Home Blog Pagina 55

Giffoni56, 104 opere in concorso: "Le cose impossibili" il tema 2026

Roma, 22 giu. (askanews) – Si è chiusa la selezione dei titoli in concorso di #Giffoni56, il celebre festival di cinema per ragazzi in programma a Giffoni Valle Piana (Salerno) dal 17 al 25 luglio. Saranno 104 le opere in concorso, 42 lungometraggi e 62 cortometraggi, provenienti da tutto il mondo e scelti tra migliaia di candidature internazionali, a raccontare il presente e il futuro delle nuove generazioni, attraverso lo sguardo universale del cinema.

Il percorso di crescita, la costruzione dell’identità personale, il rapporto tra genitori e figli, il bisogno di appartenenza, la memoria storica, l’inclusione, la salute mentale, la sostenibilità ambientale e il superamento delle disuguaglianze sociali, sono alcuni dei grandi temi che attraverseranno questa edizione attraverso i titoli in concorso. Un mosaico di storie che mette al centro le fragilità, i desideri, le paure e le speranze di bambini, adolescenti e giovani adulti, restituendo un ritratto autentico e profondamente contemporaneo delle trasformazioni che interessano le nuove generazioni.

‘Le cose impossibili’, Il tema dell’edizione 2026, attraversa idealmente l’intera selezione. I film invitano a superare confini geografici, culturali e personali, dimostrando come ciò che appare irraggiungibile possa, al contrario, trasformarsi in una concreta possibilità di cambiamento attraverso il coraggio, la solidarietà, l’ascolto e la capacità di immaginare nuovi orizzonti.

I film di Elements +3 accompagnano i più piccoli in un viaggio fatto di scoperta, meraviglia e prime grandi conquiste personali. Attraverso racconti poetici e avventure animate, la selezione di quest’anno esplora temi universali come la scoperta di sé, il valore dell’amicizia, il rispetto per la natura e la capacità di osservare il mondo con curiosità e immaginazione. La ricerca del proprio posto nel mondo e l’accettazione delle proprie unicità attraversano molte delle storie in programma. Personaggi timidi, fragili o insicuri imparano a trasformare le difficoltà in occasioni di crescita, come accade in ‘Bug’s Story’ (Norvegia, regia di Natalia Malykhina Bratli), ‘Dancing Friend’ (Croazia, Germania, regia di Elena Walf), ‘Grounded’ (Nuova Zelanda, regia di Chris Callus), ‘Little Dandelion’ (Repubblica Ceca, regia di Adéla Honová), ‘Cloud Fish’ (Belgio, Francia, regia di Noé Garcia), ‘Rub’ (Portogallo, Spagna, regia di Júlia Francino) e ‘The Little Train’ (USA, regia di Angel Wang), dove i protagonisti imparano a riconoscere il proprio valore e a guardare il mondo da una nuova prospettiva. Il potere delle relazioni e della collaborazione è un altro grande protagonista della selezione. La nascita di amicizie inaspettate, la gestione dei piccoli conflitti e la scoperta dell’aiuto reciproco emergono in ‘A Very Special Meal’ (Croazia, Germania, regia di Elena Walf), ‘Backstreet Birds’ (Lituania, regia di Gertruda Nemcauskaite), ‘Found!’ (Belgio, Francia, regia di Juliette Baily), ‘In a Faraway Forest: Apple of Discord’ (Croazia, Slovenia, regia di Timon Leder), ‘Jam and Wood’ (Croazia, Germania, regia di Elena Walf), ‘Once Upon a Starry Night’ (Portogallo, Russia, regia di Masha Rumyantseva), ‘Something Greater Than You’ (USA, regia di Gordon LePage) e ‘Battery Grandma’ (Corea del Sud, regia di Jeon Seungbae), dove il sostegno reciproco diventa lo strumento più prezioso per affrontare le sfide quotidiane.

La natura è un’altra grande protagonista di Elements +3 e si trasforma in uno spazio di scoperta, equilibrio e meraviglia. Foreste, paludi, cieli, neve e piccoli ecosistemi invitano i bambini a riscoprire il legame con il mondo che li circonda e il rispetto per ogni forma di vita, come accade in ‘Aller and Retour’ (Italia, regia di Lucia Bulgheroni e Michele Greco), ‘An Incident in the Bunny Village’ (Lettonia, regia di Evalds Lacis), ‘Bats and Bugs’ (Svizzera, regia di Lena von Döhren), ‘In the Shadow of the Heron’ (Francia, regia di Nicolas Bianco-Levrin), ‘Sketches on Ice’ (Belgio, Francia, regia di Marion Auvin), ‘The Stick’ (Svezia, regia di Pernilla Olsson) e ‘Rimsky-Korsakov. Flight of the Bumblebee’ (Bielorussia, Russia, regia di Natalia Chernysheva).

La curiosità e l’immaginazione diventano infine strumenti privilegiati per conoscere il mondo. Attraverso viaggi fantastici, piccole esplorazioni quotidiane e avventure sorprendenti, i protagonisti invitano i più piccoli a lasciarsi guidare dalla meraviglia. Lo raccontano ‘Galileo and the Fable of Sounds’ (Italia, regia di Luca Di Cecca), ‘Konigiri-kun – Let’s Eat!’ (Giappone, regia di Mari Miyazawa), ‘Piccolo Piccolo’ (Francia, Svizzera, regia di Marta Gennari), ‘The Winter Cat’ (Italia, regia di Aurora Cesarini, Silvia Sabbatini e Marta Zanoni), ‘Derring-Do’ (Croazia, Germania, regia di Elena Walf), ‘Mouse in the House’ (Germania, regia di Rebecca Van Houten), ‘Ideal’ (Russia, regia di Alexander Eifman), ‘Snorri, Catch Me If You Candy!’ (Germania, regia di Thierry Marchand) e ‘Till the Sun Sets’ (Regno Unito, regia di Charlotte White), che accompagna i bambini nell’ultimo giorno di vita dei dinosauri sulla Terra.

Tra animali parlanti, piccoli eroi del quotidiano, mondi fantastici e avventure in miniatura, Elements +3 conferma la propria vocazione a raccontare l’infanzia come uno spazio di scoperta continua, dove ogni esperienza diventa un’occasione per imparare a conoscere sé stessi, gli altri e il mondo che ci circonda.

Storie di crescita, coraggio e scoperta di sé accompagnano i giovani protagonisti della selezione Elements +6. Attraverso avventure straordinarie, misteri da risolvere e prime sfide personali, i film in concorso invitano i giurati a riflettere sul valore dell’amicizia, della responsabilità, della tutela dell’ambiente e dell’importanza di trovare il proprio posto nel mondo. I lungometraggi in concorso: ‘Born in the Jungle’ (Lettonia, Polonia, Repubblica Ceca, regia di Edmunds Jansons, che ha già partecipato a Giffoni nel 2019 con il film ‘Jacob, Mimmi and the Talking Dogs’), dove una bambina affronta la giungla venezuelana per ritrovare il fratello scomparso; ‘Children of Liberty’ (Francia, Lussemburgo, Belgio regia di Rémy Schaepman e Léahn Vivier-Chapas, opera prima), ambientato nella New York del 1941; ‘Curly Burly’ (Danimarca, regia di Jan Rahbek), storia di un piccolo troll curioso e insofferente alle regole; ‘Garuda: Dare to Dream’ (Indonesia, Taiwan, Corea del Sud regia di Ronny Gani, opera prima. Il regista ha grande esperienza come digital artist e animatore in film come ‘The Avengers’, ‘Eternals’, ‘Aquaman’, solo per citarne alcuni), che racconta il sogno di un ragazzo di entrare nella nazionale di calcio; ‘Smartie and Me’ (Polonia, Slovacchia, regia di Kacper Lisowski, opera prima), dove il legame con un cane randagio si trasforma in un’avventura contro le ingiustizie; ‘Splish Splash Forever!’ (Svizzera, regia di Natascha Beller), che mette al centro il valore dell’impegno civico e dell’amicizia; e ‘Super Furball and the Lying Squirrel’ (Finlandia, regia di Joona Tena), una nuova avventura ecologista della piccola supereroina impegnata a proteggere la foresta e i suoi animali. Anche i cortometraggi di Elements +6 affrontano con sensibilità temi universali come il rapporto con la natura e la salvaguardia del pianeta: ‘Alby – The Last Tree’ (Italia, regia di Alessandro Parrello) e ‘Nora’s Ark’ (Croazia, Norvegia, regia di Endre Lund Eriksen e Isak Gjertsen). La scoperta di sé e il superamento delle proprie insicurezze emergono in ‘Jeans’ (Italia, regia di Gaia Marotta), mentre la fantasia, la curiosità e il desiderio di esplorare il mondo animano ‘Cosmonaut’ (Svizzera, regia di Zoltán Horváth) e ‘The Little Hotel Detective’ (Paesi Bassi, regia di Julia van Braak). I legami affettivi, l’empatia e il valore dell’incontro con l’altro sono invece al centro di ‘Chica’ (Brasile, regia di Matheus Malburg e João Victor Silva), ‘Saba’ (Stati Uniti, regia di Liron Topaz) e ‘Sahbi’ (Italia, regia di Ivana Esposito).

I film di Elements +10 accompagnano il pubblico nel delicato passaggio dall’infanzia alla preadolescenza, affrontando temi profondi e universali come la costruzione della propria identità, il valore delle relazioni familiari e amicali, la fragilità umana, il coraggio di affrontare il cambiamento e la capacità di guardare al mondo con consapevolezza e speranza.

Tra i lungometraggi in concorso, ‘Back to Tottori’ (Norvegia, regia di Arild Ostin Ommundsen e Silje Salomonsen), un intenso racconto sul legame tra due sorelle alla ricerca di una nuova forza comune; ‘Barry and Me’ (Germania, Svizzera, regia di Markus Welter), una grande avventura ambientata sulle Alpi che racconta la nascita del leggendario cane San Bernardo attraverso una storia di amicizia e solidarietà, sarà distribuito in Italia da Bim Distribuzione; ‘Children of the Resistance’ (Francia, regia di Christophe Barratier, film candidato anche agli Oscar), che porta sullo schermo il coraggio di tre ragazzi impegnati nella Resistenza francese durante l’occupazione nazista.

Affrontano invece il tema della fragilità personale e della crescita ‘Just Call Me Frida’ (Germania, regia di Katja Benrath), un racconto delicato sull’ansia, la malattia e la scoperta della vita, e ‘King of the Wanderers’ (Paesi Bassi, regia di Janne Schmidt), che esplora il rapporto tra una figlia e un padre affetto da schizofrenia. Al centro del passaggio dall’infanzia all’adolescenza troviamo inoltre ‘Mira’ (Danimarca, regia di Marie Limkilde, opera prima), dedicato alle amicizie, alle prime insicurezze e alla ricerca della propria identità, e ‘Olivia and the Invisible Earthquake’ (Spagna, Belgio, Svizzera, Cile, Francia, regia di Irene Iborra, opera prima), una storia di resilienza che affronta con fantasia e tenerezza il tema delle difficoltà economiche e della solidarietà.

Anche la selezione dei cortometraggi affronta questioni di grande attualità e vicine alla sensibilità dei preadolescenti. L’inclusione, l’accettazione delle diversità e il valore dell’amicizia sono al centro di ‘9 Million Colors’ (Norvegia, Germania, regia di Bára Anna Stejskalová), mentre ‘América’ (Perù, regia di Javier Arias-Stella) racconta la determinazione di una bambina nel perseguire i propri sogni nonostante le difficoltà quotidiane.

Il coraggio di affrontare la malattia e la capacità di trasformare la fragilità in forza sono protagonisti di ‘Baldies – What About My Hair?’ (Repubblica Ceca, regia di Eliška Soffer Podzimek), mentre ‘Captain No 10’ (Iran, regia di Masoud Mansoori) denuncia il fenomeno del lavoro minorile, mostrando il calcio come spazio di libertà e riscatto.

Lo sport, il cinema e la cultura diventano invece strumenti di cambiamento sociale in ‘The Champion’s Mural’ (Italia, regia di Massimiliano Pacifico), ambientato nella Napoli dei murales dedicati a Diego Armando Maradona.

Le relazioni tra fratelli, la pressione sociale e le sfide della crescita emergono in ‘Dream Team’ (Norvegia, regia di Tone Andersen) e ‘Rabbit Heart’ (Germania, regia di Stella Fachinger), mentre ‘The Flowers of Malva’ (Francia, regia di Anna Lys, Rémy Berlemont, Alice Hamel, Chen-Yun Hu, Ludivine Lebourg, Estelle Martin e Agathe Ribout) affronta con delicatezza il dramma della guerra attraverso lo sguardo protettivo di una nonna verso la propria nipote.

I film di Generator +13 raccontano il delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza, esplorando il bisogno dei ragazzi di trovare il proprio posto nel mondo e di costruire la propria identità di fronte a relazioni familiari complesse, disuguaglianze sociali e profonde fragilità emotive.

Il rapporto con gli adulti e la ricerca di figure di riferimento attraversano molte delle opere selezionate: ‘The Altar Boys’ (Polonia, regia di Piotr Domalewski), vincitore del Gran Premio al Festival del Cinema Polacco di Gdynia, segue un gruppo di adolescenti che, delusi dall’inerzia della comunità adulta, decide di combattere le ingiustizie sociali con metodi tanto idealistici quanto pericolosi; ‘Hold Onto Me’ (Cipro, Danimarca, Grecia, Stati Uniti, opera prima), opera prima della regista cipriota Myrsini Aristidou, racconta il tentativo di una ragazzina di ricostruire il rapporto con un padre assente; mentre ‘Risa and the Wind Phone’ (Argentina, regia di Juan Cabral) affronta il tema dell’elaborazione del lutto attraverso un racconto sospeso tra realismo e dimensione fantastica.

La selezione si sofferma anche sulle disuguaglianze sociali e sul desiderio di emancipazione. ‘Bros’ (Spagna, Messico, Belgio, regia di Carol Rodríguez Colás e Marina Rodríguez Colás) segue tre adolescenti della periferia di Barcellona alle prese con i confini invisibili imposti dalle differenze economiche e culturali, mentre ‘Everyone’s Sorry Nowadays’ (Belgio, Germania, Paesi Bassi, regia di Frederike Migom), tratto dal romanzo di Bart Moeyaert, racconta il difficile equilibrio di una tredicenne che cerca il proprio spazio all’interno di una famiglia frammentata.

I legami familiari, la memoria e il senso di appartenenza sono al centro di ‘Gugu’s World’ (Brasile, regia di Allan Deberton), che esplora il rapporto tra un ragazzo e la nonna sullo sfondo di un territorio in trasformazione, e di ‘Trad’ (Irlanda, regia di Lance Daly), un viaggio attraverso il Paese che celebra la musica tradizionale irlandese come strumento di identità, condivisione e trasmissione culturale tra le generazioni. Nel cast anche Aidan Gillen, il Petyr ‘Littlefinger’ Baelish della serie TV ‘Game of Thrones’.

Un filo conduttore particolarmente evidente attraversa i film di della sezione Generator +15: il delicato passaggio verso l’età adulta, raccontato attraverso adolescenti chiamati a confrontarsi con il peso delle responsabilità, la costruzione della propria identità e la complessità delle relazioni familiari, affettive e sociali. I protagonisti si trovano spesso ad affrontare situazioni che li costringono a ridefinire il proprio posto nel mondo, tra desiderio di appartenenza, bisogno di emancipazione e ricerca di una nuova consapevolezza di sé.

Le dinamiche familiari occupano un ruolo centrale in ’22 Lengths’ (Germania, regia di Mia Maariel Meyer), ‘A Family’ (Paesi Bassi, Belgio, regia di Mees Peijnenburg. Il film sarà distribuito in Italia da Wanted Cinema) e ‘Morten’ (Estonia, Lituania, regia di Ivan Pavljutškov, opera prima), dove i giovani protagonisti si confrontano con fragilità domestiche, assenze genitoriali e la difficile ricerca di un equilibrio emotivo. La scoperta della propria identità sentimentale e sessuale è invece al centro di ‘Lemonade Blessing’ (Stati Uniti, opera prima del regista Chris Merola) e ‘Skiff’ (Belgio, Paesi Bassi, Svezia, regia di Cecilia Verheyden), due racconti che affrontano il tema della crescita attraverso relazioni capaci di mettere in discussione convinzioni, desideri e legami familiari. Uno sguardo fortemente contemporaneo caratterizza ‘Nipster’ (Svezia, regia di Sunniva Eir Tangvik Kveum, opera prima), che riflette sui meccanismi di radicalizzazione e sul bisogno di appartenenza che può rendere gli adolescenti particolarmente vulnerabili ai movimenti estremisti. Infine, ‘Sad Girlz’ (Messico, Spagna, Francia, opera prima della regista Fernanda Tovar) affronta con grande sensibilità temi urgenti come il consenso, la violenza di genere e il valore profondo dell’amicizia femminile, raccontando il difficile percorso di costruzione dell’identità durante l’adolescenza.

La sezione Generator +18 propone un viaggio intenso e profondamente contemporaneo attraverso le fragilità, le inquietudini e le sfide che accompagnano il delicato passaggio all’età adulta. I protagonisti dei film selezionati sono giovani e adulti alle prese con il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo, chiamati ad affrontare temi urgenti e universali come la salute mentale, il bullismo, la violenza, il senso di colpa, il reinserimento sociale, il bisogno di appartenenza e la costruzione della propria identità. Le opere in concorso, provenienti da diversi Paesi e culture, condividono uno sguardo sensibile e realistico sulle conseguenze che le scelte individuali e collettive possono avere sulla vita delle persone, raccontando percorsi di fragilità ma anche di resilienza, in cui il desiderio di rinascita si confronta costantemente con il peso del passato e con le difficoltà del presente. Molte delle storie mettono al centro personaggi che cercano una seconda possibilità: adolescenti costretti a fare i conti con il senso di responsabilità verso gli altri, giovani donne impegnate a ricostruire nuovi legami affettivi, ragazzi alla ricerca della propria identità e persone che tentano di riconquistare fiducia in sé stesse e nel futuro. I sette film selezionati sono ‘3 Weeks After’ (Serbia, Italia, Lussemburgo, Bulgaria, Croazia, regia di Miroslav Terzic. Distribuzione italiana a cura di Nightswim), ‘The Girls from Above’ (Francia, Belgio, opera prima di Bérangère McNeese), ‘Hearts on Fire’ (Francia, regia di Aurélien Peyre, opera prima), ‘Rain Fell on the Nothing New’ (Germania, opera prima di Steffen Goldkamp), ‘Rosemead’ (Stati Uniti, opera prima di Eric Lin, con Lucy Liu nel cast), ‘Weightless’ (Danimarca, opera prima di Emilie Thalund) e ‘You Believe in Angels, Mr. Drowak?’ (Germania, Svizzera, opera prima di Nicolas Steiner). In questa edizione, sei dei sette titoli sono opere prime.

I documentari della sezione Gex Doc offrono uno sguardo profondo e contemporaneo sulle nuove generazioni, raccontando il delicato percorso di costruzione dell’identità personale e del senso di appartenenza attraverso esperienze di crescita, trasformazione e cambiamento. Le opere in programma accompagnano i protagonisti in momenti decisivi della loro vita, mettendo in luce il ruolo fondamentale delle relazioni familiari, dell’amicizia e delle comunità di riferimento nella definizione di sé. Molti film affrontano il tema dell’affermazione della propria identità e della ricerca di un equilibrio tra autonomia individuale e bisogno di essere accolti. ‘Adam’s Apple’ (Stati Uniti, regia di Amy K. Jenkins) racconta il percorso di crescita di un adolescente transgender e il valore del sostegno familiare nell’affrontare il cambiamento; ‘Almost Forever’ (Svezia, Finlandia, regia di Lia Hietala e Hannah Reinikainen) osserva cinque anni di vita di un gruppo di adolescenti alle prese con amicizia, amore e costruzione della propria identità in una società sempre più influenzata dai social media; ‘One in a Million’ (Stati Uniti, Regno Unito, Germania, regia di Itab Azzam e Jack MacInnes) segue il lungo percorso di una giovane rifugiata siriana tra esilio, integrazione e ricerca delle proprie radici. Il rapporto con la famiglia e il significato dell’appartenenza emergono con particolare intensità in ‘The Beauty of Errors’ (Finlandia, Norvegia, Svezia, regia di Jukka Kärkkäinen), una riflessione delicata sul legame tra un padre e un figlio di fronte alla necessità di imparare a lasciarsi andare, e in ‘On My Own Terms’ (Polonia, regia di Tadeusz Chudy, opera prima), che racconta il percorso verso l’indipendenza di due fratellastri cresciuti in un orfanotrofio e il loro confronto con le responsabilità della vita adulta. Altri documentari esplorano il rapporto tra fragilità personali, resilienza e capacità di immaginare nuovi orizzonti. ‘Bugboy’ (Grecia, Francia, Danimarca, regia di Lucas Paleocrassas) trasforma la passione di un adolescente per il mondo degli insetti in un racconto poetico sull’accettazione di sé, mentre ‘The Fabulous Time Machine’ (Brasile, regia di Eliza Capai) segue un gruppo di bambine del sertão brasiliano che, attraverso il gioco e l’immaginazione, affrontano temi universali come le differenze di genere, le disuguaglianze sociali e la costruzione del proprio futuro.

La selezione dei cortometraggi di Parental Experience propone un intenso viaggio attraverso le relazioni familiari, la costruzione dell’identità e le fragilità che accompagnano il passaggio dall’infanzia all’età adulta. I film invitano genitori e figli a confrontarsi su temi di grande attualità, offrendo uno sguardo profondo sulle difficoltà della crescita, sul bisogno di appartenenza e sulla ricerca di un equilibrio tra protezione e autonomia. Le dinamiche familiari e la complessità dei rapporti tra genitori e figli attraversano ‘Bowl Cut’ (Francia, regia di Tamara Vittoz), ‘The Stranger’ (Italia, regia di Federica Corti), ‘Rage’ (Spagna, regia di Fran Moreno Blanco e Santi Pujol Amat), ‘One, Two, One Hundred’ (Italia, regia di Emanuele Gallo), ‘The Streak’ (Italia, Gian Piero Rotoli) e ‘Where We Sit Together’ (Taiwan, regia di Joshua Yang), opere che riflettono sulle distanze emotive, sulle assenze, sulle incomprensioni e sul bisogno universale di sentirsi accolti all’interno della propria famiglia. La costruzione dell’identità personale e il delicato passaggio verso l’età adulta sono invece al centro di ‘Sister of Mine’ (Svezia, regia di André Vaara), ‘Two Minutes’ (Germania, regia di Yael van Altena), ‘Ultra Strong’ (Canada, regia di Catherine Lepage) e ‘Strong as a Lion’ (Francia, regia di Nathan Villanneau), che affrontano temi come la rivalità tra fratelli, il bullismo, l’autostima, il giudizio degli altri e la difficile ricerca del proprio posto nel mondo. La memoria storica, la tutela dell’identità culturale e le conseguenze della discriminazione emergono con forza in ‘Julka’ (Bulgaria, Croazia, Italia e Slovenia, regia di Valeria Cozzarini) e ‘Rukeli’ (Italia, regia di Alessandro Rak), due opere che riportano alla luce pagine dolorose della storia europea e invitano a riflettere sul valore della libertà, sulla difesa delle minoranze e sulla necessità di preservare la memoria collettiva. Le ferite lasciate dai conflitti, il tema dello sradicamento e la capacità di resistere alle avversità trovano spazio in ‘It’s Quiet Now’ (Kosovo, regia di Flaka Kokolli), mentre ‘A Sparrow’s Song’ (Germania, regia di Tobias Eckerlin) affronta il tema del lutto e del potere rigenerante dell’empatia, mostrando come anche il più piccolo gesto di cura possa diventare un simbolo di rinascita. I

Infine, ‘Summer Delivery’ (Cina, regia di Lam Can-zhao) celebra il valore delle tradizioni e la forza dei piccoli gesti quotidiani, ricordando come siano spesso le esperienze più semplici a custodire il significato più profondo dei legami affettivi e della condivisione.

Lo sport come strumento di salute pubblica

Rimini, 22 giu. (askanews) – Lo sport non è soltanto competizione, ma può diventare un vero strumento di salute pubblica. È questo il messaggio forte lanciato da Novo Nordisk in occasione di Velo-city, il summit mondiale dedicato alla mobilità sostenibile andato in scena a Rimini. L’iniziativa, che rientra sotto il programma globale Cities for better Health, ha coinvolto istituzioni, associazioni di pazienti, esperti del settore e grandi campioni dello sport, con l’obiettivo di promuovere il legame sempre più stretto tra attività fisica, salute, qualità della vita e prevenzione delle malattie croniche, in particolare condizioni come diabete e obesità.

Le parole dell’Onorevole Roberto Pella, Vicepresidente ANCI: “Voglio ringraziare il governo che ha messo a disposizione oltre 100 miliardi su quello che è il tema delle ciclovie, che hanno interessato tutti i comuni. Il fatto di aver investito molto anche sul PNRR dando iniziative concrete ai comuni, con delle best practices che stanno avendo un grande successo, e grande anche il lavoro che il ministro Abodi sta portando avanti all’interno del governo. Sono certo che nonostante il PNRR sia alla conclusione, i comuni e il governo sapranno trovare ulteriormente risorse per continuare in questa programmazione che non guarda all’oggi ma soprattutto che guarda al domani. Abbiamo dato una risposta ad un sentimento, ad una richiesta molto forte. Ringrazio Sport e Salute, partner istituzionale, che insieme ad ANCI e al Dipartimento dello Sport. Sta portando avanti dei progetti splendidi, progetti che hanno superato oltre i 110 milioni rispetto ai già importanti, significativi 15 milioni che erano stanziati.”

In questo contesto, iniziative come Bici in Comune possono incidere concretamente sulla vita dei cittadini, andando oltre la semplice costruzione di nuove piste ciclabili e contribuendo a diffondere una cultura del benessere attraverso il movimento.

Nuovamente, l’Onorevole Roberto Pella, Vicepresidente ANCI: “Questo è l’obiettivo che io mi prefisso, cercando di vivere la politica guardando al futuro e non all’oggi ma al dopodomani, al futuro dei figli o dei nipoti. Passare dal Ministero della Sanità al Ministero della Salute al Ministero del Benessere, vuol dire aver centrato perché oggi per abbattere i costi sanitari c’è solo una regola, fare stimolare l’attività fisica.”

Una testimonianza importante anche quella di Jacopo Colladon, ciclista del Team Novo Nordisk Pro Cycling, la prima e unica squadra al mondo di ciclisti professionisti con diabete tipo 1, nata per ispirare, informare e dare forza a tutte le persone con diabete e per promuovere uno stile di vita attivo e sano.

Il commento di Jacopo: “Secondo me proprio grazie a quello sport si può cambiare la visione per le persone che soffrono di questa patologia perché il diabete non è assolutamente un ostacolo, anzi grazie ad esso puoi raggiungere qualcosa che le persone non riescono ad ottenere appunto perché hai un’ispirazione maggiore a fare di più.”

Da Velo-city arriva dunque un messaggio chiaro e carico significato. L’80 per cento della popolazione italiana, infatti, non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica e il 35 per cento è totalmente sedentario. Il futuro della salute passa anche dalla prevenzione, dal movimento e da una nuova cultura dello sport come alleato fondamentale del benessere quotidiano.

Papa Leone arriva nella sede del World Food Programme a Roma

Roma, 22 giu. (askanews) – Papa Leone è arrivato nella sede del World Food Programme, il Programma Alimentare Mondiale, a Roma, a Parco dei Medici. Il Pontefice è stato accolto da Cindy Hensley McCain, ex direttore esecutivo Pam, Carl Skau, direttore esecutivo ad interim e Carla Barroso Carneiro, presidente dell’executive board.

Il Papa visiterà l’installazione del Premio Nobel per la Pace, poi ci sarà un momento di silenzio e preghiera davanti al Muro della Memoria, infine firmerà il libro d’onore. Successivamente, si recherà nell’Auditorium per i saluti e il discorso.

Al termine, Prevost si recherà nel giardino per incontrare i dipendenti e rivolgere loro un saluto. La visita di Leone al Programma Alimentare Mondiale avviene a dieci anni da quella di Papa Francesco, nel 2016.

Elezioni Figc, confermato in blocco il Consiglio federale

Roma, 22 giu. (askanews) – All’hotel Rome Cavalieri Waldorf Astoria di Roma l’assemblea elettiva federale che dovrà scegliere il nuovo presidente della Figc tra Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Prima del nuovo presidente, va eletto il nuovo consiglio federale. Sono 245 i delegati accreditati su 273, di conseguenza su 516 voti ne saranno espressi 460. La prima votazione per il nuovo presidente della Figc dovrebbe essere poco dopo le 14. Con Silvia Vallini il programma dei lavori dell’Assemblea

Come da previsioni, confermato in blocco il consiglio federale. In C Gallazzi batte Macchia. Di seguito la composizione: Chiellini, Marotta e Campoccia per la A, Simonelli consigliere di diritto; Gozzi per la B, Bedin consigliere di diritto; Gallazzi per la C, Marani consigliere di diritto; Ortolano, Bazzerla, Pedrazzini, Fantazzini e Tambaro per la Lnd; Calcagno, Biondini, Gama e Bernardi per l’Aic; Camolese e Citta per l’Aiac

Milano, Salvini: io il più votato a primarie Lega, ma faccio ministro

Milano, 22 giu. (askanews) – “Le primarie innanzitutto sono state un bellissimo momento di ascolto e di democrazia: in due giornate fra le più calde dell’anno avere 10.000 persone che sono venute a dire la loro è importante, che in più di 5.000 abbiano scritto Salvini per me è motivo di orgoglio. Io sto facendo il ministro, conto di fare il ministro”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, parlando con i giornalisti a margine del sopralluogo al cantiere della Caserma Montello, dando una indicazione numerica sulle “preferenze” che sarebbero state espresse nelle primarie leghiste sul sindaco di Milano.

“Non ho fatto lo spoglio, ma sono stato il più votato”, ha assicurato.

Le proposte di Vannacci: studenti over 14 possono lavorare, macchine possono sostituire i migranti nei campi

Roma, 22 giu. (askanews) – “Questi immigrati hanno costituito quello che Marx definiva l’esercito industriale di riserva del padrone togliendo i diritti ai lavoratori e facendoli lavorare per un salario non adeguato. Quindi rimandandoli a casa sbloccheremmo una situazione assurda e porteremo gli italiani stessi, che raccoglievano fragole, olive e pomodori trenta/quaranta anni fa, probabilmente a rivolgersi anche a questi lavori. O porteremo gli imprenditori a meccanizzare le Aziende agricole perchè non avranno più un esercito di riserva industriale del padrone e sarà conveniente farli raccogliere a delle macchine piuttosto che a delle persone che hanno tutto il diritto di restare a casa propria e di cercare di realizzarsi a casa propria”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, a margine di un evento a Palazzo San Macuto.

Un’altra proposta di Vannacci riguarda gli studenti over, che secondo il leader di Fn possono andare al lavoro così si accorcerebbero tempi della pensione. “Dare la possibilità a chi ha compiuto 14 anni di poter lavorare chiaramente non in miniera, ma lavori che facevamo in tantissimi 20/30/40 anni fa e che devono essere in connubio con l’attività di apprendimento”. “Oggi – ha aggiunto – lo studente medio ha tre mesi di vacanza durante i quali potrebbe tranquillamente dare una mano alla bottega dei genitori, fare il cameriere, fare l’aiuto bagnino, fare l’aiuto cuoco, fare una un’enormità di attività che non solo gli consentirebbero di guadagnare qualcosa ma anche di cominciare più presto a contribuire per la propria pensione. Ci lamentiamo che andiamo in pensione troppo tardi ma se si inizia a contribuire prima si accorciano questi tempi”.

“È una cosa importantissima che contribuisce anche alla funzione scolastica di formare il cittadino e il professionista, perché se uno comincia a lavorare prima e comincia a entrare nel mondo del lavoro prima, diventa già da prima un professionista che potrà mettere a favore della collettività e di se stesso le proprie professionalità non appena finito il ciclo scolastico”, ha concluso.

Cosa succede dopo le dimissioni del premier Gb Starmer

Roma, 22 giu. (askanews) – Keir Starmer ha gettato la spugna la vittoria del sindaco di Manchester, Andy Burnham, alle suppletive di Makerfield hanno di fatto costretto il leader del Labour a rassegnare le dimissioni, anche se è probabile che il Primo ministro rimanga comunque a Downing Street fino a settembre.

Una proroga che servirebbe a garantire una transizione senza troppi scossoni all’interno del Labour e dello stesso esecutivo, dando tempo a Burnham di scegliere con calma la propria futura squadra di governo e le sue priorità politiche; un passaggio di consegne all’interno del partito ordinato e gestito a livello di capi di gabinetto, senza mettere a rischio la continuità dell’azione politica.

Detto questo, gli scenari possibili sono essenzialmente due: il primo, quello preferito dal campo di Burnham, lo vedrebbe eletto per acclamazione dal partito parlamentare, senza alcuno sfidante – o quanto meno, nessuno che possa raggranellare il supporto minimo di 81 deputati. L’ormai ex sindaco di Manchester diverebbe così leader del partito – e, di conseguenza, del governo dato che godrebbe implicitamente della fiducia della grande maggioranza dei parlamentari laburisti.

In tal caso, nel corso della transizione il governo uscente si assicurerebbe di garantire che i preparativi per la legge di bilancio autunnale procedano regolarmente, anche se le scelte politiche sulle priorità di spesa sarebbero in ultima analisi di Burnham.

Il secondo scenario vede invece l’emergere di uno o più sfidanti alla guida del partito – in teoria, compreso lo stesso Starmer se ottenesse il sostegno necessario – con il conseguente voto degli iscritti. Le tempistiche possono variare, ma i precedenti variano fra le sei settimane e mezza e i tre mesi di tempo: in ogni caso è probabile dunque a un passaggio di consegne dopo l’estate.

Mentre il partito (ed eventualmente gli iscritti) decide e gli staff trattano, Starmer rimarrebbe al timone sia pure con un margine di manovra politico piuttosto limitato – sufficiente tuttavia per far approvare qualche provvedimento particolarmente significativo: un modo per lasciare dietro di sé una qualche eredità politica positiva nell’arco di un mandato iniziato con grandi speranze ma terminato in un sostanziale fallimento.

Un fallimento fra l’altro che è possibile valutare come soprattutto personale: Burnham ha vinto con largo margine in una circoscrizione che era sì laburista ma che nelle recenti amministrative aveva visto la vittoria del Reform Uk di Nigel Farage. Il messaggio dell’elettorato sembra essere che i voti ci sono ancora, ma non per Starmer.

Migranti, Vannacci: rimandiamoli a casa, italiani possono tornare nei campi

Roma, 22 giu. (askanews) – “Questi immigrati hanno costituito quello che Marx definiva l’esercito industriale di riserva del padrone togliendo i diritti ai lavoratori e facendoli lavorare per un salario non adeguato. Quindi rimandandoli a casa sbloccheremmo una situazione assurda e porteremo gli italiani stessi, che raccoglievano fragole, olive e pomodori trenta/quaranta anni fa, probabilmente a rivolgersi anche a questi lavori. O porteremo gli imprenditori a meccanizzare le Aziende agricole perchè non avranno più un esercito di riserva industriale del padrone e sarà conveniente farli raccogliere a delle macchine piuttosto che a delle persone che hanno tutto il diritto di restare a casa propria e di cercare di realizzarsi a casa propria”. Lo ha detto il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, a margine di un evento a Palazzo San Macuto.

Biennale Teatro chiude con 10mila presenze, Dafoe confermato

Venezia, 22 giu. (askanews) – La Biennale Teatro 2026 diretta da Willem Dafoe, si è chiusa facendo registrare 10.000 presenze e sale piene al 90%. Il direttore artistico è stato confermato nell’incarico anche per il prossimo biennio 2027-2028 del settore Teatro dal CdA della Biennale di Venezia. Per il presidente Pietrangelo Buttafuoco “Dafoe ha portato la ricerca, la tradizione, il rito e la cura. L’attenzione del suo programma si è concentrata sulla coralità, sul teatro che si fa con la carne umana, con lo spirito e con il sudore”.

“Sono grato per l’opportunità di continuare il mio lavoro come direttore della Biennale Teatro – ha commentato Dafoe -. Questi ultimi due anni di stretto coinvolgimento con la Biennale mi hanno permesso di esplorare il potere e la magia di quell’arte totale che è il teatro. Sono onorato di proseguire il mio lavoro con il Presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, con l’intera e dedicata squadra della Biennale di Venezia e con Valentina Alferj e Andrea Porcheddu, partendo dalle basi gettate in questi primi due anni. Un’esplorazione appassionata in cui il fare teatro nasce da un impulso creativo e può non avere un obiettivo esplicito, ma è pienamente impegnato e non perde mai di vista la convinzione che sia l’esperienza collettiva a contare”.

Parole che raccontano di una Biennale Teatro che ha parlato a pubblici diversi, ha proposto forme teatrali diverse e geografie lontanissime. Ma sempre con un’idea di pluralità e di rituale, con un’attenzione all’umano e al diverso, che già era contenuta nel titolo programmatico di AlterNative. E da queste differenti esperienze, da questi differenti modi di stare sul palco, emerge soprattutto un senso del teatro oggi come spazio vivo e consapevole, che forse è l’eredità migliore che possiamo portare con noi da questa Biennale il cui simbolo probabilmente resterà il Leone d’argento Mario Banushi, una artista giovane, ma già capace di una visione intensa e profonda.

Londra, Starmer annuncia le dimissioni e si commuove

Roma, 22 giu. (askanews) – Con una dichiarazione fuori Downing Street, un commosso sir Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito laburista e quindi da primo ministro britannico. “La domanda che il mio partito si sta ponendo ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali”, ha affermato non riuscendo a trattenere le lacrime alla fine del suo discorso, “Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e accetto quella risposta con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista. Ho parlato questa mattina con Sua Maestà per informarlo della mia decisione”.

“Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di definire un calendario, con l’apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione entro la pausa estiva”, ha aggiunto, “In caso di competizione, questo garantirà che un nuovo leader sia in carica prima della ripresa del (lavoro del) Parlamento a settembre”. Alcuni ministri del governo ù tra cui il vice premier David Lammy ù erano all’esterno del numero 10 di Downing street per assistere alla dichiarazione di Starmer.

“Rimarrò primo ministro fino al completamento della procedura e farò tutto il possibile per garantire un passaggio di potere ordinato”, ha assicurato Starmer, “Darò al mio successore il mio pieno e incondizionato sostegno: erediterà una Gran Bretagna molto più forte di quella che ho ereditato io due anni fa, più preparata alle sfide future e meglio in grado di garantire al Partito Laburista un secondo mandato”. “Voglio ringraziare tutti gli amici e colleghi che mi sono stati accanto in questi ultimi sei anni, per il loro straordinario impegno, servizio e sostegno”, ha aggiunto riuscendo a fatica a trattenere le lacrime, “Voglio ringraziare lo straordinario staff di Downing Street e il nostro eccezionale servizio civile, che dedica la propria vita al servizio pubblico”. “E quando lascerò il più importante incarico del Paese, passerò più tempo nel ruolo più importante: essere il miglior marito possibile per la mia fantastica moglie, che è stata una roccia al mio fianco nei momenti belli e in quelli difficili, e il miglior padre possibile per i miei splendidi figli, che sono il mio orgoglio e la mia gioia. Grazie mille”, ha concluso, prima di abbracciare la moglie Victoria. Prima dell’atteso annuncio delle dimissioni, Starmer ha ripercorso – e rivendicato – i risultati raggiunti dal suo esecutivo.

“Due anni fa è stato il momento più orgoglioso della mia vita: un nuovo governo laburista, il primo dopo 14 anni, una pagina della storia del nostro Paese che si è voltata. Dopo anni di delusione e disperazione, c’era la possibilità di cambiare in meglio la vita di milioni di persone. È per questo che sono entrato in politica”, ha ricordato, “Il percorso fino a quel punto non è stato facile. Sei anni fa ho ereditato un Partito Laburista politicamente, finanziariamente e moralmente in bancarotta. Mi è stato detto più e più volte che il mio partito era finito, che era destinato alla storia, che una maggioranza alle elezioni generali ù e ancor meno una maggioranza schiacciante ù era impossibile. Ma abbiamo dimostrato che si sbagliavano”. “Abbiamo cambiato il nostro partito, estirpando il veleno dell’antisemitismo, ristabilendo la fiducia nell’economia, nella difesa e nella sicurezza nazionale, e diventando un partito che ancora una volta si è presentato con orgoglio a favore, e non contro, la nostra bandiera nazionale”, ha sottolineato. “Il duro lavoro del cambiamento aveva un unico obiettivo: non il potere per il potere, ma migliorare la Gran Bretagna”, ha messo in luce, “Costruire un Paese più giusto, con dignità e rispetto, dove tutti siano visti e valorizzati, con ricchezza e opportunità per tutti, non solo per pochi privilegiati. E guardate che cosa abbiamo ottenuto in appena due anni: un’economia più forte e in crescita più rapida rispetto ai nostri pari; salari in aumento più rapidamente dell’inflazione ogni singolo mese da quando siamo al governo; investimenti assicurati; infrastrutture in costruzione; la fine dell’austerità; il calo più rapido delle liste d’attesa dell’NHS (Servizio sanitario nazionale) da 17 anni; il più grande miglioramento dei diritti dei lavoratori e degli affittuari da una generazione; il più grande aumento della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda”. “Abbiamo ridotto gli attraversamenti dei piccoli barconi, chiuso gli hotel per richiedenti asilo, protetto i giovani dai social media, e riscattato mezzo milione di bambini dalla povertà grazie alle scelte che ho fatto. La nostra reputazione nel mondo è stata ristabilita, con la Gran Bretagna che è tornata a difendere la dignità, il rispetto e lo stato di diritto, sostenendo il commercio, l’Ucraina e i nostri valori, e ricostruendo le relazioni con i nostri alleati in Europa. Cambiamento promesso da un governo laburista, cambiamento perseguito da un governo laburista, cambiamento realizzato da un governo laburista. Ma so che le domanda che sono poste ora non è chi fosse più adatto a cambiare il Partito Laburista o a portarci al governo per iniziare il lavoro vitale di migliorare la vita di milioni di persone. Quelle domande hanno già avuto risposta”.

Gb, Starmer annuncia le dimissioni e si commuove

Roma, 22 giu. (askanews) – Con una dichiarazione fuori Downing Street, un commosso sir Keir Starmer ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito laburista e quindi da primo ministro britannico. “La domanda che il mio partito si sta ponendo ora è se io sia la persona più adatta a guidarci verso le prossime elezioni generali”, ha affermato non riuscendo a trattenere le lacrime alla fine del suo discorso, “Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e accetto quella risposta con serenità. Ogni decisione che ho preso è stata dettata dal mettere al primo posto il Paese che amo. Per questo motivo mi dimetterò da leader del Partito Laburista. Ho parlato questa mattina con Sua Maestà per informarlo della mia decisione”.

“Chiederò al Comitato esecutivo nazionale del Partito Laburista di definire un calendario, con l’apertura delle candidature il 9 luglio e la conclusione entro la pausa estiva”, ha aggiunto, “In caso di competizione, questo garantirà che un nuovo leader sia in carica prima della ripresa del (lavoro del) Parlamento a settembre”.

Alcuni ministri del governo — tra cui il vice premier David Lammy — erano all’esterno del numero 10 di Downing street per assistere alla dichiarazione di Starmer.

Frankenthaler e Cao Fei, due grandi mostre per il Kunstmuseum Basel

Basilea, 22 giu. (askanews) – Arte Basel è il grande evento artistico che ogni anno trasforma la città nel centro del sistema dell’arte, ma intorno alla fiera la città svizzera, al confine tra Francia e Germania, è anche un polo estremamente vivace, con un’offerta museale di alto livello. Una delle istituzioni principali è il Kunstmuseum, che a una collezione importante affianca mostre temporanee come quella dedicata a Helen Frankenthaler, grande pittrice astratta americana.

“Quello che forse molte persone non sanno – ha detto ad askanews la curatrice Anita Haldemann – è che Frankenthaler è stata molto importante per lo sviluppo della pittura, ma anche della scultura, nel XX secolo, perché ha ispirato nuove pratiche, come per esempio il versare i materiali sulle superfici, non solo dipingerle. Ha ispirato artisti come Lynda Benglis o Richard Serra o anche Sam Gilliam. Ha davvero avuto un grande impatto sullo sviluppo dell’arte nel secolo scorso”.

La mostra copre sei decenni e presenta più di 50 opere, con diversi capolavori. Per la prima volta, poi, i dipinti di Frankenthaler sono accostati a opere che vanno dal XV al XX secolo con le quali la sua pittura ha dialogato. L’offerta del Kunstmuseum poi propone altre due esposizioni temporanee dedicate all’artista cinese Cao Fei, “Testimonies to the near future”, e “The First Homosexuals”, dedicata alla pittura tra ottocento e Novecento e alla “nascita di nuove identità”.

“Con la mostra di Cao Fei – ha aggiunto Anita Haldemann – ci rivolgiamo anche a un pubblico più giovane, più curioso verso nuove pratiche e anche verso l’arte asiatica, che non avevamo mai esplorato finora. Con la mostra sui primi omosessuali ci concentriamo sul tema dell’omosessualità in pittura, ma anche su un’epoca che è stata importante per creare un’immagine dell’omosessualità”.

Le mostre sono poi in dialogo con le collezioni del museo, cui resta sempre dedicata una parte importante degli spazi espositivi.

Il ministro degli esteri israeliano: non ci ritireremo dalla zona di sicurezza in Libano

Roma, 22 giu. (askanews) – “Non abbiamo ambizioni territoriali in Libano, ma non ci ritireremo dalla zona di sicurezza per esporre i nostri cittadini agli attacchi di Hezbollah e a una possibile invasione”: lo ha affermato il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, sul suo profilo di X.

“Israele rispetterà il cessate il fuoco in Libano finché Hezbollah non lo violerà” ha proseguito, aggiungendo che la sovranità del Libano è stata “violata per decenni, e continua ad esserlo, dall’occupazione indiretta dell’Iran attraverso Hezbollah”.

Sa’ar, che ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo neozelandese, ha inoltre chiesto lo smantellamento di Hezbollah, “nell’interesse sia del Libano sia di Israele”.

Londra, la crisi di Starmer e i possibili scenari della transizione

Roma, 22 giu. (askanews) – Il premier britannico Keir Starmer sembra avere politicamente le ore contate: dopo la vittoria di Andy Burnham alle suppletive di Makerfield, le dimissioni potrebbero arrivare già oggi. Ma è probabile che l’attuale Primo ministro rimanga a Downing Street fino a settembre.

Una proroga che servirebbe a garantire una transizione senza troppi scossoni all’interno del Labour e dello stesso esecutivo, dando tempo a Burnham di scegliere la propria futura squadra di governo, con due scenari possibili secondo la stampa britannica.

Il primo vedrebbe Burnham eletto per acclamazione dal partito parlamentare, senza alcuno sfidante – o quanto meno, nessuno che possa raggranellare il supporto minimo di 81 deputati; nel corso della transizione il governo in carica si assicurerebbe di garantire che i preparativi per la legge di bilancio procedano regolarmente, anche se le scelte politiche sulle priorità sarebbero di Burnham.

Il secondo scenario vede invece uno o più sfidanti alla guida del Labour, con il conseguente voto fra gli eletti che sarebbe difficile far svolgere in un tempo inferiore ai tre mesi. comunque vada, Starmer rimarrebbe al timone sia pure con un margine di manovra politico piuttosto limitato – sufficiente tuttavia per far approvare qualche provvedimento particolarmente significativo.

Prima sessione dei colloqui Teheran-Usa in Svizzera: ecco i punti chiave

Roma, 22 giu. (askanews) – Iran e Stati Uniti hanno concluso nelle prime ore di lunedì una prima sessione di colloqui con l’obiettivo di mettere fine in modo duraturo al conflitto in Medio Oriente. Riunite in un hotel di lusso sul Burgenstock, nelle Alpi svizzere, le delegazioni di Iran e Stati Uniti hanno compiuto “progressi incoraggianti”. Lo hanno dichiarato i governi di Pakistan e Qatar in una nota congiunta.

Le due parti si sono “accordate su una tabella di marcia finalizzata a raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, gettando così le basi per l’avvio immediato di nuovi colloqui tecnici” che proseguiranno per il resto della settimana. Ecco che cosa c’è da sapere finora:

– Accordo definitivo entro 60 giorni

Teheran e Washington si sono accordate su “una tabella di marcia finalizzata a raggiungere un accordo definitivo entro 60 giorni, gettando così le basi per l’avvio immediato di nuovi colloqui tecnici”, hanno scritto i mediatori di Pakistan e Qatar in un comunicato congiunto.

Uno dei punti chiave sarà la questione del programma nucleare iraniano. Nel testo del protocollo d’intesa già firmato, l’Iran promette che “non acquisirà né svilupperà armi nucleari”. L’accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

– Sicurezza dello Stretto di Hormuz

Le due parti hanno inoltre concordato di istituire una “linea di comunicazione (…) con l’obiettivo di garantire un passaggio sicuro alle navi commerciali nello Stretto di Hormuz”, una via marittima strategica attraverso la quale transita normalmente circa il 20 per cento degli idrocarburi mondiali. L’Iran ne aveva annunciato la chiusura dopo attacchi israeliani in Libano contro Hezbollah, suo alleato.

Secondo il protocollo d’intesa, il traffico commerciale dovrà essere completamente ripristinato entro 30 giorni dal completamento delle operazioni di sminamento dello stretto.

Teheran intende tuttavia imporre dei “diritti di pedaggio” per i servizi forniti lungo questa rotta, che “non tornerà alla situazione precedente alla guerra”, aveva avvertito il capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.

– Conflitto in Libano

“Le parti hanno concordato la creazione di una cellula di gestione dei conflitti, che riunirà le parti coinvolte e la Repubblica del Libano, coordinata dai mediatori, al fine di garantire il rispetto della cessazione delle operazioni militari in Libano”, hanno aggiunto i mediatori.

Teheran esige che l’accordo che pone fine alle ostilità si applichi anche al Libano. Tuttavia, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha assicurato che l’esercito non si ritirerà dal sud del Paese. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha comunque riferito di “progressi significativi per mettere fine alla guerra in Libano”.

– Asset congelati e petrolio

Il ministro degli Esteri iraniano ha inoltre annunciato che “le esportazioni di petrolio e di prodotti petrolchimici non sono più soggette a restrizioni, il blocco è stato revocato, alcuni beni congelati sono stati sbloccati ed è stato avviato un importante piano di ricostruzione e sviluppo dell’Iran”.

Secondo il protocollo d’intesa, tale piano dovrebbe ammontare ad “almeno 300 miliardi di dollari”.

Fine vita, i vescovi francesi chiamano i fedeli alla preghiera

Una novena in vista del voto

La Conferenza episcopale francese ha promosso una novena di preghiera per la vita (21-29 giugno), in vista del voto finale dell’Assemblea nazionale sul disegno di legge relativo al fine vita, previsto il 30 giugno.

L’iniziativa invita i cattolici francesi a unirsi quotidianamente nella preghiera affinché il dibattito politico e culturale su una materia così delicata sia illuminato dalla responsabilità morale e dal rispetto della dignità della persona.

I vescovi hanno predisposto nove intenzioni di preghiera, una per ciascun giorno, da accompagnare con la recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria. L’auspicio espresso dall’episcopato è che lo Spirito Santo «illumini le coscienze e rinnovi la speranza», favorendo una maggiore consapevolezza del valore di ogni vita umana.

Lo scontro sul disegno di legge

Il provvedimento che torna all’esame dell’Assemblea nazionale mira a introdurre in Francia una forma di legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito. Si tratta di uno dei temi più controversi della legislatura, capace di attraversare trasversalmente i tradizionali schieramenti politici.

La discussione ha già evidenziato profonde divisioni sia tra i parlamentari sia nell’opinione pubblica. In precedenza il Senato aveva approvato il testo sulle cure palliative, mostrando invece forti riserve sul progetto riguardante il suicidio assistito.

Per la Chiesa francese, la risposta alla sofferenza non può consistere nell’interruzione volontaria della vita, ma nell’accompagnamento umano, medico e spirituale della persona fino al termine naturale della sua esistenza.

L’appello della Chiesa alla responsabilità

Nei mesi scorsi i vescovi francesi hanno espresso preoccupazione per quella che hanno definito una possibile «imprudenza morale», sottolineando anche il rischio di ignorare le divisioni emerse all’interno delle istituzioni rappresentative.

Nel presentare la novena, l’episcopato ha richiamato le recenti parole di Papa Leone XIV sulla necessità di custodire ogni vita umana dal concepimento alla morte naturale. Un richiamo che la Chiesa di Francia considera non una rivendicazione confessionale, ma un principio di civiltà fondato sul riconoscimento della dignità intrinseca di ogni persona.

La settimana che conduce al voto del 30 giugno assume così un significato che va oltre il confronto legislativo: per molti credenti rappresenta un’occasione di riflessione sul rapporto tra libertà, solidarietà e tutela della vita umana nelle società contemporanee.

Stare nella complessità per ritrovare il futuro comune

La crisi non è solo politica

C’è una domanda che precede molte discussioni sulla politica contemporanea. Non riguarda soltanto i partiti, i governi, le classi dirigenti, la crisi della rappresentanza o la distanza crescente tra cittadini e istituzioni. È una domanda più profonda: che cosa accade all’uomo quando la politica non riesce più a tradurre la vita concreta in decisione pubblica?

Quando la politica non legge, non interpreta, non sceglie, non costruisce; quando resta impigliata nella comunicazione permanente, nell’emergenza continua, nella gestione tattica del consenso; quando vede i problemi ma non li trasforma in prassi, non è in crisi soltanto un sistema istituzionale. È in crisi una certa idea di uomo. O, meglio, è in crisi il rapporto tra l’uomo e le mediazioni che gli permettono di abitare il mondo.

Per questo la crisi politica del nostro tempo va letta anche come crisi antropologica. Non perché l’uomo sia cambiato nella sua natura più profonda, ma perché sono mutate le forme attraverso cui egli si percepisce, si racconta, si lega agli altri, guarda al futuro, attraversa la fragilità, riconosce l’autorità, costruisce appartenenza.

L’uomo contemporaneo è più informato, più connesso, più esposto, più sollecitato. Vive dentro una moltiplicazione di strumenti e, nello stesso tempo, dentro una rarefazione dei fini. Può comunicare con tutto il mondo, ma fatica a riconoscersi dentro una comunità. Può accedere a quantità immense di informazioni, ma non sempre dispone di luoghi capaci di trasformare l’informazione in giudizio, il giudizio in responsabilità, la responsabilità in partecipazione.

La politica come mediazione dell’umano

La politica, nel suo significato più alto, non è mai stata soltanto amministrazione del potere. È stata, e dovrebbe tornare a essere, una grande forma di mediazione umana. Serve a trasformare la paura in protezione, il bisogno in diritto, il conflitto in decisione, la sofferenza sociale in politiche pubbliche, la solitudine in legame, la complessità in orientamento.

Quando questa funzione si indebolisce, la persona resta esposta a forze che fatica a decifrare. Non diventa automaticamente più libera; diventa spesso più vulnerabile, più adattiva, più disorientata. Il mercato, la tecnica, gli algoritmi, la finanza globale, le piattaforme digitali, la comunicazione istantanea e le nuove forme di potere impersonale non sono fenomeni esterni alla vita quotidiana. Entrano nel modo in cui l’uomo desidera, lavora, consuma, vota, teme, spera, costruisce relazioni.

È qui che l’antropologia può aiutarci a capire. L’uomo non è un individuo autosufficiente, chiuso nella propria libertà astratta. È un essere relazionale, fragile, simbolico, storico, istituzionale. Ha bisogno di legami, linguaggi condivisi, luoghi, regole, riconoscimento, memoria, futuro.

Arnold Gehlen, nella sua antropologia delle istituzioni, ha mostrato che l’essere umano, proprio perché non è interamente guidato dall’istinto, ha bisogno di strutture capaci di stabilizzare l’esperienza.

Le forme istituzionali non sono semplici apparati amministrativi: sono strutture di mediazione sociale, cornici normative e simboliche che ordinano l’esperienza, stabilizzano le aspettative, trasformano i bisogni individuali in questioni collettive e rendono la vita umana socialmente abitabile.

Quando le istituzioni perdono autorevolezza e la sfera pubblica non riesce più a ordinare le priorità collettive; quando si svuotano i corpi intermedi, la scuola fatica a essere presidio educativo, i servizi territoriali intercettano tardi la sofferenza e il lavoro non produce più identità e futuro, non viene meno soltanto l’efficienza del sistema. Si indebolisce una parte dell’architettura dell’umano.

Una mutazione antropologica

Pier Paolo Pasolini, negli Scritti corsari, aveva intuito con largo anticipo che il consumismo non era soltanto un modello economico, ma una forza capace di produrre una vera mutazione antropologica. Cambiavano i corpi, i desideri, i linguaggi, i gesti, le appartenenze. L’omologazione non passava più soltanto attraverso il comando politico, ma attraverso la seduzione dei consumi, l’interiorizzazione di nuovi modelli di vita, la perdita di culture popolari, comunitarie, territoriali.

Oggi quella mutazione appare ulteriormente radicalizzata. Non agisce soltanto il consumo, ma l’intreccio tra mercato globale, tecnica, piattaforme digitali, accelerazione sociale, individualismo competitivo e impotenza della politica. L’uomo non vive più soltanto dentro società complesse; vive dentro sistemi globalizzati che producono interdipendenza, velocità, vulnerabilità condivise, crisi simultanee, legami lunghi e responsabilità difficili da rappresentare.

Qui sta un passaggio decisivo: la complessità non è un’anomalia da eliminare. È il risultato ineludibile di un mondo globalizzato. Non possiamo più immaginare una politica capace di riportare tutto a un ordine semplice, lineare, immediatamente leggibile. Il nostro tempo non chiede di fuggire dalla complessità, ma di imparare ad abitarla.

Stare nella complessità significa riconoscere che i problemi sociali raramente hanno una sola causa e una sola risposta. Il disagio giovanile non è soltanto questione familiare, scolastica o sanitaria: è intreccio di fragilità emotive, trasformazioni educative, precarietà del futuro, solitudine digitale, crisi della mediazione adulta. La povertà non coincide solo con la mancanza di reddito: è esclusione relazionale, abitativa, formativa, sanitaria, culturale. L’invecchiamento non è un semplice dato demografico: ridefinisce il welfare, la cura, la casa, la medicina territoriale, i legami tra generazioni. Le migrazioni non sono solo emergenza di confine: chiamano in causa guerre, disuguaglianze, clima, lavoro, demografia, rapporti geopolitici.

Un pensiero pubblico che rifiuta questa complessità scivola inevitabilmente nella semplificazione. E la semplificazione, nel tempo della paura, diventa spesso propaganda. Promette soluzioni immediate a problemi stratificati. Cerca colpevoli invece di costruire responsabilità. Produce slogan invece di processi. Ma una società complessa non si governa con riflessi semplici. Si governa con pensiero lungo, istituzioni competenti, mediazioni robuste, presenza territoriale e capacità di decisione.

L’uomo davanti a sistemi che corrono

Ulrich Beck, con La società del rischio, ha letto la contemporaneità come una condizione costretta a gestire pericoli spesso prodotti dal suo stesso sviluppo. Hartmut Rosa, nei suoi lavori sull’accelerazione e sulla risonanza, ha mostrato come la velocità sociale possa impedire all’uomo di entrare in un rapporto profondo con il mondo. Byung-Chul Han, in testi come La società della stanchezza e Psicopolitica, ha interpretato il soggetto contemporaneo come soggetto prestazionale, spinto non solo a obbedire, ma a sfruttare se stesso in nome dell’efficienza, della visibilità, della performance.

Sono prospettive diverse, ma convergono su un punto: l’uomo contemporaneo è dentro una trasformazione profonda. Non vive solo in un mondo più difficile; vive in un mondo in cui le mediazioni tradizionali si sono indebolite mentre i sistemi sono diventati più potenti, più veloci, più impersonali.

La politica mostra qui tutta la sua insufficienza quando nomina le crisi, le comunica, le insegue, talvolta le spettacolarizza, ma fatica a tradurle in scelte durevoli. Vede l’invecchiamento, ma non costruisce sempre un welfare adeguato alla nuova longevità. Vede il disagio giovanile, ma spesso risponde con misure episodiche. Vede la fragilità psichica, ma non sempre organizza reti di cura territoriale. Vede le periferie, ma non sempre le trasforma in luoghi di cittadinanza. Vede le aree interne, ma raramente le assume come questione nazionale. Vede la solitudine, ma continua a trattarla come fatto privato.

La crisi della vita collettiva, allora, non consiste soltanto nel decidere poco. Consiste nel non riuscire più a tradurre l’umano in forme stabili di cura, tutela e responsabilità. È questa la frattura più grave. Il dolore resta senza riconoscimento, il bisogno senza diritto, la rabbia senza parola pubblica, la paura senza protezione. Non diventano progetto, servizio, legame istituzionale.

In questo vuoto si alimentano disincanto, astensionismo, sfiducia, risentimento, ricerca di appartenenze semplificate. Se la politica non costruisce luoghi di riconoscimento, altri dispositivi occupano lo spazio: il mercato, l’algoritmo, la propaganda, la tribù digitale, il leader carismatico, la comunità del rancore.

La democrazia svuotata

Colin Crouch, in Post-democrazia, ha indicato una condizione in cui le forme democratiche restano in piedi, ma la sostanza della decisione appare sempre più compressa da poteri economici, tecnocratici e comunicativi. Le elezioni continuano, i parlamenti funzionano, i governi si alternano, ma cresce la sensazione che i grandi orientamenti siano altrove, fuori dalla portata effettiva dei cittadini.

Robert Putnam, in Bowling Alone, ha mostrato da un’altra prospettiva quanto il declino del capitale sociale indebolisca la democrazia: senza fiducia, partecipazione, reti associative e legami civici, la democrazia diventa procedura povera di vita.

Il punto, però, non è cedere al lamento. La nostalgia non basta. Non si tratta di rimpiangere meccanicamente i partiti di massa, le vecchie appartenenze o le ideologie del Novecento. Sarebbe una risposta troppo comoda e insufficiente. Il mondo è cambiato davvero. Sono cambiati il lavoro, la famiglia, il territorio, la comunicazione, il rapporto tra generazioni, la percezione del tempo, la vulnerabilità dei giovani, la struttura delle disuguaglianze.

La risposta non può essere restaurativa. Deve essere generativa.

Una politica antropologicamente fondata

Occorre ricostruire una politica antropologicamente fondata. Una politica che torni a chiedersi non solo quale consenso ottenere, quale emergenza tamponare, quale equilibrio preservare, ma quale idea di uomo custodire. Perché ogni scelta pubblica contiene sempre un’antropologia implicita.

Una politica del lavoro dice che cosa pensa della dignità. Una politica della scuola dice che cosa pensa della crescita umana. Una politica sanitaria dice che cosa pensa della fragilità. Una politica abitativa dice che cosa pensa della stabilità biografica. Una politica migratoria dice che cosa pensa dell’altro. Una politica per gli anziani dice che cosa pensa della memoria, della dipendenza, della cura. Un’agenda pubblica per i giovani dice se una società crede ancora nel futuro oppure si limita a consumarlo.

Dire “rimettere l’uomo al centro” non basta più. È una formula troppo usata, talvolta svuotata. Bisogna chiedersi quale uomo.

La politica come traduzione

Da qui discende una prima risposta: la politica deve tornare a essere traduzione.

Traduzione del dolore sociale in servizi. Traduzione della paura in protezione. Traduzione della solitudine in prossimità. Traduzione della povertà educativa in investimento formativo. Traduzione dell’invecchiamento in welfare territoriale. Traduzione della fragilità psichica in presa in carico. Traduzione delle disuguaglianze in redistribuzione, sviluppo delle capacità, opportunità. Traduzione della rabbia in partecipazione. Traduzione del conflitto in istituzioni giuste.

Questa traduzione richiede luoghi. Non può avvenire solo nei palazzi del potere o negli studi televisivi. Ha bisogno di comuni, scuole, servizi sociali, distretti sociosanitari, cooperative, parrocchie, associazioni, università, sindacati, centri culturali, presidi territoriali, case di comunità, biblioteche, spazi giovanili.

Ha bisogno di una nuova infrastruttura civile della prossimità. Se il Novecento ha costruito grandi organizzazioni collettive, il nostro tempo deve generare reti di mediazione più leggere, più territoriali, più competenti, più capaci di ascolto, ma non meno politiche.

Educare alla complessità

La scuola, in questo scenario, è decisiva. Non può essere caricata di ogni responsabilità, né trasformata nel capro espiatorio delle fragilità sociali. Ma resta uno dei pochi luoghi in cui una società incontra quasi tutti i suoi figli.

In una società che produce solitudine, la scuola è uno degli ultimi laboratori di legame. In una società accelerata, è uno dei pochi luoghi in cui si può ancora educare al tempo lungo. In una società frammentata, può aiutare a ricostruire un vocabolario comune.

Ma soprattutto la scuola può educare alla complessità. Può insegnare che la realtà non si lascia imprigionare in formule facili, che i problemi vanno compresi nelle loro connessioni, che il pensiero critico non consiste nel sospettare di tutto, ma nel distinguere, argomentare, collegare, assumere responsabilità.

Un welfare non solo riparativo

Anche il welfare va ripensato in chiave antropologica. Non come somma di prestazioni, ma come architettura della vita buona possibile. Un welfare puramente riparativo arriva spesso quando la ferita è già profonda. Serve invece un sistema capace di prevenzione, prossimità, continuità, integrazione tra sociale e sanitario, tra scuola e territorio, tra famiglie e servizi, tra istituzioni e comunità.

La fragilità non può essere trattata come eccezione. È una dimensione ordinaria dell’umano. Una politica matura non la rimuove, non la privatizza, non la moralizza: la assume come criterio di costruzione pubblica.

Ritrovare i fini

C’è poi una questione culturale più ampia. Una società può avere molti strumenti e pochi fini. Può essere efficiente e disperata, connessa e sola, veloce e senza direzione. La politica deve tornare a interrogarsi sul senso della convivenza.

Non basta amministrare compatibilità. Non basta inseguire emergenze. Non basta promettere sicurezza senza ricostruire fiducia.

Che cosa ci tiene insieme? Per chi costruiamo le città? Quale futuro consegniamo ai giovani? Quale posto diamo agli anziani, ai poveri, ai malati, agli stranieri, agli esclusi? Quale idea di libertà vogliamo difendere?

La risposta possibile, dunque, non è una nuova retorica dell’umano. È una nuova pratica delle mediazioni.

Abitare il mondo che cambia

Per questo la politica deve tornare a essere arte della mediazione incarnata. Non teatro del potere, non pura gestione dell’esistente, non comunicazione dell’istante, ma lavoro paziente con cui una comunità trasforma la vita ferita in destino comune.

La politica ricomincia quando smette di limitarsi a descrivere la crisi e torna a generare istituzioni, servizi, legami, educazione, lavoro, casa, cura, futuro.

In fondo, il suo valore antropologico si misura qui: nella capacità di impedire che la persona venga lasciata sola davanti alla complessità. Una politica che non traduce produce spaesamento. Una politica che non sceglie produce abbandono. Una politica che non media produce rancore. Una politica che non custodisce l’umano consegna la vita collettiva alle forze impersonali del mercato, della tecnica, della paura.

La sfida del nostro tempo non è semplificare artificialmente il mondo, ma imparare ad abitarlo. Essa nasce da processi globali che hanno intrecciato economie, territori, culture, tecnologie, migrazioni, crisi ambientali, sistemi informativi e destini individuali. Non possiamo cancellarla. Possiamo però darle forma politica.

I cattolici democratici, se sapranno liberarsi dalla nostalgia e tornare a essere interpreti creativi del presente, potrebbero offrire a questa stagione una cultura della mediazione alta, popolare e responsabile: non per occupare uno spazio vuoto, ma per restituire alla democrazia un pensiero lungo, una misura umana e una speranza comune.

Per una democrazia più forte tra partiti e referendum

Ottant’anni fa nasceva la Repubblica italiana, se ne parla molto. Spesso, però, si sottovaluta un punto: quella che sarebbe divenuta la “Repubblica dei partiti” nasceva da un referendum.

Non solo; in occasione del recente referendum confermativo, Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione “Luca Coscioni”, notava come la mobilitazione delle forze politiche determinasse una più alta partecipazione al voto referendario.

Il legame storico tra partiti e referendum

È vero che i partiti della cosiddetta Prima Repubblica vivevano spesso con fastidio, se non con insofferenza, le iniziative referendarie. E tuttavia per l’esito di referendum davvero storici, quali quello sul divorzio, nel 1974, è stata decisiva la straordinaria mobilitazione delle forze politiche. Pietro Nenni, proprio nel ’74, giunse a parlare di “rivincita rispetto al 1948”.

Detto altrimenti: vi era un nesso forte e oggettivo tra la “Repubblica dei partiti”, pur soggettivamente infastidita dalle sollecitazioni soprattutto dei radicali, e quella “dei referendum”.

Rigenerare la partecipazione democratica

Per contro, alla costitutiva fragilità delle forze politiche del XXI secolo ha fatto da pendant il mancato raggiungimento del quorum in occasione dei referendum abrogativi. Partiti deboli e spaventati non hanno saputo cogliere le sfide referendarie, contribuendo al loro fallimento. Quasi costretti, invece, a mobilitarsi nei referendum confermativi, per i quali non è previsto il quorum, hanno contribuito a determinarne l’esito.

Naturalmente non sarebbe possibile né auspicabile un ritorno al Novecento. Per provare a rigenerare la nostra democrazia, però, dovremmo lavorare al fine di rendere i soggetti politici più autorevoli e rappresentativi delle istanze popolari e, nello stesso tempo, per rilanciare la vicenda referendaria, anche abbassando il quorum.

Franco Marini, il combattente che citava la Rerum novarum

na tradizione che continua a parlare al presente

Esiste un filo robusto che attraversa la storia del cattolicesimo sociale italiano, la vicenda della Cisl e l’idea di una politica fondata sulla centralità della persona, del lavoro e della solidarietà. Un patrimonio culturale e civile che ha saputo tradursi in esperienza concreta grazie all’impegno di uomini e donne capaci di trasferire quei valori nelle dinamiche reali della società, nel pieno rispetto dell’autonomia della politica e della laicità dell’azione sindacale.

Tra questi protagonisti, Franco Marini occupa un posto di assoluto rilievo. La sua esperienza rappresenta una delle espressioni più significative di quella tradizione che ha coniugato ispirazione cristiana, sensibilità sociale e riformismo democratico. Nei suoi discorsi risuonava spesso la forza evocativa dell’a storica enciclica di Leone XIII, la  Rerum novarum, nel cui solco si pone la recente Magnifica humanitas di Papa Prevost.

Dalla Cisl all’imprgno politico: il percorso di un riformista

Prima alla guida della Cisl e poi nelle istituzioni e nei partiti, Marini ha incarnato una cultura politica che affonda le proprie radici nel cattolicesimo sociale. Dalla Democrazia Cristiana al Partito Popolare Italiano, dalla Margherita al Partito Democratico, il suo percorso è stato caratterizzato dalla costante ricerca di un equilibrio tra giustizia sociale, dialogo e responsabilità di governo.

La sua figura è stata quella di un interprete autorevole di una sinistra sociale di ispirazione cristiana, capace di arricchire il riformismo italiano con una visione fondata sul lavoro, sulla partecipazione e sulla coesione comunitaria. Un approccio che ha contribuito a rendere più credibile e concreto il progetto riformatore nel nostro Paese.

Il libro di Merlo parla di una sfida ancora aperta

È proprio questo intreccio tra cultura, sindacato e politica che Giorgio Merlo mette a fuoco nel suo ultimo libro. L’autore evidenzia come il patrimonio del cattolicesimo sociale conservi ancora oggi una sorprendente attualità, purché non venga relegato a testimonianza nostalgica o a semplice presenza simbolica all’interno delle organizzazioni politiche e sindacali.

Il messaggio che emerge dal volume è chiaro: il pensiero sociale cristiano può continuare a svolgere una funzione decisiva nella società contemporanea se rimane protagonista, offrendo idee, proposte e capacità di mediazione. Nel sindacato come nella politica, nel mondo associativo come in quello culturale, questa tradizione non appartiene soltanto alla memoria del Novecento. È una risorsa ancora viva, capace di contribuire alla costruzione di una società più giusta e più coesa.

Calcio, Mondiali 2026: risultati, classifiche e calendario

Roma, 22 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 Belgio-Iran 0-0 22/06 Nuova Zelanda-Egitto 1-3 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Egitto 4, Belgio, Iran 2, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 Uruguay-Capo Verde 2-2 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Uruguay 2, Arabia Saudita 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 3, Portogallo, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Trump: difeso Italia per decenni, ora non difende noi, non va bene

Roma, 21 giu. (askanews) – Nuovo attacco del presidente Usa Donald Trump all’Italia e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “Dopo aver speso trilioni di dollari per la NATO, l’Italia e il suo Primo Ministro non si sognerebbero nemmeno di farsi coinvolgere con la Repubblica Islamica dell’Iran e la sua gravissima minaccia nucleare. Per decenni li abbiamo difesi, ma quando sono stati messi alla prova, non sono stati in grado di difendere noi e il resto del mondo. Non va bene!”, scrive su Truth.

Mondiali di calcio: risultati, classifiche e calendario

Roma, 21 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 (Los Angeles): Belgio-Iran ore 21 22/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Egitto ore 03 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 Spagna-Arabia Saudita 4-0 22/06 (Miami): Uruguay-Capo Verde ore 00 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna 4, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 3, Portogallo, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Lorenzo Mark Finn vince il Giro Next Gen

Roma, 21 giu. (askanews) – Lorenzo Mark Finn chiude in grande stile il suo Giro Next Gen Carta Giovani Nazionale, conquistando la Maglia Rosa e imponendosi anche nella Villa Sant’Angelo-L’Aquila Tudor ITT. Il due volte campione del mondo ha fatto segnare il tempo di 29’03″, precedendo di 15″ il campione nazionale irlandese Adam Rafferty e di 32″ il campione nazionale belga, nonché ex Maglia Rosa, Matisse Van Kerckhove. Più lontani Mateo Ramirez e Henrique Bravo, che hanno comunque difeso il podio dall’assalto del vincitore di Piana delle Mele, Aubin Sparfel, quarto sia nella cronometro sia nella classifica generale. Finn riporta così l’Italia sul tetto del Giro Next Gen quindici anni dopo il successo di Mattia Cattaneo, oggi suo compagno di squadra alla Red Bull. La squadra festeggia anche la conquista della Maglia Tricolore, sempre sulle spalle di Finn, della Maglia Rossa, vinta dal vincitore della seconda tappa Davide Donati, e della Classifica Superteam. Sul podio finale sono stati premiati anche il britannico Mattie Dodd, vincitore della Maglia Azzurra, e Javier Cubillas, vincitore della Maglia Bianca.

MotoGp, Bagnaia: "Non siamo ancora pronti per vincere"

Roma, 21 giu. (askanews) – “Non siamo pronti per vincere, ma ci stiamo arrivando piano piano. Sapevamo che oggi mi sarebbero mancati due decimi per poter pensare alla vittoria, però ho provato a fare il possibile”. Così spiega Pecco Bagnaia ai microfoni di Sky dopo il terzo posto ottenuto nel Gp di Brno. “Sono riuscito a tenere veramente un buon ritmo – continua – finché sono stato davanti accusavo molto il drop del posteriore però tutto sommato riuscivo a gestirlo. Non avevo le vibrazioni grazie a qualche modifica sulla moto ma avevo tanto floating, quindi la moto tendeva a muoversi tanto forse per la temperatura della gomma, e mi dava abbastanza fastidio”. Sul calo nella parte finale della corsa, quando è stato superato da Marquez e Ogura: “Finché sono stato davanti era gestibile, quando mi hanno superato ho dovuto lasciarli andare subito perché molto probabilmente mi sarei steso. Ho iniziato ad avere tanto sottosterzo e non riuscivo più a portare velocità in curva. Fortunatamente avevo un buon gap su Di Giannantonio e appena mi sono rimesso a spingere sono riuscito ad andare abbastanza bene. Sicuramente non sono ancora i risultati che credo di poter ottenere, perché secondo me la possibilità di lottare con Marc c’è, però ci stiamo arrivando”. Sul bilancio complessivo del fine settimana a Brno: “Sapevo che questa è una buona pista e abbiamo ottenuto tantissimi punti tra ieri e oggi, quindi il bilancio è sicuramente positivo anche e soprattutto a livello di feeling. Siamo contenti e dobbiamo lavorare così, le aspettative sono sempre più alte però lavorando in questo modo sicuramente ci arriveremo. Per vincere devo essere messo meglio, voglio avere un po’ di percentuale in più, al momento ci stiamo avvicinando. Rispetto all’inizio dell’anno sto capendo meglio le cose, sicuramente riuscire a fermarla meglio e farla girare meglio aiuta a non consumare troppo la gomma dietro e oggi secondo me siamo stati abbastanza bravi”.

Italia-Usa, Salvini: screzi persnali non devono compromettere rapporti

Roma, 21 giu. (askanews) – “È fondamentale non confondere gli screzi a livello di vertici con i rapporti fondamentali fra Italia e Stati Uniti, rapporti commerciali di amicizia, di collaborazione, perché il problema non sono l’Italia e gli Stati Uniti ma sono i paesi non democratici e sono i paesi comandati da estremisti islamici che non sono né l’Italia negli Stati Uniti. Quindi mi auguro che si chiuda in fretta questa parentesi di incomprensione e si torni a lavorare insieme. C’è sempre una via di uscita. A me interessa avere ottimi rapporti con la più grande democrazia del mondo a prescindere da chi la comanda in questo momento”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, parlando della polemica Trump-Meloni a un gazebo questa mattina a Milano.

“Attacchi personali non devono sfociare in compromissione dei rapporti diplomatici delle reazioni commerciali e industriali. Noi abbiamo con gli Stati Uniti non una ma 100 partite aperte e anche gli Stati Uniti hanno bisogno di noi, faccio l’esempio dell’alta velocità ferroviaria che negli Stati Uniti è all’anno zero. Noi siamo disponibilissimi a portare i nostri investimenti la nostra capacità negli Stati Uniti a prescindere dagli screzi con la Casa Bianca”, ha proseguito Salvini.

“Chi attacca in maniera così inutile la presidente del governo italiano attacca tutto il governo italiano e attacca tutti gli italiani detto questo per me è partita chiusa e quindi si lavora insieme”, ha concluso.

Trump: "Gli Usa potrebbero prendere il controllo di Hormuz"

Roma, 21 giu. (askanews) – In un’intervista a Fox News, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di aver parlato con funzionari iraniani e di averli messi in guardia contro qualsiasi tentativo di chiudere lo Stretto di Hormuz.

Trump ha affermato che gli Stati Uniti potrebbero diventare l'”angelo custode” dello Stretto di Hormuz e assumere il controllo del 20% delle esportazioni di petrolio che transitano attraverso il corridoio. “Potremmo prendere il controllo dello Stretto, se necessario. Li farò saltare in aria.”

MotoGp, Marquez: "La moto è più importante del pilota"

Roma, 21 giu. (askanews) – “E’ stata gestita bene, abbiamo fatto qualche cambiamento per essere più rilassato sulla moto rispetto a ieri, ha perso un po’ di performance ma stavo bene; non è stato facile stare dietro Pecco, ho usato molto la gomma posteriore, sono stati sei giri veramente lunghi”. Cosi Marc Marquez dopo la vittoria nel Gp di MotoGp a Brno. L’iberico ha proseguito: Il pilota ha fatto la differenza? Alla fine siamo uno sport dove il pilota fa l’ultima differenza, la moto è più importante. E la nostra funziona. Oggi negli ultimi giri la moto aveva di più. Bisogna continuare a lavorare così, abbiamo modificato due o tre cose, Ogura era forte, noi eravamo lì, ma anche Diggia e Pecco andavano fortissimo”. Marquez ha infine chiosato: “Oggi ho fatto gli ultimi tre giri in apnea, non mi fidavo di Ogura. Lui è fortissimo. Ma una frase di una persona famosa nel paddock recita: vince chi più resiste, non chi è più veloce. Adesso è momento di resistere”.

MotoGp, il calendario del motomondiale e i vincitori

Roma, 21 giu. (askanews) – Questo il calendario del MotoGp 2026 ed i vincitori:

GP Thailandia (Buriram, Thailandia, 1 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Brasile (Goiânia, Brasile, 22 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Texas (Austin, Stati Uniti, 29 marzo) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Spagna (Jerez de la Frontera, Spagna, 26 aprile) vincitore: Alex Marquez (Gresini Racing) GP Francia (Le Mans, Francia, 10 maggio) vincitore: Jorge Martin (Aprilia) GP Catalogna (Barcellona, Spagna) vincitore: Fabio Di Giannantonio (Ducati) GP Italia (Mugello, Italia, 31 maggio) vincitore: Marco Bezzecchi (Aprilia) GP Ungheria (Balaton, Ungheria, 7 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati) GP Repubblica Ceca (Brno, Repubblica Ceca, 21 giugno) vincitore: Marc Marquez (Ducati)

GP Paesi Bassi (Assen, Paesi Bassi, 28 giugno) GP Germania (Sachsenring, Germania, 12 luglio) GP Regno Unito (Silverstone, Regno Unito, 9 agosto) GP Aragona (Aragón, Spagna, 30 agosto) GP San Marino (Misano, Italia, 13 settembre) GP Austria (Red Bull Ring, Austria, 20 settembre) GP Giappone (Motegi, Giappone, 4 ottobre) GP Indonesia (Mandalika, Indonesia, 11 ottobre) GP Australia (Phillip Island, Australia, 25 ottobre) GP Malesia (Sepang, Malesia, 1° novembre) GP Qatar (Lusail, Qatar, 8 novembre) GP Portogallo (Portimão, Portogallo, 22 novembre) GP Comunità Valenciana (Valencia, Spagna, 29 novembre)

MotoGp, Marquez trionfa a Brno davanti a Ogura e Bagnaia

Roma, 21 giu. (askanews) – Marc Marquez conquista il Gran Premio della Repubblica Ceca e centra la vittoria numero 101 della sua carriera, imponendosi sul circuito di Brno al termine di una gara gestita con autorità nella seconda metà. Lo spagnolo precede il sorprendente Ai Ogura e Francesco Bagnaia, autore di una prova combattiva ma costretto ad arrendersi nel finale.

La gara si accende fin dalle prime battute. Dopo la partenza dalla pole, Ogura mantiene la leadership iniziale, ma Bagnaia risale rapidamente posizioni e supera prima Marc Marquez e poi il pilota giapponese, prendendo il comando della corsa. Alle sue spalle Marquez resta in scia senza perdere contatto, mentre Ogura continua a mantenere un ritmo elevato.

Per diversi giri Bagnaia guida con pochi decimi di vantaggio sul compagno di squadra, ma a sei tornate dalla conclusione arriva il momento decisivo. Marquez rompe gli indugi, attacca e supera l’italiano, prendendosi la testa della gara. Una volta al comando, il campione spagnolo aumenta progressivamente il ritmo e costruisce il margine necessario per difendersi dagli attacchi finali.

Nel frattempo anche Ogura trova lo spunto per superare Bagnaia e conquistare una prestigiosa seconda posizione. Il giapponese prova fino all’ultimo a restare in contatto con Marquez, ma deve accontentarsi del miglior risultato stagionale davanti al piemontese della Ducati ufficiale.

Ai piedi del podio chiude Fabio Di Giannantonio, autore del giro più veloce della gara nel finale e vicino a rientrare nella lotta per il terzo posto. Completano la top ten Joan Mir, Fermin Aldeguer, Pedro Acosta, Moreira, Alex Marquez e Jorge Martin. Lo spagnolo dell’Aprilia, nonostante due long lap penalty scontati in gara, riesce a limitare i danni e recupera sette punti nella classifica mondiale su Marco Bezzecchi.

Il leader del campionato, infatti, non prende parte alla corsa dopo la squalifica confermata dagli steward. Nonostante lo zero incassato a Brno, Bezzecchi conserva comunque la leadership del Mondiale, mentre il successo di Marquez rilancia ulteriormente la sua rincorsa al titolo in una stagione sempre più aperta ed equilibrata.

Calcio, domani l’elezione del presidente Figc, sfida Malagò-Abete

Roma, 21 giu. (askanews) – Un lunedì decisivo per il futuro del calcio italiano. Domani mattina alle 11 al Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel (diretta dalle ore 12 su Vivo Azzurro TV) si riunisce l’assemblea elettiva della Federazione Italiana Giuoco Calcio chiamata a scegliere il successore di Gabriele Gravina, dopo la conclusione del suo mandato segnata dalla crisi culminata con la terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia ai Mondiali.

A contendersi la presidenza sono Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. L’ex presidente del Coni parte da una posizione di vantaggio, rafforzata dal recente parere dell’Anac che ha escluso ipotesi di ineleggibilità legate alla normativa sul cosiddetto “pantouflage”. Dalle ore 11 saranno 273 i delegati aventi diritto al voto, per un totale di 516 preferenze ponderate in rappresentanza delle diverse componenti del movimento calcistico nazionale.

Malagò può contare sul sostegno della Lega Serie A, della Lega Serie B, dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio e dell’Associazione Italiana Calciatori. Abete, invece, si affida soprattutto al peso della Lega Nazionale Dilettanti, che rappresenta circa il 34% dei voti assembleari, puntando su un programma di riforme strutturali per ampliare il consenso.

Resta da sciogliere il nodo della Lega Pro, particolarmente critica nei confronti del recente provvedimento governativo che ha destinato l’1% della mutualità dei diritti televisivi dai settori giovanili alla Serie A femminile. Una situazione che potrebbe orientare parte dei voti verso Malagò, consentendogli di superare la maggioranza assoluta necessaria per l’elezione già al primo scrutinio.

Nel suo programma, Malagò propone una profonda riorganizzazione del sistema calcio con l’obiettivo di rilanciare la competitività delle Nazionali. Tra i punti centrali figurano misure per la sostenibilità economica dei club, il confronto con il Governo sul superamento dell’Irap, l’introduzione di quote legate al betting, un piano straordinario per l’ammodernamento degli impianti sportivi e una maggiore autonomia dell’Associazione Italiana Arbitri. Domani l’assemblea sarà chiamata a scegliere la guida che dovrà accompagnare il calcio italiano fuori da una delle fasi più delicate della sua storia recente.

Sono iniziati in Svizzera i negoziati Usa-Iran

Roma, 21 giu. (askanews) – “Il vertice di Lucerna è iniziato e il primo incontro tra Stati Uniti e Iran si terrà con la mediazione di Qatar e Pakistan”, ha annunciato il ministero degli Esteri del Qatar, come riportato dall’agenzia di stampa Isna.

“Un incontro tripartito che coinvolge Iran, Stati Uniti e Qatar sulle questioni di un cessate il fuoco globale in Libano e del congelamento dei beni iraniani è attualmente in corso presso la sede dei negoziati”, ha aggiunto la televisione di stato iraniana, da un hotel di lusso nella Svizzera centrale.

La delegazione negoziale iraniana, guidata da Mohammad Bagher Ghalibaf, ha incontrato anche la delegazione pakistana, che comprendeva il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo di Stato maggiore dell’Esercito Asim Munir, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Isna.

Mattarella: la GdF contrasta l’evasione a tutela dei contribuenti onesti

Milano, 21 giu. (askanews) – “Nella ricorrenza del 252esimo anniversario di fondazione della Guardia di Finanza, mi è grato rivolgere il saluto della Repubblica alle donne e agli uomini del Corpo, agenti efficaci nell’attuazione degli indirizzi della Costituzione. Rendo omaggio alla Bandiera di Guerra, insignita della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte, per l’alto valore riconosciuto alla Banda musicale del Corpo nel corso di un secolo di intensa e appassionata attività. Rivolgo un commosso pensiero a tutti i Finanzieri che hanno pagato con il sacrificio della vita l’adempimento del proprio dovere. Alle loro famiglie rinnovo la profonda vicinanza e la riconoscenza del Paese. Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della sovrana decisione con cui il popolo italiano ha dato vita alla Repubblica e si celebrano importanti ricorrenze nell’ambito del Corpo”. Lo afferma il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Andrea De Gennaro.

“Siamo a venticinque anni dalla riforma che ha ridefinito la Guardia di Finanza come Forza di polizia economico-finanziaria, in grado di affrontare le complesse problematiche dei mercati globalizzati, in ambito nazionale ed europeo, accanto al necessario contrasto all’evasione fiscale, a tutela della capacità della Repubblica di corrispondere ai bisogni dei cittadini e a tutela dei contribuenti onesti, garanzia di legalità economica – evidenzia il Capo dello Stato -.La Repubblica è grata alle Fiamme Gialle per la dedizione e la professionalità dimostrate in Patria e nelle missioni internazionali. In questo giorno di festa, a tutti gli appartenenti alle Fiamme Gialle, in servizio e in congedo, e alle loro famiglie, mi è grato inviare i più fervidi auguri di ogni futuro bene personale e professionale. Viva la Guardia di Finanza! Viva la Repubblica!”.

Auto precipita in un canale a Senago nel Milanese: morti tre minorenni

Milano, 21 giu. (askanews) – Tragedia all’alba di questa mattina a Senago, nel Milanese, dove un’auto con nove persone a bordo è finita nel Canale Villoresi. Il bilancio definitivo è di tre minorenni morti e sei feriti, soccorsi e affidati alle cure del personale sanitario.

Secondo quanto riferito dai Vigili del Fuoco, nelle prime fasi dell’intervento sono state recuperate sette persone: sei sono state prese in carico dai sanitari mentre una è stata trovata priva di vita. Nel corso delle successive operazioni di recupero del veicolo e di ricerca dei dispersi, i soccorritori hanno individuato all’interno dell’autovettura anche i corpi privi di vita delle altre due persone che risultavano disperse. Sul posto sono intervenuti numerosi mezzi dei Vigili del Fuoco con personale specializzato, oltre agli operatori del 118 e alle Forze dell’Ordine.

Sono ancora in corso le operazioni di recupero del veicolo e di messa in sicurezza dell’area, mentre gli investigatori stanno accertando la dinamica dell’incidente.

“Tre giovani vite spezzate, sei ragazzi feriti. In nove a bordo della stessa auto finita in un canale, l’autista ubriaco. Inaccettabile”. Così il ministro delle Infrastrutture e leader della Lega Matteo Salvini commenta sui social gli svluppi dell’incidente avvenuto all’alba a Senago, nel Milanese.

“Noi possiamo approvare tutte le leggi possibili per aumentare la sicurezza stradale (e i dati del nuovo Codice della Strada sono incoraggianti, con oltre 100 morti in meno rispetto all’anno precedente!), ma ancora non basta – sottolinea Salvini -. La prima causa di morte per i giovani continuano a essere gli incidenti in strada, non la malattia o la droga”. “Voglio scrivere direttamente ai ragazzi, agli studenti e ai neopatentati, voglio raggiungerli nelle case e incontrarli nelle scuole. La vita è sacra ed è solo una – scrive ancora il leadere della Lega -. Una preghiera e un pensiero per le famiglie e per gli amici delle vittime di queste tragiche ore.

Pezeshkian: "L’Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio"

Roma, 21 giu. (askanews) – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio, ma è disposto a fornire garanzie sul fatto che il Paese non intende dotarsi di un’arma nucleare.

“Ciò che gli Stati Uniti chiedono è che l’Iran non costruisca una bomba atomica. Non è una novità, e possiamo anche affermare per iscritto che non abbiamo alcuna intenzione di costruire una bomba”, riporta il sito web del presidente.

“Tuttavia, non rinunceremo al nostro diritto di arricchimento, e l’altra parte non avrà altra scelta che accettarlo”, aggiunge, mentre i negoziatori iraniani e statunitensi si incontreranno oggi in Svizzera per dei colloqui.

Il Papa: rispondere all’odio con amore e mitezza

Milano, 21 giu. (askanews) – In un mondo segnato da conflitti, ostilità e persecuzioni, bisogna “rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza”. È l’appello da Papa Leone XIV ai fedeli riuniti in Piazza San Pietro per l’Angelus.

Il Papa ha citato un brano del Vangelo ricordando che San Matteo “scriveva per comunità che non avevano vita facile. Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra”. Per il Pontefice, “adesso come allora è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola”. Per questo, ha aggiunto il Pontefice, “è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui. Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace. Il mondo ne ha tanto bisogno”, ha concluso il Papa prima della recita della preghiera mariana.

Nel pomeriggio in Svizzera l’incontro Iran-Usa-Pakistan-Qatar

Roma, 21 giu. (askanews) – Un incontro quadrilaterale tra Iran, Stati Uniti, Qatar e Pakistan si terrà questo pomeriggio presso il resort di Burgenstock, in Svizzera, secondo quanto riferito dal portavoce del ministero degli Esteri iraniano ai media statali iraniani.

Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l’Iran terrà dapprima degli incontri con gli intermediari Qatar e Pakistan, aggiungendo che l’incontro in Svizzera fa seguito all’attuazione del memorandum d’intesa firmato con gli Stati Uniti la scorsa settimana.

Italia-Usa, Crosetto: il legame è solido, Trump incomprenibile

Milano, 21 giu. (askanews) – “Il nostro legame con gli Stati Uniti è profondo e solidissimo e non dipende dai governi e dai Presidenti del Consiglio. L’atteggiamento di Trump non l’ho capito. Mi sembrava, da ciò che ho visto in televisione, ma anche era come mi ho sentito io negli Stati Uniti, che non ci fosse alcun problema nei rapporti con l’Italia”. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervenendo a Radio24.

I rapporti con l’ambasciatore Usa in Italia “sono ottimi: penso che anche lui sia in difficoltà in questo momento”, ha evidenziato Crosetto. Sempre sull’allenza Roma Washington, il ministro della Difesa ha aggiunto: “Dal punto di vista della difesa ma anche da altri punti di vista non c’è nulla che possa essere imputato all’Italia da parte dell’amministrazione Usa. Anzi, rispetto ad altre nazioni europee ha fatto molto di più: abbiamo sempre rispettato integrmente i trattati mentre altre nazioni hanno deciso di non rispettarli. Per cui quello di Trump è un atteggiamento difficile da capire. Dispiace perché fa male ai rapporti tra due nazioni che sono profondi e solidi hanno da decenni”.

Caldo estremo in tutta Italia: temperature a 39°C e notti tropicali

Milano, 21 giu. (askanews) – Il calendario astronomico sancisce il via ufficiale della stagione estiva, ma l’atmosfera ha deciso di farlo in grande stile, portando sull’Italia una configurazione barica eccezionale. Il solstizio coincide infatti con l’apice di una potente ondata di calore che sta investendo l’intero territorio nazionale, determinando condizioni di disagio diffuso e valori termici che si candideranno a rimanere tra i più elevati di tutta la stagione.

Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che questa domenica 21 giugno sarà caratterizzata da un caldo estremo e anomalo da Nord a Sud. A governare il quadro meteorologico è una imponente rimonta anticiclonica subtropicale, supportata da una fortissima spinta di aria rovente proveniente direttamente dalle latitudini nordafricane. Questa massa d’aria compressa verso il basso provocherà una vera e propria impennata dei termometri, lasciando spazio solo a isolati disturbi temporaleschi a ridosso dei rilievi alpini e appenninici.

Nel corso della giornata di domenica, le temperature massime raggiungeranno picchi compresi tra i 38°C e i 39°C in modo diffuso sulle pianure italiane. Sotto la lente d’ingrandimento ci saranno in particolare la Pianura Padana e le zone interne del Centro e della Sardegna, dove la calura si esprimerà alla sua massima potenza. Parliamo di anomalie termiche impressionanti, con valori che si porteranno anche di 10°C oltre le medie tipiche di questo periodo dell’anno. In questo contesto di stabilità quasi assoluta, l’estrema energia termica in gioco e il ciclo diurno permetteranno l’innesco di qualche nota instabile. Nel corso del pomeriggio di domenica si verificheranno infatti dei rapidi break temporaleschi che colpiranno le aree alpine e i settori interni appenninici. Si tratterà di fenomeni localizzati e di breve durata.

Il vero problema per la popolazione sarà rappresentato dalla stabilità atmosferica prolungata e dall’accumulo di calore nei centri urbani, che renderà il riposo notturno sempre più difficile e pesante. Entreremo infatti nella fase delle notti super tropicali: la colonna di mercurio faticherà a scendere e, in diverse località costiere e di pianura, le temperature minime notturne non riusciranno a calare sotto la soglia dei 25°C o addirittura dei 27°C. L’alto tasso di umidità e l’assenza di vento trasformeranno le ore serali in un contesto decisamente afoso e opprimente, inaugurando l’estate con un vero e proprio battesimo di fuoco.

Questa intensa ondata di caldo potrebbe blinderà l’Italia per altri 8-10 giorni, dato che i modelli non mostrano ancora una fine netta, bensì un semplice e temporaneo indebolimento della struttura anticiclonica. Questo parziale cedimento favorirà l’infiltrazione di correnti più fresche in quota che, contrastando con l’aria rovente accumulata nei bassi strati, basteranno a far scoppiare violenti temporali non solo sui rilievi, ma in estensione anche alle aree di pianura adiacenti alle montagne. La prossima settimana si preannuncia quindi complessivamente stabile, anticiclonica e bollente, ma con l’insidia costante di questi improvvisi e forti break temporaleschi alimentati proprio dall’estrema calura.

La narrazione manipolata della remigrazione

Il ritorno di un tema divisivo

Il tema della remigrazione, che sembrava relegato dietro le quinte del dibattito politico e del programma di governo, pur rimanendo latente ogni volta che si affronta la questione migratoria, è tornato con forza al centro della scena. Un ruolo significativo in questo processo è stato svolto dall’europarlamentare Roberto Vannacci e dal movimento Futuro Nazionale, che hanno elevato il tema a priorità politica, raccogliendo un consenso non trascurabile.

Parallelamente, anche l’Unione Europea ha impresso una svolta più restrittiva alle proprie politiche migratorie. L’apertura alla realizzazione di centri e hub per la gestione delle richieste d’asilo al di fuori del territorio comunitario viene interpretata da molti osservatori come un avvicinamento alle posizioni sostenute da partiti sovranisti e conservatori presenti nel continente.

Tuttavia, nel dibattito pubblico emerge una contraddizione profonda. Molti esponenti politici che rivendicano le radici cristiane dell’Europa sembrano trascurare i richiami costanti della Chiesa cattolica all’accoglienza, alla dignità della persona e alla tutela dei migranti. Un richiamo che ha caratterizzato il magistero di Papa Francesco e che continua a essere presente nella dottrina sociale della Chiesa.

Che cosa significa davvero “remigrazione”?

Per quanto riguarda l’Italia, si pongono almeno due ordini di problemi.

Il primo riguarda il significato stesso del termine “remigrazione”. Se con esso si intende il ritorno nel Paese di origine di chi è emigrato, allora il fenomeno dovrebbe interessare innanzitutto i molti giovani italiani che negli ultimi anni hanno lasciato il Paese, privandolo di competenze e capitale umano. A questi si potrebbero aggiungere i pensionati residenti all’estero, che rappresentano una quota di consumatori e contribuenti sottratta all’economia nazionale. Non a caso, alcuni Paesi europei, tra cui il Portogallo, hanno promosso programmi destinati a favorire il rientro dei propri cittadini emigrati.

L’economia italiana e il lavoro degli immigrati

La seconda considerazione riguarda il ruolo ormai strutturale della manodopera immigrata. In Italia, regolari e irregolari svolgono spesso attività lavorative per le quali manca una disponibilità sufficiente di lavoratori italiani oppure che molti connazionali non sono più disposti a svolgere. Si pensi alle colf, alle badanti, ai lavoratori impiegati nella raccolta agricola di frutta e verdura o, più recentemente, alla carenza di autisti nel trasporto pubblico locale denunciata da numerose aziende del settore. Questo semplice elenco dovrebbe bastare a far comprendere come sia ormai difficile, piaccia o meno, immaginare il funzionamento dell’economia italiana senza il contributo di una significativa forza lavoro straniera.

I limiti giuridici dei rimpatri di massa

Ma la remigrazione, intesa come rimpatrio su larga scala degli immigrati presenti sul territorio nazionale, è davvero realizzabile dal punto di vista giuridico ed economico?

La risposta, in sintesi, appare negativa. Mancano spesso accordi di riammissione efficaci con i Paesi di origine; l’identificazione delle persone è frequentemente complessa, poiché molti migranti arrivano privi di documenti; inoltre, senza la collaborazione degli Stati interessati, i rimpatri risultano estremamente difficili da eseguire. A ciò si aggiunge il principio di non-refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che vieta di respingere o espellere una persona verso un Paese nel quale rischi persecuzioni o gravi minacce alla propria vita e alla propria libertà.

La questione economica non è meno rilevante. I rimpatri forzati comportano costi significativi per l’amministrazione pubblica: oltre alle spese di trasporto e di logistica, sono necessari adeguati dispositivi di sicurezza, che spesso richiedono la presenza di più agenti di polizia per ogni persona rimpatriata. Anche qualora si volesse procedere a espulsioni su larga scala, l’impatto finanziario sarebbe considerevole e difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

Il silenzio della politica progressista

Naturalmente questi sono soltanto alcuni spunti di riflessione. La materia richiederebbe un’analisi molto più approfondita. Ciò che colpisce, tuttavia, è come di fronte a una propaganda martellante i partiti cosiddetti progressisti, pur disponendo di numerose argomentazioni e dati a sostegno delle proprie posizioni, spesso rinuncino a costruire una narrazione alternativa, limitandosi talvolta a inseguire il terreno politico degli avversari.

Gli esempi non mancano. Pietro Bartolo, noto come il “medico di Lampedusa”, ha prestato servizio sull’isola dal 1992 al 2019, assistendo circa 250.000 migranti sbarcati sulle coste italiane. Eletto al Parlamento europeo nel 2019 nelle liste del Partito Democratico, ha avanzato nel corso degli anni diverse proposte in materia migratoria che, secondo molti osservatori, non hanno ricevuto l’attenzione politica e mediatica che meritavano.

Il tempo delle scelte

Siamo dunque di fronte a un bivio. L’accoglienza deve procedere insieme all’integrazione e al rispetto delle regole del Paese ospitante, a partire dalla Costituzione. Su questi principi non dovrebbero esserci ambiguità. Allo stesso tempo, però, è necessario contrastare con argomenti solidi le semplificazioni e le rappresentazioni distorte della realtà, senza timori e senza reticenze.

Come si legge nell’Apocalisse (3,15-16): «Poiché sei tiepido, e non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca». In questo tormentato inizio di secolo, il tempo dell’ambiguità sembra essersi esaurito. È il tempo delle scelte, soprattutto per la politica.

Oltre il limite: il trumpismo e la crisi dell’Occidente politico

Un potere che non conosce misura

È francamente difficile comprendere quale sia la soglia oltre la quale il delirio di onnipotenza di Donald Trump sfoci in un malato accenno di demenza senile, ma è certo che le sue esternazioni sempre più intolleranti ed esagerate non possono ormai non preoccupare anche la cerchia ristretta delle persone a lui più vicine. E ancor più l’intero establishment statunitense, in considerazione dell’enorme potere di cui dispone il Presidente della prima potenza mondiale e dei danni che, conseguentemente, può causare al proprio Paese.

Cercando di mettere ordine nella infinita sequela di minacce e insulti, moniti e apprezzamenti fuggevoli, prepotenza esibita e disprezzo non dissimulato, quello che si intravede in questo smisurato caos comunicativo guidato da un egotico senso di superiorità individuale è il convincimento che l’Occidente per come lo abbiamo sempre inteso in realtà non esista perché è solo l’America a detenere le chiavi del potere planetario e quelle chiavi adesso le ha lui, Donald Trump.

Non è per caso che ad essere sistematicamente attaccati, alternando accuse collettive a insulti personali in una sequela di offese divenute ormai inaccettabili per chiunque, siano prevalentemente i leader delle nazioni europee.

Il disprezzo per l’Europa e le sue élite

Le motivazioni di tale atteggiamento possono risiedere nella profonda ignoranza culturale della parte, purtroppo non piccola, meno istruita del popolo americano che il presidente affarista interpreta mettendoci del suo; o anche nel radicale disprezzo verso le élites europee, viste come una sorta di aristocrazia ricca di titoli nobiliari ma povera di potere reale e forza economica (e militare), come emerge dall’astio di cui sono intrise le parole dei rappresentanti del movimento MAGA, a cominciare da JD Vance e Peter Hegseth.

Quali che siano, queste o altre ancora, esse denunciano la totale inconsapevolezza dello straordinario soft power democratico e liberale che l’Occidente tutto – con la millenaria cultura europea e la frizzante evocazione emotiva di crescita e sviluppo materiale dell’american way of life – ha saputo suscitare nel tempo, ma che ora non ha più anche e soprattutto perché sottoposto a un processo distruttivo che l’America trumpiana persegue con ferocia senza comprendere che così facendo demolisce sé stessa e non solo i suoi alleati storici. Un fatto che Xi Jinping, attento studioso della storia occidentale, ha compreso da tempo e lo ha dimostrato, per la prima volta in maniera alquanto esplicita, nel recente vertice di Pechino col Presidente USA.

L’Occidente come forza condivisa

L’impero americano che ha in mente il movimento MAGA non è esattamente lo stesso cui anela Donald Trump, ora seduto alla Casa Bianca immaginandosi quale novello Napoleone, o quale nuovo Alessandro il Grande. Rinserrato nella “fortezza America” – che deve intendersi in senso macro-continentale, dalla Groenlandia all’Antartide – quello propugnato dal primo; esteso oltre quei confini ma in co-partecipazione con la Cina, probabilmente, quello sognato dal secondo, sempre auto-dichiaratosi vincitore di ogni guerra, di ogni trattativa, di ogni pace reale o presunta. Ma in entrambi i casi assolutamente inconsapevoli che la grandezza del supposto impero americano risiede nella sua declinazione occidentale, unita e non divisa, amica e non ostile, con l’Europa.

Una declinazione che trova nella democrazia, nella libertà e nella socialità (in quest’ultimo caso con ancora troppi limiti, in verità) la sua ragion d’essere e la sua forza. Che quest’uomo eccessivo sta distruggendo. Andando oltre il limite.

A cinquant’anni dal Midas di Craxi

Il Midas e la svolta socialista

Ci stiamo avvicinando a una data importante, il 16 luglio. Sì, perché il 16 luglio 1976, cinquant’anni fa, all’Hotel Midas di Roma, Bettino Craxi (classe 1934) diveniva segretario del Psi. 

Il predecessore, un illuminista napoletano come Francesco De Martino, al di là di una tendenziale subalternità al Pci, aveva gravemente sottovalutato, a differenza di Pietro Nenni, l’importanza del referendum sul divorzio, del 1974. Quello fu, a mio avviso, il suo errore decisivo.

Craxi, come è noto, fu sostenuto da diverse anime del partito e si riprometteva di creare le condizioni per l’alternativa di sinistra.

I due passaggi della strategia craxiana

Due furono i salti logici che caratterizzarono, nei lustri della sua leadership, la linea di quello che sarebbe divenuto il Garofano rosso. Il primo: per rendere più forte e credibile la sinistra, si perseguiva il rafforzamento del Psi. Il secondo: accrescere l’influenza e il potere personale del segretario avrebbe consentito di rendere più forte il Psi.

Non si trattava, in sé, di errori logici. Ma venne trascurata la rilevanza del “come?”. Come perseguire in maniera feconda i due obiettivi, evitando che si trasformassero in altrettanti boomerang?

Da un lato, il Pci, pur con i suoi mille e mille limiti, non era il Partito comunista francese. Dall’altro, al Psi di Craxi non riuscì di realizzare l’antico sogno nenniano di porsi come guida di tutta l’area laico-socialista, dal Psdi al Pli al Pri, fino a nuovi soggetti quali le Liste verdi.

Il mancato approdo della “terza forza”

Intese parziali vi furono, ad esempio con i radicali e con lo stesso “Sole che ride”, ma non prese mai davvero consistenza la “terza forza” liberalsocialista, libertaria e repubblicana.

E, dunque, al termine della parabola della guida dell’esecutivo da parte di Bettino Craxi, a iniziare almeno dal 1987, il Psi, quasi per una strana nemesi storica, subiva lo stesso “destino cinico e baro” che aveva caratterizzato il partito di Giuseppe Saragat già negli anni Cinquanta: trasformarsi in una sorta di corrente sui generis della Dc.

Custodire l’altro: il valore delle parole e del silenzio

C’è un gesto antico e silenzioso che precede ogni costruzione morale: custodire. Non è un’idea astratta, né una virtù tra le altre: è una postura originaria dello sguardo, il riconoscere che qualcosa — o qualcuno — non si esaurisce mai nell’uso che possiamo farne, e che la sua semplice esistenza ha già un valore che ci precede. Questo riconoscimento non nasce prima di tutto da un sistema concettuale: nasce dall’incontro. È nel volto dell’altro, nella sua parola, nella sua presenza che si impone l’evidenza della dignità come qualcosa che non si deduce, ma si riconosce.

L’uomo come monade

Per rendere più sensibile questa intuizione, può essere utile attraversare — anche solo per un momento — la filosofia di Gottfried Wilhelm Leibniz e la sua dottrina delle monadi.

Le monadi sono sostanze semplici, indivisibili, “senza finestre”: non ricevono nulla dall’esterno e nulla emettono in senso causale. Eppure ciascuna riflette l’intero universo dal proprio punto di vista. Non esiste una duplicazione neutra del reale, ma una molteplicità di prospettive irriducibili, come se ogni essere fosse uno specchio vivente del tutto.

Tra queste monadi, Leibniz distingue gradi diversi di coscienza: dalle percezioni oscure della materia, fino alle anime degli animali, e infine agli spiriti, capaci di autocoscienza, cioè di riconoscersi come “io”. È qui che l’umano emerge come soggetto morale: non solo come centro di percezione, ma come essere che si sa tale e che può riconoscere negli altri una simile interiorità.

Resta però una tensione decisiva: se le monadi non comunicano realmente tra loro, come può esistere relazione? Leibniz risponde con l’armonia prestabilita: Dio ha disposto fin dall’inizio una corrispondenza perfetta tra tutte le sostanze, come orologi sincronizzati che non si toccano mai ma segnano la stessa ora.

Proprio qui, però, la metafora può essere riaperta. Nella nostra esperienza concreta non viviamo dentro una sincronizzazione già data. Viviamo piuttosto la fatica dell’accordo, l’asimmetria dello sguardo, la distanza che nessuna immediatezza colma del tutto. Se ogni persona resta in parte inaccessibile, allora la relazione non può essere un dato: diventa un compito. E il suo luogo più fragile e più decisivo è la parola.

Le parole come custodia

Se ogni persona è, in questo senso, un mondo che non si lascia abitare dall’interno, allora la parola diventa il tentativo umano di avvicinarsi senza violare, di toccare senza possedere.

Non è mai un semplice mezzo. È un gesto. Dire qualcosa a qualcuno significa già esporsi alla sua irriducibilità, riconoscere che l’altro non è un oggetto da descrivere, ma una presenza a cui rispondere. Per questo le parole possono custodire oppure ferire: perché arrivano dove nessun altro atto può arrivare, proprio là dove l’altro è più esposto e più segreto.

In questo senso, parlare bene a qualcuno — ascoltarlo fino in fondo, non ridurlo a etichetta — è già una forma di custodia: un tentativo sempre incompiuto di costruire quell’armonia che non ci è data in anticipo, ma che nasce solo nell’incontro.

Questo rapporto tra parola e custodia attraversa anche la narrativa contemporanea, in forme simboliche. Nel romanzo La custode di Loryndel di Manuela Montanaro, la parola non è mai un semplice segno: è una realtà viva, dotata di peso e di respiro. Nel mondo narrativo del libro le parole hanno una consistenza quasi vitale: non descrivono soltanto il reale, ma lo custodiscono e lo trasformano. La protagonista, Soranya, possiede il dono di dare voce alle parole, di renderle vive — ma questo dono non è mai puro potere: è anche esposizione, fragilità, rischio. La sua stessa esistenza è legata alla continuità della parola; quando la voce si interrompe, anche la vita vacilla.

Al di là della trama, ciò che colpisce è l’intuizione simbolica: una parola spezzata, una storia interrotta, una verità non detta fino in fondo non restano neutrali. Tendono a spegnersi, come se la vita del senso dipendesse dalla sua custodia nel linguaggio. Non è una metafora che si incontra spesso, e nemmeno facile da reggere per un intero romanzo: viene da chiedersi quale percorso porti qualcuno a costruire un’intera mitologia attorno all’idea che le parole, semplicemente, vivano — e a tenerla in piedi fino in fondo, senza che si sgretoli.

La fragilità dell’altro e la responsabilità del linguaggio

C’è un secondo movimento della custodia, complementare alla parola e altrettanto difficile da praticare: il silenzio. Non il silenzio dell’indifferenza, ma quello scelto, attivo — il saper trattenere una parola non perché manchi il coraggio di dirla, ma perché si è capito che dirla, in quel momento, a quella persona, potrebbe fare più male che bene.

La fisica ci ha abituato a un principio rassicurante: a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, calcolabile, prevedibile. Ma questo principio, che vale per i corpi, non vale per le persone. Quando rivolgiamo una parola a qualcuno conosciamo l’azione — ciò che diciamo — ma non possiamo mai conoscere in anticipo la reazione, perché nessuno sa davvero cosa quella persona stia attraversando in quel preciso istante. È la stessa intuizione delle monadi senza finestre, applicata al linguaggio: non potendo vedere dentro l’altro, non possiamo calcolare l’effetto delle nostre parole come si calcola una forza. Per questo, a volte, tacere non è una rinuncia: è un’arma di custodia, forse la più radicale, perché rinuncia a un potere — quello di parlare, di giudicare, di colpire — proprio nel momento in cui sarebbe più facile esercitarlo.

Il silenzio come disciplina

Questa disciplina dovrebbe valere ovunque, ma vale doppiamente dove le parole hanno una cassa di risonanza istituzionale: in politica, tra capi di Stato e di governo, dove ogni frase pesa non solo su chi la pronuncia ma su milioni di persone che da quella relazione dipendono. Lo si è visto con chiarezza nelle tensioni di queste settimane tra Donald Trump e Giorgia Meloni: un commento personale, buttato lì in un’intervista, rivolto a un’alleata storica, ha prodotto in poche ore una crisi diplomatica fatta di telefonate di solidarietà, viaggi cancellati, reazioni quasi unanimi — comprese quelle di chi, all’interno dello stesso governo italiano, non ha esitato a definire quelle parole come una vera e propria deriva. Colpisce che a criticare il tono non sia stata solo l’opposizione, ma anche chi siede nella stessa maggioranza di Meloni: segno che il problema non era la posizione politica in gioco, ma il modo — personale, sprezzante, non necessario — in cui è stata detta.

Meloni stessa, rispondendo a quelle parole, ha tracciato con chiarezza la direzione opposta a questa deriva: ha osservato che le dispiaceva non vedere, in Trump, la stessa determinazione verso i nemici dell’Occidente che invece riserva ai propri alleati — segno che la fermezza, quando esiste davvero, andrebbe rivolta a chi minaccia, non a chi sostiene. Ha chiuso la replica con una frase netta, “io e l’Italia non imploriamo mai”, senza però scendere sullo stesso terreno personale usato contro di lei: una risposta ferma, non un contrattacco a parole. È proprio in questo equilibrio — fermezza nel merito, misura nel tono — che si vede la differenza tra il coraggio e la sua imitazione sguaiata. Quando il potere rovescia questo equilibrio, e scarica la propria durezza sugli alleati invece che sulle minacce reali, smette di custodire la fiducia che lo regge e comincia, lentamente, a logorarla.

Una sola custodia

Dignità della persona, irriducibilità della monade, responsabilità della parola, disciplina del silenzio: non sono discorsi separati, ma quattro modi di dire lo stesso movimento. Custodire.

Custodire significa riconoscere che l’altro non è mai un mezzo, ma neppure un enigma da risolvere. È una presenza da abitare con rispetto, attraverso gesti piccoli e concreti: il modo in cui si ascolta, si nomina, si resta — e, quando serve, si tace.

E forse la verità più radicale è questa: non custodiamo l’altro dall’esterno, come se fosse qualcosa che ci è affidato. Lo custodiamo dentro la relazione stessa, che ci trasforma mentre la viviamo. Perché ogni volta che prendiamo sul serio una parola detta, una storia affidata, un volto incontrato — o una parola trattenuta per non ferire — diventiamo anche noi parte di quella custodia: mai proprietari, sempre responsabili.

Mondiali di calcio: risultati, classifiche e calendario

Roma, 21 giu. (askanews) – Questo il calendario e le classifiche del Mondiale di calcio:

GRUPPO A: 11/06 Messico-Sudafrica 2-0 12/06 Corea del Sud-Repubblica Ceca 2-1 18/06 Repubblica Ceca-Sudafrica 1-1 18/06 Messico-Corea del Sud 1-0 25/06 (Monterrey): Sudafrica-Corea del Sud ore 03 25/06 (Città del Messico): Repubblica Ceca-Messico ore 03

CLASSIFICA: Messico 6, Corea del Sud 3, Sudafrica, Rep.Ceca 1

GRUPPO B 12/06 Canada-Bosnia 1-1 13/06 Qatar-Svizzera 1-1 18/06 Svizzera-Bosnia 4-1 19/06 Canada-Qatar 6-0 24/06 (Vancouver): Svizzera-Canada ore 21 24/06 (Seattle): Bosnia-Qatar ore 21

CLASSIFICA: Svizzera, Canada 4, Bosnia ed Erzegovina, Qatar 1

GRUPPO C 14/06 Brasile-Marocco 1-1 14/06 Haiti-Scozia 0-1 20/06 Scozia-Marocco 0-1 20/06 Brasile-Haiti 3-0 25/06 (Atlanta): Marocco-Haiti ore 00 25/06 (Miami): Scozia-Brasile ore 00

CLASSIFICA: Brasile, Marocco 4, Scozia 3, Haiti 0

GRUPPO D 13/06 Usa-Paraguay 4-1 14/06 Australia-Turchia 2-0 19/06 USA-Australia 2-0 19/06 Turchia-Paraguay 0-1 26/06 (Los Angeles): Turchia-USA ore 04 26/06 (San Francisco): Paraguay-Australia ore 04

CLASSIFICA: USA 6, Australia, Paraguay 3, Turchia 0

GRUPPO E 14/06 Germania-Curaçao 7-1 14/06 Costa d’Avorio-Ecuador 1-0 20/06 Germania-Costa d’Avorio 2-1 21/06 Ecuador-Curaçao 0-0 25/06 (Philadelphia): Curaçao-Costa d’Avorio ore 22 25/06 (New York): Ecuador-Germania ore 22

CLASSIFICA: Germania 6, Costa d’Avorio 3, Curaçao, Ecuador 1

GRUPPO F 14/06 Olanda-Giappone 2-2 15/06 Svezia-Tunisia 5-1 20/06 Olanda-Svezia 5-1 20/06 Giappone-Tunisia 4-0 26/06 (Kansas City): Tunisia-Olanda ore 01 26/06 (Dallas): Giappone-Svezia ore 01

CLASSIFICA: Olanda, Giappone 4, Svezia 3, Tunisia 0

GRUPPO G 15/06 Belgio-Egitto 1-1 16/06 Iran-Nuova Zelanda 2-2 21/06 (Los Angeles): Belgio-Iran ore 21 22/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Egitto ore 03 27/06 (Vancouver): Nuova Zelanda-Belgio ore 05 27/06 (Seattle): Egitto-Iran ore 05

CLASSIFICA: Belgio, Egitto, Iran, Nuova Zelanda 1

GRUPPO H 15/06 Spagna-Capo Verde 0-0 16/06 Arabia Saudita-Uruguay 1-1 21/06 (Atlanta): Spagna-Arabia Saudita ore 18 22/06 (Miami): Uruguay-Capo Verde ore 00 27/06 (Houston): Capo Verde-Arabia Saudita ore 02 27/06 (Guadalajara): Uruguay-Spagna ore 02

CLASSIFICA: Spagna, Capo Verde, Arabia Saudita, Uruguay 1

GRUPPO I 16/06 Francia-Senegal 3-1 16/06 Iraq-Norvegia 1-4 22/06 (Philadelphia): Francia-Iraq ore 17 22/06 (Boston): Senegal-Norvegia ore 03 26/06 (Boston): Norvegia-Francia ore 03 26/06 (Boston): Senegal-Iraq ore 01

CLASSIFICA: Francia, Norvegia 3, Senegal, Iraq 0

GRUPPO J 17/06 Argentina-Algeria 3-0 17/06 Austria-Giordania 3-1 22/06 (New York): Argentina-Austria ore 21 22/06 (Los Angeles): Algeria-Giordania ore 03 27/06 (Dallas): Argentina-Giordania ore 22 27/06 (Seattle): Algeria-Austria ore 04

CLASSIFICA: Argentina, Austria 3, Giordania, Algeria 0

GRUPPO K 17/06 Portogallo-Congo 1-1 18/06 Uzbekistan-Colombia 1-3 23/06 (Houston) Portogallo-Uzbekistan ore 19 24/06 (Guadalajara) Colombia-Congo ore 4 28/06 (Miami)Colombia-Portogallo ore 1.30 28/06 (Atlanta)Congo-Uzbekistan ore 1.30

CLASSIFICA: Colombia 3, Portogallo, Congo 1, Uzbekistan 0

GRUPPO L 17/06 Inghilterra-Croazia 4-2 17/06 Ghana-Panama 1-0 22/06 (Los Angeles): Inghilterra-Ghana ore 03 22/06 (Boston): Croazia-Panama ore 01 26/06 (Miami): Inghilterra-Panama ore 21 26/06 (Seattle): Croazia-Ghana ore 04

CLASSIFICA: Inghilterra, Ghana 3, Croazia, Panama 0

SEDICESIMI DI FINALE (Accedono le prime due classificate di ogni gruppo più le 8 migliori terze)

28/06 (New York): 1A-2B ore 21 28/06 (Boston): 1C-2D ore 03 29/06 (Los Angeles): 1D-2C ore 03 29/06 (Dallas): 1B-2A ore 21 30/06 (Miami): 1E-2F ore 21 30/06 (Seattle): 1G-2H ore 03 01/07 (Houston): 1F-2E ore 03 01/07 (Vancouver): 1H-2G ore 21 02/07 (Philadelphia): 1I-2J ore 21 02/07 (Atlanta): 1K-2L ore 03 03/07 (San Francisco): 1J-2I ore 03 03/07 (Kansas City): 1L-2K ore 21

OTTAVI DI FINALE 04/07 (New York): V1A-2B vs V1C-2D ore 21 04/07 (Los Angeles): V1D-2C vs V1B-2A ore 03 05/07 (Miami): V1E-2F vs V1G-2H ore 21 05/07 (Dallas): V1F-2E vs V1H-2G ore 03 06/07 (Boston): V1I-2J vs V1K-2L ore 21 06/07 (Seattle): V1J-2I vs V1L-2K ore 03 07/07 (Houston): ultimo ottavo ore 21 07/07 (Atlanta): ultimo ottavo ore 03

QUARTI DI FINALE 09/07 (New York): Quarto di finale 1 ore 21 09/07 (Los Angeles): Quarto di finale 2 ore 03 10/07 (Dallas): Quarto di finale 3 ore 21 10/07 (Miami): Quarto di finale 4 ore 03

SEMIFINALI 14/07 (Atlanta): Semifinale 1 ore 21 14/07 (New York): Semifinale 2 ore 03

FINALE 3° POSTO 18/07 (Miami): Finale 3° posto ore 21

FINALE MONDIALE 19/07 (New York): Finale Mondiali 2026 ore 21

Trump, Conte: risparmiateci favoletta di Meloni che tutela Italia

Roma, 20 giu. (askanews) – “Potete anche controllare quasi tutte le tv e i giornali ma risparmiateci la favoletta del Governo Meloni che tutela l’Italia con la schiena dritta”. Così sui social il leader M5s Giuseppe Conte.

“La premier – aggiunge – si guardi allo specchio. Ad aprile 2025 per far contento Trump è andata negli Stati Uniti a prendere impegni per acquisti di armi e gas americani, per non tassare i giganti del web statunitensi. Nell’estate 2025 è andata a firmare l’aumento esorbitante delle spese militari al 5% del Pil per far contento Trump e non si è schierata con i leader europei che hanno alzato la voce come Sanchez. Sui dazi imposti alle nostre imprese ha parlato di accordo ‘positivo’ e ‘sostenibile’ e ha fatto dire al suo vicepremier, sfidando il senso del ridicolo, che le misure contro le nostre aziende in fondo erano una ‘opportunità’. Rispetto agli attacchi al Venezuela ha parlato di azione difensiva legittima mentre lo stesso Trump spiegava che la ragione era il petrolio. Di fronte alle violazioni del diritto internazionale di Netanyahu e Trump in Iran ha detto ‘non condivido né condanno’ ma a pagare sono stati gli italiani con il boom di prezzi, energia e carburante. Di fronte a un genocidio con oltre 20mila bambini uccisi da Netanyahu ha mandato Tajani a ‘osservare’ il Board of peace di Trump con il cappellino rosso Maga in mano mentre lo proponeva per il Nobel per la Pace. Potrei continuare. Le favole di un Governo che tutela l’interesse nazionale la possono raccontare i giornali del deputato di maggioranza Angelucci e tutto il sistema informativo che controllano da Palazzo Chigi. Lo stesso che ha buttato fango su di noi, che abbiamo portato 209 miliardi quando ci volevano imporre il Mes. Lo stesso che rideva per ‘Giuseppi’ mentre scontentavamo Trump su spese militari e Via della Seta per tutelare i nostri interessi nazionali, pur senza mettere in discussione le nostre alleanze storiche”.

“Lo scontro di oggi – conclude Conte – non è contro un leader che alza la testa, ma è un richiamo all’ordine verso chi ha sempre obbedito senza fiatare, assumendo impegni insostenibili per il popolo italiano. Chi ha ridotto l’Italia così non la rimetterà in piedi di certo. Tocca a noi”.

Chi era Madre Cabrini, la patrona dei migranti venerata negli Usa

Denver, 20 giu. (askanews) – Importante per l’America ma anche per l’Italia, per gli italiani, per i migranti di oggi e per i discendenti di chi emigrò ormai in tempi lontani: Madre Cabrini, con la sua vita straordinaria, è stata citata più volte e oggi con la visita di Papa Leone XIV a Pavia, il suo nome torna di nuovo alla ribalta. Lei religiosa e fondatrice della congregazione delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, venne mandata nelle Americhe proprio da Leone XIII e morì a Chicago, la città natale di Prevost, nel 1917. In queste immagini di askanews si può ammirare il Cabrini Shrine, il santuario da lei fondato e a lei dedicato ai piedi delle Rocky Mountains, in Colorado.

Ma perché questa santa è così importante, oggi più che mai? A spiegarcelo Alisa DiGiacomo, storica e autrice del libro “Italy in Colorado”.

“Madre Cabrini, Santa Cabrini, in realtà la prima santa americana canonizzata in America, è significativa per il Colorado”, precisa. “Ma prima di parlare del Colorado, Santa Cabrini ha avuto un impatto mondiale. Incredibile da pensare ma è una delle prime donne nella Chiesa cattolica che sia riuscita a fondare un proprio ordine. E penso che questo dimostri quanto fosse difficile farlo in quel periodo. La sua attenzione è sempre stata rivolta alla sua cura per le persone, per i più bisognosi. Non a caso è la santa patrona degli immigrati. Per il Colorado, è significativa perché le venne chiesto di venire qui, alla luce della situazione nello Stato nel 1904 per gli immigrati italiani. La prima cosa che fece, fu fondare una scuola in Colorado. Poi fondò un orfanotrofio, comprò un terreno, oggi il Santuario di Cabrini (Cabrini Shrine)”.

Il Cabrini Day è una festività dello Stato del Colorado che si celebra ogni anno il primo lunedì di ottobre, in onore di questa straordinaria filantropa. Ma in cosa consiste l’eredità di Francesca S. Cabrini?

“Si chiama Cabrini Day, ed è, di fatto, la prima festa statale retribuita della nazione che onora una donna, il che è anche molto significativo. Quindi tutto questo è legato agli italoamericani, ma anche alla sua eredità e a ciò che ha fatto per aiutare le persone in Colorado, e questa è ancora la missione del santuario, un luogo accogliente per chiunque voglia venire a riflettere e vedere la bellezza che circondava gli orfani di allora, soprattutto le bambine orfane. Per loro era davvero straordinario andare ‘al Cabrini’ e vivere le montagne del Colorado”, spiega DiGiacomo.

Intervista di Cristina Giuliano

Montaggio di Claudia Berardicurti e Linda Verzani

Immagini askanews

Si ringrazia Brand Usa, Visit Colorado e Visit Denver

Il Papa: basta parole di odio fra Paesi, vogliamo vivere in pace

Pavia, 20 giu. (askanews) – “Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza. Però come ci ha detto Sant’Agostino, se vogliamo cambiare i tempi se vogliamo che il mondo viva in pace dobbiamo cominciare con noi stessi. Basta con parole di odio, basta con gli insulti, con i bulling (bullismo, ndr), basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”. Lo ha detto il Papa a Pavia, parlando a braccio davanti ai fedeli riuniti in piazza Duomo.

Meloni a Trump: mia popolarità non la riguarda, pensi alla sua

Roma, 20 giu. (askanews) – “Presidente Trump, questi attacchi costanti e immotivati sono insensati. Quanto alla mia popolarità, essere suo amico non l’ha certo aiutata, né dipende dal mio rapporto con lei. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, replica al presidente degli Stati Uniti dopo il nuovo attacco su Truth.

“La mia popolarità non la riguarda. Le suggerisco di concentrarsi sulla sua”, aggiunge.

MotoGp, Bagnaia torna al successo nella Sprint di Brno

Roma, 20 giu. (askanews) – Francesco Bagnaia ritrova il successo e conquista la Sprint Race del Gran Premio della Repubblica Ceca sul circuito di Brno. Il pilota Ducati, scattato dalla prima fila, prende il comando fin dalla partenza e gestisce con autorevolezza i dieci giri di gara, resistendo nel finale al ritorno di Ai Ogura e centrando la sua prima vittoria Sprint dalla Malesia 2025.

Alle spalle del due volte campione del mondo chiude proprio Ogura, protagonista di un altro fine settimana di alto livello dopo la pole position ottenuta in mattinata con il record della pista. Il giapponese della Aprilia Trackhouse, partito dalla prima casella, prova fino all’ultimo a mettere pressione a Bagnaia, ma deve accontentarsi della seconda posizione. Sul gradino più basso del podio sale Marc Marquez, autore di una gara in rimonta e capace di mantenere il contatto con i primi fino alla bandiera a scacchi.

Quarta posizione per Fabio Di Giannantonio, seguito da Jorge Martin, Raul Fernandez ed Enea Bastianini. Gara complicata invece per Marco Bezzecchi: il leader del Mondiale era in quinta posizione quando è finito nella ghiaia a pochi giri dal termine, perdendo punti preziosi nella corsa al titolo.

La Sprint di Brno è stata caratterizzata anche da numerose cadute. Oltre a Bezzecchi, non hanno concluso la gara Pedro Acosta, Maverick Vinales, Diogo Moreira e Luca Marini, tutti scivolati in diverse fasi della corsa senza conseguenze fisiche rilevanti.

Determinante anche la scelta delle gomme. Bagnaia ha optato per la mescola soft al posteriore, riuscendo a mantenere un ritmo elevato fin dalle prime battute e costruendo un margine sufficiente per contenere il recupero di Ogura, che aveva invece scelto la media in vista di un possibile vantaggio nella seconda parte della gara.

Per Bagnaia si tratta della 14ª vittoria Sprint in carriera, risultato che interrompe un digiuno durato 238 giorni e rilancia le ambizioni del pilota Ducati in vista della gara lunga di domenica. Con questo successo il piemontese raggiunge inoltre quota 34 podi Sprint complessivi, eguagliando il primato condiviso da Jorge Martin e Marc Marquez.

L’appuntamento con il Gran Premio della Repubblica Ceca è ora fissato per domenica alle 14, quando sul tracciato di Brno andrà in scena la gara lunga che potrebbe rimescolare ulteriormente le carte nella lotta per il Mondiale MotoGP.

Iran, attacchi israeliani in Libano: chiuso lo Stretto di Hormuz

Roma, 20 giu. (askanews) – Il comando militare centrale iraniano ha annunciato di aver chiuso lo Stretto di Hormuz a causa degli attacchi israeliani nel Libano meridionale, descrivendoli come una violazione dell’accordo dell’Iran con gli Stati Uniti.

“Si annuncia che lo stretto di Hormuz sarà chiuso al traffico navale. Si precisa che questo primo passo è una risposta alla violazione degli impegni da parte del nemico e, se l’aggressione continuerà, saranno pianificate e adottate ulteriori misure per costringere il nemico a rispettare i propri obblighi”, ha dichiarato il quartier generale centrale Khatam al Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di Stato.

Trump: Meloni vuole tornare a essere amica degli Usa per avere consensi…

Roma, 20 giu. (askanews) – Giorgia Meloni “sta andando male in Italia in termini di popolarità” e ora, “dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i suoi consensi. No, grazie!!!”. Lo ha scritto sul suo social Truth il presidente americano, Donald Trump, lanciando nuove accuse alla presidente del Consiglio italiano.

“La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, mi ha chiesto più e più volte di fare una foto con me durante il vertice del G7 in Francia”, ha detto in apertura di post tornando sull’episodio Trump, che aveva in precedenza sottolineato che la premier italiana lo aveva “implorato” di scattare questa foto e che lui aveva provato “dispiacere” per lei.

“Sta andando male in Italia in termini di popolarità”, ha proseguito l’inquilino della Casa Bianca parlando di Meloni, “forse perché si è opposta agli Stati Uniti d’America, un Paese che ama davvero e protegge l’Italia, quando si è trattato di impedire all’Iran di ottenere o sviluppare un’arma nucleare (ma, del resto, anche la NATO ha fatto lo stesso!)”.

“Non ci ha nemmeno permesso di utilizzare le piste di atterraggio o le basi aeree italiane, creando un notevole inconveniente logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno per proteggere l’Italia e gli altri cosiddetti alleati della NATO”, ha concluso Trump, “Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i  suoi consensi. No, grazie!!!”.