, una partecipazione democratica nuova, centrata sul bene comune, sulla cura del creato, sulla transizione ecologica e su un welfare territoriale generativo e inclusivo.
Si tratta, in sostanza, di coltivare un dialogo reale tra persone e comunità anche molto diverse, partendo dalla dimensione più prossima e umana – quella civica, comunale, territoriale – per giungere a una nuova visione culturale e politica a livello nazionale ed europeo. Proprio in questa direzione la Rete di Trieste può ambire a rilanciare l’idea di un’Europa politica, unita anche nelle sue differenze: una “Camaldoli europea” da tempo dimenticata.
Contro le derive postdemocratiche
Tutto questo, a ben vedere, ha il sapore dell’utopia. Eppure, proprio in un tempo in cui miti identitari, nazionalismi e sovranismi sembrano rinvigorirsi, il sogno di una democrazia dialogante assume valore concreto e necessario. La Rete di Trieste potrebbe rappresentare, in questo senso, un modello antropologicamente “dispotico”: capace cioè di contrapporre alla passività collettiva un’unità possibile tra diversi, per non soccombere ai giochi dei tycoon, al capitalismo finanziario e tecnologico, e alle nuove espansioni imperiali del nostro tempo.
Non ho mai creduto che le grandi trasformazioni che ci attendono possano essere affrontate con ricette ideologiche preconfezionate di destra, sinistra o centro, magari cucite su misura del leader di turno.
Sul protagonismo dei cittadini, invece, esistono esperienze precedenti da richiamare. Il “bilancio partecipativo” sperimentato a Porto Alegre – e ripreso anche in alcune città italiane – ne è un esempio significativo. Ma ciò che sostiene in profondità questa Rete è, soprattutto, la potente metafora evocata da papa Francesco durante la pandemia: siamo tutti sulla stessa barca. È una visione che va oltre la crisi sanitaria e si proietta sull’enciclica Fratelli tutti, offrendo un orizzonte di collaborazione senza distinzioni, essenziale per i tempi che verranno.
Le barchette solitarie
Nel capitolo quinto dell’enciclica, al paragrafo 154, leggiamo: «Per rendere possibile lo sviluppo di una comunità mondiale, capace di realizzare la fraternità a partire da popoli e nazioni che vivano l’amicizia sociale, è necessaria la migliore politica, posta al servizio del vero bene comune…».
Dobbiamo però riconoscere che la crisi della democrazia, oggi, ci ha trovati impreparati. E quella “unica barca” evocata dal Papa si è spezzettata in una miriade di barchette dissimili, disuguali, spesso incapaci di accogliere. Barchette solitarie, figlie di un individualismo esasperato e di una disintermediazione crescente. Barchette personalizzate, talvolta perfino con i chiodi ai lati per impedire a chiunque di salirvi.
La Cisl e le sue radici: autonomia, partecipazione, riformismo
Al di là delle concrete valutazioni che si possono avere sulla Cisl e sulla sua strategia sindacale, sulla sua storica identità e sulla sua azione nella società contemporanea, un fatto è indubbio: la Cisl, comunque sia, continua ad essere fedele alle sue origini. E le tre parole d’ordine richiamate dall’intervento introduttivo al Congresso nazionale della sua nuova segretaria generale, Daniela Fumarola, riassumono in modo emblematico la carta di identità dello storico sindacato cattolico del nostro Paese: “Contrattazione, concertazione e partecipazione”.
Tre parole, tre impegni e tre progetti che erano validi ieri e che continuano ad essere attuali e moderni anche oggi. Anzi, soprattutto oggi. Tre parole che, al contempo, si pongono come alternative rispetto a chi concepisce il sindacato come attore politico e partitico, a chi coltiva pregiudiziali ideologiche e, infine, a chi ha una concezione antagonista e massimalista delle organizzazioni sociali. In termini semplici, sono parole alternative rispetto all’attuale gestione della Cgil a trazione Landini.
Il patto di responsabilità come identità
La Cisl, invece, resta quella di sempre. E lo stesso “patto di responsabilità” avanzato e richiesto durante il dibattito congressuale è la sintesi di questo impegno e di questo approccio che differenzia la Cisl rispetto alle altre sigle massimaliste. Questo, del resto, continua ad essere l’aspetto principale che ne segna l’identità rispetto ad altri soggetti sociali.
Tutto ciò si riassume in un termine che storicamente accompagna il cammino di questo antico sindacato “bianco”: autonomia. La Cisl è stata, e resta, un sindacato libero e autonomo. La “cinghia di trasmissione” di comunista memoria non è mai appartenuta al sindacato di Giulio Pastore. La partecipazione alla costruzione di alleanze e coalizioni politiche è estranea alla sua cultura. La Cisl fa il mestiere del sindacato e non interviene quotidianamente su tutto lo scibile politico italiano. Per fare un esempio concreto: oggi abbiamo realtà non politiche o partitiche come la Cgil o l’Anm che quotidianamente prendono posizione su tutti i temi dell’agenda politica nazionale. La Cisl non appartiene a quella storia. Da sempre.
Libera, autonoma, pluralista
Quando un sindacato è libero e autonomo dalla politica, dai partiti e dalla formazione di alleanze, è anche pluralista al proprio interno. Certo, chi si riconosce – del tutto legittimamente – nel campo della sinistra italiana, forse non ha gradito la nomina dell’ex segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, a sottosegretario del Governo guidato da Giorgia Meloni. Al contempo, e forse con maggior fondamento, è difficile solidarizzare dall’interno della Cisl con le posizioni oltranziste, massimaliste e radicali dell’attuale sinistra, sostanzialmente guidata anche dal segretario della Cgil, Landini. Ma questo, come si suol dire, è la bellezza del pluralismo.
Comunque sia, ciò che conta rilevare è che la Cisl oggi resta un sindacato profondamente fedele alle sue radici: al cosiddetto cattolicesimo sociale. E questa, forse, è la più grande rivoluzione che ci si possa aspettare da una organizzazione democratica, riformista, autonoma e libera. Proprio come la Cisl che abbiamo conosciuto con Macario, Marini, Carniti e tanti altri dirigenti di prima linea, dal secondo Novecento fino ai giorni nostri.
Ezio Bosso, l’uomo che sussurrava a Čajkovskij
Sono trascorsi poco più di cinque anni dalla scomparsa di Ezio Bosso, musicista, direttore d’orchestra, studioso di storia della musica e dei suoi grandi protagonisti, uomo ricco di sensibilità straordinaria, mai ostentato nel porsi al grande pubblico ma davvero talentuoso e carismatico. Non credo sia necessario rispettare pedissequamente le date di nascita e di morte per evocare la memoria di personaggi come lui, ciò avrebbe il significato di un rituale postumo, di un necrologio ripetuto. Ezio era una persona amata e ammirata, la sua grandezza va oltre gli anniversari, resta nel cuore di chi lo ha conosciuto e gli ha voluto bene. Una vita breve, segnata dalla malattia, ma così densa da diventare un archivio indelebile di genialità e originalità.
La forza della fragilità
Ci ha fatto amare la musica come mistero e voce dell’immensità, come modo sublime di comunicarci la sua gioia di vivere e la sua straordinaria ricchezza interiore. “Ciao” era una delle sue parole preferite, ogni suo concerto cominciava con un “ciao”.
La musica era per lui come il respiro: un linguaggio universale, un modo di esprimersi e di uscire dagli spazi angusti dei formalismi e delle frasi fatte. Sempre sorprendente, sapeva improvvisare e stupire ad ogni esibizione, che fosse lui a suonare o dirigere oppure che penetrasse il fascino che immedesima ogni grande autore con il suo spartito e con l’unicità della propria opera musicale. Esprimeva un’armonia di sentimenti irripetibile, intima, vissuta, il suo amore smisurato per l’uomo e la vita, il significato più personale e intimo della musica che era un modo di comunicare con il mondo e di penetrare con una immedesimazione sorprendente i grandi musicisti del passato fino a comprendere dettagli e misteri delle loro partiture, impenetrabili ai più. Conoscere la loro vita gli permetteva di farli rivivere nell’esecuzione delle loro composizioni.
Il silenzio come origine della musica
Nel periodo della sua malattia avevo apprezzato il suo rispetto per la sofferenza umana: lui stesso aveva dichiarato che, quando tutto sarebbe finito, la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata di mettersi al sole, la seconda di abbracciare un albero. Sono certo che dove ora si trova lo possa fare, senza i limiti della nostra condizione umana.
Consapevole del significato esistenziale del dolore e della malattia, aveva avuto lo straordinario coraggio di trasformarli in una opportunità: «Sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono». In un mondo spesso distratto o indifferente, la sua raffinata sensibilità gli permetteva di esprimere stati d’animo e sentimenti nobilissimi. Purtroppo, non tutti sono capaci di convivere con la dignità dell’animo che apre alla umana comprensione.
Quando lo ascoltavo – i primi anni al pianoforte, lui figlio di Beethoven era nato pianista – poi direttore d’orchestra, sapeva commuovere per la sua immedesimazione nella lettura dello spartito. Ricordo una delle sue ultime comparse in televisione: aveva preso per mano Čajkovskij e l’aveva accompagnato al cospetto di chi lo ascoltava, con un trasporto emotivo e una delicatezza che avevano suscitato una profonda, coinvolgente commozione.
Tanto amava la musica quanto rispettava il valore del silenzio: di tutte le domande che avevo preparato e che resteranno senza risposta, paradossalmente gli avrei chiesto di spiegarmi quale valore attribuiva al silenzio. In un’intervista aveva detto una cosa meravigliosa, che capita raramente di sentir dire in un mondo fagocitato da una quantità incommensurabile di parole chiassose e soverchianti: «Oggi tutti parlano e nessuno sta a sentire. Bisogna fare silenzio per poter ascoltare». Ricordo che Alda Merini mi aveva espresso lo stesso concetto: leggerlo detto da Ezio mi confermava questa precisa intuizione – che le persone “grandi” sono anche persone semplici, che sanno ascoltare, e che musica e arte, poesia e letteratura nascono proprio dal silenzio e dalla riflessione.
A pensarci bene, è dal silenzio pensato come un valore che nasce la musica come sapienza e armonia.
La bacchetta magica
Volteggiando la sua bacchetta magica di direttore d’orchestra sapeva trasportarci nel sublime della sua immedesimazione. Gli serviva per mascherare il dolore ma anche per dare il meglio di sé: era come se fosse davanti a un antico manoscritto che andava decifrato per coglierne il senso più profondo e permettergli di esprimere la sua incomparabile capacità di lettura e interpretazione.
A distanza di cinque anni rimane il ricordo palpitante delle sue esecuzioni insieme alla incerta intuizione di aver compreso fino in fondo il suo messaggio ricco di umanità: ascoltare la voce della vita, dare spazio ai sentimenti, cercare l’incontro e la comprensione degli altri.
Quella bacchetta magica che lo “trasformava” l’ha portato lontano, lasciandoci un grande dono: quello di sperare che le difficoltà della vita e le nostre stesse contraddizioni si possano un giorno ricomporre in una desiderata armonia.
Andrea Monda: il Mediterraneo, le radici della civiltà e l’etica della tenerezza
Al convegno internazionale “Global South Innovation”, svoltosi dal 9 all’11 luglio a Maida, Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, ha svolto un intervento ricco di spunti culturali e spirituali, che si muove tra teologia, filosofia, poesia e politica. Un discorso che attraversa i secoli e i mari, per tornare a interrogare l’umanità sul senso della civiltà, della sostenibilità e della speranza.
Un intervento poetico e profondo
Il titolo – “Chi siamo: Achille, Ulisse o Enea?” – segna subito il registro: siamo ancora abitanti del Mediterraneo, e da lì partono tutte le domande decisive. Lo dimostrano, dice Monda, i tre grandi poemi fondativi della civiltà occidentale, Iliade, Odissea ed Eneide, che si confrontano con la guerra, l’esilio e la speranza. Ma l’inizio del suo discorso è affidato a una notazione ecclesiale: Papa Leone XIV, afferma, ha espresso più volte il desiderio di recarsi a Nicea per le celebrazioni del 1700° anniversario del primo grande concilio ecumenico. Non è solo un atto simbolico, ma un ritorno alle sorgenti dell’unità.
Il gap tra tecnica ed etica
Monda cita il noto dialogo tra Habermas e Ratzinger per mettere a fuoco il problema centrale: lo squilibrio tra il progresso tecnico-scientifico e la crescita morale. L’Occidente – come un adolescente cresciuto nel corpo ma non nello spirito – rischia di non essere in grado di “sostenere” le proprie scelte. Da qui l’idea che la sostenibilità vera sia una questione etica, un esame di maturità collettiva.
A questo punto il discorso prende la via della letteratura: dalla Terra desolata di Eliot alla profezia poetica di Papa Francesco, che ha parlato del nostro tempo come segnato da una “terza guerra mondiale a pezzi”. Un mondo fuori dai cardini ha bisogno, secondo Monda, non solo di economisti ed esperti, ma soprattutto di poeti.
Achille, Ulisse, Enea: quale figura ci guida?
A partire da Nicea, il Mediterraneo diventa lo scenario simbolico per una scelta di identità. Vogliamo essere Achille, l’eroe potente e superbo? Ulisse, l’astuto errante? O Enea, il profugo generativo che si carica il padre sulle spalle e guida il figlio verso un futuro da costruire?
La risposta è affidata a una visione cristiana della civiltà, che Monda racconta anche attraverso la metafora del femore rotto – citazione di Margaret Mead – e la lezione di Dante: «Fatti non foste a viver come bruti…». Civiltà è prendersi cura. È scegliere la tenerezza come unica insurrezione umana contro la barbarie.
Il Mediterraneo e il meticciato
Risuonano forti, nel discorso, le parole di Papa Francesco, da Lampedusa a Marsiglia, da Napoli ad Ajaccio, sempre in difesa del Mediterraneo come culla della civiltà, laboratorio di pace e luogo dell’incontro. Ma anche teatro della tragedia: mare nostrum che diventa mare mortuum.
Per Monda, è questo il vero snodo: recuperare uno sguardo nuovo, capace di tenerezza e pietà. Solo così l’umanità sarà degna di questo nome.
🔗 Leggi il testo integrale dell’intervento di Andrea Monda su «L’Osservatore Romano»
Platini vittima di furto: rubati trofei e medaglie
Milano, 19 lug. (askanews) – Michel Platini, leggenda del calcio francese ed ex presidente della UEFA, è stato vittima di una rapina nella sua abitazione di Cassis, nel sud della Francia. Il furto è avvenuto nella notte, mentre l’ex calciatore si trovava all’interno della proprietà.
Secondo quanto riferito da fonti vicine all’inchiesta e confermato dalla Procura di Marsiglia, Platini è stato svegliato da rumori sospetti e ha sorpreso un uomo incappucciato e vestito di nero davanti alla finestra. Il malvivente è fuggito dopo essere stato affrontato dall’ex campione. Poco dopo, Platini ha scoperto che erano stati rubati una ventina tra trofei e medaglie, conservati in un capanno nel giardino di casa.
La gendarmeria ha avviato un’indagine per furto con scasso aggravato, affidata alla brigata investigativa di Aubagne. Gli investigatori stanno lavorando per identificare il responsabile e quantificare esattamente il valore e la natura dei beni sottratti.
Ucraina, Zelensky propone a Russia colloqui per prossima settimana
Milano, 19 lug. (askanews) – L’Ucraina ha proposto alla Russia di tenere colloqui la prossima settimana, dopo che il presidente Usa Donald Trump all’inizio di questa aveva minacciato Mosca di dazi – nel giorno di un suo bilaterale con il segretario generale della Nato Mark Rutte – se non si arriva a un accordo . Il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, Rustem Umerov, ha proposto alla parte russa di tenere un incontro la prossima settimana (21-27 luglio). Lo ha detto il capo dello Stato durante un discorso video serale. Zelensky ha osservato che “bisogna aumentare le dinamiche negoziali”.
“Dobbiamo fare tutto il possibile per raggiungere un cessate il fuoco. E la parte russa deve smettere di nascondersi dalle soluzioni: lo scambio di prigionieri, il ritorno dei bambini e la cessazione delle uccisioni”, ha sottolineato il presidente.
Ora, secondo Zelensky, sono in corso trattative con la parte russa per un nuovo scambio di prigionieri. Il giorno prima, il Cremlino aveva concordato con il parere del Presidente dell’Ucraina secondo cui il processo negoziale necessita di “maggiore dinamicità”.
Il 14 luglio il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha minacciato la Russia di imporre “dazi molto severi” se non si fosse raggiunto un accordo di pace entro 50 giorni.
Il precedente round di colloqui russo-ucraini a Istanbul ha avuto luogo il 2 giugno. La conversazione era durata poco più di un’ora.
A seguito dell’incontro, Ucraina e Russia hanno concordato di scambiare tutti i prigionieri di guerra gravemente feriti e gravemente malati e tutto il personale militare di età compresa tra 18 e 25 anni. Hanno inoltre concordato di scambiare 6.000 salme di soldati caduti da entrambe le parti.
Il 27 giugno, Putin ha dichiarato che la Russia era pronta per un terzo round di colloqui con l’Ucraina a Istanbul. Allo stesso tempo, ha definito i memorandum russo e ucraino “assolutamente opposti”.
In precedenza, Umerov, a capo della delegazione ucraina, aveva spiegato che un ulteriore lavoro con la parte russa avrebbe avuto senso se fosse stato finalizzato alla preparazione di un incontro a livello di leader. Putin si era detto pronto a incontrare il presidente ucraino, pur mettendo nuovamente in dubbio la sua legittimità come ha sempre fatto.
Italia-Tunisia, Tajani telefona a madre di Valentina Greco: ritrovata
Milano, 19 lug. (askanews) – L’ambasciata d’Italia a Tunisi, grazie alla eccellente collaborazione con le autorità tunisine, è riuscita a ritrovare la cittadina italiana Valentina Greco, che aveva interrotto i contatti con la sua famiglia da alcuni giorni. Sono in corso verifiche mediche, ma le apparenti condizioni della connazionale non desterebbero al momento particolari preoccupazioni.
La famiglia è stata avvertita e ogni ulteriore informazione verrà offerta dalla famiglia stessa. Il ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha fatto una telefonata di cortesia alla madre della connazionale per informarla.
Nato: risponderemo a cyber minacce Russia, come riterremo opportuno
Milano, 19 lug. (askanews) – La promessa è una “risposta” alle attività informatiche malevole ai servizi segreti militari russi (GRU) contro diversi alleati: un rapporto della Nato questa settimana ha lanciato un nuovo allarme su “le attività informatiche malevole della Russia, che costituiscono una minaccia per la sicurezza degli Alleati. Siamo solidali e riconosciamo che Estonia, Francia, Regno Unito e Stati Uniti d’America hanno recentemente attribuito attività informatiche malevole ai servizi segreti militari russi (GRU) contro diversi alleati della NATO e l’Ucraina”.
Gravi azioni che portano ad altrettanto gravi conclusioni. “Queste attività dimostrano il disprezzo della Russia per il quadro delle Nazioni Unite per un comportamento responsabile degli Stati nel cyberspazio, che la Russia dichiara di rispettare. Le azioni della Russia non scoraggeranno il sostegno degli Alleati all’Ucraina, inclusa l’assistenza informatica attraverso il Meccanismo di Tallinn e la coalizione per le capacità informatiche. Continueremo a utilizzare gli insegnamenti tratti dalla guerra contro l’Ucraina per contrastare le attività informatiche malevole della Russia” si legge nella dichiarazione di condanna del Consiglio Nord Atlantico in merito alle attività informatiche dannose della Russia. “La NATO si batte per un cyberspazio libero, aperto, pacifico e sicuro. Invitiamo tutti gli Stati, compresa la Russia, a rispettare i propri obblighi internazionali, anche quando operano nel cyberspazio, e ad agire in modo coerente con il quadro di comportamento responsabile degli Stati nel cyberspazio, come affermato da tutti i membri delle Nazioni Unite” si aggiunge. “Risponderemo a queste minacce nel momento e nei modi che riterremo opportuni, in conformità con il diritto internazionale e in coordinamento con i nostri partner internazionali, inclusa l’UE” è la chiosa.
Strage di via D’Amelio, Schlein: mafia ancora viva, avanti con impegno quotidiano
Roma, 19 lug. (askanews) – “Per noi è estremamente importante essere qui per commemorare Paolo Borsellino e i 5 agenti della sua scorta non solo per la memoria ma per portare avanti quotidianamente l’impegno contro ogni manifestazione del fenomeno mafioso che purtroppo è ancora vivo e presente. Basti pensare agli attentati incendiari, ai beni confiscati in Calabria, il Pd calabrese è andato a incontrare le cooperative colpite da attacchi mafiosi quindi ogni giorno dobbiamo portare avanti l’impegno contro l’infiltrazione nell’economia e nella politica”. Lo ha affermato la segreteria nazionale del Pd Elly Schlein, in via d’Amelio a Palermo.
“Non è che quando la mafia non spara va sottovalutata. Anzi, proprio quando arrivano investimenti bisogna alzare la guardia e tutti gli strumenti di legalità. Va supportato il lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura e bisogna fare prevenzione impedendo che la mafia arrivi prima dello Stato e attecchisca dov’è c’è ingiustizia sociale. C’è un lavoro di prevenzione da fare con la cultura e a partire dalla scuola”, ha concluso.
Ciclismo, Arensman show al Tour, Pogacar in giallo
Roma, 19 lug. (askanews) – Capolavoro di Thymen Arensman al Tour de France. L’olandese della Ineos Grenadiers entra in una maxi-fuga sul Tourmalet, scatta da solo sul Col de Peyresourde. Dopo una corsa in solitaria di 37 km, festeggia la sua seconda vittoria di tappa in un Grande Giro, dopo aver conquistato la Sierra Nevada alla Vuelta 2022, in una giornata che lo ha visto essere l’unico attaccante a resistere al ritorno dei più grandi contendenti alla classifica generale. Alle sue spalle la solita coppia Vingegaard-Pogacar, quest’ultimo saldamente in giallo. Si ritira sul Tourmalet Remco Evenepoel. Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-Hansgrohe) è ora il terzo uomo in classifica generale, dopo il ritiro di Remco Evenepoel (Soudal Quick-Step) all’inizio della tappa. Arensman riprende la maglia a pois Lenny Martinez e andando a trionfare in solitaria sull’arrivo in salita di Superbagneres (Foto © A.S.O / Billy Ceusters)
Usa, due italiani detenuti in centro migranti in Florida
Milano, 19 lug. (askanews) – Sono due gli italiani attualmente detenuti in attesa di espulsione presso la struttura carceraria Alligator Alcatraz, nelle Everglades della Florida, Usa. Si tratta di Fernando Eduardo Artese, con passaporto italiano e argentino e Gaetano Cateno Mirabella Costa, in base alla stampa locale.
Il Consolato Generale d’Italia a Miami e l’Ambasciata d’Italia a Washington DC stanno seguendo la vicenda con la massima attenzione, mantenendosi in costante contatto con i famigliari dei connazionali, e continuando a interessare le Autorità dell’Immigration and Customs Enforcement per reperire informazioni aggiornate sullo stato di salute dei connazionali e sulle tempistiche previste il loro rimpatrio.
Alligator Alcatraz non è la prigione di Alcatraz, ma un nome creato per descrivere il carcere a cielo aperto per i migranti e, secondo alcuni, ideato per scoraggiarli dal tentativo di superare il confine.
Il 13 luglio 2025, il Miami Herald e il Tampa Bay Times hanno pubblicato un elenco di 747 persone detenute o in attesa di detenzione presso l’Alligator Alcatraz, un controverso centro di detenzione per immigrati nelle Everglades della Florida. Tra loro compariva Fernando Eduardo Artese.
MotoGp, Bagnaia: "Problema di pressione, ma non era vero"
Roma, 19 lug. (askanews) – Ancora tanto amaro in bocca per Francesco Bagnaia al termine della Sprint Race del Gran Premio della Cechia, dodicesimo appuntamento del Mondiale di MotoGP 2025. Sul tracciato di Brno, infatti, il pilota due volte campione del mondo della classe regina scattava dalla pole position, ma non è andato oltre la settima posizione. “Ero abbastanza comodo alla guida, stavo perdendo un po’ di terreno da Marc ma avevo un buon margine sui piloti che mi stavano inseguendo. Già in griglia di partenza abbiamo avuto un intoppo elettronico al dashboard. Ora il team sta analizzando perchè è apparso quel messaggio che mi segnalava, erroneamente, che c’erano problemi alla gomma anteriore a livello di pressione. Dopodiché ho ceduto una posizione ma sono andato in difficoltà”.
Ultima battuta sulla sua situazione in generale: “Dove c’è tanto grip mi dà una mano, specialmente quest’anno che faccio fatica a trovarlo. Per ora il weekend è positivo anche se abbiamo compiuto pochi giri sull’asciutto. Ho una situazione più chiara del perchè faccio fatica a frenare quando inseguo qualcuno. Oggi Marc ne aveva di più ma ero vicino. Devo ripartire da qui. So che le cose non si stanno allineando al 100% verso di me ma voglio essere fiducioso”.
MotoGp, Marquez: "Ero tranquillo poi il problema pressione"
Roma, 19 lug. (askanews) – Marc Marquez doveva temere solo la pressione degli pneumatici. Il pilota del team Ducati Factory, infatti, festeggia dopo aver vinto la Sprint Race del Gran Premio della Cechia, dodicesimo appuntamento del Mondiale di MotoGP 2025, ma ha dovuto attendere qualche minuto per una investigazione per un problema alla pressione delle sue gomme.
Al termine del sabato sulla pista ceca il pilota del team Ducati Factory ha raccontato le sue sensazioni nel corso delle interviste di rito: “Se abbiamo fatto abbastanza per evitare la penalità? Sì, per quello che sto sorridendo e festeggiando. Abbiamo controllato i dati. La gara è stata dominata da questi aspetti. Stavamo guidando in maniera comoda, poi di colpo tutto è sceso. A quel punto ho provato a spingere di più sui freni, ma era oggettivamente troppo rischioso. A quel punto ho scelto di aspettare gli altri. Mi sono messo in scia di Acosta per aumentare temperatura e pressione e ci sono riuscito”.
Lo spagnolo prosegue nel suo racconto: “C’è tanto equilibrio in pista. Sin dalla FP1 di ieri ho sentito una sensazione unica su questo asfalto. Al posteriore c’è tantissimo grip. Anche per questo motivo, evidentemente, KTM, Aprilia e Yamaha si sono avvicinate”.
Pallanuoto, Silipo: "Buon approccio, poi qualità ungherese"
Roma, 19 lug. (askanews) – E’ deluso il ct della Nazionale italiana di pallanuoto femminile, Carlo Silipo, dopo la sconfitta ai mondiali di Singapore che prelude alle azzurre il pass per la semifinale. “Abbiamo giocato molto bene nei primi due tempi, con grande applicazione difensiva e pazienza in attacco – la sua analisi – Il terzo tempo è stato decisivo, ci è mancata forza in attacco e abbiamo subito troppo; poi abbiamo provato a cambiare qualcosa a livello tattico per rientrare in partita, ci stavamo quasi riuscendo però è emersa la qualità delle giocatrice ungheresi e soprattutto di Keszthely che nei momenti importanti ci ha punito. Ci sono state anche situazioni arbitrali discutibili, ma bisogna esserne superiori. Abbiamo avviato un nuovo quadriennio olimpico, convocando ragazze di prospettiva con cui abbiamo già disputato anche la World Cup. Stiamo allargando il gruppo per crescere il più velocemente possibile in previsione dei prossimi impegni. Proseguiremo il torneo per ottenere il massimo”. (Foto di Andrea Masini / DBM)
Calcio, De Bruyne: "Napoli il posto migliore per me"
Roma, 19 lug. (askanews) – E’ il giorno di Kevin De Bruyne nel tiriro del Napoli. L’ex centrocampista del Manchester City è stato il primo colpo del Napoli di De Laurentiis. “Dal punto di vista della competitività è il posto migliore per me, ho la possibilità di dimostrare le mie qualità – ha detto -. Il Napoli è campione d’Italia, ha mostrato tutte le sue qualità. Cambia molto rispetto all’Inghilterra, ma anche questo mi rende molto entusiasta. Ho voglia e qualità per essere competitivo a questo livello. Quando Manna è venuto a mostrarmi il progetto sono rimasto entusiasta, credo che Napoli sia stata la miglior scelta per me”.
MotoGp, Marquez vince la Sprint di Brno, Bagnaia settimo
Roma, 19 lug. (askanews) – Come in Germania Marc Marquez ha vinto la Sprint del Gran Premio della Repubblica ceca, sia pure con qualche brivido. Stavolta, però, non serve una rimonta, ma un’attenta gestione delle gomme. Il trionfo di Brno, undicesima perla del pilota Ducati sulla distanza breve nel Mondiale MotoGP 2025, viene confermato solo quando la gara si è conclusa da diversi minuti. Tutta colpa della pressione degli pneumatici, risultata inizialmente fuori dai parametri: lo spagnolo rallenta mentre è in fuga, gestisce il problema e poi trionfa davanti a Pedro Acosta (Ktm). Inizialmente non sembra bastare per evitare una penalità. Poi, dopo qualche minuto, arriva l’ufficialità: nessun provvedimento contro Marc, che allunga nel Mondiale 95 punti sul fratello Alex, 156 su Francesco Bagnaia, solo settimo sul traguardo. Gran terzo posto per Enea Bastianini (Tech3 Ktm).
Pallanuoto, Ungheria-Italia 12-9, azzurre per il quinto posto
Roma, 19 lug. (askanews) – Le magiare strappano sul 7-5 con l’Italia ferma sul 5-4 segnato da Bianconi. Due tiri in sequenza di Sumergi e di Garda a 6 secondi dal cambio campo e difesa schierata; poi la superiorità di Keszthely, la vera dominatrice della partita, autrice di 4 gol ed mvp. Il break di 3-0 è fermato dalla palomba di Bettini (7-6). Ma il gap non si colma e le magiare raggiungono anche il +3 (10-7), amministrando poi il vantaggio nell’ultimo tempo, sullo 0-0 per oltre cinque minuti. A segno per le azzurre Ranalli, autrice di 4 gol e del 10-8 su rigore, Giustini in tripletta, Bianconi e Bettini. Il Setterosa tornerà in vasca per le semifinale per il quinto posto contro la perdente di Spagna-Olanda lunedì 21 luglio alle 14.00 italiane, le 20:00 locali. (Foto di Andrea Masini / DBM)
Usa, auto contro la folla a Los Angeles: almeno 28 feriti
Roma, 19 lug. (askanews) – E’ di almeno 28 feriti, tra cui tre in condizioni critiche, l’ultimo bilancio diffuso dalle autorità americane sull’incidente avvenuto la scorsa notte a Los Angeles, quando una macchina è finita sulla folla su Santa Monica Boulevard.
Il sergente Travis Ward, comandante della Central Traffic Division Watch del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, ha dichiarato che il conducente della vettura è stato colpito da un proiettile dopo l’incidente ed è stato trasportato in ospedale dove è stato operato.
Per questo motivo, ha aggiunto Ward, la polizia non è ancora stata in grado di stabilire se l’incidente sia stato intenzionale o se il conducente sia uscito di strada.
Stando a quanto riferito all’emittente Nbc dal responsabile dell’informazione dei Vigili del Fuoco di Los Angeles, capitano Adam VanGerpen, il veicolo ha colpito un carretto di tacos prima di finire sulle persone che si trovavano davanti a una discoteca.
Strage di via D’Amelio, Piantedosi: rendiamo onore a Servitori Stato
Roma, 19 lug. (askanews) – “Rendiamo onore a Servitori dello Stato che non hanno mai indietreggiato nella lotta alla criminalità organizzata, fino all’estremo sacrificio. Il loro ricordo continua ad essere ispirazione e monito per le nuove generazioni. Il loro impegno per la legalità, la giustizia e il bene comune ci guida nella battaglia contro ogni forma di violenza e prevaricazione”. Così afferma in un post su X il ministro dell’interno Matteo Piantedosi che partecipa oggi a Palermo alla cerimonia in onore del giudice Paolo Borsellino e dei poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina, che 33 anni fa persero la vita nella strage mafiosa di via D’Amelio.
Iveco, rumors vendita. Urso: convocherò sindacati nei prossimi giorni
Milano, 19 lug. (askanews) – Sindacati in allarme sui rumors di vendita di Iveco da parte di Exor, con l’indiana Tata Motors in pole position, e il ministro Adolfo Urso assicura che arriverà presto una convocazione. “La mia intenzione è convocare già nei prossimi giorni i sindacati, così come mi è stato richiesto, per confrontarci insieme – ha detto il ministro delle Imprese e del made in Italy – sulle potenzialità di sviluppo produttive e ovviamente su quelle occupazionali, come giusto che sia, in merito a questa voce o all’intenzione dell’azienda, che seguiamo con attenzione”.
“Utilizzeremo i poteri che ci sono conferiti – ha spiegato Urso, intervistato da Radio 24 -. Valuteremo insieme, ove ci fosse davvero una proposta di cessione dell’azienda. I sindacati sanno che noi sappiamo tutelare al meglio, e lo abbiamo dimostrato in ogni dossier, la tecnologia, la produzione e i livelli occupazionali”.
Ieri, le indiscrezioni secondo cui sarebbe in corso una trattativa avanzata tra Exor e il gruppo indiano Tata, storico partner di Fiat, ha messo le ali al titolo Iveco a Piazza Affari, che ha chiuso a 16,6 euro, in rialzo dell’8,3%. A quattro anni dal fallimento del negoziato coi cinesi di Faw, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, che detiene il 27% di Iveco, sarebbe ora pronta a trattare sulla cessione. Dall’operazione resterebbe fuori Iveco Defence. Lo scorso maggio il gruppo, leader nella produzione di camion e veicoli commercial, aveva deciso di procedere con la separazione del business della difesa tramite uno spin-off, esplorando manifestazioni preliminari di interesse da parte di potenziali acquirenti strategici.
Se le società coinvolte non commentano i rumors, la possibile cessione di Iveco preoccupa invece i sindacati, che ieri hanno chiesto al governo un tavolo. “Riteniamo inaccettabile apprendere da indiscrezioni, non smentite dall’azienda, della vendita di Iveco”, ha sottolineato la Fiom-Cgil. “Lo scorporo di Iveco Defence si confermerebbe quindi un piano preordinato di cessione di una parte importante del patrimonio industriale della nostra Repubblica. Il Governo fermi qualunque ipotesi di vendita che metta in discussione gli impianti e i lavoratori di Iveco. La proprietà sta smontando pezzo dopo pezzo l’industria dell’automotive del nostro Paese attraverso una pianificazione di spin-off, cessioni e vendite da Ferrari, alla Marelli, poi Cnh Industrial e ora Iveco”.
Anche la Fim Cisl ha espresso forte preoccupazione per il futuro industriale di Iveco. “Nella primavera del 2025 l’azienda ha annunciato la volontà di procedere con uno spin-off del ramo Difesa. Nonostante i solleciti avanzati dalle organizzazioni sindacali, finalizzati a comprendere gli effetti e le ripercussioni dell’operazione sui piani industriali e sull’occupazione, Iveco non ha ancora convocato il sindacato – ha sottolineato -. Oltre a ciò, le notizie apparse sulla stampa di oggi che parlano dell’apertura di una trattativa per la vendita del gruppo e di un’offerta avanzata da Tata Motors, contribuiscono a creare un clima di incertezza tra i lavoratori, molto dannoso in un momento storico già caratterizzato da numerosi elementi di criticità”.
Borsellino, Fumarola: il suo sacrificio impone di non abbassare guardia
Roma, 19 lug. (askanews) – “Il 19 luglio di trentatré anni fa, in via D’Amelio a Palermo, venivano barbaramente assassinati il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. Quel sacrificio, come quello di Giovanni Falcone poche settimane prima, ha scosso la coscienza di tutti noi e ci richiama al dovere di non abbassare mai la guardia. Ricordare oggi Borsellino, la sua scorta e tutte le vite spezzate dalla violenza mafiosa non è un atto formale: significa ribadire chi siamo. Da che parte stiamo. Dedico questo momento a loro. A ogni servitore dello Stato. Ad ogni sindacalista, giornalista, studioso, imprenditore. Ad ogni persona caduta per mano criminale”. Così la leader della Cisl, Daniela Fumarola, appena rieletta dal consiglio generale leader della confederazione.
“Ad ogni persona che ha pagato con la vita il suo amore per la comunità nazionale e per la legalità – ha aggiunto – la loro memoria è un faro che ci guida nel nostro impegno quotidiano. La Cisl farà sempre la sua parte per tenere viva quella luce: saremo accanto a chi combatte il racket, a chi si oppone al caporalato, a chi dice no al pizzo e a ogni forma di sopruso”.
Cisl, Daniela Fumarola rieletta segretario generale
Roma, 19 lug. (askanews) – Daniela Fumarola è stata rieletta segretario generale della Cisl. Ad eleggerla è stato il consiglio generale con 193 voti. Gli aventi diritto erano 203, non presenti al voto 9; presenti al voto 194; schede nulle zero; bianche una.
“Ci sono momenti in cui le parole faticano a esprimere l’emozione che si prova – ha detto Fumarola – questo per me è uno di quei momenti. Essere qui di fronte a voi, dopo la fiducia che avete voluto confermarmi, mi riempie di una gratitudine profonda. In questi mesi, dal giorno in cui il consiglio generale mi ha affidato questo ruolo, ho sentito il peso e l’orgoglio di rappresentare la nostra amata Cisl. Questa fiducia rappresenta un mandato che mi impegno a onorare con tutta me stessa. Un vincolo che vivo come una responsabilità verso ciascuna e ciascuno di voi”.
La Cisl è un sindacati che cerca di trovare “soluzioni vere e durature ai problemi reali del lavoro e della società – ha aggiunto – questa è la nostra scelta strategica: esserci, sempre, come protagonisti attivi del cambiamento e non come spettatori. Abbiamo saputo trasformare questo valore in azioni concrete. Partecipazione, per noi, significa dare dignità a ogni lavoratore, pensionato, ad ogni famiglia. Abbiamo rivendicato con forza la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese e del Paese e non ci siamo limitati a immaginarla: l’abbiamo
voluta, promossa e costruita insieme. Una strada che ora dobbiamo percorrere fino in fondo portando la partecipazione in ogni luogo
di lavoro, dalle grandi imprese agli enti pubblici, fino ai nostri territori, attraverso la contrattazione sociale”.
M.O., Mattarella: contro attese umanità sparare su file per acqua o chiese
Milano, 19 lug. (askanews) – “Si spara e si uccide sui luoghi di preghiera, su luoghi dove si distribuisce acqua a chi ha sete e pane a chi ha fame, si colpiscono soccorritori che prestano aiuto ai feriti: tutto questo crea un contrasto radicale con le attese dell’umanità ma anche rischia di introdurre una spirale di risentimenti, di odio, di contrapposizioni che genera costantemente altre violenze”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per il centenario della Campana dei caduti di Rovereto.
“Ci troviamo in un momento storico internazionale che è in pieno contrasto con i desideri, le aspirazioni e le attese dell’umanità in ogni parte del mondo, di ogni nazionalità: riemergono ombre che si pensava non dovessero avere più spazio e presenza, di chi ritiene di reintrodurre le guerre di annessione territoriale che pensavamo appartenessero ai momenti oscuri dei secoli passati, o di chi pensa di ripristinare il dominio del più forte su coloro che sono più deboli o di poter bombardare civili nelle loro case. Assistiamo al massacro di giovani intenti a festeggiare ascoltando musica”, ha detto Mattarella che ha concluso: “Vi è una condizione di speranza, cui l’umanità aspira, e che deve prevalere su quanto avviene e che registriamo con tristezza: quanto avviene crea disorientamento nella vita internazionale e anche nella vita delle persone”.
Meloni ricorda Borsellino: il suo esempio vive in chi lotta contro la mafia
Milano, 19 lug. (askanews) – Oggi, a 33 anni dalla strage di via D’Amelio, ricordiamo Paolo Borsellino, un uomo che ha sacrificato la sua vita per la verità, per la giustizia, per l’Italia. Il suo esempio continua a vivere in chi ogni giorno, spesso lontano dai riflettori, combatte per un’Italia più giusta, libera dalle mafie, dal malaffare, dalla paura. Non c’è libertà senza giustizia, non c’è Stato senza legalità”. Lo scrive sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
“Ai tanti magistrati, Forze dell’Ordine e servitori dello Stato che hanno scelto il coraggio, anche a costo della vita, dobbiamo gratitudine e rispetto. Hanno tracciato una strada che non può essere dimenticata. Quel testimone è ancora saldo – afferma Meloni – e lo porteremo avanti ogni giorno, con rispetto, con determinazione, con amore per la nostra Nazione. In ricordo di Paolo Borsellino e di chi non ha mai chinato la testa”.
Mattarella: riconciliarsi con l’ambiente, il progresso non si misura col profitto
Milano, 19 lug. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è recato questa mattina al cimitero monumentale di San Leonardo nel 40esimo della catastrofe della Val di Stava, in Trentino. Il capo dello Stato ha deposto una corona e salutato i parentiádelleávittime dell’inondanzione causata dal cedimento degli argini dei bacini di decantazione di una miniera. Disastrò che causò la morte di 268 persone. “È necessario riconciliarsi con l’ambiente. Un nuovo sviluppo sarà possibile solo facendo convergere equilibrio ecologico, equità sociale, armonia nei territori. Il progresso non si misura sulla base del profitto economico che se ne ricava, indifferenti ai costi sociali, ambientali, umani” ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“L’Italia, purtroppo, non è esente da calamità che si usa definire ‘naturali’, per sottolinearne la imprevedibilità, la loro quasi ineluttabilità. Qui non è stata la natura a distruggere, a uccidere, qui a provocare la strage – ha sottolineato il Capo dello Stato – è stata una calamità non di natura, causata artificialmente dall’uomo. Qui vi sono state le responsabilità delle imprese coinvolte, incuria, mancata vigilanza delle autorità nella gestione del progetto minerario. In una parola a determinarla fu l’indifferenza al pericolo per le persone, sulla base di una errata concezione del rapporto uomo-ambiente, con quest’ultimo considerato risorsa da sfruttare e non da porre doverosamente in favore della comunità, come un valore al suo servizio”.
Biennale Danza, consegnati i Leoni a Twyla Tharp e Carolina Bianchi
Venezia, 19 lug. (askanews) – La coreografa statunitense Twyla Tharp e l’artista, commediografa e scrittrice brasiliana Carolina Bianchi hanno ricevuto rispettivamente il Leone d’oro alla carriera e il Leone d’argento della Biennale Danza 2025, diretta per il quarto anno da Sir Wayne McGregor. A Ca’ Giustinian, sede della Biennale di Venezia, si è tenuta la cerimonia di consegna dei premi, nei primi giorni di apertura del festival internazionale di danza contemporanea.
Due riconoscimenti importanti ad artiste di diverse generazioni ma che rappresentano manifestazioni decisive del modo di fare danza e di pensare la scena teatrale e performativa.
Fumarola al Governo: passiamo ai fatti, patto con chi ci sta
Roma, 19 lug. (askanews) – “Al Governo diciamo: passiamo subito dalle intenzioni all’azione. La via maestra è quella che porta a un contratto nazionale per lo sviluppo, la sostenibilità sociale e il lavoro che impegni esecutivo e parti sociali su un programma su obiettivi condivisi”. Lo ha detto la leader della Cisl, Daniela Fumarola, concludendo il XX congresso confederale.
“L’auspicio è che questa strategia sia sostenuta da una coalizione ampia – ha aggiunto – non è più tempo di alibi o di pregiudiziali. Chi oggi si tira indietro si assume la responsabilità di auto-escludersi da un cammino fondato sull’etica della cooperazione. La via del dialogo e della partecipazione richiede coraggio, il coraggio di scelte giuste anche quando possono essere impopolari”. Fumarola ha poi affermato che il dibattito congressuale ha consegnato una “convinzione chiara: per affrontare adeguatamente le sfide che abbiamo di fronte è urgente un nuovo patto sociale. Le parole che la presidente del consiglio Giorgia Meloni ci ha rivolto vanno in questa direzione”.
La premier “ha riconosciuto la necessità di superare la logica dello scontro ideologico, di rifondare il rapporto tra impresa e lavoro in modo collaborativo, e ha manifestato apertura verso il dialogo sociale – ha proseguito la numero uno della Cisl – abbiamo accolto con soddisfazione il suo intervento. Un impegno forte che metteremo già da domani alla prova dei fatti. Gli impegni assunti devono diventare in tempi brevi un percorso vero, necessario a dare una direzione al cambiamento e a recuperare una visione fatta di crescita inclusiva”.
Open Arms, Parodi (Anm): il Governo accetti le critiche
Roma, 19 lug. (askanews) – In merito al procedimento Open Arms “non è stato fatto un appello, ma un ricorso in Cassazione. E il ricorso in Cassazione è previsto dalla Costituzione. Tutti i procedimenti possono esserne oggetto”. Lo ha spiegato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, in una intervista al quotidiano La Stampa. Insomma “non è stata scelta la logica dell’appello, quindi della revisione di tutto, ma del ricorso in Cassazione. E questo blocca alla radice ogni polemica”.
La presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato di accanimento ma, secondo Parodi, “il ricorso in Cassazione è possibile per ogni caso. Se ogni volta che accade è un accanimento, allora mi permetta di dire che si tratta di un accanimento diffuso. Semmai si tratta di una scelta diretta a semplificare il futuro”. E questo perché “una volta che la Cassazione si sarà pronunciata sul tema, che potrà riproporsi, tutte le procure italiane dovranno adeguarsi. La Suprema Corte scioglie i dubbi interpretativi e fornisce una linea di massima chiarezza e trasparenza”.
Riguardo le dichiarazioni del ministro della giustizia, Carlo Nordio, che ha detto ‘rimedieremo’, al ricorso il presidente Parodi ha detto: “O si cambia la Costituzione o il ricorso in Cassazione non potrà essere limitato”. Sulla reazione del guardasigilli alle parole del magistrato Piccirillo, la replica è chiara: “Rifiutare con quei toni non la critica secca, ma l’argomentazione nel dettaglio, è una cosa che preoccupa parecchio noi magistrati” e “se non è possibile neppure esprimere considerazioni in modo pacato e professionale, allora è un grave problema che l’Anm affronterà con determinazione. Ipotizzare per questo responsabilità disciplinari significa impedire il contributo che la magistratura può dare al sistema paese. Un problema molto grave non solo per i magistrati ma soprattutto per i cittadini”.
Fabi: per le banche italiane utili record oltre 46 miliardi nel 2024
Milano, 19 lug. (askanews) – Nel 2024 le banche italiane hanno registrato un nuovo massimo in termini di utile netto, con un totale di 46,5 miliardi di euro, in crescita di 5,7 miliardi (+14%) rispetto al 2023. Un risultato che porta che la somma degli utili realizzati nel triennio 2022-24 a oltre 112 miliardi, evidenziando un triennio eccezionale per la redditività bancaria, sostenuto da un contesto monetario, ovvero gli alti tassi d’interesse decisi dalla Bce, straordinariamente favorevole. Lo sottolinea una ricerca della Fabi.
L’analisi dell’andamento mostra chiaramente, infatti, un punto di svolta a partire dal 2022. Dopo una fase meno effervescente, tra il 2018 e il 2021 – segnata da utili oscillanti tra i 15 e i 16 miliardi e un forte impatto della crisi pandemica nel 2020 – l’utile netto ha cominciato a crescere in modo significativo, passando da 25,5 miliardi nel 2022 a oltre 40,7 miliardi nel 2023, fino ai 46,5 miliardi del 2024.
Lo scorso anno i ricavi del settore hanno toccato quota 110,1 miliardi, con una crescita del 7,2% rispetto al 2023 e un balzo del 33,8% sul 2018. Il credito, tornato protagonista dopo il lungo ciclo dei tassi a zero, rappresenta ora il 58,5% dei ricavi totali, consolidando il controsorpasso sulle commissioni (41,5%), che per tre anni – dal 2019 al 2021 – avevano dominato la composizione del fatturato bancario.
Resta solida la qualità del credito: l’incidenza dei deteriorati netti sui prestiti si attesta all’1,5%, con un tasso di copertura pari al 52,5%, ben oltre la media europea del 41,4%. Ottimi anche gli indici di efficienza e redditività: il cost/income è sceso al 53,2%, dal 63,1% del 2022 e dal 71,2% del 2020; il Roe (return on equity) è salito al 13,3%, rispetto al 9% del 2022 e allo 0,9% del 2020, segno di una piena normalizzazione dei ritorni sul capitale.
Mafia, Conte: maggioranza vuole riscrivere la storia, li fermeremo
Milano, 19 lug. (askanews) – “Se qualcuno pensa di poter scrivere una storia di comodo sulle stragi di mafia da far leggere fra qualche anno ai nostri figli continuerà a trovare in noi un ostacolo”. Lo scrive sui social il presidente del M5s Giuseppe Conte, nel giorno della strage di via D’Amelio, perpetrata 33 anni fa.
“Non servirà mettere il bavaglio ai campioni dell’Antimafia come Scarpinato e De Raho che abbiamo portato in Parlamento e la maggioranza vuole invece cacciare dalle commissioni: non ci fermeranno nel percorso ostinato per la ricerca della verità. È gravissimo che si vogliano ignorare le tracce che sulle stragi del 1992-93 portano a mandanti eccellenti e a esponenti della destra eversiva responsabili delle stragi neofasciste, come Paolo Bellini da poco condannato definitivamente per la strage di Bologna. È gravissimo che alle frasi di circostanza del Governo per la strage del 19 luglio 1992 in via D’Amelio, si accompagnino fatti e scelte disastrose per la lotta a mafie e malaffare come la cancellazione dell’abuso d’ufficio, l’indebolimento dei presidi di legalità e anticorruzione, il farwest dei subappalti, i tagli alle intercettazioni. Trovano e troveranno in noi un muro”, prosegue Conte.
Che assicura: “È questo l’impegno con cui intendiamo onorare ogni giorno la memoria di chi ha sacrificato la vita per noi. È così che continueremo a coltivare la memoria di Paolo Borsellino e degli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina che hanno pagato con la vita l’impegno contro la mafia, per la verità e la giustizia”.
Calcio, morto Sergio Campana, il sindacalista dei calciatori
Roma, 19 lug. (askanews) – Si è spento all’età di 91 anni Sergio Campana, figura importante del calcio italiano e pioniere dei diritti dei calciatori. Ex calciatore, aveva guidato il sindacato dei giocatori per 43 anni, dal 1968 al 2011. Campana è deceduto nella sua città di nascita, Bassano del Grappa, stanotte in una casa di cura dove era ricoverato da alcune settimane per un peggioramento dello stato di salute.
Nato a Bassano, Campana ha lasciato un’impronta indelebile sia sui campi da gioco che fuori, con una carriera che ha coniugato passione sportiva e impegno civile.
M.O., almeno 12 morti e 100 feriti vicino a un centro aiuti a Gaza
Roma, 19 lug. (askanews) – Sono almeno 30 i palestinesi uccisi oggi dalle forze israeliane mentre attendevano di ricevere aiuti umanitari nel sud della Striscia di Gaza. Lo riporta Haaretz citando fonti mediche dell’ospedale Nasser di Khan Yunis, secondo cui più di 100 persone sono state ferite e molte di loro sono in gravi condizioni.
Il medico Atef al-Hout ha riferito di “un numero di vittime senza precedenti in un lasso di tempo molto breve”, aggiungendo: “Non siamo in grado di fornire cure mediche adeguate perché mancano attrezzature, medicinali e personale”.
Mattarella sulla strage di via D’Amelio: democrazia fu più forte dell’eversione
Milano, 19 lug. (askanews) – “La strage di via D’Amelio ha impresso un segno indelebile nella storia italiana. La morte di Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina – voluta dalla mafia per piegare le istituzioni democratiche, a meno di due mesi dall’attentato di Capaci, intendeva proseguire, in modo eversivo, il disegno della intimidazione e della paura. La democrazia è stata più forte. Gli assassini e i loro mandanti sono stati sconfitti e condannati”. È quanto ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a 33 anni dalla strage di via D’Amelia.
“In questo giorno di memoria, la commozione per le vite crudelmente spezzate e la vicinanza ai familiari delle vittime restano intense come trentatré anni or sono. Il senso di riconoscenza verso quei servitori dello Stato che, con dedizione e sacrificio hanno combattuto il cancro mafioso, difendendo libertà e legalità, consentendo alla società di reagire, è imperituro”, ha proseguito Mattarella.
“Le vite di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone sono testimonianza e simbolo della dedizione dei magistrati alla causa della giustizia. Borsellino non si tirò indietro dal proprio lavoro dopo la strage di Capaci. Continuò ad andare avanti. Onorare la sua memoria – ha concluso il Capo dello Stato – vuol dire seguire la sua lezione di dignità e legalità e far sì che il suo messaggio raggiunga le generazioni più giovani”.
“La Cisl si sporca le mani”. La battuta di Bonanni a rischio equivoco
Nel nostro precedente articolo, commentando la relazione della segretaria generale della Cisl al XX Congresso confederale, ci siamo espressi favorevolmente sul modello programmatico proposto: un’impostazione chiaramente riformista, nella quale ci riconosciamo pienamente. Quel modello, però, va riempito di contenuti chiari e coerenti su alcuni temi fondamentali per il confronto sindacale.
Il nodo delle scelte concrete
Serve, innanzitutto, una decisa presa di posizione in favore dell’equità fiscale, a tutela del lavoro dipendente. Occorrono garanzie reali sulla difesa del potere d’acquisto, una nuova politica degli orari di lavoro, e una drastica riduzione del numero dei contratti nazionali – sono oltre un migliaio quelli oggi depositati al Cnel – con la definizione di criteri rigorosi sulla rappresentatività sindacale, per superare il fenomeno del sindacalismo di comodo.
Altrettanto decisive sono scelte a sostegno di una strategia industriale attrattiva, fondata su ricerca e innovazione, e politiche strutturali che fermino l’emorragia di giovani costretti a lasciare l’Italia per motivi di studio o di lavoro. Non meno urgenti, infine, sono interventi sul sistema di welfare (sanità, previdenza) e su quello educativo e formativo.
Il valore dell’autonomia
Sono questi i nodi essenziali su cui basare un eventuale “patto di responsabilità”, così evocato nella relazione congressuale della segretaria Fumarola. Ma perché quel patto possa avere senso, occorre che il sindacato confederale – nella sua interezza – riaffermi due elementi irrinunciabili: la competenza e, soprattutto, l’autonomia.
Proprio su questi due valori avevamo già insistito nei nostri precedenti interventi, e continuiamo a ritenerli il fondamento dell’autorevolezza sindacale. Non si può indicare la strada del patto senza accompagnarla con proposte credibili, sorrette da una visione e da competenze all’altezza. Altrimenti si resterà nel limbo degli auspici e dei titoli, senza mai incidere davvero sulla realtà.
Una scena imbarazzante
Il congresso della Cisl in corso dovrebbe dare risposte nette su questi aspetti. Purtroppo, ieri abbiamo assistito a un episodio che ci pare significativo: l’accoglienza riservata alla presidente del Consiglio da parte della segretaria generale è apparsa a tratti imbarazzante. Al di là del doveroso rispetto istituzionale, ci si sarebbe aspettati un atteggiamento più sobrio: sarebbero bastati un saluto educato e una stretta di mano. Invece, si è arrivati a baci e abbracci che nulla hanno a che vedere con l’autonomia di un’organizzazione sindacale.
Ancor più discutibile è stato il fatto che, al momento dell’arrivo della premier, al fianco di Daniela Fumarola vi fosse il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luigi Sbarra. Una presenza fuori luogo e, francamente, inopportuna.
Un segnale di resistenza
Viene allora da chiedersi: è questo il biglietto da visita di un’organizzazione che fa dell’autonomia la sua architrave? Un sindacato che vuole riaffermare il proprio ruolo nel quadro democratico non può permettersi simili cedimenti formali e simbolici.
Unico dato positivo da registrare: se una parte dell’assemblea si è lasciata andare a scroscianti applausi, con delegati in piedi, un numero significativo di partecipanti ha scelto consapevolmente di applaudire per cortesia, restando seduto.
Raffaele Bonanni, ex segretario generale di via Po, ha scritto sul Riformista che la Cisl “non agita bandiere” ma “si sporca le mani”. È una battuta che può anche creare equivoci, meglio lasciar perdere. Forse c’è ancora speranza che l’anima riformista cislina possa tornare a farsi valere. Ma ci vuole che la schiena sia dritta e l’indipendenza vera.
Il fattore umano e lo sviluppo sbilenco
(…) Il Formez nasce come Centro di formazione e studi in una delibera del Comitato dei ministri per il Mezzogiorno del marzo 1959. Nel contribuire a quella decisione Giuseppe De Rita scrisse la parte sulla formazione professionale ispirandosi ai centri interaziendali dell’IRI; mentre Ubaldo Scassellati scrisse la parte sulla formazione dei quadri ispirandosi, come si dirà, più avanti a un testo del governo greco.
Occorre sottolineare che si formano nel tempo convinzioni che maturano in linee di pensiero e di azione che consentono interventi nuovi e diversi, che vanno oltre il “primo tempo” della infrastrutturazione e oltre il “secondo tempo” della industrializzazione del Mezzogiorno. É attraverso la Cassa e l’IRI, attraverso la Olivetti e la Svimez e, soprattutto, attraverso le intuizioni e le azioni di alcune personalità che vi operano che si arriva al cosiddetto “terzo tempo” – il tempo della centralità del fattore umano in un’epoca in cui si assiste all’insorgere della tecnologia come nuova dimensione della vita sociale, che allo stesso tempo potenzia e depotenzia l’umano. Di quel “terzo tempo” dello sviluppo il Formez è l’espressione.
Ma il Formez, come detto, non nasce nel vuoto. Vi erano esperienze diverse e precedenti che con essa si intrecciavano: vi era l’IPSOA di Olivetti-Martinoli (dal 1952) e vi era l’INAPLI (l’Istituto nazionale per l’addestramento e il perfezionamento dei lavoratori dell’industria), istituito nel 1938 dal fascismo e risorto due volte: nel 1945, con l’espunzione dell’aggettivo “fascista” dal nome; e nel 1949, con l’ampliamento delle sue competenze. Dal 1960 al 1967 l’INAPLI fu presieduto da Luigi Granelli – della corrente “La Base” della Democrazia Cristiana – che più avanti fu ministro della ricerca scientifica e tecnologica (1983-1987) e delle partecipazioni statali (1987-1988). L’INAPLI pubblicava una rivista, di cui Granelli fu direttore, intitolata “Qualificazione”. Nel 1963 Granelli fu componente del primo Consiglio di amministrazione del Censis.
Si trattava dunque di destini e percorsi incrociati che coglievano ciascuno certi aspetti dell’Italia nuova. Il fatto nuovo, che Martinoli ipotizza già nel 1959 – nella “piena” del miracolo economico 1958-1963 – è che vi sarà uno sviluppo del reddito, un aumento della complessità del sistema di imprese, un crescente fabbisogno di quadri intermedi e direttivi, un’espansione della scolarità superiore. In realtà, solo il primo e il quarto di questi processi si realizzerà effettivamente e ciò genererà squilibri sul mercato del lavoro (…).
Questo testo è uno stralcio, senza note a pie’ di pagina, del saggio di Giovanni Farese tratto dal recente volume G. Farese e G. Melis (a cura di), “Il Formez per il Mezzogiorno e per l’Italia. Classi dirigenti, istituzioni e sviluppo economico dagli anni Sessanta agli anni Novanta” (il Mulino, 2025), con testi di A. Giannola, G.P. Manzella, F. Dandolo, A. Bonatesta, S. Cassese, S. Zoppi, N. Parmentola, T. Fumarola.
Donald Trump firma il Genius Act: rivoluzione o mina finanziaria?
Ieri, in una cerimonia alla Casa Bianca trasmessa in streaming, il presidente Donald Trump ha firmato il Guiding and Establishing National Innovation for U.S. Stablecoins Act (Genius Act), la prima legge federale che regola le stablecoin negli Stati Uniti.
L’obiettivo proclamato è chiaro: creare un quadro normativo per asset crittografici ancorati a riserve reali (dollari o titoli di Stato) e rinvigorire il ruolo globale del dollaro. Trump lo ha definito una “rivoluzione” paragonabile all’arrivo di Internet. Ma a questa visione si accompagna un possibile conflitto d’interessi: la sua famiglia detiene quote di USD1, una stablecoin privata emessa da World Liberty Financial.
Cosa prevede la nuova legge
- Solo istituzioni autorizzate (banche o soggetti equiparati) possono emettere stablecoin garantite uno a uno.
- Obbligo di audit mensili e piena trasparenza delle riserve.
- Divieto di pagare interessi per evitare usi speculativi.
- Supervisione federale e statale degli emittenti.
- Divieto di emissione da parte di membri del Congresso o funzionari pubblici durante il mandato (ma non per il presidente in carica).
Gli economisti lanciano l’allarme
Molti esperti sono scettici. Barry Eichengreen (Università di Berkeley) ha avvertito che una corsa al riscatto delle stablecoin potrebbe generare svendite massicce di titoli pubblici, destabilizzando i mercati.
Allison Schrager, su Bloomberg Opinion, ha definito la legge “meno che geniale”, sostenendo che espone i risparmiatori a rischi inutili e priva la Fed di strumenti di controllo.
Il timore più ricorrente è che il Genius Act finisca per replicare un “sistema bancario ombra” senza le necessarie garanzie di stabilità.
Tra banche e conflitti d’interesse
Anche il mondo bancario è preoccupato: se le stablecoin attirassero troppi depositi, le banche avrebbero minori risorse da impiegare in prestiti a imprese e famiglie.
Nel frattempo, i democratici accusano Trump di conflitto d’interessi. La sua famiglia ha lanciato la stablecoin USD1 tramite World Liberty Financial, che ha già raccolto una capitalizzazione di 2,2 miliardi di dollari. Solo nel 2024, Trump ha dichiarato un guadagno di oltre 57 milioni dalla vendita di token.
La cornice internazionale
Mentre l’Europa lavora al regolamento MiCA e la Cina vieta del tutto le stablecoin private, gli Stati Uniti scelgono una via opposta.
Secondo l’Atlantic Council, la nuova legge potrebbe rendere gli USA leader globali nel settore, ma solo a patto che si evitino derive speculative e si garantisca la piena tracciabilità.
Un consenso bipartisan che non dissolve i dubbi
Il Genius Act è passato con ampio sostegno in Congresso (308 voti favorevoli alla Camera, 68 al Senato). Eppure, l’economista Paul Blustein avverte che l’emissione privata di stablecoin, anche se regolata, può minacciare la coesione del sistema finanziario e minare il ruolo della banca centrale.
In alternativa, propone che siano le stesse banche a emettere depositi “tokenizzati” sotto sorveglianza pubblica.
Una rivoluzione promessa o un azzardo sotto mentite spoglie?
Il dubbio resta, mentre il presidente Trump — tra un applauso e l’altro dei CEO delle cripto — scherza: “L’abbiamo chiamata Genius Act in mio onore”.
N.B. L’immagine è stata generata da intelligenza artificiale.
Medio Oriente, il Vaticano non arretra: pace difficile, serve responsabilità
«Diamo tempo, ci dicano che cosa è successo», ha affermato il cardinale Pietro Parolin in un’intervista a Tg2 Post, con il tono cauto del diplomatico esperto ma anche con parole cariche di inquietudine. L’attacco alla chiesa della Sacra Famiglia a Gaza nel contesto della guerra in Medio Oriente pone, secondo il segretario di Stato della Santa Sede, interrogativi gravi: è stato davvero un errore, come si è detto in un primo momento? Oppure – domanda Parolin – si è trattato di una volontà precisa di colpire «un elemento di moderazione», come sono appunto i cristiani in quella regione martoriata?
Il sospetto non è da poco: se fosse confermato, significherebbe voler eliminare qualsiasi soggetto terzo, capace di favorire il dialogo tra le parti. In altri termini, «la volontà di far fuori qualsiasi elemento che possa aiutare ad arrivare alla pace».
Il disincanto della diplomazia vaticana
Parolin, nella stessa intervista, ha descritto con lucidità la difficoltà di una mediazione della Santa Sede. Non per difetto di volontà: «Restiamo aperti e ci proponiamo», ha spiegato. Ma una mediazione è possibile solo se le parti la accettano. E al momento, «tecnicamente è molto difficile», proprio perché manca la disponibilità esplicita dei contendenti.
Parole che suonano come un’amara constatazione. «Ci deve essere volontà politica per finire la guerra», ha insistito Parolin. Ma quella volontà oggi sembra più lontana che mai, e l’ottimismo di alcuni leader regionali – come il premier israeliano Netanyahu – appare secondo Parolin poco convincente: «Vorrei crederlo», ha detto il cardinale, lasciando intendere di non illudersi.
Il nodo di Gerusalemme, capitale contesa
Nella posizione vaticana si intrecciano la preoccupazione per i cristiani locali e una visione costante del Medio Oriente come crocevia di tensioni ma anche di possibili convergenze spirituali. La Santa Sede, al contrario degli Stati Uniti di Trump che nel 2017 riconobbero Gerusalemme come capitale di Israele, ha sempre sostenuto l’internazionalizzazione della città santa, con uno statuto speciale garantito da una autorità terza.
Questa posizione – più che mai attuale – è riaffiorata in filigrana nelle parole di Parolin. Gerusalemme non può diventare il simbolo dell’esclusione, né tantomeno il campo di battaglia tra appartenenze religiose. La Chiesa lo ripete da decenni, nella consapevolezza che una pace duratura può nascere solo dal rispetto reciproco tra le fedi.
Netanyahu e la chiamata a Leone XIV
Il segnale del Vaticano non è passato inosservato. La telefonata di Benjamin Netanyahu a papa Leone XIV, avvenuta nelle ore successive all’attacco alla chiesa cristiana, va letta anche come un tentativo di contenere gli effetti diplomatici e simbolici di una possibile rottura con la Santa Sede.
In un momento in cui ogni gesto pesa, le parole del cardinale Parolin assumono il valore di un appello alla responsabilità. La Santa Sede non si chiama fuori: resta, come sempre, a disposizione per facilitare percorsi di pace. Ma non accetta di essere ridotta al ruolo di spettatrice muta. E ancor meno, di diventare bersaglio.
Bari, inaugurato il murale Core a Core al Santa Maria Hospital
Bari, 18 lug. (askanews) – Un’arte che cura e accoglie: questo il cuore di BloomArt, il progetto artistico presentato al Santa Maria Hospital di Bari. Un’iniziativa che trasforma gli spazi ospedalieri in luoghi pi umani, attraverso forme, colori e parole che avvicinano le persone.
Protagonista indiscusso, il nuovo murale di 230 metri quadrati, realizzato sulla facciata dell’ospedale che affaccia su via Poli. Un’opera firmata dallo street artist ZED1, con il contributo del barese Giuseppe D’Asta, che ha catturato l’attenzione di pazienti, residenti e personale sanitario.
Giuseppe Speziale, vicepresidente di GVM Care &Research, ha dichiarato: “Abbiamo voluto costruire questo murale in un quartiere particolare di Bari, dove insiste la nostra Santa Maria Hospital, per dare anche un abbraccio alla zona. L’arte, quando applicata anche nella cura delle malattie, uno strumento straordinario, silenzioso, preziosissimo, molto bello. Da medico ho sempre pensato che i luoghi di cura dovessero essere belli, accoglienti, perch la malattia gi difficile, quindi la persona va aiutata anche in maniera olistica, non solo nella cura di quell’organo, ma anche nell’approccio psicologico”.
Lanciato da GVM Care & Research, con VEERA Foundation, la Galleria Misia Arte e l’APS Cellule Creative, il progetto patrocinato da Regione Puglia, Comune di Bari, AIOP e Confindustria. Il progetto artistico dal titolo Core a Core rappresenta un cuore di ceramica, composto da pezzi di puzzle, a testimoniare la fragilit del cuore stesso e per questo anche l’attenzione e la cura che richiede.
Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: ” una giornata particolarmente importante, non solo per questo segno di arte che GWM regala alla citt di Bari, in un bellissimo quartiere che il quartiere della sanit barese, ma soprattutto perch questo gruppo emiliano di origine si integrato e si ‘pugliesizzato’, mantenendo la capacit di intercettare i bisogni, l’anima e anche le prospettive di futuro”.
Il murale rappresenta l’ultimo tassello di un percorso iniziato nel 2019 con il progetto LUCE, proseguito poi con la mostra Mi Racconto al Teatro Margherita, incentrata sul potere terapeutico delle parole.
Eleonora Sansavini, AD Santa Maria Hospital e presidente di VEERA Foundation, ha aggiunto: “Oggi forse il coronamento di un momento importante che va a definire un percorso iniziato nel 2019 con Luce. Fu l’esordio di questo lungo percorso che non riteniamo finito, anzi forse siamo ancora all’inizio di quello che vuole essere il progetto, il disegno, di collaborare col territorio”.
Un intreccio di arte, umanit e cura, che punta a rendere l’ambiente ospedaliero pi accogliente e vicino a chi lo vive ogni giorno.
Giustizia, Meloni: riforma per stop storture, rispetteremo impegno
Roma, 18 lug. (askanews) – La riforma della magistratura onoraria è “solo uno dei tasselli di un lavoro più ampio che il governo sta facendo per riformare la giustizia italiana, per mettere fine alle storture a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, per coniugare le garanzie con l’equità e la velocità dei processi. L’Italia merita una giustizia più giusta, più vicina ai cittadini e alle imprese. E’ un impegno che questo governo si è assunto e che intende rispettare perché siamo persone di parola e intendiamo consegnare a chi verrà dopo di noi un’Italia migliore di quella che ci è stata consegnata. Sappiamo di non essere soli in questa sfida”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in un video messaggio al convegno “Magistratura e riforme”.
Open arms, Salvini: sorpresa e rabbia ma non sono preoccupato
Roma, 18 lug. (askanews) – “Un po’ di sorpresa, rabbia, incazzatura ci sta” ma “non sono preoccupato”. Così a Radio Radio il ministro delle Infrastrutture e vice premier Matteo Salvini, a proposito del ricorso in Cassazione nell’ambito del processo Open arms.
Sul ricorso “per saltum”, dice “mi sono dovuto informare perchè non sono avvezzo alla frequentazione di aule di tribunale da imputato. Un po’ di sorpresa, rabbia, incazzatura ci sta” dopo “4 anni e mezzo di processo, 32 udienze, 268 pagine di assoluzione piena perché il fatto non sussiste da parte di tre giudici. O quei giudici non sanno fare il loro mestiere o sono salviniani nascosti…”. Adesso, aggiunge, “non vorrei che si ricominciasse tutto da capo. Ho chiamato Giulia Bongiorno per capire cosa succede, vedremo la Cassazione. Non sono preoccupato” ma “l’amaro in bocca c’è” e “mi domando quanto sta costando ai contribuenti questo processo che nasce in Parlamento perché le sinistre decisero che bloccare gli sbarchi era reato mentre non lo era né prima né dopo”.
A proposito del ministro della Giustizia Carlo Nordio, secondo cui non si dovrebbe far ricorso contro una sentenza di assoluzione, Salvini spiega che “sono tendenzialmente d’accordo perché se un imputato viene assolto in primo grado perché il fatto non sussiste e uno ha fiducia nella magistratura dovrebbe aver fiducia anche in quei giudici lì. Vediamo: sono curioso di vedere quanto va avanti e come finisce”. Poi, nel governo Conte I, sottolinea l’allora ministro Toninelli “faceva quello che facevo io adesso” e “Conte era pienamente consapevole” della politica sui migranti.
Open arms, Salvini: spero ricorso non legato a riforma giustizia
Roma, 18 lug. (askanews) – Il ricorso in Cassazione nel processo Open Arms “spero non sia legato alla riforma della giustizia che non è contro i magistrati ma cerca di togliere spazio alle correnti che fanno male alla magistratura. I giudici politicizzati sono una minoranza. Io vado avanti serenamente a fare il mio lavoro ma un po’ di rammarico c’è. A Garlasco ci hanno messo 18 anni, spero che ci mettano un po’ meno”. Così il ministro delle Infrastrutture e vice premier Matteo Salvini a Radio Radio.
MotoGp, Bagnaia: "Gomma sbagliata? Ci complichiamo vita da soli"
Roma, 18 lug. (askanews) – Venerdì amaro per Pecco Bagnaia, che ha chiuso le Pre-qualifiche al 13° posto e sabato dovrà passare dal Q1. Al termine della sessione il torinese era visibilmente arrabbiato a causa di un errore di strategia. Bagnaia aveva chiesto di uscire con la media per il finale del turno ma gli è stata montata la soft e non è riuscito a migliorarsi. “Da stamattina andavo forte – ha detto a Sky – sull’asciutto molto forte e sul bagnato riuscivo ad andare bene. Oggi pomeriggio uguale. Abbiamo perso anche un po’ troppo tempo nel box che sicuramente non aiuta. Poi se già siamo abbastanza al pelo per star nei 10 e in più ci complichiamo la vita in questo modo, mi fa arrabbiare ancora di più. So che è un periodo complicato, diciamo che facciamo fatica a farla girare nel verso giusto. Se in più ce la complichiamo così è difficile ecco”. Domani ci saranno condizioni di asciutto: “Assolutamente sì. Quest’anno per qualche motivo già sull’asciutto faccio fatica, sul bagnato non vado proprio. Spero che domani sia asciutto. L’obiettivo sarà provare due cose domani mattina giusto per capire come sfruttare al meglio il grip in questa pista. Poi il time attack sarà fondamentale perché bisogna partire più avanti possibile. Il potenziale c’è per farlo ma entrare in Q2 è sempre una cosa complicata”.
Ucraina, Putin: c’è l’impegno a trovare una soluzione politica al conflitto
Roma, 18 lug. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin ha ribadito l’impegno di Mosca a trovare una soluzione positiva e diplomatica al conflitto con l’Ucraina, in un colloquio telefonico con l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan: è quanto si legge in un comunicato del Cremlino.
“Sono state inoltre discusse diverse questioni attuali relative all’ulteriore sviluppo delle relazioni bilaterali. In particolare, è stata valutata positivamente la riunione della commissione intergovernativa russo-turca per la cooperazione commerciale ed economica tenutasi il 27 giugno”, conclude il comunicato.
MotoGp a Brno Marquez brilla nelle prequalifiche
Roma, 18 lug. (askanews) – È Marc Marquez il più veloce nelle prequalifiche del weekend in Repubblica Ceca a Brno, che si sono disputate su pista bagnata. Lo spagnolo ha chiuso in 2.03.935, rifilando oltre 4 decimi a Johann Zarco, secondo. Terzo posto per Fabio Quartararo. Il francese si è messo alle spalle le Aprilia di Marco Bezzecchi e Jorge Martin: buona sessione per il campione del mondo, che rientra in questo weekend dopo una lunga assenza. Sesta posizione per Jack Miller, che si è messo alle spalle Joan Mir. Ottava piazza per Enea Bastianini, dietro di lui Alex Marquez. Completa la top 10 Pedro Acosta su KTM. Sono dunque questi i piloti che accedono direttamente al Q2. Giornata negativa per Francesco Bagnaia, che ha chiuso al tredicesimo posto e sarà dunque costretto a disputare il Q1 domani.

















































