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Botulino, il ministero della Salute: "Attivati i protocolli sanitari"

Roma, 8 ago. (askanews) – “A seguito di due importanti cluster di intossicazione botulinica che si sono verificati nelle ultime settimane in Sardegna e Calabria, il Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute ha immediatamente attivato tutti i protocolli sanitari”. Lo riferisce una nota del Ministero.

“Il sistema di intervento ha reagito prontamente garantendo ai pazienti l’accesso tempestivo ai trattamenti antidotici salvavita – dichiara Maria Rosaria Campitiello, Capo dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie – La rapidità dell’intervento è stata possibile grazie alla rete capillare della Scorta strategica Nazionale Antidoti e Farmaci (SNAF) e alla collaborazione sinergica di tutti gli enti coinvolti. Ricordo che gli alimenti a rischio di tossina botulinica sono le conserve casalinghe preparate sottovuoto, in olio o acqua e, raramente, si tratta di prodotti industriali. Ecco perché è importante rispettare le regole previste per la corretta e sicura preparazione e conservazione degli alimenti”.

L’Istituto Superiore di Sanità mantiene un ruolo centrale sia per la conferma diagnostica sui pazienti che per l’analisi degli alimenti sospetti. Il Centro Antiveleni di Pavia, riferimento nazionale per il Ministero della Salute, ha centralizzato tutte le diagnosi in collaborazione con medici d’urgenza, neurologi e rianimatori. Gli antidoti salvavita sono stati prontamente distribuiti grazie alla collaborazione del Deposito CRI Militare di Cagliari; Marina Militare di Taranto; Guardia Costiera di Napoli e Ospedali San Camillo Forlanini.

L’Italia dispone di una rete di stoccaggio distribuita su tutto il territorio nazionale per garantire interventi rapidi. Prefetture, Forze dell’ordine, servizi 118 con elisoccorso e Croce Rossa collaborano costantemente per assicurare la tempestività dei trattamenti. Le indagini sui casi vengono condotte dai servizi per l’igiene degli alimenti delle ASL/ATS locali, supportati dal Sistema di allerta alimentare del Ministero della Salute.

Esce "Greetings From Your Hometown" dei Jonas Brothers

Milano, 8 ago. (askanews) – Esce oggi “Greetings From Your Hometown”, il nuovo album delle superstar multiplatino e nominate ai GRAMMY, Jonas Brothers: il settimo lavoro in studio della band, con cui celebrano 20 anni di carriera. “Greetings From Your Hometown” è disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico nelle versioni CD con inserto autografato, vinile e CD acquistabili anche sullo Shop Universal.

L’album “Greetings From Your Hometown” segna un emozionante ritorno alle origini, rendendo omaggio alla loro città natale nel New Jersey. Un tributo visibile sin dall’artwork di copertina, fotografato presso l’iconica Belmont Tavern di Belleville, luogo simbolo della loro infanzia. Il progetto racchiude tutta l’intensità emotiva del ritorno nei luoghi che li hanno formati — che si tratti del New Jersey o di qualsiasi altra “casa” nel mondo.

Tra le tracce principali spiccano la title track “Greetings From Your Hometown”, realizzata in collaborazione con la rock band vincitrice di un GRAMMY, Switchfoot, il singolo “Slow Motion”, con il produttore e artista multiplatino Marshmello, e “Love Me to Heaven”, brano nato dalla collaborazione con il cantautore australiano multiplatino Dean Lewis, presentato in anteprima a marzo 2025 durante il “JONASCON Weekend” — l’evento andato in scena tra New York e New Jersey, che ha visto la partecipazione di oltre 75.000 fan. Completa la tracklist “No Time To Talk”, che reinterpreta l’intramontabile hit dei Bee Gees, “Stayin’ Alive”, con un nuovo e sorprendente sound. Tanti gli autori e produttori del panorama internazionale che hanno collaborato a questo nuovo progetto, tra cui: Ryan Tedder, Justin Tranter, Julian Bunetta, Alexander 23, Josette Maskin (dei MUNA), Mikky Ekko e tanti altri.

Il lancio dell’album sarà accompagnato dal “JONAS20: Greetings From Your Hometown Tour”, che prenderà il via domenica 10 agosto dal leggendario MetLife Stadium: un tour mondiale pensato per celebrare l’uscita di “Greetings From Your Hometown” e ripercorrere i momenti più significativi della carriera dei Jonas Brothers, sia come band che come artisti solisti. Il tour si svolgerà fino a novembre in Nord America e proporrà uno spettacolo dal vivo dinamico che abbraccia tutta la carriera ventennale dei Jonas Brothers e la loro evoluzione come band, includendo anche i progetti solisti come Nick Jonas & the Administration, la carriera solista di Nick Jonas, quella di Joe Jonas, DNCE e altri.

I fan di tutto il mondo potranno seguire il “JONAS20: Greetings From Your Hometown Tour”, in esclusiva su Samsung TV Plus. Cinque concerti selezionati saranno trasmessi in diretta sulla rete televisiva Samsung Television Network, portando l’esperienza unica del tour direttamente nelle case degli spettatori. Le date trasmesse includono gli show a New Jersey, Dallas, Houston, Orlando e Buffalo, con lo streaming disponibile in 17 paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Corea, Brasile, Francia, India e molti altri.

Sempre per celebrare l’uscita del nuovo album Greetings From Your Hometown, i Jonas Brothers hanno sorpreso i fan con un’esibizione acustica a bordo del NYC Ferry, in collaborazione con Samsung TV Plus, proponendo versioni intime dei loro brani più iconici. La promozione dell’album è proseguita con la partecipazione al The Tonight Show Starring Jimmy Fallon, dove la band ha raccontato il processo creativo dietro il progetto e anticipato dettagli del tour JONAS20. Oggi invece, hanno inaugurato ufficialmente il lancio dell’album con una performance esclusiva all’interno della Citi Concert Series 2025 di TODAY. Anche TikTok presenta il nuovo percorso della band con un hub interattivo dedicato, ricco di contenuti esclusivi, aggiornamenti sul tour e tutte le tracce del nuovo progetto.

Il piano di Netanyahu per Gaza, osteggiato anche dai vertici militari

Roma, 8 ago. (askanews) – Il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato poco prima dell’alba, dopo una discussione durata 10 ore, un piano per assumere il controllo di Gaza City. La decisione è sostenuta con forza dagli alleati di estrema destra del premier Benjamin Netanyahu ma incontra dissenso anche tra i vertici militari. E prospetta l’ampliamento delle operazioni militari israeliane dopo numerosi tentativi falliti di mediazione per un cessate il fuoco e mentre crescono le pressioni internazionali per un cessate-il-fuoco.

Secondo il comunicato dell’ufficio del primo ministro Netanyahu “le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si prepareranno a prendere il controllo di Gaza City, garantendo al contempo assistenza umanitaria alla popolazione civile al di fuori delle zone di combattimento”.

Ieri Netanyahu in una intervista a Fox News ha sostenuto che Israele intende prendere il controllo del territorio palestinese, ma senza obiettivi di annessione o di governo diretto.

La maggioranza dei membri del gabinetto di sicurezza israeliano ha stilato una lista di cinque principi per arrivare alla fine della guerra. Queste sono il disarmo di Hamas, il ritorno di tutti i 50 ostaggi rimasti (20 dei quali si ritiene siano vivi), la smilitarizzazione della Striscia di Gaza, il controllo della sicurezza israeliana sulla Striscia di Gaza e l’esistenza di un governo civile alternativo che non sia Hamas o l’Autorità Palestinese. Netanyahu intenderebbe passare a Stati arabi il controllo di Gaza una volta eliminato Hamas, scenario tutto da negoziare e non è chiaro quali “forze arabe” sarebbero chiamate in causa da Israele. In ogni caso, il premier esclude un ritorno a Gaza dell’Autorità Nazionale Palestinese e ha rifiutato la proposta egiziana – sostenuta da leader arabi – di affidare la gestione postbellica a un comitato amministrativo di palestinesi indipendenti con profilo tecnico.

La nuova operazione militare prevede un’offensiva di terra in un contesto in cui Israele già controlla circa il 75% della Striscia.

Sul fronte diplomatico, le prime reazioni sono state di forte preoccupazione e condanna del nuovo piano. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito la decisione “sbagliata” e ha esortato Israele a riconsiderarla. “Questa azione non porterà alla fine del conflitto né alla liberazione degli ostaggi. Porterà solo altro spargimento di sangue”, ha detto. L’Australia ha lanciato un appello a “non intraprendere questa strada”. La Cina ha a sua volta segnalato tramite un portavoce degli Etseri “forte preoccupazione”.

La riunione terminata con l’ok al piano per Gaza arriva sulla scia di forti tensioni in seno al governo e nelle forze armate. Secondo funzionari presenti alla riunione settimanale del gabinetto, il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha espresso riserve sull’espansione dell’offensiva, avvertendo che un’operazione di questo tipo “potrebbe compromettere la vita degli ostaggi ancora in mano a Hamas”. La questione ostaggi rimane infatti centrale. Video diffusi di recente mostrano due di loro in condizioni di grave denutrizione, cosa che ha suscitando la condanna internazionale ma anche accresciuto le pressioni interne su Netanyahu.

La piena occupazione della Striscia rappresenterebbe una svolta rispetto alla decisione del 2005, quando Israele ritirò forze esercito e coloni, pur mantenendo il controllo di confini, spazio aereo e forniture.

In Italia fa molto caldo, l’afa durerà fino a Ferragosto

Roma, 8 ago. (askanews) – Dal 2000 in poi l’espansione verso l’Europa dell’anticiclone nordafricano è diventata sempre più frequente, sia in Estate sia nelle altre stagioni. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che la presenza ripetuta del ‘Cammello’, come viene definito in gergo meteorologico l’anticiclone africano, è una ‘roba’ da Millennials. Fino alla fine dello scorso secolo era, infatti, comune sentir parlare di Anticiclone delle Azzorre, di Ciclone d’Islanda e di poco altro: adesso, dobbiamo confrontarci con masse d’aria che a volte provengono addirittura dalla Mauritania o dal Mali, ancora più a sud del Sahara.

E purtroppo queste masse d’aria, ‘spinte’ dai Cambiamenti Climatici verso l’Italia, risultano ‘infernali’ con un caldo cocente: ecco che dall’inferno dantesco spunta di nuovo ‘Caronte’, il traghettatore delle anime della Divina Commedia. Nelle prossime ore vivremo il primo vero sussulto di Caronte: sono attese massime di 38°C a Firenze e Terni, 36°C a Roma e 35°C a Napoli. Questo sarà solo l’inizio.

Sabato 9 agosto le massime saliranno fino a 39°C nella piana Firenze-Prato-Pistoia, a Terni oscilleremo ancora intorno ai 38°C, Arezzo, Ferrara, Mantova, Modena, Parma, Reggio Emilia e Rovigo toccheranno i 37°C con tantissima umidità. Un primo picco sarà raggiunto per San Lorenzo e le Stelle Cadenti saranno infuocate in tutti i sensi; i piccoli frammenti di roccia o di ghiaccio, entrando nell’atmosfera terrestre a grande velocità, si incendieranno a causa dell’attrito con l’aria; e anche noi, spettatori romantici in spiaggia, in montagna o in città, saremo già ‘infuocati’ dal caldo anomalo della giornata.

Si prevedono, infatti, valori estremi quali 40°C a Firenze, 39°C a Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Terni! Bologna toccherà i 38°C insieme a Bolzano, Cremona, Forlì, Lodi, Modena, Padova, Parma, Piacenza, Pordenone, Rovigo, Treviso e Verona. La canicola attesa in Pianura Padana sarà eccezionale: qui, oltre alle temperature molto elevate, avremo un elevato tasso di umidità a causa delle recenti piogge.

In pratica, i 39°C previsti tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, insieme ad un’umidità da zanzare tropicali, causeranno un’afa opprimente e/o asfissiante con temperature percepite ben oltre i 40°C e un Heat Stress Index a livello di pericolo: significa, la massima prudenza anche al Nord Italia, sembreremo tutti degli ‘Indiana Jones al tempio maledetto’, tra una giungla di umidità e il caldo tropicale.

Per uscire da questa ‘giungla termica’ dovremo aspettare almeno Ferragosto: nel successivo weekend (16-17 agosto) qualche temporale potrebbe scendere verso l’Italia settentrionale; ma è ancora presto per dirlo, prepariamoci a sudare e a combattere il caldo con i migliori strumenti a nostra disposizione: tanta acqua, ombra e, se in città, chiusi in casa con ventilatore o condizionatore. Meglio scappare al mare, in acqua, o sulle nostre montagne verdi, Caronte prima o poi mollerà la presa.

Venerdì 8. Al Nord: sole, caldo ed afa in aumento. Al Centro: sole e caldo in forte aumento. Al Sud: sole, caldo ed afa in deciso aumento.

Sabato 9. Al Nord: sole, caldo ed afa in ulteriore aumento. Al Centro: sole e caldo in ulteriore aumento. Al Sud: sole, caldo ed afa in ulteriore aumento.

Domenica 10. Al Nord: sole, caldo ed afa. Al Centro: sole e caldo torrido nelle zone interne, afoso lungo le coste. Al Sud: sole e caldo torrido nelle zone interne, afoso lungo le coste.

TENDENZA: anticiclone africano su tutta l’Italia almeno fino a Ferragosto con massime tra 35 e 40°C.

L’Onu: Israele fermi immediatamento il piano d’occupazione di Gaza

Roma, 8 ago. (askanews) – Il piano del governo israeliano “per ottenere un completo controllo militare della Striscia di Gaza occupata deve essere immediatamente fermato”. Lo dichiara in una nota l’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’Onu, Volker Türk, in una nota.

Il piano, adottato la notte scorsa dal gabinetto di sicurezza israeliano, “contraddice la sentenza della Corte Internazionale di Giustizia secondo cui Israele deve porre fine alla sua occupazione il prima possibile, il raggiungimento della soluzione concordata dei due Stati e il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione”, ha accusato Türk.

Open arms, Salvini: pesante sospetto azione politica magistrati

Roma, 8 ago. (askanews) – E’ “fondato” e “pesante” il sospetto che ci sia un’azione politica dei magistrati contro la politica. Lo dice il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a Rtl.

Salvini ha parlato del suo processo per la vicenda Open Arms su cui la Cassazione in autunno metterà l’ultima parola: “E’ un paese strano quello che riporta dopo 4 anni un ministro in carica sul banco degli imputati per aver fatto quello che tutta l’Europa sta facendo, ovvero impedire il traffico di essere umani. Da questo punto di vista il sospetto che sia un’azione politica e non giuridica c’è tutto, è pesante, è fondato”.

“Ci sono dentro da 4 anni e mezzo, 4 anni e mezzo di udienze a Parlermo. Ero stato assolto, adesso la procura ha fatto ricorso, torneremo in autunno in Cassazione: lì è come i calci di rigore, partita secca, in una sola giornata si decide, a ottobre-novembre”, ha concluso.

Marcinelle, Mattarella: tutela lavoratori resta urgente necessità

Roma, 8 ago. (askanews) – “I gravi fenomeni in atto in diverse aree del mondo, da quelli climatici, ai conflitti in atto, spingono all’incremento di flussi migratori non volontari, fattori che, spesso, innescano conseguenze con significative ricadute demografiche e sociali, sulle stesse condizioni di lavoro. La tutela dei lavoratori, la lotta contro ogni forma di sfruttamento restano un’urgente necessità, che risponde a princìpi di civiltà, a un dovere universale”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio diffuso in occasione del sessantanovesimo anniversario della tragedia di Marcinelle e della ventiquattresima Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Il capo dello Stato “come ogni anno” rinnova “ricordo e commozione per la tragedia” nella miniera belga, “in cui persero la vita duecentosessantadue minatori, centotrentasei italiani, vittime di un fatale incidente sul lavoro”.

“Marcinelle, come ogni altro tragico evento che ha segnato la storia dell’emigrazione italiana, evoca il dovere di promuovere la dignità del lavoro in tutte le sue manifestazioni, affinché quanto accaduto non debba ripetersi in futuro”, sottolinea Mattarella.

“La Repubblica – aggiunge – è grata a tutti i connazionali che hanno recato i valori del lavoro italiano fuori dai confini nazionali, aiutando anche lo sviluppo del proprio Paese In questa giornata rinnovo ai familiari e ai cari di quanti perirono al Bois du Cazier – e in ogni altro luogo in terra straniera – sentimenti di vicinanza e partecipazione”. Il tributo agli italiani che persero la vita a Marcinelle, ricorda il presidente della Repubblica, “si estende a tutti i lavoratori italiani deceduti in luoghi lontani dall’Italia, prevalentemente per stato di necessità, lavoratori che seppero contribuire con impegno, onestà e dedizione alla prosperità dei Paesi che li accolsero. Dal 2001, la data dell’8 agosto è riconosciuta come la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”.

M.O., Israele approva piano per prendere il controllo di Gaza City

Roma, 8 ago. (askanews) – L’ufficio del primo ministro isrealiano Benjamin Netanyahu ha reso noto alle prime luci del mattino che il gabinetto di sicurezza ha approvato il piano del premier per la conquista di Gaza City, nel nord della Striscia di Gaza, da parte delle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Israele fornirà aiuti umanitari alla popolazione civile al di fuori delle zone di combattimento.

Non è chiaro – scrive il Times of Israel – perché la dichiarazione si riferisca solo alla presa di controlllo della città di Gaza e non all’occupazione dell’intera Striscia di Gaza, come lo stesso premier Netanyahu aveva annunciato ieri di voler fare, seppur escludendo una annessione dell’enclave palestinese.

La maggioranza dei membri del gabinetto di sicurezza israeliano ha inoltre stilato una lista di cinque principi che Israele richiederà in cambio della fine della guerra con Hamas: disarmo di Hamas; ritorno di tutti i 50 ostaggi rimasti, 20 dei quali si ritiene siano vivi; smilitarizzazione della Striscia di Gaza; il controllo della sicurezza israeliana sulla Striscia di Gaza; l’esistenza di un governo civile alternativo che non sia Hamas o l’Autorità Palestinese.

Infine, si legge ancora nel comunicato dell’ufficio del primo ministro israeliano, il gabinetto di sicurezza ha bocciato un piano alternativo a quello del primo ministro perché non avrebbe garantito la sconfitta di Hamas o il ritorno degli ostaggi. Non sono stati foriti dettagli sui contenuti di questo piano alternativo, ma secondo i quotidiani israeliani sembra riferirsi a una proposta presentata dal capo di Stato Maggiore dell’Idf Eyal Zamir, che aveva espresso la sua opposizione all’occupazione totale della Striscia di Gaza, temendo che ciò possa portare a un disastro umanitario e mettere a rischio la vita degli ostaggi.

Il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid ha definito “un disastro” la decisione prsa dal governo, aggiungendo che i ministri di estrema destra Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich hanno trascinato il primo ministro israeliano in qualcosa che era “esattamente ciò che Hamas voleva”.

Il Veneto, la Lega e il ritorno dei popolari

Ho letto con attenzione l’intervista di Massimo Cacciari, a cura di Daniela Preziosi, pubblicata sul Domani, e l’articolo di Mariangela Fogliardi apparso ieri sul Domani d’Italia, dedicato al centrosinistra veneto e alla voce (finora silenziosa) dei cattolici democratici nella politica regionale. Da queste letture ho tratto spunti di riflessione, in parte già approfonditi nel mio libro di prossima pubblicazione sul ruolo dei democristiani e dei popolari nel Veneto.

Una regione in transizione

La nostra regione vive una fase politica molto delicata, specie all’interno della Lega, che dal 2010 guida la Regione e che ora affronta, dopo il terzo mandato di Zaia, un passaggio di consegne interno alla coalizione di centrodestra tutt’altro che indolore. È il momento di una riflessione seria sulla parabola della Lega Veneta, considerando i cinquantacinque anni della storia regionale: venticinque sotto l’egemonia della DC (1970–1995), l’intervallo della giunta Pupillo (1993–94), il quindicennio galaniano (1995–2010) – quello del celebre “Il Nordest sono io” – e infine i quindici anni della presidenza Zaia.

Sarebbe utile organizzare un seminario che affronti l’evoluzione della politica veneta dagli albori della Regione a oggi: dall’egemonia democristiana a quella leghista, ora insidiata da Fratelli d’Italia. E con un dato da non sottovalutare: la partecipazione elettorale è crollata dal 94,6% degli anni Settanta al 66,4% degli anni Novanta, fino a scendere poco sopra il 50% oggi. Il Veneto era bianco quando la sua società era tale: fondata sulla cultura delle parrocchie. Oggi la secolarizzazione ha mutato il contesto. Dalla religione di senso comune si è passati all’autonomia del credere, e da lì a un mutamento politico-elettorale profondo.

Il primo studio della DC sul fenomeno leghista

A metà degli anni Ottanta, la DC veneta promosse una commissione di studio – da me coordinata – con il contributo degli studiosi Nicola Berti (storico), Ulderico Bernardi (sociologo) e Ferruccio Bresolin (economista), per analizzare i primi smottamenti elettorali verso la Lega, soprattutto nell’area pedemontana. Il calo di consenso tra gli artigiani, i contadini e i commercianti fu il segnale del disimpegno verso una DC vista ormai come parte della “Roma ladrona”.

La Lega ha acquisito l’egemonia a partire dal 2010, ma non è riuscita a imporre un modello culturale compiuto. L’idea originaria della “veneticità” non si è tradotta in una proposta forte: il cattolicesimo – pur colpito dalla secolarizzazione – continua a esercitare una certa influenza, mentre il venetismo si limita a sovrapporsi ideologicamente alla vitalità linguistica e alle tradizioni popolari.

Ricordo un incontro con Tramarin e Rocchetta, fondatori della Liga Veneta, nella sede regionale della DC, agli inizi della loro esperienza politica. I caratteri di fondo dei leader leghisti veneti – figli di famiglie di area democratico-cristiana – sono rimasti riconoscibili. Basti pensare alla battaglia referendaria contro la riforma Renzi, vinta nel Veneto con il sostegno congiunto di DC e Lega. Ma quindici anni di dominio leghista hanno generato contraddizioni profonde, come ben osserva Cacciari, poiché si sono rifatti a un modello di governo mutuato in parte dalla vecchia DC.

Oggi, la Lega affronta lo scontro interno tra le “volpi” e i “leoni” (in senso paretiano), incalzata da Fratelli d’Italia e Forza Italia, pronti a contendersi la guida regionale dopo l’uscita di scena di Zaia. E per la DC? Dal 1995 non siedono più suoi rappresentanti in Consiglio regionale: gli anni della lunga e dolorosa diaspora.

Una voce che non è del tutto silenziosa

Sarebbe tuttavia sbagliato considerare “silenziosa” la voce dei cattolici democratici in Veneto. Anche qui, come altrove, l’area cattolica si articola in diverse culture: una di sinistra, democratica; una liberal-moderata, che ha sostenuto Forza Italia e oggi, in parte, Fratelli d’Italia; una cristiano-sociale, oggi presente in Iniziativa Popolare e determinata a concorrere alla ricomposizione dell’area cattolica in vista della costruzione di un nuovo centro politico, fondato sui valori democratico-costituzionali.

Nel Veneto, la sinistra è sempre stata minoritaria. Senza il sostegno di un centro forte, ricomposto e rappresentativo, difficilmente potrà prevalere su una destra oggi dominata dal partito meloniano. Tra le esperienze significative degli ultimi anni, va ricordato il tentativo del 2014 a Monte Berico, con gli amici Domenico Menorello e Luciano Finesso della Federazione dei Popolari Veneti, e la nostra battaglia – purtroppo isolata – per la macroregione del Nord-Est.

Un progetto in cammino: “Popolari per il Veneto”

Da alcuni mesi è nato un nuovo tentativo politico: Popolari per il Veneto, con il prof. Scanagatta alla presidenza del movimento nascente, sostenuto dall’ex consigliere regionale DC Iles Braghetto. Il gruppo ha elaborato un manifesto politico e alcune linee programmatiche ispirate ai valori del cristianesimo sociale e popolare. Incontri si sono già svolti a Padova, Treviso e Venezia, e sono in programma nelle restanti province – Verona, Vicenza, Rovigo e Belluno – con l’obiettivo di presentare una lista di area DC e popolare alle prossime elezioni regionali.

F‑35? No grazie. Svizzera in trincea: anche il Centro apre alla sospensione

In Svizzera, i cambiamenti politici raramente avvengono con clamore. Eppure, il 1º gennaio 2021 ha segnato una svolta silenziosa ma storica: la nascita de Il Centro. Frutto dell’unione di due tradizioni diverse ma complementari – il Partito Popolare Democratico (PPD), ancorato alla radice cattolico-sociale, e il Partito Borghese Democratico (PBD), nato da una scissione dell’UDC – questo nuovo soggetto politico ha raccolto un’eredità secolare per proiettarla nel futuro.

Per decenni, il PPD aveva rappresentato il baricentro della politica elvetica, una forza capace di mediare, unire e stabilizzare. Con Il Centro, quella storia non si è chiusa: si è trasformata in un progetto più ampio, che parla di modernità ma resta fedele a un’idea antica di politica, fatta di servizio, responsabilità e legame con la comunità.

“Pensare l’impensabile” — La dichiarazione che cambia il tono

In un’intervista concessa ieri alla RSI, Andrea Gmür‑Schönenberger, senatrice del Centro e presidente della Commissione Sicurezza al Consiglio degli Stati, ha aperto uno spiraglio imprevisto:

“Ormai siamo giunti al momento di pensare l’impensabile”, ha detto.

Pur confermando che l’F‑35 resta a suo giudizio il miglior aereo oggi disponibile, ha chiarito che “come ultima opzione, non dobbiamo escludere di fare marcia indietro, e puntare piuttosto sui Rafale francesi. I Paesi europei si stanno dimostrando affidabili, mentre con Trump negli Stati Uniti regna l’arbitrarietà.”

Proposte di risposta: da Facebook ai farmaci

Alla domanda su come reagire, Gmür non si è limitata a evocare i caccia militari. Ha proposto altre misure di pressione:

“Potremmo rinunciare all’obbligo della tassazione minima OCSE, oppure tassare in modo più deciso le grandi piattaforme digitali come Google e Facebook. Un’altra ipotesi: concordare con l’industria farmaceutica una pausa nelle forniture verso gli USA”.

Parole pesanti, che mettono nero su bianco un sentimento crescente: quello di un Paese colpito e stanco di subire.

I partiti di sinistra e una parte dei liberali avevano già espresso critiche al contratto sugli F‑35, ma finora il Centro aveva mantenuto una posizione di continuità. L’intervista di Gmür segna dunque una svolta, o almeno l’apertura di un’altra fase: più prudente, più legata alle condizioni geopolitiche che mutano, più attenta alla credibilità delle controparti.

Una lezione politica da non sottovalutare

Che una nazione neutrale, relativamente piccola, ma consapevole della propria dignità istituzionale, metta in discussione un accordo militare con gli Stati Uniti è tutt’altro che irrilevante.

La Svizzera non si piega, e lo fa attraverso le sue istituzioni. E il Centro, erede dei popolari cattolici che hanno costruito l’equilibrio democratico del dopoguerra, mostra di saper stare dentro la storia con lo sguardo rivolto al futuro.

Non è un atto di forza, ma di coerenza. In tempi di crisi, è già molto.

Solo l’Occidente conosce la Storia? Allora non dimentichi il Medioevo

La discussione suscitata dal documento dedicato alla storia da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che si apre con una frase tanto perentoria quanto impegnativa («Solo l’Occidente conosce la Storia»), ha suscitato a vari livelli un dibattito molto significativo. Fra gli altri argomenti proposti, è apparso singolare come l’età medievale, tanto presente nella memoria comunitaria (basti pensare a Dante) nonché nel paesaggio soprattutto urbano e nelle arti del nostro paese, sia relegata alla fine del V anno del ciclo della scuola primaria riguardo al periodo intercorso tra le fine dell’impero romano d’Occidente e l’espansione islamica (secc. VII-IX), mentre l’intensa fase socioculturale compresa tra l’esperienza di Carlomagno e l’alba della Modernità con l’Umanesimo e il Rinascimento venga compressa nella prima metà del primo anno della scuola secondaria.

Tra le ragioni delle perplessità con le quali la proposta ministeriale è stata accolta, astraendo qui da altri aspetti e momenti della storia nel suo complesso, sembra opportuno sottolineare il trattamento riservato al medioevo sia per la sua eccessiva compendiosità, sia per l’inadeguatezza del rapporto che questa fretta e questa superficialità provoca rispetto a due argomenti di fondo: propriamente storico il primo, socioculturale e connesso con il nostro vivo presente il secondo.

Primo: la centralità del periodo che convenzionalmente (e ormai fino dal Tre-Quattrocento) viene indicato con il termine “medioevo” proprio nella costruzione di quella coscienza identitaria occidentale e in particolar modo italiana che sta esplicitamente tanto a cuore agli estensori del progetto ministeriale. Mentre è molto discutibile che “solo” l’Occidente abbia “conosciuto” (sic) la storia, è fuor di dubbio che il medioevo come età di transizione tra Antichità e Modernità è stato proposto come dimensione originale e specifico nel corso di un lungo e intenso dibattito che in Europa ha attraversato i secoli: dall’avversione umanistica alla svalutazione illuministica alla rivendicazione a tratti perfino apologetica del Romanticismo. Una maggior attenzione per il medioevo — i cui caratteri originali sono talora serviti ai nostri studiosi anche per indicare, ma solo in senso traslato, momenti e caratteri salienti di culture “altre” (un “medioevo” ellenico, o “giapponese”, o “etiopico”) — sarà necessaria ai nostri ragazzi proprio per meglio comprendere quel che della cultura occidentale è specifico rispetto alle altre (a cominciare dal ruolo centrale del cristianesimo latino) e al tempo stesso la portata della Modernità come vera e propria rivoluzione rispetto alle epoche precedenti.

Secondo: e qui è necessario guardarsi attorno, specie nelle culture giovanili. Sia revival di un fenomeno già accaduto (ad esempio ai primi dell’Ottocento), sia effetto di premesse e di condizioni del tutto nuove, oggi — mentre l’insegnamento scolastico e universitario è in grave crisi e la lettura della carta stampata precipita — il medioevo impazza: sul grande e sul piccolo schermo, nei war games e nei “giochi di ruolo”, nelle varie forme di letteratura narrativa comprese fantastoria e fumettistica, nelle feste e nelle saghe cittadine con momenti di speciale intensità come il Calendimaggio d’Assisi e la Settimana Medievale di Gubbio che attraggono addirittura masse di partecipanti con immediate ripercussioni anche sulla vita economica (il turismo, la ristorazione, le molte forme di proposte nello spettacolo, l’inattesa e insospettata nascita di vari tipi di produzione artigiana), la nascita o la rinascita di sodalizi che hanno fatto riscoprire soprattutto alle giovani generazioni la gioia del vivere e soprattutto di giocare insieme.

L’Ondata medievale, magari preceduta da più o meno visibili segni, investì l’Europa, gli Stati Uniti e anche altre parti del mondo (ad esempio l’Australia e l’America latina) già tra Anni Sessanta e Settanta, con l’”effetto Tolkien”: cioè con lo straordinario successo del romanzo forse definibile (ma sarebbe riduttivo…) come heroic fantasy del filologo e cattolico John Ronald Reuel Tolkien Il signore degli anelli. La grande saga dell’Anello Magico — si noti che Tolkien era filologo illustrissimo ed esponente degli Oxford Christian — conquistò ed esaltò specie i giovanissimi: e fece scalpore il paradosso della sua «appropriazione bipolare»: negli Stati Uniti essa diventò il vessillo della controcultura militante, mentre in Europa e in particolare in Italia venne accolta come Bibbia ispiratrice di una frangia ristretta ma culturalmente significativa di un’estrema destra dai caratteri giudicati come «reazionario-postmoderni». Seguì, nel 1980, Il nome della rosa di Umberto Eco, mentre il medioevo diveniva sempre più lo scenario storico o fantastorico di opere di successo e crescevano i fenomeni travolgenti dei libri di Ken Follett e di Dan Brown.

Era un medioevo rumoroso, spesso tra il goliardico e lo straccione, con indubbi caratteri “brancaleonici”: ma non va dimenticato che L’Armata Brancaleone di Monicelli, del resto un capolavoro nel suo genere, era nata come parodia del film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman. In un primissimo tempo, il mondo della medievistica “seria”, quello degli studiosi e degli accademici, mostrò incuranza e disprezzo nei suoi confronti. Ma gradualmente alcuni studiosi cominciarono a domandarsi se non fosse il caso di reagire in modo concreto e significativo al fatto che le aule e gli istituti della medievistica ufficiale e scientifica si svuotavano mentre le strade e le piazze si riempivano di ragazzi che non avevano mai aperto un libro di Marc Bloch o di Jacques Le Goff mentre ammattivano dinanzi ai banali luoghi comuni o alle fiabe bislacche del Falso Medioevo. Non sarebbe stato il caso di raccogliere la sfida e provare a “insegnar giocando” e al tempo stesso “giocar insegnando”, cioè di “rifilologizzare il gioco del medioevo”?

Ci provò una rivista intelligente, i «Quaderni medievali» del compianto Giosuè Musca dell’università di Bari; e fece epoca, nel 1983, il convegno dedicato a Il sogno del medioevo egemonizzato — e da chi altri sennò? — da Umberto Eco.
Oggi, lo studio dei rapporti tra la scienza medievistica e il fenomeno sociologico-ludico del cosiddetto medievalismo è entrato nell’Università sotto gli occhi tutto sommato benevoli e divertiti di Alessandro Barbero e quelli più severi ma straordinariamente attenti di Giuseppe Sergi o riservati ma flessibili di Massimo Oldoni: e vi prendono parte come coprotagonisti studiosi giovani, qualcuno giovanissimo, che vanno da Tommaso di Carpegna Falconieri a Francesca Roversi Monaco a Umberto Longo, tanto per citare fra molti valenti ricercatori quelli che alle molte facce del medioevo stanno conferendo un sicuro statuto scientifico.

Hollywood cambia volto: lo racconta il Los Angeles Times

L’articolo pubblicato sul Los Angeles Times da Josh Rottenberg ieri, 7 agosto, apre uno squarcio sul futuro della narrazione audiovisiva. Hollywood non sta solo osservando l’evoluzione dell’intelligenza artificiale: la sta abbracciando, riformulando il concetto stesso di cinema e storytelling.

Non è più fantascienza. È presente.

Le protagoniste? Aziende come Luma AI, con sede a Los Angeles, che tramite la sua piattaforma Dream Machine consente di creare video realistici a partire da semplici istruzioni testuali. Ad esempio, digitando “una donna che attraversa la strada sotto la pioggia” si ottiene una clip perfettamente coerente e visivamente raffinata. Il tempo di generazione? Pochi secondi.

Una delle funzioni più sorprendenti è chiamata Modify Video: consente di alterare contenuti esistenti con un semplice comando. Vuoi che un cappotto diventi un mantello, o che una giornata estiva si trasformi in una bufera di neve? Basta scriverlo. Nessun green screen, nessun effetto speciale tradizionale. È editing istantaneo, con una fluidità che in passato avrebbe richiesto settimane di post-produzione.

Come spiega Rottenberg, la promessa di queste tecnologie non è solo l’efficienza, ma la democratizzazione dell’accesso alla narrazione audiovisiva. A fronte di un prompt ben scritto, chiunque può generare una sequenza visiva di qualità cinematografica.

Il sogno (o l’incubo?) del cinema su misura

Il CEO di Luma, Amit Jain, immagina un futuro in cui i film non saranno più prodotti per grandi pubblici omogenei, ma realizzati su misura per ciascun utente. Un thriller ambientato nel proprio quartiere, una commedia in cui compaiono volti di amici reali, una saga epica dove l’eroe ha il volto dello spettatore.

È la logica del cinema “iper‑personalizzato”, che sfrutta il potere dell’AI per rispondere al gusto, al contesto e perfino all’umore del fruitore.

Rottenberg osserva che questa prospettiva “aumenta le opportunità creative”, ma comporta anche il rischio di svuotare di senso l’esperienza collettiva del cinema. Dove finisce la regia, dove comincia l’algoritmo?

Hollywood si interroga: evoluzione o deriva?

Il reportage non tace le preoccupazioni. Da una parte c’è chi intravede una nuova primavera dell’immaginazione visiva, una creatività distribuita e accessibile. Dall’altra, emergono paure fondate: la perdita di artigianalità, il declino dell’originalità, il pericolo di una bulimia di contenuti superficiali generati in automatico.

Studios e sindacati stanno discutendo come regolamentare l’uso dell’AI nei processi creativi. Ma nel frattempo, le piattaforme crescono, gli strumenti si perfezionano, e una generazione di giovani autori digitali si forma al di fuori dei canali tradizionali.

L’impressione finale dell’articolo di Rottenberg è chiara: l’AI non rimpiazzerà il cinema, ma ne cambierà i connotati. Chi saprà utilizzarla con intelligenza, empatia e visione potrà scrivere nuove pagine, forse irripetibili, della grande narrazione visiva.

Perché il racconto, oggi più che mai, è anche un algoritmo. Ma resta — nella sua essenza — una scelta umana.

Ucraina, Meloni sente Trump, Zelensky e presidente Emirati Al Nahyan

Roma, 8 ago. (askanews) – Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto conversazioni telefoniche con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con il Presidente dell’Ucraina, VolodymyráZelensky, e con il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, S.A. Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan.

Al centro delle tre telefonate, la guerra in Ucraina, si legge in una nota.

Il Presidente Meloni si è in particolare confrontata con gli interlocutori sugli sforzi in corso per il raggiungimento di un cessate il fuoco e per un percorso negoziale che possa garantire una pace giusta e duratura in Ucraina, anche alla luce delle più recenti iniziative diplomatiche promosse dagliáStatiáUniti.

Con il Presidente emiratino è stata anche l’occasione per condividere l’eccellente cooperazione nella consegna degli aiuti umanitari a Gaza. E’ stata inoltre ribadita la necessità di una cessazione immediata delle ostilità, del rilascio degli ostaggi nelle mani di Hamas e di un accesso degli aiuti pieno e senza ostacoli per porre fine all’ingiustificabile crisi umanitaria in corso nella Striscia.

Ucraina, Zelensky: per Meloni Ue coinvolta in processo di pace

Roma, 7 ago. (askanews) – “Ho parlato con la Presidente del Consiglio dei Ministri italiana Giorgia Meloni. È stata una conversazione proficua, in cui abbiamo condiviso una visione comune su come procedere verso una pace vera e giusta”. Lo ha scritto su X il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

“Abbiamo condiviso i dettagli dei nostri recenti contatti con altri leader. È importante per l’Ucraina che i nostri partner siano ben informati sulla situazione. Vogliamo tutti un futuro definito e sicuro per l’Europa”, ha precisato il presidente ucraino.

“Giorgia sostiene fermamente la posizione secondo cui i leader europei devono essere coinvolti negli sforzi diplomatici a fianco degli Stati Uniti per stabilire la pace”, ha aggiunto Zelensky.

Camere in ferie, a settembre battaglia su Almasri e separazione carriere

Roma, 7 ago. (askanews) – Con le audizioni di oggi in commissione Cultura alla Camera sul ddl Valditara sul consenso informato, si è chiusa l’attività parlamentare di Montecitorio. L’ultimo giorno di scuola per la maggior parte dei deputati, tuttavia, è stato ieri quando l’aula ha approvato in un solo giorno ben quattro provvedimenti (il decreto economia, il decreto sport, la delega allo spettacolo e il ddl sui consiglieri regionali) e in mezzo ha pure svolto il question time. Uno sprint per andare in vacanza con una giornata di anticipo rispetto al calendario. I senatori d’altronde avevano salutato Palazzo Madama ancora prima, martedì subito dopo l’ok alla delega fiscale. Davanti, oltre un mese di ferie perché il rientro sarà il 9 settembre alla Camera e il 10 al Senato.

“Cercate di riposare che alla ripresa si corre”, ha scritto ieri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un bigliettino di buone vacanze lasciato ai giornalisti ‘chigisti’. A guardare i calendari parlamentari, la ripresa più incandescente sarà quella della Camera dove la giunta per le Autorizzazioni, entro fine settembre, dovrà esprimersi sulla richiesta di autorizzazione a procedere per la vicenda Almasri nei confronti dei ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano. Omissione di atti d’ufficio, favoreggiamento e peculato i reati contestati. Sulla decisione della Giunta sarà chiamata a votare anche l’aula entro ottobre. Un iter che andrà di pari passo con la terza lettura della riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Sul provvedimento è acceso lo scontro con le toghe. Le dichiarazioni della premier gettano benzina sul fuoco. Meloni parla di “un disegno politico della magistratura” e lo collega al fatto che “la riforma della giustizia procede a passi spediti”, “ho messo in conto eventuali conseguenze”, dice.

Così come la chiusura prima della pausa estiva è stata caratterizzata da una corsa alla conversione dei decreti, anche alla ripresa le conferenze dei capigruppo – quella di Montecitorio è già programmata per il 10 settembre – dovranno programmare l’esame di tre decreti approvati dal consiglio dei ministri prima delle ferie: si tratta del decreto per il commissariamento dell’Agenzia nazionale per i Servizi sanitari regionali (Agenas), il decreto Terra dei fuochi e il decreto giustizia.

Tra i temi caldi di settembre ci sarà anche il fine vita. Una legge è stata sollecitata più volte dalla Corte Costituzionale e nelle commissioni Giustizia e Affari Sociali al Senato è iniziato l’iter. I relatori hanno presentato un testo della maggioranza che hanno già annunciato di voler cambiare. A settembre l’esame entrerà nel vivo. Sempre al Senato è atteso in aula a ottobre il ddl che prevede l’abrogazione del voto disgiunto e dei ballottaggi nei comuni sopra i 15 mila abitanti se uno dei candidati ha raggiunto il 40%. Una modifica voluta da tutto il centrodestra che invece sul tema della legge elettorale per le politiche non è altrettanto unito.

Nelle intenzioni della premier va cambiata mentre la Lega vuole tenersi stretta la quota di collegi uninominali previsti dal Rosatellum. Al dossier bisognerà iniziare a lavorare concretamente in autunno se non si vuole arrivare a cambiare il sistema di voto a ridosso delle elezioni che – ormai viene dato per acquisito – saranno anticipate a maggio 2027, quattro mesi prima della scadenza naturale della legislatura. A una eventuale modifica del Rosatellum è legato anche il destino della “madre di tutte le riforme”, il premierato, all’esame della commissione Affari Costituzionali della Camera. Sempre nella prima commissione di Montecitorio verrà avviato l’iter del ddl sui poteri di Roma Capitale.

Al Senato le commissioni parlamentari alla ripresa saranno impegnate anche sulla riforma della Rai e sul ddl caccia, provvedimenti su cui il confronto con le opposizioni si preannuncia duro. Mentre la Giunta della Camera sarà impegnata sul caso Almasri, quella del Senato discuterà la richiesta avanzata dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè di sollevare un conflitto di attribuzioni contro la Procura che la accusa di truffa all’Inps nel periodo Covid.

Sul fronte economico entro il 20 ottobre il governo dovrà produrre il Documento Programmatico di Bilancio (Dpb)da trasmettere alla Commissione Europea.

Salvini a Villa San Giovanni: Non dite qualora! Ponte Stretto si far

Roma, 7 ago. (askanews) – “Non qualora non si facesse il ponte… Siamo qui a festeggiare l’approvazione!”. Matteo Salvini chiede ottimismo ai giornalisti che lo intervistano a Villa San Giovanni, Reggio Calabria, il giorno dopo l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto da parte del Cipess, il comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo. L’infrastruttura che unir la Calabria alla Sicilia, che in molti nel centrodestra hanno dedicato a Silvio Berlusconi, sar lunga 3,3 chilometri e percorribile a partire dal 2032-33 per un investimento previsto di 13,5 miliardi.

Alle critiche dell’ex compagno di partito, Roberto Castelli, sulle risorse che il ponte sottrarrebbe al Nord Italia, il ministro delle Infrastrutture e vice-premier leghista risponde:

“L’ex governatore di sinistra della Sardegna (Francesco, ndr) Pigliaru ha detto ‘viva il ponte’, un architetto, sicuramente non vicino alla Lega o al centrodestra come Fuksas ha detto che serve il ponte, tanti amministratori locali non della Lega dicono ‘viva il ponte’, siamo in democrazia ognuno libero di pensare quello che vuole. Coloro che dicono ‘prima del ponte bisogna fare altro’, lo dicono da un secolo e in un secolo non c’ n il ponte n l’altro”, ha commentato Salvini.

Anche la premier Giorgia Meloni mercoled ha partecipato alla riunione del Cipess e ha elogiato l'”opera simbolo” del Ponte:

“Sono contento, la presidente del Consiglio, io in tasca 13 miliardi e mezzo per fare il ponte tutte le metropolitane, le ferrovie e le strade non li avevo, gli studi dicono che sul territorio ci sar una ricaduta di 23 miliardi, chi dice che una spesa eccessiva, ne arriver quasi il doppio, ci vediamo qua fra 10 anni per vedere come cambia lo stretto”, ha detto Salvini.

Infine, riguardo alle polemiche legate alla vicenda Al-Masri, Salvini svicola per il secondo giorno consecutivo:

“Oggi una giornata cos bella, il sole calabrese e siciliano cos bello, che mi permetto di parlare solo di questo ponte, da domani parliamo di tutto il resto”, ha concluso.

Alla scoperta della Penisola del Sinis: cultura, mare e agroalimentare

Cabras, 7 ago. (askanews) – Un viaggio alla scoperta del Sinis, la penisola della Sardegna centro-occidentale che si trova fra la baia di Is Arenas a nord, ed il Golfo di Oristano a sud, dove si intrecciano storia millenaria, natura incontaminata, siti archeologici e culturali. Ma anche eccellenze enogastronomiche. Insomma, un connubio perfetto tra storia e natura. Per far conoscere questo lembo di territorio nata la rete Sinis2Go, finanziato da Gal Sinis (Gruppo di azione locale del progetto europeo leader), di cui capofila la Fondazione culturale Mont’e Prama. Obiettivo: creare un turismo alla scoperta della Penisola del Sinis in tutte le sue sfaccettature per promuovere le eccellenze della Penisola del Sinis.

Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama: “E’ un primo esempio di rete fra aziende basato sulla centralit dei beni culturali che si interfacciano con le realt economiche e produttive di un intero territorio”. “Il connubio tra valorizzazione e attrattivi dei beni culturali e le aziende del territorio pu essere davvero un’arma vincente”.

Il nostro viaggio inizia dal Museo di Cabras, dove sono custoditi i Giganti di Mont’e Prama, incredibili statute a tutto tondo rinvenute a Mont’e Prama da un contadino all’inizio degli anni Settanta; rappresentano arcieri, pugilatori e guerrieri. Il percorso prosegue con tappa obbligatoria a Tharros, l’antica citt baciata dal mare fondata dai cartaginesi nel VII secolo a.C; sovrastata da una torre dei conquistatori spagnoli, che offre uno dei panorami pi suggestivi della Sardegna.

Ci sono poi l’ipogeo di San Salvatore, all’interno di un piccolo villaggio deserto tutto l’anno ma che si anima per la festa di San Salvatore che si tiene nell’omonimo novenario (il pi grande di tutta la Sardegna), e la chiesa paleocristiana di San Giovanni di Sinis, uno degli edifici cristiani pi antichi dell’isola. A poca distanza da qui si possono vedere, inoltre, le Domus de janas di Sedilo e Ardauli, recentemente diventate Patrimonio Unesco.

La bellezza del Sinis punteggiata da angoli di paradiso naturale, tra la verde macchia mediterranea e il mare cristallino, alternando calette con rocce di basalto a spighetta con sabbia di quarzo e dune. Il fulcro di questo territorio poi un grande stagno ricco e pescoso su cui si affaccia il paese di Cabras, famoso per la pregiata bottarga che viene prodotta dalla lavorazione delle uova di muggine. Franco Marcoli, dell’Agriturismo S’Anea, tra i partecipanti della rete Sinis2Go: “E’ una rete che andr ad ampliare tutti i benefici che arrivano dal territorio, in particolare sul turismo, sulla gastronomia e sull’afflusso delle persone”.

Il percorso enogastronomico abbraccia invece prodotti d’eccellenza del territorio. Dalla produzione Sa Marigosa (Lo slogan ‘Ovunque tu sia, il meglio della tua terra’) ai piatti di Terracrua a Cabras (“il giardino in un bicchiere la nostra filosofia”), dai vini della cantina Contini (la pi antica di Sardegna che produce Vernaccia dopo), all’agriturismo S’Anea (con la cucina di famiglia e tutto prodotto in casa), fino a La Cantina (dove lo slogan “cenare intorno a un unico tavolo tutti insieme”). Come strutture ricettive, si consigliano l’Hotel Rafael a Putzu Idu e l’affittacamere da Rita e Renzo a Riola Sardo, che durante l’anno ospita il team ufficiale della Yahama per i Campionati Mondiali di Motocross, fino a S’Anea, sempre a Riola Sardo.

La Rete SinisToGo riunisce diverse realt imprenditoriali e associative, che insieme rappresentano la variet e la qualit dell’offerta turistica ed enogastronomica del Sinis. Tra i partecipanti figurano importanti aziende agroalimentari, come l’Azienda Vinicola Attilio Contini e Sa Marigosa, aziende agricole tra cui l’Azienda Agricola Manunza Massimo e l’Azienda Agricola Sa Mazzocca, strutture turistiche alberghiere come Gestioni Pradelli ed extra-alberghiere, tra cui Affittacamere Sa Cottilla, B&B Sa Reposada, Gioia Guest House, Agriturismo La Cantina, B&B Sa Costera, Agriturismo S’Anea Sparrara B&B, Affittacamere Rita e Renzo. Ed ancora Naturawentura e Sea Sport Life.

Toscana, da iscritti 5 stelle via libera all’alleanza con Giani

Roma, 7 ago. (askanews) – Il Movimento 5 stelle negozierà l’ingresso nell’alleanza di centrosinistra che si avvia a confermare la candidatura di Eugenio Giani alla presidenza della Regione Toscana. È questo il risultato della votazione on line degli iscritti toscani del Movimento guidato da Giuseppe Conte, ai quali è stato chiesto se preferiscono andare da soli al voto o “verificare se vi siano le condizioni per prendere parte alla coalizione promossa dal Partito Democratico in contrapposizione alla coalizione di centro-destra”. I voti favorevoli all’allenaza sono stati 1.538. Per l’ipotesi della corsa solitaria si sono pronunciati invece 1.030 iscritti. Gli aventi diritto al voto erano 5.202, hanno votato in 2.568.

Era stato lo stesso Conte, negli ultimi giorni, parlando di una “comunità M5S ancora dilaniata”, a prendere atto della spaccatura interna sull’ipotesi di un accordo con Giani, rispetto al quale il M5S è rimasto all’opposizione nella consiliatura che sta per concludersi. Il quesito, anche in caso di esito positivo come quello sancito effettivamente nel voto, conferisce comunque un mandato forte ai vertici del Movimento a trattare in vista di “un accordo chiaro che integri tutti i progetti e gli obiettivi strategici, quali emersi nel corso delle riunioni e assemblee territoriali svolte nelle scorse settimane”.

Il quesito lascia quindi un margine di autonomia al leader per condizionare l’accordo agli impegni programmatici del presidente uscente che il Pd si prepara a ricandidare ufficialmente. Ma spiana la strada alla prosecuzione del percorso della costruzione della coalizione di centrosinistra nelle Regioni chiamate al voto nei prossimi mesi, coalizione nella quale i 5 stelle sono pronti a mettere in campo l’ex presidente della Camera Roberto Fico come candidato presidente in Campania.

"Tutta colpa del rock", l’anteprima in sala il 9 e 10 agosto

Roma, 7 ago. (askanews) – Un ex rocker, una promessa da mantenere, una band improbabile… e una sola occasione per riscattarsi. “Tutta colpa del rock” arriva al cinema dal 28 agosto, con anteprime in tutta Italia il 9 e 10 agosto, distribuito da PiperFilm.

Diretto da Andrea Jublin e prodotto da Mattia Guerra, il film è una produzione Be Water Film e PiperFilm, in collaborazione con Netflix, ed è interpretato da Lillo Petrolo, Maurizio Lastrico, Elio, Naska – per la prima volta sul grande schermo – Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Agnese Claisse, Massimo Cagnina con Carolina Crescentini.

“Tutta colpa del rock” è molto più di una commedia, è un omaggio sincero al potere salvifico, travolgente e identitario della musica. Bruno (Lillo) è un ex chitarrista rock in caduta libera: bugiardo, narcisista, padre assente. Finisce in carcere dopo una lunga serie di scelte sbagliate. Quando tutto sembra perduto, un’occasione inaspettata si presenta: formare una band con altri detenuti per partecipare al Roma Rock Contest. In palio, i soldi necessari per mantenere la promessa fatta alla figlia Tina: portarla in America per un leggendario “Rock Tour”. Al suo fianco, una “formazione” tanto improbabile quanto irresistibile: Roberto (Maurizio Lastrico), coinquilino di cella; il Professore (Elio), cinico e silenzioso; Eva (Agnese Claisse), una batterista dal carattere esplosivo; Osso (Massimo Cagnina), un gigante dal cuore fragile; e K-Bone (Naska), ex trapper con un’anima da poeta. Tra scontri, musica e legami inaspettati, la band troverà nell’arte un’occasione di rinascita. Completano il cast Carolina Crescentini, Valerio Aprea e Massimo De Lorenzo.

La colonna sonora originale è firmata da Motta, che cura anche la supervisione musicale. Il brano inedito “Nato nel posto sbagliato”, è interpretato da Naska e unisce le sonorità di Motta, Cor Veleno e Danno, in una contaminazione autentica e potente.

Si arricchisce la line up del Red Valley Festival a Olbia

Milano, 7 ago. (askanews) – Il Red Valley Festival, l’evento più atteso dell’estate, si avvicina e le quattro serate all’Olbia Arena sono ormai alle porte per celebrare il decimo anniversario. Tanti i nomi che si aggiungono agli artisti già annunciati come: Fast Animals & Slow Kids, Gaia, Il Pagante, M¥SS Keta, Shablo e molti altri. La nuova edizione è pronta ad ospitare una line up ricca di artisti offrendo una manifestazione all’insegna della qualità musicale, dell’innovazione e della condivisione di momenti indimenticabili regalando al pubblico grandi performance, scenografie mozzafiato e un’atmosfera che sa unire la passione per la musica e il divertimento.

Gli abbonamenti Festival Full Pass, i biglietti giornalieri Day Pass per le singole serate e gli ingressi per l’area VIP Lounge sono disponibili online su redvalleyfestival.com.

Dopo un 2024 con numeri da record in cui il festival ha ottenuto 118.175 presenze totali sulle quattro serate, oltre 50 artisti sul palco e altrettante ore di musica live – il Red Valley Festival torna nel 2025 per celebrare il suo decimo anniversario con 4 giorni ricchi di musica confermandosi ancora una volta come uno degli appuntamenti musicali più attesi d’Italia.

L’evento, prodotto e organizzato da Magma Events e Vivo Concerti con la partnership radiofonica di Radio 105, torna a infiammare nuovamente la città di Olbia e a far scatenare il pubblico promettendo un’esperienza ancora più coinvolgente e sorprendente.

13 agosto. Max Pezzali e Fedez, Rocco Hunt, Il Pagante, i Fast Animals & Slow Kids, la vincitrice di Amici Sarah Toscano, Tommy Cash, Settembre, e i dj set di Mamacita e Radio 105.

14 agosto. Alan Walker, Sfera Ebbasta, Ghali, Shiva, Morad, Paky, con il supporto di Astro, Botteghi, Sally Cruz e Samuele Brignoccolo.

15 agosto. Steve Aoki, Lazza, Tony Effe, Anna, Artie 5ive, Ludwig, Tony Boy, Damianito e molti altri.

16 agosto. Guè, Salmo, Irama, Gaia, M¥SS KETA, il collettivo di Shablo con Joshua, Mimì e Tormento, i nuovi talenti Silent Bob & Sick Budd, e un’ondata di trap underground con Nerissima Serpe, Papa V, Fritu e altri.

Pur mantenendo l’atmosfera unica che lo ha reso l’evento capace di riunire su un solo palco tutti gli act più amati dal pubblico, la nuova stagione si preannuncia ricca di novità per celebrare il suo decimo anniversario di musica. Con l’obiettivo di confermarsi anche nel 2025 come l’evento dell’estate, il Red Valley Festival offre una manifestazione all’insegna della qualità musicale, dell’innovazione e della condivisione di momenti indimenticabili regalando al pubblico grandi performance, scenografie mozzafiato e un’atmosfera che sa unire la passione per la musica e il divertimento.

Nato nel 2015 e con un’affluenza di oltre 70mila persone nel 2022, oltre 105mila persone nel 2023 e superando la soglia dei 118mila nel 2024, il Red Valley Festival ha incrementato i flussi verso il territorio da tutta Italia ed Europa, diventando il Festival di musica pop del Mediterraneo e punto di riferimento saldo per amanti dei concerti, artisti, addetti ai lavori, brand, istituzioni ed enti che si rispecchiano negli stessi valori cardine dell’evento.

M.O., Netanyahu: Israele "non annetterà Gaza"

Roma, 7 ago. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha detto all’emittente indiana CNN18 che “Israele non annetterà Gaza” e intende trasferirne il controllo a un “organismo di governo di transizione”. Secondo quanto riportato dai media israeliani, il premier ha incontrato la stampa indiana dopo l’incontro avuto oggi con l’ambasciatore indiano in Israele, J.P. Singh.

Secondo Netanyahu, Israele punta a creare un “perimetro di sicurezza” per garantire che Gaza non rappresenti più una minaccia.

Berengo Gardin, il fotografo che vola essere solo un testimone

Milano, 7 ago. (askanews) – Le suo fotografie le conosciamo, hanno raccontato con l’occhio del fotoreporter di razza la nostra storia e le nostre vite. Ma forse la cosa che colpiva di più quando ci si avvicinava a Gianni Berengo Gardin era la sua vitalità, la sua energia diretta, che generava una sensazione di cortocircuito con l’età anagrafica che veniva affermata da biografie e documenti (la stessa sensazione che capita ancora con Ferdinando Scianna, altro reporter fuoriclasse e uomo che viene da terre di luce e mare). Berengo era nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, è cresciuto divenendo a suo modo veneziano – sempre l’acqua intorno – ed è morto a quasi 95 anni, lasciando la sua lezione di fotografo e la sua postura di vita: diretta e antiretorica. Guardando i suo scatti verrebbe da dire anche lucida.

“Io non sono un artista – aveva detto ad askanews in un’intervista di qualche anno fa – sia ben chiaro, assolutamente non sono un artista, sono un fotografo, molto fiero di essere un fotografo, faccio un lavoro di documentazione, sono un testimone della mia epoca e nulla di più”. Il punto, probabilmente, è la qualità di questa testimonianza, il suo avere dato immagini a un immaginario che ne aveva bisogno, il suo avere raccontato visivamente cose di noi stessi che non ricordavamo più. E averlo fatto, come un grande scrittore o cineasta, “prendendosi cura” di ciò che stava dentro le inquadrature, volendo bene ai suoi “personaggi”, lasciando che anche le immagini più “di denuncia” (anzi, probabilmente soprattutto quelle), avessero dietro l’obiettivo uno sguardo capace di non perdere la tenerezza, per citare un rivoluzionario di mestiere. E anche se per lui l’italia del XXI secolo era un Paese “andato in malora”, le sue fotografie non lo hanno mai abbandonato.

“Succede a tutti i fotografi – ci aveva detto ancora – che alcune foto diventano importanti e diventano quasi delle icone, ma non è una scelta che fa il fotografo, è il pubblico che decide quali sono queste icone”. Ci dicono che la grandezza vera è quella che non si ostenta, e il ruvido Berengo, che sembrava proprio un uomo di mare, ostentava nulla, se non la sua figura che si allontanava nella folla con una fotocamera a tracolla. Come i grandi del novecento, non serve fare i nomi perché diventa un’operazione stucchevole, ma il suo posto è quello. Però guai a dirglielo, si rischiava di essere sgridati.

Oggi lo si può salutare da lontano, come da lontano abbiamo guardato quel bacio veneziano del 1959, la sua prospettiva monumentale e quell’emozione così fragile e inafferrabile, così vera nel suo essere irripetibile. Chissà che, da qualche parte, questa non possa essere anche una definizione passabile per la fotografia stessa. Ma meglio non cedere alle certezze e lasciare che, su un mare un po’ nebbioso, si continui a cercare di capire chi siamo e dove andiamo, anche come spettatori di questo mondo e delle sue rappresentazioni culturali. (Leonardo Merlini)

È morto a 94 anni il grande fotografo Gianni Berengo Gardin

Milano, 7 ago. (askanews) – Si è spento a Genova all’età di 94 anni il grande fotografo Gianni Berengo Gardin. Nato il 10 ottobre 1930), con le sue immagini in bianco e nero in oltre settant’anni di carriera ha documentato i cambiamenti della società italiana, entrando in fabbriche, ospedali psichiatrici, cantieri, ma anche immortalando la bellezza del’Italia dei piccoli borghi e della natura. Ligure di nascita, veneziano d’origine, sempre con la sua fedele Leica al collo, Gianni Berengo Gardin ha documentato drammi e quotidianità, cultura e lavoro. “Io non sono un artista – disse in un’intervista ad askanews – sia ben chiaro, assolutamente non sono un artista, sono un fotografo, molto fiero di essere un fotografo, faccio un lavoro di documentazione, sono un testimone della mia epoca e nulla di più”.

Autore di molti celebri scatti che hanno fatto la storia, viene spesso accostato a Henri Cartier-Bresson per il lirismo della sua fotografia, è stato protagonista di oltre 300 mostre in Italia e all’estero in cui ha raccontato il suo modo unico e straordinario di vedere il mondo, dai primi scatti per il “Mondo” alla battaglia contro le grandi navi nel bacino di San Marco a Venezia.

Dazi, Ue in nervosa attesa dell’attuazione Usa dell’accordo

Roma, 7 ago. (askanews) – Sono queste lunghe giornate di attesa, sempre più scomoda, per la Commissione europea, riguardo alla effettiva attuazione da parte degli Stati Uniti dell’accordo politico sui dazi commerciali. E’ ormai trascorsa una intera settimana dal primo ordine esecutivo del presidente Usa, Donald Trump, che ha livellato al 15% il fardello sulla maggior parte delle esportazioni dell’Ue verso gli Usa.

Ma qualcosa di analogo anche su auto, componenti per l’auto, farmaceutica e microprocessori ancora non si vede. Nel frattempo, per quanto concerne la dichiarazione congiunta che Ue e Usa si erano impegnate a sottoscrivere, una sorta di percorso a tappe nella realizzazione dell’accordo, la Commissione Ue ha fatto sapere che per parte sua il lavoro è sostanzialmente completato. “La palla è nel campo Usa e ci attendiamo che ci aiutino a fare passi avanti”, ha affermato un portavoce della Commissione, Olof Gill durante la conferenza stampa di metà giornata oggi a Bruxelles.

La Commissione si attende inoltre che gli Stati Uniti adottino “il prima possibile” altri ordini esecutivi sui dazi appunto per auto, componentistica e le altre categorie stabilite. Su questo elemento, il portavoce ha rivendicato la soddisfazione per il valore concordato, visto che si partiva da una minaccia Usa di dazi al 30%.

E nei giorni scorsi fonti comunitarie hanno rimarcato che questo 15% non è per nulla peggiore dei livelli raggiunti da altri paesi, in particolare la Gran Bretagna. Londra ha sì ha concordato un dazio generale al 10%, ma a differenza di quello europeo, che è un tetto onnicomprensivo, questo si aggiunge a ulteriori dazi base che corrispondono al livello di “migliore nazione favorita”, solitamente circa il 5%, ma va anche oltre in alcuni settori.

“Non abbiamo dubbi che altri ordini esecutivi arriveranno presto”, ha affermato un’altra portavoce della Commissione, Arianna Podestà. “Abbiamo un accordo politico, non abbiamo motivo per dubitare degli impegni presi, il resto è pura speculazione”.

Fatto sta che, pressata dalle domande dei giornalisti, Bruxelles si fa sfuggire segnali da cui traspare anche un certo nervosismo. Gill ha affermato di volersi focalizzare sugli “elementi positivi dell’accordo”, ma precisando altresì che “le contromisure che sono state sospese possono essere riattivate in ogni momento, ove necessario”.

Peraltro, nell’intesa raggiunta “siamo stati molto chiari sugli impegni presi e su quelli che non sono stati presi”. In particolare le cifre riguardanti le importazioni di energia dagli Usa e gli investimenti Ue negli Usa “non sono vincolanti”, hanno ricordato entrambi i portavoce. Piuttosto “quello che abbiamo trasmesso all’amministrazione Usa è, diciamo, un aggregato sulle intenzioni raccolte dalle imprese europee e dagli Stati membri, che abbiamo consultato, sulle loro spese in energia e sui piani di investimenti”, hanno precisato i portavoce.

Questo in risposta ad una domanda sulle recenti minacce di Trump. Un paio di giorni fa, in una intervista ha ventilato la possibilità di rialzare i dazi appena concordati con la Ue se quest’ultima non onorerà gli impegni in termini di importazioni di energia (750 miliardi di dollari in tre anni) e di investimenti (600 mld) negli Usa.

“Questi impegni non sono in alcun modo vincolanti. La Commissione non ha il potere, e non ha mai cercato il potere, di costringere” le imprese ad effettuarli. “Ma sono una onesta comunicazione degli intenti” delle aziende Ue. “Perché abbiamo parlato con le nostre imprese per avere un quadro chiaro e non aggiungerò altro”, ha detto ancora la portavoce.

“Le compagnie europee hanno il diritto sovrano di investire dove lo ritengono più vantaggioso”, ha poi precisato Gill. Quanto a questi aggregati “non riteniamo che qualunque intenzione di investire negli Usa porterà necessariamente a impatti negativi nella Ue”, ha concluso. (fonte immagine: European Union).

Von der Leyen sente Zelensky: l’Europa sostiene pienamente l’Ucraina

Roma, 7 ago. (askanews) – “La posizione dell’Europa è chiara. Sosteniamo pienamente l’Ucraina. Continueremo a svolgere un ruolo attivo per garantire una pace giusta e duratura”: lo ha scritto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sul suo profilo di X al termine di un colloquio con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.Von der Leyen e Zelensky “hanno discusso i prossimi passi verso un accordo di pace negoziato e la futura adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, nonché la sua ricostruzione”, ha concluso.

Von der Leyen non ha partecipato alla conference call fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Zelensky e altri leader europei seguita alla visita a Mosca dell’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff.

Esplorazione del pianeta Marte, accordo tra ASI e Space X

Roma, 7 ago. (askanews) – “L’Italia va su Marte! L’Agenzia Spaziale Italiana e SpaceX hanno firmato un accordo senza precedenti per trasportare esperimenti italiani sulle prime missioni Starship destinate a portare payload sul pianeta rosso. I carichi utili includeranno, tra gli altri, un esperimento sulla crescita delle piante, una stazione di monitoraggio meteorologico e un sensore di radiazioni, l’obiettivo è quello di raccogliere dati scientifici durante la fase di volo interplanetario di circa sei mesi che la Starship effettuerà dalla Terra a Marte e successivamente verso la superficie marziana. L’Italia continua a essere all’avanguardia nella tecnologia spaziale, avvicinando sempre più l’esplorazione umana della Luna, di Marte e oltre”. Così in una nota Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Ponte Stretto, Salvini: bene appoggio Meloni, 13 miliardi non li avevo

Roma, 7 ago. (askanews) – Giorgia Meloni “ha sempre sostenuto in questi due anni e mezzo il progetto. Sono contento, è il presidente del Consiglio e io in tasca 13 miliardi e mezzo per fare il ponte, le metropolitane, le ferrovie, le strade non ce li avevo…”. Così il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini risponde a chi gli chiede un commento sulle dichiarazioni della premier sul Ponte sullo Stretto.

“Gli studi dicono che ci sarà una maggior ricaduta sul territorio e in Italia di 23 miliardi, quindi a quelli che dicono che è una spesa eccessiva dico che ne arriverà quasi il doppio come ricchezza aggiunta sul territorio. Ci vediamo qua fra 10 anni, a Dio piacendo, e vedremo sia trasportisticamente che turisticamente come cambia il territorio”, ha aggiunto il ministro delle Infrastrutture.

West Nile, Iss: salgono a 173 i casi confermati, 11 decessi

Roma, 7 ago. (askanews) – Salgono a 173 in Italia dall’inizio dell’anno i casi confermati di infezione da West Nile Virus (WNV) nell’uomo (89 nel precedente bollettino) con dieci decessi. Lo afferma il quarto bollettino della sorveglianza dell’Istituto superiore di Sanità pubblicato oggi.

Tra i casi confermati 72 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (2 Piemonte, 2 Lombardia, 4 Veneto, 1 Friuli-Venezia Giulia, 2 Emilia-Romagna, 37 Lazio, 21 Campania, 1 Basilicata, 1 Sardegna), 14 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 85 casi di febbre, 1 caso asintomatico e 1 caso sintomatico. Tra i casi confermati sono stati notificati 11 decessi (1 Piemonte, 4 Lazio, 6 Campania). La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive fin ora segnalate, è pari al 15% (nel 2018 20%, nel 2024 14%).

“La situazione è monitorata con attenzione da tutte le istituzioni competenti, sia a livello centrale che a livello territoriale. Al momento non emergono particolari segnali di allarme”, sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di malattie infettive dell’Iss: “Ricordiamo l’importanza delle misure di prevenzione, sia quelle tese a contrastare la proliferazione delle zanzare che quelle mirate a proteggersi dalle punture. Ricordiamo inoltre, soprattutto nel caso di soggetti fragili o anziani di rivolgersi al proprio medico in caso di febbre”.

Tennis, Alacaraz: "Obiettivo riprendermi il n.1″

Roma, 7 ago. (askanews) – Dopo le dispendiose stagioni su terra rossa ed erba, per Carlos Alcaraz inizia una parte di stagione in cui non difenderà tanti punti: l’obiettivo è tentare di riprendersi la vetta del ranking superando il rivale Jannik Sinner. Lo ha detto in conferenza stampa alla vigilia del Masters 1000 di Cincinnati. Ecco le sue parole: “E’ una sensazione nuova, ma devi essere pronto. Non voglio mai perdere nessuna finale, che si tratti di Wimbledon o di un altro Slam. Ma ho lasciato il campo felice e orgoglioso. Ho pensato: ‘Dovevo perdere una finale in un Major prima o poi. A tutti è capitato”. “Sono davvero contento di tutto quello che sto facendo e cercherò di continuare così. Ci sono molte cose che voglio aggiungere al mio gioco per migliorare in partita, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: essere felice, godermi il tempo dentro e fuori dal campo nei migliori tornei del mondo. Ovviamente anche tornare numero uno alla fine dell’anno è un obiettivo. Questo è il mio obiettivo nella seconda parte di stagione”. Sulla rivalità con Sinner: “Sono davvero felice della rivalità che sto costruendo con Jannik. Entrambi abbiamo già fatto grandi cose nel tennis. Lasciamo che siano le persone a parlare della nostra rivalità e di quello che stiamo facendo nella storia del tennis. Non penso alla storia che stiamo scrivendo, abbiamo ancora una lunga carriera davanti a noi”. Sulle vacanze: “Sono stato in Spagna e ho trascorso il tempo con la mia famiglia e i miei amici. Trascorrere tre settimane a casa durante le vacanza estive è stato incredibile, ancora non ci credo. Ho cercato di sfruttare il tempo nel miglior modo possibile con tutti. Arrivo più forte a Cincinnati, un torneo che adoro giocare”.

Formula1, Vasseur: "Sottovalutata sfida che aspettava Hamilton"

Roma, 7 ago. (askanews) – Lewis Hamilton non immaginava un avvio simile per la sua avventura con la Ferrari. Proprio le aspettative alla vigilia del Mondiale F1 2025 potrebbero aver influito sui risultati del sette volte iridato. Ne è convinto Frederic Vasseur. Il team principal Ferrari, infatti, ha confessato a Dazn Spagna un errore commesso prima di iniziare questa stagione. Secondo il manager francese, Hamilton e la scuderia avrebbero sottovalutato il tempo richiesto per far adattare il pilota alla SF-25. Quando si parla di Lewis e della prima parte del campionato, Vasseur ha ammesso apertamente che l’approccio non è stato adeguato: “Abbiamo sottovalutato la sfida affrontata da Hamilton a inizio stagione”. Poi ha aggiunto: “In fondo veniva da una carriera ventennale nell’ambiente Mercedes e non è facile cambiare tutto questo. Sia Lewis che io abbiamo sottovalutato cosa significasse quel cambiamento, dalla cultura alle persone”. Un errore dettato forse dall’entusiasmo nato affrontando questa sfida. Infatti, fin dai primi mesi, Hamilton non ha mai nascosto quanto grande fosse la sua voglia di mettersi in gioco. La Ferrari è arrivata alla pausa estiva come seconda forza nel Mondiale costruttori, dietro all’imprendibile McLaren. Vasseur, però, crede che si possa migliorare e fissa un obiettivo: “Voglio ancora vincere almeno un Gran Premio quest’anno. Dobbiamo ottenere il massimo da tutto ciò che abbiamo a disposizione”. In attesa di ritrovare il miglior Hamilton, Frederic può contare su un ottimo Leclerc: “In una stagione di questo tipo, quando ci sono così tante aspettative e poi si attraversa un brutto periodo, è molto facile arrendersi. Ma Charles non l’ha mai fatto e ha sempre dato il massimo, sostenendo il team e collaborando ottimamente con Lewis”.

Ucraina, Zelensky: "L’Europa deve partecipare al processo di pace"

Roma, 7 ago. (askanews) – “Poiché l’Ucraina è parte integrante dell’Europa ed è impegnata nel processo di adesione all’Ue, l’Europa deve partecipare ai processi pertinenti” per porre fine alla guerra. Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, riferendo su X della telefonata avuta oggi con il cancelliere tedesco Friederich Merz.

“Oggi, i consiglieri per la sicurezza terranno una riunione online per allineare le nostre opinioni comuni: Ucraina, Europa intera e Stati Uniti”, ha aggiunto.

Gb, Boe decide con risicata maggioranza taglio dei tassi al 4%

Roma, 7 ago. (askanews) – La banca d’Inghilterra ha deciso con un voto a risicata maggioranza di tagliare di 25 punti basi i tassi di interesse di riferimento sulla sterlina, ora al 4%. La decisione, evidentemente controversa, giunge in un contesto di persistente elevata inflazione nel Regno Unito, con una media del 3,5% nel secondo trimestre.

Secondo quanto riporta un comunicato della Banco of England, a favore del taglio hanno votato 5 componenti del direttorio, mentre altri 4 erano contrari e avrebbero preferito mantenere i tassi al 4,25%.

Dazi, Ue si attende che Usa attuino prima possibile 15% anche su auto

Roma, 7 ago. (askanews) – La Commissione europea si attende che “in tempi brevi” gli Stati Uniti adottino altri ordini esecutivi per ricondurre al tetto del 15% i dazi commerciali sulle importazioni dalla Ue anche per auto, componentistica per l’auto, farmaceutica chip e semiconduttori. “Ci attendiamo che gli Usa attuino il prima possibile questo impegno, non posso dirvi quando: questa è una domanda da rivolgere agli Usa”, a riferito un portavoce della commissione Ue, Olof Gill durante la conferenza stampa di metà giornata a Bruxelles.

“Non posso dare i tempi, per l’auto abbiamo un chiaro impegno degli Usa sul fatto che il tetto del 15% toccherà anche il settore, la componentistica per l’auto, la farmaceutica e i microprocessori”, ha ribadito. “Non abbiamo dubbi che altri ordini esecutivi arriveranno presto”, gli ha fatto eco un’altra portavoce, Arianna Podesta.

Oltre 1500 commercialisti partenopei al Summer Party 2025

Roma, 7 ago. (askanews) – “Il Summer Party promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Napoli ormai diventato un appuntamento ‘must’ dell’estate: un momento in cui bello ritrovarsi tra colleghi, lontani da scrivanie e scadenze. Da qui parte un messaggio forte: la nostra comunit sempre pi compatta e centrale nell’economia del Paese, grazie al lavoro svolto con impegno sia a livello nazionale che territoriale. Con l’attuale governo si avviato un dialogo significativo, che testimonia una rinnovata attenzione verso la nostra categoria. Viviamo una fase positiva: restano sfide da affrontare, ma siamo fiduciosi di poter superare”. Queste le parole di Elbano de Nuccio, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, intervenuto al “Summer Party 2025” organizzato dall’Ordine e dalla Fondazione dei commercialisti napoletani.

Oltre 1500 presenze hanno animato la serata trascorsa al “Neasy’ di Bagnoli in un clima di festa come ha sottolineato il numero uno dei commercialisti di Napoli Eraldo Turi: “Il 2025 un anno importante per noi con tante novit nell’ambito professionale. Guardiamo avanti con coraggio e con l’intento di favorire l’accesso alla professione dei giovani. Stasera viviamo una straordinaria festa di amore, amicizia e colleganza animata dalla voglia di stare insieme”.

Molto fiducioso anche Vincenzo Moretta, presidente della Fondazione Odcec Napoli e promotore della serata: “Viviamo un anno di forte crescita per la nostra professione. Siamo sulla strada giusta e raggiungiamo traguardi importanti grazie all’impegno del presidente nazionale. Un esempio concreto il provvedimento ‘2407’, che definisce finalmente il perimetro delle responsabilit dei collegi sindacali: una svolta per la categoria. Dopo mesi intensi, tra scadenze e adempimenti, bello ritrovarsi per proseguire uniti, sempre in prima linea al fianco di famiglie e imprese”.

Il Summer Party anche un momento di attenzione verso i meno fortunati, come ha ricordato il consigliere segretario dell’Ordine Fabio Cecere: “La festa d’estate il modo migliore per chiudere la stagione lavorativa insieme agli iscritti. Un appuntamento che unisce convivialit e solidariet: come ogni anno, infatti, il ricavato sar destinato in beneficenza a progetti che sostengono la crescita della nostra citt. Un’occasione per ritrovarci, rafforzare i legami e ribadire l’impegno sociale della nostra comunit professionale”.

Il successo dell’evento stato ribadito dalla consigliera dell’ordine Marilena Nasti: “Da 25 anni l’Ordine organizza questa festa e ogni volta una serata straordinaria. Non ci stanchiamo mai di ritrovarci, al termine di un anno intenso di lavoro e di scadenze, condividendo non solo momenti di gioia ma anche un impegno che ci sta particolarmente a cuore: la beneficenza. Quest’anno l’evento stato impreziosito dalla presenza di tantissimi amici e colleghi, con i quali continueremo a portare avanti la nostra missione professionale e sociale”.

Per Gianluca Battaglia, consigliere dell’Odcec di Napoli, “la nostra categoria professionale pu offrire un contributo determinante allo sviluppo della citt. Siamo presenti da protagonisti, al fianco di istituzioni e imprese, e percepiamo la fiducia della comunit che rappresentiamo. Continueremo a ispirarci ai tre princpi che da 2.500 anni caratterizzano Napoli: sviluppo, solidariet e crescita”.

Il legame tra iscritti stato evidenziato dal consigliere Giuseppe Puttini: “Siamo una vera famiglia e, dopo un anno intenso di impegni, il dono pi bello che possiamo farci trascorrere del tempo insieme, parlando di noi e, per una volta, non di lavoro”

Matteo De Lise, presidente dell’Associazione italiana Esperti in composizione della crisi: “I commercialisti possono continuare a essere protagonisti della svolta che la citt sta vivendo. Abbiamo lavorato duramente per conquistare e rafforzare questo ruolo, rendendolo sempre pi rilevante. Una serata come questa il giusto riconoscimento dell’impegno e della nostra coesione”.

Concetto ribadito anche da Arcangelo Sessa, revisore dell’Odcec partenopeo: “E’ sempre piacevole condividere questi momenti di festa con i colleghi, trascorrendo qualche ora di allegria dopo un anno intenso di lavoro e impegni istituzionali. Occasioni come questa ci consentono di ‘ricaricare’ le energie per i prossimi appuntamenti”.

Unione Penalisti: grave il video Anm sul ruolo degli ‘avvocati della mafia’

Roma, 7 ago. (askanews) – “In un video diffuso sulla pagina Instagram di ANM in ricordo di Gaetano Costa-Procuratore a Palermo, ed ucciso nell’agosto del 1980, sono riportati spezzoni di un’intervista al giornalista Felice Cavallaro nella quale lo stesso testualmente afferma: ‘Gaetano Costa viene ucciso nell’agosto del 1980. Perché? Perché come dice Chinnici si era stabilito un sotterraneo patto con gli avvocati dei mafiosi per eliminare i processi per associazione a delinquere’. A questo punto lo spezzone dell’intervista è interrotto e dunque non è dato comprendere quale fosse l’originario senso del ragionamento del giornalista, ciò che certamente risulta è solo l’incredibile e surreale correlazione tra un presunto patto con non meglio precisati avvocati della mafia e l’omicidio del Procuratore”. Lo dichiara Francesco Petrelli, presidente Unione Camere penali.

“L’effetto per chi veda un video di tale fatta è quello che l’ANM accrediti la tesi che gli ‘avvocati della mafia’ siano, non è chiaro a quale titolo, concorrenti nell’omicidio di Gaetano Costa. Si tratta di una affermazione gravissima in quanto investe l’intera avvocatura di una responsabilità diretta nell’uccisione del magistrato. Ma ciò che risulta ancora più grave è il fatto che l’ANM abbia diffuso sulla propria pagina Instagram una simile dichiarazione mai riscontrata da alcuna sentenza, e oltretutto pesantemente infamante e denigratoria nei confronti della intera categoria e della stessa funzione difensiva, nell’odiosa equiparazione tra assistito e difensore e fra delitto ed avvocato”, conclude Petrelli.

Ramelli, La Russa: monumento imbrattato, offesa memoria storica

Roma, 7 ago. (askanews) – “A Novate Milanese, il monumento dedicato alla memoria di Sergio Ramelli è stato nuovamente imbrattato. Già lo scorso aprile, la stessa targa era stata oggetto di un vile atto vandalico. Oggi si è ripetuto un gesto che offende non solo il ricordo di un giovane ucciso per le sue idee, ma anche il valore della memoria storica. Un valore che, in una Nazione civile, deve essere rispettato e custodito, a prescindere dal colore politico. I responsabili sappiano che non sarà la vernice a sporcare o a cancellare la sua memoria. Sergio Ramelli vive”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Governo, Conte: Meloni piagnucola, si prenda le sue responsabilità

Roma, 7 ago. (askanews) – “Ha fallito sugli sbarchi (aumentano nel 2025). Ha fallito sulle tasse, azzerate solo su extraprofitti bancari e giganti del web. Ha fallito sugli stipendi, aumentati solo per ministri e sottosegretari. Ha fallito sulle pensioni minime: 1 euro e 80 centesimi di aumento. Ha fallito sulla sanità: aumentano gli italiani che rinunciano alle cure per le liste di attesa. I soldi da investire sono tutti impegnati sulle armi. Ha fallito sui dazi e sull’industria: 30 mesi di calo della produzione su 32 di Governo. In oltre 1000 giorni di governo. E adesso Meloni piagnucola su social e in tv, dove ha inaugurato un nuovo genere: l’intervista senza domande”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe conte, pubblicando il post della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, che accusa le opposizioni di voler usare l’arma giudiziaria per batterla.

“Lo fa – spiega Conte – rispolverando l’usato sicuro, utilizzato per anni nei Governi di cui anche lei ha fatto parte e che ha sostenuto: ho i giudici contro, gli avversari usano la magistratura per contrastarmi. Detto da chi quando io ero premier faceva denunce ed esposti contro di me basati su fake news e mi dava del ‘criminale’, fa veramente ridere. Prenditi qualche responsabilità, Giorgia. Lavora per risolvere i problemi degli italiani, non quelli tuoi e della Santanchè. Sei il presidente del Consiglio, non Calimero”, ha concluso conte.

Francis Ford Coppola sta bene, "verrà dimesso oggi"

Roma, 7 ago. (askanews) – Il regista Francis Ford Coppola verrà dimesso oggi dal Policlinico Tor Vergata dove è ricoverato da qualche giorno. Stando a quanto apprende Askanews le condizioni di Coppola sono decisamente buone e verrà dimesso nella tarda mattinata di oggi o nel primo pomeriggio.

Nelle scorse ore lui stesso aveva rassicurato i fan dai social spiegando l’esito positivo dell’intervento programmato di ablazione della fibrillazione atriale, intervento eseguito dal professore Andrea Natale.

Zelensky: oggi contatti importanti per la pace, anche con l’Italia

Roma, 7 ago. (askanews) – “Oggi è una giornata di numerose telefonate e contatti volti a compiere progressi concreti sulla via della pace e a garantire l’indipendenza dell’Ucraina in ogni circostanza”. Lo scrive il presidente ucraino Volodynyr Zelensk in un lungo post sul suo account di X in un cui informa che “una chiamata con il cancelliere tedesco Merz è già in programma” e che “saremo anche in contatto con colleghi francesi e italiani”.

“Ci saranno anche comunicazioni a livello di consiglieri per la sicurezza nazionale: ho dato istruzioni affinché questo formato speciale si svolga oggi”, ha aggiunto.

Zelensky ha quindi informato che ieri, dopo la conversazione congiunta con il presidente Trump e i leader europei, ha parlato anche con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il presidente finlandese Stubb. “Le priorità sono assolutamente chiare. Primo: la fine delle uccisioni, ed è la Russia che deve accettare un cessate il fuoco. Secondo: un formato per i leader, in modo che tale incontro possa portare a una pace veramente duratura. Terzo: sicurezza a lungo termine. Questo è possibile insieme agli Stati Uniti e all’Europa”, ha spiegato Zelensky.

L’Ucraina non ha mai voluto la guerra e lavorerà per la pace nel modo più produttivo possibile. La cosa principale è che la Russia, che ha iniziato questa guerra, adotti misure concrete per porre fine alla sua aggressione. Il mondo ha potere di pressione sull’aggressore e i mezzi per verificare se le promesse vengono mantenute. Sono grato a tutti coloro che si impegnano fermamente per porre fine a questa guerra in modo dignitoso”, ha concluso il presidente ucraino.

Tennis, Sinner: "Arrivo con la spinta di Wimbledon"

Roma, 7 ago. (askanews) – Dopo oltre tre settimane di stop è tempo di rientrare nel tour. Nel primo contatto con la stampa a Cincinnati per il media-day impossibile non tornare sul trionfo di Wimbledon, un successo particolarmente importante per Jannik Sinner: “Questa volta è stato molto diverso anche per via di quello che avevo vissuto nello Slam precedente, quello che era successo lì e il fatto di essere tornato e aver dimostrato questo livello a tratti ha sorpreso anche me”, ha detto il numero uno del mondo come riportato su SuperTennis, che aveva mancato tre match-point nella finale del Roland Garros a giugno prima di conquistare il suo primo titolo all’All England Club. “Sono ovviamente molto felice. Mi sono preso un po’ di tempo libero per vedere la mia famiglia, i miei amici e le persone che sono molto importanti per me. E dopo sono tornato ad allenarmi, cercando di prepararmi al meglio per questo swing, che è molto importante”.

Equilibrio tra celebrare una vittoria e la preparazione per il prossimo obiettivo: “Ci ho messo del tempo per capire ciò che fosse giusto per me, a volte ho sbagliato perché iniziavo troppo presto. Il corpo e la mente hanno bisogno di capire quel che è successo, poi ne parlavo con i miei team precedenti cercando di capire cosa fosse meglio. Quando vinci grandi titoli sono bei momenti che devi vivere, non si tratta di celebrare o meno, a me è sempre piaciuto circondarmi delle persone a cui voglio bene ed è quella l’unica cosa che conta, ma dipende in che situazione mi trovo, in che luoghi gioco, non esiste una regola”.

Su Ferrara di nuovo in squadra l’altoatesino ha tagliato corto: “Abbiamo detto tutto quel che c’era da dire nel comunicato, sono felice di essere qui e di giocare ancora questo torneo”.

In allenamento a Cincinnati è ricomparsa la fascia al gomito, ma Jannik ha fugato ogni dubbio: “Il gomito sta bene. Oggi è stata la prima volta che ho indossato il manicotto perché mi piace la sensazione che mi dà. Credo mi dia un po’ più di stabilità nell’impatto con la palla. Questo è il mio punto di vista e a Wimbledon ha funzionato. Adesso devo vedere come va quando fa molto caldo e c’è umidità, perché è un po’ diverso, quindi sarà qualcosa che terrò in considerazione, ma mi piace molto la sensazione che mi dà nel momento in cui impatto la palla”.

L’anno scorso da Cincinnati in poi Sinner ha disputato un gran finale di stagione. E ha spiegato i motivi per cui gli piace questa parte della stagione: “Dipende dalle decisioni prese per arrivare a questo momento della stagione. Ora la sensazione è che sia ancora lunga ma anche che la maggior parte ce la siamo messa alle spalle. Abbiamo giocato tre Slam, ne manca uno, poi si va in Asia e c’è infine lo swing europeo. Penso che abbiamo trovato un ottimo equilibrio, quest’ anno è stato diverso per via di quel che è successo, ma l’anno scorso decidemmo di non giocare alcuni tornei per arrivare freschi alla fine dell’anno. E penso che sia importante anche per il resto della mia carriera: non giocare sempre, cercare di allenarmi avere un buon riposo. Fortunatamente gioco dei buoni tornei che mi permettono di prendere queste decisioni. Di solito mi piace questo swing perché si gioca solo sul veloce, ma ogni anno è diverso e staremo a vedere”.

Non solo tennis, però. Fuori dal campo il numero uno del mondo sta esplorando nuovi territori. Negli ultimi mesi ha lanciato un canale YouTube, dove condivide contenuti in stile vlog da vari tornei, tra cui alcuni dietro le quinte di Wimbledon: La gente ci conosce solo come giocatori di tennis, ma non sa come viviamo. Credo che ogni giocatore viva in modo diverso il suo sport, il tennis nel nostro caso, la gente mi vede [un po’ serio in campo], ma in verità non è così. Mi piace circondarmi di buone persone e godermi dei bei momenti. A Wimbledon con la mia famiglia è stato molto bello, e condivideremo alcuni video di quei tre mesi in cui non potevo giocare alcun torneo. Speriamo che alla gente piaccia e che riesca così a conoscermi un po’ meglio”.

Bce, se Cina dirotta export nell’eurozona un terzo occupati a rischio

Roma, 7 ago. (askanews) – Auto, veicoli e chimica sono i settori più esposti nell’area euro in termini di posti di lavoro a una eventuale ondata supplementare di esportazioni dalla Cina, innescata dal braccio di ferro sui dazi commerciali con gli Stati Uniti. Ma le potenziali ricadute vanno ben oltre: “potrebbero estendersi a quasi un terzo dell’occupazione dell’area”. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla Banca centrale europea nel suo ultimo Bollettino economico.

L’analisi, accanto a queste visioni allarmistiche, non giunge a conclusioni perentorie, sostenendo che “nel lungo periodo, l’occupazione totale potrebbe non evidenziare cambiamenti significativi”, dato che l’impatto del maggiore export cinese potrebbe essere compensato con “variazioni salariali e trasferimenti dei lavoratori tra settori”.

Tuttavia, lo studio, intitolato “Implicazioni della crescente concorrenza cinese per l’occupazione nell’area euro” fornisce proiezioni che mostrano la potenziale problematicità della questione. Viene citato l’esempio di “un aumento di 1.000 euro delle importazioni dalla Cina per occupato tra il 2015 e il 2022 in un dato settore: determina, nello stesso periodo, una diminuzione di 0,1 punti percentuali del tasso di occupazione in quel settore. A livello di area dell’euro si tratta di circa 240.000 posti di lavoro che hanno cessato di esistere o hanno subito una riallocazione in settori meno esposti”, si legge.

Le cifre in ballo mostrano la portata del potenziale problema. “Nel 2024 i settori particolarmente esposti alla concorrenza cinese, ossia quelli in cui le importazioni dalla Cina sono aumentate in misura consistente, impiegavano 29 milioni di lavoratori, pari a circa il 27 per cento dell’occupazione totale nell’area euro – si legge -. Secondo i dati relativi all’anno considerato, una quota significativa è riconducibile al settore manifatturiero, in quanto impiega 24 milioni di lavoratori ed è particolarmente esposto agli shock commerciali e alla penetrazione delle importazioni cinesi”.

“Pur non essendo i datori di lavoro più grandi, i settori maggiormente esposti alla maggiore penetrazione delle importazioni cinesi, come i comparti dei veicoli e dei prodotti chimici, sono fondamentali per l’economia dell’area. Il settore dei veicoli rappresenta solo l’1 per cento dell’occupazione totale dell’area, ma contribuisce per quasi il 10 per cento al valore aggiunto reale del settore manifatturiero e per poco meno del 2 per cento al Pil – sottolinea lo studio -. Se si considerano i legami intersettoriali, la rilevanza di tale comparto è pressoché doppia, a dimostrazione della sua vitale importanza”.

“Nel loro insieme i settori dei veicoli e dei prodotti chimici impiegano 4 milioni di lavoratori, pari al 2,5 per cento dell’occupazione totale nell’area dell’euro. Ad altri settori esposti, che includono quelli della carta, delle apparecchiature elettriche e delle materie plastiche, sono riconducibili altri 3 milioni di lavoratori, ossia l’1,7 per cento dell’occupazione totale”.

Tutto questo mentre le importazioni dalla Cina sono già molto aumentate in alcuni settori negli ultimi anni. “I comparti dei veicoli e dei prodotti chimici hanno registrato gli incrementi maggiori di importazioni dalla Cina, cresciuti rispettivamente del 150 e del 140 per cento negli ultimi cinque anni. Anche per altri settori si è osservato un aumento significativo delle importazioni cinesi, ad esempio nei comparti della carta, della stampa e delle apparecchiature elettriche, in ciascuno dei quali l’incremento è stato pari all’85 per cento”. Dati che “evidenziano la portata della penetrazione delle importazioni dalla Cina in un’ampia varietà di settori, dalla manifattura tradizionale alla tecnologia avanzata”.

E ora, secondo l’analisi, “è probabile che l’attuale politica commerciale degli Stati Uniti e l’imposizione di dazi accrescano la concorrenza cinese”. Gli esportatori del Dragone “potrebbero ampliare o cercare nuovi mercati altrove e riorientare in misura crescente gli scambi verso l’Europa”. E questo “potrebbe amplificare la penetrazione delle importazioni dalla Cina nei mercati dell’area dell’euro, comportando difficoltà per i produttori”.

Le imprese dell’area potrebbero ottenere un certo vantaggio competitivo nei mercati statunitensi rispetto alla Cina, dal momento che i dazi imposti dagli Stati Uniti al paese sono relativamente più elevati, ma “è improbabile che ciò compensi le perdite sul mercato interno”.

“Nel complesso, la crescente competitività delle esportazioni cinesi pone sfide significative ai mercati del lavoro dell’area dell’euro. Sebbene al momento l’impatto si concentri in settori quali quelli dei veicoli e dei prodotti chimici, le implicazioni più ampie potrebbero estendersi a quasi un terzo dell’occupazione dell’area – avverte lo studio -. Il riorientamento degli scambi dagli Stati Uniti, insieme alla crescente competitività della Cina in settori a elevato valore aggiunto, suggerisce che le imprese dell’area dell’euro debbano adattarsi a un contesto mondiale sempre più competitivo”.

“Gli shock commerciali possono indurre turbative nel breve periodo e riallocazioni dei posti di lavoro tra settori. Tuttavia, nel lungo periodo, l’occupazione totale potrebbe non evidenziare cambiamenti significativi, dato l’adeguamento dell’economia mediante variazioni salariali e trasferimenti dei lavoratori tra settori. Tuttavia, sfide quali le inefficienze del mercato del lavoro, i costi di aggiustamento e le politiche pubbliche – avverte lo studio – potrebbero causare turbative temporanee prima che il nuovo equilibrio sia raggiunto”. (fonte immagine: European Union).

Bce: in Italia, Francia e Grecia debito pubblico preoccupa le famiglie

Roma, 7 ago. (askanews) – Italia, Francia e Grecia sono tra i paesi dell’area euro con le percentuali più elevate di famiglie che giudicano i livelli di debito pubblico un problema fondamentale. Lo segnala la Banca centrale europea, in una analisi, intitolata “Maggior spesa per la difesa e relativo impatto sulle aspettative delle famiglie”, inserita nell’ultimo bollettino economico.

“Le opinioni sull’ipotesi che il livello del debito pubblico sia un problema di assoluto rilievo sono molto diverse a livello nazionale, pur essendo rimaste sostanzialmente stabili da febbraio. In particolare, Paesi Bassi, Irlanda e Germania sono tra i paesi con la percentuale più bassa di intervistati che considerano il debito pubblico un problema fondamentale, mentre Italia, Francia e Grecia – si legge – sono tra i paesi con le percentuali più elevate”.

Secondo la Bce “sembra che si siano verificate alcune variazioni nelle percezioni delle famiglie in Germania (più pessimistiche), Grecia e Portogallo (più ottimistiche)”.

Bce continua a "non vincolarsi ad alcun percorso" su tassi interesse

Roma, 7 ago. (askanews) – Sulle future decisioni per i tassi di interesse di riferimento dell’area euro, la banca centrale europea “seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione”. Lo ribadisce il bollettino economico, pubblicato dall’istituzione a due settimane dall’ultima riunione monetaria del consiglio direttivo che ha deciso di mantenere invariati i livelli di riferimento sui tassi.

La Bce continua a non sbilanciarsi sulle mosse future, facendo presagire un possibile così mantenimento dello status quo anche a settembre. Senza però nemmeno chiudersi altre ipotesi: “Il Consiglio – si legge – direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.

Le decisioni sui tassi “saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari – ribadisce la Bce – nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria”.

Almasri, Schlein: grave se Governo ponesse ora il segreto di Stato

Roma, 7 ago. (askanews) – “Sarebbe grave” se il Governo ponesse il segreto di Stato sulla vicenda Almasri. Lo hadetto la segretaria del Pd, Elly Schlein, in una intervista al domani.

“Intanto chiedo perché – ha aggiunto – il Governo ha cambiato posizione almeno tre volte mentendo in Parlamento. Colpisce il senso di impunità, come se a chi governa tutto fosse lecito, anche non rispettare le leggi internazionali e quelle nazionali. Nordio in un primo momento ha scaricato la colpa sui giudici, poi ha detto che non aveva saputo, ora invece emerge che la sua capo di gabinetto sapeva già poco dopo l’arresto di Almasri. Ha mentito all’aula, ha cambiato versione più volte”.

“Allora: un governo che mente in Parlamento – ha sostenuto ancora la leader democratica – deve assumersene la responsabilità e trarne le conseguenze. In tutto questo Meloni stavolta ha detto una cosa giusta: che è impensabile che tre suoi ministri abbiano agito senza che lei condividesse pienamente la scelta. Ma allora perché ha rifiutato di venire in Parlamento a spiegare la responsabilità politica che si è assunta solo oggi, otto mesi dopo, davanti a un’autorizzazione a procedere chiesta dal tribunale dei ministri?”

“Al ministro Nordio – ha ricordato Schlein – avevo già chiesto in aula: le ha chiesto Giorgia Meloni di scarcerare al Massri e di farlo riportare in Libia? Noi da subito abbiamo detto che la verità era che Meloni temeva le ritorsioni della Libia e che avrebbero smesso di fare il lavoro sporco con i migranti per l’Italia. Oggi emerge una riunione in cui Giovanni Caravelli dell’Aise ad almeno tre ministri spiega i pericoli di ritorsioni libiche. Sui cittadini italiani, sugli interessi Eni, e non lo dicono ma il loro timore era pure sui migranti”.

Almasri, Schlein: eversive insinuazioni Meloni sui giudici

Roma, 7 ago. (askanews) – “Insinuare che i giudici agiscano non a tutela della legge ma per un disegno politico è un atteggiamento eversivo. E non è la prima volta”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervistata dal quotidiano Domani sul caso Almasri, sulle tensioni fra Governo e magistrature a proposito delle politiche migratorie e sulle ultime dichiarazioni in proposito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

In Italia la destra si prepara lo scontro sui referendum sulla riforma della giustizia? “C’è anche – ha risposto la leader dem – questo elemento. Ma voglio essere chiara: sulle responsabilità penali bisogna lasciare lavorare i magistrati. A noi compete la responsabilità politica, che lei ha pienamente rivendicato. E allora Meloni che spieghi la sua scelta politica”.

Meloni: AVS ci segnala all’Aja? Sinistra cerca soccorso esterno

Roma, 7 ago. (askanews) – “Leggo che alcuni esponenti della sinistra – come Bonelli, Fratoianni e compagnia – vorrebbero segnalare il Governo italiano alla Corte Penale Internazionale. Gli stessi che, giusto qualche tempo fa, chiedevano a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia. Ora puntano addirittura a un processo internazionale, tirando in ballo il dramma umanitario a Gaza in modo del tutto strumentale, come se perfino questo fosse colpa nostra”. Lo ha scritto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui suoi canali social.

“Tre cose – ha aggiunto – sono ormai chiare a tutti: la prima è che, non riuscendo a batterci in patria, la sinistra cerca sempre il soccorso esterno. La seconda è che dell’immagine dell’Italia e della sua reputazione nel mondo, a loro, non importa assolutamente nulla. La terza è che ormai hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo. Non riusciranno”, ha concluso Meloni.

Oggi, forse, De Gasperi non verrebbe eletto

Agosto è il mese che la politica italiana dedica ad Alcide De Gasperi. Ricorre infatti l’anniversario della sua scomparsa, ed è tutto un florilegio di rievocazioni con cui si vorrebbe ripagare l’infinito debito che abbiamo nei suoi confronti. Salvo però dimenticarcene negli altri undici mesi dell’anno, largamente dedicati alla celebrazione e reiterazione dei nostri difetti pubblici e politici.

De Gasperi fu un uomo grigio, volutamente grigio. Una figura discreta eppure decisiva, modesta eppure capace di imprimere al Paese il sigillo della sua visione politica. Montanelli, che non fu un suo apologeta, lo raccontò così, all’indomani di un colloquio:

“Sento dinanzi a lui un gran rispetto senza nessun timore… esattamente il contrario di quello che sentivo dinanzi a Mussolini: un gran timore senza rispetto”.

Egli forgiò la nostra vita repubblicana, con tutti i suoi meriti e perfino con alcuni dei suoi difetti. Tra questi, possiamo citare la sua estraneità a quei meccanismi di facile consenso che dopo di lui avrebbero preso il sopravvento. E che lui piuttosto sembrava quasi disprezzare, girandone alla larga.

Fu l’anti Narciso, per citare ancora Montanelli. E cioè il contrario di come poi la politica si è evoluta, poggiando sull’emozione comunicativa il peso che non è più stata capace di portare sulle sue spalle.

Ai giorni nostri De Gasperi non avrebbe primeggiato, e forse addirittura non sarebbe stato eletto. Ma ai giorni suoi egli, invece, gettò le solide basi della vita repubblicana.

Ricordarlo con gratitudine è il minimo che si possa fare.

Fonte: La Voce del Popolo – 5 agosto 2025

[Articolo qui ripropoto per gentile concessione del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]

Cacciari, Tina Anselmi e la sinistra democristiana: una riflessione sul Veneto bianco

Nell’intervista al Domani di martedì scorso, Massimo Cacciari, oltre a parlare del presente politico del Veneto, ricorda l’occasione storica persa dal fronte progressista quando nel 1995 rinunciò a candidare Tina Anselmi per la presidenza della Regione.

È un tema interessante, anche se si tratta di vicende di trent’anni fa e qualche imprecisione c’è nel ricordo del professore, resta però la sostanza: fu davvero una occasione persa? Con la Tina si sarebbe potuto vincere cambiando la storia politica, prevenendo la lunga stagione della presidenza di Giancarlo Galan e poi di Luca Zaia?

D’accordo, la storia non si fa con i se e con i ma, e tuttavia un esame sereno dei dati ci conferma che la storia poteva essere diversa. In quelle elezioni Berlusconi inventò come candidato un giovane Giancarlo Galan, una passata militanza nella Gioventù Liberale, un presente di funzionario Fininvest. Allora come oggi non c’erano ballottaggi, vinceva chi arrivava primo. Forza Italia fa con Galan il 38,2%, la Lega si presenta da sola e fa il 17,5%. Il centrosinistra (ds, popolari, verdi, laburisti, repubblicani, civici) candida l’ex sindaco di Padova prof. Ettore Bentsik e fa il 32,1%.

Perché Tina Anselmi avrebbe potuto cambiare tutto

Perché sostengo anche io che con Tina Anselmi la storia sarebbe stata diversa? Per almeno due motivi: Tina per la sua vicenda umana e politica meglio poteva convincere l’elettorato di sinistra, in una alleanza inedita, senza allarmare il tradizionale elettorato democristiano. Ettore Bentsik, stimato docente dell’Università di Padova e già ottimo sindaco della città del Santo, aveva tuttavia una storia difficile da digerire per l’elettorato post comunista ed oltretutto, pur essendo di matrice morotea, era andato maturando un giudizio fortemente critico sulle esperienze di incontro amministrativo tra la Dc, poi il Ppi, con gli eredi del Pci.

Occorre poi tener conto che la candidatura di Bentsik, anche per i motivi prima detti, non ebbe il consenso di Rifondazione Comunista, che difatti presentò una propria lista con Paolo Cacciari (che di Massimo era il fratello minore) prendendo un 6,9%. Operazione che penso sarebbe stata impossibile con Tina Anselmi, ex partigiana, ministro della riforma sanitaria, rispettata anche dal popolo di sinistra. Come si vede vi era la base politica e aritmetica per una vittoria. Sarebbe davvero cambiata la storia politica del Veneto: si sarebbe potuto contenere lo smottamento di spezzoni di elettorato Dc verso la Lega e Forza Italia e in qualche misura anticipare l’avventura dell’Ulivo.

Le ragioni di una scelta mancata

Perché non fu candidata Tina Anselmi? Difficile dare una risposta fondata, perché le ricostruzioni divergono fortemente. Alcuni degli alleati raccontarono che ci fu un non gradimento anche da parte di Rosy Bindi, molto influente tra i popolari veneti, a cui non garbava una personalità che avrebbe indubbiamente assunto la leadership politica del Ppi e della coalizione. In ogni caso, Rosy Bindi ha sempre contestato con fermezza questa versione, ritenendola davvero offensiva. Come che sia la scelta fu sbagliata e la storia successiva purtroppo fu una storia di sconfitte. Il migliore risultato il centro sinistra lo ottenne nel 2005, candidando Massimo Carraro, un solido imprenditore con la passione per la politica. Si toccò la punta massima del 42,3%, ma non si volle fare la scelta coraggiosa di costituire un unico gruppo in Regione, come richiesto da Carraro. Restarono le divisioni partitiche e Carraro salutò la compagnia. Poi risultati sempre più sconfortanti, ogni volta ricercando un candidato con molto ritardo e molta approssimazione. Questi i dati: 29,0% nel 2010, 22,7% nel 2025, 15,7% nel 2020. Una discesa accelerata…

Una candidatura nuova e un’eredità che resiste

In questo quadro impervio occorre tuttavia dire che si è scelta ora un’ottima candidatura per il campo progressista. Giovanni Manildo è stato sindaco di Treviso (in partibus infidelium…), ha avuto il consenso di tutte le forze politiche che si oppongono al centro destra e ha iniziato una campagna elettorale convincente, sfruttando anche i ritardi del centro destra.

Qui purtroppo non si tratta di vincere (d’accordo mai dire mai, ma bisogna essere realistici) tuttavia sarebbe già molto riuscire a perdere con dignità, con una leadership capace poi di guidare l’opposizione per tutta la legislatura, cosa che in passato non è mai avvenuta.

Una sola precisazione sull’intervista di Cacciari, quando afferma che della storica Dc veneta praticamente nulla è finito a sinistra. Nonostante le difficoltà, nonostante una torsione alla radicalizzazione condotta da Rosy Bindi nella sua esperienza di leader dei popolari veneti, una solidità sia di personale politico che di presa elettorale c’è stata, dapprima con la presenza popolare, l’avventura dell’Ulivo, la realizzazione della Margherita e poi con la partecipazione alla fondazione del Pd. Nelle elezioni del 2001, nella circoscrizione più importante del Veneto, la Margherita prese il 14,45% rispetto al 10,23% dei Ds. Nelle elezioni regionali del 2000, guidate proprio da Massimo Cacciari, si affermò una Lista Cacciari, composta in gran parte di esponenti della Margherita con il 13,6% rispetto al 12,3% dei Ds. 

Il ruolo della sinistra democristiana

La componente culturale e politica della sinistra democristiana è stata perciò base costituente importante oltremodo significativa dell’Ulivo veneto e poi del Pd. Senza questa tradizione confluita nel Pd i risultati sarebbero stati ancora peggiori e non ci sarebbero stati nemmeno i risultati positivi in tante amministrazioni locali: si è vinto negli anni passati a Vicenza, Verona, Padova, Treviso proprio con candidati provenienti da quella tradizione, e con l’irripetibile elezione a sindaco nel 2005 di Massimo Cacciari che vinse, appoggiato dalla Margherita, sul candidato ufficiale dei Ds e della sinistra Felice Casson. E del resto non sarà un caso se sono stato scelto io come primo segretario regionale del Pd veneto: di certo un “non rinnegato” esponente della sinistra democristiana… E a dirla tutta, per quel che può contare, anche Giovanni Manildo ha una robusta ascendenza familiare tra i massimi dirigenti della Dc trevigiana.

Chi è Paolo Giaretta 

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Paolo_Giaretta

Settembre, mese di vendemmia politica: una volta, oggi non più.

Tradizionalmente, almeno sino a quando la politica è stata protagonista e non un semplice e banale accessorio della magistratura o di altri poteri o contro poteri, settembre era il mese dei convegni politici. I convegni della ripresa politica. Certo, su tutti svettavano gli incontri e i meeting delle correnti della Democrazia Cristiana. Non erano semplici convegni di corrente anche se erano promossi dai rispettivi leader. E non erano, com’è altrettanto ovvio, convegni dedicati esclusivamente alle vicende interne alla Democrazia Cristiana. Si trattava, molto più semplicemente, di appuntamenti che dettavano l’agenda politica dell’intero paese. O meglio, che contribuivano a dettare l’agenda 

politica e di governo del paese.

Un partito con cultura, progetti e classe dirigente

Certo, parliamo dello storico partito di governo, la Dc e, soprattutto, parliamo di un partito che macinava politica, contenuti politici, progetti politici anche perché era un soggetto che possedeva una precisa e definita cultura politica. Oltre ad una straordinaria e qualificata classe dirigente fatta di leader e di statisti. Per cui Saint-Vincent con Carlo Donat-Cattin, Chianciano Terme o Lavarone con Bodrato, Martinazzoli, De Mita, Rognoni, Anselmi, Galloni, Granelli e molti altri, Sirmione con tutta l’area moderata e conservatrice del partito, rappresentavano tasselli di un mosaico che avevano un unico e grande, se non esclusivo, obiettivo: e cioè, far trionfare la politica in tutte le sue latitudini.

Ora, e mutatis mutandis come si suol dire, chi oggi detta l’agenda politica? Questo era, e resta, la domanda centrale a cui prima o poi occorre pur dare una risposta seria e convincente. Tutti sappiamo che i partiti, o ciò che resta di loro, sono prevalentemente di natura personale e quindi il confronto interno è quasi bandito alla radice. È appena il caso di ricordare come si svolgono i cosiddetti Consigli nazionali di quasi tutti i cartelli elettorali contemporanei per rendersene conto.

La democrazia dell’applauso

Norberto Bobbio, verso la metà degli anni ‘80, denunciava sulla Stampa di Torino la cosiddetta “democrazia dell’applauso” per evidenziare la deriva anti democratica che rischiavano di correre alcuni partiti dell’epoca. Partiti che erano ancora, tuttavia, autenticamente democratici, al netto del Pci che era disciplinato dall’ormai celebre ‘centralismo democratico’. E parliamo della metà degli anni ‘80. Oggi, molto più banalmente, si applaude e basta.

Se, quindi, è difficile, molto difficile, che gli attuali partiti riescano a dettare realmente l’agenda politica del paese, chi sono quelli che hanno la forza, il coraggio e soprattutto l’autorevolezza per indicare una potenziale direzione di marcia? Oggi certamente il Governo e, nel Governo, gli esponenti che hanno maggiore forza, maggiore visibilità e maggiore capacità di indicare le priorità e poi anche e soprattutto di saperle gestire.

Senza partiti, prevalgono altri poteri

Ma, proprio pensando agli storici ed indimenticabili convegni di corrente della Democrazia Cristiana, credo sia doveroso ed anche urgente porsi il problema se gli attuali partiti hanno ancora la capacità, il coraggio e l’intelligenza di porsi come attori decisivi per rialzare il prestigio, il ruolo, la funzione e l’autorevolezza della politica. Senza i quali, è inutile lamentarsi o piagnucolare, saranno sempre e solo altri poteri, altre corporazioni e altre lobby a dettare l’agenda politica. E, di conseguenza, non potremmo che rifugiarsi nella nostalgia per ritrovare la spinta per guardare al futuro. Ma sarebbe, comunque sia, un’operazione alquanto approssimativa ed incerta.

Portofino, l’estate e la povertà

Parafrasando una strofa di una canzone di Bruno Martino si potrebbe dire “Estate, è calda come i dazi che ti ho dato…”. Una volta i lazzi erano delle battute comiche a cui si ricorreva nella commedia dell’arte e sembrano ora presi in prestito nel confronto tra gli USA e il resto del mondo per rimettere in sesto i rapporti commerciali a favore di Trump.

Per l’intanto si legge di una apparente crisi del turismo perché le tasche degli italiani sono abbastanza a secco e non c’è la possibilità di concedersi troppi divertimenti. Il discorso non riguarda i quasi 6 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta e nemmeno, se si è ben letto, l’1,3 di milionari che non hanno preoccupazioni a fronteggiare le spese per il tempo di riposo.

Il ceto medio e l’arte dell’arrangiarsi

La questione riguarda, piuttosto, il ceto medio che resiste con le unghie attaccate al vetro per non precipitare nel gorgo dei nuovi poveri. Così, sulle spiagge, il popolo dei vacanzieri ha riscoperto la necessità del fagottello portato da casa per mangiare e bere senza ricorrere alle spese di bar, tavola calda e altre soluzioni del genere.

Anche gli stabilimenti balneari sembra registrino una crisi di presenze e per compensazione aumentano i prezzi nel tentativo di riparare i danni, dando vita, di conseguenza, ad un avvitamento di difficile soluzione.

Lo scenario ci dice anche che in alcuni Comuni, come ad esempio Camogli, il Sindaco ha provveduto con una opportuna ordinanza a disporre come non si possa andare in giro per le strade in modo disordinato solo con un costume addosso o senza scarpe.

Chissà cosa ne penserebbe Sandie Shaw, la cantante scalza, che tanto aveva successo nei gloriosi anni ’60. Più che ordine e disciplina, l’indicazione è quella di un richiamo alla compostezza ed al decoro e su questo non dovrebbero esserci motivi di contestazione.

Il paradosso dell’elemosina vietata

Se vero, a Portofino si è fatto qualcosa di più. Si racconta il divieto di chiedere l’elemosina anche in modo non molesto, che reca cioè peso o fatica a chi ne è fatto oggetto.

L’elemosina è in origine un modo di esprimere pietà e misericordia verso chi necessita di aiuto e conforto. Essendo impossibile stabilire di volta in volta cosa sia molesto o meno, si è deciso che, a monte di tutto, i poveri non devono marcare presenza da quelle parti.

E’ una maniera inadeguata di erigere steccati che dovrebbe essere contestato anche dai facoltosi che girano su quel tratto di costa. Dare una elemosina è una occasione di arricchimento per chi la compie, un prezioso esercizio di comprensione verso il prossimo in difficoltà, una maniera per non spezzare il filo di umanità che tutti dovrebbe unire.

Sarebbe magnifico se, allora, tutti i “paperoni” si unissero in uno sciopero bianco disertando Portofino finché non metta giudizio, per non essere complici di una scelta che offende il cuore di ogni persona di criterio e di sentimenti.

Con un tacito tam tam sarebbe altrettanto prorompente se tutti i poveri, per protesta, vestiti di stracci, mettendo in evidente mostra la forma della loro miseria, si unissero per non chiedere un soldo al prossimo.

La poverta non può essere nascosta sotto al tappeto

A centinaia se non a migliaia, potrebbero limitarsi a passeggiare, per le strade di quel Comune, ingolfandole, riempendole semplicemente della loro presenza per testimoniare che loro, gratuitamente, riescono a respirare senza chiedere nulla a nessuno, capaci però di comporre un nuovo inaspettato arredo urbano che non può essere cancellato o vietato.

La povertà di parte della popolazione non può essere nascosta sotto al tappeto e tanto meno sotto le onde del mare. La vista di qualcuno ne resterebbe offesa, stimolando per reazione e per compensazione un nuovo miglior pensiero a cui affidarsi.

Etimologicamente il verbo “mendicare” si riporta al latino “mendum” che indica una mancanza o un difetto. Per quanto appare, Portofino, il porto dei delfini, si sarebbe candidato, dunque, ad un difetto di azione non da poco. Può darsi che saltando fuori dall’acqua quel Comune abbia una visione più chiara delle cose e ci ripensi. Altrimenti si faccia scrupolo chi ne resti indifferente.

“I found my love in Portofino Perché nei sogni credo ancor…”, recita una canzone dei tempi addietro. Che l’amore sia scomparso in quella terra è una resa a cui non ci si deve rassegnare.