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E’ Anna l’artista femminile con più copie vendute dell’anno

Milano, 7 gen. (askanews) – Con l’arrivo della classifica FIMI/GFK, Anna si conferma l’artista femminile con più copie vendute dell’anno: il suo album “Vera baddie”, infatti, ha stazionato per 9 settimane alla #1 della classifica degli album più venduti, risultando il disco rimasto più a lungo alla prima posizione dell’anno, il terzo più venduto in generale e il primo di un’artista donna.

Anna, inoltre, è risultata essere l’artista femminile con più certificazioni FIMI del 2024: oltre 2 milioni e 500 mila copie certificate.

L’album “Vera baddie”, scritto interamente da Anna, è stato un terremoto nella scena musicale italiana, diventando un fenomeno culturale e social attraverso la figura della “baddie”, ovvero il ritratto di una ragazza di oggi indipendente, promotrice del “self-empowerment”, dolce, conscia delle proprie fragilità e difetti che sa tramutare in punti di forza, impenitente, libera e senza censure.

“Vera baddie” è certificato 3 volte disco di Platino e tutti i suoi brani si sono rivelati delle vere e proprie hit, virali sulle piattaforme digitali e sui social: il lead single “30°C” (3xPlatino), per due settimane al n.1 della classifica radio quest’estate nonché il brano rimasto più a lungo alla prima posizione quest’anno su Spotify, la hit “TT LE GIRLZ” con Niky Savage (2xPlatino), “BBE” con Lazza (2xPlatino), “I Love It” con Artie5ive (Platino), “Una tipa come me” (Oro), “Tonight” (Oro), che ha raggiunto la n.2 nella classifica EarOne delle canzoni più trasmesse dalle radio, “Hello Kitty” con Silly Elly (Platino), “ABC” (Oro) con Tony Boy & ThaSup, “BIKINI” con Guè (Oro), “Vieni dalla Baddie (Interlude)” (Oro) e “Chica Italia” con Sfera Ebbasta (Oro).

Nel week-end di pubblicazione, il disco ha debuttato alla #3 nella classifica mondiale degli album su Spotify (risultando anche il disco più ascoltato di una rapper in tutto il globo). Inoltre, Anna grazie all’album ha battuto due record importanti: quello delle 9 settimane consecutive alla #1 della classifica album (FIMI/GFK) che non succedeva dal 2008 ad un’artista femminile e quello di avere contemporaneamente l’album e il singolo alla prima posizione delle rispettive due classifiche (non succedeva dal 2015 con Adele, che regnava nel

nostro Paese con l’album “25” e la hit “Hello” entrambi al primo posto). È, infine, l’artista donna con più brani andati alla #1 della classifica singoli (FIMI/GFK) in questo decennio (“Bando”, “Cookies N’ Cream” con Guè & Sfera Ebbasta, “EVERYDAY” con Takagi & Ketra, Shiva e Geolier e “30°C”).

Anna è l’artista femminile più ascoltata del 2024: con la sua musica ha totalizzato oltre 7 miliardi e mezzo di stream, oltre 4 milioni di copie certificate in Italia, 41 dischi di Platino e 9 dischi d’Oro. Un fenomeno senza precedenti che ha conquistato un’intera generazione, a colpi di hit e date sold out.

In autunno inizierà il suo primo tour nei Palasport che partirà il 16 novembre da Mantova (PalaUnical), farà tappa all’Unipol Forum di Milano con tre concerti il 22-23 novembre (già sold-out) e il 24, all’Unipol Arena a Bologna il 26, al Mandela Forum a Firenze il 28, il 30 a Napoli al Palapartenope, il 2 dicembre al Palazzo dello Sport di Roma, il 4 dicembre a Padova alla Kioene Arena per poi concludersi il 6 dicembre a Torino alla Inalpi Arena.

Anna è stata premiata dalla testata Billboard Italia come “Donna dell’Anno” e il prossimo anno sarà ai “Billboard Women In Music Awards” a Los Angeles accanto alle più grandi star internazionali per ricevere il premio “Global Force”.

Ces 2025, la barriera anti alluvioni che si gonfia in un minuto

Las Vegas (Nevada), 7 gen. (askanews) – Arriva da una compagnia francese “FlowStop”, un dispositivo gonfiabile pensato per proteggere gli edifici dalle alluvioni, presentato al Ces di Las Vegas 2025, l’evento tech di Cta.

“Tutti i prodotti attualmente sul mercato sono pesantissimi e difficilissimi da installare. Questo semplice, super leggero, facile da riporre, perch si pu piegare e impermeabilizza le entrate della casa”, ha spiegato Richard Aulio.

Ma come funziona? Si gonfia prima la parte superiore che spinge contro la parete mette la protezione in posizione, poi quella inferiore che espandendosi preme contro il terreno creando la tenuta impermeabile. I tempi per gonfiarlo vanno da minimo un minuto a massimo di 4 a seconda delle dimensioni della barriera.

Iran, Teheran: l’arresto di Cecilia Sala non è una ritorsione, speriamo venga risolto presto

Roma, 7 gen. (askanews) – L’arresto della giornalista italiana Cecilia Sala non rappresenta un caso di “ritorsione” dell’Iran. E’ quanto ha ribadito oggi dalla portavoce del governo iraniano, Fatemeh Mohajerani, che ha auspicato che il caso “venga risolto” in tempi rapidi. “Con il tatto che vediamo da parte della magistratura, spero che il suo problema venga risolto”, ha detto la portavoce, citata dall’agenzia Isna. “Non si tratta di ritorsioni, questo arresto non ha nulla a che vedere con altre questioni”, ha aggiunto.

E’ Icon di Tony Effe l’album più venduto del 2024

Milano, 7 gen. (askanews) – Il 2024 è stato l’anno di Tony Effe e il successo del suo secondo album da solista ne è la conferma più tangibile: uscito il 15 marzo, Icon – certificato Quadruplo Disco di Platino – è l’album più venduto dell’anno nella classifica FIMI/GfK, un traguardo che lo conferma come uno degli artisti più influenti della scena musicale italiana.

Con 4 miliardi di streaming, 22 Dischi di Platino e 3 Dischi d’Oro, ICON segna un capitolo inedito nella sua carriera da solista, un viaggio che cattura la sua essenza e rafforza l’impronta indelebile di Tony Effe nella storia del genere. ICON è un disco completo che abbraccia un ampio spettro di stili creando un mix eclettico di sonorità e influenze musicali, grazie anche alla collaborazione con alcuni degli artisti più influenti nella scena musicale italiana: Sfera Ebbasta & Geolier, Simba La Rue, Lazza & Capo Plaza, Ghali, Bresh & Tedua, Side Baby e Pyrex, Guè, Rose Villain, Emma & Takagi & Ketra, Gaia. È un album che mostra l’evoluzione artistica di Tony e la sua capacità di contaminarsi, nato da un intenso lavoro in studio e dal suo amore per la musica. L’ultima hit di Tony Effe, Pezzi da 100, è uscita il 10 dicembre ed è frutto della collaborazione con Kid Yugi.

Reduce da Capodanno da Tony – una notte unica che ha riunito migliaia di persone per festeggiare insieme l’arrivo del nuovo anno e per celebrare insieme la musica, il cui intero ricavato, al netto di IVA e SIAE, è stato devoluto alla Croce Rossa di Roma per sostenere progetti educativi per i giovani – in questo anno incredibile Tony è stato protagonista di ICON TOUR – prodotto da Vivo Concerti -, due incredibili show sold out nei più importanti palazzetti italiani: il 5 ottobre all’Unipol Forum di Milano e il 12 ottobre al Palazzo dello Sport di Roma.

Il 2025 di Tony Effe si apre con la sua prima partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Damme ‘na mano (Island Records) – disponibile in pre-save -, un altro passo importante nella sua carriera solista.

Secondo l’Istat la disoccupazione è ai minimi, cala al 5,7%

Roma, 7 gen. (askanews) – Disoccupazione ai minimi. A novembre 2024 il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce (-1,6%, pari a -24mila unità) per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 19,2% (+1,4 punti).

Il numero di inattivi aumenta (+0,2%, pari a +23mila unità) per gli uomini e gli under 35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1 punti). Rispetto a novembre 2023, diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro (-23,9%, pari a -459mila unità) e cresce quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+2,6%, pari a +323mila).

Luca Marinelli: “Mussolini un opportunista che voleva solo il potere”

Roma, 7 gen. (askanews) – E’ un racconto potente, sorprendente, di grande impatto “M – Il figlio del secolo”, l’attesissima serie tratta dal romanzo di Antonio Scurati, su Sky e NOW dal 10 gennaio. In otto episodi il regista Joe Wright racconta la nascita del fascismo in Italia e l’ascesa al potere di Benito Mussolini, magnificamente interpretato da Luca Marinelli. Un’ascesa resa possibile grazie ad un vitalismo che diventa violenza, un opportunismo che sfrutta lo scontento del primo dopoguerra e la debolezza della politica, come ha spiegato il regista: “Mussolini era un opportunista, si aggrappava ad ogni cosa che potesse far emergere se stesso e il suo ego, sapeva come sfruttare quello che succedeva a suo vantaggio”. “Sfrutta l’opportunit per arrivare a quello che vuole, cio semplicemente il potere. E lo fa a tutti i costi, senza guardare in faccia nessuno e sfruttando qualsiasi occasione” ha precisato Marinelli.

La serie scritta da Stefano Bises e Davide Serino, attraverso un linguaggio contemporaneo offre un ritratto dell’uomo che, pur avendo tradito ideali, persone e istituzioni, pur essendosi macchiato di atti di violenza inaudita, fece innamorare di s l’Italia intera, diventandone l’incontrastato Duce. “Lui stato anche, diciamo, l’inventore del populismo, il raccogliere il consenso da tutte le parti, dare risposte semplici a problemi molto pi grandi. – ha detto Marinelli – Secondo me molto interessante quello che dicevo, che in questa serie vanno visti i parallelismi con il presente. Sono passati poco pi di 100 anni ed una storia ancora attualissima e presentissima”.

Bce: le misure di spesa del Pnrr possono alzare il Pil dell’Italia di 1,4% nel 2026

Roma, 7 gen. (askanews) – L’attuazione delle misure di spesa del Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrebbe assicurare all’Italia un Pil dell’1,4% più elevato nel 2026 e l’effetto positivo dovrebbe trascinarsi anche nei prossimi anni, con uno 0,7% in più in termini del Pil nel 2031, senza contare gli effetti delle riforme collegate al piano. Sono le previsioni della Banca centrale europea, che oggi ha pubblicato uno aggiornamento previsionale a quattro dal lancio di Next Generation Eu.

In generale, secondo l’istituzione di Francoforte il programma avrà un impatto positivo sui livelli di crescita dell’area euro sul lungo termine, mentre l’effetto sull’inflazione sarà relativamente contenuto. Tuttavia “l’impatto positivo dovrebbe materializzarsi più tardi di quanto inizialmente previsto ed è sottoposto a rischi al ribasso”, avverte la Bce. Un elemento chiave, si legge, è l’effettiva attuazione delle misure previste.

L’istituzione fornisce delle previsioni sull’eurozona, sull’Italia e sulla Spagna, i due paesi che hanno ottenuto il maggior quantitativo assoluto di fondi da questo programma. Data la difficoltà di effettuare stime, oltre al livello medio previsto la Bce fornisce anche delle forchette previsionali: per l’Italia l’effetto positivo di NextGenEu potrebbe variare tra l’1,9% e l’1,3% in termini di Pil nel 2026 e tra l’1,5% è lo 0,6% nel 2031.

Guardando all’area euro la Bce si attende che sulla base delle misure di spesa il Pil risulti aumentato dello 0,5% (forchetta 0,5-0,8) nel 2026 e dello 0,3% nel 2031 (forchetta 0,6-0,2). Aggiungendo gli effetti delle riforme il Pil dell’area dovrebbe risultare tra lo 0,4% e lo 0,9% più alto nel 2026 e tra lo 0,8% e l’1,2% nel 2031.

La Bce riporta che queste previsioni risultano più basse di quanto essa stessa aveva previsto nel corso di un esercizio effettuato a inizio 2022. “Questa revisione al ribasso riflette ampiamente i ritardi nell’attuazione dei Pnrr”, afferma lo studio. Ritardi che a loro volta derivano prevalentemente da difficoltà burocratiche e amministrative e dalle ripercussioni dello shock sui prezzi dell’energia, seguito alla guerra tra Russia e Ucraina.

Lavoro, Istat: a novembre disoccupazione ai minimi, cala al 5,7%

Roma, 7 gen. (askanews) – Disoccupazione ai minimi. A novembre 2024 il numero di persone in cerca di lavoro diminuisce (-1,6%, pari a -24mila unità) per le donne e i 25-49enni, mentre aumenta nelle altre classi di età e, seppur lievemente, anche tra gli uomini. Il tasso di disoccupazione scende al 5,7% (-0,1 punti), quello giovanile sale al 19,2% (+1,4 punti).

Il numero di inattivi aumenta (+0,2%, pari a +23mila unità) per gli uomini e gli under 35, diminuisce nelle altre classi d’età ed è sostanzialmente stabile tra le donne. Il tasso di inattività sale al 33,7% (+0,1 punti).

Mattarella: il Tricolore riassume la nostra identità di popolo

Roma, 7 gen. (askanews) – “Celebriamo oggi il 228° anniversario dalla proclamazione del Primo Tricolore d’Italia, Bandiera che i Costituenti vollero come simbolo della Repubblica. La Bandiera è testimone che, di generazione in generazione, riassume la nostra identità di popolo, nel processo storico che ha portato al raggiungimento dello Stato unitario e, con la Liberazione, ai valori di libertà e democrazia, di pace e cooperazione, che sono il patrimonio irrinunciabile della nostra società, scolpiti nella nostra Carta Costituzionale”. Lo dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Il Tricolore evoca l’orgoglio delle virtù civiche proprie al sentirsi italiani, esprime al mondo i valori della nostra comunità, della nostra Patria. Ad esso ci rivolgiamo con rispetto e l’emozione di un popolo che si raccoglie e riconosce intorno ad esso. Viva il Tricolore, viva la Repubblica.”

Siria, l’aeroporto di Damasco ha riaperto per la prima volta da caduta Assad

Roma, 7 gen. (askanews) – L’aeroporto internazionale di Damasco ha riaperto oggi per la prima volta da quando i ribelli siriani hanno rovesciato il regime di Bashar Assad e si sono insediati nella capitale della Siria. Lo riportano i media siriani.

Nessun volo è decollato o atterrato in questo scalo siriano da quando le forze pro-Assad hanno abbandonato l’aeroporto l’8 dicembre, dopo che i combattenti dell’opposizione hanno marciato sulla città in seguito a un’offensiva lampo iniziata il 27 novembre.

Auckland, Cobolli si ritira: avanza Nardi

Roma, 7 gen. (askanews) – Dura un set e poco più il derby tra Luca Nardi e Flavio Cobolli ASB Classic, l’ATP 250 di Auckland, sul duro (montepremi $680.140). Il romano, numero 32 ATP, si ritira per problemi alla coscia destra quando era sotto 26 11 0-15. “”Mi spiace per Flavio, ci conosciamo bene. Prima del suo ritiro credo di aver giocato molto bene” ha detto a caldo Nardi, numero 90 del mondo, dopo la sua terza vittoria contro un Top 50 in carriera e l’ottava consecutiva dopo le cinque al Challenger a Rovereto dove ha conquistato il suo il suo sesto in questo circuito e le due nelle qualificazioni a Auckland contro Masur e Diaz Acosta. “I due match nelle qualificazioni mi hanno aiutato, mi hanno dato fiducia” ha spiegato Nardi che al prossimo turno affronterà il belga Zizou Bergs, qualificato numero 66 del mondo, che ha sconfitto in finale al Challenger di Mallorca del 2022.

Negli Stati Uniti è stato registrato il primo decesso umano collegato all’influenza aviaria

Roma, 7 gen. (askanews) – Negli Stati Uniti è stato registrato il primo decesso umano collegato all’influenza aviaria, hanno annunciato ieri le autorità sanitarie della Louisiana, specificando che la vittima è un paziente anziano che soffriva di altre patologie. Il paziente, di età superiore ai 65 anni, è stato il primo caso umano grave rilevato nel Paese. Era stato infettato dal virus H5N1 tramite pollame e uccelli selvatici. Soffrendo di problemi respiratori, era in “condizioni critiche”, hanno riferito le autorità sanitarie a dicembre, quando è stato reso noto il suo ricovero in ospedale.

L’indagine della sanità pubblica “non ha individuato altri casi di H5N1 né prove di trasmissione da persona a persona”. “Questo paziente rimane l’unico caso umano di H5N1 in Louisiana”, ha affermato il Dipartimento della Salute della Louisiana sul suo sito web. Per questo si ritiene che il rischio rappresentato dall’influenza aviaria per la popolazione generale sia “basso”. “Le persone che lavorano con uccelli, pollame o mucche, o che sono esposte a questi animali nell’ambito delle loro attività ricreative” corrono un “rischio più elevato”, è stato spiegato.

Sebbene non sia stata osservata alcuna diffusione della malattia tra gli esseri umani, il livello di circolazione del virus preoccupa gli esperti, soprattutto ora che Donald Trump si avvicina al suo insediamento alla Casa Bianca, avendo annunciato la sua volontà di eliminare l’agenzia responsabile della preparazione ai rischi epidemici.

L’amministrazione uscente non è esente da critiche: alcuni esperti ne hanno giudicato la risposta insufficiente e hanno segnalato carenze in termini di monitoraggio della contaminazione. Venerdì scorso le autorità hanno annunciato lo stanziamento di 306 milioni di dollari per rafforzare la risposta nazionale a questa minaccia, in particolare sostenendo programmi di sorveglianza epidemiologica e ricerca medica. “Sebbene il rischio per gli esseri umani sia basso, ci prepariamo sempre a tutti gli scenari possibili”, ha affermato in una nota il segretario alla Salute degli Stati Uniti, Xavier Becerra.

Canada, Trudeau ha annunciato le sue dimissioni dopo 9 anni da premier

Roma, 7 gen. (askanews) – Sotto una crescente pressione del suo stesso partito, il primo ministro canadese Justin Trudeau ha annunciato che si dimetterà e porrà fine al suo periodo di oltre nove anni da leader del governo canadese. Trudeau ha detto che rimarrà in carica fino a quando il suo partito liberale non potrà scegliere un nuovo leader e che il parlamento sarà prorogato fino al 24 marzo.

“Questo paese merita una vera scelta alle prossime elezioni e mi è diventato chiaro che se devo combattere battaglie interne, non posso essere la scelta migliore in quelle elezioni”, ha detto durante una conferenza stampa tenutasi ieri. L’impopolarità personale di Trudeau tra i canadesi era diventata un ostacolo crescente per le fortune del suo partito in vista delle elezioni federali di quest’anno.

Trudeau ha spiegato di avere “un rimpianto”: non essere riuscito a riformare il processo elettorale del Canada, prima delle elezioni generali previste per questo autunno. “Se ho un rimpianto, in particolare mentre ci avviciniamo a queste elezioni”, ha detto, “è che avrei voluto che fossimo stati in grado di cambiare il modo in cui eleggiamo i nostri governi in questo Paese, in modo che le persone potessero semplicemente scegliere una seconda scelta o una terza scelta sulla stessa scheda”.

“Ieri sera, a cena, ho raccontato ai miei figli la decisione che sto condividendo con voi oggi”, ha detto Trudeau durante la conferenza stampa a Ottawa. “Ho intenzione di dimettermi da leader del partito, da primo ministro, dopo che il partito avrà selezionato il suo prossimo leader attraverso un solido processo competitivo a livello nazionale”, ha spiegato.

Il presidente del Partito Liberale, Sachit Mehra, ha dichiarato che questa settimana si terrà una riunione del consiglio direttivo del partito per avviare il processo di selezione di un nuovo leader. In un comunicato ha aggiunto: “I liberali di tutto il paese sono immensamente grati a Justin Trudeau per oltre un decennio di leadership nel nostro partito e nel paese”.

Austria, il leader del partito di estrema destra incaricato di formare governo

Roma, 7 gen. (askanews) – Il presidente austriaco ha incaricato il partito anti-immigrazione e pro-Cremlino della libertà (FPÖ) di tenere colloqui per formare una coalizione di governo, aprendo potenzialmente la strada all’estrema destra per guidare il governo dell’Austria per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale.

Dopo aver incontrato il leader dell’FPÖ, Herbert Kickl, al palazzo Hofburg di Vienna, Alexander van der Bellen ha affermato che il partito, che ha ottenuto di misura il maggior numero di voti alle elezioni generali di settembre, potrebbe iniziare i negoziati con il conservatore Partito popolare austriaco (ÖVP) per formare un’alleanza di governo.

“Non ho preso questa decisione alla leggera”, ha affermato il presidente, che in base alla costituzione nomina formalmente il cancelliere. “Continuerò a garantire che i principi e le regole della nostra costituzione siano rispettati e sostenuti”.

I negoziati durati mesi dei partiti tradizionali per formare una coalizione per bloccare l’estrema destra sono falliti nel fine settimana a causa delle divergenze su come rilanciare la malata economia austriaca e gestire le finanze pubbliche.

L’Indonesia entra nei Brics: "Impegno per creare un mondo più inclusivo"

Roma, 7 gen. (askanews) – L’Indonesia ha “accolto con favore” oggi il suo ingresso formale nel blocco Brics, annunciato dal Brasile, che ha appena assunto la presidenza di turno di questo gruppo di economie emergenti, che comprende anche Cina, India e Russia. L’ingresso della più grande economia del Sud-Est asiatico nel blocco “dimostra il ruolo sempre più attivo dell’Indonesia nelle questioni globali e il suo impegno nel rafforzare la cooperazione multilaterale per creare un mondo più inclusivo e più equo”, ha affermato il ministero degli Esteri indonesiano in una nota.

Ieri, il ministero degli Esteri brasiliano ha sottolineato che il Paese più popoloso del Sud-Est asiatico “condivide con gli altri membri il desiderio di riforma delle istituzioni di governance globale e contribuisce positivamente alla cooperazione all’interno del Sud del mondo”.

Giacarta ha affermato di considerare la sua adesione ai Brics come “un passo strategico per migliorare la collaborazione e la cooperazione con altri paesi in via di sviluppo, sulla base del principio di uguaglianza, rispetto reciproco e sviluppo sostenibile”.

La candidatura dell’Indonesia era stata approvata durante il vertice dei Brics tenutosi a Johannesburg, in Sudafrica, nel 2023.

Sisma di magnitudo 6.8 in Tibet, decine di morti

Roma, 7 gen. (askanews) – Un forte terremoto nella regione himalayana del Tibet, nella Cina sud-occidentale, ha ucciso oggi almeno 53 persone e causato il crollo di “numerosi edifici”. La scossa è stata avvertita fino al vicino Nepal. Secondo l’agenzia nazionale cinese di monitoraggio dei terremoti (NECM), il sisma di magnitudo 6,8 ha colpito la cittadina scarsamente popolata di Dingri, situata vicino al confine tra Cina e Nepal, alle 9:05 locali (le 2:05 in Italia).

L’US Geological Survey (USGS) ha segnalato un terremoto di magnitudo 7,1 nella regione. I video trasmessi dalla televisione di stato cinese CCTV mostrano case bianche ad altitudini elevate con muri divelti e tetti crollati e numerose pietre sparse sul terreno.

Altri filmati di CCTV mostrano vigili del fuoco con caschi e tute arancioni che si dirigono sulla scena del disastro e auto su una strada, sepolte sotto i mattoni degli edifici danneggiati. “53 persone sono morte e altre 62 sono rimaste ferite” nel terremoto di magnitudo 6,8 che ha colpito la contea di Dingri alle 9:05, ha riportato l’agenzia di stampa Xinhua.

“Le scosse sono state avvertite con grande intensità nella cittadina di Dingri e nei suoi dintorni e molti edifici sono crollati nei pressi dell’epicentro”, ha riferito la CCTV. Sono state segnalate “molteplici scosse di assestamento” nelle ore immediatamente successive, la più forte delle quali è stata di magnitudo 4,4.

Passato e futuro del meridionalismo: una via autonoma per lo sviluppo.

Passato e futuro del meridionalismo: una via autonoma per lo sviluppo.

 

Esiste o può essere riscoperta una identità culturale del Sud? Riportiamo il testo integrale dell’intervento dell’allora Presidente della Regione Sicilia pubblicato su “Il Popolo” del 17 gennaio 1979, un anno prima della sua barbara uccisione.

 

Piersanti Mattarella

 

Il recente articolo di Gabriele De Rosa, dedicato ai recenti volumi di Galasso su Passato e presente del meridionalismo, merita e quasi sollecita qualche considerazione di sottolineatura e di adesione alle tesi dell’autore. Che sono tesi a ben vedere tipiche del personaggio De Rosa, storico attento ai movimenti più profondi e nascosti della società meridionale, ma non per questo meno rilevanti. Mi riferisco al De Rosa storico della religiosità nel Mezzogiorno, vista però non in un’ottica papuasica, come argutamente scrive lo stesso autore parlando degli studi di Ernesto De Martino, ma invece veramente umana, attenta cioè ai valori di cui il Mezzogiorno è portatore, e che costituiscono il sostrato del suo contributo alla civiltà nazionale e che sono forse oggi il segreto della sua “tenuta“ complessiva.

Mi riferisco ovviamente ai valori umani e morali, ai valori di fondo della famiglia, oggi messi in discussione con tanta leggerezza, ai valori religiosi, di rispetto alle tradizioni, di una fede autentica, forse tipica dei semplici. Ma, per citare un esempio, tutto Manzoni non sta nei valori dei semplici? E che scandalo fece il romanzo manzoniano, il primo veramente popolare della nostra storia letteraria, fino allora tutta dedicata ad eroi di rango e di stirpe nobiliare?

Siamo dunque, ed era ovvio, ben dentro lo storicismo cattolico, dentro la cultura cattolica, di cui De Rosa è oggi uno dei maggiori rappresentanti e il suo meridionalismo non può dunque non risentire di questi valori. Si tratta cioè di vedere la storia del nostro Paese al di fuori degli schemi a volte forzati nei quali l’avevano confinata gli storici dell’area marxista almeno fino agli anni ‘60. Da qualche tempo – e gli echi sono puntualmente affioriti nel recente convegno di Palermo sulla storia dell’Italia unita nella storiografia dell’ultimo trentennio – almeno una parte degli studiosi e di quell’area si va lentamente distaccando da quegli schemi, fatti di blocchi storici, di rivoluzioni mancate, di occasioni perdute, da una visione cioè della storia dell’Unità come storia dei vinti, per guardare con più attenzione ad una concezione più articolata e aderente alla realtà del periodo postunitario. “

«In realtà – ha scritto a questo proposito Giuliano Procacci – nella storia italiana non ci furono (o non ci furono soltanto) continuità e occasioni mancate, ma un processo storico complesso e alterno, scandito per tempi e differenziato per zone geografiche, fatto di scacchi e di successi, che approdò peraltro nella formazione di uno Stato nazionale e, con un secolo circa di ritardo sui paesi più avanzati dell’Europa occidentale, nello sviluppo, sia pure intralciato e limitato da pesanti residui feudali, di un’economia capitalistica, un processo che va ricostruito nella sua concreta articolazione storica. Tale ricostruzione non può essere sostituita e non è neppure facilitata da un atteggiamento di rovello critico per le “occasioni mancate“ e di deplorazione della “continuità”».

Io credo che De Rosa si muova in questa prospettiva quando ricorda che in Sturzo e in Salvemini non mancò mai l’accenno alla società civile e a quello che essa rappresentava nel processo unitario e nelle sue distorsioni, prima fra tutte quella dello squilibrio tra le due aree del Paese. Squilibrio che, non occorre dimenticarlo, non è problema solo economico o solo politico ma anche sociale, etnico, culturale e in definitiva umano di tutta la società italiana, giacché ogni componente della realtà meridionale ha un suo omologo o corrispondente in quella settentrionale ed è con questo che deve dialogare da pari a pari, con coraggio e senza complessi, per affermare anche con i fatti il carattere ormai omogeneo dell’intero Paese e della sua cultura, ma anche per smuovere i vecchi e logori schemi irrimediabilmente datati.

Tocca dunque a noi cattolici dare un nuovo diverso contributo alla questione meridionale, magari meno tecnico, meno venato di blocchi e di sconfitte ma in definitiva più attento ai valori dell’uomo e della persona umana, così tipici del patrimonio culturale dei cattolici.

Quanto poi al contributo Svimez e alla sua origine nittiana sono pienamente d’accordo con De Rosa anche sulla base di una bella analisi di Rossi Doria ora ripubblicata nell’antologia degli scritti di saraceno curata da Barucci. Dice Rossi Doria che dal filone comune di Giustino Fortunato discendono due rami, il primo di marca salveminiana porta a Dorso e a Gramsci, il secondo, appunto nittiano e riformista, porta, attraverso Sturzo, al meridionalismo cattolico del secondo dopoguerra di cui la Svimez è stata tanta parte attraverso l’opera di Saraceno. Ed è anche qui che si va delineando il contributo peculiare, sul piano ideologico, di ciascuno al dibattito ultracentenario sul Mezzogiorno che De Rosa individua nell’industrialismo della Svimez e nella sottolineatura del problema delle città meridionali, oggi divenuto preponderante. Ma a De Rosa, sturziano per eccellenza, non sarà sfuggito certamente che se si volesse individuare un contributo autentico della Sicilia a questo dibattito esso va trovato nei valori del regionalismo e dell’autonomia che attraverso Sturzo e lo stesso Ambrosini hanno fatto imboccare allo Stato la via giusta della Regione nella Nazione.

Ma c’è un punto già sottolineato in altre occasioni e sul quale vorrei tornare ed è quello dei livelli di vita civile nel Mezzogiorno, testimoniati da una serie di parametri di per sé assai significativi, per trarne però spunto per ricordare un’altra affermazione di De Rosa che non può non trovarmi d’accordo: quella cioè di un Mezzogiorno eternamente oggetto di politiche di intervento che deve invece trovare al suo interno le forze per andare avanti; se volete anche un blocco (questo sì) di interessi che gli consenta di trovare una via autonoma allo sviluppo, una via che permetta al Mezzogiorno di riappropriarsi del proprio destino e di rimettere in moto autonomi circuiti di responsabilità; una via che restituisca fiato ai valori propri del Mezzogiorno e della Sicilia, di questa terra che “tiene“ nel terribile processo di disgregazione sociale che attanaglia il nostro Paese, dal quale queste zone sono ancora miracolosamente indenni. Ma si tratta veramente di un miracolo o è invece la risposta di quei valori sotterranei, difficilmente computabili in statistiche, ma che servono però assai bene al progresso autentico di una società?

Ortensio Zecchino ignora Sturzo “guerrigliero all’estero della Democrazia Cristiana”

Ortensio Zecchino è intervenuto ieri sul “Mattino” di Napoli per sostenere, tra l’altro, la tesi secondo cui Luigi Sturzo avrebbe manifestato dall’America, sul finire della guerra, una certa freddezza nel riguardi della nascente Democrazia Cristiana.

“Tra le non poche fonti che testimoniano tali sue riserve – scrive Zecchino – spicca per chiarezza una sua lettera inedita, conservata nell’Archivio Sturzo, datata Washington, 7 agosto 1944. Destinatario Benedetto Croce: “Giorni or sono ebbi la visita di alcuni rappresentanti della Democrazia cristiana ed a Lei francamente posso dire di non aver ancora deciso per il momento di affiancare la mia attività a quella del nuovo partito cattolico. Qualora i tempi mutati e le coscienze elastiche si opponessero definitivamente alla rinascita del mio Partito popolare italiano, vedrò indispensabile unire il mio pensiero a quello di un partito che possa essere il depositario di ideali democratici e di presupposti cristiani. Gli ostacoli del passato saranno forse gli indissolubili legami dell’avvenire?”.

Ora, non sembri sgarbato far presente che la lettera citata dovrebbe richiedere una scrupolosa esegesi, per evitare che alcuni accenni a una momentanea indecisione segnino un disagio o peggio un distacco di cui non si ha traccia nella vicenda umana e politica del fondatore del Partito popolare. Anzi, proprio all’indomani della liberazione di Roma, i democratici cristiani potevano felicemente salutare colui che da lontano, fedele ai suoi ideali e al suo apostolato, teneva a definirsi già dal 1943 “il libero guerrigliero all’estero per la Democrazia Cristiana”.

A conferma di questa precisa affermazione, si legga di seguito un ampio stralcio del resoconto, apparso su “Il Popolo” dell’8 giugno 1944, dei lavori della Commissione Direttiva riunita a Piazza del Gesù.

 

[…] Il Segretario, avv. Spataro, ha ampiamente riferito sulle più urgenti misure organizzative da prendersi per un regolare funzionamento degli uffici, sulla creazione di una Commissione organizzativa del Partito e sulla elaborazione dello Statuto del Partito stesso. […] I presenti hanno poi rivolto un plauso particolare all’On. Degasperi (sic!) ed all’avv. Spartaro per l’opera svolta ed il sacrificio sopportato durante il periodo di cospirazione, plauso che si intende esteso a tutti quelli, anziani o giovani, che hanno combattuto la buona battaglia della libertà e della giustizia.

È stato infine inviato un caloroso saluto a don Luigi Sturzo, il quale a mezzo di un combattente americano, oriundo nostro connazionale e zelante democratico cristiano, aveva rimesso al Presidente una lettera in cui, dopo parole affettuose per il destinatario e per gli amici, dice: «Io sono stato e sono il libero guerrigliero all’estero per la Democrazia Cristiana; ma voi siete e sarete i ricostruttori della nuova Italia. Vi assisto con le mie preghiere e col desiderio di veder riprendere i nostri ideali con rinnovato vigore e fede ancor maggiore». La lettera conclude annunciando una raccolta di fondi fatta in America per il nostro Partito. Questo documento è del 23 settembre 1943: sono noti, dopo questa data, i magnifici interventi di don Sturzo in favore dell’Italia (di cui ha parlato anche il nostro giornale nelle sue edizioni clandestine), ed appare pertanto, assai modesto il chiamarsi «guerrigliero» da parte di un combattente così valido della libertà. […] .

 

Ecco, non è un “pezzo d’archivio” di secondaria importanza: forse l’on. Zecchino, oggi presidente del Comitato per gli 80 anni della Dc,  dovrebbe farne tesoro. In ogni caso è ampiamente documentato che il cambio di denominazione da Partito popolare a Democrazia Cristiana trovò il pieno ed esplicito consenso di Luigi Sturzo.

Religione e modernità: un confronto tra rinascita spirituale e fondamentalismo.

Negli ultimi anni, il mondo ha assistito a due fenomeni paralleli ma opposti: la rinascita religiosa e il crescente fondamentalismo. Mentre la prima rappresenta un ritorno alla spiritualità e ai valori morali come risposta alle incertezze del mondo moderno, il secondo è un’interpretazione rigida e violenta della fede, che alimenta conflitti e divisioni. Questo dualismo riflette la complessità del ruolo della religione nella società contemporanea.

La rinascita religiosa si manifesta come un movimento globale che attraversa diverse tradizioni spirituali. In un’epoca caratterizzata da crisi economiche, cambiamenti climatici e isolamento sociale, molti trovano conforto nella fede, riscoprendo i valori di solidarietà, comunità e trascendenza. Questa rinascita non è legata necessariamente alle istituzioni religiose tradizionali, ma spesso si declina in movimenti interreligiosi, e pratiche come la meditazione o il volontariato, volte a migliorare sia l’individuo che la società.

Il messaggio centrale di questa rinascita è quello dell’inclusività. La religione diventa uno strumento per unire, anziché dividere. Si tratta di un processo che valorizza la diversità culturale e promuove il dialogo interreligioso. Contrapposto a questa rinascita c’è il fondamentalismo, un fenomeno che trasforma la religione in un’arma ideologica e si nutre di interpretazioni letterali e rigide delle scritture, spesso manipolate per fini politici o sociali.

Nel 2025, già nei primi giorni dell’anno, il fondamentalismo islamico continua purtroppo a rappresentare una minaccia significativa in diverse aree del mondo. Gruppi radicali sfruttano le fragilità economiche, la mancanza di istruzione e i conflitti locali per diffondere la loro ideologia.

Non a caso, infatti, sia la rinascita religiosa che il fondamentalismo nascono da un desiderio di rispondere al caos e alle incertezze del mondo moderno anche se le loro motivazioni e finalità sono profondamente diverse. La rinascita religiosa si basa su un bisogno di connessione e significato, mentre il fondamentalismo si nutre di paura, esclusione e rabbia. La rinascita religiosa promuove il dialogo e l’inclusione, mentre il fondamentalismo cerca di imporre un’unica verità.

La rinascita cerca di integrare valori spirituali con le sfide  contemporanee. Il fondamentalismo, invece, spesso rifiuta la modernità e mira a un ritorno idealizzato al passato.

Nel 2025, le religioni si trovano dunque a un bivio. Possono diventare una forza di coesione, favorendo il dialogo interculturale e aiutando le persone a costruire un futuro sostenibile, oppure rischiano di essere usate come strumenti di divisione e di conflitto.

La rinascita religiosa e il fondamentalismo rappresentano due volti opposti della stessa medaglia. Da un lato, la fede può offrire speranza e unità; dall’altro, se manipolata, può alimentare odio e violenza. Il futuro dipenderà dalla capacità delle società di valorizzare la dimensione spirituale senza cadere nelle trappole dell’estremismo, costruendo un mondo in cui le diversità religiose siano fonte di arricchimento e non di conflitto. Nelle comunità religiose i leader spirituali,  le istituzioni governative e la società civile hanno un ruolo cruciale nel proteggere la libertà religiosa senza permettere che venga strumentalizzata.

È importante, dunque, distinguere tra l’uso positivo e costruttivo della fede e il suo abuso a fini estremistici. Demonizzare una religione non fa che alimentare il ciclo di esclusione e odio, creando le condizioni ideali per nuove radicalizzazioni. La chiave è promuovere il rispetto reciproco, dimostrando che la “passione religiosa” può essere una forza di pace e non di conflitto. Solo attraverso l’educazione, il dialogo e la giustizia sociale si può sperare di costruire un mondo in cui la fede unisca anziché dividere e frammentare la società e le rispettive comunità.

Cattolici e riformisti: un progetto comune in difesa della Costituzione repubblicana.

Quale ruolo per una forza di centro nellattuale quadro bipolare?

L’interessante dibattito, su questo giornale, su quale ruolo debba assumere l’auspicata aggregazione tra cattolici e riformisti, mi induce a alcune brevi considerazioni sulle pregevoli tesi dei tanti opinionisti finora intervenuti.

Il punto di avvio mi pare ruotare attorno al paradigma: Partiti – Democrazia.

 

Può esistere una democrazia senza partiti?

E da esso ne discende, ovviamente, un primo fondamentale interrogativo: può esistere una democrazia senza partiti?

La risposta è ovviamente scontata.

Non può esserci e non può trovare articolazione una democrazia senza i partiti proprio perché mancherebbe quella funzione di intermediazione tra società e istituzioni che i partiti, dalla loro lontana genesi, agli albori del ‘900, hanno saputo esercitare con sapiente equilibrio, soprattutto nei cinquant’anni di vita politica post bellica.

Destrutturato quel sistema, basato soprattutto sulla contrapposizione di due ideologie poco conciliabili, tra la DC ed il PCI, nel corso del quale le forze cattoliche e riformiste, all’interno di un quadro di libertà costituzionali che erano rifiorite – dopo le parentesi buie dei totalitarismi nel continente europeo – seppero assicurare con i loro governi, una lunga stagione di libertà e presidio dei diritti fondamentali, oltre ad essere motore di sviluppo e di avanzamento della sfera sociale, civile ed economica dei cittadini, muto’ totalmente il quadro identitario delle forze politiche in campo.

 

La nuova stagione del maggioritario e la degenerazione populista

Con la nuova stagione del maggioritario, seguito al referendum di Mariotto Segni, che archivio’ la cosiddetta prima Repubblica, si introdusse un sistema elettorale che portò le forze politiche, peraltro di nuovo conio, a formare delle coalizioni con cui ci si candidava, con l’indicazione di un aspirante premier, al governo del paese.

Non si colsero, nell’immediato, le tante insidie di questo cambiamento.

Furono le diverse tornate elettorali a renderci, sempre più evidente, l’impatto polarizzante di una estremizzazione politica dei partiti – divenuti sempre più partiti personali – e con essa i tanti effetti di corrosione della coesione sociale che, bene o male, aveva invece assicurato la Democrazia Cristiana con i suoi governi.

Così, di legislatura in legislatura, in questi trent’anni si è assistito, senza soluzione di continuità, ad una perniciosa degenerazione che ha prodotto nel paese un crescente disinteresse alla partecipazione politica, tenendo lontani dalle urne quasi metà dell’elettorato.

 

La tesi di Ettore Bonalberti: alternativi alla destra e distinti e distanti dalla sinistra

Tra i vari tentativi di dare corpo e linfa ad un nuovo centro, appare meritevole l’idea di Bonalberti, espressa  ieri su questo giornale.

Significativo questo passaggio: “..Iniziativa Popolare, tra la ricerca del federatore degli amici di Tempi Nuovi e degli ex margherita o la federazione con Forza Italia, ha scelto di stare ben collocata al centro, alternativa alla destra e distinta e distante dalla sinistra, ridotta a quel “partito radicale di massa”, di cui alla celebre connotazione del prof Augusto Del Noce..”

Obiettivo, senz’altro nobile e degno di rilievo, non fosse altro perché si riconnette direttamente ad una idea identitaria che caratterizzò la storica Democrazia Cristiana.

Fu in nome di questa peculiarità identitaria che l’area cattolica seppe esprimere in politica i migliori tratti valoriali, dopo averne tradotto i  fondamenti, con l’Assemblea costituente, nella Carta Costituzionale che ancora oggi non ha perso modernità.

Dall’altra non possiamo certo ignorare la pregevole missione di governo che la DC seppe portare avanti, sempre nella lungimirante ricerca di risposte modulate su un virtuoso e costante bilanciamento degli interessi contrapposti dei diversi ceti sociali.

 

Le politiche aggressive di una destra che tende a destrutturare i tratti fondamentali del nostro Ordinamento

Oggi di fronte all’aggressività di una destra che vuole porre sul campo nuovi cliché di rappresentanza politica, fuori da ogni consuetudine e argine Costituzionale, pronta a divincolarsi totalmente da ogni sorta di pesi e contrappesi, genera nuovi rivoli di speranza quel crescente sentire comune che intende reagire con iniziative politiche concrete a tutela e presidio dei valori fondanti della nostra Repubblica, basata sul cruciale principio della centralità del Parlamento, della divisione dei poteri e dell’esercizio concreto della volontà popolare.

 

Senza una legge proporzionale il centro è destinato allirrilevanza politica

C’è però un particolare aspetto che dovrà essere debitamente valutato.

Se da una parte è, infatti, doveroso non  mollare sulle iniziative per il ritorno, prima possibile, ad una legge elettorale proporzionale, e contrastare, con determinazione, l’idea di introdurre inediti modelli, alludo all’attuale progetto di legge di premierato, che creerebbe forte squilibrio tra i poteri istituzionali, opponendo un modello, ampiamente sperimentato nell’attuale Repubblica federale tedesca, ossia il Cancellierato, assai più compatibile con il principio della divisione dei poteri, asse fondamentale delle democrazie moderne.

Così come pretendere, al contempo, l’attuazione integrale della Carta Costituzionale, a partire dalla concreta conformità dei partiti all’art.49 che sancisce il principio della piena democraticità interna.

Assai utopistica appare, invece, in questo quadro politico, fortemente caratterizzato da un bipolarismo in cui hanno buon gioco le forze populiste, scommettere su un progetto politico che solo in presenza di un concreto scenario proporzionale – cosa fuori dagli intenti programmatici di questa maggioranza di governo, con tutt’altri orizzonti come il fronte delle opposizioni – può avere una sua ragion d’essere.

Perseverare pertanto nell’idea di un centro, diffidente rispetto ad alleanze che possono invece costruirsi interpretando quelle tante istanze che reclamano dal sistema politico una più attenta cura del bene comune, politiche più accoglienti non fondate su una visione pan-penalistica dal doppio binario che inasprisce le pene per gli emarginati sociali, mentre ridisegna o elimina fattispecie criminali cruciali per la lotta alla corruzione e al clientelismo, foriere di forti diseguaglianze sociali, appare un evidente errore di strategia.

 

Il crescente impoverimento dei pensionati, salariati e ceto medio, non pare impensierire le politiche di questo governo

Mentre è sotto gli occhi di tutti – ne sono eloquenti i monitoraggi periodici dell’ISTAT e dei tanti Enti istituzionali deputati a certificare il generale andamento socio-economico del paese – il crescente depauperamento dei pensionati, cui è stato fatto un aumento medio di poco meno di due euro mensili, dei salariati, che si dibattono tra contratti a termine e disoccupazione  e di ampi strati del ceto medio e professionale, pensare di perseguire obiettivi politici destinati a tradursi in irrilevanza politica, non farebbe che dare il colpo di grazia ai labili tentativi di ricomposizione del centro, nel nome di un’alleanza culturale e politica di cui se ne vuole rendere protagonista quella ampia parte della cultura cattolico democratica, popolare e riformista, non più disposta ad accettare i danni che politiche sovraniste e populiste hanno prodotto e stanno producendo nel tessuto civile, sociale ed economico del paese.

 

Per battere le destre serve una comune intesa tra cattolici e riformisti in difesa della Costituzione

Mentre non sembra convincere la linea politica di quella parte del cattolicesimo liberale che vede nelle alleanze con le destre, peraltro rese strutturali da una chiara pregiudiziale scelta di campo, uno strumento di contenimento delle politiche populiste e sovraniste.

Allo stato delle cose quello che si coglie non è altro che un inequivocabile stato di sudditanza rispetto alle scelte più identitarie di questo governo.

Appare strategia assai più pregnante sostenere, a mio giudizio, una comune intesa tra cattolici e riformisti in nome di una mission che ritrovi, in primo luogo, la sua ragion d’essere nella difesa dei principi e dei valori fondanti della nostra Costituzione.

Darebbe sicuramente spinta a quel sentimento di speranza di un futuro possibile in quei tanti cittadini che da tempo hanno rimosso ogni pur minimo barlume di fiducia in questa classe politica.

 

La partecipazione attiva come leva contro le politiche populiste e sovraniste

Insomma, in questo momento così difficile per la tenuta delle istituzioni democratiche, non solo in Italia, in cui sono prepotentemente affiorare dottrine tese a destrutturare i modelli istituzionali fondati su Democrazia e Stato di diritto, è categorico evitare ogni errore di ingenuità, o ogni sottovalutazione, che finirebbe per far perdere lustri nel processo di costruzione di un progetto politico serio e lungimirante, capace di mandare a casa una maggioranza governativa, peraltro minoranza nel paese, intenzionata a cambiare gli assi portanti della nostra Carta fondamentale.

Serve subito, allora, una scelta di campo, nel solco di un percorso che ritrovi nella tutela e salvaguardia della nostra Carta Costituzionale e nella necessità di riportare tanti cittadini a ritrovare interesse e partecipazione alle scelte politiche del paese, senza deleghe in bianco o pieni poteri da conferire a capi partito o leader di turno, recuperando il concreto esercizio della sovranità popolare, che ciascun cittadino esprime nel momento in cui è chiamato al rinnovo delle Istituzioni, sovranazionali, nazionali e locali.

Non altro mezzo appare più plausibile per non lasciare i tanti cittadini, sfiduciati e privi di speranza, nella rete dei tanti populismi che, con demagogie ingannevoli, piegano gli interessi comuni agli interessi di magnati e alle élite tecno-capitaliste, sempre più protesi ad orientare le politiche secondo i loro interessi planetari.

Delitto Piersanti Mattarella, la Dc nel mirino della violenza terroristica.

Crediamo che il modo piu giusto di onorare Pier Santi Mattarella, uomo probo e intelligente, consista non tanto nel deprecare e piangere quanto nello sforzarci di capire perché un altro uomo della Dc – uno dei migliori – sia caduto dopo Aldo Moro e per le stesse ragioni.

[…] C’è […] chi ritiene che il terrorismo nasca dalla incapacità della Dc di accogliere e istituzionalizzare le spinte sociali verso il cambiamento. Anche questo discorso – caro ai politologi della sinistra – contiene un vizio logico di partenza perché i sistemi, se mai, evolvono proprio grazie alla dialettica tra governo e opposizione e si cristallizzano invece quando, nei momenti di emergenza e di pericolo, governo e opposizione quasi si confondono. Una terza ipotesi – recentemente avanzata anche da Pertini – individua la molla del terrorismo in una «volontà straniera» tesa a destabilizzare l’Italia, terra di confine tra i due grandi imperi.

Può essere, ma è difficile credere che la violenza diffusa e cieca che poi, organizzandosi, ha partorito le organizzazioni terroristiche, nasca da una volontà straniera anziché dalla realtà italiana.

Quale che sia l’ipotesi giusta, resta il fatto che ciascuna di quelle esposte, se fosse esatta, presupporrebbe un uguale accanimento contro la Dc e contro il Pci, entrambi imputabili, da posizioni e per colpe diverse, o di convergere verso la collaborazione riformistica o di non riuscire a sbloccare il sistema, oppure, semplicemente, di vivere in una zona sensibile tra due imperi. Ma come si spiega allora che a parte l’efferata uccisione di Guido Rossa, caduto per una «colpa» specifica agli occhi dei terroristi, a parte i carabinieri, i poliziotti, i magistrati e tutti gli altri cittadini al cui sacrificio ci inchiniamo con eguale reverenza, ma la cui vita viene sacrificata prevalentemente per spargere un generico terrore, cadano sempre e soltanto i leader democratici cristiani?

L’«Ora» di Palermo (ripresa da «La Repubblica») ha pubblicato con evidenza l’intervista con un (guarda caso) anonimo magistrato il quale sostiene che Mattarella è stato ucciso dalla destra dc. E «Paese Sera» gli fa eco attraverso un’intervista con Michele Pantaleoni il quale dichiara che «certo, c’è la preoccupazione che il delitto possa essere maturato negli ambienti della destra dc ostile a una svolta alla Regione…».

Lasciamo agli intervistati e agli intervistatori la responsabilità di tali ignobili calunnie che, oltre a offendere i morti e i vivi, rappresentano un altro passo indietro nella ricerca – cosi necessaria e urgente — delle autentiche radici del terrorismo. La verità ancora una volta è un’altra, è quella di sempre, ed è che colpire la Dc nei suoi uomini migliori significa colpire il cuore del sistema politico italiano.

Questo disegno è figlio di quella falsa cultura veteromarxista cui abbiamo accennato, che ha trovato echi compiacenti in chi, pur non condividendola completamente, ha tuttavia lasciato intendere che basterebbe eliminare la Dc per aprire la strada del rinnovamento sociale. Oggi nessuna delle autentiche forze politiche crede o lascia credere in un cosi semplicistico programma, anzi la Dc è ritenuta e proclamata elemento insostituibile di qualsiasi alleanza, di qualsiasi progetto. Ma intanto coloro che attinsero e attingono ancora alle fonti avvelenate che sparsero attorno il gran rifiuto della democrazia, tentano ancora di scardinare il sistema e le istituzioni e, quindi, la Dc, nella speranza che comunque, dal caos, sorga qualcosa di nuovo e di migliore.

[…]

Il rosso Daspo e una civiltà in frantumi

Ci sono colori destinati a passare alla storia, ad esempio il rosso e il nero. Da sempre, ricchi di simbolismo, confliggono tra di loro politicamente e per combinazioni.

Il primo può ottenersi mischiando un colore primario insieme ad uno secondario. Il secondo invece può aversi anche miscelando esclusivamente colori nobili segnando un punto a favore del proprio rango.

Stendhal ci ha scritto sopra un romanzo dove il protagonista è in conflitto tra il nero della affermazione sociale ed il rosso della passione. Il rosso e il nero è anche la puntata di rischio alla roulette, ti obbliga ad una scelta di campo, vinci la posta o perdi tutto.

Il nero fa pensare al misterioso modo di comporsi del potere ed al suo occulto esercizio. Il rosso, diversamente, è il vessillo visibile di una protesta permanente contro di esso.

Prima a Milano e adesso anche a Roma i Sindaci di Sinistra hanno inaugurato provvedimenti di sicurezza dando vita al Daspo rosso.

Daspo è l’acronimo del divieto di accedere alle manifestazioni sportive. È una misura che sta infettando il resto del territorio urbano che pure non si occupa di sport ed è stata presa in prestito per rendere inaccessibili zone della città a delinquenti e malavitosi di tal risma.

Si scateneranno polemiche al pari delle misure che stabiliscono la creazione delle ZTL, zone a traffico limitato.  I fautori magnificano la possibilità di camminare in vie centrali e di lustro della città senza il timore di essere calpestati dalle automobili. I contrari invece contestano che lo spazio sottratto alla circolazione intasa ancor più densamente il traffico nel territorio circostante.

I violenti e i banditi non scompariranno, potranno piuttosto darsi da fare fuori dal cerchio rosso. La prima paradossale conseguenza sarà che il buon cittadino dovrà barricarsi all’interno della fascia protetta con il timore di mettere il naso fuori da essa. Chi ne restasse fuori, dovrà fronteggiare una ulteriore concentrazione di fuorilegge e per cavarsela non resterà che affidarsi alla preghiera.

Al solito, il problema di un buon vivere viene aggirato o decentrato. L’impressione è quella del ricordo di alcuni film di fantascienza dove ci sono zone interdette agli abitanti di un certo pianeta o dove i Cattivi sono spediti al confino in altre galassie o roba del genere.

Il Daspo fa pensare ad un raspo senza chicchi, a decisioni che prendono atto che non c’è succo da salvare ma dove è possibile giocare solo in difesa o mettere più convenientemente la polvere sotto il tappeto. È forse il colore di un atto di resa, dove sventola la bandiera non più bianca ma rossa. Sarà poi da stabilire, in concreto, quante energie assorbirà la verifica del rispetto del Daspo e quali sanzioni saranno effettivamente adottate in caso di infrazione.

Verrebbe banalmente da ragionare che se si è in affanno ad arginare i delinquenti a regime normale, altrettanta difficoltà permarrà in ogni caso con il Daspo in azione.

Nel nostro paese i semafori giocano su tre colori. Escluso il giallo ambra, il verde richiama la natura ed è una concessione alla serenità. Il rosso al contrario riconduce d’istinto primordiale al sangue e quindi al pericolo e all’attenzione.

Forse è corsa una linea rossa telefonica tra Sala e Gualtieri e c’è da credere che altri ci faranno su un pensiero per adottarla a loro volta. Se questa è la situazione, c’è da diventare rossi di rabbia e di vergogna per lo stato dei fatti. Si fa passare per un intervento di amministrazione quella che è piuttosto la fotografia di una tragedia.

Il quadro a cui si va incontro segnala una politica, quanto alla sicurezza, dai conti in rosso. Come è noto il toro non è attratto da quel colore ma dall’agitarsi del drappo da parte del torero. Sembra che i Sindaci siano attratti dal Daspo senza centrare invece la soluzione vera a cui si dovrebbe ricorrere.  Non sarà dire a gentaglia di ogni tipo che alcuni quartieri della città per loro sono fuori servizio a risolvere la faccenda.

Il loro cuore rosso batterà ugualmente e forse ancor più all’impazzata. “Rosso di sera buon tempo si spera”, è l’augurio da ripudiare.

Israele, l’alto costo di una vittoria.

Si è scritto più volte in queste note che il governo e l’esercito israeliani avrebbero continuato incessantemente la distruzione di Gaza per sfruttare sino in fondo il sostanziale vuoto di potere che si è creato negli Stati Uniti dopo le elezioni dello scorso novembre. Con il presidente uscente ormai notevolmente indebolito e quello eletto non ancora insediato. Un punto debole della democrazia americana che si ripropone ogni qualvolta c’è un cambio fortemente politico nell’Amministrazione.

Ora però Trump è in arrivo e Netanyahu sa bene che esigerà la conclusione dei bombardamenti sulla Striscia per poter dire che arrivato lui la guerra si ferma. Dunque la situazione sul terreno verrà congelata e quindi Tel Aviv sfrutta sino in fondo gli ultimi giorni utili per allargare la sua presenza e al contempo abbattere quanto più possibile le residue postazioni esterne e sotterranee di Hamas.

La nuova presidenza americana, una presidenza ancora più amica della precedente, comporta per Israele la necessità di ragionare su un assetto regionale più stabile e in un qualche modo pacifico o comunque non in stato di conflitto perenne. Questo è il tema che potrebbe mettere in difficoltà l’attuale governo, così radicale ed estremo. Ma per ora le cose procedono alquanto bene, dal suo punto di vista.

Sul terreno militare l’IDF non solo ha confermato la sua indiscutibile superiorità (garantita dal costante sostegno USA) ma ha decisamente rafforzato la propria posizione sul terreno. Infatti l’attuale governo israeliano ha colto l’occasione per indebolire il nemico iraniano attaccando direttamente e duramente i suoi emissari in loco, i cosiddetti proxy. Non solo Hamas, diretta responsabile del massacro del 7 ottobre, sino a quel momento lasciata abbastanza tranquilla (tranne che nei periodici scontri innescati dal lancio di missili da Gaza verso il territorio israeliano) in funzione anti ANP (l’Autorità Nazionale Palestinese), organizzazione da indebolire nella logica di un maggior controllo della Cisgiordania; ma anche Hezbollah, vero cuneo filo-iraniano nella regione, assai insidioso non solo militarmente in ragione del consistente potere detenuto in Libano di cui controlla(va) totalmente la fascia meridionale confinante con lo stato ebraico.

Ed infatti i colpi durissimi inferti sia alla catena di comando che alla logistica e all’organizzazione territoriale del movimento sciita sono stati meticolosamente studiati (i piani esecutivi erano pronti da tempo, per essere – appunto – utilizzati alla prima occasione) e puntualmente eseguiti, a testimonianza di un preciso programma militare e politico. Ma non è tutto.

Perché anche il proxy iraniano meno vicino all’area più calda è stato colpito. Gli yemeniti Houthi, per la verità, hanno attirato su di sé le attenzioni non solo israeliane in seguito alla loro campagna ostile al traffico mercantile internazionale che solca il Golfo di Aden e poi il Mar Rosso transitando per lo stretto di Bab-el-Mandeb; e soprattutto hanno attaccato direttamente le città israeliane lanciando nell’ultimo anno oltre 220 tra missili e droni, non tutti intercettati dallo scudo difensivo americano THAAD recentemente installato. Alcuni di questi missili sono balistici – di evidente dotazione iraniana – e dunque potenzialmente lesivi dello spazio aereo israeliano. Quindi realmente pericolosi per la popolazione.

Nelle ultime settimane i caccia con la stella di David hanno colpito in profondità, nello Yemen occupato in larga misura dagli Houthi: l’aeroporto della capitale Sana’a e importanti infrastrutture portuali sul Mar Rosso, come quella di Hodeidah. Con una chiosa, esplicitata a chiare lettere dal premier Netanyahu: gli Houthi ci attaccano e dunque patiranno la stessa sorte di Hamas e Hezbollah. Il messaggio è limpido, nella sua brutalità; le milizie terroristiche sostenute dall’Iran verranno eliminate, distrutte: “continueremo finché il lavoro non sarà finito”.

Dal punto di vista politico l’indebolimento iraniano e le pressioni che Trump eserciterà sui sauditi potrebbero favorire l’allargamento all’Arabia degli Accordi di Abramo, evento che potrebbe stabilizzare la regione e favorire una qualche soluzione compromissoria nel complicato mosaico religioso degli altri due stati, Libano e Siria, nei quali l’Iran aveva in questi ultimi vent’anni esercitato un potere crescente.

Dopo oltre un anno di guerra, dunque, Israele sembra in procinto di vincerla. Però ne ha persa una forse molto più importante, anche se agli attuali governanti non pare affatto interessare: quella dell’empatia internazionale, ivi inclusa quella delle opinioni pubbliche occidentali. La “crudeltà”, per dirla col termine utilizzato dal Papa, dimostrata a Gaza ha azzerato quel residuo “soft power” che il popolo ebraico vittima dell’Olocausto ha avuto per decenni e che la mattanza del 7 ottobre avrebbe ulteriormente rafforzato, non solo in Occidente.

Oggi invece Israele è sostanzialmente isolato nel mondo. Ha con sé solo gli Stati Uniti, e nemmeno tutta la pubblica opinione, specie giovanile, di quel paese. Così, sul terreno militare e su quello politico le cose per Tel Aviv paiono procedere bene. È stato però seminato odio. Tanto odio. Che inevitabilmente non genererà pace, per le generazioni future.

È comunque decisivo il dibattito sui cattolici in politica

Comunque lo si valuti, è positivo ed incoraggiante il dibattito che si è aperto nell’area cattolica italiana sulla necessità di un rinnovato impegno politico. Un dibattito che, come ovvio ed evidente, può avere – e anzi avrà – esiti diversi. E questo non solo perché c’è un forte, radicato e ormai consolidato pluralismo politico ed elettorale di quest’area culturale. Ma, soprattutto, perché nessuno oggi può intestarsi in modo esclusivo la rappresentanza esclusiva di quello che un tempo si chiamava mondo cattolico. E neanche coloro che, con una presunzione ed un arroganza senza limiti, si candidano perennemente ad interpreti esclusivi della tradizione storica e culturale del cattolicesimo politico italiano, non hanno alcun titolo per ergersi a paladini di questo filone ideale. Anche quando lo manifestano in modo plateale.

Ma il dibattito attorno al possibile ed eventuale ritorno dei cattolici all’impegno pubblico e nei partiti è importante anche per un altro aspetto. E cioè, è abbastanza noto ed evidente che la cultura politica dei cattolici democratici, popolari e sociali non è affatto compatibile con quella che comunemente viene definita come la radicalizzazione del conflitto politico. Una radicalizzazione che ha, purtroppo, indebolito la qualità della democrazia, ha fiaccato la credibilità delle istituzioni democratiche e, purtroppo, ha incrinato la stessa efficacia dell’azione di governo. È altrettanto evidente che la collocazione politica di questa cultura politica non può che essere al Centro.

Ma questo non significa affatto che il ruolo, l’azione e l’iniziativa politica dei cattolici si colloca su un piano moderato o ispirato all’ordinaria amministrazione o ad una banale ed incolore equidistanza rispetto alla destra e alla sinistra. Perché l’azione, il ruolo e l’iniziativa politica dei cattolici – basti pensare a ciò che hanno fatto, al riguardo, i grandi leader e statisti della Democrazia Cristiana per rendersene conto – è sempre stata ispirata ad una chiara ed inequivocabiliche cifra riformista. Un riformismo pragmatico, di governo e fortemente ispirato al pensiero, alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico. Ed è anche per questi elementi, semplici ma essenziali, che oggi – in assenza di un partito chiaro di riferimento per la maggioranza dei cattolici italiani – i cattolici si collocano tranquillamente nei partiti e nei luoghi politici che declinano concretamente un progetto centrista, o in quei soggetti che coltivano una “politica di centro”, come la chiamava la migliore cultura democratico cristiana.

Non può essere solo il Pd o la sola Forza Italia ad esaurire questa spinta e questa cifra politica e culturale. Anche perché, come tutti sanno, il voto dei cattolici è omogeneo rispetto al voto di tutti gli italiani. Detto con altre parole, i cattolici votano come tutti gli altri cittadini e quindi il consenso si spalma su tutti i partiti italiani. Certo, la cultura del popolarismo di ispirazione cristiana e la tradizione del cattolicesimo sociale sono semplicemente incompatibili con i partiti che hanno un marcato ed accentuato profilo sovranista, massimalista e radicale. Per non parlare, com’è altrettanto evidente, dei partiti populisti, demagogici se non addirittura anti politici.

Ecco perché, se da un lato è importante e decisivo l’ipotesi di un ritorno dei cattolici all’impegno politico e nei partiti, dall’altro ci si deve rassegnare – e la regola vale soprattutto per quelli che Donat-Cattin definiva sarcasticamente come i “cattolici doc” – ad un reale pluralismo politico dei cattolici stessi, cioè presenti in quei soggetti politici che predicano e praticano realmente un’azione e una cultura di centro.

Superbonus ha causato 50% rincari nelle costruzioni tra 2021 e 2023

Roma, 5 gen. (askanews) – I costi di costruzione in Italia sono cresciuti in misura marcata dal 2021, in coincidenza con il diffuso impiego del Superbonus nelle ristrutturazioni edilizie. Lo rileva uno studio, intitolato “Il ruolo del Superbonus nella crescita dei costi di costruzione delle abitazioni in Italia”, recentemente pubblicato nella collana “Questioni di economia e finanza” della Banca d’Italia.

L’analisi empirica condotta “evidenzia che gli incentivi avrebbero contribuito per circa metà dell’aumento di tali costi tra settembre 2021 e dicembre 2023”.

Il lavoro, di circa una quindicina di pagine e pubblicato in lingua inglese, studia il nesso tra gli incentivi per le ristrutturazioni edilizie a fini di miglioramento dell’efficienza energetica (cosiddetto “Superbonus”) e l’andamento dei costi di costruzione degli edifici residenziali in Italia. A tal fine si stima un modello empirico che include come variabili di controllo i prezzi di alcune materie prime e indicatori della carenza di input e di attività nel settore edile.

Bollette, Fratoianni: altra stangata in arrivo per famiglie e lavoratori

Roma, 5 gen. (askanews) – “Altre stangate in arrivo sulle bollette energetiche. Le motivazioni son sempre le stesse: tensioni internazionali e dipendenza dal gas di altri Paesi. In questi anni abbiamo speso oltre 20 miliardi in più ogni anno rispetto al passato. Eppure ci sono più strade per proteggere i cittadini dalla speculazione delle compagnie energetiche e dalle fluttuazioni dei prezzi”. Lo scrive su Facebook Nicola Fratoianni di Avs. “Investendo in energie rinnovabili, per esempio. E – prosegue il leader di SI – tassazione degli extraprofitti delle grandi compagnie che comprano a prezzi più bassi e rivendono con aumenti e interessi, scaricando la speculazione sui cittadini. Ma il governo Meloni sì è guardato bene dal fare qualcosa in questa direzione. E così a pagare – conclude Fratoianni – sono sempre famiglie e lavoratori, le stesse persone che non vedono mai un aumento in busta paga…”

Derby di Roma, sequestrati coltelli, spranghe e mazze agli ultrà

Roma, 5 gen. (askanews) – Si sono svolti all’insegna della prevenzione i servizi che, dalle prime ore del mattino fino alle fasi immediatamente pre-gara, hanno visto le Forze di Polizia in campo nell’area perimetrale rispetto allo stadio Olimpico. Dopo l’ingresso all’interno dello stadio dei gruppi riconducibili alle due componenti ultras, riferisce la Polizia di Stato con una nota, si è registrata la presenza di due aliquote – pari a circa 300 persone – rispettivamente attestate in piazzale ponte Milvio e nei pressi del bar River. In entrambi i casi, molti dei componenti dei predetti gruppi si presentava travisato, indossando caschi e oggetti atti ad offendere.

Lo schieramento delle Forze di Polizia a delimitare il confine delle aree rispettivamente destinate a ciascuna tifoseria, così come già pianificato nelle ore antecedenti dalla Questura, ha consentito di impedire l’avanzare del gruppo dei tifosi romanisti, così come dei sostenitori laziali, ciascuno dei quali è rimasto nella posizione iniziale.

Si precisa che, all’esito di mirate attività di bonifica che sono state poste in essere dai contingenti della forza pubblica e dai numerosi equipaggi delle Forze di Polizia schierati in campo nella cornice degli imponenti servizi preventivi, sono stati rinvenuti e sequestrati – su entrambi i fronti delle tifoserie ultras – numerosi oggetti atti ad offendere e contundenti.

Nel dettaglio, prosegue il comunicato, tra il materiale rinvenuto, sono state intercettate aste in plastica modificate con punte metalliche taglienti, oltre a coltelli da cucina, mazze da baseball, nonché mazze di legno, alcune delle quali anche abbinate ad artifizi pirotecnici ad elevato potenziale. Numerosi sono anche i coltelli che sono stati rinvenuti occultati all’interno di alcune aiuole, in particolare nell’area nord dello stadio.

Si segnala altresì come, durante le fasi di accesso della tifoseria laziale all’interno dello stadio per l’allestimento della coreografia nel settore curva Nord, un supporter bianco celeste è stato trovato in possesso di un cacciavite e di un ulteriore oggetto atto ad offendere. Per tale circostanza, il giovane – un ventenne romano – è stato denunciato e sottoposto a Daspo. Proseguono i servizi in occasione dell’afflusso all’insegna del rigore. (fonte immagine: Polizia di Stato).

Financial Times: la Francia preoccupa gli economisti più dell’Italia

Roma, 5 gen. (askanews) – Quasi la metà degli oltre 70 economisti coinvolti in un sondaggio del Financial Times ritiene che la Banca centrale europea sia in ritardo sui tagli dei tassi di interesse. Un altro 43% ritiene che si stia muovendo con le giuste tempistiche, mentre nessuno pensa che si sia mossa in anticipo sui tagli.

Un altro elemento di rilievo del sondaggio del quotidiano finanziario, è che ora la maggioranza degli economisti intervistati, il 58%, ritiene che le maggiori preoccupazioni tra i Paesi dell’area euro riguardino la Francia, mentre solo un 7% cita l’Italia.

E in questo caso, rileva il Ft, si tratta di un drastico cambiamento rispetto a due anni fa, quando 9 economisti su 10 rispondevano a una domanda analoga indicando invece l’Italia.

L’analisi, pubblicata oggi nell’edizione online ma apparentemente lavorata in anticipo (il 2025 vine indicato come “il prossimo anno”) cita Karsten Junius, capo economista della banca Safra Sarasin, secondo cui il processo decisionale sui tagli dei tassi alla Bce risulta più lento di quello della Federal Reserve o della Banca Nazionale svizzera. L’economista critica la tendenza della presidente Christine Lagarde a cercare sempre il più ampio consenso nel direttorio, così come fanno diversi altri esponenti del Consiglio direttivo.

Il Ft cita anche il capo economista di Unicredit, Eric Nielsen secondo cui la Bce aveva giustificato la sua aggressiva manovra di rialzi dei tassi con la necessità di tenere l’inflazione sotto controllo. Ma non appena i rischi di disancoraggio delle aspettative di inflazione sono svaniti, avrebbe dovuto tagliare i tassi in maniera più rapida possibile e non con passi graduali. Secondo Nielsen la linea monetaria della Bce resta restrittiva.

Ad ogni modo non tutti gli economisti ritengono che la BCE si sia mossa troppo lentamente, i Ft cita Willem Buiter, ex economista di City ora coonsulente indipendente, secondo cui al 3% i tassi di riferimento della Bce sono troppo bassi.

Gaza, i colloqui su tregua e ostaggi riprenderanno domani in Qatar

Roma, 5 gen. (askanews) – I colloqui sul cessate-il-fuoco nella Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi detenuti dal movimento integralista islamico palestinese Hamas nell’enclave potrebbero riprendere in Qatar nelle prossime 24 ore. Lo ha dichiarato Dmitri Gendelman, consigliere dell’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

“I negoziati sul rilascio degli ostaggi potrebbero riprendere in Qatar nelle prossime 24 ore”, ha detto Gendelman. I funzionari di Hamas hanno detto due giorni fa che i colloqui indiretti sulla Striscia di Gaza stavano riprendendo a Doha. Giovedì, l’ufficio di Netanyahu ha detto di aver ordinato ai servizi segreti e di sicurezza israeliani di continuare i colloqui in Qatar per risolvere la situazione nella Striscia di Gaza e garantire il rilascio degli ostaggi israeliani.

Il portale di notizie israeliano Walla ha riferito che una delegazione di negoziatori si sarebbe recata a Doha venerdì per portare avanti le discussioni sugli ostaggi nella Striscia di Gaza.

Epifania, sempre più cara la calza della Befana (cioccolata +8,5%)

Roma, 5 gen. (askanews) – Una calza più salata per gli italiani quella in arrivo con la tradizionale Befana, visti gli aumenti senza precedenti del cacao sui mercati internazionali e i conseguenti “ricarichi” sui prezzi praticati ai consumatori italiani. Lo afferma il Codacons con un comunicato.

Alla base dei rincari dei prodotti a base di cioccolato (+8,5% rispetto allo scorso anno) c’è infatti la crescita costante dei listini del cacao, la materia base per produrre la cioccolata. Il prezzo del cacao sui mercati internazionali è infatti cresciuto del 170% nel corso del 2024 e non accenna a fermarsi. Aumenti che vanno a sommarsi a quelli di altri prodotti – come latte e zucchero – richiesti per la produzione di cioccolato, dando vita al quadro attuale.

“La tradizionale calza, a causa della corsa senza freni dei prezzi del cacao, diventa sempre più costosa per gli italiani”, dichiara il presidente del Codacons, Carlo Rienzi. “Il rischio è che nei prossimi anni possa andare ancora peggio, e che quelli di cioccolata si trasformino in prodotti di lusso, che solo alcuni potranno permettersi”, conclude.

Tennis, Australian open, da domani le qualificazioni

Roma, 5 gen. (askanews) – Da lunedì 6 a giovedì 9 gennaio si giocano le qualificazioni degli Australian open, primo slam stagionale, con tanti italiani al via. Dodici quelli già nel tabellone principale: Jannik Sinner, Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli, Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi, Luciano Darderi, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Luca Nardi, Jasmine Paolini, Elisabetta Cocciaretto, Lucia Bronzetti. Questo il primo turno di qualificazione: Primo turno tabellone maschile BELLUCCI-Marinkov(Aus) PASSARO-ZEPPIERI GIGANTE-Hardt (Dom) Holt (Usa)-MAGER Hsin-Tseng (Tai)-ARNABOLDI Tabellone femminile Primo turno tabellone femminile ERRANI [4]-Korneeva (Rus) STEFANINI-Romeo Gormaz (Spa) Korpatsch (Ger)-BRANCACCIO Bulgaru (Rom)-PEDONE

Mattarella a Caivano: garantire a ragazzi futuro di lavoro e impegno

Roma, 5 gen. (askanews) – “Colgo l’invito di Don Patriciello , anche se con un certo imbarazzo, a parlare alla fine della messa in chiesa, ma lo faccio volentieri per ringraziarlo dell’opera che presta, per ringraziarlo di questa magnifica celebrazione e per fare gli auguri più grandi alla comunità di Caivano”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che stamane, a sorpresa, ha preso parte alla celebrazione della messa di mezzogiorno nella chiesa del Parco Verde di Caivano.

“Gli auguri che rivolgo – ha proseguito Mattarella, come riporta un video pubblicato su facebook da Il Giornale di Caivano – non sono solo per l’anno che è appena cominciato ma sono per il futuro, particolarmente per i bambini e per i ragazzi, su di loro” poggiano “le speranze della comunità di Caivano”.

“Sono queste le esigenze che tutti quanti avvertiamo: garantire ai bambini e ragazzi – ha sottolineato il Capo dello Stato – un futuro sereno di lavoro, di impegno di crescita, di benessere, di cultura, di impegno professionale, è questo l’augurio che rivolgo a tutta la comunità per questo 2025 appena cominciato e per il futuro dei ragazzi e dei bambini. Auguri a tutti”, ha concluso Mattarella, applaudito dai presenti.

Il presidente della Repubblica ha poi posato per una foto insieme a Don Patriciello e d altri sacerdoti presenti.

Mosca dice di aver respinto una controffensiva ucraina nell’oblast di Kursk

Roma, 5 gen. (askanews) – L’esercito russo ha affermato di aver respinto una controffensiva ucraina nell’oblast di Kursk.

“Verso le 9, orario di Mosca, per fermare l’avanzata delle truppe russe nel settore di Kursk, il nemico ha lanciato una controffensiva con un gruppo d’assalto composto da due carri armati, un veicolo da demolizione e dodici veicoli blindati da combattimento accompagnati da una forza di sbarco in direzione della fattoria di Berdin”, ha scritto il ministero della Difesa russo in un comunicato diffuso oggi, assicurando che l’offensiva è stata respinta. “Nella regione di Kursk, i russi sono molto preoccupati, perché sono stati attaccati in più settori, il che li ha sorpresi”, aveva dichiarato in precedenza Andri Kovalenko, capo del servizio ucraino di lotta contro le fake news, su Telegram.

Gli Houthi attaccano con missili una centrale elettrica in Israele

Roma, 5 gen. (askanews) – Il movimento sciita Ansar Allah (Houthi), che governa nel nord dello Yemen, ha annunciato il suo primo attacco con missili contro la centrale elettrica di Orot Rabin, situata vicino a Haifa, nel nord di Israele.

In precedenza, i ribelli Houthi avevano tentato di attaccare centrali elettriche vicino a Tel Aviv e Gerusalemme, dopo che lo stato ebraico aveva bombardato le centrali elettriche della capitale yemenita, Sana’a, e della città occidentale di al Hudayda.

“Le forze armate dello Yemen hanno attaccato la centrale elettrica di Orot Rabin a sud di Haifa, nei territori palestinesi occupati, utilizzando un missile balistico ipersonico Palestina 2, colpendo con successo l’obiettivo”, ha dichiarato il portavoce militare Houthi Yahya Sarea in una dichiarazione ad al Masirah TV. Sarea ha aggiunto che “l’operazione è stata condotta a sostegno della Striscia di Gaza palestinese”, sottolineando che le “capacità militari” dei ribelli Houthi “sono in continua evoluzione”. Lo scorso dicembre, il leader di Ansar Allah ha annunciato che le sue forze avevano utilizzato, da novembre 2023, un totale di 1.147 missili e droni per attaccare Israele.

Nel novembre 2023, il movimento Ansar Allah, che controlla una parte dello Yemen e riceve il supporto dell’Iran, ha avviato una campagna di attacchi a navi mercantili presumibilmente legate a Israele, con l’obiettivo di impedirne il transito nel Mare Arabico e nel Mar Rosso fino a che la Striscia di Gaza non riceverà gli aiuti umanitari necessari.

Di fronte al pericolo di attacchi in una zona chiave per il commercio mondiale e, in particolare, per il petrolio, diverse compagnie di navigazione hanno scelto di deviare le loro navi intorno all’Africa, rallentando e aumentando i costi del trasporto.

Zelensky: i nostri alleati facciano di più sul rispetto delle sanzioni alla Russia

Roma, 5 gen. (askanews) – Gli alleati dell’Ucraina devono fare di più perchè le sanzioni imposte alla Russia siano rispettate. Lo ha sottolineato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

L’esercito russo ha utilizzato questa settimana più di 630 droni d’attacco, circa 740 bombe aeree guidate e quasi 50 missili di diversi tipi in Ucraina. Lo ha ricordato sui social network Zelensky, stimando che questi contenessero in totale “più di 50mila componenti sottoposti a sanzioni provenienti da tutto il mondo”. “La pressione delle sanzioni sui metodi di consegna dei componenti esteri è insufficiente”, ha proseguito il presidente ucraino, esortando i suoi alleati a cooperare di più per applicarle e a fornire maggiori mezzi di difesa aerea e armi a lungo raggio all’esercito di Kiev.

Papa Francesco: Nei conflitti sia rispettato diritto umanitario

Roma, 5 gen. (askanews) – “Continuiamo a pregare per la pace, in Ucraina, Palestina, Israele, Libano, Siria, Myanmar, Sudan. La comunità internazionale agisca con fermezza perchè nei conflitti sia rispettato il diritto umanitario. Basta colpire i civili, basta colpire le scuole, basta colpire gli ospedali, basta colpire i luoghi di lavoro. Non dimentichiamo che la guerra è sempre una sconfitta. Sempre”. Lo ha detto papa Francesco, parlando ai fedeli da piazza San Pietro al termine dell’Angelus.

Tennis, Sinner: "Ho lavorato per essere pronto"

Roma, 5 gen. (askanews) – “Abbiamo ancora diversi giorni di preparazione prima dell’inizio del torneo e affronterò tutto un passo alla volta. Ho l’opportunità di giocare un paio di match di esibizione prima dell’avvio del torneo e spero di riuscire a ritrovare il ritmo visto che non gioco dallo scorso anno”. Prime parole di Jannik Sinner concesse agli organizzatori degli Australian Open attraverso un video diffuso al suo arrivo a Melbourne mentre è accompagnato in auto dall’albergo ai campi di allenamento. La decisione, in avvicinamento a questo evento, è stata quella di non affrontare tornei nel massimo circuito internazionale, ma dedicarsi alla preparazione a Dubai e in minima parte a Montecarlo.

Il Papa all’Angelus: "Dio non si ferma mai", apre "finestre di luce"

Roma, 5 gen. (askanews) – Di fronte alle sfide, “Dio non si ferma mai: trova mille modi per arrivare a tutti e a ciascuno di noi, là dove ci troviamo, senza calcoli e senza condizioni, aprendo anche nelle notti più oscure dell’umanità finestre di luce che il buio non può coprire”. Lo ha affermato papa Francesco, durante la recita dell’Angelus a piazza San Pietro.

“Cari fratelli e sorelle, buona domenica! E complimenti, siete coraggiosi con questa pioggia… Oggi il Vangelo, parlandoci di Gesù ci dice che ‘la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta’. Ci ricorda, cioè, quanto è potente l’amore di Dio, che non si lascia vincere da nulla e che, al di là di ostacoli e rifiuti, continua a risplendere e a illuminare il nostro cammino”, ha sottolineato il pontefice, “Lo vediamo nel Natale, quando il Figlio di Dio, fattosi uomo, supera tanti muri e tante divisioni. Affronta la chiusura di mente e di cuore dei “grandi” del suo tempo, preoccupati più di difendere il potere che di cercare il Signore. Condivide poi la vita umile di Maria e Giuseppe, che lo accolgono e crescono con amore, ma con le possibilità limitate e i disagi di chi non ha mezzi. Erano poveri. Si offre, fragile e indifeso, all’incontro con i pastori, uomini dal cuore segnato dalle asprezze della vita e dal disprezzo della società; e poi con i Magi, che spinti dal desiderio di conoscerlo affrontano un lungo viaggio e lo trovano in una casa di gente comune, in grande povertà. Di fronte a queste e a tante altre sfide – sembrano contraddizioni – Dio non si ferma mai: sentiamolo bene, (Dio) trova mille modi per arrivare a tutti e a ciascuno di noi, là dove ci troviamo, senza calcoli e senza condizioni, aprendo anche nelle notti più oscure dell’umanità finestre di luce che il buio non può coprire”. “È una realtà che ci consola e che ci dà coraggio, specialmente in un tempo come il nostro, un tempo non facile, dove c’è tanto bisogno di luce, di speranza e di pace, un mondo dove gli uomini a volte creano situazioni così complicate, che sembra impossibile uscirne”, ha aggiunto il Santo Padre, “Ma oggi la Parola di Dio ci dice che non è così: anzi, ci chiama a imitare il Dio dell’amore, aprendo spiragli di luce dovunque possiamo, con chiunque incontriamo, in ogni contesto: familiare, sociale, internazionale. Ci invita a non aver paura di fare il primo passo, questo è l’invito di oggi del Signore…non abbiamo paura di fare il primo passo, anche se ci vuole coraggio per farlo. Spalancando finestre luminose di vicinanza a chi soffre, di perdono, di compassione e di riconciliazione. Questi sono i tanti primi passi che noi dobbiamo fare, per rendere il cammino più chiaro, sicuro e possibile per tutti”.

E “questo invito risuona in modo particolare nell’Anno giubilare da poco iniziato, sollecitandoci a essere messaggeri di speranza con semplici ma concreti “sì” alla vita, con scelte che portano vita. Facciamolo, tutti: è questa la via della salvezza!”, ha concluso papa Francesco, “E allora, all’inizio di un nuovo anno, possiamo chiederci: in che modo io posso aprire una finestra di luce nel mio ambiente e nelle mie relazioni? Dove posso essere uno spiraglio che lascia passare l’amore di Dio? Qual è il primo passo che io dovrei fare oggi? Maria, stella che guida a Gesù, ci aiuti a essere per tutti testimoni luminosi dell’amore del Padre”.

Corea del Sud, in migliaia in strada a Seoul pro e contro Yoon

Roma, 5 gen. (askanews) – Migliaia di persone hanno sfidato oggi la forte nevicata che si è abbattuta su Seoul, capitale della Corea del Sud, per protestare a favore e contro l’arresto del presidente messo sotto accusa Yoon Suk Yeol, mentre la crisi politica del Paese sembrava avviarsi verso un altro scontro ad alto rischio.

Con un mandato di arresto contro Yoon per presunta insurrezione in scadenza alla mezzanotte (ora locale) di lunedì, diversi gruppi hanno tenuto manifestazioni nei pressi della sua residenza ufficiale, alcuni chiedendo il suo arresto immediato e altri protestando contro, scrive la Reuters.Yoon – ricorda la Afp – ha fatto sprofondare il paese nel caos politico il mese scorso con una maldestra dichiarazione di legge marziale e da allora si è asserragliato nella residenza presidenziale, circondato da centinaia di leali ufficiali di sicurezza che si oppongono ai tentativi di arresto.

Tennis, Sinner a Melbourne si allena con Wawrinka

Roma, 5 gen. (askanews) – Prosegue la marcia di avvicinamento di Jannik Sinner agli Asutralian open di Melbourne (13-20 gennaio) Dopo il primo approccio con i campi di Melbourne Park insieme a Cruz Hewitt, figlio dell’ex n. 1 al mondo Lleyton, l’azzurro si è allenato sulla Rod Laver Arena con Stan Wawrinka, campione a Melbourne nel 2014. “Grazie Stan, è sempre un piacere condividere il campo con te”, ha scritto su Instagram Darren Cahill, coach di Sinner, che ha postato una foto dei due giocatori. Jannik tornerà in campo lunedì alle 6 italiane (le 16 a Melbourne) per un allenamento con Frances Tiafoe, affrontato lo scorso agosto in finale a Cincinnati. Ventiquattro ore dopo Sinner giocherà il primo match nell’Opening Week degli Australian Open con Alexei Popyrin. Giovedì alle 5.30 italiane ci sarà il sorteggio del main draw alla presenza dell’azzurro e di Aryna Sabalenka – campioni in carica del torneo – mentre venerdì alle 9 Jannik disputerà la seconda esibizione, stavolta con Stefanos Tsitsipas. Da domenica prossima, infine, si inizierà a fare sul serio.

Autostrade: al via da ieri il controesodo, previsti 8 mln transiti

Roma, 5 gen. (askanews) – Nel primo sabato dell’anno ha avuto inizio l’attesa fase di controesodo con i primi rientri al termine delle festività natalizie. Nel complesso, durante le tre giornate di controesodo si stimano circa 8 milioni di transiti lungo la rete di Autostrade per l’Italia.

In accordo con le previsioni, già dalla mattinata di ieri la circolazione sulla rete di Autostrade per l’Italia è risultata particolarmente intensa con tempi di percorrenza significativamente superiori alla media soprattutto – spiega un comunicato – lungo le direttrici che da sud conducono verso il nord Italia come la A1 Milano-Napoli e la A14 Bologna-Taranto e nel nord-ovest in direzione Milano.

La circolazione rimarrà molto sostenuta lungo gli stessi tratti durante la giornata di oggi e in quella di domani, lunedì 6 gennaio, in cui si registrerà l’ultima fase dei rientri. (Segue).

Italia-Usa, Meloni vede Trump a Mar-a-Lago. Nyt: discusso caso Sala

Roma, 5 gen. (askanews) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato ieri sera (la notte in Italia) il presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump nel golf club di quest’ultimo a Mar-a-Lago, in Florida.

I due, riporta il New York Times, sono apparsi insieme nella grande sala da ballo del club con Trump che, secondo alcuni partecipanti, ha definito la premier italiana “una donna fantastica”, aggiungendo che “ha davvero preso d’assalto l’Europa e tutti gli altri”.

Insieme ad alcuni potenziali membri della futura amministrazione Usa, tra cui il candidato per il ruolo di segretario di Stato, Marco Rubio, e per il Tesoro Scott Bessent, Trump e Meloni hanno poi assistito alla proiezione di “The Eastman Dilemma: Lawfare or Justice”, un documentario sulle sfide che alcuni avvocati conservatori affermano di dover affrontare nel sistema legale statunitense.

Oltre alle possibili tensioni con i Paesi europei, dovute a una eventuale guerra commerciale con l’Ue a causa dei dazi minacciati da Trump e alla concreta possibilità che gli Usa riducano il proprio sostegno all’Ucraina, i due, scrive il New York Times citando una fonte anonima, hanno anche parlato del caso di Cecilia Sala, la giornalista italiana arrestata in Iran pochi giorni dopo che l’Italia ha fermato, su richiesta degli Stati Uniti, un iraniano sospettato di aver fornito componenti per i droni alle Guardie rivoluzionarie iraniane. Secondo la fonte citata dal Nyt, la premier Meloni avrebbe insistito con forza per affrontare la questione.

La minaccia della tecno-destra e il futuro delle democrazie

Nei dibattiti pubblici, anche su testate attente al rischio autoritario come La Repubblica, si continua a parlare della tecno-destra quasi come se fosse un fenomeno ancora allo stato nascente. In realtà, essa si è consolidata come una forma di super-capitalismo aggressivo e immune a qualsiasi controllo democratico, con effetti sempre più evidenti. Il suo avanzare coincide con l’indebolimento della vita democratica, lasciando segni tangibili laddove la partecipazione dei cittadini si affievolisce e l’astensionismo cresce a livelli preoccupanti.

Un caso emblematico è rappresentato dalla coppia Musk-Trump la cui potente “provocazione ideologica” rischia di minare i fondamenti della democrazia americana. Questa nuova visione mostra una palese predilezione per i movimenti sovranisti, quelli che erodono le basi delle società democratiche, favorendo l’innesco di una pretesa autoritaria. L’ultimo episodio, che dovrebbe allarmare ogni sostenitore dei valori democratici, è il sostegno aperto e senza scrupoli a AfD, un movimento neonazista presente in Germania, ora in corsa per le elezioni federali.

L’obiettivo perseguito è chiaro: destabilizzare le istituzioni democratiche consolidate, sfruttando il potere economico e tecnologico per promuovere un modello politico a vocazione autoritaria. A fronte di questo scenario, non possiamo limitarci a osservare inermi. È indispensabile unire tutte le forze democratiche, superando divisioni ideologiche e pregiudizi, per costruire un fronte comune.

Questo richiamo si rivolge anche a chi, pur sostenendo la cooperazione internazionale in ambiti come l’Unione Europea e la NATO, mantiene ambiguità preoccupanti. Il premierato, proposto in Italia dalla Meloni come “madre di tutte le riforme”, rischia di trasformare il sistema in un regime concentrato su un potere unico, privo di adeguati contrappesi istituzionali. Il Parlamento, già indebolito da dinamiche come il voto di fiducia a raffica, potrebbe perdere ulteriore rilevanza, alimentando ulteriormente la disaffezione dei cittadini.

L’aumento dell’astensionismo, spesso giustificato in nome della “stabilità”, diventa così il terreno fertile per derive autoritarie. Di fronte a queste minacce, è urgente una risposta chiara e decisa, capace di difendere i valori democratici e di ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. L’alternativa è una società sempre più incline a cedere ai rischi dell’avventura post-democratica.

Su Rai Cultura il ‘sogno spezzato’ di Piersanti Mattarella

Il 6 gennaio 1980, Piersanti Mattarella, presidente della Regione Sicilia, veniva assassinato in un agguato sotto casa sua, in via Libertà a Palermo. Un omicidio brutale che segnò profondamente la storia dell’isola e dell’intero Paese, lasciando un vuoto incolmabile nella politica siciliana. Su Repubblica, stamane, Rosy Bindi ne traccia il profilo di autentico “erede di Moro”, fino a stabilire che se fosse sfuggito all’attentato, lui avrebbe potuto salvare il disegno dello statista pugliese. Una tesi suggestiva ma priva di fondamento.

Ebbene, a quarantacinque anni da quel tragico giorno, Rai Cultura dedica due appuntamenti per ricordare la figura di Mattarella, il suo impegno politico e il contesto drammatico in cui si consumò il delitto.

Il primo appuntamento, in onda oggi, domenica 5 gennaio, alle 23.00 su Rai 3, è lo speciale Piersanti Mattarella, 6 gennaio 1980”, scritto da Alessandro Chiappetta e diretto da Agostino Pozzi. Il programma ricostruisce il contesto storico e politico che fece da sfondo al delitto, soffermandosi sulle indagini e sulla lunga storia processuale che seguirono. Le immagini delle Teche Rai, alcune fotografie inedite e le interviste dello stesso Mattarella restituiscono il ritratto di un uomo animato da ideali solidi, che si era posto come obiettivo non solo la modernizzazione della Sicilia ma anche, e necessariamente, la ferma lotta alla mafia.

Lunedì 6 gennaio, invece, il programma Passato e Presente” su Rai 3 alle 13.15 (e in replica su Rai Storia alle 20.30), con Paolo Mieli e lo storico Salvatore Lupo, approfondisce il progetto politico di Mattarella. Eletto presidente della Regione Sicilia nel 1978, Mattarella rappresentava il tentativo di tradurre in ambito regionale il disegno politico di Aldo Moro, basato sull’allargamento dell’area democratica con l’apertura al contributo del Partito Comunista. Una strategia coraggiosa, che si univa a una lotta senza compromessi contro la mafia e i suoi legami con la politica.

Piersanti Mattarella era un uomo che credeva nella possibilità di una Sicilia diversa, capace di riscattarsi dalle catene dell’illegalità. Il suo “sogno spezzato”, come lo definiscono gli storici, non è stato solo quello di un politico, ma anche di un intero popolo che vedeva in lui una speranza di cambiamento.

Il racconto della sua vita e del suo sacrificio è un doveroso tributo alla memoria di chi ha pagato con la vita l’impegno per la giustizia e la libertà. Una memoria che, a distanza di decenni, continua a risuonare con forza come monito e ispirazione per le nuove generazioni.

Austria senza guida: saltano le trattative per il governo. Elezioni anticipate?

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha annunciato le sue dimissioni sia dal governo che dalla leadership del Partito Popolare Austriaco (ÖVP), a seguito del fallimento delle trattative per formare una coalizione di governo dopo le elezioni parlamentari di settembre.

In un messaggio video pubblicato sul suo account X, Nehammer ha dichiarato: “Nei prossimi giorni lascerò gli incarichi di cancelliere federale e presidente dell’ÖVP, garantendo una transizione ordinata”.

Le elezioni del 29 settembre hanno visto il Partito della Libertà Austriaco (FPÖ), di estrema destra, ottenere il 28,8% dei voti, assicurandosi 58 dei 183 seggi nel Consiglio Nazionale. L’ÖVP si è posizionato al secondo posto con il 26,3%, seguito dai socialdemocratici (SPÖ) con il 21,1%.

Non avendo nessun partito raggiunto la maggioranza assoluta, sono state avviate trattative per formare una coalizione di governo. Il presidente federale Alexander Van der Bellen aveva incaricato Nehammer di formare l’esecutivo, poiché né l’ÖVP né l’SPÖ erano disposti a collaborare con l’FPÖ.

Tuttavia, i negoziati per una coalizione tripartita con l’ÖVP, l’SPÖ e il partito liberale NEOS sono naufragati quando quest’ultimo ha abbandonato le trattative, denunciando l’impossibilità di trovare l’accordo su alcune riforme fondamentali. Beate Meinl-Reisinger, leader dei NEOS, ha espresso preoccupazioni riguardo alle politiche economiche proposte, affermando: “Non possiamo sostenere misure che riteniamo dannose per il futuro economico dell’Austria”.

Con le dimissioni di Nehammer, l’Austria si vede catapultata nell’incertezza politica. Le opzioni sul tavolo non escludono il ricorso a nuove elezioni. Il presidente Van der Bellen ha comunque sottolineato l’importanza di garantire stabilità e ha esortato i partiti a trovare una soluzione rapida ed efficace per il bene del Paese.

Nel frattempo l’FPÖ, guidato da Herbert Kickl, prova ad entrare in gioco in vista dei nuovi tentativi per la formazione del governo. Tuttavia, la possibilità che ciò avvenga resta remota date le implicazioni prevedibili – tutte gravi – in ordine alle vicende interne ed estere dell’Austria. In effetti, la chiusura all’estrema destra sembra fuori discussione.

Dibattito | Una nuova casa per il centro: ripartire dal cattolicesimo politico.

La questione del centro nuovo della politica italiana sta caratterizzando il dibattito tra diverse testate giornalistiche, tra le quali, in maniera particolare, quella de Il Domani d’Italia, diretta da Lucio D’Ubaldo. Con la scomparsa politica della Dc e l’avvento della legge elettorale maggioritaria si è andato consolidando un sistema bipartitico forzato, che costringe a scegliere le alleanze a destra o a sinistra, con Fratelli d’Italia e il Pd, dominus nel dare e controllare le carte, indisponibili a cedere a quel sistema elettorale proporzionale che i padri costituenti avevano posto alla base del sistema su cui si fonda la nostra repubblica parlamentare.

Comprensibile l’atteggiamento della Meloni e del suo partito, da sempre sostenitori del premierato, anche se nella formulazione ambigua attuale, prefiguri un sistema che non ha alcun modello similare nel mondo e che costituisce un grimaldello efficace per il superamento della repubblica parlamentare verso forme di autocrazia di tipo ungherese.

Meno comprensibile quello del Pd che, solo da un’alleanza con un centro forte può pensare di porsi seriamente in alternativa alla destra nazionalista e sovranista a dominanza degli eredi almirantiani, ma, nel Pd  “ è sempre il cane che muove la coda”, al di là delle velleitarie speranze dei neo margheritini.

In tale contesto politico istituzionale la tradizione del cattolicesimo politico, nelle sue tre principali espressioni: democratica, liberale e cristiano sociale, lungi dal porsi unitariamente continua a perpetuare la suicida divisione avviata con la lunga stagione della diaspora post Dc ( 1992-2024) di cui ho scritto nel mio libro Demodissea (Alef Edizioni-Il Mio libro- 2020).

Non è, dunque un caso, che, da un lato, si pongono gli amici come Prodi, DelRio, Tabacci, D’Ubaldo, che puntano sul nuovo federatore Ernesto Maria Ruffini, mentre, dall’altro, amici come Giorgio Merlo, ipotizzano una federazione con Forza Italia, nel tentativo meritevole di attivare in Italia la sezione del Ppe, cui Forza Italia appartiene dal giorno in cui Sandro Fontana e Gianni Baget Bozzo convinsero il Cavaliere a compiere la scelta di aderire alla famiglia dei Popolari europei .Non mancano le iniziative di quanti come la Dc di Cuffaro, l’Udc di Cesa, Noi moderati di Lupi hanno già scelto di collocarsi stabilmente a destra, come accadde nella lunga storia dei cattolici moderati, alternativa a quella popolare di Sturzo prima e della Dc di Gasperi poi, sino alla fine di quel partito. Trattasi di iniziative dimostratesi sin qui di corto respiro, funzionali alla mera sopravvivenza politica di pochi interessati, incapaci di promuovere quel processo di ricomposizione politica che, a mio parere, dovrebbe rappresentare l’obiettivo più urgente, se si intende riportare in campo la cultura politica dei cattolici italiani. Assai interessante è quanto è scaturito dal recente convegno degli amministratori cattolici di Trieste, così come quella degli amici di Iniziativa Popolare, che hanno posto come precondizione per avviare il progetto, la raccolta delle firme per una legge di iniziativa popolare per il ritorno alla legge elettorale proporzionale e un comitato per il cancellierato, in alternativa al premierato meloniano. Un cancellierato sul modello tedesco, in grado di garantire con la legge elettorale proporzionale, la repubblica parlamentare e, insieme, con l’istituto della sfiducia costruttiva, la governabilità del sistema. Iniziativa Popolare, tra la ricerca del federatore degli amici di Tempi Nuovi e degli ex margherita o la federazione con Forza Italia, ha scelto di stare ben collocata al centro, alternativa alla destra e distinta e distante dalla sinistra, ridotta a quel “partito radicale di massa”, di cui alla celebre connotazione del prof Augusto Del Noce.

Da parte mia, ritengo che la scelta di Iniziativa popolare sia la più efficace sul piano tattico, se si intende perseguire il progetto di ricomposizione politica dell’area culturale e sociale di ispirazione cattolica, tenendo presente che servirà un’azione che, partendo dai vertici, dovrà essere sostenuta da un’ampia condivisione alla base, nelle diverse realtà territoriali, dove esponenti di partiti, movimenti, associazioni, gruppi e persone di questa area dovrebbero incontrarsi in assemblee costituenti provinciali e regionali, al fine di definire programmi ispirati dai nostri valori e finalizzati agli interessi delle comunità locali e a quelli più generali che attengono alle attese dei ceti medi produttivi e della povera gente.

Programmi autenticamente democratici e popolari, dai quali far emergere un progetto generale per la società italiana e una nuova classe dirigente, diversa da quella dei soliti noti che, galleggiando a destra e a sinistra, hanno solo pensato alla loro sopravvivenza politica, riducendosi al ruolo di vassalli acritici del principe di turno.

Vedremo cosa produrrà l’incontro del 18 Gennaio a Milano per dar vita all’associazione Comunità Democratica e cosa potrà emergere di concreto nel rapporto federativo perseguito dagli amici di Giorgio Merlo nelle diverse realtà territoriali. Credo, però, che,  intanto, sarebbe essenziale ritrovarsi su alcuni obiettivi politici concreti e immediati:

  1. difesa della legge elettorale proporzionale;
  2. NO al premierato e SI alla repubblica parlamentare anche nella versione del cancellierato;
  3. attuazione integrale della Costituzione a partire dagli articoli 49, sulla democraticità nei partiti, e 53, sul sistema fiscale progressivo nel nostro Paese.

Un incontro tra le diverse realtà citate, che concordasse su questi tre obbiettivi politici sarebbe quanto mai opportuno e urgente per riprendere il cammino dopo la lunga stagione della diaspora democristiana.

Papa Francesco al Tg1: "Augurio a Italia è che vada sempre avanti"

Roma, 4 gen. (askanews) – “L’augurio all’Italia è che vada avanti, che vada sempre avanti, che si mettano d’accordo i politici, che lavorino in accordo, ma sempre avanti”. Lo ha detto papa Francesco, che ha rilasciato una dichiarazione al Tg1 dopo la celebrazione di oggi pomeriggio a San Giovanni in Laterano, a Roma.

“Buon anno a tutti”, la speranza per l’anno che viene “è sempre la pace, la pace nel mondo e la pace nel cuore”, ha aggiunto il Santo Padre, “Se non c’è pace nel cuore…Preghiamo per la pace”.

Maloberti al PAC, storie di una provincia intima e universale

Milano, 4 gen. (askanews) – Marcello Maloberti è un artista che sa interpretare i luoghi, le città come soprattutto la provincia, con uno sguardo che è lucido, mai giudicante; tagliente e al tempo stesso affettuoso. Il PAC di Milano gli dedica una grande esposizione, “Metal Panic”, a cura di Diego Sileo, che attraversa tutta la sua carriera e ci racconta una pratica tra le più interessanti sulla scena. “Metal Panic – ha detto Maloberti ad askanews – mi suonava molto bene perché uno, all’interno della mostra c’è molto l’elemento del metallo e l’idea del panico mi piaceva, c’è anche questa idea di un cantiere, quindi di qualcosa che è in movimento, che può essere anche non finito. Quindi mi suonava bene questa parola panico. Poi panico perché, come vivo io questa mostra o i miei progetti, insomma io me li sudo parecchio, quindi sono opere anche abbastanza sofferte, anche se poi il lavoro è piuttosto pulito, chiaro, preciso”.

Intimo anche quando tratta di temi universali, capace di interpretare come pochi la dimensione “italiana” dell’essere artista, Maloberti porta qui le sue parole illuminanti, le sue strutture di periferia, anche il celebre cartello di Casalpusterlengo, questa volta divelto, ma sempre presente, come una storia che non è possibile lasciare andare. Una storia che è ovviamente sempre personale. “In questa piccola stanza, che è la più intima del PAC – ha aggiunto l’artista – c’è un po’ la mia famiglia e penso che le origini, come dice Pasolini, sono quelle che ti segnano. Tu puoi studiare, aggiungere, ma poi quello che ti segna sono le prime cose che vedi, le prime cose che studi, sono un po’ la tua base”.

La sensazione è che ci sia una consapevolezza delle storture della società e del mondo, ma che, in qualche modo, i lavori aprano delle altre possibilità. “Questo è il mio modo un po’ di vedere – ha concluso Maloberti -: io praticamente concretizzo il mio occhio. Il mio occhio è così: cerco una pulizia perché poi esca chiaramente un respiro come Cielo che si apre al cielo di Milano, ma è capovolto come lo Zoccolo del mondo di Manzoni, c’è quindi, c’è uno sguardo. Io amo molti lavori che hanno respiro e non dei lavori che ti costringono a un significato. Sono un po’ alla Roland Barthes in cerca anche di senso, come diceva sui film di Antonioni”.

Un senso che potrebbe stare in una partitura per fucile, oppure nel tracciato dolente di un guardrail scultura, o ancora nella postura del ginnasta appeso al cartello di Milano, che è il manifesto della mostra, ma anche una vera e propria nuova opera.

Sardegna, il destino di Todde in mano giudici e Consiglio regionale

Roma, 4 gen. (askanews) – Il provvedimento riguardo la decadenza della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, non è “immediamente esecutivo”. L’ordinanza di ingiunzione, emessa dalla corte d’appello, “prevede l’avvio della procedura di decadenza ai sensi dell’articolo 15, comma 7 della legge 515 del 1993. Pertanto, non c’è alcuna decadenza immediata”. Insomma “la presidente continua ad agire nella pienezza dei suoi poteri”.

Dopo il vertice di maggioranza della mattinata e la breve conferenza stampa della governatrice resta da gestire il procedimento per le presunte irregolarità sul rendiconto delle spese elettorali. Gli atti sono già all’attenzione del Consiglio regionale, ma è molto probabile che la giunta per le elezioni voglia attendere l’esito dei ricorsi giudiziari. “Si vedrà”, si ripete.

Ci sono dubbi, anche dei più esperti amministrativisti, riguardo poi a quale sia il ‘giudice naturale’. “Può essere quello ordinario oppure quello del Tar”, si spiega. Di sicuro si dovrebbe approdare in entrambe i casi in Cassazione, forse con un procedimento da istruire a Sezioni unite. Il dato certo è che se venise dichiarata la decadenza della Todde ‘cadrebbero’ anche i 59 consiglieri di maggioranza e opposizione. Subito, entro 90 giorni, la convocazione di nuove elezioni.

Russia, la portavoce del ministero degli Esteri: obiettivo è smilitizzare l’Ucraina

Roma, 4 gen. (askanews) – La Russia si è prefissata l’obiettivo di smilitarizzare l’Ucraina durante l’operazione militare speciale, proprio perché gli Stati Uniti hanno fatto arrivare segretamente armi a Kiev prima del 2022. Lo ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, che alle agenzie di stampa russe ha commentato le recenti dichiarazioni del segretario di stato americano Antony Blinken.

Oggi Blinken ha dichiarato in un’intervista al New York Times che gli Stati Uniti “hanno fatto arrivare tranquillamente molte armi in Ucraina” tra settembre e dicembre 2021.

“La Russia ne parla da molti anni. Del fatto che gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno inviando armi in Ucraina, delle infinite esercitazioni della Nato nel Mar Nero che violano i confini russi e del pericoloso avvicinamento di aerei militari dei Paesi occidentali con aerei civili nello spazio aereo del nostro Paese…In realtà, questo è il motivo per cui uno degli obiettivi dell’operazione militare speciale è la smilitarizzazione dell’Ucraina e la garanzia della sicurezza del nostro Paese”, ha detto Zakharova.