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Valentino, rosa rossa sul feretro e in Piazza Mignanelli

Roma, 21 gen. (askanews) – A Roma la camera ardente per Valentino, a Piazza Mignanelli nella sua Fondazione. Tante le persone arrivate a rendere omaggio al grande stilista scomparso a 93 anni. Sul feretro una rosa rossa, simbolo dell’eleganza e del celebre “rosso Valentino” famoso in tutto il mondo e per lui quasi un “marchio”.

Alcune rose rosse, insieme ad altri fiori, sono state lasciate anche sotto l’installazione al centro della piazza.

Valentino, Abbagnato: il mio primo abito per il Capodanno di Vienna

Roma, 21 gen. (askanews) – “Una persona speciale, mancherà tanto. Ho avuto il privilegio di essere vestita da lui, di essere un’amica”. Così Eleonora Abbagnato, etoile e direttrice del corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, arrivando alla camera ardente di Valentino.

“Due anni fa abbiamo inaugurato il teatro a Voghera, sua città Natale, è l’ultimo momento in cui siamo stati insieme. Il mio primo abito creato da lui – ha raccontato – è stato per il Capodanno di Vienna, per un balletto meraviglioso, avevo delle piume di struzzo, un abito speciale, come era lui. Era davvero gentile, adorabile, amava tutti come una vera famiglia” ha aggiunto.

Milano-Cortina, Giorgetti: mi aspetto tanto oro ma non di Bankitalia

Roma, 21 gen. (askanews) – “Se introduco il tema dell’oro poi i giornalisti pensano che parlo dell’oro della Banca d’Italia. Ma mi aspetto tanto oro e mi aspetto il sogno che non è un concetto lontano dall’economia”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, intervenendo al Maxxi di Roma per l’evento sulle olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

“Il sogno alimenta l’emotività che orienta le decisioni economiche, di consumo e di investimento” ha proseguito “e mi aspetto che tante vittorie azzurre contribuiscano a crare un clima di entusiasmo”.

“Noi tendiamo sempre a sottovalutarci – ha aggiunto Giorgetti -ma da fuori ci vedono tuti come belli, buoni e bravi se poi ci vedono anche come capaci di successi parte un circolo virtuoso di entusiasmo”.

Referendum, le ragioni del No. Dibattito

Ho seguito con interesse il confronto apertosi sul prossimo referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei giudici. Pur non essendo contrario, in linea di principio, a tale separazione, ritengo tuttavia più importante evitare ogni tentativo di incrinare la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione tra legislativo, esecutivo e giudiziario.

Per queste ragioni ho aderito al Comitato De Gasperi–Moro per il No alla separazione delle carriere, così come nel 2016, insieme agli amici Gargani e Tassone, costituimmo il Comitato dei Popolari per il No alla riforma costituzionale promossa dall’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Di seguito, in estrema sintesi, le ragioni del No del nostro Comitato nel prossimo referendum costituzionale.

 

Un metodo che tradisce lo spirito costituente

La riforma costituzionale della magistratura è l’ennesima riforma voluta da una sola parte politica, senza alcun reale tentativo di dialogo e confronto con le altre forze parlamentari. Essa nasce da un’iniziativa del Governo in carica ed è stata approvata così come concepita dall’esecutivo, senza che il Parlamento abbia potuto apportarvi modifiche sostanziali.

In questo modo è stato tradito lo spirito costituente con cui fu approvata la nostra Costituzione, frutto della capacità di forze politiche contrapposte di mediare e trovare un accordo alto sulle regole fondamentali della Repubblica. Alcide De Gasperi e Aldo Moro, entrambi padri costituenti, sono stati scelti dal Comitato come simboli di quel metodo del dialogo e della condivisione che questa riforma ha invece disatteso.

 

Le vere priorità della giustizia restano irrisolte

Occorre chiedersi se questa riforma costituzionale affronti le reali priorità del sistema giudiziario italiano. La risposta, purtroppo, è negativa.

La riforma non interviene né sull’eccessiva durata dei processi – penali, civili e amministrativi – né sul drammatico sovraffollamento delle carceri, che rappresentano le vere emergenze del servizio giustizia nel nostro Paese.

Dire No a questa riforma significa dunque rifiutare un intervento che non incide in alcun modo sui problemi concreti e urgenti della giustizia italiana.

 

Separazione delle carriere e rischio di subordinazione del pubblico ministero

La separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri viene presentata dai promotori come necessaria per garantire la terzietà del giudice. In realtà, tale obiettivo può essere più efficacemente perseguito rafforzando le regole sull’astensione e sulla ricusazione del giudice nei casi di conflitto o di prossimità con le parti, incluso il pubblico ministero.

L’esperienza comparata dimostra inoltre che, laddove la separazione delle carriere è stata realizzata – come in Francia – i pubblici ministeri sono stati sottoposti a forme di indirizzo e controllo da parte del potere esecutivo, con un conseguente indebolimento della loro autonomia e indipendenza. In Francia, infatti, i pubblici ministeri sono soggetti a direttive del Ministro della Giustizia e non godono dell’inamovibilità.

È dunque legittimo temere che anche in Italia la separazione delle carriere possa aprire la strada a una progressiva subordinazione del pubblico ministero all’esecutivo.

 

Sorteggio e doppio Csm: un autogoverno più debole

La riforma prevede la sostituzione dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura con due distinti Csm – uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri – i cui componenti sarebbero in larga parte sorteggiati.

Il sorteggio non è un criterio adeguato per la selezione dei componenti di organi di rilevanza costituzionale, poiché affida al caso la scelta di soggetti chiamati a esercitare funzioni delicate di autogoverno. Inoltre, la differenza tra il cosiddetto “sorteggio temperato” previsto per accademici e avvocati e il sorteggio puro riservato ai magistrati crea una grave asimmetria di legittimazione.

Questa impostazione rischia di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, compromettendo il principio stesso dell’autogoverno.

 

L’Alta Corte disciplinare e la compressione delle garanzie

Un ulteriore elemento critico della riforma è l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, competente sia in primo sia in secondo grado per i procedimenti disciplinari riguardanti giudici e pubblici ministeri.

Dopo aver separato le carriere e previsto due distinti Csm, la scelta di un unico giudice disciplinare appare contraddittoria e rivela la reale finalità della riforma: ricondurre sotto un unico controllo l’intera magistratura. A ciò si aggiunge l’anomalia di un giudice di secondo grado che appartiene allo stesso organo che ha giudicato in primo grado.

Ancora più grave è l’esclusione del ricorso per Cassazione contro le decisioni disciplinari dell’Alta Corte, con una significativa riduzione delle garanzie oggi riconosciute ai magistrati.

 

Una riforma decisa da un Parlamento di nominati

Infine, vi è una ragione di carattere sistemico che induce a dire No a questa riforma. Essa è stata approvata da un Parlamento composto in larga parte da parlamentari non eletti direttamente dai cittadini, ma nominati attraverso le liste bloccate dei partiti.

Le norme costituzionali che si vorrebbero modificare furono invece approvate da un’Assemblea costituente i cui membri, il 2 giugno 1946, furono tutti eletti personalmente con voto di preferenza. Per riformare la Costituzione – soprattutto in un ambito così delicato come l’assetto della magistratura – è necessaria una legittimazione popolare piena e diretta.

Dire No a questa riforma significa anche riaffermare il principio che la Costituzione non può essere modificata da parlamentari privi di un mandato personale forte da parte del popolo.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF – Associazione Liberi e Forti

www.alefpopolaritaliani.it

Referendum, le ragioni del Sì. Dibattito

Pur nella mia convinta idea di sostenere le ragioni del Sì nel prossimo referendum costituzionale che ci chiama a scegliere tra un Sì e un No alla riforma delle carriere dei magistrati e alle nuove modalità di composizione del CSM, compresa l’inedita Alta Corte disciplinare, ho trovato molto interessante l’intervista del 19 gennaio al dott. Giovanni Bachelet, a firma del direttore D’Ubaldo, pubblicata su Il Domani d’Italia

In uno stile sobrio e discorsivo, la conversazione si snoda senza cascami ideologici. È significativo che il dialogo sulla materia referendaria si incanali su un confronto diretto e confidenziale, senza il preconcetto che, in nome della lotta all’esorbitanza di questo o quel magistrato, si affacci strumentalmente una lettura volta a oscurare le ragioni costituzionali dell’una o dell’altra tesi.

 

Magistratura: presidio di legalità, non potere da cui difendersi

Una preoccupazione non del tutto fuori luogo, stante le disinvolture con cui, soprattutto il guardasigilli, si è lanciato di recente in affermazioni secondo cui la riforma potrebbe giovare anche a un governo di fronte opposto. Come dire: proteggiamoci dalle iniziative della magistratura.

Proprio perché la magistratura è un presidio di legalità e di tutela delle libertà fondamentali della persona, non può essere trattata come un potere da cui guardarsi. Così come appare inappropriato ogni tentativo di schivare doverosi controlli sull’azione politica, volti a impedire sconfinamenti e abusi di potere.

 

Non una “manutenzione”, ma una scelta costituzionale

 

Convengo pienamente con l’affermazione secondo cui:

 

«Il referendum sulla giustizia non è un passaggio che attiene alla semplice “manutenzione” dell’ordinamento. Tocca nervi scoperti dell’architettura costituzionale e porta sotto i riflettori una questione cruciale: il rapporto tra potere, diritto e garanzie istituzionali in una democrazia d’impianto sociale e liberale».

 

È vero: modificare la Costituzione non equivale a una semplice manutenzione. Tuttavia, in questo caso, appare poco acconcia ogni congettura che voglia accreditare una chiave di lettura fuorviante rispetto all’obiettivo che la riforma costituzionale persegue: un doveroso adeguamento volto a rendere effettivo il principio di parità delle parti in contraddittorio e quello di terzietà e imparzialità del giudice, sancito dall’articolo 111 della Costituzione.

 

La terzietà del giudice come garanzia per il cittadino

Tutto ciò è nell’interesse del cittadino e di quanti incappano nelle maglie della giustizia penale – ed è il caso di dirlo, alla luce dei numerosi casi su cui si discute non solo mediaticamente della fondatezza di condanne definitive – assicurando una più solida garanzia nella piena attuazione del giusto processo.

Peraltro, stante il principio di eguaglianza che governa il nostro sistema ordinamentale, pensare già ora, come inevitabile passo successivo, a una subordinazione del pubblico ministero all’esecutivo appare un tentativo di introdurre, attraverso prospettive al momento non verosimili, una strumentale e inappropriata politicizzazione.

 

Il rifiuto della delegittimazione della magistratura

Trovo invece condivisibile la preoccupazione che lo schierarsi debba avvenire senza piegarsi a una campagna mediatica e argomentativa che faccia della denigrazione della magistratura il proprio criterio di ragionamento. Metodo non accettabile, anche alla luce del fatto che, in questi anni di crescita civile diseguale, di difficoltà sopravvenute e di crescenti divari territoriali, la magistratura è stata un baluardo importante nella tutela dei diritti e delle libertà.

 

È questa, del resto, l’ottica da cui ci mette in guardia il dott. Bachelet, a nome del Comitato del No.

 

Governo, riforma e rischio di letture pregiudiziali

Tuttavia, la giusta dialettica attorno a una riforma promossa da un governo che non si risparmia asperità verso la magistratura non deve farci travisare – o perdere di vista – il doveroso obiettivo di piena attuazione del principio di terzietà del giudice nella corretta forma costituzionale.

Seppur questo governo sia guidato dall’idea fissa di riscrivere la storia del nostro Paese, compresa la Costituzione, non possiamo farci strumento di chiaroveggenze che preconizzino come inevitabile l’intento di subordinare i pubblici ministeri all’esecutivo.

Qui si inciderebbe su uno dei cardini del sistema costituzionale, fondato sull’indipendenza della magistratura nei suoi due aspetti, requirente e giudicante, sancita dagli articoli 101 e 104 della Costituzione: un’operazione tutt’altro che semplice, che stravolgerebbe l’intero impianto della Carta e che il Paese non tollererebbe.

 

Fragilità politica e memoria di Tangentopoli

Nell’attuale quadro politico, peraltro, un’operazione del genere non appare agevole, stante i segnali sempre più evidenti di sfaldamento della maggioranza, a vantaggio di una coalizione più attenta al mantenimento dei valori e dei principi costituzionali.

 

Non sono stati di poco conto gli eventi di Tangentopoli e i loro riverberi. Nel mix tra un’azione giudiziaria che colpiva singoli politici e un sistema mediatico che ne amplificava gli echi, si delegittimò un intero sistema politico, imperniato sulla Democrazia cristiana, che pagò il prezzo più salato, svanendo in pochi anni.

 

Crisi del sistema politico e derive successive

Non può però essere taciuto che l’effetto di quelle inchieste fu devastante per un sistema politico impreparato alle nuove istanze del Paese e ai nuovi assetti geopolitici seguiti alla caduta del Muro di Berlino e allo sfaldamento dell’Urss. Da quello scenario presero forma partiti personali e populisti che ancora oggi condizionano profondamente il nostro sistema politico.

 

Cultura della giurisdizione e parità delle parti

Non regge, infine, l’assunto sostenuto da molti esponenti dei Comitati per il No secondo cui spezzare l’unicità della “cultura della giurisdizione” farebbe venir meno il dovere di ambivalenza dell’indagine, per cui il pubblico ministero perderebbe la capacità di cercare anche elementi a favore dell’imputato.

È un’ipotesi difficile da cogliere nella sua concreta applicazione, e che, in uno scenario di parità tra accusa e difesa e di chiara demarcazione dei ruoli processuali, non sembra assumere rilievo decisivo.

 

Il nodo Palamara e la credibilità dell’autogoverno

Resta invece ineludibile l’impatto che ha avuto nel Paese il cosiddetto “sistema Palamara”, emerso quasi casualmente e rivelatore di un degenerato correntismo all’interno dell’autogoverno della magistratura, con intrecci tra toghe e politica e tentativi di pilotaggio dei processi.

Attendiamo ancora dalle inchieste in corso un quadro definitivo. Quel contesto allarmante provocò un vero terremoto nel CSM, con dimissioni e una presa di posizione inedita del Presidente della Repubblica, solitamente molto cauto nelle esternazioni.

 

Una riforma senza strappi costituzionali

Mi auguro che, pur nell’auspicata vittoria del Sì, non si prosegua nella delegittimazione della magistratura, ma si converga nel porre argini a ogni stravolgimento della Costituzione nei suoi punti più delicati, quelli che regolano il bilanciamento tra i poteri dello Stato.

Nordio e la "petulante litania" sulla giustizia: accuse, ironie e vocabolario

Roma, 21 gen. (askanews) – La parola chiave nell’aula della Camera stamani è “litania” e lo diventa velocemente, inseguendo le parole che il ministro della Giustizia Carlo Nordio rivolge alle opposizioni durante le sue comunicazioni sulla riforma della Giustizia. Per il Guardasigilli l’accusa delle opposizioni di voler sottomettere il pm all’esecutivo, con la separazione delle carriere, è una “litania petulante davanti alla quale non vi è possibilità di replica”. In aula scatta la protesta e Nordio si difende, allargando le braccia: “Non trovo quale altro aggettivo possa essere usato quando veniamo ripetutamente accusati di voler sottoporre la magistratura al potere esecutivo, quando nel nostro articolo 104 è scritto che la magistratura costituisce un organo autonomo e indipendente”.

Non si sedano le tensioni ed interviene, nel tentativo di smorzarle, il presidente di turno dell’aula, Fabio Rampelli: “La parola litania è quella che ha disturbato? Poi andremo a studiarcela insieme, consultando il vocabolario della lingua italiana”, dice all’indirizzo dei banchi delle opposizioni. Proteste ma anche ironia. “Ministro, spoiler: sarà costretto ad ascoltare anche da me una ‘litania petulante'” ha detto la deputata M5s Vittoria Baldino ribadendo che “la giustizia ha bisogno di tante cose, risorse, organico, efficienza ma non di una magistratura che non sarà indipendente, occupatevi della giustizia e non di minare l’indipendenza della magistratura”. Chiude Giandonato La Salandra, deputato di Fratelli d’Italia: “Ministro dopo questa litania spero di strapparle un sorriso”.

Euro digitale, Panetta: molte infrastrutture fatte a Roma e Frascati

Roma, 21 gen. (askanews) – L’euro digitale si farà e forse non solo quello. “Alla fine io mi aspetto che ci sia una moneta di Banca centrale digitale, non c’è nessun dubbio, perché se il sistema deve funzionare con infrastrutture digitali, su registri distribuiti, deve avere la sua contropartita nelle strutture della banca centrale”. E l’Italia sta dando un contributo rilevante su questo progetto. Lo ha spiegato il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta nel suo intervento a Milano, ospite dell’Abi in occasione del Comitato esecutivo.

E su questo terreno “poi ci saranno le banche commerciali: io mi aspetto che, in un periodo che è difficile prevedere quanto sia lungo, anche la moneta di banca commerciale sarà prevalentemente tokenizzata. Questo richiede valutazioni di tipo molto più esteso – ha proseguito Panetta – mi aspetto che non solo la banca centrale, ma anche le banche commerciali progressivamente si sposteranno su passività di carattere digitale, il che faciliterebbe molto la vostra vita, oltre che quella dei depositanti”.

Sull’euro digitale sta lavorando la Bce e tutto l’Eurosistema delle banche centrali “ma sappiate – ha detto ai molti banchieri presenti alla riunione – che gran parte di queste infrastrutture si fanno a Roma e a Frascati (dove una volta si andava la sera per il buon vino, ha scherzato il governatore). Si sviluppano fra Roma, Francoforte e adesso si è aggiunta anche Parigi. Quindi stiamo contribuendo in modo molto rilevante a questo passaggio”, a rivendicato Panetta.

In generale, “mi aspetto che nei prossimi anni, a una velocità crescente, si espanda la finanza digitale, che non vuol dire che spariscono gli strumenti tradizionali che noi abbiamo. Vuol dire semplicemente che cambiano la loro natura tecnologica, il contante potrebbe diventare una moneta virtuale, l’euro digitale emesso dalla Banca centrale europea. E gli scambi interbancari all’ingrosso, quelli che adesso passano per Target 2 e Target 2 Securitie, anche questi saranno effettuati con strumenti tecnologici diversi”.

Valentino, Maria Grazia Chiuri: avevo un rapporto personale con lui

Roma, 21 gen. (askanews) – “Avevo un rapporto personale con lui, era un’altra epoca, c’era un senso di comunità e di famiglia, e poi lui era molto paterno”.

Così Maria Grazia Chiuri, che con Pierpaolo Piccioli fu direttrice creativa del marchio negli anni dopo l’addio dello stilista alle passerelle, arrivando alla camera ardente di Valentino a Roma in piazza Mignanelli. “Devo dire un grande grazie per aver condiviso una parte di vita insieme” ha aggiunto.

Timisoara, una grande mostra da Pompei all’arte contemporanea

Milano, 21 gen. (askanews) – Sulla scia del successo di “Le luci di Caravaggio”, che ha stabilito un record di presenze di giovani visitatori e ha ridefinito la relazione del museo con il pubblico attraverso la metafora degli specchi e le luci teatrali, il Museo Nazionale d’Arte di Timisoara (MNArT) torna al centro del palcoscenico internazionale con un nuovo progetto. Da oggi fino a inizio 2026, la mostra “La Fragilità dell’Eterno. Da Pompei al Grand Tour fino a oggi” trasforma il palazzo barocco in un santuario di resilienza. Curata da Filip A. Pectu, direttore generale del MNArT e da Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura italiano, l’esposizione è organizzata sotto l’Alto Patrocinio delle istituzioni culturali italiane e rumene.

Se Caravaggio si concentrava sulla dualità di luce e ombra, “La Fragilità dell’Eterno” sposta il paradigma su cataclisma e sopravvivenza. La mostra propone un sorprendente confronto: il disastro naturale del Vesuvio avvenuto nel 79 D.C. – che ha conservato tracce di vita romana in un paradosso di distruzione – e il “cataclisma antropico” del ventesimo secolo, che culmina nella metallica macchina bellica delle guerre mondiali.

Il percorso di mostra riunisce, in esclusiva mondiale, opere che non sono mai state esposte insieme prima d’ora. I capolavori provengono dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dai Musei Nazionali del Vomero e da Castel Sant’Angelo. Questi prestiti istituzionali sono affiancati da opere appartenenti a collezioni private, inclusa la Galleria Lia Rumma, creando una narrazione visiva che intreccia gli affreschi romani del I secolo con reinterpretazioni romantiche e neoclassiche, la Scuola di Posillipo e le riflessioni contemporanee sulla fragilità, che vedno opere di grandi artisti come Alberto Burri, Lucio Fontana Anselm Kiefer o Gian Maria Tosatti.

L’esposizione si discosta anche dai pannelli didattici standard per una narrativa guidata da un fantasma della storia. La “voce” della mostra appartiene a Lucius Valerius Sacer, un personaggio di finzione basato su testimonianze archeologiche reali. Sacer, un eroe daco-romano del tempo di Domiziano il cui nome è riportato su un altare a Adamclisi, è qui reimmaginato come un superstite dell’eruzione di Pompei.

In una chiave narrativa postmoderna, Sacer oltrepassa la sua mortalità. Guida il visitatore attraverso i secoli, riflettendo sugli scavi del periodo borbonico che hanno riscoperto la città sepolta, l’incanto dei viaggiatori del Grand Tour, e la distruzione meccanizzata dell’era moderna. Il suo monologo si interroga sulla vera natura della sopravvivenza: che cosa ci definisce, ciò che ci distrugge o ciò che rimane? La mostra assolve anche a un atto di restituzione istituzionale. Fa, infatti, rivivere la memoria di Zsigmond Ormós, fondatore del museo di Timisoara, i cui contributi ottocenteschi sono stati troppo a lungo trascurati. I curatori hanno portato alla luce il prezioso libro di Ormós su Pompei, utilizzandolo per inquadrare il concetto di “Grand Tour dall’est”.

Discostandosi dalla narrazione prettamente occidentale del Grand Tour, questa sezione rivela come gli intellettuali dell’Europa centrale e orientale si confrontassero con la riscoperta delle antichità. Gli oggetti provenienti dalla collezione permanente del museo, acquisiti da Ormós durante i suoi viaggi a Napoli nel 1865 e nel 1872, sono esposti accanto ai prestiti italiani, dimostrando che Timisoara era pienamente inserita nel sistema culturale europeo ancora prima dell’era moderna.

L’allestimento espositivo supera la classica estetica del “cubo bianco”, offrendo un’esperienza immersiva e sensoriale. Se la mostra precedente usava lo specchio per trattare il tema della realtà e dell’illusione, La Fragilità dell’Eterno utilizza la metafora della stratificazione. La scenografia suggerisce il peso della cenere e il passare del tempo, creando un “sipario” che separa il mondo dei vivi da quello dei morti. Il visitatore attraversa spazi che evocano il calore della lava incandescente e il silenzio dopo l’esplosione. Le opere contemporanee agiscono come contrappunti – moderni “specchi” – che riflettono il trauma antico. Il dialogo tra i reperti romani (radici della tradizione visuale europea) e le opere romantiche/neoclassiche (ramificazioni del Grand Tour) culmina in una critica contemporanea della fragilità umana di fronte a disastri naturali e causati dall’uomo.

Organizzare un’esposizione di questa portata, che richiede il trasporto di fragili tesori dai più prestigiosi depositi italiani, ha richiesto uno sforzo logistico gestito da Civita Mostre e Musei in collaborazione con il team del MNArT. Il progetto è stato finanziato dal Timi? County Council, con un importante supporto diplomatico per assicurare un transito sicuro di questi beni culturali.

Piantedosi: portare i coltelli a scuola è diventato un comportamento sistematico dei giovani

Roma, 21 gen. (askanews) – “Stiamo procedendo con questa nuova tornata di interventi normativi” contro la criminalità giovanile “un po’ perché è nella prassi di qualsiasi legislatura di qualsiasi governo tenere aggiornato il catalogo normativo secondo i fatti che in qualche modo emergono nella quotidianità”, ma “questo non vuol dire che siamo in un’emergenza”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervenendo alla Scuola superiore di Polizia all’inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026.

“Ora tutta la discussione – ha spiegato – si concentra sull’utilizzo dei coltelli, soprattutto da parte dei giovani, che è un problema testimoniato non solo dalla gravità di alcuni accadimenti recenti, ma è un problema in sé, e abbiamo diffuso dei dati che dimostrano che anche dal punto di vista della fattispecie delle morti conseguenti a violenze perpetrate con coltelli c’è un trend discendente. Ciò nonostante c’è questo allarme, perché probabilmente non è solo l’evento poi drammatico, l’evento l’evento-reato che ci deve condizionare e preoccupare, ma anche il registrare all’interno delle scuole il sistematico comportamento di portare dietro dei coltelli, soprattutto dei ragazzi giovani”.

“Ci siamo mossi su questo non in una logica emergenziale. Il fatto di essere sempre pronti, come Viminale, ad offrire nella discussione interministeriale pacchetti di norma che all’occasione possono essere oggetto di valutazione per la loro proposizione è dovuto al fatto che esistono uffici che permanentemente lavorano l’aggiornamento del catalogo possibile di nuovi interventi normativi che si possono fare a secondo dei problemi che si manifestano, anche nell’applicazione di norme precedenti”, ha concluso il titolare del Viminale.

L’arrivo del feretro di Valentino, aperta la camera ardente a Roma

Roma, 21 gen. (askanews) – L’arrivo a Piazza Mignanelli, a Roma, del feretro dello stilista Valentino, imperatore della moda italiana, scomparso all’età di 93 anni.

Davanti all’ingresso il collaboratore, socio e per anni suo compagno Giancarlo Giammetti.

Alle 11 l’apertura della camera ardente presso il palazzo della Fondazione, che resterà aperto per l’omaggio del pubblico fino alle 18 di questa sera e domani. I funerali si terranno venerdì.

Banche, Patuelli: da deregulation problemi, semplificare è la via

Roma, 21 gen. (askanews) – “La semplificazione è la via, la deregulation ci ha prodotto problemi venuti da chi l’aveva adottata”. Lo ha detto il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, nel corso del comitato esecutivo dell’associazione al quale partecipa oggi il presidente di Banca d’Italia, Fabio Panetta.

“L’alternativa alla deregulation non è la burocratizzazione ma la semplificazione”, ha aggiunto Patuelli che rivolgendosi a Panetta lo ha ringraziato per gli “ottimi indirizzi che ci ha fornito”.

Askanews per il secondo anno al fianco di "New York Encounter"

Roma, 21 gen. (askanews) – Askanews è per il secondo anno al fianco di “New York Encounter”, evento culturale che, giunto alla sua 18a edizione, si terrà dal 13 al 15 febbraio 2026, presso il Metropolitan Pavilion di New York. Si tratta di una iniziativa che, contando sul contributo di centinaia di volontari, riunisce migliaia di persone, di diverse tradizioni religiose e culture differenti.

A guidare il progetto c’è un italiano, Maurizio (Riro) Maniscalco, che ad Askanews ha sottolineato come “New York Encounter (…) è cattolico nel senso vero della parola, cioè universale: è una casa che apre la porta a tutti i viandanti”.

I dibattiti, le mostre e gli spettacoli dal vivo, aperti al pubblico gratuitamente, che andranno a dar forma al weekend, avranno come orizzonte comune il titolo di una composizione poetica di David White, “Everything is Waiting for You”. In particolare, nella presentazione istituzionale della manifestazione si mette in rilievo che nell’incertezza dei nostri giorni, “sta riemergendo un aspetto fondamentale dell’essere umano: il profondo bisogno di luoghi di appartenenza”, pur nell’avvertenza che “non tutti i luoghi offrono ciò che il nostro cuore desidera”.

Il fine settimana sarà inaugurato da un intervento dello scrittore Colum McCann e una riflessione del Card. Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini.

Bankitalia: l’Italia sta soffrendo, l’economia risente dei dazi Usa e della bassa crescita della Germania

Roma, 21 gen. (askanews) – “La congiuntura mondiale è chiaramente migliore rispetto a quella che ci aspettavamo l’anno scorso”, ma ora “l’Italia sta soffrendo” delle condizioni internazionali che si sono create, da un lato con i dazi degli Usa – che adesso Washington minaccia di aumentare per il braccio di ferro sulla Groenlandia – e dall’altro per il fatto che l’economia della Germania cresce poco. Lo ha rilevato governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta intervenendo a Milano al Comitato esecutivo dell’Abi.

Si sta chiaramente spostando il baricentro dell’economia mondiale” e una determinate chiave di questo spostamento è tecnologia, inoltre quello che caratterizza “tutta questa rivoluzione tecnologica è che per la prima volta sta avvenendo in modo totalmente non cooperativo” tra Paesi del mondo, ha inoltre affermato il governatore della Banca d’Italia.

La tecnologia di oggi “ha dei costi fissi elevatissimi, le cifre di cui si parla per gli investimenti per le società tecnologiche di Stati sovrani sono centinaia e centinaia di miliardi. Il divario che si è costruito è enorme, recuperarlo sarà ben difficile, anche non credo che sia necessario recuperarlo. Non è che tutti devono inventare tutto per progredire nell’efficienza. Noi dobbiamo puntare sull’adozione”, ha detto Panetta.

Firenze, CALLforTOURISM seleziona 5 progetti innovativi

Firenze, 21 gen. (askanews) – Si è svolto nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze il Selection Day di CALLforTOURISM, tredicesima call promossa da Murate Idea Park, in collaborazione con il Comune di Firenze e dedicata all’innovazione nel settore turistico. L’iniziativa ha concluso un percorso di tre mesi di formazione e mentoring che, dalle 77 candidature iniziali, ha portato alla selezione di cinque progetti ammessi alla fase di incubazione al Murate Idea Park.

“Noi – afferma Claudio Terrazzi, presidente di SSATI e Murate Idea Park – contribuiamo e accompagniamo alla realizzazione di quella che è proprio un’idea embrionale. Abbiamo un compito un po’ diverso dagli altri incubatori che ci sono a Firenze perché noi li prendiamo proprio alla nascita di un’idea, cercando di rendere un’idea un’impresa. Oggi abbiamo diverse imprese sul territorio attive che in questi anni abbiamo contribuito e aiutato a sviluppare: questo è un motivo di orgoglio ed è la nostra missione”.

I cinque progetti selezionati beneficeranno di formazione, spazi dedicati, accesso al network dell’incubatore e di un grant a fondo perduto di 5.000 euro, messo a disposizione grazie al contributo di due sponsor d’eccezione, Trainline e Human Company, e dal Comune di Firenze.

“La sfida che la nostra città ha davanti – sottolinea Jacopo Vicini, assessore allo Sviluppo economico e al Turismo del Comune di Firenze – è quella di rendere sostenibili i flussi turistici della nostra città. I numeri ci dicono che abbiamo 15 milioni di presenze, spesso concentrate in cinque chilometri quadrati dell’area UNESCO. Per farlo dobbiamo affidarci anche ai nuovi strumenti, all’innovazione e per questo abbiamo cercato nuove soluzioni”.

“Nella nostra quotidianità, nei servizi pubblici, attraversando la città – aggiunge Laura Sparavigna, assessora a Smart City, Innovazione e Intelligenza artificiale del Comune di Firenze – vediamo la complessità delle sfide globali che si abbattono sulla nostra città: rapporto tra generazioni, climate change, fenomeno migratorio. La risposta può stare proprio nell’innovazione, nelle tecnologie che pensiamo di costruire, nel come le usiamo e soprattutto nel come vogliamo governare l’intelligenza artificiale a servizio delle persone”.

Le cinque startup selezionate sono Now & Then, Mouseion, Wandem Housing, Pickemap e Ohmyroom.

Panetta: annunci politici determinano scelte di investimento repentine

Roma, 21 gen. (askanews) – “Gli annunci politici, non più ‘geopolici’, ormai determinano delle scelte di investimento che sono repentine e cambiano rapidamente”. Lo ha affermato il governatore della banca d’Italia, Fabio Panetta intervendo a Milano al Comitato esecutivo dell’Abi.

“Stiamo assistendo a movimenti dei tassi di interesse” molto rapidi “che hanno talora un legame con i fondamentali ma che nella gran parte dei casi dipendono da altri fattori – ha rilevato -. Gli annunci che avete visto in questi giorni sulla scena internazionale”. Con ricadute sui tassi Usa e Giapponesi “e questo, naturalmente, è arrivato a noi anche attraverso il cambio”, ha detto Panetta.

“Tutto questo era ben difficile da prevedere ex ante, ma anche ex post non è che sia facilissimo capire quello che sta succedendo”, ha osservato.

Groenlandia, von der Leyen: siamo a un bivio, l’Ue preferisce il dialogo ma pronti ad agire

Roma, 21 gen. (askanews) – L’Unione europea privilegia il dialogo con gli Stati Uniti, ma è pronta ad agire se necessario, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla sessione plenaria del Parlamento europeo.

“In settimana i leader si incontreranno per discutere la nostra risposta. Siamo a un bivio: l’Europa preferisce il dialogo e le soluzioni, ma siamo pienamente pronti ad agire, se necessario, con unità, urgenza e determinazione”, ha affermato von der Leyen, riferendosi anche alla Groenlandia.

Sull’Artico l’Unione europea lavora con gli Usa, anche nel quadro della Nato, condividendo “la stessa valutazione strategica sulla sicurezza artica”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

“È per questo che le tariffe aggiuntive proposte sono semplicemente sbagliate”, ha detto von der Leyen, “immergersi in una pericolosa spirale verso il basso tra alleati non farebbe che incoraggiare quegli avversari che entrambi siamo determinati a tenere fuori dal nostro panorama strategico”. La presidente della Commissione ha sottolineato che Bruxelles sta lavorando a un pacchetto a sostegno della sicurezza artica, con un primo pilastro dedicato a un forte aumento degli investimenti europei in Groenlandia per sostenere economia e infrastrutture locali. “Nel prossimo bilancio europeo abbiamo già proposto di raddoppiare il nostro sostegno finanziario, ma dobbiamo fare di più e farlo più velocemente”, ha affermato.

L’Ue intende rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti e con altri partner per una sicurezza artica più estesa, ha aggiunto, anche attraverso maggiori investimenti in equipaggiamenti militari adatti all’Artico e tramite il consolidamento degli accordi di sicurezza con Paesi come Regno Unito, Canada, Norvegia e Islanda.

Il World Economic Forum valuta se traslocare da Davos (FT)

Roma, 21 gen. (askanews) – I vertici del World Economic Forum stanno esaminando la possibilità di traslocare la riunione annuale, che tradizionalmente si tiene a Davos, nelle Alpi svizzere, presso un’altra località che meglio si adatti alle dimensioni raggiunte dall’incontro. Lo riporta il Financial Times, citando discussioni all’interno del direttorio del Wef, che include il presidente ad interim Larry Kink, numero uno del gigante degli investimenti Usa BlackRock.

Secondo il quotidiano, tra le possibili località in cui si potrebbe spostare il forum, compaiono Detroit negli Usa e Dublino in Irlanda. “Fink vuole ridisegnare il forum, che è stato criticato per essere troppo elitario e fuori contatto (con la realtà), affermando che l’accesso andrebbe esteso oltre all’ambito politico e dei leader di industria che solitamente partecipano”. Il quotidiano cita diverse fonti, che lascia anomine.

Ma in maniera esplicita, in un articolo sul suo blog il numero uno di BlackRock ha parlato della necessità di “fare qualcosa nelle località dove il mondo di oggi viene effettivamente costruito. Sì Davos, ma anche posti come Detroit, Dublino e città come Jakarta e Buenos Aires”. Secondo il quotidiano, a Davos si fanno sentire la mancanza di alloggi, i costi di sicurezza e la limitatezza delle infrastrutture fisiche. (fonte immagine: World Economic Forum).

Luxy SpA ottiene certificazione B Corp nell’anno del 50° anniversario

Roma, 21 gen. (askanews) – Luxy SpA annuncia di aver ottenuto la certificazione B Corp, diventando il primo produttore di sedute per ufficio in Italia a ricevere questo riconoscimento internazionale riservato alle aziende che rispettano elevati standard di performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza. Un traguardo che conferma il percorso dell’azienda verso un modello di crescita sostenibile, responsabile e orientato al lungo periodo.

La certificazione, rilasciata dall’ente indipendente B Lab, è il risultato di un rigoroso processo di valutazione che prende in esame governance, impatto ambientale, politiche verso le persone, relazioni con la comunità e responsabilità lungo la catena del valore, attestando l’impegno concreto di Luxy nell’operare secondo le migliori practice internazionali. Fondata esattamente 50 anni fa, Luxy ha progressivamente integrato nei propri processi decisionali principi di responsabilità sociale, attenzione alle persone e riduzione dell’impatto ambientale, facendo della creazione di valore di lungo periodo un elemento centrale della propria strategia.

Nel commentare il traguardo, Daniele Pelli, Amministratore Delegato di Luxy, sottolinea come la certificazione B Corp rappresenti un passaggio strategico e culturale fondamentale, particolarmente significativo perché raggiunto nell’anno del cinquantesimo anniversario dell’azienda. Un riconoscimento che rafforza la convinzione che crescita economica e responsabilità verso persone, comunità e ambiente debbano procedere insieme, e che rappresenta anche uno strumento di disciplina e miglioramento continuo rispetto alle migliori pratiche di mercato.

“Essere i primi a raggiungere questo traguardo in Italia nel nostro settore è motivo di forte orgoglio ma anche di responsabilità per il significato che questa certificazione porta con se” conclude Pelli.

Entrando nella community globale delle B Corp, Luxy rinnova il proprio impegno a contribuire a un modello economico più equo, inclusivo e sostenibile, confermando la volontà di essere un punto di riferimento nel proprio settore nel promuovere un modo di fare impresa orientato all’impatto positivo.

Groenlandia, Lagarde: impatto su inflazione minimo, più grave è l’incertezza per le continue svolte di Trump

Roma, 21 gen. (askanews) – I nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump dovrebbero avere un effetto “minimo” sull’inflazione dell’area euro, che resta in “una buona posizione” sia dal punto di vista monetario, sia da quello economico. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, afferma di essere “attenta” (non allarmata) dagli sviluppi con Usa-Ue sulla Groenlandia, a causa dell’incertezza che riportano all’improvviso.

“Oggi abbiamo un dazio medio salito al 12,7% e se guardiamo in media, per la zona euro”, con i nuovi dazi al 10% minacciati dal presidente Usa Donald Trump sui Paesi che vogliono inviare truppe in Groenlandia per “passeremo dal 12% al 15%. Bisogna essere calmi, bisogna guardare l’impatto e il modo in cui ci si organizza in futuro. Avremo un’inflazione molto leggermente influenzata e rialzata, ma siccome è sotto controllo l’impatto sarà minimo. Quello che è molto più grave è il livello di incertezza che è creato da queste continue svolte del presidente Trump”.

L’incertezza è il vero problema “perché quando sei un investitore, un datore di lavoro, quando pensi di chiedere un prestito, vuoi sapere quali sono le condizioni e se c’è una totale incertezza permanente non è buono. L’incertezza della fiducia non è buona non sono inquieta ma sono attenta, molto attenta a cosa faranno i leader, come usciranno” da questa situazione “se con un clima di ostilità o di cooperazione”, ha detto in un’intervista alla radio francese Rtl.

“Sono in allerta attualmente – ha detto -. Sul piano monetario e sul piano economico siamo in una buona posizione, specialmente in quello monetario. Certamente abbiamo un’inflazione sotto controllo, un tasso di interesse al 2%. Penso che questa posizione sia buona. Sul piano economico possiamo fare meglio, sul piano del controllo delle finanze pubbliche dobbiamo assolutamente fare meglio. Quello che mi preoccupa – ha spiegato – è la rimessa in discussione di questi risultati di cui abbiamo motivo di essere piuttosto soddisfatti”.

Brandire il “bazooka” di fronte alle minacce di nuovi dazi di Trump? “Dipende molto dall’atteggiamento” del presidente Usa, ma lui è su questa strada “quindi indicare qual sia lo strumento di cui si dispone, mostrare determinazione collettiva, essere uniti e determinati è la postura europea necessaria. Poi una volta che i partner sono al tavolo” si vedrà quali siano le posizioni da decidere. È la posizione raccomandata dalla presidente della Bce, Christine Lagarde intervistata dalla radio francese Rtl a margine del forum economico a Davos, in Svizzera.

Con “bazooka” nella Ue si intende il ricorso al “meccanismo anti coercizione”, che prevede diversi interventi anche drastici sul versante commerciale contro altri Paesi.

Trump “adotta spesso un approccio transazionale-negoziale, fissa una barra molto alta, a livelli a volte irrealistici, difficili da realizzare, a volte su basi giuridiche probabilmente poco sicure, ma è così che procede. E poi negozia. La questione che si devono porre gli europei è come ci si pone di fronte a lui. Bisogna mostrare i muscoli o adottare una attitudine un po’ responsabile, proporre delle soluzioni?”, ha proseguito Lagarde.

“Gli Usa si comportano in maniera molto strana per essere degli alleati. Siamo stati alleati per decenni, abbiamo partecipato alla storia reciproca. Minacciare di appropriarsi di un territorio che palesemente non è in vendita e agitare dei dazi di vario genere sul commercio internazionale è davvero dimostrazione di un comportamento alienato. Non incontrerò personalmente Trump, il mio programma non è stabilito ma lo ascolterò oggi perché il modo in cui si esprimerà sarà interessante”.

Sulla Groenlandia “penso che assistiamo all’aprirsi di un velo su un nuovo ordine internazionale”, che secondo Lagarde “deve portare a una revisione profonda nel modo in cui organizziamo la nostra economia in Europa, in cui gestiamo le relazioni con gli altri Paesi nel mondo che giocano secondo le nostre stesse regole”. Per quanto riguarda Trump, se avesse modo di parlarci e dargli un suggerimento “sarebbe di considerare che quello che è buono per l’America non è per forza buono per il mondo. E che bisogna ascoltarsi gli uni gli altri e lavorare in cooperazione. Non sono certa che la direzione su cui la sua amministrazione si impegna sia questa – ha detto – e penso e che gli altri Paesi devono mettere insieme le forze”. Lagarde ha ribadito quello che secondo la Bce è il problema dei dazi effetti che i Paesi della Ue mantengono tra loro, a dispetto del mercato unico. “Se guardiamo al nostro mercato interno europeo tra di noi mettiamo dei dazi che sono ampiamente superiori di quelli di cui parlano gli Stati Uniti, perché
mettiamo delle barriere, perché mettiamo delle licenze supplementari, subordiniamo l’attività a questo o
quell’adempimento. Siamo terribili e saremo molto più forti se eliminassimo” queste barriere.

Tennis, Sabalenka avanza a Melbourne e replica: non parlo di politica

Roma, 21 gen. (askanews) – Successo senza storia per Aryna Sabalenka, la n. 1 del mondo ha superato la cinese Bai Zhuoxuan. In un Melbourne Park più fresco e coperto dopo giorni di caldo, la n. 1 del mondo si è imposta 6-3, 6-1. Ora affronterà Emma Raducanu o la russa Anastasia Potapova, naturalizzata austriaca. Dopo il successo Sabalenka ha dichiarato di “non voler parlare di politica” dopo che l’ucraina Oleksandra Oliynykova ha chiesto che le giocatrici bielorusse e russe vengano bandite dal tennis. La 25enne Oliynykova, il cui padre combatte in prima linea in Ucraina, martedì aveva dichiarato che la presenza di giocatrici provenienti da quei due paesi era “sbagliata” con un conflitto in corso. Sabalenka, bielorussa, ha già affermato di credere che lo sport “non abbia nulla a che fare con la politica” e mercoledì ha ribadito la sua posizione. “Voglio la pace, e se potessi cambiare qualcosa, lo farei sicuramente. A parte questo, non ho altro da dire.”

Tennis, Alcaraz al terzo turno a Melbourne

Roma, 21 gen. (askanews) – Carlos Alcaraz è al terzo turno degli Australian Open. Il numero 1 al mondo ha battuto il tedesco Yannick Hanfmann con il punteggio di 7-6, 6-3, 6-2 in quasi tre ore di gioco. Una partita non semplice per lo spagnolo, soprattutto nel primo set in cui Alcaraz è prima andato sotto di un break e ha poi chiuso 7-4 al tiebreak lasciandosi andare a un urlo quasi liberatorio. Al terzo turno, Alcaraz sfiderà uno tra Zheng e Moutet. Lo spagnolo resta imbattuto contro giocatori fuori dalla top 100 a livello Slam (22-0).

Greonlandia, Lagarde: impatto inflazione minimo, ma attenta su incertezza

Roma, 21 gen. (askanews) – I nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump dovrebbero avere un effetto “minimo” sull’inflazione dell’area euro, che resta in “una buona posizione” sia dal punto di vista monetario, sia da quello economico. Ma la presidente della Bce, Christine Lagarde, afferma di essere “attenta” (non allarmata) dagli sviluppi con Usa-Ue sulla Groenlandia, a causa dell’incertezza che riportano all’improvviso.

“Oggi abbiamo un dazio medio salito al 12,7% e se guardiamo in media, per la zona euro”, con i nuovi dazi al 10% minacciati dal presidente Usa Donald Trump sui Paesi che vogliono inviare truppe in Groenlandia per “passeremo dal 12% al 15%. Bisogna essere calmi, bisogna guardare l’impatto e il modo in cui ci si organizza in futuro. Avremo un’inflazione molto leggermente influenzata e rialzata, ma siccome è sotto controllo l’impatto sarà minimo. Quello che è molto più grave è il livello di incertezza che è creato da queste continue svolte del presidente Trump”.

L’incertezza è il vero problema “perché quando sei un investitore, un datore di lavoro, quando pensi di chiedere un prestito, vuoi sapere quali sono le condizioni e se c’è una totale incertezza permanente non è buono. L’incertezza della fiducia non è buona non sono inquieta ma sono attenta, molto attenta a cosa faranno i leader, come usciranno” da questa situazione “se con un clima di ostilità o di cooperazione”, ha detto in una intervista alla radio francese Rtl.

“Sono in allerta attualmente – ha detto -. Sul piano monetario e sul piano economico siamo in una buona posizione, specialmente in quello monetario. Certamente abbiamo un’inflazione sotto controllo, un tasso di interesse al 2%. Penso che questa posizione sia buono. Sul piano economico possiamo fare meglio, sul piano del controllo delle finanze pubbliche dobbiamo assolutamente fare meglio. Quello che mi preoccupa – ha spiegato – è la rimessa in discussione di questi risultati di cui abbiamo motivo di essere piuttosto soddisfatti”.

Trump, il potere senza argini

A un anno dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, inevitabilmente l’attenzione di larga parte del mondo è concentrata sulla sua aggressiva politica estera, sui suoi possibili sviluppi e sulle sue motivazioni di base. Parzialmente – o completamente, dipende dai punti di vista – contraddittoria rispetto all’esasperato isolazionismo assunto a cardine filosofico della corrente MAGA. Molte domande, a tal fine, rimangono ancora senza risposta e meritano comunque necessari approfondimenti, che il prosieguo degli eventi aiuterà a svolgere.

Il fronte interno, vero terreno di allarme

Dove però le preoccupazioni dovrebbero essere ancora maggiori, per chi ha a cuore il destino democratico dell’Occidente e degli Stati Uniti d’America nel caso specifico, è il territorio USA, le sue città, le sue istituzioni. Perché questi dodici mesi trumpiani hanno visto la più pericolosa offesa al sano istituto democratico che mai gli sia stata recata da un Presidente.

Al punto che occorre davvero sperare che – indipendentemente dalle opinioni politiche di ciascuno – il sistema, sempre decantato, dei “pesi e contrappesi” possa venire aiutato e difeso (essendo oggi sotto attacco) da una vittoria dei Democratici alle prossime elezioni di metà mandato, a novembre.

L’idea plebiscitaria del potere

Non è possibile stilare qui il lungo elenco di scelte e di affermazioni in libertà che Trump ha posto in atto, a convalida di questa seria preoccupazione e della conseguente speranza appena espressa. Basterà dire che dalla grazia concessa agli assalitori del Campidoglio del 6 gennaio 2021 – molti dei quali ora in forza all’ICE, il corpo para-poliziesco utilizzato per “deportare” immigrati, clandestini o meno che siano – all’omicidio a Minneapolis della povera signora Good, l’anno trumpiano è stato riempito da una serie impressionante, continua e ininterrotta, di attacchi a città amministrate dagli avversari politici del Presidente.

Il tutto sulla base di un preciso mantra: «ho vinto le elezioni, dunque rappresento io la volontà popolare. Io sono l’unico limite alle mie decisioni».

Dall’assolutismo alla tentazione autocratica

Riecheggia l’assolutismo del Re Sole. Più modernamente, appare esplicitata l’ambizione autocratica che pare affascinare sempre più ambiziosi e spregiudicati politici, i quali allargano oltre le misure costituzionali consentite un potere acquisito in seguito a libere elezioni, per poterlo prolungare nel tempo e ampliarlo a dismisura. Da ciò derivano diverse conseguenze, tutte assai dirompenti.

Il Presidente attuale sta esercitando il potere affidatogli dalla Costituzione in nome del popolo non nell’interesse di tutto il popolo americano, come dovrebbe essere, ma solo di quella parte che lo sostiene: che lo ha votato e che continua ad apprezzarlo.

La logica dell’obbedienza e del terrore

Chi cambia posizione, chi critica, chi contesta pur provenendo da un precedente sostegno – nel Partito Repubblicano, nel movimento MAGA, ecc. – viene scaricato e insultato: «you’re fired!», come urlava Trump ai malcapitati concorrenti del suo show televisivo. È sufficiente una singola opposizione, un distinguo. Così si crea un clima di terrore che genera acquiescenza totale, sottomissione, silenzio.

Il resto degli americani, quelli che non lo hanno votato – dall’ex Presidente Biden all’ultimo degli immigrati – sono derisi, insultati, emarginati e, se necessario, combattuti direttamente.

L’assedio alle istituzioni indipendenti

Ne deriva che ogni posizione di responsabilità di emanazione presidenziale viene assegnata solo a persone di assoluta fiducia e totale fedeltà, indipendentemente da competenze acquisite, capacità dimostrate, merito effettivo. Ne deriva altresì una condizione per la quale ogni centro di potere e responsabilità indipendente viene attaccato con ogni mezzo per intimorirlo, indebolirlo, minarne la legittimità, svuotarlo di contenuti.

E così, in varia misura, sono state attaccate le diverse Agenzie Federali, il cui compito è l’applicazione concreta delle leggi emanate dal Congresso, istituite per garantire – al di là delle maggioranze pro tempore di governo – il buon funzionamento dei servizi per i cittadini: ordine pubblico, sanità, assistenza, lavori pubblici. FBI, FED, tribunali statali: nessuno si è salvato dall’attacco.

Preparare il terreno alla prossima vittoria

Un assedio che prosegue e che potrebbe anche abbattere ogni resistenza, considerando il tempo ancora a disposizione. Tempo che senz’altro verrà utilizzato da Trump per creare le premesse di una nuova vittoria elettorale, stavolta del Partito Repubblicano.

Segnali in questo senso si sono già visti con i cambiamenti attuati nella composizione dei collegi elettorali – una disfunzione consentita e utilizzata anche dai Democratici, a dire il vero – e soprattutto con l’attacco al voto per corrispondenza, considerato ostile ai Repubblicani e dunque sospettato di essere inquinato e facilmente soggetto a brogli.

Il settore privato sotto pressione

Non solo il settore pubblico. Anche quello privato – il motore dell’America capitalista – è stato posto sotto tiro. Università, media, artisti, studi legali, imprenditori. Le libere espressioni della società civile sono state aggredite, insultate, minacciate in varia guisa: dal taglio dei finanziamenti a quello delle frequenze televisive, tutta una pletora di strumenti ricattatori a disposizione del potere esecutivo è stata evocata, e talvolta concretamente utilizzata, per minarne l’autonomia di giudizio e la libertà di valutazione.

Finanche i big tecnologici, i detentori del vero potere di influenza sulle masse, hanno dovuto temere possibili ritorsioni – è accaduto persino a Elon Musk – trovando quindi il modo migliore, chi più convintamente, chi meno, per convivere con questo dispotico Presidente.

L’ora dei contrappesi

È una inquietante torsione illiberale quella cui stiamo assistendo negli Stati Uniti. C’è ancora tempo per fermarla, ma è evidente a questo punto che solo un voto fortemente oppositivo al Presidente, il prossimo novembre, potrà rimettere in funzione quei meccanismi di controllo dei suoi ampi poteri che i Padri Costituenti avevano previsto e voluto, per impedirne una pericolosa esondazione.

Davos contro il mondo

Che il mondo sia fortemente squilibrato a causa di un divario tra ricchi e poveri è cosa risaputa. Non si ripone alcun rimedio a questa andatura claudicate e prima o poi gli effetti, malgrado le strategie di accomodamento, si faranno avvertire. Chiedere ad un fisiatra del pianeta per maggiori spiegazioni. 

Povertà e disuguaglianze, una storia antica 

Precedentemente su “Italiani. Net” si è detto come in uno scritto a titolo “Si può sconfiggere la povertà?”, autore Marco Zupi, direttore scientifico del CeSPI, pubblicato un ventennio or sono, emergeva come 100 milioni di bambini lavorassero per strada, 250 milioni lavorassero in strutture, 300.000 erano bambini soldato, 1 milione di ragazze erano costrette a prostituirsi.

Nei paesi in via di sviluppo, dove vive l’80% della popolazione mondiale, il prodotto nazionale lordo pro capite era al meglio di 800 dollari contro i 22.000 dollari dei paesi industrializzati.

Ogni anno 30 milioni di persone morivano di fame e 800 milioni pativano una mal nutrizione. Nei paesi poveri la speranza di vita non superava i 40 anni, 1 miliardo non aveva accesso all’acqua potabile, 850 milioni erano analfabeti.

Concentrazione del potere

Come non bastasse, aumentava la concentrazione del potere economico in mano a pochi. Su 100 imprese multinazionali 90 erano d’Europa, Nord America ed Estremo Oriente. Le multinazionali controllavano il 25% della produzione mondiale con un volume d’affari di 11.000 miliardi l’anno. Le 10 principali imprese di comunicazioni avevano l’86% del mercato mondiale

Il patrimonio dei 3 principali miliardari mondiali era maggiore alla somma del prodotto nazionale loro dei 49 paesi sottosviluppati con i loro 600 milioni di abitanti.

La sentenza dell’Oxfam

Oggi cifre e numeri andrebbero aggiornate, probabilmente non in meglio. Il recente rapporto Oxfam ci dice che nel 2025 i miliardari nel mondo sono diventati più di 3.000, vantando una ricchezza netta aggregata di 18.300 miliardi di dollari, una concentrazione di potere niente male che ha a che fare anche con la sopravvivenza della democrazia. 

Si legge che “le fortune dei miliardari globali sono cresciute nel 2025 di 2.500 miliardi di dollari – una cifra quasi equivalente alla ricchezza totale detenuta dalla metà più povera dell’umanità, ossia 4,1 miliardi di persone”. Così il tasso di riduzione della povertà globale è rimasto invariato negli ultimi 6 anni e la povertà estrema è di nuovo in aumento in Africa. 

Finalmente Davos!

In questi giorni i potenti del mondo si vedono nell’annuale incontro a Davos dove si parlerà di criptovalute, intelligenza artificiale e semiconduttori, non di squilibri mondiali. Tra i protagonisti, assai più di maggior peso dei leaders politici, si annoverano Jamie Dimon di JpMorgan e Ken Griffin di Citadel, non ultimo Larry fink Amministratore delegato di BlackRock che gestisce fondi per 14.000 miliardi di dollari, poco più di una bazzecola.

Sembra che Davos abbia preso nome dal Davide della Bibbia e per una volta verrebbe da sognare per una vittoria di recupero di Golia a difesa di quelli che non sono invitati a tanta mensa. 

La legge del denaro impone la sua regola anche nel Board della Pace di Gaza. E’ voce di questi giorni che per sedersi a quel tavolo occorre tirare fuori 1 miliardo, altrimenti si resta fuori dai giochi. Più che un board sembra un abbordaggio a quel poco che resta di giustizia al mondo. Uno come Ghandi sarebbe insomma rimasto fuori.

Noblesse oblige

A dispetto del premio Nobel in qualche misura rivendicato da Trump per legittimare ciò che di buono si è fatto, non appare nelle azioni trumpiane un tratto di nobiltà che obbliga ad un certo stile e postura, l’assunzione di un dovere di comportamento che sia di esempio per l’umanità. Per chiarezza, anche gli altri leaders mondiali non spiccano per classe e cuore.

Un nuovo diritto

In generale, ovunque ci si soffermi, di questi tempi sul pianeta Terra sembra recuperarsi il valore non del “diritto di difesa” ma piuttosto quello di “offesa”. Si rivendica insomma il diritto di offendere non solo l’intelletto del prossimo ma anche il corpo e le sue sostanze.

Ogni diritto sembra ormai legittimamente poter rivendicare il suo riconoscimento e spazio di manovra. Una nuova conquista dell’umanità.

Il “lodo Bettini”: quando il merito scompare dalla politica

Dunque, se abbiamo ben capito, l’ex dirigente comunista e autorevole esponente del Pd della Elly Schlein e punto di congiunzione con i populisti dei 5 Stelle, Goffredo Bettini, sostanzialmente dice che dopo aver sostenuto per alcune settimane il Sì in vista del prossimo referendum costituzionale sulla giustizia, adesso afferma che voterà No per non portare consenso politico a Giorgia Meloni.

Una tesi, si può dire senza tema di essere smentiti, talmente arlecchinesca che rappresenta, però, anche il peggio di quello che può fornire la politica. A prescindere dalle singole fasi storiche e dalle stesse vicende politiche.

La politica ridotta a convenienza

Ora, e nel pieno e rigoroso rispetto di tutte le giravolte, i trasformismi, gli opportunismi e i tatticismi dei singoli, non possiamo non evidenziare che posizioni come quelle espresse da Bettini evidenziano, questo sì, la caduta di credibilità e di prestigio della politica italiana.

Perché se questo metro di misura diventasse la regola, non solo assisteremmo alla riproposizione della tradizionale e nefasta “doppiezza comunista” ma, soprattutto, dovremmo arrivare alla conclusione che tutti i provvedimenti, le leggi e le riforme non si giudicano affatto dal merito che dispiegano ma, al contrario, dall’odio o dal disprezzo che si provano nei confronti di chi rispettivamente li propone.

Il merito appare sacrificato 

Per cui, per fare un riferimento concreto alla mia storica esperienza di cattolico popolare e sociale cresciuto nell’area di Carlo Donat-Cattin, Franco Marini e Sandro Fontana, se qualcuno dovesse proporre una riforma elettorale di stampo proporzionale con le preferenze multiple e un piccolo premio di maggioranza alla coalizione vincente, sarei favorevole o contrario a seconda di chi avanza la proposta.

Un atteggiamento singolare, per non dire pericoloso, che non solo ripropone appunto la “doppiezza comunista” ma che, al contempo, introduce i disvalori del trasformismo e dell’opportunismo politicamente incommentabili.

Un criterio politico altamente discutibile

Insomma, le proposte o le riforme, secondo il singolare “lodo Bettini”, non si giudicano dal merito ma solo e soltanto dal tasso di simpatia e di disprezzo che si nutre nei confronti di chi le propone. E se si detesta o si odia il proponente anche il miglior progetto politico, legislativo e di governo va battuto e respinto pregiudizialmente.

Decadimento etico e crisi della democrazia

Ecco perché, e proprio di fronte a questi concreti atteggiamenti, parliamo di decadimento etico della politica, di crisi dei partiti e, soprattutto, di scarsa credibilità morale e politica delle classi dirigenti.

E questo perché quando il merito della contesa politica viene sacrificato sull’altare dell’odio nei confronti del nemico politico non c’è democrazia dell’alternanza che tenga. Perché l’unico criterio che prevale resta quello di criminalizzare politicamente l’avversario che nel frattempo è diventato un nemico da annientare e da distruggere.

Una tendenza regressiva

Una pesante ed irreversibile regressione del principio democratico, del confronto democratico e, soprattutto, della qualità della democrazia. Ma non stupisce affatto che i sostenitori di queste tesi sono coloro che quotidianamente impartiscono lezioni di moralità, di correttezza, di trasparenza e quindi di democrazia.

Purtroppo, è il vecchio vizio della sinistra italiana, ex o post comunista che sia: non cambia affatto la sostanza. E la prova inconfutabile l’ha fornita, per l’ennesima volta, proprio l’ex comunista Bettini.

Francesco Fabbri, una vita per la buona politica

L’anniversario sarà ricordato nella messa di domenica 25 gennaio alle 9.30 nella chiesa parrocchiale del suo paese di origine: il 20 gennaio 1977, a soli 55 anni di età, si spegneva per malattia lo statista Francesco Fabbri, nato il 15 agosto 1921 a Solighetto di Pieve di Soligo. Egli era allora Ministro della Marina Mercantile in carica nel terzo governo Andreotti.

Parliamo di una perdita immensa, che vide un popolo affranto, stordito e sgomento esprimere ai funerali nel Duomo pievigino, alla presenza delle più alte cariche dello Stato – con grandissimo affetto, con profonda riconoscenza – i sentimenti di stima e di eterna gratitudine per la vita buona, esemplare e in pienezza di un autentico servitore della Repubblica.

 

La memoria che resta intatta

A 49 anni dalla sua scomparsa, Francesco Fabbri non è mai stato dimenticato e continua ad essere compianto ma, soprattutto, rimpianto. La vivissima gratitudine per la sua figura e la sua opera encomiabile si è come tramutata in un sentimento di nostalgia e di ammirazione senza tempo, quasi in un sentire laico di devozione per uno statista che ha manifestato in concreto il senso autentico del servizio fattivo, disinteressato e generoso alla società e alle istituzioni.

Ancor oggi, quando si pronuncia il suo nome, si fermano dibattiti, confronti e contrasti di politica “politicante”, e ci si unisce in una sorta di riverente omaggio alla storia feconda di un cattolico coerente che ha donato la sua esistenza interamente al bene comune, interpretando al meglio i valori più alti e le istanze più vere degli uomini e delle donne della sua amata terra trevigiana.

Un “leader” che ha inventato percorsi, iniziative, attività, che ha saputo guardare all’oggi e al domani, e che con sguardo lungimirante ha rappresentato la libertà e la solidarietà, insieme, nella vita quotidiana delle istituzioni. Una memoria integra, alla quale concorrono fondazioni, associazioni, circoli, centri culturali, pubblicazioni, ma anche scuole, strade, piazze a lui intitolate, diffuse un po’ dovunque, perché la “consegna” di questi insegnamenti passi soprattutto alle giovani generazioni, nel segno di una speranza condivisa.

 

Una “vita illustre” della società e delle istituzioni

Prigioniero nei lager nazisti durante la seconda guerra mondiale, l’allora sottotenente di artiglieria alpina Francesco Fabbri aveva maturato proprio in questi luoghi di indicibile sofferenza e disumanità la sua decisione di dedicarsi al servizio politico.

Già sindaco di Pieve di Soligo e vicepresidente della Provincia di Treviso, deputato e senatore dc, vicino ad Amintore Fanfani, Fabbri aveva rivestito l’incarico di Sottosegretario di Stato al Tesoro nel secondo governo Andreotti nel 1972, e quindi nel quarto e quinto governo Rumor e nel quarto e quinto governo Moro, prima di diventare Ministro della Marina Mercantile nel luglio 1976.

La sua “vita illustre” ci racconta che fu insegnante elementare, direttore didattico, laureato in scienze agrarie, giovanissimo responsabile di Azione Cattolica e poi nei Maestri Cattolici, dirigente della CISL sindacato scuola, impegnato per le Comunità Emigranti con la rivista Il Campanile, presidente dell’ospedale civile Balbi Valier, membro del collegio sindacale in Banca Piva e consigliere nazionale UNCEM.

In pratica, Fabbri stabilì e coltivò sempre relazioni profonde con il territorio della Marca in tutte le dimensioni sociali, economiche e istituzionali, come a concretizzare e rendere efficace e credibile la dimensione sturziana dei “liberi e forti”, che hanno a cuore la società civile, i corpi intermedi, la democrazia sociale, l’idea di una Repubblica che fa sintesi e unisce nel segno della pace e del progresso morale e materiale dei suoi cittadini.

Tra le sue realizzazioni più significative non si può non ricordare la fondazione del Consorzio BIM Piave Treviso per l’avvio dell’opera di metanizzazione nella Marca, senza dimenticare i ruoli nell’ambito delle realtà della cooperazione territoriale: fu infatti tra i fondatori dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, tra gli iniziatori e poi presidente della Cantina Sociale Colli del Soligo, nonché dirigente e presidente della Federazione Provinciale delle Cooperative Mutue di Treviso.

In questo senso, egli fu un convinto allievo, sostenitore e promotore sul campo delle visioni e delle azioni di un grande maestro della cooperazione, il sociologo ed economista cattolico Giuseppe Toniolo, altra geniale “vita illustre” della città di Pieve di Soligo.

Al servizio del bene comune

Fabbri va ricordato per la saldezza dei suoi valori e per la rettitudine dimostrate in tutto il suo percorso, e per una competenza eccellente in tema di regole, contenuti concreti della politica e buona amministrazione: modello e “icona” delle istituzioni repubblicane, alle quali seppe contribuire al meglio nella rinascita dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.

Animato da una profonda fede cristiana, egli si dedicò senza riserve alla politica intesa quale “forma esigente di carità”. Oggi abbiamo nostalgia per Fabbri e per il suo sguardo lungo di statista, ossia di servitore delle istituzioni, artefice di sviluppo e uomo libero che pensa e agisce per le generazioni del presente e del futuro.

«Il reticolato nudo e spinoso s’è destato al sole d’aprile e ha germogliato il fiore della libertà»: così Francesco Fabbri scriveva il 13 aprile 1945 nel suo diario di prigionia, mentre riassaporava il ritorno a casa, il rientro tanto agognato presso la sua gente dopo anni di indicibile dolore fisico e morale.

Oggi la sua lezione è intatta e i suoi insegnamenti di straordinaria attualità: la sua fede nella libertà ci aiuta a sperare ancora e a cercare di vincere l’assedio del reticolato delle gravi difficoltà del nostro tempo che ci intristiscono e ci affaticano. E se ora, ancora una volta, guardassimo sinceramente a lui e al suo luminoso esempio, non avremmo paura di provare a dare nuovo senso e nuovo vigore all’impegno cristianamente ispirato al servizio del bene comune, nonostante tutto.

 

Marco Zabotti

Rete culturale “Vite Illustri Pieve di Soligo – VIP”

Guasto all’Air Force One, Trump costretto a tornare indietro e cambiare aereo per arrivare a Davos

Roma, 21 gen. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump è ripartito per la Svizzera a bordo di un nuovo aereo dopo che un “piccolo problema elettrico” ha costretto l’Air Force One a invertire la rotta e tornare nel Maryland meno di un’ora dopo il decollo. Lo riportano i media americani citando funzionari della Casa Bianca.

Trump è atteso a Davos per il suo intervento al World Economic Forum, in programma alle 14:30, che potrebbe quindi subire ritardi.

Intanto, il Financial Times, citando sei funzionari, ha rivelato che l’annuncio previsto a Davos di un piano da 800 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Ucraina è stato rinviato a causa dei disaccordi tra Stati Uniti e Europa sulla Groenlandia e sul Board of peace proposto dagli Stati Uniti per Gaza.

Trump: "Fin dove voglio arrivare sulla Groenlandia? Lo scoprirete presto"

Roma, 21 gen. (askanews) – Fino a che punto è disposta ad arrivare l’Amministrazione statunitense sulla questione della Groenlandia? “Lo scoprirete presto”, ha detto Donald Trump rispondendo a una domanda dei giornalisti durante una lunga conferenza stampa alla Casa Bianca.

Trump ha sottolineato come al World Economic Forum di Davos “vi siano un gran numero di incontri in programma” per discutere la questione.

“Penso che succederà qualcosa che sarà molto positivo per tutti – ha aggiunto il presidente Usa -. Troveremo una soluzione che renderà la NATO molto felice e noi molto felici. Ne abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale e globale”.

Quanto alla contrarietà manifestata dai groenlandesi a un’eventuale annessione, Trump ha glissato: “Non ho ancora parlato con loro, quando lo farò sono sicuro che rimarranno entusiasti”.

In Spagna nuovo incidente ferroviario, treno deraglia in Catalogna. Morto il macchinista

Roma, 20 gen. (askanews) – Un altro incidente ferroviario si è verificato in Spagna. A due giorni dalla tragedia in Andalusia, un nuovo deragliamento è avvenuto a Gelida, in Catalogna. Il bilancio parla di almeno 20 feriti, di cui cinque gravi. Morto il macchinista.

Secondo le prime ricostruzioni, a causa del maltempo, un muro di contenimento è crollato al passaggio di un treno. Interrotta la circolazione dei treni e attivati servizi alternativi. Le reti di emergenza lavorano per garantire che i binari tornino operativi in sicurezza.

Meloni verso summit Ue, dubbi su cerimonia "board" per Gaza

Roma, 20 gen. (askanews) – Il punto fermo dell’agenda di Giorgia Meloni è il Consiglio europeo straordinario a Bruxelles giovedì. Il tema è stato anche discusso nel vertice di governo di stamani, convocato per parlare – in primo luogo – del pacchetto sicurezza.

Il presidente Antonio Costa ha convocato i leader alle 19, per decidere la risposta da dare a Donald Trump, che ha annunciato dazi contro quei Paesi che hanno inviato piccoli contingenti di militari in Groenlandia.

“I dazi aggiuntivi proposti sono un errore” e la risposta sarà “ferma”, ha detto oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che allo stesso tempo, però, invita gli Usa a evitare “una pericolosa spirale discendente”. Mentre il Parlamento Ue sospende l’esame dell’accordo sui dazi raggiunto la scorsa estate, Emmanuel Macron è l’alfiere della linea dura: quello che si sta delineando, ha detto, è “un mondo senza legge in cui il diritto internazionale viene violato”, ha aggiunto il capo dello Stato, denunciando “le ambizioni imperialistiche che stanno riemergendo”. Per questo l’Ue deve reagire a Trump, utilizzando lo strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka”. Non è questa la linea di Meloni, che a Bruxelles inviterà invece alla “prudenza” e al “dialogo”, ancora convinta di poter fare da mediatrice tra Bruxelles e il tycoon.

L’esercizio di equilibrio della premier tra le due sponde dell’Atlantico è però sempre più difficile. Giovedì mattina, a Davos, Trump ha organizzato una cerimonia per la nascita ufficiale del board of peace per Gaza. Meloni è stata invitata a farne parte ma sia nella maggioranza (lato Forza Italia) sia – secondo quando si apprende – al Quirinale ci sono molti dubbi sull’opportunità di partecipare all’organismo, in cui Trump ha voluto includere anche Vladimir Putin. Senza tener conto della quota di ingresso richiesta (un miliardo) che ha fatto parlare di “Onu personale”. Per questo la presidente del Consiglio non ha ancora deciso se andrà alla cerimonia di Davos e, eventualmente, in che modo partecipare, non escludendo di essere semplice spettatrice, senza firmare la carta istitutiva dell’organismo.

Dopo il Consiglio di Bruxelles, comunque, Meloni ripartirà subito: venerdì mattina, a Roma, è in programma il vertice intergovernativo Italia-Germania. A Villa Doria Pamphilj ritroverà il cancelliere tedesco Friedrich Merz, con cui condivide la linea ‘trattativista’ all’interno dell’Unione europea.

Trump alla Casa Bianca mostra foto degli arrestati in Minnesota nei blitz Ice e insulta gli immigrati somali

Roma, 20 gen. (askanews) – “La Somalia non è neanche un Paese, non hanno nulla che assomiglia a un paese. E se lo è, è considerato il peggiore al mondo”: lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, aprendo la conferenza stampa alla Casa Bianca e illustrando i risultati ottenuti dalla sua amministrazione nella lotta all’immigrazione irregolare. Trump ha rilanciato le sue critiche alla deputata democratica del Minnesota, Ilhan Omar, di origine somala, e agli immigrati somali, definendoli “persone con un quoziente di intelligenza molto basso”. Trump ha mostrato alla stampa le foto segnaletiche di alcune persone arrestate in Minnesota nell’ambito della lotta all’immigrazione irregolare – nei blitz condotti dall’Ice, durante uno dei quali è stata uccisa a Minneapolis da un agente la 37enne americana Renee Good – affermando: “Molti di loro sono assassini, spacciatori, persone cattive … volete vivere con queste persone?”. “In Minnesota, la criminalità è incredibile”, ha proseguito, attaccando quindi Omar, “una deputata corrotta”.

Nella conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha definito “una tragedia, una cosa orribile” quando accaduto a Renee Good, uccisa da un agente dell’Ice in Minnesota, sottolineando che “lo direbbero tutti, anche l’Ice direbbe la stessa cosa”. “Capisco entrambe le parti”, ha aggiunto, rimarcando però che alcune delle persone che hanno protestato contro il comportamento tenuto dall’Ice sono “agitatori professionisti”.

Nella conferenza stampa in corso alla Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump ha detto inoltre che si recherà in “un bellissimo posto in Svizzera”, aggiungendo: “Sono sicuro che sono atteso con grande gioia”. Trump sarà domani al World Economic Forum di Davos. Mentre su un altro fronte, Trump ha detto che gli Stati Uniti potrebbero coinvolgere la leader dell’opposizione venezuelana, il Premio Nobel per la pace Maria Corina Machado, nella politica del Paese caraibicoForse potremmo coinvolgerla in qualche modo. Mi piacerebbe molto poterlo fare. Maria, forse possiamo farlo”, ha concluso.

Dopo il blitz che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, Trump si è detto contrario ad affidare un ruolo a Machado, considerata priva di appoggi nel Paese e una personalità divisiva, preferendo la soluzione di continuità rappresentata dalla presidente Delcy Roriguez.

Prosegue lavoro governo su pacchetto sicurezza, norme slittano ancora

Roma, 20 gen. (askanews) – “Piena condivisione e sintonia” nel governo su una nuova stretta in materia di sicurezza ma perché il pacchetto messo a punto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi veda la luce in Consiglio dei ministri serve ancora un po’ di tempo: il vertice a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Viminale, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, serve a fare il punto sulle nuove misure che, secondo quanto viene riferito, vedono tutti d’accordo ma non chiarisce quali entreranno immediatamente in vigore con un decreto legge e quali invece saranno destinate a un iter parlamentare più lungo attraverso un disegno di legge.

Sulla scia degli ultimi fatti di cronaca, da ultimo l’omicidio di Abanoub Youssef, ucciso all’interno di un istituto superiore di La Spezia con una coltellata dal compagno di classe Zouhair Atif, l’intenzione del governo è quella di far confluire nel decreto legge la stretta sulle armi da taglio e le norme sulla violenza giovanile, misure che nelle bozze del 13 gennaio (un decreto di 25 articoli e un ddl di 40 articoli) scorso erano previste nel ddl. Ma non c’è ancora nulla di definito. Tanto che appare ottimistica la previsione di Salvini che pronostica un varo delle norme già la prossima settimana.

L’iter e i tempi sono legati anche alle interlocuzioni del governo con il Quirinale, avviate alcuni giorni fa su alcune norme che avevano suscitato perplessità nel Colle, in modo particolare le norme che insistono sul diritto a manifestare e sulla gestione dei migranti. “Non c’è ancora il decreto, come si fa a storcere il naso se non sa che cosa si fa? Si preannuncia una stortura di naso? Non riesco a prevederlo. Io penso che siano norme assolutamente di buon senso, condivise e richieste dalle associazioni, dalle famiglie. Su cosa ci sarebbero perplessità?”, è il commento di Salvini. “Nessuno storce il naso – insiste il leader della Lega – se prendiamo provvedimenti nei confronti di chi non rispetta la legge, anche per quello che riguarda i cosiddetti ‘minori non accompagnati’ che oggi rimangono fino a 21 anni e spesso hanno 21 anni come me. Prevedere che chi commette un reato smetta di essere assistito e mantenuto a carico degli italiani, penso che sia una norma di buon senso quindi non penso che nessuno storcerà il naso”.

Dunque, a varare la nuova stretta a neanche un anno dalla conversione in legge del decreto sicurezza del 2025, con ogni probabilità non sarà il prossimo consiglio dei ministri bensì il successivo. “7 italiani su 10 – osserva il Ministro Piantedosi in un post su X – sono favorevoli alle nuove norme in materia di sicurezza che questo Governo sta per varare. Il dato, che emerge dall’ultimo sondaggio dell’Istituto Noto, va oltre i colori di partito e testimonia come la strada intrapresa, capace di offrire risposte concrete ai cittadini, sia ancora una volta quella giusta”.

La lettera di Eleonora, sopravvissuta alla strage di Crans-Montana: era un inferno, non so come sono uscita

Roma, 20 gen. (askanews) – “Era la mia prima volta in Svizzera. Avevamo organizzato una bellissima cena in appartamento e avevamo raggiunto la piazza per il conto alla rovescia. Eravamo felici, con la spensieratezza che si ha a questa età. E’ stato un caso trovarsi li, volevamo solo far durare la festa ancora un po’ e avevamo optato per Le Constellation. Non avrei mai immaginato che quella serata avrebbe stravolto le nostre vite in un istante”. E’ il racconto di Eleonora, una delle sopravvissute della strage di Crans-Montana, ora ricoverata al Niguarda di Milano, in una lettera inviata al Tg1.

“Una volta varcata la soglia tutto è precipitato. Sono stata spinta dalla folla e divisa da Filippo. Sapere lui al sicuro è stato il mio unico sollievo. Poi il fumo, e il calore che saliva, quella lingua di fuoco che arrivava dalle scale. Per la prima volta nella vita – ha aggiunto la ragazza – io che cerco sempre una soluzione, ho pensato di non farcela. Ero in trappola, l’aria era tossica. Ma nel buio qualcosa dentro di me ha lottato più forte della paura”.

“Non ho ricordi chiari di come sono uscita ma il mio istinto di sopravvivenza mi ha guidato fuori da quell’inferno. Adesso ci sono giorni fatti di sollievo e altri in cui prevalgono il bisogno di silenzio. So che la strada è lunga”, ha concluso.

"Perfetto imperfetto" è il nuovo album di Marco Masini

Milano, 20 gen. (askanews) – Il 6 marzo esce in CD e il 24 aprile in vinile “Perfetto imperfetto” (Momy Records, Concerto Music / BMG), il nuovo progetto discografico di Marco Masini, prodotto da Gianluca Tozzi e Milo Fantini e composto da 12 brani. Venerdì 23 gennaio sarà disponibile in rotazione radiofonica e sulle piattaforme digitali “E poi ti ho visto cadere”, brano che anticipa il progetto discografico. “E poi ti ho visto cadere”, scritto e composto da Cesare Chiodo, Antonio Iammarino, Marco Masini e Simone Zampieri, tramite il testo e le scelte di arrangiamento racconta, con un sound e un ritmo coinvolgente e dinamico, il percorso emotivo di chi sceglie di chiudere una relazione. «”E poi ti ho visto cadere” è il racconto di una persona che decide di porre fine a una storia quando si accorge che il sentimento si è trasformato, e non si sente più innamorato – racconta Marco Masini – Ciò che accade dopo può essere inaspettato: assistere alla “caduta” dell’altra persona, dolorosa per entrambi, anche per chi lascia. L’arrangiamento accompagna il passaggio dalla spensierata energia iniziale di chi sente arrivare il momento di rinascere e di ripartire al momento in cui questa stessa energia si sgretola davanti alla disperazione della persona che si sta lasciando. L’amore era finito davvero?».

“Perfetto Imperfetto”, tredicesimo album in studio che esce a un anno e mezzo dal precedente lavoro “10 Amori”, riflette un cambiamento importante sia dal punto vista artistico che personale vissuto con consapevolezza da Marco.

«Questo album rappresenta per me una vera e propria evoluzione: nel pensiero, nel modo di interpretare e di raccontare ciò che ha segnato un cambiamento profondo, sia umano che professionale – spiega Marco Masini – È anche il frutto di molte collaborazioni con ragazzi appartenenti a una nuova generazione, dai quali ho imparato a comunicare in modi diversi, attraverso sonorità nuove, una diversa impostazione vocale e un differente approccio all’espressione delle emozioni e dei sentimenti. È un lavoro nato da grandi collaborazioni e da una squadra straordinaria, che ha condiviso con me sentimenti, riflessioni e la consapevolezza di questo cambiamento».

Roy Paci e Aretuska inviano a alzarsi e ballare

Milano, 20 gen. (askanews) – Il 23 gennaio Roy Paci pubblica con gli Aretuska il nuovo singolo “Ritmo s’alza” (Etnagigante/Altafonte Italia), un brano travolgente e senza confini. Fiati in primo piano, ritmo contagioso e spirito collettivo trasformano l’ascolto in una festa istantanea. Una traccia solare e pulsante che attraverso un brillante uso dello spanglish fonde new moombahton e latin vibes. Già dal titolo, il brano gioca su un doppio significato: “s’alza” come invito ad alzarsi, a muoversi, a reagire, ma anche un chiaro richiamo alla salsa, intesa non solo come genere musicale, ma come spirito, miscela di culture, calore e movimento. Un gioco di parole che racchiude perfettamente l’anima del pezzo e la poetica musicale di Roy Paci: contaminazione, apertura e ritmo come linguaggio comune.

“Ritmo s’alza” nasce dopo una bellissima festa multietnica nella zona di Tulum ed è stato scritto da Roy Paci insieme alla moglie Roxy, dj e producer, trasformando un’esperienza reale di incontro e condivisione in una canzone che invita a ballare senza barriere. Il ballo diventa così atto collettivo, momento di unione e allo stesso tempo mezzo per esorcizzare la tristezza, per ritrovare leggerezza e connessione con gli altri.

Al centro del brano c’è il ritmo, elemento primordiale e universale: ciò che, in ogni musica e in ogni parte del mondo, spinge il corpo a muoversi prima ancora della mente, il primo linguaggio che accomuna popoli e tradizioni, ed è proprio su questa forza istintiva che “RITMO S’ALZA” costruisce la sua energia contagiosa.

Con questo nuovo singolo, Roy Paci si conferma ancora una volta come artista e musicista curioso e libero, capace di attraversare generi e culture mantenendo un’identità forte e riconoscibile.

“RITMO S’ALZA” è un’esortazione chiara e diretta: alza il ritmo, alzati, balla, perché è proprio nel movimento condiviso che si ritrova energia, umanità e speranza.

Alleanza per l’Economia Circolare: promuove competenze e filiere

 

 

Milano, 20 gen. (askanews) – L’Alleanza Italiana per l’Economia Circolare sostiene l’eccellenza delle imprese nazionali per fare dell’Italia un modello di riferimento del settore. Nata come iniziativa privata nel 2017, l’Alleanza riunisce un gruppo di grandi realtà di settori diversi che lavorano insieme per la diffusione di best practice verso istituzioni, mondo imprenditoriale e comunità. Le aziende che compongono l’Alleanza sono nove: A2A, Aquafil, Cassa Depositi e Prestiti, Cisco Italia, Enel, Ferrovie dello Stato Italiane, Gruppo Hera, Intesa Sanpaolo Innovation Center e Touring Club Italiano.

Per le aziende membri, l’Alleanza rappresenta una piattaforma di competenze, networking e progettualità che accelera l’innovazione, favorisce iniziative intersettoriali e investimenti a supporto delle filiere strategiche. A livello europeo contribuisce a rafforzare il ruolo dell’Italia nella transizione circolare e mira ad unificare le istanze di trasformazione industriale alle linee guida europee.

Per fare il punto sull’attività svolta l’Alleanza ha organizzato un evento in Cariplo Factory di Milano. Coerentemente con gli obiettivi del Manifesto firmato a dicembre del 2024, durante il 2025 sono state realizzati webinar e workshop interattivi per individuare aree per disegnare piattaforme di open Innovation e attività di advocacy a livello europeo con la produzione di un joint statement in ambito del Circular Economy Act 2026. L’evento è stata l’occasione per presentare le finaliste del programma di open innovation Call4Circular Solutions supportato dal Circular Economy Lab di Intesa Sanpaolo Innovation Center e Cariplo Factory. Su 81 candidature, il 12% proveniente dall’Europa, sono state selezionate 10 startup suddivise in tre cluster: materie prime critiche, digitalizzazione e tracciabilità di filiera e valorizzazioni di asset sottoutilizzati.

 

Scontro nel governo sulla Consob, in Consiglio dei ministri salta la nomina del presidente

Roma, 20 gen. (askanews) – Scontro nel governo sul presidente della Consob (la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) che dovrà prendere il posto di Paolo Savona, in scadenza a marzo. La nomina di Federico Freni, attuale sottosegretario all’Economia e deputato della Lega, data per certa da numerosi quotidiani oggi, ha fatto storcere il naso a Forza Italia tanto che la riunione lampo del Consiglio dei ministri non ha avviato la procedura per designare il successore di Savona.

Il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, ospite di prima mattina al programma Start di Sky TG24, non ci gira intorno: “Non ci ha mai convinto la designazione di un politico alla Consob. Noi rimaniamo su questa posizione: è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza”. Nevi aggiunge: “Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio senza nulla togliere a Freni che è uno straordinario sottosegretario al Ministero delle Finanze e penso stia facendo bene. La Consob deve essere trattata in modo completamente diverso”.

Qualche dubbio arriva anche da Fratelli d’Italia. Il responsabile economico del partito di Giorgia Meloni e presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, commenta ad Affaritaliani: Freni “è una persona che ha tutte le caratteristiche per svolgere quel ruolo ma allo stesso tempo è una pedina importante nello scacchiere del Mef”. Il risultato è che quella che sembrava la nomina che avrebbe aperto la grande partita che quest’anno riguarderà le maggiori società partecipate dallo Stato e diverse Authority è stata rinviata.

Per il partito di Antonio Tajani, a quanto si apprende, Freni può essere indicato come componente della Consob (la Commissione è un organo collegiale composto da quattro membri più il presidente) ma è difficile che il leghista sia disposto a laciare l’incarico di governo e il seggio alla Camera per un ruolo che non sia quello di presidente. Fonti Lega intanto minimizzano e parlano “solo di un pasticcio, un’incomprensione che sarà risolta”.

Tempo ancora ce n’è, Savona scade l’8 marzo, anche se il governo era intenzionato a designare già da ora il suo successore per garantire l’entrata in carica del nuovo presidente in concomitanza con la fine del mandato del predecessore. La nomina del presidente Consob, come quella dei presidenti di altre Autorità indipendenti, infatti, non è immediata: dopo la designazione del Consiglio dei ministri, la proposta deve ottenere i pareri non vincolanti delle commissioni parlamentari competenti. Un iter che potrebbe rivelarsi lungo e andare oltre la scadenza di Savona con il rischio che il collegio sia costretto a deliberare con quattro componenti.

Scontro nel governo su Consob, in Cdm salta nomina presidente

Roma, 20 gen. (askanews) – Roma, 20 gen. (askanews) – Scontro nel governo sul presidente della Consob che dovrà prendere il posto di Paolo Savona, in scadenza a marzo. La nomina di Federico Freni, attuale sottosegretario all’Economia e deputato della Lega, data per certa da numerosi quotidiani oggi, ha fatto storcere il naso a Forza Italia tanto che la riunione lampo del Consiglio dei ministri non ha avviato la procedura per designare il successore di Savona.

Il portavoce nazionale di Forza Italia, Raffaele Nevi, ospite di prima mattina al programma Start di Sky TG24, non ci gira intorno: “Non ci ha mai convinto la designazione di un politico alla Consob. Noi rimaniamo su questa posizione: è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza”. Nevi aggiunge: “Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio senza nulla togliere a Freni che è uno straordinario sottosegretario al Ministero delle Finanze e penso stia facendo bene. La Consob deve essere trattata in modo completamente diverso”.

Qualche dubbio arriva anche da Fratelli d’Italia. Il responsabile economico del partito di Giorgia Meloni e presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, commenta ad Affaritaliani: Freni “è una persona che ha tutte le caratteristiche per svolgere quel ruolo ma allo stesso tempo è una pedina importante nello scacchiere del Mef”. Il risultato è che quella che sembrava la nomina che avrebbe aperto la grande partita che quest’anno riguarderà le maggiori società partecipate dallo Stato e diverse Authority è stata rinviata.

Per il partito di Antonio Tajani, a quanto si apprende, Freni può essere indicato come componente della Consob (la Commissione è un organo collegiale composto da quattro membri più il presidente) ma è difficile che il leghista sia disposto a laciare l’incarico di governo e il seggio alla Camera per un ruolo che non sia quello di presidente. Fonti Lega intanto minimizzano e parlano “solo di un pasticcio, un’incomprensione che sarà risolta”.

Tempo ancora ce n’è, Savona scade l’8 marzo, anche se il governo era intenzionato a designare già da ora il suo successore per garantire l’entrata in carica del nuovo presidente in concomitanza con la fine del mandato del predecessore. La nomina del presidente Consob, come quella dei presidenti di altre Autorità indipendenti, infatti, non è immediata: dopo la designazione del Consiglio dei ministri, la proposta deve ottenere i pareri non vincolanti delle commissioni parlamentari competenti. Un iter che potrebbe rivelarsi lungo e andare oltre la scadenza di Savona con il rischio che il collegio sia costretto a deliberare con quattro componenti.

Agli I-DAYS Milano ci sarà A$AP ROCKY icona dell’hip-hop mondiale

Milano, 20 gen. (askanews) – Alla lista dei grandi nomi internazionali protagonisti dell’edizione 2026 degli I-DAYS Milano Coca-Cola si aggiunge una delle icone assolute dell’hip-hop mondiale: A$AP ROCKY.

Il poliedrico artista, imprenditore, attore e punto di riferimento di stile, approderà per la prima volta dal vivo nel nostro paese giovedì 10 settembre e ha scelto gli I-DAYS Milano Coca Cola (Ippodromo Snai San Siro) per l’unico appuntamento italiano del suo tour mondiale.

A$AP ROCKY arriverà sul palco degli I-DAYS Milano Coca-Cola portando dal vivo “Don’t be dumb”, il nuovo album pubblicato lo scorso venerdì che arriva a distanza di ben otto anni dal precedente lavoro. Il suo ritorno discografico ha generato un’attenzione globale senza precedenti ancora prima dell’uscita ufficiale con oltre 130.000 copie in vinile vendute in pre-order e il primato di album hip-hop più pre-salvato di sempre su Spotify superando 1 milione di pre-save.

Tra le figure più influenti della musica internazionale, A$AP ROCKY ha totalizzato ad oggi oltre 25 miliardi di stream e 5 miliardi di visualizzazioni su YouTube. Nel 2018, dopo due album d’esordio al primo posto della Billboard 200 “LONG.LIVE.A$AP” e “AT.LONG.LAST.A$AP”, ha pubblicato l’attesissimo terzo album in studio, “TESTING”, che ha superato 1 miliardo di stream a livello globale e ha debuttato al primo posto su iTunes in 16 Paesi al momento dell’uscita.

I due brani che precedono l’album, “Punk Rocky” e “Helicopter”, hanno creato un’enorme attesa per “DON’T BE DUMB”. “Punk Rocky” è stato definito da Variety come “un nuovo standard in termini di umorismo e surrealtà” per Rocky, mentre Rolling Stone aveva affermato che “l’album di prossima uscita si preannuncia come uno dei più creativi di Rocky”. L’incredibile livello di creatività si vede fin dalla copertina firmata con il pluripremiato regista Tim Burton che presenta sei dei personaggi più rappresentativi di Rocky rivisitati nell’inconfondibile stile del visionario regista. Ogni personaggio del cast offre una finestra su momenti indimenticabili della carriera di Rocky. L’elenco degli alter ego include GR1M, MR. MAYERS, RUGAHAND, BABUSHKA BOI, DUMMY e SHIRTHEAD, che preparano il terreno per l’universo narrativo in continua evoluzione di “DON’T BE DUMB”. Ma non è solo Burton ad aver dato il suo contributo. Anche due importanti brand con Quince e Bilt hanno preso parte al progetto realizzando un prodotto senza tempo, che sfuma il confine tra musica, design e prodotto culturale. Questo album arriva sulla scia di un anno memorabile per Rocky, anno in cui è stato co-presidente del Met Gala 2025, ha recitato in due lungometraggi prodotti da A24 (Highest 2 Lowest diretto da Spike Lee e If I Had Legs I’d Kick You diretto da Mary Bronstein, vincitore del Golden Globe) è stato annunciato come direttore creativo di Ray-Ban ed è stato nominato nuovo ambasciatore della maison Chanel.

I biglietti per questo appuntamento saranno disponibili in prevendita sull’app I-DAYS e su My Live Nation dalle 9:00 di lunedì 26 gennaio e in vendita generale dalle ore 9:00 di martedì 27 gennaio su ticketmaster, ticketone e vivaticket.

Dopo gli annunci di Florence + The Machine, System of a down, Queens of the stone age, Acid bath, Foo fighters, Idles e Fat dog, David Guetta e Maroon 5, l’arrivo di A$AP ROCKY, una delle icone dell’hip-hop mondiale, arricchisce un cast già memorabile confermando il ruolo dominante della concert series milanese all’interno dei circuiti live internazionali.

Dal 1999 ad oggi gli I-DAYS sono diventati simbolo di un cast artistico di alto livello e sempre attuale che risponde alle esigenze di un pubblico davvero appassionato di musica e ogni giorno più attento e variegato.

Questo il calendario aggiornato: 25 giugno 2026 Maroon 5 Ippodromo Snai San Siro **Unica data italiana 03 luglio 2026 Florence + The machine Ippodromo Snai San Siro 06 luglio 2026 System of a down Ippodromo Snai la Maura **Unica data italiana Queen of the stone age Acid bath 05 luglio 2026 Foo fighters Ippodromo Snai la Maura **Unica data italiana Idles Fat dog 6 settembre 2026 David Guetta Ippodromo Snai San Siro **unica data italiana 10 settembre A$AP ROCKY Ippodromo Snai San Siro **Unica data italiana

Il 2026 dei Musei Civici di Venezia: "Cultura come inclusione"

Venezia, 20 gen. (askanews) – Tredici musei per raccontare storie che vanno dagli Etruschi e Veneti fino alla pittura di Jenny Saville, dalle vedute del Guardi alle ultime ricerche in tema di vetro di Murano. A Ca’ Rezzonico a Venezia è stato presentato il programma 2026 dei Musei Civici, con uno sguardo che abbraccia anche la laguna e Mestre.

“Sarà un anno ricco di novità, ricco di musei inclusivi, aperti a un pubblico sempre più vasto – ha detto ad askanews Mariacristina Gribaudi, presidente della Fondazione Musei civici di Venezia -. Saremo presenti sia a Venezia, nelle isole, e anche in terraferma dove stiamo facendo un lavoro egregio, proprio per essere sempre di più aperti a un pubblico non solo nazionale ma internazionale, ma soprattutto che possano accedere tutte le persone con le disabilità”.

Dalla zona di San Marco, con Palazzo Ducale a fare da principale polo attrattivo, ma anche con il Museo Correr, da Ca’ Pesaro al Museo Fortuny, per arrivare ai musei del Settecento e poi fino a Burano e Torcello, l’agenda dei Musei Civici è ricca e variegata, e risponde a un’idea di offerte culturali aggiornata ai giorni nostri.

“I musei non sono solo più degli spazi dove creare delle mostre, ma quello che noi stiamo cercando di fare è proprio quello di creare degli spazi sempre più aperti, perché i musei devono essere condivisi, devono essere a portata di tutti. Soprattutto noi stiamo facendo un lavoro soprattutto per le nuove generazioni, quindi il museo deve essere proprio un ambiente sereno dove poter creare delle opportunità, le nuove generazioni e parlo dei nostri figli e dei nostri nipoti in modo che capiscano quanto sia inclusiva e quanto è importante il mondo della cultura per tutti noi”.

Un’importanza che a Venezia si sente anche di più, e che permea la stessa forma della città.

Il ritorno di Harry Styles: esce col singolo "Aperture"

Milano, 20 gen. (askanews) – Venerdì 23 gennaio uscirà in digitale e sarà in radio “Aperture”, il nuovo singolo della superstar e vincitore di Grammy Awards Harry Styles, primo estratto dal suo attesissimo quarto album di inediti, “Kiss All The Time. Disco, Occasionally.”, in uscita il 6 marzo.

L’album, che vedrà Kid Harpoon come produttore esecutivo e sarà composto da 12 nuove tracce, è disponibile in pre-order (QUI) nelle versioni CD e LP Standard (su Sony Music Store e presso tutti i retailers), LP nero Esclusiva Discoteca Laziale (Indie Exclusive) ed LP blu Esclusiva La Feltrinelli (Blue Vinyl). Sul sito ufficiale dell’artista, sono inoltre disponibili in pre-order LP in edizione limitata, merchandise esclusivo e box set.

Atletica, Jacobs: "Felice di tornare con Camossi"

Roma, 20 gen. (askanews) – “Sono felice di tornare a lavorare con Paolo Camossi. Insieme abbiamo scritto una grande pagina dello sport italiano, insieme crediamo di poterne scrivere altre”. Parla Marcell Jacobs, dopo l’annuncio del presidente FIDAL Stefano Mei della rinnovata collaborazione tecnica tra l’oro olimpico di Tokyo e il coach che l’ha accompagnato verso le imprese dei Giochi.

“Le ripartenze fanno parte della mia vita, non solo sportiva – aggiunge il 31enne azzurro delle Fiamme Oro – Il percorso di ognuno è fatto di cadute e risalite: esperienze che non devono abbattere, ma aiutare a rinascere e fare sempre meglio. Prima di prendere decisioni sul mio futuro dovevo ritrovare le motivazioni di fondo, le stesse di quando ero ragazzo, quelle che mi hanno portato al doppio oro di Tokyo. Correre, gareggiare è ciò che amo ed è quello che so fare”.

“Ha detto bene il presidente FIDAL Stefano Mei: è un nuovo inizio e siamo tutti fiduciosi – continua Jacobs -. Oggi il nostro orizzonte è Los Angeles 2028. Ora si torna al lavoro, per dare nuove emozioni e soddisfazioni a chi ci ha sempre seguito, nei successi e nelle sconfitte. È anche per loro che abbiamo preso questa decisione”

Mercosur e dl Ucraina, le spine (leghiste) per Meloni in Parlamento

Roma, 20 gen. (askanews) – Aumentano i distinguo della Lega sulla politica estera del governo, a trazione Fdi. L’ultimo capitolo in ordine di tempo è il dossier ‘Mercosur’.

Giorgia Meloni – in cambio di diverse concessioni – si è alla fine convinta a dare il via libera dell’Italia all’accordo di libero scambio tra l’Ue e un blocco di paesi dell’America del Sud, tanto che il presidente argentino, l'”amico” della premier, Javier Milei, l’ha ringraziata (“il suo impegno è stato cruciale per il successo di questo negoziato”). Una decisione sostenuta dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Oggi però, giorno della protesta dei trattori a Bruxelles, la Lega si è messa rumorosamente di traverso: il vicepresidente del Senato Marco Centinaio ha esplicitato il ‘no’ al Mercosur paventando “l’invasione” di prodotti del Sud America e ha annunciato: “il nostro voto sarà decisamente contrario”. Così come il responsabile economico Alberto Bagnai: “è inefficace”, ha tagliato corto citando in Tv uno studio della Commissione europea su un impatto dello 0,1% strutturale per l’Italia. Mentre gli eurodeputati salviniani con i Patriots hanno confezionato un ricorso alla Corte di Giustizia sulla compatibilità dell’accordo con i trattati. Posizione che, nelle file delle opposizioni, è condivisa dal Movimento Cinque Stelle (in forza anche loro nella città belga), Avs e dai Verdi europei.

Interpellato sui distinguo della Lega, il presidente dei Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha negato che il tema possa rappresentare un altro problema di disallineamento all’interno dell’esecutivo. Come sull’Ucraina, dove Bignami, intercettato in Transatlantico, ha puntualizzato che il voto del partito di Salvini sulla risoluzione del centrodestra non è mancato. Anche se c’è stata la defezione di tre parlamentari leghisti (il ‘no’ di Edoardo Ziello e Rossano Sasso che si sono detti pronti a replicare il ‘copione’ al prossimo appuntamento e la non partecipazione al voto del ‘fedelissimo’ Claudio Borghi). E non è escluso, secondo quanto si apprende, che potrebbe aumentare il numero degli ‘assenti’ sul decreto che proroga l’invio delle armi a Kiev, atteso a febbraio.

C’è poi la politica del presidente Donald Trump. Mentre la presidente del Consiglio è alle prese con un complesso equilibrismo dettato dal ruolo che si è auto-assegnata di mediatrice tra gli Usa e l’Unione europea sempre più complesso dopo la detonazione del caso Groenlandia, il leader Iv Matteo Renzi ironizza su X: “la Lega festeggia per i dazi di Trump e lotta contro gli accordi commerciali del Mercosur. Ragazzi, non scherziamo: si tratta del partito che esprime vice premier e ministro dell’economia del governo Meloni. Ma davvero Confindustria, il Nord, gli imprenditori continuano a tacere?. Mai visto un appiattimento delle categorie così imbarazzante. Crolla la produzione industriale e gli imprenditori fanno la standing ovation a chi li massacra. Contenti loro, scontenti tutti…”, conclude Renzi.

Maltempo, la Protezione civile: allerta rossa in Sardegna, Sicilia e Calabria

Roma, 20 gen. (askanews) – Una circolazione depressionaria centrata sulla Tunisia continua a determinare maltempo e a richiamare correnti umide sud-orientali sulle regioni meridionali italiane. Sono attese, quindi, precipitazioni abbondanti e persistenti su Sicilia e Calabria, specie sui versanti orientali, e intensa ventilazione di Scirocco che raggiungerà intensità di burrasca forte e raffiche fino a tempesta, con forti ed estese mareggiate sulle coste esposte.

Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le regioni coinvolte – alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati – ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse che fa seguito a quello emesso in precedenza.

L’avviso prevede il persistere di venti di burrasca dai quadranti orientali, con raffiche fino a tempesta su Sicilia e Calabria, con forti mareggiate sulle coste esposte. Si prevede, inoltre, il persistere di precipitazioni diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale: sulla Sicilia, specie settori nord-orientali, e sulla Calabria, specie settori ionici, dove assumeranno carattere nevoso sopra i 1000-1200 metri. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica e locali grandinate.

Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, mercoledì 21 gennaio, allerta rossa sul versante centro-meridionale della Sardegna, sul settore nord-orientale della Sicilia e sul settore ionico meridionale della Calabria. Valutata, inoltre, allerta arancione su alcuni settori di Sardegna, Sicilia e Calabria, gialla in Puglia, Basilicata e sui restanti territori di Sardegna, Sicilia e Calabria.

La Corte Suprema Usa non si pronuncia sui dazi di Trump, la decisione slitta al 20 febbraio

Roma, 20 gen. (askanews) – La Corte Suprema degli Stati Uniti non si è pronunciata martedì sui dazi imposti dal presidente Donald Trump, il che significa che probabilmente ci vorrà almeno un altro mese prima che una decisione, sulla controversa politica economica messa in atto contro tutti paesi del mondo, venga assunta.

La prossima data possibile per una decisione sui dazi è il 20 febbraio. Le argomentazioni del 5 novembre suggerivano che la maggioranza dei giudici fosse scettica sul fatto che Trump avesse l’autorità di imporre i dazi in base a una legge del 1977 che conferisce al presidente poteri speciali in situazioni di emergenza. Intanto prendono tempo per studiare il caso, che potrebbe rivelarsi una grande sconfitta legale per Trump. Oggi il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent ha affermato di ritenere però molto improbabile una bocciatura. (fonte immagine: The White House).

Mercosur e dl Ucraina, le spine (leghiste) per Meloni in Parlamento

Roma, 20 gen. (askanews) – Aumentano i distinguo della Lega sulla politica estera del governo, a trazione Fdi. L’ultimo capitolo in ordine di tempo è il dossier ‘Mercosur’.

Giorgia Meloni – in cambio di diverse concessioni – si è alla fine convinta a dare il via libera dell’Italia all’accordo di libero scambio tra l’Ue e un blocco di paesi dell’America del Sud, tanto che il presidente argentino, l'”amico” della premier, Javier Milei, l’ha ringraziata (“il suo impegno è stato cruciale per il successo di questo negoziato”). Una decisione sostenuta dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Oggi però, giorno della protesta dei trattori a Bruxelles, la Lega si è messa rumorosamente di traverso: il vicepresidente del Senato Marco Centinaio ha esplicitato il ‘no’ al Mercosur paventando “l’invasione” di prodotti del Sud America e ha annunciato: “il nostro voto sarà decisamente contrario”. Così come il responsabile economico Alberto Bagnai: “è inefficace”, ha tagliato corto citando in Tv uno studio della Commissione europea su un impatto dello 0,1% strutturale per l’Italia. Mentre gli eurodeputati salviniani con i Patriots hanno confezionato un ricorso alla Corte di Giustizia sulla compatibilità dell’accordo con i trattati. Posizione che, nelle file delle opposizioni, è condivisa dal Movimento Cinque Stelle (in forza anche loro nella città belga), Avs e dai Verdi europei.

Interpellato sui distinguo della Lega, il presidente dei Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha negato che il tema possa rappresentare un altro problema di disallineamento all’interno dell’esecutivo. Come sull’Ucraina, dove Bignami, intercettato in Transatlantico, ha puntualizzato che il voto del partito di Salvini sulla risoluzione del centrodestra non è mancato. Anche se c’è stata la defezione di tre parlamentari leghisti (il ‘no’ di Edoardo Ziello e Rossano Sasso che si sono detti pronti a replicare il ‘copione’ al prossimo appuntamento e la non partecipazione al voto del ‘fedelissimo’ Claudio Borghi). E non è escluso, secondo quanto si apprende, che potrebbe aumentare il numero degli ‘assenti’ sul decreto che proroga l’invio delle armi a Kiev, atteso a febbraio.

C’è poi la politica del presidente Donald Trump. Mentre la presidente del Consiglio è alle prese con un complesso equilibrismo dettato dal ruolo che si è auto-assegnata di mediatrice tra gli Usa e l’Unione europea sempre più complesso dopo la detonazione del caso Groenlandia, il leader Iv Matteo Renzi ironizza su X: “la Lega festeggia per i dazi di Trump e lotta contro gli accordi commerciali del Mercosur. Ragazzi, non scherziamo: si tratta del partito che esprime vice premier e ministro dell’economia del governo Meloni. Ma davvero Confindustria, il Nord, gli imprenditori continuano a tacere?. Mai visto un appiattimento delle categorie così imbarazzante. Crolla la produzione industriale e gli imprenditori fanno la standing ovation a chi li massacra. Contenti loro, scontenti tutti…”.

Premio Futura 2025, vincono "Las Italianas" e "Sin Plumas"

Roma, 20 gen. (askanews) – “Las italianas” di Laura Citarella (Argentina) per la categoria Italia-America Latina e “Sin plumas” di Marco Borromei ed Elettra Pierantoni (Italia) per la categoria Italia-Spagna: sono questi i vincitori dell’edizione 2025 del Premio Futura, come deciso dalla giuria composta da Paola Leonardi (producer serie originali, Italia), Jaime Nualart (diplomatico e manager culturale, Messico) e Mayca Sanz (produttrice di Allegra Films, Spagna).

Il Premio Futura, istituito da La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano, è dedicato allo sviluppo di nuove sceneggiature originali e nasce con l’obiettivo di favorire la collaborazione cinematografica tra l’Italia, la Spagna e i Paesi dell’America Latina. Con una dotazione complessiva di 1.500 euro, il Premio sostiene progetti pensati fin dalla fase di scrittura in una prospettiva internazionale.

L’edizione 2025 ha registrato 32 candidature provenienti da 8 Paesi, confermando il crescente interesse per un’iniziativa che promuove il dialogo e la cooperazione tra diverse realtà produttive e culturali.

Il Premio Futura si inserisce in una linea di lavoro del Festival La Nueva Ola, orientata a rafforzare il dialogo tra le industrie cinematografiche dei Paesi coinvolti e a favorire i processi di coproduzione tra l’Italia e il mondo iberoamericano, attraverso il sostegno allo sviluppo delle sceneggiature e la creazione di occasioni di incontro tra autori, produttori e professionisti del settore.

“Con il Premio Futura vogliamo sostenere storie capaci di oltrepassare confini geografici, linguistici e immaginativi. Crediamo nella forza del cinema come ponte tra culture, come spazio di confronto e di futuro”, dichiarano Federico Sartori e Iris Martin-Peralta, direttori artistici del Festival. Questa linea di sviluppo si inserisce nel percorso della 19esima edizione de La Nueva Ola, che si terrà a Roma dal 6 al 10 maggio 2026, confermando il ruolo del Festival come piattaforma di confronto e collaborazione all’interno dell’industria audiovisiva internazionale.

Il Premio Futura, come l’intero Festival La Nueva Ola, è promosso da EXIT Media, realtà di riferimento in Italia per la distribuzione, la promozione e lo sviluppo del cinema spagnolo e latinoamericano, operando tra programmazione, formazione e sviluppo di nuovi progetti.

Usa, Corte Suprema non decide sui dazi, decisione slitta al 20 febbraio

New York, 20 gen. (askanews) – La Corte Suprema degli Stati Uniti non si è pronunciata martedì sui dazi imposti dal presidente Donald Trump, il che significa che probabilmente ci vorrà almeno un altro mese prima che una decisione, sulla controversa politica economica messa in atto contro tutti paesi del mondo, venga assunta.

La prossima data possibile per una decisione sui dazi è il 20 febbraio. Le argomentazioni del 5 novembre suggerivano che la maggioranza dei giudici fosse scettica sul fatto che Trump avesse l’autorità di imporre i dazi in base a una legge del 1977 che conferisce al presidente poteri speciali in situazioni di emergenza. Intanto prendono tempo per studiare il caso, che potrebbe rivelarsi una grande sconfitta legale per Trump. Oggi il segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent ha affermato di ritenere però molto improbabile una bocciatura. (fonte immagine: The White House).

A Rava premio Top Jazz "Musicista dell’anno", a primavera nuovo disco

Roma, 20 gen. (askanews) – Enrico Rava è il Musicista dell’anno al Top Jazz 2025, mentre Jacopo Fagioli, anche lui trombettista, si aggiudica il premio come Nuovo Talento. La rivista Musica Jazz, punto di riferimento della scena jazzistica italiana e internazionale da oltre 80 anni, ha reso noti i vincitori dell’edizione 2025 del suo prestigioso referendum annuale Top Jazz, che ogni anno premia i protagonisti del jazz sulla base del voto dei critici specializzati del settore.

Enrico Rava, da sempre considerato una delle voci più autorevoli del jazz italiano nel mondo, sarà in concerto il 25 febbraio a Monopoli con il suo quintetto Fearless Five. In vista dell’uscita del nuovo album, prevista per la primavera, inizierà un lungo tour che partirà venerdì 3 e sabato 4 aprile dal Blue Note di Milano, per poi proseguire a Correggio, Bologna, Vicenza, Mantova e in numerose altre città italiane.

Jazzista italiano tra i più conosciuti e apprezzati a livello internazionale, Rava si distingue per una personalità artistica fuori dagli schemi e per una poetica immediatamente riconoscibile. La sua sonorità lirica e intensa, unita a una straordinaria freschezza d’ispirazione, continua a caratterizzare ogni suo progetto.

Nuovo Talento dell’anno è Jacopo Fagioli, giovane trombettista toscano nato a Prato nel 1997, che si è affermato come una delle figure più interessanti della nuova generazione jazzistica.

Diplomato con lode al Conservatorio e con una formazione solida tra jazz e musica contemporanea, Fagioli ha recentemente pubblicato per Aut Records il suo secondo album da leader, “Dialogue”. Un progetto in quartetto dalla forte personalità espressiva, che affronta in musica temi come il potere, il dominio, la crisi climatica e il greenwashing, ma anche la spiritualità, l’identità e l’eredità culturale.

“Non ho fatto questo disco per cercare delle risposte – dichiara Jacopo – ma per lasciare spazio alle domande. Dialogue è questo: un tentativo sincero di comunicare, di mettersi in ascolto, di abitare il confronto senza evitarlo”.

Oltre a portare avanti i suoi progetti in ambito jazzistico, ha condiviso il palco con la cantautrice Emma Nolde e collabora la cantante di origine turca Burçin Cingöz. A febbraio sarà impegnato in diversi concerti nel quartetto di Simone Alessandrini, Giacomo Ancillotto e Ferdinando Romano.