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domenica, 15 Febbraio, 2026
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Venezia, tornano a San Marco i lampadari artistici di Murano

Venezia, 29 nov. (askanews) – I portici di Piazza San Marco a Venezia si trasformano anche quest’anno in una galleria d’arte per ospitare i lampadari dell’iniziativa “Murano illumina il Mondo”: dodici opere che resteranno installate sotto le Procuratie fino a marzo 2026.

“Per la terza volta – ha spiegato ad askanews Matteo Silverio, coordinatore del progetto Murano illumina il Mondo – i maestri muranesi si sono messi in gioco e insieme a dodici artisti internazionali hanno realizzato dodici opere, dodici sculture di vetro associando quella che la loro maestria, la loro bravura con la creativit e l’estro di designer e artisti di fame internazionale”.

Gli esiti sono affascinanti, ci sono forme classiche e altre pi ardite, rimandi alle morfologie viventi e composizioni perfettamente geometriche. Ma soprattutto c’ il tema della luce. “Il lampadario – ha aggiunto il coordinatore – un oggetto molto difficile, molto complesso, perch c’ il vetro, c’ una struttura e c’ anche l’illuminazione. In questo sono stati molto bravi e soprattutto hanno sperimentato tanto, mettendosi in gioco e realizzando letteralmente dei capolavori sempre diversi”.

L’esposizione in Piazza San Marco anche un modo per riportare al centro dell’attenzione il comparto del vetro, che a Murano ha la sua anima storica pi antica. “Questa un’occasione importantissima – ha concluso Matteo Silverio – questo il salotto di Venezia dove tutti i giorni sotto cui le Procuratie passano migliaia di persone e la maggior parte sono stranieri. Quindi un’ottima vetrina, un ottimo modo anche per mostrare la vitalit di un comparto che ormai a quasi mille anni di storia continua a sorprendere il mondo”.

Museo Correr, una mostra tra la calligrafia e la tipografia

Venezia, 29 nov. (askanews) – Una mostra che ragiona sulla relazione tra calligrafia e tipografia, unendo culture diverse, nell’ambito della rassegna annuale “East West Calligraphy” , che propone masterclass, incontri e conferenze dedicati alla calligrafia. Nella Sala delle Quattro Porte del Museo Correr di Venezia ospitata l’esposizione “Caratteri”.

“Noi ci concentriamo ogni anno sul mettere in dialogo scritture diverse di culture calligrafiche diverse, normalmente Oriente e Occidente – ha spiegato ad askanews Monica Viero, responsabile degli archivi e delle biblioteche della Fondazione Musei Civici di Venezia, co curatrice della mostra con Monica Dengo -. Quest’anno la mostra propone infatti un dialogo tra scrittura occidentale, presentando due artisti statunitensi, e scrittura orientale: presentiamo quest’anno due artisti coreani. La mostra si concentra sull’alfabeto quindi sugli alfabeti fonetici e sul sistema di scrittura molto comprensibile. opere che sono esposte in mostra sono tutte opere che veicolano anche un significato oltre che un segno”.

Gli artisti in mostra sono i coreani Kim Doo Kyung e Kang Byung-In e gli statunitensi Thomas Ingmire e Amos Paul Kennedy Jr. Le loro opere sono poi accompagnate da documenti storici conservati al Correr. Ed interessante seguire anche l’aspetto pi filosofico che distingue le culture calligrafiche.

“Mentre in Oriente la calligrafia rimane un punto fermo fondamentale della formazione della persona, dell’individuo, della sua ricerca anche personale, anche interiore, anche filosofica – ha aggiunto Monica Viero – in Occidente questo invece viene via via nel corso del tempo a perdersi, per rimanere invece uno strumento, uno strumento che veicola significati ed quello che noi proponiamo esponendo delle opere che non sono pi manoscritte, ma sono stampate”.

“Caratteri” comunque invita a riflettere sul valore universale della scrittura come traccia dell’umano, luogo di incontro tra mente, corpo e cultura, e strumento di dialogo tra tradizione e contemporaneit.

Assalto a redazione La Stampa, solidarietà da Mattarella e Meloni

Roma, 29 nov. (askanews) – Assalto alla redazione de La Stampa a Torino durante le manifestazioni per lo sciopero generale di ieri. Numerosi contestatori “Pro Pal” si sono allontanati dal corteo e si sono diretti alla sede del quotidiano. Immediata e unanime la solidarietà espressa dalle istituzioni, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha fatto pervenire al direttore Andrea Malaguti e alla redazione la sua solidarietà, unita alla “ferma condanna” per l’accaduto.

Anche la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha telefonato al direttore per esprimere vicinanza a tutta la comunità del giornale. Nel corso della conversazione, Meloni ha definito l’irruzione dei manifestanti “un fatto gravissimo che merita la più assoluta condanna”, auspicando “una risposta unanime” contro ogni forma di intimidazione nei confronti della stampa. “La libertà di informazione è un bene prezioso da difendere ogni giorno”, ha detto la premier. Un messaggio di vicinanza è arrivato anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dalla segretaria del Pd Elly Schlein e dal leader M5s Giuseppe Conte, come pure dal presidente della regione Alberto Cirio e dal sindaco Stefano Lo Russo.

Johnatan Peled, l’ambasciatore israeliano in Italia ha scritto sui social: “Condanno l’attacco e la vandalizzazione della sede de La Stampa a Torino, da parte di attivisti pro-palestinesi. Si tratta ancora una volta di un attacco alla democrazia, alla legge e all’ordine pubblico italiani. Esprimo la mia solidarietà a La Stampa e al suo direttore”.

Il fatto è accaduto ieri pomeriggio: un centinaio di manifestanti ha fatto irruzione nella sede di via Lugaro del quotidiano La Stampa, redazione che in quel momento era vuota poiché i giornalisti avevano aderito allo sciopero, rovesciando documenti e materiale sulle scrivanie e imbrattato i muri con scritte in rosso: ‘Fuck Stampa’ e in verde ‘Free Shahin’, in riferimento all’imam della moschea di San Salvario trattenuto da giorni nel Cpr di Caltanissetta.

Touchpoint, premio speciale per Ital Communications e Mosaico Studio

Milano, 29 nov. (askanews) – Ital Communications e Mosaico Studio si sono aggiudicate il Premio Speciale “Impact ADV: la Comunicazione che ispira”, assegnato nell’edizione 2025 dei Touchpoint Awards Strategy. Il riconoscimento, promosso da Oltre La Media Group, celebra ogni anno il brand positioning e le strategie di comunicazione pi innovative ed efficaci.

“L’evento – ha detto ad askanews Andrea Crocioni, direttore editoriale di Oltre La Media Group e direttore di Touchpoint – dedicato alle migliori strategie di marca, quindi sfileranno sul palco le pi importanti campagne realizzate dalle agenzie italiane e internazionali. L’obiettivo quello di far vedere il meglio dei progetti che sono realizzati nell’ultimo anno. Progetti che ispirano, progetti che sono in grado di guidare i prossimi passi di questa industry”.

l Premio “Impact ADV: la Comunicazione che ispira” stato assegnato per le attivit di comunicazione e advertising realizzate in occasione del World Meeting on Human Fraternity 2025, un evento internazionale di grande rilievo, capace di distinguersi per l’impatto globale e per la forza con cui ha promosso valori universali come la fraternit, il dialogo e l’inclusione.

“Noi – ha detto Domenico Colotta, founder di Ital Communications – ci ispiriamo nel nostro lavoro ai principi dell’etica del lavoro e rispecchiano i principi della Santa Sede, quindi la trasparenza nella comunicazione, il rispetto della persona, della dignit umana. Teniamo conto del controllo delle fonti di informazione e quando divulghiamo le informazioni lo facciamo con spirito critico che poi lo stesso spirito di chi si informa, che deve sempre interrogarsi sulla veridicit delle fonti”.

Nel corso della serata sono stati assegnati anche altri riconoscimenti: il progetto “Memor.IA”, realizzato da GB22 per Pulsee Luce e Gas, si aggiudicato il Grand Award 2025. “Per noi – ha concluso Gianpaolo Rossi, founder di Oltre La Media Group e Fabbrica di lampadine – questo premio fondamentale e importante, perch da un lato premiamo l’eccellenza in Italia della comunicazione, ma dall’altra parte anche un momento in cui in una volta sola abbiamo tutti i migliori progetti da visionare e mettendoli insieme unendo i puntini possiamo capire dove sta andando la comunicazione in Italia. Diciamo che la caratteristica che abbiamo in confronto ad altri premi che noi abbiamo una giuria che fatta da 50 % della mondo delle agenzie, degli operatori della comunicazione, e 50 % dal mondo delle aziende proprio per riuscire ad avere una valutazione che sia completa”.

Nel complesso dal premio emerso anche che il mondo della comunicazione in continua evoluzione e che, dopo il periodo, per cos dire, di riflusso del post pandemia, oggi la creativit viva e si torna a osare.

Nicea, la forma della fede tra memoria e discernimento

Il viaggio di papa Leone in Libano e in Turchia, lo sappiamo, ha un notevole significato pastorale e un valore simbolico formidabile. Proprio a Nicea, nel 325, il cristianesimo prendeva una forma più precisa. Prender forma vuol dire anche definire, definirsi e, dunque, porre dei confini, magari provvisori. Il compianto pastore metodista Sergio Aquilante, grazie a cui mi sono accostato alla Bibbia, parlava a volte, anche per rispondere alle domande che gli rivolgevo copiose, del Concilio di Nicea-Costantinopoli. Sì, perché il Concilio ecumenico di Costantinopoli (381) completava il precedente. Non a caso, ci si riferisce al Credo niceno-costantinopolitano.

A esso fanno riferimento le principali tradizioni cristiane, d’Oriente e d’Occidente, pur con una varietà di letture e di sensibilità; e pur ponendo esso dilemmi che avrebbero conosciuto una lunga, millenaria gestazione.

Dogma: confine o custodia dell’essenziale?

La mentalità contemporanea tende a guardare con diffidenza al concetto stesso di dogma, inteso come l’unica opinione vera e valida. Proprio quello che il filosofo Salvatore Veca definiva lo spazio pubblico cacofonico odierno, con le sue mille e mille voci e i suoi miliardi di cinguettii telematici, tuttavia, ci aiuta a comprendere l’importanza di porre dei punti fermi.

Fin dai primi secoli della nostra era fiorirono interpretazioni differenti e non di rado radicalmente contrastanti delle Scritture e della tradizione stessa. Come non disperdere alcuni “nuclei di verità”, alcune strutture portanti, alcuni passaggi essenziali della fede? Il rischio che si smarrissero in mille rivoli era fortissimo; il rischio, dunque, della perdita e della dissipazione.

Pluralità e identità: la sfida della continuità

Quei “dogmi”, cioè, non andrebbero intesi come monoliti; il pericolo non è nella diversità o nella pluralità in sé, costitutive, al contrario, del messaggio cristiano (si guardi, tra l’altro, all’Antico e al Nuovo Testamento o ai quattro Vangeli), bensì, appunto, nel perder l’essenziale e, di conseguenza, nel perdersi.

Si pensi, al giorno d’oggi, al bisogno di discernere fra le notizie e le fake news. Ecco, anche i secoli e i millenni che ci hanno preceduto conoscevano le loro fake news, i loro rumors, le maldicenze e tanti altri motivi di confusione. Da quella Babele di stimoli e controstimoli alcuni elementi andavano preservati, protetti, magari semplicemente rispetto al fluire del tempo e all’oblio. Senza con ciò impedire o ingessare il dibattito e il confronto, sale e lievito della fede e della nostra comune umanità.

O si riparte dal basso o non si riparte

È dal 2012 che, con diversi amici, ci impegniamo per la ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano-sociale. Tanto sul versante della rifondazione democratico-cristiana – dopo la sentenza della Cassazione che aveva stabilito la mai intervenuta fine giuridica del partito storico – quanto su quello di una più ampia ricomposizione al centro, questi tentativi sono sin qui falliti. Tutte le operazioni per ricomporre i diversi frammenti della diaspora democristiana si sono infrante tra quanti puntano a collegarsi con l’area della destra (Rotondi e Merlo) e coloro che guardano a sinistra, come gli amici del Centro Democratico di Tabacci e altri collegati all’esperienza di Tempi Nuovi.

Perché occorre prima ricostruire le casematte

Personalmente continuo a ritenere, con gli amici di Iniziativa Popolare, che sarebbe più opportuno procedere prima alla ricomposizione delle diverse “casematte”, utilizzando l’opportunità di sostenere la raccolta firme per le due Leggi di Iniziativa Popolare (LIP): la prima per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze (strumento funzionale alla rinascita di un centro politico nuovo, ampio e plurale, distinto e distante da destra e sinistra), e la seconda per l’introduzione del cancellierato sul modello tedesco. Si tratta di un tentativo per contrastare la deriva autoritaria del progetto di premierato della destra, che intende sovvertire l’equilibrio costituzionale dei poteri con un premio di maggioranza che ricorda la famigerata legge Acerbo, quella che permise a Mussolini la conquista “legale” del potere assoluto nel Parlamento italiano.

Avevamo sperato che le elezioni regionali – in cui vige la legge proporzionale, seppur con sbarramento – fossero l’occasione per favorire il progetto. Nel Veneto ci avevamo provato con la lista dei Popolari per il Veneto, il cui esito si è rivelato fallimentare: 9.000 voti al candidato Bui alla presidenza e 6.000 alla lista. Troppo pochi per ambire a riportare, dopo trent’anni, un candidato di area democristiana e popolare in Consiglio regionale.

Il tripolarismo e gli interessi particolari

Se a livello centrale scontiamo le difficoltà della ricomposizione – per il prevalere degli interessi “particulari” di capi e capetti impegnati a garantirsi qualche posizione sicura a destra o a sinistra – anche a livello regionale si è riscontrato, nonostante la proporzionale, il prevalere della tendenza tripolare dell’elettorato: tra l’astensione (oltre il 51%) e la preferenza per le coalizioni di destra o di sinistra.

Credo che, fatte queste verifiche, sia indispensabile tornare alla fondamentale esperienza sturziana della ripartenza dalla base. Finito il tempo dei grandi partiti portatori degli interessi e dei valori presenti nella realtà sociale, serve ricostruire momenti di partecipazione democratica, favorendo la nascita di comitati civico-popolari nei quali discutere, con elettrici ed elettori, di temi locali e globali.

Programma, valori e nuova classe dirigente

Noi cattolici democratici, liberali e cristiano-sociali dovremmo essere portatori di valori ispirati alla dottrina sociale cristiana e alla volontà di difendere e realizzare compiutamente quelli della Costituzione repubblicana, favorendo l’emergere di programmi locali e globali fondati sull’equilibrio tra ceti medi e classi popolari.

Quanto ai valori, siamo sostenuti dagli insegnamenti delle encicliche sociali della Chiesa cattolica, madre e maestra anche – e soprattutto – in questa fase di crisi drammatica dopo la fine della globalizzazione e l’emergere di nuovi autoritarismi che, superando il tempo dello Stato di diritto, stanno imponendo la legge del più forte a Oriente come a Occidente. Quanto alla mediazione degli interessi, ci soccorre la Costituzione dei padri fondatori, a partire dagli articoli 3 e 53.

Dall’incontro democratico dei comitati civico-popolari potranno emergere proposte amministrative condivise e, insieme, nuove classi dirigenti espressione diretta di quelle realtà. È un processo totalmente rovesciato rispetto al passato: deve nascere dalla base, non dalla sommatoria impossibile degli interessi contrapposti dei consumati interpreti della politica nazionale.

Non basta esserci: il Centro deve scegliere la rotta

L’agenda politica come leva di potere

Come tutti ben sappiamo, e da sempre, in politica conta chi detta l’agenda politica. E programmatica.

Al di là e al di fuori della stessa forza numerica ed elettorale. Basti pensare ad alcune correnti, come ad esempio alla sinistra sociale di Carlo Donat-Cattin nella Dc dove, malgrado la sua percentuale largamente minoritaria all’interno del partito, riusciva a condizionare la costruzione del progetto complessivo del partito. O all’esperienza del Ppi di Franco Marini e altri dirigenti Popolari dell’epoca che parteciparono attivamente all’elaborazione del progetto della coalizione di centro sinistra al di là, appunto, della forza numerica del partito.

E gli esempi si potrebbero, come ovvio, moltiplicare. Perchè nella politica, come quasi sempre capita anche se viviamo in un contesto post ideologico e a volte, purtroppo, anche post politico, il “potere delle idee”, come lo chiamava sarcasticamente Sandro Fontana, continua ad essere non una variabile indipendente ai fini della credibilità e della levatura della classe dirigente. Politica d amministrativa. A livello locale come a livello nazionale.

Oggi: dove può incidere il Centro?

Ora, e per venire all’oggi, c’è un aspetto che non possiamo non evidenziare. E cioè, dov’è possibile per chi crede nel progetto di un Centro riformista e di governo, plurale e autenticamente democratico e soprattutto per chi vuole praticare una credibile “politica di centro”, riuscire a dettare l’agenda politica? Pur non essendoci più quel ”potere delle idee” che ha caratterizzato larga parte delle classi dirigenti dei partiti della prima repubblica.

Tuttavia, al netto del cambiamento profondo della geografia politica italiana, è indubbio che si tratta di un’impresa quasi impossibile nel campo dell’attuale sinistra italiana. Per ragioni obiettive se non addirittura oggettive, come è ovvio per chiunque non sia accecato dall’ipocrisia o dalla propaganda. E questo perchè gli azionisti di maggioranza di quel campo sono semplicemente riconducibili alle diverse espressioni della sinistra italiana: da quella radicale a quella massimalista, da quella populista a quella estremista, da quella ideologica a quella classista e pan sindacale.

Per il resto, come si suol dire, c’è posto solo in tribuna per osservare la partita.

Nel centro destra l’agenda è chiusa

Nel campo avverso del centro destra, l’indubbia ed altrettanto oggettiva leadership politica, carismatica e di governo di Giorgia Meloni è talmente forte e palese che gli altri contributi politici e culturali sono certamente importanti ma drasticamente ininfluenti ai fini della concreta possibilità di condizionare il progetto politico complessivo della coalizione alternativa alla sinistra. Chi sostiene il contrario sa di dire una cosa non vera e neanche oggettiva.

Rileggere il “Patto per l’Italia”

Forse, e sempre restando sull’importanza di dettare l’agenda politica per quanto riguarda il progetto di un Centro riformista e di governo, forse è arrivato il momento di rileggere e riscoprire l’iniziativa di quel “Patto per l’Italia” elaborato nel lontano 1994 da Franco Marini, Mino Martinazzoli, Mario Segni e molti altri leader politici dell’epoca che ebbero il coraggio e l’intelligenza di costruire un autentico “polo di centro” che poi fu decisivo nelle elezioni successive.

Un “Patto” culturalmente plurale, politicamente riformista e socialmente avanzato che oggi dovrebbe avere anche il compito di mettere in discussione quel bipolarismo selvaggio e quella radicalizzazione del conflitto politico che sono all’origine della crisi della politica contemporanea e, forse, anche di un sempre più inquietante astensionismo elettorale.

Ecco perché il progetto di Carlo Calenda se adeguatamente costruito e radicato nei territori potrebbe essere una ghiotta occasione per far sì che il Centro riformista e di governo ritorni a dettare l’agenda politica.

Barone, dalla Calabria a San Marino: il filo umano dell’innovazione

Raccontare l’innovazione partendo dalla fede non è un esercizio retorico. Il 3 dicembre, alla Sala Marconi di Radio Vaticana, a Roma, studiosi, religiosi e giornalisti proveranno ad affrontare la domanda più difficile: come si conciliano competenza tecnologica e vita spirituale? L’occasione è la presentazione del volume Una vita da presidente, scritto dall’ing. Nicola Barone con Santo Strati. È un libro che abbiamo già segnalato, richiamando la biografia intensa e a tratti sorprendente di un uomo che ha fatto della visione un metodo.

Una fede che guida le scelte

Barone, attuale presidente di TIM San Marino, non si definisce un “tecnocrate”. Nella sua esperienza personale, l’impronta salesiana è stata decisiva: «sono nato analogico, oggi sono al 100% digitale», confessa. L’immagine non è solo ironica: indica un percorso formativo in cui l’ingegneria non è mai stata disgiunta dall’attenzione alle persone. San Giovanni Bosco — il santo dell’educazione concreta, dei laboratori e dei giovani — non è un riferimento ornamentale: è la matrice che segna l’idea di servizio. Così nascono scelte aziendali attente ai borghi remoti, agli “analfabeti digitali” e a quella fetta di popolazione che il progresso rischia di lasciare ai margini.

Dal Sud ai modelli europei

Già negli anni Ottanta, da presidente del Consorzio Telcal, Barone intuì che la Calabria potesse diventare un laboratorio di sperimentazione. Nessun miraggio industrialista, ma un’idea: portare la banda dove sembrava impensabile. Quelle prove, considerate “eccentriche”, avrebbero anticipato molte delle soluzioni che oggi chiamiamo smart cities. Un caso emblematico è Trento: il rimpiazzo del doppino con la fibra ha trasformato la città in un sistema urbano efficiente, competitivo, ben connesso alla vita economica. San Marino, poi, è l’altro tassello: piccola Repubblica, ma laboratorio europeo di innovazione, guidato da un approccio che non sacrifica la persona sull’altare della tecnologia.

Tra IA e responsabilità

Non stupisce che l’intelligenza artificiale trovi spazio nel dibattito. Qui non c’è entusiasmo acritico: Pino Nano mostrerà opportunità e rischi dell’IA applicata all’informazione, mentre Barone rifletterà sugli scenari a venire, senza timori né ingenuità. Con lui dialogheranno Giulia Fortunato, presidente della Fondazione Marconi, il gen. Gdf a.r. Luciano Carta, già presidente di Leonardo, mons. Donato Oliverio, Vescovo ed Eparca di Lungro, e Santo Strati, coautore del volume.

L’appuntamento del 3 dicembre rilancia dunque l’attenzione su Una vita da presidente. Non solo un libro di testimonianza, ma il punto d’incontro tra fede e innovazione: una lezione per chi crede che il futuro, se non include gli ultimi, non è progresso ma alibi.

Giornalisti in sciopero, il comunicato della Fnsi

Roma, 28 nov. (askanews) – “Le giornaliste e i giornalisti italiani sono in sciopero. Scioperiamo perché il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni e soprattutto perché riteniamo che il giornalismo, presidio fondamentale per la vita democratica del Paese, non abbia avuto la necessaria attenzione da parte degli editori della Fieg: molti tagli e pochi investimenti, nonostante le milionarie sovvenzioni pubbliche”. E’ quanto comunica la Federazione nazionale della stampa italiana.

“In oltre 10 anni – si ricorda nella nota – la riduzione degli organici delle redazioni e la riduzione delle retribuzioni dei giornalisti attraverso stati di crisi, licenziamenti, prepensionamenti e il blocco del contratto hanno avuto fortissime ripercussioni sul pluralismo e sul diritto dei cittadini ad essere informati. In questi 10 anni i giornalisti dipendenti sono diminuiti, ma è aumentato a dismisura lo sfruttamento di collaboratori e precari: pagati pochi euro a notizia, senza alcun diritto e senza futuro. In questi 10 anni il potere di acquisto degli stipendi dei giornalisti è stato eroso dall’inflazione, quasi del 20% secondo Istat: per questo chiediamo un aumento che sia in linea con quelli degli altri contratti collettivi”.

A fronte di questa situazione, prosegue Fnsi, “gli editori hanno proposto un aumento irrisorio e chiesto di tagliare ulteriormente il salario dei neo assunti, aggravando così in modo irricevibile la divisione generazionale nelle redazioni. Non ne facciamo una battaglia corporativa. Pensiamo che un’informazione davvero libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili. Chiediamo un contratto nuovo, che tuteli i diritti e che guardi all’informazione con le nuove professioni digitali, regolando l’uso dell’Intelligenza Artificiale e ottenendo l’equo compenso per i contenuti ceduti al web. Vogliamo spingere gli editori a guardare al futuro senza continuare a tagliare il presente. Se davvero la Fieg tiene all’informazione professionale deve investire sulla tecnologia e sui giovani che non possono diventare manovalanza intellettuale a basso costo”.

“Lo deve a noi giornalisti, ma soprattutto lo deve ai cittadini tutelati dall’articolo 21 della Costituzione”, conclude Fnsi.

Nulla di buono con la maggioranza assenteista

Il balletto di Napoli e la questione di credibilità

Quel balletto così poco “istituzionale” (abbondiamo negli eufemismi) di Meloni e dei suoi cari sul palco di Napoli non ha portato fortuna alle truppe governative e ai suoi leader. Che in Campania avrebbero perso comunque, era chiaro.

Ma verranno ora rincorsi dal ridicolo di quella loro danza e dalla pochezza di quella parola d’ordine (“chi non salta comunista è”) che pure delizia la vociante platea dei loro tifosi più estremi. Il tema, sia chiaro, non riguarda la poca eleganza. Riguarda la minore credibilità.

La premier tra diplomazia e piazza

Infatti una premier che un giorno calca la scena diplomatica planetaria – anche con un certo talento, va detto – e che il giorno dopo scambia il palco di un comizio con la pedana di una discoteca rischia di perdere qualcosa di più di una tornata elettorale locale.

Quasi che la sua immagine a quel punto si sdoppiasse e, nell’ansia di piacere a tutti, finisse per perdere quel minimo decoro che è tanta parte di qualunque leadership si voglia cercare di costruire.

Regionali: il dato che conta è l’astensione

Ora, le elezioni regionali sono andate come si sapeva, e non c’è molto più da dire a questo riguardo. Salvo il fatto che ogni volta sempre meno gente va a votare e che ormai si sta consolidando una maggioranza assenteista che non promette niente di buono né agli uni né agli altri.

Ma per l’appunto se di questo si tratta non sarà con le trovate ad effetto che la politica potrà risalire quella china. Tanto più quando l’effetto appare così privo di buongusto. E privo anche, diciamolo, di una solida fiducia nelle proprie stesse argomentazioni.

 

Fonte: La Voce del Popolo – Giovedì 27 novembre 2025

Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore del settimanale della diocesi di Brescia

Il Rapporto Giovani 2025 nelle mani del Santo Padre

Un gesto simbolico per la Chiesa e per il Paese

Nell’udienza generale di mercoledì 19 novembre, Giuseppe Fioroni – vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo – ha consegnato a Papa Leone XIV il Rapporto Giovani 2025. Il momento, immortalato in un incontro cordiale e raccolto, è stato l’occasione per rappresentare al Santo Padre il senso di un lavoro che, appena pubblicato, era già stato illustrato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Due consegne, due vertici istituzionali, un’unica domanda: quale futuro percepiscono i giovani italiani?

I risultati: tra aspirazioni e costi psicologici della modernità

L’indagine fotografa un quadro nitido. Cresce il desiderio di stabilità professionale, ancora più che di successo economico. Il lavoro è sentito come dignità e non come pura prestazione. Le generazioni nate dopo il Duemila mostrano una sensibilità intensa verso la qualità delle relazioni e il tempo libero “protetto”, quasi come forma di difesa da un mondo competitivo e instabile.

Accanto alle aspirazioni, emergono le ombre: ansia da prestazione, fatica emotiva, percezione di esclusione. La retorica della “libertà totale” si infrange spesso contro un mercato del lavoro che resta segmentato, incerto, e che spinge molti giovani a rimandare scelte di vita fondamentali, dal matrimonio alla genitorialità.

Dal Quirinale al Vaticano: un messaggio di responsabilità

La presentazione a Mattarella ha posto l’accento sulla dimensione civile: il Rapporto non è un esercizio statistico, ma una bussola per le politiche pubbliche in tema di istruzione, transizione lavorativa, partecipazione sociale.

La consegna a Papa Leone XIV ha completato l’orizzonte: la Chiesa, come il Toniolo ricorda da un secolo, accompagna i giovani non come target, ma come soggetti con vocazione, speranza e dignità. Fioroni ha potuto spiegare al Santo Padre come le nuove generazioni vivano la fede come ricerca identitaria, non come appartenenza automatica: una fede fragile, ma non assente, che chiede luoghi di ascolto reale.

Oltre i numeri: una sfida culturale

Il Rapporto Giovani 2025 invita a cambiare paradigma: investire sui giovani non è beneficenza sociale, ma l’unica via per restituire coesione a un Paese che perde capitale umano e fiducia collettiva.

La politica è chiamata a generare percorsi di accompagnamento, la scuola a tornare comunità educante, la Chiesa a riconoscere che la pastorale non è un servizio di manutenzione della tradizione, ma un salto di responsabilità verso il domani.

La consegna del Rapporto al Santo Padre, sulla Piazza di San Pietro, non è quindi un gesto formale, ma un impegno affinché il tema delle nuove generazioni susciti l’interesse che merita: il Paese adulto deve tornare a guardare i giovani non dall’alto, ma nel profondo, come protagonisti del suo destino.

Crisi Cina–Giappone: Taiwan è il principale punto critico del pianeta

Trump, Xi e l’allarme a Taipei

A Taipei, quando Donald Trump ha scritto su Truth di aver concordato con Xi Jinping una sua visita a Pechino il prossimo aprile lodando al contempo le relazioni “estremamente forti” esistenti fra i due paesi, deve essere scattato l’allarme rosso, o quantomeno quello arancione.

Visti i precedenti con Putin, e considerato l’atteggiamento più generale che l’America MAGA sta tenendo con i propri alleati storici come gli europei, c’è da giurare che un brivido freddo sia corso lungo la schiena dei dirigenti politici taiwanesi.

Tokyo avverte Pechino, Xi reagisce

Le preoccupazioni sono aumentate, probabilmente, anche dopo che la neo-premier giapponese Sanae Takaichi ha reso nota la cordiale telefonata avuta col presidente statunitense, che gli ha espresso la sua amicizia e la sua disponibilità a sentirla in qualsiasi momento ma non ha fatto alcun cenno alla preoccupante crisi apertasi con la Cina dopo che da Tokyo era stato fatto sapere a Pechino (lo scorso 7 novembre) che un eventuale attacco mandarino a Taiwan comporterebbe un inevitabile dispiegamento delle Forze di Autodifesa giapponesi.

Un’affermazione che Xi ha preso molto sul serio, considerandola una inaccettabile intromissione nelle questioni interne cinesi se non addirittura una minaccia di natura militare. Come è noto, Taiwan è ritenuta essere parte integrante del territorio della Repubblica Popolare di Cina e un suo ritorno alla “Madre Patria” è ritenuto indifferibile dal governo e dal partito comunista.

Navi militari e sanzioni: l’arsenale di Xi

Xi ha pertanto informato della questione l’omologo americano, preavvertendolo che nessuna ingerenza giapponese sarà consentita. E immediatamente dopo ha inviato navi militari nelle acque contese col Giappone, nei pressi delle isole Senkaku (un arcipelago disabitato fatto di scogli che i cinesi rivendicano e chiamano Diaoyu).

Ha poi imposto limitazioni commerciali molto nocive per il paese del Sol Levante: sull’importazione ittica e soprattutto sul flusso turistico, una voce assai consistente nel bilancio di Tokyo (stiamo parlando di numeri importanti, sono oltre sei milioni i cinesi che hanno visitato il Giappone nell’anno in corso).

La Borsa di Tokyo col suo contestuale calo ha testimoniato in tempo reale la portata economica di queste misure e, conseguentemente, la gravità della crisi diplomatica.

Tokyo mette alla prova l’alleanza con Washington

Ma la posizione giapponese è netta, ed è quasi un test voluto per verificare la tenuta della sin qui solidissima alleanza con gli USA. Un test che interessa però anche alla Cina, ingolosita dall’altalenante atteggiamento tenuto da Trump nei confronti dell’Ucraina.

La questione è molto seria, e probabilmente è la più grave e minacciosa per la pace fra le tante che già travagliano il pianeta in questa nuova fase della Storia.

Taiwan come detonatore strategico

La Cina intende annettersi Taiwan entro un arco temporale ormai ristretto: lo ha dichiarato e da anni, rafforzando il proprio apparato militare e in particolare quello navale, sta attrezzandosi in tal senso.

L’isola che un tempo veniva chiamata Formosa per parte sua ha sviluppato un sistema di difesa detta “a porcospino” che rende una possibile invasione assai complicata per il nemico. Ma, essenzialmente, alla fine dipende dalla protezione garantita dagli Stati Uniti, che non per niente sin dall’inizio del nuovo secolo hanno spostato il baricentro delle proprie attenzioni geopolitiche dall’Atlantico al Pacifico.

Ora però “America first” e imprevedibilità trumpiana gettano un’ombra su questa certezza, indiscutibile sino a un anno fa.

Il messaggio di Tokyo: non solo per Pechino

La netta presa di posizione giapponese è stata accolta con grande favore, pertanto, a Taipei. Una posizione rafforzata dalla non casuale visita che il Ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha effettuato all’isola di Yonagumi, lontano poco più di cento chilometri da Taiwan: un segnale inequivocabile dell’importanza che Tokyo assegna all’indipendenza di Taipei.

Ma è Washington, oltre che Pechino, il vero destinatario del messaggio. Si attende risposta.

Louvre: quando la cultura diventa frontiera

Una dogana culturale

Il Louvre non introduce un semplice rincaro: disegna una linea di confine. I visitatori extra-UE pagheranno fino al 45% in più. Non per qualità del servizio, ma per provenienza. La cultura, nata come bene universale e democratico nel cuore della modernità europea, si trasforma in un bene condizionato: “tu sì, tu no”, a seconda del passaporto. È l’esatto contrario dell’intuizione rivoluzionaria che trasformò i palazzi reali in luoghi del popolo.

Il museo giustifica la scelta con ragioni tecniche: afflusso eccessivo, costi di sicurezza, restauri costosi. Problemi reali, che però chiamano risposte lunghe, cooperative e strutturali. Invece si preferisce la risposta più rapida: monetizzare, colpendo chi viene da fuori. Il turista argentino, lo studente coreano, la famiglia marocchina che ha risparmiato mesi per entrare al Louvre: tutti diventano “estranei da cui attingere”.

Il confronto europeo

Non è in discussione il diritto dei musei a sopravvivere. Il British Museum ha da anni un modello misto: accesso gratuito alle collezioni permanenti, ticket per mostre temporanee. Non umilia il visitatore, gli chiede una scelta. Il Prado gioca sugli orari di ingresso: fascia gratuita per cittadini e residenti, ma il turista non viene marchiato. Gli Uffizi adottano un pricing stagionale: non importa da dove vieni, importa quando arrivi.

Sono politiche perfettibili, talvolta discutibili, ma conservano un principio: non trasformano l’origine geografica in criterio morale. A Parigi, invece, la carta d’identità diventa variabile economica. Chi appartiene alla “comunità europea” paga meno perché “è dei nostri”. Chi no, contribuisce di più. Ed è qui che il discorso cambia: non parliamo più di gestione, ma di simboli.

Una frattura…di civiltà

Se i musei europei assumono la forma di bastioni territoriali, l’idea stessa di Europa si incrina. La cultura non serve a premiare o punire: serve a creare ponti. Gli extra-europei non sono un pubblico periferico, sono il pubblico naturale dei grandi musei. L’arte occidentale non vive senza il desiderio di chi viene da lontano, perché è proprio quello sguardo esterno a verificarne l’universalità.

Il Louvre — tempio di libertà creativa, di incontri fra civiltà, di contaminazioni — manda oggi un messaggio regressivo: la bellezza è a portata di mano, ma solo di chi appartiene alla nostra cerchia politico-istituzionale. 

Resa strategica

È una resa strategica. Invece di investire in educazione, cooperazione museale, politiche di contenimento intelligenti, si imbocca la scorciatoia della tariffa-profilo. A breve termine porta incassi. A lungo termine genera rancore, distanza, e una geografia culturale che assomiglia più a un checkpoint che a un ideale europeo.

Non è solo un museo che cambia. È la grammatica della cultura europea che si deforma. E, quando la bellezza smette di unire, la barbarie del mercato inizia a prenderne il posto.

Fip Silver Como, venerdì esordio per azzurre Sussarello e Parmigiani

Roma, 27 nov. (askanews) – Dopo la prima giornata di gare, il FIP Silver Mediolanum Padel Cup di Como si prepara al debutto di venerdì delle azzurre plurimedagliate agli Europei e Mondiali. Punto di riferimento della Nazionale, ricorda una nota, è Giulia Sussarello, l’atleta di casa: la numero 6 italiana – vicecampionessa europea nel 2024 con l’Italpadel, bronzo agli Europei di quest’anno e bronzo in carica anche ai Mondiali – scenderà in campo alle 17, insieme alla bresciana e collega in azzurro Martina Parmigiani, contro la coppia Jurkovic/Uriarte. “Giocare in casa è sempre qualcosa di speciale, una sensazione incredibile – racconta Sussarello a poche ore dal suo ritorno in campo – Avere vicino la famiglia, gli amici, tutte le persone che vengono per sostenermi, è una spinta enorme”.

Nel programma di venerdì è previsto l’esordio alle 14 di Emily Stellato, altra colonna della Nazionale e numero 4 del ranking italiano, insieme a Carolina Petrelli: per loro, il derby contro Campigotto/Cascapera. In primo piano anche Clarissa Aima e Caterina Baldi, quinta in Italia e top 100 mondiale, reduci dal successo nel FIP Bronze in Svezia. In evidenza le numero uno del seeding: la 18enne Claudia Escacena, già vicina alla top 100 mondiale e vincitrice di due tornei del circuito nel 2025, giocherà con la compagna Monica Gomez. La prima giornata al The Padel Resort ha fatto registrare una sorpresa nel tabellone maschile: Santino Giuliani e Fabian Oviedo hanno superato in due set l’azzurro Lorenzo Di Giovanni e Samuel Rivas. Avanzano invece agli ottavi gli italiani Simone Vaccari e Federico Galli, avanti dopo il doppio 6-3 su Berta/Jimenez.

A Como, intanto, si conferma l’impennata del padel: Secondo i dati della Federazione Internazionale Padel, dal 2021 i campi in provincia sono cresciuti del 621%, passando da 14 agli attuali 100; i club registrano un incremento pari al 271%. Como rientra così tra le prime cinque province lombarde per numero di campi dopo Milano, Brescia, Varese e Bergamo.

Atreju, Schlein: Meloni scappa ancora dal confronto

Roma, 27 nov. (askanews) – Giorgia Meloni “è scappata un’altra volta dal confronto, questa è la verità”. Lo ha detto la segretaria Pd Elly Schlein a ‘Piazzapulita’.

“Mi dispiace che Giorgia Meloni abbia rifiutato di fare il confronto con me, tanto più che l’anno scorso prima delle europee aveva accettato. Forse oggi faccio più paura, visti i risultati elettorali. Vuole fare il confronto anche con Giuseppe Conte? Benissimo portasse anche Matteo Salvini. Vuole fare il confronto di coalizione? Benissimo, portasse anche Tajani e noi portiamo anche Fratoianni e Bonelli. Facciamo un confronto di coalizione però”, ha concluso.

A Riccione il XVI Congresso Nazionale IG-IBD

Riccione, 27 nov. (askanews) – Con oltre mille specialisti presenti, il XVI Congresso Nazionale IG-IBD segna un cambio di passo nella presa in carico delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Si apre una nuova fase della ricerca che mira a trasformare radicalmente gli esiti a lungo termine di queste patologie ad elevato impatto sociale.

Prof. Claudio Fantini, Professore Ordinario di Gastroenterologia dell’Universit degli Studi di Cagliari e Segretario Generale IG IBD, ha dichiarato: “Il congresso rappresenta l’occasione per affrontare diversi temi, dall’innovazione terapeutica fino alla gestione dell’innovazione tecnologica relativa al monitoraggio delle MICI”.

Nel corso dei tanti tavoli di confronto, i medici hanno tracciato il quadro di un settore in rapido cambiamento, illustrando come stiano evolvendo sia gli strumenti terapeutici sia il modo di accompagnare i pazienti nel loro percorso di cura.

Cristina Bezzio, Medico Gastroenterologo presso IBD Unit Gastroenterologia Humanitas Rozzano, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione nella gestione delle MICI grazie anche all’approvazione di diversi nuovi farmaci che vantano diversi meccanismi d’azione. Accanto a questa evoluzione, cambiato anche il nostro approccio verso la gestione dei pazienti ed un diverso monitoraggio”.

Il Congresso ha posto inoltre al centro il valore della multidisciplinariet: la complessit delle MICI richiede un confronto strutturato tra gastroenterologi, radiologi, chirurghi, immunologi e oncologi. Modelli organizzativi integrati permettono di rispondere in modo pi efficace e personalizzato ai bisogni clinici e assistenziali.

“Abbiamo affrontato diverse tematiche che vanno dalla terapia alla gestione multidisciplinare delle patologie”, ha affermato Angela Variola, Responsabile UOS Centro Malattie Rettointestinali IRCCS Sacro Cuore Don Calabria.

La spinta verso il cambiamento arriva anche dalle nuove generazioni: per l’edizione del ventennale, IG-IBD ha scelto di dar voce a un ampio panel di esperti under 50, protagonisti delle sessioni pi avanzate. Il futuro della cura si costruisce oggi, i giovani clinici portano tecnologie innovative, nuovi approcci e una visione orientata agli esiti nel lungo periodo.

"Matilda il Musical", al Teatro Sistina a Roma per le feste di Natale

Roma, 27 nov. (askanews) – Dopo il grande successo di pubblico e critica delle scorse stagioni, torna a grande richiesta al Teatro Sistina a Roma, nella nuova edizione, “Matilda il Musical”, firmato Massimo Romeo Piparo, che si arricchisce della presenza di due grandi interpreti, Sebastiano Somma e Roberta Lanfranchi.

L’attore, al suo debutto nel genere musical, vestirà i panni en travesti della Signorina Trinciabue (il ruolo interpretato da Emma Thompson nel film del 2022), la terribile preside della scuola frequentata da Matilda, una donna arcigna e cattiva che terrorizza studenti e insegnanti. Al suo fianco, un attesissimo ritorno: Roberta Lanfranchi nel ruolo dell’indimenticabile maestra Dolcemiele. Con loro, l’irresistibile Gianmarco Pozzoli, che darà vita al cinico e goffo papà di Matilda e, nel ruolo del titolo, Giulia Chiovelli, figlia d’arte e bimba prodigio, perfezionatasi all’Accademia del Sistina, che ha già incantato il pubblico nelle precedenti Stagioni.

Un cast di 30 artisti, tra gli altri, Elena Mancuso, Matteo Guma, Ilaria Fioravanti, Giovanni Papagni, oltre a straordinari giovani talenti. Musica dal vivo con direzione Musicale del Maestro Emanuele Friello e l’orchestra diretta da Federico Zylka.

In scena per le feste di Natale, da giovedì 4 dicembre al 4 gennaio 2026, lo spettacolo è basato sull’omonimo romanzo di Roald Dahl, uno dei libri più amati da tre generazioni, divenuto esilarante film grazie a Danny De Vito e consacrato su Netflix nella versione musical.

“Per molto tempo mi sono interrogato circa il grandissimo successo di ‘Matilda il Musical’ nel West end londinese, fin quando scelsi nel 2015 di vederlo pur con qualche riserva”, dichiara Massimo Romeo Piparo. “Ebbene da quella sera ho eletto Matilda uno dei miei musical preferiti, tornando a rivederlo altre tre volte. Una storia universale (tant’è che potrebbe essere ambientato ovunque da Londra a Roma, Da Tokyo a Sidney) che ha come eroine due figure femminili tanto attuali al giorno d’oggi: una bambina e una maestra. E contemporaneamente altre due donne anti-eroine, due figure negative come una madre ‘sbagliata’ e una Preside che stravolge il proprio ruolo di educatrice trasformandosi in aguzzino di giovani adolescenti. Con al centro un’unica figura maschile – quella del padre cinico e sprezzante di Matilda- che diventa zimbello in mezzo a tanta malvagità femminile. Ecco, in questo racconto, grazie allo sguardo attento e pungente di Roald Dahl, ci si ritrova buona parte delle grandi carenze contemporanee: l’educazione scolastica, il rapporto familiare, le dinamiche maschili, il potere disumanizzante della televisione. Matilda il Musical andrebbe fatto vedere in tutte le scuole di ogni grado, bisognerebbe portarci tutti i genitori di oggi ma anche quelli futuri convincendoli a trascorrere due ore immersi in questo racconto musicale che ‘rende migliori’. E proprio questo è l’auspicio mio personale: far cogliere la possibilità- forse l’ultima- di ripensare seriamente il ruolo di educatrici e educatori di chi si ritrova protagonista di quelli che restano sempre i due pilastri fondamentali della formazione dell’individuo: la Scuola e la famiglia”.

Lo spettacolo, con il libretto di Dennis Kelly e musiche e testi di Tim Minchin, è stato messo in scena in Gran Bretagna per la prima volta nel 2010, e da allora continua a girare il mondo, da Londra a New York, vincendo più di 55 premi – tra cui ben sette Olivier Awards (record nella storia degli “oscar” del West End), e cinque “Tony Awards”.

Meloni: pronta a confronto a tre con Schlein e Conte ad Atreju

Roma, 27 nov. (askanews) – “Leggo che Elly Schlein avrebbe finalmente accettato l’invito di Fratelli d’Italia a partecipare ad Atreju, ma solo in caso di un confronto diretto con me. Atreju è sempre stata una casa aperta al dialogo, anche con chi la pensa diversamente. Sono quindi pronta a confrontarmi con l’opposizione. Ma ritengo che al confronto debba partecipare anche Giuseppe Conte”. Lo scrive su Facebook la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Per due ragioni: la prima è che Giuseppe Conte, a differenza di Elly Schlein, anche negli anni passati è venuto ad Atreju senza imporre alcun vincolo. Lo ha fatto anche da Presidente del Consiglio. La seconda è che non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno. Da parte mia, quindi, sono disponibile a un confronto unico con entrambi”, conclude.

Schlein: organizzazioni neofasciste vanno sciolte

Roma, 27 nov. (askanews) – “Non mi stupisce che abbiano cercato di fermare la pubblicazione del libro di Berizzi… Non dovremmo aver bisogno di altre prove la Costituzione parla chiaro: le organizzazioni neofasciste vanno sciolte. Sono state troppo a lungo sottovalutate, anche dalla nostra parte. Io l’ho sempre chiesto e le notizie che sono raccolte nel libro di Berizzi chiamano in causa anche la legge Anselmi: i finanziatori occulti. Io sono molto preoccupata perché il libro fa emergere come la violenza interna sia prassi in queste organizzazioni” che sono anche “maschiliste e maschiocentriche”. Lo ha detto la segretaria del Pd, Elly Schlein, durante la presentazione del libro di Paolo Berizzi, ‘Il libro segreto di Casapound’.

“E c’è anche il tentativo di riscrivere la storia e noi non lo consentiremo. La riflessione che mi fa fare il libro di Berizzi è quello della battaglia politica e culturale. C’è stata una saldatura tra queste destre estreme e le big tech” basta pensare a Elon Musk.

Forum Risk Management, le cure renali diventano green

Arezzo, 27 nov. (askanews) – Portare la sostenibilit ambientale nella pratica clinica: questo l’obiettivo della Green Nephrology o Green Dialysis, un approccio che unisce responsabilit ambientale, sicurezza dei pazienti e qualit delle cure nel trattamento della malattia renale cronica. Un tema al centro del dibattito alla ventesima edizione del Forum Risk Management, congresso di riferimento per tutti gli attori della Sanit italiana, in corso ad Arezzo.

Carlo Maria Alfieri, Professore Associato di Nefrologia presso l’Universit degli Studi di Milano, ha dichiarato: “Per ogni paziente, ad oggi vengono consumati 35.000 litri di acqua all’anno. La dialisi sta passando da una visione paziente-centrica ad un’ottica sostenibile. Si tratta di ottenere gli stessi risultati, potenzialmente anche migliori, a fronte di una sostenibilit ambientale migliore”.

La dialisi, terapia salvavita che sostituisce la funzione renale quando questa compromessa, riguarda circa 50.000 italiani e rappresenta una delle pratiche cliniche pi energivore e ad alto consumo di acqua. Per ogni paziente dializzato vengono impiegati in media pi di 35.000 litri di acqua all’anno e viene prodotta un’ingente quantit di rifiuti in plastica.

Alessandro Pellegrino, Ambulatory & Renal Channel Director di B. Braun in Italia, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “La sostenibilit un tema economico, ma anche umano e ambientale. Per la dialisi il nostro desiderio quello di contribuire a ridurre il consumo di acqua e di energia per una maggior sostenibilit dell’azienda e dell’intero sistema sanitario”.

Marco Pelle a Carnegie Hall apre celebrazioni 80esima Assemblea Onu

Roma, 27 nov. (askanews) – Per celebrare l’80esima Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 5 dicembre alla Carnegie Hall di New York, il ballerino e coreografo Marco Pelle aprirà l’evento “Better together” danzando Safe from Sleep, accompagnato dal vivo dal pianista cinese Byron Wei-Xin Zhou.

L’iniziativa è presentata dall’Istituto delle Nazioni Unite per la Formazione e la Ricerca (UNITAR), dall’Ufficio del Presidente dell’80esima Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (PGA80) e dall’Accademia Internazionale per gli Studi Artistici e Culturali (IAA).

Safe from Sleep è una nota creazione di Pelle, entrata nel repertorio di tanti danzatori internazionali e ora danzata dal coreografo vicentino. È il racconto biografico di una storia d’amore interrottasi alla promessa di matrimonio. Commissionata nel 2023 dal Lake Tahoe Dance Collective in California, come apertura del festival, la coreografia è stata interpretata da Stephen Hanna, ex primo ballerino del New York City Ballet e performer a Broadway. Nel 2024, per le celebrazioni del duecentesimo anniversario del Museo Egizio di Torino, l’assolo è diventato un dialogo tra due interpreti articolato in tre parti – Bliss (Felicità), Loss (Perdita), Journey (Viaggio). Ora, grazie all’invito delle Nazioni Unite, si apre un nuovo capitolo: Safe from Sleep/Journey sarà eseguita dal suo creatore, primo italiano nella storia a danzare allo Stern Auditorium, il palco principale della Carnegie Hall.

“Ballare ‘Safe From Sleep’ in uno dei teatri più importanti al mondo, aprendo il galà annuale delle Nazioni Unite per l’80esimo anniversario della prima Assemblea Generale, è un onore immenso”, ha spiegato il coreografo residente del New York Theatre Ballet e Academic Fellow Bocconi. “Questo lavoro, nato come racconto personale e trasformato in danza, oggi rappresenta per me non un ritorno ma una partenza. Dopo molti anni lontano dalla scena, ho ritrovato il mio corpo e una nuova verità artistica: riparto dalla danza a cinquant’anni, con lo stesso sogno che mi incendiava da bambino e la consapevolezza di un viaggio che mi ha attraversato – da Vicenza all’Accademia di Montecarlo, fino a Merce Cunningham e ai grandi ballerini con cui ho il privilegio di lavorare. Questa occasione speciale è il momento giusto per iniziare un nuovo volo, senza barriere e senza paure, danzando la mia storia con gratitudine, autenticità e la magia che l’ha generata”.

Conte: Crosetto vuole mandare i nostri giovani in guerra

Roma, 27 nov. (askanews) – “Ai nostri giovani offriremo stipendi sicuri solo nell’esercito? Crosetto ha detto che porterà in Parlamento una proposta per riformare la leva militare. Stiamo arrivando a quello: mandiamo i nostri giovani in guerra”. Lo ha detto il leader M5s Giuseppe Conte in una intervista a ‘Dritto e rovescio’ che andrà in onda questa sera su Rete 4.

“Sono stato un profeta, mio malgrado: da tempo dico ‘guardate che se si programma un piano di riarmo, di buttare centinaia di miliardi nelle spese militari, poi vedrete che si porrà il problema di rafforzare il nostro esercito'”, ha aggiunto.

Migranti, Mattarella: mi chiedo cosa perdiamo con tanti morti?

Roma, 27 nov. (askanews) – “Guardo spesso quella fotografia e ogni volta mi chiedo chi sarebbe diventato quel ragazzino e cosa abbiamo perduto con la sua morte e quella di tanti altri”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prendendo parte alla inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia facoltà teologica dell’Italia meridionale ha parlato del ragazzo del Mali annegato insieme a tanti altri migranti 10 anni fa nel mar Mediterraneo.

Quel “ragazzino 14enne del Mali, portava la pagella cucita nei vestiti e non un passaporto o un altro documento di identità – ha detto il capo dello Stato – quel ragazzino voleva dimostrare di essere bravo e di venire in Europa per studiare”.

Domani sciopero dei giornalisti, Fnsi:editori tagliano presente, non guardano futuro

Roma, 27 nov. (askanews) – Domani “le giornaliste e i giornalisti italiani sono in sciopero. Scioperiamo perché il nostro contratto di lavoro è scaduto da 10 anni e soprattutto perché riteniamo che il giornalismo, presidio fondamentale per la vita democratica del Paese, non abbia avuto la necessaria attenzione da parte degli editori della Fieg: molti tagli e pochi investimenti, nonostante le milionarie sovvenzioni pubbliche”. E’ quanto comunica la Federazione nazionale della stampa italiana.

“In oltre 10 anni – si ricorda nella nota – la riduzione degli organici delle redazioni e la riduzione delle retribuzioni dei giornalisti attraverso stati di crisi, licenziamenti, prepensionamenti e il blocco del contratto hanno avuto fortissime ripercussioni sul pluralismo e sul diritto dei cittadini ad essere informati. In questi 10 anni i giornalisti dipendenti sono diminuiti, ma è aumentato a dismisura lo sfruttamento di collaboratori e precari: pagati pochi euro a notizia, senza alcun diritto e senza futuro. In questi 10 anni il potere di acquisto degli stipendi dei giornalisti è stato eroso dall’inflazione, quasi del 20% secondo Istat: per questo chiediamo un aumento che sia in linea con quelli degli altri contratti collettivi”.

A fronte di questa situazione, prosegue Fnsi, “gli editori hanno proposto un aumento irrisorio e chiesto di tagliare ulteriormente il salario dei neo assunti, aggravando così in modo irricevibile la divisione generazionale nelle redazioni. Non ne facciamo una battaglia corporativa. Pensiamo che un’informazione davvero libera e plurale, che sia controllo democratico, abbia bisogno di giornalisti autorevoli e indipendenti, che non siano economicamente ricattabili. Chiediamo un contratto nuovo, che tuteli i diritti e che guardi all’informazione con le nuove professioni digitali, regolando l’uso dell’Intelligenza Artificiale e ottenendo l’equo compenso per i contenuti ceduti al web. Vogliamo spingere gli editori a guardare al futuro senza continuare a tagliare il presente. Se davvero la Fieg tiene all’informazione professionale deve investire sulla tecnologia e sui giovani che non possono diventare manovalanza intellettuale a basso costo”.

“Lo deve a noi giornalisti, ma soprattutto lo deve ai cittadini tutelati dall’articolo 21 della Costituzione”, conclude Fnsi.

Unesco, i Nuraghi parlano al mondo

Roma, 27 nov. (askanews) – Ha preso il via a Cagliari la settimana nuragica organizzata dall’Associazione la Sardegna verso l’Unesco. Quattro giorni di mostre, incontri ed eventi racchiusi in un programma articolato, pensato per celebrare la potenza narrativa della civilt nuragica che adeguatamente raccontata al mondo pu trasmettere una nuova immagine di Sardegna. Da qui il titolo dell’iniziativa: “I nuraghi parlano al mondo”.

Cuore della settimana nuragica, gioved 27 novembre, stata la Conferenza internazionale, giunta alla sua terza edizione, nel corso della quale stato presentato il progetto strategico di valorizzazione della civilt nuragica della Regione Sardegna.

“Si trattato di una settimana importante non solo per La Sardegna verso l’Unesco, ma per tutta la comunit sarda” racconta Pierpaolo Vargiu, presidente dell’associazione La Sardegna verso l’Unesco “perch abbiamo raccontato in una settimana di incontri, conferenze, dibattiti con le scuole, visite guidate, l’attivit di Sardegna verso l’Unesco e il grande progetto istituzionale che la Regione Sardegna ha messo in campo per garantire la conservazione, la tutela e la valorizzazione dei monumenti della civilt nuragica. Monumenti che rendono la Sardegna unica al mondo e che possono dare una vera carta di identit alla Sardegna nell’immaginario collettivo mondiale”.

Centrale all’interno della settimana nuragica l’avvio del progetto dell’Atlante della Sardegna nuragica, una grande opera di mappatura degli antichi monumenti della civilt nuragica che prevede il coinvolgimento della comunit scientifica ma anche della popolazione sarda.

“Quando raccontiamo la Sardegna, i nuraghi e la sua antica civilt al mondo” continua Vargiu “la prima domanda che ci fanno : ma quanti sono questi monumenti nuragici? Bene, difficile raccontare quanti siano perch neanche noi sardi lo sappiamo con precisione. Sono forse pi di diecimila ed questo il motivo per cui con le istituzioni, con gli archeologi, con il controllo quindi dei referenti istituzionali, stiamo cercando di raccogliere tutte le segnalazioni presenti tra il web e i cataloghi cartacei che ci consentano di raccontare al mondo una straordinaria forza della nostra Sardegna: quella della sua antica civilt. Dalle radici della nostra storia nascono le chiome del nostro futuro albero”.

Start up, Gevi vince la seconda edizione dell’Innovation Cup

Firenze, 27 nov. (askanews) – GEVI si aggiudica la seconda edizione della Energy Innovation Cup, iniziativa promossa da Enegan e IAG per individuare le soluzioni più innovative nel settore dell’energia pulita. La startup di Pontedera ha convinto la giuria con le sue turbine eoliche verticali di nuova generazione, dotate di intelligenza artificiale autoapprendente, capaci di adattarsi a diverse condizioni di vento anche in contesti urbani. Questa edizione segna un’importante apertura internazionale, come spiega Walter Bucelli, direttore generale Enegan: “la grande novità è che abbiamo selezionato startup da tutto il mondo, abbiamo ricevuto 358 dossier per capire dove si fa davvero innovazione nel nostro settore e quali sono i progetti più valoriali da accompagnare”. A confermare il ruolo strategico della competizione è Carlo Tassi, Presidente di IAG: “la nostra missione è creare connessioni tra realtà innovative e aziende affermate, trasformando le idee in opportunità concrete e progetti di valore”. Sulla stessa linea Andrea Guarducci, presidente di Enegan: “siamo davvero orgogliosi di aver dato continuità al progetto Innovation Cup, grazie al quale abbiamo modo di unire competenze e sviluppare sinergie che consentono di valorizzare le idee vincenti per il futuro”. GEVI potrà ora avviare con Enegan un percorso di collaborazione volto a trasformare la propria tecnologia in applicazioni concrete per il mercato della green economy.

Salone Studente, professioni economiche protagoniste futuro

Roma, 27 nov. (askanews) – “La Legge di Bilancio 2026 introduce novit rilevanti per il mondo professionale, soprattutto sul fronte della fiscalit: dalle nuove misure per le imprese ai sostegni per il ceto medio, fino alla riforma dell’accesso alle professioni. fondamentale che i giovani comprendano come si sta evolvendo il sistema e quali opportunit si aprono per chi decide di intraprendere un percorso nell’ambito economico e contabile” – ha dichiarato Andrea Benetti, direttore dell’Isnec (Istituto Nazionale Esperti Contabili), aprendo la tappa romana del Salone dello Studente, in programma presso la Nuova Fiera di Roma. L’evento, che coinvolge migliaia di studenti delle scuole superiori, un punto di riferimento nazionale per l’orientamento universitario, professionale e post-diploma. In un momento in cui il mercato del lavoro richiede nuove competenze tecniche, digitali e gestionali, diventa strategico far conoscere ai giovani le professioni regolamentate e le opportunit offerte dalla formazione economica. “Agli studenti non basta conoscere solo l’indirizzo universitario: serve un orientamento concreto sulle professioni, sulle competenze richieste e sui percorsi abilitanti. La Cnpr lavora ogni giorno per costruire un ponte tra il mondo della formazione e quello del lavoro, promuovendo le soft skills e la consapevolezza del ruolo sociale delle professioni contabili” – ha affermato Anna Maria Belforte, responsabile dei progetti di orientamento della Cassa Nazionale di Previdenza dei Ragionieri e degli Esperti Contabili (CNPR), presente al Salone con uno stand informativo e attivit interattive. Durante i workshop e gli incontri con gli esperti, sono stati affrontati i principali temi che interessano i futuri professionisti: evoluzione del mercato del lavoro e competenze richieste; nuove opportunit nella consulenza aziendale e fiscale; strumenti digitali e intelligenza artificiale negli studi professionali; funzionamento della previdenza dei liberi professionisti; novit della Legge di Bilancio 2026 su lavoro, imprese e professioni. Particolare interesse stato rivolto alla figura dell’Esperto Contabile, una professione spesso poco conosciuta ma strategica per la gestione delle imprese, la consulenza fiscale e l’analisi economica. L’Isnec e la Cnpr hanno illustrato il percorso di accesso alla professione e il ruolo crescente che il consulente economico avr nei processi di innovazione e sostenibilit aziendale. La tappa romana si conferma un laboratorio nazionale di orientamento e consapevolezza, dove istituzioni, professionisti e studenti dialogano sulle sfide del futuro. In un momento storico in cui molti giovani scelgono di emigrare, investire sull’informazione e sulle competenze diventa cruciale. Il messaggio centrale emerso dall’iniziativa chiaro: formarsi bene oggi significa essere protagonisti domani, non solo nel mondo del lavoro ma nella crescita economica e sociale del Paese.

Italian Hydrogen Summit, urgente tavolo ministeriale su idrogeno

Roma, 27 nov. (askanews) – Avviare un tavolo di lavoro interministeriale sull’idrogeno per affrontare lo sviluppo della filiera industriale, superare le attuali criticit esistenti e creare strumenti efficaci. la richiesta emersa nel corso dell’Italian Hydrogen Summit, l’appuntamento annuale promosso da H2IT, Associazione Italiana Idrogeno. Presso la Sala della Regina alla Camera dei Deputati si sono riuniti rappresentanti delle istituzioni, del mondo produttivo, esperti e stakeholder del settore, per approfondire il ruolo dell’idrogeno nel panorama delle energie rinnovabili e il suo valore strategico per rafforzare la sicurezza energetica. A un anno dalla pubblicazione della Strategia Nazionale Idrogeno, le imprese chiedono una visione di lungo periodo e strumenti per pianificare investimenti strutturali, anche a seguito del rallentamento nell’attuazione del Decreto Tariffe e del mancato recepimento della Direttiva (UE) 2023/2413 (RED III).

Alberto Dossi, Presidente di H2IT, ha dichiarato: “Noi cerchiamo, anche nei momenti di difficolt, di esserci e di svolgere la nostra parte. L’idrogeno in sviluppo in tutto il mondo, in Italia abbiamo qualche problema con il recepimento della Direttiva (UE) 2023/2413 (RED III). Da Bruxelles aspettiamo il Decreto Tariffe che, in particolare, conceder all’idrogeno la possibilit di essere competitivo con i combustibili fossili”.

L’idrogeno per il Governo italiano rappresenta un pilastro fondamentale nella transizione energetica.

Tommaso Foti, Ministro per gli Affari Europei, il PNRR e le Politiche di Coesione, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “L’idrogeno un tema fondamentale perch guarda al futuro circa la possibilit di offrire un contributo determinante al processo di riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera. Siamo in una fase importante a livello scientifico e di attuazione pratica, penso che stiamo vivendo un momento di crescita importante per la politica dell’idrogeno”.

A un anno dalla pubblicazione della strategia idrogeno servono strumenti chiari e un cambio culturale per supportare lo sviluppo del settore e la nascita di un mercato nazionale dell’idrogeno in un confronto aperto e costruttivo tra pubblico e privato.

Reintroduzione della leva, Crosetto: "L’idea è di portare il ddl in Parlamento"

Roma, 27 nov. (askanews) – Sul tema della leva e dell’aumento del numero delle forze armate, “la mia idea è di portare un disegno di legge in ‘discorso parlamentare’ e farlo discutere al Parlamento”. Lo ha detto, nel corso della sua missione in Francia, il ministro della Difesa Guido Crosetto, commentando l’introduzione della leva volontaria nel Paese transalpino annunciata dal presidente Emmanuel Macron.

“È uno schema che in qualche modo non è molto diverso da quello tedesco perché prevede una volontarietà: quello tedesco ha un automatismo che scatta, quello francese da quanto leggo no, è totalmente volontario”, ha detto Crosetto parlando con i cronisti, “Io penso che se la visione che noi abbiamo del futuro è una visione nella quale c’è minore sicurezza, va fatta una riflessione sul numero delle forze armate, sulla riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi. Noi abbiamo costruito modelli – in Italia, come in Germania, come in Francia – negli anni scorsi che riducevano il numero dei militari. In questa nuova situazione tutte le nazioni, non soltanto le nazioni europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate. Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva. Sapete che in alcuni Paesi come la Svizzera la parte della riserva in qualche modo comprende tutti i cittadini fino a oltre 50 anni. Lo stesso sistema di Israele, ma la Svizzera è da 500 anni che non ha una guerra”.

“Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento: ci sono motivi di sicurezza che secondo me rendono importante farlo”, ha sottolineato Crosetto, “La mia idea è di portare un disegno di legge in ‘discorso parlamentare’ e farlo discutere al Parlamento”. “Le regole in questo settore, nel settore della difesa, devono essere più condivise possibili e nascere proprio nel luogo di rappresentazione del popolo”, la tesi di Crosetto, “Per cui più che a un decreto legge, più che a un disegno di legge governativo da imporre al Parlamento, io penso a una traccia che il ministero della Difesa – se lo concorderà il Consiglio dei ministri – porterà in Parlamento perché venga discussa, aumentata, integrata e in qualche modo costruisca uno strumento di difesa per il futuro. Che ha bisogno non soltanto di più uomini, ma anche di regole diverse”.

“Faccio un esempio”, ha concluso Crosetto su questo tema, “In Italia per fare un bunker ci vogliono le stesse autorizzazioni e la stessa tempistica che servono per aprire una fabbrica di gelati. Ecco non penso che questi siano i tempi in cui si possa avere lo stesso trattamento per cose così diversamente importanti per il Paese”.

Sostenibilit a 4 zampe con “Pet Carpet: Un riciclo da Oscar”

Roma, 27 nov. (askanews) – Quante ciotole, cucce, trasportini dimenticati ci sono in casa? Sono perfetti, ma non li utilizziamo pi perch magari i nostri cuccioli sono diventati adulti, oppure perch i nostri animali del cuore, purtroppo, sono volati sul Ponte dell’Arcobaleno. In questo caso, il dolore pu trasformarsi in un gesto d’amore. Ci sono, infatti, cani e gatti che non hanno mai ricevuto il calore di una famiglia e vivono nei rifugi circondati dalle cure e dall’affetto dei volontari, che hanno necessit di aiuto e sostegno dalle piccole alle grandi cose. E allora anche per queste festivit di Natale rimetti in circolo l’amore e partecipa alla campagna ecosolidale pet – friendly: “Pet Carpet: Un riciclo da Oscar”, con il patrocinio dell’Arma dei Carabinieri, della Fnovi e in collaborazione con la Polizia di Stato. L’iniziativa, giunta alla sua IV edizione e attiva dal 1 dicembre 2025 al 10 gennaio 2026, sar presentata con uno spettacolo speciale, ricco di momenti musicali, proiezioni, testimonianze, il 29 novembre 2025 presso il Circolo Canottieri Roma (Lungotevere Flaminio) alle ore 17.30, con ingresso gratuito e sotto la regia dell’attore Vittorio Rombol. Riciclare e riusare gli accessori pet permette di trasformare il superfluo in essenziale, ridurre gli sprechi e moltiplicare l’amore. La campagna, ideata dall’associazione Pet Carpet e dalla sua fondatrice la giornalista Federica Rinaudo, si rende possibile grazie alle aziende amiche leader del settore come Giulius l’amico degli animali e la Monge, ma sostenuta anche da Automobile Club Roma, pronto a sottolineare il suo impegno nel ricordare, non solo nelle festivit natalizie ma sempre, che nei veicoli bambini e animali vanno sempre trasportati in sicurezza nel rispetto del Codice della Strada. Cosa donare? Trasportini, cucce, ciotole, giochi in buone condizioni e chi vuole pu acquistare anche cibo. Per i punti raccolta ci si pu recare presso: Il Circolo Canottieri Roma, gli store Giulius, mentre l’Automobile Club Roma mette a disposizione alcune sue delegazioni. Per info www.petcarptefestival.it o petcarpetfestival@gmail.com

Al Teatro Olimpico "Canto Libero" omaggio a Battisti e Mogol

Roma, 27 nov. (askanews) – Il 1°, il 2 e il 3 dicembre, alle ore 20.30, torna il grande tributo alle canzoni Di Battisti e Mogol, portato sul palco del Teatro Olimpico di Roma dal “Canto Libero”: non un semplice concerto ma di un grande spettacolo che ha debuttato nel 2015 con lo scopo di omaggiare il periodo d’oro della storica coppia Mogol/Battisti e che da 10 anni riempie i teatri, palazzetti e piazze facendo registrare numeri da capogiro e continui sold out.

Sul palco un ensemble di musicisti affiatati e già rodati nel corso di lunghe carriere che portano avanti questo progetto con grande determinazione e ispirazione, ma soprattutto con grande divertimento. Lo show che viene proposto va ben oltre alla semplice esecuzione di cover dei grandi classici del repertorio, ma rilegge i brani originali mantenendo una certa aderenza e cercando di non risultare mera copia, inserendo la propria personalità e sensibilità musicale e facendo emergere tutta l’anima blues e rock che Lucio Battisti aveva molto forte dentro di sé.

Dopo aver riempito piazze e teatri in giro per l’Italia e all’estero, un grande riconoscimento del loro valore artistico arriva a fine 2015 con uno spettacolo sold out al Teatro Rossetti di Trieste che vede anche la partecipazione straordinaria di Mogol in persona, che dà la benedizione ufficiale al Canto Libero. L’esperienza si ripete ad aprile 2017, quando Mogol torna sul palco con la band nella data udinese per l’ennesimo sold out al Giovanni da Udine. Nel settembre 2018 Mogol è di nuovo con Canto Libero al Teatro Romano di Verona per il concerto del ventennale dalla scomparsa di Lucio. In quell’occasione non ha paura di esagerare dichiarando che la band la prossima volta dovrebbe suonare all’Arena!

“Mogol dopo un concerto ci ha detto: avete suonato esattamente come avrebbe voluto Battisti – racconta il frontman di Canto Libero -. È stato uno dei più bei complimenti. Ha apprezzato gli arrangiamenti, ha capito che abbiamo lavorato tanto e siamo riusciti a tirare fuori tutta la musica che Lucio aveva dentro: il blues, il rock, il soul”.

Uno spettacolo con alle spalle già diversi tour in teatri di prestigio come il Del Monaco di Treviso, Il Dal Verme di Milano, il Celebrazioni di Bologna, il Filarmonico di Verona, Il Ponchielli di Cremona, il Toniolo di Mestre, il Nuovo di Ferrara, il Nuovo di Torino, il Politeama Genovese, il Goldoni di Livorno e tanti altri, registrando quasi sempre il sold out come accaduto anche al Teatro Romano di Ostia antica nel 2020 – in occasione del festival Anthology – e lo scorso anno, proprio al Teatro Olimpico.

“Annunciare le date teatrali – dichiara la band – è per noi sempre una grande emozione e gioia, perché pur avendo alle spalle più di qualche tour, quando saliamo sul palco e vi troviamo di fronte a noi c’è sempre qualcosa di magico… inoltre siamo felicissimi di poter arrivare in posti per noi nuovi, dove siamo sicuri che l’amore per Lucio sarà fortissimo come in tutte le altre città che finora abbiamo toccato in tutti questi anni!”.

Il tour è prodotto dalla Good Vibrations Entertainment e le date di Roma al Teatro Olimpico sono in co-produzione con Menti Associate. Canto Libero nasce da Fabio “Red” Rosso “L’idea era partita da me – commenta il cantante – avevo il desiderio di omaggiare il più grande artista della musica italiana. Canto Libero non è una mera copia dell’originale, non ci sono travestimenti per emulare e il pubblico apprezza”, con la direzione musicale di Giovanni Vianelli. La band propone uno spettacolo che omaggia sì Battisti e Mogol, ma che va ben oltre alla semplice esecuzione di cover dei brani dei classici del repertorio dei due: Canto Libero, infatti, rilegge gli originali mantenendo una certa aderenza ma cercando di non risultare semplice copia, mettendoci la propria personalità e sensibilità musicale e facendo emergere anche tutta l’anima blues e rock che Battisti aveva.

Spiega il frontman della band: “Dopo aver studiato molto la sua musica, Battisti mi ha sorpreso ancor di più. Secondo me, è stato il più grande artista che abbia mai attraversato il panorama musicale italiano, per quantità e qualità di brani. “Un genio della melodia” come l’ha definito David Bowie. E poi, io amo anche la sua voce. Quando sono sul palco, ho grande rispetto per quel che faccio, intendo nei suoi confronti, e spero sempre di farlo al meglio. Di certo ci metto tutto me stesso. E spero di trasmetterlo al pubblico. È uno spettacolo studiato nei minimi dettagli, nulla è lasciato al caso, arrangiamenti curatissimi, dinamiche e scenografie. Insomma, ci abbiamo messo il cuore”.

Giovanni Vianelli aggiunge: “Da parte mia non c’è nessuna intenzione di rendere “attuale” il sound delle canzoni di Lucio Battisti. Noi cerchiamo solo il sound giusto nei limiti delle nostre possibilità, e non lo facciamo in modo attuale, ma in modo volutamente classico: non usiamo click se non come riferimento iniziale, nessuna sequenza, ci sincronizziamo spontaneamente con i filmati, suoniamo con la strumentazione del buon vecchio rock, saliamo in dieci sul palco fregandocene delle attuali esigenze del mercato. Queste sono cose che il nostro pubblico apprezza, e io sono totalmente d’accordo con loro! Ogni grande band apprende dalle altre ma deve andare alla ricerca del proprio sound, altrimenti non sarà che una brutta copia, è inevitabile. Nella nostra band ogni musicista ha il suo stile ed è amato per il suo stile. Io mi preoccupo di incanalarlo nella canzone”.

Pnrr, Meloni: ok a revisione conferma nostro lavoro solido e credibile

Roma, 27 nov. (askanews) – “L’approvazione definitiva da parte del Consiglio europeo della revisione del PNRR italiano conferma ancora una volta il lavoro solido e credibile del Governo nell’attuazione del Piano. La revisione mantiene invariata la dotazione finanziaria di 194,4 miliardi di euro, sottolineando l’impegno a proseguire con concretezza le riforme e gli investimenti strategici. Questo risultato rafforza la posizione dell’Italia in Europa e dimostra come l’Italia sappia tradurre le ambizioni in risultati concreti, garantendo il pieno utilizzo delle risorse europee a beneficio dei cittadini e dell’economia”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo l’approvazione definitiva della revisione del PNRR italiano, predisposta in linea con gli indirizzi della Commissione contenuti nella Comunicazione del 4 giugno 2025 ‘NextGenEU: the road to 2026’, che invita gli Stati membri ad aggiornare i propri Piani in vista della scadenza del 31 agosto 2026 per il conseguimento di tutti gli obiettivi e traguardi previsti.

Mps-Mediobanca, indagati Caltagirone, Milleri e Lovaglio

Milano, 27 nov. (askanews) – L’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il numero uno di Delfin, Francesco Milleri, e l’AD di Mps, Luigi Lovaglio, sarebbero indagati dalla Procura di Milano per le ipotesi di reato di “aggiotaggio” e di “ostacolo alle Autorità di vigilanza” per aver – secondo gli inquirenti – concordato l’Ops con la quale il Monte ha conquistato il controllo di Mediobanca. Lo scrive il Corriere della Sera nell’edizione online.

Anche il gruppo Caltagirone e la holding della famiglia Del Vecchio, come persone giuridiche, sarebbero indagate sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi dai vertici nell’interesse aziendale. L’accordo (non dichiarato al mercato in violazione delle regole) per la scalata a Mediobanca, scrive il Corriere.it, sarebbe stato celato anche ai controllori Consob, Bce e Ivass, e avrebbe comportato il coordinamento, oltre che degli acquisti nel 2024 di una quota di azioni Mps cedute a fine 2024 dal Mef, anche degli acquisti di azioni di Mediobanca, fino a violare l’obbligo normativo di lanciare sull’istituto una Opa, una volta raggiunta e superata congiuntamente la quota del 25% di Piazzetta Cuccia.

ARSIAL, a Farfa l’undicesima tappa de ‘Le vie del Giubileo’

Roma, 27 set. (askanews) – Si svolta a Farfa l’undicesima tappa del progetto ‘Le Vie del Giubileo’, promosso dalla Regione Lazio e curato da ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura del Lazio). L’evento ha rappresentato l’opportunit per riscoprire, nella fase conclusiva dell’anno giubilare, uno dei borghi pi suggestivi del territorio laziale fortemente radicato nella tradizione cristiana.

Eleonora Berni, Consigliere Regione Lazio, ha dichiarato: “Il Giubileo un percorso spirituale, ma anche fisico nei territori. Attraverso l’idea di rappresentare al meglio la tradizione cattolica, si pensato di far attraversare i territori anche tramite i sapori che caratterizzano i nostri luoghi. La Regione Lazio, anche tramite l’ARSIAL, sta facendo uno sforzo economico ed organizzativo per dare l’occasione a tutte le aziende sul territorio di crescere supportandole anche sotto il punto di vista tecnico”.

La tappa de ‘Le Vie del Giubileo’ svoltasi a Farfa ha dunque condotto la comunit locale, i visitatori ed i turisti presenti in un percorso fatto di spiritualit, ma anche di sapori locali che sono stati valorizzati all’interno della mostra-mercato agroalimentare della Sabina che ha riunito produttori locali della filiera laziale.

"Sentire" è il nuovo singolo di Venerus con Angelina Mango

Roma, 27 nov. (askanews) – “Sentire” è il nuovo singolo di Venerus, in collaborazione con Angelina Mango, in uscita venerdì 28 novembre su tutte le piattaforme digitali per Emi Records / Universal Music Italia.

Una traccia sospesa e delicata, che si inserisce nel mosaico sonoro del nuovo album “Speriamo”, ampliandone l’immaginario e unendo due tra le penne più innovative ed emotive della scena italiana contemporanea.

Con “Sentire”, Venerus torna ad abitare quello spazio fragile in cui la musica diventa domanda, apertura, movimento interiore. Il brano racchiude molte delle riflessioni che attraversano “Speriamo”, un disco nato dopo due anni e mezzo di ricerche, tentativi, trasformazioni, mesi in cui versi scomposti venivano costantemente rimessi al loro posto per trovare una nuova forma.

Nel dialogo tra Venerus e Angelina Mango, “Sentire” diventa un piccolo rito condiviso: una meditazione a due voci, un’intuizione che ritorna, un filo invisibile che lega chi ascolta al centro emotivo del nuovo viaggio musicale di Venerus.

“Con Angelina, Filippo Cimatti e Cleopatria abbiamo scritto questa canzone che parla dell’esperienza più primitiva dell’essere umano: la sensazione di vuoto di fronte all’esistenza. “Sentire” nasce dal silenzio: dall’ascolto del fruscio del tempo che scorre sotto i piedi, da quella sensazione di trovarsi su un tappeto che ci trascina avanti mentre tutto cambia. La storia procede, forse si ripete, e le domande sembrano moltiplicarsi senza trovare risposte. La solitudine cresce insieme all’universo. E noi siamo ancora qui, in bilico, di fronte all’enigma dell’esistenza”, afferma Venerus.

La traccia fa parte di “Speriamo”, il nuovo album di Venerus, pubblicato venerdì 7 novembre 2025 che prende il titolo da una parola semplice e potentissima, l’espressione che meglio racconta il tempo in cui viviamo: basta ascoltare le conversazioni per strada, la voce dei commentatori in radio o il linguaggio quotidiano per riconoscere dentro a questo termine un profondo desiderio collettivo di fiducia e abbandono al destino. Il progetto nasce il giorno dopo la consegna de Il Segreto e si conclude appena poche settimane fa, al termine di un percorso che ha attraversato paesaggi emotivi e creativi diversi, tenuti insieme dal metodo del produttore e co-compositore Filippo Cimatti, dalla sensibilità lirica e artistica di Andrea Cleopatria, che ha scritto parte dei testi e realizzato il quadro a olio della copertina e da una profonda fede nella musica e nell’arte.

Speriamo è un disco che ha vissuto innumerevoli trasformazioni prima di trovare la sua forma definitiva. Figlio delle esperienze passate ma proiettato verso nuove profondità, rappresenta per Venerus la volontà di spingersi oltre i confini di genere, scalando tutte le sfumature della propria identità artistica.

Mancano pochi giorni al debutto di “Speriamo – Lo Spettacolo”, un evento teatrale che porta sul palco il mondo del nuovo album Speriamo. Non un concerto tradizionale ma un’esperienza immersiva che unisce musica, narrazione e performance per raccontare il processo creativo e l’anima del disco, invitando il pubblico ad andare oltre le parole e i suoni.

Lo spettacolo farà tappa in sei città italiane:

27 novembre – Lumiere, Pisa; 29 novembre – Auditorium San Fedele, Milano; 30 novembre – Teatro Bolivar, Napoli; 01 dicembre – Angelo Mai, Roma; 04 dicembre – Teatro San Marco, Trento; 05 dicembre – Teatro Verdi, Genova.

Ucraina, Putin: la delegazione Usa è attesa a Mosca la prossima settimana

Roma, 27 nov. (askanews) – La delegazione americana incaricata di discutere il piano di pace per l’Ucraina arriverà a Mosca la prossima settimana. Lo ha dichiarato oggi il presidente russo, Vladimir Putin, sottolineando che “deve essere discusso ogni punto del piano americano”. Stando a quanto riportato dalle agenzie di stampa russe, Putin ha ribadito oggi che il piano Usa “può fungere da base per accordi futuri” e che la “Russia è pronta per negoziati seri sul piano Usa per una risoluzione in Ucraina”.

Festival Italy On Screen, New York celebra il meglio del cinema italiano

Roma, 29 nov. (askanews) – Italy On Screen Today New York festeggia dieci anni di rassegna cinematografica e lo fa aprendo questa edizione speciale con l’ultimo capolavoro del premio Oscar Paolo Sorrentino: La Grazia. Presentato al Robin Williams Theater della SAG-AFTRA Foundation e accompagnato dalla straordinaria presenza di Toni Servillo, il film, vincitore del Premio Pasinetti assegnato dai giornalisti cinematografici italiani come miglior film italiano all’ultima Mostra D’Arte cinematografica di Venezia, ha inaugurato la serie di eventi dedicata alla Campagna per gli Academy Awards. Sotto la direzione artistica di Loredana Commonara, il progetto promuove il cinema italiano contemporaneo, consolidando l’esperienza maturata negli anni nel supporto alle Campagne Oscar, con proiezioni dedicate ai membri dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS), ai Golden Globe Voters e a un pubblico selezionato.

La serie di appuntamenti per promuovere e supportare la candidatura agli Academy Awards prosegue con altre due eccellenze italiane. Familia, opera seconda del talentuoso regista Francesco Costabile, candidato nella categoria International Feature Film. La proiezione avverrà presso il Bryant Park Hotel. Il giorno successivo al Quad Cinema sarà la volta di Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, il film insignito del Premio Speciale della Giuria al Festival del cinema di Venezia 2025 e in corsa nella categoria Documentary Feature. Entrambi i film saranno seguiti da sessioni di Q&A con i registi Francesco Costabile e Gianfranco Rosi.

Due successi italiani seguiti da altri due grandi eventi che arricchiranno il programma della rassegna cinematografica (5-9 dicembre): Tre Ciotole, il film diretto da Isabel Coixet e tratto dall’omonimo romanzo di Michela Murgia, che sta registrando in Italia uno clamoroso successo. La proiezione si terrà al Film at Lincoln Center e sarà seguita da una conversazione con la regista Coixet, con l’attrice Sarita Choudhury, con il Curatore dell’eredità di Michela Murgia Alessandro Giammei della Yale University e il docente universitario Stefano Albertini della New York University.

Il Festival presenterà inoltre altri titoli attesi, tra cui Le assaggiatrici di Silvio Soldini, e si conferma il primo e l’unico festival a New York a includere le serie TV nella propria programmazione. Tra i titoli in arrivo, L’arte della gioia di Valeria Golino e Il Conte di Montecristo di Billie August, due produzioni che stanno attirando l’attenzione internazionale. A completare il programma della decima edizione, un appuntamento di grande valore artistico e civile: la celebrazione dei 25 anni de I cento passi di Marco Tullio Giordana,film che ha segnato in modo indelebile il panorama del cinema italiano e la coscienza civile di più generazioni. Un momento iconico sarà l’incontro al termine della proiezione presso la Casa italiana Zerilli Marimò della New York University, con l’attore Luigi Lo Cascio che offrirà al pubblico newyorchese l’opportunità di condividere questo importante anniversario, celebrando l’eredità dell’opera e la sua intensa e indimenticabile interpretazione nel ruolo di Peppino Impastato.

“Celebrare dieci anni di Italy On Screen Today a New York con una selezione così ricca e autorevole è per noi motivo di grande orgoglio. Questa edizione speciale riunisce alcuni dei talenti più significativi del cinema italiano contemporaneo, confermando il nostro impegno nel promuovere opere di valore presso i membri dell’Academy e il pubblico internazionale. Continuiamo a credere nel potere del cinema come strumento culturale capace di raccontare, emozionare e creare ponti duraturi tra l’Italia e gli Stati Uniti”, dichiara Loredana Commonara.

Italy on Screen Today New York – Film & TV Series Fest è reso possibile grazie al contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il supporto del Consolato Generale d’Italia a New York, della Casa Italiana Zerilli Marimò – New York University, con il Patrocinio dell’ Istituto italiano di Cultura a New York.

A Milano protesta dipendenti Paramount Italia contro 35 licenziamenti

Milano, 27 nov. (askanews) – A Milano protesta dei lavoratori di Paramount Italia sotto la sede dell’azienda che ha annunciato 35 licenziamenti, un terzo degli oltre 110 dipendenti, nell’ambito di un piano mondiale di ristrutturazione dopo la fusione con Skydance, ad agosto. L’assemblea ha votato un pacchetto di scioperi e ha denunciato la rigidit dell’azienda nelle trattative sindacali.

“L’azienda si chiude, non disposta ad attuare una gestione degli esuberi con gli ammortizzatori sociali – ha spiegato ad askanews Paolo Zanetti, segretario generale Slc Cgil Milano, dal presidio in Corso Europa – non disposta per il momento a forme di ricollocazione di personale in settori sui quali invece vogliono investire, come lo streaming, perch stanno chiudendo canali ma vogliono investire sullo streaming, per cui per noi in questo momento sciopero, noi vogliamo ridurre gli esuberi, vogliamo gestire l’impatto di questi esuberi e l’azienda in questo momento non ci ascolta”.

Fra le 35 persone per cui stata aperta la procedura di licenziamento collettivo 22 sono donne, di cui una in maternit, ha denunciato Chiara Sandroni, Rsu Cgil.

“L’azienda ha la certificazione della parit di genere e ha sempre perseguito gli obiettivi della responsabilit sociale, ma in questo frangente ha dimostrato proprio di andare contro i principi stessi”, ha detto, “Questa anche una situazione veramente delicata e molto brutta. Tra le persone ci sono anche categorie protette, persone con la 104, persone monoreddito, con grande anzianit aziendale, quindi l’azienda sta dimostrando veramente di non perseguire pi l’obiettivo che era quello di avere una responsabilit sociale, ma soltanto avere dei obiettivi finanziari”.

Il prossimo incontro con l’azienda previsto per luned 1 dicembre.

Ipoparatiroidismo, i pazienti in attesa di nuove terapie

Roma, 27 nov. (askanews) – Ipoparatiroidismo una patologia rara in cui le ghiandole paratiroidi non producono quantit sufficienti di ormone paratiroideo a causa di autoimmunit o nella stragrande maggioranza dei casi, in seguito a una tiroidectomia, un intervento chirurgico di rimozione della tiroide, comportando squilibri nel metabolismo di calcio e fosforo, con l’insorgenza di disturbi collegati di diversa entit/gravit che possono essere non sempre facilmente identificabili. Nonostante la ricerca stia producendo interessanti avanzamenti terapeutici che potrebbero garantire ai pazienti una qualit di vita nettamente migliore, restano problematiche relative ad una diagnosi tardiva, al poco coordinamento tra le varie specialit cliniche, alla difficile gestione della malattia tra presa in carico e follow-up. Di questi aspetti si parlato al Convegno “Innovazione organizzativa nei percorsi di diagnosi, cura, follow-up. Focus on Ipoparatiroidismo: LAZIO”, organizzato da Motore Sanit e realizzato grazie al contributo non condizionato di Ascendis Pharma.

“I pazienti che hanno un ipoparatiroidismo cronico – sottolinea Andrea Isidori, Coordinatore Societ Italiana Endocrinologia (SIE) – hanno una vita molto complicata, devono cercare di mantenere questi livelli di calcio nel sangue normali assumendo molte compresse, molte supplementazioni, ma che di fatto non curano la malattia, sono di fatto semplicemente una terapia palliativa”.

I sintomi comuni vanno dal formicolio alle mani o alla bocca, ai crampi muscolari e nei casi pi gravi fino alla tetania. Nei casi pi severi si possono verificare diverse malattie d’organo, anomalie scheletriche, calcificazione dei gangli della base, manifestazioni renali. L’Istituto Superiore di Sanit ha pubblicato nuove linee guida sulla gestione terapeutica dell’ipoparatiroidismo post-chirurgico nell’adulto. “Queste nuove linee guida – sottolinea Andrea Palermo, Dirigente Medico Patologie osteo-metaboliche e della tiroide – rappresentano una pietra miliare nel panorama dell’endocrinologia perch sono le prime linee guida sull’ipoparatiroidismo per l’Istituto Superiore di Sanit che non fanno altro che sottolineare l’importanza di alcune proposte terapeutiche che vanno da alcune formulazioni di sali di calcio a innovativi modi di trattare questi pazienti, nello specifico il trattamento con replacement therapy con il palopegteriparatide”.

In Italia stato calcolato che ogni anno si verificano oltre 3.000 ricoveri ospedalieri per complicanze acute correlate all’ipoparatoroidismo con una durata media di ricovero di circa 7 giorni. “Sulla scorta di questo nuovo farmaco comincia a fiorire una letteratura – prosegue Antongiulio Faggiano, Professore ordinario Endocrinologia La Sapienza – e ovviamente questo il traino per sviluppare meglio l’argomento e per conoscerlo meglio. L’ipoparatiroidismo una patologia che ha tante complicanze croniche, anche a volte subdole e sottili, quindi importante caratterizzarla bene”.

Levoni diventa societ benefit

Mantova, 27 nov. (askanews) – Dal 2025, Levoni diventata Societ Benefit, formalizzando un percorso in cui qualit, responsabilit e attenzione al bene comune entrano stabilmente nel modello di business. Un passaggio naturale per un’azienda che da oltre un secolo unisce tradizione gastronomica e cura del territorio, come spiegato da Daria Levoni, A.D e Responsabile di Impatto di Levoni S.p.A. Societ Benefit: “Ci occupiamo quindi di ambiente e lo stiamo facendo in una maniera molto pratica. Per esempio, risparmiando acqua. In questi ultimi 10 anni abbiamo diminuito il nostro impatto del 50%, pur continuando ad aumentare la produzione dei nostri salumi tradizionali. Lo stiamo facendo implementando il fotovoltaico sulle nostre strutture e cercando di utilizzare anche energia con la cogenerazione”.

Questa evoluzione prende forma mentre l’azienda si prepara a celebrare 115 anni di attivit, confermando un legame profondo tra tradizione, responsabilit e futuro. Gli obiettivi e i progetti saranno sviluppati lungo tre direttrici (ambientale, sociale e di governance) in continuit con i valori che guidano l’azienda e coerenti con gli obiettivi europei.

“La cosa pi importante, per quanto riguarda le persone, la societ, proprio perch parliamo di beneficio comune, un loro coinvolgimento. Un coinvolgimento che deve portare queste persone a vedere il mondo in una maniera diversa, ed aumentare la consapevolezza rispetto a queste problematiche ESG” ha continuato Levoni.

L’impegno si traduce in interventi su efficienza energetica, uso responsabile delle risorse, gestione idrica e valorizzazione dei sottoprodotti, con traguardi progressivi lungo tutta la filiera. Parallelamente, Levoni rafforza il lavoro dedicato a persone e comunit, evolvendo il welfare aziendale, sostenendo il territorio e investendo nella formazione come leva di crescita condivisa.

“E’ nel DNA dell’azienda avere questo interesse specifico per i temi ESG, per l’ambiente e per le persone. Il fatto di diventare benefit ci ha permesso di esplicitare questo nostro interesse, e soprattutto ci ha dato regole, ci ha dato una visibilit diversa e la possibilit di confrontarsi con altre aziende che vogliono fare lo stesso percorso. In questo caso fondamentale anche il coinvolgimento degli stakeholder e anche loro, che da tanti anni ci seguono, bisogna creare una sinergia comune” ha concluso Levoni.

La dimensione governance completa questo quadro, con maggiore trasparenza, strumenti di controllo pi solidi e codici etici condivisi lungo la filiera. Una visione orientata al lungo periodo, che conferma la volont di integrare la sostenibilit nel modello di business e di consolidare il ruolo dell’azienda come realt responsabile e generativa.

Pubblicata nuova revisione Cochrane su 30 mila fumatori

Roma, 26 nov. (askanews) – Una nuova revisione sistematica Cochrane appena pubblicata che include 104 studi per un totale di 30.366 partecipanti, conferma con alta certezza scientifica che le sigarette elettroniche contenenti nicotina sono pi efficaci della terapia sostitutiva della nicotina (NRT) tradizionale – come cerotti o gomme – nell’aiutare i fumatori a smettere definitivamente. Abbiamo parlato con Umberto Roccatti, Presidente di ANAFE Confindustria:

“L’ultima revisione della Cochrane, la terza in 15 anni, quindi insomma c’ tanta letteratura scientifica oramai sulla sigaretta elettronica, prende in esame oltre 100.000 utilizzatori di sigarette elettroniche e stabilisce in maniera scientifica e incontrovertibile l’efficacia di questo strumento, soprattutto per i fumatori che non riescono o non vogliono smettere di fumare. Quindi riteniamo che sia importante che le istituzioni sanitarie ormai prendano, diciamo, delle evidenze scientifiche per fare dei piani per raggiungere quelli che sono gli obiettivi del beating cancer plan, ovvero arrivare a un livello di fumatori sotto il 5% entro il 2040”.

poi intervenuto il Dott. Fabio Beatrice, Direttore del Board Scientifico del MOHRE e Primario Emerito dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino:

“La Cochrane fa una definitiva chiarezza sulla utilit della sigaretta elettronica nell’ambito dell’aiuto ai fumatori che non riescono a smettere o non vogliono smettere. In pratica la sigaretta elettronica si rivela su numeri molto alti, oltre a 30.000 persone, studi randomizzati, molto pi efficace da due a tre volte dei farmaci maggiormente utilizzati per sostenere la cessazione. Dunque, se si vuole essere aiutati a smettere di fumare, non si riesce, o se non si vuole smettere di fumare, la sigaretta elettronica attualmente uno strumento irrinunciabile su base scientifica”.

La ricerca stata finanziata tramite i fondi della ricerca sul cancro del Regno Unito (PICCTR-2024/100012). Questo tipo di finanziamento governativo ed indipendente nell’ambito delle ricerche sul cancro, conferma che l’UE, che ha stilato il piano europeo contro il cancro (Beating Cancer Plan), farebbe bene a introdurre orientamenti molto pi favorevoli nei confronti della sigaretta elettronica come strumento utile nella lotta ai tumori definendone anche setting di uso.

Sci,infortunio Gut Behrami: rottura crociato, salta le Olimpiadi

Roma, 27 nov. (askanews) – Lara Gut-Behrami è costretta a saltare l’Olimpiade di Milano-Cortina. Dopo l’infortunio in allenamento a Copper Mountain negli Stati Uniti, la scorsa settimana, è arrivata la diganosi: lesione al legamento crociato, una lesione al legamento mediale e una lesione al menisco del ginocchio sinistro. L’operazione è già programmata nei prossimi giorni. Una notizia che la campionessa svizzera ha commentato sul sito della Federazione con parole di grande saggezza: “Recentemente abbiamo assistito a eventi drammatici nel nostro sport, incidenti mortali che hanno coinvolto giovani atleti. Credo che un infortunio al ginocchio, per quanto complesso possa essere, non possa essere considerato una tragedia”. Lara Gut-Behrami aveva annunciato alcuni mesi fa che avrebbe concluso la sua carriera dopo la stagione 2025/2026 ma ora lascia aperto il suo futuro sportivo aggiungendo: “Il mio obiettivo è riprendermi completamente da questo infortunio e ritrovare la mia piena capacità di prestazione, solo allora saprò cosa mi riserva il futuro”

Sciopero giornalisti, Costante (Fnsi): dignit, il nostro lavoro vale

Roma, 27 nov. (askanews) – Il Consiglio nazionale della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi) si riunito a Roma in piazza dei Santi Apostoli, con i colleghi dell’Esecutivo del Cnog, l’Unione nazionale giornalisti pensionati e l’Usigrai, rappresentanti di Inpgi e Casagit, per lanciare lo sciopero del 28 novembre insieme con le Associazioni regionali di Stampa. I giornalisti italiani si mobilitano per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro Fnsi-Fieg, scaduto nel 2016. La Giunta esecutiva della Fnsi ha proclamato una giornata di stop dalle ore 6 e per 24 ore (dalle 5.30 per la Rai).

Il sindacato chiede “contratto subito” e rivendica dignit per il lavoro dei colleghi dipendenti e lavoratori autonomi, norme per il corretto utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle redazioni, il riconoscimento anche economico del ruolo cruciale che il giornalismo riveste nell’ordinamento democratico del nostro Paese.

La segretaria generale Fnsi, Alessandra Costante, ha dichiarato: “Domani i giornalisti e le giornaliste italiane saranno in sciopero, una protesta che arriva a 20 anni dall’ultimo sciopero per il contratto, stiamo scioperando per il rinnovo del contratto, il mantenimento dei diritti che abbiamo e per aiutare le nuove generazioni ad avere gli stessi diritti e livelli retributivi; gli editori vogliono tagliare il costo del lavoro sui giovani e anche sugli anziani e questo non lo possiamo consentire. Diritti, dignit del lavoro e della professione, il lavoro del giornalista ha bisogno di dignit, il nostro valoro vale. Basta utilizzare i giornalisti come un bancomat”.

“Scioperiamo per i nostri stipendi – ha aggiunto – che dal 2016 ad oggi, dalla scadenza del contratto precedente, hanno perso il 20% del potere d’acquisto, un dato drammatico certificato dall’Istat a gennaio dello scorso anno”. In occasione della giornata di sciopero, nelle principali citt si svolgeranno iniziative organizzate dalle Associazioni regionali di Stampa, con il supporto dei Comitati di redazione e degli Ordini regionali dei giornalisti.

illimity Sgr: fondi per rilancio pmi raggiungono 600 mln di masse

Milano, 27 nov. (askanews) – Quarto Investor meeting per illimity Sgr, la societ di gestione del risparmio parte del Gruppo Banca Ifis specializzata negli investimenti alternativi dedicati al rilancio e alla crescita delle pmi, che ha presentato a Milano a investitori e quotisti le performance dei suoi due fondi di turnaround, iCCT e iREC, con le masse che hanno raggiunto quota 580 milioni di euro e che hanno come sottostante aziende con un fatturato aggregato di oltre 4 miliardi e circa 20.000 dipendenti.

Soddisfatta Paola Tondelli, amministratore delegato di illimity Sgr: “entrambi i fondi hanno dei risultati costantemente positivi. Siamo arrivati a gestire quasi 600 milioni di masse solo su questi due fondi, che non sono il 100% di illimity Sgr, ma sono la parte preponderante. Gli investitori ci sembrano soddisfatti, non solo per i risultati, ma anche un po’ per la peculiarit del nostro approccio sugli investimenti”, ha spiegato. “Fondamentalmente quello che noi facciamo con entrambi i fondi, con iCCT che opera nell’ambito delle aziende corporate, industriali, quindi le classiche pmi italiane, e iREC che opera nel mondo delle aziende che operano nel real estate, quindi crediti con sottostanti immobiliari, in entrambi i casi quello che noi facciamo, operiamo con una serie di strumenti flessibili che consentono di far recuperare valore dei crediti attraverso una ristrutturazione dell’azienda sottostante”. “Quindi – ha proseguito – noi compriamo crediti dagli istituti che intendono uscire per diminuire l’NPI ratio, li scegliamo uno per uno, facciamo delle operazioni single name, le banche ci cedono il credito, noi questo credito lo lavoriamo attraverso un’attivit, quindi un atteggiamento attivo al tavolo negoziale, possiamo, quando occorre, convertirlo in equity, cosa che abbiamo fatto in alcune situazioni, e cerchiamo di trovare delle soluzioni che soddisfino le esigenze delle banche che cedono i crediti, dell’azienda sottostante debitrice e anche dei soci. Soci – ha sottolineato – che tipicamente in una situazione di crisi hanno perso il valore dei loro equity, noi cerchiamo di portarli all’interno di un’operazione che consente loro anche di recuperarlo, quindi cerchiamo di motivarli. Tutto questo ci ha consentito di arrivare a questi risultati in termini di masse gestite, in termini di utile che i fondi realizzano tutti gli anni e in termini di distribuzioni interessanti che stiamo dando ai nostri quotisti”.

Di fronte a un mercato globale sempre pi sfidante per un tessuto imprenditoriale, come quello italiano, composto in gran parte da pmi, e con le garanzie pubbliche in diminuzione, i fondi di turnaround diventano sempre pi cruciali per trasformare le crisi in opportunit. “Noi pensiamo che ci sia sempre di pi la necessit di interventi di fondi come i nostri – ha spiegato Paola Tondelli -, perch noi facciamo delle cose che le banche fondamentalmente non possono fare e anche cose che non possono fare i tradizionali fondi di private equity che investono in aziende diciamo che vanno bene. Quindi quello che noi facciamo cercare delle aziende tipiche del made in Italy che hanno una prospettiva, una quota di mercato, hanno un valore, un buon prodotto, un buon posizionamento ma che magari si sono indebitate in maniera eccessiva o hanno avuto qualche incidente di percorso. Noi investiamo in quelle cose l e quindi che sono, che per l’azienda, per i creditori sono problemi e per noi diventano opportunit perch se riusciamo a ristrutturarle – ha concluso – chiaramente creiamo del valore per tutti”.

illimity Sgr oggi parte del Gruppo Banca Ifis a seguito dell’Opas lanciata dalla banca veneziana lo scorso gennaio e completata con successo nel settembre 2025.

Treni a rischio ritardi e cancellazioni da stasera e domani

Roma, 27 nov. (askanews) – FS ricorda che uno sciopero nazionale, in adesione ad uno sciopero generale, è stato proclamato da alcune sigle sindacali e che interesserà il personale del gruppo dalle ore 21 di oggi, giovedì 27, alle ore 21 di domani, venerdì 28 novembre 2025.

“Gli effetti, in termini di cancellazioni e ritardi, potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dell’agitazione sindacale – spiega la società con un comunicato -. Per il trasporto Regionale sono garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali: dalle ore 6 alle 9, e dalle ore 18 alle 21 di venerdì 28 novembre. Trenitalia, tenuto conto delle possibili ripercussioni sul servizio, invita i passeggeri a informarsi prima di recarsi in stazione”.

Informazioni su collegamenti e servizi attivi sono disponibili consultando l’App di Trenitalia, la sezione Infomobilità ditrenitalia.com, i canali social e web del Gruppo FS, il numero verde gratuitoá800892021, oltre che nelle biglietterie e negli uffici assistenza delle stazioni, attraverso le self-service e le agenzie di viaggio.

Treni a rischio ritardi e cancellazioni da stasera e domani

Roma, 27 nov. (askanews) – FS ricorda che uno sciopero nazionale, in adesione ad uno sciopero generale, è stato proclamato da alcune sigle sindacali e che interesserà il personale del gruppo dalle ore 21 di oggi, giovedì 27, alle ore 21 di domani, venerdì 28 novembre 2025.

“Gli effetti, in termini di cancellazioni e ritardi, potranno verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine dell’agitazione sindacale – spiega la società con un comunicato -. Per il trasporto Regionale sono garantiti i servizi essenziali previsti in caso di sciopero nei giorni feriali: dalle ore 6 alle 9, e dalle ore 18 alle 21 di venerdì 28 novembre. Trenitalia, tenuto conto delle possibili ripercussioni sul servizio, invita i passeggeri a informarsi prima di recarsi in stazione”.

Informazioni su collegamenti e servizi attivi sono disponibili consultando l’App di Trenitalia, la sezione Infomobilità ditrenitalia.com, i canali social e web del Gruppo FS, il numero verde gratuito 800892021, oltre che nelle biglietterie e negli uffici assistenza delle stazioni, attraverso le self-service e le agenzie di viaggio.

Carceri, cabina di regia a Chigi: 10.692 nuovi posti entro il ’27

Roma, 27 nov. (askanews) – Tra il 2025 e il 2027 saranno realizzati 10.692 nuovi posti nelle carceri italiane. È quanto confermato nel corso della quarta riunione della cabina di regia per l’edilizia penitenziaria, che si è svolta a Palazzo Chigi.

Promossa anche dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, vi hanno partecipato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il Ministro della giustizia Carlo Nordio, i Sottosegretari per la giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e Andrea Ostellari, il Commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria Marco Doglio, rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze (MEF), del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), di Invitalia e i provveditori interregionali alle opere pubbliche.

Il programma dell’edilizia penitenziaria 2025-2027, informa una nota di Palazzo Chigi, conferma la realizzazione di 10.692 nuovi posti detentivi, così ripartiti: 2.636 posti a cura del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP), 73 del Minorile (DGMC), 3.314 del MIT e 4.669 del Commissario straordinario. Il cronoprogramma prevede l’apertura di 864 posti nel 2025, 5.754 nel 2026 e 4.074 nel 2027, per un totale di 10.692 nuovi posti resi disponibili nel triennio.

Dall’approvazione del Piano di Edilizia Penitenziaria da parte del Consiglio dei ministri del 22 luglio scorso, sono state pubblicate tutte le gare di competenza del Commissario straordinario per il recupero di oltre 4.000 posti detentivi. Sull’intera legislatura 2022-2027, l’obiettivo complessivo è fissato in 11.194 posti detentivi, includendo sia quelli già realizzati dall’ottobre 2022 sia quelli che verranno completati entro il 2027.

Gli interventi programmati – che comprendono manutenzioni ordinarie e straordinarie, nuove realizzazioni e ampliamenti – interesseranno la quasi totalità degli istituti penitenziari del DAP (190) e degli istituti del sistema minorile (17), per un costo complessivo nel triennio di oltre 900 milioni di euro.

Mattarella: la natalità non sia in contrapposizione con l’integrazione dei migranti

Roma, 27 nov. (askanews) – “L’equilibrio demografico di un paese è l’immagine della libertà dei cittadini, è il termometro di atteggiamenti che portano lo Stato ad assumere il suo popolo, come non la base costitutiva della comunità, bensì come elemento di affermazione”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo agli Stati generali della natalità. “In uno Stato democratico come il nostro i temi della natalità sono l’espressione alta del dovere delle strutture pubbliche di porre i cittadini nella condizione di esprimere in piena libertà la loro vocazione alla genitorialità nell’interesse del bene comune”, ha aggiunto il capo dello Stato.

“Affrontare i temi della natalità nel nostro Paese non è in contrapposizione con l’integrazione dei migranti anzi, perché “i migranti e le loro famiglie con il loro lavoro contribuiscono spesso al benessere delle nostre comunità”, ha anche affermato Mattarell.

Hera: oltre 2 miliardi in resilienza per battere l’imprevisto

Bologna, 27 nov. (askanews) – Crisi energetiche, pandemie, conflitti bellici, eventi meteo estremi: tutti elementi che hanno trasformato il mondo, in pochi anni, in uno scenario imprevedibile. “Bisogna preparasi a ci che non si pu prevedere. In che modo?” si chiede Enrico Sassoon, direttore responsabile Harvard Business Review Italia. “Essendo preparati a tutti gli scenari possibili con un grado di probabilit diverso”.

“Prepararsi all’imprevedibile – secondo Chiara Montanari, Capospedizione in Antartide, Esploratrice, Mindset Trainer – un allenamento, per quanto mi riguarda. proprio un salto di consapevolezza, un salto di mindset. Quello che io propongo infatti un allenamento che chiamo Antarctic Mindset, proprio perch non c’ una formula magica per avere a che fare con l’imprevisto, ma ci possiamo preparare a lasciare andare tutte le nostre certezze con pi velocit, in modo da essere molto flessibili e adattabili”.

A Bologna, il Gruppo Hera, tramite la sua Corporate University HerAcademy, ha riunito manager ed economisti per capire come trasformare l’incertezza in una leva competitiva. “Consci dell’esperienza degli ultimi 5 anni – spiega Alessandro Camilleri, Direttore Centrale Personale e Organizzazione Gruppo Hera – abbiamo deciso che fosse veramente prioritario per ogni organizzazione, e per noi in particolare, essere capaci di affrontare queste imprevedibilit”.

una priorit dettata dal contesto. Ma per “attrezzarsi” al nuovo, gli strumenti classici di programmazione non bastano. Come ricorda Maria Laura Frigotto, professoressa di Organizzazione aziendale dell’Universit di Trento: “La prima cosa mantenere l’apertura al nuovo, esplorare possibilit, mondi possibili che normalmente noi non consideriamo, perch siamo molto focalizzati sull’efficienza di quello che facciamo. Dobbiamo creare delle proprie palestre di apertura al nuovo, cio dobbiamo darci del tempo per riflettere intorno al mondo nel quale ci collochiamo”.

L’imprevedibile pu generare crisi, ma anche innovazione. Lo dice Hera che per i prossimi tre anni destina circa 2 miliardi e mezzo alla resilienza. “Le strategie quinquennali – precisa Cristiano Fabbri, Presidente Esecutivo Gruppo Hera – sono la palestra, il riferimento, il punto che traccia la rotta in uno scenario statisticamente probabile che non si realizzer mai, perch statisticamente probabile ma difficilmente si realizzer come l’abbiamo immaginato, ma che ci aiuta a capire come muoverci nella gestione delle discontinuit, sia limitate, ma soprattutto quelle di grande impatto”.

Dalla reazione agli eventi estremi alla difesa dalle minacce cyber, il Gruppo Hera punta a migliorare la resilienza delle comunit attraverso investimenti, cultura e collaborazione con tutti gli attori in campo.

Svimez, al Sud il boom dell’occupazione non arresta la fuga dei giovani

Roma, 27 nov. (askanews) – Tra il 2021 e il 2024 il Mezzogiorno ha mostrato un’inedita capacità di trainare la crescita occupazionale nazionale: gli occupati al Sud sono aumentati dell’8%, un ritmo superiore di 2,6 punti percentuali rispetto al resto del Paese. Nel complesso, l’occupazione è cresciuta di quasi 1,4 milioni di unità a livello nazionale, di cui circa 900mila al Centro-Nord e quasi 500mila nel Mezzogiorno, con il Sud che ha contribuito per oltre un terzo all’incremento complessivo degli occupati. Lo riporta “Il Rapporto sull’Economia e la Società del Mezzogiorno”, studio annuale di riferimento su analisi territoriale delle tendenze economiche e sociali e delle politiche di sviluppo in Italia che la Svimez pubblica dal 1974.

Il ruolo delle politiche è stato significativo nel sostenere l’occupazione e nel determinare la composizione settoriale degli incrementi occupazionali. Hanno inciso, sia pure con ritardo, i programmi di aumento degli organici della pubblica amministrazione; gli incentivi agli investimenti privati in costruzioni in una prima fase e, successivamente, prosegue lo studio, l’avvio delle opere pubbliche finanziate dal PNRR hanno sostenuto la domanda di lavoro nell’edilizia, nei servizi professionali e di consulenza e nelle connesse attività manifatturiere.

Cresce l’occupazione, si legge, ma non si ferma l’esodo dei giovani. Dietro il dato positivo della crescita occupazionale italiana si nasconde però una contraddizione profonda: tra i due trienni 2017-2019 e 2022-2024 il numero di giovani 25-34enni che hanno lasciato il Paese è aumentato di oltre il 10%, passando da circa 121mila a circa 135mila unità. In particolare, al Sud il boom dell’occupazione non ha arrestato la crescita delle migrazioni giovanili interne e estere. Nel 2022-2024, 175mila giovani meridionali hanno lasciato l’area di residenza per il Centro-Nord o l’estero, 7mila in più rispetto al 2017-2019. Un vero paradosso occupazionale: il lavoro al Sud è cresciuto come in nessuna recente fase di ripresa ciclica, ma il boom dell’occupazione non è riuscito ad arrestare le migrazioni giovanili, interne e estere.

Nel corso degli ultimi anni, secondo lo studio Svimez, si è soprattutto consolidata la natura selettiva delle migrazioni giovanili da Sud a Nord: la quota dei laureati, nella fascia di età 25-34 anni, è del 50% per gli uomini e raggiunge il 70% per la componente femminile. I trasferimenti annuali dei laureati meridionali raggiungono stabilmente le 40mila unità. La stessa struttura selettiva si presenta per la migrazione dei laureati italiani verso l’estero, che ha toccato nel 2023 il suo massimo storico (circa 37mila), con un’impennata dopo il 2012 sia dal Centro-Nord (28mila) sia dal Mezzogiorno (9mila).

Quando un laureato decide di migrare, una parte del rendimento potenziale dell’investimento pubblico sostenuto per la sua formazione viene dispersa. In altri termini, con l’emigrazione qualificata il territorio di origine subisce una perdita secca: ha già sostenuto un costo per formare quell’individuo, ma non potrà beneficiare, nel medio-lungo periodo, delle esternalità positive che il capitale umano istruito genera sul territorio. Seguendo questa logica, è possibile stimare il costo del deflusso di capitale umano dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, e dal CentroNord all’estero, a partire dal saldo migratorio netto dei laureati.

La perdita secca cumulata per il Mezzogiorno, stimata in termini di costo di formazione dei laureati che hanno maturato il proprio capitale umano nel Sud e poi si sono trasferiti altrove, è, tra il 2020 e il 2024, di circa 6,7 miliardi di euro l’anno per coloro che si trasferiscono al Centro-Nord cui si aggiungono ulteriori 1,2 miliardi per gli expat. Il Centro-Nord, se da un lato beneficia dell’afflusso di capitale umano formato dal Sud, subisce dall’altro una perdita netta legata al costo formativo dell’emigrazione dei suoi laureati verso l’estero stimata in circa 3 miliardi l’anno.

La traiettoria di medio-lungo periodo resta quella di un lento e costante processo di polarizzazione: poli esteri che attraggono giovani italiani altamente formati, avverte lo studio, il Centro-Nord che perde verso l’estero ma recupera grazie alle migrazioni interne di laureati da Sud, il Mezzogiorno che li forma e continua a perderli. La sfida del rilancio del Paese e del Mezzogiorno va quindi affrontata a partire dal rafforzamento della dotazione finanziaria per il sistema universitario e della ricerca e da una sua maggiore integrazione con le politiche industriali, soprattutto in termini di formazione terziaria professionalizzante (Its e Lp).