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Sanremo, Ditonellapiaga: “È storia e cultura, l’esprienza più forte”

Milano, 22 feb. (askanews) – Ditonellapiaga è pronta a tornare sul palco dell’Ariston in occasione della 76° edizione del Festival di Sanremo con Che fastidio!, brano energico, diretto e pungente che segna un passaggio fondamentale nel nuovo percorso artistico della cantautrice.

“Sanremo è per me la storia e cultura della mia nazione prima di tutto, quindi, non riesco a collegarmi a questo personalmente. In secondo luogo, è il momento più forte e più grande che abbia mai vissuto nella mia carriera. Nella mia prima partecipazione con Donatella Rettore, sicuramente e poi in questa seconda partecipazione, in cui mi misuro su quel palco con brano forte, coraggioso con grande simpatia ed energia. E’ con un palco molto difficile ma che voglio affrontare con spensieratezza, cercando di concentrarmi sull’esibizione per portare il divertimento del pezzo al pubblico”.

Scritto e composto dalla stessa Margherita insieme a Edoardo Castroni, Edoardo Ruzzi e Alessandro Casagni, Che fastidio!, regala uno spaccato sincero delle piccole e grandi inconvenienze della vita quotidiana e di quella strana sensazione di sentirsi fuori posto, raccontata dall’artista in modo ironico, pungente e mai giudicante attraverso tutto ciò che può dar fastidio nella vita di tutti i giorni e nel frenetico mondo di Margherita. In occasione della serata delle cover in programma venerdì 27 febbraio, Ditonellapiaga si esibirà sulle note The Lady Is a Tramp in duetto con Tony Pitony. Il brano sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali dopo la performance sul palco dell’Ariston.

“La mia canzone si chiama Che Fasidio. È ironica, pungente e anche autoironica perché racconta ciò che mi circonda e il mio approccio a certi aspetti sociali che spesso accadono senza alcun giudizio e che in certi momenti della mia vita sono diventati un po’ stretti. Con simpatia li ho elencati e analizzati con una bellissima cassa dritta”.

Con la sua scrittura ora tagliente ora ironica e immediata, Che fastidio! apre le porte e si fa brano-manifesto di Miss Italia, il nuovo progetto discografico fuori venerdì 10 aprile per BMG/Dischi Belli e da ora disponibile in preorder. Dopo un momento di smarrimento identitario musicale, Miss Italia nasce come reazione alla necessità di fermarsi e rimettere tutto in discussione per ritrovarsi. Motore creativo dell’album è il desiderio di restare fedele a se stessa pur vivendo all’interno di un sistema che spesso chiede il contrario. Interamente scritto e composto dalla stessa Margherita -insieme ad Alessandro Casagni che ne ha anche curato la produzione- e anticipato dal singolo e videoclip Sì lo so, il nuovo album indaga il rapporto con i canoni, con la percezione degli altri e con l’idea di essere “giusti”. Ed è proprio qui che entra in gioco l’ironia pungente e dissacrante di Ditonellapiaga che, attraverso Miss Italia, ritrova la sua voce sbarazzina e volutamente fuori dal coro, proprio come il suo nome. Su sonorità elettroniche e sfumature pop-dance, la cantautrice esplora le crepe dello star system, punzecchia i suoi miti e le sue maschere, trasformando le contraddizioni di questo mondo in una parodia lucida, ironica e intelligente: Ditonellapiaga non punta il dito, stuzzica con curiosità, prendendosi i suoi spazi tra le regole e le sue ambiguità.

La nuova fase artistica di Ditonellapiaga troverà la sua espressione più diretta anche dal vivo, con il ritorno nei club previsto per l’autunno 2026: il 27 novembre 2026 la cantatrice giocherà in casa esibendosi all’Atlantico di Roma, mentre il 30 novembre 2026 porterà le sue performance magnetiche e carismatiche anche al Fabrique di Milano.

I biglietti dei live di Roma e Milano sono già disponibili su TicketOne e nei circuiti di vendita e prevendita abituali. Maggiori informazioni su Magellano Concerti.

Sanremo, Sal Da Vinci: ho atteso 17 anni per tornare, non me lo aspettavo

Milano, 22 feb. (askanews) – Sal Da Vinci, tra i protagonisti della 76 edizione del Festival di Sanremo, torna sul palco dell’Ariston a 17 anni dalla sua ultima partecipazione con “Per sempre sì,” brano che inaugura una nuova fase del suo percorso artistico. “Io ho avuto il piacere di salire sul palco del Festival di Sanremo nel 2009 e fu un’emozione grande perché è un sogno che inseguivo da molti anni, c’erano quasi 13 tentativi andati a male. Il 2009 addirittura è stato per me un festival rocambolesco perché io fui eliminato e poi ripescato e addirittura fui spinto sul podio e quindi è un ricordo molto tenero. Poi ho atteso altri 17 anni che giustamente in questi 17 anni sono accadute molte cose, tra teatro, dischi e quant’altro, bellissime soddisfazioni, ma questa invece è stata una notizia miracolosa, non me l’aspettavo. Quindi vado lì con, al di là delle aspettative, io porto la mia musica, il mio sentimento, la mia onestà nel presentare questa canzone che credo, possa appartenere a tutti quanti, lo fa danzando in punta di piedi”.

La canzone, espressione della maturità di un performer a tutto tondo con oltre quarant’anni di carriera, mette al centro l’amore e la promessa più importante della vita: il racconto di due persone che continuano a scegliersi, nonostante tutto. Un amore inteso come scelta quotidiana nella sua forma più pura, un filo invisibile che unisce due persone nel tempo. Il brano è prodotto da Merk & Kremont e Adriano Pennino e scritto da Sal Da Vinci, Francesco Da Vinci, Alessandro La Cava, Federica Abbate, Merk & Kremont ed Eugenio Maimone.

“Il mio brano si intitola Per sempre sì parla della consacrazione di un amore, parla di una promessa, delle nostre promesse che spesso magari sono un po’ così vacillanti. Invece in questa canzone non si riferisce solo alla promessa di matrimonio che è meravigliosa, ma anche del nostro impegno nel costruire il nostro futuro. Quindi le promesse vanno mantenute”.

Durante la serata cover Sal Da Vinci si esibirà insieme a Michele Zarrillo reinterpretando “Cinque Giorni”. Un incontro tra due sensibilità artistiche affini che dialogano su un brano che ha segnato la storia della canzone d’autore italiana. Una canzone che, a distanza di oltre trent’anni dalla sua prima esecuzione a Sanremo, continua a parlare al presente, attraversando nuove generazioni e linguaggi.

Dopo l’esperienza sanremese, per Sal Da Vinci si apre un anno interamente dedicato al live e alla nuova musica, con un progetto di inediti di prossima uscita attualmente in lavorazione. A partire da ottobre porterà il suo iconico repertorio sui principali palcoscenici italiani con “Sal Da Vinci – Live Teatri 2026” (organizzato da Vivo Concerti). Un ritorno all’essenza dell’esibizione dal vivo, pensato in una dimensione più intima e raccolta, che segue il grande successo di “Stasera che Sera! – Special Edition”, lo speciale concerto-evento in Piazza del Plebiscito a Napoli dello scorso 6 settembre.

Olimpiadi, le 30 medaglie azzurre: analisi per discipline

Milano, 22 feb. (askanews) – Le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 si chiudono oggi e l’Italia festeggia il più importante risultato sportivo mai ottenuto nei Giochi invernali: 30 medaglie, quando il precedente record era di 20 a Lillehammer 1994. Se a questo si aggiungono i piazzamenti tra il quarto e l’ottavo posto, che sono molto rilevanti ai fini delle classifiche internazionali e dei parametri sportivi, la spedizione risulta di assoluto rilievo e prestigio. Nelle parole del segretario generale del CONI e capo missione ai Giochi italiani, Carlo Mornati, quella azzurra del 2026 è stata “la squadra più forte di sempre”.

Analizzando più nel dettaglio le 30 medaglie italiane, le discipline che hanno raccolto più podi sono state il pattinaggio di velocità e lo sci alpino, con cinque, ma il pattinaggio di velocità ha raccolto il numero più alto di ori, tre, a cui si aggiungono due bronzi. Lo sci alpino invece ha fatto registrare due ori, un argento e due bronzi. Unica altra disciplina a raggiungere i due ori è stato lo slittino, che ha conquistato anche due bronzi, setto numero di medaglie totali (4) anche per lo short track, distribuite in un oro, due argenti e un bronzo. A quota tre medaglie complessive si collocano il freestyle (1-1-1) e lo snowboard (0-1-2), mentre il biathlon ne ha due, ma una è d’oro e l’altra d’argento. Due sono arrivate anche dallo sci di fondo, entrambe bronzi. Le ultime due discipline a fare medaglia, con un bronzo ciascuna, sono state il pattinaggio di figura e il curling. Complessivamente quindi l’Italia ha mandato a medaglia atleti in dieci discipline su 16 presenti, a dimostrazione della profondità del movimento e dell’attenzione anche a sport più recenti.

Le discipline nelle quali il Team Italia ha saputo vincere almeno una medaglia di ogni colore sono tre: sci alpino (2-1-2), short track (1-2-1) e freestyle (1-1-1). Se invece dovessimo comporre un medagliere delle discipline che hanno portato successi azzurri, secondo i criteri del CIO, al primo posto ci sarebbe il pattinaggio di velocità (3-0-2), seguito dallo sci alpino (2-1-2) e dallo slittino (2-0-2), lasciando in questo modo al quarto posto lo short track (1-2-1).

Buonfiglio: Olimpiadi un successo, Italia tra i big dello sport

Milano, 22 feb. (askanews) – “Il risultato per me è estremamente positivo ed evidentemente la formula “condannati a vincere” sta dando i suoi frutti. Con l’Olimpiade di Milano Cortina anche noi abbiamo contribuito ad arricchire la storia della nostra Repubblica, il Presidente Mattarella è sempre stato presente, affettuoso e competente. Questo è un segnale importante per lo sport italiano”. Lo ha detto il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, nel corso della conferenza stampa conclusiva dei 25esimi Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.

“E’ stata l’Olimpiade delle prime volte – ha aggiunto il presidente – tutti i portabandiera sono andati a medaglia, così come tutti gli atleti che erano presenti a Losanna. Abbiamo registrato il record dei premi in denaro erogati agli atleti, ma le medaglie generano un indotto importane, attivando i valori che generano economia”.

“Considerando queste Olimpiadi e quelle di Parigi – ha concluso Buonfiglio – l’Italia si pone tra le prime quattro nazioni al mondo e questi risultati non nascono per caso. E posso dire oggi con serenità che sapevamo fina da prima dell’inizio dei Giochi una alta capacità di andare a medaglia in quasi tutte le discipline, sulla base delle nostre proiezioni”.

Il campo degasperiano: non una sigla, ma un orizzonte politico

Il “campo degasperiano” non è un partito, né un cartello, né una formula. È un orizzonte e come tale accoglie molte cose, all’occorrenza anche la sua traduzione in un fatto politico concreto, ove possibile. Nasce dall’esigenza di mettere a fuoco una nuova prospettiva nella vita pubblica italiana, oggi frammentata e impoverita, spesso ridotta a esercizio di potere (o contropotere) senza visione. Non indica scorciatoie velleitarie, ma un ritorno alle “ragioni umaniste” della politica come servizio, responsabilità e costruzione del bene comune.

Al centro di questa proposta vi è una convinzione netta: senza un fondamento etico condiviso, la democrazia si svuota. De Gasperi ne era pienamente consapevole. Sapeva che il progresso non nasce dal cinismo né dall’astuzia, ma da una fiducia esigente nell’uomo e nella storia. La sua fede non fu mai bandiera identitaria, bensì sorgente interiore di una scelta politica alta: la laicità come metodo, come spazio di incontro, come linguaggio universale.

Pertanto, nella lezione degasperiana, il cattolicesimo democratico non è mai stato ideologia travestita da morale. Al contrario, è stato uno sforzo teso a distinguere, mediare e tenere insieme libertà e responsabilità, Stato e società, istituzioni e popolo. Da qui nasce un’idea non dogmatica del progresso: né automatismo storico né promessa vagamente messianica, ma cammino governato dalla politica come forza ordinatrice della vita associata.

Dunque, il campo degasperiano è uno spazio aperto. Esula da pregiudiziali identitarie senza vagheggiare sincretismi accomodanti. Non è una caserma né una somma di interessi, ma uno spazio di convergenza per chi rifiuta la riduzione della politica a spettacolo e pura gestione del consenso: cosituisce in buona sostanza un luogo in cui ricostruire solidarietà civili prima ancora che schieramenti elettorali.

In un tempo segnato da sfiducia rinuncia e rassegnazione, il campo degasperiano si propone come atto di consapevolezza e resistenza, anzitutto per controbattere al nudo meccanicismo della società ipertecnologica. Effettivamente l’occidente, prima di essere minacciato dall’esterno, subisce l’offensiva interna di potenti minoranze che agiscono o pensano di poter agire al di fuori del paradigma democratico. Un altro capitalismo, emancipato dalle premesse circa l’uguaglianza delle opportunità, mira ad imporsi sulla società. Ecco, opporsi a questa deriva significa rimettere al centro l’elemento creativo della politica  per garantire la spinta del progresso umano come misura di civiltà. È solo in questo cerchio, a nostro avviso, che si può e si deve formare un nuovo sistema di alleanze.

 

[Con questo documento l’ANDC aderisce alla proposta del “campo degasperiano” lanciata il 13 dicembre scorso, a Bologna, in occasione della presentazione del libro di Igino Giordani – Alcide De Gasperi (Studium) –  nella nuova veste editoriale curata da Lucio D’Ubaldo e Alberto Lo Presti]

Il rischio della subalternità: Italia, Europa e democrazia in bilico

Scandali globali e crisi di credibilità istituzionale

Mala tempora currunt, diceva il mio professore di greco a Messina quando ero studente liceale. Non ci siamo ancora ripresi dallo sconvolgimento per l’arresto e il lunghissimo interrogatorio del principe della casa reale inglese, che si aggiunge a un’altra sconvolgente situazione della politica americana. La Suprema Corte ha annullato decisioni giudicate truffaldine sull’aumento delle tasse introdotte dal precedente presidente Trump, dichiarandole illegittime. Non avevamo ancora superato lo sconcerto, già anticipato da numerose notizie scandalistiche apparse sui giornali e da manovre oblique all’interno della politica americana, oltre alle gravi dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti.

Quest’ultimo aveva di fatto confessato, dopo aver tentato in ogni modo di impedire la pubblicazione delle carte relative allo scandalo che coinvolgeva un noto esponente finanziario, accusato di fatti ben più gravi: attività di adescamento e coinvolgimento in comportamenti gravissimi, persino nei confronti di minorenni, con il possibile coinvolgimento di personalità importanti della vita nazionale e internazionale, compreso lo stesso presidente Trump. La vicenda, culminata nel suicidio in un carcere di New York — ancora oggi non del tutto chiarito — ha ulteriormente ampliato il senso di sconcerto e, con il coinvolgimento dell’ex principe Andrea, ha messo in discussione la stessa monarchia inglese.

L’ambiguità geopolitica italiana e il ruolo dell’Europa

La gravità della situazione è rappresentata anche dalla scelta del presidente degli Stati Uniti di imporre con grande disinvoltura le proprie decisioni, ritenute da lui vitali e sufficienti a legittimare le sue scelte, coinvolgendo anche l’Italia. Il nostro Paese, pur non potendo formalmente aderire a determinate iniziative per vincoli costituzionali, ha partecipato di fatto a un incontro internazionale promosso da Trump che mirava sostanzialmente a ridimensionare il ruolo delle Nazioni Unite.

Il sostegno a Trump, privo della presenza significativa degli Stati europei — fatta eccezione per Polonia e Ungheria — ha evidenziato una posizione ambigua dell’Italia, presente come osservatore mentre Germania e Francia, insieme ai principali Paesi europei, non risultavano coinvolti. Ne emerge una conferma dell’ambiguità, se non della dipendenza, della posizione del governo italiano rispetto alle scelte del presidente degli Stati Uniti.

Referendum, istituzioni e qualità della democrazia

Questa situazione si intreccia con il dibattito interno sul referendum riguardante la giustizia. I quesiti incidono su diversi articoli della Costituzione e impongono ai cittadini, soprattutto ai giovani, una scelta impegnativa e complessa. Tuttavia, il governo non ha favorito una piena partecipazione, non agevolando in modo adeguato i fuori sede nel recarsi ai seggi delle città di provenienza e non fornendo un’informazione sufficientemente chiara sui contenuti dei quesiti.

Si assiste inoltre a un improprio coinvolgimento del Presidente della Repubblica, più volte chiamato in causa, quasi a volergli attribuire responsabilità che non gli competono. Fortunatamente, Sergio Mattarella ha sempre rispettato i limiti costituzionali del suo ruolo, dimostrando equilibrio e saggezza e contribuendo a evitare ulteriori tensioni istituzionali.

Nel frattempo, la nascita di un nuovo partito guidato dal generale Vannacci complica ulteriormente il quadro politico e crea difficoltà aggiuntive al governo guidato da Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha ribadito che, qualunque sia l’esito del referendum, non vi saranno dimissioni né crisi di governo, fissando l’appuntamento politico al futuro e a un eventuale confronto elettorale.

Il futuro dell’Italia e dell’Europa

Resta tuttavia forte la preoccupazione per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Il rischio è quello di una crescente subalternità alle scelte del presidente degli Stati Uniti e di un indebolimento del ruolo dell’Unione europea, proprio mentre sarebbe necessario rafforzare la collaborazione internazionale e rilanciare il ruolo delle Nazioni Unite.

Occorre uno sforzo di serietà e rigore per restituire ai cittadini — e soprattutto ai giovani — fiducia, partecipazione e consapevolezza democratica. Solo così l’Italia potrà rappresentare con dignità le esigenze di sviluppo, crescita e rinnovamento, superando una fase politica complessa e contribuendo al rilancio di un’Europa autonoma e realmente protagonista nello scenario internazionale.

Referendum, riflessioni tecniche per un voto consapevole

Un clima politico segnato dalla rivalsa

Pur essendo convinto a votare no al referendum, accolgo l’invito dei cattolici per il sì — Zecchino, Rapisarda, Merlo e immagino Prosperetti ed altri — per proporre qualche iniziale riflessione tecnica in merito al quesito referendario.

Mi limito ad una chiosa di due dicta di Michele Dau che condivido totalmente. Primo: «il governo in carica appare animato da un senso di rivalsa giustizialista verso i magistrati».

Si potrebbe cominciare dicendo che questa è l’eredità della visione berlusconiana circa l’amministrazione della giustizia in Italia, della quale abbiamo avuto in un quarto di secolo plurime attestazioni, ben riassunte nell’assioma: sottrarsi al processo invece che difendersi nel processo. Del resto, ce le ricordiamo tutti le adunate dei suoi deputati — agenti come fan con tanto di cartelli e slogan — sui gradini del Palazzo di giustizia di Milano.

Inoltre, sia Meloni — nel ruolo di chi scende quotidianamente in campo sui suoi social a criticare singole sentenze considerate pezzi di un disegno messo in atto da una parte di magistratura politicizzata — sia Crosetto, che cautelativamente dichiara che la Presidente non ci ha messo la firma (e chi se no?, provenendo la proposta direttamente dal Governo), e Nordio, con la sua accusa al Csm di comportamenti paramafiosi, hanno forzato Sergio Mattarella, intervenendo come Presidente della Repubblica, ad entrare solennemente e straordinariamente nel dibattito, ponendo un alt alla delegittimazione di un organo di rilievo costituzionale, rappresentativo di uno dei poteri dello Stato, per opera di altre istituzioni. Per il bene della Repubblica.

Le riforme costituzionali richiedono metodo e condivisione

Secondo: «riformare la Costituzione repubblicana in queste condizioni è altamente dannoso e pericoloso». Ha di nuovo ragione Dau: non si fanno così le modifiche della Costituzione.

Quella patrocinata dal centrosinistra nel 2001, sulla scorta di una ampia e condivisa discussione nella Commissione bicamerale D’Alema, nonché delle leggi e dei decreti Bassanini del 1997-98, fu allora un grave errore di metodo. Sfociò in una risicatissima maggioranza parlamentare, confermata però nel referendum popolare successivo con più del 64% dei voti espressi.

Ma se le forze politiche di maggioranza partono già nel programma di coalizione con una spartizione di revisioni costituzionali a loro rispettivo favore — a Forza Italia la messa a regime della magistratura; alla Lega un modello esagerato di autonomia regionale differenziata; a Fratelli d’Italia il premierato elettivo assoluto — allora viene meno ab origine quello spirito del “promettere insieme” che caratterizzò in positivo lo sforzo lungimirante dei Padri costituenti nel biennio 1946-47, quando si diede vita ad una Repubblica “per unire”.

Proprio da qui occorreva invece partire.

Il precedente virtuoso del “giusto processo”

Del resto lo si è già fatto, e non in tempi remoti, per una revisione costituzionale su questi temi ma più importante di quella attuale: quando, con legge costituzionale, si consacrò il principio accusatorio in luogo del principio inquisitorio fino ad allora vigente. Nel nuovo articolo 111 si parla in modo assai impegnativo di giusto processo; il giudice è dichiarato solennemente terzo ed imparziale e la prova si forma in dibattimento nel contraddittorio tra le parti.

Ebbene, pochi ricordano che quel progetto di legge non proveniva dal Governo, ma era di iniziativa parlamentare, scaturendo dall’unificazione di diversi progetti. Fu approvato per quattro volte e, alla fine, con la maggioranza superiore ai due terzi dei componenti alla Camera — 448 deputati su 630 — e quasi dai due terzi al Senato (202 su 219, dovendosi contare anche i senatori a vita). Avrebbe potuto essere contrastato da un quinto dei parlamentari, o da cinque consigli regionali o da 500.000 elettori. Ma nessuno di questi soggetti abilitati chiese di ricorrere al referendum, allora genuinamente oppositivo, e così la revisione entrò in vigore con largo consenso.

I rischi dell’attuale revisione

Nel caso odierno, al contrario, l’iniziativa è stata del Governo, con le firme autografe di Meloni e Nordio; non è stato concesso a nessuno dell’opposizione, né a qualcuno della maggioranza, di modificare nemmeno un epsilon della proposta iniziale: cosa mai successa nella storia costituzionale repubblicana. Il Governo si è inoltre preso in carico di adeguare entro un anno le leggi — non dice “le norme” — sul Csm, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare: un potere immenso e delicatissimo.

E come lo si metterà in atto? C’è da temere allo stesso modo, con l’irata solitudine che ha caratterizzato in Parlamento l’iter di approvazione della revisione attuale.

Qui stanno evidentemente i pericoli per la democrazia e la tenuta della Repubblica come Stato costituzionale di diritto.

Ci sarebbero poi altre preoccupazioni nascenti dalle disposizioni sul sorteggio e sull’Alta Corte disciplinare.

Sed de hoc satis, hodie. Ce n’è già abbastanza per rifiutare il salto nel buio che ci viene proposto.

 

Enzo Balboni, 

costituzionalista, già ordinario all’Università Cattolica del Sacro Cuore

La giustizia a geometria variabile

Il contesto: giustizia e dibattito pubblico

Il tema della giustizia è tornato con forza al centro del dibattito pubblico italiano. L’intervento del Presidente della Repubblica al CSM, dopo undici anni di assenza, e l’avvicinarsi del referendum contribuiscono ad alimentare un confronto sempre più acceso sul rapporto tra politica, magistratura e cittadini.

In questo clima così delicato è interessante leggere La Lanterna di Diogene – L’avvocato Diogene Capatosta, di Michele Russo d’Altavilla, disponibile su Amazon.

Un romanzo che racconta il mestiere dell’avvocato

Non è un saggio, né un legal thriller. È un racconto che mette al centro il mestiere dell’avvocato, troppo spesso descritto come una professione cinica e opportunistica. L’autore esplora, in forma romanzata, la funzione democratica dell’avvocatura e accompagna il lettore in un viaggio dentro le trasformazioni della giustizia, talvolta rappresentata come un talk show televisivo.

In questo scenario, la presunzione d’innocenza – come recita la Costituzione all’art. 27: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” – sembra talvolta applicata a geometria variabile.

La voce di Diogene Capatosta

«Ho scritto questo libro», afferma Michele Russo, «perché mi è parso che il Diritto che praticavo ogni giorno non potesse più essere raccontato solo con atti, sentenze e formule. Bisognava dare voce a chi attraversa il processo dall’interno, senza illusioni».

Chi è, allora, Diogene Capatosta? «Non un alter ego compiacente, ma la voce che prende forma quando si osserva la Giustizia senza indulgenze: i suoi automatismi, le sue rigidità, le sue improvvise cecità».

Ne emerge la figura dell’avvocato come equilibrio democratico, interprete della società civile e protagonista silenzioso delle trasformazioni della giustizia italiana.

Tra diritto, opinione pubblica e percezione della colpa

Che cosa resta al lettore, chiusa l’ultima pagina? «Sembra un ossimoro, ma nulla, direi», risponde l’autore. «Chi leggerà il libro vi troverà uno sguardo onesto e, forse, qualche domanda in più sul sistema giudiziario».

In effetti il libro non offre soluzioni o tesi sistematiche. Piuttosto, solleva interrogativi: sul confine tra diritto e opinione pubblica, tra garanzie costituzionali e percezione sociale della colpa, tra giustizia formale e giustizia percepita.

Una lanterna che illumina senza dissipare il buio

Il merito del romanzo sta forse proprio qui: nel tentativo di restituire complessità a un tema spesso semplificato nel dibattito pubblico. Resta al lettore valutare se la forma narrativa riesca davvero a tradurre questa complessità in una riflessione duratura o se prevalga, in alcuni passaggi, l’intento testimoniale dell’autore.

È, in fondo, parafrasando il titolo del romanzo, una lanterna che non dissolve il buio, ma ne rende visibili i contorni, cercando — come Diogene — un uomo non necessariamente perfetto.

Calcio, risultati di serie A, senza reti tra Cagliari e Lazio

Roma, 22 feb. (askanews) – Finisce senza reti all’Unipol Domus tra Cagliari e Lazio. Nel primo tempo il Cagliari sfiora il gol con Zé Pedro, fermato dal palo. Adopo di testa ed Esposito di destro non trovano invece la porta per questione di centimetri. Nella ripresa i padroni di casa ci provano ancora, ma a Palestra viene annullato il vantaggio per fuorigioco e Provedel se la cava su Idrissi. Nel finale rosso a Mina e Lazio pericolosa: prima Caprile salva su Cataldi, poi in pieno recupero il centrocampista sfiora ancora il jolly. Questi i risultati e la classifica della 26esima giornata:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, Cagliari-Lazio 0-0, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio 34, Bologna 33, Udinese 32, Parma, Cagliari 29, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, risultati di serie A, L’Inter a +10 sul Milan

Roma, 21 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Inter-Lecce 0-2:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2,Lecce-Inter 0-2, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 64, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio, Bologna 33, Udinese 32, Parma 29, Cagliari 28, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Schlein e la "tranquillità": gente vuole questo, alternativa dove non c’è

Firenze, 21 feb. (askanews) – Due giorni di ascolto “democratico” a Firenze, con l’operaio della Beko che racconta in due parole cosa sia una comunità (“il circolo Arci di Sovicille ci portava il pranzo quando facevamo i presidi davanti ai cancelli della fabbrica”), con l’anziano che “compra la pasta che cuoce più in fretta per risparmiare gas”, con la mamma a partita Iva e con un signore che dalla platea del teatro Niccolini, dopo quaranta minuti di intervento di Elly Schlein, urla: “E la pace?”.

“L’Italia che riparte”, il viaggio del Pd nel paese, che, come spiega la segretaria, vuole tenere insieme la campagna per il No al referendum sulla riforma della giustizia e l’ascolto del Paese, fa tappa a Firenze, a pochi passi dal Duomo. A questo popolo, che si ritrova per due giorni – per la verità in numeri piuttosto modesti, soprattutto nella prima giornata, al teatro Niccolini – Schlein promette un paese dove la parola “tranquillità” torni ad essere possibile. E’ un’idea di futuro che va al di là delle prese di posizione della giornata politica, dal capitolo dazi e dall’accusa alla premier Giorgia Meloni di “subalternità” a Trump al no a certe proposte della destra come la “schedatura” delle scuole “di sinistra” (“no alla caccia alle streghe e alle liste di proscrizione” urla la segretaria), chiesta con una mozione di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze.

“Le persone chiedono tranquillità, tranquillità, è una parola che non abbiamo detto tanto nella nostra storia”, spiega Schlein chiudendo il suo intervento, ma le persone vogliono questo, la tranquillità, “vogliono un lavoro dignitoso, tranquillità; vogliono la certezza del diritto, tranquillità; vogliono un fisco giusto e servizi pubblici che funzionano, tranquillità; vogliono un modo più semplice per avviare e fare impresa, tranquillità; quello che noi vogliamo portare nella vita degli italiani è questa tranquillità”. Insomma, se si potesse fare una citazione – una citazione che a sinistra fa sempre scattare qualcosa – ci vorrebbe “un paese normale” (copyright Massimo D’Alema).

Per costruire questo paese non ci può essere rassegnazione, avverte Schlein. “Non ci rassegniamo a un mondo in cui le Big Tech americane pagano meno tasse di un’impresa artigiana, non ci rassegniamo a un mondo in cui il problema è mettere i giudici sotto il controllo del governo” che, contemporaneamente, dice no al salario minimo – proposta di tutte le opposizioni che Schlein rilancia anche da Firenze -, un governo che “dopo sette mesi di attesa presenta un decreto bollette” insufficiente e che si nutre di “slogan” che puntano “a spaventare le persone senza offrire soluzioni”. Di slogan Schlein ricorda quello di Margharet Thatcher (“There is no alternative”) per dire che, invece, “il lavoro della sinistra è costruire l’alternativa, anche dove sembra mancare”. Per farlo, insiste il presidente Dem Stefano Bonaccini, “non serve parlare male da mattina a sera della Meloni” ma nemmeno “un programma di 4mila pagine, tutte scritte bene, che non legge nessuno”, meglio ripartire “dal lavoro, dalle politiche industriali”. Perchè, poi, chiosa l’ex ministro del Lavoro Andrea Orlando: “Quanto è che non si parla più di classe operaia? E un partito che vuole essere popolare deve essere anche operaio” come ha detto “il compagno di Piombino”.

Trump ha confermato l’aumento dei dazi dal 10 al 15%

Roma, 21 feb. (askanews) – Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, all’indomani della decisione della Corte Suprema americana. L’alta corte aveva di fatto giudicato illegale una parte delle ‘tariffe’ annunciate nell’aprile 2025.

“Sulla base di un esame approfondito, dettagliato e completo della decisione ridicola, mal scritta ed estremamente antiamericana sui dazi resa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si prega di considerare questa dichiarazione come l’espressione della mia volontà, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, di aumentare immediatamente i dazi mondiali del 10 per cento sui Paesi che, per decenni, hanno “sfruttato” gli Stati Uniti senza ritorsioni (fino al mio arrivo!), al livello pienamente autorizzato e legalmente testato del 15 per cento”, ha annunciato il presidente americano sul suo social network.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Usa, presidente Trump annuncia aumento dazi dal 10 al 15%

Roma, 21 feb. (askanews) – Donald Trump ha annunciato sul suo social Truth l’aumento dei dazi mondiali dal 10 al 15 per cento, all’indomani della decisione della Corte Suprema americana. L’alta corte aveva di fatto giudicato illegale una parte delle ‘tariffe’ annunciate nell’aprile 2025.

“Sulla base di un esame approfondito, dettagliato e completo della decisione ridicola, mal scritta ed estremamente antiamericana sui dazi resa ieri, dopo molti mesi di riflessione, dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, si prega di considerare questa dichiarazione come l’espressione della mia volontà, in qualità di presidente degli Stati Uniti d’America, di aumentare immediatamente i dazi mondiali del 10 per cento sui Paesi che, per decenni, hanno “sfruttato” gli Stati Uniti senza ritorsioni (fino al mio arrivo!), al livello pienamente autorizzato e legalmente testato del 15 per cento”, ha annunciato il presidente americano sul suo social network.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente americano non può ricorrere alla legge del 1977 sulle emergenze economiche internazionali (Ieepa) per imporre dazi doganali senza una esplicita autorizzazione del Congresso. La legge era nata per bloccare beni, congelare conti, imporre sanzioni a Paesi ostili, mentre Trump l’aveva resa uno strumento commerciale.

Calcio, risultati di serie A dopo Juve-Como

Roma, 21 feb. (askanews) – Questi i risultati e la classifica di serie A dopo Juventus-Como 0-2:

26esima giornata Sassuolo-Verona 3-0, Juventus-Como 0-2, ore 18 Lecce-Inter, ore 20.45 Cagliari-Lazio, domenica 22 febbraio ore 12.30 Genoa-Torino, ore 15 Atalanta-Napoli, ore 18 Milan-Parma, domenica 22 febbraio ore 20.45 Roma-Cremonese, lunedì 23 febbraio ore 18.30 Fiorentina-Pisa, ore 20.45 Bologna-Udinese

Classifica: Inter 61, Milan 54, Napoli 50, Roma 47, Juventus 46, Como 45, Atalanta 42, Sassuolo 35, Lazio, Bologna 33, Udinese 32, Parma 29, Cagliari 28, Torino 27, Cremonese, Genoa, Lecce 24, Fiorentina 21, Pisa e Verona 15.

27^ GIORNATA Venerdì 27 febbraio ore 20.45 Parma-Cagliari, sabato 28 febbraio ore 15 Como-Lecce, ore 18 Verona-Napoli, ore 20.45 Inter-Genoa, domenica 1 marzo ore 12.30 Cremonese-Milan, ore 15 Sassuolo-Atalanta, ore 18 Torino-Lazio, ore 20.45 Roma-Juventus, lunedì 2 marzo ore 18.30 Pisa-Bologna, ore 20.45 Udinese-Fiorentina.

Calcio, Juve-Como 0-2, decidono Vojvoda e Caqueret

Roma, 21 feb. (askanews) – Dopo Inter e Galatasaray terza sconfitta in una settimana per la Juventus, che perde lo scontro diretto per la Champions (0-2 come all’andata) e resta al quinto posto alle spalle della Roma che chiuderà il turno domani sera. L’avvio è traumatico. All’11’ il Como passa al primo tiro in porta: percussione centrale di Douvikas, apertura per Vojvoda che si accentra e calcia sul primo palo. La conclusione non è irresistibile, ma Di Gregorio sbaglia la respinta e il pallone finisce in rete. È il tredicesimo gol subito dalla Juve al primo tiro nello specchio in questo campionato, un dato che racconta più di tante analisi.

La reazione bianconera è generosa ma confusa. Locatelli impegna Butez dalla distanza, Openda e Da Cunha spaventano ancora la difesa juventina, con il francese che scheggia la traversa dopo una leggerezza di Koopmeiners e un’uscita di testa forzata di Di Gregorio. Prima dell’intervallo il Como sfiora il raddoppio con Valle e Douvikas, mentre la Juventus fatica a trovare linee pulite tra le maglie aggressive della squadra di Fabregas.

Nella ripresa Spalletti prova a cambiare volto inserendo Conceição, poi Boga e David. La Juve cresce d’intensità: Conceição impegna subito Butez, Koopmeiners di testa sfiora il palo sugli sviluppi di un corner, e all’84’ centra clamorosamente il legno su punizione con il portiere ormai battuto.

Ma nel momento migliore dei bianconeri arriva il colpo del ko. Al 60′ corner per la Juventus, poi ripartenza micidiale del Como: transizione perfetta, assist di Da Cunha e inserimento centrale di Caqueret che deposita a porta vuota per lo 0-2. Un’azione che fotografa la differenza di lucidità e organizzazione tra le due squadre.

Nel finale la Juve ci prova con orgoglio: David spreca di testa da buona posizione, Yildiz conquista punizioni interessanti, ma l’assalto è disordinato. Il triplice fischio certifica la sconfitta tra i mugugni dello Stadium.

Bimbo Napoli, legale famiglia: si indaga per omicidio colposo

Napoli, 21 feb. (askanews) – Per le sei persone indagate nell’ambito della morte del piccolo Domenico dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato, il reato ipotizzato passa da lesioni colpose a omicidio colposo. A riferirlo è l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo deceduto questa mattina all’ospedale Monaldi di Napoli. Il corpicino del bimbo è stato sequestrato per effettuare l’esame autoptico presso l’istituto di medicina legale del Policlinico e Petruzzi ha spiegato che nelle prossime ore ci sarà “una notifica dell’avviso di accertamento tecnico irripetibile”, depositerà “la copia del consulente medico legale di parte”, potrà “porre eventualmente dei quesiti, dopodiché la salma sarà dissequestrata e si potranno fare i funerali tra giovedì e venerdì”.

L’avvocato ha ribadito di stare attenti ai tentativi di truffa che stanno circolando sui social media, post “con le foto di Domenico dove il volto non è oscurato e un iban per sostenere il funerale”. “La famiglia non ha chiesto nessuna donazione per il funerale di Domenico, non ha chiesto nessuna donazione per le spese legali dell’avvocato, è un contenuto truffaldino”, ha concluso.

Rossella Brescia: “Grande emozione abbracciare mamma di Spezzacatena”

Firenze , 21 feb. (askanews) – “Un’emozione grandissima, c’era anche la madre di Andrea Spezzacatena, che è il personaggio che io interpreto, ed è stato bello abbracciarla. Ha avuto tanto coraggio a continuare a parlare di questa storia. Venite a teatro perché il musical racconta il mondo dei giovani e anche il dolore che purtroppo c’è stato, con grande pudore, ma il messaggio che ti lascia e di speranza”. Così, a margine di Danzainfiera, la ballerina, attrice e conduttrice Rossella Brescia racconta la prima de “Il ragazzo dai pantaloni rosa” andata in scena venerdì 20 febbraio al Teatro Sistina.

Lo spettacolo è diretto da Massimo Romeo Piparo, che cura anche l’adattamento insieme a Roberto Proia, già autore della sceneggiatura dell’omonimo film di grande successo prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films. Rossella Brescia ha tenuto una masterclass di danza classica a Danzainfiera, manifestazione organizzata da Pitti Immagine a Firenze.

“Barocco Il Gran teatro delle Idee”, inaugurata grande mostra a Forlì

Forlì, 21 feb. (askanews) – E’ una rappresentazione sontuosa di un secolo decisivo per l’arte e la cultura europea: “Barocco. Il Gran Teatro delle Idee”. Già il titolo svela l’ambizione e il valore della nuova grande mostra allestita dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ai Musei San Domenico. Attraverso trecento opere da Caravaggio a Rubens, da Bernini a Van Dyck la mostra affronta una delle stagioni decisive della civiltà europea, restituendola nella sua complessità e nella sua forza generativa. Non una lettura limitata allo stile, ma una ricostruzione ampia di un sistema culturale in cui arte, fede, scienza, potere, spettacolo e vita quotidiana si intrecciano fino a diventare inseparabili. Un sistema in cui ogni immagine è insieme forma e idea, materia e progetto, emozione e strategia.

“Questa è un’occasione unica – spiega il direttore delle Grandi Mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli -. La mostra raduna 300 capolavori in un percorso che racconta, sotto la cifra culturale del barocco, un intero secolo, il Seicento. Un tentativo di sintesi così ampio non era mai stato fatto: è la prima volta”.

Un secolo che non è solo quello delle grandi chiese e delle fontane di Roma: è anche il secolo di Galileo, di Cartesio, di un’umanità che si interroga sul mondo. E una stagione che ha lasciato tracce profonde anche nel Novecento.

“De Chirico si sfida con Rubens e Velàzquez – ricorda il curatore Fernando Mazzocca -. Fontana in qualche modo si considera il nuovo Bernini: fa qualcosa che ha insieme scultura, pittura, scenografia, un’opera d’arte totale. Si va da Boldini a Boccioni, il decadentismo, futurismo, lo spazialismo di Fontana, il neobarocco di De Chirico interpretano quell’arte nel passato in tutte le loro sfaccettature e in modo molto originale. E questo presente ci serve moltissimo a rileggere in maniera più originale quel passato.

Dodici sezioni, trecento opere, istituzioni da tutto il mondo: dal Prado di Madrid ai Musei Vaticani, dall’Albertina di Vienna alle Gallerie degli Uffizi. La mostra, organizzata con Civita, è visitabile fino al 28 giugno.

“Il Seicento fu Roma e Roma fu il barocco – conclude Brunelli -. Abbiamo in mostra disegni preziosissimi di Borromini, alcuni mostrati per la prima volta, e disegni di Bernini, le sperimentazioni di quegli anni. Manufatti importanti che ricostruiscono l’immagine anche di alcuni dei grandi capolavori dell’arte barocca nell’urbanistica di Roma”.

Bimbo Napoli, la mamma: ora non si dimentichi, faremo giustizia

Napoli, 21 feb. (askanews) – “Domenico se n’è andato, è diventato un angioletto. Io farò in modo che non si dimentichi e poi faremo giustizia. Alla giustizia chiedo verità”. Queste le parole di Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico deceduto questa mattina all’ospedale Monaldi di Napoli dopo quasi due mesi di coma dopo il trapianto di un cuore risultato danneggiato.

Ai giornalisti che le chiedevano da dove le arrivasse la forza per andare avanti, la signora ha risposto: “Me la dà mio figlio” aggiungendo: “Grazie a tutti e continuate a starmi vicino perché non dimentichiamo Domenico, non lo dobbiamo dimenticare”.

Dazi, Schlein: ora Meloni difenderà Trump o per una volta l’Italia?

Firenze, 21 feb. (askanews) – Negli Stati Uniti la Corte Suprema “applicando la Costituzione ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze al suo arrivo all’incontro “L’Italia che riparte” al teatro Niccolini.

“Ricordo che sui dazi questo governo ha minimizzato dall’inizio l’impatto molto duro su imprese e lavoratori, aveva promesso un piano da 24 miliardi che poi è sparito nel nulla diversamente da paesi come la Spagna” ha aggiunto.

A Napoli Domenico è morto, la mamma: creeremo fondazione a suo nome

Napoli, 21 feb. (askanews) – Dopo due mesi di agonia e angoscia, il piccolo Domenico è deceduto sabato mattina (21 febbraio) all’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era ricoverato in terapia intensiva dal 23 dicembre in seguito al trapianto di un cuore danneggiato.

Il decesso – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli che esprime “profondo dolore” – è avvenuto in seguito a “un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche” e dopo che era stato escluso un nuovo trapianto.

La mamma Patrizia Mercolino – che ha annunciato la volontà di creare una fondazione a nome del figlio per non dimenticarlo – è stata avvisata dai sanitari del Monaldi all’alba, dove è arrivata con il marito Antonio e altri familiari per rimanere accanto al piccolo fino all’ultimo.

La Direzione Strategica dell’azienda ospedaliera, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, ha espresso “il più sentito cordoglio e si è stretta “con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia” nel momento di “immenso dolore”.

(Con fonte immagini TikTok Patrizia Mercolino)

Re Carlo non si opporrà all’eventuale rimozione di Andrea dalla successione

Roma, 21 feb. (askanews) – Buckingham Palace non si opporrà ai piani per rimuovere Andrea Mountbatten-Windsor dalla linea di successione reale. E’ quanto riporta il Guardian che cita fonti reali. Queste ultime hanno indicato oggi che Re Carlo III non ostacolerà il Parlamento se questo volesse garantire che l’ex principe non possa mai ascendere al trono.

Mountbatten-Windsor, arrestato questa settimana con l’accusa di abuso d’ufficio, rimane l’ottavo in linea di successione al re, nonostante sia stato privato di tutti i titoli reali e sollevato da qualsiasi incarico ufficiale.

L’arresto è avvenuto dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato documenti che lasciano intendere che Mountbatten-Windsor abbia passato informazioni governative riservate al condannato per reati sessuali su minori Jeffrey Epstein e ad altri contatti mentre svolgeva il ruolo di inviato commerciale del Regno Unito.

Dazi, Panetta: impatto attenuato da IA e nuove rotte commerciali

Venezia, 21 feb. (askanews) – La ricomposizione geografica degli scambi mondiali e il forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale hanno attenuato l’impatto de dazi sui volumi commerciali mondiali. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 32esimo Congresso Assiom Forex a Venezia.

Nonostante la loro introduzione, infatti, “nel 2025 il commercio internazionale è cresciuto del 4%, un ritmo superiore a quello del Pil mondiale e doppio rispetto alle attese. Vi hanno contribuito l’applicazione di dazi inferiori a quelli inizialmente annunciati e l’assenza di ritorsioni generalizzate, che hanno attenuato gli effetti sulla domanda globale. Oltre la metà dell’espansione è riconducibile al forte aumento degli scambi legati all’intelligenza artificiale”.

“L’elemento che emerge con maggiore chiarezza è la profonda ricomposizione geografica dei flussi commerciali”, ha spiegato. Le importazioni statunitensi dalla Cina sono state le più colpite dai dazi, con una contrazione superiore al 25%, ma allo stesso tempo, la Cina ha rafforzato la propria presenza su mercati alternativi – in Africa, nel Sud Est asiatico, in America latina e in Europa – conseguendo nel 2025 un avanzo commerciale elevato.

Inoltre, in base alle stime disponibili, ha sottolineato il Governatore della Banca d’ Italia, l’onere dei dazi sarebbe finora ricaduto soprattutto sull’economia statunitense: “gli esportatori stranieri ne avrebbero sostenuto una quota limitata, stimata attorno al 10%”.

“Ciò non significa che i dazi siano privi di costi – ha concluso Panetta -. Essi hanno accresciuto la complessità delle catene globali del valore, con effetti sui costi di produzione, sui tempi di approvvigionamento e sulla trasparenza degli scambi. Gli oneri si sono distribuiti tra più paesi, inclusa la Cina, le cui imprese hanno dovuto ridurre i prezzi di vendita per ampliare l’accesso a mercati alternativi”.

Sanremo, LDA e AKA 7EVEN: è la risposta ai tanti sacrifici che abbiamo fatto

Milano, 21 feb. (askanews) – LDA e AKA 7EVEN, tra i protagonisti della nuova scena pop italiana, saranno in gara alla 76esima edizione per la prima volta insieme sul palco dell’Ariston con il brano “Poesie Clandestine”.

“Per noi andare a Sanremo è una risposta ai tanti sacrifici che abbiamo fatto nel corso degli anni, un po’ di sudore che abbiamo buttato, un po’ di alti e bassi, che non sempre sono negativi gli alti e bassi. Secondo me se tutto è retto c’è un problema, se scendi hai modo migliore per risalire, questa cosa potrebbe succedere in realtà a Sanremo. Fare il festival con AKA per me è un piacere, un onore enorme perché oltre alla stima artistica c’è poi il rapporto magnifico di base che ci portiamo avanti ormai da quasi dieci anni. Essere a Sanremo è il coronamento nuovamente di un sogno, tutte le volte, nonostante già l’hai fatto, continua ad essere un sogno. Lui ha 25 anni, io 22 e per tutte e due è la seconda volta che siamo tra i big quindi è tanta roba è un’emozione unica con la consapevolezza che su quel palco ci sono stati veramente le leggende e quindi fa anche una certa soggezione”.

Poesie Clandestine, scritto da Luca D’Alessio (LDA), Luca Marzano (AKA 7EVEN), Alessandro Caiazza e Vito Petrozzino, e prodotto da Noya, nasce da un’intesa autentica e quotidiana: un legame umano e artistico costruito nel tempo, fatto di amicizia, convivenza e di una condivisione naturale di musica, pensieri e visioni.

“Poesie Clandestine” di LDA e AKA 7EVEN nasce ad agosto dopo la fine dei tour di entrambi, ci siamo rivisti per rilassarci un po’ da lui a Roma, nei 3-4 giorni liberi una sera abbiamo deciso di andare in studio ma per pura perdita di tempo. Abbiamo detto facciamo qualcosa, al massimo lo buttiamo come facciamo con un sacco di pezzi che già abbiamo buttato, casualità buona che quella sera sia nata “Poesie Clandestine”. E’ nata come tutti i pezzi in modo molto casuale, spontaneo, naturale da due fratelli che vivono in casa insieme. Parla di un amore fuggitivo, ecco perché clandestino. Poi abbiamo citazioni come Napoli sotterranea, è una metafora per dire a questa lei è proprio segreta, nascosta, non si vede, è buia ma allo stesso tempo piena di vita, proprio come Napoli Sotterranea. Ci sono tanti riferimenti a Napoli, è una canzone che puoi dedicare alla città, a una persona”.

Questa amicizia di lunga data si trasforma un percorso condiviso, in un progetto artistico comune. Un momento che rappresenta il punto di partenza dei due artisti, un percorso condiviso che li unisce in un unico progetto: esce il 6 marzo l’omonimo album, in digitale e in formato CD e CD autografato.

L’album “Poesie Clandestine”, composto da 10 brani, prende forma dalla connessione umana, ancor prima che artistica, tra LDA e AKA 7EVEN, cresciuta nel tempo tra vicinanza, vita condivisa e uno scambio spontaneo e continuo di suoni, idee e prospettive.

Bankitalia, Panetta: Pil e commercio mondiali oltre attese nonostante dazi

Venezia, 21 feb. (askanews) – Nonostante le tensioni geopolitiche non si siano attenuate nel corso del 2025, rendendo il contesto internazionale più instabile, “l’economia mondiale non ha rallentato: la crescita ha superato le attese e il commercio internazionale ha continuato a espandersi”. Lo ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nel corso del suo intervento al 32esimo Congresso Assiom Forex a Venezia.

Nel 2025, ha sottolineato Panetta, “la crescita globale si è rivelata più robusta del previsto, nonostante le forti tensioni geopolitiche e commerciali: il Pil mondiale è aumentato del 3,3%, mezzo punto oltre le previsioni formulate un anno fa. A sostenere l’attività produttiva – ha spiegato – ha contribuito innanzitutto il dinamismo dei settori legati all’intelligenza artificiale – in particolare la costruzione dei data center, divenuti il fulcro della trasformazione tecnologica in atto”.

Sanremo, Francesco Renga: c’è tutta la componente dei misteri umanità

Milano, 21 feb. (askanews) – Francesco Renga parteciperà in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo (24-28 febbraio 2026) con il brano “Il Meglio di Me”. Una delle voci più grandi della musica italiana torna da solista sul palco dell’Ariston. “Emozioni, ricordi, paure, Sanremo è un misto di tutto, diciamo che c’è tutta la componente dei misteri dell’umanità emotivamente parlando. Quindi c’è molta emozione che parte dalla canzone, perché rappresenta soprattutto una buona occasione per farsi ascoltare e far ascoltare una canzone nella quale credi. Come avete visto sono in splendida forma, mi preparo dal punto di vista fisico, poi all’allenamento vocale, ma soprattutto dieta, dieta, dieta, dieta, dieta”.

“Il meglio di me” rappresenta una fotografia sincera e intensa di un momento significativo nella vita – artistica e personale – di Francesco Renga. Il brano nasce come un’intima riflessione sul percorso di crescita personale, in cui l’artista si confronta con le proprie fragilità e paure per imparare a gestirle senza trasferirle sugli altri. È uno sguardo profondo dentro sé stesso, un passo verso il cambiamento e verso la capacità di offrire il meglio di sé nelle relazioni con gli altri e nella vita.

“Il brano racconta di un uomo che decide di affrontare le proprie paure e fragilità da solo, perché credo che questo si debba fare per riuscire poi attraverso questo processo a portare all’altro il meglio di noi”.

Nella serata di venerdì 27 febbraio dedicata alle cover, al 76° Festival di Sanremo, Francesco Renga insieme a Giusy Ferreri si esibirà con “Ragazzo solo, ragazza sola”, versione del capolavoro “Space Oddity” cantata in italiano da David Bowie, con un testo riscritto da Mogol e pubblicata nel 1970. Sarà un emozionante omaggio a uno degli artisti più importanti di tutti i tempi David Bowie, a dieci anni dalla sua scomparsa, e allo stimatissimo paroliere della musica italiana, Mogol.

Dopo aver attraversato l’Italia per tutta l’estate 2025 con oltre 30 concerti nelle principali città per celebrare i 20 anni di “Angelo”, Francesco Renga torna live nell’autunno 2026 in venue più intime con “LIVE TEATRI 2026”. Prodotto da Friends & Partners, il nuovo tour lo vedrà protagonista nei principali teatri italiani.

Panetta (Bakitalia): serve più produttività, accelerare sul digitale

Venezia, 21 feb. (askanews) – Negli ultimi anni, l’espansione dell’economia italiana “è stata trainata dalla forte crescita dell’occupazione, che ha raggiunto livelli storicamente elevati. Mentre il prodotto rallentava, il numero di occupati e le ore lavorate hanno continuato ad aumentare, anche in risposta a una dinamica del costo del lavoro particolarmente contenuta rispetto all’inflazione”. Lo ha rilevato il Governatore della Banca d’Italia, fabio Panetta, nel suo intervento al 32mo Congresso Assiom-Forex, a proposito di occupazione e produttività.

Alla luce delle tendenze demografiche, secondo il Governatore, “un modello di crescita fondato sull’espansione dell’occupazione e su salari contenuti non è sostenibile. La riduzione della popolazione in età lavorativa, il cui impatto è stato finora compensato dall’aumento della partecipazione e dal calo della disoccupazione, si accentuerà nei prossimi anni”, ha spiegato.

“Senza un deciso aumento della produttività – ha proseguito – lo sviluppo rischia di arrestarsi. Occorre un’economia più innovativa, che ponga conoscenza e capitale umano al centro della propria strategia di crescita. Le tecnologie digitali offrono un’opportunità che non può essere rinviata: accelerarne la diffusione deve diventare una priorità per l’Italia, come per l’Europa”.

Olimpiadi, scuse della Rai dopo il fuorionda che invita a ignorare gli israeliani

Milano, 21 feb. (askanews) – “Il fuorionda andato in onda prima della gara di bob a quattro delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 su Rai 2 contiene un’espressione inaccettabile che non rappresenta in alcun modo i valori del servizio pubblico e di Rai Sport. A nome della direzione, esprimo sincere scuse agli atleti israeliani, alla delegazione e a tutti i telespettatori”. Così il responsabile ad interim di Rai Sport, Marco Lollobrigida, dopo il fuorionda trasmesso all’inizio del collegamento per la gara di bob a 4 alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026 nel quale si sente una voce dire “Evitiamo l’equipaggio numero 21, che è quello dell’israeliano”.

“Sono state avviate immediate verifiche interne per accertare responsabilità. Lo sport deve unire e non dividere” ha aggiunto Lollobrigida. Nei giorni scorsi un telecronista della tv svizzera Rts, Stefan Renna, aveva criticato il bobbista israeliano-statunitense Adam Edelman per il suo sostegno pubblico a favore dell’intervento israeliano a Gaza, mettendo anche in discussione l’opportunità della partecipazione ai Giochi.

Dazi, Schlein: Meloni farà video per difendere Trump o difenderà Italia?

Roma, 21 feb. (askanews) – Negli Stati Uniti la Corte Suprema “applicando la Costituzione ha ricordato che ogni potere incontra un limite. Siamo curiosi di sapere se Meloni farà un altro video per attaccare i giudici e difendere il suo amico Trump oppure se difenderà per una volta gli interessi italiani”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze al suo arrivo all’incontro “L’Italia che riparte” al teatro Niccolini.

“Ricordo che sui dazi questo governo ha minimizzato dall’inizio l’impatto molto duro su imprese e lavoratori, aveva promesso un piano da 24 miliardi che poi è sparito nel nulla diversamente da paesi come la Spagna” ha aggiunto.

Roma, Gualtieri: pronti a candidarci per le Olimpiadi 2036 o 2040

Roma, 21 feb. (askanews) – “Sarebbe bello candidare Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2036 o del 2040. Le condizioni penso ci siano. Se si valuterà che è un obiettivo realistico, sono pronto a collaborare con il governo e il Coni per costruire la candidatura più competitiva possibile. Una Capitale come la nostra non deve avere timore di misurarsi con le grandi sfide: il Giubileo ha dato una prova concreta della nostra capacità di organizzare e gestire grandissimi eventi”. Così il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, in un’intervista al Corriere della Sera.

A Napoli è deceduto questa mattina il piccolo Domenico

Napoli, 21 feb. (askanews) – Dopo giorni di agonia e di angoscia, il piccolo Domenico è deceduto questa mattina presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, dove era ricoverato. Il decesso – si legge in una nota dell’Azienda Ospedaliera dei Colli – è avvenuto in seguito a “un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche”.

Nel comunicato si esprime “profondo dolore” per il decesso del piccolo paziente sottoposto a trapianto il 23 dicembre scorso. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime “il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore”.

Jesse Jackson, il carisma al servizio di una scelta di libertà

A qualche giorno dalla sua scomparsa, mentre si attenua l’eco emotiva dell’annuncio, si delinea con maggiore chiarezza la portata storica della testimonianza civile e politica di Jesse Jackson. Il reverendo e attivista per i diritti civili, morto il 17 febbraio 2026 all’età di 84 anni, è stato una delle figure più influenti della vita pubblica americana degli ultimi settant’anni. La famiglia lo ha ricordato come un “leader al servizio della comunità, non solo della nostra famiglia, ma anche degli oppressi, dei senza voce e degli emarginati in tutto il mondo”.

Dalle leggi di Jim Crow alle lotte per i diritti civili

Nato l’8 ottobre 1941 a Greenville, nella Carolina del Sud, Jackson crebbe immerso nella segregazione razziale imposta dalle leggi Jim Crow, che limitavano i diritti degli afroamericani nel Sud degli Stati Uniti. Questa esperienza personale segnò per sempre la sua visione politica e morale.

Negli anni Sessanta si affermò come uno dei più stretti collaboratori di Martin Luther King Jr. all’interno della Southern Christian Leadership Conference (SCLC). Era presente al Lorraine Motel di Memphis il 4 aprile 1968, il giorno in cui King fu assassinato, un momento che lo segnò profondamente e rafforzò la sua determinazione a proseguire la lotta per i diritti civili.

Dal pulpito alla politica nazionale

Dopo la morte di King, Jackson ampliò la sua visione oltre la lotta contro la segregazione razziale. Nel 1971 fondò Operation PUSH, un’organizzazione dedicata a creare opportunità economiche e sociali per le comunità nere e povere, e successivamente la Rainbow/PUSH Coalition, una coalizione multirazziale che mirava a unire diversi gruppi sociali e minoritari.

Nel corso degli anni Ottanta le sue campagne per la nomination presidenziale del Partito Democratico furono eventi storici: nel 1984 e nel 1988 raccolse milioni di voti, diventando il primo afroamericano a guidare una candidatura presidenziale con reali possibilità di influire sul risultato nazionale. Sebbene non abbia mai vinto la nomination, il suo ruolo fu fondamentale nel creare spazio politico e culturale per future generazioni di leader neri, in particolare per Barack Obama.

Voce globale per i diritti umani

Oltre alla politica interna, Jackson intraprese missioni internazionali non ufficiali per negoziare la liberazione di ostaggi e prigionieri in Paesi come Siria e Iraq. Queste operazioni dimostrarono la sua capacità di operare come ponte tra comunità civili e leadership mondiale, sfidando spesso i limiti della diplomazia ufficiale e anticipando forme di diplomazia civile oggi più riconosciute.

Luci e ombre

Carismatico oratore — il suo celebre slogan “Keep hope alive” divenne un simbolo di speranza e resilienza — Jackson fu ammirato per la sua capacità di mobilitare le masse e parlare ai poveri e marginalizzati. Tuttavia, la sua carriera non fu priva di critiche. Episodi come il commento infelice del 1984 riferito a New York con un termine offensivo per la comunità ebraica gli valsero accuse di insensibilità e gli procurarono duri attacchi pubblici. Nel corso degli anni fu anche criticato per una gestione finanziaria poco trasparente delle sue organizzazioni.

Anche la sua vita privata non fu immune da scandali: sposato con Jacqueline Lavinia Brown dal 1963, nel 2001 ammise pubblicamente di aver avuto una figlia da una relazione extraconiugale, notizia che influenzò negativamente la sua immagine di figura morale.

La malattia e gli ultimi anni

Nel 2017 Jackson aveva rivelato di essere affetto dal morbo di Parkinson e negli anni successivi sviluppò una forma più grave di malattia neurodegenerativa, la paralisi sopranucleare progressiva, che lo costrinse a ridurre drasticamente la sua presenza pubblica. Nonostante ciò, continuò a partecipare a iniziative pubbliche ogni volta possibile fino ai suoi ultimi giorni, mantenendo un forte valore simbolico per il movimento dei diritti civili.

Un’eredità duratura

Al di là delle ombre e delle controversie, la portata storica di Jackson è indiscutibile. A distanza di giorni dalla sua scomparsa, appare ancora più chiaro come la sua opera di costruzione di una coalizione multirazziale abbia lasciato un’impronta profonda nel Partito Democratico e nella società americana. Egli ha ispirato generazioni di leader progressisti e ha contribuito a radicare l’idea che il potere politico si costruisce attraverso il voto, l’organizzazione sociale e l’impegno civico.

Figure politiche di tutto lo spettro ideologico — da Joe Biden a Barack Obama, fino a esponenti conservatori — hanno reso omaggio alla sua vita e al suo lavoro, ricordandolo come un gigante del movimento per la giustizia e l’uguaglianza.

Jesse Jackson lascia un’eredità profonda nella storia americana: un ponte tra le battaglie per l’uguaglianza di metà Novecento e le sfide sociali del XXI secolo, un esempio di impegno civile che ha trasformato la politica e la coscienza collettiva degli Stati Uniti.

Gli elettori digitali e il referendum sulla giustizia

La conoscenza costituzionale che manca

Il Censis e l’Istat ci hanno spesso informati sulla scarsa conoscenza della nostra Costituzione da parte dei cittadini italiani, giovani studenti compresi, insistendo sull’importanza dell’educazione civica. Per le finalità di questo appunto, bisogna allora tener conto che l’Istituto Nazionale di Ricerca Demopolis ha fornito anche una cifra: il 58% degli italiani dichiara di non conoscere bene i principi fondamentali della nostra Costituzione.

Dato da prendere con le pinze, come tutti i numeri che non spiegano, ma da tenere comunque in considerazione.

 

Saggezza stoica e discernimento civile

Tra le virtù che gli studiosi di filosofia collocano nello stoicismo classico c’è anche la saggezza: una dote morale esplorata a fondo dalla teologia cristiana e fondamentale per il discernimento tra bene e male, per rapporti interpersonali, sociali e politici equilibrati e orientati al bene comune, alla pace e alla collaborazione tra popoli e Stati.

Si tratta prima di ogni cosa di un equilibrio interiore, che i praticanti di questo insegnamento suggerivano di alimentare costantemente con la conoscenza e lo studio: essere saggi significava conoscere, e conoscere voleva dire studiare. Nel rispetto di tutti i profili culturali e delle competenze dei cittadini con diritto di voto, ai giorni nostri l’utopia necessaria sarebbe quella di una formazione prepolitica permanente, sia per gli elettori sia per gli eletti. Ma andiamo avanti.

 

Marco Aurelio e l’obbligo di conoscere prima di giudicare

Molti studiosi di storia hanno sostenuto che l’imperatore romano Marco Aurelio fosse un innamorato dello stoicismo e riconoscevano in lui uno dei sovrani più colti della Roma antica. Amava riflettere molto, stimava la Grecia, i suoi filosofi, la sua democrazia, il suo modo di vivere e di camminare stando insieme. Invitava costantemente ad apprendere, per capire bene le cose sin nei loro risvolti più oscuri.

Tra le sue riflessioni, ne emerge una che colpisce per la sua attualità in relazione al referendum sulla giustizia:

“Il parere di diecimila uomini non ha alcun valore, se nessuno di loro sa niente sull’argomento”.

Una riflessione che invita a conoscere prima di giudicare — e prima di votare.

 

Democrazia fragile e post-democrazia digitale

Non vorrei insistere su un fatto ormai diffuso e denunciato, ma la nostra democrazia è entrata in una crisi seria, che qualcuno definisce irreversibile. Sta diventando ogni giorno di più una “post-democrazia”, avendo tra i suoi pilastri proprio l’ignoranza dei problemi che si troverà ad affrontare e contando sulla polemica quotidiana, sulle posture aggressive del leader di turno, sul suo nome e sulla sua faccia.

Una democrazia finta e gassosa che nasconde, sotto le sue strutture partecipative, autocrazie psicotiche e neo-imperiali, con manie di comando accentrate nel capo forte e solitario. Accanto a ciò si afferma una democrazia elitaria, gestita dagli addetti ai lavori, satura di superficialità e veleni digitali e analogici, personalizzata su un nome e su una faccia nervosa e decisa.

Abbiamo davanti anche una democrazia strapiena di dati statistici e sondaggi numerici che sono spesso riduzioni quantofreniche: numeri e percentuali che, come osservava Franco Ferrarotti, servono a nascondere e semplificare fenomeni sociali complessi, illudendo di far capire senza far comprendere la qualità dei valori e dei principi sottesi.

 

Il referendum e lo spirito costituente dimenticato

Arrivo al dunque. Il 22 e 23 marzo andremo a votare sul referendum sulla giustizia. Sulla scheda elettorale troveremo ben sette articoli della nostra Costituzione, voluti e decisi dopo lunghi confronti da maggioranza e opposizione unite, con uno straordinario spirito di collaborazione tra comunisti e democristiani.

Non deve scandalizzare se oggi stimati costituzionalisti e politici di sinistra voteranno Sì a un referendum voluto dalla destra.

Quando fu preparata la Costituzione, la collaborazione tra rivali politici sorprese molti: in Parlamento sedevano un Partito comunista filostalinista e una classe politica con residui fascisti. Provvidenziale fu il ruolo moderatore della Democrazia Cristiana. Su 515 votanti, i favorevoli furono l’88%, i contrari il 12%: una stragrande maggioranza composta proprio dai due antagonisti, DC e PCI.

Questo ricorda quanto sia indispensabile la collaborazione tra opposti quando si tratta di tutelare il bene comune, soprattutto in un mondo globalizzato e attraversato da cambiamenti epocali che dovrebbero trovarci tutti sulla stessa barca.

 

Un voto destinato a politicizzarsi?

Non mi sorprende dunque che su un referendum che tocca sette articoli della Costituzione destra, sinistra e centro non abbiano polarizzato le scelte, mescolando invece i consensi.

Mi auguro tuttavia di sbagliare su due questioni. La prima riguarda la percentuale di votanti — che temo attorno al 40% — e la quota di elettori che conosce davvero i sette articoli coinvolti, i loro commi e le ricadute sull’autonomia della magistratura. Solo tale conoscenza può ribaltare la preoccupazione di Marco Aurelio e dimostrare che il parere di molti ha valore quando nessuno ignora l’argomento.

La seconda questione, strettamente legata alla prima, riguarda il rischio che il referendum diventi non tanto costituzionale quanto politicizzato e personalizzato: un voto pro o contro il governo, pro o contro Meloni, pro o contro la magistratura.

Altro, temo che non interesserà. Tenendo conto che, su questi referendum semplificati e ridotti al pro o contro, ci attende anche il tema del premierato.

Libertà, giustizia sociale, desiderio: i legami che reggono la civiltà

Mi è capitato di riprendere in mano un mio libretto del 2022 (sono trascorsi ormai ben quattro anni): Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo. E immediatamente ho colto un paradosso: proprio nell’epoca degli “anni-secoli”, come la definiva Piero Angela, nella quale in pochi mesi avvengono cambiamenti estesi e profondi paragonabili a quelli che, fino al XIX secolo, richiedevano cent’anni, le questioni cruciali restano le stesse.

In particolare, due binomi inscindibili emergono con forza sia dal mio piccolo testo sia dai fatti di oggi, pubblici e privati, interni e internazionali: libertà e giustizia sociale, desiderio e libertà.

Libertà e giustizia sociale

Autocitarsi può non essere elegante; qui, però, lo trovo opportuno. Ascoltiamo brevemente: «Con Sandro Pertini al Quirinale milioni di italiani dei diversi orientamenti politico-elettorali e quasi l’intero “popolo di sinistra” imparano davvero che libertà e giustizia sociale sono un binomio inscindibile. Però gli Ottanta sono stati anche gli anni nei quali la distanza fisiologica tra parole e cose, tra annunci e comportamenti si trasformava in un abisso: da un lato, ad esempio, i proclami sulla Grande riforma delle istituzioni e della politica, dall’altro le pratiche e le miserie di un riformismo senza riforme». La situazione odierna non è poi troppo diversa.

Desiderio e libertà

Ed eccoci all’altro binomio. «Ancor oggi, in effetti, oggi più che mai, anzi, si rincorrono e paiono quasi sovrapporsi in tragica sequenza le notizie di femminicidi e di stragi familiari. Notizie di donne stuprate, da noi e nell’Ucraina invasa dai russi, come nelle mille, piccole “Ucraine” sparse nel globo». E poco dopo, a commento di un brano di Luce Irigaray, scrivevo: «Proprio Afrodite finisce per divenire l’incarnazione dell’amore come libertà e desiderio umano. Già: desiderio e libertà come binomio inscindibile». Desiderio senza libertà, per contro, comporta violenza, dolore, sopraffazione, negazione della differenza.

Un orizzonte di verità nella vita quotidiana

E come non concludere con le parole – quasi un canto, insieme amaro e speranzoso – di Raniero La Valle? «[…] e se c’è un aggiornamento dei linguaggi di verità e un più ricco annunzio della fede, vediamo che cosa tutto ciò può voler dire nella vita quotidiana, nel fare nuova la vita di tutti». Qui, credo, torniamo ai due binomi.

Libertà e giustizia sociale. Desiderio e libertà. Due nessi inseparabili che interrogano la politica, la cultura e la coscienza civile, chiedendo di essere tradotti in pratica quotidiana e responsabilità condivisa.

Disabilità, diritti e realtà quotidiana: una riforma da completare

Un passo avanti nel riconoscimento dei diritti

Il DDL promosso dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli rappresenta un passaggio rilevante nel percorso di riforma delle politiche per la disabilità. Il testo rafforza il progetto di vita personalizzato, introduce una valutazione multidimensionale più integrata e punta a semplificare procedure oggi frammentate. È un cambio di paradigma: dalla mera assistenza al riconoscimento dei diritti e dell’autonomia della persona.

La grande assenza: il caregiver familiare

Tuttavia, come assessore alle politiche sociali, ritengo che la riforma presenti una lacuna significativa: la tutela del caregiver familiare.

Il sistema italiano continua a reggersi in larga parte sull’impegno quotidiano dei familiari — spesso donne — che garantiscono assistenza continuativa a persone con disabilità o non autosufficienti. Eppure il caregiver non dispone ancora di un riconoscimento giuridico pieno e uniforme. Le misure esistenti, comprese quelle previste dalla Legge 104/1992, non sono sufficienti a compensare l’impatto economico, lavorativo e psicologico dell’attività di cura.

Quattro interventi indispensabili per completare la riforma

Se vogliamo che il progetto di vita sia realmente efficace, dobbiamo intervenire su quattro direttrici:

  1. Riconoscimento normativo chiaro della figura del caregiver, con diritti esigibili e non misure episodiche.
  2. Tutele previdenziali, attraverso contributi figurativi per i periodi di assistenza continuativa e strumenti di flessibilità pensionistica.
  3. Sostegno economico strutturale, stabile e omogeneo sul territorio nazionale.
  4. Servizi di sollievo e supporto psicologico, per prevenire isolamento e burnout.

Senza queste integrazioni, il rischio è che la riforma resti incompleta e che il carico dell’assistenza continui a gravare quasi esclusivamente sulle famiglie.

Una politica sociale moderna deve riconoscere che la cura non è solo una responsabilità privata, ma un valore pubblico. Rafforzare il DDL in questa direzione significa costruire un sistema più equo, sostenibile e realmente inclusivo.

 

Avv. Raffaella Ferrentino

Assessore alle Politiche Sociali

Comune di Nocera Superiore (SA)

Fondazione NEST,con 3 anni partenariati Miur-Pnrr guarda a futuro

Roma, 20 feb. (askanews) – Oltre 700 ricercatori coinvolti, 244 progetti attivi, 180 laboratori, 91 collaborazioni industriali e 74 prototipi sviluppati, con oltre 10 tecnologie già brevettate o brevettabili che hanno raggiunto livelli di maturità tecnologica. A tre anni dall’avvio dei Partenariati Estesi promossi dal ministero dell’Università e della ricerca, nell’ambito del Pnrr, Fondazione NEST – unico partenariato esteso in Italia dedicato alla ricerca e allo sviluppo di tecnologie energetiche sostenibili – presenta un primo bilancio.

Su un budget di circa 117 milioni di euro, ad oggi ne sono stati investiti poco meno di 16 in bandi a cascata per progetti di ricerca industriale realizzati in collaborazione con le imprese.

Ma la Fondazione guarda al futuro, a rendere strutturale quanto realizzato finora anche dopo il Pnrr. Gabriella Scapicchio, Direttrice generale di Fondazione NEST: “Il futuro della Fondazione si può riassumere in una parola continuità, con continuità vuol dire passare da progetto a infrastruttura. Questo pensiamo di farlo attraverso cinque direttrici la prima direttrice è che vogliamo integrare le aziende nella Fondazione e quindi allargarci alle aziende per connettere la ricerca con il mercato e con il mondo industriale. La seconda direttrice è l’innovazione, vogliamo lavorare con le start-up. Vogliamo conoscere dove vanno, dove va l’innovazione e quali sono i trend futuri, anche creando delle spin off all’interno della nostra ricerca. La terza sono le connessioni globali. La ricerca italiana, la ricerca di NEST non può restare nel nostro perimetro nazionale, dobbiamo espanderla dobbiamo andare nei paesi del piano Mattei, nei paesi del Medioriente nei paesi dell’Africa subsahariana e creare delle connessioni forti con questi università. La quarta direttrice l’autorevolezza nella comunicazione noi abbiamo tanta ricerca questa ricerca va comunicata. La quinta e ultima che forse è la chiusura di tutto questo sono le policy, quando quando vanno decise le policy nel mondo dell’energie rinnovabili noi vorremmo esserci”.

Fondazione NEST chiude quindi una prima fase del proprio percorso sostenuto dal Pnrr e inaugura una nuova stagione per l’ecosistema energetico nazionale.

Francesco Cupertino, Presidente di Fondazione NEST: “NEST connect 2026 è stato il momento in cui ricercatori ricercatrici si sono sono incontrati, sedute intorno a tavoli di lavoro, organizzate secondo gli spoke del progetto NEST quindi le verticalità tematiche, per redigere insieme un documento che da una parte traccia una sintesi di tutte le attività di ricerca che sono state svolte in questi anni, ma soprattutto prova a disegnare una direzione dove vorremmo andare per mettere a servizio del sistema paese tutte le infrastrutture di ricerca, ma soprattutto la capacità di fare innovazione, la cultura maturata, i ricercatori e le ricercatrici che devono aiutare a trasformarsi in valore aggiunto per le start-up innovative e per le imprese. Un documento che diventa un lascito del progetto Pnrr a imprese ma soprattutto a decisori politici con la certezza che in futuro continueremo a fare ricerca, ma continueremo soprattutto a lavorare per aiutare le start-up innovative a crescere e per aiutare i laboratori italiani a fornire servizi alle grandi imprese”.

Poste, la sfida della macchina logistica per Milano Cortina 2026

Roma, 20 feb. (askanews) – Oltre 30mila metri quadri di magazzini in due hub logistici, circa 1000 tecnici coinvolti e una flotta di 270 mezzi per la movimentazione di attrezzature, materiali e forniture in tutte le sedi olimpiche e paralimpiche. Una macchina organizzativa imponete che Poste Italiane, Premium Logistics Partner di Milano Cortina 2026, ha messo a disposizione dell’evento sportivo più importante dell’anno. Il servizio del TG Poste.

Schlein: dazi fuori da legalità, Meloni difende Trump o Italia?

Firenze, 20 feb. (askanews) – “La Corte Suprema applicando la Costituzione, ha dimostrato che ogni potere incontra un limite. Le politiche commerciali di Trump, dannose a livello globale e anche in Italia, sono state messe fuori dalla legalità pure negli Stati Uniti. A questo punto ci chiediamo se Giorgia Meloni, nella consueta pillola video serale da Palazzo Chigi, attaccherà i giudici americani per difendere il suo amico Trump oppure per una volta difenderà l’Italia, le imprese e i lavoratori colpiti da quei dazi. Questa subalternità del governo a Trump la paga a caro prezzo l’Italia”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein.

Maria Grazia Chiuri presenta la primavera del Teatro la Cometa

Roma, 20 feb. (askanews) -Il teatro è piccolo, interamente ristrutturato anzi ricostruito, un fulgore di bianco, legno e del rosso dei velluti, le finestre in fondo al palcoscenico lasciano intravvedere gli alberi di via del Teatro di Marcello. Sulla scena, Maria Grazia Chiuri e la direzione artistica che l’accompagna in questa avventura: il nuovo Teatro La Cometa, che la stilista – tornata da ottobre direttrice creativa della maison Fendi – ha riaperto nel nome della fondatrice Mimì Pecci Blunt, e che passata la stagione autunnale, ora annuncia quella di primavera.

Nel nome del gemellaggio fra Roma e Parigi, spiega il regista Lorenzo Salveti: dalla “Signora delle Camelie” di Giovanni Ortoleva liberamente tratto da Dumas, a “Più grande di me” con Sara Drago (uscita dai successi di “Call my agent”), un testo di Nathalie Fillion nato in residenza all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi; all’eroina francese per eccellenza, “La storia è questa, il processo di Giovanna d’Arco”, un testo di Teresa Cremisi e Chiara Valerio.

La vocazione della Cometa però è il progetto globale: teatro, musica, arte. Così arriverà Chiara Civello, e si inaugura con un concerto di Beatrice Rana e Novo Quarte (già sold out), mentre il lanciatissimo giovane pianista Aristo Sham tiene un recital (17 maggio) col pensiero a quello leggendario (tutto Ravel e Debussy) che eseguì nel lontano 1959 Arturo Benedetti Michelangeli proprio nella stagione inaugurale del teatro La Cometa. Mahler e Brahms invece arrivano il 10 aprile con la mezzo soprano Sara Mingardo, il violista Georgy Kovalev e al piano Massimo Spada, anche responsabile della musica classica per il teatro.

L’inaugurazione si accoppia a una mostra ideata dall’artista Marinella Senatore, “militante e femminista” dice la curatrice Paola Ugolini, in “dialogo serrato con gli archivi del teatro per recuperare il lavoro di Mimì Pecci Blunt”. Si tratta di una installazione site specific che “attiverà il foyer” e sostituirà le tende di velluto con stoffe ispirate ai gonfaloni e ai motti italiani, artigianalmente create dalla Chanakya School of Craft, guidata da Karishma Swali, che ha dedicato la vita al recupero e alla reinterpretazione del patrimonio immateriale dell’India.

Protagonista su tutto resta proprio il teatro rinato, e la sua voce nella città e la voglia di creare comunicazione. Gestirlo “non è facile” dice Chiuri: è una passione, ma “uno spettacolo costa lo stesso che abbia duecento o duemila spettatori, e io tengo molto a retribuire il lavoro creativo. Il progetto è nato senza troppi business plan, è questo luogo che ci ha riattivato un pensiero. Non abbiamo obbiettivi a lungo termine, si vedr.à Deve essere un posto per le persone che vivono la città, un luogo di incontri, anche in questa nostra era digitale: uno spazio aperto di scambio continuo”. Per questo il cartellone dedica poche serate a ogni artista ed è – oltre che multidisciplinare – anche costruito con la massima flessibilità mentale: “in uno spazio così piccolo è necessario, sperando di essere sostenibili, innovativi pur nella qualità”.

Referendum, Schlein: lotta nel fango? Meloni guardi canali social Fdi

Milano, 20 feb. (askanews) – “C’è’ un sentimento crescente, una partecipazione crescente e contiamo che sempre più persone si interessino a questo voto e speriamo di convincerne il piu possibile a votare no al referendum costituzionale del 22-23 di marzo”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’iniziativa al Teatro Niccolini “L’Italia

“Mi sembra di stare di fronte al ribaltamento della realtà. Ieri ho sentito le parole della presidente del Consiglio – ha attaccato Schlein – che come sempre senza assumersi la responsabilità di quello che dice, dice che qualcuno vuole la lotta nel fango. A proposito di fango basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida in cui c’è un costante attacco e delegittimazione dei giudizi e delle loro decisioni”.

“Il governo vuole cambiare la Costituzione in sette articoli per mettere il potere giudiziario sotto a quello politico, e noi siamo contrari”, ha aggiunto.

“Noi pensiamo che questa riforma nel merito non migliori la giustizia per i cittadini italiani, non la rende più efficiente, non accorcia i processi, non assume il personale che manca nei tribunali e quindi siamo convinti delle ragioni per votare no a questo referendum costituzionale, perché l’indipendenza dei giudici è un principio che tutela i cittadini, non i giudici stessi. Quindi su questo noi andremo avanti con grande determinazione”, ha concluso.

Referendum, Schlein: lotta nel fango? Meloni guardi canali social Fdi

Firenze , 20 feb. (askanews) – “C’è’ un sentimento crescente, una partecipazione crescente e contiamo che sempre più persone si interessino a questo e speriamo di convincerne il piu’ possibile a votare no al referendum costituzionale del 22-23 di marzo”. Lo ha detto la segretaria del Pd Elly Schlein parlando con i giornalisti a Firenze a margine dell’iniziativa al Teatro Niccolini “L’Italia

“Mi sembra di stare di fronte al ribaltamento della realtà. Ieri ho sentito le parole della presidente del Consiglio – ha attaccato Schlein – che come sempre senza assumersi la responsabilità di quello che dice, dice che qualcuno vuole la lotta nel fango. A proposito di fango basterebbe andare a vedere i canali social del partito che guida in cui c’è un costante attacco e delegittimazione dei giudizi e delle loro decisioni”.

Usa, Corte Suprema boccia i dazi commerciali di Trump

Roma, 20 feb. (askanews) – Verdetto negativo da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti sui dazi commerciali adottati dal presidente Usa Donald Trump, facendo ricorso a poteri di emergenza. Secondo quanto riporta il Financial Times, i giudici hanno ritenuto che la Casa Bianca sia andata oltre quanto stabilito dall’International Emergency Economic Powers Act. La bocciatura avviene nell’ambito di una procedura che era stata avviata su ricorso da parte di diverse imprese statunitensi.

Trump ha detto che la frenata del Pil Usa è colpa dei democratici

New York, 20 febb. (askanews) – Donald Trump ha puntato il dito contro l’opposizione democratica, secondo lui colpevole della paralisi del governo federale più lunga della storia (43 giorni) e terminata a metà dello scorso novembre, per spiegare il rallentamento dell’economia americana, comprovata dal dato deludente del Pil americano del quarto trimestre del 2025. In un post su Truth Social scritto ben prima della diffusione della prima lettura dell’indicatore economico, cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,4% tra ottobre e dicembre dopo il 4,4% del terzo trimestre, il leader statunitense aveva scritto che “lo shutdown dei democratici è costato agli Stati Uniti almeno due punti di Pil. Ecco perché lo stanno facendo di nuovo, in forma ridotta”.

Quest’ultimo è un riferimento alla paralisi in cui si trova il dipartimento per la Sicurezza nazionale, rimasto senza fondi da ormai una settimana e ancora oggetto di scontro sulle riforme che i democratici vogliono dopo le violenze degli agenti federali in Minnesota sono costate la vita a due americani.

Non è chiaro se Trump si stesse semplicemente lamentando di questo o se abbia deciso di commentare il dato del Pil prima della sua diffusione. Ancora una volta Trump è tornato a chiedere “TASSI DI INTERESSE PIÙ BASSI”: e a criticare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. “E’ il peggiore”, ha aggiunto incolpandolo per l’ennesima volta di essere troppo in ritardo nel tagliare il costo del denaro.

Le condizioni del bimbo a Napoli sono in rapido peggioramento

Napoli, 20 feb. (askanews) – “Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche del paziente hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento”. A renderlo noto è l’ospedale Monaldi nel bollettino sulle condizioni del bimbo cui è stato trapiantato un cuore danneggiato. L’azienda ospedaliera spiega che si è “conclusa la prima riunione che ha visto l’équipe dell’Azienda Ospedaliera dei Colli interfacciarsi con il dottor Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e con la madre del piccolo paziente, nell’ambito del percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure (PCC)” e che l’Azienda “ha proposto una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente, sottoposto a trapianto il 23 dicembre scorso. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico”. “In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici” conclude la nota.

Usa, Trump su frenata Pil: colpa dei democratici che hanno causato shutdown

New York, 20 febb. (askanews) – Donald Trump ha puntato il dito contro l’opposizione democratica, secondo lui colpevole della paralisi del governo federale più lunga della storia (43 giorni) e terminata a metà dello scorso novembre, per spiegare il rallentamento dell’economia americana, comprovata dal dato deludente del Pil americano del quarto trimestre del 2025. In un post su Truth Social scritto ben prima della diffusione della prima lettura dell’indicatore economico, cresciuto a un tasso annualizzato dell’1,4% tra ottobre e dicembre dopo il 4,4% del terzo trimestre, il leader statunitense aveva scritto che “lo shutdown dei democratici è costato agli Stati Uniti almeno due punti di Pil. Ecco perché lo stanno facendo di nuovo, in forma ridotta”.

Quest’ultimo è un riferimento alla paralisi in cui si trova il dipartimento per la Sicurezza nazionale, rimasto senza fondi da ormai una settimana e ancora oggetto di scontro sulle riforme che i democratici vogliono dopo le violenze degli agenti federali in Minnesota sono costate la vita a due americani.

Non è chiaro se Trump si stesse semplicemente lamentando di questo o se abbia deciso di commentare il dato del Pil prima della sua diffusione. Ancora una volta Trump è tornato a chiedere “TASSI DI INTERESSE PIÙ BASSI”: e a criticare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. “E’ il peggiore”, ha aggiunto incolpandolo per l’ennesima volta di essere troppo in ritardo nel tagliare il costo del denaro.

Rallenta la crescita del Pil negli Stati Uniti

Roma, 20 feb. (askanews) – Gli Stati Uniti hanno chiuso il 2025 con una crescita economica del 2,2%, in rallentamento rispetto al più 2,8% registrato nel 2024. Lo riporta il Bureau of Economic Analysis, che oggi ha fornito una nuova lettura dei dati del quarto trimestre in cui il Pil Usa ha registrato una crescita su base annua dell’1,4%, in netto rallentamento dopo il più 4,4% del terzo trimestre. Il dato è inferiore alle attese medie, che pronosticavano una crescita su base annua praticamente doppia sugli ultimi tre mesi dell’anno.

Tv, il docufilm "L’Uomo che sapeva tutto" su Sky il 23 febbraio

Roma, 20 feb. (askanews) – Andrà in onda lunedì 23 febbraio alle 22:00 su Sky Crime e in streaming su NOW “L’Uomo che sapeva tutto”, con archivi inediti, testimonianze esclusive e ricordi di chi ha conosciuto Federico Umberto D’Amato, per tracciare il ritratto di un uomo ambiguo e sfuggente.

Il documentario esplora cinquant’anni di storia della Repubblica Italiana, rivelando come D’Amato attraversasse istituzioni e sale da pranzo con la stessa maestria. Un viaggio tra potere occulto e alta gastronomia, che rivela il ritratto di un personaggio complesso e uno spaccato della storia più nascosta del nostro Paese.

Per trent’anni è stato il più informato e temuto d’Italia: capo dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, ha plasmato la storia del Paese manovrando segreti, dossier e silenzi. Un potere invisibile, sullo sfondo di stragi, trame oscure e destini politici insabbiati. Ma dietro il burocrate ombroso si nasconde un volto inaspettato: quello del gastronomo raffinato che ha lanciato la Guida dei Ristoranti d’Italia de L’Espresso, firmava ricette gourmet e allestiva cene tanto eleganti quanto segrete.

Onnipresente ma mai visibile, D’Amato aveva accesso illimitato ai segreti di chiunque: dai terroristi ai magistrati, dai cardinali ai capi di governo. Tra alta sorveglianza e alta cucina, emerge la storia di chi trasformò il controllo in potere assoluto.

“L’Uomo che sapeva tutto”, è prodotto da Ballandi e diretto da Francesco Di Giorgio per Hearst Networks Italia.

Trump ordinerà la pubblicazione di tutti i documenti segreti sugli Ufo

Roma, 20 feb. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha annunciato che ordinerà al Pentagono e ad altre agenzie federali di avviare la pubblicazione dei documenti governativi relativi a fenomeni aerei non identificati – gli Ufo – e a presunti casi di vita extraterrestre. Lo ha dichiarato lo stesso Trump in un messaggio diffuso sulla sua piattaforma Truth Social.

“Alla luce del tremendo interesse dimostrato, ordinerò al segretario alla Guerra e ad altri dipartimenti e agenzie competenti di iniziare il processo di identificazione e divulgazione degli archivi governativi relativi a vita aliena ed extraterrestre, fenomeni aerei non identificati e oggetti volanti non identificati, nonché a ogni altra informazione collegata a questi temi estremamente complessi, ma estremamente interessanti e importanti”, ha scritto il presidente statunitense.

Nel 2022 l’agenzia spaziale statunitense Nasa aveva incaricato un gruppo di esperti di condurre uno studio scientifico sui fenomeni aerei non identificati. La ricerca, i cui risultati sono stati resi pubblici nel settembre 2023, non ha trovato prove conclusive di un legame tra gli eventi inspiegabili osservati e forme di vita extraterrestre intelligente.

Gli esperti avevano tuttavia raccomandato alla Nasa di utilizzare satelliti e altri strumenti, inclusi sistemi di intelligenza artificiale e apprendimento automatico, per raccogliere ulteriori dati sui fenomeni, dopo di che l’agenzia ha nominato il primo direttore per la ricerca sugli Ufo.

Lavoro, Scarpetta (Ocse): in Italia miglioramenti significativi

Roma, 20 feb. (askanews) – I dati del mercato del lavoro “ci indicano miglioramenti significativi”, con “due terzi delle persone in età lavorativa che hanno un’occupazione in Italia. In particolare, è aumentata quella femminile. Detto questo esistono sfide strutturali. C’è ancora da fare. I neet sono scesi, ma rimangono a percentuali significative. Al 2060 avremo il 34% in meno di persone in età lavorativa. Questo significa che ciascun lavoratore dovrà provvedere al suo reddito e per il 70% al reddito di chi è in pensione”. Lo ha sottolineato il direttore del direttorato per l’occupazione e gli affari sociali e prossimo capo economista dell’Ocse, Stefano Scarpetta, recentemente nominato capo economista dello stesso ente parigino, intervenendo alla presentazione di un progetto di Sviluppo Lavoro Italia e Ocse.

Scarpetta ha ricordato l’importanza della “sfida del digitale” e “l’opportunità dell’IA. Non c’è evidenza che le imprese sostituiscano lavoratori con l’IA. Il mercato è in fortissima evoluzione” e oggi c’è un “forte disallineamento” tra domanda e offerta di lavoro, che è “un disallineamento di competenze”.

Calenda: Trump pericoloso delinquente, cadrà per Epstein. Board of Peace baracconata

Roma, 20 feb. (askanews) – L’Italia e l’Europa dovrebbero “rispondere a brutto muso” al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, “che secondo me è un pericoloso delinquente”. Lo ha detto il leader di Azione, Carlo Calenda, ospite a L’aria che tira su La7, commentando l’iniziativa del Board for Peace.

“Io – ha affermato – ho trovato assolutamente inappropriato il fatto che noi abbiamo mandato il ministro degli Esteri a questa baracconata e guardate, lo ripeto: Trump cadrà perché il caso Epstein e tutto quello che sta intorno non è più copribile. E noi ci dovremmo vergognare. Cioè non noi, si dovrà vergognare chi ha baciato la pantofola. Meloni dovrebbe fare quello che una grande leader europea avrebbe fatto, cioè tenere la linea della associazione con il cancelliere (tedesco, ndr) Merz, che è l’unico, diciamo, Paese veramente stabile in Europa oggi e dire che noi come europei dobbiamo essere coinvolti secondo le regole della delibera del Consiglio dell’Onu nel lavoro a Gaza, che non è – ha concluso Calenda – questa baracconata”.