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Ucraina, l’incontro Trump-Putin previsto per domani alle 21.30 (ora italiana)

Roma, 14 ago. (askanews) – L’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente statunitense Donald Trump si terrà ad Anchorage, in Alaska, domani alle 11,30 ora locale (21,30 in Italia). Lo ha dichiarato il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov.

Il vertice si terrà nella base militare di Elmendorf-Richardson. Ushakov ha aggiunto che prima del vertice sono previste brevi dichiarazioni dei presidenti. Dopo il vertice, prevista una conferenza stampa congiunta.

Meteo, la fine della canicola di Caronte è attesa tra il 20 e il 21 agosto

Milano, 14 ago. (askanews) – Tra il 20 e il 21 agosto, il caldo dei 40°C di giorno e dei 30°C di notte sarà un lontano ricordo. È la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, secondo il quale si tratta dunque di aspettare metà della prossima settimana, ma qualche refolo più fresco arriverà già domenica. Il Nord Italia già da martedì 19 respirerà, al Centro è probabile che dovremo aspettare mercoledì, mentre al Sud un cambiamento è previsto giovedì 21.

Va detto comunque che il Sud non è stato colpito da Caronte: questo anticiclone infatti ha avuto, ed avrà ancora per qualche giorno, i propri massimi di pressione e di caldo tra la Francia e il Centro-Nord Italia. Proprio sulle regioni del centro tirrenico, in Liguria e a tratti in Pianura Padana si sono registrati gli eccessi più evidenti. Nel dettaglio giovedì 14: al Nord sole e caldo africano; temporali più presenti sulle Alpi. Al Centro: sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna e zone vicine. Al Sud sole e caldo; temporali su rilievi e zone vicine. Venerdì 15 al Nord sole e caldo intenso; temporali sulle Alpi centro orientali. Al Centro sole e caldo intenso; temporali in montagna. Al Sud: soleggiato, ma con frequenti temporali nel pomeriggio. Sabato 16 al Nord sole e caldo intenso; temporali più presenti sulle Alpi. Al Centro sole e caldo intenso; temporali di calore in montagna. Al Sud temporali diffusi in Sicilia e su Appennini e zone vicine. La tendenza è per temperature in diminuzione da domenica, perturbazione atlantica da mercoledì 20.

Una potente eruzione di un vulcano in Kamchatka complica i voli verso l’Alaska

Roma, 14 ago. (askanews) – Una potente eruzione del vulcano Kljuchevskij, uno dei più attivi dell’Eurasia, ha provocato in Kamchatka, estremo oriente russo, un’imponente colonna di cenere alta 8,5 chilometri, spingendo le autorità russe ad alzare il livello di allerta per l’aviazione al massimo grado: codice rosso. Lo ha reso noto il KVERT, il centro russo di monitoraggio dei vulcani attivo nella penisola di Kamchatka.

Ieri le autorità locali e stamattina alcuni esperti russi hanno assicurato che la situazione non rappresenta al momento una minaccia per il summit previsto domani in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin.

L’esplosione principale è avvenuta alle 16:32 ora locale (le 6.32 in Italia), generando una nube di cenere che si è estesa per 95 chilometri verso est. Si tratta del terzo forte episodio esplosivo registrato nella stessa giornata. La nube non interessa Anchorage, dove si deve tenere il vertice.A seguito dell’eruzione, alcune tratte aeree sono state temporaneamente sospese in Alaska: Alaska Airlines ha cancellato cinque voli diretti verso città nella parte occidentale dello stato, tra cui Nome, Kotzebue e Utqiagvik, per motivi di sicurezza. Tuttavia, secondo la compagnia e le autorità locali, la situazione non rappresenta al momento una minaccia per il summit previsto ad Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin.

Il Kljuchevskij, situato a circa 30 chilometri dal villaggio di Klyuchi, aveva già dato segnali di forte attività sin dal 31 luglio, a seguito di un potente terremoto avvenuto nella regione. Le sue eruzioni recenti hanno prodotto colonne di cenere alte fino a 12 chilometri

Tennis, troppo Alcaraz, Nardi eliminato a Cincinnati

Roma, 14 ago. (askanews) – La favola di Luca Nardi s’infrange sui colpi di Carlitos Alcaraz, che vince 6-1, 6-4 in appena un’ora e 20′ e vola ai quarti del Masters di Cincinnati, atteso ora dal russo Andrej Rublev che ha sconfitto nettamente l’argentino Comesana. Per il pesarese, n.98 del ranking, era la seconda volta agli ottavi di un ‘1000’: alla prima c’era arrivato con un ‘miracolo’, battendo nel 2024 a Indian Wells l’allora numero 1 del mondo Novak Djokovic, e sempre da lucky loser. In Ohio, ripescato dopo la sconfitta nelle qualificazioni, ha battuto Tirante, rimontato Shapovalov e approfittato del ritiro di Mensik (ma l’italiano era già in vantaggio di un set) per regalarsi la sfida all’amico Carlitos, che conosce dai tempi dei tornei under-14 e con cui conserva un bellissimo rapporto. Ma anche stavolta, come lo scorso febbraio a Doha, si è dovuto arrendere nella notte italiana alla classe e alla potenza del murciano.

Ponte Morandi, parenti vittime: ci aspettiamo delle condanne

Genova, 14 ago. (askanews) – “Dal processo ci aspettiamo delle condanne perché gli eventi che sono avvenuti sono gravissimi. Le richieste credo che saranno in linea con quello che è stato il lavoro fatto dalla procura, dagli inquirenti. E’ una sconfitta comunque per tutti noi perché se ci sono delle condanne sono stati commessi dei reati e qualcosa non ha funzionato prima”. Lo ha detto ad Askanews la presidente del comitato dei parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi, Egle Possetti, a margine della cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

“Per questo – ha aggiunto Possetti – pungoliamo non solo il governo ma tutti coloro che sono in Parlamento perché ci sia l’attenzione sempre alta. Quello che è accaduto alle nostre famiglie deve essere uno spartiacque: le cose devono cambiare, i controlli vanno fatti e certe manutenzioni devono essere tassative”.

“Noi non vogliamo fare polemica politica perché siamo equidistanti, abbiamo sempre lavorato con tutti i governi che abbiamo avuto in questi anni. Vogliamo solo pungolare tutti all’attenzione. Non solo chi ci governa ma tutti i partiti che sono in Parlamento devono impegnarsi perché la sicurezza su tutti i fronti sia assolutamente garantita. Una presenza maggiore di rappresentanti del governo sarebbe stata certamente gradita. Noi abbiamo invitato sempre tutti e lo faremo sempre. Invitiamo i politici perché vogliamo ricordargli che qui è avvenuto una cosa drammatica e che loro devono lavorare perché non avvenga più”, ha detto ancora Possetti commentando l’assenza di ministri alla cerimonia di commemorazione per il settimo anniversario del disastro.

Possetti ha concluso sostenendo che “la legge per le vittime di incuria è un grande lavoro che è stato fatto, un’attenzione elevatissima che abbiamo ricevuto. E’ molto importante per noi perché dà un po’ di pace a tutto quello che abbiamo dovuto patire nell’assenza totale di sostegno che abbiamo avuto. Speriamo che non debba essere mai usata ma chiunque si trovasse nelle nostre condizioni avrà un aiuto immediato”.

Ponte Morandi, Mattarella: ferita idelebile, infrastrutture non ammettono negligenze

Roma, 14 ago. (askanews) – «Il 14 agosto 2018 segna una pagina drammatica nella storia del nostro Paese: quarantatré vite spezzate, centinaia di persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni. Una ferita indelebile nel cuore di Genova, della Liguria, dell’Italia”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Sindaco di Genova, Silvia Salis.

Il crollo del Ponte Morandi, sottolinea il capo dello Stato, “ha segnato un severo richiamo alle responsabilità pubbliche e private in tema di sicurezza delle infrastrutture. Un punto di non ritorno a pratiche che hanno generato un disastro di quelle proporzioni. La comunità locale e la comunità nazionale hanno reagito con straordinario spirito di solidarietà accanto agli immediati soccorsi offerti dalle autorità preposte per arginarne le catastrofiche conseguenze”. Per Mattarella “la rapida ricostruzione di un così importante tratto stradale, il Ponte Genova San Giorgio, riconnettendo la Città e l’Italia, è stata un atto di ripartenza. La tutela delle infrastrutture, per garantire piena sicurezza nella circolazione – ha sottolineato – non ammette alcuna forma di negligenza. Nel commemorare le vittime del Ponte Morandi, la Repubblica si unisce al dolore dei familiari».

Ponte Morandi, Mattarella: ferita idelebile, infrastrutture non ammettono negligenze

Roma, 14 ago. (askanews) – «Il 14 agosto 2018 segna una pagina drammatica nella storia del nostro Paese: quarantatré vite spezzate, centinaia di persone costrette ad abbandonare le loro abitazioni. Una ferita indelebile nel cuore di Genova, della Liguria, dell’Italia”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Sindaco di Genova, Silvia Salis.

Il crollo del Ponte Morandi, sottolinea il capo dello Stato, “ha segnato un severo richiamo alle responsabilità pubbliche e private in tema di sicurezza delle infrastrutture. Un punto di non ritorno a pratiche che hanno generato un disastro di quelle proporzioni. La comunità locale e la comunità nazionale hanno reagito con straordinario spirito di solidarietà accanto agli immediati soccorsi offerti dalle autorità preposte per arginarne le catastrofiche conseguenze”. Per Mattarella “la rapida ricostruzione di un così importante tratto stradale, il Ponte Genova San Giorgio, riconnettendo la Città e l’Italia, è stata un atto di ripartenza. La tutela delle infrastrutture, per garantire piena sicurezza nella circolazione – ha sottolineato – non ammette alcuna forma di negligenza. Nel commemorare le vittime del Ponte Morandi, la Repubblica si unisce al dolore dei familiari».

Nato: grazie a Germania per pacchetto equipaggiamento Usa a Ucraina

Milano, 14 ago. (askanews) – “Grazie alla Germania per essersi fatta avanti ancora una volta finanziando un pacchetto di equipaggiamento militare statunitense per l’Ucraina”. Lo scrive il segretario generale della Nato Mark Rutte in un post. “La Germania è il principale donatore europeo di aiuti militari all’Ucraina e questo annuncio sottolinea ulteriormente il suo impegno ad aiutare il popolo ucraino a difendere la propria libertà e sovranità” ha aggiunto Rutte.

Ieri Rutte ha espresso la sua soddisfazione per l’esito della videoconferenza con il presidente degli Stati Uniti Trump. Sempre il 13 agosto la Germania ha annunciato un pacchetto di 500 milioni di dollari in attrezzature militari e munizioni per l’Ucraina provenienti dagli Stati Uniti, nell’ambito della nuova iniziativa della Nato (PURL, Prioritised Ukraine Requirements List). Mentre la maggior parte dei tedeschi sembra nutrire aspettative piuttosto basse per il vertice tra il presidente degli Stati Uniti Trump e il leader del Cremlino Putin in Alaska.

Secondo il nuovo “Politbarometro” della ZDF, solo il 13% degli intervistati ritiene che Trump sarà in grado di mediare a sufficienza per raggiungere un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. L’84% ne dubita. Solo il 14% dei tedeschi ritiene che Putin abbia un serio interesse in un cessate il fuoco duraturo, mentre l’82% lo nega. Inoltre, nove intervistati su dieci ritengono che sia importante per un cessate il fuoco duraturo il coinvolgimento diretto dell’Ucraina nei colloqui.

Il contributo della Germania all’iniziativa PURL segue i precedenti annunci dei Paesi Bassi e un impegno congiunto di Danimarca, Norvegia e Svezia . Ogni pacchetto ha un valore di circa 500 milioni di dollari ed è progettato per soddisfare le esigenze operative più urgenti dell’Ucraina con equipaggiamenti e munizioni provenienti dalle scorte statunitensi.

Anchorage, Putin, Trump e un tempo di realtà

Il mondo è in apprensione. A ferragosto, si terrà un incontro tra Trump e Putin. Parleranno di Ucraina forse avvertendo il peso delle rispettive responsabilità o forse con il distacco di chi sa che si è lì solo per dare un segnale di buona volontà che non ha nulla a che fare con le vere intenzioni da portare avanti.

Un incontro tra segnali e verità

Si è eletto un posto che potrà ringraziare il conflitto in corso per aver ricevuto una notorietà altrimenti inaspettata. Tutto si svolgerà ad Anchorage e ci sarà da augurarsi che i protagonisti siano ancorati ai morti arpionati sotto terra, di una parte e dell’altra, e che non hanno alcuna voglia di risuscitare, così evitando l’incubo di essere ammazzati per una seconda volta.

Il peso dei caduti e la realtà della guerra

Con il loro peso i morti non chiedono strategie di fantasia per venire a capo ella vicenda ma semplicemente di essere contati al punto che si possa seccare la lingua di chi decide della faccenda e ci sia un ritorno alla realtà della carne oltre che della tasca.

Per esorcizzare i cadaveri ammucchiati su entrambe le sponde di guerra, i grandi della terra si parlano via call attenti a non pestarsi troppo i calli. Scambiarsi idee in questo modo è certamente più pratico che muoversi di persona con tutta l’organizzazione che ciò comporta.

Questo tipo di confronto è più sbrigativo ma ha l’inconveniente di mantenere una distanza che difficilmente fa scattare eventuali empatie, di quelle che accadono quando corpi e sguardi sono fisicamente a contatto. Ci si può allora limitare a comunicazioni di servizio e poco di più, si segna il proprio nome sul registro delle presenze e la faccenda finisce lì.

Ferragosto tra simboli e incognite

I giornali stanno con il naso puntato in attesa di qualche notizia che possa rimpinguare la scarsezza di fatti propri del periodo di stanca dell’estate. Trump e Putin hanno scelto il giorno esatto di metà agosto, quasi a voler spaccare la mela in due e vedere nel suo nucleo centrale se vi si annida qualche imprevisto minaccioso verme o se la polpa sia giunta ad opportuna maturazione.

In epoca romana Agosto, prima di celebrare Augusto, era chiamato più semplicemente “sextilis”, nulla a che vedere con roba di sesso come i contemporanei d’oggi sarebbero indotti subito a credere.

Speriamo soltanto che questo mese non rimpiombi nell’antica anonima conta e che lasci ancora un segno di sé. Comunque sia, si terrà finalmente questo vertice e ci si guarderà in faccia tra i due big del pianeta, tutti gli altri ad origliare per intendere qualcosa oltre i comunicati ufficiali. Ce n’è un terzo che ama il silenzio, al modo della cultura cinese parla poco e bada ai fatti. Molto dipende anche da lui e non sgomita peraltro per essere seduto da qualche parte.

Vertice: guardare oltre la convenienza

Vertice indica una sommità, il punto da cui si può sovrastare il prossimo ma anche cadere, perdendo l’equilibrio, e farsi non poco male. Dovrebbero essere capaci di accomodarsi per trovare posto in due senza l’uno spinga l’altro nel precipizio.

La parola assume anche un altro significato, assai più impegnativo. Ha il senso di volgere, di “vertere” lo sguardo verso un orizzonte più ampio della propria immediata convenienza non badando soltanto ad una chiacchiera su questo o quel pezzo di terra da consegnare o da prendere.

La terra è già servita per seppellire i morti ed altra ancora ne occorrerà. Se si contrattasse in prima istanza, a questo scopo, su quali campi cedere o acquisire, forse potrebbe esserci una nuova frontiera a cui ispirarsi per smettere subito di menare le mani, tornando ad una convivenza umana “meno belluina”, smettendo di “mangiarsi le carni del prossimo”. 

Diplomazia senza compiacimenti

È il tempo che questi morti abbiano ben chiaro che stanno seppellendo i loro morti e non si distraggano in altro.

È bene che la diplomazia non trovi compiacimento in se stessa, che non si perda in “bellurie stilistiche” così che i popoli del mondo non restino poi solo “pasciuti dal vento”.

Ucraina, la guerra vista dal campo: sfondamento russo smentito

[…] Titoli come “I russi sfondano a Pokrovsk”, “Kiev apre alla resa”, “(…) Vince Putin, resteremo in Donbass”, “Voci di sfondamento nel Donbass”, “Zelensky potrebbe cedere” e “Putin sfonda il fronte in Ucraina” hanno descritto forse i sogni di qualcuno ma senz’altro non la realtà.

Stesso refrain già visto quando i russi tentarono di sfondare a Kharkiv — arenandosi subito entro le gray zone di Vovchansk — e la pressoché totalità della stampa italiana diede il capoluogo di quell’oblast’ (qualcuno addirittura Kyiv) per spacciato, in occasione dell’operazione Kursk — data per fallimentare da quasi tutti i quotidiani italiani prima ancora che si realizzasse — oppure ancora in quella della penetrazione russa a Sumy contenuta entro le ceneri dei villaggi di confine ma rivelata al pubblico italiano come il definitivo scacco matto d’uno “zar” all’Ucraina.

In tutte quelle occasioni, inclusa quella di ieri, fin dal titolo i nostri quotidiani dispacciati dall’Ucraina hanno delineato situazioni talora diametralmente opposte, sconfessando panzane che parevano uscite dai dipartimenti di comunicazione governativa e propaganda del Cremlino.

Le Forze armate russe hanno bombardato nelle scorse ore a tappeto tutta l’Ucraina.

Nikopol’ e la comunità di Marhanets sono state travolte da un diluvio di droni FPV e colpi d’artiglieria che hanno ucciso 2 civili; il ginnasio e la mensa della comunità di Mzhivka (nel distretto di Synelnykove) sono stati devastati, così come molte strutture agricole locali; a Zaporizhzhia un violentissimo attacco russo ha distrutto completamente la principale stazione degli autobus, ferendo gravemente 24 civili e danneggiando sette condomini; un secondo attacco ravvicinato a quel capoluogo ha preso di mira la clinica universitaria locale; altri due droni ad alto potenziale esplosivo hanno colpito dritto un autobus carico di civili a Kherson, ammazzandone almeno 2 e ferendone malamente altri 16 fra cui i soccorritori accorsi per cercare di salvarli; un altro UAV lanciato dalla riva opposta del fiume Dnipro ha ucciso 2 civili che stavano viaggiando nella loro auto a Bilenkivska; asilo e diverse altre infrastrutture civili di Chuhuiv sono stati oggetto d’un massiccio attacco russo che li ha mandati a fuoco e, nel frattempo, sono state disposte l’evacuazione obbligatoria di altri diciannove insediamenti nel Donetsk e la cancellazione di tutti treni e filobus che transitano per Synelnykove, nel Dnipropetrovsk.

Di tutto ciò nella maggior parte dei quotidiani italiani non v’è alcuna traccia.

Così come non v’è menzione degli innumerevoli precedenti che abbiamo riportato nelle scorse settimane. Basterebbe esser presenti e riportare quelli, che sono dati di fatto incontrovertibili, per giungere alla conclusione che Putin non sta mandando alcun segno di tregua.

Sempre la realtà del campo evidenzia come, al contrario, i russi stiano spostando le loro truppe e forze in modo da iniziare nuove operazioni offensive.

Restituire ai lettori una realtà aumentata non giova all’informazione né cambia le sorti della guerra. Elucubrare sopra scenari fantapolitici, nemmeno.

La penetrazione di piccoli gruppi di ДРГ è una costante fin ancora da prima che la guerra iniziasse e non equivale a prendere il controllo del territorio, come invece è stato scritto a distanza.

L’avanzata russa a Dobropillia è preoccupante ma può esser colta come «una svolta» solo da chi non è qui e ignora il verificarsi d’altri eventi, che invece incidono eccome nella valutazione complessiva delle intenzioni di chi questa guerra l’ha iniziata e voluta ma non accenna affatto a volervi porre fine.

Come ha detto il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorsky riferendosi a Donald Trump — che è l’esempio massimo di cosa significhi vivere in una bolla di disinformazione — «L’Ucraina non ha bisogno d’aiuto per capitolare».

Dibattito | Ponte sullo Stretto: tra mito, interessi e realtà

In piena estate non poteva mancare l’annuncio dell’opera simbolo della vocazione all’impostura della destra italiana: il ponte sullo Stretto di Messina.

Un’idea antica e ciclicamente ripresa

Bene ha fatto questo giornale a ricordare che i primi passi furono mossi dai governi a guida DC degli anni Sessanta. Si era nel pieno degli investimenti industriali nel Sud e si valutava che un collegamento stabile potesse migliorare la produttività e la ricchezza nazionale.

I modesti risultati conseguiti nelle politiche industriali, insieme al fallimento di numerosi interventi pubblici, fecero presto dimenticare questa iniziativa.

Già Ferdinando II l’aveva immaginata e, dopo di lui, i governi unitari alla fine del XIX secolo. Il tragico terremoto del 1908 mise in soffitta questi progetti, sconsigliando anche Mussolini che, solo nel 1942, nel pieno delle sconfitte belliche, promise agli italiani impoveriti e impauriti di costruire il ponte alla fine della guerra.

Questa idea fu poi cavalcata solo dai governi cosiddetti “decisionisti”: Craxi, Berlusconi, Renzi, Meloni-Salvini, responsabili di molte politiche fallimentari.

La valutazione dell’IRI negli anni ’80

Mi sia permesso un ricordo personale: nel 1983 feci parte di una commissione tecnica di analisi e valutazione socio-economica costituita da Prodi presso l’IRI, su richiesta del governo Craxi.

Ci furono numerose riunioni, audizioni di esperti di ogni tipo, letture di studi e documenti, nuove indagini: la conclusione unanime fu che l’unico reale vantaggio dell’opera era quello di un risparmio di tempo nella percorrenza stradale e/o ferroviaria, quantificato in circa 20 minuti.

Un tempo insignificante nel tragitto Roma-Palermo di oggi (9-13 ore), ma anche con l’alta velocità completa e traghetti più veloci (6-7 ore).

Questo onesto esito del lavoro di molti seri esperti fu un ulteriore motivo del pessimo rapporto tra Craxi e Prodi. Nessuno ha poi contestato questo dato, basato su misurazioni scientifiche.

I rischi sismici e i costi in crescita

Partiamo dalla questione sismica. Certamente si può costruire una struttura sospesa antisismica secondo i dati noti ad oggi, ma non si pensa di mettere interamente in sicurezza le grandi aree urbane intorno. Dunque, in caso di grave terremoto, avremmo il ponte in piedi e le città intorno distrutte: uno scenario da apocalisse solo ad immaginarlo.

Vediamo gli aspetti economici: il cantiere darebbe lavoro a circa 5 mila addetti in media solo per alcuni anni, la maggior parte lavoratori stranieri perché in Italia c’è enorme carenza di manodopera edile.

La spesa stimata oggi in 13,5 miliardi salirebbe certamente a 20 ed oltre a fine cantiere, per motivi oggettivi e per interessi.

Il contesto sociale e le priorità vere

Il ponte unirebbe due regioni già fortemente impoverite di capitale umano qualificato, con il più alto tasso nazionale di abbandono scolastico medio e con strutture sanitarie fortemente inadeguate.

Specie la Sicilia ha bisogno di ulteriori invasi idrici, reti di distribuzione dell’acqua, strade e ferrovie, aree da proteggere e riforestare.

Con 5-10 anni di investimenti aggiuntivi di 2-3 miliardi l’anno si potrebbero davvero colmare questi ritardi e creare le condizioni oggettive di un più diffuso sviluppo sociale.

Si potrebbe obiettare che fare queste cose è più difficile che aprire un solo spettacolare cantiere. Ma qui sta la differenza tra buon governo e impostura demagogica.

Le clausole contrattuali e la vigilanza necessaria

Un’ultima, non irrilevante, questione: quella degli atti, delle convenzioni, dei contratti sottoscritti tra i governi dal 2005 ad oggi con il consorzio concessionario dell’opera, che nel tempo ha avuto significativi mutamenti. Prezzi, penali importanti a carico pubblico e modeste per gli esecutori, clausole varie squilibrate.

La Corte dei Conti dovrebbe esaminare con attenzione il tutto e prendere le decisioni necessarie. Anche questo è buon governo.

Conclusione

L’idea di poter realizzare il ponte mi piacerebbe davvero, ma oggi è solo un’opera aggiuntiva e pericolosamente fuorviante. Bisogna lavorare per un prossimo buon governo.

Il Razionalismo oltre il mare. L’eredità dell’architettura coloniale italiana in Libia

L’architettura coloniale italiana, soprattutto quella tra le due guerre, esprime una linea di sperimentazione razionalista particolarmente significativa. La ricerca, portata avanti in Libia, ma anche in Somalia, in Eritrea e in Etiopia, è spesso affidata ad architetti molto giovani. Le realizzazioni principali sono quelle degli anni Venti e Trenta, ma già nel 1912, dopo lo sbarco degli italiani in Libia, non pochi progetti, soprattutto, di opere pubbliche, vengono pensati per la capitale Tripoli. Nel rincorrere quanto gli altri Stati europei avevano avviato nell’Ottocento, l’Italia si muove alla conquista del «bel suol d’amore» nel mito della sua fertilità.

Alla Casa dell’Architettura, la sede dell’Ordine degli architetti di Roma, è stata inaugurato il 9 luglio, e rimarrà aperto fino al 10 settembre, Il Razionalismo Libico, a cura di Walter Baricchi, che ripercorre una mostra presentata a Tripoli, a seguito del protocollo di cooperazione tra il Libyan Board of Architecture e diversi Ordini degli architetti italiani (Roma, Napoli, Venezia, Treviso e Reggio Emilia).

Comunemente, l’attenzione verso l’architettura di questo periodo è rivolta agli edifici pubblici, spesso vicini, per stile e per composizione, ai modelli e ai temi delle città italiane di nuova fondazione. Dalle cartoline in bianco e nero dell’epoca è possibile rintracciare infatti una tensione metafisica che accomuna queste due realtà. I caratteri coloniali non si limitano però a questo; offrono alcuni motivi di originalità aggiunta; raccolgono spunti locali, non secondari, legati all’uso dei materiali, dei decori e dei colori. L’impegno infatti non è rivolto esclusivamente al costruire edilizio, ma riguarda i progetti urbanistici e le campagne di restauro archeologico. Le preesistenze riportate alla luce assumono peraltro un importante significato simbolico: sostengono la spinta all’espansione imperiale dell’età giolittiana e, ancor più, lo spirito di conquista del fascismo. Cosa può essere più celebrativo e solido del radicamento sui fasti ritrovati dell’antica Roma?

Alle opere degli anni Trenta — i piani urbanistici, la costruzione degli edifici pubblici, dei porti, degli acquedotti, oltre agli scavi archeologici — si aggiungono gli interventi rivolti all’agricoltura, destinati agli italiani pronti a partire per l’Africa. La cosiddetta “terra promessa” diventa una prospettiva per chi, senza lavoro, vuole avviare un’impresa su un territorio libero. A partire dalla metà degli anni Trenta l’atteggiamento dei colonizzatori diventa un po’ più “amichevole”: vengono promosse iniziative, anche di tipo economico e sociale, con la costruzione di strutture assistenziali e per la formazione scolastica. La stabilità politica è tuttavia intermittente e quell’intenzione di amicizia e di rispetto viene presto contraddetta dallo spirito delle leggi razziali, che restituisce un clima di antagonismo e di forte separazione con le popolazioni locali.

I pannelli esposti all’Acquario romano dimostrano che le opere realizzate in questi anni non sono poche e spesso di notevole interesse, anche per la loro ampia differenziazione funzionale. Vengono costruiti asili, scuole, edifici di culto e villaggi colonici per assicurare una buona permanenza agli italiani, ma anche per migliorare lo stile di vita in generale. 

Le opere di maggior rilievo sono a Tripoli e si caratterizzano, quasi tutte, per lo stile razionalista, ma anche per una chiara impronta neoclassica, volta a imprimere prestigio istituzionale. Il Palazzo del Governo (ora sede del ministero degli Interni) è contraddistinto da un tono austero molto pronunciato, non certo privo di accenni retorici. Gli edifici residenziali mostrano un aspetto meno grave, esprimendo con convinzione la memoria del costruire mediterraneo. In essi prevale il colore bianco, le facciate sono marcate da balconi e gli interni ospitano ampi cortili. Il Mercato centrale riprende la soluzione costruttiva del ferro e del vetro, mentre l’ospedale, che rispetta rigorosamente le prescrizioni funzionali, non concede quasi nulla al formalismo. Sono opere ben riconoscibili, anche nei casi in cui la dimensione si proietta alla scala territoriale, come la strada che accompagna il profilo della costa dalla Tunisia all’Egitto.

Molti sono gli architetti che vanno a lavorare nelle colonie e, quasi tutti, come visto, abbastanza giovani: Alessandro Limongelli, nato al Cairo, ma naturalizzato italiano; Cesare Bazzani, accademico d’Italia, autore a Roma del ministero della Pubblica Istruzione; Florestano Di Fausto, architetto e ingegnere; Armando Brasini, impegnato negli scavi archeologici di Leptis Magna e Sabratha.

Un’impronta rilevante è presente anche a Bengasi. Qui la testimonianza dell’architettura italiana è espressa dagli edifici pubblici, dai complessi residenziali, distribuiti in varie parti della città, e dalle infrastrutture di collegamento. Ancora più che a Tripoli, è evidente la combinazione tra due tradizioni e due culture: quella razionalista degli anni Venti e Trenta, proveniente dall’Italia, e quella locale, caratterizzata soprattutto dalla ricchezza dei motivi ornamentali.

La mostra curata da Baricchi si concentra sull’architettura coloniale italiana in Libia. Un richiamo, del tutto naturale, va però rivolto a quanto accade in Somalia, in Eritrea e in Etiopia. L’attuale situazione politica presenta condizioni fortemente instabili; il loro patrimonio architettonico mantiene però una buona conservazione, permettendo la riconoscibilità dei contributi delle diverse matrici. 

Per ognuno di questi Paesi si potrebbe sviluppare una specifica ricerca; in termini più generali e sintetici si può però fare riferimento all’architettura coloniale del Corno d’Africa. Mogadiscio e Asmara sono le due città che conservano gli interventi di maggior valore. Oltre agli edifici governativi e alle infrastrutture, Mogadiscio offre la cattedrale dedicata alla Vergine Consolata, che propone una facciata compresa tra due alti e massicci campanili. Un’opera ancora più rappresentativa è l’ex Hotel Croce del Sud, realizzato nel 1938, che associava alla funzione principale alberghiera quella commerciale. In un’atmosfera di pronunciato esotismo si aprivano al suo interno vasti ambienti per riunioni e ricevimenti. Ad Asmara, patrimonio dell’umanità Unesco dal 2017, viene naturale il confronto tra la sua cattedrale e quella di Mogadiscio. Anche qui il riferimento stilistico è il romanico, richiamato dalla finitura in mattoni che riempie le pareti, incorniciando il disegno delle aperture. La composizione è però completamente diversa: qui la facciata definisce la volumetria d’insieme e un unico campanile, posto sul retro, conclude l’asse della navata.

Ancora più approfondite potrebbero essere le considerazioni sull’architettura italiana in Tunisia. Qui le tracce, lasciate anche dalle maestranze, soprattutto siciliane, risalgono all’Ottocento, con un radicamento profondo anche nelle attività produttive. I temi architettonici, molto vari, danno vita, in particolare, a una linea déco del tutto originale che combina e sintetizza due culture costruttive: quella tunisina e quella italiana.

L’occasione di questa mostra suscita valutazioni molto diverse per natura e contenuti. L’interesse per l’architettura è sicuramente quello primario, ma ugualmente rilevante è quello che mette a fuoco il valore culturale e politico del Mediterraneo. Ogni opportunità che evidenzi le tradizioni e gli scambi tra i Paesi che lo delimitano, anche quando questi ultimi sono stati di conquista e di colonizzazione, può, a mio avviso, agire positivamente sulla promozione e sul recupero di un’area, ancora oggi, sempre più attraversata da conflitti.

Calcio, Il Psg vince la Supercoppa, Tottenham battuto ai rigori

Roma, 13 ago. (askanews) – Trionfo del Psg a Udine nella Supercoppa Europea. I campioni d’Euroopa hanno battuto in rimonta 5-4 ai rigori il Tottenham al termine di una partita thrilling. Fino al 60′ una partita dominata dagli Spurs.

Gli inglesi hanno assestato un doppio colpo ai parigini con due difensori. Van der Ven al 39′ e Romero al 48′. I cambi, però, cambiano volto alla squadra di Luis Enrique. I campioni d’Europa l’hanno ripresa nei minuti finali grazie ai gol di Lee Kang-In all’85’ e Gonçalo Ramos al 94′.

A partire dallo scorso anno, sono stati eliminati i tempi supplementari nella Supercoppa Europea e dunque si è andati direttamente alla lotteria dei rigori dopo a trionfare è stato il PSG. Anche in questo caso in rimonta: Ad aprire la lotteria è stato il Tottenham con la trasformazione di Solanke. Per il Psg, il primo è stato Vitinha che ha sbagliato. Bentancur ha allungato sul momentaneo 2-0, con Chevalier che ha indovinato nuovamente l’angolo ma senza riuscire ad arrivare sul pallone.

Muove lo score parigino Gonçalo Ramos, che porta sul 2-1 i suoi. L’autore del primo gol degli Spurs, Van de Ven, si fa intercettare dal neo portiere dei parigini. Ousmane Dembelé sfrutta l’occasione e pareggia i conti sul 2-2. Al terzo round, le due squadre sono in parità. Tra le fila degli Spurs, errore anche per Tel che incrocia troppo spedendola fuori. Gli uomini di Luis Enrique, vanno per la prima volta avanti nell’incontro con Lee, l’autore del gol del momentaneo 1-2. Pedro Porro mantiene in vita gli uomini di Frank, ma il PSG ha la palla del match. Nuno Mendes regala il successo ai suoi trasformando il rigore decisivo e consegnando al PSG la prima Supercoppa Europea.

Naufragio Lampedusa, La Russa: i responsabili sono i trafficanti

Roma, 13 ago. (askanews) – “Ho appreso con profondo dolore del naufragio avvenuto nel Mar Mediterraneo che ha portato alla morte decine di persone. Ancora una volta i responsabili sono trafficanti di esseri umani senza scrupoli che fanno affari sulla pelle delle persone”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

“Il mio auspicio – ha aggiunto – è che dalla comunità internazionale possa arrivare un impegno sempre maggiore affinché vengano trovate soluzioni condivise che impediscano il ripetersi di queste tragedie. Ai familiari delle vittime rivolgo le condoglianze mie personali e del Senato della Repubblica”, ha concluso La Russa.

Ucraina, Meloni "apprezza" Trump ma invoca unità d’intenti con l’Europa

Roma, 13 ago. (askanews) – A pochi giorni ormai dal vertice di Anchorage, in Alaska, fra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump e quello della Federazione russa Vladimir Putin l’Italia precisa la sua collocazione sullo scacchiere internazionale affinando la sintonia con i partner europei di fatto guidati dai cosiddetti “volenterosi”, i paesi maggiormente determinati a mantenere intatto, se non a intensificare, il sostegno finanziario e militare all’Ucraina. È la nota ufficiale di palazzo Chigi a riassumere l’attivismo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che pur senza staccare del tutto dalla sua vacanza estiva, “ha partecipato oggi, insieme ai leader di Ucraina, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, dell’Unione Europea e della Nato, a una telefonata con il presidente Trump” che è stata preceduta “da un coordinamento europeo, sempre a livello leader” e seguita “dallo svolgimento di una nuova riunione della Coalizione dei volenterosi”.

Nella nota della Presidenza del Consiglio si ribadisce, oltre allo scontato “apprezzamento per gli sforzi profusi” dall’inquilino della Casa Bianca, anche la necessità di “una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina”: è questa la preoccupazione diffusa in Europa, che quindi Meloni fa sapere di condividere, ovvero che gli accenni di Washington a possibili “scambi di territori” vadano di fatto a certificare l’amputazione già avvenuta sul campo del territorio dell’Ucraina pre-invasione. La premier, viene sottolineato, ha “accolto con favore la partecipazione americana, con il vicepresidente Vance, alla riunione della Coalizione dei volenterosi, nel solco di quanto avvenuto per la prima volta a Roma a margine della Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina di luglio”.

Mentre nelle indiscrezioni che circolano a livello internazionale si inizia a intravedere un possibile allentamento delle tensioni con Mosca, il Governo italiano comunica la sua fedeltà alla linea di una necessaria unità di vedute fra Bruxelles, Londra e Washington e questa è infatti la lettura che viene accreditata della giornata odierna. “Dalla discussione – si legge nel comunicato di palazzo Chigi – è emersa una forte unità di vedute nel ribadire che una pace giusta e duratura non può prescindere da un cessate il fuoco, dal continuo sostegno all’Ucraina, dal mantenimento della pressione collettiva sulla Russia, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, e da solide e credibili garanzie di sicurezza ancorate al contesto euroatlantico”. Per questo la presidente Meloni “si è detta molto soddisfatta dall’unità di intenti e dalla capacità di dialogo che l’Occidente sta dimostrando di fronte a una sfida fondamentale per la sicurezza e la difesa del diritto internazionale”.

La palla, secondo Roma, non sta nel campo occidentale: “È ora il momento di vedere – conclude infatti il resoconto ufficiale della giornata di contatti internazionali della premier – quale sarà, in Alaska, l’atteggiamento della Russia che finora non ha inteso fare alcun significativo passo in avanti”. Con Putin però sarà Trump a confrontarsi in Alaska venerdì, certamente su un quadro di questioni più ampio rispetto al solo conflitto russo-ucraino attorno al quale ruotavano le discussioni odierne. E sarà quello il vero banco di prova per l’unità di intenti del campo occidentale rivendicata dall’Italia su una posizione che sembra al momento più vicina a quella del “volenterosi” che a quella di chi, come Trump, ha scommesso sulla sua personale capacità di mettere fine alla guerra.

Naufragio Lampedusa, Fontana: colpire le reti dei trafficanti

Roma, 13 ago. (askanews) – “Esprimo il mio profondo cordoglio per le vite spezzate nel naufragio al largo di Lampedusa. Il mio pensiero va alle vittime e ai loro familiari”. Lo dichiara in una nota il presidente della Camera, Lorenzo Fontana.

“Queste tragedie – sottolinea – richiamano con forza il dramma delle migrazioni forzate e il business criminale che sfrutta la disperazione delle persone”.

“Occorre -conclude Fontana – rafforzare sempre più, in un quadro internazionale, l’impegno per creare condizioni di sicurezza e prospettive di futuro nei Paesi di origine e per colpire duramente le reti dei trafficanti”.

Naufragio Lampedusa, Meloni: inumano il cinismo dei trafficanti

Roma, 13 ago. (askanews) – “Quando si consuma una tragedia come quella di oggi, con la morte di decine di persone nelle acque del Mediterraneo, sorge in tutti noi un forte sentimento di sgomento e compassione. E ci troviamo a misurare l’inumano cinismo con cui i trafficanti di esseri umani organizzano questi loschi viaggi”. Lo dichiara in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, commentando la notizia del naufragio di Lampedusa.

“Insieme al profondo cordoglio per le vittime, alla pietà per quanti hanno perso la vita, rinnoviamo pertanto l’impegno a contrastare questi trafficanti senza scrupoli nell’unico modo possibile: prevenire le partenze irregolari, gestire i flussi migratori. Che la tragedia di oggi sia avvenuta nonostante un dispositivo internazionale pronto e operativo ci avverte, infatti, che il doveroso intervento di soccorso non è una misura sufficiente e, soprattutto, non risolve le cause del drammatico problema”.

Ucraina, da Meloni apprezzamento per sforzi Trump e serietà Zelensky

Roma, 13 ago. (askanews) – “Il Presidente Meloni ha espresso apprezzamento per gli sforzi profusi dal Presidente Trump, ribadendo l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per fermare il conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, e ha ringraziato il Presidente Zelensky per la serietà dimostrata finora nella ricerca di una soluzione diplomatica”. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi sul vertice telefonico tra i paesi Ue e il presiente americano.

Il Presidente del Consiglio ha anche accolto con favore la partecipazione americana, con il vice Presidente Vance, alla riunione della Coalizione dei volenterosi, nel solco di quanto avvenuto per la prima volta a Roma a margine della Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina di luglio.

Ucraina, Meloni: forte unità intenti su pace giusta e sostegno a Kyev

Roma, 13 ago. (askanews) – Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha partecipato oggi, insieme ai Leader di Ucraina, Finlandia, Francia, Germania, Polonia, Regno Unito, dell’Unione Europea e della Nato, a una telefonata con il Presidente Trump in vista del suo incontro con il Presidente Putin in Alaska il 15 agosto. Il Vertice è stato preceduto da un coordinamento europeo, sempre a livello Leader, e seguito dallo svolgimento di una nuova riunione della Coalizione dei volenterosi. E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi.

“Dalla discussione è emersa una forte unità di vedute nel ribadire che una pace giusta e duratura non può prescindere da un cessate il fuoco, dal continuo sostegno all’Ucraina, dal mantenimento della pressione collettiva sulla Russia, anche attraverso lo strumento delle sanzioni, e da solide e credibili garanzie di sicurezza ancorate al contesto euroatlantico”.

Il Presidente Meloni si è detta “molto soddisfatta dall’unità di intenti e dalla capacità di dialogo che l’Occidente sta dimostrando di fronte a una sfida fondamentale per la sicurezza e la difesa del diritto internazionale – si legge ancora nella nota -. E’ ora il momento di vedere quale sarà, in Alaska, l’atteggiamento della Russia che finora non ha inteso fare alcun significativo passo in avanti”.

Naufragio a Lampedusa, la Guardia Costiera: almeno 26 i morti

Milano, 13 ago. (askanews) – Sono almeno 26 le vittime dell’ultimo naufragio di migranti al largo di Lampedusa. È il bilancio, ancora provvisorio e in corso di aggiornamento, della Guardia Costiera alla quale al momento risultano 60 persone tratte in salvo e già sbarcate sull’isola. Dalle prime informazioni acquisite dagli stessi migranti, i naufraghi erano a bordo di due imbarcazioni partite da Tripoli, in Libia, nelle prime ore della giornata. Una di esse ha iniziato ad imbarcare acqua ed i migranti si sarebbero trasferiti sull’altra imbarcazione, poi capovoltasi.

Sono attualmente in corso le operazioni di ricerca e soccorso, coordinate dal Centro Secondario di Soccorso Marittimo (Mrsc) della Guardia Costiera di Palermo, a seguito della segnalazione pervenuta da un elicottero della Guardia di Finanza. L’avvistamento è avvenuto a circa 14 miglia nautiche a sud di Lampedusa, in area Sar italiana, e riguarda un’imbarcazione capovolta, con migranti in mare, insieme ad alcuni corpi privi di vita.Attualmente, nelle operazioni sono impegnati cinque mezzi navali: le motovedette CP 324 e CP 327 della Guardia Costiera, due motovedette della Guardia di Finanza e un’unità navale di Frontex. Sul posto operano anche un elicottero ed un aereo della Guardia Costiera, oltre ad un velivolo di Frontex.

Motogp, Marquez torna per sfatare il tabù Austria

Roma, 13 ago. (askanews) – La MotoGP torna in pista dopo la pausa estiva per il 13° appuntamento del campionato che si correrà in Austria , a Spielberg. Marc Marquez , leader del mondiale e reduce da 10 vittorie consecutive tra gare e sprint, è pronto a riprende da dove ha lasciato su una pista dove in carriera non ha mai vinto e non sale sul podio dal 2019. “Non vedo l’ora di tornare in pista dopo le vacanze: ho staccato un po’, mi sono riposato e sono pronto a ripartire. Il tracciato austriaco non mi ha mai regalato grandi soddisfazioni, ma tantissimi duelli fino all’ultima curva, all’ultimo metro prima della bandiera a scacchi. Sono pronto ad affrontare al meglio questa seconda parte della stagione”.

Ucraina, von der Leyen: "Nessuno desidera la pace più di noi"

Roma, 13 ago. (askanews) – “Oggi Europa, Stati Uniti e NATO hanno rafforzato il terreno comune per l’Ucraina”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al termine del summit virtuale con i leader europei, il presidente statunitense Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte in vista del prossimo summit in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin.

“Rimarremo in stretto coordinamento. Nessuno desidera la pace più di noi, una pace giusta e duratura”, ha scritto sul proprio profilo X.

Ucraina, Zelensky: "Ci aspettiamo il cessate il fuoco, immediato"

Roma, 13 ago. (askanews) – “Noi ci aspettiamo cessate il fuoco, un cessate il fuoco immediato”. Questo è quanto dichiarato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel corso della conferenza congiunta con il cancelliere Friedrich Merz a seguito del vertice virtuale con i leader europei, il presidente statunitense Donald Trump e il segretario generale della Nato Mark Rutte in vista del prossimo summit in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin.

“Ciò che riguarda l’Ucraina deve essere discusso con l’Ucraina” ha ribadito il presidente ucraino Volodymyr Zelensky durante la conferenza stampa. Zelensky, inoltre, ha affermato che Trump gli ha assicurato che il presidente statunitense lo avrebbe contattato subito dopo l’incontro con Putin, ipotizzando anche un possibile vertice a tre.

Macron: Trump vuole "cessate il fuoco" in Ucraina

Roma, 13 ago. (askanews) – Donald Trump ha detto ai leader europei che “vuole ottenere un cessate il fuoco in Ucraina durante l’incontro con Putin”. La volontà di Trump è stata dichiarata dal presidente francese Emmanuel Macron secondo quanto riportato da Reuters. Si è appena conclusa la seconda videoconferenza della giornata sull’Ucraina, che ha riunito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei.

Un terzo incontro, che riunirà gli Stati cosiddetti “Volenterosi” per l’Ucraina, si terrà nel tardo pomeriggio.

Macron: Trump vuole "cessate il fuoco" in Ucraina

Roma, 13 ago. (askanews) – Donald Trump ha detto ai leader europei che “vuole ottenere un cessate il fuoco in Ucraina durante l’incontro con Putin”. La volontà di Trump è stata dichiarata dal presidente francese Emmanuel Macron secondo quanto riportato da Reuters. Si è appena conclusa la seconda videoconferenza della giornata sull’Ucraina, che ha riunito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky e diversi leader europei.

Un terzo incontro, che riunirà gli Stati cosiddetti “Volenterosi” per l’Ucraina, si terrà nel tardo pomeriggio.

Naufragio a Lampedusa, la Croce Rossa: almeno 20 morti, 60 sopravvissuti

Roma, 13 ago. (askanews) – Sono 60 le persone migranti (56 uomini e 4 donne) sopravvissute a quello che sembra essere un naufragio avvenuto a poco più di 17 miglia dalle coste di Lampedusa. È di circa 20, invece, il numero delle salme di questo tragico evento. Non si hanno al momento notizie certe sulla presenza di altre persone a bordo delle due imbarcazioni il cui viaggio, iniziato da Zawiya, in Libia, si sarebbe interrotto improvvisamente in mare per cause ancora da accertare.

L’equipe multidisciplinare della Croce Rossa Italiana nell’hotspot di Contrada Imbriacola sta assistendo 56 delle persone sopravvissute e si prepara ad accogliere le 4 che, invece, sono state trasportate al poliambulatorio dell’isola per alcune verifiche. Ci stringiamo al dolore dei familiari delle vittime di questo viaggio carico di speranza e interrotto tragicamente in mare.

La Russia limita le chiamate su Whatsapp e Telegram

Roma, 13 ago. (askanews) – Il Servizio federale per la supervisione delle comunicazioni e dei mass media ha annunciato l’introduzione di una limitazione parziale alle chiamate tramite i servizi di messaggistica Telegram e WhatsApp (quest’ultimo di proprietà di Meta, bandita in Russia come organizzazione estremista), motivando con la necessità di contrastare “attività criminali”. Secondo le autorità, queste piattaforme sono divenute i principali canali vocali utilizzati per truffe, estorsioni e per coinvolgere cittadini russi in azioni di sabotaggio e terrorismo.

Roskomnadzor ha precisato che non vi saranno altre restrizioni alle funzionalità e ha accusato i gestori delle app di aver ignorato ripetute richieste di intervento. Il ministero del Digitale russo ha dichiarato che l’accesso alle funzioni di chiamata su Telegram e WhatsApp sarà ripristinato solo se i proprietari delle piattaforme rispetteranno le norme della legislazione russa. Roskomnadzor aveva annunciato in precedenza che le restrizioni parziali sono state introdotte per contrastare attività criminali.

Naufragio di migranti al largo di Lampedusa, almeno 20 i morti

Milano, 13 ago. (askanews) – Una imbarcazione con a bordo migranti è naufragata 14 miglia a Sud-Sud-Ovest di Lampedusa provocando la morte di almeno una ventina di persone.  Ci sarebbero anche tra i 20 e i 25 dispersi.  Secondo quanto si apprende, tra i venti cadaveri recuperati c’è anche quello di un minore. Si presume che a bordo dell’imbarcazione ci fossero tra le 100 e le 105 persone partite questa notte da Tripoli, di cittadinanza egiziana, somala e sudanese. Continuano le ricerche dei dispersi.

Calcio, Gravina: "Donnarumma? Siamo preoccupati ma è il più forte"

Roma, 13 ago. (askanews) – “A me dispiace sul piano umano, Gigio ha grande sensibilità, e sul piano tecnico perché per noi è un pilastro, un calciatore molto importante”. Così il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha commentato a Sky Sport la situazione di Gianluigi Donnarumma, in rotta col Paris Saint Germain. “L’auspicio è che possa trovare in tempi rapidi un suo equilibrio, che non si faccia intaccare nel suo modo di essere – ha proseguito Gravina – e che possa avere l’opportunità di dimostrare ancora una volta la sua caratura internazionale. Siamo tutti convinti che sia il più forte e importante portiere del mondo”. In vista del prossimo impegno della nazionale per le qualificazioni ai Mondiali, Gravina non ha espresso dubbi sulla presenza del portiere: “Per vincere bisogna fare gol e non prenderli, chiaro che Gigi sia un giocatore importante – ha detto il n.1 federale -. E con Gattuso è entrato in sintonia immediata, siamo preoccupati, ma convinti che oltre a essere un portiere molto forte sia un ragazzo maturo e formato. Con le nostre coccole siamo convinti di poterlo schierare nelle migliori condizioni”.

Calcio, Conte: "Dobbiamo rompere le scatole ogni anno"

Roma, 13 ago. (askanews) – Dopo le due vittorie in amichevole contro Girona e Sorrento, il Napoli prepara il test contro l’Olympiacos (giovedì 14 agosto) e dal ritiro di Castel di Sangro Antonio Conte torna a parlare in conferenza, facendo il punto sulla situazione: “Stiamo chiudendo un periodo di lavoro importante, la pre-season rappresenta un periodo in cui si lavora tanto. La definizione di cantiere aperto è quella giusta. Stiamo lavorando bene e seriamente, ho avuto delle buone risposte anche dai ragazzi che sono appena arrivati, però è inevitabile che per loro ci voglia un po’ più di tempo per entrare dentro i nostri concetti”.

Poi, l’allenatore del Napoli, parla di obiettivi per la stagione in questi termini: “Io ho sposato questa causa, per essere competitivi anche con Juve, Milan e Inter, perché loro staranno sempre in alto, ma la mia soddisfazione sarà portare il Napoli a rompere le scatole ogni anno, con squadre che per tanti motivi sono sempre lì ogni anno. E farlo in maniera stabile è l’obiettivo che noi ci dobbiamo prefiggere”.

Tornando al mercato, “il bilancio è molto semplice da fare”, dice Conte. “Abbiamo preso praticamente 13 giocatori da quando sono arrivato io, vendendone sette. Siamo un club che sta continuando la sua ricostruzione. Non penso che tutti i club che aspirano ad essere competitivi, o hanno vinto uno scudetto l’anno scorso, possano creare tutto questo movimento. Noi continuiamo ad essere in ricostruzione, abbiamo vinto uno scudetto ma non a fine ciclo. Sono arrivati giocatori che stanno implementando la rosa, che lavoreranno con i giocatori che già ci sono di base e per darci una mano. Beukema in futuro sarà il nuovo Rrahmani, Lucca lo abbiamo preso dall’Udinese e lavorerà guardando Lukaku. Marianucci sarà per anni il centrale del Napoli, ma oggi ha 21 anni e viene dall’Empoli, è giusto che si chiariscano le cose. Prendere un giocatore pronto come De Bruyne è una cosa, ma è un acquisto diverso rispetto agli altri. Noi dovremo cercare di completare la rosa, ma non per capriccio mio, del presidente o del direttore sportivo”.

Così invece sulle cessioni: “Chi ha chiesto di andare via, ha chiesto di andare via per diversi motivi. È giusto che il club debba trovare la quadra economica, ma io non tratterò mai più nessuno. Soprattutto i giocatori che lavorano con me da un anno. Raspadori, per esempio, è venuto da me e mi ha chiesto di andare via. Ndoye? C’erano cifre molto alte, cifre non da Napoli e quindi il giocatore è andato da un’altra parte”. Nessun “caso” invece per quel che riguarda il dualismo tra Meret e Milinkovic-Savic tra i pali: “Se è stato preso Milinkovic-Savic, è perché comunque abbiamo speso 20 milioni per lui, al contrario di uno Scuffet arrivato come secondo in prestito. Non lo abbiamo preso gratis e dividerà l’annata insieme a Meret, con la massima serenità. Non è il caso Donnarumma-Chevalier. Io non ho voluto prendere un altro portiere per mandare via Meret, ma perché ho bisogno di altre garanzie. Divideranno la porta, a meno che non ci sia un dislivello talmente importante che andremo direttamente su uno”.

Pink Floyd Legend in "Live at Ostia Antica"

Roma, 13 ago. (askanews) – Il 12 settembre, i Pink Floyd Legend saranno al Teatro Romano del Parco Archeologico di Ostia Antica, con un evento speciale che chiude il Summer Tour 2025. A sette anni dall’ultima esibizione, la band ritroverà uno dei palchi più significativi della propria storia live: una tappa capace di esaltare l’intensità delle note e delle liriche floydiane che restituiscono al pubblico il fascino di un repertorio senza tempo.

Oltre ai grandi classici, da The Dark Side of The Moon a Wish you Were Here, da Shine on you crazy diamond ad Another brick in the wall, la scaletta comprenderà anche brani tratti da Live at Pompeii, che i Legend eseguiranno ricreando l’atmosfera sospesa e solenne, grazie anche al legame particolarmente significativo con il contesto archeologico che li ospita.

Negli anni i Pink Floyd Legend si sono contraddistinti per molteplici produzioni, tutte firmate da Gilda Petronelli di Menti Associate, uniche nella concezione e nella realizzazione: Atom Heart Mother con coro e orchestra nella versione integrale della partitura originale di Ron Geesin, The Dark Side of the Moon – 50th Anniversary Tour, Live at Pompeii con strumenti vintage originali, lo spettacolo per i 40 anni di Animals con la riproduzione in mapping 3D della Battersea Power Station, fino alla recente messa in scena di The Wall, come esperienza immersiva tra musica, teatro e videoproiezioni.

Il loro percorso musicale è stato segnato da collaborazioni prestigiose a partire dal concerto realizzato all’Auditorium di Isernia con Guy Pratt, bassista dei Pink Floyd e di David Gilmour, con Ron Geesin il compositore della suite di Atom Heart Mother con il quale si sono esibiti alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma davanti a più di 3000 persone e Harry Waters, figlio di Roger, con il quale, al Teatro Olimpico di Roma in occasione dell’80° anniversario dello Sbarco di Anzio, hanno eseguito il disco The Final Cut, speciale dedica alla memoria del nonno Eric Fletcher Waters.

Live at Ostia Antica, prodotto da Menti Associate in collaborazione con The Beat Production, sarà un’occasione per ascoltare il repertorio che i Pink Floyd Legend hanno costruito ad hoc per offrire uno sguardo ampio e non scontato sull’opera della storica formazione britannica.

Milano, Salvini: basta buonismo e tolleranza nei confronti dei rom

Roma, 13 ago. (askanews) – “Non si può far finta di niente: quanto avvenuto a Milano è grave. Serve agire subito, con l’intervento dei servizi sociali – troppo spesso cauti quando ci sono di mezzo famiglie che vivono nelle roulotte o nelle baracche – per intervenire su quei bambini e metterli in condizione di non ripetere i gravissimi reati appena commessi. Basta con la tolleranza e il buonismo nei confronti dei rom e di gente che è davvero difficile definire ‘genitore'”. Lo scrive su facebook il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. “In tutto questo, sorpresa e tristezza per quei politici e giornalisti di sinistra per cui il problema principale di tutta la vicenda non sono minorenni ladri e assassini o famiglie rom assenti, ma la Lega e Salvini”, aggiunge.

“Candiderò Cecilia De Astis all’Ambrogino d’Oro alla memoria, con l’auspicio che il Consiglio comunale sappia essere compatto, a differenza di quanto accaduto lo scorso anno per il poliziotto Christian De Martino”. Così successivamente in una nota Silvia Sardone, vicesegretario Lega e consigliere comunale a Milano. “Cecilia era una donna molto attiva e impegnata nel quartiere Gratosoglio, soprattutto sul piano sociale, ma la sua vita si è interrotta troppo presto per le note vicende. Ha lavorato per anni in un cotonificio della zona. Persona disponibile, apprezzata e stimata, sempre presente per il quartiere, pronta ad aiutare gli altri. Considerato che difficilmente avrà una vera giustizia, vista l’età non punibile dei baby delinquenti che l’hanno travolta e uccisa, la massima onorificenza del Comune di Milano può rappresentare, seppur in modo parziale, un riconoscimento simbolico per quanto ha fatto per la città e un monito affinché simili episodi non si ripetano”. Così in una nota Silvia Sardone, vicesegretario e consigliere comunale a Milano

Veneto, Manildo: destra autonomista cede a Roma scelta candidato

Roma, 13 ago. (askanews) – Lo stallo sulla scelta del candidato governatore in Veneto, dopo la fine dell’esperienza di Luca Zaia per il limite dei mandati, fa discutere il centrodestra e offre spunti al centrosinistra.

“Il centrodestra in una successione di potere non ha ancora chiuso la partita del candidato” osserva in una intervista al Manifesto Giovanni Manildo che rappresenterà il campo largo provando a tenere insieme tutti i partiti (ad eccezione di Azione) dell’area progressista.

“Fa sorridere che chi parla di autonomia si faccia scegliere il candidato a Roma, mentre la coalizione di centrosinistra sta già lavorando per proposte concrete. Mi godo la posizione in cui siamo”, attacca Manildo.

Intanto il capogruppo in consiglio regionale del Carroccio Alberto Villanova spiega, in un’intervista ad Affaritaliani, che “il Veneto è la casa della Lega. Qui, molti anni fa, è nata la questione settentrionale, il tema dell’autonomia, l’orgoglio di essere figli di una nazione che è stata Repubblica e che oggi come ieri si riconosce nella bandiera di San Marco”, “è per questo che, per quanto ci riguarda, sia naturale che spetti alla Lega avere l’onore di esprimere il candidato presidente di questa regione”.

Usa-Russia, Lavrov parteciperà al vertice in Alaska

Roma, 13 ago. (askanews) – Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov parteciperà al vertice sull’Ucraina in programma il 15 agosto in Alaska: lo ha confermato lo stesso dicastero, precisando che l’agenda dei lavori comprende sia la crisi ucraina che le relazioni bilaterali fra Mosca e Washington.

Lavrov dovrebbe incontrare l’omologo statunitense Marco Rubio prima del colloquio fra i due Presidenti, Donald Trump e Vladimir Putin – colloquio quest’ultimo che secondo quanto riferito dalla Casa Bianca dovrebbe tenersi faccia a faccia con solo i due leader presenti.

Papa Leone da oggi pomeriggio al 19 agosto a Castel Gandolfo

Roma, 13 ago. (askanews) – Papa Leone XIV torna per qualche giorno di riposo nella residenza estiva di Castel Gandolfo. Questo pomeriggio il Pontefice raggiungerà la cittadina affacciata sul lago nei Castelli, per fare rientro il 19 agosto.

Già previsti alcuni appuntamenti. Il 15 agosto, per la Solennità dell’Assunta, Leone presiede la solenne messa per poi recitare l’Angelus nella piazza davanti al Palazzo Apostolico.

Domenica 17 agosto, invece, presiederà messa ad Albano Laziale presso il Santuario di Santa Maria della Rotonda, rivolta ai poveri assistiti dalla diocesi e agli operatori della Caritas. La celebrazione avrà inizio alle 9:30, e seguirà l’Angelus in Piazza della Libertà a Castel Gandolfo alle 12:00. Infine, il Papa pranzerà con un gruppo di un centinaio di persone, poveri e padri separati, nei giardini delle Ville Pontificie.

Martedì 19 agosto è previsto il rientro in Vaticano.

Ucraina, Zelensky a Berlino per la videoconferenza con Trump

Roma, 13 ago. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky potrebbe partecipare di persona a un colloquio in videoconferenza fra il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in vista del vertice del 15 agosto: è quanto riporta il quotidiano tedesco Bild. In particolare, alle 14 è previsto un incontro virtuale al quale parteciperanno Regno Unito, Francia, Italia, Polonia e Finlandia, nonché la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo António Costa, il segretario generale della NATO Mark Rutte e Zelensky.

Alle 15 si uniranno Trump e il suo vicepresidente, JD Vance mentre alle 16.30 i leader europei discuteranno fra loro gli esiti dei colloqui precedenti – senza quindi la partecipazione americana.

Confcommercio: 12 milioni di italiani in vacanza a Ferragosto

Milano, 13 ago. (askanews) – Sono 12 milioni gli italiani che scelgono il periodo di Ferragosto per le vacanze, soprattutto di età compresa tra i 35 e i 54 anni e provenienti principalmente dalle aree del Nord Ovest e Nord Est. Viaggiano in coppia nel 62% dei casi, con i figli per il 35% e 8 su 10 restano in Italia. E’ quanto emerge da una analisti di Confcommercio.

Il mare è scelto dal 45% degli intervistati, seguito dalla montagna al 19% e dalle località di campagna al 9%. Luoghi immersi nella natura, città d’arte, piccoli borghi, i laghi e le crociere completano, con percentuali di scelta decrescenti, il panorama delle destinazioni.

Puglia, Calabria, Trentino Alto Adige e Sicilia sono in testa alla classifica delle regioni più gettonate per le vacanze di Ferragosto. Spagna, Grecia e Francia, nell’ordine, per quel 18% che opta invece per le vacanze all’estero, prevalentemente in Europa. Nonostante il periodo di vacanza che include Ferragosto sia, in realtà, piuttosto ampio – in media 13 giorni – la spesa media è intorno a 570 euro pro capite per via del consistente utilizzo di seconde case di proprietà, ovvero dell’ospitalità di amici e parenti: ben 28 casi su 100. Un intervistato su quattro dichiara invece di trascorrere il periodo in albergo. B&b, affitti a breve termine e agriturismi rappresentano, rispettivamente, il 14%, 12% e 11% delle scelte. Seguono, campeggi, villaggi vacanza, resort e affitti a lungo termine.

“Gli italiani tornano ad allungare le loro vacanze di Ferragosto: 13 giorni rispetto agli 11 dello scorso anno. Italia a tutto campo, dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Puglia alla Sicilia. Ferragosto si conferma l’appuntamento clou per l’economia nazionale del turismo”, ha detto Manfred Pinzger, vicepresidente di Confcommercio, incaricato per le Politiche Attrattività e Turismo.

Estate, con Caronte massime di 40°, temperature record come nel 2003

Roma, 13 ago. (askanews) – Previsione confermata: l’anticiclone africano Caronte ha raggiunto tutta l’Europa meridionale con un massimo di pressione e di caldo tra Francia e Centro-Nord Italia, un po’ come accadde nell’estate del 2003. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma alcune similitudini con l’Estate rovente del 2003: l’alta pressione è disposta nello stesso modo, dal Marocco fino alla Spagna, alla Francia e al Centro-Nord Italia. Si superano diffusamente i 40°C su queste nazioni con picchi specie in Francia anche di 12°C oltre la media e 44°C nel mese di agosto con nuovi record nazionali.

In Italia i record di caldo sono infranti in particolare durante la notte, con temperature minime che non scendono sotto i 30°C (!) : in meteorologia si chiamano ‘notti super tropicali’. In sintesi, quando la temperatura minima notturna è superiore a 20°C si parla di ‘notte tropicale’, quando la temperatura minima notturna è superiore ai 30°C abbiamo una ‘notte super tropicale’.

In Italia questo evento super tropicale è decisamente molto raro, si conta sulle dita di una mano in un’intera annata e spesso si presenta al Sud: con Caronte abbiamo avuto notti super tropicali anche in Liguria, addirittura con una minima ‘abominevole’ di 32,5°C ad Alassio.La fase rovente dunque continua: avremo massime sui 39-40°C in Toscana, Umbria e Lazio fino a sabato, tra domenica e martedì è previsto un calo di 1-2 gradi, ma per la fine di Caronte dovremo aspettare la metà della prossima settimana.

Nel dettaglio, al momento, si prevede un crollo deciso delle temperature tra il 20 e il 21 agosto con il probabile arrivo di una ‘tempesta’ di vento, pioggia e grandine: dopo questo rapido transito, il sole dovrebbe tornare protagonista ma con temperature sopportabili.

Mai come questa volta, speriamo nell’arrivo di una tempesta: la canicola di Caronte, iniziata tra il 7 e l’8 agosto ha già infuocato il nostro Paese per quasi una settimana con una serie di 40°C eccezionali. Non è normale infatti registrare in Italia 4 giorni consecutivi sempre con 40°C, è quello che è accaduto per esempio in molte zone della Toscana e dell’Umbria, anche a Firenze e Terni. Roma ha, per ora, avuto ‘solo’ una febbre alta al più fino a 38-39°C, Milano ha registrato notti a 27°C e giornate afosissime a 37°C, come accade nelle città del Nordafrica. Non è più il clima italiano, soprattutto di notte siamo più caldi dell’Estate record del 2003.

A Gaiole in Chianti L’Eroica 2025 il 4 e 5 ottobre

Roma, 13 ago. (askanews) – La bellezza ha molte forme ma a Gaiole in Chianti ne ha una sola, inconfondibile: quella de L’Eroica. È la bellezza della fatica sui saliscendi toscani, delle strade bianche che sembrano pennellate nel paesaggio, del pane e salame che ti aspetta al ristoro e del vino che scalda l’anima. È la bellezza di chi sceglie di rallentare, di chi riscopre il gesto lento e consapevole, di chi indossa una maglia di lana che profuma di storia e pedala in sella a una bicicletta d’acciaio che racconta mani e mestieri antichi. Soprattutto, è la bellezza di un’idea e di valori che, dal 1997, Giancarlo Brocci ha trasformato in un patrimonio sportivo e culturale conosciuto e amato in tutto il mondo.

Un progetto sportivo e culturale unico L’Eroica non è una corsa “contro” il tempo, ma un viaggio “dentro” il tempo che, per la 28ª edizione, riproporrà percorsi che attraversano le strade bianche più iconiche della Toscana, regalando a chi pedalerà un’esperienza dove paesaggio, tradizione e comunità si intrecciano in un racconto vivo.

Sabato 4 ottobre – per chi vorrà misurarsi con l’impresa: Lungo “L’Eroico” – 209 km, 3.873 m di dislivello, una sfida da portare a termine anche a tarda sera. Medio “Crete Senesi” – 135 km di pura armonia tra fatica e panorami.

Domenica 5 ottobre – per chi vorrà avvicinare il mito: Cento “Val d’Arbia” – 106 km tra colline e borghi medievali. Medio “Gallo Nero” – 81 km nel cuore del Chianti Classico. Corto “Valle del Chianti” – 46 km per un primo assaggio de L’Eroica.

La festa e il borgo Dal 2 ottobre, Gaiole si trasformerà in un villaggio a cielo aperto. Casa Eroica accoglierà i partecipanti con il ritiro delle buste tecniche, il Registro delle biciclette e il mercatino vintage. Qui si respirerà anche l’impegno concreto di “Eroica per l’Ambiente”: maglie recuperate o scambiate, materiali compostabili nei ristori, pacchi gara ecosostenibili, dorsali in tessuto e inchiostro ecologico, e l’iniziativa “Adotta un chilometro” per la manutenzione delle strade bianche. Durante l’evento verrà presentato il Manuale di Sostenibilità, guida pratica per rendere ogni gesto più rispettoso del territorio.

Una bellezza che resta, splende e parla al futuro Chi parteciperà a L’Eroica non porterà a casa solo una medaglia: porterà con sé un pezzo di Toscana, il rumore della ghiaia sotto le ruote, il profilo dei cipressi contro il cielo, il sorriso scambiato al ristoro con uno sconosciuto che diventa amico. Negli ultimi anni, sempre più giovani si sono avvicinati a L’Eroica. Non per nostalgia, ma perché riconoscono l’attualità dei suoi valori: rispetto per la natura, condivisione, lentezza come scelta consapevole, gusto della fatica autentica. Qui pedaleranno fianco a fianco con chi frequenta l’evento da più tempo, scoprendo che il futuro può avere il ritmo di una pedalata lenta.

Un evento globale e inclusivo L’Eroica 2025 accoglierà ciclisti da oltre 50 Paesi. Le sue strade bianche, attraversando borghi, pievi e colline, diventeranno un museo a cielo aperto, gratuito e accessibile a tutti. È questa unione di sport, cultura e paesaggio ad aver reso L’Eroica un modello replicato in tutto il mondo.

I Magnifici Cinque – Regolamento, sicurezza e meraviglia Prima di scegliere il proprio percorso, ogni partecipante dovrà consultare attentamente il regolamento ufficiale su eroica.cc/it/gaiole. Per partecipare sarà obbligatorio presentare un certificato medico valido, coerente con la tipologia di percorso scelto, da consegnare per tempo. I cinque percorsi sono palcoscenici di imprese personali, mai fatte di competizione ma di “bellezza della fatica e gusto dell’impresa”. Dal Chianti a Siena, da Montalcino alla Val d’Orcia fino alle Crete Senesi, ogni itinerario offrirà un’esperienza unica.

Calcio, Donnarumma saluta i tifosi del PSG: qualcuno mi ha escluso

Roma, 13 ago. (askanews) – Gigio Donnarumma saluta sul suo account Instagram gli “speciali tifosi” del Paris Saint Germain, dopo che la squadra allenata da Luis Enrique ha di fatto formalizzato la sua esclusione escludendolo dalla convocazione in vista dell’incontro con il Tottenham. “Purtroppo qualcuno ha deciso che non potrò più far parte di questo gruppo e contribuire ai successi della squadra”, scrive il portiere della nazionale italiana che si dice “deluso e amareggiato” per la decisione.

“Spero – dice ancora Donnarumma – di avere ancora l’opportunità di guardare negli occhi i tifosi del Parc des princes e salutarvi come meritate”.

Alaska 1 – Due giocatori d’azzardo

C’è grande attesa per l’incontro bilaterale Trump-Putin previsto per il giorno di Ferragosto in Alaska, un luogo simbolico e lontano dalle capitali della diplomazia, equidistante da Washington e Mosca, con l’affiorante incognita di una presenza all’ultima ora di Zelensky. Per quello che sappiamo dei personaggi sembra un’ipotesi poco probabile, ma le vicende dei pregressi incontri annunciati sono sempre state condizionate da incertezze, veti incrociati e smentite.

Più che di una partita a scacchi si tratterà di uno spudorato incontro a poker: resta da vedere se i due giocatori professionisti dell’azzardo caleranno una scala reale o l’ennesimo bluff. Che prima o poi si debba trovare una soluzione a questa guerra che dura da oltre 1260 giorni sta nelle corde dei protagonisti: sono tutti sfiancati dal logorio del protrarsi del conflitto, anche Mosca, che avanza pretese tipo “ordino-comando e voglio”, sa bene che l’asticella del rischio e della posta in gioco non può alzarsi all’infinito.

Le richieste di Mosca

Le richieste del Cremlino sono di una spudoratezza travolgente: annessione senza condizioni dell’area sud-orientale del Donbass, cioè delle regioni di Lugansk – già interamente controllate dalle truppe russe – e di Donetsk, con ulteriori possibili estensioni, se la fagocitosi di Putin sarà vorace, alle regioni meridionali di Zaporizhzhia e Kherson, parzialmente occupate dalle forze di Mosca lungo la fascia costiera sul Mar d’Azov che collega il Donbass alla Crimea, annessa dalla Russia fin dal 2014.

Il metodo Trump

Trump predilige il poker alla lentezza della scacchiera, l’istinto alla meditazione, anche se l’Europa – a cominciare da Macron, Merz, Starmer e la stessa Ursula von der Leyen, a cui si aggiunge Giorgia Meloni, che non vuole strappi con la Casa Bianca – lo sta tirando per la giacchetta verso la soluzione diplomatica. L’obiettivo è convincerlo che nessuna trattativa può partire con la conditio sine qua non (traducasi: ricatto) di una cessione di territori ucraini.

Che opti per l’azzardo lo ha dimostrato con la vicenda dei dazi, oltre ad averlo detto chiaro e tondo a Zelensky, sia nel siparietto alla Casa Bianca sia nell’improvvisato tête-à-tête in San Pietro ai funerali di Papa Francesco: “Non hai le carte”, ripete come un mantra, ovvero “la partita la conduco io per tirarti fuori dall’impiastriccio della guerra”, che Trump vede più come fastidio che come tragedia umanitaria. Per lui, Ucraina significa terre rare e nuovi mercati.

Una logica mercantile

Tutta la storia dei sottomarini schierati per colpire la Russia è più coreografia che realtà: un bau-bau verso un Putin che non si lascia impressionare e risponde con contromisure militari. Sul tappeto verde della posta in gioco, la cessione di territori alla Russia equivale al rilancio di altre annessioni annunciate – Canada e Groenlandia in primis – e all’avvertimento all’Europa di tacere per non vedere alzare la posta dei dazi.

La “trattativa” avrebbe così il volto di un do ut des, in perfetta sintonia con la logica mercantile di Trump.

La resistenza di Kyiv

Se Zelensky non intende cedere al Cremlino neanche un villaggio, è perché sa di avere alle spalle un popolo sfiancato ma determinato a resistere. Ma su questo non ci sarà mai l’appoggio degli USA: la Casa Bianca ha lasciato intendere che la mediazione non si fonda su bandiere, ideali o autodeterminazione dei popoli. La Statua della Libertà si è già voltata dall’altra parte: solo gli interessi possono portare a una soluzione, anche se pare implicito che ciò comporti la resa di Kyiv. In caso contrario, ostacoli e ritorsioni metteranno a rischio le mire statunitensi su Canada e Groenlandia.

Rischi interni e variabile cinese

Questi due uomini da poker d’azzardo sembrano non dare peso alle resistenze dei popoli, all’inviolabilità dei confini e alle possibili implosioni interne, ignorando i costi politici che opposizioni e fallimenti potrebbero far pagare alla loro leadership.

La partita è imprevedibile perché Trump e Putin allungano le mani sul mondo con mire espansive, ma gli altri attori e i comprimari non stanno a guardare.

Si aggiunge infine il silenzio inquietante della Cina: le mire su Taiwan restano attive. Xi Jinping applica la filosofia orientale della “lancia e dello scudo” in una strategia paziente e attenta. Se in Alaska passerà una prova di forza, Pechino potrà sentirsi libera di inglobare l’isola e farne un atout economico di rilievo nello scacchiere mondiale.

Alaska 2 – Un rischio altissimo per Zelenskji

Con la sagacia che gli è propria, Giannelli ha perfettamente fotografato in una sua vignetta sul Corriere della Sera quale sia il rischio dell’incontro di Ferragosto fra Trump e Putin: i due conversano e, sul tappeto (il povero Zelenskji) della discussione, c’è la guerra in Ucraina.

Un pericolo ben presente non solo al Presidente ucraino, che ha ribadito a tutto il mondo l’indisponibilità del suo Paese a cessioni territoriali di qualunque tipo e misura; ma anche agli europei, che hanno avanzato una controproposta: prima cessino i combattimenti e gli attacchi missilistici russi su città e infrastrutture ucraine, poi si apra il negoziato.

L’ombra di un accordo già scritto

L’altro giorno, il vicepresidente USA J.D. Vance ha lasciato intendere che l’esito “scontenterà tutti ma non avrà alternative”. Tradotto: la cessione a Mosca dell’intero Donbass, oltre che della Crimea. Una vittoria per Putin, anche se pagata a caro prezzo in vite umane.

Soluzione inaccettabile per l’UE e per Kyiv, ma che per Trump rappresenta il “punto di caduta” già ipotizzato mesi fa nella sua prima telefonata con lo zar.

Trump e la corsa al Nobel

Il Presidente USA ha un obiettivo tanto personale quanto politico: far finire la guerra, a ogni costo. Non per pacifismo, ma per confermare la sua promessa elettorale di “chiuderla in 24 ore” e per candidarsi al Nobel per la Pace.

Negli ultimi mesi ha moltiplicato mediazioni fra Stati in conflitto – Armenia e Azerbaijan, Thailandia e Cambogia, India e Pakistan – chiedendo apertamente di essere proposto all’Accademia di Stoccolma.

La pace in Ucraina sarebbe il trionfo supremo, e il rischio che conceda molto a Putin è reale.

Putin, il ritorno nel Club dei Grandi

Per il leader del Cremlino, l’incontro in Alaska è il biglietto di riammissione tra i Grandi della Terra, oltre che l’occasione per ottenere un alleggerimento delle sanzioni internazionali che strangolano l’economia russa. Un’opportunità unica, che non vorrà sprecare.

Sta ora agli europei – se ne avranno la capacità – far capire a Trump che Zelenskji non può diventare la vittima sacrificale di un accordo ingiusto. Impresa ardua ma indispensabile.

Come suggerisce la chiusa dell’articolo, nella prossima vignetta Zelenskji dovrebbe sedere su una comoda poltrona, di fronte a Putin

Gaza, l’ipotesi dei 15 tecnocrati: Egitto in prima linea per la tregua

Un comitato di quindici tecnocrati palestinesi, scelti per competenza e neutralità, potrebbe governare la Striscia di Gaza per un periodo di sei mesi. È l’ipotesi avanzata dal ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty in un’intervista a Sky News Arabia. 

Il piano egiziano

La proposta, maturata nell’ambito di una mediazione sostenuta da Egitto, Qatar e Stati Uniti, mira a sbloccare le trattative per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas, aprendo la strada a una gestione civile e non faziosa dell’enclave.

Secondo Abdelatty, la priorità è “creare un’autorità di transizione in grado di assicurare servizi essenziali e coordinare gli aiuti umanitari”, con il compito di traghettare Gaza verso un accordo politico più ampio.

Hamas apre, ma a determinate condizioni

Dalla Striscia, il leader di Hamas Khalil al-Hayya ha dichiarato la disponibilità del movimento a cedere il potere a “qualsiasi autorità palestinese concordata”, inclusa una formula di governo tecnico. Tuttavia, fonti interne precisano che il gruppo non intende rinunciare al proprio braccio armato fino alla nascita di uno Stato palestinese riconosciuto.

Per Hamas, la partecipazione a un compromesso istituzionale non deve tradursi in disarmo unilaterale, ma piuttosto in un riequilibrio delle responsabilità amministrative e militari.

Diplomazia e pressioni internazionali

La proposta egiziana si inserisce in un contesto di forte pressione internazionale. Il Cairo lavora con Doha e Washington per rilanciare un cessate il fuoco di 60 giorni, che includa la liberazione di ostaggi israeliani e di detenuti palestinesi, l’apertura dei valichi e l’ingresso di aiuti senza restrizioni.

L’obiettivo, spiegano fonti diplomatiche, è consolidare la tregua fino a trasformarla in un cessate il fuoco duraturo, mentre si avvia un processo politico che coinvolga l’Autorità Palestinese (PA) nella gestione di Gaza. Per Israele, però, la priorità resta evitare che Hamas mantenga capacità militari tali da minacciare la sicurezza dei propri confini.

Prospettive e incognite

Il passaggio di consegne a un governo tecnico potrebbe rappresentare un primo passo verso la ricostruzione civile della Striscia, oggi devastata da mesi di bombardamenti e crisi umanitaria. Ma restano nodi politici complessi: il ruolo della PA, la garanzia di sicurezza per Israele, la riforma delle istituzioni palestinesi e il futuro stesso di Hamas nell’arena politica.

Per l’Egitto, la sfida è duplice: garantire stabilità immediata e favorire un processo politico credibile. Per i palestinesi, la vera prova sarà trasformare una soluzione temporanea in un progetto di autogoverno condiviso, capace di superare divisioni e rivalità che, finora, hanno paralizzato ogni tentativo di unità nazionale.

Le classi dirigenti. Di ieri e di oggi

Ogniqualvolta si traccia un confronto tra le classi dirigenti del passato – cioè quando esistevano la politica, i partiti, le culture politiche e i programmi di governo studiati ed elaborati – e quella decollata dopo l’irruzione del populismo grillino e l’avvento dei partiti personali, crescono la rassegnazione e lo sconforto.

Una rassegnazione dovuta ad un fatto specifico che supera tutte le altre valutazioni. Ovvero, e senza alcuna regressione nostalgica, ieri c’era una classe dirigente radicata, espressiva, rappresentativa e, soprattutto, con una personalità politica.

Dalla riconoscibilità alla propaganda

Tanto sul versante nazionale quanto su quello locale, si trattava di una classe dirigente riconosciuta e riconoscibile. Sia a livello politico sia su quello culturale.

Oggi, dopo il contagio trasversale del virus populista, demagogico e antipolitico, le classi dirigenti – se così le vogliamo definire – si sono ridotte a portavoce degli istinti più triviali della pubblica opinione o a messaggeri della propaganda più sfacciata e qualunquista.

Certo, esistono eccezioni, che confermano però, come sempre, la regola. Basti pensare alla personalità riconosciuta a livello internazionale di Giorgia Meloni nel campo della maggioranza di governo o ad alcuni esponenti del Pd che, guarda caso, si sono formati politicamente durante gli anni della Prima Repubblica. Uno su tutti, Dario Franceschini.

Fedeltà al capo o inconsistenza

Dopodiché, soprattutto nei partiti populisti e personali, si conta una serie interminabile di pseudo-dirigenti che si caratterizzano o per la fedeltà acritica nei confronti del capo di turno o per la radicale inconsistenza politica, culturale e progettuale.

Recuperando un’antica battuta di Carlo Donat-Cattin, si tratta di persone che “sono capaci, capacissimi, capaci di tutto”.

E la domanda di fondo, al netto delle profonde differenze storiche, politiche, culturali e sociali, è sempre una: la cosiddetta “classe digerente” che oggi alberga nei partiti e nelle istituzioni, che ruolo avrebbe avuto nella Prima Repubblica?

Cosa avrebbero fatto nella Prima Repubblica?

Per fare un esempio concreto, l’attuale classe dirigente nazionale dei populisti dei 5 Stelle avrebbe occupato lo scranno di segretari comunali o provinciali della Democrazia Cristiana, o del Partito Comunista Italiano, o del Partito Socialista Italiano? Oppure, come è molto probabile, sarebbero stati semplici iscritti e militanti di base, impegnati ad allestire le Feste dell’Amicizia, dell’Unità o dell’Avanti, e poco più?

La differenza di qualità, di autorevolezza e di peso della classe dirigente di allora rispetto a quella contemporanea è tale da rendere inevitabile il confronto.

La qualità non ha scadenza

Certo, quel passato è definitivamente ed irreversibilmente archiviato. Ma la qualità e l’autorevolezza delle classi dirigenti non hanno scadenza temporale.

Quando si è alle prese con un ceto dirigente che, qualche lustro fa, avrebbe allestito gazebo e feste di partito – con tutto il rispetto per quei militanti e volontari – e oggi è al governo o aspira a diventarlo, è evidente concludere che la politica si è drasticamente impoverita, non riscuote più consenso e non riesce a dettare l’agenda di ciò che serve a un Paese complesso e articolato come il nostro.

Per questi motivi, la qualità della classe dirigente è quasi la precondizione affinché la politica torni ad essere protagonista, a livello nazionale come a livello locale.

Ucraina, Ue preoccupata. Domani Meloni e leader europei in call con Trump

Roma, 12 ago. (askanews) – Mentre i leader europei chiedono compattamente, ad eccezione dell’ungherese Viktor Orban, che il negoziato sull’Ucraina abbia come premessa il cessate il fuoco o almeno la riduzione delle ostilità quello che non manca, in questi caldissimi giorni che precedono l’incontro di venerdì prossimo tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, è un’escalation delle preoccupazioni. E’ preoccupato, ovviamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – che confida in un “approccio attivo” dell’Ue per una “pace giusta” -, sono preoccupate le cancellerie europee.

Sono ore di contatti tra i diversi governi europei che condividono il timore che Washington possa imporre termini di pace sfavorevoli a Kiev, premiando di fatto la Russia. Trump stesso ha parlato della possibilità di “qualche scambio di territori a vantaggio di entrambe le parti” e già si sono levate voci contro soluzioni stile “Monopoli”.

Intanto la premessa per cui si è spesa anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel colloquio di ieri con Trump è che il negoziato si apra con un conflitto se non archiviato, almeno congelato. Per dirla con le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, questa sarebbe “la condizione preliminare per un vero negoziato”. Ma Kiev non sarà presente al summit in Alaska e quindi tutto è nelle mani di Trump. Centrale è la questione dei confini per i quali i leader europei hanno chiesto che si rispettino “il diritto internazionale, l’integrità territoriale dell’Ucraina” e scatti quindi “il divieto di modificarli con la forza”. Capitolo molto delicato questo, considerando anche il fatto che l’Ucraina è un paese che nel giugno dell’anno scorso ha avviato i negoziati di adesione all’Ue. Bruxelles ha adottato un percorso per così dire “accelerato” e von der Leyen vorrebbe chiudere tutti i capitoli della trattativa entro il 2025. Proprio l’ingresso nell’Unione, secondo indiscrezioni, sarebbe il ‘benefit’ che il tycoon vorrebbe proporre a Zelensky in cambio della cessione di alcuni territori. Una possibilità, però, che non sembra tenere conto di un problema: contro l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue c’è l’aperta contrarietà di Orban (molto vicino alle posizioni di Putin) e quella, probabile, dello slovacco Robert Fico. Due voti determinanti dato che i 27 dovranno esprimersi all’unanimità.

Il negoziato per la pace in Ucraina parte senza dubbio in salita e non è dato sapere quanto l’Ue potrà incidere e quanto il presidente americano vorrà ascoltarla. Domani Trump alle 15 si confronterà, in un meeting virtuale – promosso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz – con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il segretario della Nato Mark Rutte e i leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni. In precedenza, alle 14 si vedranno i leader europei che torneranno ad incontrarsi subito dopo la call con il presidente Usa e il presidente ucraino. Insomma tre riunioni, seppure da remoto, evidentemente una più importante dell’altra.

Poi, alla luce dell’esito del vertice in Alaska i leader europei si vedranno ancora, presumibilmente tramite video call, per fare un punto della situazione e, nel caso, la premier Giorgia Meloni valuterà se anticipare o meno il suo rientro dalle vacanze. Non è escluso però, ma non c’è ovviamente nessuna certezza, che i leader europei stavolta possano incontrarsi fisicamente e non via call per valutare quanto emerso dal colloquio fra i due presidenti.

Toscana, elezioni regionali il 12 e 13 ottobre

Roma, 12 ago. (askanews) – Si terranno il prossimo 12 e 13 ottobre le elezioni in Toscana. Il presidente della Regione Eugenio Giani ha firmato oggi il decreto di indizione delle elezioni regionali.

La tornata elettorale vedrà il governatore uscente correre per un secondo mandato alla guida del centrosinistra, sostenuto dalla coalizione “campo largo” che include Pd, M5S e Alleanza Verdi-Sinistra.

Sul fronte opposto, il centrodestra appare compatto sul nome di Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, indicato come candidato unitario da Fratelli d’Italia e Lega, con il sostegno del leader Matteo Salvini, anche se restano tensioni con Forza Italia sulla composizione delle liste.

“La nostra sarà la regione che vota ‘nel mezzo’, quando avranno già votato Val d’Aosta e Marche, che vanno alle urne il 28 e 29 settembre, e la Calabria, il 5 e 6 ottobre; altre 3 regioni voteranno a novembre inoltrato”, ha detto Giani. “La nostra data forse è la più equilibrata: coincide con il momento del rientro a scuola e si evitano periodi in cui il rischio di allerte per il maltempo è più alto, come sappiamo che accade in Toscana a fine ottobre e inizio novembre. Inoltre è una data che consente l’approvazione del bilancio entro il entro 31 dicembre, oltre il quale si va in esercizio provvisorio, che è una condizione molto grave per quel che riguarda la capacità di spesa e il funzionamento della Regione”, ha concluso Giani.

Ucraina, Ue preoccupata. Meloni e leader europei in call con Trump

Roma, 12 ago. (askanews) – Mentre i leader europei chiedono compattamente, ad eccezione dell’ungherese Viktor Orban, che il negoziato sull’Ucraina abbia come premessa il cessate il fuoco o almeno la riduzione delle ostilità quello che non manca, in questi caldissimi giorni che precedono l’incontro di venerdì prossimo tra il presidente americano Donald Trump e quello russo Vladimir Putin, è un’escalation delle preoccupazioni. E’ preoccupato, ovviamente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – che confida in un “approccio attivo” dell’Ue per una “pace giusta” -, sono preoccupate le cancellerie europee.

Sono ore di contatti tra i diversi governi europei che condividono il timore che Washington possa imporre termini di pace sfavorevoli a Kiev, premiando di fatto la Russia. Trump stesso ha parlato della possibilità di “qualche scambio di territori a vantaggio di entrambe le parti” e già si sono levate voci contro soluzioni stile “Monopoli”.

Intanto la premessa per cui si è spesa anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel colloquio di ieri con Trump è che il negoziato si apra con un conflitto se non archiviato, almeno congelato. Per dirla con le parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, questa sarebbe “la condizione preliminare per un vero negoziato”. Ma Kiev non sarà presente al summit in Alaska e quindi tutto è nelle mani di Trump. Centrale è la questione dei confini per i quali i leader europei hanno chiesto che si rispettino “il diritto internazionale, l’integrità territoriale dell’Ucraina” e scatti quindi “il divieto di modificarli con la forza”. Capitolo molto delicato questo, considerando anche il fatto che l’Ucraina è un paese che nel giugno dell’anno scorso ha avviato i negoziati di adesione all’Ue. Bruxelles ha adottato un percorso per così dire “accelerato” e von der Leyen vorrebbe chiudere tutti i capitoli della trattativa entro il 2025. Proprio l’ingresso nell’Unione, secondo indiscrezioni, sarebbe il ‘benefit’ che il tycoon vorrebbe proporre a Zelensky in cambio della cessione di alcuni territori. Una possibilità, però, che non sembra tenere conto di un problema: contro l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue c’è l’aperta contrarietà di Orban (molto vicino alle posizioni di Putin) e quella, probabile, dello slovacco Robert Fico. Due voti determinanti dato che i 27 dovranno esprimersi all’unanimità.

Il negoziato per la pace in Ucraina parte senza dubbio in salita e non è dato sapere quanto l’Ue potrà incidere e quanto il presidente americano vorrà ascoltarla. Domani Trump alle 15 si confronterà, in un meeting virtuale – promosso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz – con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il segretario della Nato Mark Rutte e i leader europei, tra cui la premier Giorgia Meloni. In precedenza, alle 14 si vedranno i leader europei che torneranno ad incontrarsi subito dopo la call con il presidente Usa e il presidente ucraino. Insomma tre riunioni, seppure da remoto, evidentemente una più importante dell’altra.

Poi, alla luce dell’esito del vertice in Alaska i leader europei si vedranno ancora, presumibilmente tramite video call, per fare un punto della situazione e, nel caso, la premier Giorgia Meloni valuterà se anticipare o meno il suo rientro dalle vacanze. Non è escluso però, ma non c’è ovviamente nessuna certezza, che i leader europei stavolta possano incontrarsi fisicamente e non via call per valutare quanto emerso dal colloquio fra i due presidenti.

Cinema, al Trapani Film Festival Sud Sound System, Jaka, Raiz

Roma, 12 ago. (askanews) – Musica protagonista alla terza edizione del Trapani Film Festival, in programma dal 18 al 24 agosto all’interno dell’arena del Cine Teatro Ariston a Villa Margherita. Ideato e fondato dal produttore esecutivo e direttore creativo Francesco Torre, insieme a Michael C. Allen, e sotto la direzione artistica di Lele Vannoli, il festival rinnova e amplia il dialogo tra cinema e suono, portando in scena autori, colonne sonore, concerti e performance che raccontano il potere narrativo della musica nel linguaggio audiovisivo.

Il TFF propone un format che fa della musica non solo una colonna sonora, ma una protagonista assoluta: dalla spiritualità al popolare, dalla sinfonica all’elettronica, fino al reggae e alla sperimentazione. Ad aprire idealmente la rassegna, il 17 agosto, un’anteprima d’eccezione con Monsignor Marco Frisina, tra i maggiori compositori italiani di musica per il cinema a tema religioso. Il maestro presenterà MusiCinema – Le sue grandi musiche da film, un viaggio tra le sue più celebri partiture. La serata, organizzata da Chorus Inside Sicilia e diretta dal Maestro Salvatore Di Blasi, darà il tono a un’intera settimana in cui la musica si fa narrazione.

Il 21 agosto Warco, affermato cantautore del territorio che utilizza la musica per narrare frammenti di vita quotidiana trasformandoli in storie in cui possiamo riconoscersi, anticiperà il live di Marco Del Bene (MKDB), compositore e producer al centro dello spettacolo Borders: una performance di matrice sperimentale e fortemente contemporanea che intreccia sound design, musica per immagini e linguaggio visuale. Le sue partiture originali, nate per il cinema, saranno reinterpretate dal vivo e arricchite dagli interventi visivi dell’artista The Astronaut, in un’esperienza immersiva che guarda al futuro della musica per film.

Il 23 agosto saliranno sul palco del TFF Jaka e The Elymians Band con il concerto Jaka – Back to Trapani, evento che segna il ritorno dell’artista nella sua terra dopo due anni. Una performance all’insegna della connessione tra musica, storia e territorio, capace di unire l’energia mediterranea con le radici giamaicane del reggae. In occasione del TFF sarà accompagnato da due ospiti speciali: Hi Kee e Raiz, voce storica degli Almamegretta.

A chiudere la manifestazione, il 24 agosto, saranno i Sud Sound System, autentica colonna sonora del Sud Italia. La band porterà il proprio reggae radicato e vibrante nel cuore di Trapani, in un live di forte impatto, che restituisce al festival la sua dimensione corale e popolare, in dialogo diretto con il pubblico e la città. Prima dei Sud Sound System, si esibiranno sul palco due talenti usciti da “Amici di Maria De Filippi”: Vybes e Ilan Muccino.

Accompagnerà tutte le serate del festival anche Roberto Procaccini, compositore e arrangiatore, che curerà gli inserti musicali e lo storytelling sonoro del talk dal vivo del collettivo De Core Podcast, filo conduttore del TFF. Procaccini, che in autunno firmerà le colonne sonore di “Due cuori e due capanne” di Massimiliano Bruno e “Ogni maledetto Fantacalcio” di Alessio Maria Federici (da agosto su Netflix), proporrà in esclusiva alcune anteprime musicali dal vivo, restituendo agli spettatori la dimensione più intima e creativa del suo lavoro.

Musica come parola, visione e ponte tra storie: lo testimoniano anche le presenze nei talk di De Core di artisti come Raiz, sempre più attivo nel dialogo tra musica e cinema, Dimartino, tra le voci più originali del nuovo cantautorato italiano che intreccia musica e letteratura in un percorso artistico in continua evoluzione, e Pivio, autore di memorabili colonne sonore, protagonista di uno degli incontri con il film “Musicanti con la pianola”.

"From Pop to Eternity", all’Eur a Roma mostra dedicata a Mark Kostabi

Roma, 12 ago. (askanews) – Con oltre 100 opere, tra sculture, oli su tela, tecniche miste e disegni, selezionate dalla Collezione personale del maestro Mark Kostabi e dalla Rosini Gutman Collection, dal prossimo 12 settembre e fino al 29 marzo 2026, arriva a Roma, negli spazi della Vaccheria dell’Eur “Casa della Pop Art”, la mostra antologica From pop to eternity, curata da Gianfranco Rosini e organizzata da IconArs con allestimenti di Francesco Mazzei e Giuliano Gasparotti, dedicata ad uno degli artisti più innovativi e rappresentativi della Pop Art: lo statunitense Mark Kostabi.

L’importante mostra evento, realizzata dal Municipio IX Roma EUR con il supporto organizzativo di Roma Capitale e la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, riconferma il ruolo centrale nella diffusione dell’arte moderna e contemporanea ricoperto dalla Vaccheria, spazio culturale del Municipio IX giunto ormai al suo terzo anno di vita e da un anno divenuto ufficialmente “Casa della Pop Art”. Sul solco di un percorso virtuoso e coerente iniziato nel 2022 con la mostra Andy Warhol: Flesh, Le opere di Andy Warhol alla Vaccheria, proseguito nel 2023 con l’esposizione Dal Futurismo all’arte virtuale e nel 2024 con Viaggio nella Pop Art: un Nuovo Modo di Amare le Cose, la mostra From Pop to Eternity consentirà di approfondire il percorso artistico di Kostabi rendendo omaggio alla sua arte attraverso le tante opere in mostra: dai disegni degli esordi dei primi anni ’80 come Ascent to street level, 1981 o St Peter’s Mistake, 1982, passando per alcuni capolavori degli anni ’90 come The Rhythm of Inspiration o The Studio System, fino ad arrivare ai primi anni 2000 e ai giorni nostri con opere significative come Gaming the Course of History e Facing the Truth eseguito in collaborazione con il fratello Paul.

Figura poliedrica, capace di superare i confini tradizionali dell’arte visiva, abbracciando anche la musica, la produzione televisiva e la riflessione critica sull’arte contemporanea, Mark Kostabi si è affermato negli anni per una lunga e continua ricerca artistica, testimoniata negli oltre 40 anni di attività da oltre 160 mostre personali in tutto il mondo e la presenza in prestigiose collezioni internazionali, come quelle del MoMA – Museum of Modern Art, del Metropolitan Museum, della Corcoran Gallery of Art, del Guggenheim Museum di New York, del Groninger Museum nei Paesi Bassi ed infine della Galleria d’Arte Moderna di Roma.

Ma la nuova tappa della sua lunga carriera, in arrivo alla “Casa della Pop Art” della ex Vaccheria all’Eur, costituisce un’occasione per ammirare l’operato di Kostabi nel suo complesso, per apprezzarne i cambiamenti nel tempo e cogliere le tante riflessioni dedicate a temi centrali come la mercificazione dell’arte, l’evoluzione dei linguaggi visivi, l’arte come strumento di comunicazione delle sfide sociali e umane e il ruolo dell’artista nell’era postmoderna, ormai alle soglie della nuova era cibernetica.

L’11 settembre, oltre a presenziare all’inaugurazione della mostra a lui dedicata, Mark Kostabi — anche compositore e pianista — sarà protagonista di un grande concerto di apertura con cui intratterrà il pubblico in compagnia di altri ospiti del mondo della musica, fra i quali spiccano i nomi di Greesi Desiree Langovits e Tony Esposito.

Ucraina, domani call di Trump-Vance con Zelensky e leader Ue

New York, 12 ago. (askanews) – Mercoledì mattina il presidente americano Donald Trump e il vicepresidente J.D. Vance incontreranno in video conferenza il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i leader europei.

I leader europei e Zelensky terranno una prima chiamata tra loro, seguita da una seconda chiamata che includerà Trump e Vance. Successivamente, si terrà una terza chiamata, che probabilmente includerà Zelensky e i rappresentanti di una coalizione di paesi che sostengono l’Ucraina, tra questi anche Regno Unito e Canada. Non si prevede che Trump e Vance partecipino alla terza chiamata.

Gli incontri in videoconferenza si svolgono due giorni prima del vertice tra Trump e Putin in Alaska per discutere di una soluzione per la fine della guerra in Ucraina.