Home Blog Pagina 336

Summit Alaska, Schlein: fuori posto toni trionfalistici del Governo

Roma, 16 ago. (askanews) – “Sul vertice di ieri tra Trump e Putin i toni trionfalistici del Governo sono fuori posto. L’Ucraina non c’era. L’Ue non c’era. Trump non ha ottenuto nulla da Putin, se non di riabilitarlo accogliendolo con tutti gli onori sul tappeto rosso. Non hanno raggiunto alcun accordo sul cessate il fuoco, anzi, è stato tolto dal tavolo”. È quanto dichiara in una nota la segretaria del Pd, Elly Schlein.

“La verità, come diciamo da tempo, è che non si può negoziare una pace giusta – afferma la leader democratica – senza che a quel tavolo ci siano anche l’Ucraina e l’Unione europea, perché nessuno deve trattare sulle condizioni e i territori al posto del Paese che è stato ingiustamente invaso. Per costruire una pace giusta saranno fondamentali le garanzie di sicurezza da fornire all’Ucraina, ed è qui che l’Ue e gli Usa devono fare la propria parte insieme per contribuire ad una pace vera, giusta e duratura”.

“Serve ora più che mai un ruolo diplomatico dell’Ue, con una voce sola e compatta per contribuire a questo processo accanto all’Ucraina, riaffermando i principi del multilateralismo e del diritto internazionale. Quello che non serve – conclude Schlein – è invece ammiccare con reverenza alla scorciatoia della trattativa bilaterale tra due protagonisti che in fondo pensano di sostituire la legge del più forte al diritto internazionale”.

MotoGP, Marquez trionfa nella sprint in Austria

Roma, 16 ago. (askanews) – Dopo una qualifica tutt’altro che perfetta, Marc Marquez non fa una piega. In Austria lo spagnolo della Ducati trionfa nella gara Sprint. È la dodicesima affermazione sulla breve distanza in 13 round del Mondiale MotoGP 2025. L’ennesimo sigillo consolida la sua leadership iridata. Ora infatti Marc ha 123 punti di vantaggio sul fratello Alex, giunto secondo al Red Bull Ring, precedendo un ottimo Pedro Acosta. Sprint sfortunata per Francesco Bagnaia, che si ritira a metà gara per un problema alla gomma posteriore. L’italiano paga ora 180 punti dalla vetta.

Summit Alaska, il dem Schumer (Usa): "Non era diplomazia ma teatro"

Milano, 16 ago. (askanews) – Il leader della minoranza Usa al Senato degli Stati Uniti d’America, Chuck Schumer (dal 1999 senatore per lo Stato di New York e popolare per la comunità italiana nella Grande mela) ha duramente criticato l’incontro in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. “Donald Trump ha steso il tappeto rosso per l’autocratico e canaglia Vladimir Putin”, ha dichiarato Schumer in una nota.

Secondo Schumer il presidente degli Stati Uniti d’America ha riconosciuto alla Russia la legittimità sulla scena internazionale e non ha chiesto alcuna responsabilità, ma non ha ricevuto nulla in cambio: “Temiamo che non si sia trattato di diplomazia, ma di puro teatro”.

Nelle scorse settimane Schumer, ha anche definito la guerra commerciale e dei dazi lanciata dal governo americano come “una battaglia contro i cittadini americani”. Ha poi mostrato un grafico dei prezzi, con il quale ha dimostrato che negli Stati Uniti i prezzi sono in aumento su tutti i prodotti.

Ucraina, domani alle 15 riunione volenterosi, Meloni si collegherà

Roma, 16 ago. (askanews) – Si terrà domani a partire dalle 15 una nuova riunione dei leader dei Paesi cosiddetti “volenterosi” in prima fila nel sostegno finanziario e di forniture militari a favore dell’Ucraina. Alla riunione, che sarà presieduta congiuntamente dal presidente francese Emmanuel Macron, dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal primo ministro britannico Keir Starmer, si collegherà, rendono noto fonti di palazzo Chigi, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

MotoGp, Bezzecchi: "Io in pole? Non ci avrei creduto"

Roma, 16 ago. (askanews) – “Se qualcuno ieri sera mi avesse predetto la pole l’avrei mandato a quel paese… La moto non andava ma poi abbiamo lavorato fino a tarda notte nei box e stamattina era tutto molto meglio”. Così Marco Bezzecchi ai microfoni di Sky Sport dopo la pole position conquistata nel Gp d’Austria classe MotoGp. “Ci tengo poi a ringraziare Valentino Rossi, che ieri qui sul circuito mi ha dato davvero dei buoni consigli”, ha aggiunto il pilota dell’Aprilia, alla sua quinta pole in carriera.

Per la gara sprint del pomeriggio e il gran premio di domani, Bezzecchi è realista: “Non credo di avere il passo dei ducatisti, di Marc e Alex Marquez e di Bagnaia, ed è veloce anche Acosta con la Ktm – ha spiegato -. Io comunque sono migliorato e cercherò di fare una bella partenza”.

MotoGp, Bezzecchi in pole in Austria

Roma, 16 ago. (askanews) – Marco Bezzecchi, in sella all’Aprilia, ha conquistato la pole position nel Gp d’Austria classe MotoGp. Sul Red Bull Ring, l’italiano ha chiuso il miglior tempo in 1.28.060, precedendo di soli 16 millesimi Alex Marquez (Ducati Gresini) e di un decimo e mezzo scarso Francesco Bagnaia, con la prima Ducati ufficiale. Seconda fila per il leader del Mondiale, Marc Marquez, frenato da una caduta senza conseguenze, insieme con Enea Bastianini (Ktm) e Fermin Aldeguer (Ducati Gresini).

Summit Alaska, Bonelli: pace in mani autocrati, Ue esca da irrilevanza

Roma, 16 ago. (askanews) – “Il vertice in Alaska dimostra che la pace oggi è nelle mani di due autocrati come Trump e Putin, che lavorano al riarmo e non a fermare la guerra. È un fatto che deve preoccupare tutti, perché mentre loro trattano sul futuro del mondo, l’Unione europea resta senza un ruolo vero. L’Europa ha sbagliato a inseguire solo la logica militare, senza costruire una strategia diplomatica credibile. Il risultato è che ora non siede al tavolo delle decisioni, ridotta a comprimario. Questo è inaccettabile”. Lo ha scritto in un post su Facebook Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde.

“Se vogliamo una pace giusta – ha aggiunto l’esponente dei AVS – non possiamo lasciare che siano Trump e Putin a scrivere le regole. L’Unione europea deve assumersi la responsabilità politica e diplomatica di guidare un processo negoziale, difendendo l’Ucraina e mettendo fine all’escalation armata. Continuare a puntare solo sugli armamenti significa condannare i cittadini europei a pagare costi enormi: inflazione, energia cara, tagli a scuola e sanità. È ora che l’Europa scelga la via della pace e della diplomazia”, ha concluso Bonelli.

Summit Alaska, Conte: l’Ue ha fallito, imbarazzante esultanza Meloni

Roma, 16 ago. (askanews) – “Ora all’Europa del Riarmo – che non è stata costruttrice di canali di pace, soprattutto quando l’Ucraina era senza dubbio più forte ai tavoli – non resta che il ruolo da comprimario e augurarsi che lavorando duramente con pieno coordinamento diplomatico si imposti una pace giusta e ragionevole. È imbarazzante leggere nero su bianco l’esultanza di Meloni per ‘spiragli per discutere di pace’ dopo la politica guerrafondaia e ostile a negoziati condotta da Chigi in questi anni”. Così il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, ha commentato sui suoi canali social l’esito del vertice russo-statunitense in Alaska.

“I fatti – ha proseguito l’ex presidente del Consiglio – parlavano chiaro già prima di questa foto (che ritrae Donald Trump e Vladimir Piutin ad Anchorage, ndr): l’Europa è un attore non protagonista sulla guerra in Ucraina. Ha scelto, dopo l’inaccettabile invasione della Russia e i primi necessari aiuti di ‘scommettere sulla vittoria dell’Ucraina’ (parole di Meloni) attraverso una vittoria militare sulla Russia a suon di invii di armi per ben 3 anni. E adesso che questa illusione è svanita, ne paga le conseguenze. Mentre Trump e Putin discutono di come incrementare gli scambi commerciali ed esplorare nuove opportunità di collaborazione nel reciproco interesse, i leader europei sono stretti in una morsa: provare a contrastare ostinatamente una soluzione negoziale però senza nessuna reale prospettiva alternativa, oppure rassegnarsi a favorire un accordo che purtroppo si preannuncia ben penalizzante per l’Ucraina. La strategia scelta dall’Europa si è rivelata completamente fallimentare. Non basta certo una foto o una telefonata per ribaltare questo dato di realtà”.

Secondo il leader M5S “di una cosa saremo e siamo sicuramente protagonisti: i costi dei danni e della ricostruzione in Ucraina, i costi del folle ‘riarmo’, le ricadute dei costi del gas e dell’energia. Ovviamente gli oneri e i costi di questa strategia fallimentare non li pagano Meloni e soci, che per 3 anni hanno rifiutato sdegnati l’ipotesi negoziale continuando invece a puntare sull’escalation militare. Li pagano cittadini e imprese con costi dell’energia alle stelle, carovita, investimenti record in armi mentre si tagliava in altri settori, dalla sanità alla scuola”.

Tennis, Us Open 2025. Su SuperTennis Tv in diretta, in chiaro e gratis

Roma, 16 ago. (askanews) – Lo US Open in diretta, in chiaro e gratis per tutti. Tra poche ore a New York scatta l’edizione 2025 dello Slam a stelle e strisce e SuperTennis Tv – il canale della Federazione Italiana Tennis e Padel – è pronta a regalare agli appassionati una imperdibile full immersion nelle atmosfere elettrizzanti di Flushing Meadows e nelle storie del quarto Major stagionale. 

Le telecamere di SuperTennis Tv si accenderanno sui campi del Billie Jean King National Tennis Center lunedì 18 agosto per i match dei tabelloni di qualificazione maschile e femminile; il 19 e il 20 agosto, ecco la grande novità: il nuovo torneo di doppio misto spalmato su due giorni che vede al via 16 coppie stellari, con almeno otto campioni Slam tra i protagonisti. Annunciati al momento Musetti / Paolini, Alcaraz / Raducanu, Djokovic / Danilovic, Swiatek / Ruud, Zverev / Bencic, Medvedev / Andreeva, Pegula / Draper, Keys / Tiafoe,  Rybakina / Fritz, Rune / Anisimova, Shelton /  Townsend, Venus Williams / Opelka, oltre ai campioni in carica Sara Errani e Andrea Vavassori. 

Il ‘nuovo misto’ rappresenta il miglior preludio possibile all’inizio dei match dei tabelloni principali in programma dal 24 agosto al 7 settembre. Il torneo sarà trasmesso su SuperTennis Tv (canale 64 del digitale terrestre e via satellite sul canale 212) e sulla piattaforma OTT SupertenniX (gratuita per i tesserati FITP, 1,99 euro/mese per i non tesserati). Qui ogni giorno saranno trasmessi live gli incontri in programma su un massimo di nove campi. Inoltre, attraverso la piattaforma multichannel SuperTennis Plus (per i possessori di smart tv di nuova generazione), gli appassionati potranno seguire live altri quattro match oltre a quello in diretta sul canale in quel momento.

Summit Alaska, Tajani: sancita unità Europa, che vuole pace giusta

Roma, 16 ago. (askanews) – Il vertice in Alaska sull’Ucraina tra Donald Trump e Vladimir Putin ha sancito “l’unità europea”, un’Europa che “vuole una pace giusta che non rappresenti la sconfitta dell’Ucraina e che non rappresenti una riduzione della sicurezza della stessa Ucraina”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, commentando a “Speciale TG4: Disgelo in Alaska” l’incontro tra i presidenti di Stati Uniti e Russia nella base di Anchorage.

“Mi pare che sia stato compiuto un passo in avanti verso la pace”, ha sottolineato il capo della diplomazia italiana, “C’è ancora molto da lavorare, il governo italiano sostiene l’azione del presidente Trump e il lavoro degli Stati Uniti, ma nello stesso tempo siamo pronti a collaborare fattivamente insieme ai Paesi europei alla realizzazione di un vertice al quale dovranno partecipare, insieme a Trump, Zelensky e Putin. È ovvio che oggi è stata sancita, dopo l’incontro in Alaska, l’unità europea: il messaggio che attraverso il comunicato congiunto è stato inviato è molto chiaro. L’Europa è unita, l’Europa vuole la pace, ma l’Europa vuole una pace giusta, che non rappresenti la sconfitta dell’Ucraina e che non rappresenti una riduzione della sicurezza della stessa Ucraina e dell’intera Unione Europea. Ecco perché andremo avanti nel sostenere Kiev, ecco perché andremo avanti nel proporre una sorta di articolo 5 della Nato per far sì che l’Ucraina anche in futuro abbia una protezione di tipo militare da qualsiasi tentativo da parte della Federazione Russa di ricominciare una guerra”.

Morta una 20enne di Gaza ricoverata a Pisa per malnutrizione

Roma, 16 ago. (askanews) – E’ morta, nell’ospedale a Pisa, la ventenne palestinese di Gaza arrivata in Italia grazie a una operazione umanitaria, giunta con un quadro clinico molto complesso e compromesso in uno stato di profondo deperimento organico.

“Con profondo cordoglio – si legge in una nota – l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana comunica la notizia del decesso della giovane palestinese ricoverata nell’unità operativa di Ematologia nella notte tra il 13 e il 14 agosto. La ragazza, di vent’anni, era arrivata in Italia dalla Striscia di Gaza, accompagnata dalla madre, nell’ambito di un’operazione umanitaria, con un quadro clinico molto complesso/compromesso e uno stato di profondo deperimento organico. Nella giornata di ieri, dopo avere eseguito i primi accertamenti necessari e iniziato una terapia di supporto, si è verificata un’improvvisa crisi respiratoria e successivo arresto cardiaco che, purtroppo, ha portato al decesso della giovane”.

“L’Azienda – prosegue la nota – ha comunicato il tragico evento alla Prefettura, che ha prontamente attivato le procedure necessarie per i successivi adempimenti di competenza. Il Presidente della Regione Eugenio Giani esprime profondo dolore per la perdita della giovane palestinese e solidarietà di tutti i cittadini toscani alla famiglia. “Il Sistema sanitario regionale con il proprio personale, che ringrazio – dichiara Giani – sarà sempre in prima fila per garantire massimo sostegno a favore della popolazione di Gaza”.

Summit Alaska, Magi (+Europa): nulla di buono, Ue si svegli

Roma, 16 ago. (askanews) – “Il summit in Alaska doveva liberare l’Ucraina, ha liberato solo Putin sulla scena internazionale. Se due poco di buono si incontrano di buono può venirne veramente poco. La fine del diritto internazionale, piegato alle logiche dell’affarismo, e la fine la fine dell’asse atlantico come lo abbiamo conosciuto negli ultimi ottant’anni. La sottomissione definitiva della NATO, dell’Europa e dell’Ucraina che “dovranno accettare”. Nessun cessate il fuoco per l’Ucraina, usata come merce di scambio. Cos’altro deve accadere affinché l’Europa si svegli?”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.

Ucraina, Macron: pressione su Russia fino a raggiungimento pace

Roma, 16 ago. (askanews) – Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto di mantenere la “pressione” sulla Russia fino a quando “non sarà raggiunta una pace solida e duratura che rispetti i diritti dell’Ucraina”.

In un messaggio pubblicato su X dopo i vari contatti diplomatici seguiti al vertice tra Donald Trump e Vladimir Putin in Alaska, Macron ha anche ritenuto che sia “essenziale imparare tutte le lezioni degli ultimi 30 anni, in particolare la consolidata propensione della Russia a non mantenere i propri impegni”.

Ucraina, Meloni: accordo possibile ma solo Kiev potrà trattare

Roma, 16 ago. (askanews) – Si apre finalmente uno spiraglio di pace tra Russia e Ucraina anche se lo scenario è ancora complicato. Una cosa comunque deve essere chiara e cioè che solo Kiev potrà fare accordi e trattare sui suoi territori. E’ quanto scrive in una nota la presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’indomani del vertice Trump Putin in Alaska e dopo la telefonata questa mattina che ha avuto, insieme ai leder europei della cosiddetta coalizione dei volenterosi, con il presidente americano.

“Considero positivo il fatto – sottolinea Meloni – che si stiano aprendo degli spiragli di pace in Ucraina. L’accordo è ancora complicato ma finalmente possibile, soprattutto in seguito allo stallo che si è creato da molti mesi lungo la linea del fronte. Solo l’Ucraina potrà trattare sulle condizioni e sui propri territori”. Per la premier “il punto cruciale rimane quello delle garanzie di sicurezza per scongiurare nuove invasioni russe ed è questo l’aspetto su cui si sono registrate ad Anchorage le novità più interessanti. Solo robuste e credibili garanzie in tal senso potranno prevenire nuove guerre ed aggressioni”. A questo riguardo, rileva Meloni, il Presidente Trump “ha oggi ripreso l’idea italiana di garanzie di sicurezza che si ispirino all’articolo 5 della NATO. Il punto di partenza della proposta è la definizione di una clausola di sicurezza collettiva che permetta all’Ucraina di beneficiare del sostegno di tutti i suoi partner, USA compresi, pronti ad attivarsi nel caso sia attaccata di nuovo. Gli Stati Europei rimangono uniti nel sostegno all’Ucraina in questa fase di trattative. La strada per la pace non è semplice – conclude – ma è importante che sia stata intrapresa”.

Schillaci firma la revoca della commissione vaccini, dopo le polemiche sui 2 no-vax

Roma, 16 ago. (askanews) – Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha firmato il decreto di revoca del Gruppo Tecnico Consultivo Nazionale sulle Vaccinazioni (National Immunization Technical Advisory Group – NITAG). In particolare, si ritiene necessario avviare un nuovo procedimento di nomina dei componenti del Nitag per coinvolgere tutte le categorie e gli stakeholder interessati. Lo riferisce una nota del Ministero della Salute. Nei giorni scorsi l’organismo è stato al centro delle polemiche per le posizioni di due membri in merito alle vaccinazioni.

“La tutela della salute pubblica richiede la massima attenzione e un lavoro serio, rigoroso e lontano dal clamore – dichiara il Ministro Schillaci – . Con questo spirito abbiamo sempre lavorato e continueremo ad agire nell’esclusivo interesse dei cittadini”.

Week-end tra molto caldo e primi temporali

Roma, 16 ago. (askanews) – L’Italia si prepara a un weekend caratterizzato da forti contrasti tra fiammate di caldo africano ed i primi forti temporali. Mattia Gussoni, meteorologo del sito www.iLMeteo.it conferma che la giornata di Sabato 16 agosto trascorrerà ancora all’insegna del sole e del caldo intenso su gran parte d’Italia, grazie alla persistente presenza dell’anticiclone subtropicale che, dalle zone interne di Algeria e Marocco, continuerà a influenzare il tempo sul bacino del Mediterraneo centro-occidentale. Le temperature si manterranno diffusamente sopra le medie stagionali, con punte che al Centro-Nord potranno superare i 36°C.

Tuttavia, nel corso del pomeriggio, sono previsti pure dei temporali a causa di una prima flessione del campo di alta pressione, in particolare sull’arco alpino centro-orientale, nel basso Lazio, in Campania, Calabria e sulla Sicilia (qui anche forti).

Domenica 17 agosto si aprirà con condizioni ancora generalmente soleggiate e calde, seppur con valori termici in lieve calo rispetto ai giorni precedenti. Ma già dalle ore centrali della giornata l’atmosfera inizierà a mostrare segnali di cambiamento. A farne le spese saranno ancora una volta le Alpi, le zone interne del Centro-Sud e la Sicilia centro-orientale, dove sono attesi i classici acquazzoni pomeridiani. Uno sguardo alla prossima settimana conferma un cambiamento più netto. La nuova svolta atmosferica, configurabile come la classica burrasca di fine Estate, sarà caratterizzata dallo scontro tra masse d’aria di natura opposta: da una parte l’aria fredda in discesa dal Nord Europa, dall’altra quella calda in risalita dal Nord Africa. Questo contrasto termico accresce notevolmente il rischio di fenomeni meteo estremi come nubifragi, grandinate e forti raffiche di vento: insomma un potenziale ondata di maltempo su molte delle nostre regioni. Segnali inequivocabili di una battuta d’arresto per l’egemonia dell’anticiclone africano.

NEL DETTAGLIO

Sabato 16. Al Nord: sole e caldo intenso; temporali più presenti sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna. Al Sud: temporali diffusi in Sicilia, Calabria, su Appennini e zone vicine.

Domenica 17. Al Nord: sole e caldo; temporali sulle Alpi, dalla sera verso la pianura. Al Centro: sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna. Al Sud: occasionali temporali su Appennini e zone vicine, sole e caldo altrove.

Lunedì 18. Al Nord: sole prevalente. Al Centro: temporali su zone interne; sole altrove. Al Sud: frequenti temporali su zone montuose; soleggiato altrove.

TENDENZA: temperature in graduale diminuzione, burrasca di fine Estate da mercoledì 20.

Calcio, serie A: sabato il via con Sassuolo-Napoli

Roma, 16 ago. (askanews) – Ultima domenica di “riposo” per la serie A che la prossima settimana ripartirà come tutti i campionati europei. Ad aprire il campionato il Napoli campione d’Italia in campo a Reggio Emilia contro il Sassuolo. Questo il programma completo delle prime tre giornate:

Prima giornata: sabato 23 agosto ore 18.30 Genoa-Lecce, Sassuolo-Napoli, ore 20.45 Milan-Cremonese, Roma-Bologna; domenica 24 agosto ore 18.30 Cagliari-Fiorentina, ore 20.45 Atalanta-Pisa, Juventus-Parma, lunedì 25 agosto ore 18.30 Udinese-Verona, ore 20.45 Inter-Torino

Seconda giornata: venerdì 29 agosto ore 18.30 Cremonese-Sassuolo, ore 20.45 Lecce-Milan, sabato 30 agosto ore 18.30 Bologna-Como, Parma-Atalanta, ore 20.45 Napoli-Cagliari, ore 20.45 Pisa-Roma, domenica 31 agosto ore 18.30 Genoa-Juventus, ore 18.30 Torino-Fiorentina, ore 20.45 Inter-Udinese, Lazio-Verona

Terza giornata: sabato 13 settembre ore 15 Cagliari-Parma, ore 18 Juventus-Inter, ore 20.45 Fiorentina-Napoli, domenica 14 settembre ore 12.30 Roma-Torino, ore 15 Atalanta-Lecce, Pisa-Udinese, domenica 14 settembre ore 18 Sassuolo-Lazio, ore 20.45 Milan-Bologna lunedì 15 settembre ore 18.30 Verona-Cremonese, ore 20.45 Como-Genoa,

Tennis, impresa Paolini che batte Gauff: semifinale a Cincinnati

Roma, 16 ago. (askanews) – Jasmine Paolini batte per la terza volta di fila Coco Gauff, numero due al mondo, e al termine di una partita tutta in rimonta (2-6 6-4 6-3 il punteggio in poco più di 2 ore) vola in semifinale al Wta 1000 di Cincinnati. Una prestazione straordinaria per l’azzurra, testa di serie numero 7: dopo un primo set dove l’americana ha dominato, Jasmine è riuscita ancora una volta a trovare la chiave per mettere in difficoltà Coco, che ha iniziato a commettere errori su errori, molti dei quali provocati da Paolini.

Per Paolini ora c’è un vero e proprio tour de force. Oggi l’azzurra giocherà (nella notte italiana) la semifinale in doppio con la Errani (contro Guo/Panova), domenica la semifinale e in caso di vittoria la finale di doppio, lunedì l’eventuale finale in singolare. Se c’è una che può fare tutto questo, è proprio Jasmine.

Tennis, Alcaraz in semifinale a Cincinnati

Roma, 16 ago. (askanews) – Carlos Alcaraz è in semifinale al Masters 1000 di Cincinnati. Lo spagnolo, al termine di una partita molto equilibrata, ha sconfitto la testa di serie numero 9 Andrey Rublev con il punteggio di 6-3, 4-6, 7-5 in due ore e 17 minuti di gioco. Il numero 2 al mondo conquista così la 9^ semifinale del 2025, la 12^ in carriera in un Masters 1000. Al prossimo turno, il murciano sfiderà la terza testa di serie in tabellone, Alexander Zverev, che ha liquidato Ben Shelton (n.5) con un doppio 6-2.

Anchorage…incoraggia? Trump e Putin funamboli planetari

Si sono visti e hanno parlato, tanto basta per dare l’idea che sia prossima una svolta nelle relazioni internazionali. Trump punta a “liberare” la Russia dall’abbraccio con la Cina, Putin insegue l’improbabile rilancio planetario del suo Paese. In questo schema la guerra in Ucraina perde definitivamente il carattere di conflitto regionale, essendo ormai lo specchio che riflette i problemi del riassetto del potere globale.

Il punto decisivo resta la capacità dell’Europa di porsi come argine alle spinte neoimperialiste, confermando il valore simbolico e politico della difesa della martoriata Ucraina. L’impressione è che Trump sia consapevole della necessità di “convincere” i partner europei, evitando che l’asse con Mosca venga letto come un cedimento unilaterale. La partita resta aperta, con qualche speranza in più per la pace. 

Un summit senza un vero accordo

In Alaska i due leader hanno parlato per quasi tre ore. A conclusione, Trump ha dichiarato che «non è stato raggiunto nessun accordo per porre fine alla guerra», definendo tuttavia i colloqui «molto produttivi». Putin, dal canto suo, ha parlato di «intesa», senza chiarirne i contorni. Una divergenza di narrazione che svela l’ambiguità dell’incontro.

Sul tavolo non c’era solo l’Ucraina: dalle sanzioni economiche alle rotte energetiche, fino al rapporto con la Cina, le questioni (probabilmente) discusse hanno mostrato quanto il bilaterale fosse funzionale a un equilibrio globale di potere più che a sciogliere il nodo della guerra contro Kiev.

Il ruolo dell’Europa

Putin ha invitato l’Europa a «non ostacolare il processo di pace». Una formula che sembra un appello coscienzioso ma suona al tempo stesso anche come una minaccia: ridurre il ruolo europeo a spettatore passivo mentre Washington e Mosca ridisegnano le regole del gioco. 

L’Unione non può permetterselo, pena la marginalizzazione politica e strategica. L’impegno che ne deriva è chiaro: la difesa dell’Ucraina non è una questione di astratta solidarietà, ma un esplicito test di credibilità. L’attesa per sviluppi concreti rimane, ma intanto la geopolitica torna a muoversi da Anchorage.

Donati (1927): “Il sole della libertà tornerà a risplendere”

Mio caro Mica,

vedo che nessuna delle mie lettere ti viene consegnata. Numi, che cosa paventano mai i nostri “fortissimi” carcerieri? In fondo, questo rigore è una prova palmare di ridicola debolezza. Peggio ancora: è la fine del loro disperato aggrapparsi ai mezzi più odiosi e più vani di persecuzione […]. 

Da tutti i punti del mondo civile, monta inesorabile la marea dell’odio e dello scherno; come montano dal loro stesso mondo putrido e vile, il fango e il sangue che li soffocheranno. Hanno le ore contate, e si dibattono come belve ferite e morte. Questa è la verità. La censura politica e carceraria, in queste circostanze, rassomiglia alle precauzioni che presero i briganti dell’Heine, nascondendo nel folto del bosco il cadavere della loro vittima: non avevano fatto i conti col sole quotidiano, dice il poeta; e come il sole sorse, illuminò il loro misfatto e sfolgorò. “Oh sole, o fiamma accusatrice!”, canta il triplice ritornello⁴⁹. 

Ecco un motto per la tua difesa, ricordatene. So bene che questa lettera finirà come le precedenti. Ma te la scrivo appunto anche per questo. Che gusto, pigliar per il naso il nostro carceriere; fargli vedere che noi sappiamo e possiamo infischiarci di lui, del regime, del “duce”, di tutti! Noi siamo veramente liberi, sotto il magnifico sole di Dio, che essi pretenderebbero di spegnere. 

Chi sa, invece, il tuo carceriere, nonostante l’orribile bisogna del suo mestiere, fosse, in fondo un’anima degna ancora di essere umanamente rispettata, oserei dirgli: “Cittadino, considera con rispetto il nostro sacrificio [Non bevo. Sono fascista del 1920] : noi ci battiamo e soffriamo per la libertà e per la dignità di tutti; anche per la tua [bene]. […] Cittadino carceriere, hai tra i tuoi vivi e tra i tuoi morti qualche anima cui pensi col rispetto che si ha per i santi? [I caduti per la causa Nazionale

Ebbene, per questa anima, sii giusto e nobile. Il fascismo passerà presto e il sole della libertà tornerà a risplendere. Per questo giorno, immancabile e prossimo, ti gioverà soltanto l’esser stato giusto e nobile… (Nobile non come il generale Nobile, s’intenda). Salute cittadina; viva la libertà! [sì dei vili traditori della Patria] E tu, caro Mica, orgoglio del nostro nome e del nostro nobilissimo sangue, sta bene e tieni duro. Ti abbraccio sul cuore il tuo fratello Peppino.

N.B. Tra parentesi quadra le aggiunte censorie dei carcerieri. La lettera, in copia fotografica, è allegata a una nota inviata alla Direzione generale della polizia dal prefetto di Siracusa Edoardo Salerno, il 19 luglio 1928, ACS, MI, DGPS, DAGR, CPC, b. 1841, f. “Donati Giuseppe”.

L’alternativa alla Meloni ha bisogno del centro. Ma dov’è?

Caro Direttore,

traendo dagli innumerevoli articoli su questo giornale, una summa sulla linea politica che da tempo orienta i frequenti editoriali di Giorgio Merlo, ove sembra dominare una convinta liaison intorno con l’opera politica che fa capo a questa maggioranza e segnatamente alla premier Meloni, non appare fuor di luogo chiedersi quale sia l’attuale linea di questo valoroso giornale.

È in realtà di tutta evidenza che questa illustre testata sembra, oramai, aver consolidato una nuova linea editoriale.

Ne è espressione inconfutabile la sequela di editoriali che per l’appunto fanno capo a Merlo, puntuali nell’elogiare, con i soliti sofismi, quasi quotidianamente, le “imprese” governative e internazionali di una moderna Giovanna d’Arco.

Significativa la devota apologia che abbiamo letto nel recente articolo dal titolo “La classe dirigente di ieri e di oggi”. Colpisce in particolare il seguente passaggio: “..Oggi, dopo il contagio trasversale del virus populista, demagogico e antipolitico, le classi dirigenti – se così le vogliamo definire – si sono ridotte a portavoce degli istinti più triviali della pubblica opinione o a messaggeri della propaganda più sfacciata. Certo esistono eccezioni, che confermano però, come sempre, la regola. Basti pensare alla personalità riconosciuta a livello internazionale di Giorgia Meloni nel campo della maggioranza di governo o ad alcuni esponenti del Pd che, guarda caso, si sono formati politicamente durante gli anni della Prima Repubblica. Uno su tutti, Dario Franceschini”.

Certo, con riferimento a Franceschini non può ignorarsi quanto oggi, convinto supporter di Elly Schelin, il suo background strida con un certo camaleontismo diffuso.

Al contrario, la Meloni è così autorevole che ha svenduto la nostra sovranità pur di sbandierare a destra e a manca un sodalizio ideologico – ingenuo (per lei) e insincero (per Trump). Dunque, fa effetto celebrarne i meriti, visto l’andazzo che la vede esclusa da ogni tavolo teso ad affermare una qualche autonomia dalle tattiche del Tycoon. E ciò perché appare schierata supinamente – e senza alcun ombra di quell’orgoglio patriottico nazionale che invece sbandiera nelle piazze – a fianco di chi sta sfregiando il secolare modello di democrazia liberale d’Oltreoceano. Siamo di fronte a un nuovo dispotismo con metodi equiparabili ad uno sceriffo, ma di uno sceriffo che sta sopra ogni legge. Trump si mostra disinvolto, cinico, spregiudicato e prepotente, fa carta straccia del rispetto delle sovranità statuali, ha reso consuetudine geopolitica i ricatti commerciali e le minacce di ritirarsi da impegni militari comuni con l’Europa. Ciò non ha fatto altro che incentivare, con lo strascico di questi fronti scoperti, appetiti imperialisti da parte di quei paesi che, oltre a possedere arsenali nucleari, con minacce esplicite di un possibile uso concreto, non sono estranei a spietate occupazioni di territori sovrani altrui.

Tale contesto, dominato da efferate dottrine belliciste, pretese territoriali senza fondamento per fare incetta, a più non posso, di terre rare, alimenta e legittima la più crudele indifferenza alle tante condanne espresse dall’Onu e ai tanti addebiti da parte delle giurisdizioni penali internazionali per le brutali azioni criminali.

Questo è il quadro generale e questa la destra ad esso subalterna. In Italia in modo particolare. Allora, dove sono andati a finire i valori e i principi del popolarismo con cui si  dovrebbe, per coerenza ideale e politica, costruire l’alternativa al trumpismo in sedicesimo dell’attuale compagine di governo?

Risposta del Direttore

Caro Luigi, ti ringrazio innanzi tutto per la verve con la quale ci richiami ai nostri doveri di cattolici democratici. Senza dubbio la tua lettera impone un chiarimento, a patto che non sia un facile ricorso all’ostracismo. Io non credo che alla lunga l’amico Merlo possa essere convinto della bontà di questa destra. Ne è prova il suo insistere sulla tradizione della sinistra dc di Donat Cattin e Bodrato. Ecco, la sua voce alimenta una forma di pluralismo che il giornale intende rispettare, sempre fedele tuttavia al profilo di una storia limpida e coerente in rapporto ai valori del cattolicesimo democratico e popolare. 

Quello che ci proponiamo di fare con “Il Domani d’Italia” non è facile, dal momento che l’alternativa alla destra la vorremmo collegata alla formazione di un nuovo centro-sinistra, con un centro forte a garanzia della tenuta di una linea di concretezza programmatica, contro ogni cedimento alle sirene del populismo. 

Ebbene, oggi con questa sinistra “à la Schlein” non si va da nessuna parte. Purtroppo, a volerla recuperare a un disegno di sano riformismo, aiutandola a rinnovare un patrimonio di sinistra democratica, si sconta l’incosistenza di una posizione degna della tradizione degasperiana. 

Il Paese chiede una “svolta al centro” ma il centro resta un’incognita ben custodita nell’algebra della politica italiana. Ma fino a quando questa anomalia ci terrà prigionieri di uno stato d’impotenza, a sua volta generatore di dubbi auspici, in funzione filo-meloniana, circa la rinascita di una Dc più che mai somigliante a un blocco moderato e conservatore? È questa la domanda che deve tenere banco nelle nostre discussioni, anche se talvolta rischiamo di non capirci.

Destra, mille giorni di governo: luci e ombre

Nei giorni scorsi la presidente Giorgia Meloni ha giustamente festeggiato il superamento del traguardo dei mille giorni di durata del suo governo, che si colloca tra i più longevi della storia repubblicana. La stessa On. Meloni ha più volte sottolineato l’esigenza di confrontare i risultati del suo governo rispetto alle aspettative e alle promesse indicate nella campagna elettorale del 2022. Nei giorni scorsi avevo sintetizzato così questi risultati:

“RAI-Telemeloni” ci racconta ogni sera la favola del “tutto va bene”, a sostegno della vulgata governativa. Sarebbe ora di verificare quanto era stato promesso dalla Meloni e quanto sia stato attuato, dopo gli oltre mille giorni di durata del suo governo. Questi i dati incontrovertibili:

  • Abolizione legge Fornero – NO
  • Eliminazione accise sulla benzina – NO
  • Blocco navale – NO
  • Flat tax – NO
  • Asili nido gratis – NO
  • Piano per il Sud – NO
  • Rinnovo opzione donna – NO
  • Pensioni minime a 1000 € – NO
  • Cassintegrati e disoccupati contati come occupati – SÌ

Per ora la favola sembra funzionare, ma per quanto potrà durare l’incantesimo?

Indicatori preoccupanti

Anche gli amici di area ex DC che hanno votato per Fratelli d’Italia e/o sono sostenitori di questa esperienza politica non hanno saputo obiettare nulla all’evidenza dei dati esposti. Ad essi vanno aggiunti i seguenti:

  • Pressione fiscale: 42,6%
  • Reati rispetto al 2024: +2% (a proposito di sicurezza dei cittadini)
  • Debito pubblico: 135,3% del PIL
  • Sbarchi irregolari: +10% rispetto al 2024
  • Italiani fuggiti dall’Italia (in gran parte giovani): 191.000 solo nel 2024
  • Stipendi reali, potere di acquisto: -10,5% rispetto al 2019

Si direbbe un risultato fallimentare, mentre invece, dai sondaggi – la profezia che si auto-adempie o si auto-distrugge – sembra che il consenso al governo della destra non si sia ridotto.

L’assenza di un’alternativa credibile

Molti dell’area cattolica preferiscono questo governo a un’alternativa di sinistra, ridotta a “partito radicale di massa” con valori antagonisti a quelli cattolici: dall’aborto all’eutanasia e ai matrimoni LGBT, tutti facenti parte del bagaglio valoriale del partito della Schlein. È evidente che una tale sinistra non sembra costituire una valida alternativa al governo degli eredi almirantiani uniti ai leghisti salviniani e con la copertura del centro di Forza Italia.

Né più affidabili appaiono quelli del M5S, dopo averli già sperimentati. Ecco perché è necessario ricomporre un centro politico nuovo, costituito dalla collaborazione tra le componenti culturali che hanno fatto grande l’Italia: popolare, liberale, riformista e socialista.

La riforma elettorale come premessa

Tutto ciò presuppone il ritorno alla legge elettorale di tipo proporzionale con preferenza, al fine di superare quel bipartitismo imperfetto che, dal Mattarellum, Porcellum, Rosatellum, ha imposto la scelta obbligata del “di qua o di là”, destra o sinistra. Con il bel risultato che l’elettorato diserta le urne per oltre il 50%, permettendo a una maggioranza della minoranza degli elettori di controllare tutto il potere di governo.

Le iniziative di “Iniziativa Popolare”

È questa una delle ragioni per cui Iniziativa Popolare, il movimento nato dalla collaborazione di molti amici democratico-cristiani e oggi coordinati da due giovani – Matteo Orioli, marchigiano, e Roberta Ruga, veneziana – ha promosso, con l’aiuto autorevole dell’avvocato Enzo Palumbo, liberale, due leggi di iniziativa popolare (LIP) per:

  1. il ripristino della legge elettorale proporzionale con preferenza;
  2. l’introduzione del cancellierato modello tedesco.

Quest’ultima LIP, in alternativa al progetto governativo del premierato meloniano – un unicum nel quadro internazionale (adottato a suo tempo in Israele, fu ben presto abbandonato perché condannava all’ingovernabilità) – è finalizzata a garantire la natura di Repubblica parlamentare, in linea con la Costituzione, e con l’introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, in grado di garantire la governabilità del sistema.

Per la presentazione delle due LIP, a settembre verrà avviata la raccolta di firme online. Ne serviranno almeno 50.000 e, per questa raccolta, ci auguriamo che tutte le diverse espressioni politico-culturali dell’area DC e popolare, insieme a quelle di area democratico-costituzionale, si impegnino per il raggiungimento dell’obiettivo.

Trump: "l’incontro con PUtin? 10 su 10. Ora tocca a Zelensky e Europa"

Roma, 16 ago. (askanews) – Dopo l’incontro in Alaska con Vladimir Putin, il presidente americano Donald Trump ha parlato a Fox News, senza entrare nei dettagli dei “progressi” ottenuti nelle tre ore di colloqui. C’è un nodo irrisolto, ha detto, la palla passa al presidente ucraino Zelensky e ai paesi europei. In sintesi, i principali punti.

NESSUN ACCORDO (PER ORA), MA “GRANDI PROGRESSI”

Trump ha chiarito che, nonostante il vertice sia stato “estremamente produttivo”, non è stato raggiunto alcun accordo formale. Il presidente americano ribadito la sua filosofia, tradotta in (non) riusaltati del summit: “No deal until there’s a deal” (“Nessun accordo finché non c’è un accordo”), ma ha sottolineato che sono stati fatti passi avanti concreti.

PUTIN PRONTO ALLA PACE, MA NODO IRRISOLTO (E NON VUOLE PARLARNE)

Secondo Trump, Putin è disposto a trovare una soluzione pacifica al conflitto in Ucraina e “vuole davvero farcela”. Tuttavia, quando il giornalista Hannity gli ha chiesto qual è stato il vero ostacolo al raggiungimento di un cessate il fuoco, Trump ha rifiutato di specificare, dicendo che “forse verrà reso pubblico da altri, ma io non voglio parlarne adesso”.

ORA TOCCA A ZELENSKY E ALL’EUROPA

Trump ha dichiarato che, dopo aver fatto il passSo importante di incontrare Putin, la palla passa al presidente ucraino Zelensky e ai paesi europei. Ha affermato che l’Europa deve essere più coinvolta nel processo di pace e che ora spetta a loro “farcela”.

DISPONIBILITÀ A UN INCONTRO TRILATERALE

Trump si è detto aperto a un futuro vertice a tre con Zelensky e Putin: “Se vogliono, io ci sarò”.

IL VOTO ALL’INCONTRO: “10 SU 10”

Trump ha dato un voto molto alto all’incontro con Putin, dicendo: “Per me è stato un 10”, soprattutto per l’ottimo rapporto personale instaurato durante il vertice. Putin ora rispetta gli Stati Uniti, ha detto, al contrario di quanto accadeva secondo lui durante la presidenza Biden.

NESSUNA GUERRA SE TRUMP FOSSE STATO PRESIDENTE

Trump ha ribadito con soddisfazione che Putin ha confermato pubblicamente che la guerra in Ucraina non sarebbe mai iniziata se Trump fosse stato alla Casa Bianca nel 2022. Una tesi che Trump sostiene da tempo e che ha definito un punto importante dell’incontro.

CONSIGLIO A ZELENSKY: “FAI UN ACCORDO”

Quando gli è stato chiesto che consiglio darebbe al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Trump ha risposto senza esitazione: “Fai un accordo”. Ha quindi lasciato intendere che la finestra per la pace è aperta e che ora spetta a Zelensky cogliere l’opportunità.

Trump ha dato a Putin una lettera di Melania sui bimbi ucraini rapiti

Roma, 16 ago. (askanews) – Durante l’incontro bilaterale ad Anchorage, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha consegnato al presidente russo Vladimir Putin una lettera scritta da sua moglie, Melania, riferisce l’agenzia Reuters, citando due funzionari della Casa Bianca. Nella lettera, secondo queste fonti, la first lady fa riferimento “ai rapimenti di bambini” durante la guerra in Ucraina. L’argomento è delicato per Mosca, date le accuse da parte ucraina di avere trasferito in Russia decine di migliaia di bambini ucraini.

Nel marzo 2023, la Corte penale internazionale (Cpi) dell’Aia ha emesso un mandato per il commissario russo per l’infanzia Maria Lvova-Belova, per la deportazione illegale di bambini e il trasferimento illegale di bambini dalle aree occupate dell’Ucraina. Anche su Putin pende un mandato d’arresto della Cpi.

Trump: da Summit Alaska nessun accordo. Putin parla di intese

Milano, 16 ago. (askanews) – “Non c’è accordo finché non c’è un accordo”. Così il presidente Usa Donald Trump con il collega russo Vladimir Putin alla fine della conferenza stampa congiunta dove in realtà non ci sono state neppure domande dei giornalisti ma solo dichiarazioni ufficiali dei due leader.

Dopo meno di tre ore di colloqui tra Putin e Trump, rimangono molti punti interrogativi. La guerra in Ucraina avrebbe dovuto essere il tema principale del vertice in Alaska, ma nessuno dei due ha detto nulla di concreto al riguardo nella conferenza stampa congiunta che è stata anche estremamente breve, durata solo dodici minuti.

Trump e Putin in sostanza hanno concluso la conferenza stampa congiunta senza rispondere alle domande né condividere i dettagli dei colloqui sull’Ucraina. E nemmeno un possibile cessate il fuoco è stato menzionato durante l’apparizione ad Anchorage.

Putin ha parlato di intese che potrebbero rappresentare il punto di partenza per una soluzione al conflitto. Trump ha parlato della necessità che la guerra finisca. Putin lo desidera tanto quanto lui, ha detto.

Trump ha affermato che non c’è ancora un accordo sull’Ucraina, ma che sono stati fatti progressi. Ha aggiunto che avrebbe contattato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli alleati della NATO dopo la conferenza stampa. Trump ha affermato che ci sono “solo pochissimi” problemi da risolvere, senza però fornire alcuna idea di quali potrebbero essere. “Alcuni non sono così significativi”, ha detto Trump. “Uno è probabilmente il più significativo, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci. Non ci siamo arrivati, ma abbiamo ottime possibilità di arrivarci”, ha affermato dopo i colloqui con il presidente russo al quale aveva lasciato la prima parola. “Abbiamo compiuto grossi progressi oggi. Ho sempre avuto un ottimo rapporto con il presidente Putin: abbiamo avuto molti incontri, duri, buoni incontri”, ha aggiunto.

Putin – che dopo i colloqui si è recato al cimitero nazionale di Fort Richardson, fuori Anchorage, per deporre fiori sulle tombe dei piloti sovietici – ha ringraziato Trump per il tono “amichevole” della conversazione tenuta e ha affermato che Russia e Stati Uniti dovrebbero “voltare pagina e tornare alla cooperazione”. Poi con tono di sfida ha aggiunto: “Ci aspettiamo che Kiev e le capitali europee percepiscano tutto questo in modo costruttivo e non creino ostacoli. Non tenteranno di ostacolare i progressi emergenti con provocazioni o intrighi dietro le quinte”, ha dichiarato Putin che, dopo il tappeto rosso al suo arrivo, ha avuto la parola per primo.

I colloqui, ha detto Putin, sono stati costruttivi e significativi. “Mi aspetto che gli accordi di oggi diventino un punto di riferimento non solo per risolvere il problema ucraino, ma segnino anche l’inizio del ripristino di relazioni pragmatiche e concrete tra Russia e Stati Uniti”, ha detto.

In corso il vertice Trump-Putin ad Anchorage, "tutte le opzioni rimangono sul tavolo" (diretta)



Roma, 16 ago. (askanews) – E’ in corso ad Anchorage in Alaska l’incontro tra Trump e Putin sul futuro della guerra in Ucraina. “Voglio un cessate il fuoco”, così Trump prima dell’arrivo in Alaska. “Non so se accadrà oggi, ma non sarei contento se non accadesse oggi”, aveva aggiunto. I 2 presidenti si sono stretti amichevolmente la mano sulla pista e sono saliti insieme sull’auto di Trump, la Cadillac soprannominata “The Beast”, per raggiungere la base Elmendorf-Richardson.

-00: 13 Un gruppo di sostenitori dell’Ucraina che sta manifestando al di fuori della base militare di Anchorage ha esposto una bandiera di Kiev.

-00:07 Il vertice è in corso da circa 3 ore.

La diretta del 15 agosto -23:47 “Tutte le opzioni rimangono sul tavolo”. Lo hanno detto fonti ufficiali statunitensi alla Cnn mentre è in corso il vertice tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e il presidente russo, Vladimir Putin, sulla guerra in Ucraina. Il vertice è in corso ormai da oltre due ore.

-23:15 Il ministro della Difesa russo Andrei Belousov prenderà parte ai colloqui allargati tra Putin e Trump. Lo  ha affermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov secondo i media russi.

– 22:58 “Vertice STORICO con il presidente Donald J. Trump e il presidente Vladimir Putin in Alaska”. Lo scrive la Casa Bianca in un tweet.

– 22:33 Si prevede che il vertice duri dalle sei alle sette ore, ma ovviamente data la materia, non sono escluse sorprese. Se finiranno prima, significa un andamento non ideale. In base ad altri conteggi la conferenza stampa congiunta tra Trump e Putin sarebbe per le ore 1.30 (15.30 ora locale).

-21:33 Sono iniziati ufficialmente i colloqui Trump-Putin.

-21:20 Trump e Putin si sono seduti sulla stessa auto – quella di Trump, la Cadillac soprannominata “The Beast – e su essa raggiungono la base per i colloqui.

-21:15  Trump ha accolto Putin nella Joint Base Elmendorf-Richardson alla periferia settentrionale di Anchorage, in Alaska. Si apre così l’incontro che attira l’attenzione di tutto il mondo. I due sono scesi quasi in simultanea dai rispettivi aerei e poi Trump ha accolto con un applauso il suo ospite sul tappeto rosso. I due si sono poi dati amichevolmente la mano. Il presidente russo ha finto di non sentire quando i giornalisti gli hanno gridato sulla pista la domanda se avrebbe smesso di uccidere i civili.

– 21:00 E’ confermato: Putin è arrivato alla base di Anchorage.

– 20:45 L’incontro one-on-one è diventato 3 a 3 fra Putin e il presidente Usa. Trump verrà raggiunto dal segretario di Stato Marco Rubio e dall’inviato speciale Steve Witkoff. Lo ha fatto sapere la Casa Bianca.

– 20:27  L’Air Force One con Trump è atterrato ad Anchorage, in Alaska.

– 20:15 L’aereo atterrato ad Anchorage e secondo diversi media russi con Vladimir Putin a bordo fa parte della delegazione ma non c’era il presidente russo a bordo, ha dichiarato il giornalista Pavel Zarubin del primo canale della tv russa: “Stiamo aspettando l’aereo del presidente”.

– 19:58 L’aereo partito da Magadan in Russia che ha a bordo il presidente russo Vladimir Putin sarebbe atterrato ad Anchorage.

Summit Alaska, iniziati ufficialmente i colloqui Putin-Trump

Milano, 15 ago. (askanews) – Sono iniziati ufficialmente i colloqui tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente Usa Donald Trump, in formato un po’ allargato rispetto a quanto annunciato, non uno a uno ma 3 a 3. Le tv hanno mostrato i due seduti vicini e affiancati dai rispettivi ministri degli esteri e consiglieri. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov stanno prendendo parte ai negoziati tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Alaska. Dalla parte americana ci sono il segretario di stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. Oltre a loro, accanto ai presidenti ci sono gli interpreti dei due leader.

Il summit di Anchorage tra Trump e Putin sul futuro dell’Ucraina (diretta)

Roma, 15 ago. (askanews) – Tutto pronto ad Anchorage in Alaska per l’incontro tra Trump e Putin sul futuro dell’Ucraina. Il summit è previsto che inizi alle 21 ora italiana.

– 19:58 L’aereo partito da Magadan in Russia che ha a bordo il presidente russo Vladimir Putin sarebbe atterrato ad Anchorage.

– 20:15 L’aereo atterrato ad Anchorage e secondo diversi media russi con Vladimir Putin a bordo fa parte della delegazione ma non c’era il presidente russo a bordo, ha dichiarato il giornalista Pavel Zarubin del primo canale della tv russa: “Stiamo aspettando l’aereo del presidente”.

Vertice Trump-Putin: cosa ci svela la fase preparatoria?

In attesa di vedere quale sarà l’esito del vertice fra Trump e Putin in Alaska che inizia nella serata italiana della Festa dell’Assunta, si può osservare che un risultato questo incontro lo ha già ottenuto. Infatti, ha innescato una definizione cristallina delle posizioni sul conflitto russo-ucraino. Un disvelamento nitido delle diverse strategie avvertibile a livello internazionale come nell’opinione pubblica nazionale.

Persino l’enfasi su quanto possa contare questo vertice sulla soluzione della guerra in Ucraina, sembra nascondere la preoccupazione per la possibilità che si tratti di un bilaterale funzionale più a un percorso più ambizioso, di definizione di un nuovo ordine mondiale Usa-Brics, che al solo superamento di quel conflitto.

La scelta della sede, un territorio russo, venduto agli Stati Uniti nell’Ottocento, dice di una amicizia russo-statunitense più lunga e più profonda nella storia, dei periodi di tensione. Ci parla di comuni interessi e di sfide condivise da entrambi. Da quelle economiche e commerciali, alla gestione delle rotte dell’Artico, a quelle geopolitiche.

Stati Uniti e Russia sono accomunati anche da un rapporto complesso, per motivi diversi, con la potenza ex imperiale britannica, e attuale potenza finanziaria, alla guida di quelle forze che in Occidente si mostrano determinate a contrastare l’affermarsi di un ordine globale multilaterale. È proprio su questo punto che Londra va di fatto, al di là degli aspetti formali, in rotta di collisione contemporaneamente sia con Washington che con Mosca.

La City ha bisogno come l’ossigeno di politiche monetarie accomodanti da parte di Washington e ogni segnale di riavvicinamento a sistemi basati sulla convertibilità oro-Dollaro, per portare l’economia americana nel nuovo ordine multilaterale, è percepito sulle rive del Tamigi come una minaccia esistenziale.

Nel contempo l’Inghilterra non ha mai rinunciato a una sua visione geopolitica, ereditata dall’epoca imperiale, secondo cui il ridimensionamento, la destabilizzazione e possibilmente la balcanizzazione del territorio della Russia (in gran parte coincidente con l’Heartland nella terminologia di Mackinder) costituisce una priorità per se stessa e da imporre agli stati dell’Europa occidentale.

Ora, se si guarda l’allineamento delle posizioni in Europa in vista del vertice odierno nei pressi di Anchorage, si può notare che esso fotografa fedelmente lo schema di relazioni, qui sommariamente richiamato. La linea l’ha data Londra: nessuna soluzione al conflitto senza il coinvolgimento dell’attuale governo ucraino. La Francia ha portato tutti i grandi Paesi Ue su tale linea, riuniti insieme al Regno Unito nel formato dei volenterosi. E perché non vi fosse alcun dubbio residuo, alla vigilia del summit fra Trump e Putin, il primo ministro Starmer ha ricevuto Zelensky, per dare, come recita un comunicato di Downing Street ,”un potente segnale’.

Una tale configurazione di posizioni risulta ben rappresentata anche nella stampa Italiana, con molti commenti il cui pregio maggiore forse non consiste esattamente nella serenità di giudizio, ma tradisce un qualche risentimento per un evento che rischia di cambiare certezze consolidate.

Non è possibile misurare il grado di convinzione con cui l’Italia aderisce allo schieramento di posizioni che si è prodotto in occasione  di questo incontro russo -americano, ma ci si può sbilanciare nel rilevare che il nostro Paese sarebbe fra i maggiori beneficiari dei dividendi della pace in Europa. I quali potranno essere molto più consistenti ed estesi a tutti i Paesi membri Ue, nella misura in cui Bruxelles saprà recuperare, sull’Ucraina  come su altri dossier strategici, una giusta autonomia da Londra, anche per rafforzare, su basi paritarie i forti e irrinunciabili legami fra le due sponde della Manica.

Nonché per dimostrare al mondo che l’Europa ha ben chiaro che l’attesa del vertice in Alaska non può esser essa stessa il vertice.

Corbyn rompe con Starmer. Un segnale, a rovescio, per i riformisti del Pd?

Jeremy Corbyn, ex segretario del Labour e figura di riferimento della sinistra radicale britannica, ha annunciato la nascita di un nuovo partito insieme alla deputata Zarah Sultana e ad altri parlamentari indipendenti. 

Un partito nuovo, a sinistra dei laburisti

L’iniziativa mira a proporre un’agenda più netta su redistribuzione della ricchezza, nazionalizzazioni, giustizia climatica e politica estera critica verso la linea filo-atlantica di Starmer. Si tratta di una rottura senza precedenti nella storia recente del Labour, destinata a pesare sugli equilibri del centrosinistra britannico.

Il riflesso sul caso  italiano: il mito del “tetto comune”

La mossa di Corbyn rappresenta un’ulteriore conferma che lo schema politico-organizzativo da cui è nato il Partito Democratico nel 2007 non regge più. In Italia, la formazione del nuovo soggetto alla sinistra di Starmer non può non imbarazzare – per ragioni dialettiche – soprattutto l’area riformista del Pd. Finora, l’argomento utilizzato per “giustificare” la convivenza di anime molto diverse sotto lo stesso tetto era l’esempio dei grandi partiti socialisti europei — in particolare il Labour — dove la vita democratica interna, si diceva, assicura il ricambio dei gruppi dirigenti e la correzione periodica dell’agenda politica, con spostamenti sensibili sul terreno della strategia di governo.

La regola aurea che salta

I riformisti del Pd hanno sempre insistito su questo punto: quando serve — e con la Schlein indubbiamente serve — si fa opposizione interna, non si punta alla scissione. Il modello era quello laburista: uniti malgrado linee di pensiero diverse e con ciò duttili nel prevedere l’alternanza di leadership con profili oggettivamente alternativi. Ora, però, ciò che costituiva l’incantesimo dell’unità a tutti i costi per mantenere la presa su un elettorato oscillante fra moderazione e radicalismo, salta clamorosamente con la scissione dell’ex leader.

Un messaggio anche per Roma (o meglio per il Nazareno)

Se questa è la novità che arriva da Londra, qualche riflessione si impone anche a Roma (al Nazareno): riformisti e radicali non sono obbligati a condividere lo stesso spazio di partito. Possono, eventualmente, condividere le ragioni di un’alleanza — ove possibile e utile — ma questa è una condizione distinta ed opposta rispetto alla retorica del “partito unico” di riformisti e radicali. Corbyn dimostra che rompere si può, e che talvolta è proprio la scissione a chiarire il profilo politico di ciascuna componente. A rovescio, sulla convinzione che la prospettiva riformista esiga uno spazio di autonomia e libertà, gli anti Schlein dovrebbero scorgere nella novità del “caso Corbyn” l’occasione per rompere la forzata e quindi fittizia condizione di unitarietà a sinistra, sotto le stesse insegne di partito.

Le leggende della street art a Denver: da GATS a Jeremy Burns

Denver, 15 ago. (askanews) – Il modo migliore a Denver, Colorado, per visitare RiNo e l’Art District a piedi, consiglia Brand Usa. Mecca della street art infatti il quartiere pi vivace ed eclettico della Mile High City. E dietro ai graffiti, che punteggiano le strade e i vicoli, i diversi artisti che li hanno creati.

“Abbiamo pi street art di Chicago, Los Angeles e altre grandi citt che vi vengono in mente quando pensate agli Stati Uniti d’America. Probabilmente starete pensando, davvero strano, si sta fermando davanti a un muro grigio ora che quest’opera d’arte non c’ pi, ma voglio suggerirvi di cercare l’arte in luoghi inaspettati, perch non si tratta solo di muri”, spiega Jill Collins, Discover Denver Tours.

Si comincia dall’imperdibile Denver Central Market, attraverso le strade in un’avventura tra i vicoli animati e pieni di opere d’arte nascosta. Il tour in genere termina a Improper City. Si parla dell’inizio del movimento RiNo Street Art: Larimer Boy & Girl, si passa accanto al capolavoro a mano libera di Casey Kawaguchi e al famoso murale di Breonna Taylor .

Ma quale la storia migliore?

“Penso che la storia di Jeremy Burns sia una vera storia da underdog, da sfavorito”, dice Collins. “In realt aveva studiato da artista professionista, con pastelli, matite, pennellini, e poi la parte triste che stato coinvolto in un orribile, terribile incidente d’auto, e non riusciva pi a impugnare i pennelli. Ma come facciamo noi del Colorado, per cultura, non si arreso. Cos ha detto, wow, posso usare rulli grandi e posso tenere in mano un pezzo di gesso pi spesso. Cos ha cambiato marcia, ha abbandonato le belle arti, e questo uno dei suoi primissimi murales. Proprio come Gats, anche Jeremy preferisce lavorare nel buio della notte. Install un proiettore che ha proiettato questa immagine sull’edificio; con il suo grande pezzo di gesso ha delineato l’immagine, e poi ha preso i rulli”, aggiunge.

Nel cuore della notte lavora anche l’artista californiano GATS (acronimo di “Graffiti Against The System”) una leggenda internazionale dei graffiti, noto per l’iconica maschera che caratterizza prevalentemente le sue opere. Pu essere spesso avvistata mentre sbircia da un vicolo di Denver, dove non mancano i suoi “pezzi”. La sua arte pubblica presente negli Usa, in Medio Oriente, in Europa, in Asia e in America Centrale.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini di askanews

Il giorno in cui il cielo si abbassa: l’Assunzione di Maria nella fede popolare

C’è un giorno, ogni estate, in cui il cielo sembra davvero più vicino alla terra. Non è solo una suggestione poetica, ma una convinzione antica, tramandata nei gesti semplici del popolo: il 15 agosto, festa dell’Assunta, è il momento in cui Maria sale in cielo e Dio si china sulla terra, rendendosi più prossimo al cuore degli uomini.

La Chiesa celebra l’Assunzione di Maria, proclamata dogma di fede nel 1950 da Pio XII: “Maria, al termine della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo”.

Questa verità affonda le radici nella Tradizione e nella riflessione dei Padri della Chiesa, da san Giovanni Damasceno a sant’Ambrogio, che affermavano che Colei che aveva portato il Signore della vita non potesse vedere la corruzione del sepolcro.

Il popolo lo aveva intuito da sempre: il corpo che aveva generato il Verbo fatto carne non poteva conoscere la decomposizione della morte.  

La teologia la chiama Theotokos, “Madre di Dio”, a indicare l’unicità di quel corpo reso tempio dello Spirito e, nella logica dell’Incarnazione, segno del destino glorioso dell’umanità redenta.

Tutto questo non è rimasto imprigionato nei libri. È sceso nelle strade, nei campi, nelle chiese: diventando canto, processione, offerta di frutti. I fedeli forse non parlavano di “dogma”, ma sapevano che una madre come Maria è viva e presente.

E così, il 15 agosto, i lavori si fermano, i raccolti si benedicono, le madri pregano per i figli, le ragazze affidano desideri, i contadini alzano lo sguardo in cerca di ascolto.

L’Assunzione non è solo un privilegio di Maria, ma un segno di ciò che attende ogni credente: la resurrezione dei corpi e la comunione con Dio. Come afferma la Lumen Gentium (n. 68), Maria “risplende… quale segno di sicura speranza e di consolazione” per il popolo in cammino.

Nella festa dell’Assunzione, Maria non è un’idea: è una presenza. Regina che veglia sui raccolti, Donna che conosce la fatica, Madre che porta in cielo ogni invocazione. Questo vale ancora oggi per i fedeli che in Maria possono riconoscere l’aiuto per affrontare le sfide della modernità. 

Oggi ogni preghiera sembra trovare una strada diretta. È il momento in cui la terra si sente custodita e le distanze si accorciano tra chi vive, chi spera e chi è già oltre.

In Maria, l’umanità è già entrata nel cuore di Dio. E in quel cuore, accogliente ed eterno, c’è posto anche per noi.

Franco Marini: un leader sindacale, politico e istituzionale

Perché Marini è conosciuto per essere stato per molti decenni un punto di riferimento di quel cattolicesimo sociale che ha contribuito a consolidare la democrazia nel nostro paese portando un contributo decisivo e determinante per la difesa e la promozione dei ceti popolari. Per la difesa dei loro diritti, innanzitutto, ma senza mai dimenticare che anche la promozione dei ceti popolari non può mai essere disgiunto da un progetto politico di crescita e di sviluppo dell’intero paese. Una tradizione e una corrente di pensiero che sono nati alla fine dell’800 e che mantengono una straordinaria attualità anche nella stagione politica contemporanea.

Il ruolo della Fondazione Franco Marini

E la Fondazione Franco Marini, meritoriamente promossa e messa in campo dalla Cisl, come quella Carlo Donat-Cattin a Torino, hanno il merito – e anche la grande responsabilità – di difendere, di ricordare e soprattutto di sapere rilanciare, pur senza una dimensione politica ed organizzativa come ovvio e scontato, una storica corrente di pensiero. Importante ed indispensabile non solo per il futuro e la storia del cattolicesimo sociale ma anche, e soprattutto, per la qualità della nostra democrazia e per un progetto politico che faccia del riformismo di governo la sua cifra essenziale e decisiva. E, al riguardo, il compito e il ruolo della Fondazione Franco Marini può svolgere quel ruolo di ricerca e di approfondimento che si rendono sempre più necessari in una stagione dove il pensiero, la cultura, la tradizione e lo stesso ruolo dei cattolici popolari e sociali sono sempre più sbiaditi ed incerti. Per responsabilità di tanti e non riconducibili a singoli partiti, a singole associazioni, a singoli gruppi o a singole personalità. La potremmo definire come una sorta di responsabilità collettiva.

Un “unicum” nella storia democratica italiana

Ecco perché la Fondazione Franco Marini, al pari di molte altre ma forse più di altre, è chiamata adesso a svolgere un ruolo di pungolo e di riscoperta di un patrimonio ideale che ha visto proprio in Franco uno degli esponenti più illustri e qualificati che è riuscito nel suo lungo, ricco e proficuo magistero pubblico ad essere un leader sindacale, un leader politico e anche un leader riconosciuto delle istituzioni. Come tutti sanno, quasi un “unicum” nella storia democratica del nostro paese che ha visto, tuttavia, molti sindacalisti diventare autorevoli esponenti politici ma senza riuscire quasi mai ad unire le due leadership. Cioè, nel sindacato e nel partito. Per queste ragioni, semplici ma oggettive, la Fondazione Franco Marini è destinata ad avere un ruolo importante nella rideclinazione concreta della cultura e della storia del cattolicesimo sociale nel nostro paese.

Tennis, Sinner in semifinale a Cincinnati: 6-0 6-2 ad Aliassime

Roma, 14 ago. (askanews) – Jannik Sinner è in semifinale del Masters 1000 di Cincinnati. Il numero 1 al mondo batte (per la prima volta) il canadese Felix Auger-Aliassime (numero 28 al mondo) con il punteggio di 6-0, 6-2 in una partita gestita senza grandi problemi. Il primo set è stato completamente dominato da parte di Sinner, che ha chiuso con un netto 6-0 in soli 27 minuti. Nel secondo set, invece, Sinner ha subito il break in apertura (commettendo anche un doppio fallo e toccandosi immediatamente il piede sinistro). Non è mancata però la reazione di Jannik, che ha vinto sei giochi consecutivi e chiuso il match. Sinner ottiene così la 25esima vittoria consecutiva su cemento e attende in semifinale il vincente del match tra Terence Atmane e Holger Rune (in campo non prima delle 2.30 italiane).

In Colorado “Erba blu, cieli verdi”, l’impressionismo americano

Denver, 14 ago. (askanews) – Uno dei cinque migliori giardini botanici degli Stati Uniti d’America, i Denver Botanic Gardens sono un’oasi nella citt, con eventi tutto l’anno e il Mordecai Children’s Garden, opportunit di apprendimento permanente e ricerca per preservare le preziose risorse naturali del Colorado. A partire dal fiore simbolo dello stato: l’Aquilegia nota anche come Columbines che con i suoi petali multicolori, fiorisce dalla primavera all’inizio dell’estate.

“Abbiamo diverse sedi, quindi si tratta di quasi 10 ettari e ci concentriamo molto sulle piante originarie degli Stati Uniti d’America occidentali e poi anche provenienti da diverse parti del mondo che hanno clima, condizioni meteorologiche, terreno e precipitazioni simili, in modo da poter evidenziare ai visitatori i modi in cui possono utilizzare le piante autoctone nei loro giardini ed essere pi sostenibili, dato che spesso affrontiamo periodi di siccit”, dice Erin Bird dei Denver Botanic Gardens.

Inoltre se vi capita di passare per Denver, non mancate la mostra “Blue Grass, Green Skies”, proprio ai Denver Botanic Gardens. Rimane aperta sino a met settembre e presenta i paesaggi idilliaci, le scene urbane e gli interni intimi della pittura impressionista americana del XIX secolo. Mettendo in luce come gli artisti americani (Mary Cassatt, Childe Hassam, Ernest Lawson, John Henry Twachtman e William Wendt)abbracciarono l’impressionismo per catturare la bellezza e l’emozione della campagna e della citt.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio di Linda Verzani

Immagini askanews

Ucraina, le richieste russe (invariate) per la pace

Roma, 14 ago. (askanews) – Alla vigilia del vertice del 15 agosto ad Anchorage, in Alaska, tra il presidente statunitense Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, le richieste del Cremlino per una risoluzione del conflitto in Ucraina sembrerebbero immutate. “La posizione della Russia rimane invariata ed è stata espressa proprio in questa sala poco più di un anno fa, il 14 giugno 2024”, ha precisato ieri nel corso della conferenza stampa il vicedirettore del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Esteri russo, Alexey Fadeev, riferendosi alle parole con cui il presidente Putin ha più volte posto le condizioni per porre fine alla guerra in Ucraina.

Negli ultimi giorni, poco prima dell’inizio dei colloqui di Anchorage, l’esercito russo ha intensificato la pressione nell’Ucraina orientale, prendendo possesso dell’autostrada Dobropillia-Kramatorsk nella regione di Donetsk.

Di seguito, i principali punti.

RIVENDICAZIONI TERRITORIALI RUSSE. A partire dall’annessione della Crimea nel 2014, Mosca ha promosso una politica espansionistica nei confronti di Kiev che ha portato, poco prima dell’avvio dell’Operazione Speciale contro l’Ucraina nel febbraio 2022, a riconoscere l’indipendenza dall’Ucraina della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Luhansk; per poi annetterle in seguito ad un nuovo referendum che, come quanto avvenuto per quello crimeano, non è stato riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale.

Attualmente, secondo dettagliate stime open source, Mosca controlla complessivamente circa il 19% del territorio ucraino, inclusa la Crimea. Nel Donbass, il controllo della regione di Luhansk è totale, mentre è al 75% per l’oblast di Donetsk.

Quanto alle regioni di Zaporizhzhia e Kherson, la Russia controlla circa il 74% e dopo averlo conquistato nei primi mesi di guerra ha dovuto ritirarsi dal capoluogo Kherson.

Le quattro regioni ucraine sono state inserite per via costituzionale nell’assetto della Federazione russa e il Cremlino chiede il ritiro ucraino dalle zone ancora sotto il controllo di Kiev, in alternativa al proseguimento della guerra. La richiesta è inaccettabile per Kiev, ma potrebbe servire a tessere ulteriori trame negoziali.

SCAMBIO TERRITORI. In una delle sue ultime conferenze, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato alla stampa la possibilità di uno scambio di territori propedeutico alla fine delle ostilità in Ucraina. Eventualità che ha visto il forte disappunto del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha tenuto a precisare la linea di Kiev: nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina.

Allo stesso modo si è espressa l’Unione europea che ha sostenuto – attraverso una dichiarazione congiunta non condivisa dall’Ungheria – che “il percorso verso la pace in Ucraina non può essere deciso senza l’Ucraina. Restiamo impegnati al principio secondo cui i confini internazionali non possono essere modificati con la forza”.

Mosca non ha fatto proposte ufficiali in tal senso, ma ha lasciato intendere che uno scambio di territori – sempre nell’ottica di ottenere il totale controllo delle regioni dichiarate annesse – potrebbe essere possibile.

GARANZIE DI SICUREZZA. Oltre alle rivendicazioni territoriali, Mosca ha sempre posto sul tavolo dei negoziati la necessità di porre delle garanzie di sicurezza in quel che il Cremlino considera il proprio “estero vicino”. Nella fattispecie, Putin dichiara essenziale, al fine di far tacere le armi, la smilitarizzazione dell’Ucraina, la sua neutralità e la conseguente non adesione alla Nato. Richieste presentate tra l’altro come ‘ultimatum’ a Nato e Usa pochi mesi prima dell’invasione dell’Ucraina. Inoltre, Mosca ritiene necessaria una celere convocazione di nuove elezioni in Ucraina.

MEMORANDUM DI ISTANBUL. Nel memorandum russo presentato durante i colloqui di Istanbul con la rappresentanza ucraina, il Cremlino ha posto condizioni massimaliste che pretendono di rendere de facto l’Ucraina uno stato cuscinetto tra la Russia e l’Unione europea.

Oltre alle rivendicazioni territoriali massimaliste già rappresentate, Mosca pretende un radicale cambiamento in Ucraina al fine di recuperare una influenza culturale e politica su Kiev.

Tra le principali richieste di Mosca figurano: lo status ufficiale della lingua russa; il ripristino dei privilegi legali del Patriarcato di Mosca e una completa riscrittura della storia ucraina in linea con le narrazioni del Cremlino. Inoltre, la volontà del presidente russo Putin è quella di mettere al bando tutti i partiti nazionalisti ucraini in quanto ritenuti “estremisti” e “neonazisti”.

Putin lusinga (e avverte) Trump prima dell’incontro in Alaska

Milano, 14 ago. (askanews) – Un giorno prima del suo incontro con il presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, Vladimir Putin ha valutato positivamente gli sforzi statunitensi per porre fine alla guerra russa contro Kiev. “Sforzi molto energici e sinceri per uscire dalla crisi e raggiungere accordi che soddisfino tutte le parti coinvolte”, ha dichiarato il presidente russo, secondo quanto riportato dal Cremlino oggi, mentre l’esercito russo continua la sua avanzata nell’Ucraina orientale, conquistando i villaggi di Iskra e Shcherbynivka nella regione di Donetsk, secondo i bollettini ufficiali del Ministero della Difesa. Insomma una lusinga, con alla fine un avvertimento: la questione è particolarmente complessa e non ci sono soluzioni facili, soprattutto se non accontentano il Cremlino.

Per domani un faccia a faccia nella terra dei ghiacci, a cui Donald Trump oggi assegna un 25% di possibilità di fallimento. Sia la Casa Bianca che il Cremlino dicono di ritenere reale la volontà dell’altro di arrivare a una soluzione, senza anticipare formule o proposte. In effetti il rapporto tra i due leader è considerato complesso da più parti. Tra i più graffianti, il titolo del tedesco Der Spiegel oggi colpisce più che mai. “L’ama, non l’ama, l’ama…” scrive la testata, aggiungendo che “Donald Trump sta cercando di essere di nuovo gentile, forse per l’ultima volta” domani.

COLAZIONE IN ALASKA

Dunque appuntamento in Alaska con “colazione di lavoro” insieme con le delegazioni, ma prima un faccia a faccia tra Trump e Putin, con la sola presenza di interpreti, alle 21.30 italiane, le 11.30 ad Anchorage. E’ stato proprio il Cremlino ad annunciare per primo l’orario di inizio dei colloqui previsti per venerdì 15 agosto tra Trump e il collega russo, che da anni non vede di persona un omologo statunitense in carica: l’ultimo è stato Joe Biden nel 2021. Ma, escludendo gli appuntamenti alle Nazioni Unite, l’ultima visita su suolo statunitense risale a un periodo ancora più lontano: nel 2007, George W. Bush lo invitò nella tenuta di famiglia nello stato del Maine. Lo stesso anno la rivista Time aveva proclamato Putin uomo dell’anno: un’altra epoca insomma.

“L’incontro tra Putin e Trump inizierà ad Anchorage, in Alaska, alle 11.30 ora locale”, ha dichiarato il consigliere per la politica estera di Putin, Yuri Ushakov, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa russe. L’assistente presidenziale ha affermato che i colloqui si terranno presso la base militare (Joint Base) Elmendorf-Richardson in Alaska. Le parti terranno prima un incontro individuale e poi con le delegazioni. Dopo i colloqui è prevista una conferenza stampa congiunta tra Putin e Trump. Il tema principale sarà la guerra della Russia in Ucraina, ma non dovrebbero mancare anche altre sfumature, relative i rapporti bilaterali e commerciali tra Mosca e Washington DC, promette Ushakov, sottolineandone “il potenziale enorme”. E oltre allo stesso Ushakov, la delegazione russa comprenderà il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov, il Ministro della Difesa Andrei Belousov, il Ministro delle Finanze Anton Siluanov e Kirill Dmitriev, responsabile dei negoziati con gli Stati Uniti. Tra loro si distingue leggermente la partecipazione del responsabile delle finanze. Forse è un indicatore che discuteranno di sanzioni sulle banche. E strano che non ci siano i capi dei servizi segreti. Perché di solito i servizi forniscono ai leader i dettagli. Evidentemente non si parlerà di dettagli.

Intanto l’incontro è osservato dagli europei e dagli stessi ucraini da una distanza quasi siderale, con evidente preoccupazione. In effetti l’Alaska è lo stato Usa più lontano dal Vecchio continente, fatta eccezione delle Hawaii. In linea d’aria tra Parigi e Anchorage ci sono circa 7.400 km, tra Berlino e Anchorage 7.340 km. Tra la costa dell’Estremo oriente russo e lo Stato che ospita il vertice poco più di 80 Chilometri, in corrispondenza dello Stretto di Bering. La scelta è stata definita dal Cremlino “simbolica”, perché il vertice avverrà vicino al luogo di sepoltura di piloti sovietici nell’anno dell’80esimo anniversario di quello che per i russi è la “Vittoria sovietica sulla Germania Nazista” ovvero la fine della seconda guerra mondiale. “Accanto alla base militare dove si svolgeranno i colloqui, nove piloti sovietici sono sepolti in un cimitero commemorativo, così come due militari e due civili morti tra il 1942 e il 1945 mentre trasportavano aerei dagli Stati Uniti all’Unione Sovietica nell’ambito del programma Lend-Lease (Act, ndr)”, ha detto Ushakov.

L’Alaska stessa è anche simbolo di un rapporto commerciale tra Mosca e Washington DC, visto che è stata scoperta dai russi e poi venduta agli Usa nel 1867. Per la verità sono molte, anche troppe, le leggende che aleggiano intorno, c’è chi sostiene che venne acquistata per pochi spiccioli, c’è invece chi dice che poi i costi di mantenimento si rivelarono altissimi. La propaganda russa alimenta la falsa diceria che in realtà venne affittata solo per 99 anni ma poi l’Urss non ritenne di chiederne la restituzione. Mentre una canzone sostiene che pur venduta, l’Alaska è comunque vicina: “La Siberia e l’Alaska sono la stessa cosa, saune pubbliche, vodka, fisarmonica e salmone” (“America non fare la stupida!”, 1990, parole Alexander Shaganov, musica Igor Matvienko).

Nel frattempo qualcuno si è chiesto se il presidente russo fosse già in viaggio per la meta. Diversi blogger militari hanno segnalato un’attività sulla piattaforma online flightradar24 giovedì mattina, che potrebbe effettivamente indicare l’arrivo di Putin per il vertice con Trump. Il portale di tracciamento dei voli mostrava un aereo Ilyushin Il-96-300 decollato dall’aeroporto Vnukovo di Mosca nella mattina. La sua destinazione: la base aerea di Elmendorf ad Anchorage, in Alaska, sede dell’incontro tra Putin e Trump. Tuttavia, non è ancora chiaro se il capo del Cremlino fosse effettivamente a bordo dell’aereo o se era solo la sua delegazione.

LA COMPLESSA VIGILIA

Lo stesso Cremlino, secondo il portavoce Dmitry Peskov ha ammesso che il vertice di domani è stato organizzato in fretta. Una vera corsa, dopo la notizia arrivata la scorsa settimana, inattesa come un temporale estivo. Soprattutto dopo gli esiti del summit Nato di giugno all’Aia, dove Trump aveva annunciato che avrebbe fornito armi all’Ucraina, pagate dagli europei. Trump nelle ultime settimane ha anche minacciato l’India di dazi punitivi perché stava acquistando petrolio russo e all’inizio del mese, ha reagito dando del “fallito” all’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, noto ormai per le sue uscite fuori dalle righe: la cosa si è conclusa sui social media con Trump che ha minacciato di inviare “due sottomarini nucleari” in Russia. Insomma sembrava una spirale un po’ diversa rispetto agli albori del secondo mandato, quando l’inquilino della Casa Bianca appariva molto disponibile a dare a Putin una chance. Ma appunto, come ha ormai abituato la logica trumpiana, domani è un altro giorno.

“La palla passa a Putin” ha scritto ieri il Segretario Generale della NATO Mark Rutte che oggi ha nuovamente ringraziato la Germania per aver cofinanziato un pacchetto di armi statunitense per l’Ucraina. L’annuncio di mercoledì sottolinea “ancora una volta” la volontà di Berlino di “aiutare il popolo ucraino a difendere la propria libertà e sovranità”, ha affermato Rutte su X. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’Ucraina riceverà 1,5 miliardi di dollari dagli alleati europei per l’acquisto di armi statunitensi.

(di Cristina Giuliano)

Alaska, il più vasto Stato Usa venduto dallo zar nel 1867

Roma, 14 ago. (askanews) – Domani quando in Italia saranno le 21.30 circa, il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin si incontreranno in Alaska, il più vasto stato americano, con un passato relativamente recente da territorio russo: Mosca lo ha ceduto agli Stati Uniti con una transazione commerciale nel 1867.

PROFONDI LEGAMI STORICI RUSSIA-ALASKA I legami storici sono profondi, data l’estrema vicinanza territoriale: nello Stretto di Bering – largo circa 85 chilometri – le isole Piccola Diomede (Usa) e Grande Diomede (Russia) distano meno di 5 chilometri l’una dall’altra. Dalla Russia arrivarono i cacciatori di pellicce siberiani nel XVIII secolo e il commercio delle pelli di lontra era la principale ricchezza dell’Alaska, prima che venissero scoperti giacimenti di petrolio e di minerali. Restano tracce culturali come chiese ortodosse e cognomi russi tra le popolazioni native.

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, diverse città dell’Alaska hanno interrotto gemellaggi con città russe.

E’ stata anche criticata la scelta dell’Alaska come sede per il vertice Trump-Putin. Alcuni osservatori ritengono che offra a Putin un simbolismo strumentalizzabile per giustificare scambi territoriali, paragonando la vendita dell’Alaska alla richiesta russa di territori ucraini.

LA ‘SCOPERTA’ DELL’ALASKA Vitus Bering, esploratore danese al servizio dell’Impero Russo, fu il primo europeo a mappare e documentare ufficialmente parte della costa occidentale dell’Alaska, dove le popolazioni native abitavano da lungo tempo.

Nel 1741, durante la Seconda spedizione in Kamchatka, raggiunse l’isola di Kayak, al largo della costa sud-orientale dell’Alaska, confermando che Eurasia e America erano separate da uno stretto. Tornò indietro a causa del maltempo e dello scorbuto tra il suo equipaggio, morì lo stesso anno sull’isola che sarebbe poi stata battezzata Isola di Bering, nel mare che oggi porta il suo nome, durante il viaggio di ritorno verso la Siberia.

LA VENDITA AGLI USA

Nel 1867 la Russia, indebolita finanziariamente dopo la sconfitta nella guerra di Crimea, consapevole di non poter difendere l’Alaska in caso di conflitto con Usa o Gran Bretagna e con le lontre quasi estinte (crollo del commercio di pellicce), vendette il territorio per 7,2 milioni di dollari, circa 125 milioni di dollari oggi: 2 centesimi l’acro. Concordato con il segretario di Stato americano William H. Seward, l’acquisto fu inizialmente liquidato come “Seward’s Folly” (“la follia di Seward”) per il presunto scarso valore del territorio, che in realtà si rivelò poi ricchissimo e fu rivalutato già con la corsa all’oro del Klondike (1896).

IMPORTANZA STRATEGICA

Durante la Seconda guerra mondiale l’isola di Attu fu occupata dai giapponesi e riconquistata dagli Usa nel 1943. Durante la Guerra fredda l’Alaska fu avamposto radar e missilistico contro un possibile attacco sovietico dal Polo Nord.

Il Pentagono ha di recente rafforzato la presenza militare e tecnologica nell’Artico per contrastare Russia e Cina, inviando soldati nelle Aleutine in risposta alle maggiori attività militari russe.

Alaska, i precedenti incontri illustri, dal Papa a Xi Jinping

Roma, 14 ago. (askanews) – L’Alaska, stato americano affacciato sullo Stretto di Bering e sulle estreme propaggini dell’Asia nordorientale, anche in virtù della sua posizione ‘di transito’ tra continenti, ha ospitato in passato visite eccellenti.

1971 – L’IMPERATORE HIROHITO. Durante un viaggio verso l’Europa per incontrare il presidente Usa Richard Nixon, l’imperatore del Giappone Hirohito fece tappa ad Anchorage. Erano i tempi della distensione post-Seconda guerra mondiale, con il Giappone ormai alleato di Washington e impegnato a rafforzare i relativi rapporti diplomatici.

1984 – RONALD REAGAN E PAPA GIOVANNI PAOLO II. Migliaia di persone confluirono a Fairbanks per assistere all’incontro in aeroporto tra il presidente Usa Reagan e il pontefice diretto in Corea del Sud, Papua Nuova Guinea e Thailandia per un lungo viaggio pastorale. I due leader discussero brevemente di libertà religiosa, diritti umani e ruolo morale dell’Occidente. Fu un momento cruciale della Guerra fredda: il Papa figura chiave nel sostegno ai movimenti anticomunisti, in primis a “Solidarnosc” in Polonia, Reagan conduceva una politica di forte pressioni e contenimento sull’Unione Sovietica. Per qualche ora Fairbanks divenne epicentro mondiale della geopolitica.

2015 – BARACK OBAMA Prima visita di un presidente Usa in carica a nord del Circolo Polare Artico, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica americana e mondiale sul cambiamento climatico e sugli impatti ambientali e sociali nell’Artico.

Roma, 13 ago. (askanews) –

2017 – XI JINPING- Il presidente cinese fece scalo ad Anchorage al ritorno da un incontro con Donald Trump in Florida, in una fase di relazioni sino-americane ancora relativamente stabili, con attenzione anche alle potenzialità commerciali e logistiche legate alle rotte artiche. Xi fu accolto dal governatore Bill Walker, che lo accompagnò in un breve tour della città.

2021 – INCONTRO USA-CINA AD ANCHORAGE. In Alaska si tenne il primo faccia a faccia tra delegazioni di alto livello cinese e americana dopo l’insediamento di Joe Biden, due mesi prima. Per gli Usa il Segretario di Stato Antony Blinken e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan, dalla Cina il capo della diplomazia del Partito Comunista Yang Jiechi e il ministro degli Esteri Wang Yi. L’incontro degenerò da subito: Blinken criticò la Cina per Hong Kong, la repressione degli uiguri nello Xinjiang, le pressioni su Taiwan e le minacce alla libertà di navigazione nel Mar Cinese Meridionale. Yang Jiechi replicò con un intervento di oltre 15 minuti, accusando gli Usa di ipocrisia, razzismo sistemico e ingerenze. Il resto del meeting proseguì a porte chiuse, ma le posizioni rimasero distanti.

Trump: credo che Putin sia convinto di raggiungere un accordo

New York, 14 ago. (askanews) – “Questo incontro prepara il secondo incontro, ma c’è una probabilità del 25% che questo incontro non sia un incontro di successo”, ha detto il presidente Donald Trump, durante l’intervista di questa mattina con con Brian Kilmeade di Fox Radio. Il presidente ha ribadito che “il secondo incontro sarà molto, molto importante, perché sarà un incontro in cui si raggiungerà un accordo”, mentre il primo di venerdì “sarà come una partita a scacchi”. Trump ha fatto presagire che durante questo secondo incontro ci potrebbero
essere “concessioni” su confini e territori.

Il presidente Donald Trump crede che il presidente russo Vladimir Putin si recherà al vertice di venerdì in Alaska con l’intenzione di raggiungere un accordo sulla fine della guerra in Ucraina. “Credo che ora sia convinto che raggiungerà un accordo. Raggiungerà un accordo. Credo che lo farà. E lo scopriremo ? lo saprò molto presto”. Il presidente Donald Trump ha suggerito che il suo obiettivo è quello di procedere verso un incontro trilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, suggerendo che sono sul tavolo “tre diverse sedi”, inclusa la possibilità di “restare in Alaska”. Trump ha tuttavia offerto una precisazione fondamentale: “Se l’incontro sarà negativo, non chiamerò nessuno, me ne andrò a casa… Ma se sarà positivo, chiamerò il presidente Zelensky e i leader europei”.

Il regista Dario Argento ricoverato a Ischia per una crisi respiratoria

Roma, 14 ago. (askanews) – Il regista Dario Argento, 85 anni, è stato ricoverato questa mattina all’ospedale “Anna Rizzoli” di Ischia a seguito di una crisi respiratoria legata a una malattia di cui soffrirebbe da tempo. Il Maestro dell’horror, in vacanza sull’isola, avrebbe accusato un malore nelle ultime ore. Il peggioramento delle condizioni lo ha spinto a recarsi al pronto soccorso, dove è sottoposto ad accertamenti. Fonti sanitarie confermano che le sue condizioni non sono gravi; al termine dello screening si valuterà un eventuale trasferimento in reparto. Argento è atteso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, dove la Società Italiana degli Autori ed Editori gli assegnerà il Premio alla Carriera “Andrea Purgatori” nell’ambito delle Giornate degli Autori. La cerimonia è prevista per lunedì 1° settembre, alle 17:00, nella Sala Perla del Palazzo del Casinò. Nel pomeriggio, alle 15:00, il regista visiterà la mostra Sandro Symeoni. Dipingere il Cinema, che espone anche il manifesto originale di Profondo Rosso in occasione del 50° anniversario del film.

Ponte Morandi, Salis: a Genova sottratte opere importantissime

Genova, 14 ago. (askanews) – “Genova, in relazione agli aumenti dei costi del tunnel subportuale, si vedrebbe sottratta delle opere importantissime, che sono opere di manutenzione a tutti quei ponti della nostra citt che comunque risalgono all’epoca del ponte Morandi e quindi hanno sicuramente una grandissima esigenza di manutenzione”. Lo ha detto la sindaca di Genova Silvia Salis, rispondendo ad una domanda sugli investimenti in opere pubbliche previsti dall’accordo tra Aspi e Mit siglato dopo il crollo del ponte Morandi, al termine della cerimonia per il settimo anniversario del disastro.

“E’ importante – ha aggiunto la prima cittadina – che ci siano delle nuove infrastrutture di collegamento ma importante che esse siano circondate da infrastrutture cittadine all’altezza e su questo noi non vogliamo fare nessun passo indietro perch, non solo Genova merita di avere i risarcimenti che deve avere e ricordo che non avremmo dovuto pagare il pedaggio fino al 2031 e questo gi non pi cos, ma la citt deve prendere posizione rispetto a quello che un tema che riguarda principalmente la sicurezza di adesso e del futuro. Le istituzioni devono lavorare non solo per un posizionamento e un consenso immediato, quello dovrebbe essere l’ultimo problema, ma devono lavorare per costruire, in questo caso, nel mio caso, una citt che sia sicura per le generazioni future”.

Ponte Morandi, Meloni: ancora viva sete di giustizia e verità

Roma, 14 ago. (askanews) – “Il 14 agosto di sette anni fa, Genova, la Liguria e l’Italia intera sono state sconvolte da una catastrofe che rimarrà per sempre nella memoria del nostro popolo”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in occasione dell’anniversario della tragedia.

“Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le drammatiche immagini del crollo del Ponte Morandi e conserviamo nel cuore l’angoscia di quei momenti, il senso di smarrimento di fronte ad una tragedia spaventosa, la riconoscenza per l’eroismo dei soccorritori, il dolore per le quarantatré vite spezzate. Allo stesso modo, è ancora vivissima la sete di verità e giustizia, invocata con tenacia dai famigliari delle vittime e sostenuta da tutto il popolo italiano”, sottolinea la premier.

Ponte Morandi, parenti vittime: no polemiche su assenza ministri

Genova, 14 ago. (askanews) – “Noi non vogliamo fare polemica politica perch siamo equidistanti, abbiamo sempre lavorato con tutti i governi che abbiamo avuto in questi anni. Vogliamo solo pungolare tutti all’attenzione. Non solo chi ci governa ma tutti i partiti che sono in Parlamento devono impegnarsi perch la sicurezza su tutti i fronti sia assolutamente garantita. Una presenza maggiore di rappresentanti del governo sarebbe stata certamente gradita. Noi abbiamo invitato sempre tutti e lo faremo sempre. Invitiamo i politici perch vogliamo ricordargli che qui avvenuto una cosa drammatica e che loro devono lavorare perch non avvenga pi”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, commentando l’assenza di ministri alla cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

Ucraina, Ue: Trump informerà Von der Leyen dopo il vertice in Alaska

Roma, 14 ago. (askanews) – La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen avrà un confronto con il presidente statunitense Donald Trump successivamente all’incontro di quest’ultimo in Alaska con il presidente russo Vladimir Putin, ha dichiarato oggi la portavoce della Commissione europea Arianna Podestà.

“Secondo quanto ci risulta, (Von der Leyen, ndr) sarà informata dal presidente Trump, ma non posso confermare il formato e i tempi esatti. Credo che ci sarà una chiamata, ma al momento non ho dettagli da condividere sui tempi”, ha dichiarato Podestà durante il punto stampa.

Ponte Morandi, parenti vittime: ci aspettiamo delle condanne

Genova, 14 ago. (askanews) – “Dal processo ci aspettiamo delle condanne perch gli eventi che sono avvenuti sono gravissimi. Le richieste credo che saranno in linea con quello che stato il lavoro fatto dalla procura, dagli inquirenti. una sconfitta comunque per tutti noi perch se ci sono delle condanne sono stati commessi dei reati e qualcosa non ha funzionato prima”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, a margine della cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

“Per questo – ha aggiunto Possetti – pungoliamo non solo il governo ma tutti coloro che sono in Parlamento perch ci sia l’attenzione sempre alta. Quello che accaduto alle nostre famiglie deve essere uno spartiacque: le cose devono cambiare, i controlli vanno fatti e certe manutenzioni devono essere tassative, per noi ha un significato la sicurezza”.

Ponte Morandi, Possetti: Memoriale non sia cattedrale nel deserto

Genova, 14 ago. (askanews) – “Questo un luogo che noi abbiamo desiderato con tutto il cuore, per cui abbiamo lottato e per cui abbiamo lavorato tanto, insieme a tutti quelli che hanno contribuito. un progetto importantissimo che deve mantenere la memoria di quello che stato, una memoria viva che verr aggiornata con gli esiti processuali, una memoria forte per chi tra 20 anni non sapr neanche cosa stato il ponte Morandi. Per noi questo luogo non deve diventare una cattedrale nel deserto.

Questo il lavoro che faremo con la nuova amministrazione comunale”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, a margine della cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro che si svolge per la prima volta presso il “Memoriale 14 agosto 2018”.

Iss: salgono a 275 i casi confermati di West Nile, 19 i decessi

Milano, 14 ago. (askanews) – Salgono a 275 in Italia i casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo (173 nel precedente bollettino), con 19 decessi. Lo afferma il quinto bollettino della sorveglianza pubblicato oggi dal Iss.

Tra i casi confermati 126 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (6 Piemonte, 7 Lombardia, 5 Veneto, 1 Friuli-Venezia Giulia, 4 Emilia-Romagna, 47 Lazio, 50 Campania, 1 Basilicata, 3 Calabria, 2 Sardegna), 20 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 125 casi di febbre, 2 casi asintomatici e 2 casi sintomatici. Sono stati notificati 19 decessi (1 Piemonte, 1 Lombardia, 8 Lazio, 8 Campania, 1 Calabria).

Salgono a 52 le Province con dimostrata circolazione del WNV (erano 42 nell’ultimo bollettino). appartenenti a 15 Regioni (contro 12): Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Tra i casi confermati sono stati notificati 19 decessi (1 Piemonte,1 Lombardia, 8 Lazio, 8 Campania,1 Calabria). La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive finora segnalate e confermate, è pari al 15,1% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

“La diffusione dei casi, che finora ha maggiormente riguardato il Lazio e la Campania, si sta espandendo nelle aree endemiche delle Regioni del nord Italia in cui ogni anno registriamo casi nell’uomo – spiegano gli esperti ISS del dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss-. Qualche caso sporadico lo stiamo registrando anche nelle Regioni del sud. Normalmente il picco dei casi di West Nile nell’uomo si raggiunge nel mese di agosto, come evidenziato dai dati degli anni precedenti anche se è difficile prevedere esattamente l’andamento del numero dei contagi che può dipendere da numerosi fattori anche di tipo ambientale e climatico.” Quanto alle altre arbovirosi dal 1 gennaio al 12 agosto 2025 (aggiornamento settimanale), al sistema di sorveglianza nazionale risultano: 119 casi confermati di Dengue di cui 115 casi associati a viaggi all’estero e 4 casi autoctoni, età mediana 41 anni, 57% di sesso maschile, nessun decesso. Sono stati identificati due differenti eventi di trasmissione locale del virus Dengue in due diverse Regioni (Emilia-Romagna e Veneto). Sono in corso ulteriori indagini epidemiologiche.

Risultano inoltre 43 casi confermati di Chikungunya: 36 casi associati a viaggi all’estero e 7 casi autoctoni, età mediana 48 anni, 53% di sesso maschile, nessun decesso. Sono stati identificati tre differenti eventi di trasmissione locale del virus Dengue in due diverse Regioni (Emilia-Romagna e Veneto). Sono in corso ulteriori indagini epidemiologiche.

Dal 1 gennaio al 29 luglio 2025 (aggiornamento mensile), al sistema di sorveglianza nazionale risultano: 4 casi di Zika virus: tutti importati, nessun decesso. 23 casi di TBE: tutti autoctoni, età mediana 52 anni, 57% di sesso maschile, nessun decesso. 38 casi di Toscana virus: tutti autoctoni, età mediana 59,5 anni, 74% di sesso maschile, nessun decesso.

Ucraina, il Cremlino: la durata del vertice Putin-Trump dipende da come andrà

Milano, 14 ago. (askanews) – La durata dei colloqui Putin-Trump “dipenderà” da come andrà la discussione e dai due leader, il tema centrale sarà la “risoluzione della crisi ucraina” ma i presidenti russo Vladimir Putin e statunitense e Donald Trump si scambieranno anche opinioni su ulteriore cooperazione bilaterale durante il loro incontro in Alaska, ha affermato l’assistente di Putin, Yuri Ushakov secondo i media russi. “È previsto uno scambio di opinioni sull’ulteriore sviluppo della cooperazione bilaterale, anche in ambito commerciale ed economico”, ha detto Ushakov ai giornalisti.

“Si prevede che tutto inizierà domani, 15 agosto, alle 11.30 circa ora locale (21.30 ora di Mosca) con una conversazione tra Vladimir Vladimirovich Putin e Donald Trump”, ha detto Ushakov. “Naturalmente, saranno affrontate anche questioni più ampie per garantire la pace e la sicurezza, nonché le attuali e più urgenti questioni internazionali e regionali”, ha detto Ushakov ai giornalisti. L’assistente presidenziale ha affermato che i colloqui si terranno presso la base militare (Joint Base) Elmendorf-Richardson in Alaska. Le parti terranno prima un incontro individuale e poi con le delegazioni.

La delegazione russa sarà composta dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, dall’assistente presidenziale per la politica estera Yuri Ushakov, dal ministro della Difesa Andrei Belousov, dal ministro delle Finanze Anton Siluanov e dal rappresentante presidenziale speciale per gli investimenti e la cooperazione economica con i paesi stranieri Kirill Dmitriev.

La scorsa settimana il Cremlino e la Casa Bianca hanno dichiarato che Putin e Trump si sarebbero incontrati in Alaska il 15 agosto. Martedì, la portavoce della Casa Bianca Carolyn Levitt ha dichiarato che il vertice si sarebbe tenuto ad Anchorage.