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Noseda torna alla Scala, strepitoso successo con la Filarmonica

Milano, 18 feb. (askanews) – Un nuovo successo a Milano per quella che ormai a pieno titolo è un’accoppiata vincente: il maestro e star internazionale della musica classica Gianandrea Noseda e la Filarmonica della Scala. Un concerto memorabile quello di ieri al Piermarini, in quella Milano che alla fine del 2024 ha celebrato i due pilastri della musica cittadina, italiana e internazionale, riconoscendo tra l’altro al Maestro l’attestato di Civica Benemerenza nell’ambito delle ultime premiazioni per l’Ambrogino d’Oro del Comune. “Sono onorato per questo riconoscimento della Città di Milano – aveva detto in quell’occasione Noseda – e ancora di più perché a riceverlo quest’anno c’è anche la Filarmonica della Scala: un segno inequivocabile dell’importanza della cultura musicale più alta per la vita di Milano: un valore da sempre iscritto nel suo DNA”.

Noseda ha aperto il programma con i Due pezzi per orchestra di Luigi Dallapiccola, preludio novecentesco al Concerto n. 2 in la maggiore per pianoforte e orchestra di Franz Liszt, interpretato da Francesco Piemontesi che debutta al Teatro alla Scala. Nella seconda parte del programma Noseda ha proposto una propria selezione di brani orchestrali dalla sinfonia drammatica op. 17 da Roméo et Juliette di Hector Berlioz.

Originario di Milano, Noseda è Commendatore al Merito della Repubblica Italiana, a testimonianza del suo contributo alla vita artistica dell’Italia con la quale ha mantenuto un legame fortissimo, nonostante la vita costellata da trionfi internazionali. È stato insignito del premio Musical America’s Conductor of the Year (2015) e dell’International Opera Awards Conductor of the Year (2016). Nel 2023 ha ricevuto il Puccini Award, i cui vincitori passati includono le leggendarie star dell’opera Maria Callas, Birgit Nilsson e Luciano Pavarotti.

Noseda è uno dei direttori d’orchestra più ricercati al mondo, riconosciuto per la sua arte sia in sala concerti che nel teatro dell’opera. La stagione 2024-2025 segna l’ottava come direttore musicale della National Symphony Orchestra, che ha sede al Kennedy Center a Washington DC e che ha ispirato e rinvigorito.

Il rinnovato riconoscimento artistico e il plauso della critica hanno portato a inviti alla Carnegie Hall e alle sale concerti internazionali, nonché allo streaming digitale e a un’etichetta discografica distribuita da LSO Live, per la quale Noseda registra anche come direttore ospite principale della London Symphony Orchestra. La discografia di Noseda comprende oltre 80 registrazioni, tra cui decine di album acclamati dalla critica con un’ampia gamma di orchestre e repertorio per varie etichette, tra cui Deutsche Grammophon e Chandos.

Noseda è diventato Direttore musicale generale dell’Opera di Zurigo nel settembre 2021 e ha raggiunto un importante traguardo nel maggio 2024, dirigendo due cicli completi dell’Anello molto apprezzati in una nuova produzione di Andreas Homoki. È stato riconosciuto come “Miglior direttore” dalla giuria degli OPER! AWARDS tedeschi, in particolare per le sue interpretazioni di Wagner.

Dal 2007 al 2018, il Maestro è stato Direttore musicale del Teatro Regio di Torino, dove la sua leadership ha segnato l’epoca d’oro del teatro dell’opera. Ha diretto le più importanti orchestre, teatri d’opera e festival internazionali e ha avuto ruoli significativi presso la BBC Philharmonic (direttore principale), l’Israel Philharmonic Orchestra (direttore ospite principale), il Mariinsky Theatre (direttore ospite principale), l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI (direttore ospite principale), la Pittsburgh Symphony Orchestra (cattedra Victor de Sabata), la Rotterdam Philharmonic (direttore ospite principale) e lo Stresa Festival (direttore artistico).

Lavorare con la prossima generazione di musicisti è importante per Noseda e nell’estate del 2024 ha guidato un tour internazionale di festival con l’European Union Youth Orchestra che li ha portati all’Edinburgh Festival e al Lucerne Festival, segnando un debutto per Noseda. Nel 2019 è stato nominato direttore musicale fondatore del Tsinandali Festival e della Pan-Caucasian Youth Orchestra nel villaggio di Tsinandali, in Georgia.

Fisco, Meloni: da lotta ad evasione somma mai raggiunta prima

Roma, 18 feb. (askanews) – “Condivido con voi una buona notizia sul lavoro del Governo nel contrasto all’evasione fiscale. Il ministro Giorgetti e il viceministro Leo hanno presentato oggi gli ultimi dati. Da questi dati emerge che la somma recuperata nel 2024 ha raggiunto la cifra record di 33,4 miliardi di euro, ben 8,2 miliardi in più rispetto al 2022 quando questo Governo non si era ancora insediato. Una somma mai raggiunta prima nella storia della nostra nazione e sono risultati ottenuti grazie certamente all’ottimo lavoro dell’Agenzia delle Entrate, ma anche grazie a specifiche norme che sono state introdotte da questo Governo, come quelle contro l’odioso fenomeno delle attività apri e chiudi, ovvero quelle attività che eludono il fisco aprendo e chiudendo in breve tempo, non pagando tasse e contributi e poi riaprendo con un altro nome”. Lo afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un video su X.

“Era un fenomeno – aggiunge la premier – che riguardava soprattutto gli extracomunitari. Nel 2024 sono state chiuse d’ufficio quasi 6.000 attività, un risultato importante per lo Stato ma ancora più importante per gli imprenditori onesti che subiscono la concorrenza sleale di queste attività”.

Ucraina, incontro Usa-Russia a Riad: colloqui andati "bene" (ma non c’è ancora data summit Trump-Putin)

Roma, 18 feb. (askanews) – E’ finito l’incontro a Riad tra le delegazioni Usa e Russia per discutere di Ucraina e sicurezza in Europa. Lo scrivono i media russi.

I colloqui di pace di Riad tra delegazioni di Usa e Russia, che si sono tenuti oggi, sono andati “bene”, ma non si è concordata una data per un summit tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin. L’ha detto ai media russi il consigliere del Cremlino Yury Ushakov, che ha preso parte all’incontro.

Oxfam lancia l’allarme: Gaza non ha più acqua

Roma, 18 feb. (askanews) – La situazione umanitaria nel governatorato di Gaza Nord e a Rafah resta disperata, nonostante in altre zone della Striscia la ripresa dell’ingresso degli aiuti – come il carburante necessario a far funzionare le pochissime infrastrutture idriche e igienico-sanitarie rimaste in piedi – stia migliorando gradualmente l’accesso all’acqua pulita per una parte della popolazione.

È l’allarme lanciato oggi da Oxfam, di fronte ad una situazione che rischia di precipitare nuovamente da un momento all’altro. Il bilancio della distruzione causata da 15 mesi di conflitto alle infrastrutture essenziali è infatti drammatico: complessivamente sono stati resi inservibili 1.675 chilometri di reti idriche e igienico-sanitarie. A Gaza Nord e Rafah, ormai quasi completamente rase al suolo, la diponibilità di acqua per la popolazione si è ridotta del 93%, rispetto a prima del 7 ottobre 2023. “Mentre il fragile cessate il fuoco in vigore resta in bilico, le parti in conflitto e la comunità internazionale devono avere ben chiaro che qualsiasi nuova escalation del conflitto potrebbe generare una catastrofe sanitaria su vasta scala. – ha detto Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia – Nelle aree di Gaza Nord e Rafah le persone devono sopravvivere con appena 5,7 litri di acqua a testa, ossia quanto noi ne consumiamo in meno di un minuto facendo la doccia o tirando una sola volta lo scarico del bagno. In tale condizione il rischio di epidemie è altissimo. Le storie che ascoltiamo ogni giorno soccorrendo la popolazione sono strazianti: bambini che devono camminare per chilometri per raccogliere una tanica d’acqua, genitori che non bevono per dissetare i figli”. A Gaza Nord interi quartieri sono stati spazzati via, in 700 mila sono senz’acqua

Nel governatorato di Gaza Nord, dall’inizio del conflitto, quasi tutti i pozzi d’acqua sono stati distrutti dall’esercito israeliano. Le oltre 700 mila persone che sono tornate qui con il cessate il fuoco, si sono ritrovate in quartieri letteralmente spazzati via e nelle poche case rimaste in piedi non c’è acqua. Anche a Rafah, nel sud della Striscia, oltre il 90% dei pozzi e dei serbatoi d’acqua installati sui tetti delle abitazioni sono distrutti e la disponibilità idrica si è ridotta del 95%, rispetto a prima del conflitto. Qui al momento sono in funzione appena 2 pozzi sui 35 che servivano l’area. Nonostante gli sforzi per riparare al più presto le reti idriche, al momento la distruzione delle condutture in tutta Gaza causa la dispersione nel terreno del 60% dell’acqua disponibile per la popolazione. Oltre l’80% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie sono state distrutte Nel dettaglio, la prima valutazione effettuata da Oxfam e dai suoi partner al lavoro a Gaza, dopo il cessate il fuoco, ha rilevato che: ” oltre l’80% delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie in tutta la Striscia sono state parzialmente o interamente distrutte, inclusi i 6 principali impianti di trattamento delle acque reflue; ” l’85% delle stazioni di pompaggio delle acque reflue (73 su 84) e delle reti sono state distrutte. Alcune sono state riparate, ma necessitano al più presto di carburante per essere rimesse in funzione;

” l’85% dei piccoli impianti di desalinizzazione dell’acqua in funzione prima del conflitto (85 su 103) sono stati parzialmente danneggiati o completamente distrutti; ” Il 67% dei 368 pozzi comunali è stato distrutto. La maggior parte dei pozzi privati non può essere rimessa in funzione, a causa della mancanza di carburante o di generatori. Il rischio sempre più alto di epidemie in tutta Gaza La mancanza di acqua pulita sommata alle acque reflue non trattate che traboccano per le strade sta aumentando il rischio di una catastrofe sanitaria in tutta Gaza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme per il rischio di una nuova epidemia di poliomelite, dopo averne rivenuto tracce nell’88% dei campioni ambientali esaminati in tutta Gaza. Aumenta anche l’incidenza di altre malattie infettive, come la diarrea acuta e le infezioni respiratorie. In questo momento sono infatti la principale causa di morte, con 46.000 casi segnalati ogni settimana, soprattutto tra i bambini. Anche la varicella e le malattie della pelle, come la scabbia e l’impetigine, si stanno diffondendo rapidamente, in particolare tra le centinaia di migliaia di sfollati che a Gaza Nord sono rimasti senz’acqua. Una situazione sanitaria aggravata anche dalla presenza di enormi quantità di rifiuti per le strade, dato che da 15 mesi la raccolta e il trasporto è impossibile: oltre 2.000 tonnellate di spazzatura si stanno accumulando ogni giorno per le vie di Gaza. Il blocco dei materiali necessari alla ricostruzione “Siamo di fronte a un mix letale che sta creando tutti i presupposti per lo scoppio di nuove epidemie. – continua Pezzati – Anche se c’è stato un aumento degli aiuti dopo il cessate il fuoco, Israele continua a impedire l’ingresso dei materiali necessari ad avviare la ricostruzione, a partire dalle tubature e dai generatori che consentirebbero di garantire l’accesso all’acqua pulita alla popolazione. Ad esempio, ci è stato impedito per 6 mesi di far entrare a Gaza 85 tonnellate di tubature e serbatoi per l’acqua – per un valore di oltre 480.000 dollari – perché la fornitura era ritenuta “sovradimensionata” e gli articoli catalogati come a ‘doppio uso’, ossia potenzialmente utilizzabili anche per scopi militari. Le autorità israeliane hanno finalmente approvato la spedizione solo questa settimana, anche se deve ancora arrivare a destinazione”. “Centinaia di migliaia di sfollati in tutta Gaza hanno dovuto ricorrere allo scavo di pozzi neri di fortuna accanto alle proprie tende. – conclude Pezzati – Questo ha provocato lo scarico quotidiano nel terreno di circa 130.000 metri cubi di acque reflue – l’equivalente di 52 piscine olimpiche – che sta contaminando il Mar Mediterraneo e l’unica falda acquifera di tutta la Striscia. Di fronte a tutto questo, lanciamo quindi un appello urgente affinché il cessate il fuoco sia mantenuto in vigore e sia resa possibile al più presto la ricostruzione delle infrastrutture essenziali, consentendo l’ingresso degli aiuti necessari ad accompagnare la popolazione di Gaza verso un po’ di normalità. Verso una pace duratura e giusta sia per i palestinesi che per gli israeliani”.

Ucraina, Salvini: nessuno si metta in mezzo se Trump trova intesa

Genova, 18 feb. (askanews) – “Spero che la guerra finisca il prima possibile sia in Israele e Medio Oriente che fra Russia e Ucraina e negli altri teatri di guerra, perché penso che sia un vantaggio per tutti: per i russi, per gli ucraini e per gli europei. Spero che non ci sia nessuno, men che meno nella nostra Europa, che non voglia far finire la guerra e spero che nessuno si metta di mezzo se Putin e Zelenski, grazie a Trump e insieme a Trump, troveranno un accordo”. Lo ha detto il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, a margine di una visita a Genova.

Ucraina, Mattarella: auspico che la Russia torni a rispettare la sovranità degli Stati

Cetinje, 18 feb. (askanews) – “La Russia torni a svolgere il proprio ruolo di grande rilievo nella comunità internazionale nel rispetto dei principi di sovranità di ogni Stato”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine del colloquio con il presidente della Repubblica del Montenegro, Jakov Milatovic. Il capo dello Stato ha ribadito che fin dall’inizio della guerra in Ucraina da parte dell’Italia è stato espresso “l’auspicio di tornare al rispetto del diritto internazionale, della carta dell’Onu, della sovranità di ogni Stato e di rispetto degli impegni bilaterali”. “L’auspicio è per una pace giusta e non fittizia, fragile o superabile in poco tempo”, ha detto il presidente della Repubblica, rispondendo a una domanda sul vertice di Parigi dedicato al conflitto in Ucraina. “Da da tre anni a questa parte – ha sottolineato il capo dello Stato –  la posizione dell’Italia e quello che ho sempre espresso ai numerosi interlocutori internazionali è nitida, limpida chiarissima: quella dell’invito a ristabilire il rispetto del diritto internazionale e la sovranità ogni Stato, la sua indipendenza e dignità, di qualunque dimensione sia, piccolo o grande. Questa ferma e vigorosa affermazione sui principi della Carta Onu è stata la base del sostegno dell’Italia, che insieme a Ue e Usa, ha assicurato all’Ucraina per resistere alla violenza delle armi,
accompagnata dall’auspicio che la Russia torni a svolgere il proprio ruolo di grande rilievo nella comunità internazionale, nel rispetto dei principi di sovranità di ogni Stato”. “E’ utile ricordare che quando l’Ucraina, con il consenso della Russia, divenne indipendente, all’inizio degli anni ’90, disponeva di una grande quantità di armi nucleare, circa un terzo di tutti quelli dell’Unione sovietica. Su sollecitazione di Usa e Russia, l’Ucraina ha consegnato quelle migliaia di testate nucleari, che l’avrebbero messa al sicuro da ogni invasione. A fronte di questo con un trattato l’Ucraina registrava l’impegno dei paesi a rispettare e garantire la sua indipendenza, sovranità, integrità territoriale, questo è il mondo che vorremmo: quello in cui si rispettano gli
impegni assunti e il diritto internazionale”, ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine del colloquio con il presidente della Repubblica del Montenegro,
Jakov Milatovic, rispondendo alle domande dei giornalisti.

Ucraina, Mattarella: auspico Russia torni a rispettare sovranità Stati

Cetinje, 18 feb. (askanews) – “La Russia torni a svolgere il proprio ruolo di grande rilievo nella comunità internazionale nel rispetto dei principi di sovranità di ogni Stato”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al termine del colloquio con il presidente della Repubblica del Montenegro, Jakov Milatovic.

Il capo dello Stato ha ribadito che fin dall’inizio della guerra in Ucraina da parte dell’Italia è stato espresso “l’auspicio di tornare al rispetto del diritto internazionale, della carta dell’Onu, della sovranità di ogni Stato e di rispetto degli impegni bilaterali”.

Papa, Bruni: ha trascorso una notte tranquilla

Città del Vaticano, 18 feb. (askanews) – Papa Francesco, ha trascorso “una notte tranquilla” e dopo essersi svegliato ha fatto colazione “ed ha riposato dedicandosi alla lettura dei quotidiani”. Così il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni parlando con i giornalisti sulla prosecuzione della degenza del pontefice al Policlinico Gemelli di Roma dove è ricoverato da venerdì scorso.

Nel tardo pomeriggio dovrebbe essere reso noto un bollettino medico aggiornato.

Teatro, Massimiliano Gallo in Amanti alla Sala Umberto di Roma

Roma, 18 feb. (askanews) – La Sala Umberto di Roma presenta, dal 20 febbraio al 2 marzo, “Amanti” una commedia sull’amore, sul sesso, sul tradimento e sul matrimonio, sulle relazioni e in definitiva sulla ricerca della felicità che prende sempre strade diverse da quelle previste. In scena Massimiliano Gallo, con Fabrizia Sacchi e Orsetta De Rossi, Eleonora Russo e Diego D’Elia.

È settembre. Claudia e Giulio si incontrano per la prima volta davanti a un ascensore, nell’atrio di un palazzo borghese. Le porte si aprono. Lei sta andando via, lui deve salire. Ma Claudia si accorge di avere dimenticato un fazzoletto su, e risale con Giulio. L’appartamento al quale sono diretti è lo stesso: scoprono infatti solo ora che entrambi frequentano la stessa analista, la dottoressa Gilda Cioffi, psicoterapeuta specializzata in problemi di coppia.

Due mesi dopo ritroviamo Claudia e Giulio in una stanza d’albergo. Stanno facendo l’amore. Sono diventati amanti. Entrambi sposati, Giulio con moglie e tre figli, Claudia con un marito più giovane di lei con il quale sta cercando di avere un bambino, si vedono regolarmente e clandestinamente per stare insieme. E si dicono che è solo sesso, avventura, evasione. Ma può essere davvero così quando due persone si incontrano ripetutamente e pretendono di controllare sesso e amore?

Una progressione temporale fatta di equivoci, imbrogli, passi falsi, finte presentazioni, menzogne, incasinamenti, prudenza, e anche guai evitati per miracolo. Fino a quando qualcosa stravolge tutti gli equilibri.

Una commedia brillante e divertente, con situazioni e dialoghi che strappano risate, ma anche un’esplorazione dei sentimenti di una coppia che nella clandestinità trova rifugio, conforto, divertimento, ma anche affanno, preoccupazione, e forse pericolo.

Italgrob: sfide e innovazione per l’Ho.Re.Ca. da 185 miliardi

Rimini, 18 feb. (askanews) – Tensioni USA-Cina, calo demografico con l’Europa che perder 40 milioni di abitanti entro il 2050, temperature record anche in Italia: sono queste le sfide globali al centro del convegno “Fuori Casa: l’ora del cambiamento!”, organizzato da Italgrob al Beer&Food Attraction di Rimini. Ma ci sono anche segnali positivi: occupazione record a 24 milioni di lavoratori e una previsione di crescita dell’11,5% del Pil entro il 2035 grazie agli incentivi del Pnrr.

“La spirale inflativa che si creata – spiega il presidente di Italgrob, Antonio Portaccio – ha di fatto depauperato il potere d’acquisto delle famiglie. Non avendo a disposizione parte del reddito da destinare a esigenze di carattere meno impellenti rispetto ad altre priorit, il mondo del ‘fuori casa’ e dei consumi ne sta risentendo fortemente”.

Il nuovo codice della strada sta influenzando i consumi: a gennaio si sono registrati cali del 16% per il vino e del 12% per gli spirits. Ma il settore Ho.Re.Ca. guarda avanti, puntando su innovazione e Made in Italy: “Bisogna sedersi attorno a un tavolo e ragionare a pi mani perch la soluzione non semplice – ricorda Portaccio -. Siamo convinti che la soluzione si possa trovare, se ognuno fa il suo possiamo dare un contributo fondamentale per cercare di far decollare nuovamente i consumi”.

I consumi fuori casa hanno toccato il 5,7% del budget familiare nel 2023, record dell’ultimo decennio. Un settore in trasformazione che punta su digitalizzazione e sostenibilit.

“Come Parlamento c’ una sempre pi forte attenzione a tutta la filiera che distribuisce i nostri prodotti – dice il presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Mirco Carloni -. In passato questa cosa stata molto trascurata. Anche grazie al lavoro di Italgrob, che in questi anni riuscita a far emergere l’importanza strategica per i produttori, anche per i produttori agricoli di cui noi ci occupiamo in Commissione agricoltura, della distribuzione. Perch tanto pi si rafforza questa distribuzione, tanto pi i nostri produttori sono competitivi”.

Intelligenza artificiale per ottimizzare servizi e logistica, attenzione alla salute e alla nutrizione: sono queste le direttrici emerse dal convegno di Rimini per una ripresa solida del settore.

Mattarella accolto in Montenegro con gli onori militari

Cetinje, 18 feb. (askanews) – Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella arrivato al palazzo presidenziale Plavi Dvorac di Cetinje accolto dal presidente della Repubblica del Montenegro, Jakov Milatovic, con gli onori militari. A seguire il colloquio fra i due capi di Stato, al termine del quale in programma una conferenza stampa.

Mattarella parteciper inoltre all’inaugurazione della mostra dal titolo “Montenegro e Italia: incontro di due popoli”, allestita nella sede del ministero della Cultura e dei Media.

Il Cremlino: nulla da ridire su Kiev nell’Ue, ma per la Nato è diverso

Roma, 18 feb. (askanews) – L’Ucraina ha il diritto sovrano di decidere se aderire all’Unione Europea e Mosca non ha alcuna intenzione di dettare la linea a Kiev si questo dossier: per quanto riguarda l’appartenenza del Paese alla Nato, invece, la posizione è diversa, ha detto oggi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalle agenzie russe.

Rispondendo a una domanda sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, il portavoce di Vladimir Putin ha risposto che “si tratta di un diritto sovrano di qualsiasi Paese”. “Stiamo parlando di integrazione, di processi di integrazione economica. E qui, ovviamente, nessuno può dettare legge a nessun paese, e noi non lo faremo”, ha sottolineato. Peskov ha tuttavia aggiunto che la posizione della Russia sulla questione dell’adesione dell’Ucraina ad alleanze militari – come la Nato – è invece diversa. “Naturalmente, sulle questioni di sicurezza legate alla difesa o alle alleanze militari, la posizione è completamente diversa”, ha precisato Peskov.

La Russia vuole una risoluzione pacifica del conflitto in Ucraina, a differenza dell’Europa e dell’amministrazione precedente degli Stati Uniti, ha affermato oggi il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ribadendo che il presidente russo Vladimir Putin è disposto a negoziare con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

“L’orientamento della Russia verso la pace, è esistito fin dall’inizio. Fin dall’inizio, il presidente Putin ha ribadito la disponibilità a intraprendere discussioni per la pace. A differenza di molti altri paesi, soprattutto l’Ucraina, che si è autoesclusa da negoziati per la pace. A differenza degli europei, che hanno sempre parlato di guerra, della necessità di continuare la guerra a qualunque costo. E riguardo all’amministrazione precedente a Washington, che era anch’essa sostenitrice della guerra fino alla fine. Quindi, quest’orientamento c’è stato fin dall’inizio. La cosa principale per noi è raggiungere i nostri obiettivi. Certo, preferiamo utilizzare mezzi pacifici per conseguire questi obiettivi” ha detto Peskov ai giornalisti, secondo quanto riportano le agenzie russe, nel giorno in cui delegazioni di alto livello russa e Usa s’incontrano a Riad.

“Putin stesso – ha aggiunto – ha più volte dichiarato che, se necessario, sarà pronto a negoziare con Zelensky. Nello stesso tempo, la registrazione legale degli accordi sarà soggetta a serie discussioni, tenendo conto del fatto che potrebbe essere in discussione la legittimità stessa di Zelensky. Le affermazioni di Putin su questo punto sono state fatte più volte”.

Draghi: le sfide ora sono aumentate, l’Ue risponda unita

Bruxelles, 18 feb. (askanews) – Negli ultimi mesi sono aumentate ulteriormente le sfide per l’Ue ed è ancora maggiore l’urgenza di trovare una risposta adeguata e unitaria a queste sfide, in particolare l’innovazione tecnologica in cui l’Europa è rimasta indietro, i prezzi del gas due o tre volte maggiori che nelle altre grandi economie, e la nuova situazione in Usa con i dazi minacciati dall’Amministrazione Trump, che si aggiunge al già difficile confronto geopolitico con la Cina.

Lo ha detto Mario Draghi durante il suo discorso oggi al Parlamento europeo a Bruxelles, per la Settimana parlamentare europea 2025. Da quando è stato pubblicato il suo rapporto sul futuro della competitività europea, ha osservato, “i cambiamenti che hanno avuto luogo sono ampiamente in linea con le tendenze che vi erano state delineate. Ma il senso di urgenza per intraprendere il cambiamento radicale che il rapporto sosteneva è diventato ancora più forte”.

“Innanzitutto – ha ricordato Draghi -, il ritmo dei progressi nell’intelligenza artificiale ha accelerato rapidamente. Abbiamo visto modelli di frontiera raggiungere quasi il 90% di accuratezza nei test di riferimento per il ragionamento scientifico, superando i punteggi degli esperti umani. Abbiamo anche visto modelli diventare molto più efficienti, con costi di formazione in calo di un fattore dieci e costi di inferenza (la capacità dell’IA di “apprendere” di fronte a situazioni nuove, ndr) di un fattore di oltre venti. Per ora, la maggior parte dei progressi sta ancora avvenendo al di fuori dell’Europa. Otto degli attuali primi dieci grandi modelli linguistici sono stati sviluppati negli Stati Uniti, mentre gli altri due provengono dalla Cina. Ogni giorno che ritardiamo, la frontiera tecnologica si allontana da noi, ma il calo dei costi è anche un’opportunità per noi di recuperare più velocemente”.

“In secondo luogo – ha continuato l’ex presidente della Bce -, i prezzi del gas naturale rimangono altamente volatili, in aumento di circa il 40% da settembre, e i margini sulle importazioni di Gnl dagli Stati Uniti sono aumentati in modo significativo dall’anno scorso. Anche i prezzi dell’energia sono generalmente aumentati in tutti i paesi e sono ancora 2-3 volte più alti di quelli degli Stati Uniti. E abbiamo visto il tipo di tensioni interne che potrebbero sorgere se non agiamo con urgenza per affrontare le sfide create dalla transizione energetica”.

“Terzo, quando è stato scritto il rapporto, il tema geopolitico principale era l’ascesa della Cina. Ora – ha rilevato l’ex premier italiano -, l’Ue dovrà affrontare i dazi della nuova Amministrazione statunitense nei prossimi mesi, ostacolando il nostro accesso al nostro più grande mercato di esportazione. Inoltre, i dazi statunitensi più elevati sulla Cina reindirizzeranno la sovracapacità cinese in Europa, colpendo ulteriormente le aziende europee. In effetti – ha avvertito -, le grandi aziende dell’Ue sono più preoccupate per questo effetto che per la perdita di accesso al mercato statunitense. Potremmo dover anche affrontare politiche ideate per attrarre le aziende europee a produrre di più negli Stati Uniti, basate su tasse più basse, energia più economica e deregolamentazione”.

“Per far fronte a queste sfide – ha sottolineato Draghi – , è sempre più chiaro che dobbiamo agire sempre di più come se fossimo un unico Stato. La complessità della risposta politica che coinvolge ricerca, industria, commercio e finanza richiederà un livello di coordinamento senza precedenti tra tutti gli attori: governi e parlamenti nazionali, Commissione e Parlamento europeo”. Inoltre, “questa risposta deve essere rapida, perché il tempo non è dalla nostra parte, con l’economia europea che ristagna mentre gran parte del mondo cresce. La risposta deve essere commisurata alla portata delle sfide. E deve essere focalizzata sui settori che guideranno un’ulteriore crescita. Velocità, scala e intensità saranno essenziali”.

“Dobbiamo creare le condizioni affinché le aziende innovative crescano in Europa anziché rimanere piccole o trasferirsi negli Stati Uniti. Ciò significa – ha sottolineato Draghi – abbattere le barriere interne, standardizzare, armonizzare e semplificare le normative nazionali e spingere per un mercato dei capitali più basato sul capitale azionario”.

L’ex presidente della Bce ha poi insistito sulla necessità di abbassare i prezzi dell’energia, ciò che “è diventato imperativo non solo per le industrie tradizionali, ma anche per le tecnologie avanzate. Si stima che il consumo di energia dei data center in Europa sarà più che triplicato entro la fine del decennio. Ma è anche sempre più chiaro – ha aggiunto – che la decarbonizzazione stessa può essere sostenibile solo se i suoi benefici vengono anticipati”.

Il suo rapporto sulla competitività, ha ricordato Draghi, “identifica una serie di ragioni per gli alti prezzi dell’energia in Europa, oltre al fatto che l’Ue non è un importante produttore di gas naturale: il coordinamento limitato dell’approvvigionamento di gas naturale, il funzionamento del mercato energetico, i ritardi nell’installazione di capacità rinnovabili, reti sottosviluppate, elevata tassazione e alti margini finanziari. Questi e altri fattori – ha rilevato ancora – sono tutti di nostra creazione e pertanto possono essere cambiati se abbiamo la volontà di farlo. Il rapporto propone diverse misure a questo proposito: riforma del mercato energetico, maggiore trasparenza nel commercio di energia, uso più esteso di contratti energetici a lungo termine e acquisti a lungo termine di gas naturale e massicci investimenti in reti e interconnessioni. Richiede inoltre non solo un’installazione più rapida delle energie rinnovabili, ma anche investimenti nella generazione di base pulita e soluzioni flessibili a cui possiamo ricorrere quando le energie rinnovabili non generano energia”.

Infine, il rapporto Draghi, afferma il suo autore, “affronta diverse vulnerabilità dell’Europa, una delle quali è il nostro sistema di difesa, dove la frammentazione della capacità industriale lungo linee nazionali impedisce la scala necessaria. Anche se siamo collettivamente al terzo posto al mondo per la spesa per la difesa, non saremmo in grado di aumentarla attraverso la nostra capacità produttiva. I nostri sistemi di difesa nazionali non sono né interoperabili né standardizzati in alcune parti chiave della catena di fornitura. Questo – ha concluso l’ex presidente della Bce – è uno dei tanti esempi in cui l’Ue è inferiore alla somma delle parti”.

Strumento militare aerospaziale, siglato accordo tra Aeronautica e CeSI

Roma, 18 feb. (askanews) – L’Aeronautica Militare e il Centro Studi Internazionali (CeSI) hanno firmato un Accordo Quadro per consolidare una collaborazione multidisciplinare a carattere strategico-militare volta a diffondere la cultura geopolitica tra il personale dirigente dell’Aeronautica Militare e a fornire consulenza e formazione specialistica.

La firma dell’accordo si è tenuta presso le Sale Storiche di Palazzo Aeronautica tra il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Gen. S.A. Luca Goretti, e il Presidente del CeSI, Dott. Andrea Margelletti, e mira a supportare l’evoluzione dello Strumento Militare Aerospaziale attraverso analisi prospettiche e progetti comuni, contribuendo alla crescita professionale delle due organizzazioni in un’ottica di sistema Paese.

Entrambe le parti si impegnano pertanto nella promozione e partecipazione ad iniziative di alta formazione sulle dinamiche strategiche di carattere operativo e tecnologico afferenti al dominio aereo e all’evoluzione degli strumenti militari al servizio del Paese. In particolare, il CeSI metterà a disposizione la propria expertise e supporterà la formazione del personale della Forza Armata su tematiche di comune interesse, mentre l’Aeronautica Militare fornirà infrastrutture e personale per sviluppare progetti congiunti nell’ambito delle proprie attività e competenze istituzionali.

“Questo accordo con il Centro Studi Internazionali è il coronamento e la continuazione di un rapporto di collaborazione che nei fatti è in atto da molto tempo”, ha dichiarato il Generale Goretti. “La firma di oggi è un atto importante perché sugella e rafforza questa sinergia, una partnership basata sulla condivisione di professionalità e competenze uniche che sono convinto aiuterà la Forza Armata nel continuo processo di crescita e a proiettarsi con successo verso le sfide che il futuro riserverà”.

A seguire, il Dott. Margelletti, nel prendere la parola, ha detto: “Stipulare un accordo quadro con l’Aeronautica Militare significa investire nel futuro, non solo in termini di sviluppo tecnologico, ma anche e soprattutto in termini di visione e prospettiva, poiché chi vola riesce a guardare il campo di battaglia dall’alto ed averne una fotografia complessiva e uniforme da condividere. Per il CeSI, questo rappresenta un’opportunità unica per abbracciare l’innovazione e affrontare le sfide del domani con ambizione e lungimiranza”.

In virtù di questo accordo, in qualità di interlocutore privilegiato per la Forza Armata, il CeSI – attraverso lo studio di fattori geopolitici, tecnologici e ambientali – contribuirà ad individuare le tendenze che influenzeranno il futuro della Difesa e della componente aerea in particolare. Questa collaborazione e scambio di esperienze tra l’Aeronautica Militare e CeSI faciliterà un processo nell’ambito delle relazioni internazionali e della sicurezza, basate sulla ricerca continua e sulla conoscenza diretta delle aree strategiche.

Il CeSI si dedica all’analisi della politica estera e di sicurezza, con l’obiettivo di offrire strumenti di comprensione chiari e tempestivi per supportare il processo decisionale. L’istituto studia le relazioni internazionali con particolare attenzione ai Paesi d’interesse per l’Italia, dal Medio Oriente all’Africa, all’Asia e ai Balcani, valutando anche le nuove minacce e le sfide operative in un contesto sempre più multi-dominio.

Draghi: sull’innovazione l’Ue spesso è il peggior nemico di sé stessa

Roma, 18 feb. (askanews) – Sull’innovazione nell’Unione europea “spesso siamo il nostro peggiore nemico”. Lo ha affermato l’ex presidente del Consiglio e della Bce, Mario Draghi nel suo intervento oggi al Parlamento europeo.

“Dobbiamo creare condizioni affinché le imprese innovative crescano in Europa, piuttosto che restare piccole o trasferirsi negli Stati Uniti. Questo – ha detto Draghi – significa ridurre le barriere interne, standardizzare, armonizzare, semplificare le normative nazionali e spingere per un mercato che sia più basato sul capitale azionario”.

Ed è su questo che secondo l’ex premier l’Europa spesso è il peggior nemico di sè stessa. “Abbiamo un mercato interno di dimensioni simili a quello degli Stati Uniti. Abbiamo il potenziale per fare leva sulle economie di scala. Ma il Fondo monetario internazionale stima che le nostre barriere interne siano equivalenti a dazi del 45% circa sul manufatturiero del 110% sui servizi”.

Inoltre nella Ue “abbiamo scelto un approccio regolamentare che ha dato priorità alla cautela a discapito dell’innovazione, specialmente nel settore digitale. Ad esempio sul Gdpr (il regolamento Ue sulla tutela dei dati personali) si stima che abbia aumentato i costi dei dati del 20% per le imprese europee”.

Inoltre in Europa “abbiamo anche a disposizione risparmi che potrebbero essere utilizzati per finanziare l’innovazione. Ma con alcune eccezioni di rilievo l’innovazione fa ricorso al finanziamento bancario, che generalmente non è adatto per questi compiti. E si finisce che oltre 300 miliardi di risparmi vadano ogni anno all’estero – ha affermato – perché qui mancano opportunità”.

La trasformazione organizzativa di Aspi diventa un caso di studio

Roma, 18 feb. (askanews) – La trasformazione organizzativa di Autostrade per l’Italia diventa un caso di studio. L’universit Luiss ha presentato “Evolution Road”, uno studio che esplora la trasformazione organizzativa in Autostrade per l’Italia, in cui si evidenzia come, negli ultimi anni, nell’ambito di questo percorso di trasformazione, Aspi abbia messo sempre pi al centro della propria azione i principi Esg, come spiega il rettore dell’ateneo, Paolo Boccardelli: “Quello che ci ha insegnato questo caso che le aziende sono comunit di persone, che se si riesce a coinvolgere attorno a un grande progetto di trasformazione, questo pu avvenire in maniera significativa, mettendo al centro il capitale umano, la formazione e lo sviluppo di una nuova cultura organizzativa. Teniamo presente che l’azienda si trovata ad affrontare un cambiamento epocale dal punto di vista del business, con la mobilit nuova, quella sostenibile, quella che si avvale della tecnologia digitale in un momento di grande cambiamento sia al proprio interno sia all’interno della compagine azionaria”.

La profonda trasformazione di Autostrade per l’Italia, ha detto l’amministratore delegato del gruppo, Roberto Tomasi, stato un passo indispensabile per la realizzazione del grande piano di investimenti per la rigenerazione delle infrastrutture. Il cambio di paradigma. ha aggiunto, ha interessato le modalit d’intervento e di monitoraggio delle infrastrutture, ma ha riguardato anche il modello organizzativo e l’impegno sul piano delle competenze, due elementi imprescindibili per affrontare con efficacia le sfide di una mobilit del futuro.

Un processo di trasformazione che ha messo al centro le persone come ha spiegato il responsabile Rectruiting, training and people development di Aspi, Angelo Perica: “Negli ultimi anni abbiamo affrontato una trasformazione che ha creato interesse in Luiss, un partner consolidato e da qui nato ‘Evolution Road’ che il risultato di un lavoro di ricerca che hanno condotto presso di noi attraverso interviste, dati e documenti, che racconto ex post quella che stata la nostra trasformazione, basata su tre pilastri: le persone, i dati e le infrastrutture”.

A partire dal 2019, Aspi ha avviato infatti un rinnovamento delle risorse con un piano di recruiting che ha portato anche all’abbassamento dell’et media del Gruppo. I numeri, che vengono richiamati nel volume, illustrano i risultati raggiunti: oltre 2.900 nuove assunzioni dal 2020, su un totale di addetti di circa 10mila unit, e un incremento della percentuale di profili STEM in azienda.

A Roma si gira "Permafrost", debutto alla regia di Lucia Calamaro

Roma, 18 feb. (askanews) – Sono in corso a Roma le riprese di “Permafrost”, opera prima di Lucia Calamaro, una delle più apprezzate e autorevoli voci del teatro e della prosa italiana, vincitrice di importanti riconoscimenti per la drammaturgia, come tre Premi UBU, il Premio Enriquez e il Premio Hystrio.

Permafrost, come scrive la regista, autrice anche del soggetto e della sceneggiatura insieme a Marco Pettenello, si svolge in un’ipotetica base antartica italiana, Sidera, in cui si intrecciano e scontrano aspirazioni e nevrosi di un gruppo di scienziati.

E sarà proprio il gran carnevale della conoscenza a scuotere con tutta la sua forza sovvertitrice i 10 abitanti della base Sidera e la vita dei due protagonisti del film: Fulvio e Maria.

“Abbiamo pensato che Permafrost fosse il progetto giusto per trasferire in un linguaggio cinematografico l’universo creativo di una voce unica come quella di Lucia Calamaro – aggiunge la produzione – capace di raccontare la realtà contemporanea toccando temi universali con un tratto ironico e al tempo stesso molto umano”.

Nel cast Silvio Orlando, Barbara Ronchi, Valentina Bellè, Simone Liberati, Lorenzo Balducci, Enrico Borello.

Permafrost è prodotto da Sonia Rovai con Ludovica Damiani per Wildside, società del gruppo Fremantle, da Francesca Cima, Nicola Giuliano e Carlotta Calori per Indigo Film, da Vision Distribution, ed è finanziato con il supporto dell’Unione Europea.

Il film uscirà nelle sale italiane distribuito da Vision Distribution.

Ecofin, presidenza Ue polonia spinge per aumentare spese in difesa

Roma, 18 feb. (askanews) – La presidenza di turno dell’Unione europea, occupata dalla Polonia, spinge a tutta forza sull’aumento delle spese per la difesa. “Dobbiamo spendere di più in difesa, è chiaro a tutti. Come presidenza di turno della Ue spingiamo per aumentare le spese in difesa. Dobbiamo spendere il più possibile in difesa”. Così il ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domanski, si è presentato alla riunione dell’Ecofin che presiede.

Ha anche fatto un brevissimo accenno sulla competitività europea, affermando che appoggia il piano per una “bussola” Ue annunciato dalla Commissione. Ma subito è tornato su tematiche legate alla guerra in Ucraina affermando che bisogna lavorare “al 16º pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia”. E al fatto che “dobbiamo contrastare l’aggiramento delle sanzioni e agire rapidamente in questo ambito”.

La necessità di aumentare le spese per la difesa “è assolutamente chiara a tutti. Sempre più leader europei appoggiano la nostra linea che bisogna aumentare le spese in difesa”, ha proseguito.

E rispetto al dialogo che si è aperto tra Stati Uniti e Russia, con l’obiettivo di mettere fine alla guerra in Ucraina “dobbiamo focalizzarci su una soluzione europea. Riteniamo che la sicurezza sia un bene comune e per questo cerchiamo di convincere i nostri partner europei a spendere di più in difesa – ha detto il ministro polacco – e anche della necessità di creare una industria europea della difesa forte”.

“Il nostro lavoro come ministri delle Finanze è quello di assicurare i finanziamenti alle spese militari”, ha insistito. Il tutto preservando “la credibilità delle regole di bilancio europee: è cruciale. Dobbiamo agire in un modo che questa credibilità non ne risulti minata”.

Dombrovskis: lavoriamo rapidamente a più flessibilità su spese difesa

Roma, 18 feb. (askanews) – La Commissione europea intende muoversi rapidamente nel formulare una proposta per sbloccare maggiori capacità di spesa in deficit ai paesi della Ue relativamente alla difesa. Lo ha ribadito il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, che giungendo all’Ecofin. Inoltre, senza affermarlo in maniera esplicita, non ha escluso che nel caso di un accordo tra Stati Uniti e Russia sulla guerra in Ucraina l’Ue possa mantenere le sanzioni contro Mosca.

Quello delle spese sulla difesa, ha riferito, è il tema principale sul tavolo dei ministri delle finanze dell’Unione oggi, dopo l’incontro di alcuni leader europei ieri a Parigi. “Come commissione europea lavoriamo per assicurare più flessibilità sulle spese in difesa”.

“È chiaro che ci dobbiamo muovere molto rapidamente, quindi sulle modalità (con cui sbloccare) questa flessibilità addizionale ci attendiamo di lavorare nelle prossime settimane”, ha detto.

Gli è stato poi chiesto se l’Ue manterrà le sanzioni contro la Russia, indipendentemente dal fatto se Usa e Mosca dovessero trovare un accordo, sulla fine della guerra in Ucraina, anche relativamente a questi aspetti. Sanzioni che peraltro hanno avuto pesanti ricadute anche sulle grandi economie Ue più industrializzate. “Penso che sia molto chiaro che, con le mosse attuali dell’amministrazione Trump, l’Ue dovrà farsi più carico in maniera diretta delle questioni relative alla sua sicurezza. E anche sulle sanzioni – ha detto il lettone – il lavoro continua per preparare il 16º pacchetto di sanzioni”. (fonte immagine: European Union 2025).

Iniziati a Riad i colloqui Usa-Russia per la pace in Ucraina

Roma, 18 feb. (askanews) – Sono iniziati stamani i colloqui Usa-Russia per la pace in Ucraina. Lo riferisce l’agenzia di stampa France Presse. Sono presenti il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e il segretario di Stato Usa Marco Rubio.

I membri delle due delegazioni si sono seduti attorno a un grande tavolo rettangolare, presso il palazzo Diriyah della famiglia reale saudita, con il lato russo posizionato a destra e quello statunitense a sinistra.  La Russia, oltre a Lavrov, è rappresentata dal consigliere presidenziale Yuri Ushakov. La delegazione statunitense, oltre a Rubio, comprende anche il consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz e l’inviato speciale per il Medio Oriente Stephen Witkoff. L’incontro è iniziato senza osservazioni preliminari, in presenza dei giornalisti.

Ucraina, Cina: tutti gli attori siano coinvolti nei colloqui di pace

Roma, 18 feb. (askanews) – La Cina accoglie con favore l’avvio dei colloqui di pace per porre fine alla guerra in Ucraina, da parte degli Stati Uniti, ma osserva che “tutti gli attori” devono esservi coinvolti. L’ha affermato l’ambasciatore cinese presso le Nazioni unite Fu Cong, secondo il South China Morning Post.

Le dichiarazioni di Fu arrivano mentre alti funzionari americani e russi sono in Arabia saudita per un incontro finalizzato a negoziare un accordo, senza la partecipazione né dell’Ucraina né dell’Europa.

Fu Cong ha dichiarato durante il briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite sull’Ucraina che la questione sta per raggiungere un momento critico. “La Cina accoglie con favore ogni sforzo dedicato alla pace, incluso il recente accordo raggiunto dagli Stati uniti e dalla Russia per avviare i colloqui di pace. Allo stesso tempo, la Cina spera che tutte le parti e gli attori rilevanti coinvolti nella crisi ucraina partecipino al processo di negoziazione, e raggiungano un accordo di pace equo, duraturo e vincolante, accettabile per tutte le parti” ha affermato il diplomatico.

L’ambasciatore fa eco alle affermazioni del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, il quale ha detto venerdì, alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, che tutti gli attori della guerra dovrebbero partecipare a qualsiasi colloquio di pace, inclusa l’Unione Europea.

Il diplomatico ha aggiunto che l’Ue dovrebbe essere coinvolta nei negoziati, per lavorare a favore della conclusione del conflitto. “Speriamo che le parti affrontino congiuntamente le cause della crisi attraverso il negoziato e trovino un quadro di sicurezza equilibrato, efficace e sostenibile per una stabilità duratura nella regione” ha dichiarato l’ambasciatore, il quale ha anche ricordato che la Cina “fin dal giorno successivo allo scoppio della crisi, ha invocato una soluzione politica attraverso il dialogo e il confronto”. Ha descritto la proposta di pace in quattro punti della Cina come “obiettiva, equa, razionale e pragmatica, rispecchiando il consenso della comunità internazionale.”

Musk presenta Grok 3, "l’intelligenza artificiale più intelligente sulla Terra"

Roma, 18 feb. (askanews) – Elon Musk ha presentato nella notte italiana l’ultima versione di Grok 3, il robot conversazionale sviluppato dalla sua società di intelligenza artificiale xAI, rivale di ChatGPT. Una presentazione, accompagnata da una dimostrazione, trasmessa in diretta sul social network X e seguita da 2,7 milioni di internauti.

Quando domenica ha annunciato il lancio di Grok 3, Elon Musk ha spiegato che avrebbe presentato “l’intelligenza artificiale più intelligente sulla Terra”. Insieme agli ingegneri che hanno partecipato allo sviluppo di Grok 3, il boss di Tesla e SpaceX ha assicurato che il suo assistente conversazionale è molto più efficiente della sua versione precedente, Grok 2. Ha specificato in particolare che Grok 3 ha “più di dieci volte più formazione” di Grok 2. Per alimentarlo, xAI ha raddoppiato la capacità del suo supercomputer dedicato all’IA, Colossus, in 92 giorni, ha assicurato l’azienda. Durante la presentazione, durata circa un’ora, Elon Musk e i membri del team di sviluppo hanno dimostrato l’entità delle capacità di Grok 3. In particolare in termini di ragionamento, ad esempio, per risolvere problemi di fisica. Inoltre, hanno chiesto all’intelligenza artificiale di generare un layout 3D animato per un lancio spaziale dalla Terra a Marte.

Grok 3 punta anche a essere creativo: è stato mostrato mentre creava un gioco che mescolava Tetris e Bejeweled.

Ucraina, Macron: con i leader Ue, Trump e Zelensky lavoreremo ad una pace forte

Roma, 18 feb. (askanews) – “Dopo aver riunito diversi leader europei, ho appena parlato con il presidente Usa Donald Trump e poi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Cerchiamo una pace forte e duratura in Ucraina. Per raggiungere questo obiettivo, la Russia deve porre fine alla sua aggressione e questo deve essere accompagnato da forti e credibili garanzie di sicurezza per gli ucraini. Altrimenti, c’è il rischio che questo cessate il fuoco finisca come gli accordi di Minsk. Ci lavoreremo insieme a tutti gli europei, americani e ucraini. Questa è la chiave”, lo ha scritto su X il presidente francese Emmanuel Macron dopo aver chiuso l’incontro di Parigi del leader europei e i suoi colloqui telefonici con il presidente americano e quello ucraino.

“Siamo convinti che gli europei debbano investire meglio, di più e insieme nella loro sicurezza e difesa, sia per oggi che per il futuro” ha aggiunto il capo dell’Eliseo. “A tal fine, gli europei vogliono accelerare l’attuazione della loro agenda per la sovranità, la sicurezza e la competitività. Il lavoro continuerà sulla base delle proposte della Commissione europea, sia nel sostenere l’Ucraina che nello sviluppare e investire nella nostra difesa. Questa agenda, definita nel 2022 al vertice di Versailles, deve essere semplicemente realizzata”.

“Decisioni, azioni, coerenza. Rapidamente. Continuerò – ha concluso Macron – queste discussioni nei prossimi giorni”.

L’Egitto prepara un piano di ricostruzione di Gaza senza trasferire i palestinesi come vuole Trump

Roma, 18 feb. (askanews) – L’Egitto sta studiando un piano per ricostruire Gaza senza costringere i circa 2 milioni di palestinesi che vivono lì a lasciare la Striscia, in contrasto con la proposta del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di trasferire i residenti in Paesi terzi in modo che gli Stati Uniti possano prendere il controllo dell’enclave e ricostruirla come una “Riviera del Medio Oriente”.

Il quotidiano egiziano Al-Ahram ha affermato che la proposta prevede la creazione di “aree sicure” all’interno di Gaza dove i palestinesi possano inizialmente vivere, mentre le aziende edili egiziane e internazionali ricostruiscono le infrastrutture della Striscia.

Un funzionario egiziano ha discusso il piano con diplomatici europei, così come con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, secondo due funzionari egiziani e diplomatici arabi e occidentali. Sono in corso anche discussioni su come finanziare la ricostruzione, tra cui una conferenza internazionale sulla ricostruzione di Gaza, hanno affermato un funzionario egiziano e un diplomatico arabo.

La proposta, secondo quanto precisato, è ancora in fase di negoziazione. Secondo il quotidiano egiziano Al-Ahram, è destinata a “confutare la logica del presidente americano Trump” mentre contrasta “qualsiasi altra visione o piano che miri a cambiare la struttura geografica e demografica della Striscia di Gaza”.

I palestinesi hanno ampiamente affermato che non lasceranno la loro patria, mentre Egitto e Giordania, sostenuti dall’Arabia Saudita, hanno rifiutato le richieste di Trump di accogliere la popolazione di Gaza.

Germania, il candidato della Cdu prevale nel confronto Tv.

Kay Nietfeld

In vista delle cruciali elezioni di domenica 23 febbraio, i candidati dei quattro principali partiti tedeschi si sono confrontati in un acceso dibattito televisivo sul canale privato RTL. Friedrich Merz per l’Unione Cdu-Csu, il cancelliere uscente Olaf Scholz per la Spd, il Verde Robert Habeck e la leader dell’AfD Alice Weidel si sono sfidati su temi caldi come la guerra in Ucraina, l’economia e i forti cambiamenti internazionali annunciati dalla nuova amministrazione Trump. A spiccare per incisività e presenza scenica, secondo un sondaggio Bild/Blitz, è stato il leader conservatore Merz.

Stando ai dati pubblicati dal popolare quotidiano tedesco, il 32% degli spettatori si è detto “convinto” dagli interventi di Merz, 69 anni, volto storico dell’ala conservatrice della Cdu. Non è solo l’età matura a distinguerlo, ma anche la sua lunga esperienza di partito, benché di minoranza per tutto il tempo della leadership di Angela Merkel. Con toni decisi, Merz ha promesso un cambio di rotta in politica interna, facendo leva sul malcontento diffuso riguardo alla gestione dei flussi migratori e della sicurezza. Pesa comunque su di lui il discredito per l’apertura all’AfD, poi spiegata come occasionale e dunque non propeduetica a una futura collaborazione di governo.

Al secondo posto si è piazzato Olaf Scholz, con il 25% delle preferenze. L’attuale cancelliere, 66 anni, ha cercato di difendere il bilancio del governo (Coalizione Semaforo), sottolineando come il numero dei richiedenti asilo sia già notevolmente diminuito rispetto ai picchi degli anni precedenti. Tuttavia, il suo approccio pacato e pragmatico ha convinto meno rispetto alla verve combattiva di Merz.

A sorpresa, Robert Habeck, ministro dell’economia uscente e volto di spicco dei Verdi, ha ottenuto solo il 18%, lo stesso risultato di Alice Weidel, leader dell’ultradestra AfD. Un risultato di parità che rivela un’elettorato polarizzato, diviso tra le proposte ecologiste di Habeck, 55 anni, e le posizioni nazionaliste e anti-migratorie di Weidel, 46 anni. Quest’ultima ha dichiarato che l’AfD fermerà la “migrazione illegale” anche con la chiusura delle frontiere, senza però spiegare come intenda farlo.

Il confronto si è fatto particolarmente acceso sul tema dei migranti e della sicurezza, un argomento scottante in Germania dopo due gravi episodi di cronaca: pochi giorni fa, un richiedente asilo afgano ha investito la folla a Monaco e, un mese prima, un altro richiedente asilo afgano ha accoltellato dei passanti in un parco ad Aschaffenburg, sempre in Baviera. Merz ha attaccato duramente il governo uscente, accusandolo di aver continuato ad accogliere rifugiati dall’Afghanistan nonostante i recenti episodi di violenza. Weidel ha cavalcato la stessa onda emotiva, rilanciando con toni ancor più duri.

In un clima di tensione e incertezza, il sondaggio Bild suggerisce che Merz abbia sfruttato le paure e le preoccupazioni di un elettorato inquieto, prospettando un’alternativa seppur vaga. La partita, tuttavia, resta aperta e l’esito delle urne potrebbe riservare sorprese.

Terre rare e sovranità: il no di Zelenskyj alle avance di Trump.

Il rifiuto di Zelenskyj di firmare obtorto collo l’accordo gettatogli sul tavolo dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent è stato accolto in Ucraina come una vittoria al fronte.

Più precisamente come la riconquista di Pishchane, avvenuta in quelle stesse ore segnando una svolta decisiva a favore di Kyiv sul fronte orientale di Pokrovsk.

Un consigliere presidenziale ucraino che ha accettato di parlare coi colleghi di “The Washington Post” ha paragonato quell’offerta alla spartizione delle colonie africane nel XVIII secolo, mentre un altro ha scherzato dicendo che l’Ucraina farebbe di tutto pur di contare sul sostegno degli USA, incluso fornirgli le uova di gallina in surplus per far fronte al rincaro di quel prodotto in America.

Di fatto, nero su bianco gli Stati Uniti non volevano solo il controllo del 50% delle Terre Rare ucraine (17 elementi chiave per il green deal) ma anche d’altri metalli rari e materiali critici come litio, uranio e grafite (di cui l’Ucraina dispone in gran quantità) insistendo affinché Zelenskyj firmasse immediatamente ‘un’offerta che non si può rifiutare’ che però non comprendeva alcuna specifica garanzia di sicurezza per Kyiv.

In pratica, quello proposto al presidente dell’Ucraina non era nient’altro che un altro memorandum d’intesa – peraltro regolato dalla legge di New York – come quelli siglati in passato da quei suoi predecessori che svenderono l’enorme deterrente nucleare (il terzo al mondo) e altri beni di cui disponeva il loro Paese in cambio di generiche e aleatorie promesse.

In piena continuità con la politica intrapresa fin dal suo insediamento, Zelenskyj s’è cortesemente rifiutato di firmarlo rimarcando un concetto espresso appena pochi giorni prima con un provvedimento a lungo atteso e acclamato a furor di popolo, che prevede il sanzionamento di quegli individui che hanno svenduto l’Ucraina nell’interesse della Federazione Russa.

«Quel denaro andrà restituito all’Ucraina per essere trasferito all’esercito» ha detto Zelenskyj, spiegando i motivi per cui il suo stesso predecessore Petro Poroshenko figura in quella lista.

[…] Non stupisce affatto, dunque, la replica di Volodymyr Zelenskyj alle spudorate avance americane, così come era intuibile che Washington non avesse il minimo interesse ad avallare l’ingresso di Kyiv nell’Alleanza Atlantica: qualora infatti fosse quest’ultima a costituire la maggior garanzia di sicurezza per l’Ucraina, gli americani non avrebbero più nulla da mettere sul piatto della bilancia in cambio dell’accesso prioritario alle Terre Rare ucraine.

Con buona pace di chi per anni ha venduto la strenua resistenza ucraina come una guerra per procura degli americani contro i russi per espandere la NATO sempre più a Est, ecco appianato ogni ipotetico dubbio.

Negli ultimi tre anni l’Ucraina ha ricevuto dall’Occidente circa 267 miliardi di euro: senza discontinuità, a oggi le istituzioni e i Paesi membri dell’Ue ne hanno dati 132,26, mentre gli Stati Uniti 114,15 e con molti tentennamenti (per sei mesi la frangia repubblicana del Congresso ha bloccato il sostegno a Kyiv, compromettendo il corso della guerra). In termini d’assistenza finanziaria e umanitaria, con 70 miliardi l’Europa ha superato gli USA (che ne hanno elargiti 50), mentre circa gli aiuti militari c’è sostanziale parità (62 miliardi da Bruxelles, contro 64 da Washington).

Di fronte a tali evidenze e all’atteggiamento americano, ecco perché Zelenskyj ha intanto proposto all’Ue d’estrarre congiuntamente uranio, litio e titanio (l’Ucraina ha le maggiori riserve europee dei primi due elementi, mentre è fra i leader mondiali del terzo), ribadendo che «Kyiv non accetterà alcun esito dei negoziati USA-Russia».

 

Fonte: La Ragione – 18 febbraio 2025

Titolo originale: Si può rifiutare. (Occhiello) L’Ucraina non è una miniera da spartire.

[Articolo pubblicato per gentile concessione dell’autore d’intesa con il direttore del quotidiano che ospita il testo originale]

Merkel, Mattarella, Draghi e Macron: l’elettroshock per l’Europa.

Di fronte alle sfide attuali, non basta richiamarsi a episodi del passato per sentirsi a posto con la coscienza. Serve un’assunzione di responsabilità verso il presente, accompagnata da esempi che ispirino per il loro valore morale e politico. Angela Merkel, Sergio Mattarella, Mario Draghi e Emmanuel Macron si sono assunti questo compito, agendo come figure di riferimento nei rispettivi ruoli: Merkel come statista di lungo corso, Mattarella e Macron come leader in carica, Draghi come riserva strategica per incarichi internazionali di massimo livello.

Questi protagonisti non hanno esitato a scendere in campo proprio quando l’Occidente, come dimensione ideale e politica, rischia di indebolirsi per il disimpegno degli Stati Uniti, già baluardo contro le tre grandi minacce del secolo scorso: nazismo, fascismo e comunismo. I loro interventi stanno agendo come un elettroshock sull’Unione Europea, chiamata ora a nuove e crescenti responsabilità.

 

Angela Merkel, il ritorno della Cancelliera.

Angela Merkel, una delle leader più prestigiose a cavallo tra due secoli, ha rotto il silenzio del meritato ritiro per lanciare un messaggio chiaro alla Germania: non si può legittimare come forza di governo chi si richiama, anche indirettamente, alla peggiore tradizione nazista. La sua presa di posizione ha innescato una grande manifestazione popolare a Berlino, culminata in un accordo tra tutte le principali forze politiche per escludere alleanze pericolose con l’estrema destra nelle imminenti elezioni. Un intervento che ha riaffermato l’importanza di una memoria storica vigile e responsabile.

 

Sergio Mattarella, la difesa dei confini democratici.

Il Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha lanciato un forte monito contro il rischio di cedimenti agli appetiti imperiali della Russia, in un momento critico segnato dal riavvicinamento tra gli Stati Uniti di Donald Trump e Vladimir Putin. Mattarella ha messo in guardia contro scenari geopolitici che potrebbero favorire alleanze pericolose, come quella tra Russia e Cina, minando l’equilibrio europeo. La reazione del Cremlino è stata dura, suscitando un ampio consenso politico in Italia, con l’eccezione di alcune forze ambigue e tiepide, ancora influenzate dall’eredità del trumpismo.

 

Mario Draghi, l’accelerazione dell’Unione Europea.

Mario Draghi, con la sua autorevolezza riconosciuta a livello internazionale, ha richiamato l’UE a un’accelerazione del processo di integrazione, soprattutto sul piano economico e istituzionale. Ha puntato il dito contro il diritto di veto, strumento paralizzante che permette a minoranze sovraniste di bloccare decisioni cruciali. Un appello particolarmente rilevante in un momento in cui i “Patrioti” dell’Europa orientale trovano sponde anche all’interno del governo italiano, con Salvini che guarda a loro come modelli. Draghi ha rilanciato l’idea di un’Europa più coesa e capace di rispondere unita alle sfide globali.

 

Emmanuel Macron, il leader proattivo.

Emmanuel Macron si è confermato uno dei leader europei più attivi sul fronte della politica estera, promuovendo a Parigi un incontro preparatorio al vertice dei 27 Stati membri dell’UE. In un contesto internazionale segnato dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, Macron ha dimostrato una volontà incisiva di mediazione e intervento. La sua iniziativa ha rilanciato il ruolo della Francia come potenza diplomatica in Europa, rafforzando il fronte occidentale in un momento di incertezze geopolitiche.

 

Un vero elettroshock per il Vecchio Continente

L’azione congiunta di Merkel, Mattarella, Draghi e Macron rappresenta una scossa necessaria per un’Europa chiamata a nuove responsabilità storiche. La posta in gioco è alta: garantire stabilità e democrazia in un contesto globale sempre più complesso. Resta da vedere se questo elettroshock darà i suoi frutti o si tradurrà in un cambiamento solo apparente.

Dibattito | Cattolici, anche la Rete di Trieste deve fare chiarezza.

La cosiddetta “Rete” dei cattolici rappresenta indubbiamente una boccata d’ossigeno nel clima stantio della politica italiana. E anche e soprattutto nell’area cattolica, almeno in quei segmenti che sono più sensibili ed interessati alla necessità di un rinnovato impegno politico dei credenti. Purché si esca dalla ipocrisia e dalle furbizie. Mi spiego meglio. Se si dice, com’è giusto che sia e, soprattutto, com’è emerso concretamente dalla due giorni alla Domus Mariae, che per poter contare nelle istituzioni locali e nazionali è decisivo organizzarsi, il capitolo del “partito” come strumento politico per eccellenza non può non essere affrontato. Ma, lo ripeto, senza furbizie.

Se si dichiara che la “Rete” non va confusa con nuovi partiti, con nuove correnti dei partiti o con delle componenti nelle rispettive coalizioni, uno si pone una semplice ma essenziale domanda: e cioè, ma allora come ci si organizza in vista delle prossime consultazioni locali e nazionali? Ed è perfettamente inutile fingere di aggirare l’ostacolo attraverso la solita e collaudatissima riproposizione del “noi ci occupiamo dei valori”, oppure lo slogan antico “noi diamo risposte concrete alle persone”. Anche perché, come tutti sanno, ci sono molti amministratori locali della “Rete” che, del tutto legittimamente, appartengono al Pd come iscritti, militanti, dirigenti ed eletti nelle varie istituzioni. Come per tutti gli altri, la vera sfida vale anche per i cattolici ed è quella di saper legare in una sintesi feconda e costruttiva “il pensiero e l’azione”. Ovvero, l’elaborazione culturale con la dimensione politica ed organizzativa.

Per queste ragioni, semplici ma essenziali, la “Rete” nata dopo la Settimana sociale dei cattolici del luglio scorso a Trieste si trova di fronte a tre strade a cui, prima o poi e senza ipocrisia, andrà pur data una risposta. E cioè, o ci si limita alla riproposizione del pre politico e di tutto ciò che lo caratterizza, avviene, puntualmente, da quasi 30 anni; oppure si decide di dar vita – con coraggio, forza, coerenza e determinazione – ad un partito laico, riformista, di governo e democratico ma dove l’apporto dei cattolici democratici, popolari e sociali sarà decisivo se non addirittura determinante; o, in ultima analisi, si decide di portare il proprio contributo e anche la propria specificità culturale all’interno dei partiti attualmente in campo. Con il rischio di disperdere, così facendo, un patrimonio che certamente esiste e che è disseminato in tutta la periferia italiana.

Insomma, una strada concreta andrà intrapresa. Appunto, senza furbizie. D’altronde, l’unico elemento che non si potrebbe tollerare è quello di dar vita ad una importante e qualificata “Rete” culturale, politica, organizzativa e civica a livello nazionale e poi sacrificarla sull’altare dell’ambizione di qualcuno che si candida in qualche partito a nome e per conto di quella esperienza. Sarebbe la negazione radicale di quello che si è detto per mesi e, forse, per anni. Per questi motivi è arrivato il momento di essere chiari, trasparenti, coraggiosi e anche coerenti. Non solo per il futuro dei cattolici ma anche, e soprattutto, per il rafforzamento della qualità della nostra democrazia.

Ucraina, Macron: con leader Ue, Trump e Zelensky lavoreremo a pace forte

Roma, 18 feb. (askanews) – “Dopo aver riunito diversi leader europei, ho appena parlato con il presidente @realDonaldTrump e poi con il presidente @ZelenskyyUa. Cerchiamo una pace forte e duratura in Ucraina. Per raggiungere questo obiettivo, la Russia deve porre fine alla sua aggressione e questo deve essere accompagnato da forti e credibili garanzie di sicurezza per gli ucraini. Altrimenti, c’è il rischio che questo cessate il fuoco finisca come gli accordi di Minsk. Ci lavoreremo insieme a tutti gli europei, americani e ucraini. Questa è la chiave.”. Lo scrive su X il presidente francese Emmanuel Macron dopo l’incontro di oggi a Parigi del leader europei e i suoi colloqui con il presidente americano e quello ucraino.

“Siamo convinti che gli europei debbano investire meglio, di più e insieme nella loro sicurezza e difesa, sia per oggi che per il futuro” aggiunge il capo dell’Eliseo. “A tal fine, gli europei vogliono accelerare l’attuazione della loro agenda per la sovranità, la sicurezza e la competitività. Il lavoro continuerà sulla base delle proposte della Commissione europea, sia nel sostenere l’Ucraina che nello sviluppare e investire nella nostra difesa. Questa agenda, definita nel 2022 al vertice di Versailles, deve essere semplicemente realizzata”.

“Decisioni, azioni, coerenza. Rapidamente. Continuerò queste discussioni nei prossimi giorni” conclude Macron.

Risultati e classifica serie A, Genoa scatto salvezza

Roma, 17 feb. (askanews) – Questi i risultati e a classifica di serie A dopo Genoa-Venezia 2-0

25^ GIORNATA Bologna-Torino 3-2, Atalanta-Cagliari 0-0, Lazio-Napoli 2-2, Milan-Verona 1-0, Fiorentina-Como 0-2, Monza-Lecce 0-0, Udinese-Empoli 3-0, Parma-Roma 0-1, Juventus-Inter 1-0, Genoa-Venezia 2-0

Classifica: Napoli 56, Inter 54, Atalanta 51, Lazio, Juventus 46, Fiorentina 42, Bologna*, Milan* 41, Roma 37, Udinese 33, Genoa 30, Torino 28, Cagliari, Como, Lecce 25, Verona 23, Empoli 21, Parma 20, Venezia 16, Monza 14. * una partita in meno (Bologna-Milan 26 o 27 febbraio)

26^ GIORNATA venerdì 21 febbraio ore 20.45 Lecce-Udinese, sabato 22 febbraio ore 15 Parma-Bologna, Venezia-Lazio, ore 18 Torino-Milan, ore 20,45 Inter-Genoa, domenica 23 febbraio ore 12.30 Como-Napoli, ore 15 Verona-Fiorentina, ore 18 Empoli-Atalanta, ore 20.45 Cagliari-Juventus, lunedì 24 febbraio ore 20.45 Roma-Monza

Ucraina, le "perplessità" di Meloni a Parigi: ‘coinvolgere gli Usa’

Roma, 17 feb. (askanews) – Giorgia Meloni è stata a lungo in dubbio sull’opportunità di partecipare o meno al vertice di Parigi sull’Ucraina. Alla fine, obtorto collo, è andata (arrivando in ritardo e senza rilasciare dichiarazioni) per portare il punto di vista dell’Italia, mettendo in chiaro tutte le sue “perplessità” per un formato – ha detto, secondo quanto si apprende – che “esclude” molte nazioni, a partire da quelle “più esposte” al rischio di estensione del conflitto.

Al tavolo, riuniti per tre ore, oltre a Macron e Meloni c’erano il cancelliere tedesco Olaf Scholz; il primo ministro polacco Donald Tusk; quello spagnolo Pedro Sanchez; quello dei Paesi Bassi Dick Schoof; la premier danese Mette Frederiksen; il primo ministro britannico Keir Starmer; il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte.

La presidente del Consiglio avrebbe preferito un Consiglio europeo straordinario, perchè ritiene necessario “includere”, a maggior ragione in questa fase storica. Anche perché – ha ricordato – la guerra in Ucraina “l’abbiamo pagata tutti”. Il Consiglio non è stato però convocato – almeno per il momento – perchè tra i 27 ci sono Paesi (vedi l’Ungheria di Viktor Orban) che sull’Ucraina hanno una posizione diversa dagli altri partner, più vicina alle istanze di Mosca, e che potrebbero quindi sfavorire un’intesa, come del resto già avvenuto in passato.

Venendo al merito – l’avvio dei negoziati già domani a Riyad in Arabia Saudita tra Usa e Russia – per Meloni il punto centrale sono le “garanzie di sicurezza” per l’Ucraina, perché senza queste ogni negoziato “rischia di fallire”.

La premier ha quindi ribadito i suoi dubbi sull’ipotesi di un dispiegamento di soldati europei in Ucraina per garantire un eventuale cessate il fuoco. Sarebbe la soluzione, per lei, “più complessa” e forse “la meno efficace”. Al contrario, per la premier, “vanno esplorate altre strade” che prevedano il “coinvolgimento” anche degli Stati Uniti, perché è nel contesto Nato che “si fonda la sicurezza europea e americana”.

E se è vero, è stato il suo ragionamento, che l’amministrazione americana ha lanciato una “sferzata” sul ruolo dell’Europa, già prima “analoghe considerazioni” erano già state fatte da “importanti personalità” europee. Adesso, per Meloni, la “sfida” è essere “più concreti” e “concentrarsi sulle cose davvero importanti”, come la necessità di “difendere la nostra sicurezza a 360 gradi”, compresi i confini, i cittadini, il sistema produttivo. E questo, ha sottolineato, l’Europa deve farlo “non perché lo chiedono gli americani, ma perché sono i nostri cittadini a farlo” e dunque, per parafrasare JFK, “non dobbiamo chiederci cosa gli americani possono fare per noi, ma cosa noi dobbiamo fare per noi stessi”. In quest’ottica – ha precisato – quello di Parigi non è un “formato anti-Trump”, anzi, perchè gli Stati Uniti lavorano a giungere ad una pace in Ucraina e gli europei devono fare “la propria parte”.

Meloni, nel suo intervento, ha anche detto di condividere il senso delle parole del vice presidente Usa J.D. Vance, che ha accusato l’Europa, tra le altre cose, di “allontanarsi” da “alcuni dei suoi valori fondamentali, valori condivisi con gli Stati Uniti d’America”. “Ho espresso concetti simili da molto tempo”, ha concluso la premier, convinta che “ancora prima di garantire la sicurezza in Europa, è necessario sapere che cosa stiamo difendendo”.

Dopo il nuovo attacco dalla Russia, Mattarella sceglie il silenzio. Ecco perché

Podgorica, 17 feb. (askanews) – Nessun commento. Sceglie il silenzio Sergio Mattarella dopo il nuovo attacco della portavoce del ministero degli Esteri secondo la quale “il paragone della Russia con il Terzo Reich, nell’anno dell’80esimo anniversario della Vittoria sovietica sui nazisti, la Guerra Patriottica, non può essere lasciato senza conseguenze e non lo sarà mai”. La situazione evidentemente tesa suggerisce prudenza e attesa. Su questo e sui prossimi passi eventuali da fare il Colle e la Farnesina, fanno sapere, si muovono insieme. Del resto, fanno notare fonti di governo, non è ancora chiaro il ruolo svolto da Maria Zakharova, la portavoce del ministero degli Esteri russo. Secondo alcune voci fatte trapelare da Mosca, infatti, potrebbe trattarsi di un regolamento di conti interno all’establishment russo e alla volontà di mostrarsi come “falco” in vista di qualche riequilibrio.

La situazione quindi richiede per ora di non esacerbare ancora di più gli animi, l’Italia, viene ricordato, ha sempre svolto un ruolo di mediatore e di interlocutore con tutti gli attori in campo, e questo deve continuare a fare. Di qui la scelta di non aggiungere altro a quello fatto trapelare nei giorni scorsi dal Quirinale, ossia che il presidente è “assolutamente sereno”, e “richiama al discorso fatto a Marsiglia” quando ha svolto un’analisi sull’attuale situazione internazionale associando la “guerra di conquista” della federazione russa in Ucraina al progetto del Terzo Reich.

Intanto oggi sono continuate le attestazioni di stima e la difesa da parte di esponenti politici e parlamentari, seppur con qualche distinguo come quello dei Cinque stelle, mentre dal punto di vista istituzionale si è tenuto un basso profilo. Il momento è reso ancora più delicato dalla presenza di due vertici in contemporanea, quello tra Usa e Russia in Arabia Saudita e quello di Parigi con i leader dei paesi europei che cercano di far valere le loro ragioni nella difficile ricerca di pace per l’Ucraina.

Il capo dello Stato è volato oggi a Podgorica, per una visita ufficiale in Montenegro dove ribadirà la volontà di collaborazione con il paese vicino, “siamo uniti dall’Adriatico” ha detto oggi incontrando i connazionali che lavorano in Montenegro. La posizione italiana è di sostegno all’ingresso del paese balcanico nell’Unione europea per ragioni di amicizia e vicinanza. Con le tensioni che si registrano nell’area, (in Serbia da mesi ci sono manifestazioni di protesta in piazza contro il governo e il presidente Aleksandar Vucic accusati tra l’altro di corruzione e controllo sui media) l’Italia cerca di sostenere il governo europeista del Montenegro.

Lavrov e Ushakov a Riad per colloqui con Usa. Funzionario russo: Ucraina non è al primo posto dell’agenda

Roma, 17 feb. (askanews) – Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov e l’assistente del Cremlino Yury Ushakov sono arrivati oggi a Riad in Arabia saudita per partecipare ai colloqui tra Russia e Stati Uniti. Lo riferiscono i media russi.

Il consigliere presidenziale russo Yury Ushakov ha affermato oggi che l’obiettivo principale del processo negoziale che si avvierà domani a Riyad sarà avviare una normalizzazione dei rapporti tra Mosca e Washington.

“Vediamo, la cosa fondamentale è avviare una vera normalizzazione dei rapporti tra noi e Washington” ha dichiarato Ushakov a Rossiya 24, quando gli è stato chiesto quale sarebbe stato il risultato ideale dell’incontro tra le delegazioni russe e statunitensi a Riyadh.

Ushakov è arrivato stasera nella capitale saudita assieme al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Ma l’Ucraina “non sarà al primo posto” nei colloqui di domani tra Russia e Stati Uniti: l’ha affermato oggi Rodion Miroshnik, ambasciatore speciale del ministero degli Esteri russo alla Tv bielorussa.

“La questione ucraina chiaramente non sarà al primo posto. Sarà, ovviamente, una delle questioni importanti da discutere, ma ci sono un’intera serie di problemi che si sono accumulati nell’ultimo anno, perché la mancanza di comunicazione non porta a nulla di buono, porta solo all’accumulo di problemi”, ha detto Miroshnik.

Il diplomatico, commentando le affermazioni di Europa e Kiev sulla partecipazione ai colloqui tra Russia e Stati Uniti, ha osservato che, se si tratta di negoziati per la pace, è inappropriata la presenza di parti che non sono favorevoli a tale processo.

Vertice di Parigi sull’Ucraina, Tusk: nessuna decisione sull’Ucraina senza Kiev

Roma, 17 feb. (askanews) – “Nessuna decisione sull’Ucraina senza l’Ucraina”: lo ha ribadito il premier polacco Donald Tusk al termine del mini vertice svoltosi a Parigi, ribadendo inoltre che qualsiasi pace in Ucraina dovrebbe essere giusta e duratura.

Tusk ha inoltre sottolineato come i leader europei abbiano concordato sull’importanza di una stretta cooperazione tra Ue e Stati Uniti sui prossimi passi e ribadito l’importanza di allentare le regole europee in modo che le spese per la Difesa superiori al 2% del PIL siano esentate dalla procedura per deficit eccessivo. Tusk ha tenuto a precisare che tutti i partecipanti avevano “opinioni simili” sulle questioni chiave: pur non avendo dato luogo ad alcuna decisione vincolante, era importante allineare le opinioni di tutti gli alleati, compresa la Gran Bretagna epr poter parlare con una sola voce anche a livello della Nati.

Quanto alle relazioni europee con gli Stati Uniti, con Donald Trump stanno entrando in una “nuova fase”, ha concluso Tusk: i leader europei si rendono conto che è giunto il momento per loro di diventare più autosufficienti e aumentare radicalmente la spesa per la difesa europea.

Le Vie del Giubileo: fra fede, cultura e gastronomia gli eventi a Viterbo

Viterbo, 17 feb. (askanews) – Le Vie del Giubileo 2025 si intersecano fra fede, cultura e gastronomia in tutti i comuni e le province del Lazio.

Al Palazzo dei Papi di Viterbo, l’Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio ha presentato gli eventi della provincia, occasione non solo di pellegrinaggio, ma di celebrazione dei sapori e delle tradizioni del territorio, alla presenza fra l’altro di Monsignor Orazio Francesco Piazza, vescovo della citt.

“Siamo qui a Viterbo nel palazzo dei Papi, uno dei luoghi simbolo della storia della cultura religiosa nella nostra regione, e voglio ringraziare Sua Eccellenza il vescovo Piazza per aver partecipato alla nostra iniziativa per raccontare il programma delle Vie del Giubileo, un modo per valorizzare il territorio regionale e renderlo attrattivo agli oltre 30 milioni di pellegrini che quest’anno visiteranno Roma. Offrire un’alternativa per visitare luoghi straordinari da un punto di vista ambientale e naturalistico, per mettere in luce la nostra filiera agroalimentare che rappresenta tante eccellenze”, spiega Giancarlo Righini, assessore al Bilancio e all’Agricoltura della Regione Lazio.

Valorizzare il territorio significa scoprire i prodotti dell’agricoltura locale ma anche favorire il turismo lento come momento di esplorazione di luoghi e sentieri religiosi, esperienza di riflessione lontana dai ritmi frenetici delle gite abituali, non solo per chi viene da fuori ma anche per gli stessi cittadini laziali.

“In particolare ovviamente le iniziative di questa provincia riguardano le celebrazioni di Santa Rosa, manifestazione inserita nel Calendario delle Vie de Giubileo, oltre ad altre iniziative per valorizzare i prodotti del territorio, dare un’opportunit agli agricoltori e alle amministrazioni comunali di far conoscere i loro straordinari borghi”, conclude Righini.

A Genova al via la sfida per il dopo Bucci, la numero 2 del Coni Salis vs vicesindaco Piciocchi

Genova, 17 feb. (askanews) – Sarà la vicepresidente del Coni ed ex campionessa italiana di lancio del martello Silvia Salis la candidata sindaco di Genova per il centrosinistra. L’annuncio è arrivato proprio in contemporanea con la presentazione ufficiale del candidato del centrodestra, l’attuale vicesindaco reggente Pietro Piciocchi, davanti a tutti i coordinatori regionali dei partiti della coalizione, compreso il vice ministro leghista Edoardo Rixi, e al presidente della Regione Liguria ed ex sindaco del capoluogo ligure Marco Bucci, che aveva spinto da subito per la sua investitura.

Una mossa a sorpresa che permette al Pd di tenere insieme quel campo largo progressista che alle ultime elezioni regionali in Liguria il candidato del centrosinistra Andrea Orlando non era riuscito a realizzare per l’opposizione del M5s all’entrata in coalizione di Italia Viva. A pesare sulla scelta di una candidata civica come Silvia Salis, secondo quanto trapelato da fonti del centrosinistra, sarebbe stato anche un sondaggio commissionato a Tecnè che dava la vicepresidente del Coni vincente sul vicesindaco uscente con il 51% dei consensi.

Tutto si è deciso nel fine settimana. In un primo incontro sabato i rappresentanti liguri del Pd hanno comunicato a Silvia Salis il sostegno compatto del partito che a Genova alle Regionali ha sfiorato il 30% e dunque la disponibilità a rinunciare alla candidatura di un proprio esponente, a condizione che attorno al suo profilo civico e al suo nome si realizzasse la convergenza larga delle opposizioni di centrosinistra dai Cinque Stelle a Italia Viva che alle Regionali era mancata, costando la sconfitta al centrosiniostra guidato da Andrea Orlando.

Da qui una maratona domenicale genovese Salis-Pd per chiedere e ottenere il consenso di Cinque Stelle (primi a essere consultati la mattina e ultimi a dare la risposta a tarda sera al termine di una valutazione interna), Avs e Italia Viva. Ha fatto invece eccezione Azione che, impegnata nel we di congresso, comunicherà entro domani la sua decisione.

Una consultazione-maratona con tutta la coalizione larga alternativa al centrodestra forte di un sondaggio Tecnè della scorsa setttimana che vedrebbe Salis vincere con il 51% su Picciocchi, con oltre 3-4 punti di distacco. E che ha riguardato anche altri possibili candidati civici a sindaco, come Filippo Biolè. Il quale si è riservato valutare nei prossimi la possibilità di rinunciare alla propria corsa solitaria per convergere nel sostegno a Salis che conterà almeno di una lista civica apartitica collegata al suo nome.

A spingere i vertici genovesi del Pd ad accelerare sulla scelta del candidato sindaco sarebbe stata anche la notizia della possibile decisione già oggi in Consiglio dei ministri della data delle elezioni amministrative, invece poi slittato a mercoledì.La stessa ragione che aveva forse indotto Piciocchi a presentare oggi in conferenza stampa la sua corsa. Alla fine della giornata, invece, la data certa delle elezioni a Genova per il dopo Bucci ancora non c’è ma i due principali contendenti ora sono in campo.

Attacco da Mosca, lungo applauso alla Camera in sostegno Mattarella (con il distinguo del M5S)

Roma, 17 feb. (askanews) – Lungo applauso dell’aula della Camera per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Voglio esprimere nuovamente, a nome di tutto il Pd, la nostra solidarietà e il nostro sostegno al nostro presidente della Repubblica per le inaccettabili e ripetute minacce che abbiamo ascoltato in questi giorni dai rappresentanti del governo russo”, ha detto la presidente dei deputati dem Chiara Braga suscitando l’applauso dei deputati presenti di maggioranza e di opposizione che si sono alzati in piedi.

“Il Paese si riconosce nelle parole di Mattarella, parole di pace, di democrazia, di libertà. Siamo convinti che in queste ore così complesse e cariche di incognite sia necessario reagire a un attacco nei confronti dell’unità dell’Europa. Ci aspettiamo dal governo parole inequivocabili e iniziative che siano a tutela e a difesa della più alta istituzione della nostra Repubblica”, ha aggiunto Braga.

Ma non sono mancate le scintille in aula alla Camera tra M5s e Fdi nel corso degli interventi in solidarietà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per gli attacchi da parte della Russia. “C’è stato un passaggio inaccettabile della risposta russa – ha detto il presidente dei deputati M5s Riccardo Ricciardi – quello in cui è stata associata l’Italia al fascismo: l’Italia fascista ha perso, l’Italia che ha vinto è quella antifascista. Ci dispiace che il passaggio che ha fatto Mattarella (sul Terzo Reich, ndr) sia stato male interpretato, era più articolato rispetto alla semplificazione che ne è stata fatta ma quel passaggio, che noi non avremmo fatto, dà la leva alla narrazione che da più di due anni si sta facendo in questo paese e in Europa e che giustifica il continuo invio di armi per continuare una guerra che ora si rendono tutti conto che dovrà arrivare a una trattativa”.

“Dobbiamo capire che in questo momento c’è un cambio di linea e la maggioranza ci deve spiegare ora come seguirà il cambio di linea Usa. È inaccettabile sentire Meloni usare argomenti come la resistenza di Kiev e ora fare il maggiordomo di Trump. Cambierà linea anche Meloni perché Trump darà nuovi dettami”, ha attaccato Ricciardi.

Parole che hanno suscitato la reazione del presidente dei deputati Fdi, Galeazzo Bignami. Associandosi alla “solidarietà” nei confronti di Mattarella, Bignami ha criticato “i maldestri tentativi di qualcuno di fare una distinzione che non ha ragione di essere. Ci sarà tempo e modo di poter discutere se la trattativa di pace si aprirà grazie all’invio delle brigate del reddito di cittadinanza o grazie al fatto che qualcuno è stato sempre al fianco dell’Ucraina. Magari potevano mandare le brigate del reddito di cittadinanza, chissà che succedeva. Invece è grazie alla postura del governo Meloni in continuità anche rispetto a quando voi votavate a favore dell’invio di armi che si aprirà la trattativa ed è bene che quest’aula si esprima senza se e senza ma in solidarietà a Mattarella”.

Nel dibattito è intervenuto anche il presidente dei deputati Fi Paolo Barelli: “Non voglio aprire alcuna polemica, non credo ne sarebbe felice Mattarella al quale tutti abbiamo destinato un applauso e abbiamo dedicato a lui tutta la solidarietà del caso e il genuino sentimento di tutta l’aula”.

Anche il deputato della Lega Stefano Candiani ha espresso “sostegno a Mattarella e vicinanza per l’attacco ricevuto. Ho il dovere di ricordare a me stesso e all’aula che il patrimonio nazionale lo si difende tutti assieme. Mi rifaccio all’immagine che l’altro giorno l’ex ministro Minniti ha dato quando si parlava dei servizi segreti: c’è qualcosa che va tenuto fuori dalla polemica politica perché appartiene al patrimonio dell’intera nazionale, così è anche per Mattarella”.

Vertice a Parigi sull’Ucraina, Scholz: prematuro pensare a dispiegamento truppe. Ue e Usa agiscano insieme

Roma, 17 feb. (askanews) – Concluso il vertice informale sull’Ucraina a Parigi, presieduto dal presidente francese Emmanuel Macron. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz al termine del mini vertice ha sottolineato che all’Ucraina non si può imporre alcun diktat, e Kiev deve continuare a godere del sostegno europeo. “Accogliamo con favore il fatto che si stia parlando di un accordo di pace, ma per noi è chiaro che non può essere un diktat” ha ribadito, aggiungendo che Kiev deve avere la possibilità di difendersi, continuare sulla strada per l’adesione all’Unione Europea e avere un proprio esercito forte – tutte questioni ritenute non negoziabili. 

Il Cancelliere ha poi ribadito come il possibile dispiegamento di truppe europee in Ucraina come parte di una forza di pace sia “prematura”, ricordando come non possa esserci alcuna frattura tra Europa e Stati Uniti sulla sicurezza. Alla riunione, su Ucraina e sicurezza in Europa, partecipano dieci leader dei Paesi dell’Unione europea. Presenti oltre a Macron e Scholz, la presidente del consiglio Giorgia Meloni, i capi di governo di Regno Unito, Polonia, Spagna, Paesi Bassi e Danimarca, il presidente del Consiglio europeo, la presidente della Commissione europea e il segretario generale della Nato.

Vaticano: il Papa in condizioni stazionarie. Senza febbre prosegue la terapia

Città del Vaticano, 17 feb. (askanews) – “Il Santo Padre continua ad essere apiretico e sta proseguendo la terapia prescritta. Le condizioni cliniche sono stazionarie”. Così una nota della Sala stampa della Santa Sede sulle condizioni cliniche di Papa Francesco da venerdì scorso ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma.

Questa mattina, prosegue la nota della Santa Sede, ha ricevuto l’Eucaristia e successivamente si è dedicato “ad alcune attività lavorative e alla lettura di testi”.

“Papa Francesco è toccato dai numerosi messaggi di affetto e vicinanza che continua a ricevere in queste ore; in particolar modo intende rivolgere il proprio ringraziamento a quanti in questo momento sono ricoverati in ospedale, per l’affetto e l’amore che esprimono attraverso i disegni ed i messaggi augurali; prega per loro e chiede che si preghi per lui”, si conclude.

Papa, Vaticano: condizioni stazionarie. Senza febbre prosegue terapia

Città del Vaticano, 17 feb. (askanews) – “Il Santo Padre continua ad essere apiretico e sta proseguendo la terapia prescritta. Le condizioni cliniche sono stazionarie”. Così una nota della Sala stampa della Santa Sede sulle condizioni cliniche di Papa Francesco da venerdì scorso ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma.

Questa mattina, prosegue la nota della Santa Sede, ha ricevuto l’Eucaristia e successivamente si è dedicato “ad alcune attività lavorative e alla lettura di testi”.

“Papa Francesco è toccato dai numerosi messaggi di affetto e vicinanza che continua a ricevere in queste ore; in particolar modo intende rivolgere il proprio ringraziamento a quanti in questo momento sono ricoverati in ospedale, per l’affetto e l’amore che esprimono attraverso i disegni ed i messaggi augurali; prega per loro e chiede che si preghi per lui”, si conclude.

Italia-Montenegro, Mattarella arrivato a Podgorica per visita ufficiale

Podgorica, 17 feb. (askanews) – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato a Podgorica per una visita ufficiale in Montenegro.

In serata incontrerà la comunità italiana che vive in Montenegro. Domani l’incontro con il presidente del Montenegro, Jakov Milatovic.

Dopo i colloqui si terrà una conferenza stampa. Per il governo è presente il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli.

La visita continuerà nella tarda mattinata con L’ Inaugurazione della mostra “Montenegro e Italia: incontro di due popoli” accompagnato dalla ministra della Cultura e dei Media, Tamara Vujovic. Infine nel pomeriggio di domani il capo dello Stato incontrerà il primo ministro, Milojko Spajic.

Dombrovskis: dazi Usa stanno già causando danni, pronti a reagire

Roma, 17 feb. (askanews) – All’Eurogruppo di oggi “la principale discussione ha riguardato le prospettive macroeconomiche, anche per le implificazioni delle diverse situazioni incerte e in corso di sviluppi. I recenti annunci dall’amministrazione Usa mostrano che gli impegni sulla partnership transatlantica non possono essere dati per scontati. E ci rammarichiamo dei recenti annunci” degli Usa sui dazi “ma siamo pronti a rispondere in maniera decisa e proporzionale”. Lo ha affermato il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis nella conferenza stampa al termine dell’eurogruppo.

Secondo Dombrovskis gli annunci sui dazi “hanno già un impatto negativo sull’economia globale, anche per gli USA, ma anche l’Ue è coinvolta, perché i dazi minano gli investimenti e riducono le prospettive dell’economia”.

Nel frattempo i “prezzi energia sono nuovamente aumentati negli ultimi mesi. Tuttavia nonostante queste sfide, le condizioni per una graduale ripresa nel corso dell’anno restano. Il mercato del lavoro è atteso restare resiliente e il processo disinflazionistico dovrebbe restare in carreggiata. Complessivamente ci attendiamo l’economia europea di crescere leggermente al di sotto delle previsioni dell’autunno scrorso e l’incertezza è particolarmente alta”, ha proseguito.

“L’eurozona deve prepararsi a contesto eccezionalmente incerto e dobbiamo assumere maggiore responsabilità per la nostra sicurezza e difesa. Dobbiamo agire adesso – ha concluso – per assicurare la nostra prosperità al di lungo termine”.

Sostenibilit, Grbovic: non un obbligo ma una opportunit

Milano, 17 feb. (askanews) – “Sono Stefan Grbovic, Ceo della TreeBlock Srl, start-up innovativa e azienda leader nella sostenibilit aziendale. Noi sviluppiamo software, prodotti tecnologici, a supporto delle piccole e medie imprese per ottemperare a quello che sono obblighi normativi come il bilancio di sostenibilit, nonch ovviamente a dare delle opportunit a tutto quello che il settore imprenditoriale italiano per far rendere la sostenibilit non solo appunto un obbligo, ma un’opportunit per tutti quanti”. Lo ha dichiarato il giovane imprenditore a margine della tavola rotonda organizzata a Milano dal titolo “Bilancio di Sostenibilit: trasparenza e credibilit dei dati. Una sfida EcoDigital”, promossa dalla Rete EcoDigital e dalla Fondazione UniVerde, in collaborazione con TreeBlock e Asacert.

Morrissey in concerto al Roma Summer Festival il 28 luglio

Roma, 17 feb. (askanews) – Morrissey torna in Italia nell’estate 2025 per cinque concerti esclusivi che attraverseranno il Paese da nord a sud. L’artista britannico, tra le voci più influenti della musica contemporanea, si esibirà in location suggestive, portando sul palco il meglio del suo straordinario repertorio.

Il 28 luglio, sarà a Roma, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica “Ennio Morricone”, per il Roma Summer Festival, data organizzata da D’Alessandro e Galli in collaborazione con Ventidieci.

Morrissey ha segnato la storia della musica prima con The Smiths e poi con una carriera solista che conta tredici album in studio e una serie di successi internazionali. Considerato uno dei più grandi parolieri della sua generazione, ha ricevuto un Ivor Novello Award per il suo contributo alla musica britannica e, di recente, il Social Vanguard Award 2024 per il suo impegno nella difesa dei diritti degli animali.

Il tour italiano – prodotto da D’Alessandro e Galli – sarà l’occasione per riascoltare brani indimenticabili come “This Charming Man, How Soon Is Now? There Is a Light That Never Goes Out, Suedehead, Everyday Is Like Sunday, Irish Blood, English Heart, First of the Gang to Die e molto altri che hanno fatto la storia del rock.

Titoli Stato, adesioni prima giornata Btp Più per circa 5,6 mld

Roma, 17 feb. (askanews) – Al termine della prima giornata di collocamento del nuovo Btp Più le adesioni si sono attestate a circa 5,6 miliardi di euro con oltre 160mila contratti sottoscritti.

Il titolo, dedicato al mercato retail, ha una cedola minima del 2,80% per i primi 4 anni che sale al 3,60% per i successivi 4 anni ed un’opzione di rimborso anticipato alla fine del quarto anno, dell’intero capitale investito o anche solo di una sua quota. Il collocamento del titolo proseguirà fino a venerdì alle 13, salvo chiusura anticipata.

Russia, lungo applauso aula Camera a sostegno Mattarella

Roma, 17 feb. (askanews) – Lungo applauso dell’aula della Camera per il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

“Voglio esprimere nuovamente, a nome di tutto il Pd, la nostra solidarietà e il nostro sostegno al nostro presidente della Repubblica per le inaccettabili e ripetute minacce che abbiamo ascoltato in questi giorni dai rappresentanti del governo russo”, ha detto la presidente dei deputati dem Chiara Braga suscitando l’applauso dei deputati presenti di maggioranza e di opposizione che si sono alzati in piedi.

“Il paese si riconosce nelle parole di Mattarella, parole di pace, di democrazia, di libertà. Siamo convinti che in queste ore così complesse e cariche di incognite sia necessario reagire a un attacco nei confronti dell’unità dell’Europa. Ci aspettiamo dal governo parole inequivocabili e iniziative che siano a tutela e a difesa della più alta istituzione della nostra Repubblica”, ha aggiunto Braga.

(segue)

Alessio Balza di IOSNO, la mindfulness in un spettacolo al teatro

Roma, 17 Feb. – La pratica della mindfulness sta guadagnando sempre pi terreno, non solo come strumento di benessere personale, ma anche come fenomeno culturale e sociale. Secondo un’indagine americana pubblicata dalla CNBC, la meditazione praticata da oltre il 14% della popolazione, che equivale a quasi 20 milioni di persone. Tra questi anche personaggi di spicco americani come David Lynch, che medita almeno due volte al giorno, e con la sua Fondazione supporta a livello globale la diffusione della pratica, a Cameron Diaz, da Jennifer Aniston a Clint Eastwood e Michael Jordan, da Oprah Winfrey che ne ha fatto un vero e proprio stile di vita a Will Smith che dentro la sua villa ha realizzato uno spazio appositamente dedicato alla meditazione alla campionessa di tennis Bianca Andreescu.

Questo dato evidenzia un crescente interesse verso tecniche che promuovono il benessere mentale e fisico. Alessio Balza fondatore di IOSNO, istruttore di mindfulness, sottolinea che “La mindfulness non complicata: vivere il presente con piena consapevolezza. Tutto il resto solo rumore della mente”. Questo insieme di pratiche, infatti, riconosciuto per il suo effetto positivo sul miglioramento della qualit del sonno e nella gestione dello stress e dell’ansia, come dimostrato dal Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR), sviluppato presso il centro medico dell’Universit del Massachusetts negli anni 1970 dal professor Jon Kabat-Zinn.

Balza ha deciso di portare alcuni metodi di mindfulness nei teatri, unendo la meditazione a una forma di spettacolo accessibile a tutti. “Sentivo di poter utilizzare spazi come i teatri come forma di meditazione e insegnarla attraverso un linguaggio pi accessibile e leggero “, afferma Balza, spiegando come questa scelta possa avvicinare un pubblico pi vasto a una pratica spesso percepita come elitaria. “Non devi andare per forza in un ritiro spirituale in mezzo ai monti ma vai una serata a teatro e qualche piccolo seme di consapevolezza dentro di te potrebbe nascere “, continua Balza, evidenziando l’importanza di rendere la mindfulness pi alla portata di tutti.

L’impatto positivo della mindfulness sulla societ evidente. Non solo migliora la qualit della vita individuale, ma promuove anche una maggiore consapevolezza collettiva. “Tutta la vita uno stato di percezione, uno stato di coscienza”, dice il creatore del metodo IOSNO, sottolineando come la mindfulness possa aiutare le persone a liberarsi dalle catene dell’ego, dell’automatismo e a vivere in modo pi autentico. Questo approccio potrebbe avere ripercussioni significative anche sul mercato del lavoro, dove la domanda di professionisti capaci di gestire lo stress e promuovere il benessere mentale in aumento.

La mindfulness potrebbe diventare una componente fondamentale nei programmi di formazione aziendale e scolastica. “Abbiamo una mente diventata troppo sensibile”, afferma Balza, suggerendo che le pratiche di mindfulness potrebbero essere adattate per rispondere alle esigenze di una societ sempre pi stimolata e frenetica. Inoltre, l’integrazione della mindfulness nei contesti lavorativi potrebbe portare a un aumento delle possibilit lavorative per esperti del settore, creando nuove opportunit di carriera.

La mindfulness non solo una moda passeggera, ma una pratica che sta trasformando profondamente il modo in cui viviamo e lavoriamo. Come dice Balza, “Fidati di te stesso: nessuno pu guidarti meglio di chi vive dentro di te.”, un messaggio forte in un mondo in cui la ricerca di autenticit e benessere pi urgente che mai. Il primo appuntamento con IOSNO e Alessio Balza il 22 Febbraio, ore 21, al Teatro Troisi di Napoli e continuer il 12 marzo a Roma, il 29 Marzo a Genova, il 5 Aprile a Verona e il 3 Maggio a Torino.

Patente a crediti, chi riguarda e come si ottiene

Roma, 17 feb. – Con l’introduzione della patente a crediti nell’edilizia, possono lavorare nei cantieri solo le imprese e i lavoratori autonomi che hanno adempiuto agli obblighi di formazione sulla sicurezza, e sono in regola con il Fisco e i contributi. Ma in cosa consiste e soprattutto come possono fare le aziende per ottenerla?

Ne parla l’ingegnere Ottone Lambiase della Tutor Consulting di Nichelino (TO): “La patente a crediti uno strumento molto utile sia per le aziende che per tutti gli stakeholders della sicurezza, poich permette di verificare i vari processi dal punto di vista della sicurezza e da quello fiscale. Rende pi semplice la verifica dell’adempimento in quanto l’ispettore, il coordinatore della sicurezza o il responsabile dei lavori possono preliminarmente guardare se determinate funzioni, come ad esempio le verifiche sulle attrezzature di lavoro o le attivit formative e ispettive riguardanti le visite mediche, sono state gi effettuate. Non entra nel merito nella bont dell’adempimento ma nella sua effettuazione”.

La patente a crediti non riguarda solo le imprese edili ma anche tutte le figure di professionisti coinvolti in un cantiere. “Riguarda tutte le imprese e i lavoratori autonomi che operano all’interno di un cantiere, cos come definito dal decreto legislativo 81/2008, – afferma Lambiase – dunque non limitata agli operatori edili ma si estende anche ad altri tipi di operatori, come ad esempio elettricisti e idraulici. Nel decreto vengono escluse le professioni intellettuali e le mere forniture di materiali”.

Quali suggerimenti si possono dare alle imprese edili e ai lavoratori autonomi impegnati nei cantieri? “Il consiglio che possiamo dare alle aziende quello di affidarsi a dei professionisti del settore: le aziende che operano con Tutor Consulting da tanti anni, dopo un brevissimo check, hanno potuto effettuare l’iscrizione alla patente a crediti in tempi molto rapidi. Ovviamente, quelle aziende che non hanno fatto negli anni questo percorso preventivo trovano un ostacolo insormontabile in questo momento, affrontabile s ma molto lungo, in quanto ci sono degli adempimenti da sviluppare: formazione, valutazione dei rischi, nomina di medici competenti, considerando che il cantiere edile rappresenta purtroppo la massima espressione degli incidenti sul lavoro” conclude l’Ing. Lambiase.

La patente a crediti nell’edilizia uno strumento vantaggioso perch favorisce il controllo preventivo dei documenti, premia chi in regola e sanziona chi non lo . Per essere sempre in regola, e stare tranquille, le aziende dovrebbero rivolgersi a professionisti del settore con una lunga e provata esperienza alle spalle.

La Cina guarda con attenzione frattura Usa-Europa su Ucraina

Roma, 17 feb. (askanews) – A Pechino guardano con molta attenzione le divisioni che si stanno manifestando tra Europa e Stati uniti in merito al percorso per un cessate-il-fuoco in Ucraina, dopo la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove Washington ha fatto capire chiaramente che intende procedere unilateralmente in trattative con Mosca e Kiev per porre termine al conflitto.

Oggi è arrivato un ulteriore segnale di attenzione dalla Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha ricordato che quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario dell’instaurazione di relazioni diplomatiche tra Cina ed Europa, in un momento di grande cambiamento del contesto internazionale. “Attualmente, con l’ascesa dell’unilateralismo e del protezionismo e con fattori incerti e instabili che si intrecciano, la comunità internazionale desidera la pace e la stabilità più che mai, attende una relazione sino-europea sana e stabile più che in passato e spera, più che mai, che la cooperazione tra Cina ed Europa diventi una forza costruttiva nel trasformare il mondo”, ha detto Guo.

La dichiarazione viene dopo una serie d’interventi molto precisi del ministro degli Esteri Wang Yi, che ha partecipato alla Conferenza di Monaco e ha visitato Irlanda e Gran Bretagna. Il capo della diplomazia cinese, rispetto al pericolo che gli Usa procedano da soli sulla questione ucraina, ha espresso l’opinione che la soluzione della questione ucraina non può prescindere da una partecipazione dell’Europa. “La crisi ucraina si svolge in territorio europeo e l’Europa dovrebbe svolgere un ruolo importante nell’affrontare le cause della crisi”, ha detto Wang.

Anche sulla stampa cinese sono apparse analisi approfondite sulla frattura che si è venuta a determinare tra i partner europei e gli Usa rispetto alla questione ucraina. Cui Hongjian, dell’Istituto di studi avanzati in governo regionale e globale dell’Università di Lingue Straniere di Pechino, in un’intervista a ThePaper, una testata ufficiale cinese, ha osservato che durante la Conferenza di Monaco di quest’anno sono emerse in maniera esaustiva le “contraddizioni” tra Stati uniti ed Europa. “Anche qualora gli Stati uniti presentassero una cosiddetta ‘proposta’, agli occhi degli europei non sarebbe affatto accettabile”, ha affermato.

Cui, in particolare, non vede un’azione decisiva da parte americana. “Gli obiettivi degli Stati uniti sono molto semplici: primo, fermare il conflitto, idealmente attraverso negoziati; secondo, che il processo di soluzione politica sia guidato dagli Stati uniti; terzo, che in questo processo gli Stati uniti non subiscano perdite, ma ottengano quantificabili benefici, inclusi risorse ucraine e un maggiore impegno di responsabilità da parte dell’Europa”. Tuttavia, continua, “in termini concreti, c’è un notevole divario tra gli obiettivi statunitensi e la realtà: gli Stati uniti evitano deliberatamente di affrontare le radici del conflitto tra Russia e Ucraina; per loro il cessate il fuoco non è una questione di principi, ma semplicemente una transazione, senza considerare gli interessi dell’Europa e dell’Ucraina”.

L’osservatore cinese, in questo senso, ha spiegato di aver avuto l’impressione che, durante la Conferenza di Monaco, i padroni di casa europei avessero “invitato” i partner a un banchetto, ma che gli Usa – in particolare il vicepresidente JD Vance – abbiano “cambiato il menù”. Per come ha visto lui i preparativi, “il tema principale dell’organizzazione di quest’anno doveva essere la situazione globale di sicurezza e il problema della ‘multipolarità’, per poi focalizzarsi sull’Ucraina e, da lì, estendere il discorso alla sicurezza in Europa e nel mondo”. Invece, “le conversazioni tra i leader Usa e russi, le dichiarazioni di alcuni alti funzionari statunitensi, e soprattutto il discorso di Vance, hanno completamente scombussolato l’agenda”. Quindi, la conferenza “si è trasformata in un palcoscenico su cui le divergenze politiche tra Europa e Stati uniti hanno preso il sopravvento, oscurando gli argomenti di sicurezza e di politica che il convegno doveva affrontare”.

Generali, quota complessiva di UniCredit salita al 5,23% (Consob)

Milano, 17 feb. (askanews) – La quota complessiva aggregata detenuta da UniCredit in Generali è salita al 5,229% dal precedente 5,118%. Lo si apprende dagli aggiornamenti della Consob sulle partecipazioni rilevanti. L’aggiornamento della quota nel Leone è datato 10 febbraio.

Nel dettaglio, il 4,184% in diritti di voto, riferibili ad azioni, è rimasto stabile rispetto alla precedente rilevazione, mentre le posizioni lunghe con regolamento fisico sono ora pari allo 0,89% del capitale (da 0,772%), le posizioni lunghe con regolamento in contanti sono lo 0,155% (da 0,162%).