Home Blog Pagina 402

Religione e modernità: un confronto tra rinascita spirituale e fondamentalismo.

Negli ultimi anni, il mondo ha assistito a due fenomeni paralleli ma opposti: la rinascita religiosa e il crescente fondamentalismo. Mentre la prima rappresenta un ritorno alla spiritualità e ai valori morali come risposta alle incertezze del mondo moderno, il secondo è un’interpretazione rigida e violenta della fede, che alimenta conflitti e divisioni. Questo dualismo riflette la complessità del ruolo della religione nella società contemporanea.

La rinascita religiosa si manifesta come un movimento globale che attraversa diverse tradizioni spirituali. In un’epoca caratterizzata da crisi economiche, cambiamenti climatici e isolamento sociale, molti trovano conforto nella fede, riscoprendo i valori di solidarietà, comunità e trascendenza. Questa rinascita non è legata necessariamente alle istituzioni religiose tradizionali, ma spesso si declina in movimenti interreligiosi, e pratiche come la meditazione o il volontariato, volte a migliorare sia l’individuo che la società.

Il messaggio centrale di questa rinascita è quello dell’inclusività. La religione diventa uno strumento per unire, anziché dividere. Si tratta di un processo che valorizza la diversità culturale e promuove il dialogo interreligioso. Contrapposto a questa rinascita c’è il fondamentalismo, un fenomeno che trasforma la religione in un’arma ideologica e si nutre di interpretazioni letterali e rigide delle scritture, spesso manipolate per fini politici o sociali.

Nel 2025, già nei primi giorni dell’anno, il fondamentalismo islamico continua purtroppo a rappresentare una minaccia significativa in diverse aree del mondo. Gruppi radicali sfruttano le fragilità economiche, la mancanza di istruzione e i conflitti locali per diffondere la loro ideologia.

Non a caso, infatti, sia la rinascita religiosa che il fondamentalismo nascono da un desiderio di rispondere al caos e alle incertezze del mondo moderno anche se le loro motivazioni e finalità sono profondamente diverse. La rinascita religiosa si basa su un bisogno di connessione e significato, mentre il fondamentalismo si nutre di paura, esclusione e rabbia. La rinascita religiosa promuove il dialogo e l’inclusione, mentre il fondamentalismo cerca di imporre un’unica verità.

La rinascita cerca di integrare valori spirituali con le sfide  contemporanee. Il fondamentalismo, invece, spesso rifiuta la modernità e mira a un ritorno idealizzato al passato.

Nel 2025, le religioni si trovano dunque a un bivio. Possono diventare una forza di coesione, favorendo il dialogo interculturale e aiutando le persone a costruire un futuro sostenibile, oppure rischiano di essere usate come strumenti di divisione e di conflitto.

La rinascita religiosa e il fondamentalismo rappresentano due volti opposti della stessa medaglia. Da un lato, la fede può offrire speranza e unità; dall’altro, se manipolata, può alimentare odio e violenza. Il futuro dipenderà dalla capacità delle società di valorizzare la dimensione spirituale senza cadere nelle trappole dell’estremismo, costruendo un mondo in cui le diversità religiose siano fonte di arricchimento e non di conflitto. Nelle comunità religiose i leader spirituali,  le istituzioni governative e la società civile hanno un ruolo cruciale nel proteggere la libertà religiosa senza permettere che venga strumentalizzata.

È importante, dunque, distinguere tra l’uso positivo e costruttivo della fede e il suo abuso a fini estremistici. Demonizzare una religione non fa che alimentare il ciclo di esclusione e odio, creando le condizioni ideali per nuove radicalizzazioni. La chiave è promuovere il rispetto reciproco, dimostrando che la “passione religiosa” può essere una forza di pace e non di conflitto. Solo attraverso l’educazione, il dialogo e la giustizia sociale si può sperare di costruire un mondo in cui la fede unisca anziché dividere e frammentare la società e le rispettive comunità.

Cattolici e riformisti: un progetto comune in difesa della Costituzione repubblicana.

Quale ruolo per una forza di centro nellattuale quadro bipolare?

L’interessante dibattito, su questo giornale, su quale ruolo debba assumere l’auspicata aggregazione tra cattolici e riformisti, mi induce a alcune brevi considerazioni sulle pregevoli tesi dei tanti opinionisti finora intervenuti.

Il punto di avvio mi pare ruotare attorno al paradigma: Partiti – Democrazia.

 

Può esistere una democrazia senza partiti?

E da esso ne discende, ovviamente, un primo fondamentale interrogativo: può esistere una democrazia senza partiti?

La risposta è ovviamente scontata.

Non può esserci e non può trovare articolazione una democrazia senza i partiti proprio perché mancherebbe quella funzione di intermediazione tra società e istituzioni che i partiti, dalla loro lontana genesi, agli albori del ‘900, hanno saputo esercitare con sapiente equilibrio, soprattutto nei cinquant’anni di vita politica post bellica.

Destrutturato quel sistema, basato soprattutto sulla contrapposizione di due ideologie poco conciliabili, tra la DC ed il PCI, nel corso del quale le forze cattoliche e riformiste, all’interno di un quadro di libertà costituzionali che erano rifiorite – dopo le parentesi buie dei totalitarismi nel continente europeo – seppero assicurare con i loro governi, una lunga stagione di libertà e presidio dei diritti fondamentali, oltre ad essere motore di sviluppo e di avanzamento della sfera sociale, civile ed economica dei cittadini, muto’ totalmente il quadro identitario delle forze politiche in campo.

 

La nuova stagione del maggioritario e la degenerazione populista

Con la nuova stagione del maggioritario, seguito al referendum di Mariotto Segni, che archivio’ la cosiddetta prima Repubblica, si introdusse un sistema elettorale che portò le forze politiche, peraltro di nuovo conio, a formare delle coalizioni con cui ci si candidava, con l’indicazione di un aspirante premier, al governo del paese.

Non si colsero, nell’immediato, le tante insidie di questo cambiamento.

Furono le diverse tornate elettorali a renderci, sempre più evidente, l’impatto polarizzante di una estremizzazione politica dei partiti – divenuti sempre più partiti personali – e con essa i tanti effetti di corrosione della coesione sociale che, bene o male, aveva invece assicurato la Democrazia Cristiana con i suoi governi.

Così, di legislatura in legislatura, in questi trent’anni si è assistito, senza soluzione di continuità, ad una perniciosa degenerazione che ha prodotto nel paese un crescente disinteresse alla partecipazione politica, tenendo lontani dalle urne quasi metà dell’elettorato.

 

La tesi di Ettore Bonalberti: alternativi alla destra e distinti e distanti dalla sinistra

Tra i vari tentativi di dare corpo e linfa ad un nuovo centro, appare meritevole l’idea di Bonalberti, espressa  ieri su questo giornale.

Significativo questo passaggio: “..Iniziativa Popolare, tra la ricerca del federatore degli amici di Tempi Nuovi e degli ex margherita o la federazione con Forza Italia, ha scelto di stare ben collocata al centro, alternativa alla destra e distinta e distante dalla sinistra, ridotta a quel “partito radicale di massa”, di cui alla celebre connotazione del prof Augusto Del Noce..”

Obiettivo, senz’altro nobile e degno di rilievo, non fosse altro perché si riconnette direttamente ad una idea identitaria che caratterizzò la storica Democrazia Cristiana.

Fu in nome di questa peculiarità identitaria che l’area cattolica seppe esprimere in politica i migliori tratti valoriali, dopo averne tradotto i  fondamenti, con l’Assemblea costituente, nella Carta Costituzionale che ancora oggi non ha perso modernità.

Dall’altra non possiamo certo ignorare la pregevole missione di governo che la DC seppe portare avanti, sempre nella lungimirante ricerca di risposte modulate su un virtuoso e costante bilanciamento degli interessi contrapposti dei diversi ceti sociali.

 

Le politiche aggressive di una destra che tende a destrutturare i tratti fondamentali del nostro Ordinamento

Oggi di fronte all’aggressività di una destra che vuole porre sul campo nuovi cliché di rappresentanza politica, fuori da ogni consuetudine e argine Costituzionale, pronta a divincolarsi totalmente da ogni sorta di pesi e contrappesi, genera nuovi rivoli di speranza quel crescente sentire comune che intende reagire con iniziative politiche concrete a tutela e presidio dei valori fondanti della nostra Repubblica, basata sul cruciale principio della centralità del Parlamento, della divisione dei poteri e dell’esercizio concreto della volontà popolare.

 

Senza una legge proporzionale il centro è destinato allirrilevanza politica

C’è però un particolare aspetto che dovrà essere debitamente valutato.

Se da una parte è, infatti, doveroso non  mollare sulle iniziative per il ritorno, prima possibile, ad una legge elettorale proporzionale, e contrastare, con determinazione, l’idea di introdurre inediti modelli, alludo all’attuale progetto di legge di premierato, che creerebbe forte squilibrio tra i poteri istituzionali, opponendo un modello, ampiamente sperimentato nell’attuale Repubblica federale tedesca, ossia il Cancellierato, assai più compatibile con il principio della divisione dei poteri, asse fondamentale delle democrazie moderne.

Così come pretendere, al contempo, l’attuazione integrale della Carta Costituzionale, a partire dalla concreta conformità dei partiti all’art.49 che sancisce il principio della piena democraticità interna.

Assai utopistica appare, invece, in questo quadro politico, fortemente caratterizzato da un bipolarismo in cui hanno buon gioco le forze populiste, scommettere su un progetto politico che solo in presenza di un concreto scenario proporzionale – cosa fuori dagli intenti programmatici di questa maggioranza di governo, con tutt’altri orizzonti come il fronte delle opposizioni – può avere una sua ragion d’essere.

Perseverare pertanto nell’idea di un centro, diffidente rispetto ad alleanze che possono invece costruirsi interpretando quelle tante istanze che reclamano dal sistema politico una più attenta cura del bene comune, politiche più accoglienti non fondate su una visione pan-penalistica dal doppio binario che inasprisce le pene per gli emarginati sociali, mentre ridisegna o elimina fattispecie criminali cruciali per la lotta alla corruzione e al clientelismo, foriere di forti diseguaglianze sociali, appare un evidente errore di strategia.

 

Il crescente impoverimento dei pensionati, salariati e ceto medio, non pare impensierire le politiche di questo governo

Mentre è sotto gli occhi di tutti – ne sono eloquenti i monitoraggi periodici dell’ISTAT e dei tanti Enti istituzionali deputati a certificare il generale andamento socio-economico del paese – il crescente depauperamento dei pensionati, cui è stato fatto un aumento medio di poco meno di due euro mensili, dei salariati, che si dibattono tra contratti a termine e disoccupazione  e di ampi strati del ceto medio e professionale, pensare di perseguire obiettivi politici destinati a tradursi in irrilevanza politica, non farebbe che dare il colpo di grazia ai labili tentativi di ricomposizione del centro, nel nome di un’alleanza culturale e politica di cui se ne vuole rendere protagonista quella ampia parte della cultura cattolico democratica, popolare e riformista, non più disposta ad accettare i danni che politiche sovraniste e populiste hanno prodotto e stanno producendo nel tessuto civile, sociale ed economico del paese.

 

Per battere le destre serve una comune intesa tra cattolici e riformisti in difesa della Costituzione

Mentre non sembra convincere la linea politica di quella parte del cattolicesimo liberale che vede nelle alleanze con le destre, peraltro rese strutturali da una chiara pregiudiziale scelta di campo, uno strumento di contenimento delle politiche populiste e sovraniste.

Allo stato delle cose quello che si coglie non è altro che un inequivocabile stato di sudditanza rispetto alle scelte più identitarie di questo governo.

Appare strategia assai più pregnante sostenere, a mio giudizio, una comune intesa tra cattolici e riformisti in nome di una mission che ritrovi, in primo luogo, la sua ragion d’essere nella difesa dei principi e dei valori fondanti della nostra Costituzione.

Darebbe sicuramente spinta a quel sentimento di speranza di un futuro possibile in quei tanti cittadini che da tempo hanno rimosso ogni pur minimo barlume di fiducia in questa classe politica.

 

La partecipazione attiva come leva contro le politiche populiste e sovraniste

Insomma, in questo momento così difficile per la tenuta delle istituzioni democratiche, non solo in Italia, in cui sono prepotentemente affiorare dottrine tese a destrutturare i modelli istituzionali fondati su Democrazia e Stato di diritto, è categorico evitare ogni errore di ingenuità, o ogni sottovalutazione, che finirebbe per far perdere lustri nel processo di costruzione di un progetto politico serio e lungimirante, capace di mandare a casa una maggioranza governativa, peraltro minoranza nel paese, intenzionata a cambiare gli assi portanti della nostra Carta fondamentale.

Serve subito, allora, una scelta di campo, nel solco di un percorso che ritrovi nella tutela e salvaguardia della nostra Carta Costituzionale e nella necessità di riportare tanti cittadini a ritrovare interesse e partecipazione alle scelte politiche del paese, senza deleghe in bianco o pieni poteri da conferire a capi partito o leader di turno, recuperando il concreto esercizio della sovranità popolare, che ciascun cittadino esprime nel momento in cui è chiamato al rinnovo delle Istituzioni, sovranazionali, nazionali e locali.

Non altro mezzo appare più plausibile per non lasciare i tanti cittadini, sfiduciati e privi di speranza, nella rete dei tanti populismi che, con demagogie ingannevoli, piegano gli interessi comuni agli interessi di magnati e alle élite tecno-capitaliste, sempre più protesi ad orientare le politiche secondo i loro interessi planetari.

Delitto Piersanti Mattarella, la Dc nel mirino della violenza terroristica.

Crediamo che il modo piu giusto di onorare Pier Santi Mattarella, uomo probo e intelligente, consista non tanto nel deprecare e piangere quanto nello sforzarci di capire perché un altro uomo della Dc – uno dei migliori – sia caduto dopo Aldo Moro e per le stesse ragioni.

[…] C’è […] chi ritiene che il terrorismo nasca dalla incapacità della Dc di accogliere e istituzionalizzare le spinte sociali verso il cambiamento. Anche questo discorso – caro ai politologi della sinistra – contiene un vizio logico di partenza perché i sistemi, se mai, evolvono proprio grazie alla dialettica tra governo e opposizione e si cristallizzano invece quando, nei momenti di emergenza e di pericolo, governo e opposizione quasi si confondono. Una terza ipotesi – recentemente avanzata anche da Pertini – individua la molla del terrorismo in una «volontà straniera» tesa a destabilizzare l’Italia, terra di confine tra i due grandi imperi.

Può essere, ma è difficile credere che la violenza diffusa e cieca che poi, organizzandosi, ha partorito le organizzazioni terroristiche, nasca da una volontà straniera anziché dalla realtà italiana.

Quale che sia l’ipotesi giusta, resta il fatto che ciascuna di quelle esposte, se fosse esatta, presupporrebbe un uguale accanimento contro la Dc e contro il Pci, entrambi imputabili, da posizioni e per colpe diverse, o di convergere verso la collaborazione riformistica o di non riuscire a sbloccare il sistema, oppure, semplicemente, di vivere in una zona sensibile tra due imperi. Ma come si spiega allora che a parte l’efferata uccisione di Guido Rossa, caduto per una «colpa» specifica agli occhi dei terroristi, a parte i carabinieri, i poliziotti, i magistrati e tutti gli altri cittadini al cui sacrificio ci inchiniamo con eguale reverenza, ma la cui vita viene sacrificata prevalentemente per spargere un generico terrore, cadano sempre e soltanto i leader democratici cristiani?

L’«Ora» di Palermo (ripresa da «La Repubblica») ha pubblicato con evidenza l’intervista con un (guarda caso) anonimo magistrato il quale sostiene che Mattarella è stato ucciso dalla destra dc. E «Paese Sera» gli fa eco attraverso un’intervista con Michele Pantaleoni il quale dichiara che «certo, c’è la preoccupazione che il delitto possa essere maturato negli ambienti della destra dc ostile a una svolta alla Regione…».

Lasciamo agli intervistati e agli intervistatori la responsabilità di tali ignobili calunnie che, oltre a offendere i morti e i vivi, rappresentano un altro passo indietro nella ricerca – cosi necessaria e urgente — delle autentiche radici del terrorismo. La verità ancora una volta è un’altra, è quella di sempre, ed è che colpire la Dc nei suoi uomini migliori significa colpire il cuore del sistema politico italiano.

Questo disegno è figlio di quella falsa cultura veteromarxista cui abbiamo accennato, che ha trovato echi compiacenti in chi, pur non condividendola completamente, ha tuttavia lasciato intendere che basterebbe eliminare la Dc per aprire la strada del rinnovamento sociale. Oggi nessuna delle autentiche forze politiche crede o lascia credere in un cosi semplicistico programma, anzi la Dc è ritenuta e proclamata elemento insostituibile di qualsiasi alleanza, di qualsiasi progetto. Ma intanto coloro che attinsero e attingono ancora alle fonti avvelenate che sparsero attorno il gran rifiuto della democrazia, tentano ancora di scardinare il sistema e le istituzioni e, quindi, la Dc, nella speranza che comunque, dal caos, sorga qualcosa di nuovo e di migliore.

[…]

Il rosso Daspo e una civiltà in frantumi

Ci sono colori destinati a passare alla storia, ad esempio il rosso e il nero. Da sempre, ricchi di simbolismo, confliggono tra di loro politicamente e per combinazioni.

Il primo può ottenersi mischiando un colore primario insieme ad uno secondario. Il secondo invece può aversi anche miscelando esclusivamente colori nobili segnando un punto a favore del proprio rango.

Stendhal ci ha scritto sopra un romanzo dove il protagonista è in conflitto tra il nero della affermazione sociale ed il rosso della passione. Il rosso e il nero è anche la puntata di rischio alla roulette, ti obbliga ad una scelta di campo, vinci la posta o perdi tutto.

Il nero fa pensare al misterioso modo di comporsi del potere ed al suo occulto esercizio. Il rosso, diversamente, è il vessillo visibile di una protesta permanente contro di esso.

Prima a Milano e adesso anche a Roma i Sindaci di Sinistra hanno inaugurato provvedimenti di sicurezza dando vita al Daspo rosso.

Daspo è l’acronimo del divieto di accedere alle manifestazioni sportive. È una misura che sta infettando il resto del territorio urbano che pure non si occupa di sport ed è stata presa in prestito per rendere inaccessibili zone della città a delinquenti e malavitosi di tal risma.

Si scateneranno polemiche al pari delle misure che stabiliscono la creazione delle ZTL, zone a traffico limitato.  I fautori magnificano la possibilità di camminare in vie centrali e di lustro della città senza il timore di essere calpestati dalle automobili. I contrari invece contestano che lo spazio sottratto alla circolazione intasa ancor più densamente il traffico nel territorio circostante.

I violenti e i banditi non scompariranno, potranno piuttosto darsi da fare fuori dal cerchio rosso. La prima paradossale conseguenza sarà che il buon cittadino dovrà barricarsi all’interno della fascia protetta con il timore di mettere il naso fuori da essa. Chi ne restasse fuori, dovrà fronteggiare una ulteriore concentrazione di fuorilegge e per cavarsela non resterà che affidarsi alla preghiera.

Al solito, il problema di un buon vivere viene aggirato o decentrato. L’impressione è quella del ricordo di alcuni film di fantascienza dove ci sono zone interdette agli abitanti di un certo pianeta o dove i Cattivi sono spediti al confino in altre galassie o roba del genere.

Il Daspo fa pensare ad un raspo senza chicchi, a decisioni che prendono atto che non c’è succo da salvare ma dove è possibile giocare solo in difesa o mettere più convenientemente la polvere sotto il tappeto. È forse il colore di un atto di resa, dove sventola la bandiera non più bianca ma rossa. Sarà poi da stabilire, in concreto, quante energie assorbirà la verifica del rispetto del Daspo e quali sanzioni saranno effettivamente adottate in caso di infrazione.

Verrebbe banalmente da ragionare che se si è in affanno ad arginare i delinquenti a regime normale, altrettanta difficoltà permarrà in ogni caso con il Daspo in azione.

Nel nostro paese i semafori giocano su tre colori. Escluso il giallo ambra, il verde richiama la natura ed è una concessione alla serenità. Il rosso al contrario riconduce d’istinto primordiale al sangue e quindi al pericolo e all’attenzione.

Forse è corsa una linea rossa telefonica tra Sala e Gualtieri e c’è da credere che altri ci faranno su un pensiero per adottarla a loro volta. Se questa è la situazione, c’è da diventare rossi di rabbia e di vergogna per lo stato dei fatti. Si fa passare per un intervento di amministrazione quella che è piuttosto la fotografia di una tragedia.

Il quadro a cui si va incontro segnala una politica, quanto alla sicurezza, dai conti in rosso. Come è noto il toro non è attratto da quel colore ma dall’agitarsi del drappo da parte del torero. Sembra che i Sindaci siano attratti dal Daspo senza centrare invece la soluzione vera a cui si dovrebbe ricorrere.  Non sarà dire a gentaglia di ogni tipo che alcuni quartieri della città per loro sono fuori servizio a risolvere la faccenda.

Il loro cuore rosso batterà ugualmente e forse ancor più all’impazzata. “Rosso di sera buon tempo si spera”, è l’augurio da ripudiare.

Israele, l’alto costo di una vittoria.

Si è scritto più volte in queste note che il governo e l’esercito israeliani avrebbero continuato incessantemente la distruzione di Gaza per sfruttare sino in fondo il sostanziale vuoto di potere che si è creato negli Stati Uniti dopo le elezioni dello scorso novembre. Con il presidente uscente ormai notevolmente indebolito e quello eletto non ancora insediato. Un punto debole della democrazia americana che si ripropone ogni qualvolta c’è un cambio fortemente politico nell’Amministrazione.

Ora però Trump è in arrivo e Netanyahu sa bene che esigerà la conclusione dei bombardamenti sulla Striscia per poter dire che arrivato lui la guerra si ferma. Dunque la situazione sul terreno verrà congelata e quindi Tel Aviv sfrutta sino in fondo gli ultimi giorni utili per allargare la sua presenza e al contempo abbattere quanto più possibile le residue postazioni esterne e sotterranee di Hamas.

La nuova presidenza americana, una presidenza ancora più amica della precedente, comporta per Israele la necessità di ragionare su un assetto regionale più stabile e in un qualche modo pacifico o comunque non in stato di conflitto perenne. Questo è il tema che potrebbe mettere in difficoltà l’attuale governo, così radicale ed estremo. Ma per ora le cose procedono alquanto bene, dal suo punto di vista.

Sul terreno militare l’IDF non solo ha confermato la sua indiscutibile superiorità (garantita dal costante sostegno USA) ma ha decisamente rafforzato la propria posizione sul terreno. Infatti l’attuale governo israeliano ha colto l’occasione per indebolire il nemico iraniano attaccando direttamente e duramente i suoi emissari in loco, i cosiddetti proxy. Non solo Hamas, diretta responsabile del massacro del 7 ottobre, sino a quel momento lasciata abbastanza tranquilla (tranne che nei periodici scontri innescati dal lancio di missili da Gaza verso il territorio israeliano) in funzione anti ANP (l’Autorità Nazionale Palestinese), organizzazione da indebolire nella logica di un maggior controllo della Cisgiordania; ma anche Hezbollah, vero cuneo filo-iraniano nella regione, assai insidioso non solo militarmente in ragione del consistente potere detenuto in Libano di cui controlla(va) totalmente la fascia meridionale confinante con lo stato ebraico.

Ed infatti i colpi durissimi inferti sia alla catena di comando che alla logistica e all’organizzazione territoriale del movimento sciita sono stati meticolosamente studiati (i piani esecutivi erano pronti da tempo, per essere – appunto – utilizzati alla prima occasione) e puntualmente eseguiti, a testimonianza di un preciso programma militare e politico. Ma non è tutto.

Perché anche il proxy iraniano meno vicino all’area più calda è stato colpito. Gli yemeniti Houthi, per la verità, hanno attirato su di sé le attenzioni non solo israeliane in seguito alla loro campagna ostile al traffico mercantile internazionale che solca il Golfo di Aden e poi il Mar Rosso transitando per lo stretto di Bab-el-Mandeb; e soprattutto hanno attaccato direttamente le città israeliane lanciando nell’ultimo anno oltre 220 tra missili e droni, non tutti intercettati dallo scudo difensivo americano THAAD recentemente installato. Alcuni di questi missili sono balistici – di evidente dotazione iraniana – e dunque potenzialmente lesivi dello spazio aereo israeliano. Quindi realmente pericolosi per la popolazione.

Nelle ultime settimane i caccia con la stella di David hanno colpito in profondità, nello Yemen occupato in larga misura dagli Houthi: l’aeroporto della capitale Sana’a e importanti infrastrutture portuali sul Mar Rosso, come quella di Hodeidah. Con una chiosa, esplicitata a chiare lettere dal premier Netanyahu: gli Houthi ci attaccano e dunque patiranno la stessa sorte di Hamas e Hezbollah. Il messaggio è limpido, nella sua brutalità; le milizie terroristiche sostenute dall’Iran verranno eliminate, distrutte: “continueremo finché il lavoro non sarà finito”.

Dal punto di vista politico l’indebolimento iraniano e le pressioni che Trump eserciterà sui sauditi potrebbero favorire l’allargamento all’Arabia degli Accordi di Abramo, evento che potrebbe stabilizzare la regione e favorire una qualche soluzione compromissoria nel complicato mosaico religioso degli altri due stati, Libano e Siria, nei quali l’Iran aveva in questi ultimi vent’anni esercitato un potere crescente.

Dopo oltre un anno di guerra, dunque, Israele sembra in procinto di vincerla. Però ne ha persa una forse molto più importante, anche se agli attuali governanti non pare affatto interessare: quella dell’empatia internazionale, ivi inclusa quella delle opinioni pubbliche occidentali. La “crudeltà”, per dirla col termine utilizzato dal Papa, dimostrata a Gaza ha azzerato quel residuo “soft power” che il popolo ebraico vittima dell’Olocausto ha avuto per decenni e che la mattanza del 7 ottobre avrebbe ulteriormente rafforzato, non solo in Occidente.

Oggi invece Israele è sostanzialmente isolato nel mondo. Ha con sé solo gli Stati Uniti, e nemmeno tutta la pubblica opinione, specie giovanile, di quel paese. Così, sul terreno militare e su quello politico le cose per Tel Aviv paiono procedere bene. È stato però seminato odio. Tanto odio. Che inevitabilmente non genererà pace, per le generazioni future.

È comunque decisivo il dibattito sui cattolici in politica

Comunque lo si valuti, è positivo ed incoraggiante il dibattito che si è aperto nell’area cattolica italiana sulla necessità di un rinnovato impegno politico. Un dibattito che, come ovvio ed evidente, può avere – e anzi avrà – esiti diversi. E questo non solo perché c’è un forte, radicato e ormai consolidato pluralismo politico ed elettorale di quest’area culturale. Ma, soprattutto, perché nessuno oggi può intestarsi in modo esclusivo la rappresentanza esclusiva di quello che un tempo si chiamava mondo cattolico. E neanche coloro che, con una presunzione ed un arroganza senza limiti, si candidano perennemente ad interpreti esclusivi della tradizione storica e culturale del cattolicesimo politico italiano, non hanno alcun titolo per ergersi a paladini di questo filone ideale. Anche quando lo manifestano in modo plateale.

Ma il dibattito attorno al possibile ed eventuale ritorno dei cattolici all’impegno pubblico e nei partiti è importante anche per un altro aspetto. E cioè, è abbastanza noto ed evidente che la cultura politica dei cattolici democratici, popolari e sociali non è affatto compatibile con quella che comunemente viene definita come la radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha, purtroppo, indebolito la qualità della democrazia, ha fiaccato la credibilità delle istituzioni democratiche e, purtroppo, ha incrinato la stessa efficacia dell’azione di governo. È altrettanto evidente che la collocazione politica di questa cultura politica non può che essere al Centro.

Ma questo non significa affatto che il ruolo, l’azione e l’iniziativa politica dei cattolici si colloca su un piano moderato o ispirato all’ordinaria amministrazione o ad una banale ed incolore equidistanza rispetto alla destra e alla sinistra. Perché l’azione, il ruolo e l’iniziativa politica dei cattolici – basti pensare a ciò che hanno fatto, al riguardo, i grandi leader e statisti della Democrazia Cristiana per rendersene conto – è sempre stata ispirata ad una chiara ed inequivocabiliche cifra riformista. Un riformismo pragmatico, di governo e fortemente ispirato al pensiero, alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico. Ed è anche per questi elementi, semplici ma essenziali, che oggi – in assenza di un partito chiaro di riferimento per la maggioranza dei cattolici italiani – i cattolici si collocano tranquillamente nei partiti e nei luoghi politici che declinano concretamente un progetto centrista, o in quei soggetti che coltivano una “politica di centro”, come la chiamava la migliore cultura democratico cristiana.

Non può essere solo il Pd o la sola Forza Italia ad esaurire questa spinta e questa cifra politica e culturale. Anche perché, come tutti sanno, il voto dei cattolici è omogeneo rispetto al voto di tutti gli italiani. Detto con altre parole, i cattolici votano come tutti gli altri cittadini e quindi il consenso si spalma su tutti i partiti italiani. Certo, la cultura del popolarismo di ispirazione cristiana e la tradizione del cattolicesimo sociale sono semplicemente incompatibili con i partiti che hanno un marcato ed accentuato profilo sovranista, massimalista e radicale. Per non parlare, com’è altrettanto evidente, dei partiti populisti, demagogici se non addirittura anti politici.

Ecco perché, se da un lato è importante e decisivo l’ipotesi di un ritorno dei cattolici all’impegno politico e nei partiti, dall’altro ci si deve rassegnare – e la regola vale soprattutto per quelli che Donat-Cattin definiva sarcasticamente come i “cattolici doc” – ad un reale pluralismo politico dei cattolici stessi, cioè presenti in quei soggetti politici che predicano e praticano realmente un’azione e una cultura di centro.

Superbonus ha causato 50% rincari nelle costruzioni tra 2021 e 2023

Roma, 5 gen. (askanews) – I costi di costruzione in Italia sono cresciuti in misura marcata dal 2021, in coincidenza con il diffuso impiego del Superbonus nelle ristrutturazioni edilizie. Lo rileva uno studio, intitolato “Il ruolo del Superbonus nella crescita dei costi di costruzione delle abitazioni in Italia”, recentemente pubblicato nella collana “Questioni di economia e finanza” della Banca d’Italia.

L’analisi empirica condotta “evidenzia che gli incentivi avrebbero contribuito per circa metà dell’aumento di tali costi tra settembre 2021 e dicembre 2023”.

Il lavoro, di circa una quindicina di pagine e pubblicato in lingua inglese, studia il nesso tra gli incentivi per le ristrutturazioni edilizie a fini di miglioramento dell’efficienza energetica (cosiddetto “Superbonus”) e l’andamento dei costi di costruzione degli edifici residenziali in Italia. A tal fine si stima un modello empirico che include come variabili di controllo i prezzi di alcune materie prime e indicatori della carenza di input e di attività nel settore edile.

Bollette, Fratoianni: altra stangata in arrivo per famiglie e lavoratori

Roma, 5 gen. (askanews) – “Altre stangate in arrivo sulle bollette energetiche. Le motivazioni son sempre le stesse: tensioni internazionali e dipendenza dal gas di altri Paesi. In questi anni abbiamo speso oltre 20 miliardi in più ogni anno rispetto al passato. Eppure ci sono più strade per proteggere i cittadini dalla speculazione delle compagnie energetiche e dalle fluttuazioni dei prezzi”. Lo scrive su Facebook Nicola Fratoianni di Avs. “Investendo in energie rinnovabili, per esempio. E – prosegue il leader di SI – tassazione degli extraprofitti delle grandi compagnie che comprano a prezzi più bassi e rivendono con aumenti e interessi, scaricando la speculazione sui cittadini. Ma il governo Meloni sì è guardato bene dal fare qualcosa in questa direzione. E così a pagare – conclude Fratoianni – sono sempre famiglie e lavoratori, le stesse persone che non vedono mai un aumento in busta paga…”

Derby di Roma, sequestrati coltelli, spranghe e mazze agli ultrà

Roma, 5 gen. (askanews) – Si sono svolti all’insegna della prevenzione i servizi che, dalle prime ore del mattino fino alle fasi immediatamente pre-gara, hanno visto le Forze di Polizia in campo nell’area perimetrale rispetto allo stadio Olimpico. Dopo l’ingresso all’interno dello stadio dei gruppi riconducibili alle due componenti ultras, riferisce la Polizia di Stato con una nota, si è registrata la presenza di due aliquote – pari a circa 300 persone – rispettivamente attestate in piazzale ponte Milvio e nei pressi del bar River. In entrambi i casi, molti dei componenti dei predetti gruppi si presentava travisato, indossando caschi e oggetti atti ad offendere.

Lo schieramento delle Forze di Polizia a delimitare il confine delle aree rispettivamente destinate a ciascuna tifoseria, così come già pianificato nelle ore antecedenti dalla Questura, ha consentito di impedire l’avanzare del gruppo dei tifosi romanisti, così come dei sostenitori laziali, ciascuno dei quali è rimasto nella posizione iniziale.

Si precisa che, all’esito di mirate attività di bonifica che sono state poste in essere dai contingenti della forza pubblica e dai numerosi equipaggi delle Forze di Polizia schierati in campo nella cornice degli imponenti servizi preventivi, sono stati rinvenuti e sequestrati – su entrambi i fronti delle tifoserie ultras – numerosi oggetti atti ad offendere e contundenti.

Nel dettaglio, prosegue il comunicato, tra il materiale rinvenuto, sono state intercettate aste in plastica modificate con punte metalliche taglienti, oltre a coltelli da cucina, mazze da baseball, nonché mazze di legno, alcune delle quali anche abbinate ad artifizi pirotecnici ad elevato potenziale. Numerosi sono anche i coltelli che sono stati rinvenuti occultati all’interno di alcune aiuole, in particolare nell’area nord dello stadio.

Si segnala altresì come, durante le fasi di accesso della tifoseria laziale all’interno dello stadio per l’allestimento della coreografia nel settore curva Nord, un supporter bianco celeste è stato trovato in possesso di un cacciavite e di un ulteriore oggetto atto ad offendere. Per tale circostanza, il giovane – un ventenne romano – è stato denunciato e sottoposto a Daspo. Proseguono i servizi in occasione dell’afflusso all’insegna del rigore. (fonte immagine: Polizia di Stato).

Financial Times: la Francia preoccupa gli economisti più dell’Italia

Roma, 5 gen. (askanews) – Quasi la metà degli oltre 70 economisti coinvolti in un sondaggio del Financial Times ritiene che la Banca centrale europea sia in ritardo sui tagli dei tassi di interesse. Un altro 43% ritiene che si stia muovendo con le giuste tempistiche, mentre nessuno pensa che si sia mossa in anticipo sui tagli.

Un altro elemento di rilievo del sondaggio del quotidiano finanziario, è che ora la maggioranza degli economisti intervistati, il 58%, ritiene che le maggiori preoccupazioni tra i Paesi dell’area euro riguardino la Francia, mentre solo un 7% cita l’Italia.

E in questo caso, rileva il Ft, si tratta di un drastico cambiamento rispetto a due anni fa, quando 9 economisti su 10 rispondevano a una domanda analoga indicando invece l’Italia.

L’analisi, pubblicata oggi nell’edizione online ma apparentemente lavorata in anticipo (il 2025 vine indicato come “il prossimo anno”) cita Karsten Junius, capo economista della banca Safra Sarasin, secondo cui il processo decisionale sui tagli dei tassi alla Bce risulta più lento di quello della Federal Reserve o della Banca Nazionale svizzera. L’economista critica la tendenza della presidente Christine Lagarde a cercare sempre il più ampio consenso nel direttorio, così come fanno diversi altri esponenti del Consiglio direttivo.

Il Ft cita anche il capo economista di Unicredit, Eric Nielsen secondo cui la Bce aveva giustificato la sua aggressiva manovra di rialzi dei tassi con la necessità di tenere l’inflazione sotto controllo. Ma non appena i rischi di disancoraggio delle aspettative di inflazione sono svaniti, avrebbe dovuto tagliare i tassi in maniera più rapida possibile e non con passi graduali. Secondo Nielsen la linea monetaria della Bce resta restrittiva.

Ad ogni modo non tutti gli economisti ritengono che la BCE si sia mossa troppo lentamente, i Ft cita Willem Buiter, ex economista di City ora coonsulente indipendente, secondo cui al 3% i tassi di riferimento della Bce sono troppo bassi.

Gaza, i colloqui su tregua e ostaggi riprenderanno domani in Qatar

Roma, 5 gen. (askanews) – I colloqui sul cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi detenuti dal movimento integralista islamico palestinese Hamas nell’enclave potrebbero riprendere in Qatar nelle prossime 24 ore. Lo ha dichiarato Dmitri Gendelman, consigliere dell’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

“I negoziati sul rilascio degli ostaggi potrebbero riprendere in Qatar nelle prossime 24 ore”, ha detto Gendelman. I funzionari di Hamas hanno detto due giorni fa che i colloqui indiretti sulla Striscia di Gaza stavano riprendendo a Doha. Giovedì, l’ufficio di Netanyahu ha detto di aver ordinato ai servizi segreti e di sicurezza israeliani di continuare i colloqui in Qatar per risolvere la situazione nella Striscia di Gaza e garantire il rilascio degli ostaggi israeliani.

Il portale di notizie israeliano Walla ha riferito che una delegazione di negoziatori si sarebbe recata a Doha venerdì per portare avanti le discussioni sugli ostaggi nella Striscia di Gaza.

Epifania, sempre più cara la calza della Befana (cioccolata +8,5%)

Roma, 5 gen. (askanews) – Una calza più salata per gli italiani quella in arrivo con la tradizionale Befana, visti gli aumenti senza precedenti del cacao sui mercati internazionali e i conseguenti “ricarichi” sui prezzi praticati ai consumatori italiani. Lo afferma il Codacons con un comunicato.

Alla base dei rincari dei prodotti a base di cioccolato (+8,5% rispetto allo scorso anno) c’è infatti la crescita costante dei listini del cacao, la materia base per produrre la cioccolata. Il prezzo del cacao sui mercati internazionali è infatti cresciuto del 170% nel corso del 2024 e non accenna a fermarsi. Aumenti che vanno a sommarsi a quelli di altri prodotti – come latte e zucchero – richiesti per la produzione di cioccolato, dando vita al quadro attuale.

“La tradizionale calza, a causa della corsa senza freni dei prezzi del cacao, diventa sempre più costosa per gli italiani”, dichiara il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Il rischio è che nei prossimi anni possa andare ancora peggio, e che quelli di cioccolata si trasformino in prodotti di lusso, che solo alcuni potranno permettersi”, conclude.

Tennis, Australian open, da domani le qualificazioni

Roma, 5 gen. (askanews) – Da lunedì 6 a giovedì 9 gennaio si giocano le qualificazioni degli Australian open, primo slam stagionale, con tanti italiani al via. Dodici quelli già nel tabellone principale: Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli, Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi, Luciano Darderi, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Luca Nardi, Jasmine Paolini, Elisabetta Cocciaretto, Lucia Bronzetti. Questo il primo turno di qualificazione: Primo turno tabellone maschile BELLUCCI-Marinkov(Aus) PASSARO-ZEPPIERI GIGANTE-Hardt (Dom) Holt (Usa)-MAGER Hsin-Tseng (Tai)-ARNABOLDI Tabellone femminile Primo turno tabellone femminile ERRANI [4]-Korneeva (Rus) STEFANINI-Romeo Gormaz (Spa) Korpatsch (Ger)-BRANCACCIO Bulgaru (Rom)-PEDONE

Mattarella a Caivano: garantire a ragazzi futuro di lavoro e impegno

Roma, 5 gen. (askanews) – “Colgo l’invito di Don Patriciello , anche se con un certo imbarazzo, a parlare alla fine della messa in chiesa, ma lo faccio volentieri per ringraziarlo dell’opera che presta, per ringraziarlo di questa magnifica celebrazione e per fare gli auguri più grandi alla comunità di Caivano”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che stamane, a sorpresa, ha preso parte alla celebrazione della messa di mezzogiorno nella chiesa del Parco Verde di Caivano.

“Gli auguri che rivolgo – ha proseguito Mattarella, come riporta un video pubblicato su facebook da Il Giornale di Caivano – non sono solo per l’anno che è appena cominciato ma sono per il futuro, particolarmente per i bambini e per i ragazzi, su di loro” poggiano “le speranze della comunità di Caivano”.

“Sono queste le esigenze che tutti quanti avvertiamo: garantire ai bambini e ragazzi – ha sottolineato il Capo dello Stato – un futuro sereno di lavoro, di impegno di crescita, di benessere, di cultura, di impegno professionale, è questo l’augurio che rivolgo a tutta la comunità per questo 2025 appena cominciato e per il futuro dei ragazzi e dei bambini. Auguri a tutti”, ha concluso Mattarella, applaudito dai presenti.

Il presidente della Repubblica ha poi posato per una foto insieme a Don Patriciello e d altri sacerdoti presenti.

Mosca dice di aver respinto una controffensiva ucraina nell’oblast di Kursk

Roma, 5 gen. (askanews) – L’esercito russo ha affermato di aver respinto una controffensiva ucraina nell’oblast di Kursk.

“Verso le 9, orario di Mosca, per fermare l’avanzata delle truppe russe nel settore di Kursk, il nemico ha lanciato una controffensiva con un gruppo d’assalto composto da due carri armati, un veicolo da demolizione e dodici veicoli blindati da combattimento accompagnati da una forza di sbarco in direzione della fattoria di Berdin”, ha scritto il ministero della Difesa russo in un comunicato diffuso oggi, assicurando che l’offensiva è stata respinta. “Nella regione di Kursk, i russi sono molto preoccupati, perché sono stati attaccati in più settori, il che li ha sorpresi”, aveva dichiarato in precedenza Andri Kovalenko, capo del servizio ucraino di lotta contro le fake news, su Telegram.

Gli Houthi attaccano con missili una centrale elettrica in Israele

Roma, 5 gen. (askanews) – Il movimento sciita Ansar Allah (Houthi), che governa nel nord dello Yemen, ha annunciato il suo primo attacco con missili contro la centrale elettrica di Orot Rabin, situata vicino a Haifa, nel nord di Israele.

In precedenza, i ribelli Houthi avevano tentato di attaccare centrali elettriche vicino a Tel Aviv e Gerusalemme, dopo che lo stato ebraico aveva bombardato le centrali elettriche della capitale yemenita, Sana’a, e della città occidentale di al Hudayda.

“Le forze armate dello Yemen hanno attaccato la centrale elettrica di Orot Rabin a sud di Haifa, nei territori palestinesi occupati, utilizzando un missile balistico ipersonico Palestina 2, colpendo con successo l’obiettivo”, ha dichiarato il portavoce militare Houthi Yahya Sarea in una dichiarazione ad al Masirah TV. Sarea ha aggiunto che “l’operazione è stata condotta a sostegno della Striscia di Gaza palestinese”, sottolineando che le “capacità militari” dei ribelli Houthi “sono in continua evoluzione”. Lo scorso dicembre, il leader di Ansar Allah ha annunciato che le sue forze avevano utilizzato, da novembre 2023, un totale di 1.147 missili e droni per attaccare Israele.

Nel novembre 2023, il movimento Ansar Allah, che controlla una parte dello Yemen e riceve il supporto dell’Iran, ha avviato una campagna di attacchi a navi mercantili presumibilmente legate a Israele, con l’obiettivo di impedirne il transito nel Mare Arabico e nel Mar Rosso fino a che la Striscia di Gaza non riceverà gli aiuti umanitari necessari.

Di fronte al pericolo di attacchi in una zona chiave per il commercio mondiale e, in particolare, per il petrolio, diverse compagnie di navigazione hanno scelto di deviare le loro navi intorno all’Africa, rallentando e aumentando i costi del trasporto.

Zelensky: i nostri alleati facciano di più sul rispetto delle sanzioni alla Russia

Roma, 5 gen. (askanews) – Gli alleati dell’Ucraina devono fare di più perchè le sanzioni imposte alla Russia siano rispettate. Lo ha sottolineato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

L’esercito russo ha utilizzato questa settimana più di 630 droni d’attacco, circa 740 bombe aeree guidate e quasi 50 missili di diversi tipi in Ucraina. Lo ha ricordato sui social network Zelensky, stimando che questi contenessero in totale “più di 50mila componenti sottoposti a sanzioni provenienti da tutto il mondo”. “La pressione delle sanzioni sui metodi di consegna dei componenti esteri è insufficiente”, ha proseguito il presidente ucraino, esortando i suoi alleati a cooperare di più per applicarle e a fornire maggiori mezzi di difesa aerea e armi a lungo raggio all’esercito di Kiev.

Papa Francesco: Nei conflitti sia rispettato diritto umanitario

Roma, 5 gen. (askanews) – “Continuiamo a pregare per la pace, in Ucraina, Palestina, Israele, Libano, Siria, Myanmar, Sudan. La comunità internazionale agisca con fermezza perchè nei conflitti sia rispettato il diritto umanitario. Basta colpire i civili, basta colpire le scuole, basta colpire gli ospedali, basta colpire i luoghi di lavoro. Non dimentichiamo che la guerra è sempre una sconfitta. Sempre”. Lo ha detto papa Francesco, parlando ai fedeli da piazza San Pietro al termine dell’Angelus.

Tennis, Sinner: "Ho lavorato per essere pronto"

Roma, 5 gen. (askanews) – “Abbiamo ancora diversi giorni di preparazione prima dell’inizio del torneo e affronterò tutto un passo alla volta. Ho l’opportunità di giocare un paio di match di esibizione prima dell’avvio del torneo e spero di riuscire a ritrovare il ritmo visto che non gioco dallo scorso anno”. Prime parole di Jannik Sinner concesse agli organizzatori degli Australian Open attraverso un video diffuso al suo arrivo a Melbourne mentre è accompagnato in auto dall’albergo ai campi di allenamento. La decisione, in avvicinamento a questo evento, è stata quella di non affrontare tornei nel massimo circuito internazionale, ma dedicarsi alla preparazione a Dubai e in minima parte a Montecarlo.

Il Papa all’Angelus: "Dio non si ferma mai", apre "finestre di luce"

Roma, 5 gen. (askanews) – Di fronte alle sfide, “Dio non si ferma mai: trova mille modi per arrivare a tutti e a ciascuno di noi, là dove ci troviamo, senza calcoli e senza condizioni, aprendo anche nelle notti più oscure dell’umanità finestre di luce che il buio non può coprire”. Lo ha affermato papa Francesco, durante la recita dell’Angelus a piazza San Pietro.

“Cari fratelli e sorelle, buona domenica! E complimenti, siete coraggiosi con questa pioggia… Oggi il Vangelo, parlandoci di Gesù ci dice che ‘la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta’. Ci ricorda, cioè, quanto è potente l’amore di Dio, che non si lascia vincere da nulla e che, al di là di ostacoli e rifiuti, continua a risplendere e a illuminare il nostro cammino”, ha sottolineato il pontefice, “Lo vediamo nel Natale, quando il Figlio di Dio, fattosi uomo, supera tanti muri e tante divisioni. Affronta la chiusura di mente e di cuore dei “grandi” del suo tempo, preoccupati più di difendere il potere che di cercare il Signore. Condivide poi la vita umile di Maria e Giuseppe, che lo accolgono e crescono con amore, ma con le possibilità limitate e i disagi di chi non ha mezzi. Erano poveri. Si offre, fragile e indifeso, all’incontro con i pastori, uomini dal cuore segnato dalle asprezze della vita e dal disprezzo della società; e poi con i Magi, che spinti dal desiderio di conoscerlo affrontano un lungo viaggio e lo trovano in una casa di gente comune, in grande povertà. Di fronte a queste e a tante altre sfide – sembrano contraddizioni – Dio non si ferma mai: sentiamolo bene, (Dio) trova mille modi per arrivare a tutti e a ciascuno di noi, là dove ci troviamo, senza calcoli e senza condizioni, aprendo anche nelle notti più oscure dell’umanità finestre di luce che il buio non può coprire”. “È una realtà che ci consola e che ci dà coraggio, specialmente in un tempo come il nostro, un tempo non facile, dove c’è tanto bisogno di luce, di speranza e di pace, un mondo dove gli uomini a volte creano situazioni così complicate, che sembra impossibile uscirne”, ha aggiunto il Santo Padre, “Ma oggi la Parola di Dio ci dice che non è così: anzi, ci chiama a imitare il Dio dell’amore, aprendo spiragli di luce dovunque possiamo, con chiunque incontriamo, in ogni contesto: familiare, sociale, internazionale. Ci invita a non aver paura di fare il primo passo, questo è l’invito di oggi del Signore…non abbiamo paura di fare il primo passo, anche se ci vuole coraggio per farlo. Spalancando finestre luminose di vicinanza a chi soffre, di perdono, di compassione e di riconciliazione. Questi sono i tanti primi passi che noi dobbiamo fare, per rendere il cammino più chiaro, sicuro e possibile per tutti”.

E “questo invito risuona in modo particolare nell’Anno giubilare da poco iniziato, sollecitandoci a essere messaggeri di speranza con semplici ma concreti “sì” alla vita, con scelte che portano vita. Facciamolo, tutti: è questa la via della salvezza!”, ha concluso papa Francesco, “E allora, all’inizio di un nuovo anno, possiamo chiederci: in che modo io posso aprire una finestra di luce nel mio ambiente e nelle mie relazioni? Dove posso essere uno spiraglio che lascia passare l’amore di Dio? Qual è il primo passo che io dovrei fare oggi? Maria, stella che guida a Gesù, ci aiuti a essere per tutti testimoni luminosi dell’amore del Padre”.

Corea del Sud, in migliaia in strada a Seoul pro e contro Yoon

Roma, 5 gen. (askanews) – Migliaia di persone hanno sfidato oggi la forte nevicata che si è abbattuta su Seoul, capitale della Corea del Sud, per protestare a favore e contro l’arresto del presidente messo sotto accusa Yoon Suk Yeol, mentre la crisi politica del Paese sembrava avviarsi verso un altro scontro ad alto rischio.

Con un mandato di arresto contro Yoon per presunta insurrezione in scadenza alla mezzanotte (ora locale) di lunedì, diversi gruppi hanno tenuto manifestazioni nei pressi della sua residenza ufficiale, alcuni chiedendo il suo arresto immediato e altri protestando contro, scrive la Reuters.Yoon – ricorda la Afp – ha fatto sprofondare il paese nel caos politico il mese scorso con una maldestra dichiarazione di legge marziale e da allora si è asserragliato nella residenza presidenziale, circondato da centinaia di leali ufficiali di sicurezza che si oppongono ai tentativi di arresto.

Tennis, Sinner a Melbourne si allena con Wawrinka

Roma, 5 gen. (askanews) – Prosegue la marcia di avvicinamento di Jannik Sinner agli Asutralian open di Melbourne (13-20 gennaio) Dopo il primo approccio con i campi di Melbourne Park insieme a Cruz Hewitt, figlio dell’ex n. 1 al mondo Lleyton, l’azzurro si è allenato sulla Rod Laver Arena con Stan Wawrinka, campione a Melbourne nel 2014. “Grazie Stan, è sempre un piacere condividere il campo con te”, ha scritto su Instagram Darren Cahill, coach di Sinner, che ha postato una foto dei due giocatori. Jannik tornerà in campo lunedì alle 6 italiane (le 16 a Melbourne) per un allenamento con Frances Tiafoe, affrontato lo scorso agosto in finale a Cincinnati. Ventiquattro ore dopo Sinner giocherà il primo match nell’Opening Week degli Australian Open con Alexei Popyrin. Giovedì alle 5.30 italiane ci sarà il sorteggio del main draw alla presenza dell’azzurro e di Aryna Sabalenka – campioni in carica del torneo – mentre venerdì alle 9 Jannik disputerà la seconda esibizione, stavolta con Stefanos Tsitsipas. Da domenica prossima, infine, si inizierà a fare sul serio.

Autostrade: al via da ieri il controesodo, previsti 8 mln transiti

Roma, 5 gen. (askanews) – Nel primo sabato dell’anno ha avuto inizio l’attesa fase di controesodo con i primi rientri al termine delle festività natalizie. Nel complesso, durante le tre giornate di controesodo si stimano circa 8 milioni di transiti lungo la rete di Autostrade per l’Italia.

In accordo con le previsioni, già dalla mattinata di ieri la circolazione sulla rete di Autostrade per l’Italia è risultata particolarmente intensa con tempi di percorrenza significativamente superiori alla media soprattutto – spiega un comunicato – lungo le direttrici che da sud conducono verso il nord Italia come la A1 Milano-Napoli e la A14 Bologna-Taranto e nel nord-ovest in direzione Milano.

La circolazione rimarrà molto sostenuta lungo gli stessi tratti durante la giornata di oggi e in quella di domani, lunedì 6 gennaio, in cui si registrerà l’ultima fase dei rientri. (Segue).

Italia-Usa, Meloni vede Trump a Mar-a-Lago. Nyt: discusso caso Sala

Roma, 5 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato ieri sera (la notte in Italia) il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump nel golf club di quest’ultimo a Mar-a-Lago, in Florida.

I due, riporta il New York Times, sono apparsi insieme nella grande sala da ballo del club con Trump che, secondo alcuni partecipanti, ha definito la premier italiana “una donna fantastica”, aggiungendo che “ha davvero preso d’assalto l’Europa e tutti gli altri”.

Insieme ad alcuni potenziali membri della futura amministrazione Usa, tra cui il candidato per il ruolo di segretario di Stato, Marco Rubio, e per il Tesoro Scott Bessent, Trump e Meloni hanno poi assistito alla proiezione di “The Eastman Dilemma: Lawfare or Justice”, un documentario sulle sfide che alcuni avvocati conservatori affermano di dover affrontare nel sistema legale statunitense.

Oltre alle possibili tensioni con i Paesi europei, dovute a una eventuale guerra commerciale con l’Ue a causa dei dazi minacciati da Trump e alla concreta possibilità che gli Usa riducano il proprio sostegno all’Ucraina, i due, scrive il New York Times citando una fonte anonima, hanno anche parlato del caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata in Iran pochi giorni dopo che l’Italia ha fermato, su richiesta degli Stati Uniti, un iraniano sospettato di aver fornito componenti per i droni alle Guardie rivoluzionarie iraniane. Secondo la fonte citata dal Nyt, la premier Meloni avrebbe insistito con forza per affrontare la questione.

La minaccia della tecno-destra e il futuro delle democrazie

Nei dibattiti pubblici, anche su testate attente al rischio autoritario come La Repubblica, si continua a parlare della tecno-destra quasi come se fosse un fenomeno ancora allo stato nascente. In realtà, essa si è consolidata come una forma di super-capitalismo aggressivo e immune a qualsiasi controllo democratico, con effetti sempre più evidenti. Il suo avanzare coincide con l’indebolimento della vita democratica, lasciando segni tangibili laddove la partecipazione dei cittadini si affievolisce e l’astensionismo cresce a livelli preoccupanti.

Un caso emblematico è rappresentato dalla coppia Musk-Trump la cui potente “provocazione ideologica” rischia di minare i fondamenti della democrazia americana. Questa nuova visione mostra una palese predilezione per i movimenti sovranisti, quelli che erodono le basi delle società democratiche, favorendo l’innesco di una pretesa autoritaria. L’ultimo episodio, che dovrebbe allarmare ogni sostenitore dei valori democratici, è il sostegno aperto e senza scrupoli a AfD, un movimento neonazista presente in Germania, ora in corsa per le elezioni federali.

L’obiettivo perseguito è chiaro: destabilizzare le istituzioni democratiche consolidate, sfruttando il potere economico e tecnologico per promuovere un modello politico a vocazione autoritaria. A fronte di questo scenario, non possiamo limitarci a osservare inermi. È indispensabile unire tutte le forze democratiche, superando divisioni ideologiche e pregiudizi, per costruire un fronte comune.

Questo richiamo si rivolge anche a chi, pur sostenendo la cooperazione internazionale in ambiti come l’Unione Europea e la NATO, mantiene ambiguità preoccupanti. Il premierato, proposto in Italia dalla Meloni come “madre di tutte le riforme”, rischia di trasformare il sistema in un regime concentrato su un potere unico, privo di adeguati contrappesi istituzionali. Il Parlamento, già indebolito da dinamiche come il voto di fiducia a raffica, potrebbe perdere ulteriore rilevanza, alimentando ulteriormente la disaffezione dei cittadini.

L’aumento dell’astensionismo, spesso giustificato in nome della “stabilità”, diventa così il terreno fertile per derive autoritarie. Di fronte a queste minacce, è urgente una risposta chiara e decisa, capace di difendere i valori democratici e di ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. L’alternativa è una società sempre più incline a cedere ai rischi dell’avventura post-democratica.

Su Rai Cultura il ‘sogno spezzato’ di Piersanti Mattarella

Il 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, veniva assassinato in un agguato sotto casa sua, in via Libertà a Palermo. Un omicidio brutale che segnò profondamente la storia dell’isola e dell’intero Paese, lasciando un vuoto incolmabile nella politica siciliana. Su Repubblica, stamane, Rosy Bindi ne traccia il profilo di autentico “erede di Moro”, fino a stabilire che se fosse sfuggito all’attentato, lui avrebbe potuto salvare il disegno dello statista pugliese. Una tesi suggestiva ma priva di fondamento.

Ebbene, a quarantacinque anni da quel tragico giorno, Rai Cultura dedica due appuntamenti per ricordare la figura di Mattarella, il suo impegno politico e il contesto drammatico in cui si consumò il delitto.

Il primo appuntamento, in onda oggi, domenica 5 gennaio, alle 23.00 su Rai 3, è lo speciale Piersanti Mattarella, 6 gennaio 1980”, scritto da Alessandro Chiappetta e diretto da Agostino Pozzi. Il programma ricostruisce il contesto storico e politico che fece da sfondo al delitto, soffermandosi sulle indagini e sulla lunga storia processuale che seguirono. Le immagini delle Teche Rai, alcune fotografie inedite e le interviste dello stesso Mattarella restituiscono il ritratto di un uomo animato da ideali solidi, che si era posto come obiettivo non solo la modernizzazione della Sicilia ma anche, e necessariamente, la ferma lotta alla mafia.

Lunedì 6 gennaio, invece, il programma Passato e Presente” su Rai 3 alle 13.15 (e in replica su Rai Storia alle 20.30), con Paolo Mieli e lo storico Salvatore Lupo, approfondisce il progetto politico di Mattarella. Eletto presidente della Regione Sicilia nel 1978, Mattarella rappresentava il tentativo di tradurre in ambito regionale il disegno politico di Aldo Moro, basato sull’allargamento dell’area democratica con l’apertura al contributo del Partito Comunista. Una strategia coraggiosa, che si univa a una lotta senza compromessi contro la mafia e i suoi legami con la politica.

Piersanti Mattarella era un uomo che credeva nella possibilità di una Sicilia diversa, capace di riscattarsi dalle catene dell’illegalità. Il suo “sogno spezzato”, come lo definiscono gli storici, non è stato solo quello di un politico, ma anche di un intero popolo che vedeva in lui una speranza di cambiamento.

Il racconto della sua vita e del suo sacrificio è un doveroso tributo alla memoria di chi ha pagato con la vita l’impegno per la giustizia e la libertà. Una memoria che, a distanza di decenni, continua a risuonare con forza come monito e ispirazione per le nuove generazioni.

Austria senza guida: saltano le trattative per il governo. Elezioni anticipate?

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha annunciato le sue dimissioni sia dal governo che dalla leadership del Partito Popolare Austriaco (ÖVP), a seguito del fallimento delle trattative per formare una coalizione di governo dopo le elezioni parlamentari di settembre.

In un messaggio video pubblicato sul suo account X, Nehammer ha dichiarato: “Nei prossimi giorni lascerò gli incarichi di cancelliere federale e presidente dell’ÖVP, garantendo una transizione ordinata”.

Le elezioni del 29 settembre hanno visto il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), di estrema destra, ottenere il 28,8% dei voti, assicurandosi 58 dei 183 seggi nel Consiglio Nazionale. L’ÖVP si è posizionato al secondo posto con il 26,3%, seguito dai socialdemocratici (SPÖ) con il 21,1%.

Non avendo nessun partito raggiunto la maggioranza assoluta, sono state avviate trattative per formare una coalizione di governo. Il presidente federale Alexander Van der Bellen aveva incaricato Nehammer di formare l’esecutivo, poiché né l’ÖVP né l’SPÖ erano disposti a collaborare con l’FPÖ.

Tuttavia, i negoziati per una coalizione tripartita con l’ÖVP, l’SPÖ e il partito liberale NEOS sono naufragati quando quest’ultimo ha abbandonato le trattative, denunciando l’impossibilità di trovare l’accordo su alcune riforme fondamentali. Beate Meinl-Reisinger, leader dei NEOS, ha espresso preoccupazioni riguardo alle politiche economiche proposte, affermando: “Non possiamo sostenere misure che riteniamo dannose per il futuro economico dell’Austria”.

Con le dimissioni di Nehammer, l’Austria si vede catapultata nell’incertezza politica. Le opzioni sul tavolo non escludono il ricorso a nuove elezioni. Il presidente Van der Bellen ha comunque sottolineato l’importanza di garantire stabilità e ha esortato i partiti a trovare una soluzione rapida ed efficace per il bene del Paese.

Nel frattempo l’FPÖ, guidato da Herbert Kickl, prova ad entrare in gioco in vista dei nuovi tentativi per la formazione del governo. Tuttavia, la possibilità che ciò avvenga resta remota date le implicazioni prevedibili – tutte gravi – in ordine alle vicende interne ed estere dell’Austria. In effetti, la chiusura all’estrema destra sembra fuori discussione.

Dibattito | Una nuova casa per il centro: ripartire dal cattolicesimo politico.

La questione del centro nuovo della politica italiana sta caratterizzando il dibattito tra diverse testate giornalistiche, tra le quali, in maniera particolare, quella de Il Domani d’Italia, diretta da Lucio D’Ubaldo. Con la scomparsa politica della Dc e l’avvento della legge elettorale maggioritaria si è andato consolidando un sistema bipartitico forzato, che costringe a scegliere le alleanze a destra o a sinistra, con Fratelli d’Italia e il Pd, dominus nel dare e controllare le carte, indisponibili a cedere a quel sistema elettorale proporzionale che i padri costituenti avevano posto alla base del sistema su cui si fonda la nostra repubblica parlamentare.

Comprensibile l’atteggiamento della Meloni e del suo partito, da sempre sostenitori del premierato, anche se nella formulazione ambigua attuale, prefiguri un sistema che non ha alcun modello similare nel mondo e che costituisce un grimaldello efficace per il superamento della repubblica parlamentare verso forme di autocrazia di tipo ungherese.

Meno comprensibile quello del Pd che, solo da un’alleanza con un centro forte può pensare di porsi seriamente in alternativa alla destra nazionalista e sovranista a dominanza degli eredi almirantiani, ma, nel Pd  “ è sempre il cane che muove la coda”, al di là delle velleitarie speranze dei neo margheritini.

In tale contesto politico istituzionale la tradizione del cattolicesimo politico, nelle sue tre principali espressioni: democratica, liberale e cristiano sociale, lungi dal porsi unitariamente continua a perpetuare la suicida divisione avviata con la lunga stagione della diaspora post Dc ( 1992-2024) di cui ho scritto nel mio libro Demodissea (Alef Edizioni-Il Mio libro- 2020).

Non è, dunque un caso, che, da un lato, si pongono gli amici come Prodi, DelRio, Tabacci, D’Ubaldo, che puntano sul nuovo federatore Ernesto Maria Ruffini, mentre, dall’altro, amici come Giorgio Merlo, ipotizzano una federazione con Forza Italia, nel tentativo meritevole di attivare in Italia la sezione del Ppe, cui Forza Italia appartiene dal giorno in cui Sandro Fontana e Gianni Baget Bozzo convinsero il Cavaliere a compiere la scelta di aderire alla famiglia dei Popolari europei .Non mancano le iniziative di quanti come la Dc di Cuffaro, l’Udc di Cesa, Noi moderati di Lupi hanno già scelto di collocarsi stabilmente a destra, come accadde nella lunga storia dei cattolici moderati, alternativa a quella popolare di Sturzo prima e della Dc di Gasperi poi, sino alla fine di quel partito. Trattasi di iniziative dimostratesi sin qui di corto respiro, funzionali alla mera sopravvivenza politica di pochi interessati, incapaci di promuovere quel processo di ricomposizione politica che, a mio parere, dovrebbe rappresentare l’obiettivo più urgente, se si intende riportare in campo la cultura politica dei cattolici italiani. Assai interessante è quanto è scaturito dal recente convegno degli amministratori cattolici di Trieste, così come quella degli amici di Iniziativa Popolare, che hanno posto come precondizione per avviare il progetto, la raccolta delle firme per una legge di iniziativa popolare per il ritorno alla legge elettorale proporzionale e un comitato per il cancellierato, in alternativa al premierato meloniano. Un cancellierato sul modello tedesco, in grado di garantire con la legge elettorale proporzionale, la repubblica parlamentare e, insieme, con l’istituto della sfiducia costruttiva, la governabilità del sistema. Iniziativa Popolare, tra la ricerca del federatore degli amici di Tempi Nuovi e degli ex margherita o la federazione con Forza Italia, ha scelto di stare ben collocata al centro, alternativa alla destra e distinta e distante dalla sinistra, ridotta a quel “partito radicale di massa”, di cui alla celebre connotazione del prof Augusto Del Noce.

Da parte mia, ritengo che la scelta di Iniziativa popolare sia la più efficace sul piano tattico, se si intende perseguire il progetto di ricomposizione politica dell’area culturale e sociale di ispirazione cattolica, tenendo presente che servirà un’azione che, partendo dai vertici, dovrà essere sostenuta da un’ampia condivisione alla base, nelle diverse realtà territoriali, dove esponenti di partiti, movimenti, associazioni, gruppi e persone di questa area dovrebbero incontrarsi in assemblee costituenti provinciali e regionali, al fine di definire programmi ispirati dai nostri valori e finalizzati agli interessi delle comunità locali e a quelli più generali che attengono alle attese dei ceti medi produttivi e della povera gente.

Programmi autenticamente democratici e popolari, dai quali far emergere un progetto generale per la società italiana e una nuova classe dirigente, diversa da quella dei soliti noti che, galleggiando a destra e a sinistra, hanno solo pensato alla loro sopravvivenza politica, riducendosi al ruolo di vassalli acritici del principe di turno.

Vedremo cosa produrrà l’incontro del 18 Gennaio a Milano per dar vita all’associazione Comunità Democratica e cosa potrà emergere di concreto nel rapporto federativo perseguito dagli amici di Giorgio Merlo nelle diverse realtà territoriali. Credo, però, che,  intanto, sarebbe essenziale ritrovarsi su alcuni obiettivi politici concreti e immediati:

  1. difesa della legge elettorale proporzionale;
  2. NO al premierato e SI alla repubblica parlamentare anche nella versione del cancellierato;
  3. attuazione integrale della Costituzione a partire dagli articoli 49, sulla democraticità nei partiti, e 53, sul sistema fiscale progressivo nel nostro Paese.

Un incontro tra le diverse realtà citate, che concordasse su questi tre obbiettivi politici sarebbe quanto mai opportuno e urgente per riprendere il cammino dopo la lunga stagione della diaspora democristiana.

Papa Francesco al Tg1: "Augurio a Italia è che vada sempre avanti"

Roma, 4 gen. (askanews) – “L’augurio all’Italia è che vada avanti, che vada sempre avanti, che si mettano d’accordo i politici, che lavorino in accordo, ma sempre avanti”. Lo ha detto papa Francesco, che ha rilasciato una dichiarazione al Tg1 dopo la celebrazione di oggi pomeriggio a San Giovanni in Laterano, a Roma.

“Buon anno a tutti”, la speranza per l’anno che viene “è sempre la pace, la pace nel mondo e la pace nel cuore”, ha aggiunto il Santo Padre, “Se non c’è pace nel cuore…Preghiamo per la pace”.

Maloberti al PAC, storie di una provincia intima e universale

Milano, 4 gen. (askanews) – Marcello Maloberti è un artista che sa interpretare i luoghi, le città come soprattutto la provincia, con uno sguardo che è lucido, mai giudicante; tagliente e al tempo stesso affettuoso. Il PAC di Milano gli dedica una grande esposizione, “Metal Panic”, a cura di Diego Sileo, che attraversa tutta la sua carriera e ci racconta una pratica tra le più interessanti sulla scena. “Metal Panic – ha detto Maloberti ad askanews – mi suonava molto bene perché uno, all’interno della mostra c’è molto l’elemento del metallo e l’idea del panico mi piaceva, c’è anche questa idea di un cantiere, quindi di qualcosa che è in movimento, che può essere anche non finito. Quindi mi suonava bene questa parola panico. Poi panico perché, come vivo io questa mostra o i miei progetti, insomma io me li sudo parecchio, quindi sono opere anche abbastanza sofferte, anche se poi il lavoro è piuttosto pulito, chiaro, preciso”.

Intimo anche quando tratta di temi universali, capace di interpretare come pochi la dimensione “italiana” dell’essere artista, Maloberti porta qui le sue parole illuminanti, le sue strutture di periferia, anche il celebre cartello di Casalpusterlengo, questa volta divelto, ma sempre presente, come una storia che non è possibile lasciare andare. Una storia che è ovviamente sempre personale. “In questa piccola stanza, che è la più intima del PAC – ha aggiunto l’artista – c’è un po’ la mia famiglia e penso che le origini, come dice Pasolini, sono quelle che ti segnano. Tu puoi studiare, aggiungere, ma poi quello che ti segna sono le prime cose che vedi, le prime cose che studi, sono un po’ la tua base”.

La sensazione è che ci sia una consapevolezza delle storture della società e del mondo, ma che, in qualche modo, i lavori aprano delle altre possibilità. “Questo è il mio modo un po’ di vedere – ha concluso Maloberti -: io praticamente concretizzo il mio occhio. Il mio occhio è così: cerco una pulizia perché poi esca chiaramente un respiro come Cielo che si apre al cielo di Milano, ma è capovolto come lo Zoccolo del mondo di Manzoni, c’è quindi, c’è uno sguardo. Io amo molti lavori che hanno respiro e non dei lavori che ti costringono a un significato. Sono un po’ alla Roland Barthes in cerca anche di senso, come diceva sui film di Antonioni”.

Un senso che potrebbe stare in una partitura per fucile, oppure nel tracciato dolente di un guardrail scultura, o ancora nella postura del ginnasta appeso al cartello di Milano, che è il manifesto della mostra, ma anche una vera e propria nuova opera.

Sardegna, il destino di Todde in mano giudici e Consiglio regionale

Roma, 4 gen. (askanews) – Il provvedimento riguardo la decadenza della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, non è “immediamente esecutivo”. L’ordinanza di ingiunzione, emessa dalla corte d’appello, “prevede l’avvio della procedura di decadenza ai sensi dell’articolo 15, comma 7 della legge 515 del 1993. Pertanto, non c’è alcuna decadenza immediata”. Insomma “la presidente continua ad agire nella pienezza dei suoi poteri”.

Dopo il vertice di maggioranza della mattinata e la breve conferenza stampa della governatrice resta da gestire il procedimento per le presunte irregolarità sul rendiconto delle spese elettorali. Gli atti sono già all’attenzione del Consiglio regionale, ma è molto probabile che la giunta per le elezioni voglia attendere l’esito dei ricorsi giudiziari. “Si vedrà”, si ripete.

Ci sono dubbi, anche dei più esperti amministrativisti, riguardo poi a quale sia il ‘giudice naturale’. “Può essere quello ordinario oppure quello del Tar”, si spiega. Di sicuro si dovrebbe approdare in entrambe i casi in Cassazione, forse con un procedimento da istruire a Sezioni unite. Il dato certo è che se venise dichiarata la decadenza della Todde ‘cadrebbero’ anche i 59 consiglieri di maggioranza e opposizione. Subito, entro 90 giorni, la convocazione di nuove elezioni.

Russia, la portavoce del ministero degli Esteri: obiettivo è smilitizzare l’Ucraina

Roma, 4 gen. (askanews) – La Russia si è prefissata l’obiettivo di smilitarizzare l’Ucraina durante l’operazione militare speciale, proprio perché gli Stati Uniti hanno fatto arrivare segretamente armi a Kiev prima del 2022. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, che alle agenzie di stampa russe ha commentato le recenti dichiarazioni del segretario di stato americano Antony Blinken.

Oggi Blinken ha dichiarato in un’intervista al New York Times che gli Stati Uniti “hanno fatto arrivare tranquillamente molte armi in Ucraina” tra settembre e dicembre 2021.

“La Russia ne parla da molti anni. Del fatto che gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno inviando armi in Ucraina, delle infinite esercitazioni della Nato nel Mar Nero che violano i confini russi e del pericoloso avvicinamento di aerei militari dei Paesi occidentali con aerei civili nello spazio aereo del nostro Paese…In realtà, questo è il motivo per cui uno degli obiettivi dell’operazione militare speciale è la smilitarizzazione dell’Ucraina e la garanzia della sicurezza del nostro Paese”, ha detto Zakharova.

Dopo l’ultimo video di Hamas le famiglie degli ostaggi invitano a manifestare

Roma, 4 gen. (askanews) – Dopo che Hamas ha pubblicato un video che dimostra l’esistenza in vita dell’ostaggio Liri Albag, le famiglie degli ostaggi hanno invitato l’opinione pubblica a partecipare alle manifestazioni di questa sera per chiedere il loro rilascio.

L’esistenza in vita “di Liri è una dura e innegabile prova dell’urgenza di riportare a casa tutti gli ostaggi! Ogni giorno nell’inferno di Hamas a Gaza comporta un rischio immediato di morte per gli ostaggi vivi e mette in pericolo la possibilità di recuperare i caduti per una sepoltura adeguata”, ha affermato in una nota il Forum delle famiglie degli ostaggi in un comunicato.

“Le famiglie degli ostaggi chiedono al pubblico di unirsi alle manifestazioni e alle veglie di protesta di questa sera in tutto il mondo e di gridare con loro per i loro cari, intrappolati nei tunnel”, si legge nel comunicato.

La famiglia della soldatessa Albag ha chiesto di non condividere dettagli o immagini del video di Hamas.

Germania, Scholz: preoccupa il sostegno di Musk ad AfD, non i suoi insulti

Roma, 4 gen. (askanews) – Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è detto “tranquillo” di fronte ai commenti critici di Elon Musk, ma ha giudicato preoccupante che il miliardario statunitense si sforzi di entrare nelle elezioni generali in Germania supportando il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (Allianz fur Deutschland, AfD).

Scholz ha reagito dopo che Musk, stretto alleato del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, ha definito il cancelliere “fesso” dopo il crollo della sua coalizione di governo a novembre e ha poi appoggiato l’AfD in un articolo di opinione scritto per un importante quotidiano tedesco.

Scholz, leader del Partito Socialdemocratico (Spd), ha dichiarato alla rivista tedesca Stern che non c’è “nulla di nuovo” nelle critiche di “ricchi imprenditori dei media che non apprezzano la politica socialdemocratica e non si tirano indietro con le loro opinioni”. “Bisogna mantenere la calma”, ha spiegato Scholz a Stern.

“Trovo molto più preoccupante di questi insulti il fatto che Musk sostenga un partito come l’AfD, che è in parte estremista di destra, che predica il riavvicinamento alla Russia di (Vladimir) Putin e vuole indebolire le relazioni transatlantiche”, ha sottolineato il cancelliere.

L’AfD è monitorato dai servizi segreti tedeschi perché sospettato di essere un partito estremista di destra ed è già stato riconosciuto come tale in alcuni Laender tedeschi.

Saldi, il vademecum del Codacons contro le false informazioni

Roma, 4 gen. (askanews) – Vademecum del Codacons contro false credenze, leggende metropolitane e informazioni false che ogni anno confondono i consumatori in occasione dei saldi invernali, rendendo più difficile la tutela dei propri diritti. Con un comunicato l’associazione diffonde una “guida anti-fake news” per aiutare i consumatori che faranno acquisti durante i saldi invernali e garantire loro le informazioni necessarie per fare acquisti in tutta sicurezza.

“Niente resi o cambi durante i saldi”. Falso: il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso (anche se dichiara il contrario), e se il cambio non è possibile si ha diritto alla restituzione dei soldi (non a un buono).

“Nel periodo dei saldi niente altri sconti o promozioni”. Falso: non è vietato fare offerte separate (per esempio, sulle rimanenze di magazzino), ma questi articoli devono essere proposti separatamente, così come quelli non scontati.

“Niente garanzia sui prodotti in saldo”. Falso: la garanzia legale c’è anche sui prodotti in saldo e ha durata di due anni.

“I prodotti in saldo devono riportare solo lo sconto”. Falso: ora è necessario esporre il cartellino che indica il prezzo più basso applicato nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi, quello nuovo e il valore percentuale dello sconto.”Le informazioni sul cartellino non sono vincolanti”. Falso: le cifre indicate sono vincolanti, prosegue il Codacons, alla cassa non può essere richiesto un prezzo diverso e non può essere applicato uno sconto inferiore.

“Qualsiasi prodotto può finire in saldo”. Falso: le vendite devono essere realmente di fine stagione, la merce in saldo non può comprendere fondi di magazzino. E i prodotti in saldo devono essere separati dagli altri, non mescolati.

“Se il prodotto è esaurito c’è il buono”. Falso: se il prodotto comprato è andato esaurito il cliente ha diritto alla restituzione dei soldi spesi, e non è obbligato ad accontentarsi di un buono-acquisto.

“I capi devono sempre essere provati”. Falso: non c’è nessun obbligo. I capi e gli accessori in saldo possono essere provati, a meno che il commerciante non indichi il contrario (ma meglio diffidare di chi non concede la prova dei capi in saldo).

“Si può pagare solo in contanti”. Falso: tutti i commercianti sono tenuti ad accettare i pagamenti effettuati attraverso carte di pagamento, per qualsiasi importo, anche durante i saldi.

“Gli sconti maggiori sono sempre i più convenienti”. Falso: alcuni operatori applicano sconti eccessivi, annunciati come “sensazionali”, pari o superiori al 60%. La spiegazione, però, è tutt’altro che “sensazionale”: si tratta di prezzi originari gonfiati per farli apparire più convenienti.

“Per tutelarsi basta conservare lo scontrino”. Falso: la scelta migliore è quella di fotocopiarlo (tende a sbiadire dopo pochi mesi), e conservarlo insieme alla (eventuale) garanzia.

Saldi, vademecum del Codacons contro le false informazioni

Roma, 4 gen. (askanews) – Vademecum del Codacons contro false credenze, leggende metropolitane e informazioni false che ogni anno confondono i consumatori in occasione dei saldi invernali, rendendo più difficile la tutela dei propri diritti. Con un comunicato l’associazione diffonde una “guida anti-fake news” per aiutare i consumatori che faranno acquisti durante i saldi invernali e garantire loro le informazioni necessarie per fare acquisti in tutta sicurezza.

“Niente resi o cambi durante i saldi”. Falso: il negoziante è obbligato a sostituire l’articolo difettoso (anche se dichiara il contrario), e se il cambio non è possibile si ha diritto alla restituzione dei soldi (non a un buono).

“Nel periodo dei saldi niente altri sconti o promozioni”. Falso: non è vietato fare offerte separate (per esempio, sulle rimanenze di magazzino), ma questi articoli devono essere proposti separatamente, così come quelli non scontati.

“Niente garanzia sui prodotti in saldo”. Falso: la garanzia legale c’è anche sui prodotti in saldo e ha durata di due anni.

“I prodotti in saldo devono riportare solo lo sconto”. Falso: ora è necessario esporre il cartellino che indica il prezzo più basso applicato nei 30 giorni antecedenti l’inizio dei saldi, quello nuovo e il valore percentuale dello sconto.

“Le informazioni sul cartellino non sono vincolanti”. Falso: le cifre indicate sono vincolanti, prosegue il Codacons, alla cassa non può essere richiesto un prezzo diverso e non può essere applicato uno sconto inferiore.

“Qualsiasi prodotto può finire in saldo”. Falso: le vendite devono essere realmente di fine stagione, la merce in saldo non può comprendere fondi di magazzino. E i prodotti in saldo devono essere separati dagli altri, non mescolati.

“Se il prodotto è esaurito c’è il buono”. Falso: se il prodotto comprato è andato esaurito il cliente ha diritto alla restituzione dei soldi spesi, e non è obbligato ad accontentarsi di un buono-acquisto.

“I capi devono sempre essere provati”. Falso: non c’è nessun obbligo. I capi e gli accessori in saldo possono essere provati, a meno che il commerciante non indichi il contrario (ma meglio diffidare di chi non concede la prova dei capi in saldo).

“Si può pagare solo in contanti”. Falso: tutti i commercianti sono tenuti ad accettare i pagamenti effettuati attraverso carte di pagamento, per qualsiasi importo, anche durante i saldi.

“Gli sconti maggiori sono sempre i più convenienti”. Falso: alcuni operatori applicano sconti eccessivi, annunciati come “sensazionali”, pari o superiori al 60%. La spiegazione, però, è tutt’altro che “sensazionale”: si tratta di prezzi originari gonfiati per farli apparire più convenienti.

“Per tutelarsi basta conservare lo scontrino”. Falso: la scelta migliore è quella di fotocopiarlo (tende a sbiadire dopo pochi mesi), e conservarlo insieme alla (eventuale) garanzia.

Giorgetti ministro delle Finanze dell’anno, secondo The Banker

Roma, 4 gen. (askanews) – Giancarlo Giorgetti è stato nominato “ministro delle Finanze dell’anno” da The Banker, periodico di analisi del Financial Times. Secondo la testata britannica Giorgetti “si è guadagnato rispetto per i suoi tentativi di ridurre il crescente deficit dell’Italia e sostenere gli investimenti pubblici, con un piano di lungo termine per ridurre l’elevato rapporto debito/Pil del paese”.

Secondo The Banker, in generale fare il ministro dell’Economia in Italia “è un compito ingrato”, dato che i problemi che affliggono il Paese sono su più versanti, dalla bassa crescita alla ridotta produttività, assieme all’alta evasione fiscale e uno dei maggiori indebitamenti pubblici del mondo.”Questo spiega perché molti governi hanno finito per nominare tecnici. Giorgetti, in carica dal 2022 è una eccezione rilevante – si legge -: è un veterano della politica, considerato un moderato e un esponente relativamente pro europeo della Lega”.

“È rapidamente emerso come una voce pragmatica in un governo che secondo i critici è spesso troppo vicino alla retorica populista – dice ancora The Banker -. E le sue note capacità di networking, frutto di una lunga esperienza politica, sono risultate utili nel ruolo di ministro delle Finanze”.

Codice della strada, il Mit: avvocati al lavoro contro falsità e dati fake

Roma, 4 gen. (askanews) – Alla luce dei dati ufficiali ribaditi oggi dalla Polizia Stradale, che fornisce una statistica basata sugli stessi criteri del passato e che certifica un calo degli incidenti rispetto al Capodanno dello scorso anno, sono in corso approfondimenti legali per valutare ogni possibile iniziativa a tutela delle istituzioni e dell’impegno delle Forze dell’ordine. Lo afferma il ministero di Infrastrutture e trasporti con una nota, dopo il dibattito seguito all’entrata in vigore del nuovo Codice della strada.

“È sconcertante la diffusione di dati da parte di soggetti non istituzionali e quindi sprovvisti di cifre ufficiali e verificate, mentre continua una campagna giornalistica basata su fake news – aggiunge il Mit -: ieri sulle inesistenti novità a proposito dei limiti al consumo di alcol, oggi contro le forze dell’ordine e i dati sugli incidenti”.

Tre italiani su quattro hanno speso troppo tra Natale e Capodanno

Roma, 4 gen. (askanews) – Tre italiani su 4 dichiarano di aver speso troppo tra Natale e Capodanno e vogliono risparmiare, visti gli aumenti del costo della vita e i rincari già annunciati per il 2025, a partire dalla bolletta energetica che con un +30% spingerà in alto i costi di produzione, il carrello della spesa e taglierà potere d’acquisto agli italiani che hanno cercato tutte le modalità di risparmio possibile: dagli acquisti in occasione del Black Friday, ai saldi per i quali si spenderanno complessivamente circa 5 miliardi, oltre al riciclo dei regali ricevuti a Natale che valgono una contro spesa di 3,4 miliardi di euro. Lo afferma Confcooperative, in base ai risultati di una ricerca diffusa in vista dell’Epifania.

Saranno 2 italiani su 3 a fare regali per l’Epifania, per una spesa complessiva di 2,3 miliardi in linea con la spesa dello scorso anno. La Befana si conferma essere una festa per i bambini, prosegue l’associazione con un comunicato, tra i regali a farla da padrone saranno i giocattoli che predominano al Sud secondo il 65% degli intervistati nelle regioni del mezzogiorno.

Calze piene di dolci, cioccolato ma anche carbone prodotto con zucchero italiano al Centro per il 45% del campione. Al Nord invece vince l’abbigliamento per il 51%. In crescita le vacanze con poco più di 7 milioni di italiani in viaggio, 7 su 10 di loro hanno scelto l’Italia. Confcooperative segnala però le festività hanno acuito le difficoltà per i circa 10 milioni di italiani in povertà, oltre al forte malcontento del ceto medio che vede ridotto il proprio potere d’acquisto a causa del caro vita.

IA, Microsoft investirà 80 miliardi su centri dati e sviluppo nel 2025

Roma, 4 gen. (askanews) – Per l’anno fiscale 2025 Microsoft è intenzionata a investire “approssimativamente 80 miliardi di dollari sulla costruzione di centri dati sull’intelligenza artificiale, per sviluppare modelli e applicazioni basate sul cloud nel mondo”. Lo ha affermato Brad Smith, vicepresidente del Cda e presidente di Microsoft in un articolo sul blog della società.

“Oltre metà di questi investimenti riguarderà gli Stati Uniti – ha precisato – a riflesso del nostro impegno nel Paese e della nostra fiducia sull’economia statunitense”. Smith, nell’articolo, inizia augurando il benvenuto al nuovo presidente Usa, in vista dell’insediamento di Donald Trump. E sostiene che le attuali innovazioni hanno un potenziale di rafforzamento dell’economia del paese analogo a quello dell’elettricità.

“Sotto molti aspetti, l’intelligenza artificiale è l’elettricità dei nostri tempi – scrive Smith – e i prossimi quattro anni possono costruire le fondamenta per il successo economico americano del prossimo quarto di secolo”.

Sardegna, Todde: sono al lavoro, legittimata ad andare avanti

Roma, 4 gen. (askanews) – “Sono serenamente al lavoro, come potete vedere, dopo anche un confronto con la mia maggioranza. Ovviamente l’atto amministrativo, arrivato dalla Corte di appello, seguirà il suo percorso e sarà gestito dai miei avvocati. Ribadisco la piena fiducia nei confronti della magistratura ed anche nei confronti del comitato che mi ha rappresentato per le elezioni. Posso dire che ho la piena motivazione e la piena legittimazione di continuare a lavorare per i sardi e così farò”. Lo ha detto la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, nel corso di una conferenza stampa dopo il vertice con i capigruppo di maggioranza sul caso della decadenza. Il video dell’incontro con i media è stato pubblicato dall’Unione Sarda. “Noi siamo stati eletti per servire i sardi, e questo faremo finché non ci sono atti definitivi. Il tema della legittimazione non si pone finché non ci sono atti definitivi”, ha continuato Todde.

Rai, la fatina e il robot: il ritorno di una coppia iconica

Roma, 4 gen. (askanews) – Maria Giovanna Elmi rinnova il suo omaggio a Goldrake, il leggendario anime seguito da milioni di italiani. La mitica annunciatrice e conduttrice, colei che introdusse Goldrake nel nostro Paese il 4 aprile 1978, ha realizzato un video omaggio che sta già facendo il giro del web. Similmente agli abbracci tra personaggi pubblici generati dall’intelligenza artificiale, che hanno scatenato durante queste feste un dibattito sulla natura dei rapporti umani e sull’impatto della tecnologia sulla comunicazione, anche questo video rappresenta un esperimento che ci invita a riflettere sul potere dell’immaginazione e sulla capacità della tecnologia di ricreare emozioni e ricordi.

Tra i molteplici commenti al video pubblicati sui social si percepisce stupore, ammirazione ed anche commozione per aver potuto rivivere, attraverso questa inaspettata attualizzazione, un momento simbolico della propria infanzia.

Difatti, lunedì 6 gennaio, in prima serata su Rai 2, andranno in onda le iniziali quattro puntate di “Goldrake U”, un reboot della storica serie animata degli anni Settanta. Gli episodi, della durata di 25 minuti ciascuno, saranno trasmessi dalle 21.20 alle 22.55. La trama segue Duke, in fuga da un attacco delle forze Vega, che si rifugia sulla Terra con Grendizer e incontra il Dr. Amon, che lo adotta e lo chiama Daisuke. Mentre indagano su misteriosi oggetti nel cielo, Daisuke inizia a riscoprire i suoi ricordi.

Maria Giovanna Elmi, dunque, continua a mantenere viva la leggenda di Goldrake. Chissà, magari vedremo la fatina della televisione italiana impegnata nella presentazione dei successivi episodi.

Giustizia, Santalucia: il referendum sulla separazione delle carriere? Vincono i no

Roma, 4 gen. (askanews) – “Pronostico sul referendum sulla separazione delle carriere: chi vince?”, chiede la giornalista del quotidiano ‘Il Dubbio’. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, risponde: “Vinceranno i no: il popolo italiano saprà apprezzare il fatto che questa Costituzione ha dato tanto e ha molto da dare e non si farà ingannare da una semplificazione quella sì pericolosa per cui il referendum potrebbe essere una sorta di sondaggio di gradimento sulla magistratura”.

Questo un passaggio della lunga intervista rilasciata dal magistrato eletto il 5 dicembre 2020 e che a breve terminerà il suo mandato. Non si dice contento di lasciare “ma soddisfatto del lavoro svolto da me insieme al Comitato direttivo centrale e alla Giunta esecutiva. Non mancherà la platea televisiva e le attenzioni dei media. “Partecipavo in rappresentanza dell’Anm e sono soddisfatto di come l’associazione sia riuscita a riconquistare lo spazio che le compete nel dibattito pubblico sulla giustizia”.

Santalucia ha poi negato ogni prossima possibile candidatura in politica. “Mai”. In questi anni si è fatto più amici o nemici, dentro e fuori la magistratura? “Dentro la magistratura spero molti amici e fuori dalla magistratura non credo che si possa parlare di amicizia, ma credo che si possa parlare di rispetto”. Con il ministro Nordio c’è “grande simpatia umana, ma allo stesso modo sono entrato in relazioni di empatia sia con il ministro Bonafede che con la ministra Cartabia”.

Con chi ha avuto più momenti di tensione? “Non parlerei di momenti di tensione personale, ma certamente con il Ministro Nordio la tensione è legata al tema delle riforme costituzionali, rispetto alle quali l’Anm è fortemente contraria”. Qual è stato il miglior ministro della giustizia che lei ricordi e perché? “Certamente annovererei il ministro Flick, che era stato lungimirante su alcune riforme, penso ad esempio a quella sulle cosiddette pagelle. La magistratura avrebbe dovuto sostenere di più quelle riforme. E poi Orlando, il cui lavoro ho conosciuto da vicino e che ha dimostrato che si possono fare tante cose per migliorare la giustizia senza toccare minimamente il quadro costituzionale e senza avere la pretesa di riforme palingenetiche di sistema”. “Avevo trovato una Anm disorientata, in grande difficoltà perché travolta dal cosiddetto scandalo Palamara, attraversata da diffidenze interne. Credo di lasciarne una unita, con maggiore compattezza interna e con quella serenità che si è tradotta in una capacità di essere interlocutore credibile”. Così il presidente della Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, nella intervista rilasciata a ‘Il Dubbio’.

Che caratteristiche dovrebbe avere il futuro presidente dell’Anm? “Capacità di ricercare, senza stancarsi mai, un punto di convergenza delle varie visioni che possono esserci all’interno dell’Anm. Fermezza nel rappresentare la linea che si è formata attraverso quella estenuante ricerca di un punto di convergenza”. La mgistratura, comunque, deve “recuperare un rapporto di maggiore confidenza con l’utenza nel lavoro quotidiano. L’immagine della magistratura dipende non soltanto dall’Anm e quindi dal suo organo di rappresentanza, ma anche da come ciascun magistrato ogni giorno interpreta il suo ruolo”, ha detto Santalucia.

Sulla politica. “Penso che l’attuale maggioranza di governo sconti un errore di fondo nel rapportarsi al mondo giudiziario, come se – e mi riferisco al tema immigrazione – il lavoro dei giudici fosse un ulteriore elemento di inutile complessità rispetto a problemi già molto complessi che la politica si trova ad affrontare”. Poi ‘Dobbiamo temere un ritorno del fascismo in Italia?’. “Il ritorno di fenomeni sociopolitici credo non si riproponga mai nella storia. Quello a cui dobbiamo stare attenti, ma non solo in Italia, è lo strisciante mutamento culturale che riguarda molti Paesi dell’Occidente: non bisogna mai pensare che una maggiore efficienza sul tema della sicurezza, ad esempio, si raggiunga comprimendo i diritti”.

In merito alla situazione delle carceri sono “assolutamente preziose” le indicazioni del presidente Mattarella, spiega Santalucia: “Non c’è migliore politica di sicurezza di quella che scommette sul rispetto all’interno del carcere dei diritti dei detenuti, perché solo in questo modo, una volta restituiti alla società, avranno maggiori capacità di non ricadere negli errori passati; solo un carcere rispettoso dei diritti dà sicurezza”.

Il Papa: mai fare bullying a scuola, porre le basi per un mondo migliore

Roma, 4 gen. (askanews) – “Sentitevi chiamati a elaborare e trasmettere una nuova cultura, fondata sull’incontro tra le generazioni, sull’inclusione, sul discernimento del vero, del buono e del bello; una cultura della responsabilità, personale e collettiva, per affrontare le sfide globali come le crisi ambientali, sociali ed economiche, e la grande sfida della pace. A scuola voi potete ‘immaginare la pace’, ossia porre le basi di un mondo più giusto e fraterno, con il contributo di tutte le discipline e con la creatività dei bambini e dei giovani. Ma se a scuola voi fate la guerra fra di voi, se a scuola voi fate i bulli con le ragazze e i ragazzi che hanno qualche problema, questo è prepararsi per la guerra non per la pace! Per favore, mai fare il bullying! Avete capito questo?”. Così Papa Francesco nel corso dell’udienza di stamane nell’aula Paolo VI. La risposta ‘Sì’ dei presenti ha poi fatto sottolineare al Pontefice: “Mai fare il bullying! Lo diciamo tutti insieme? Dai! Mai fare il bullying! Coraggio e avanti. Lavorate su questo”. Così ha detto il Santo Padre parlando ai rappresentanti dell’Unione Cattolica, insegnanti, dirigenti, educatori, formatori; all’Associazione italiana maestri cattolici; all’Associazione genitori scuole cattoliche. Papa Francesco ha sottolineato l’importanza della speranza “che supera ogni desiderio umano, perché apre le menti e i cuori sulla vita e sulla bellezza eterna”. Insomma ha detto ancora il Pontefice: “La scuola ha bisogno di questo! Sentitevi chiamati a elaborare e trasmettere una nuova cultura, fondata sull’incontro tra le generazioni, sull’inclusione, sul discernimento del vero, del buono e del bello; una cultura della responsabilita’, personale e collettiva, per affrontare le sfide globali come le crisi ambientali, sociali ed economiche, e la grande sfida della pace”.

Il Santo Padre ha spiegato: “A me fa dolore quando vedo i bambini che non sono educati e che vanno a lavorare, tante volte sfruttati o che vanno a cercare da mangiare o cose da vendere dove ci sono i rifiuti. E’ duro! E di questi bambini ce ne sono!”. Perché – ha ricordato – “il Giubileo ha molto da dire al mondo dell’educazione e della scuola”. Ed i “pellegrini di speranza” sono “tutte le persone che cercano un senso per la propria vita e anche coloro che aiutano i più piccoli a camminare su questa strada. Un buon insegnante – ha detto ancora – è un uomo o una donna di speranza, perché si dedica con fiducia e pazienza a un progetto di crescita umana. La sua speranza non è ingenua, è radicata nella realtà, sostenuta dalla convinzione che ogni sforzo educativo ha valore e che ogni persona ha una dignità e una vocazione che meritano di essere coltivati”.

Tennis, primo allenamento di Sinner in vista degli Australian Open

Roma, 4 gen. (askanews) – Dopo essere arrivato a Melbourne nelle scorse ore direttamente da Monte-Carlo, dove aveva ultimato la preparazione, Jannik Sinner è sceso in campo per il primo allenamento alla Rod Laver Arena in vista degli Australian Open. Il campione in carica ha diviso il campo con Cruz Hewitt, 16 anni, figlio del mito Leyton, quest’anno in gara con una wild-card. Curiosamente i due si erano già allenati a Melbourne nel 2020, anno d’esordio di Jannik agli Aus Open, quando Hewitt jr. aveva appena 11 anni. Domenica Sinner alzerà l’asticella: sparring partner sarà infatti lo svizzero Stan Wawrinka, campione a Melbourne nel 2014.

Santanchè: se condannata farò ciò che Meloni ritiene opportuno

Roma, 4 gen. (askanews) – Sulla vicenda Visibilia “sono molto tranquilla. Subito dopo il mio giuramento sono stata presa di mira ma oggi nessuna delle mie aziende è fallita. Rispetto i giudici e la magistratura, e sono serena, perché so di non aver fatto nulla di male”. Lo dice la ministra del Turismo Daniela Santanchè in una intervista al Tempo.

Cedere Visibilia è stata “una scelta difficile. Ho fondato quell’azienda e ci ho investito tanto, ma dopo quanto accaduto, ho deciso di venderla, con enorme dispiacere”.

Se dovesse arrivare una condanna, non c’è “nessun accordo con la Meloni, farò quello che lei ritiene opportuno. Ma ci tengo a precisare che non siamo ancora nella fase della condanna ma stiamo ancora aspettando se i giudici decideranno di mandarmi a processo oppure no. Comunque, ho sempre pensato di non partecipare al processo mediatico ma di difendermi nelle sedi opportune”.

L’amministrazione Biden invia armi a Israele per 8 miliardi

Roma, 4 gen. (askanews) – Il Dipartimento di Stato Usa ha notificato “informalmente” al Congresso una proposta di accordo con Israele per la fornitura di armi per 8 miliardi di dollari, che includerà munizioni per jet da combattimento, elicotteri d’attacco e proiettili d’artiglieria. Lo rivela Axios.

L’indiscrezione arriva dopo le affermazioni del premier israeliano Benjamin Netanyahu secondo cui negli ultimi mesi hanno affermato che Biden ha imposto un silenzioso “embargo sulle armi” a Israele.

Secondo le fonti di Axios, si tratta di un accordo a lungo termine. Una parte della produzione e della consegna delle munizioni può essere realizzata attraverso le attuali scorte statunitensi, ma la maggior parte richiederà uno o più anni per essere consegnata.

Le fonti hanno detto che la vendita di armi – che deve essere approvata dalle commissioni Esteri di Camera e Senato – comprende missili aria-aria AIM-120C-8 AMRAAM per i jet da combattimento per difendersi dalle minacce aeree, compresi i droni.

Quella che si prospetta come l’ultima fornitura allo Stato israeliano autorizzata dall’amministrazione Biden comprende anche proiettili d’artiglieria da 155 mm e missili Hellfire AGM-114 per elicotteri d’attacco.Una fonte al corrente dell’accordo in fieri ha detto che il Dipartimento di Stato ha dichiarato al Congresso che l’accordo ha lo scopo di “sostenere la sicurezza a lungo termine di Israele rifornendo le scorte di munizioni critiche e le capacità di difesa aerea”.

“Il Presidente ha chiarito che Israele ha il diritto di difendere i propri cittadini, in conformità con il diritto internazionale e il diritto umanitario internazionale, e di scoraggiare l’aggressione dell’Iran e delle sue organizzazioni per procura. Continueremo a fornire le capacità necessarie alla difesa di Israele”, ha dichiarato un funzionario statunitense.

Atletica, arrestato Fred Kerley, grande avversario di Jacobs

Roma, 4 gen. (askanews) – Fred Kerley, uno dei grandi avversari di Marcell Jacobs, campione del mondo sui 100 metri nel 2022, nonché argento olimpico a Tokyo e bronzo a Cinque Cerchi a Parigi nella distanza citata, è stato protagonista di un controverso episodio a Miami. L’atleta americano è stato arrestato in modo violento dalla polizia locale. I filmati delle telecamere mostrano un confronto fisico tra Kerley e gli agenti, culminato con l’uso di un taser da parte della polizia.

Il rapporto delle autorità indica che Kerley avrebbe ignorato gli ordini degli agenti durante un’indagine in corso, tentando di raggiungere il proprio veicolo. Ne è scaturita una colluttazione, in cui il 29enne avrebbe opposto resistenza all’arresto. Dopo essere stato trasportato in ospedale, Kerley è stato trasferito nel carcere di Miami-Dade con accuse di percosse e resistenza a pubblico ufficiale. La Federazione americana d’atletica non ha rilasciato dichiarazioni sul caso.

Sci, Brignone fuori nella prima manche gigante di Kranjska Gora

Roma, 4 gen. (askanews) – Delusione per Federica Brignone nella prima manche del quarto gigante femminile della stagione di Coppa del Mondo, in scena a Kranjska Gora (Slovenia). Su una durissima pista Podkoren 3 la 34enne valdostana, reduce dal trionfo di Semmering partita indossando il pettorale rosso di leader di specialità, scivola nella parte centrale e rimedia il secondo “zero” stagionale dopo Killington. Fallita l’occasione del possibile sorpasso in vetta alla generale come era accaduto una settimana prima, rischia seriamente di perdere anche il comando nella coppa di gigante. Al comando è la svedese Sara Hector, rivale diretta per la classifica della Brignone, che fa un altro sport mentre le altre avversarie arrancano.

Saldi al via in tutte le Regioni, 1 famiglia su 2 indecisa su acquisti

Roma, 4 gen. (askanews) – I saldi entrano nel vivo. Dopo l’anticipo delle Valle D’Aosta, partita il 2 gennaio, si aprono oggi in tutta Italia le vendite di fine stagione. E quest’anno il primo weekend – il periodo più importante per i saldi invernali – si allunga di un giorno grazie all’Epifania, che cade lunedì. Un “mini ponte” che secondo Confesercenti favorisce lo shopping: tra sabato 4 e lunedì 6 gennaio saranno infatti circa 8 milioni gli italiani che approfitteranno delle vendite di fine stagione per acquistare almeno un prodotto con lo sconto.

Con un comunicato, l’associazione illustra le sue stime sulla base di un sondaggio somministrato da IPSOS a un campione di consumatori tra i 18 ed i 65 anni. A programmare un giro tra le vetrine in questi tre giorni è infatti il 49% degli italiani che si sono detti interessati ai saldi: il 31% lo farà oggi, il 10% domenica e l’8% nella giornata dell’Epifania il 6 gennaio, mentre il resto non ha ancora pianificato quando acquisterà o lo farà in un periodo successivo.

I saldi si confermano l’evento promozionale più apprezzato: il 53% degli intervistati ritiene i saldi l’appuntamento più conveniente e utile, mentre solo il 20% indica il Black Friday. Il 59% degli interessati ha inoltre già stabilito un budget di circa 218 euro a famiglia, ma la cifra potrebbe crescere ulteriormente anche grazie agli acquisti non programmati: complessivamente, afferma Confesercenti, sono stati infatti quasi uno su due – il 46% – gli intervistati che hanno dichiarato di aver già deciso di acquistare almeno un prodotto durante questi saldi, ma c’è un ulteriore 50% che valuterà le offerte per decidere se comprare.

Secondo l’associaizone si farà shopping sia online che offline, ma otto su dieci (81%) sceglieranno i negozi per almeno un acquisto, contro il 54% che comprerà un prodotto online.

I prodotti moda più desiderati per questi saldi sono maglioni e felpe, indicati dal 51% di chi ha previsto di acquistare. Seguono, a brevissima distanza, le calzature (49% delle segnalazioni) e poi – ben più staccati – gonne e pantaloni (31%), con un interesse forte per jeans e denim, e maglie e top (30%). Nella lista dei desideri ci sono anche intimo (28%), camicie e camicette (22%), borse (21%) e i capispalla – giubbotti, cappotti e piumini – sempre al 21%. Poi accessori (18%) e abiti e completi (17%); c’è anche una quota del 13% in cerca di cinture, cui si aggiunge un ulteriore 13% alla ricerca di piccola pelletteria (portafogli, portacarte, etc..) e un gruppo delle stesse dimensioni che si orienterà invece sulla biancheria per la casa.