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Macron: l’Europa fornisca garanzie di sicurezza credibili all’Ucraina

Roma, 3 mar. (askanews) – Gli europei devono essere “credibili” nel sostegno a lungo termine all’Ucraina e, per farlo, devono “fornire garanzie di sicurezza solide”, che è quello che “ci chiede il presidente americano Donald Trump”. L’ha affermato il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista pubblicata oggi sul Foglio.

“Se vogliamo essere credibili come europei nel nostro sostegno a lungo termine all’Ucraina, dobbiamo essere in grado di fornire delle garanzie di sicurezza solide. Questo è esattamente ciò che ci chiede il presidente americano, Donald Trump, ed è nel nostro interesse”, ha detto Macron.

“Poi – ha aggiunto – degli aspetti tecnici delle garanzie di sicurezza ne discuteremo, che si tratti di assicurare un sostegno all’esercito ucraino per mantenere il suo formato attuale o di dare la no-tra disponibilità a fornire truppe per garantire la sicurezza. Sarà necessario? Lo vedremo. Ma se diciamo che non siamo pronti a farlo, non c’è alcuna possibilità che gli americani ci prendano sul serio”.

Trump: dovremmo preoccuparci meno di Putin, più di migranti e stupratori

Roma, 3 mar. (askanews) – Il presidente Usa Donald Trump ha affermato, in un post sul suo social network Truth Social, che ci sarebbe bisogno di passare meno tempo a preoccuparsi di problemi interni, in particolare dei migranti e dei trafficanti di droga, piuttosto che del presidente russo Vladimir Putin.

“Avremmo bisogno di passare meno tempo a preoccuparci di Putin e più tempo a preoccuparci delle bande di migranti stupratori, dei trafficanti di droga, degli assassini e delle persone provenienti da istituti psichiatrici che entrano nel nostro paese, così da non finire come l’Europa!” ha scritto Trump.

Ucraina, Orban: al Summit di Londra decisioni sbagliate e pericolose

Roma, 3 mar. (askanews) – Il primo ministro ungherese Viktor Orban ha definito “sbagliate e pericolose” le decisioni dei leader prese ieri durante il Summit di Londra sull’Ucraina e sulla difesa dell’Europa, al quale hanno preso anche molti leader Ue.

“A Londra, i leader europei hanno deciso che è necessaria la guerra, non la pace. Hanno deciso che l’Ucraina debba continuare la guerra. Questo è male, sbagliato e pericoloso. L’Ungheria resta dalla parte della pace”, ha dichiarato Orban in un post su Facebook.

Ucraina, gli Usa fermano gli attacchi cyber contro la Russia

Roma, 3 mar. (askanews) – Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha ordinato al “Stati Uniti Cyber Command” di fermare gli attacchi cyber contro la Russia. Lo hanno riferito tre fonti al New York Times.

La decisione farebbe parte di una rivalutazione delle operazioni contro la Russia con lo scopo di portare il presidente Vladimir Putin al tavolo delle trattative per porre termine al conflitto in Ucraina.

Non si tratterebbe di un provvedimento legato alla clamorosa rottura avvenuta venerdì in diretta tra il presidente Usa Donald Trump e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky, perché sarebbe stata presa in precedenza.

Oscar, tutti i premi

Roma, 3 mar. (askanews) – Tutti i vincitori e i premi degli Oscar 2025. L’elenco completo:

Miglior film – Anora Miglior regia – Sean Baker (Anora) Miglior attrice protagonista – Mikey Madison (Anora) Miglior attore protagonista – Adrien Brody (The Brutalist) Miglior attrice non protagonista – Zoe Saldana (Emilia Perez) Miglior attore non protagonista – Kieran Culkin (A real pain) Miglior sceneggiatura originale – Anora Miglior sceneggiatura non originale – Conclave Miglior film internazionale – I’m still here (Brasile) Miglior fotografia – The Brutalist Miglior colonna sonora originale – The Brutalist Miglior montaggio – Anora Migliori costumi – Paul Tazewell (Wicked) Miglior scenografia – Wicked Miglior canzone originale – El Mal (Emilia Perez) Miglior trucco – The Substance Miglior film di animazione – Flow Migliori effetti sonori – Dune: Part Two Migliori effetti speciali – Dune: Part Two Miglior documentario – No other land Miglior cortometraggio documentario – The only girl in the orchestra Miglior corto di animazione – In the Shadow of The Cypress

Calcio, il Milan sprofonda, Conceicao: "Momento difficile"

Roma, 3 mar. (askanews) – Milan sprofondo rosso. La Lazio vince a San Siro al 98′ con un rigore di Pedro e i rossoneri a vanno a -9 dal 4° posto dei biancocelesti (in attesa di Juve-Verona) dopo il terzo ko di fila in campionato. Dia subito vicino al vantaggio, Pavlovic sfiora l’autorete. La sblocca il tap-in di Zaccagni. Conceição inserisce Joao Felix al posto di Musah prima dell’intervallo, ma a sfiorare il gol è ancora Zaccagni. Nella ripresa chance per Joao Felix e nuovamente il capitano della Lazio. Rosso diretto a Pavlovic al 67′, Chukwueze pareggia ma al 98′ Pedro trasforma il rigore causato da Maignan. “Il momento non è facile – le parole di Sergio Conceicao a fine gara – i giocatori sentono ciò che c’è intorno al club. C’è solo una strada: lavorare e mettere il massimo dell’orgoglio per questi colori facendolo tutti i giorni. Non mi piace parlare di sfortuna, ma ci sono episodi negativi per noi e decisivi per l’avversario. Abbiamo avuto poco tempo per prepararla, si è sentito un ambiente strano allo stadio. Non mi era mai capitato in carriera. Quando è così le scarpe sono bollenti e non è facile: non esce un dribbling, un passaggio, l’avversario va in vantaggio… La squadra ha dimostrato carattere: l’abbiamo pareggiata in 10, potevamo anche vincerla e alla fine c’è stato quel rigore… I ragazzi danno risposte positive, poi c’è una situazione difficile in questa stagione e noi lavoriamo anche su questo oltre al lato tecnico e fisico. Ogni tre giorni ci sono partite decisive: non è facile”. Marco Baroni, tecnico della Lazio, gongola: “Avevo detto che siamo una bella squadra con un bel gioco, ma dobbiamo lavorare per diventare grandi. Lo stiamo facendo in allenamento e in partita. Sapevo che stasera serviva personalità, abbiamo fatto 20 tiri giocando puliti. Dobbiamo crescere nella maturità e lo stiamo facendo. Sono contento, è stata una vittoria meritata. L’unico errore è stato non aver conservato il vantaggio con il Milan in dieci uomini. Quando parlo di crescita intendo di gestione della partita. Avevamo speso tanto, nel primo tempo dovevamo segnare più di un gol. Non dobbiamo essere conservativi, ma propositivi. Poi arrivano anche i risultati, ma sicuramente ci serviva questa vittoria”.

Risultati e classifica serie A: oggi Juventus-Verona

Roma, 3 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Milan-Lazio 1-2

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, Udinese-Parma 1-0, Monza-Torino 0-2, Bologna-Cagliari 2-1, Genoa-Empoli 1-1, Roma-Como 2-1, Milan-Lazio 1-2, Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus, Lazio 50 49, Bologna 47, Fiorentina 45, Roma 43, Milan 41, Udinese 39, Torino 34, Genoa 31, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 22, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Oscar, Trionfa "Anora" Miglior film con 5 statuette

Roma, 3 mar. (askanews) – A Los Angeles è la notte di “Anora”. E’ la notte del film di Sean Baker, già Palma d’oro a Cannes 77, che conquista cinque statuette (su sei nomination) nella cerimonia degli Academy Awards: miglior film, miglior regia (Baker), miglior attrice protagonista (Mikey Madison), miglior sceneggiatura originale e miglior montaggio. Il film segue le avventure di una sex worker, che il regista ha ringraziato durante il suo discorso dal palco, tra New York e Las Vegas. La donna ha la possibilità di vivere una storia da Cenerentola quando incontra e sposa impulsivamente il figlio di un oligarca. La notizia arriva in Russia e la sua favola rischia di andare in frantumi quando i genitori di lui partono per New York per far annullare il matrimonio. Dal palco Baker ha anche voluto salutare Quentin Taratino: “Se non ci fossi stato tu non sarebbe esistito Anora – ha detto il regista indipendente – In un momento in cui il mondo si sente diviso il cinema è ancora più importante. I cinema indipendenti fanno fatica, durante la pandemia abbiamo perso migliaia di sale cinematografiche. Registi fate film da proiettare al cinema, distributori lavorate sulle uscite nei cinema e genitori portate i figli in sala che saranno la prossima generazione dei cinefili”. Delusione per l’Italia uscita senza statuette. Isabella Rossellini era candidata a migliore attrice non protagonista per Conclave, Cynthia Sleiter, set decorator dello stesso film.

Cisl, i primi passi di Daniela Fumarola: per andare dove?

Torniamo a parlare di CIsl. Lo facciamo con attenzione e rispetto, ma con la coscienza di chi ha vissuto in un sindacato di donne e uomini liberi e caratterizzato da un forte radicamento nel territorio, con uno spiccato senso dell’autonomia dalla politica e dal mondo delle imprese e soprattutto dalla centralità della contrattazione nel proprio essere organizzazione. Contrattazione come modello sociale, che valorizza il protagonismo dei lavoratori nel ciclo dell’economia; contrattazione che riduce le distanze tra gruppi sociali, contrattazione come elemento di studio e di creatività e che ha spesso permesso di interpretare la società e i suoi cambiamenti.

I sindacalisti della Cisl ai diversi livelli, per oltre sessanta anni hanno ribadito con originalità, competenza, idee e capacità negoziali il rapporto tra lavoro e capitale, tra lavoro e istituzioni, tra sindacato e lavoratori. Le grandi leadership cisline, confederali e di categoria, si sono affermate nel contesto politico, sociale ed economico proprio attraverso idee innovative manifestatesi nelle capacità contrattuali. Di contro, nell’ultimo decennio questa impostazione si è affievolita costantemente.

Gli ultimi tre Segretari Generali, segnati prevalentemente da incarichi di carattere confederale e soprattutto (tranne la Furlan dipendente di Poste) da un’esperienza che non parte dall’azienda, dai pubblici servizi o dal cantiere, sono stati e sono espressione dell’apparato e non di una crescita dal posto di lavoro. Al di là di questo aspetto, comunque non secondario, prevale, ad esempio, nell’attuale Segretaria generale, Daniela Fumarola, la sua pratica nella burocrazia organizzativa e gestionale interna; anche se nel suo curriculum vitae si tenta di descriverla come contrattualista, chi conosce i metodi e i contenuti della contrattazione, evidenzia in lei una carenza strutturale.

Abbiamo ascoltato con attenzione le sue prime uscite televisive negli spazi molto soft e “governativi” di Vespa e Giorgino; il contenuto dei suoi interventi è stato basico, con dichiarazioni scandite e ripetute con buona memoria, ma senza un’idea innovativa e un progetto anche minimo. La ripetuta e generica richiesta (ormai pluriennale) di un patto sociale, senza chiarire gli obiettivi concreti da raggiungere, manifesta una precarietà di visione del gruppo dirigente Cisl confederale da ormai oltre dieci anni.

Anche il ribadire la centralità della proposta di legge sulla partecipazione, il cui testo approvato è stato completamente snaturato dalla Camera rispetto all’originale depositato alla Corte di Cassazione, non aiuta la leadership della Fumarola. La norma infatti esclude, ad esempio, la presenza di rappresentanti dei lavoratori negli organismi delle aziende controllate dallo Stato e delle banche; inoltre, non si stabilisce a chi sarà attribuito il potere di nomina del/dei rappresentante/i dei lavoratori in seno agli organi consultivi o decisionali delle aziende. Un tema, questo, dirimente e sostanziale. Ricordiamo per altro che dalla fondazione e sino alla trasformazione in Spa dei primi anni ’90, l’Eni ha avuto il suo rappresentante dei lavoratori nel CdA eletto dai dipendenti del Gruppo (art. 12 comma 7, legge 10 febbraio 1953 istitutiva di Eni, a proposito di Mattei e…di tradizione democristiana).

Tornando alle posizioni espresse della neoeletta Segretaria generale negli esordi televisivi, abbiamo poi notato qualche disattenzione sia storica che nella spiegazione di questioni nodali come il tema degli orari di lavoro; piccole anomalie contenutistiche che perdoniamo (comprendendo l’emozione delle prime volte, peraltro subito “aiutata” dai conduttori televisivi). Infine le consigliamo, con garbo, che è inutile ribadire “con la Meloni c’è un buon rapporto” (tale consiglio varrebbe anche per altro Presidente del Consiglio); un sindacalista dovrebbe essere autorevole e riconosciuto per la sua competenza e per come è in grado di realizzare intese, non perché qualche controparte pubblica o privata possa utilizzare strumentalmente l’interlocuzione per avere una “sponda” per la quale giustificare le proprie posizioni.

Sono limiti che dovranno essere superati per affermare una guida autorevole e non autoritaria e tanto meno non omologabile a quella del suo immediato predecessore. Alla Cisl viene imposto ormai da anni un gruppo dirigente sempre meno identificato tra i contrattualisti, che comunque l’organizzazione ancora esprime, e sempre più indirizzato verso gestori di categorie e di Unioni Territoriali, molto concentrati su servizi, riorganizzazioni interne (accorpamenti territoriali o regionalizzazione di livelli confederali e di categoria) e normalizzazione dei quadri sindacali.

La speranza è che la Cisl si riappropri integralmente della sua tradizione. Vale la pena ricordare che la confederazione di Via Po è stata quella che contro gli approcci ideologici della Cgil propose  la contrattazione di secondo livello come elemento aggiuntivo di sostegno al reddito dei lavoratori, la riduzione degli orari di lavoro come obiettivo per la gestione delle grandi transizioni, il welfare aziendale e contrattuale per integrare il sistema pubblico di assistenza sociale e sanitaria, il risparmio contrattuale (a proposito di partecipazione) come strumento di finanza socialmente sostenibile da destinare all’ingresso dei lavoratori nei capitali delle aziende. Sono tutti esempi di cosa è significato essere il sindacato della contrattazione. Ci auguriamo dunque che la nuova Segretaria enerale si concentri su questa tradizione per riportarla al centro delle politiche della Cisl, evitando di pensare esclusivamente agli equilibri interni e a come metter in condizione di non nuocere eventuali “teste pensanti”. Vogliamo essere ottimisti e, ispirandoci a Mino Martinazzoli, diciamo a Daniela Fumarola che “la contrattazione è altrove e noi l’aspetteremo lì”.

P.S. E’ comunque motivo di sincero apprezzamento la pronta adesione della Cisl – oggi ne parla tutta la stampa – alla manifestazione del 15 marzo sull’Europa. Un segnale importante, una scelta tempestiva. Molto bene!

Gaza, in attesa di una seconda fase.

Seconda fase dell’accordo per il cessate il fuoco a Gaza. La tentazione sul fronte israeliano è evidente: riprendere a martellare la Striscia, nella consapevolezza – non ammessa ma presente – che Hamas c’è ancora. Lo ha voluto dimostrare con le provocazioni esibite ad ogni consegna di ostaggi in queste sei settimane; nuovi militanti hanno in parte preso il posto di quelli morti, e non avrebbe potuto essere diversamente con tutto l’arsenale d’odio causato dalla distruzione attuata dagli israeliani nei confronti della popolazione civile; la guida del movimento è stata assunta da Mohammad Sinwar, fratello del defunto Yahya e non meno sanguinario e temerario. Sono ancora migliaia i terroristi e hanno tuttora una buona presa (quanto forte, non lo si sa) su una popolazione orgogliosa ma atterrita, disperata.

Quello che però Netanyahu esattamente non sa è quanto l’imprevedibile presidente americano sia disposto a supportarlo in un eventuale cammino di guerra: per dire, ieri ha sostenuto la proposta dell’inviato USA Steve Witkoff per un’estensione della tregua fino alla conclusione del Ramadan e della Pasqua ebraica; oggi ha invece minacciato di impedire l’accesso alla Striscia dei camion che trasportano il cibo se Hamas non consegnerà nuovi ostaggi e lo ha detto precisando di avere avuto l’ok di Trump. Quindi la situazione è in piena evoluzione, giorno dopo giorno.

Al di là però della disgustosa rappresentazione prodotta dall’intelligenza artificiale e condivisa sul proprio social network da Donald Trump, talmente riprovevole da essere stata rigettata da chiunque, nel mondo arabo e non solo, l’impressione è che effettivamente il tycoon desideri una pacificazione dell’area con il rilancio degli Accordi di Abramo sino all’inclusione in essi dell’Arabia Saudita. Ma per raggiungere questo obiettivo occorre trovare una qualche soluzione accettabile per tutti alla questione palestinese.

Non facile, quando al contrario Israele mira a stringere ulteriormente la sua presa anche in Cisgiordania, sia per motivi di politica interna, sia per dar sfogo alle sempre più incontenibili pretese dei coloni, sia per cogliere il momento – favorevole a Tel Aviv – e rafforzare la propria presenza in un territorio che, fra le altre cose, confina in parte con una Siria ove – pur in un futuro assai incerto per ora – sono arrivati al potere ex terroristi jihadisti.

E infatti Israele ha distrutto larga parte dell’arsenale bellico del vecchio regime e occupata una zona cuscinetto sul monte Hermon. Mantenendo l’allarme molto alto, anche perché se da un lato Damasco non è più, come era diventata con Assad ormai da anni, dipendente per intero da Teheran, dall’altro è ora forte l’influenza di Qatar e Turchia, che hanno aiutato Hayat tahrir al Sham (HTS) a detronizzare il dittatore ma che, pure, sono alquanto vicini ad Hamas.

La preoccupazione di Israele sulla Siria è alimentata anche dalle incognite sul futuro prossimo perché sono numerosi i problemi, non certo di facile soluzione, che la nuova dirigenza del paese deve affrontare.

C’è la questione dei curdi, che occupano il nord siriano e gestiscono i campi dove stanno reclusi membri dell’ISIS con le loro famiglie, e che al tempo stesso sono però invisi ai turchi, che vogliono sbarazzarsene definitivamente a maggior ragione ora che il loro partito, il PKK, concluderà la sua esistenza, secondo la recente dichiarazione del suo leader e fondatore Abdullah Ocalan. E poi ci sono i rapporti di forza, e conseguentemente di potere, fra i diversi gruppi che hanno cooperato con HTS alla trionfale avanzata di dicembre sino a Damasco. Il pluralismo religioso, altro tema fondamentale, è stato sinora garantito ma le minoranze non si sentono tranquille e vivono in una condizione di incertezza che non favorisce il loro apporto, indispensabile per il rilancio del paese. Un paese distrutto, ridotto alla fame e da ricostruire anche sul piano gestionale-amministrativo: dunque la necessità primaria, assoluta e urgente, è quella di rimettere in piedi la Siria e dar da mangiare a tutti i suoi cittadini. E a questo fine il leader Ahmad Husain al-Sharaa dovrà trovare il modo di interloquire positivamente con il mondo occidentale oltre che con quello arabo, ma questo non gli sarà molto facile, proprio a causa di Israele, a meno di clamorosi cambiamenti di valutazione sullo stato ebraico da parte di HTS e di tutto il futuro governo.

Il rebus mediorientale resta lontano dall’essere risolto.

L’Italia e l’Europa nella morsa di due despoti

Mentre la situazione geopolitica scivola verso derive che appaiono sempre meno governabili, linterrogativo più pregnante che oggi domina nellarea dei cattolici liberali e democratici è se c’è ancora uno spazio di compatibilità per le tante coscienze e forze politiche che si sono definiti organici a questa coalizione di maggioranza.

Il dilemma si connette allo sconvolgente episodio consumato, nella palese rottura di ogni galateo istituzionale ad opera del presidente Trump, nello Studio Ovale della Casa Bianca, nei riguardi del capo di Stato, Zelensky.

Evento dai riverberi non certo esaltanti sull’inedito percorso di questa coalizione, sempre più egemonizzata da due destre, una ancora dominata da impulsi nostalgici del ventennio, l’altra che va a braccetto con i patrioti filonazisti dell’AfD e di quanto di estremo anti migratorio e intollerante è dato trovare negli ambiti più remoti delle dottrine reazionarie, che non può non suscitare, appunto, l’interrogativo, se si acconci bene con i tratti fondamentali del pensiero cristiano, umanitario e solidarista di Sturzo e De Gasperi, che ancora oggi alberga nelle coscienze di tanti esponenti politici, ed in quell’elettorato di altrettante forze politiche, contigue a quel filone di pensiero, schierati in questa coalizione, la linea di Giorgia Meloni, la cui posizione, appare sempre più dominata da uno scoperto e asimmetrico collateralismo filotrumpiano ed antieuropeo.

Quel temerario e stupefacente palcoscenico istituzionale, dove si è consumato pubblicamente – nel cuore pulsante del potere di quella che era una volta la più grande e solida democrazia del pianeta – ad opera dell’intero staff della presidenza statunitense, un dileggio, teso ad umiliarne ruolo e missione, con metodi e un lessico da sceriffo, assai brutale, nella versione più irrispettosa che di può avere verso un capo di Stato( al di là di possibili piccole o grandi colpe) il cui popolo è sotto attacco da tre anni, getta una luce sinistra sulle reali intenzioni del progetto di pace che ha in mente Trump: più acconcio ad un accordo spartitorio dei territori ucraini, ricchi di terre rare, in un quadro di rinverdito colonialismo predatorio, che finalizzato ad assicurare condizioni solide di sicurezza ai confini tra i due paesi in conflitto ed a salvaguardare l’intera sicurezza del continente europeo.

In questo contesto, non basta una generica rassicurazione di appoggio militare al presidente ucraino da parte della Premier, a poche ore dalla reprimenda di Zelensky alla Casa Bianca, senza troppi complimenti e contro ogni protocollo diplomatico. Né appaiono sufficienti a creare un clima di coesione tra i partner europei certe iniziative – a Londra comunque soppesate con abilità – che servono a fare da sordina sulle reali intenzioni di quale ordine mondiale stia preparando la nuova amministrazione americana, d’intesa con Putin.

Con la congiunzione di due visioni bellicose, che l’episodio, assai sgradevole, verificatosi ieri, nello studio ovale della Casa Bianca, ha reso palese, si fa strada nella vita dei popoli, un futuro di forti inquietudini, di tensioni e di possibili gratuite aggressioni militari, dove i despoti avranno buon gioco a rinvangare vecchie pretese nazionaliste o antichi sogni imperialisti.

Occorre pertanto che ciascuna coscienza democratica, cattolica, liberale e riformista, ritrovi un essenziale punto di intesa per favorire un’aggregazione tra tutte quelle sensibilità che rifiutano questo ruvido sdoganamento della prepotenza, fondato sulla prevaricazione e la forza militare, ignorando ogni essenziale regola del diritto internazionale e le vocazioni pacifiche e solidali che muovono i popoli verso una civile convivenza.

Ma non sarebbe fuor di luogo, creare rete, come propongono da mesi il Sindaco di Udine, De Toni e l’amico, Ettore Bonalberti, cercando di suscitare e valorizzare una partecipazione sempre più attiva dei giovani e dei cittadini, non solo su queste cruciali tematiche geopolitiche, ma partendo da un sano e partecipato municipalismo, tanto caro a don Luigi Sturzo e dai problemi concreti della persona, delle comunità e delle famiglie, nel quadro di una visione economica solidarista, come peraltro previsto dagli artt. 41 a 47 della nostra Costituzione.

Non di minore importanza appare, poi, la necessità di elaborare proposte politiche che trovino sintonia con le altre forze alternative alle politiche egemoniche delle destre.

Occorre, altresì, contrastare nelle piazze e in Parlamento, attraverso quelle forze politiche, contrarie ad ogni irrigidimento dispotico e illiberale, questa deriva autocratica e intollerante di cui si sta rendendo protagonista, e capofila, il paese che, fino a ieri, era pronto a difendere i valori della democrazia, del diritto naturale e della dignità dei popoli.

Auspico che si raggiunga, senza perdere troppo tempo in bizantinismi e sottigliezze artificiose, una posizione unitaria attraverso una dichiarazione congiunta, e soprattutto una chiara dissociazione da parte di tutte quelle forze politiche che ritengono inaccettabili le performance da pistolero da vecchio west del presidente americano.

Mi auguro, in particolare che la nuova Dc che non ha mancato, con la sua inedita scelta di schierarsi, di sottolinearne la propria immedesimazione organica e strutturale con questa coalizione di destra, destra(dove è il centro? Con Lupi che fa da piccolo pretoriano della Meloni e Tajani che nonostante sia stato sfiduciato da Marina Berlusconi, in nome di una destra liberale, umanitaria ed europeista, prosegue nel suo ministero per gli affari esteri,pur

in una personale sensibilità europeista, con dichiarazioni e parole vuote e generiche per coprire e sopire le temerarie stravaganze di Trump e le antitetiche posizioni della premier Meloni )abbia tempestivamente la lungimiranza di esprimere, a chiare lettere, il proprio disorientamento e sconcerto sulla posizione inconfutabilmente di sudditanza collaborazionista e sostanzialmente anti europea di Giorgia Meloni, nell’ambito di una visione incentrata più su una tendenza ai rapporti bilaterali tra Stati Uniti e i singoli paesi europei (così è più facile disarticolare l’Europa), che unitaria, nell’idea di una Ue,  soggetto politico e baluardo di un sano Atlantismo.

Più che fare da ponte, se si va avanti di questo passo, Giorgia Meloni può ritrovarsi a fare da crocerossina, e,a quel tempo, se si ritroverà ancora un pizzico di pietà, non recupererà nemmeno quanto occorre per curarci le ferite fisiche, economiche e sociali che unoffensiva in armi, da est, e una guerra commerciale da ovest, procurerà, inevitabilmente, a tanta parte dell’Italia e dei popoli europei.

Fine della storia? Un abbaglio. E ora, quale nuovo pensiero?

Per la pluralità dei contributi e il complessivo filo interpretativo, ritengo fondamentale il volume presentato su Camaldoli (L’invenzione dell’economia pubblica italiana), curato da Stefano Baietti e promosso da Vincenzo Scotti. Innanzitutto vorrei sottolineare che, proprio esaminando i contenuti della precedente vasta ricerca su “gli anni della prepolitica 1941-1945”, l’Istituto Stato e Partecipazione, presieduto da Francesco Carlesi, sta conducendo una ricerca, alla quale collaboro, su un momento particolare di quegli anni decisivi.

Mi riferisco al rapporto tra Donato Menichella e Andrew Kamarck, in Italia già nel 1943 come rappresentante della Commissione alleata di controllo. Essendo anche un economista aveva l’incarico di esaminare se l’Iri fosse o no un prodotto dell’ideologia fascista, per giudicarne la permanenza o meno nella struttura economica dell’Italia. La valutazione, come sappiamo, fu positiva. Vogliamo indagare se questo esito fu dovuto semplicemente all’abilità di Menichella o se derivò per gli effetti di un’affinità tematica tra la cultura Iri e il volontarismo americano e le culture che avevano dato vita al New Deal.

Riflettendo su tale periodo possiamo comprendere come tutto ciò abbia suscitato la curiosità di Amintore Fanfani che lo analizzò con alcune specifiche pubblicazioni. Peraltro queste ricerche possono contribuire a rivelare che l’America non può essere considerata semplicemente il bacino del “liberismo puro”. Ciò potrebbe, ad avviso di chi parla,  contribuire a spiegare tanti aspetti, anche attuali, della situazione politica negli Stati Uniti. Ci rendiamo conto che, una volta avviata questa ricerca, sarà fondamentale elaborare valutazioni adeguate. In secondo luogo mi interessa molto l’accenno alla “terza via”.

Vanoni in verità preferiva dire “la nostra via”, fornendo così una caratterizzazione concreta che andava oltre la mera espressione economica. Oggi siamo chiamati a ragionare sul fallimento dell’idea di “fine della storia”, da cui potrebbe derivare una riflessione riguardo all’egemonia del liberalismo. È inoltre importante riconoscere che il condizionamento della scena internazionale non derivi solo dall’economia produttiva o dalle grandi concentrazioni economiche come la Cina, intesa come “fabbrica del mondo”, ma anche e soprattutto dall’influenza della finanza rispetto all’economia reale. In questo senso il contributo di oggi è fondamentale per valutare tali tematiche, che rappresentano alcune delle ragioni collegate allo scenario internazionale ed ai cambiamenti sociali a cui stiamo assistendo.

Le riflessioni in merito si presentano generalmente come piuttosto limitate e si concentrano principalmente su una descrizione superficiale di ciò che sta avvenendo nella stessa America. Anche in questo caso ritorna una questione che, al contrario, meriterebbe di essere meglio approfondita circa le cause e le radici degli sviluppi ai quali stiamo assistendo.

 

Pietro Giubilo, già Sindaco di Roma, svolge un’intensa attività pubblicistica. Formatosi alla scuola di Baget Bozzo, coltiva l’idea di un umanesimo idealmente fondato sulla tradizione della Chiesa.

Risultati e classifica serie A: Roma zona Europa

Roma, 2 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Roma-Como 2-1

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, Udinese-Parma 1-0, Monza-Torino 0-2, Bologna-Cagliari 2-1, Genoa-Empoli 1-1, Roma-Como 2-1, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio, Bologna 47, Fiorentina 45, Roma 43, Milan 41, Udinese 39, Torino 34, Genoa 31, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 22, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Summit di Londra, von der Leyen: bisogna riarmare l’Europa

Roma, 2 mar. (askanews) – E’ necessario “riarmare l’Europa”. L’ha affermato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, alla fine del Summit di Londra sul futuro dell’Ucraina e la difesa dell’Europa. Lo riferisce il Guardian.

“E’ necessario urgentemente riarmare l’Europa”, ha detto von der Leyen.”E’ ora di fondamentale importanza intensificare gli investimenti nella difesa per un periodo prolungato. E’ per la sicurezza dell’Unione europea e, nell’ambiente geostrategico in cui viviamo, dobbiamo prepararci al peggio, rafforzando così le difese” ha aggiunto.

La numero uno della Commissione europea ha detto che i leader hanno avuto una “discussione buona e franca”, in cui si è ribadito che Kiev ha bisogno di “garanzie di sicurezza complete”.

Invece, mandando un messaggio agli Stati uniti, dopo la clamorosa rottura in diretta tra il presidente russo Volodymyr Zelensky e il presidente Usa Donald Trump di venerdì a Washington, von der Leyen ha detto: “Siamo pronti, insieme a voi, a difendere la democrazia e il principio secondo cui esiste uno stato di diritto, che non si può invadere e intimidire il proprio vicino o modificare i confini con la forza”.

Offensiva mediatica Usa contro Zelensky durante il summit di Londra

Roma, 2 mar. (askanews) – Il dialogo indiretto tra le due sponde dell’Atlantico sulla questione ucraina, a due giorni dalla clamorosa rottura in diretta tra il presidente Usa Donald Trump e il leader ucraino Volodymyr Zelensky nello Studio ovale della Casa bianca, è particolarmente intenso oggi, mentre molti leader europei e non si riuniscono a Londra per un summit a cui non partecipano gli Usa, ma è presente Zelensky. E, da Washington, arriva un messaggio duro: se il numero uno di Kiev non vuole trattare, allora deve saltare.

“Abbiamo bisogno di un leader che possa trattare con noi, trattare con i russi a un certo punto e porre fine a questa guerra”, ha dichiarato il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Trump, Mike Waltz, intervistato dalla CNN. “Se diventa evidente che il presidente Zelensky, per motivazioni personali o politiche, si discosta dalla volontà di porre fine ai combattimenti nel suo paese, allora credo che abbiamo un vero problema”, ha aggiunto.

Più sfumato, ma altrettanto pungente quanto ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, alla ABC. “Nessuno qui sostiene che Vladimir Putin otterrà il Premio Nobel per la Pace… Dobbiamo capire: c’è un modo per fermare la guerra? E l’unico modo per farlo è coinvolgere i russi nei negoziati”, ha detto Rubio, in quella che appare essere una risposta indiretta a Zelensky, il quale nell’alterco con Trump ha detto che è impossibile fidarsi di Putin per un eventuale cessate-il-fuoco. Rubio ha continuato, affermando che c’è bisogno che tutti maturino la comprensione che “questa è una guerra sbagliata che sta andando in una cattiva direzione” e, su questo, Trump, a dire di Rubio, è “chiarissimo”, cioè “sarà un presidente che cercherà di ottenere la pace”.

Sempre in queste ore, si è fatto sentire anche il leader repubblicano della Camera dei Rappresentanti, Mike Johnson, che è stato il più esplicito, affemando alla NBC che “o lui (Zelensky) torna alla ragione e al tavolo dei negoziati con gratitudine, oppure qualcun altro deve guidare il paese per farlo”. Una dichiarazione che fa eco a quella di Lindsey Graham, influentissimo senatore repubblicano, che venerdì aveva dichiarato – secondo quanto riporta l’agenzia di stampa France Presse – che o Zelensky cambia “profondamente atteggiamento o deve andarsene”.

Zelensky, dal canto suo, è stato accolto al summit con un lungo abbraccio da Starmer. Il leader britannico, in un’intervista alla BBC, ha detto di fidarsi di Zelensky e di Trump, “non di Putin”. In un incontro bilaterale ieri, Starmer ha ribadito il sostegno a Zelensky, che oggi ha incontrato in un bilaterale anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’offensiva mediatica dei collaboratori di Trump avviene mentre i leader sono riuniti a Lancastar House. Un segnale indiretto – notato oggi dal Guardian – è stato probabilmente dato dal fatto che Valery Zaluzhny, che è considerato possibile candidato alle presidenziali ucraine, quando ci saranno, è stato visto entrare dall’ingresso principale, destinato ai leader, alla Lancaster House a Londra. La presenza di Zaluzhny non è strana: è ambasciatore in Gran Bretagna. Ma il Guardian si è chiesto se il fatto che sia entrato da quell’ingresso sia un semplice strappo al protocollo o un segnale – in particolare agli Stati uniti – che qualsiasi leader ci sarà in futuro in Ucraina sarà allineato alla posizione sostenuta oggi nel summit di Londra. Si capirà solo col tempo.

Risultati e classifica serie A: Bologna in zona Champions

Roma, 2 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Bologna-Cagliari 2-1, Genoa-Empoli 1-1

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, Udinese-Parma 1-0, Monza-Torino 0-2, Bologna-Cagliari 2-1, Genoa-Empoli 1-1, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio, Bologna 47, Fiorentina 45, Milan 41, Roma 40, Udinese 39, Torino 34, Genoa 31, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 22, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Starmer al summit di Londra: con l’Ucraina per tutto il tempo necessario

Roma, 2 mar. (askanews) – Aprendo il summit di Londra sul futuro dell’Ucraina e della difesa dell’Europa, il primo ministro britannico Keir Starmer ha voluto enfatizzare il caloroso benvenuto al presidente ucraino Volodimyr Zelensky, ribadendo che i paesi europei saranno con lui “per tutto il tempo necessario”. Lo ha riferito la BBC.

“Siamo tutti con te, con l’Ucraina, per tutto il tempo necessario”, ha detto a Starmer, seduto al tavolo tra il presidente francese Emmanuel Macron e lo stesso Zelensky. Starmer ha detto che “questo è un momento unico nella vita per la sicurezza in Europa”, poiché a”ottenere un buon risultato per l’Ucraina non è solo una questione di giusto o sbagliato; è vitale per la sicurezza di ogni nazione qui e di molte altre”. Ha anche assicurato che i Paesi baltici, con cui ha avuto una videoconferenza prima dell’incontro, sono ovviamente dalla stessa parte.

Starmer ha detto di avere l’intenzione di elaborare un piano per l’Ucraina, per poi discuterne con gli Stati Uniti e portarlo avanti insieme, per una “pace giusta e duratura”.

Zelensky: buon incontro con Meloni per un piano di pace

Roma, 2 mar. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scritto oggi su X di aver avuto “un buon incontro” con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni “per sviluppare un piano d’azione congiunto volto a porre fine alla guerra con una pace giusta e sostenibile”.

“Nessuno è interessato alla continuazione e al rapido ritorno della guerra, tranne (Vladimir) Putin, perciò è importante mantenere l’unità attorno all’Ucraina e rafforzare le posizioni del nostro Stato in collaborazione con gli alleati – i paesi europei e gli Stati uniti”, ha scritto Zelensky reduce dalla rissa verbale in diretta col presidente Usa Donald Trump alla Casa bianca.

“L’Ucraina ha bisogno di una pace supportata da garanzie di sicurezza affidabili”, ha scritto ancora Zelensky, che ha ringraziato l’Italia “per il continuo supporto e la partnership nel portare la pace in Ucraina”.

Risultati e classifica serie A, Torino salvezza a un passo

Roma, 2 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Monza-Torino 0-2

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, Udinese-Parma 1-0, Monza-Torino 0-2, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 39, Torino 34, Genoa 30, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Calcio, Monza-Torino 0-2: Decidono Elmas e Casadei

Roma, 2 mar. (askanews) – Il Torino sbanca il Brianteo con i gol di Elmas e Casadei. Un successo che rilancia le ambizioni di classifica dei granata ed affonda i brianzoli. Toro in vantaggio grazie alla zampata di Elmas nel finale di tempo. Una chance per Casadei e una sprecata da Walukiewicz per la squadra di Vanoli. Il Monza non resta a guardare: Keita sfiora il vantaggio al 18′. Nella ripresa, al 66′, Casadei scatenato sotto gli occhi di Spalletti. Lazaro crossa dalla destra, in mezzo Palacios pasticca col controllo: Casadei, in pressione, ne approfitta, recupera palla e spara in rete sotto la traversa col destro. Ed è 2-0 sotto gli occhi di Spalletti.

Meloni in Gb da Starmer: l’Occidente non si divida

Roma, 2 mar. (askanews) – “Siamo tutti molto impegnati per un obiettivo che tutti vogliamo raggiungere, ovvero una pace giusta e duratura in Ucraina”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, all’inizio del bilaterale con il premier inglese Keir Starmer. “Penso che sia molto, molto importante evitare il rischio che l’Occidente si divida. E penso che, su questo punto, il Regno Unito e l’Italia possano svolgere un ruolo importante nella costruzione di ponti”, così Meloni.

Regno Unito e Italia hanno “un approccio molto simile” alle importanti questioni che la comunità internazionale è chiamata a risolvere in questi giorni. E’ quanto ha detto dal canto suo Starmer a Meloni, accolta a Downing Street, facendo anche un esplicito riferimento a temi quali “economia, immigrazione e sicurezza”.

Il Cremlino: la politica estera di Trump coincide con la nostra visione

Roma, 2 mar. (askanews) – Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato oggi che la “politica estera” della nuova amministrazione Usa di Donald Trump rispecchia in gran parte quella di Mosca. “La nuova amministrazione” degli Stati Uniti “sta cambiando rapidamente tutte le configurazioni di politica estera”, ha spiegato il portavoce presidenziale russo. “Ciò coincide in gran parte con la nostra visione”, ha confermato.

I commenti del Cremlino arrivano dopo che Trump ha spiegato che l’Ucraina avrebbe potuto “fare un accordo” per evitare la guerra, e dopo che la scorsa settimana gli Stati Uniti hanno fatto passare una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle sulla guerra che non includeva alcuna critica alla Russia.

Trump, che ha definito Volodymyr Zelensky – presidente eletto democraticamente -, un “dittatore”, senza fornire prove, nelle ultime settimane ha riattivato le relazioni con Mosca e lanciato colloqui preliminari in vista di un negoziato di pace in Ucraina, lasciando in disparte al momento sia l’Ucraina che gli alleati europei.

Elon Musk: sono d’accordo sul ritiro Usa da Onu e Nato

Roma, 2 mar. (askanews) – Elon Musk “concorda” con l’idea che Washington debba ritirarsi dalle Nazioni Unite e dalla Nato. A fine febbraio, i repubblicani del Senato degli Stati Uniti hanno presentato una proposta di legge per ritirare completamente il paese dall’Onu. Il documento chiede di cessare tutti i finanziamenti statunitensi all’organizzazione e di vietare qualsiasi coinvolgimento degli Stati Uniti nelle missioni di mantenimento della pace dell’Onu.

Ieri, il senatore Mike Lee, in diversi post su X, ha chiesto che Washington si ritiri anche dalla Nato. “Sono d’accordo”, ha detto Musk su X nella tarda serata di ieri in risposta a un post del commentatore politico statunitense Gunther Eagleman, che ha suggerito che era tempo per gli Stati Uniti “di lasciare la Nato e l’Onu”.

Papa Francesco: prego per la martoriata Ucraina

Città del Vaticano, 2 mar. (askanews) – Il Papa prega per la pace, anche dal Policlinico Gemelli dove si trova ricoverato dal 14 febbraio. “Anch’io prego per voi. E prego soprattutto per la pace – ha detto nel testo scritto per l’Angelus -. Da qui la guerra appare ancora più assurda. Preghiamo per la martoriata Ucraina, per Palestina, Israele, Libano, Myanmar, Sudan, Kivu. Ci affidiamo fiduciosi a Maria, nostra Madre”.

“Sorelle e fratelli, vi mando questi pensieri ancora dall’ospedale, dove come sapete mi trovo da diversi giorni, accompagnato dai medici e dagli operatori sanitari, che ringrazio per l’attenzione con cui si prendono cura di me. Avverto nel cuore la ‘benedizione’ che si nasconde dentro la fragilità, perché proprio in questi momenti impariamo ancora di più a confidare nel Signore; allo stesso tempo, ringrazio Dio perché mi dà l’opportunità di condividere nel corpo e nello spirito la condizione di tanti ammalati e sofferenti”. Lo scrive il Papa nel testo dell’Angelus, il terzo, dal Policlinico Gemelli, dove si trova ricoverato per il 17esimo giorno a causa di una polmonite bilaterale.

Per la terza domenica di fila, il Papa è costretto a rinunciare alla recita della preghiera dell’Angelus. Ma nel testo inviato ringrazia tutti “per le preghiere, che si elevano al Signore dal cuore di tanti fedeli da molte parti del mondo: sento tutto il vostro affetto e la vostra vicinanza e, in questo momento particolare, mi sento come ‘portato’ e sostenuto da tutto il Popolo di Dio. Grazie a tutti”, ha scritto Bergoglio che ha concluso l’Angelus salutando i fedeli con un: “Buona domenica e arrivederci”.

Steven Wilson porta ‘The Overview Tour’ a Milano e Roma

Milano, 2 mar. (askanews) – Dopo una lunga attesa, Steven Wilson annuncia il suo ritorno in Italia con due concerti nel 2025. L’artista britannico, figura di riferimento del progressive rock e della sperimentazione sonora, si esibirà il 7 giugno al Teatro degli Arcimboldi di Milano e l’8 giugno all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. I due eventi fanno parte di “The Overview Tour”, la nuova tournée che segna il rientro di Wilson sulle scene live dopo sette anni di pausa. Il tour prende il nome dal suo prossimo album, “The Overview”, un concept a tema spaziale che si sviluppa in due lunghe tracce. Durante i concerti, l’artista presenterà brani tratti da questo nuovo lavoro, accanto a pezzi dell’acclamato “The Harmony Codex” e ad alcuni classici della sua carriera, sia da solista che con i Porcupine Tree. Conosciuto per la sua capacità di fondere rock progressivo, elettronica e ambient con narrazioni immersive, Steven Wilson ha costruito negli anni una discografia variegata e sempre innovativa. Ogni sua esibizione è un’esperienza sonora e visiva unica, e i fan italiani potranno finalmente rivivere questa atmosfera dopo una lunga attesa. I biglietti saranno disponibili attraverso i circuiti ufficiali.

Sci, Brignone vince il SuperG di Kvitfjell ed è sempre più leader

Roma, 2 mar. (askanews) – Un anno dopo Federica Brignone si conferma in superG sulla OlympiaBakken di Kvitfjell, chiudendo il weekend sulle nevi norvegesi con l’ottava vittoria stagionale in Coppa del Mondo. Pur commettendo alcune sbavature in un superG molto tecnico, l’azzurra ha interpretato la gara meglio delle avversarie, andando sempre all’attacco. Un punto di forza di Brignone che ha chiuso con sei centesimi di vantaggio su Lara Gut-Behrami. Per l’elvetica è stato fatale un brutto errore di linea nella parte alta, costato 40 centesimi. Gut-Behrami si è inserita tra Brignone e Sofia Goggia che ha chiuso la prova al terzo posto con 9 centesimi di ritardo. Al sesto podio stagionale, la bergamasca ha recuperato tanto sulla Tommy Moe dopo un tratto centrale con diverse sbavature. Tra le altre italiane ha chiuso in top 10 Elena Curtoni, lontana 64 centesimi da Brignone. Lontane Laura Pirovano e Roberta Melesi, fuori Marta Bassino, scesa con il pettorale 1.

Risultati e classifica serie A, l’Udinese sogna l’Europa

Roma, 2 mar. (askanews) – Una bella Udinese batte il Parma 1-0 al Bluenergy, mette pressione a Roma e Milan e sogna un piazzamento in Europa. La squadra di Runjaic gioca una gara di dominio, specie nel primo tempo, contro il Parma ma vince solo 1-0 grazie a un rigore di Thauvin (un gol annullato nella ripresa). La squadra di Chivu migliora nella seconda frazione ma si rende veramente pericolosa solo nel finale con Almqvist. Questo il programma della 27esima giornata

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, Udinese-Parma 1-0, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 39, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

M.O., Hamas: bloccare aiuti umanitari a Gaza è crimine di guerra

Roma, 2 mar. (askanews) – Il movimento palestinese Hamas ha affermato di avere chiesto ai Paesi mediatori dell’accordo con Israele di costringere lo Stato ebraico “a revocare la decisione di sospendere il passaggio di aiuti umanitari a Gaza”. “La decisione del primo ministro Benyamin Netanyahu di bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza rappresenta un’estorsione a basso costo, un crimine di guerra e un palese attacco all’accordo di cessate il fuoco”, ha affermato Hamas.

M.O., Hamas chiede attuazione seconda fase del cessate il fuoco

Roma, 2 mar. (askanews) – Il movimento palestinese Hamas insiste sull’attuazione di una seconda fase del cessate il fuoco dopo che Israele ha approvato un’estensione temporanea della fase iniziale dell’accordo. “L’unico modo per raggiungere la stabilità nella regione e il ritorno dei prigionieri è completare l’attuazione dell’accordo… iniziando con l’attuazione della seconda fase”, ha affermato il leader di Hamas Mahmoud Mardawi in una dichiarazione rilasciata all’Afp.

Mardawi ha spiegato che “l’ultima dichiarazione dell’ufficio di Netanyahu è una chiara conferma che Israele sta ancora una volta rinnegando l’accordo che ha firmato”. Il funzionario di Hamas ha fatto riferimento alla posizione espressa dall’ufficio del premier israeliano secondo cui Israele avrebbe accettato una proposta dell’inviato statunitense per il Medio Oriente Steve Witkoff che prevede il rilascio di metà degli ostaggi israeliani e un’estensione del cessate il fuoco.

“La seconda fase dell’accordo deve essere implementata”, ha aggiunto, “compresi i negoziati per un cessate il fuoco permanente, un ritiro completo, la ricostruzione e poi il rilascio dei prigionieri”.

Intanto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di interrompere il flusso di aiuti umanitari alla Striscia di Gaza con la fine della prima fase dell’accordo, “e alla luce del rifiuto di Hamas di accettare lo schema di Wittkoff per la continuazione dei colloqui, che Israele ha accettato”. L’ufficio del premier, citato dai quotidiani israeliani, ha aggiunto che “Israele non permetterà un cessate il fuoco senza il rilascio degli ostaggi”, e ha sottolineato che “se Hamas continuerà il suo rifiuto, ci saranno ulteriori conseguenze”.

Risultati e classifica serie A, Inter sempre a +1 sul Napoli

Roma, 2 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Napoli-Inter 1-1

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, Napoli-Inter 1-1, ore 20.45 Udinese-Parma, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 58, Napoli 57, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 36, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Verona 26, Cagliari, Lecce 25, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Meloni vola a Londra dopo colloquio con Trump,vede Zelensky Starmer e leader Ue

Roma, 2 mar. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è in volo per Londra, impegnata in prima fila in una mediazione europea che ricucia lo strappo in diretta tv venerdì alla Casa Bianca Trump-Zelensky. E metta sul tavolo una proposta europea per avviare il tavolo che metta fine alla guerra in Ucraina. Meloni, reduce da un colloquio telefonico nella tarda serata di ieri con il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump, incontrerà a Londra il presidente ucraino Volodymir Zelensky.

E avrà una serie di colloqui bilaterali prima e a magine del summit convocato nel pomeriggio alla Lancaster House Street nel quale il premier Gb Keir Starmer e il presidente francese Emanuel Macron, a loro volta impegnati in girandola di bilaterali, tireranno le somme sulla possibilità di una iniziativa europea Ue-Gb per la pace in Ucraina sulla quale poi si esprimeranno giovedì prossimo tutti e 27 i Paesi dell’Unione europea convocati in riunione straordinaria a Bruxelles da Antonio Costa e Ursula von der Leyen. A mezzogiorno a Downing Street è in programma il faccia a faccia Meloni-Starmer.

Partececipazione europea alla missione militare internazionale di pace che dovrebbe garantire la trattativa e l’attuazione degli accordi, linee guida dei loro contenuti, composizione del tavolo che tratti la pace in Ucraina da diversi osservatori definito “nuova Yalta” per il peso sugli equilibri in Europa cìhe quella trattativa potrà determinare sul vecchio contenuti, sono fra i capitoli principali del delicatissimo quanto incero tentativo in atto di realizzare una proposta e una posizione unitaria europea (Ue + Gb) riconosciuta e legittimata dall’Ucraina di Zelensky, la Russia di Putin, gli Usa di Trump e parimenti se ammessa al tavolo, la Cina di Xi Jin Ping. Posizione e voce unitaria dell’Europa che, ove realizzati, dovranno avere un loro rappresentante: uno speaker.

Il nome inizialmente più forte per questa ancora eventuale posizione circolato nelle Cancellerie europee all’inizo della iniziativa Macron-Starmer era quello della ex Cancelliera tedesca Angela Merk. Ma in questa settimana è cresciuto anche il nome dell’ex premier italiano ed ex presidente Bce Mario Draghi. Anche in considerazione del crescente ruolo italiano nella mediazione internazionale Trump-Zelensky e dell’assenza al momento di italiani al comando di istuzioni Ue (la Germania esprime la presidenza della Commissione Ue), dei suoi stretti rapporti con la Gran Bretagna, dovendosi rappresentare anche Paesi extra Ue.

Il Novecento è finito, la cultura del popolarismo può e deve rigenerarsi.

La nostra Democrazia sta rischiando di perdere il suo carisma e di smarrire il suo popolo. Per questo sono importanti tutte le iniziative che puntano a ricostruire il valore della Comunità e a riproporre il senso dell’impegno sociale e politico come forma di responsabilità e di solidarietà. Ed è meritorio il lavoro che molti fanno in questa dimensione che punta a far crescere una domanda politica più esigente e consapevole.

Occorre però anche costruire una buona offerta politica, capace convincere le persone e le varie aggregazioni comunitarie. Sopratutto quelle che oggi non votano o si rassegnano alle lusinghe populiste. L’offerta politica italiana è oggi largamente carente e questo non possiamo addebitarlo a chi c’e in campo, ma a chi non c’è. Se il sonno della ragione genera mostri, quello del Popolarismo genera populisti. Parlo del Popolarismo inteso non come ideologia o suggestione neo confessionale: e men che meno come nostalgia delle antiche formule che ormai appartengono alla Storia. Ne parlo come cultura politica capace di tenere assieme la Comunità; di condividere paure e inquietudini del popolo e di condurle sul sentiero della Democrazia, avendo sempre la bussola del primato della persona e del suo rapporto comunitario, non quella dell’individuo nella sua solitudine. Capace di moderazione nei comportanti ma di radicalitá nella affermazione dei diritti sociali; di testimoniare che la Politica ritrova la sua dignità solo se esercita il suo ruolo di guida – con la saggezza chiesta dal Re Salomone – non di comando o di rincorsa delle pulsioni momentanee della pubblica opinione. Una cultura politica che abbia il coraggio della anticipazione, anche contro corrente: quel coraggio che aveva Nino Andreatta, nostro conterraneo, del quale proprio ieri la nostra Università ha ricordato il 25° anniversario del forzato silenzio.

Una cultura politica che non balbetta difronte alla scelta tra Europa non Europa. Dunque: che cosa vogliamo aspettare ancora? Di quali altri segnali di degrado del Paese e della Democrazia abbiamo bisogno ancora per decidere che le tante esperienze territoriali di quello che potremmo definire Nuovo Popolarismo devono avere una loro rappresentanza ed un loro “ubi consistam” anche nazionale? E per far sì che anche le tante micro iniziative nazionali in questo campo trovino un nuovo terreno comune?

Siamo sinceri. Il problema non è il bipolarismo. Il problema è che il bipolarismo oggi è privo di una forza politica di nuova concezione organizzativa (federativa, non centralistica e men che meno proprietaria) e di nuova impostazione ideale e programmatica. Occorre con generosità lavorare alla costruzione di una nuova proposta politica: che sia cosciente della sua identità e priva di ambiguità circa i suoi possibili alleati ed i suoi irriducibili avversari, che ci sono ben noti.

Non ci sono scorciatoie, se non quelle della abiura di un dovere morale prima che politico. Questa deriva non si ferma solo con le antiche parole d’ordine del progressismo tradizionale. Il Novecento è finito. La Destra lo ha capito e si è a suo modo rigenerata. Il campo che Destra non è, ancora no. Tocca anche a noi questo sforzo. Culturale, politico, ma anche, appena possibile, organizzativo.

Il mio auspicio è che questo incontro possa dare il suo contributo ad un percorso che vada in questa direzione. Con il cuore e la mente verso il futuro e non verso il passato. Fuori dalle alchimie astratte tipiche dei palazzi romani, ma coerente con il principio della “piramide rovesciata”. Ed anche con forme inedite, capaci di reinterpretare ciò che la nostra Costituzione prevede all’articolo 49.

Un percorso oggi ancora agli albori, che non sarà né facile né scontato. Ma cosa abbiamo da perdere se non la dolorosa inquietudine che ci assilla nel vedere il declino della nostra Democrazia? Se non il rischio della rassegnazione difronte ad una Destra impotabile e ad una opposizione confusa ed incerta perfino sulle cose che più contano, come la politica estera? Speriamo che anche questa mattinata trentina ci aiuti a far crescere il coraggio e la convinzione di provarci sul serio.

Il momento della verità per la politica di difesa comune

Nel decennio che ha preceduto la brutale invasione russa dell’Ucraina nell’opinione pubblica occidentale ha prevalso il disinteresse, frutto di una non adeguata comprensione della partita che si stava giocando fra Est e Ovest sulla testa di quel martoriato Paese.

Oggi prevalgono ancora narrazioni desuete, di un mondo che si crede vi sia ancora, al posto di uno sforzo di conoscenza della mutata realtà globale. Cambiamento dovuto solo in minima parte alla rielezione di Trump (i cui effetti saranno reversibili, forse), e in larghissima parte invece alla rapida e forte ascesa dei Paesi non occidentali (i cui effetti sono irreversibili).

Cosicché risulta arduo cogliere la linearità, pur in una complessità estrema, di quanto sta succedendo fra Washington, Mosca e Londra. Perché è possibile che la situazione sia più chiara di quanto appaia. Ma ci è difficile vederlo, se non al prezzo di compiere dolorosi riconoscimenti di alcuni dati di fatto.

Uno fra questi è chi conti nel conflitto ucraino. Non Zelensky e non l’Ue, bensì gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Russia.

Un altro dato di fatto riguarda in che cosa consista il dialogo fra gli Stati Uniti di Trump e la Russia di Putin. Non solo e non tanto l’Ucraina ma un accordo bilaterale sul quadrante di mondo in cui viviamo: Europa-Mediterraneo-Nord Africa-Medio Oriente. Nella cui definizione l’Ue è assente o esclusa, ma non essendo mai stata un attore politico è normale. Mentre l’esclusione a questo  tavolo del Regno Unito, indiscusso protagonista globale di prim’ordine, significa una cosa sola: che il vero perdente non è l’Ucraina.

Un altro dato di fatto, è l’appiattimento, per non dire la subordinazione dell’Ue, tramite la Francia (perché la Germania continua a dimostrarsi un nano politico), alla visione britannica del conflitto. Fanno molto bene i Paesi europei continentali a partecipare all’odierno vertice a Londra sull’Ucraina, sarebbe ancora meglio se i Paesi membri Ue, anziché portare le loro divisioni, portassero  ciò che li accomuna tutti.

E dunque, un altro dato di fatto è che nell’Ue c’è bisogno soprattutto di mediatori, fra le posizioni opposte di Baltici e Polonia da una parte, e quelle di Ungheria e Slovacchia dall’altra.

Non credo si possa ignorare anche il fatto che alcuni fra i gruppi dirigenti dei maggiori Paesi europei (quelli britannici e quelli francesi in testa) sembrano contagiati dalla sindrome di Netanyahu, dando talora l’impressione di puntare alla continuazione della guerra come soluzione alla loro seria crisi di consenso interno.

Il dato di fatto, difficile da negare e che tanto male ci fa a noi europei, è che il presidente americano ha proposto una soluzione, giusta o sbagliata che sia, a problemi che noi non siamo stati in grado di risolvere nel corso degli anni.

Ma proprio da qui può partire il riscatto dell’Ue. Bisogna che ci si renda conto di non aver capito l’ordine delle minacce, pensando di poter regolare la questione ucraina in modo avulso dalle dinamiche globali. I risultati sono stati disastrosi. L’Ue è stata pesantemente danneggiata sul piano economico, sociale, tecnologico dalle stesse sanzioni che ha imposto. La Russia, europea storicamente e culturalmente, da San Pietroburgo a Vladivostok, è stata spinta non solo ad una alleanza più stretta con la Cina, ma a esercitare un ruolo maggiore, politico ed economico in Asia. Si parla adesso tanto, a ragione, di difesa comune europea ma vi è un’adeguata riflessione su come si sta organizzando il mondo, per definire gli scopi di questa difesa? Perché manca un dibattito approfondito e aperto, fra la gente, sugli obiettivi della politica di sicurezza? Forse, è giunto il momento della verità a proposito delle politiche di difesa europea.

Se non lo si farà, in Italia e nell’Ue con coraggio, con lungimiranza, guardando all’illuminante esempio di alcuni statisti della “prima repubblica”, non ci si deve fare alcuna illusione. Per inerzia i rapporti Europa-Nato torneranno quelli che sono stati – in pochi se lo ricordano – fino all’inizio degli anni novanta: inesistenti e solo bilaterali fra Stati Uniti e ciascuno dei Paesi membri. E in un tale scenario, la politica estera italiana potrebbe tornare ad essere improntata a una stretta amicizia con gli Stati Uniti, con possibili significativi margini di autonomia nelle relazioni internazionali e nelle politiche energetiche, sopperendo a un deficit di Europa. Cosa che, a ben vedere, sta già capitando a proposito del Piano Mattei per l’Africa, ma che non può lasciare soddisfatti chi, come noi, lavora per rafforzare l’Ue e per renderla al più presto capace di agire di fronte al mondo, come esorta a fare Mario Draghi, come se fosse un unico stato.

Sconforto e amarezza per questa America irriconoscibile

Recita un antico proverbio turco: “Quando un pagliaccio si trasferisce in un palazzo, non diventa un re. Il palazzo diventa un circo”.

Poco importa che alla Casa Bianca non si sia entrati con la forza come si era temuto nel 2021, ma dopo legittime elezioni. Dovrebbe essere se mai elemento di ulteriore preoccupazione, in quanto indice di un disagio profondo collettivo, di un diffuso sentimento di esaltazione del proprio ego, fino a schiacciare il prossimo, pur di spadroneggiare.

L’altro ieri sera è stata scritta una pagina tristissima per la storia. Siamo nel 2025 e la legge del più forte è sempre la stessa, fin dalla preistoria: chi è in una posizione di potere alza la voce, prevarica, attacca il più debole. Eppure le conclusioni da trarre, assistendo a questa scena deplorevole, dovrebbero essere proprio all’opposto: l’umiliazione non è di chi, con dignità e coraggio, difende il suo popolo dall’aggressione di tiranni violenti e brutali (a questo punto Putin è in buona compagnia); il meschino è chi con arroganza e presunzione, in assenza di valide argomentazioni, altro non fa che sfacciatamente insultare il suo interlocutore.

Nel mio intimo, mi sono sentita offesa. E vorrei che l’Europa intera (mi pare che qualcuno manchi all’appello) si mostrasse compatta nel tirar fuori un po’ di orgoglio e amor proprio, rifiutando di piegarsi alla prepotenza criminale che, prima o poi, perché succederà, sarà diretta anche contro di noi. Se passa il messaggio che chi è più forte può decidere le sorti di un Paese indipendente, oggi tocca all’Ucraina e domani chissà, qualcuno sarà interessato alle terre rare della Sardegna o a prendersi il Trentino come casa di montagna per la settimana bianca.

Il vero pericolo è non percepire questo pericolo.  Non avessimo noi stessi dato tante, tante vite, in un passato non troppo lontano, per la nostra libertà! Lo abbiamo già dimenticato?

L’Europa dovrebbe essere orgogliosa della sua storia, dovrebbe essere paladina della democrazia e del senso di civiltà di cui è la culla. Agli Yankee bisognerebbe ricordare che, quando Cristoforo Colombo approdò sulle loro coste trovando indigeni, noi avevamo già il Colosseo, la Divina Commedia, il Pantheon e l’Acropoli.

A proposito, il Congresso (Parlamento) si chiama Campidoglio, ovvero Capitol Hill, ad emulazione del vero Campidoglio, il nostro, quello sul Colle Capitolino. Così, per mettere i puntini sulle i. Le lezioni, dunque, dovremmo darle, non sottometterci a riceverle.

Nell’ ideale collettivo di noi europei, gli Stati Uniti sono sempre stati i “buoni”. Rocky che sconfiggeva Ivan Drago dopo una lotta all’ultimo sangue altro non era che la trasposizione cinematografica di ciò che per tutti noi, nell’ultimo secolo, è stata “l’America”. Quella che difendeva i deboli dai soprusi, sosteneva il diritto alla libertà dei popoli, si schierava in prima linea contro i regimi dittatoriali e totalitaristi. Certo, non che lo scambio con minerali, oro, petrolio e punti geograficamente strategici fossero dettagli, ma tutto sommato si è sempre chiuso un occhio su questo aspetto venale, volendo privilegiare l’idea più romantica di un eroe moderno che salva il mondo dal male e riporta ovunque pace e benessere. Del resto, come non essere giustamente grati a chi è venuto a toglierci le castagne dal fuoco in occasione della Seconda Guerra Mondiale?

La vera domanda, giunti a questo punto, è se questo senso di riconoscenza e debito debba protrarsi all’infinito, sempre e comunque, indipendentemente dal fatto che quegli Stati Uniti, come li abbiamo sempre pensati, probabilmente non esistono più. La sensazione, dopo il triste spettacolo trasmesso l’altro ieri in mondovisione, è quella della delusione, quasi del tradimento: un po’ come quando, da bambini, si scopre che Babbo Natale non esiste.

Ecco, da ieri dovremmo sentirci tutti più soli. Razionalizzare che sono venute meno alcune delle certezze su cui abbiamo basato parte della nostra serenità: se qualcuno un giorno ci aggredirà, nessuno sarà qui a difenderci; se saranno avanzate pretese sulle nostre risorse, non potremo contare sulla tutela da parte di altri. Molto più tristemente, il desiderio di compiacere il proprio elettorato, di stringere accordi economici vantaggiosi, di mostrare il bicipite ben strutturato contano assai più della verità, della giustizia, della libertà e della vita di milioni di persone.

Non si può accettare in silenzio questa idea di presente e di futuro. Non si può disonorare la memoria di chi, prima di noi e per noi, ha dato la vita perché oggi fossimo liberi, anche di scrivere queste righe. Di fronte ad uno spettacolo impietoso, indecoroso, indegno, che offende i valori che dovrebbero ispirare la nostra vita, non si può tacere. Indipendentemente dal proprio schieramento politico, perché quanto è accaduto dovrebbe offendere l’intelligenza collettiva.

Mi piacerebbe vedere tantissime pagine social colorate di giallo e di blu oggi, per esprimere non solo solidarietà, ma soprattutto fierezza, dignità, onestà morale e senso di giustizia. Lo dobbiamo alla nostra coscienza.

La White House tra galateo e canzoni d’epoca

Presagendo il futuro, nel 1968 Marisa Sannia cantava una canzone che tutti ricordano e il cui incipt è: “C’è una casa bianca che, Che mai più io scorderò, Mi rimane dentro il cuore, Con la mia gioventù…….di dolor mi fa tremar…”.

E’ forse il ritornello che Zelensky si porterà in memoria per il resto della sua vita. E’ andato da ospite alla White House e non è stato propriamente trattato con i guanti bianchi.

Nelle lingue romanze singolarmente l’ospite assume il doppio significato di colui che accoglie e dell’accolto. Il termine è suggestivo ed impegnativo. Nella sua radice latina richiama probabilmente l’hostis, cioè lo straniero, il forestiero, il pellegrino. Per Trump si è tradotta più essenzialmente in una presenza ostile, qualcosa di molesto da liquidare quanto prima possibile, un fastidioso ostacolo che si infrappone ai suoi disegni.

Ne è venuto fuori il tradimento di ogni galateo istituzionale, un turpiloquio di modi e di atteggiamenti che ha lasciato il mondo di stucco, qualcosa di simile ai bisticci all’interno della casa del Grande Fratello. In politica parlare con franchezza può essere certamente una qualità, essere brutali è la faccia della medaglia da non doversi mai mostrare.

Esigere dei ringraziamenti, per il sostegno dato in armi fino ad oggi, suona di gesto di generosità che pretende un suo avvilente riconoscimento, sminuendone per l’intero il valore dell’iniziativa. Si è trattato qualcosa di assai più di uno screzio, di uno screpolarsi dei rapporti, di uno scoppiettio di vedute inconciliabili. Trump ha più volte ribadito a Zelensky che non ha le carte per giocare la partita e che deve accettare la realtà dei fatti e dei possibili compromessi.

Al commento del Presidente dell’Ucraina che ricordava gli aiuti ricevuti da Biden, Trump ha detto che il vecchio Joe era un imbecille e che adesso cominciava una nuova storia.

Vance ha detto con delicatezza che Zelensky ha fatto perdere solo del tempo con un sottotitolo di denaro per chi sa leggere i fatti come si deve. Per il tono usato è sembrato una sfida di carte all’O.K. Corral. Sono state messe le carte in tavola senza la delicatezza che si deve alla persona che si riceve nelle proprie mura domestiche.

Sembra essere stati davanti al sequel del film di Wenders “L’amico amerikano” dove i due protagonisti si ritrovano nel mezzo di una vicenda torbida, ciò malgrado stringendo amicizia. Ora il nemico amerikano la fa da padrone e difficilmente ci saranno terze puntate a registrare motivi di intesa e di complicità.

“Messico e nuvole, la faccia triste dell’America, che voglia di piangere ho” urlava Iannacci e oggi potrebbe farlo anche Zelensky. Il comico di piccolo cabotaggio, pur con i suoi limiti, potrà finalmente competere con il ragazzo del film “Incompreso” dove solo in ritardo un padre comprenderà i torti perpetuati ai danni del figlio morente.

Si dovrebbe forse riprendere la lezione dal galateo giapponese. L’omotenashi è una accoglienza che mira a che l’ospite si senta circondato di premure e di rispetto, al punto che possa ricordare per sempre questa sua esperienza di vita.  All’ospite va dedicata ogni attenzione e cura, evitando ogni invadenza, prevedendo i suoi bisogni e necessità, mai ferendone la sensibilità. Alla Casa Bianca sono invece volate le carte e gli stracci e poco ci mancava anche i tavolini, quasi si veniva alle mani.

Il cartaro in genere è un professionista del mestiere che ha il compito di distribuire le carte e l’assegnazione dei piatti, oltre che a fare da arbitro in caso di contesa tra i giocatori.

Trump, da iniziale cartaro, è diventato invece d’un tratto contendente, peggio ancora ha fatto da “mazziere”, ha gestito il mazzo delle proposte del “prendere o lasciare” ed ha picchiato duro contro ogni forma di riguardo per l’invitato.

Solo di striscio, ma in versione negativa, richiama la trama del film “L’ospite inatteso” dove il protagonista torna nella sua abitazione e la trova occupata da immigrati. Da qui ne nascerà un legame. Trump è tornato al comando degli U.S.A. ed ha incrociato nella sua casa un ospite dagli inattesi convincimenti e lo ha mandato via in malo modo.

E’ questo un mondo che non conosce più educazione che era l’arte per i latini di trarre fuori da un individuo il suo meglio. Si va più sollecitamente per mettere in campo il proprio peggio. Nulla a che vedere con il rispetto delle regole dell’epico scontro al mondiale di scacchi di Bobby Fischer contro Boris Spassky dove, al termine della partita, non esitavano a stringersi cavallerescamente la mano.

Se è vero che oggi la cittadinanza americana può essere concessa a super ricchi in grado di pagarsela, una sorta di “gold card” a partire dai 5 milioni di dollari in su, alla corte degli U.S.A. sono oggi più considerati quelli che portano moneta sonante e non chi va a spendersi in chiacchiere e ragionamenti. Trump non canterà più alle orecchie di Zelensky il motivo che recita: “Vieni, c’è una casa nel bosco, io quel nome conosco. Vuoi conoscerlo tu?”.

In ultimo, lesto di commenti, un compiaciuto, Medvedev ha dato del pagliaccio cocainomane a Zelensky dicendo che il lurido porco è stato finalmente schiaffeggiato. Nulla da stupirsi.  Milei, il presidente dell’Argentina, ha ripristinato appellativi come “idiota”, “ritardato” e “imbecille” per definire persone disabili. Il mondo va verso un triste parlar chiaro. Se questa è la situazione, ci resta poco da educere.

ARSIAL presenta il progetto “Le vie del Giubileo”

Rieti, 1 mar. (askanews) – Nella suggestiva cornice dell’Auditorium di Santa Scolastica a Rieti, si e tenuta la conferenza stampa organizzata dall’Assessorato all’Agricololtura della Regione Lazio in collaborazione con Arsial, dal titolo: “Le vie del Giubileo: un cammino di fede e spiritualit tra luoghi, sapori e tradizioni”. L’evento, molto partecipato, ha visto la presenza di numerosi sindaci e amministratori del territorio sabino. A fare gli onori di casa, il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi, e monsignor Paolo Gilardi, Vicario Generale, in rappresentanza del vescovo S.E.R. Mons. Ernesto Mandara, Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto. Importante il messaggio del Vescovo di Rieti, S.E.R. Mons. Vito Piccinonna, impossibilitato a partecipare per impegni pastorali ma che ci ha tenuto sottolineare l’importanza di un momento di confronto ed approfondimento.

Il progetto, che prender il via il prossimo 21 marzo, stato illustrato ai presenti dal Commissario Straordinario di Arsial, Massimiliano Raffa:

“Il 21 marzo partiamo da Subiaco, sar il primo grande evento. Mi sembra che questi primi incontri siano molto utili non soltanto per comunicare le iniziative ma proprio per entrare in contatto con tutti quanti i sindaci dell’areale e avere da loro il feedback sul nostro buon operato. L’Artsial sta lavorando veramente a stretto contatto con il territorio e vogliamo continuamente sapere se stiamo lavorando bene e se la direzione che abbiamo intrapresa quella giusta”.

Numerosi gli interventi e gli spunti di discussione in una giornata che ha visto partecipare anche Gabriele Bonci noto maestro fornaio, che ha offerto una metafora culinaria per il successo del Giubileo, sottolineando quanto sia importante tramettere ai pellegrini il “gusto” per la curiosit. A chiudere i lavori ci ha pensato l’Assessore al Bilancio, Programmazione Economica, Agricoltura e Sovranit Alimentare della Regione Lazio, Giancarlo Righini:

“Emerge uno spaccato straordinario di partecipazione di amministratori comunali, di agricoltori, di allevatori del territorio che sono venuti ad ascoltare i propri propositi di questa iniziativa. Voglio ringraziare Sua Eccellenza il Vescovo dei Riedi, Don Paolo della Abazia di Farfa che ci hanno accompagnato anche nel racconto di questa iniziativa che tiene insieme storia, cultura e tradizione con la produzione agroalimentare della nostra Regione che ha tante eccellenze. Abbiamo avuto ospite di riguardo in eccellenza del territorio, Gabriele Bonci con i suoi prodotti nella citt di Nazareno-Strampelli e quindi abbiamo parlato anche di grano e teniamo insieme questo mondo straordinario raccontandolo per offrire un’opportunit di crescita e di sviluppo del territorio”.

Un viaggio alla scoperta del territorio laziale che consentir a pellegrini e visitatori di riscoprire il patrimonio culturale, artistico, culinario e religioso che questa terra sa offrire.

Papa, parametri emodinamici restano stabili. Nessun altro broncospasmo

Città del Vaticano, 1 mar. (askanews) – I parametri emodinamici di Papa Franesco, “si sono sempre mantenuti stabili; ha continuato ad alimentarsi ed ha regolarmente effettuato la fisioterapia respiratoria, collaborando attivamente”. Così recita il bollettino medico sulle condizioni di salute di Papa Francesco, diffuso questa sera. Il Papa, dopo quella di ieri, “non ha presentato episodi di broncospasmo” ed è sempre vigile ed orientato”, aggiunge la nota dei medici che aggiungono che “la prognosi rimane riservata”. “Nel pomeriggio – si conclude – ha ricevuto l’Eucarestia, quindi si è dedicato alla preghiera”.

Calcio, nuove regole: calcio d’angolo se portiere perde tempo

Roma, 1 mar. (askanews) – L’International Football Association Board (noto come Ifab) ha approvato sabato 1° marzo una serie di modifiche alle cosiddette “leggi del gioco” per la prossima stagione. L’emendamento riguarda soprattutto l’aspetto dei calci di punizione indiretti: se un portiere terrà il pallone per troppo tempo (più di 8 secondi), l’arbitro dovrà assegnare un calcio d’angolo alla squadra avversaria come punizione dell’infrazione. Non si è discusso, invece, di alcun cambiamento del protocollo VAR che dunque resta invariato. Le nuove regole entreranno in vigore dall’1 luglio

Risultati e classifica serie A, frena l’Atalanta

Roma, 1 mar. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Atalanta-Venezia 0-0

27esima GIORNATA Fiorentina-Lecce 1-0, Atalanta-Venezia 0-0, ore 18 Napoli-Inter, ore 20.45 Udinese-Parma, domenica 2 marzo ore 12.30 Monza-Torino, ore 15 Bologna-Cagliari, Genoa-Empoli, ore 18 Roma-Como, ore 20.45 Milan-Lazio, lunedì 3 marzo ore 20.45 Juventus-Verona.

Classifica: Inter 57, Napoli 56, Atalanta 55, Juventus 49, Lazio 47, Fiorentina 45, Bologna 44, Milan 41, Roma 40, Udinese 36, Torino 31, Genoa 30, Como 28, Cagliari, Lecce 25, Verona, Parma 23, Empoli 21, Venezia 18, Monza 14.

28ª GIORNATA: Venerdì 7 marzo ore 20.45 Cagliari-Genoa, sabato 8 marzo ore 15 Como-Venezia, Parma-Torino, ore 18 Lecce-Milan, ore 20.45 Inter-Monza, domenica 9 marzo ore 12.30 Napoli-Fiorentina, ore 18 Empoli-Roma, ore 20.45 Juventus-Atalanta, lunedì 10 marzo ore 20.45 Lazio-Udinese.

Rutte (Nato) a Zelensky: ricucire il rapporto con Trump

Roma, 1 mar. (askanews) – Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato di aver chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di “ricucire” il suo rapporto con Donald Trump, dopo il loro durissimo scontro verbale alla Casa Bianca avvenuto ieri.

“Quello che ho detto al presidente Zelensky è che ‘credo, caro Volodymyr, che tu debba trovare un modo per ricucire il tuo rapporto con Donald Trump e con l’amministrazione americana’”, ha detto Mark Rutte. “Dobbiamo stare insieme, Stati Uniti, Ucraina ed Europa, per portare una pace duratura in Ucraina”, ha aggiunto.

Gli Usa hanno minacciato il Messico di un’azione militare

Roma, 1 mar. (askanews) – Il segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, ha minacciato il Messico di un’azione militare se il Paese non cederà alle richieste di Donald Trump sulla sicurezza dei confini con gli Stati Uniti. L’avvertimento avrebbe “scioccato e fatto infuriare” i funzionari messicani durante una conversazione telefonica con il capo del Pentagono, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal.

Questa conversazione telefonica, la prima tra il segretario alla Difesa statunitense e gli alti funzionari militari messicani sarebbe avvenuta il 31 gennaio e avrebbe causato tensioni tra i due Paesi, suggerisce il giornale.

Hegseth avrebbe avvertito i funzionari messicani che se il Messico non avesse preso provvedimenti contro la presunta collusione tra il governo del Paese e i cartelli della droga, gli Stati Uniti avrebbero potuto adottare misure militari unilaterali.

Hegseth ha detto di avere discusso la strategia con il presidente Trump, che minaccia tariffe del 25% su Messico e Canada a partire da martedì. Trump ha chiesto al Messico di rafforzare i suoi protocolli in merito ai cartelli della docra, all’immigrazione illegale e alla produzione di fentanyl.

La presidente del Messico Claudia Sheinbaum, da parte sua, ha ricordato che “ci sono ancora tre giorni” prima dell’eventuale entrata in vigore dei dazi minacciati da Trump. Intanto, le autorità messicane hanno tentato di placare il presidente Usa estradando 29 membri del cartello della droga negli Stati Uniti all’inizio di questa settimana.

Il presidente tedesco: "Mai creduto che avremmo dovuto proteggere l’Ucraina dagli Usa"

Roma, 1 mar. (askanews) – Il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier ha criticato il suo omologo americano Donald Trump in termini aspri per il suo comportamento durante l’incontro di ieri sera con Volodymyr Zelensky allo Studio Ovale della Casa Bianca.

“La diplomazia fallisce quando i partner negoziali vengono umiliati di fronte al mondo intero”, ha detto Steinmeier alla DPA, l’agenzia di stampa tedesca, durante un volo per l’Uruguay. “La scena alla Casa Bianca di ieri mi ha tolto il fiato. Non avrei mai creduto che un giorno avremmo dovuto proteggere l’Ucraina dagli Stati Uniti”, ha aggiunto.

Giochiamo in squadra, il mondo cambia ponendo sfide cruciali.

Grazie per l’invito e complimenti a Lorenzo Dellai per aver promosso questo incontro di oggi. Vista l’importanza del tema e il poco tempo a disposizione, sarò rapido.

Innanzitutto, il titolo scelto per questa sessione è stimolante. Credo davvero che per amministrare bene sia fondamentale avere una visione d’insieme, quasi “da elicottero”, che consenta di operare sia dall’alto che dal basso. Oggi, l’argomento che ci sta davanti è cruciale: l’Europa. Osserviamo stupefatti alla rottura di consolidati
equilibri, come dimostra l’improvviso e brutale disallineamento tra Stati Uniti e Ucraina, con rischi per tutto l’Occidente. Sarà importante discutere di questo.

Per chi, come me, ha vissuto esperienze nel volontariato e nello scoutismo, non è difficile affermare che l’Europa rappresenta l’unica prospettiva valida. È una questione di rilevanza assoluta non solo per noi. Oggi la grande sfida riguarda il confronto fra l’Europa e il resto del mondo. Sul punto, gli atteggiamenti dei partiti sono diversi: nel centro-destra la Lega si oppone all’Europa, mentre Forza Italia si dichiara a favore. Non è una distinzione da poco, ne va della credibilità dell’Italia per via dell’idierna comunanza di responsabilità, tra queste due forze politiche, nel governo del Paese. Più in generale, è fondamentale distinguere tra chi sostiene la scelta europeista e chi la contrasta, come pure tra chi confida nella logica della cooperazione internazionale e chi pretende di archiviarla.

La questione che più ci affanna è quella dell’immigrazione. Siamo di fronte a una crisi che non riusciamo ancora a gestire organicamente a livello europeo. La condizione presente, con un gran numero di persone in stato di irregolarità, richiede un cambio radicale di direzione: dobbiamo regolarizzare o meglio integrare le persone attraverso esperienze lavorative e scolastiche. Senza un nuovo approccio di fronte s questa emergenza, sarà difficile arginare le spinte xenofobe e razziste che in tutta Europa mettono a rischio la tenuta democratica delle singole comunità nazionali. Negli anni ’70 eravamo 3,5 miliardi di abitanti nel mondo, oggi siamo 8 miliardi. Le pressioni migratorie sono enormi e se non affrontiamo seriamente questo tema, la deriva verso destra sarà inarrestabile.

Passando ai temi più locali, come la solitudine degli anziani e dei giovani, è fondamentale includere nella nostra discussione la partecipazione attiva dei cittadini. A Udine abbiamo attivato progetti partecipativi che coinvolgono le diverse associazioni presenti nei quartieri, anche cercando di affrontare insieme il discorso della sicurezza. È fondamentale non regalare questa dimensione, al tempo stesso esistenziale e politica, alla iniziativa della destra.

Per quanto riguarda la Rete di Trieste, ho proposto di stabilire un protocollo di intesa con l’Anci – e lo faremo – per raccogliere tutti coloro che si ispirano ai valori cristiani all’interno delle istituzioni territoriali. La nostra forza risiede nell’essere uniti e aperti. Dunque, non abbiamo bisogno di costruire un partito? Al riguardo, ancora poco fa Russo è stato drastico nel ribadire il suo no, mentre Dellai ha dato l’idea di essere più possibilista. Ecco, in verità dobbiamo restare in atteggiamento di reciproca disponibilità, per essere pronti ad affrontare scenari in continua evoluzione. I sistemi complessi, come le dinamiche sociali ci segnalano giorno dopo giorno, non possono essere controllati rigidamente, bensì seguiti e influenzati attraverso la forza e la capacità di adattamento. È importante “cogliere l’attimo” e rinnovare costantemente la proposta politica, sapendo che ciò che è in essere oggi potrebbe cambiare nell’immediato futuro.

In conclusione, continuiamo a lavorare insieme, mantenendo viva la tensione verso un disegno di rinnovata ed efficace partecipazione democratica. Poi, chi avrà più filo da tessere potrà farlo, a maggior ragione se avrà cura di mettersi al servizio degli altri con animo generoso.

 

[Il testo non è stato rivisto dall’autore]

Starmer vedrà Zelensky e Meloni prima del summit di Londra

Roma, 1 mar. (askanews) – Il primo ministro britannico Keir Starmer avrà colloqui con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Downing Street, domani mattina, prima del vertice sulla Difesa di Londra volto a garantire una pace “duratura” in Ucraina. Lo ha confermato un portavoce di Downing Street, spiegando che “il Regno Unito ha chiarito che farà la sua parte per garantire un accordo di pace giusto e duraturo alle condizioni dell’Ucraina, sostenuto da forti garanzie di sicurezza”.

“Proprio questa settimana abbiamo dimostrato il nostro impegno in tal senso confermando che aumenteremo la spesa per la difesa al 2,5% entro il 2027”, ha aggiunto il portavoce. “Ma quell’accordo di pace deve arrivare prima e come sapete il primo ministro incontrerà il presidente Zelensky prima di convocare i leader europei a Londra domenica per continuare quelle discussioni”, ha insistito, concludendo: “l’accordo deve arrivare prima, ma i nostri team parleranno di come fare in modo che quell’accordo resti valido e sia duraturo e applicato”.

Sci, Emma Eicher vince la discesa di Kvitfjell: Brignone quarta

Roma, 1 mar. (askanews) – In una gara quasi fotocopia di quella di venerdì, azzurre ai piedi del podio anche nella seconda discesa di cdm di Kvitfjell dando però ancora una volta l’ennesima dimostrazione di forza con Federica Brignone che vola in classifica generale vedendo sempre più vicina la sua seconda coppa del mondo. In una gara tiratissima in 1.31.69 ha vinto – primo successo in carriera dopo il sorprendente secondo posto di venerdì- la tedesca di 22 anni Emma Aicher. Seconda l’americana Lauren Macuga in 1.31.72 e terza l’austriaca Cornelia Huetter in 1.321.88. Poi c’è il solito pacchetto azzurro diviso in tre soli centesimi di secondo: Brignone quarta in 1.32.02, la trentina Laura Pirovano quinta in 1.32.03 e sempre a caccia del suo primo podio, mentre Sofia Goggia ha chiuso sesta in 1.32.05. Con questo quarto posto Brignone mantiene non solo il primato nella classifica di discesa (con 384 punti contro i 368 di Huetter e i 350 di Goggia) ma soprattutto consolida quello in classifica generale portandosi a 1094 punti contro gli 867 della sua rivale svizzera Lara Gut- Behrami oggi settima. Domani la tappa norvegese si chiude con un superG.

A Roma la magia del Cirque du Soleil con “Alegra -In A New Light”

Roma, 1 mar. (askanews) – Dopo quasi vent’anni il Cirque du Soleil riporta a Roma uno dei suoi spettacoli pi iconici e amati, che ha incantato oltre 14 milioni di spettatori in 40 paesi del mondo: “Alegra – In A New Light” fino al 13 aprile prender vita sotto il Grand Chapiteau a Tor di Quinto, per proseguire poi in tour a Milano, (dal 25 aprile al 2 giugno) e per la prima volta a Trieste (dal 13 giugno al 13 luglio).

La rivisitazione, la nuova versione di Alegra – di cui vediamo le prove – ha nuove scenografie, numeri acrobatici inediti, coreografie pi spettacolari, nuova regia e arrangiamenti musicali, esalta la potenza visiva ed emotiva dell’originale ma la porta nel futuro. Spiega Rachel Lancaster, direttrice artistica del Cirque du Soleil. “Alegra uno spettacolo che parla di emozioni. Ovviamente, Alegra significa gioia, ma noi accompagniamo le persone in un viaggio fatto di felicit, paura, euforia, speranza. Tutte queste cose sono possibili solo se a volte c’ anche il contrario, il sentimento principale dell’esistenza umana, quindi attraverso il mezzo della performance fisica e dell’acrobazia, cos che raccontiamo la nostra storia per catturare il pubblico e portarlo in questo viaggio unico”.

Si racconta di un mondo che ha perso il suo re, diviso tra chi vorrebbe che tutto restasse uguale, un giullare di corte che tenta di salire sul trono e un movimento di speranza che cresce nelle strade, il Bronx, che vorrebbe il cambiamento, con la speranza di riportare la gioia nel mondo.

Un messaggio anche attuale, che affascina con una colonna sonora storica, candidata ai Grammy Awards: 54 gli artisti provenienti da 18 paesi che saltano, volano e si alternano in numeri spettacolari. Come Dandino Tuniziani, venezuelano ma con nonno siciliano, che si esibisce al trapezio volante con il fratello Gamal: “Sono 14 metri di altezza, facciamo il triplo salto mortale, il doppio passaggio, tante cose, siamo 11 trapezisti”.

In scena 120 costumi, con oltre 600 elementi differenti in ciascuna esibizione. Gli artisti dopo 12 ore di sessioni di allenamento imparano a truccarsi da soli e a riprodurre il proprio trucco quotidianamente in circa 45 minuti.

Una magia quella del Cirque du Soleil, che dal 1984 ad oggi continua a incantare, dice la direttrice artistica, grazie soprattutto ai performer: “Si vedono cose impossibili sul palcoscenico, ed attraverso la ripetizione, la dedizione, la pratica, che permettiamo al nostro pubblico di fare questo viaggio con l’artista. Quando vedi qualcuno che fa cose pazzesche in aria, il tuo cervello si accende con quello che stai guardando, ed questo che credo ci apra la porta per raccontare le nostre storie”.

Ucraina, Iv scrive a La Russa e Fontana: Meloni riferisca in aula

Roma, 1 mar. (askanews) – “Caro presidente, le immagini dello scontro di ieri alla Casa Bianca hanno suscitato angoscia in tutto il mondo, cambiando nei fatti i connotati della politica estera e del quadro internazionale. Un fatto politico di primaria grandezza, che interpella da vicino tutte le coscienze, che provoca inquietudini in ampi settori dell’opinione pubblica e e che esige una riflessione politico-istituzionale nel luogo naturale della nostra democrazia, il Parlamento”. Lo scrivono Davide Faraone ed Enrico Borghi, capigruppo di Italia viva alla Camera e al Senato, in una lettera inviata ai presidenti Fontana e La Russa.

“All’indomani del vertice che si terrà a Londra domani e prima del Consiglio dell’Unione Europa straordinario del 6 marzo sull’Ucraina – aggiungono – è inevitabile ed improcrastinabile che la Presidente del Consiglio venga a riferire nelle Aule di Camera e Senato, al fine di svolgere la naturale funzione di indirizzo che la nostra Costituzione attribuisce alle Camere. È in gioco il futuro dell’Unione e la centralità del Parlamento non può essere messa in discussione” si legge. “Ti chiedo quindi di farti portavoce presso la Presidenza del Consiglio perché a partire da lunedi la Presidente del Consiglio venga a riferire in Aula nel quadro di un dibattito che si rende di ora in ora sempre più indispensabile”, concludono Faraone e Borghi.

MotoGp, Bagnaia: "Contento al 60%, i Marquez più veloci"

Roma, 1 mar. (askanews) – Terzo posto nella Sprint di Buriram per Bagnaia, che ha commentato su Sky la sua gara: “Ci ho provato ma i fratelli Marquez andavano più forte. Ho provato a fare il massimo, sono stato impressionato da Ogura per la sua performance incredibile. Per il GP della domenica ho diverse cose in testa e vediamo come risolverle stasera, sono soddisfatto al 60%. Non sono ancora comodissimo, ma è da oggi che guido la stessa moto per due sessioni di fila. Il feeling di guida torna piano piano, quest’anno abbiamo Marc che è in palla. Non ho molte scuse”

Schlein aderisce all’idea di Michele Serra sulla manifestazione pro-Europa

Roma, 1 mar. (askanews) – “Noi siamo pronti a dare una mano, a metterci a disposizione di una grande piazza senza bandiere di parte se non quella europea, a esserci e pure ‘scomparire’, come Serra ha chiesto sotto il mare blu di quelle bandiere che per noi rappresentano identità e speranza”. Lo dice la segretaria del Pd, Elly Schlein, annunciando con un suo intervento su Repubblica, l’adesione alla piazza per l’Europa.

“Raccogliamo – spiega – la sfida che ci pone l’offensiva nazionalista, trasformiamola in opportunità per cambiare davvero l’Europa. È l’unico modo per salvarla. È una prospettiva che riguarda tutte e tutti. E che può diventare concreta solo se saprà suscitare partecipazione popolare e consapevolezza, raccogliendo dietro le bandiere blu le energie e i fermenti che attraversano la società italiana ed europea, incanalando il desiderio di reagire di tante e tanti. Penso alle voci del terzo settore e del volontariato, al mondo della cultura e dell’università, alle forze sociali, ad amministratrici e amministratori locali, a tante persone che credono in un’Europa diversa, unita per un futuro migliore”.

“Il sasso che avete lanciato nello stagno – prosegue Schlein – può trasformarsi in onda se saprà cogliere la doppia esigenza di difendere i valori su cui l’Europa si è fondata che sono sotto attacco, di non dar per scontato i passi fatti fin qui, ma pure di vedere i limiti, gli errori e pretendere insieme un cambiamento”.

Deve essere, osserva, “un abbraccio collettivo che reagisca all’offensiva dei nazionalisti per chiedere la svolta radicale che serve a superare gli egoismi e fare finalmente l’Unione per davvero, realizzando la promessa di Ventotene: un’Europa diversa, unita e libera, più giusta e vicina alle persone. Un’Europa federale”.

MotoGp, Marquez: "Sabato perfetto, modo migliore per iniziare"

Roma, 1 mar. (askanews) – La prima Sprint dell’anno va a Marc Marquez, che a Buriram batte il fratello Alex e Bagnaia e torna in testa alla classifica piloti dopo 93 GP e 1931 giorni (Valencia 2019): “E’ stato un sabato perfetto, un modo fantastico per iniziare la nuova storia con il team ufficiale Ducati: pole position, vittoria nella Sprint e Alex secondo. Sono contento ma non euforico, so che la gara di domenica è importante. In Malesia ho capito che ero veloce, guido bene con questa ‘GP24.5’, provo sempre a cercare il mio 100% senza guardare gli altri e senza prendere rischi”