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mercoledì, 21 Gennaio, 2026
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Il Papa: fama e successo ‘surrogati di felicità’, illusioni passeggere

Roma, 18 gen. (askanews) – “All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi ‘surrogati di felicità'”. Lo ha detto il Papa durante l’Angelus in piazza San Pietro.

“La nostra gioia e la nostra grandezza – ha aggiunto – non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli”. Il Papa prende spunto dalla figura di Giovanni il Battista, che, dice “riconosce in Gesù il Salvatore, ne proclama la divinità e la missione al popolo d’Israele e poi si fa da parte, esaurito il proprio compito”.

“Il Battista è un uomo molto amato dalle folle, al punto da essere temuto dalle autorità di Gerusalemme – osserva il Pontefice -. Sarebbe stato facile per lui sfruttare questa fama, invece non cede per nulla alla tentazione del successo e della popolarità. Davanti a Gesù, riconosce la propria piccolezza e fa spazio alla grandezza di Lui”. “Quanto è importante per noi, oggi, la sua testimonianza”, prosegue Leone.

Controlli al Piper, sequestro preventivo dello storico locale

Roma, 18 gen. (askanews) – Sequestro preventivo dello storico locale Piper di Roma. Secondo quanto si apprende, sarebbero state riscontrate una serie di anomalie nel locale di via Tagliamento. Riscontrate modifiche strutturali all’impianto, alcune assenze di certificazioni, rischi sotto il profilo dell’evacuazione di emergenza, carenze nelle condizioni igieniche sanitarie, presenza di un numero di avventori di gran lunga superiori rispetto alla capienza prevista per l’impianto. “Si attende ora la convalida dell’autorità giudiziaria”, riferiscono le fonti. Il controllo è avvenuto dopo l’una di questa notte da parte della divisioni amministrativa della questura di Roma. Controlli che si sono intensificati nell’anno giubilare e che non sono aumentati in seguito alla strage di Crans-Montana.

Groenlandia, gelo Ue-Usa dopo annuncio dazi. Meloni: sono un errore

Milano, 18 gen. (askanews) – Sale la tensione tra Stati Uniti ed Europa dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di imporre dazi del 10% a otto Paesi europei colpevoli, secondo la Casa Bianca, di opporsi al controllo americano della Groenlandia. La decisione resa nota sabato, spiega l’Ap, ha scatenato reazioni durissime in Europa, dove si teme un serio deterioramento dei rapporti transatlantici.

La mossa di Trump apre un test potenzialmente pericoloso per le alleanze tra Washington e l’Europa. Nei giorni scorsi diversi Paesi europei hanno inviato truppe in Groenlandia, ufficialmente per esercitazioni di sicurezza artica. Il presidente Usa ha lasciato intendere di voler usare i dazi come leva per forzare negoziati con la Danimarca e altri partner europei sullo status del territorio, semiautonomo e parte del Regno danese, ritenuto strategico per la sicurezza nazionale americana.

I Paesi colpiti sarebbero Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Regno Unito, Paesi Bassi e Finlandia. Restano però forti dubbi su come Washington potrebbe applicare concretamente le tariffe, dato che l’Unione europea opera come mercato unico. Secondo un diplomatico europeo, inoltre, non è chiaro quale base giuridica interna potrebbe essere utilizzata dagli Stati Uniti, se non il ricorso a poteri economici d’emergenza oggi contestati anche davanti alla Corte Suprema.

L’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas ha avvertito che le divisioni tra Europa e Stati Uniti favoriranno Cina e Russia. “Se la sicurezza della Groenlandia è a rischio, possiamo affrontare il tema all’interno della Nato. I dazi rendono Europa e Stati Uniti più poveri e minano la nostra prosperità condivisa”, ha scritto sui social. Numerose le critiche che arrivano dall’Italia. A partire dalla premier Giorgia Meloni che ha sentito Trump e Rutte e da Seoul ha definito l’ipotesi di aumento dei tassi “un errore che non condivido”. Per la Lega invece la colpa è di chi ha avuto “smania” di inviare truppe in Groenlandia, mentre Calenda ha definito la mossa illegale e ha auspicato l’applicazioni di dazi paritetici da parte dell’Ue. Critiche sono arrivate anche dagli Stati Uniti. Il senatore democratico Mark Kelly ha accusato Trump di voler far “pagare di più gli americani per ottenere territori che non servono”, avvertendo che il danno alla reputazione e alle relazioni internazionali di Washington “ci rende meno sicuri”.

Intanto a Nuuk capitale della Groenlandia e a Copenaghen si sono svolte manifestazioni di protesta con diverse migliaia di persone in cui spiccavano i cappellini con scritto Make America Go Away e cartelli con la scritta Yankee Go Home.

L’Unione europea ha convocato per domenica sera una riunione d’emergenza degli ambasciatori per valutare una risposta comune. In una dichiarazione congiunta, il presidente del Consiglio europeo António Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno espresso piena solidarietà a Danimarca e Groenlandia, avvertendo che “i dazi rischiano di innescare una spirale pericolosa” e assicurando che l’Europa “resterà unita e coordinata nella difesa della propria sovranità”.

Dure anche le reazioni politiche. In Francia, il leader del Rassemblement National Jordan Bardella ha parlato di “ricatto commerciale” e chiesto la sospensione dell’accordo sui dazi siglato lo scorso anno con Washington. Intanto i ministri degli Esteri di Danimarca e Norvegia sono attesi a Oslo per una conferenza stampa sulla crisi.

1919, Sturzo e i popolari dalla parte dell’America di Wilson

Sorprende ai giorni nostri la negligenza con la quale si guarda alla vicenda storica del Partito popolare. È anche colpa nostra, perché abbiamo lasciato che si depositasse la polvere dell’oblio e diventasse uno stile intellettuale la presa di distanza dal cattolicesimo politico, con la sua stratificazione materiale, tra luci e ombre, e il suo retaggio di grandezza e contraddizioni. Sturzo lo si cita, quando dice bene, ma non lo si studia e quindi non lo si capisce. Quello che ha fatto si piega alla banalità del discorso odierno, privo di spessore, di chi coltiva l’illusione di una novità senza passione e senza esperienza.

Il contesto storico

Come ricordare la nascita del Partito popolare? C’è qualcosa in quell’evento che si riveste di luminosa attualità. L’Italia era uscita vincitrice dalla Grande guerra. Tuttavia, sulla scia di un evento di portata eccezionale, costato più di  seicentomila morti e circa un milione di feriti, l’opinione pubblica entrò subito nella spirale di delusione e frustrazione per quella che fu denominata la “vittoria mutilata”. Fu l’innesco di una crisi che nel giro di un triennio determinò il successo del fascismo. La classe dirigente non seppe contrastare il disordine del dopoguerra.

Prima dell’Appello ai liberi e forti, Sturzo presentò il 17 novembre del 1918, in un discorso memorabile tenuto a Milano, le sue considerazioni sulle “novità” prodotte dalla guerra. Fece chiarezza su un punto: i cattolici dovevano essere consapevoli che l’Europa e l’occidente avevano di fronte l’imponenza di una palingenesi sociale. Erano crollati gli imperi, s’alzava la bandiera della libertà, cresceva la speranza di un nuovo ordine, fondamentalmente più giusto. La pace doveva rappresentare l’orizzonte insuperabile, mai più soggetto a rimozioni, della nuova era delle nazioni e dei popoli.

Contro vecchi e nuovi imperialismi

Sturzo, in contrasto con il sentimento pubblico dell’epoca, si schierò dalla parte dell’America di Wilson. Ai primi di gennaio del 1919 il Presidente degli Stati Uniti venne in Italia ma fu accolto con freddezza e malcelata diffidenza. I suoi famosi 14 punti per la pace contemplavano (al punto 9) una troppo debole adesione alle aspettative dell’Italia sui territori dell’Istria e della Dalmazia. Ebbene,  nell’Appello presentato a distanza di pochi giorni dalla visita del Presidente americano risuonavano parole di coraggiosa condivisione  di un disegno di rottura con ogni sorta di imperialismo, per una pace durevole. 

i popolari erano nel giusto

Se la storia non si ripete, tant’è che oggi si deve constatare amaramente come l’America sia lontana dall’idealismo wilsoniano, non per questo si annulla la portata dei suoi insegnamenti. Quel che conta, per noi, è che il Partito popolare si costituì con l’armatura di un programma che avrebbe potuto scongiurare, se adottato dalle forze popolari dell’epoca, la tragedia della dittatura. Di questo dobbiamo essere orgogliosi, anche quando una verità così significativa collassa sotto il peso di un enorme scollamento tra coscienza cristiana e azione politica, con l’abbandono per superficialità e presunzione dei valori costituivi del popolarismo. 

M.O., Meloni: invitati nel board of peace, da Italia ruolo primo piano

Seoul, 18 gen. (askanews) – “Siamo stati invitati a far parte del board of paeace” per Gaza, “penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa a Seoul, ultima tappa della sua missione in Asia.

“Penso – ha spiegato – che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nella costruzione del piano di pace” in Medio Oriente, “e quindi siamo pronti a fare la nostra parte. Del resto mi pare” che l’Italia sia “un attore molto attivo nella regione, in buoni rapporti con tutti gli altri attori regionali, e quindi siamo contenti e faremo del nostro meglio per dare il nostro contributo, che pensiamo possa fare la differenza”.

Calcio, risultati serie A, la Juventus frena

Roma, 17 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Cagliari-JUvenbtus 1-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, ore 20.45 Cagliari-Juventus 1-0, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan, Napoli 43, Roma, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino 23, Cremonese, Parma 22, Genoa, Cagliari 19, Lecce 17, Fiorentina, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Francesco, l’anniversario che non consola

A ottocento anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, la Chiesa indice per il 2026 uno speciale Anno Giubilare che non si limita a custodire una memoria, ma espone il presente a una domanda radicale. Dopo il Giubileo della Speranza, questo tempo francescano appare come una verifica silenziosa e inesorabile: la speranza annunciata ha preso corpo nella vita, oppure si è arrestata al livello del linguaggio?

Francesco non fu mai una figura pacificata.

In un Medioevo attraversato da guerre, diseguaglianze e religiosità ambigue, egli scelse la nudità evangelica come gesto di rottura. Non costruì un sistema spirituale, né offrì una sintesi dottrinale rassicurante: consegnò la propria esistenza al Vangelo senza difese. Per questo resta sorprendentemente contemporaneo: non perché si adatti al nostro tempo, ma perché lo giudica, rivelandone le illusioni e le paure.

Il Decreto della Penitenzieria Apostolica – pubblicato il 16 gennaio – che proclama l’Anno giubilare richiama il cuore della spiritualità francescana: la misericordia come atto creativo. Il Perdono d’Assisi rimane uno dei gesti più audaci della tradizione cristiana, una grazia sottratta a ogni logica di merito, di calcolo e di controllo. In Francesco, la misericordia non nasce da un generico sentimento di benevolenza, ma dalla convinzione radicale che Dio stesso ha rinunciato a ogni forma di potere per farsi prossimo.

Il perdono, così inteso, non consola: disarma.

In un tempo che moltiplica i discorsi su pace, inclusione e sostenibilità, Francesco resta una misura scomoda. La sua povertà non è ideologia, ma spoliazione; la pace non è equilibrio, ma disarmo; la fraternità non è uno slogan, ma esposizione reale all’altro, fino a lasciarsi ferire, convertire e persino salvare dalla sua presenza. È una fraternità che non protegge, ma consegna.

Se l’Anno di San Francesco si ridurrà a celebrazione devota, avrà mancato il suo scopo. Se invece saprà trasformare la speranza in responsabilità, mettendo in crisi il nostro rapporto con potere, possesso e perdono, allora non sarà un anniversario, ma un evento spirituale. Otto secoli dopo, Francesco continua a fare ciò che ha sempre fatto: non offrire consolazioni, ma aprire uno spazio in cui Dio possa ancora passare.

La Russia senza futuro: il gelo della guerra e il ritorno al passato

Nel cuore dell’inverno russo, mentre il Paese celebra lo Staryj Novyj God – il “Vecchio Anno Nuovo” secondo il calendario giuliano – l’autore dell’analisi pubblicata su AsiaNews utilizza la forza simbolica di questo doppio Capodanno per descrivere una Russia prigioniera del proprio passato. Tra nevicate che isolano le città e rituali religiosi che promettono purificazione, il presente viene congelato e il futuro rimosso.

Una società senza “immagine del futuro”

Secondo sondaggi e testimonianze raccolti da sociologi e analisti indipendenti, oggi in Russia non esiste una vera rappresentazione condivisa del futuro. Dopo quattro anni di guerra contro l’Ucraina, le élite politiche e religiose appaiono concentrate esclusivamente sulla distruzione del presente, giustificata da mitologie storiche e religiose. La narrazione oscilla tra l’idea di una “guerra santa” contro l’Occidente e quella di una semplice “operazione militare speciale”, mentre la vita quotidiana dei cittadini è segnata da tasse crescenti, sacrifici economici e repressione.

Ottimismo retorico, paura reale

Un “sondaggio estremo”, promosso da ambienti vicini a Novaja Gazeta, ha chiesto ai russi di immaginare il Paese tra cinquant’anni. I risultati restituiscono un’immagine fortemente ideologizzata: una “grande Russia” territorialmente espansa, demograficamente più numerosa, tecnologicamente avanzata, guidata da una mano forte. Ma sotto questa superficie ottimistica emergono crepe significative: una minoranza consistente teme declino demografico, impoverimento e ulteriore compressione delle libertà. Non a caso, i più pessimisti sono imprenditori e categorie direttamente colpite dall’economia di guerra.

Il nodo religioso e lo scontro delle Ortodossie

Al centro della riflessione vi è il ruolo della Chiesa ortodossa russa, che alimenta una visione apocalittica del presente e del futuro. La propaganda della “guerra santa”, ben precedente all’era Putin, si intreccia oggi con lo scontro tra le Chiese ortodosse in Ucraina: quella filo-moscovita e quella autocefala. Questo conflitto religioso diventa simbolo di uno scontro di civiltà più ampio, in cui la “de-nazificazione” dell’Ucraina si accompagna a una vera e propria “de-ortodossizzazione” imposta dall’alto.

Un Paese congelato in attesa di disgeli

La tesi di fondo è netta: la Russia appare destinata a un lungo “inverno politico e morale”, una fase di congelamento in cui tutto resta immobile, tra repressione e adattamento passivo della società. L’assenza di una speranza esplicitamente formulata – incarnata, fino alla sua morte, dalla figura di Aleksej Naval’nyj – pesa come un vuoto strutturale. Il futuro, conclude l’autore, non potrà essere pensato senza interrogarsi sul destino religioso e spirituale del Paese: quale Ortodossia, quale Cristianesimo, quale identità per i popoli dell’Europa orientale nei prossimi decenni?

 

Leggi l’articolo originale su AsiaNews:

👉 https://www.asianews.it/notizie-it/Il-‘Vecchio-Anno-Nuovo’-di-una-Russia-‘congelata-nella-guerra’-64657.html

L’Uruguay di Pepe Mujica, un’eccezione democratica

Un presidente fuori dagli schemi

In occasione della firma dell’accordo tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur, risulta interessante approfondire le dinamiche politiche che hanno caratterizzato questi ultimi nel corso dei decenni.

Uno degli esempi più significativi è l’Uruguay, che ha avuto come presidente una delle figure più iconiche a livello mondiale: José Alberto Mujica Cordano, noto come “Pepe” Mujica. Considerato il presidente più umile del mondo, Mujica ha attraversato la guerriglia, una durissima prigionia dalla quale è uscito perdonando i suoi carcerieri, fino ad assumere la guida del paese.

Dalla prigionia alla guida del Paese

Dopo tredici anni di detenzione, con il ritorno della democrazia nel 1985 fu liberato grazie a un’amnistia generale e fondò il Movimento di Partecipazione Popolare all’interno della coalizione di sinistra nota come Frente Amplio. Nel 2009 vinse le elezioni presidenziali e promosse riforme progressiste che hanno trasformato l’Uruguay in un vero e proprio laboratorio sociale.

Tra queste: la legalizzazione della marijuana (prima al mondo), la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e la depenalizzazione dell’aborto.

Sobrietà personale e critica del consumismo

Mujica si distinse inoltre per il suo stile di vita austero, rifiutando di vivere nel palazzo presidenziale e continuando a risiedere nella sua fattoria, spostandosi con una Volkswagen Maggiolino del 1987. Donò il 90% del suo stipendio presidenziale a programmi di edilizia sociale, si oppose al consumismo sfrenato ed è celebre la sua frase:

«I poveri non sono quelli che hanno poco, ma quelli che desiderano troppo».

La sua filosofia non era ideologica, ma pragmaticamente orientata alla realtà: invece di reprimere i fenomeni sociali, scelse di regolarli e sottrarli alla criminalità, concentrandosi sulla protezione dei diritti individuali.

Riforme sociali e risultati concreti

Oltre alle riforme etiche già citate, Mujica promosse un aumento del 50% in termini reali del salario minimo e ridusse il tasso di povertà, che al suo insediamento era pari al 40%, facendolo crollare al 12%.

Estese inoltre la giornata lavorativa di otto ore ai lavoratori agricoli, precedentemente esclusi, sviluppò l’edilizia sociale per le famiglie indigenti tramite il Plan Juntos e promosse l’UTEC (Universidad Tecnológica del Uruguay) per favorire l’accesso all’istruzione anche ai giovani delle zone rurali.

Un’eccezione democratica nel continente

Queste politiche si sono tradotte in risultati economici significativi: crescita costante del PIL nel periodo 2010-2015 (+75%), disoccupazione scesa al minimo storico del 5,6%, rendendo l’Uruguay il paese più equo dell’America Latina secondo l’indice di Gini.

Ovviamente, tali riforme non sono state esenti da critiche da parte dei settori più conservatori, ma hanno caratterizzato il paese come un’eccezione democratica e liberale nel continente.

Un’eredità che resiste al cambio di governo

Ciò è dimostrato dal fatto che, nonostante il cambio di governo del 2020 e l’arrivo del centrodestra guidato da Luis Lacalle Pou, queste riforme sono rimaste pilastri strutturali della società uruguaiana. Il paese continua a vantare la classe media più numerosa dell’America Latina e i livelli di disuguaglianza più bassi.

La riforma meno nota, ma altrettanto importante, riguarda la transizione energetica: oggi l’Uruguay genera quasi il 98% della sua elettricità da fonti rinnovabili, come eolico e idroelettrico.

Persistono naturalmente alcune criticità, come la sicurezza urbana e il costo della vita – non a caso l’Uruguay è soprannominato la Svizzera del Sud – ma le riforme non sono state abolite dal governo successivo, poiché si sono consolidate come parte dell’identità nazionale di un paese attento ai diritti individuali.

Una lezione per l’Europa

Con i dovuti distinguo, e senza semplificare eccessivamente la complessità, sarebbe importante che la sinistra europea e quella italiana traessero ispirazione da un esempio come questo: una visione fondata su principi essenziali, capace di tradursi in politiche concrete, può trasformare un paese e rendere i cittadini protagonisti consapevoli del processo di cambiamento.

La vitalità del vuoto: se non c’è spazio il Nuovo nasce altrove

“…perché non c’era posto 

per loro nell’albergo” (Luca, 2,7).

 

Che cos’è che ‘fa vivere’? 

Una domanda esistenzialista, privata quanto si vuole, ma che è fuoriuscita da tempo dai lettini degli psicanalisti ed ha contagiato anche organizzazioni e istituzioni, visto che queste, in un tempo di eclisse dell’autorità e delle obbedienze, stanno oggi logorandosi su come risultare attrattive e rigenerative per le persone cui si rivolgono, non avendo più nessun farmaco di sicuro successo. Lo abbiamo qui scritto a proposito delle chiese che non agganciano più l’inespresso spirituale delle persone. Od anche a proposito di relazioni vitali che le istituzioni non sono capaci di intercettare, di suscitare, di dimostrare. Di testimoniare.

“Ci sedemmo dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano occupati”

 Questo conosciuto e sempre suggestivo aforisma di Brecht dice molte cose sul nutrire aspettative di cambiamento se non addirittura rigenerazioni vitali quando non c’è spazio.

Per accogliere la novità di un bambino i genitori preparano lo spazio in casa. Il primo spazio che però manca al Nuovo è dentro di noi. Ognuno è totalmente riempito di se stesso. 

Senza spazio sono percepiti anche soggetti istituzionali, enti, strutture e mondo organizzativo.

È proprio questo il sotteso della 50ma Settimana Sociale del 2024 a Trieste, il cui tema è stato “Al cuore della Democrazia, partecipare tra storia e futuro”. Ogni istituzione oggi è ‘senza’: chiese senza fedeli, partiti senza iscritti, associazioni senza soci, famiglie senza figli (e senza adulti),… Osservava  nella presentazione in Università Cattolica a settembre 2023 la Prof.ssa Granata del Comitato Scientifico e Organizzatore: “La gente in fondo non è distante, ma dentro non ci vuole più stare, non riesce più a starci; non è tanto ‘contro’ ma fa senza, e se si andasse a vedere ci si accorgerebbe che è accampata fuori”. Magari anche non distante, ma fuori.

Fare posto. Cioè spazi liberi per far riabitare. Anche rischiando

Nel 1969 Prezzolini pubblica Dio è un rischio (poi rieditato con un carteggio inedito con Papa Paolo VI), che lo scrittore dichiara essere “il commiato d’un vecchio dai giovani d’oggi e un annunzio a coloro che nasceranno dai giovani d’oggi”.

Prezzolini dice subito che “chiunque abbia un Dio che debba trovare un posto” bisogna si domandi di che dio si tratta se non sa dove metterlo. Ma, appunto, Dio è un rischio. Il contrario del dio degli eserciti dei tanti poteri in guerra nel mondo. Nessuno checché giuri sulla Bibbia o il Corano vuol mettersi in casa questo rischio. Sicché pregare è qualsiasi cosa fuorché un Ascolto, perché nessuno ha più un briciolo di silenzio  per sentire altro da se stesso.

Quando tutto torna il Nuovo non nasce

Ma… a cosa serve il Nuovo? A respirare, a vivere. Essere davvero vivi, e non semplicemente viventi, dice Jullien. La capacità di esistere fuori dall’immediata realtà, di aprirsi al futuro e alla Relazione con l’altro.

È l’evento improvviso, in-audito, che ci rivela a noi stessi. Quella cosa che il filosofo e sinologo francese, ateo, trova nel quarto Vangelo (Risorse del cristianesimo – Ma senza passare dalla via della fede, Ponte alle Grazie, 2019).

Il cristianesimo? L’imbattersi in una Rivelazione che dona vita piena

Nel Vangelo di Giovanni viene infatti concepita per la prima volta la possibilità di un evento radicalmente nuovo, inaudito appunto, completamente privo di legami con quanto lo precede, che può cambiare l’esistenza personale e la Storia in maniera decisiva. Viene offerta la possibilità di una vita autentica, vita zampillante e sovrabbondante, vita intesa come sviluppo ed espansione delle possibilità e delle consapevolezze.

Le risorse che esistono ancora inalterate nel cristianesimo hanno per Jullien ‘un potere luminoso’, capace di far sorgere il giorno da qualsiasi notte.

 

N.B. Prima parte, il seguito dell’articolo sarà pubblicato domani.

Groenlandia, Von der Leyen: Ue difenderà unita propria sovranità

Milano, 17 gen. (askanews) – “L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Sono essenziali per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso. Abbiamo costantemente sottolineato il nostro interesse transatlantico comune per la pace e la sicurezza nell’Artico, anche attraverso la Nato. L’esercitazione danese pre-coordinata, condotta con gli alleati, risponde alla necessità di rafforzare la sicurezza nell’Artico e non rappresenta una minaccia per nessuno. L’Ue è pienamente solidale con la Danimarca e il popolo della Groenlandia. Il dialogo rimane essenziale e siamo impegnati a portare avanti il processo avviato già la scorsa settimana tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti. I dazi doganali comprometterebbero le relazioni transatlantiche e rischierebbero di innescare una pericolosa spirale discendente. L’Europa rimarrà unita, coordinata e impegnata a difendere la propria sovranità”. Lo ha affermato in un post su “X” la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen

Referendum, l’Anm: partita aperta, noi sempre pronti al dialogo

 

 

Roma, 17 gen. (askanews) – “Come direbbe Voltaire nel migliore dei mondi possibili i decreti attuativi si scrivono nel momento in cui la riforma è definitivamente approvata. Mi rendo conto che forse è più comodo scriverli ancora adesso, mi rendo conto che forse potrebbe essere in qualche modo difficile spiegare a chi in qualche modo è un competitore sul referendum, beh intanto venite a scrivere i decreti attuativi. Quindi su questo punto io credo che non si debba avere particolare stupore, poi se qualcuno che crede di dover collaborare prima su un qualcosa che a tutt’oggi è oggettivamente ipotetico, non mi stupisco assolutamente”.

Così ha detto il presidente dell’Anm, Cesare Parodi, in una pausa del Comitato direttivo centrale dell’associazione.

Il presidente Parodi ha poi aggiunto: “Come abbiamo detto fin dal 5 marzo dello scorso anno, l’Anm ha un atteggiamento di assoluta apertura verso il dialogo, verso il governo. Noi siamo disponibili a parlare su tutto, certamente prima di tutto dei temi che ci riguardano in maniera diretta: i precari, le assunzioni. Sui decreti attuativi, se ci chiameranno, certamente ci presenteremo. Noi non ci siamo mai rifiutati – al di là del confronto politico sarebbe stata una brutta immagine quella dell’Anm che si oppone politicamente al Governo – ma sui temi tecnici, sulle norme, non abbiamo nessun motivo di non dialogare, di non dare, se possibile, il nostro contributo”.

 

La Spezia, Valditara: consentire a presidi di installare metal detector

Milano, 17 gen. (askanews) – “Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, a mio avviso, in quelle scuole, diciamo, di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector”. Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara intervistato a “4 di Sera Weekend” su Retequattro, in merito all’omicidio del 18enne Abanoub Youssef assassinato da un compagno di scuola in un istituto tecnico di La Spezia.

Calcio, risultati serie A, Il Napoli aggancia il Milan

Roma, 17 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Napoli-Sassuolo 1-0

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, Napoli-Sassuolo 1-0, ore 20.45 Cagliari-Juventus, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan, Napoli 43, Roma, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino 23, Cremonese, Parma 22, Genoa, Cagliari 19, Lecce 17, Fiorentina, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Dazi, Costa: sto coordinando risposta congiunta di Stati membri Ue

Milano, 17 gen. (askanews) – “È molto importante ricordare che siamo qui non solo per affermare la creazione della zona economica più ampia del mondo, ma anche per inviare un messaggio molto chiaro al mondo. Oggi non c’è bisogno di conflitti ma di pace; non c’è bisogno di conflitti tra Paesi ma di cooperazione. È fondamentale difendere sempre il diritto internazionale, ovunque esso sia. Se vogliamo la prosperità, dobbiamo aprire i mercati e non chiuderli, dobbiamo creare zone di integrazione economica e non aumentare i dazi doganali. Quello che possiamo dire è che l’Unione europea sarà sempre molto ferma nella difesa del diritto internazionale, ovunque esso sia, e naturalmente a partire dal territorio degli Stati membri dell’Unione europea. Per ora sto coordinando una risposta congiunta degli Stati membri dell’Unione europea su questo tema”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Europeo, Antonio Costa, parlando dei dazi Usa nel corso della conferenza stampa al termine della cerimonia della firma del Mercosur.

“Se la Russia invade l’Ucraina – ha evidenziato Costa – dobbiamo alzarci per difendere l’integrità territoriale, la sovranità e il diritto internazionale in Ucraina. Se i diritti umani vengono violati in Venezuela, dobbiamo alzarci per difendere i diritti umani in Venezuela”.

Mercosur, Fitto: intesa importante e bilanciata con tanti benefici

Milano, 17 gen. (askanews) – “Oggi è stato firmato l’accordo con il Mercosur. Un’intesa importante e bilanciata, i cui benefici non sono solo economici, ma anche geopolitici e di stabilità delle relazioni internazionali. L’accordo rafforza la posizione dell’UE in uno scenario globale sempre più complesso e apre nuove opportunità concrete per i nostri territori e le nostre imprese”. Lo ha scritto su “X” Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione Europea con deleghe alla Coesione e alle Riforme.

“L’accordo con il Mercosur – ha spiegato – rafforza la strategia europea di diversificazione degli scambi con partner affidabili; contribuisce a una maggiore sicurezza economica, rendendo più solide e diversificate le catene di approvvigionamento; crea nuove opportunità per le imprese europee, con un forte potenziale di crescita dell’export; tutela e valorizza i prodotti europei di qualità, proteggendo le indicazioni geografiche dalle imitazioni; consolida il ruolo geopolitico dell’Europa in America Latina”.

“Nell’accordo con il Mercosur – ha aggiunto Fitto – sono previste clausole di salvaguardia eccezionali a tutela dei nostri agricoltori e dei settori più sensibili: quote di importazione molto limitate per i prodotti sensibili, introdotte in modo graduale; i meccanismi di salvaguardia più forti mai previsti, per intervenire rapidamente in caso di squilibri o danni ai produttori europei; controlli rafforzati e audit rigorosi sulle importazioni, per garantire il pieno rispetto degli standard europei di sicurezza alimentare e sanitaria; un impegno concreto verso l’allineamento degli standard di produzione; un fondo di sicurezza da 6,3 mld a sostegno dell’agricoltura”.

Piantedosi: Pacchetto Sicurezza arriverà in Cdm entro fine mese

Milano, 17 gen. (askanews) – “E’ un provvedimento che è frutto del lavoro delle ultime settimane, degli ultimi mesi dei tecnici del Viminale, che fa tesoro un po’ delle esperienze proprio degli ultimi tempi. Ha un buon stato di maturazione e ci sarà una concertazione a Palazzo Chigi tra i ministeri interessati e dopodiché giungerà presumibilmente entro la fine del mese in Consiglio dei ministri per essere approvato”. Lo ha detto nel corso di un’intervista rilasciata al Tg5 il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in merito al cosiddetto Pacchetto Sicurezza.

Groenlandia, Trump: dazi del 10% ai Paesi Ue che hanno inviato truppe

Roma, 17 gen. (askanews) – I Paesi dell’Europa che si sono opposti all’annessione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti saranno soggetti a dazi doganali del 10 per cento. Lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump.

Sul suo social network Truth Social, il presidente degli Stati Uniti ha accusato i Paesi europei di giocare un “gioco pericoloso”. La “Danimarca, la Norvegia, la Svezia, la Francia, la Germania, il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Finlandia si sono recati in Groenlandia, per ragioni sconosciute”, ha ricordato.

“Questi Paesi, che si stanno impegnando in questo gioco pericoloso, stanno assumendo rischi insostenibili e inaccettabili. È quindi imperativo, al fine di proteggere la pace e la sicurezza globali, adottare misure forti affinché questa situazione potenzialmente pericolosa giunga rapidamente e definitivamente al termine”, ha aggiunto il presidente statunitense.

Conte: governo salva politici da inchieste, non italiani dal caro vita

Roma, 17 gen. (askanews) – “Aumenta il carrello della spesa del 24%, l’energia del 34% rispetto a 2021. Avevamo proposto in legge di bilancio il salario minimo, il taglio delle tasse e misure per la perdita di potere d’acquisto” finanziando le misure con un “robusto taglio per spese folli programmate per il riarmo. Continuano a fare annunci come se fosse il primo giorno e sta scadendo la legislatura. Le uniche leggi che funzionano sono quelle per salvare i politici dalle inchieste, ma chi salva gli italiani dal caro vita?”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte arrivando all’assemblea M5S Lazio.

Musk chiede fino a 134 mld usd di danni a OpenAI e Microsoft

Milano, 17 gen. (askanews) – Elon Musk chiederà a OpenAI e Microsoft un risarcimento danni compreso tra 79 e 134 miliardi di dollari perché l’azienda di ChatGpt lo avrebbe ingannato abbandonando le sue radici no-profit e stringendo una partnership con Microsoft. L’avvocato di Musk, riporta Bloomberg, ha dettagliato la richiesta di risarcimento danni in un atto depositato venerdì, il giorno dopo che un giudice federale ha respinto il tentativo di OpenAI e Microsoft di evitare il processo che si terrà a fine aprile a Oakland, in California.

La valutazione dei danni parte dal presupposto che Musk avrebbe diritto a una parte dell’attuale valutazione di 500 miliardi di dollari di OpenAI, in cui aveva investito 38 milioni di dollari quando è stata fondata nel 2015. Musk ha lasciato OpenAI nel febbraio del 2018 in disaccordo con il fondatore Sam Altman sulla natura della startup e nel 2023 ha fondato la sua società xAI.

“Non vedo l’ora che inizi il processo. Le scoperte e la testimonianza vi lasceranno a bocca aperta”, ha scritto Musk su X. “La causa intentata da Musk è infondata e fa parte della sua tattica di molestie, non vediamo l’ora di dimostrarlo al processo”, ha affermato OpenAI in una nota.

Calcio, Udinese-Inter 0-1, decide Lautaro Martinez

Roma, 17 gen. (askanews) – L’Inter passa a Udine e porta a casa tre punti pesanti grazie al gol di Lautaro Martinez nel primo tempo. Al Bluenergy Stadium finisce 0-1: dominio nerazzurro nella prima frazione, ripresa più complicata con l’Udinese che cresce ma senza riuscire a trovare il pari.

La squadra di Chivu parte forte e costruisce diverse occasioni: Dimarco e Akanji sfiorano il vantaggio, poi al 15′ arriva l’episodio decisivo. Pio Esposito illumina con un tocco di prima, Lautaro salta l’uomo, protegge palla e con un preciso destro all’angolino batte Okoye. L’Inter continua a spingere e chiude il primo tempo in controllo.

Nella ripresa l’Udinese alza il baricentro e prova a rientrare in partita. Sommer è attento sulla conclusione di Piotrowski, mentre Okoye tiene in piedi i friulani sul mancino di Mkhitaryan. Al 61′ il gol di Dimarco viene annullato per fuorigioco di Pio Esposito. Al 70′ scoppia la polemica per il fallo di Carlos Augusto su Davis al limite: solo giallo, con i padroni di casa che chiedono il rosso.

Nel finale l’Inter si copre con i cambi, soffre ma regge: decisiva una chiusura di Akanji su Davis. Dopo quattro minuti di recupero arriva il triplice fischio di Di Bello. L’Inter vince di misura, l’Udinese esce a testa alta ma senza punti.

Calcio, risultati serie A, Inter a +6 sul Milan

Roma, 15 gen. (askanews) – Questa la classifica di serie A dopo Udinese-Inter 0-1

Ventunesima giornata: Pisa-Atalanta 1-1, Udinese-Inter 0-1, ore 18 Napoli-Sassuolo, ore 20.45 Cagliari-Juventus, domenica 18 gennaio ore 12.30 Parma-Genoa, ore 15 Bologna-Fiorentina, ore 18 Torino-Roma, ore 20.45 Milan-Lecce, lunedì 18 gennaio ore 18.30 Cremonese-Verona, lunedì 19 gennaio ore 20.45 Lazio-Como.

Classifica: Inter 49, Milan 43, Napoli 40, Roma, Juventus 39, Como 34, Atalanta 32, Bologna 30, Lazio 28, Udinese 26, Sassuolo, Torino 23, Cremonese, Parma 22, Genoa, Cagliari 19, Lecce 17, Fiorentina, Pisa 14, Verona 13.

Ventiduesima giornata: venerdì 23 gennaio ore 20.45 Inter-Pisa, sabato 24 gennaio ore 15 Como-Torino, ore 18 Fiorentina-Cagliari, ore 20.45 Lecce-Lazio, domenica 25 gennaio ore 12.30 Sassuolo-Cremonese, ore 15 Atalanta-Parma, Genoa-Bologna, ore 18 Juventus-Napoli, ore 20.45 Roma-Milan, lunedì 26 gennaio ore 20.45 Verona-Udinese.

Mercosur, sottoscritto ad Asuncion l’accordo di libero scambio con l’Ue

Roma, 17 gen. (askanews) – L’Unione Europea e il Mercato Comune del Sud (Mercosur) hanno sottoscritto ad Asuncion, in Paraguay, un accordo di libero scambio che darà vita a una delle aree di libero commercio più grandi del mondo, composta da 750 milioni di persone.

“La mattina ci accoglie per essere testimoni di un evento storico: la firma dell’accordo di associazione tra il Mercosur e l’Ue”, ha sottolineato il presidente del Paraguay, Santiago Pena, presiedendo la firma del trattato al teatro San José de Flores di Asuncion.

Unione Europea e Mercosur hanno firmato un Accordo di Partenariato e un Accordo Commerciale Provvisorio che rappresentano una tappa storica nei rapporti tra le due regioni e una piattaforma ambiziosa per rafforzare le loro relazioni economiche, diplomatiche e geopolitiche.

L’accordo firmato oggi creerà una delle più grandi zone commerciali al mondo, coprendo un mercato di circa 700 milioni di consumatori. L’accordo offrirà nuove opportunità commerciali alle imprese di tutta l’Ue, determinando un aumento stimato del 39 per cento delle esportazioni annuali verso il Mercosur (per un valore di circa 49 miliardi di euro), sostenendo al contempo centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’Ue.

L’accordo invia inoltre un forte segnale geopolitico, dimostrando l’impegno condiviso dell’Ue e del Mercosur a favore del multilateralismo e dell’ordine internazionale basato su norme condivise.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e i leader dei Paesi del Mercosur hanno assistito alla firma dell’Accordo di Partenariato Ue-Mercosur (EMPA) e dell’Accordo Commerciale Provvisorio Ue-Mercosur da parte del commissario europeo per il Commercio Maros Sefcovic e dei suoi omologhi del Mercosur.

L’accordo creerà un’ampia gamma di opportunità economiche nell’Ue, attraverso ad esempio l’eliminazione dei dazi sulle esportazioni dell’Ue, compresi i prodotti agroalimentari e i principali prodotti industriali come automobili, macchinari e prodotti farmaceutici, consentendo alle imprese europee un risparmio di 4 miliardi di euro all’anno in dazi. E attraverso la semplificazione, l’accelerazione e una maggiore sicurezza degli investimenti nelle principali catene di approvvigionamento, comprese le materie prime critiche e i beni correlati.

L’accordo offrirà accesso alla regione del Mercosur per gli agricoltori e i produttori alimentari europei. Si prevede che l’intesa aumenterà fino al 50 per cento le esportazioni agroalimentari dell’Ue verso il Mercosur, grazie alla riduzione dei dazi su prodotti agroalimentari chiave dell’Ue, come vino, bevande alcoliche, latticini e olio d’oliva. E grazie anche alla protezione di 344 Indicazioni Geografiche dell’UE, prodotti
alimentari e bevande tradizionali di alto valore, da concorrenza sleale e imitazioni.

“Oggi due regioni affini aprono un nuovo capitolo di opportunità per oltre 700 milioni di cittadini. Con questo partenariato vantaggioso per entrambe le parti, abbiamo entrambi da guadagnare: economicamente, diplomaticamente e geopoliticamente”. Lo ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, commentando la firma dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur.

“Le nostre imprese creeranno esportazioni, crescita e posti di lavoro”, ha aggiunto Von der Leyen, “Ci sosterremo a vicenda nelle nostre transizioni verde e digitale. E il nostro segnale al resto del mondo è chiaro: l’Ue e il Mercosur scelgono la cooperazione invece della competizione e il partenariato invece della polarizzazione”.

Oggi l’Unione Europea e il Mercosur hanno firmato un accordo di Partenariato e un accordo commerciale provvisorio, considerati una tappa storica tra le due regioni e una piattaforma ambiziosa per rafforzare le relazioni economiche, diplomatiche e geopolitiche. L’accordo firmato oggi creerà una delle più grandi zone commerciali al mondo, coprendo un mercato di circa 700 milioni di consumatori. L’accordo offrirà significative nuove opportunità commerciali per le imprese di tutta l’Ue, determinando un aumento stimato del 39 per cento delle esportazioni annuali verso il Mercosur (per un valore di circa 49 miliardi di euro), sostenendo al contempo centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’Ue.

“L’accordo Ue-Mercosur rappresenta un importante impulso per il libero scambio, aiuta a diversificare i nostri legami economici e riduce pericolose dipendenze”. Lo ha sottolineato Kaja Kallas, Alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Ue, commentando l’intesa siglata oggi.

“In un mondo soggetto a shock”, ha aggiunto, “invia un chiaro segnale dell’impegno dell’Europa verso partenariati forti e affidabili, basati su valori e principi condivisi. Questo accordo riguarda più dei soli volumi commerciali. È una scelta geostrategica per l’Europa e segna l’inizio di una nuova era nella cooperazione Ue-America Latina”.

“È stato un lungo percorso, ma l’Accordo tra Unione Europea e Mercosur, che crea la più grande area di libero scambio al mondo, arriva nel momento giusto, quando ne abbiamo più bisogno”. Lo ha scritto su X il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, presente ad Asuncion in Paraguay per la firma dell’intesa.

Maltempo, piogge forti e temporali su Calabria, Sicilia e Sardegna

Roma, 17 gen. (askanews) – La formazione di una complessa area depressionaria tra la Penisola Iberica e le regioni del Nord-Africa, in lento movimento verso il nostro Paese, porterà flussi umidi e instabili sulla Calabria e sulle due Isole Maggiori, con precipitazioni diffuse e persistenti, anche a carattere di rovescio o temporale di forte intensità.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse che estende quello emesso nella giornata di ieri. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento (www.protezionecivile.gov.it).

L’avviso prevede dal mattino di domani, domenica 18 gennaio, precipitazioni diffuse e persistenti, a prevalente carattere di rovescio o temporale, sulla Calabria e sulla Sicilia, in estensione, dal pomeriggio, alla Sardegna, in particolare sui settori orientali e meridionali delle tre regioni. fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e forti raffiche di vento. Sulla base dei fenomeni meteo previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, domenica 18 gennaio, allerta gialla sulla Calabria, gran parte della Sicilia e sulla Basilicata ionica.

Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile, insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione.

Zelensky: Ucraina non è mai stata e non sarà mai ostacolo alla pace

Roma, 17 gen. (askanews) – “L’Ucraina non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace”. Lo ha dichiarato sui social il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Oggi la delegazione ucraina è già negli Stati Uniti: Rustem Umerov, Kyrylo Budanov e Davyd Arakhamiia. Verso sera, ora di Kiev, mi aspetto i primi resoconti riguardo ai loro incontri”, ha scritto Zelensky su Telegram.

“Il compito principale della delegazione ucraina è presentare un quadro completo e accurato di quello che sta accadendo e delle conseguenze degli attacchi russi”, ha proseguito, “Tra le conseguenze di questo terrore c’è il discredito del processo diplomatico: le persone perdono fiducia nella diplomazia, e gli attacchi russi minano costantemente anche le limitate opportunità di dialogo che esistevano prima. La parte americana deve comprenderlo. È necessario anche fare progressi sui documenti che sono in preparazione”. “L’Ucraina non è mai stata e non sarà mai un ostacolo alla pace, e ora spetta ai nostri partner determinare se la diplomazia avanza”, ha aggiunto il presidente ucraino, “Ringrazio tutti coloro che stanno con noi, che stanno con l’Ucraina. Gloria all’Ucraina!”.

Referendum, Parodi: pronti a ogni data, se rinvio non dipende da noi

Roma, 17 gen. (askanews) – “Noi osserviamo, noi non siamo stati promotori di queste firme, non abbiamo collaborato, abbiamo osservato con grande attenzione, perché comunque ciò che viene dai cittadini credo che debba essere sempre oggetto di attenzione da parte di tutti. Se la data verrà rinviata noi ne prenderemo atto, ma noi ci stiamo regolando come se si dovesse votare, come è stato stabilito il 22, quindi calibriamo le nostre attività sul 22 se sarà un’altra data non dipende da noi”.

Così Cesare Parodi, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati(Anm) rispondendo a una domanda su un possibile rinvio della data del referendum.

“È successo anche questo – ha aggiunto – mi hanno accusato di voler decidere io la data del referendum. Ecco, io spero che davvero molte persone non pensino che io mi volessi arrogare il compito di decidere la data del referendum. Noi attendiamo il 22, se non sarà il 22 ci organizzeremo per essere pronti anche in una data successiva, se sarà così”.

Platea presenta la passeggiata verso sud di Linda Carrara

Milano, 17 gen. (askanews) – Platea Palazzo Galeano presenta da sabato 17 gennaio a giovedì 12 marzo 2026 Passeggiata (verso sud), personale dell’artista Linda Carrara a cura di Gaspare Luigi Marcone, con cui si apre la programmazione espositiva promossa dall’associazione lodigiana per il 2026. Cresciuta sulle rive dell’Adda, l’artista ha compiuto varie perlustrazioni e analisi dei territori bagnati dal fiume; ha ricalcato porzioni della riva con colori acrilici su di una tela sottile con un pennello dalle setole morbide, arrivando a mettere a registro forme, linee e frammenti del paesaggio fluviale.

Linda Carrara ha descritto il processo di lavorazione e l’opera: “Chi conosce il mio lavoro sa quanto l’Adda sia importante nella visione paesaggistica che sto portando avanti. L’Adda è il punto di unione tra il paese dove sono nata e Lodi. Ed è per questo che Platea mi ha coinvolta in questo progetto. Siamo andati insieme a scoprire le sponde dell’Adda di Lodi e abbiamo individuato posti dove poter lavorare; poi giorno dopo giorno, l’anno scorso sono venuta a lavorare en plein air sulle sponde dell’Adda. Da questo è nato l trittico che presento qui nella vetrina di Platea intitolato Passeggiata verso sud proprio perché, rispetto a Villa D’Adda, che sta nel Parco Adda Nord, Lodi è verso sud.

L’opera che ho realizzato è un frottage ed è una tecnica che mi aiuta proprio a rubare la forma del paesaggio piuttosto che a rappresentarlo. È la materia del paesaggio stesso che si imprime e si calca nella tela per darci l’essenza del paesaggio stesso e della materia di cui è composto. Quello che vediamo nella vetrina è un trittico che ha un aspetto astratto, dunque n’astrazione di paesaggio. E passando davanti alla finestra immagino che le persone possano in qualche modo capire che si parla di paesaggio senza vederne le forme. Si vedono delle forme che sembrano macroscopiche o microscopiche, dunque degli ingrandimenti estremi di materia piccolissima o delle visioni satellitari. Credo che le persone siano affascinate da questa restituzione pittorica che mi offre la natura. Ci sentiamo immersi in questa materia del paesaggio e non solo in contemplazione”. Il paesaggio per Lidia Carrara non è da intendersi strettamente come immagine visiva soltanto da ammirare, ma in modo più ampio, sociale e multisensoriale: clima, temperature, colori, stagioni, corpi intervengono nel risultato finale dell’opera che è un continuo scambio fra l’artista e la natura.

Il progetto Platea Palazzo Galeano è realizzato grazie ai contributi del Comune di Lodi e dei main partner Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa e Consorzio di Tutela del Grana Padano e dei partner tecnici Solux Led Lighting Technology e Verspieren Broker di Assicurazione.

L’ultimo episodio del palinsesto espositivo 2025 Nine Out Of Ten Movie Stars Make Me Cry a cura di Gabriella Rebello Kolandra si terrà sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio 2026 in Piazza del Broletto a Lodi: il laboratorio di editoria effimera condotto dall’artista Marvin Gabriele Nwachukwu che invita cittadini e turisti a trasformare la piazza in una redazione temporanea.

Sci, Giovanni Franzoni terzo nella discesa maschile a Wengen

Roma, 17 gen. (askanews) – Altro capolavoro di Giovanni Franzoni che, dopo la vittoria di ieri nel superG, con l’alto pettorale 28 è arrivato terzo in 1.34.04 nella discesa di Wengen. Successo numero 52 in carriera e quarto in serie nella libera del Lauberhorn, invece, per lo svizzero Marco Odermatt che in 1.33.14 si è nettamente imposto su un tracciato molto accorciato a causa del vento in quota e con tempi risultati addirittura più bassi di quelli registrati nel superG, vinto da Franzoni in 1.45.19. Sul podio si è piazzato al secondo posto l’austriaco Vincent Kriechmayr (1.33.93), ma poi per l’Italia si sono il sesto tempo (1.34.14) di Dominik Paris – dopo una gran gara che l’ha visto mancare il suo quarto podio a Wengen per soli sei centesimi di secondo -, il decimo dell’intramontabile Christof Innerhofer e il 12° di Florian Schieder. Domani a Wengen si chiude con lo slalom speciale sulla ripida e tortuosa pista Maennlichen. L’Italia spera nel terzo podio in tre giorni puntando su Alex Vinatzer.

Calcio, Gasperini: "Malen? Abbiamo preso uno forte"

Roma, 17 gen. (askanews) – E’ il ricordo di Rocco Commisso che apre la conferenza stampa di Giampiero Gasperini alla vigilia di Torino-Roma. “La sua scomparsa ha fatto sensazione. Al di là della rivalità sportiva, ci sono momenti in cui la vita va oltre il calcio. Dispiace molto, soprattutto per una società che è stata così colpita da tragedie negli ultimi anni”. Il tecnico ha poi ricordato anche la risoluzione contrattuale di Edoardo Bove, destinato a ripartire dall’Inghilterra: “Questa almeno è una notizia positiva, finalmente torna a giocare a calcio”.

Sul momento della squadra, Gasperini ha spiegato come la Roma stia ritrovando continuità dopo settimane complicate: “Stiamo meglio rispetto a fine dicembre e gennaio. È rientrato Ndicka, abbiamo smaltito squalifiche importanti e recuperiamo Pellegrini. Probabilmente rientrerà anche Ferguson”. In vista del Torino, il tecnico ha sottolineato come il campionato offra subito l’occasione di ripartire: “Arriviamo da buoni risultati e da una classifica positiva, sarà un’altra partita”.

Ampio spazio al mercato e ai nuovi arrivi. Gasperini ha distinto le due operazioni: una in prospettiva e una di immediato impatto, quella di Malen. “È un nazionale olandese, un’operazione nata da una coincidenza ma chiusa in pochissimo tempo. È un giocatore importante, con le caratteristiche giuste. Sono convinto che farà molto bene”. Sull’inserimento dell’attaccante, ha aggiunto che avrà bisogno di un po’ di tempo ma che il suo ruolo ideale è quello di centravanti, vicino alla porta.

Rispondendo a una domanda sulla presenza di molti giovani in rosa, Gasperini ha chiarito la linea del club: “Non si può vincere solo con gli under 23. C’è uno zoccolo duro competitivo, poi la società guarda anche al futuro. Serve costruire qualcosa che abbia continuità e non venga bruciato ogni anno”.

Sul Torino e sul tecnico Baroni, Gasperini ha espresso stima: “Ha sempre fatto un ottimo lavoro, ha dimostrato valore sia con i giovani sia nelle prime squadre. Il Torino è una squadra completa, mi aspetto una partita simile a quella recente, che a me è piaciuta anche se il risultato non ha soddisfatto”.

Tra i singoli, il tecnico ha parlato della duttilità di Soulé, della crescita di Ndicka dopo la Coppa d’Africa e delle qualità di El Aynaoui, definito “un centrocampista affidabile in entrambe le fasi, maturo e intelligente”. In chiusura, sulle insidie del match, Gasperini ha ribadito l’obiettivo: “Ogni partita ha una storia a sé. Speriamo di avere anche qualche episodio a favore. Arriviamo motivati e vogliamo ottenere un risultato”.

Calcio, Allegri: "Parlare di fortuna è una mancanza di rispetto"

Roma, 17 gen. (askanews) – “Veniamo da due pareggi e una vittoria in casa, dobbiamo tornare a vincere anche perché poi giocheremo di nuovo a San Siro tra più di un mese. Bisogna dare seguito al bel risultato fatto a Como, altrimenti perde valore”. Sul momento degli avversari, Allegri ha parlato di una squadra in buona condizione fisica e reduce da prestazioni convincenti, in particolare contro l’Inter”. Così Massimiliano Allegri alla vigilia di Milan-Lecce, gara valida per la 21ª giornata di Serie A in programma domani alle 20:45 a San Siro. Un appuntamento importante per i rossoneri, chiamati a dare continuità ai risultati e a restare agganciati alla corsa Champions. In apertura, Allegri ha voluto dedicare un pensiero a Rocco Commisso: “Il primo pensiero va alla famiglia Commisso: le più sentite condoglianze. Il calcio ha perso un uomo di sport, con grande passione, che ha fatto tanto e bene alla Fiorentina”.

Dal punto di vista dell’infermeria, il bollettino segnala l’assenza di Pavlovic: “Non ci sarà, non può colpire la palla di testa. Gli altri stanno più o meno tutti bene, ma domani ci saranno inevitabilmente dei cambi”. Allegri ha ribadito l’obiettivo stagionale senza giri di parole: “Il futuro del Milan passa dall’arrivare nelle prime quattro. Il calcio italiano, per come è strutturato, non permette a una squadra di alto livello di restare fuori dalle prime quattro per motivi economici. Abbiamo una responsabilità”. Un traguardo che deve restare chiaro anche nei momenti meno brillanti: “Anche quando le partite vengono fatte meno bene, deve essere ottenuto il risultato”.

Sulle polemiche tra “giochisti” e “risultatisti”, l’allenatore rossonero ha minimizzato: “Credo che l’altro giorno sia stata giocata una bella partita, con due squadre che l’hanno interpretata in modo diverso. Nel primo tempo Maignan ha fatto parate importanti, poi nella ripresa abbiamo vinto. Abbiamo portato il risultato a casa”. Proprio su Maignan, Allegri ha evidenziato il peso del portiere nello spogliatoio: “È un giocatore internazionale, quando ci sono figure così hanno responsabilità. Le parate che fa sono per lui una normalità”.

Ampio spazio anche alle scelte di formazione e ai singoli. Leao è stato definito “decisivo a Como”, ma con margini di crescita, mentre Fullkrug è stato elogiato per lo spirito: “È venuto con un mezzo dito infrazionato, è voluto venire per forza e si è messo a disposizione. Giocatori così trascinano anche gli altri”. Su Fofana: “È un ragazzo che ci dà dentro e si mette sempre a disposizione”. Rispondendo alle dichiarazioni di Fabregas, secondo cui il Como vincerebbe otto volte su dieci rigiocando la partita, Allegri ha replicato con fermezza: “La fortuna è una componente della vita, ma credo sia un po’ una mancanza di rispetto per chi lavora al Milan. C’è stata una partita, due interpretazioni diverse e noi abbiamo fatto tre gol con tre tiri in porta, difendendo bene soprattutto nel secondo tempo”.

Sul percorso di crescita della squadra, Allegri ha evidenziato i progressi ma anche gli aspetti da migliorare: “Bisogna migliorare nella gestione della palla e nella costruzione sotto pressione. L’importante è lavorare ogni giorno per l’obiettivo finale, senza esaltarsi perché siamo secondi ma pensando solo alla partita di domani”. Infine, un messaggio sul gruppo: “Abbiamo bisogno di tutti. Siamo circa settanta tra giocatori e staff, viviamo un’annata con grande intensità. L’obiettivo lo raggiungiamo tutti insieme”. Dopo le parole in conferenza, il Milan è ora chiamato a tradurle in campo contro il Como, in una sfida chiave per il cammino in campionato.

Governo, Renzi: durata sarà la loro condanna, mandiamoli a casa

Milano, 17 gen. (askanews) – “Meloni continua a ripetere che è lì da 4 anni, che nessuno mai come loro, pensa sia un plus ma diventerà la loro condanna essere lì, non la loro forza. Perchè alla fine qualcuno gli dirà ‘Sono 4 anni che sei lì, che hai fatto?’. Meloni dà la colpa ai burocrati europei, ma bionda, sei tu l’Europa…”. È la convinzione di Matteo Renzi, chiudendo l’intervento all’assemblea nazionale del partito, e rivolgendosi al centrosinistra dice: “L’opposizione smetta di piangersi addosso, parli di contenuti: cultura, sicurezza, economia. Se siamo in grado di farlo la Meloni va a casa, se falliamo ci teniamo questa destra per altri 5 anni”.

Renzi ribadisce: “La partita è aperta, siamo sotto per i peggiori sondaggi tra i 3 e i 4 punti, per gli altri siamo alla pari. Ma per me nasce qualcosa a destra: Vannacci, può darsi; o il no vax che in Veneto prende il 5%; quel mondo di destra che dice Meloni non ha fatto niente. Non lo so ma qualcosa parte e porta via almeno 3 punti. Siccome la partita è aperta – prosegue – nessuno si può permettere di mettere veti, nemmeno noi. Perchè in ballo c’è la scelta del prossimo governo e tra tre anni la scelta del garante delle nostre istituzioni, il Presidente della Repubblica”.

In questo quadro, “Italia Viva può andare da sola, volendo sì “Che nasca una margherita 4.0, che nasca una cosa diversa, non lo so. Per andare avanti in questo nostro percorso è fondamentale il protagonismo dei sindaci, l’apporto di chi pensa che non si pu stare in questo Pd non crede più nel Pd, di altre forze politiche e ringrazio Della Vedova per essere qui. Ma c’è un punto, chi entra non sta alla finestra. Chi viene, viene a dare una mano, ha voglia di fare e non può pretendere nulla: questa è la Casa Riformista che fa vincere le elezioni, questa è la posta in gioco”.

Gli Usa: la Danimarca è un Paese minuscolo, è incapace di controllare la Groenlandia

Roma, 17 gen. (askanews) – La Danimarca è un “Paese minuscolo” incapace di controllare la Groenlandia. Lo ha affermato il vice capo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller.

“Con tutto il rispetto per la Danimarca, la Danimarca è un Paese minuscolo, con un’economia minuscola e un esercito minuscolo. Non possono difendere la Groenlandia. Quindi vogliono che noi spendiamo centinaia di miliardi di dollari per difendere un territorio per loro che è più grande dell’Alaska del 25 per cento, interamente a spese americane, ma dicono che mentre lo facciamo appartiene al 100 per cento alla Danimarca…È un accordo ingiusto”, ha dichiarato Miller a Fox News.

La Groenlandia è necessaria agli Stati Uniti per controllare le rotte di navigazione nell’Artico, ha aggiunto Miller, sottolineando che gli avversari degli Stati Uniti stanno investendo risorse significative in questa regione. Il presidente americano Donald Trump ha ripetutamente affermato che la Groenlandia dovrebbe diventare parte degli Stati Uniti, citandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale. Le autorità della Danimarca e della Groenlandia hanno messo in guardia Washington dal tentare di impossessarsi dell’isola, sottolineando di aspettarsi il rispetto della loro integrità territoriale comune.

L’isola è stata una colonia danese fino al 1953. Dopo aver ottenuto l’autonomia nel 2009, è rimasta parte del regno di Danimarca, con la possibilità di autogovernarsi e di determinare la propria politica interna.

Sci, Nicol Delago vince la discesa femminile a Tarvisio

Roma, 17 gen. (askanews) – L’azzurra Nicol Delago ha vinto la discesa di coppa del mondo di Tarvisio. La gardenese di 30 anni, dopo il miglior tempo nella prova di ieri sulla pista Di Prampero, ha ottenuto così in Italia la sua prima vittoria proprio alla vigilia delle Olimpiadi. Con il tempo di 1.46.28, Delago ha preceduto sul podio la tedesca Kira Weidle-Winkelmann e la campionessa americana Lindsey Vonn. Poco più indietro l’altra azzurra Laura Pirovano, sesta a pari merito con la statunitense Breezy Johnson. Poi, decima, Nadia Delago, sorella minore di Nicol, e 11^ Sofia Goggia che nelle prove non era suo agio in una libera adatta alle scivolatrici.

Teatro, al via il nuovo tour di Ale e Franz con "Capitol’ho"

Roma, 17 gen. (askanews) – Il duo comico Ale e Franz torna a teatro con un nuovo spettacolo che ne ripercorre la trentennale carriera, affiancando ai loro personaggi più iconici e surreali nuovi ospiti disposti a entrare nel loro strambo universo con l’ironia che da sempre li contraddistingue.

Il duo rilancia e raddoppia con un lavoro che confonde le carte e segna l’inizio di una nuova era. Un ennesimo “Capitol’ho”, questo il titolo, della nostra storia, per la regia di Alberto Ferrari, che ha detto: “Si torna indietro, sì, nel tempo. Ma solo per andare più avanti. Tra pezzi ‘classici’ e pezzi meno classici, tra scene che sembrano uscite da ieri e altre che sembrano prese da domani mattina, Capit’l’ho racconta noi: le nostre abitudini, le nostre paure, le nostre figuracce quotidiane, e il nostro eterno tentativo di sembrare migliori di quello che siamo. Il pubblico non sta a guardare: partecipa, respira, reagisce. Con discrezione, con rispetto, ma sempre al centro di quello che succede. Ale e Franz non spiegano la vita. La osservano. La imitano. La smontano. E ce la restituiscono un po’ storta, un po’ più chiara, e decisamente più divertente. Perché alla fine — tra una risata e l’altra — si scopre che il teatro non serve a cambiare il mondo… ma aiuta tantissimo a capirlo. E vi pare poco? Quindi, se capito l’hai, questo è Capitol’ho”.

Il tour parte il 22 gennaio dal Teatro Comunale (Cagli, PU) e si chiude a Torino il 23-26 aprile al Teatro Alfieri.

Cultura, Mattarella: suo valore risalta in tempi di guerre e volontà dominio

Roma, 17 gen. (askanews) – “La cultura è motore, è anche collante di civiltà. È un patrimonio che dà pregio e significato agli stessi beni materiali di cui disponiamo, alla stessa natura che ci circonda e che abbiamo il dovere di tutelare”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso della cerimonia per L’Aquila capitale della Cultura italiana 2026.

“Un patrimonio, la cultura – ha sottolineato – che si sviluppa nel dialogo e nel confronto, che si arricchisce nello scambio acquisendo il sapere degli altri e trasmettendo il proprio, ammirando la creatività e condividendola. Abbiamo la fortuna di vivere in un paese colmo di storia, di bellezze, di opere d’arte, di creazioni che ha dato vita nei secoli alla nostra identità, grazie ai popoli che hanno abitato la nostra terra, alle loro travagliate vicende storiche, spesso talvolta sofferte, all’incontro con altri popoli, allo sviluppo delle innovazioni e degli scambi”.

“L’immenso valore della cultura di cui l’Aquila sarà capitale per il 2026 risalta ancor di più – ha osservato il capo dello Stato – in questo periodo storico, in un mondo in cui sono molteplici motivi di preoccupazione, guerre, volontà di dominio sugli altri, strategie predatorie che pensavamo archiviate al ‘900 sono riapparse con il loro carico di morte e devastazione. La cultura è strumento principe di convivenza, di dialogo, di impegno, di ricerca comune e dunque di pace. La nostra responsabilità è consentire di svilupparsi, di farsi strada, di seminare e lasciare tracce. Investire in cultura – ha ribadito Mattarella – vuol dire investire nella comunità, nello sviluppo della coscienza civile vuol dire investire in democrazia”.

Renzi: partita è aperta, niente veti e costruiamo Casa Riformista

Milano, 17 gen. (askanews) – “Questo tema dei veti ai 5 Stelle e dei veti dei 5 Stelle è un tema di passato, ampiamente passato. Nel 2027 si vota per le elezioni politiche, o vince la Meloni o vince il centrosinistra. Io credo che non ci sia nessuno nel centrosinistra, né tra i centristi né tra la sinistra radicale, che si possa permettere il lusso di mettersi a litigare per perdere. Perché è talmente ampia, significativa e seria la posta in gioco che pensare oggi che si possa metterci a rinfacciare i veti è folle. Quindi io sono molto convinto che si debba vincere con il centrosinistra a livello nazionale, credo che i risultati siano risultati che stanno dimostrando anche nei sondaggi che la partita è aperta”. Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi, arrivando all’assemblea nazionale del partito a Milano.

E dal palco ha ribadito: “La partita è aperta, i numeri sono alla nostra portata, ma occorre costruire un casa riformista in grado di accogliere storie diverse, e l’intelligenza politica di far partire processo senza pensare di governarlo in maniera esclusiva”.

Lega, Renzi: Zaia è bravo, ma non trova mai il coraggio di rompere

Milano, 17 gen. (askanews) – “Con Zaia, con Luca, ci conosciamo da una vita: abbiamo fatto i presidenti di provincia insieme. È che Luca non trova mai il coraggio di prendere e di spaccare quello che dovrebbe spaccare”. È il giudizio di Matteo Renzi, leader di Italia Viva, conversando con i giornalisti a Milano prima che abbia inizio l’assemblea nazionale del partito.

“Zaia, diciamo, è una persona molto capace, che prende un fracco di voti, che è un grandissimo amministratore ormai da vent’anni, però non lo vedo uno che poi prende e rompe, non lo vedo così coraggioso di rompere”, ribadisce Renzi.

Abi: prestiti a famiglie e imprese +2,3% a dicembre

Milano, 17 gen. (askanews) – A dicembre 2025, l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto del 2,3% su base annua, in accelerazione rispetto a novembre (+2,1%), quando i prestiti alle famiglie erano cresciuti del 2,3% e quelli alle imprese dell’1,8%. “Per le famiglie è il dodicesimo mese consecutivo in cui si è registrato un incremento e per le imprese è il sesto mese consecutivo in cui sono cresciuti i finanziamenti”, ha detto Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario Abi.

La raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, ha presentato un incremento di 106,5 miliardi tra novembre 2024 e novembre 2025 (35,7 miliardi famiglie, 19 miliardi imprese e il restante agli altri settori, imprese finanziarie, assicurazioni, pubblica amministrazione).

La raccolta diretta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) a dicembre 2025 è risultata in aumento del 2% su base annua, proseguendo la dinamica positiva registrata da inizio 2024 (+2,6% nel mese precedente).

A dicembre 2025 i depositi, nelle varie forme, sono cresciuti del 2,1% su base annua (+2,7% il mese precedente). La raccolta a medio e lungo termine, tramite obbligazioni, a dicembre 2025 è aumentata dell’1,1% rispetto ad un anno prima (+1,9% nel mese precedente).

Abi: tasso prestiti dicembre invariato al 3,97%, mutui al 3,37%

Milano, 17 gen. (askanews) – A dicembre 2025 il tasso medio sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è rimasto invariato al 3,97%. Il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato il 3,37% (3,3% nel mese precedente; 4,42% a dicembre 2023). “Prosegue la preferenza per il tasso fisso”, ha detto Gianfranco Torriero, vice direttore generale vicario Abi. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è stato il 3,64% (3,52% nel mese precedente; 5,45% a dicembre 2023).

Il tasso praticato sui nuovi depositi a durata prestabilita (cioè certificati di deposito e depositi vincolati) a dicembre 2025 è stato il 2,14%. A novembre tale tasso era in Italia superiore a quello medio dell’area dell’euro (Italia 2,12%; area dell’euro 1,88%). Rispetto a giugno 2022, (ultimo mese prima dei rialzi dei tassi Bce) quando il tasso era dello 0,29%, l’incremento è stato di 185 punti base.

Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso a dicembre 2025 è stato il 2,39%.

A dicembre 2025 il tasso medio sul totale dei depositi (certificati di deposito, depositi a risparmio e conti correnti), è rimasto invariato allo 0,63% (0,32% a giugno 2022).

Il tasso sui conti corrente, che non hanno la funzione di investimento e permettono di utilizzare una moltitudine di servizi, a dicembre 2025 è risalito allo 0,29% (0,28% nel mese precedente; 0,02% a giugno 2022).

Il margine (spread) sulle nuove operazioni (differenza tra i tassi sui nuovi prestiti e la nuova raccolta) con famiglie e società non finanziarie a dicembre 2025 è stato di 213 punti base.

A Roma la Marcia per l’Iran al grido di “No alla dittatura”

Roma, 17 gen. (askanews) – Le foto dei ragazzi uccisi nelle proteste, bandiere iraniane, cartelli con scritto “Iran libero” e “Con le sorelle iraniane da sempre e per sempre”. Al grido di “No alla dittatura” e “Khamenei assassino”, centinaia di persone sono scese in piazza a Roma per partecipare alla “Marcia per l’Iran”, partita da Piazzale Ugo La Malfa e diretta a Piazzale Ostiense.

Un corteo pacifico organizzato dal Partito Radicale a sostegno del popolo iraniano, per richiamare l’attenzione sulla situazione dei diritti civili e politici in Iran, dove da mesi continuano le manifestazioni represse dal regime e dove secondo le organizzazioni umanitarie sono state uccise migliaia di persone.

Haaretz: Trump ha invitato Erdogan a entrare nel Board of Peace per Gaza

Roma, 17 gen. (askanews) – Una fonte diplomatica ha detto ad Haaretz che il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, così come i leader di Egitto e Qatar, sono stati invitati a far parte del Board of Peace che avrà il compito di dare attuazione ai 20 punti del piano di pace del presidente americano Donald Trump per la Striscia di Gaza. Israele ha più volte espresso contrarietà al coinvolgimento della Turchia.

Ieri, in un post su Truth il presidente americano ha annunciato che è stato costituito il Board of Peace e che “i membri saranno annunciati a breve”, mentre la Casa Bianca ha reso nota la formazione di un “Comitato Esecutivo” incaricato di “rendere operativa la visione del Board of Peace” e di un Comitato esecutivo per Gaza.

Nel Comitato esecutivo siederanno il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, l’inviato speciale Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, il genero di Trump, Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’ad di Apollo Management, Marc Rowan, il presidente della Banca mondiale, Ajay Banga, e il vice consigliere per la Sicurezza Nazionale Usa Robert Gabriel.

“Ogni membro del Comitato esecutivo supervisionerà un determinato portafoglio, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza”, ha spiegato la Casa Bianca, aggiungendo quindi che l’ex inviato Onu, Nickolay Mladenov, “membro del Comitato Esecutivo, ricoprirà il ruolo di Alto Rappresentante per Gaza” e “in tale veste, fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il nuovo governo tecnico palestinese” guidato da Ali Shaath annunciato nei giorni scorsi.

La Casa Bianca ha poi annunciato la nomina del generale Jasper Jeffers a comandante della forza internazionale di stabilizzazione, precisando che “guiderà le operazioni di sicurezza, sosterrà la completa smilitarizzazione e consentirà la consegna sicura di aiuti umanitari e materiali per la ricostruzione”.

Infine è stata annunciata la creazione di un Comitato esecutivo per Gaza a sostegno di Mladenov e del governo tecnico palestinese, di cui faranno parte Witkoff, Kushner, Fidan, Blair, insieme al diplomatico del Qatar Ali Thawadi, al capo dell’intelligence egiziana, generale Hassan Rashad, al ministro della Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti, Reem Al-Hashimy, all’imprenditore israeliano Yakir Gabay e all’ex vice premier olandese ed esperto di Medio Oriente, Sigrid Kaag.

“Gli Stati Uniti rimangono pienamente impegnati a sostenere questo quadro di transizione, lavorando in stretta collaborazione con Israele, le principali nazioni arabe e la comunità internazionale per raggiungere gli obiettivi del Piano Globale”, si sottolinea nella nota, aggiungendo che “altri membri del Comitato esecutivo e del Comitato esecutivo per Gaza saranno annunciati nelle prossime settimane”.

L’Aquila 2026 Capitale della Cultura: modello di rinascita

Roma, 17 gen. (askanews) – “Mettere al centro della rinascita la cultura. Rinascita che è autenticità è bellezza che commuove perchè preserva la memoria e favorisce lo sviluppo La cultura che ti fa guardare oltre i pregiudizi…La nostra rinascita vuole essere anche un modello possibile di riferimento di studio per il rilancio dell’appennino e delle aree interne messe a dura prova dal terremoto”. Lo ha detto il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi aprendo la cerimonia inaugurale di L’Aquila Capitale della Cultura 2026, in corso di svolgimento a L’Aquila nell’auditorium della Guardia di finanza”.

“L’inaugurazione di “L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026″ non è soltanto un riconoscimento, ma un atto di fiducia verso una comunità che, con coraggio e coesione, ha saputo rinascere e farsi esempio per l’intero Paese. Questo titolo onora la memoria e insieme consacra il futuro. Quando, nel 2009, il terremoto colpì questa città e il suo territorio, il mondo intero vide immagini di macerie, paura, smarrimento. Ma chi conosce davvero gli abruzzesi sapeva che dietro quelle macerie c’era una comunità che non si sarebbe arresa. In questi anni L’Aquila ha ricostruito le sue case, i suoi palazzi storici, le sue chiese, i suoi teatri, ma soprattutto ha ricostruito la fiducia: la fiducia nelle istituzioni, nella cultura, nel futuro. Per questo la nomina di L’Aquila a Capitale italiana della Cultura 2026 ha un valore che va oltre i confini regionali. È un riconoscimento alla capacità dell’Italia di rialzarsi, di custodire il proprio patrimonio e allo stesso tempo di innovarlo, di unire tradizione e contemporaneità, di fare della cultura un motore di coesione e di sviluppo”. Lo ha detto il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio a L’Aquila nella cerimonia di apertura di L’Aquila Capitale della Cultura 2026 nell’auditorium della Guardia di Finanza

Referendum, Parodi: pronti a qualsiasi data, da noi nessun ricorso

Roma, 17 gen. (askanews) – “Noi siamo pronti in qualsiasi data. Non abbiamo promosso la raccolta firme e non abbiamo presentato il ricorso. Osserviamo con attenzione e informeremo i cittadini a prescindere dalla data”. Con queste parole Cesare Parodi, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), risponde alla domanda di Affaritaliani se consideri legittima la data del 22-23 marzo per il referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia o se il governo avrebbe dovuto attendere la fine della raccolta delle firme su un quesito diverso con un ricorso all’esame del Tar del Lazio.

Tennis, Berrettini: "Mi devo ritrare dagli Australian Open"

Roma, 17 gen. (askanews) – Matteo Berrettini ha deciso in extremis di non partecipare all’Australian Open, come ha annunciato con una dichiarazione via social: “Mi dispiace tantissimo dovermi ritirare dal torneo. Mi é sempre piaciuto giocare qui e sentire il vostro incredibile sostegno. Grazie al torneo per la vostra fantastica organizzazione e spero di rivedervi tutti molto presto” ha dichiarato il romano ex n.6 al mondo, che avrebbe esordito nel primo Slam stagionale lunedì prossimo, contro l’australiano Alex De Minaur.

Calcio, è morto il presidente della Fiorentina Rocco Commisso

Roma, 17 gen. (askanews) – Rocco Commisso, presidente e proprietario della Fiorentina, è morto nella notte negli Stati Uniti all’età di 76 anni. A darne notizia è stato il club viola con una nota ufficiale: “Con grande dolore e tristezza la famiglia Commisso, con la moglie Catherine, i figli Giuseppe e Marisa e le sorelle Italia e Raffaelina, comunicano la scomparsa del presidente Rocco B. Commisso. Dopo un prolungato periodo di cure, il nostro amato presidente ci ha lasciati e oggi tutti ne piangiamo la scomparsa”.

La notizia ha sconvolto Firenze e l’intero mondo viola. Le condizioni di salute di Commisso erano note, ma in città restava viva la speranza di rivederlo presto, di nuovo accanto alla squadra, ai dirigenti e ai tifosi che in lui avevano sempre riconosciuto un carisma fuori dal comune e una visione imprenditoriale solida e ambiziosa. Nato a Marina di Gioiosa Ionica il 25 novembre 1949, Commisso aveva da poco compiuto 76 anni. Da bambino emigrò con la famiglia negli Stati Uniti, dove costruì una straordinaria carriera imprenditoriale culminata nella fondazione di Mediacom, diventata uno dei colossi mondiali dei sistemi via cavo. Secondo Forbes, il suo patrimonio era stimato in circa 8 miliardi di dollari nell’ottobre 2023.

Grande appassionato di calcio, nel 2017 aveva acquistato i New York Cosmos, ma la svolta della sua vita sportiva arrivò il 6 giugno 2019 con l’acquisto della Fiorentina. Con il club viola inseguì a lungo il sogno di un trofeo, sfiorato più volte con due finali di Conference League e una finale di Coppa Italia. Nell’ultima estate aveva investito oltre 92 milioni di euro sul mercato, nel tentativo di regalare soddisfazioni ai tifosi nell’anno del centenario, prima di spegnersi mentre la squadra attraversava un momento difficile in campionato.

Il suo lascito più tangibile resta il Viola Park, inaugurato nell’estate del 2024 e da lui sempre considerato motivo di profondo orgoglio. Un centro sportivo pensato come “la casa della Fiorentina”, destinato a portare per sempre il suo nome. Oltre 20 ettari, 12 campi di allenamento, strutture mediche all’avanguardia, palestre e spazi dedicati al settore giovanile e alla squadra femminile, per un investimento complessivo di circa 120 milioni di euro. Un progetto che incarna la sua idea di futuro, attenzione ai giovani e amore autentico per Firenze e per la Fiorentina.

La Figc ha reso noto che in omaggio alla memoria del presidente della Fiorentina, Rocco Commisso, deceduto nella notta, “verrà osservato un minuto di raccoglimento prima delle gare organizzate dalle Leghe professionistiche e dalla Divisione Serie A Femminile Professionistica in programma nel fine settimana (inclusi posticipi)”.

Groenlandia, Meloni non chiude alla presenza dell’Italia ma "in ambito Nato"

Tokyo, 17 gen. (askanews) – Ci sono alcune subordinate, qualche periodo ipotetico, e una condizione ben precisa. Ma Giorgia Meloni apre, o meglio non chiude, alla possibilità di una presenza italiana in Groenlandia. Succede proprio mentre Donald Trump conferma le sue mire su quella parte della regione artica minacciando anche di mettere dazi contro chi lo dovesse ostacolare. La presidente del Consiglio ne parla in un punto stampa in cui traccia un bilancio delle sue giornate giapponesi, poco prima di incontrare i big delle multinazionali nipponiche all’ambasciata italiana di Tokyo, e di volare poi verso Seoul, ultima tappa della sua missione asiatica.

Giornate in cui la premier ha rafforzato i rapporti bilaterali con il Paese del Sol levante e con la prima ministra Sanae Takaichi, perché – spiega – in “un contesto nel quale le certezze diminuiscono, avere alleati e rafforzare la cooperazione con quelle nazioni che sono affini e solide può fare la differenza”. Meloni ci tiene a dare il senso del suo viaggio, ricordando quanto sin dall’inizio del suo governo abbia lavorato a un “maggiore protagonismo” in altri quadranti oltre a quello europeo, mediterraneo e americano che restano “riferimenti essenziali”.

Ma a incombere sono proprio le tensioni che si registrano dall’altra parte del mondo. La presidente del Consiglio ammette che i metodi di Donald Trump possono essere molto “assertivi” ma allo stesso tempo ritiene che il suo atteggiamento rispetto alla Groenlandia sia soprattutto “un modo per segnalare con maggiore forza una problematica che c’è” e che nasce da una “sottovalutazione della strategicità” dell’area che c’è stata negli ultimi anni. Anche per questo ritiene “molto difficile un intervento militare di terra” perché, sostiene, “la questione è politica e politicamente verrà risolta, con un impegno maggiore di tutti”.

E, tuttavia, se nei giorni scorsi il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva usato toni ironici nei confronti della decisione di alcuni Paesi di inviare militari in Groenlandia per l’esercitazione ‘Arctic Endurance’, la premier più diplomaticamente dice di ritenere che “non vada fatto l’errore di leggere quello che stanno facendo gli altri paesi europei come una volontà divisiva” rispetto agli Stati Uniti ma allo stesso tempo sottolinea che il dibattito va fatto “all’interno della Nato, anche per cercare di non muoversi in ordine sparso”. Ed è esattamente all’interno dell’alleanza atlantica che, a suo giudizio, si può discutere anche di un impegno italiano. “Credo – osserva – che quello sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza”.

Quella in Groenlandia non è però l’unica crisi che bussa alle porte dei leader occidentali. La presidente del Consiglio esprime l’auspicio anche in Iran ci sia una “de-escalation” e condanna la repressione violenta del regime contro chi sta scendendo in piazza in questi giorni. “Chiaramente voglio ribadire la mia solidarietà nei confronti del popolo iraniano e delle persone che legittimamente manifestano per i propri diritti, per un futuro migliore, non credo che manifestare per i propri diritti si possa pagare con la vita”, sottolinea.

Meloni si dice poi pronta anche a giocare un ruolo ancora più attivo su Gaza. La presidente del Consiglio non si sbilancia in attesa che Trump ufficializzi la sua presenza tra i politici che siederanno nel Board of peace, dopo che oggi ha annunciato chi fa parte del livello esecutivo. “Posso dire che abbiamo sempre dato e stiamo dando la nostra disponibilità ad avere un ruolo di primo piano nella realizzazione e nella costruzione del piano di pace per il Medio Oriente, che consideriamo una occasione unica in un contesto che sicuramente è molto complesso e molto fragile”, spiega. Proprio in questo contesto Meloni potrebbe volare al termine della missione asiatica a Davos, non per una partecipazione “non prevista” al World economic forum, ma per eventuali incontri che potrebbero essere convocati. “Potrebbero esserci delle riunioni di vertice o sull’Ucraina o anche su Gaza, a quelle abbiamo sempre partecipato e in questo caso parteciperemo”, sottolinea.

Dossieraggi, Salvini: Lega la più spiata, vogliamo i mandanti

Roma, 17 gen. (askanews) – “Eravamo i più dossierati, ma mi viene voglia di citare Vasco: e già, siamo ancora qua…” Lo ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, intervistato dal Giornale sul caso dei presunti dossieraggi.

“Sia chiaro, non mi interessa nulla di questo individuo”, ha precisato a proposito del luogotenente della Guardia di Finanza Pasquale Striano, accusato degli accessi illegali alle banche dati. “Voglio sapere – ha aggiunto – chi lo copriva e chi lo esortava”.

Contro la Lega, ha detto ancora il vicepremier, “hanno provato con i rubli, con i russi, con il fango contro il nostro tesoriere Alberto Di Rubba. Ad Armando Siri hanno fatto le peggiori cose, hanno spiato i nostri capigruppo e Luca Morisi trattato in modo indegno. Zero esiti penali, tutti calunniati e sputtanati. Ma per fortuna sono tutte persone che hanno spalle larghe, famiglie, un futuro”.

A colpire la Lega, ha sostenuto ancora il leader del Carroccio, sono stati “pezzi di Guardia di Finanza deviata all’epoca, pezzi di servizi al servizio di altri all’epoca, non ultimi certi giornalisti al cospetto di editori compiaciuti e compiacenti. C’è un giornale che è si è accanito anche sulla mia casa, acquistata su Immobiliare.it con un mutuo di trent’anni come milioni di italiani”.

“Ora – ha ribadito Salvini – bisogna cercare i mandanti”. Sospetti? “Quelli cui la Lega dà fastidio. Alcuni ambienti, più finanziari che politici. Quelle venti persone che tirano i fili, anche se ora per fortuna hanno meno potere. Certo, oggi il vero potere è disporre dei dati, ma su di me non possono avere un cavolo”.

“C’è una connivenza giudiziaria che va decapitata. Oggi c’è gente che parla dei dossieraggi facendosi passare per vittime”. Chi sono? “Giornalisti e finanzieri”, è la replica del leader leghista.

Iran, Conte: noi solidali con proteste, falsità su nostra posizione

Roma, 17 gen. (askanews) – “Le scrivo mentre torno dalla piazza di solidarietà alla popolazione iraniana. Sull’Iran non posso lasciar credere ai suoi lettori che io abbia fatto mancare la condanna mia e del M5S al terribile regime di Teheran. Questa è un grave e totale falsità”. Lo scrive il presidente del Mocvimento 5 stelle, Giuseppe Conte, nella sua lettera di replica ad un commento di Ferruccio De Bortoli pubblicato sul Corriere della sera. “Sarebbe bastato – accusa l’ex premier -leggere le nostre dichiarazioni ufficiali di questi giorni per trovare il nostro sostegno alla popolazione iraniana che chiede diritti, libertà, vita. Sarebbe bastato informarsi per sapere che è stato il M5S a chiedere al ministro Tajani di venire in Parlamento a parlare delle violenze in Iran oltre che del Venezuela”.

“La risoluzione di condanna all’Iran a cui si fa riferimento – spiega – l’abbiamo condivisa in toto al Senato, abbiamo solo chiesto di aggiungere un passaggio cruciale al ragionamento: no interventi militari unilaterali in Iran al di fuori del diritto internazionale. Quando ci hanno detto di no, ci siamo astenuti, ma poche ore dopo, alla Camera, abbiamo presentato il nostro testo che ha unito l’intero campo progressista nel voto per condannare il regime iraniano (come previsto dal testo votato da tutti gli altri partiti al Senato) ma anche azioni militari unilaterali. Di questo lei non ha informato i suoi lettori. Lo faccio io adesso”.

“Perché – continua il leader stellato – per noi è così fondamentale quel passaggio sugli interventi militari? Li abbiamo già visti, anche di recente, gli interventi che si muovono fuori dallo schema del diritto internazionale, dell’azione corale della comunità internazionale e in balìa solo dell’interesse e degli appetiti di singole superpotenze sulle risorse di altri Paesi. Ricordiamo anche Libia, Iraq. L’Afghanistan, lasciato dopo 20 anni sotto il tacco dei talebani. Quindi non è un impegno indifferente aggiungere a una risoluzione di condanna del terribile regime di Teheran l’impegno a non ripetere gli errori del passato e a privilegiare scelte della comunità internazionale che possano mettere in ginocchio una tirannia e salvare le persone senza le bombe collegate agli interessi e gli appetiti di singole potenze superarmate”.

“Non possiamo permetterci – avverte ancora Conte – azioni stile Venezuela nella polveriera del Medioriente. Lì un attimo dopo le bombe e la consegna del governo alla vice dello stesso regime Maduro si sono riunite le compagnie petrolifere per prendere il controllo, non certo un gruppo di sociologi, politologi ed economisti per aiutare la transizione democratica. L’Europa è un attore determinante e dobbiamo essere protagonisti delle scelte, attivandoci con forza a livello politico, diplomatico ed economico per fermare il terribile regime iraniano. Non possiamo solo aspettare che gli altri sgancino le loro bombe e tutelino i loro interessi”, conclude.

M5S, Conte: io sosia di me stesso? A Trump ho detto anche dei no

Roma, 17 gen. (askanews) – Il presidente del Movimento 5 stelle scrive al Corriere della sera per rivendicare la sua coerenza in materia di politica internazionale, replicando a un commento dell’ex direttore Ferruccio De Bortoli: “Non sono il sosia del Conte premier. Sono sempre io. Oggi all’opposizione, come ieri al Governo, vivo la politica estera e le nostre storiche alle- anze, come quella con gli Stati Uniti, senza mai abbandonare lo spirito critico, senza alcuna sudditanza”, scrive Giuseppe Conte.

“Con alleati come gli Stati Uniti, al Governo – spiega – ho collaborato, con Trump ho intrattenuto stretti rapporti in nome dell’amicizia storica con gli Usa. Da premier, con gli Stati Uniti, come altri alleati, ho stretto intese. Ma proprio agli Stati Uniti ho anche detto ‘no’, quando ho ritenuto che fosse necessario per difendere i nostri interessi nazionali e i principi del diritto internazionale. Ho detto no al colpo di mano di Guaidò in Venezuela. Con Trump ho tenuto il punto quando non ha gradito il nostro lavoro di costruzione di intese commerciali per la via della Seta con la Cina, sollecitate dai nostri imprenditori”.

“Con gli Stati Uniti – ricorda ancora l’ex presidente del Consiglio – mi sono confrontato in modo franco per diluire nel tempo e rimandare il raggiungimento del 2 per cento del Pil in armi e difesa in sede Nato, rivendicando la priorità per gli italiani di investimenti per le emergenze di scuola e sanità. Oggi il Governo Meloni firma impegni al 5 per cento sulle armi senza fiatare, mentre si tagliano i servizi e aumentano le tasse. Accettando la suggestione, ‘se Conte fosse premier’ l’Italia avrebbe sanzionato Israele, avrebbe imposto l’embargo delle armi e lo stop alle collaborazioni militari con gli autori di un genocidio. Come quando — per primo — ho firmato lo stop della vendita di armi a giganti come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti perché spargevano sangue in Yemen violando il diritto internazionale”.

“Se Conte fosse premier – afferma ancora il leader del M5S – avrebbe lavorato per compattare l’Ue e minacciare con fermezza contro-dazi anziché accettare tariffe al 15% contro le nostre imprese e prendere impegni per non disturbare i giganti del web americani sulle tasse”.

Libertà e solidarietà: perché Sturzo parla ancora all’Italia di oggi

“Liberi e forti”, ancora oggi

Perché “liberi e forti” può essere detto ancora. Perché quell’appello può essere rinnovato oggi, in un tempo segnato da incertezze, polarizzazioni e diffidenza verso una politica sempre più tentata dalla spettacolarizzazione.

L’esperienza di Luigi Sturzo ricorda che la democrazia vive solo se partecipata, radicata nei territori e capace di tenere insieme libertà e solidarietà: una lezione che, a oltre un secolo di distanza, non perde forza e anzi sembra adattarsi con sorprendente precisione alle urgenze del presente.

Il popolarismo come infrastruttura democratica

Agli inizi del Novecento il popolarismo introdusse nell’Italia liberale postunitaria principi decisivi: democrazia sociale, autonomia delle istituzioni, partecipazione dei cittadini, rifiuto di ogni autoritarismo. Il nuovo partito, ispirato a valori cristiani ma dichiaratamente laico, pluralista e democratico, si apriva a credenti e non credenti.

Sturzo rifiutava lo statalismo e immaginava una democrazia fondata su autonomie vive — comuni, associazioni, cooperative, sindacati — in una logica sussidiaria dove libertà sociale e libertà politica sono inseparabili. Da qui anche riforme ancora attuali: la proporzionale come strumento di rappresentanza plurale, il decentramento amministrativo, la tutela della piccola proprietà e del lavoro agricolo, politiche sociali avanzate.

Antifascismo, coerenza, eredità repubblicana

Sturzo fu tra i primi a denunciare il pericolo del fascismo e pagò con l’esilio la propria coerenza: un’opposizione non ideologica, ma ancorata alla difesa delle libertà civili e del pluralismo, anche quando ciò comporta conseguenze scomode.

Dallo scioglimento del Partito Popolare Italiano nel 1926 nacque, nel dopoguerra, la tradizione della Democrazia Cristiana, che guidò la ricostruzione e contribuì in modo decisivo alla Costituzione italiana. Molti elementi sturziani — la centralità della persona, l’equilibrio tra libertà e solidarietà, il ruolo delle autonomie — sono entrati stabilmente nel lessico politico italiano.

Restano un promemoria attuale: serve una politica che non tema la complessità, che unisca valori e pragmatismo, e che rimetta al centro la dignità della persona e la vitalità della società civile, oggi troppo spesso marginalizzate.