Roma, 7 ago. (askanews) – “A Novate Milanese, il monumento dedicato alla memoria di Sergio Ramelli è stato nuovamente imbrattato. Già lo scorso aprile, la stessa targa era stata oggetto di un vile atto vandalico. Oggi si è ripetuto un gesto che offende non solo il ricordo di un giovane ucciso per le sue idee, ma anche il valore della memoria storica. Un valore che, in una Nazione civile, deve essere rispettato e custodito, a prescindere dal colore politico. I responsabili sappiano che non sarà la vernice a sporcare o a cancellare la sua memoria. Sergio Ramelli vive”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Governo, Conte: Meloni piagnucola, si prenda le sue responsabilità
Roma, 7 ago. (askanews) – “Ha fallito sugli sbarchi (aumentano nel 2025). Ha fallito sulle tasse, azzerate solo su extraprofitti bancari e giganti del web. Ha fallito sugli stipendi, aumentati solo per ministri e sottosegretari. Ha fallito sulle pensioni minime: 1 euro e 80 centesimi di aumento. Ha fallito sulla sanità: aumentano gli italiani che rinunciano alle cure per le liste di attesa. I soldi da investire sono tutti impegnati sulle armi. Ha fallito sui dazi e sull’industria: 30 mesi di calo della produzione su 32 di Governo. In oltre 1000 giorni di governo. E adesso Meloni piagnucola su social e in tv, dove ha inaugurato un nuovo genere: l’intervista senza domande”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe conte, pubblicando il post della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, che accusa le opposizioni di voler usare l’arma giudiziaria per batterla.
“Lo fa – spiega Conte – rispolverando l’usato sicuro, utilizzato per anni nei Governi di cui anche lei ha fatto parte e che ha sostenuto: ho i giudici contro, gli avversari usano la magistratura per contrastarmi. Detto da chi quando io ero premier faceva denunce ed esposti contro di me basati su fake news e mi dava del ‘criminale’, fa veramente ridere. Prenditi qualche responsabilità, Giorgia. Lavora per risolvere i problemi degli italiani, non quelli tuoi e della Santanchè. Sei il presidente del Consiglio, non Calimero”, ha concluso conte.
Francis Ford Coppola sta bene, "verrà dimesso oggi"
Roma, 7 ago. (askanews) – Il regista Francis Ford Coppola verrà dimesso oggi dal Policlinico Tor Vergata dove è ricoverato da qualche giorno. Stando a quanto apprende Askanews le condizioni di Coppola sono decisamente buone e verrà dimesso nella tarda mattinata di oggi o nel primo pomeriggio.
Nelle scorse ore lui stesso aveva rassicurato i fan dai social spiegando l’esito positivo dell’intervento programmato di ablazione della fibrillazione atriale, intervento eseguito dal professore Andrea Natale.
Zelensky: oggi contatti importanti per la pace, anche con l’Italia
Roma, 7 ago. (askanews) – “Oggi è una giornata di numerose telefonate e contatti volti a compiere progressi concreti sulla via della pace e a garantire l’indipendenza dell’Ucraina in ogni circostanza”. Lo scrive il presidente ucraino Volodynyr Zelensk in un lungo post sul suo account di X in un cui informa che “una chiamata con il cancelliere tedesco Merz è già in programma” e che “saremo anche in contatto con colleghi francesi e italiani”.
“Ci saranno anche comunicazioni a livello di consiglieri per la sicurezza nazionale: ho dato istruzioni affinché questo formato speciale si svolga oggi”, ha aggiunto.
Zelensky ha quindi informato che ieri, dopo la conversazione congiunta con il presidente Trump e i leader europei, ha parlato anche con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e il presidente finlandese Stubb. “Le priorità sono assolutamente chiare. Primo: la fine delle uccisioni, ed è la Russia che deve accettare un cessate il fuoco. Secondo: un formato per i leader, in modo che tale incontro possa portare a una pace veramente duratura. Terzo: sicurezza a lungo termine. Questo è possibile insieme agli Stati Uniti e all’Europa”, ha spiegato Zelensky.
L’Ucraina non ha mai voluto la guerra e lavorerà per la pace nel modo più produttivo possibile. La cosa principale è che la Russia, che ha iniziato questa guerra, adotti misure concrete per porre fine alla sua aggressione. Il mondo ha potere di pressione sull’aggressore e i mezzi per verificare se le promesse vengono mantenute. Sono grato a tutti coloro che si impegnano fermamente per porre fine a questa guerra in modo dignitoso”, ha concluso il presidente ucraino.
Tennis, Sinner: "Arrivo con la spinta di Wimbledon"
Roma, 7 ago. (askanews) – Dopo oltre tre settimane di stop è tempo di rientrare nel tour. Nel primo contatto con la stampa a Cincinnati per il media-day impossibile non tornare sul trionfo di Wimbledon, un successo particolarmente importante per Jannik Sinner: “Questa volta è stato molto diverso anche per via di quello che avevo vissuto nello Slam precedente, quello che era successo lì e il fatto di essere tornato e aver dimostrato questo livello a tratti ha sorpreso anche me”, ha detto il numero uno del mondo come riportato su SuperTennis, che aveva mancato tre match-point nella finale del Roland Garros a giugno prima di conquistare il suo primo titolo all’All England Club. “Sono ovviamente molto felice. Mi sono preso un po’ di tempo libero per vedere la mia famiglia, i miei amici e le persone che sono molto importanti per me. E dopo sono tornato ad allenarmi, cercando di prepararmi al meglio per questo swing, che è molto importante”.
Equilibrio tra celebrare una vittoria e la preparazione per il prossimo obiettivo: “Ci ho messo del tempo per capire ciò che fosse giusto per me, a volte ho sbagliato perché iniziavo troppo presto. Il corpo e la mente hanno bisogno di capire quel che è successo, poi ne parlavo con i miei team precedenti cercando di capire cosa fosse meglio. Quando vinci grandi titoli sono bei momenti che devi vivere, non si tratta di celebrare o meno, a me è sempre piaciuto circondarmi delle persone a cui voglio bene ed è quella l’unica cosa che conta, ma dipende in che situazione mi trovo, in che luoghi gioco, non esiste una regola”.
Su Ferrara di nuovo in squadra l’altoatesino ha tagliato corto: “Abbiamo detto tutto quel che c’era da dire nel comunicato, sono felice di essere qui e di giocare ancora questo torneo”.
In allenamento a Cincinnati è ricomparsa la fascia al gomito, ma Jannik ha fugato ogni dubbio: “Il gomito sta bene. Oggi è stata la prima volta che ho indossato il manicotto perché mi piace la sensazione che mi dà. Credo mi dia un po’ più di stabilità nell’impatto con la palla. Questo è il mio punto di vista e a Wimbledon ha funzionato. Adesso devo vedere come va quando fa molto caldo e c’è umidità, perché è un po’ diverso, quindi sarà qualcosa che terrò in considerazione, ma mi piace molto la sensazione che mi dà nel momento in cui impatto la palla”.
L’anno scorso da Cincinnati in poi Sinner ha disputato un gran finale di stagione. E ha spiegato i motivi per cui gli piace questa parte della stagione: “Dipende dalle decisioni prese per arrivare a questo momento della stagione. Ora la sensazione è che sia ancora lunga ma anche che la maggior parte ce la siamo messa alle spalle. Abbiamo giocato tre Slam, ne manca uno, poi si va in Asia e c’è infine lo swing europeo. Penso che abbiamo trovato un ottimo equilibrio, quest’ anno è stato diverso per via di quel che è successo, ma l’anno scorso decidemmo di non giocare alcuni tornei per arrivare freschi alla fine dell’anno. E penso che sia importante anche per il resto della mia carriera: non giocare sempre, cercare di allenarmi avere un buon riposo. Fortunatamente gioco dei buoni tornei che mi permettono di prendere queste decisioni. Di solito mi piace questo swing perché si gioca solo sul veloce, ma ogni anno è diverso e staremo a vedere”.
Non solo tennis, però. Fuori dal campo il numero uno del mondo sta esplorando nuovi territori. Negli ultimi mesi ha lanciato un canale YouTube, dove condivide contenuti in stile vlog da vari tornei, tra cui alcuni dietro le quinte di Wimbledon: La gente ci conosce solo come giocatori di tennis, ma non sa come viviamo. Credo che ogni giocatore viva in modo diverso il suo sport, il tennis nel nostro caso, la gente mi vede [un po’ serio in campo], ma in verità non è così. Mi piace circondarmi di buone persone e godermi dei bei momenti. A Wimbledon con la mia famiglia è stato molto bello, e condivideremo alcuni video di quei tre mesi in cui non potevo giocare alcun torneo. Speriamo che alla gente piaccia e che riesca così a conoscermi un po’ meglio”.
Bce, se Cina dirotta export nell’eurozona un terzo occupati a rischio
Roma, 7 ago. (askanews) – Auto, veicoli e chimica sono i settori più esposti nell’area euro in termini di posti di lavoro a una eventuale ondata supplementare di esportazioni dalla Cina, innescata dal braccio di ferro sui dazi commerciali con gli Stati Uniti. Ma le potenziali ricadute vanno ben oltre: “potrebbero estendersi a quasi un terzo dell’occupazione dell’area”. Lo sostiene uno studio pubblicato dalla Banca centrale europea nel suo ultimo Bollettino economico.
L’analisi, accanto a queste visioni allarmistiche, non giunge a conclusioni perentorie, sostenendo che “nel lungo periodo, l’occupazione totale potrebbe non evidenziare cambiamenti significativi”, dato che l’impatto del maggiore export cinese potrebbe essere compensato con “variazioni salariali e trasferimenti dei lavoratori tra settori”.
Tuttavia, lo studio, intitolato “Implicazioni della crescente concorrenza cinese per l’occupazione nell’area euro” fornisce proiezioni che mostrano la potenziale problematicità della questione. Viene citato l’esempio di “un aumento di 1.000 euro delle importazioni dalla Cina per occupato tra il 2015 e il 2022 in un dato settore: determina, nello stesso periodo, una diminuzione di 0,1 punti percentuali del tasso di occupazione in quel settore. A livello di area dell’euro si tratta di circa 240.000 posti di lavoro che hanno cessato di esistere o hanno subito una riallocazione in settori meno esposti”, si legge.
Le cifre in ballo mostrano la portata del potenziale problema. “Nel 2024 i settori particolarmente esposti alla concorrenza cinese, ossia quelli in cui le importazioni dalla Cina sono aumentate in misura consistente, impiegavano 29 milioni di lavoratori, pari a circa il 27 per cento dell’occupazione totale nell’area euro – si legge -. Secondo i dati relativi all’anno considerato, una quota significativa è riconducibile al settore manifatturiero, in quanto impiega 24 milioni di lavoratori ed è particolarmente esposto agli shock commerciali e alla penetrazione delle importazioni cinesi”.
“Pur non essendo i datori di lavoro più grandi, i settori maggiormente esposti alla maggiore penetrazione delle importazioni cinesi, come i comparti dei veicoli e dei prodotti chimici, sono fondamentali per l’economia dell’area. Il settore dei veicoli rappresenta solo l’1 per cento dell’occupazione totale dell’area, ma contribuisce per quasi il 10 per cento al valore aggiunto reale del settore manifatturiero e per poco meno del 2 per cento al Pil – sottolinea lo studio -. Se si considerano i legami intersettoriali, la rilevanza di tale comparto è pressoché doppia, a dimostrazione della sua vitale importanza”.
“Nel loro insieme i settori dei veicoli e dei prodotti chimici impiegano 4 milioni di lavoratori, pari al 2,5 per cento dell’occupazione totale nell’area dell’euro. Ad altri settori esposti, che includono quelli della carta, delle apparecchiature elettriche e delle materie plastiche, sono riconducibili altri 3 milioni di lavoratori, ossia l’1,7 per cento dell’occupazione totale”.
Tutto questo mentre le importazioni dalla Cina sono già molto aumentate in alcuni settori negli ultimi anni. “I comparti dei veicoli e dei prodotti chimici hanno registrato gli incrementi maggiori di importazioni dalla Cina, cresciuti rispettivamente del 150 e del 140 per cento negli ultimi cinque anni. Anche per altri settori si è osservato un aumento significativo delle importazioni cinesi, ad esempio nei comparti della carta, della stampa e delle apparecchiature elettriche, in ciascuno dei quali l’incremento è stato pari all’85 per cento”. Dati che “evidenziano la portata della penetrazione delle importazioni dalla Cina in un’ampia varietà di settori, dalla manifattura tradizionale alla tecnologia avanzata”.
E ora, secondo l’analisi, “è probabile che l’attuale politica commerciale degli Stati Uniti e l’imposizione di dazi accrescano la concorrenza cinese”. Gli esportatori del Dragone “potrebbero ampliare o cercare nuovi mercati altrove e riorientare in misura crescente gli scambi verso l’Europa”. E questo “potrebbe amplificare la penetrazione delle importazioni dalla Cina nei mercati dell’area dell’euro, comportando difficoltà per i produttori”.
Le imprese dell’area potrebbero ottenere un certo vantaggio competitivo nei mercati statunitensi rispetto alla Cina, dal momento che i dazi imposti dagli Stati Uniti al paese sono relativamente più elevati, ma “è improbabile che ciò compensi le perdite sul mercato interno”.
“Nel complesso, la crescente competitività delle esportazioni cinesi pone sfide significative ai mercati del lavoro dell’area dell’euro. Sebbene al momento l’impatto si concentri in settori quali quelli dei veicoli e dei prodotti chimici, le implicazioni più ampie potrebbero estendersi a quasi un terzo dell’occupazione dell’area – avverte lo studio -. Il riorientamento degli scambi dagli Stati Uniti, insieme alla crescente competitività della Cina in settori a elevato valore aggiunto, suggerisce che le imprese dell’area dell’euro debbano adattarsi a un contesto mondiale sempre più competitivo”.
“Gli shock commerciali possono indurre turbative nel breve periodo e riallocazioni dei posti di lavoro tra settori. Tuttavia, nel lungo periodo, l’occupazione totale potrebbe non evidenziare cambiamenti significativi, dato l’adeguamento dell’economia mediante variazioni salariali e trasferimenti dei lavoratori tra settori. Tuttavia, sfide quali le inefficienze del mercato del lavoro, i costi di aggiustamento e le politiche pubbliche – avverte lo studio – potrebbero causare turbative temporanee prima che il nuovo equilibrio sia raggiunto”. (fonte immagine: European Union).
Bce: in Italia, Francia e Grecia debito pubblico preoccupa le famiglie
Roma, 7 ago. (askanews) – Italia, Francia e Grecia sono tra i paesi dell’area euro con le percentuali più elevate di famiglie che giudicano i livelli di debito pubblico un problema fondamentale. Lo segnala la Banca centrale europea, in una analisi, intitolata “Maggior spesa per la difesa e relativo impatto sulle aspettative delle famiglie”, inserita nell’ultimo bollettino economico.
“Le opinioni sull’ipotesi che il livello del debito pubblico sia un problema di assoluto rilievo sono molto diverse a livello nazionale, pur essendo rimaste sostanzialmente stabili da febbraio. In particolare, Paesi Bassi, Irlanda e Germania sono tra i paesi con la percentuale più bassa di intervistati che considerano il debito pubblico un problema fondamentale, mentre Italia, Francia e Grecia – si legge – sono tra i paesi con le percentuali più elevate”.
Secondo la Bce “sembra che si siano verificate alcune variazioni nelle percezioni delle famiglie in Germania (più pessimistiche), Grecia e Portogallo (più ottimistiche)”.
Bce continua a "non vincolarsi ad alcun percorso" su tassi interesse
Roma, 7 ago. (askanews) – Sulle future decisioni per i tassi di interesse di riferimento dell’area euro, la banca centrale europea “seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione”. Lo ribadisce il bollettino economico, pubblicato dall’istituzione a due settimane dall’ultima riunione monetaria del consiglio direttivo che ha deciso di mantenere invariati i livelli di riferimento sui tassi.
La Bce continua a non sbilanciarsi sulle mosse future, facendo presagire un possibile così mantenimento dello status quo anche a settembre. Senza però nemmeno chiudersi altre ipotesi: “Il Consiglio – si legge – direttivo non intende vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”.
Le decisioni sui tassi “saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari – ribadisce la Bce – nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria”.
Almasri, Schlein: grave se Governo ponesse ora il segreto di Stato
Roma, 7 ago. (askanews) – “Sarebbe grave” se il Governo ponesse il segreto di Stato sulla vicenda Almasri. Lo hadetto la segretaria del Pd, Elly Schlein, in una intervista al domani.
“Intanto chiedo perché – ha aggiunto – il Governo ha cambiato posizione almeno tre volte mentendo in Parlamento. Colpisce il senso di impunità, come se a chi governa tutto fosse lecito, anche non rispettare le leggi internazionali e quelle nazionali. Nordio in un primo momento ha scaricato la colpa sui giudici, poi ha detto che non aveva saputo, ora invece emerge che la sua capo di gabinetto sapeva già poco dopo l’arresto di Almasri. Ha mentito all’aula, ha cambiato versione più volte”.
“Allora: un governo che mente in Parlamento – ha sostenuto ancora la leader democratica – deve assumersene la responsabilità e trarne le conseguenze. In tutto questo Meloni stavolta ha detto una cosa giusta: che è impensabile che tre suoi ministri abbiano agito senza che lei condividesse pienamente la scelta. Ma allora perché ha rifiutato di venire in Parlamento a spiegare la responsabilità politica che si è assunta solo oggi, otto mesi dopo, davanti a un’autorizzazione a procedere chiesta dal tribunale dei ministri?”
“Al ministro Nordio – ha ricordato Schlein – avevo già chiesto in aula: le ha chiesto Giorgia Meloni di scarcerare al Massri e di farlo riportare in Libia? Noi da subito abbiamo detto che la verità era che Meloni temeva le ritorsioni della Libia e che avrebbero smesso di fare il lavoro sporco con i migranti per l’Italia. Oggi emerge una riunione in cui Giovanni Caravelli dell’Aise ad almeno tre ministri spiega i pericoli di ritorsioni libiche. Sui cittadini italiani, sugli interessi Eni, e non lo dicono ma il loro timore era pure sui migranti”.
Almasri, Schlein: eversive insinuazioni Meloni sui giudici
Roma, 7 ago. (askanews) – “Insinuare che i giudici agiscano non a tutela della legge ma per un disegno politico è un atteggiamento eversivo. E non è la prima volta”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, intervistata dal quotidiano Domani sul caso Almasri, sulle tensioni fra Governo e magistrature a proposito delle politiche migratorie e sulle ultime dichiarazioni in proposito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
In Italia la destra si prepara lo scontro sui referendum sulla riforma della giustizia? “C’è anche – ha risposto la leader dem – questo elemento. Ma voglio essere chiara: sulle responsabilità penali bisogna lasciare lavorare i magistrati. A noi compete la responsabilità politica, che lei ha pienamente rivendicato. E allora Meloni che spieghi la sua scelta politica”.
Meloni: AVS ci segnala all’Aja? Sinistra cerca soccorso esterno
Roma, 7 ago. (askanews) – “Leggo che alcuni esponenti della sinistra – come Bonelli, Fratoianni e compagnia – vorrebbero segnalare il Governo italiano alla Corte Penale Internazionale. Gli stessi che, giusto qualche tempo fa, chiedevano a Bruxelles di aprire una procedura di infrazione contro l’Italia. Ora puntano addirittura a un processo internazionale, tirando in ballo il dramma umanitario a Gaza in modo del tutto strumentale, come se perfino questo fosse colpa nostra”. Lo ha scritto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui suoi canali social.
“Tre cose – ha aggiunto – sono ormai chiare a tutti: la prima è che, non riuscendo a batterci in patria, la sinistra cerca sempre il soccorso esterno. La seconda è che dell’immagine dell’Italia e della sua reputazione nel mondo, a loro, non importa assolutamente nulla. La terza è che ormai hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo. Non riusciranno”, ha concluso Meloni.
Oggi, forse, De Gasperi non verrebbe eletto
Agosto è il mese che la politica italiana dedica ad Alcide De Gasperi. Ricorre infatti l’anniversario della sua scomparsa, ed è tutto un florilegio di rievocazioni con cui si vorrebbe ripagare l’infinito debito che abbiamo nei suoi confronti. Salvo però dimenticarcene negli altri undici mesi dell’anno, largamente dedicati alla celebrazione e reiterazione dei nostri difetti pubblici e politici.
De Gasperi fu un uomo grigio, volutamente grigio. Una figura discreta eppure decisiva, modesta eppure capace di imprimere al Paese il sigillo della sua visione politica. Montanelli, che non fu un suo apologeta, lo raccontò così, all’indomani di un colloquio:
“Sento dinanzi a lui un gran rispetto senza nessun timore… esattamente il contrario di quello che sentivo dinanzi a Mussolini: un gran timore senza rispetto”.
Egli forgiò la nostra vita repubblicana, con tutti i suoi meriti e perfino con alcuni dei suoi difetti. Tra questi, possiamo citare la sua estraneità a quei meccanismi di facile consenso che dopo di lui avrebbero preso il sopravvento. E che lui piuttosto sembrava quasi disprezzare, girandone alla larga.
Fu l’anti Narciso, per citare ancora Montanelli. E cioè il contrario di come poi la politica si è evoluta, poggiando sull’emozione comunicativa il peso che non è più stata capace di portare sulle sue spalle.
Ai giorni nostri De Gasperi non avrebbe primeggiato, e forse addirittura non sarebbe stato eletto. Ma ai giorni suoi egli, invece, gettò le solide basi della vita repubblicana.
Ricordarlo con gratitudine è il minimo che si possa fare.
Fonte: La Voce del Popolo – 5 agosto 2025
[Articolo qui ripropoto per gentile concessione del direttore del settimanale della diocesi di Brescia]
Cacciari, Tina Anselmi e la sinistra democristiana: una riflessione sul Veneto bianco
Nell’intervista al Domani di martedì scorso, Massimo Cacciari, oltre a parlare del presente politico del Veneto, ricorda l’occasione storica persa dal fronte progressista quando nel 1995 rinunciò a candidare Tina Anselmi per la presidenza della Regione.
È un tema interessante, anche se si tratta di vicende di trent’anni fa e qualche imprecisione c’è nel ricordo del professore, resta però la sostanza: fu davvero una occasione persa? Con la Tina si sarebbe potuto vincere cambiando la storia politica, prevenendo la lunga stagione della presidenza di Giancarlo Galan e poi di Luca Zaia?
D’accordo, la storia non si fa con i se e con i ma, e tuttavia un esame sereno dei dati ci conferma che la storia poteva essere diversa. In quelle elezioni Berlusconi inventò come candidato un giovane Giancarlo Galan, una passata militanza nella Gioventù Liberale, un presente di funzionario Fininvest. Allora come oggi non c’erano ballottaggi, vinceva chi arrivava primo. Forza Italia fa con Galan il 38,2%, la Lega si presenta da sola e fa il 17,5%. Il centrosinistra (ds, popolari, verdi, laburisti, repubblicani, civici) candida l’ex sindaco di Padova prof. Ettore Bentsik e fa il 32,1%.
Perché Tina Anselmi avrebbe potuto cambiare tutto
Perché sostengo anche io che con Tina Anselmi la storia sarebbe stata diversa? Per almeno due motivi: Tina per la sua vicenda umana e politica meglio poteva convincere l’elettorato di sinistra, in una alleanza inedita, senza allarmare il tradizionale elettorato democristiano. Ettore Bentsik, stimato docente dell’Università di Padova e già ottimo sindaco della città del Santo, aveva tuttavia una storia difficile da digerire per l’elettorato post comunista ed oltretutto, pur essendo di matrice morotea, era andato maturando un giudizio fortemente critico sulle esperienze di incontro amministrativo tra la Dc, poi il Ppi, con gli eredi del Pci.
Occorre poi tener conto che la candidatura di Bentsik, anche per i motivi prima detti, non ebbe il consenso di Rifondazione Comunista, che difatti presentò una propria lista con Paolo Cacciari (che di Massimo era il fratello minore) prendendo un 6,9%. Operazione che penso sarebbe stata impossibile con Tina Anselmi, ex partigiana, ministro della riforma sanitaria, rispettata anche dal popolo di sinistra. Come si vede vi era la base politica e aritmetica per una vittoria. Sarebbe davvero cambiata la storia politica del Veneto: si sarebbe potuto contenere lo smottamento di spezzoni di elettorato Dc verso la Lega e Forza Italia e in qualche misura anticipare l’avventura dell’Ulivo.
Le ragioni di una scelta mancata
Perché non fu candidata Tina Anselmi? Difficile dare una risposta fondata, perché le ricostruzioni divergono fortemente. Alcuni degli alleati raccontarono che ci fu un non gradimento anche da parte di Rosy Bindi, molto influente tra i popolari veneti, a cui non garbava una personalità che avrebbe indubbiamente assunto la leadership politica del Ppi e della coalizione. In ogni caso, Rosy Bindi ha sempre contestato con fermezza questa versione, ritenendola davvero offensiva. Come che sia la scelta fu sbagliata e la storia successiva purtroppo fu una storia di sconfitte. Il migliore risultato il centro sinistra lo ottenne nel 2005, candidando Massimo Carraro, un solido imprenditore con la passione per la politica. Si toccò la punta massima del 42,3%, ma non si volle fare la scelta coraggiosa di costituire un unico gruppo in Regione, come richiesto da Carraro. Restarono le divisioni partitiche e Carraro salutò la compagnia. Poi risultati sempre più sconfortanti, ogni volta ricercando un candidato con molto ritardo e molta approssimazione. Questi i dati: 29,0% nel 2010, 22,7% nel 2025, 15,7% nel 2020. Una discesa accelerata…
Una candidatura nuova e un’eredità che resiste
In questo quadro impervio occorre tuttavia dire che si è scelta ora un’ottima candidatura per il campo progressista. Giovanni Manildo è stato sindaco di Treviso (in partibus infidelium…), ha avuto il consenso di tutte le forze politiche che si oppongono al centro destra e ha iniziato una campagna elettorale convincente, sfruttando anche i ritardi del centro destra.
Qui purtroppo non si tratta di vincere (d’accordo mai dire mai, ma bisogna essere realistici) tuttavia sarebbe già molto riuscire a perdere con dignità, con una leadership capace poi di guidare l’opposizione per tutta la legislatura, cosa che in passato non è mai avvenuta.
Una sola precisazione sull’intervista di Cacciari, quando afferma che della storica Dc veneta praticamente nulla è finito a sinistra. Nonostante le difficoltà, nonostante una torsione alla radicalizzazione condotta da Rosy Bindi nella sua esperienza di leader dei popolari veneti, una solidità sia di personale politico che di presa elettorale c’è stata, dapprima con la presenza popolare, l’avventura dell’Ulivo, la realizzazione della Margherita e poi con la partecipazione alla fondazione del Pd. Nelle elezioni del 2001, nella circoscrizione più importante del Veneto, la Margherita prese il 14,45% rispetto al 10,23% dei Ds. Nelle elezioni regionali del 2000, guidate proprio da Massimo Cacciari, si affermò una Lista Cacciari, composta in gran parte di esponenti della Margherita con il 13,6% rispetto al 12,3% dei Ds.
Il ruolo della sinistra democristiana
La componente culturale e politica della sinistra democristiana è stata perciò base costituente importante oltremodo significativa dell’Ulivo veneto e poi del Pd. Senza questa tradizione confluita nel Pd i risultati sarebbero stati ancora peggiori e non ci sarebbero stati nemmeno i risultati positivi in tante amministrazioni locali: si è vinto negli anni passati a Vicenza, Verona, Padova, Treviso proprio con candidati provenienti da quella tradizione, e con l’irripetibile elezione a sindaco nel 2005 di Massimo Cacciari che vinse, appoggiato dalla Margherita, sul candidato ufficiale dei Ds e della sinistra Felice Casson. E del resto non sarà un caso se sono stato scelto io come primo segretario regionale del Pd veneto: di certo un “non rinnegato” esponente della sinistra democristiana… E a dirla tutta, per quel che può contare, anche Giovanni Manildo ha una robusta ascendenza familiare tra i massimi dirigenti della Dc trevigiana.
Chi è Paolo Giaretta
Settembre, mese di vendemmia politica: una volta, oggi non più.
Tradizionalmente, almeno sino a quando la politica è stata protagonista e non un semplice e banale accessorio della magistratura o di altri poteri o contro poteri, settembre era il mese dei convegni politici. I convegni della ripresa politica. Certo, su tutti svettavano gli incontri e i meeting delle correnti della Democrazia Cristiana. Non erano semplici convegni di corrente anche se erano promossi dai rispettivi leader. E non erano, com’è altrettanto ovvio, convegni dedicati esclusivamente alle vicende interne alla Democrazia Cristiana. Si trattava, molto più semplicemente, di appuntamenti che dettavano l’agenda politica dell’intero paese. O meglio, che contribuivano a dettare l’agenda
politica e di governo del paese.
Un partito con cultura, progetti e classe dirigente
Certo, parliamo dello storico partito di governo, la Dc e, soprattutto, parliamo di un partito che macinava politica, contenuti politici, progetti politici anche perché era un soggetto che possedeva una precisa e definita cultura politica. Oltre ad una straordinaria e qualificata classe dirigente fatta di leader e di statisti. Per cui Saint-Vincent con Carlo Donat-Cattin, Chianciano Terme o Lavarone con Bodrato, Martinazzoli, De Mita, Rognoni, Anselmi, Galloni, Granelli e molti altri, Sirmione con tutta l’area moderata e conservatrice del partito, rappresentavano tasselli di un mosaico che avevano un unico e grande, se non esclusivo, obiettivo: e cioè, far trionfare la politica in tutte le sue latitudini.
Ora, e mutatis mutandis come si suol dire, chi oggi detta l’agenda politica? Questo era, e resta, la domanda centrale a cui prima o poi occorre pur dare una risposta seria e convincente. Tutti sappiamo che i partiti, o ciò che resta di loro, sono prevalentemente di natura personale e quindi il confronto interno è quasi bandito alla radice. È appena il caso di ricordare come si svolgono i cosiddetti Consigli nazionali di quasi tutti i cartelli elettorali contemporanei per rendersene conto.
La democrazia dell’applauso
Norberto Bobbio, verso la metà degli anni ‘80, denunciava sulla Stampa di Torino la cosiddetta “democrazia dell’applauso” per evidenziare la deriva anti democratica che rischiavano di correre alcuni partiti dell’epoca. Partiti che erano ancora, tuttavia, autenticamente democratici, al netto del Pci che era disciplinato dall’ormai celebre ‘centralismo democratico’. E parliamo della metà degli anni ‘80. Oggi, molto più banalmente, si applaude e basta.
Se, quindi, è difficile, molto difficile, che gli attuali partiti riescano a dettare realmente l’agenda politica del paese, chi sono quelli che hanno la forza, il coraggio e soprattutto l’autorevolezza per indicare una potenziale direzione di marcia? Oggi certamente il Governo e, nel Governo, gli esponenti che hanno maggiore forza, maggiore visibilità e maggiore capacità di indicare le priorità e poi anche e soprattutto di saperle gestire.
Senza partiti, prevalgono altri poteri
Ma, proprio pensando agli storici ed indimenticabili convegni di corrente della Democrazia Cristiana, credo sia doveroso ed anche urgente porsi il problema se gli attuali partiti hanno ancora la capacità, il coraggio e l’intelligenza di porsi come attori decisivi per rialzare il prestigio, il ruolo, la funzione e l’autorevolezza della politica. Senza i quali, è inutile lamentarsi o piagnucolare, saranno sempre e solo altri poteri, altre corporazioni e altre lobby a dettare l’agenda politica. E, di conseguenza, non potremmo che rifugiarsi nella nostalgia per ritrovare la spinta per guardare al futuro. Ma sarebbe, comunque sia, un’operazione alquanto approssimativa ed incerta.
Portofino, l’estate e la povertà
Parafrasando una strofa di una canzone di Bruno Martino si potrebbe dire “Estate, è calda come i dazi che ti ho dato…”. Una volta i lazzi erano delle battute comiche a cui si ricorreva nella commedia dell’arte e sembrano ora presi in prestito nel confronto tra gli USA e il resto del mondo per rimettere in sesto i rapporti commerciali a favore di Trump.
Per l’intanto si legge di una apparente crisi del turismo perché le tasche degli italiani sono abbastanza a secco e non c’è la possibilità di concedersi troppi divertimenti. Il discorso non riguarda i quasi 6 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta e nemmeno, se si è ben letto, l’1,3 di milionari che non hanno preoccupazioni a fronteggiare le spese per il tempo di riposo.
Il ceto medio e l’arte dell’arrangiarsi
La questione riguarda, piuttosto, il ceto medio che resiste con le unghie attaccate al vetro per non precipitare nel gorgo dei nuovi poveri. Così, sulle spiagge, il popolo dei vacanzieri ha riscoperto la necessità del fagottello portato da casa per mangiare e bere senza ricorrere alle spese di bar, tavola calda e altre soluzioni del genere.
Anche gli stabilimenti balneari sembra registrino una crisi di presenze e per compensazione aumentano i prezzi nel tentativo di riparare i danni, dando vita, di conseguenza, ad un avvitamento di difficile soluzione.
Lo scenario ci dice anche che in alcuni Comuni, come ad esempio Camogli, il Sindaco ha provveduto con una opportuna ordinanza a disporre come non si possa andare in giro per le strade in modo disordinato solo con un costume addosso o senza scarpe.
Chissà cosa ne penserebbe Sandie Shaw, la cantante scalza, che tanto aveva successo nei gloriosi anni ’60. Più che ordine e disciplina, l’indicazione è quella di un richiamo alla compostezza ed al decoro e su questo non dovrebbero esserci motivi di contestazione.
Il paradosso dell’elemosina vietata
Se vero, a Portofino si è fatto qualcosa di più. Si racconta il divieto di chiedere l’elemosina anche in modo non molesto, che reca cioè peso o fatica a chi ne è fatto oggetto.
L’elemosina è in origine un modo di esprimere pietà e misericordia verso chi necessita di aiuto e conforto. Essendo impossibile stabilire di volta in volta cosa sia molesto o meno, si è deciso che, a monte di tutto, i poveri non devono marcare presenza da quelle parti.
E’ una maniera inadeguata di erigere steccati che dovrebbe essere contestato anche dai facoltosi che girano su quel tratto di costa. Dare una elemosina è una occasione di arricchimento per chi la compie, un prezioso esercizio di comprensione verso il prossimo in difficoltà, una maniera per non spezzare il filo di umanità che tutti dovrebbe unire.
Sarebbe magnifico se, allora, tutti i “paperoni” si unissero in uno sciopero bianco disertando Portofino finché non metta giudizio, per non essere complici di una scelta che offende il cuore di ogni persona di criterio e di sentimenti.
Con un tacito tam tam sarebbe altrettanto prorompente se tutti i poveri, per protesta, vestiti di stracci, mettendo in evidente mostra la forma della loro miseria, si unissero per non chiedere un soldo al prossimo.
La poverta non può essere nascosta sotto al tappeto
A centinaia se non a migliaia, potrebbero limitarsi a passeggiare, per le strade di quel Comune, ingolfandole, riempendole semplicemente della loro presenza per testimoniare che loro, gratuitamente, riescono a respirare senza chiedere nulla a nessuno, capaci però di comporre un nuovo inaspettato arredo urbano che non può essere cancellato o vietato.
La povertà di parte della popolazione non può essere nascosta sotto al tappeto e tanto meno sotto le onde del mare. La vista di qualcuno ne resterebbe offesa, stimolando per reazione e per compensazione un nuovo miglior pensiero a cui affidarsi.
Etimologicamente il verbo “mendicare” si riporta al latino “mendum” che indica una mancanza o un difetto. Per quanto appare, Portofino, il porto dei delfini, si sarebbe candidato, dunque, ad un difetto di azione non da poco. Può darsi che saltando fuori dall’acqua quel Comune abbia una visione più chiara delle cose e ci ripensi. Altrimenti si faccia scrupolo chi ne resti indifferente.
“I found my love in Portofino Perché nei sogni credo ancor…”, recita una canzone dei tempi addietro. Che l’amore sia scomparso in quella terra è una resa a cui non ci si deve rassegnare.
Almasri, Meloni: riforma giustizia veloce, messo in conto conseguenze
Roma, 6 ago. (askanews) – “Ovviamente a me non sfugge che la riforma della giustizia procede a passi spediti e ho messo in conto eventuali conseguenze”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda sul caso Almasri, in una intervista al Tg5.
“Io – ha aggiunto – vedo un disegno politico intorno ad alcune decisioni della magistratura particolarmente quelle che riguardano i temi dell’immigrazione come se in qualche maniera ci volesse frenare la nostra opera di contrasto all’immigrazione illegale. Ciononostante i flussi di immigrati illegali in Italia sono diminuiti del sessanta percento e lavoriamo per fare ancora meglio”.
Sul caso Almasri “io ho detto quello che penso: considero surreale la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Mantovano che hanno agito nel rispetto della legge per tutelare la sicurezza degli italiani”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, rispondendo a una domanda sul caso Almasri, in una intervista al Tg5 che andrà in onda nell’edizione di questa sera.
La premier ha spiegato poi di considerare “ancora più surreale il fatto che invece per me si chieda l’archiviazione perché i miei ministri non governano a mia insaputa, perché io non sono Alice nel Paese delle Meraviglie, sono il capo del governo e non sono neanche, diciamocelo, un Conte qualsiasi che faceva finta di non sapere che cosa facesse il suo ministro degli Interni”.
Torna il Premio Fabrizio De André Parlare Musica
Milano, 6 ago. (askanews) – Il 13 e il 14 settembre si terrà, nella storica Piazza Fabrizio De André a Roma, la finale della 24ª edizione del Premio Fabrizio De andré Parlare Musica, riconoscimento patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus e organizzato da iCompany – con la direzione artistica di Luisa Melis – che da anni mira a promuovere la creatività e l’originalità delle nuove produzioni artistiche italiane nella musica, nella poesia e nella pittura.
Alla finale, promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, con il coordinamento del Dipartimento Attività Culturali, in collaborazione con il Municipio Roma XI e il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, saranno presenti i vincitori della Targa Faber e della Targa Quelli che cantano Fabrizio (il premio per le reinterpretazioni delle opere di De André), oltre ai vincitori della sezione poesia e della sezione pittura e i finalisti della sezione musica.
Nelle edizioni precedenti sono stati premiati per la Targa Faber e la Targa Quelli che cantano Fabrizio: Ron, Ariete, Perturbazione, Madame, Samuele Bersani, Enzo Avitabile, Daniele Silvestri, Brunori SAS, Niccolò Fabi, Mannarino, Piero Pelù, Fiorella Mannoia, Eugenio Finardi, Negrita, Enrico Ruggeri, Vinicio Capossela, Neri Marcorè, Simone Cristicchi, Ex-Otago, Motta, Bandabardò, Clementino, Cristina Donà, Diodato e Peppe Barra, Paola Turci, Bobo Rondelli, Musica Nuda, Morgan, Roberto Vecchioni.
Questi i nomi (in ordine alfabetico) dei finalisti della sezione poesia (selezionati da Vincenzo Costantino Cinaski), dai quali verrà decretato il vincitore che sarà presente alle serate finali del Premio a Roma: Angela Maria Benedetto, Davide Borowski, Davide Passoni, Elena, Federico Cateni, Ketty Mastrolorenzo, Lafió, Matteo Di Fabio, Miriana Marchetti, Silvia Ciurli.
Questi i nomi (in ordine alfabetico) dei finalisti della sezione pittura (selezionati da Roberto Sironi), dai quali verrà decretato il vincitore che sarà presente alle serate finali del Premio a Roma: Benedetto Di Comun, Antonella Proto, Luli, Alessia Zolfo, Mario Marasa’, Anna Rita Peretti, Melanie Mollo, Cinzia.
Questi i nomi (in ordine alfabetico) dei semifinalisti della sezione musica che si esibiranno il 3, 4 e 5 settembre a Isernia e dai quali verranno decretati i finalisti che saliranno il 13 e 14 settembre sul palco di Piazza Fabrizio De André a Roma: Alfiero, Blowy, Bussoletti, Edel, Edoardo Chiesa, Franz, Gabriele Laponte, Giuliano Crupi, Le Nora, Lio, Lo Bello, Lorenzo Dipas, Lorenzo Iuraca’, Mancino, P.A.O., Piersante, Samsara, Sasa’ Calabrese, Sumo, Verrone.
A questi ultimi si aggiungono i selezionati attraverso il tour nazionale “E ti piace lasciarti ascoltare”, progetto-format dedicato alla ricerca e all’incontro di nuovi talenti, che prevede la partecipazione di promotori e produttori culturali partner del Premio, operanti in Centri Culturali di Produzione e Formazione, Teatri e Live Club, Festival e Rassegne Musicali che organizzano concerti nelle diverse regioni italiane per incontrare e ascoltare talenti del territorio: Alberto Giovinazzo, Carlo Valente, Cinus, Claudio Covato, Cristiano Gullone, Fabula, Fabio Macagnino, Federico Baldi, Giulia Imperato, I Buca, Nedo, Radio Sabir.
"Discesa Libera", Sandro Torella dirige commedia seria sull’Alzheimer
Roma, 6 ago. (askanews) – Esce in sala dal 9 settembre “Discesa libera”, commedia seria sull’Alzheimer prodotta da Sandro Torella in collaborazione con Fondazione Rosa e Giovanni Merchiorri. Il film, diretto e distribuito dall’attore, regista e autore satirico Sandro Torella (Il Permesso – 48 ore fuori, Il Ribelle) e con lo stesso Torella nei panni del protagonista, ha un cast composto da Massimo Mirani (Il Bisbetico domato, Il partigiano Johnny, La notte di Pasquino) Jennifer Mischiati (Forever Young, Creators, Fade out), Stefano Antonucci (La vita è una cosa meravigliosa, Vacanze ai Caraibi, Tu quoque), Anna Mazzantini (A friend, Dopo centomila ore), Michele Gammino (Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica, Se lo fai sono guai, Mister Felicità), Gaetano Mosca (La classe non è acqua, Una famiglia per caso, Il Divo), Maria Luce Pittalis (Il Ribelle, Tundra), Renato Solustri (Lovita, Malleus), Giorgia Panettieri (Alta Infedeltà), Danila Stalteri (Il viaggio, La ragazza americana, Diario di un maniaco perbene) e Giorgio Carosi (Volesse il cielo, Piacere Michele Imperatore, Benur, un gladiatore in affitto).
Quando un giovane attore esagera con la satira e dice una battuta di troppo, soprattutto se alla persona sbagliata, sarà accusato di vilipendio ed emarginato dall’intero mondo dello spettacolo. È la storia di Manuel Falco che da giovane attore emergente si tramuta all’istante in un elemento indesiderato e si ritrova suo malgrado a fare il badante di Vittorio, anziano malato di Alzheimer. Solo e senza futuro Manuel si appassiona al suo nuovo e unico amico e cerca di usare i mezzi artistici per curare la malattia. Una volta entrato in contatto in clinica con la dottoressa Elisa De Blasi proverà a convincerla, forse anche per conquistarla, a fare uno spettacolo con i degenti, tra cui c’è anche Vittorio. Il “paradosso dell’attore”, che ogni giorno deve ripetere un copione non suo e come se non fosse mai accaduto in precedenza, si sovrappone al “paradosso dell’Alzheimer” che ti fa dimenticare chi sei e ciò che hai fatto in giornata, ma può lasciarti ricordi antichi vividi nella mente. Manuel intuisce questa possibilità: far rinascere loro come attori nel terribile e meraviglioso gioco della vita e forse per rinascere lui stesso grazie ai suoi nuovi amici. Lo spettacolo sarà un piccolo e inaspettato successo e scuoterà l’animo della gente ridando nuova linfa a Manuel e chissà, forse, permettendogli di ritrovare la strada maestra.
“Discesa libera” – ha detto il regista – offre spunti importanti per riflessioni sull’identità, sulla memoria come costruzione e ricostruzione continua, sul ruolo dell’attore e più in generale sul modo in cui ciascuno di noi “interpreta” quotidianamente la propria vita, adattandosi a un mondo in rapido cambiamento. Il parallelo tra il mestiere dell’attore e la condizione del malato di Alzheimer è una metafora potente, capace di parlare anche ai giovani, agli artisti, ai professionisti e a chiunque si senta, in qualche modo, in “caduta libera”. E’ proprio in questa condizione in cui la curva esistenziale della propria vita discende in un baratro dove incontra ricordi senza ricordi, maschere giornaliere, perdite e fallimenti, che il protagonista del film si ritrova consapevole e forte di poter affrontare un nuovo inizio.
Il film rientra nel progetto Rete Prevenzione Alzheimer della Fondazione Rosa e Giovanni Melchiorri e nasce dal cortometraggio “Vittorio” del 2019, che ha partecipato al Vertical Movie Festival nello stesso anno ottenendo un ottimo consenso di critica e pubblico, anche sui social. Per poter sostenere lo sviluppo del progetto e raccontare la storia di “Vittorio” in un lungometraggio, i produttori hanno battuto la strada della produzione filmica indipendente. Oltre all’apporto economico della Fondazione e del regista Sandro Torella, il film ha ricevuto il sostegno preventivo di una parte del pubblico attraverso il crowdfunding sulla piattaforma online eppela.com e il sostegno degli sponsor: Gentilini biscotti, Cooperativa Sant’Anna 1984, Metabolicamente, Aletheia, Benessere Bio Alcalino. Inoltre, ha beneficiato dell’opportunità di utilizzo di spazi e strumentazioni grazie alla collaborazione de la Quinta Stella, residenza per anziani, che ha messo a disposizione la struttura per le riprese del film, e Canale 10 che ci ha concesso l’uso dello studio televisivo, degli uffici e il supporto tecnico. Gli stessi attori hanno accettato di lavorare ai minimi o a rimborso delle spese, sposando il progetto nella sua essenza.
Dazi, Trump: possibile 25% per chiunque compri petrolio russo
Roma, 6 ago. (askanews) – Gli alti funzionari statunitensi potranno raccomandare al presidente Usa l’imposizione di dazi aggiuntivi del 25% su qualsiasi Paese se si determina che detto Paese stia importando direttamente o indirettamente petrolio dalla Russia. E’ quanto prevede l’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump ha imposto all’India dazi aggiuntivi del 25% in risposta all’acquisto da parte di Nuova Delhi di petrolio dalla Russia.
“Il Segretario al Commercio, in coordinamento con il Segretario di Stato, il Segretario al Tesoro e qualsiasi altro alto funzionario che il Segretario al Commercio ritenga opportuno, determinerà – scrive Trump nell’ordine esecutivo, pubblicato sul sito della Casa Bianca – se altri paesi stanno importando direttamente o indirettamente petrolio dalla Federazione Russa. Se il Segretario al Commercio riscontra che un paese sta importando direttamente o indirettamente petrolio dalla Federazione Russa, il Segretario di Stato, in consultazione con il Segretario al Tesoro, il Segretario al Commercio, il Segretario alla Sicurezza Interna, il Rappresentante commerciale degli Stati Uniti, l’Assistente del Presidente per gli affari di sicurezza nazionale, l’Assistente del Presidente per la politica economica e l’Assistente del Presidente e Consigliere senior per il commercio e la produzione, raccomanderà se e in che misura io debba intraprendere azioni nei confronti di tale paese, compresa l’opportunità di imporre un’aliquota aggiuntiva del dazio ad valorem del 25% sulle importazioni di articoli provenienti da tale paese”.
Buon Compleanno Rototom! Il festival reggae compie 30 anni
Roma, 6 ago. (askanews) – Dal 16 al 23 agosto a Benicàssim (Spagna) si celebra la 30esima edizione del Rototom Sunsplash, il più importante festival europeo dedicato alla musica reggae, attivo dal 1994. L’evento richiama ogni anno oltre 200.000 presenze da tutto il mondo, affermandosi come punto di riferimento internazionale nel settore. La manifestazione si svolge su oltre 130.000 MQ, con cinque aree dedicate e oltre 200 spettacoli tra concerti, show e sound system, coinvolgendo artisti da più di 25 paesi e cinque continenti.
Il Main Stage ospita i BIG di fama internazionale come Shaggy, che celebrerà il 30esimo anniversario di “Boombastic”, e i leggendari The Wailers, in omaggio a Bob Marley, con la partecipazione di Ky-Mani e Julian Marley. Tra gli altri protagonisti figurano Burning Spear, Tiken Jah Fakoly, Misty in Roots e Steel Pulse. Il Lion Stage presenta artisti come gli italiani 99 Posse e Mellow Mood, Ana Tijoux e La Yegros, offrendo un’ampia panoramica della scena musicale globale.
La Dancehall è rappresentata da artisti come Kybba, Lampadread e Jazzy T, mentre i palchi Dub Accademy, Jumping e Jamkunda propongono generi vari, dal dub al reggae-core, dall’hip-hop all’afrobeat.
Il festival offre inoltre un ricco programma culturale, con attività, dibattiti, laboratori e spazi dedicati a tematiche sociali e ambientali, promuovendo valori di sostenibilità e inclusione.
Particolare attenzione è riservata a bambini e famiglie, nelle aree Magicomundo e Teen Yard. La collaborazione con il CERN di Ginevra si sviluppa nel Discovery Lab, mentre nel Social Forum -tra le altre cose- saranno ospitati interventi della Ministra dei Popoli indigeni del governo del Brasile Sonia Guajajara, il viaggiatore e documentarista Agustín Ostos e la Direttrice esecutiva di UNRWA España Raquel Martí.
Sulle tracce dei cowboy, Colorado meta da scoprire per gli italiani
Denver, 6 ago. (askanews) – Il Colorado ha tanti soprannomi, dalla Svizzera d’America al Rocky Mountain Empire, tutti meritatissimi. Ma all’avvicinarsi di uno storico anniversario, forse quello pi significativo “Stato del Centenario”, essendo diventato Stato 100 anni dopo la firma della Dichiarazione d’Indipendenza, della quale il 4 luglio 2026 gli Stati Uniti d’America festeggeranno i 250 anni.
Per il turismo italiano si tratta di una meta con ancora molti aspetti da scoprire, anche grazie alla versatilit illustrata da Brand Usa, visit Estes Park e visit Colorado springs, che va dai panorami di montagne incredibili, allo The Stanley Hotel (Estes Park) che ha ispirato il capolavoro di Stephen King, “Shining”. Sino alla Pikes Peak Cog Railway che porta a 4.300 metri attraverso l’Englemann Canyon, a pochi chilometri da Colorado springs. “Siamo felici di dare il benvenuto a pi italiani in Colorado. Ora abbiamo un volo diretto tra Denver e Roma (United Airlines) e siamo cos entusiasti di rendere ancora pi facile esplorare il nostro stato. Abbiamo quattro stagioni magiche qui, in quattro parchi nazionali: molto da esplorare. Stiamo iniziando a vedere arrivare pi italiani in Colorado, sempre di pi ora: sono nella nostra top ten dei visitatori e siamo davvero entusiasti di far crescere ancora di pi questo numero” spiega Julie Dufault, Senior Manager of International Promotions per Colorado Tourism Office.
Tra le voci del turismo cresce anche quella spirituale. E la santa pi celebrata un’italiana: “S, Madre Cabrini ovviamente una delle sante preferite qui in Colorado: c’ una statua e un santuario, che rappresenta quello che ha fatto qui in Colorado, sulle montagne e stiamo iniziando a celebrare il giorno di Madre Cabrini a ottobre, di pi rispetto ad altre festivit. E siamo davvero entusiasti di dare un po’ di risalto al lavoro straordinario che ha fatto questa donna per l’umanit”, aggiunge Dufault.
E poi ci sono i cowboy, parte dell’immaginario italiano anche grazie alla cinematografia. “S, qui in Colorado siamo sicuramente conosciuti per la nostra storia del selvaggio West, oltre al patrimonio ancestrale dei Pueblo che potrete ammirare nel Parco Nazionale di Mesa Verde, nella parte meridionale dello stato. Abbiamo anche fantastici treni storici: 7 opzioni che hanno tutte portato i cowboy dal con i loro grandi carichi di oro e argento. E abbiamo diverse opzioni di ranch per viaggiatori e ospiti in tutto lo stato. Alcuni storici, altri lussuosi, sicuramente qualcosa per tutti per vivere l’esperienza del West americano”.
Cos mentre l’idea del cowboy tornata a farsi strada nei nostri cervelli negli ultimi anni, l’hashtag #cowboycore snocciola sui social milioni di visualizzazioni e la moda cavalca l’estetica da Far West, la destinazione Colorado potrebbe rapidamente scalare posizioni. Con una radice che affonda anche nel nostro cinema, negli spaghetti western e prosegue all’infinito. Perch difficilmente si potrebbe trovare un simbolo pi potente del cowboy per la profonda voglia di viaggiare in America.
Servizio di Cristina Giuliano
Montaggio di Alessandro Violante
Immagini askanews
M.O., Israele usa cloud di Microsoft per raccogliere info sui palestinesi
Roma, 6 ago. (askanews) – L’unità d’élite per la guerra informatica dell’esercito israeliano utilizza i server cloud di Microsoft per archiviare enormi quantità di informazioni sui palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, usate per pianificare attacchi aerei e definire operazioni militari. E’ quanto è emerso da un’inchiesta condotta dalle testate +972 Magazine, Local Call e Guardian, che hanno condotto interviste con 11 fonti di Microsoft e israeliane, oltre ad aver avuto accesso a una serie di documenti interni Microsoft.
Stando a quanto riportato dalla testata israeliana +972 Magazine, l’Unità 8200, che ha funzioni pressoché equivalenti alla National Security Agency (Nsa) americana, ha trasferito file audio di milioni di chiamate di palestinesi sulla piattaforma cloud di Microsoft, Azure, “rendendo operativa quella che è probabilmente una delle più grandi e più invasive raccolte di dati di sorveglianza su un singolo gruppo di popolazione”.
La collaborazione è iniziata nel 2021 quando l’amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella, ricevette a Seattle il comandante dell’Unità 8200, Yossi Sariel. In quell’occasione, scrive il Guardian, Sariel ottenne il sostegno di Nadella a un piano che avrebbe concesso alla sua unità l’accesso a un’area personalizzata all’interno della piattaforma Azure. “Grazie alla capacità di archiviazione pressoché illimitata di Azure, l’Unità 8200 iniziò a sviluppare un nuovo e potente strumento di sorveglianza di massa: un sistema completo e invasivo che raccoglie e archivia le registrazioni di milioni di chiamate da cellulare effettuate ogni giorno dai palestinesi a Gaza e in Cisgiordania”, ha sottolineato il quotidiano britannico. L’immensa capacità di archiviazione e di calcolo di Microsoft ha consentito quello che diverse fonti israeliane hanno descritto come l’ambizioso obiettivo del progetto: archiviare “un milione di chiamate all’ora”. E secondo tre fonti dell’Unità 8200, la piattaforma ha facilitato la preparazione di attacchi aerei e ha plasmato le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania.
Stando a quanto ricostruito dall’inchiesta, dopo l’incontro del 2021 un team dedicato di ingegneri Microsoft ha iniziato a lavorare direttamente con l’Unità 8200 per costruire un modello che avrebbe consentito all’unità di intelligence di utilizzare i servizi cloud dell’azienda americana dalle proprie basi. Secondo una fonte di intelligence, alcuni di questi dipendenti Microsoft erano ex membri dell’Unità 8200, il che ha reso la collaborazione “molto più semplice”.
Dai documenti di Microsoft, scrive il Guardian, è emerso anche che gran parte dei dati sensibili potrebbe ora trovarsi nei data center dell’azienda in Olanda e in Irlanda.
Colloqui Putin-Witkoff, Ushakov: focus su Ucraina e cooperazione
Roma, 6 ago. (askanews) – Il presidente russo Vladimir Putin e l’inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente Steve Witkoff hanno discusso oggi della crisi ucraina e delle prospettive per un possibile sviluppo della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Russia, ha dichiarato il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov.
“Per quanto riguarda gli argomenti trattati, prima di tutto, ovviamente, la crisi ucraina. E il secondo argomento sono le prospettive per un possibile sviluppo della cooperazione strategica tra Stati Uniti e Russia”, ha detto Ushakov ai giornalisti.
La conversazione tra Putin e Witkoff è stata “utile e costruttiva”, ha affermato Ushakov.
Ponte stretto, Meloni: investimento su futuro, sfida difficile ma sensata
Roma, 6 ago. (askanews) – “Non è un’opera facile ma lo riteniamo un investimento sul presente e sul futuro dell’Italia, e ci piacciono le sfide difficili quando sono sensate. Lo facciamo per dare lavoro e opportunità oggi, visto il moltiplicatore che un’opera di questa imponenza può generare sul nostro tessuto economico e produttivo, e per lasciare alle generazioni future un’eredità concreta: un’Italia più connessa, più competitiva, più coesa”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso della riunione Cipess, secondo quanto si apprende.
“Il Ponte – ha aggiunto – sarà un simbolo ingegneristico di rilevanza globale, una dimostrazione della forza di volontà e della competenza tecnica dell’Italia, che ha pochi paragoni nel mondo. Crediamo in questa infrastruttura, così come crediamo in tutte le infrastrutture che questa Nazione aspetta da decenni e che devono costituire l’ossatura per una Nazione più veloce e moderna. Fin dal nostro insediamento ci siamo posti degli obiettivi ben precisi: utilizzare gli investimenti pubblici come leva per lo sviluppo della Nazione, spendere le risorse bene e velocemente evitando sprechi e inefficienze, e realizzare così infrastrutture attese da decenni e che rimarranno ai nostri figli e produrranno benessere e crescita duratura”.
"C’è ancora Molise", l’omaggio-remake film Cortellesi a MoliseCinema
Roma, 6 ago. (askanews) – Grande partecipazione durante la serata inaugurale del Festival MoliseCinema a Casacalenda, martedì 5 agosto, con la presentazione in anteprima del cortometraggio “C’è ancora Molise”, realizzato dagli studenti molisani come omaggio-remake del film “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi.
Durante la serata d’apertura del Festival, è stato trasmesso un collegamento video speciale con Paola Cortellesi, che ha voluto salutare il pubblico e congratularsi con i giovani autori. L’attrice e regista si è detta profondamente colpita dalla qualità del lavoro e dal messaggio trasmesso.
“Vi ringrazio di cuore per aver realizzato questo progetto e per averlo fatto così bene e con così tanta cura, io sono onorata che abbiate scelto C’è ancora domani – dichiara la Cortellesi e aggiunge – è bellissimo che MoliseCinema abbia realizzato il progetto Paese Mio e che, proprio grazie alla sua esistenza, ci siano due sale cinematografiche che sono tornate a vivere come luoghi di aggregazione, luoghi vivi”.
“C’è ancora Molise” è il risultato di un percorso formativo e creativo che ha coinvolto oltre 400 studenti di istituti scolastici di paesi del Molise. In particolare, le scuole Di Lalla di Casacalenda, Magliano di Larino e Capriglione di Santa Croce di Magliano, che hanno partecipato al progetto “Paese Mio”, nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Le alunne e gli alunni hanno riscoperto il cinema in sala e realizzato un laboratorio cinematografico di produzione assistita.
Coordinati dal regista e formatore Filippo Macelloni, i ragazzi hanno rielaborato alcune scene chiave del film della Cortellesi – tra cui l’officina, la danza e la macchina per cucire – cimentandosi in tutti i ruoli: regia, sceneggiatura, scenografia e recitazione. Le riprese si sono svolte tra scuole, sale cinematografiche e location locali, valorizzando il territorio e inserendo elementi simbolici come un’auto d’epoca e una macchina per cucire vintage.
Oltre al valore tecnico e creativo, il progetto ha stimolato una profonda riflessione su temi sociali e attuali, come la violenza domestica e l’autodeterminazione femminile, pienamente in linea con il messaggio del film originale.
Ponte Stretto, Salvini: sarà opera campata unica più lunga al mondo
Roma, 6 ago. (askanews) – “Sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo. Una infrastruttura del genere è un acceleratore di sviluppo”. Così il Vicepremier e Ministro Matteo Salvini durante il Cipess sul Ponte sullo Stretto. Salvini ha anche ringraziato i ministri precedenti che hanno creduto al collegamento tra Calabria e Sicilia, citando Pietro Lunardi. Il via libera del Cipess al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina “non è punto di arrivo ma di partenza, che arriva dopo due anni e mezzo di lavoro costante e qualche centinaio di incontri. Un’emozione per l’intera copertura economica garantita”. Nella realizzazione del Ponte sullo Stretto “la sicurezza ed il contrasto alle infiltrazioni è un fronte fondamentale che ci vede schierati h24”. “Contrastare qualsivoglia tentativo di infiltrazione sarà la nostra ragion d’essere” ha aggiunto precisando che “si stanno adottando con il Ministero dell’Interno tutti i protocolli che si sono adottati con Expo e Olimpiadi” per “attenzionare che tutta la filiera sia impermeabile alle infiltrazioni”. “Il ponte sarà una parte della soluzione dei problemi del Sud Italia se verrà ultimata l’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Oggi i treni hanno tempi tra i 120-180 minuti, si scenderà sui 5 minuti. Per le auto il tempo medio tra 70-100 minuti, si ridurrà in 10 minuti. Gli studi parlano di 120mila unità di lavoro diretto e indiretto”.
Tennis, Jannik Sinner in campo a Cincinnati
Roma, 6 ago. (askanews) – Jannik Sinner torna in campo a Cincinnati per il Master 1000, dove dovrà difendere il titolo conquistato l’anno scorso. Il tennista, numero uno del mondo, rientra dopo la vittoria a Wimbledon il 13 luglio e la successiva rinuncia al torneo di Toronto. A differenza dell’anno scorso, quando il suo successo a Cincinnati fu seguito dalla notizia della positività al clostebol, ora Sinner arriva in Ohio con un umore sereno, come dimostra la sua sconfitta scherzosa a calcio-tennis contro il coach Simone Vagnozzi.
Sinner, che vanta un bilancio di 26 vittorie e 3 sconfitte nel 2025, affronterà il torneo partendo direttamente dal secondo turno grazie al “bye” riservato alle teste di serie. Tra i suoi avversari più temibili c’è Carlos Alcaraz, che potrà incontrare solo in finale. A differenza di Sinner, lo spagnolo è assente da Toronto, ma torna a Cincinnati agguerrito. Novak Djokovic, invece, salta l’evento per prepararsi agli US Open.
In Ohio, oltre a Sinner, ci saranno altri quattro azzurri: Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli, Luciano Darderi e Lorenzo Sonego, un record per il tennis italiano in un Master 1000. Il torneo, con un montepremi milionario e un tabellone ampliato a 96 giocatori, segna un’altra tappa importante per Sinner. L’altoatesino tornerà a giocare sul cemento dell’Ohio contro uno tra Kopriva e un qualificato al secondo turno, mentre in semifinale potrebbe trovare Taylor Fritz. Tra gli avversari più ostici per Alcaraz invece ci saranno Alexander Zverev o Ben Shelton in un’ipotetica semifinale. Sarà già il primo snodo fondamentale per la testa del ranking: Sinner difende la vittoria (e quindi mille punti), Alcaraz invece soltanto 20. Lo scorso anno fu eliminato da Monfils al secondo turno.
L’obiettivo principale è difendere la sua posizione di numero uno del ranking, che detiene da 61 settimane, e prepararsi per l’altro grande obiettivo della stagione: gli US Open. Sinner affronterà questa sfida con un team rinnovato, che include il ritorno del preparatore atletico Umberto Ferrara.
ProSiebenSat.1: nuova offerta Mfe adeguata, raccomanda accettazione
Milano, 6 ago. (askanews) – ProSiebenSat.1 accoglie con favore l’offerta modificata di Mfe, che sottolinea l’investimento a lungo termine e l’impegno di Mfe nei confronti della Società. Il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio di Sorveglianza ritengono adeguata l’offerta modificata di Mfe e ne raccomandano l’accettazione.
Il Consiglio di Amministrazione osserva che la sua raccomandazione si basa sulla realizzazione di sinergie di costo che richiedono una piena integrazione legale di ProSiebenSat.1 in Mfe.
Con una modifica all’offerta pubblicata il 28 luglio 2025, Mfe ha aumentato la componente azionaria di 0,4 azioni Mfe-A per ogni azione ProSiebenSat.1 a 1,3 azioni Mfe-A, mentre l’importo in contanti resta invariato a 4,48 euro. Sulla base del prezzo di chiusura delle azioni Mfe-A al 4 agosto 2025, il corrispettivo dell’offerta maggiorata ha un valore implicito di circa 8,07 euro per azione ProSiebenSat.1. Ciò rappresenta un premio di circa il 24% rispetto al prezzo di chiusura di ProSiebenSat.1 del 26 marzo 2025, pari a 6,53 euro (ultimo prezzo di chiusura prima dell’annuncio dell’offerta iniziale di Mfe).
L’offerta pubblica di acquisto parziale di Ppf del 4 giugno 2025 offre invece 7 euro per azione ProSiebenSat.1 in contanti ed è stata definita “la migliore e definitiva” da Ppf. Al 4 agosto 2025, l’offerta modificata di Mfe rappresenta un premio di circa il 15% rispetto all’offerta di acquisto parziale di Ppf
Il Cda rileva che la sua valutazione dell’adeguatezza dell’offerta modificata e la relativa raccomandazione si basano sul presupposto che si realizzino sinergie di costo annuali ricorrenti di circa 150 milioni di euro (a livello di Ebit) entro quattro o cinque anni, il che richiede la piena integrazione legale di ProSiebenSat.1 in Mfe. La stima delle sinergie di costo si basa su una valutazione preliminare del Consiglio di Amministrazione, soggetta a ulteriore revisione.
Il periodo di adesione all’offerta modificata di Mfe scadrà il 13 agosto.
Almasri, Tribunale ministri: Piantedosi escluse timore ritorsioni
Roma, 6 ago. (askanews) – I ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano non hanno mai “personalmente” addotto il pericolo paventato dall’Aise di ritorsioni ai danni di cittadini italiani ed interessi nazionali in Libia “a giustificazione del loro operato”. Lo annotano le giudici del tribunale dei ministri negli atti trasmessi alla Camera per chiedere l’autorizzazione a procedere nei confronti dei componenti del governo indagati per la vicenda Almasri. Dalla documentazione arrivata in Giunta a Montecitorio, emerge, tra l’altro, che la giustificazione che le azioni dei componenti del governo indagati siano state dettate dallo stato di necessità per timore di ritorsioni è stata sostenuta espressamente soltanto in una recentissima memoria difensiva consegnata solo il 30 luglio scorso, quando la chiusura dell’indagine era agli sgoccioli.
“In particolare – si legge nella documentazione consultabile sul sito della Camera – ciò non emerge dalle motivazioni espresse in alcun atto. In occasione dell’informativa in Parlamento del 5 febbraio 2025, mentre il Ministro Nordio ha fatto riferimento solo alla presunta illegittimità del mandato di arresto ed alla irritualità della procedura seguita in Italia per darvi esecuzione, il Ministro Piantedosi ha esordito dicendo: ‘smentisco nella maniera più categorica che nelle ore in cui è stata gestita la vicenda il governo abbia mai ricevuto alcun atto o comunicazione che possa essere anche solo lontanamente considerato una forma di pressione indebita assimilabile a minaccia o ricatto da parte di chiunque'”.
“Nella memoria depositata il 25 febbraio 2025 a firma degli indagati per la prima volta è stato introdotto il tema dei pericoli paventati dall’intelligence a sostegno del giudizio di pericolosità sociale di Almasri, lasciando intendere che tale informativa ricevuta sarebbe stata considerata come ulteriore ma non esplicitato presupposto del decreto di espulsione”. Tuttavia, solo con la memoria depositata dalla difesa il 30 luglio 2025 è stato sostenuto espressamente che “i dati acquisiti dimostrano l’esistenza nel caso in esame dello stato di necessità, come enunciato dall’articolo 25 del ‘Responsability of State for International Wrongful Acts 2001’ della International Law Commission delle Nazioni Unite, circostanza che legittima sul piano del diritto interno, le condotte di tutti i rappresentanti del governo italiano coinvolti nel presente procedimento”.
La norma invocata dalla difesa dei componenti del governo indagati, in sostanza, consente la violazione di un obbligo internazionale in alcuni casi a meno che l’atto “non pregiudichi seriamente un interesse essenziale della comunità internazionale”. Secondo il tribunale dei ministri, invece, la vicenda Almasri rientra proprio in questa eccezione perché “ha pregiudicato seriamente un interesse essenziale della Cpi e quindi della comunità internazionale nel suo insieme perché ha consentito al ricercato Almasri, destinatario di un mandato di arresto emesso dalla stessa Cpi, di sottrarsi alla cattura e al processo”.
Mafia, Mattarella ricorda Gaetano Costa: rinnovare adesione alla legalità
Roma, 6 ago. (askanews) – “Il 6 agosto richiama alla memoria l’attentato di mafia in cui, quarantacinque anni fa, perse la vita il Procuratore Gaetano Costa. Magistrato di alta preparazione professionale, di riconosciuta indipendenza e di grande equilibrio, Costa ha condotto delicate ed efficaci indagini sulle organizzazioni criminali operanti nel territorio siciliano, cogliendo, con lungimiranza, la complessità del fenomeno mafioso e la sua penetrazione nei pubblici poteri e nei sistemi socio-economici. Fare memoria del suo esempio significa rinnovare la ferma adesione ai principi di giustizia e di legalità, condizione essenziale di ogni comunità autenticamente libera e democratica”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“In un anniversario che interpella le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile – ha aggiunto -, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza della Repubblica ai suoi familiari, a coloro che lo hanno stimato e a quanti, in questi lunghi anni, ricordandone il rigore e il coraggio, hanno continuato la sua opera a favore della giustizia”.
Almasri, ministri temevano ritorsioni, i giudici: pericolo non c’era
Roma, 6 ago. (askanews) – E’ “verosimile” che le azioni del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e del sottosegretario alla presidenza del consiglio Alfredo Mantovano nella vicenda Almasri siano dovute alle “preoccupazioni” palesate dal direttore dell’Aise Giovanni Caravelli su “possibili ritorsioni per i cittadini e gli interessi italiani in Libia” ma “è evidente che così facendo” i componenti del governo “hanno tutti concorso nell’aiutare Almasri a sottrarsi al mandato di arresto internazionale della Corte penale internazionale e ad eludere le indagini della Corte stessa”. È quanto sostiene il Tribunale dei ministri nella richiesta inviata ieri sera alla Camera di autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi e Mantovano. Per i giudici, in ogni caso, “non vi era alcun pericolo concreto e attuale” di ritorsioni come invece accaduto con l’arresto in Iran della giornalista Cecilia Sala in seguito dell’arresto in Italia di un cittadino iraniano.
Il primo a parlare di ritorsioni e a fare un parallelismo con la vicenda Sala, si legge negli atti del Tribunale dei ministri, è stato Caravelli riferendo i contenuti di una riunione convocata da Mantovano il 19 gennaio sulle “possibili implicazioni” che l’arresto di Almasri “poteva avere sulla sicurezza dei cittadini italiani e degli interessi anche economici dell’Italia in Libia”. Alla riunione erano presenti anche Piantedosi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Capo della Polizia Vittorio Pisani ed il Prefetto Rizzi, Direttore Generale del DIS. In quella riunione il numero uno dell’Aise aveva spiegato che “il generale Almasri era un elemento di vertice della forza di deterrenza speciale denominata Rada Force” che “operava in quartieri nevralgici della capitale libica, compreso quello dove sono dislocate l’ambasciata italiana e la residenza dell’ambasciatore, aveva la responsabilità dell’aeroporto Mitiga di Tripoli e gestiva il carcere speciale di detenzione nei pressi dell’aeroporto”. Nella stessa riunione Caravelli aveva sottolineato “la molto proficua collaborazione con la Rada nel contrasto ad attività criminose di vario genere” tra cui il traffico di esseri umani.
Pur non avendo ricevuto notizia di specifiche minacce di attentati o atti di rappresaglia nei confronti di cittadini italiani in Libia, Caravelli aveva spiegato che “c’era molta agitazione ed indicatori di possibili ritorsioni nei confronti dei circa cinquecento cittadini italiani che in qualche maniera vivono a Tripoli o arrivano a Tripoli o in Libia e nei confronti degli interessi italiani, nello stabilimento gestito in comproprietà da ENI e dalla National Oil libica a Mellitah, vicino al confine con la Tunisia”.
“Ricordando il recente precedente di Cecilia Sala arrestata in Iran”, Caravelli “ipotizzava che la Rada Force, gestendo l’attività di polizia giudiziaria, avrebbe potuto effettuare dei ‘fermi’ di nostri cittadini all’ingresso nel paese e sul territorio libico o perquisizioni negli uffici dell’Eni”. Per Caravelli inoltre “Almasri era una figura di spicco e molto ben considerata e l’Aise non era a conoscenza che ci fosse un indagine presso la Cpi, cosa che avevano, a suo dire, scoperto dopo l’arresto”. “Circostanza quest’ultima – annotano i giudici – poco verosimile”.
“A fronte dei paventati pericoli” per l’Aise “non erano percorribili soluzioni alternative, come ad esempio il rimpatrio dei cittadini italiani in Libia, perché ciò avrebbe richiesto dei tempi lunghi e, comunque, una simile operazione avrebbe potuto essere ostacolata dalla Rada che aveva il controllo dell’aeroporto. In ogni caso, sarebbero rimasti esposti a possibili ritorsioni gli interessi stanziali in Libia”.
Per il tribunale dei ministri “nessuna delle paventate generiche ritorsioni si era estrinsecata in una minaccia concreta, dotata di una certa consistenza”: per i giudici la valutazione è stata “meramente soggettiva, riferita al solo stato d’animo di un agente e al suo personale convincimento”.
Scrivono i giudici: “Il parallelismo con il caso di Cecilia Sala, già arrestata e posta in carcere in Iran, apparentemente senza alcun motivo, come ritorsione, questa sì concreta e attuale, all’arresto del cittadino iraniano operato in Italia, su mandato di arresto degli Stati Uniti, conferma al contrario che, nel caso in esame, non vi era alcun pericolo concreto e attuale”.
Il Papa: Hiroshima monito universale contro devastazione delle guerre
Roma, 6 ago. (askanews) – “Ricorre oggi l’ottantesimo anniversario del bombardamento atomico della città giapponese di Hiroshima e fra tre giorni ricorderemo quello dei Naagasaki. Desidero assicurare la mia preghiera per tutti coloro che ne hanno subito gli effetti fisici, psicologici e sociali. Nonostante il passare degli anni, quei tragici avvenimenti costituiscono un monito universale contro la devastazione causata dalle guerre e, in particolare, dalle armi nucleari”. Così Papa Leone XIV al termine dell’Udienza generale di oggi in Piazza San Pietro. “Auspico che nel mondo contemporaneo segnato da forti tensioni e sanguinose conflitti l’illusoria sicurezza basata sulla minaccia della reciproca distruzione ceda il passo agli strumenti della giustizia, alla pratica del dialogo, alla fiducia nella fraternità”.
Arriva l’Anticiclone Africano con 40°C: afa almeno fino Ferragosto
Roma, 6 ago. (askanews) – Dal Marocco e dall’Algeria è in arrivo un carico di caldo. Picchi di 40°C entro San Lorenzo. Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma l’espansione dell’anticiclone subtropicale dal Maghreb: nel corso delle prossime ore l’anticiclone inizierà ad arroventare la Spagna e il sud-ovest della Francia poi, da giovedì, investirà anche tutta l’Italia portando i primi picchi di calore e di afa.
Entro giovedì, sono previsti 35-36°C in Toscana ed Umbria e 34°C in Emilia; al Sud e sul resto del Nord le temperature saranno leggermente più basse. Un primo picco sarà toccato tra venerdì e sabato quando Firenze e Terni potrebbero raggiungere i 39°C, ma anche in Pianura Padana si soffrirà già tantissimo: si prevedono 37°C a Reggio Emilia e Mantova, 36-37°C anche ad Alessandria, Asti, Bologna, Bolzano, Mantova e Parma. Al Sud avremo massime di 37°C in Campania e Puglia, mentre la Sicilia, in un primo momento, sarà meno rovente del Centro-Nord.
Sarà un’ondata di caldo torrido o afoso? Iniziamo ricordando che il caldo torrido è secco mentre quello afoso ovviamente è umido o molto umido. L’anticiclone africano porta in prevalenza condizioni molto afose, ma in questo caso, localmente, avremo anche un caldo secco torrido: da venerdì in poi il meteo sarà torrido su tutto il settore interno delle regioni centrali e meridionali, nelle zone lontane dal mare; l’afa sarà invece padrona assoluta di tutte le coste e della Pianura Padana.
Per fare un esempio, a Cremona avremo 36°C afosissimi ed ‘umidissimi’: la temperatura percepita salirà fino a 41°C. A Firenze, di contro, è atteso un caldo torrido con 39°C e aria secca con umidità relativa sotto il 20%: risultato, la temperatura percepita a Firenze sarà identica a quella del termometro, sempre 39°C. In sintesi, si starà peggio a Cremona che a Firenze per colpa dell’umidità alle stelle.
La sola temperatura dell’aria non è dunque sufficiente per indicare tutte le condizioni meteo di un’ondata di calore: è necessario controllare anche l’umidità relativa prevista e le conseguenti condizioni biometeorologiche di temperatura percepita.
In conclusione, comunque vada, sia con un meteo torrido sia con un meteo afoso i prossimi 10 giorni (ad iniziare da giovedì e almeno fino al 16-17 agosto) saranno africani: purtroppo dovremo dimenticarci le notti con le finestre aperte e le passeggiate al fresco. Torneremo a vivere una nuova ondata di caldo dopo quella super aggressiva dell’anticiclone africano Pluto che aveva infiammato tutta l’Italia dal 22 giugno al 5 luglio.
Hiroshima, Mattarella: liberare il mondo dalle armi nucleari
Roma, 6 ago. (askanews) – “L’ottantesimo anniversario del tragico bombardamento atomico di Hiroshima, cui seguì tre giorni dopo quello su Nagasaki, segnò l’esperienza di un evento apocalittico. Le esplosioni atomiche disintegrarono nel bagliore di un solo istante interi quartieri delle due città, spargendo morte e devastazione in proporzioni mai conosciute prima di allora. Ne pagarono il tributo sanguinoso decine di migliaia di vittime, perlopiù civili innocenti. Quei tragici avvenimenti, le molteplici sofferenze patite negli anni successivi dai sopravvissuti, rimangono per l’umanità monito che non può essere dimenticato. L’annientamento dell’umanità la prospettiva che l’uso del nucleare ha posto dinanzi a tutti noi”. Lo ha dichiarato in una nota il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
“Oggi, in uno scenario segnato da guerre, crescenti tensioni e contrapposizioni, occorre ribadire con forza – ha sottolineato il capo dello Stato – che l’uso o anche la sola concreta minaccia di introdurre nei conflitti armamenti nucleari appare crimine contro l’umanità. La architettura globale del disarmo e della non proliferazione delle armi nucleari, tra i cardini del sistema multilaterale faticosamente costruito nel secondo dopoguerra, non può essere abbandonata, a rischio di accelerare un clima di scontro. A cinquanta anni dalla ratifica del Trattato di Non Proliferazione, la Repubblica Italiana ribadisce l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari, con la valorizzazione completa degli organismi internazionali di controllo predisposti a questo scopo”.
“Nessuna guerra nucleare – ha proseguito Mattarella – può essere combattuta o vinta, a meno di mettere a rischio la stessa esistenza della vita sul pianeta. I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki non sono solo episodi bellici tra i più dolorosi del secolo scorso, né rappresentano soltanto una ferita ancora aperta per il popolo giapponese. Le due città sono moniti eterni di una memoria universale che testimonia dove può portare la furia distruggitrice dell’uomo e, al contempo, esempio di resilienza, di ciò che è possibile costruire con la pace”, ha concluso.
Serbia, Palalic: visita Meloni forte conferma del partenariato con Italia
Roma, 6 ago. (askanews) – La seconda visita in due anni della Presidente del Consiglio dei Ministri d’Italia Giorgia Meloni in Serbia rappresenta “una forte conferma del partenariato strategico tra due Paesi amici”. E’ il commento, in esclusiva per askanews, del membro del Parlamento della Serbia e Presidente del Gruppo di Amicizia Serbia-Italia presso il Parlamento della Serbia, Jovan Palalic.
“La comprensione reciproca e il buon rapporto personale tra il Presidente della Serbia Aleksandar Vucic e la Presidente Giorgia Meloni costituiscono un impulso decisivo alla sempre più fruttuosa cooperazione tra la Serbia e l’Italia, che ha ricevuto un nuovo slancio dopo la formazione del governo di centrodestra a Roma nel 2022”, secondo Palalic.
“L’Italia, in quanto Paese che ha una particolare sensibilità per le questioni balcaniche e che, tra gli Stati coinvolti nei rapporti regionali, conosce meglio la situazione locale, può contribuire – con un approccio equilibrato, aperto e imparziale – alla risoluzione di molte questioni nevralgiche che rallentano l’integrazione accelerata dei Balcani nell’Unione Europea”, ha spiegato.
Secondo Palalic, “l’Italia sa ascoltare attentamente i propri partner, ma – a differenza di altri grandi Paesi che, pur ascoltando le posizioni della Serbia, continuano poi a percorrere i soliti sentieri tracciati da pregiudizi verso Belgrado che non conducono a soluzioni sostenibili – l’Italia, soprattutto attraverso l’azione del suo attuale governo, ha sempre cercato uno spazio di compromesso che rispecchi la realtà e non generi nuove insoddisfazioni”.
Il Presidente Vucic, ha insistito, ha sottolineato in modo particolare questo approccio dell’Italia, che ha contribuito in modo decisivo all’intensa cooperazione tra Belgrado e Roma negli ultimi anni.
“Nel corso di quest’anno, in cui celebriamo i 110 anni di alleanza nella Prima guerra mondiale, quando ci siamo sostenuti reciprocamente nella lotta per la liberazione nazionale, abbiamo l’occasione di ritrovare, in un’epoca nuova, lo spirito di quei tempi vittoriosi e la comprensione necessaria per il progresso e lo sviluppo delle nostre nazioni in un’Europa unita”, ha detto ancora il Presidente del Gruppo di Amicizia Serbia-Italia.
“Aleksandar Vucic ha ringraziato la Presidente Meloni proprio per il fatto di avere una visione dell’Europa in cui la Serbia e i Balcani ne sono parte integrante, e per il sostegno incondizionato che l’Italia offre alla Serbia nel suo percorso europeo”, ha argomentato.
“Senza la Serbia, che è il Paese balcanico più grande, non è possibile immaginare, in questi tempi geopolitici complessi, una sicurezza completa del nostro continente comune. La Serbia sta progredendo fortemente dal punto di vista economico e, grazie alla sua politica di cooperazione con tutti secondo gli interessi reciproci, è diventata un punto d’incontro per investimenti e collaborazioni economiche sia da parte dell’Occidente che dell’Oriente”, ha precisato Palalic.
“Il Presidente Vucic ha sottolineato in particolare, durante l’incontro con la Presidente Meloni, l’importanza della partecipazione dell’Italia all’EXPO 2027, che si terrà a Belgrado e che rappresenta per la Serbia un forte motore del suo sviluppo complessivo”, ha concluso il membro del Parlamento serbo.
Almasri, Dori: per fine settembre in aula relazione Giunta Camera
Roma, 6 ago. (askanews) – “L’ufficio di presidenza della Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso alla unanimità i tempi dell’esame delle carte inviate dal Tribunale dei ministri in merito alle posizioni del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio sul caso Almasri, dando di fatto avvio ai lavori”. Lo ha reso noto in una dichiarazione il presidente della Giunta Devis Dori (AVS).
“Entro la fine di settembre – ha spiegato – sarà pronta la relazione per l’aula, si terranno almeno cinque sedute, inviteremo infine gli interessati a fornire i loro chiarimenti. Sia la Giunta che l’aula esprimeranno tre voti distinti, con voto palese in Giunta e segreto in aula la quale voterà definitivamente entro ottobre”, ha concluso Dori.
Hotel Donna Camilla Savelli, “Puntiamo su esperienza romana unica”
Roma, 6 ago. (askanews) – “Il Donna Camilla Savelli forse rappresenta quello che per noi l’albergo pi con pi personalit, il pi iconico. Questo convento del 1300 bellissimo che ha avuto questa ristrutturazione nell’ultimo anno e ci saranno anche molte novit che andremo a realizzare nel 2026. Abbiamo appena aperto il ristorante Contempo che sta riscuotendo un grande successo”. Lo ha detto ad askanews Roberto Oldano, direttore del Brand VRetreats del Gruppo Alpitour World, raccontando l’albergo Donna Camilla Savelli di Trastevere.
” un un hotel 4 stelle – ha aggiunto Oldano – ma che ha un servizio da 5 stelle. Noi abbiamo impostato il nostro servizio 5 stelle anche nei quattro, per un albergo che ha una possibilit per gli ospiti che lo visitano di vivere veramente un’esperienza, in quanto abbiamo una grotta romana bellissima dove si possono fare degli aperitivi, abbiamo una bellissima terrazza sul rooftop dell’hotel, h ci sono dei punti della scala del Borromini, cio solamente stando all’interno del dell’albergo, l’ospite gi vive un’esperienza che, secondo me, difficile da replicare in un altro albergo romano”.
Le scodelle di Gaza e i droni su Kyiv
Quando il sole ogni mattina compie il suo rituale stanco e si alza sulla sottile striscia di Gaza o nelle 24 oblast ucraine o illumina la stessa capitale Kyiv, getta un sinistro fascio di luce sulle devastazioni che la notte trascorsa ha mascherato per qualche ora. Solo chi vive in quei luoghi di terrore e di morte potrebbe descrivere la cruda, drammatica realtà di case rase al suolo, macerie, distruzione, cadaveri da ricomporre o nascosti nei teli per una celere, pietosa sepoltura.
Quel sole, quella luce che altrove nel mondo recano la speranza che il nuovo giorno sia un buon giorno, che accarezzano le alterne pause di un’umanità intenta al lavoro o vacanziera, qui rinnovano il terrore di nuovi eccidi, di famiglie annientate, di civili inermi presi di mira, soprattutto di vittime innocenti: molti troppi bambini perdono la vita ancor prima di averne vissuto una esigua parte. Sono tutti ostaggi di una deriva che annienta i popoli e consegna i destini del mondo a dittatori criminali che sono l’impersonificazione del male, mai c’è stata nella Storia recente una così alta preponderanza della tirannia sui diritti dei popoli: abbiamo visto madri disperate, bimbi mutilati, anziani tentare di fermare con le mani i carri armati, corpi esplodere e dilaniare sotto la mira dei droni e dei bombardamenti diretti per uccidere, esseri umani morire per fame, malattie, ferite atroci.
Nella restante parte del pianeta, pure afflitta dal declino dei valori di civiltà propugnati per lungo tempo, dolente e incerta nelle solitudini delle età emarginate dalla vita – in questo spettacolo di desolante, amara impotenza di fronte alla forza distruttrice degli aggressori – politica, diplomazia, dietrologia cercano alibi senza sapere, senza conoscere, senza vivere e senza morire. A Gaza o in Ucraina la disumanizzazione sistematica della specie umana non ha distinzioni: dopo oltre 1250 giorni dall’inizio dell’operazione militare speciale del Cremlino divenuta a mano a mano una insolente e inusitata guerra di aggressione, dopo il 7 ottobre 2024 quando Hamas compì l’eccidio criminale dei civili barbaramente uccisi e degli altri fatti ostaggio, in odio agli ebrei, nulla è cambiato se non in peggio. I grandi della Terra hanno gettato la maschera: comandano espansione e possesso, interessi economici, mire politiche e militari, giochi di potere anche tra i nuovi attori entrati in scena, tra indifferenza calcolata, ricatti dei dazi e vile disimpegno.
Lo chiamano nuovo ordine mondiale, in realtà prevale la sensazione che manchi un sicuro possesso delle scelte da compiere, che tutto sfugga inesorabilmente di mano: è proprio la dietrologia che detta le regole, illude e smentisce, ciò che va avanti è la morte e il numero crescente delle vittime. Tra negazionismi, finte scuse, vendette atroci, viltà mascherate da errori, o presunti tali, come il massacro dei civili ondivaghi senza una casa e senza una meta, i bombardamenti nei paesi e nei villaggi, descritti dai soliti scaltriti esperti militari come simulazioni (ricordiamo Bucha, Kramatorsk, Sumy) si profila netto il disegno dell’annientamento dei popoli e dei loro territori, non c’è ritegno per i bambini uccisi o deportati, per la loro malnutrizione che porterà malattie letali, lo spettacolo indegno delle braccia tese con quelle scodelle di ferro o di plastica per elemosinare una brodaglia immonda. Chi riesce a fare dietrologia su questi misfatti vergognosi che rendono le vittime carne da macello, abbandonate dalla vita e dimenticate dalla morte? Eppure qui si rivela il dramma dell’inazione: il mondo e i suoi destini sono nelle mani di prepotenti senza scrupoli, mossi dalla bramosia del potere e dall’asservimento al dio denaro.
Si dicono e si ascoltano molte parole, si susseguono i summit e i tentativi di tregua (o il loro minimo accenno) ma ci sono veti incrociati che depongono per un protrarsi dei conflitti al fine di evitare soluzioni estreme e distruttive, l’annientamento totale della vita sulla Terra che sembra essere l’unico piano inclinato sui cui scivoleremo anche per l’emergenza della sostenibilità ambientale in un pianeta gravemente malato, come in modo allarmato l’ONU richiama. La dietrologia evoca corsi e ricorsi storici, compara epoche diverse ma la sua narrazione perde di vista l’imperativo categorico dell’hic et nunc: una soluzione va trovata, la guerra è un male assoluto come Papa Francesco e Papa Leone XIV hanno ricordato. Eppure ci sono odio e rancori radicati, mire espansive, fondamentalismi, prove di forza che frenano ogni ipotesi di accordo.
Anche qui ci si muove tra simulatur ac dissimulatur, perché questo convitato di pietra che chiamiamo dietrologia disvela possibili nascondimenti reconditi: il tutto pagato a caro prezzo dalla povera gente che di giorno in giorno perde tutto, fino alla vita. Non ci sono ragionevoli compromessi per una tregua, la pace è una lontana utopia e solo a condizione di una resa. Piaghe secolari riscrivono la storia tra sionismo, antisemitismo, annientamento del diritto di autodeterminazione dei popoli evocando antichi e nuovi genocidi: questa umanità sofferente, in perenne cammino senza meta, scuote le coscienze del mondo con rinnovato orrore. Le stesse parole, tante, troppe, pesano come macigni ma il loro uso distorto alimenta le polarizzazioni e fomenta odio e rancori. Intanto la gente in fila con la scodella in mano, i bambini denutriti e mutilati, le vittime innocenti di tanta crudeltà disumana – quelle che restano e piangono il dolore, quelle scomparse nel nulla e quelle sepolte nei cimiteri improvvisati- sono l’iconografia muta di una tragedia che nessuno riesce a fermare.
Fumarola inciampa sulle ambiguità nell’anniversario della strage di Bologna
Il dibattito in occasione del quarantacinquesimo anniversario della strage di Bologna ha coinvolto trasversalmente il mondo delle istituzioni, della politica, della comunicazione e delle organizzazioni sociali del Paese.
Tra gli interventi, si è distinto quello del Presidente della Repubblica, per tono e profondità. Ma, sorprendentemente, la discussione ha coinvolto anche la Cisl. Purtroppo non per meriti, ma per un evidente scivolone comunicativo.
Non è in discussione la sincera cultura antifascista che contraddistingue storicamente la Confederazione. Tuttavia, è doveroso rilevare alcune contraddizioni nel linguaggio utilizzato dall’Organizzazione a vari livelli.
L’antifascismo e Il caso Cisl Romagna
Particolare scalpore ha suscitato il manifesto pubblicato dalla Cisl Romagna sui social: un messaggio commemorativo che, in maniera generica, evocava “il terrorismo che non ha colore”. Dopo le reazioni indignate, il post è stato rimosso e accompagnato da una nota di chiarimento:
«Siamo profondamente rammaricati che un messaggio nato con l’unico intento di promuovere il ricordo, la ricerca della verità e la lotta per la giustizia sia stato equivocato, tanto da ledere la sensibilità di alcuni».
A questa dichiarazione ha fatto seguito un’affermazione che suona incoerente: «Non solo rispettiamo, ma condividiamo la sacrosanta verità scaturita dai processi». Ma se si afferma di condividere una verità processuale – che ha portato a condanne definitive per militanti neofascisti – perché allora invocare genericamente la “ricerca della verità”? Comprensibile, dunque, il giudizio di molti commentatori sui social: la toppa è peggio del buco.
Le parole della segretaria Fumarola
Considerando l’episodio come un inciampo comunicativo a livello territoriale, abbiamo rivolto l’attenzione al messaggio pubblicato sui canali ufficiali della Segretaria generale, Daniela Fumarola: «La Cisl onora la memoria delle 85 vittime della strage di Bologna. Un attacco vile alla democrazia, che ci impegna ogni giorno nella difesa dei valori costituzionali e nella richiesta di verità e giustizia».
Anche in questo caso, tuttavia, si tace sulla verità accertata in sede giudiziaria, richiamata con forza dal Presidente Mattarella.
La verità va detta con chiarezza
Lo ribadiamo con convinzione, e con il rispetto dovuto alla storia della Cisl: quella di Bologna fu una strage neofascista. Su fatti così gravi e tragici non possono esserci ambiguità, né esitazioni.
Chi ancora oggi rivendica una “verità alternativa” appartiene, con ogni evidenza, a quell’area che – come affermò l’ex segretario generale Luigi Sbarra in Piazza San Giovanni, dopo l’attacco alla sede della Cgil – “non è riuscita definitivamente a fare i conti con un credo politico che nulla ha a che vedere con l’esperienza democratica del nostro Paese”.
Il centrosinistra in Veneto e la voce (silenziosa) dei cattolici democratici
Le elezioni regionali in Veneto, storicamente, rappresentano per il centrosinistra una prova difficile, spesso persa ancor prima di iniziare. In una terra dalla profonda identità culturale e religiosa, quella che una volta era la “cintura bianca” del cattolicesimo popolare, il centrosinistra non ha mai più ritrovato una sintesi forte e convincente. E forse il problema non sta solo nei numeri, ma nelle voci.
A mancare, in particolare, è il contributo visibile e fiero della componente cattolico democratica, che troppo spesso preferisce la timidezza alla testimonianza, l’appartenenza silenziosa al confronto aperto. Questo silenzio pesa. Perché il Veneto non è una regione “di destra”: è la terra che ha dato i natali a donne come Tina Anselmi, primo ministro donna della Repubblica e figura cardine di un cattolicesimo politico coraggioso, riformatore e radicato nel sociale; è la terra del Beato Giuseppe Toniolo, Beato, economista e sociologo, tra i fondatori della moderna dottrina sociale della Chiesa. Passando per uomini come Domenico Sartor, voce del cattolicesimo contadino e Carlo Fracanzani, ponte fra fede e impegno riformista. Dove sono oggi gli eredi di questa storia?
Quella stessa ispirazione oggi sembra affievolita, quasi dimenticata. Eppure, il bisogno di una voce cattolica consapevole, moderna, capace di misurarsi con i grandi temi del presente, dalla giustizia sociale alla transizione ecologica, dal lavoro alla pace, non è mai stato così urgente.
Ne è testimonianza il recente Giubileo dei giovani a Tor Vergata, dove decine di migliaia di ragazze e ragazzi hanno manifestato non solo la propria fede, ma anche il desiderio di un impegno concreto, vivo, non relegato alla sola dimensione privata. È stato un segnale al Paese, e forse anche alla politica: i cattolici ci sono, ma aspettano che qualcuno li chiami all’altezza delle loro aspirazioni.
È dunque tempo che chi si riconosce nei valori del cattolicesimo democratico non solo torni a “esserci”, ma alzi la voce con coraggio e con orgoglio, nel centrosinistra e nella società civile. Che si smetta di delegare il racconto dell’impegno cristiano solo a forze conservatrici o populiste. Che si torni a tessere, anche nel Nord Est, una proposta culturale e politica che metta insieme Vangelo, Costituzione e giustizia sociale.
Lo dobbiamo ai nostri padri e madri nella fede e nella politica. Ma soprattutto lo dobbiamo alle nuove generazioni, ai loro progetti per il futuro, perchè, come ci insegnava Tina Anselmi, «La politica è organizzare la speranza».
N.B. L’articolo prende spunto dall’intervista a Massimo Cacciari (“Il Pd vince in Veneto solo se la destra mette il cavallo di Caligola”, a cura di Daniela Preziosi) pubblicata ieri sul Domani.
Le radici negate dell’Unione Europea
Nel suo recente intervento nel dibattito promosso da ALEF (Associazione dei Liberi e Forti) sullo stato dell’Unione Europea, l’avvocato Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha sottolineato un punto spesso trascurato:
“Il più grave problema che sta dentro la costruzione dell’Unione Europea, e che ha impedito a suo tempo l’approvazione della Costituzione europea, è racchiuso nell’articolo 10 del Preambolo che corredava la Costituzione stessa. Lì venivano poste sullo stesso piano le confessioni religiose e le cosiddette ‘organizzazioni filosofiche’. Capito a che punto siamo? E grave è la responsabilità politica di chi, confidando forse di sistemare le cose col tempo, ci ha consegnati a questa situazione. Quando dico che sono le radici dell’Unione che dobbiamo rifondare, mi riferisco anche a questo”.
Due visioni contrapposte
Avevo già affrontato questo nodo nel mio saggio Elezioni europee – La visione dei Liberi e Forti (Ed. ALEF, 2018), in un capitolo significativamente intitolato: “Errori nel progetto originario dell’Unione europea”.
Sin dall’inizio, infatti, furono presenti due linee di fondo:
- una ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa;
- l’altra al Manifesto di Ventotene, di matrice socialista e rivoluzionaria.
A imporsi è stata quest’ultima. Il processo di unificazione si è progressivamente allontanato dalla visione cristiana, accompagnandosi alla crescente secolarizzazione della società europea.
Il disegno ideologico del Manifesto
Il Manifesto di Ventotene concepiva l’unità europea non come esito del cammino dei popoli, ma come progetto da imporre dall’alto, attraverso un’élite intellettuale e politica. Si trattava di un’impostazione illuminista, giacobina, per molti versi leninista, che mirava a riplasmare l’identità dei cittadini europei.
Un’impostazione analoga a quella del liberalismo massonico italiano: fatta l’Italia, si trattava ora di “rifare gli italiani”.
Questa logica ideologica si è riflessa nelle istituzioni europee, contribuendo alla nascita di un vero e proprio europeismo dogmatico, che oggi demonizza ogni voce critica, tacciandola di populismo.
Una società opulenta e irreligiosa
Il Manifesto di Ventotene ha definito i contenuti culturali dell’Unione conciliando Gramsci e Gobetti, socialismo e liberalismo, statalismo nei bisogni collettivi e individualismo nella vita privata.
Una sintesi, questa, che Augusto Del Noce avrebbe definito progetto di “società irreligiosa e opulenta”.
Il bivio mancato del 1989
Un momento cruciale per rivedere questa impostazione si ebbe con il crollo del comunismo (1989–1991). Invece di cogliere l’occasione per rifondare l’Unione su basi diverse – come chiedeva Giovanni Paolo II – si preferì accelerare verso l’unificazione politica con il Trattato di Maastricht (1992).
La proposta del Papa di inserire un riferimento a Dio nella Costituzione europea non era integralismo, ma un richiamo alle autentiche radici dell’Europa. Invano. L’Unione si allontanava dall’Europa reale, mentre Giovanni Paolo II voleva un’Europa unita, “dall’Atlantico agli Urali”, salda nella sua identità cristiana.
Una scelta di campo
La Comunità Economica Europea, fondata grazie all’impegno di quattro grandi statisti democratico-cristiani – Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman – ha finito per assumere i principi ispiratori del Manifesto di Ventotene.
Rifiutando una Costituzione fondata sui valori giudaico-cristiani, ha abbracciato un’impostazione laicista, illuminista, anticristiana.
Oggi più che mai, se vogliamo salvare l’Europa da se stessa, dobbiamo rifondarne le radici.
Almasri, i reati contestati a Mantovano, Piantedosi e Nordio
Milano, 6 ago. (askanews) – Il Tribunale dei Ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere per il caso Almasri, il generale libico ricercato dalla Corte dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità, scarcerato e rimpatriato con un volo dei Servizi, nei confronti del sottosegretario Alfredo Mantovano, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Dagli atti si apprende che sono tutti accusati di concorso in favoreggiamento personale aggravato. Mantovano e Piantedosi sono accusati anche di peculato aggravato mentre a Nordio viene contestato il reato di rifiuto di atti d’ufficio, sempre aggravato.
“Sia i ministri Nordio e Piantedosi, sia il Sottosegretario Mantovano erano perfettamente consapevoli del contenuto delle richieste di cooperazione inviate dalla Corte penale internazionale e, in particolare, del mandato di arresto spiccato nei confronti dell’Almasri. Non dando corso a tali richieste il primo, decretando il secondo la formale espulsione del ricercato con un provvedimento, viziato da palese irrazionalità e disponendo il terzo l’impiego di un volo Cai che ne ha assicurato l’immediato rientro in patria, hanno scientemente e volontariamente aiutato il predetto a sottrarsi alle ricerche e alle investigazioni della Cpi”, si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere.
In particolare, l’accusa di favoreggiamento personale aggravato al Ministro Nordio viene formulata per aver assunto “un contegno attendista, della decisione della Corte d’Appello, rimanendo inerte in attesa di tale decisione, convenendo, altresì, in accordo con gli altri vertici istituzionali, sull’opportunità di espellere Almasri, ove fosse stato scarcerato; quindi non attivandosi, neppure dopo aver avuto comunicazione del provvedimento di scarcerazione, per dare corso alle richieste di cooperazione della Cpi”.
La Lituania chiede aiuto alla Nato dopo il ritrovamento di un drone esplosivo russo
Roma, 5 ago. (askanews) – La Lituania ha chiesto alla Nato di adottare “misure immediate” per rafforzare la sua difesa aerea, dopo che la scorsa settimana un drone di fabbricazione russa è stato ritrovato in una zona di addestramento militare dopo essere entrato nel Paese dallo spazio aereo della Bielorussia. Il drone trasportava due chilogrammi di esplosivo.
Il ministro degli Esteri, Kestutis Budrys, e il ministro della Difesa, Dovile Sakaliene, si legge su Le Figaro, hanno scritto al segretario generale Nato, Mark Rutte, per chiedergli “misure immediate per rafforzare le capacità di difesa aerea della Lituania”.
Torna la 37^ edizione del Rock Contest di Controradio, aperto il bando

Milano, 5 ago. (askanews) – Torna per la 37^ edizione il Rock Contest di Controradio, il più importante e riconosciuto concorso nazionale dedicato agli artisti emergenti che seleziona e promuove il meglio della scena musicale italiana accogliendo ogni genere e dando particolare attenzione alle tendenze più innovative e contempo ranee. Fino al 22 settembre è aperto il bando di iscrizione sul sito www.rockcontest.it per provare ad entrare a far parte dei 30 artisti selezionati e avvicinarsi alla possibilità di aggiudicarsi un importante finanziamento per la propria carriera o uno dei premi messi in palio, oltre che avere l’opportunità di una visibilità importante, di farsi conoscere e suonare dal vivo davanti a un pubblico di appassionati e addetti ai lavori , mostrare il valore della propria musica e ampliare la propria rete di contatti con discografici, tour manager, direttori artistici di etichette e festival nazionali, fino ai più important i artisti della scena musicale italiana. Opportunità uniche che ormai Rock Contest offre da quasi quarant’anni e proprio per questo, oltre ad essere considerato il contest più importante e riconosciuto in Italia, è anche il più longevo : un vero e proprio punto di riferimento che da sempre favorisce la sperimentazione e anticipa gusti e tendenze, un concorso che, sotto la direzione artistica di Giuseppe Barone, valorizza le nuove proposte dando occasioni concrete per l’avanzamento del proprio percorso artistico e che pone l’attenzione sulla musica suonata dal vivo, l’unico vero ed insostituibile elemento di socializzazione, fruizione e condivisione della musica e dell’arte. Ricordiamo che, negli anni, hanno sposato la valenza e lo spirito del contest, come giurati o ospiti live, artisti come Dario Brunori , Diodato , Colapesce , Manuel Agnelli , Piero Pelù , I Ministri , Andrea Appino (The Zen Circus), Aimone Romizi (Fast Animals and Slow Kids), Enrico Gabrielli (Calibro 35), Paolo Benvegnù , Alberto Ferrari (Verdena), Cristina Donà , Dente , Iosonouncane , Lodo e Albi ( Lo Stato Sociale ), Motta, Tre Allegri Ragazzi Morti e molti altri. E altrettanti artisti si sono avvicendati sul palco come “nuove proposte”, diventando poi artisti di fama nazionale: Offlaga Disco Pax, Lucio Corsi , Emma Nolde, Lamante e, facendo un salto indietro di più di 30 anni, Samuel e Boosta dei Subsonica, gli Scisma di Paolo Benvegnù, Irene Grandi in formato ‘alternative’ (con i Goppions), Enrico “Enriquez” Greppi e l’Orla della Bandabardò, Stefano Bollani, Roy Paci (con i Q Beta), i Dirotta su Cuba, Marco Parente, etc. Inoltre, la leggendaria Patti Smith è stata ospite di un evento speciale di incontro con gli artisti e Ligabue è stato testimonial dell’edizione del 2015.
Nonostante l’ormai storica denominazione, il Rock Contest è aperto a tutti i generi musicali (rock, indie, elettronica, dream pop, r’n’b, trap, psichedelia, soul, folk, urban, nuovo cantautorato). Per partecipare occorre essere artisti under 35 liberi da vincoli discografici e/o editoriali e compilare il modulo online caricando tre brani original i sul sito ufficiale www.rockcontest.it entro il 22 settembre 2025.
Anche solo partecipare può fare la differenza perché in giuria , ad ascoltare e selezionare i progetti in gara, ci saranno realtà discografich e tra le più affermate e interessanti : 42 Records, Woodworm Label , Carosello Records, La Tempesta Dischi , Dischi Sotterranei, Audioglobe, Picicca, Black Candy Produzioni, Dischi Uappissimi, Spinnit, Notturno Dischi, Quindi Records, Santa Valvola Records e le agenzie di booking Locusta, All Things Live, Panico Concerti, Annibale e RC Waves . A questi si aggiungeranno una serie di importanti musicisti. Tra i primi nomi confermati si annunciano Whitemary, giovanissimo astro dell’elettronica di qualità, Coca Puma, sofisticata cantautrice tra R&B e dream pop sperimentale candidata i Rockol Awards e targa MEI – Exitwell come Artista emergente dell’anno , Lamante , selvaggia e intensa cantautrice vicentina lanciata e scoperta dal Rock Contest 2022, Miglior artista em ergente dei Rockol Awards 2024 e candidata Miglior Opera Prima al Premio Tenco e Emma Nolde, da personalissima esordiente premiata al Rock Contest nel 2019 a finalista al Premio Tenco nella sezione Opera Prima nel 2020 e finalista delle Targhe Tenco nella categoria Miglior Album Assoluto nel 2025; quattro delle più interessanti giovanissime proposte della musica italiana ad incontrare e valutare i musicisti in gara della loro stessa generazione. La lista completa dei nomi dei giurati dell’edizione 2025 verrà poi ufficializzata durante lo svolgimento del concorso.
West Nile, 145 casi confermati in Italia, 59 in forma neuroinvasiva
Roma, 5 ago. (askanews) – “Ad oggi, secondo i casi notificati sulla piattaforma nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, l’Italia ha registrato 145 casi confermati di infezione da West Nile virus nell’uomo, 59 si sono manifestate nella forma neuroinvasiva, 10 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 75 casi di febbre, un caso asintomatico”. Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci nella sua informativa in Senato sulle misure di prevenzione e di contrasto della diffusione del virus West Nile.
“Negli ultimi anni alcune malattie trasmesse da vettori come le zanzare stanno mostrando una diffusione sempre più ampia anche in Italia, speciale nei mesi estivi. A partire dal 2008, con i primi casi umani autoctoni registrati nell’Emilia Romagna, il virus si è progressivamente diffuso stabilizzandosi nel tempo. Negli anni successivi – ha aggiunto – le segnalazioni sono aumentate e secondo i bollettini epidemiologici, dal 2018 in poi si osserva una presenza costante del virus durante la stagione estiva con casi sia nell’uomo che negli animali soprattutto in uccelli e cavalli”.
Il Papa: comunità internazionale rinnovi l’impegno per una pace duratura
Roma, 5 ago. (askanews) – “In questo nostro tempo di crescenti tensioni e conflitti globali, Hiroshima e Nagasaki rappresentano ‘simboli della memoria’ che ci esortano a rifiutare l’illusione di una sicurezza fondata sulla distruzione reciproca assicurata. Dobbiamo invece forgiare un’etica globale radicata nella giustizia, nella fraternità e nel bene comune”. Lo afferma Papa Leone XIV, nel Messaggio inviato a mons. Alexis Mitsuru Shirahama, Vescovo di Hiroshima, in occasione dell’80esimo anniversario dei bombardamenti atomici.
“È quindi mia preghiera – ha aggiunto il Pontefice – che questo solenne anniversario serva da richiamo alla comunità internazionale affinché rinnovi il proprio impegno a perseguire una pace duratura per tutta la nostra famiglia umana, ‘una pace disarmata e disarmante’. Su tutti coloro che celebrano questo anniversario invoco di cuore abbondanti benedizioni divine”.
Lingua, danza, oppressione e potere: il teatro di Marah Haj Hussein
Santarcangelo di Romagna, 5 ago. (askanews) – Uno spettacolo che può agire anche come un dispositivo semiotico, che intreccia storie e parole, intorno al tema della lingua e delle dinamiche di potere che presiedono anche all’uso del linguaggio. Marah Haj Hussein è un’artista palestinese che ora vive in Belgio e al Santarcangelo Festival ha portato la performance “Language: no broblem”. Un lavoro allestito come un’opera di poesia visiva, con i segni delle parole a essere protagonisti fisicamente, ma su supporti inconsueti, insieme a lei, attrice sul palco di un lungo racconto multilingue.
“Il tema della lingua – ha detto Marah Haj Hussein ad askanews – è qualcosa con cui siamo letteralmente cresciuti. Fin da bambini abbiamo conosciuto la nostra lingua araba, ma da sette anni si comincia a studiare l’ebraico a scuola. E questo è davvero usato come uno strumento di potere, e credi sapendo che saper bene l’ebraico offre a te palestinese molte più possibilità, una sensazione di maggiore uguaglianza, rispetto ai cittadini israeliani con cui vivi nella stessa terra”.
Le pièce unisce il racconto di Hussein a testimonianze audio e a storie che vengono dai territori occupati: e il modo in cui la lingua dominante lentamente soppianta quella dominata diventa del palco evidente: anche nei discorsi trascritti in arabo alcuni termini appaiono solo con i caratteri ebraici. “È una strategia, tristemente nota – ha aggiunto l’artista -: l’ebraico ha cominciato a infiltrarsi nell’arabo: oggi ci sono molte parole che in arabo si sono semplicemente perse, sostituite dalle parole ebraiche, che è il linguaggio del potere, del progresso, della tecnologia. È diventato il linguaggio del successo”.
Lo spettacolo, che vive di una sua forte coesione interna, unisce al racconto anche la danza, sia quella delle parole scritte, sia quella della stessa artista, che intorno a delle strutture geometriche costruisce un racconto fisico delle forme dell’oppressione, così come, viene da pensare, dei modi nei quali è possibile almeno immaginare una prospettiva di liberazione. “Quando ho cominciato a pensare di unire la danza e il teatro – ha concluso Marah Haj Hussein – ho trovato che entrambe le discipline potevano avere una componente astratta: io ho cercato di togliere questo elemento astratto e lasciare che si parlassero. Poi ho voluto spostare tutta la componente di astrazione nella scrittura e ho cercato di mettere invece una forte componente di realtà dentro la danza”.
Lo scambio si percepisce, così come si percepisce la dimensione di teatro del suo lavoro, la forza scenica della sua postura, la visione molto precisa di ciò che è il palco. E questa cosa, in un certo modo, forse troppo astratto soprattutto al tempo di Gaza, ci ricorda però che delle alternative esistono, che degli altri spazi esistono. Che esiste anche un’altra narrazione. Dire di più sarebbe vuota retorica, ma dimenticarlo appare altrettanto sbagliato. (Leonardo Merlini)
Trump: dazi al 35% se Ue non rispetta impegni su investimenti
Roma, 5 ago. (askanews) – L’Unione europea pagherà dazi del 35% se non rispetterà gli impegni assunti riguardo agli investimenti promessi nell’ambito dell’accordo raggiunto con gli Stati Uniti. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump nell’intervista al programma “Squawk Box” della Cnbc.
Alla domanda su cosa accadrebbe se l’Europa non realizzasse gli investimenti promessi, Trump ha risposto: “Beh, allora pagheranno dazi del 35%”. “L’Unione europea pagherà 650 miliardi di dollari, per questo ho ridotto i dazi dal 30 al 15 per cento”, ha spiegato Trump.
“Un paio di paesi ci hanno poi chiesto perchè l’Ue paga dazi più bassi e io ho risposto ‘perchè ci darà 650 miliardi di dollari’ che noi possiamo investire in quello che vogliamo”, ha aggiunto.
"A Little More" è il nuovo singolo di Ed Sheeran
Milano, 5 ago. (askanews) – Quattordici anni dopo che la popstar ha scelto Rupert Grint per interpretare il suo stalker nel video musicale di “Lego House”, Ed Sheeran sceglie ancora l’attore della saga di Harry Potter per presentare il suo nuovo brano in uscita l’8 agosto.
La nuova canzone in arrivo è intitolata “A Little More” ed è tratta dal suo album “Play in uscita il 12 settembre.
Il video vedrà la star di Harry Potter riprendere apparentemente il suo ruolo dal video di “Lego House” del 2011. In una clip postata ieri da Sheeran , Grint esce da una prigione – dove sembra aver trascorso gli ultimi dieci anni e mezzo di detenzione – e inizia a camminare mentre i ricordi dei suoi crimini passati gli balenano nella mente. Il montaggio che viene riprodotto presenta spezzoni di “Lego House”, che mostrano Grint che viene affrontato dopo essersi intrufolato in un luogo di concerti e diventare poi il vincitore di un Grammy sul palco.
Annunciando A Little More, l’hit maker ha affermato con sicurezza che questa sarà la canzone preferita di molte persone del suo prossimo album.
“14 anni dopo io e @rupertgrint ci siamo riuniti. Ho avuto un’idea folle dopo aver scritto la canzone e fortunatamente Rupert era d’accordo. È un video assolutamente folle per una canzone molto allegra, divertente, ma arrabbiata”, ha scritto nel copy. “Penso che questa sarà la canzone preferita di molte persone di Play. Esce giovedì, e tenete d’occhio il resto del materiale in arrivo”.
Il 12 settembre 2025, Ed Sheeran pubblicherà il suo nuovo album “Play”. Dopo aver concluso la serie Mathematics, Sheeran intraprende una nuova fase artistica nel 2025. Noto per la sua continua evoluzione, in “Play” esplora territori musicali inediti collaborando con produttori e musicisti di tutto il mondo, approfondendo al contempo i suoni e i temi che lo hanno reso uno degli artisti pop più amati al mondo. Ispirato dalle culture musicali indiana e persiana, e dai loro legami con la tradizione folk irlandese, Sheeran esplora un linguaggio musicale senza confini, conferendo all’album un carattere distintivo e fresco. Senza dimenticare il suo talento da cantautore, Sheeran propone ballate e canzoni acustiche che lo confermano come uno degli artisti più influenti della sua generazione. Il risultato è una raccolta che unisce familiarità e novità, creando un sound pop unico e audace. “Play” si preannuncia come uno degli album più significativi dell’anno, una dimostrazione dell’abilità artistica di Sheeran.
Sono già stati pubblicati i singoli “Azizam”, Old phone” e “Sapphire”.
Calcio, Weissman estremista israeliano, niente Fortuna Dusseldorf
Roma, 5 ago. (askanews) – La società calcistica tedesca del Fortuna Düsseldorf ha annunciato di aver interrotto le trattative per l’ingaggio dell’attaccante israeliano Shon Weissman. La decisione arriva in seguito a una forte ondata di critiche da parte dei tifosi, che hanno espresso la loro disapprovazione sui social media come scrive il Jerusalem post.
L’accordo, del valore di 500.000 euro, sembrava quasi concluso, con Weissman pronto a lasciare il club spagnolo Granada per unirsi al Fortuna Düsseldorf, che milita nella seconda divisione tedesca. Tuttavia, la notizia ha scatenato la reazione dei tifosi, che hanno portato alla luce alcuni commenti dell’attaccante in cui esprimeva il suo sostegno alle operazioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a Gaza in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Alcuni hanno etichettato queste opinioni come “estreme”.
Inizialmente, il club aveva difeso Weissman, definendo la reazione dei tifosi “non in linea con il nostro spirito” e criticando il giudizio basato su un articolo di Wikipedia. Tuttavia, meno di 24 ore dopo, il Fortuna Düsseldorf ha cambiato rotta, confermando la rinuncia all’affare.
Shon Weissman ha risposto alla vicenda con un post sui suoi profili social, in cui ha cercato di chiarire la sua posizione. Ha affermato che il 7 ottobre rimane una “ferita aperta” per lui e per la sua nazione, ma ha respinto l’accusa di aver “fomentato l’odio”. Weissman ha sottolineato l’importanza di opporsi alla violenza contro civili innocenti da entrambe le parti, aggiungendo che “una persona starà sempre dalla parte del proprio Paese, qualunque cosa accada. Nessun estraneo potrà mai capire veramente quello che abbiamo passato”. Ha concluso il suo messaggio ribadendo che continuerà a portare con orgoglio la bandiera israeliana ovunque giocherà.
Questa non è la prima volta che Weissman si trova al centro di polemiche per i suoi commenti sul conflitto a Gaza. Nel 2023, la situazione lo aveva costretto a essere escluso temporaneamente dalle trasferte della sua squadra per motivi di sicurezza.
Weissman, che ha iniziato la sua carriera nel Maccabi Haifa, si è trasferito in Europa nel 2019. Dopo un’ottima stagione in Austria con il Wolfsberger AC, dove ha segnato 30 gol in 31 partite, è approdato in Spagna, giocando prima nel Real Valladolid e poi nel Granada.


















































