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Lillo e Greg al Teatro Olimpico con "MOVIe ERCULeO"

Roma, 10 mar. (askanews) – Lillo e Greg vanno in scena, al Teatro Olimpico di Roma, con lo spettacolo MOVIe ERCULeO, dall’11 marzo al 5 aprile.

Il duo umoristico più acclamato di Italia torna in teatro più in forma che mai. Questa volta con un progetto che torna ad attingere alle origini della loro arte surreale, che intreccia differenti linguaggi e stili, caratteristici di ambiti anche molto lontani tra loro, in un ricamo di esilarante freschezza, intelligenza e ironia.

Un tuffo nel linguaggio metateatrale che porta in scena il meglio dei principali generi cinematografici e televisivi in uno spettacolo di sketch iper-surreali, dove peplum, horror, fantascienza, fantasy, noir trovano una nuova chiave di lettura che ne sviscera l’ironia intrinseca e l’essenza spesso grottesca.

Uno stralunato portale dimensionale dove l’unico imperativo è lasciarsi andare a sane, liberatorie e profonde risate. Insomma, uno spettacolo che si fregia di due grandi regole della genialità: immediatezza e semplicità, ma in maniera inimitabile, come solo Lillo e Greg sanno proporre!

Treni, Rfi: Av Roma-Firenze sospesa da 11/04 fino alle 15 del 12/04

Roma, 10 mar. (askanews) – Circolazione ferroviaria sospesa sulla linea Alta Velocità Roma-Firenze dalla mezzanotte di sabato 11 aprile fino alle ore 15 di domenica 12 aprile per consentire l’attivazione dell’Ertms (European Rail Traffic Management System), il più avanzato sistema europeo di supervisione e controllo della marcia dei treni. Lo comunica Rfi in una nota.

Prevista una riduzione dell’offerta commerciale anche nella mattina di lunedì 13 aprile con il servizio che riprenderà regolarmente martedì 14 aprile. L’intervento interesserà in particolare la tratta Orvieto-Settebagni, ultimo tratto della Direttrice AV Roma-Firenze a essere equipaggiato con la tecnologia ERTMS, completando così l’adeguamento dell’intera rete alta velocità al sistema europeo di gestione del traffico ferroviario.

Con un investimento complessivo di circa 147 milioni di euro, in parte finanziati da fondi Pnrr, l’attività si inserisce nel più ampio piano di potenziamento tecnologico e infrastrutturale di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS).

Durante il periodo dei lavori le linee Roma-Firenze AV e convenzionale non potranno essere percorse dai treni. Prevista una forte riduzione dei collegamenti con soluzioni di spostamento alternative percorrendo la linea Tirrenica.

Dalle ore 15 di domenica 12 la circolazione riprenderà prevedendo inizialmente una riduzione delle corse con allungamenti dei tempi di viaggio per i treni che percorreranno la linea convenzionale alternativa a quella alta velocità. I collegamenti saranno visibili sui canali di vendita delle imprese ferroviarie. I treni AV, Intercity e Regionali riprenderanno a circolare regolarmente a partire da martedì 14.

Nello specifico: dalla mezzanotte di sabato 11 aprile alle ore 15 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Rovezzano-Settebagni (Roma-Firenze AV); dalle ore 14 di sabato 11 aprile alle ore 5 di domenica 12 aprile interruzione della tratta Orte-Roma Tiburtina (Roma-Firenze convenzionale)

I sistemi di vendita sono in corso di aggiornamento e saranno acquistabili solo i collegamenti previsti con le modifiche nei tempi di viaggio.

“Il rinnovo delle tecnologie con l’attrezzaggio del sistema Ertms garantirà una maggiore affidabilità dell’infrastruttura determinando un miglioramento della regolarità della circolazione e della qualità del servizio – si legge -. Oltre a prestazioni più elevate, permette anche un risparmio sui costi di gestione e manutenzione rispetto ai tradizionali sistemi di segnalamento. L’intervento rientra nei 2.800 chilometri di rete finanziati con 2,5 miliardi di euro provenienti da fondi PNRR da ultimare entro giugno 2026, in coerenza con l’obiettivo strategico di estendere questa tecnologia all’intera rete gestita da Rfi”.

Dargen, al via da Milano il 27 marzo instore tour "Doppia Mozzarella"

Roma, 10 mar. (askanews) – Dargen D’Amico annuncia le prime cinque date dell’instore tour di “Doppia Mozzarella”, il nuovo album in uscita venerdì 27 marzo in formato CD e vinile. Disponibile anche il vinile autografato in esclusiva per lo Shop Universal.

L’instore tour inizierà venerdì 27 marzo alle 17.30 a Milano, presso la Mondadori di Piazza Duomo, per poi proseguire sabato 28 marzo alle ore 17 a Bologna, alla Feltrinelli di Piazza Ravegnana, domenica 29 marzo alle 15 a Firenze, alla Galleria del disco di Piazza Stazione, lunedì 30 marzo alle 17.30 a Roma, presso la Discoteca Laziale di via Giolitti 268 e martedì 31 marzo alle 17 a Napoli, alla Feltrinelli di Stazione Centrale.

L’album è il frutto di un lavoro di due anni, di una riflessione metodica e approfondita che viene esplicata dal titolo: ironico e immediato ma ricco di significato. Quella della “Doppia Mozzarella” è infatti usata da Dargen D’Amico come una metafora delle vite di oggi, bombardate continuamente da stimoli che inducono le persone a volere sempre di più ben oltre le necessità reali di ognuno di noi. Il disco contiene anche il brano “AI AI”, con cui l’artista ha partecipato alla 76esima Edizione del Festival di Sanremo.

Dargen D’Amico ha lavorato a questo album coinvolgendo le persone con cui ha collaborato negli ultimi anni: membri della band come Marilena Montarone, Tommaso Ruggeri, Diego Maggi e Alberto Venturini, insieme a produttori e compositori — tra cui spiccano Gianluigi Fazio, Edwyn Roberts e Marco Zangirolami. Ogni canzone rivela stratificazioni di tempo e di significato, chiare e ben definite, maturate nel corso del tempo e capaci di restituire tutta la complessità del percorso artistico che le ha generate.

Dopo il Cdm, Meloni in videoconferenza con leader Ue su energia

Roma, 10 mar. (askanews) – Al termine del consiglio dei ministri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, prenderà parte a una videocall convocata da Italia, Germania e Belgio tra leader per fare il punto su semplificazione ed energia nel quadro della crisi dei prezzi causata dal conflitto in Iran e nel Golfo.

Lo schema è quello seguito da Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever in occasione della riunione convocata a margine del vertice informale sulla competitività dello scorso 12 febbraio ad Alden Biesen.

Piotta pubblica "Si riparano ricordi", il nuovo album dal 27 marzo

Roma, 10 mar. (askanews) – “Si riparano ricordi” è il nuovo album di Piotta, nome d’arte di Tommaso Zanello, in uscita venerdì 27 marzo per ADA – Warner Music su tutte le piattaforme digitali, oltre che in vinile e CD. A due anni dal precedente “‘Na notte infame”, il musicista romano prosegue il suo percorso verso una scrittura sempre più emozionale e introspettiva, ponendosi come un ponte tra rap e cantautorato.

Il titolo richiama la necessità di elaborare una perdita dolorosa: quella del fratello Fabio, scrittore e figura già fonte d’ispirazione per il lavoro precedente. Una presenza che attraversa tutte le dodici tracce dell’album, nei temi e nelle suggestioni, evocandone costantemente il ricordo. In “Si riparano ricordi” Piotta utilizza la musica come strumento di trasformazione e accettazione, mostrando le proprie ferite come nella tecnica giapponese del kintsugi: custodire il passato e restituirlo in una forma nuova e autentica.

Si rinnova la collaborazione con il compositore e pianista Francesco Santalucia, che intreccia atmosfere classiche e arrangiamenti contemporanei, tra acustica ed elettronica. Gli arpeggi di pianoforte aprono l’intensa intro “Poemetto Spurio”, mentre i synth accompagnano il duetto con Simone Cristicchi in “Più a fondo”. Il singolo “E così te ne vai” unisce malinconia e orchestrazioni potenti, lasciando spazio alla speranza. Tra i brani più ritmici spiccano “Alla ricerca del sé” e la title track “Si riparano ricordi”. “Pezzi di vetro”, con lo slam poet Giuliano Logos, e “Colori” feat. Remo Remotti intrecciano sonorità urban, archi e riferimenti alla poesia e alla pittura contemporanea. In “Quante notti ancora” fisarmonica e chitarra folk incontrano il rap di Tormento e Frankie hi-nrg mc, in un omaggio alla scena hip hop. La tromba di Fabrizio Bosso impreziosisce “Siamo noi”, mentre “Non c’è più l’Amerika” rende omaggio a Piero Ciampi. Completano il disco i singoli “Ecchime”, con Davide Toffolo, e la versione corale di “Me ne andavo da quella Roma”, che vede la partecipazione di Carlo Verdone, Carl Brave, Mannarino, Valerio Mastandrea, Ditonellapiaga, Daniele Silvestri, Luca Barbarossa ed Emanuela Fanelli.

Piotta presenterà il nuovo lavoro dal vivo l’11 aprile a Roma presso Largo Venue e il 17 aprile a Milano all’Arci Bellezza.

Poste Italiane, numeri da record per l’App “P”

Roma, 10 mar. (askanews) – Poste Italiane registra numeri da record per l’App “P”. L’applicazione unica supera infatti i 4 milioni di utenti giornalieri, mentre quelli complessivi sono oltre 16 milioni. Cifre da primato nel panorama digitale nazionale, che rendono “P” l’applicazione italiana più utilizzata nel Paese, come ricordato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante. L’App di Poste Italiane costituisce un punto di accesso strategico a tutti i prodotti e i servizi offerti dal Gruppo: uno strumento che, insieme alla rete dei 12.800 uffici postali, forma la più grande piattaforma omnicanale d’Italia. Il servizio del TG Poste.

Libano, Parigi: domani riunione d’urgenza Onu, serve cessate il fuoco

Roma, 10 mar. (askanews) – “La Francia esprime profonda preoccupazione per l’escalation di violenza in Libano e ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, che si terrà domani”, si apprende dal comunicato stampa condiviso dal ministero degli Esteri francese.

“La Francia condanna la decisione irresponsabile di Hezbollah di unirsi agli attacchi iraniani contro Israele dal 1° marzo. Invita Hezbollah a porre fine alle sue operazioni e a consegnare le armi. La Francia offre il suo pieno sostegno alle autorità libanesi, la cui decisione del 2 marzo di vietare le attività militari e di sicurezza di Hezbollah rappresenta un impegno importante, che accogliamo con favore”, ha osservato Parigi.

“La Francia chiede a Israele di astenersi da qualsiasi intervento terrestre o operazione prolungata su larga scala in Libano, la cui integrità territoriale e sovranità devono essere rispettate. La Francia è profondamente preoccupata per il continuo sfollamento di civili e si sta adoperando per soddisfare le loro esigenze umanitarie, in collaborazione con le autorità libanesi e gli attori umanitari, tra cui l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)”, prosegue la nota del ministero francese.

“La Francia invita tutte le parti a dar prova di moderazione e a ripristinare il cessate il fuoco del 26 novembre 2024, nonché a rispettare la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza. La Francia invita tutte le parti a rispettare il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario. Il rispetto delle regole che regolano la condotta delle ostilità, in particolare i principi di distinzione, proporzionalità e precauzione, è essenziale per garantire la protezione delle popolazioni civili e delle infrastrutture civili in ogni circostanza”, specifica la nota.”La Francia ribadisce che la protezione delle forze di pace delle Nazioni Unite, nonché la sicurezza del personale, delle proprietà e dei locali delle Nazioni Unite, devono essere garantite, in conformità con il diritto internazionale e la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il Presidente della Repubblica ha condannato l’inaccettabile attacco di venerdì 6 marzo, che ha ferito tre membri del contingente ghanese, uno dei quali è rimasto gravemente ferito. La Francia esprime piena solidarietà al Ghana e augura una pronta guarigione al personale ferito. In questo difficile contesto, la Francia elogia il coraggio, la professionalità e l’impegno del personale UNIFIL”, conclude la nota del ministero francese.

Fiorello irrompe a evento per 50 anni Tg2: “Io ricordo, ho un’età”

Roma, 10 mar. (askanews) – “Tanti auguri, noi con il Tg2 abbiamo fatto tante cose. Su Viva Rai 2 la mattina una connessione pazzesca. Io me lo ricordo, ho un’età insomma, ricordo l’avvento del Tg2 come fu incredibile. Ma come, ce n’è un altro, c’era una specie di triangolino bianco che ce lo segnalava, il top della tecnologia. La Rai quanto era avanti, non era importante cosa ci fosse dall’altra parte, l’importante era che ci avvisavano che cambiando trovavamo il Tg2, le prime anchorwomen. Il Tg2 è stato sempre avanti… Adesso un po’ meno”: così Fiorello irrompendo assieme a Biggio nella sala di Via Asiago alla conferenza stampa per i 50 anni del Tg2 con il direttore Antonio Preziosi e la direttrice dell’Ufficio stampa Rai Incoronata Boccia.

“Vi chiediamo scusa, ma era doveroso venirvi a trovare. Dottoressa Incoronata… Con questo cognome Boccia, ma siete parenti?”, ha proseguito il vulcano Fiorello, ricordando al direttore Preziosi di avere “in comune le mogli”, nel senso che entrambe si chiamano Susanna.

Calcio, pioggia di multe e squalifiche dopo Milan-Inter

Roma, 10 mar. (askanews) – Il derby di Milano lascia dietro di sé multe e squalifiche, con il Milan che paga un prezzo più salato rispetto all’Inter, comunque coinvolta nel dispositivo del Giudice Sportivo. Per il club rossonero la sanzione complessiva ammonta a 30.000 euro: 22.000 euro per il ritardo di due minuti al rientro dall’intervallo, che fa superare quota 100.000 euro di multe stagionali per questa tipologia di infrazione, e ulteriori 8.000 euro per insulti rivolti a due giocatori nerazzurri, oltre a un fascio di luce laser indirizzato verso un avversario al 47° del primo tempo.

Non è tutto: anche il preparatore atletico Simone Folletti è stato sanzionato e fermato per una giornata, con una multa di 5.000 euro, per aver rivolto espressioni irriguardose all’arbitro Doveri dopo una decisione contestata.

Per quanto riguarda l’Inter, la multa è più contenuta: 10.000 euro “indiretti”, rivolti a Dario Baccin, vice-direttore sportivo, per aver criticato in modo ripetuto e irrispettoso una decisione arbitrale al termine della partita.

Tra le conseguenze disciplinari confermate, c’è anche la squalifica di Adrien Rabiot, che salterà Lazio-Milan. Diffidato, era stato ammonito nel derby e subirà dunque il fermo per una giornata.

In sintesi, il confronto cittadino ha lasciato il segno non solo sul campo ma anche fuori, tra multe, squalifiche e tensioni che continueranno a influenzare le prossime partite.

150 anni Biblioteca Nazionale Roma, apertura straordinaria 14 marzo

Roma, 10 mar. (askanews) – La Biblioteca nazionale centrale di Roma celebra i suoi 150 anni di storia aprendo straordinariamente le sue porte sabato 14 marzo con la proiezione in anteprima alle ore 10:40 del documentario “Carta Canta – I 150 anni della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma” di Rai Documentari.

150 anni di storia, milioni di libri, chilometri di scaffali e un unico grande servizio: custodire e diffondere la memoria culturale dell’Italia. La Biblioteca nazionale centrale di Roma celebra un traguardo che coincide con la storia stessa della Nazione, riaffermandosi come uno dei luoghi più affascinanti e conosciuti del patrimonio pubblico nazionale.

“Carta Canta”, documentario scritto da Luca Martera in collaborazione con Angelina De Salvo, dedicato al passato, presente e futuro della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in occasione dei 150 anni dalla sua fondazione racconta un luogo della memoria collettiva, un laboratorio di conoscenza e uno spazio aperto a tutti dove il passato dei secoli parla al presente. Una produzione di circa 50 minuti firmata Arim Communication per conto di Rai Documentari, destinata a raccontare al grande pubblico un luogo unico che è allo stesso tempo di conservazione, consultazione e ricerca. Dopo l’anteprima del 14 marzo in biblioteca, il documentario sarà disponibile su Raiplay e la messa in onda su Raitre è programmata per fine marzo.

Due troupe sono entrate in esclusiva nell’immensa biblioteca di circa 60.000 mq, ricca di circa 9.2 milioni di volumi tra manoscritti, incunaboli, libri antichi e moderni, 2.2 milioni di fascicoli di periodici e 112 chilometri lineari di scaffalature a cui si aggiungono oltre 21.5 milioni di immagini disponibili online nella Teca Digitale, per raccontare cosa avviene in questa città della cultura, costruita nell’antico sito archeologico di Castro Pretorio. Dall’accensione delle centrali termiche ed elettriche all’arrivo dei libri da tutt’Italia nell’ufficio postale, dall’etichettatura del libro alla prenotazione dell’utente, dalla ricerca nel magazzino del volume alla consegna nel settore distribuzione, il racconto segue una giornata di lavoro in tutti queste fasi attraverso le testimonianze del personale e di studenti, docenti e bibliofili alle prese con i loro lavori di ricerca e tesi di dottorato. Non mancano le curiosità con focus, ad esempio, sul lavoro della tipografia sotterranea e del laboratorio di restauro dei libri antichi, fino alle visite negli spazi espositivi dedicati ai grandi scrittori italiani del ‘900 e nella sala rari e manoscritti dove sono custoditi i materiali più pregiati: oltre ai manoscritti, incunaboli, fotografie e spartiti musicali, prime edizioni con autografi autori, carte geografiche, stampe e disegni, pubblicazioni antiche in lingua straniera.

Il 14 marzo 2026 la Biblioteca dà quindi il via alle celebrazioni di questa importante ricorrenza con la preview del documentario che la Rai ha dedicato ai 150 anni, accompagnata da uno speciale annullo filatelico e visite guidate a cui seguiranno nell’anno una grande mostra, un convegno internazionale e altre iniziative per celebrare insieme i primi 150 anni al servizio della nazione.

Mattarella avverte: se saltano le regole, regressione a tirannide cesarista

Firenze, 10 mar. (askanews) – In un mondo nel quale l’attualità impone, in un numero sempre maggiore di fronti, “sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali” Sergio Mattarella richiama, per scongiurarla, un’intuizione profetica di Alexis de Tocqueville, quella che prevede “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, riflette il presidente della Repubblica, “non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”. L’occasione per citare il filosofo e giurista francese e per lanciare un avvertimento, che abbraccia per intero il mondo della politica, è per Mattarella il conferimento a Firenze della laurea honoris causa in “Politica, istituzioni, Mercato” della Scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri”.

Nome di fama quello della “Cesare Alfieri” per la qualità degli studiosi che l’hanno animata – da Giovanni Spadolini a Paolo Barile, a Silvano Tosi, ad Antonio Cassese, primo presidente del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia – a cui Mattarella guarda non solo e non tanto per ricordarne i meriti accademici, quanto per indicarne il contributo dato alla società, alla politica stessa. Perchè, ragiona Mattarella, “un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura”. E’ sempre stato così, fin dall’inizio della storia della Repubblica, con quella Assemblea Costituente che “si giovò” del contributo di studiosi di “diverso orientamento”, che senza “pretendere di possedere verità assolute” riuscirono a trovare mediazioni utili, pur non rinunciando ai propri valori. Il punto è, osserva Mattarella, che “non esistono risposte semplici a problemi complessi”.

“Questo – sottolinea – rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici”. Quando il dialogo non c’è, quando non c’è la capacità di rispettare le regole comuni e di giungere a compromessi, ascoltando anche il contributo del mondo della cultura, succede quello che, sempre da più parti, sta accadendo nel mondo. Nasce, spiega il presidente, “la pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. I protagonisti sono “soggetti tecnologici e finanziari” e questo non è una novità, ma nuova “è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale”, di buttare nel cestino le regole del diritto internazionale.

Non solo. Ci sono anche i social che hanno cambiato il modo di comunicare ma anche “di operare nella vita politica” e c’è l’Intelligenza artificiale che ha cambiato e cambierà ancora, e non si sa nemmeno quanto e come, la vita nel mondo. Di fronte a tutto questo il richiamo di Mattarella a rimettere “al centro” la persona, “i valori umani”, quello che il mondo della cultura, nelle sue varie forme, ha da dire, da offrire e anche da correggere – nella sua lectio magistralis il presidente fa un riferimento ai partiti politici, “motori” della rinascita della Repubblica, ma anche bisognosi delle “critiche” dei propri elettori – rispetto a chi rappresenta il potere politico. Insomma, va respinta ogni tentazione di cesarismo e di dispotismo. E la sala del Teatro del Maggio Fiorentino gli tributa una standing ovation e un applauso lungo tre minuti.

Mattarella: se saltano regole regressione a tirannide cesarista

Firenze, 10 mar. (askanews) – In un mondo nel quale l’attualità impone, in un numero sempre maggiore di fronti, “sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali” Sergio Mattarella richiama, per scongiurarla, un’intuizione profetica di Alexis de Tocqueville, quella che prevede “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”. Ecco, riflette il presidente della Repubblica, “non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”. L’occasione per citare il filosofo e giurista francese e per lanciare un avvertimento, che abbraccia per intero il mondo della politica, è per Mattarella il conferimento a Firenze della laurea honoris causa in “Politica, istituzioni, Mercato” della Scuola di scienze politiche “Cesare Alfieri”.

Nome di fama quello della “Cesare Alfieri” per la qualità degli studiosi che l’hanno animata – da Giovanni Spadolini a Paolo Barile, a Silvano Tosi, ad Antonio Cassese, primo presidente del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia – a cui Mattarella guarda non solo e non tanto per ricordarne i meriti accademici, quanto per indicarne il contributo dato alla società, alla politica stessa. Perchè, ragiona Mattarella, “un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura”. E’ sempre stato così, fin dall’inizio della storia della Repubblica, con quella Assemblea Costituente che “si giovò” del contributo di studiosi di “diverso orientamento”, che senza “pretendere di possedere verità assolute” riuscirono a trovare mediazioni utili, pur non rinunciando ai propri valori. Il punto è, osserva Mattarella, che “non esistono risposte semplici a problemi complessi”.

“Questo – sottolinea – rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici”. Quando il dialogo non c’è, quando non c’è la capacità di rispettare le regole comuni e di giungere a compromessi, ascoltando anche il contributo del mondo della cultura, succede quello che, sempre da più parti, sta accadendo nel mondo. Nasce, spiega il presidente, “la pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi”. I protagonisti sono “soggetti tecnologici e finanziari” e questo non è una novità, ma nuova “è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale”, di buttare nel cestino le regole del diritto internazionale.

Non solo. Ci sono anche i social che hanno cambiato il modo di comunicare ma anche “di operare nella vita politica” e c’è l’Intelligenza artificiale che ha cambiato e cambierà ancora, e non si sa nemmeno quanto e come, la vita nel mondo. Di fronte a tutto questo il richiamo di Mattarella a rimettere “al centro” la persona, “i valori umani”, quello che il mondo della cultura, nelle sue varie forme, ha da dire, da offrire e anche da correggere – nella sua lectio magistralis il presidente fa un riferimento ai partiti politici, “motori” della rinascita della Repubblica, ma anche bisognosi delle “critiche” dei propri elettori – rispetto a chi rappresenta il potere politico. Insomma, va respinta ogni tentazione di cesarismo e di dispotismo. E la sala del Teatro del Maggio Fiorentino gli tributa una standing ovation e un applauso lungo tre minuti.

Referendum, fonti Chigi: irritazione Meloni per uscita infelice Bartolozzi

Roma, 10 mar. (askanews) – Trapela “l’irritazione” della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per “l’uscita infelice” della capo di gabinetto del ministero della giustizia Giusy Bartolozzi. Le parole della collaboratrice di Nordio, che ieri in una trasmissione televisiva ha fatto appello a votare sì così “ci togliamo di mezzo la magistratura che – sono le sue parole – sono plotoni di esecuzione”, secondo fonti di Palazzo Chigi, “rischia di vanificare gli sforzi messi in campo finora” dalla maggioranza e dal governo.

Nessuna richiesta di dimissioni da parte della presidente del Consiglio, quindi, ma resta sul tavolo la richiesta di scuse avanzata dal guardasigilli Nordio già in una dichiarazione ieri sera.

Iran, con il blocco dello stretto di Hormuz è battaglia tra Asia ed Europa per il Gnl

Roma, 10 mar. (askanews) – Corsa tra asiatici ed europei per accaparrarsi il Gnl, il gas naturale liquefatto. La guerra in Medio Oriente ha bloccato le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, fermando un quinto delle forniture globali. Per questo si cerca altrove. Una analisi del Financial Times spiega che “una manciata di navi gasiere ha bruscamente cambiato rotta mentre navigava verso l’Europa, dirigendosi invece verso l’Asia, secondo i dati di monitoraggio delle navi analizzati” dallo stesso Ft.

“La maggior parte del Gnl prodotto in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti viene normalmente trasportata attraverso lo Stretto verso l’Asia, e i prezzi del Gnl asiatico sono aumentati quasi immediatamente dopo lo scoppio della guerra, creando un incentivo a dirottare il gas statunitense verso la regione. Taiwan, Corea del Sud e Giappone sono tra i Paesi che necessitano di approvvigionarsi di Gnl per compensare le forniture che non riceveranno dal Golfo, ha affermato Massimo Di Odoardo, responsabile dell’analisi di gas e Gnl presso la società di consulenza Wood Mackenzie. Secondo Citigroup, Taiwan ha fatto affidamento sul Qatar per oltre il 30% del suo consumo di gas nel 2025, mentre per Corea del Sud e Giappone le cifre erano rispettivamente del 15% e del 5%”, spiega l’Ft.

Gli acquirenti europei hanno imparato dalla loro esperienza nel 2022 con lo scoppio della guerra in Ucraina, quando il gas sul Ttf di Amsterdam raggiunse picchi di 340 euro a Megawattora. “L’Europa ha più armi a disposizione in questo scenario di prezzi estremi da cercare di contrastare”, ha affermato Alex Kerr, partner dello studio legale Baker Botts. Gli acquirenti avevano iniziato a inserire clausole nei contratti per stabilire che i fornitori avrebbero dovuto affrontare sanzioni molto più elevate se avessero deviato i carichi per ottenere un guadagno commerciale, ha affermato Kerr. Inoltre, ora sul mercato c’è molto più Gnl che non è vincolato a destinazioni prestabilite, in gran parte a causa dei nuovi progetti avviati negli Usa”.

“Mentre produttori come il Qatar impongono regole severe su dove può essere spedito il loro Gnl, quasi tutte le esportazioni statunitensi possono navigare ovunque gli acquirenti desiderino. Diversi analisti hanno affermato che si è registrata anche una crescente propensione da parte di alcuni produttori a rescindere i contratti per ottenere vantaggi finanziari. Il gas è più difficile da immagazzinare e trasportare nelle petroliere rispetto al petrolio, rendendo i suoi mercati più vulnerabili alle carenze e agli shock dei prezzi” evidenzia il quotidiano economico-finanziario.

Chiara Mazzel terza medaglia paralimpica, argento in combinata

Roma, 10 mar. (askanews) – Chiara Mazzel, con la guida Nicola Cotti Cottini, ha conquistato la medaglia d’argento nella combinata di sci alpino vinta dall’austriaca Veronika Aigner alle Paralimpiadi di Milano-Cortina. Medaglia di bronzo per l’altra austriaca in gara, Elina Stary. Per la sciatrice ipovedente, vincitrice di cinque medaglie mondiali e di una Coppa del Mondo di specialità, si tratta della terza medaglia alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, dopo l’oro nel Super-G e l’argento nella discesa. L’Italia sale così a sei podi.

Iran, allerta Ecofin su energia ma per ora non scattano misure prezzi

Roma, 10 mar. (askanews) – Ecofin in allerta ma senza misure specifiche contro il caro energia innescato dal conflitto in Iran. Il tema è sotto i riflettori dei ministri delle Finanze Ue, anche visto che si sta assistendo a marcate oscillazioni dei prezzi, e che resta non chiaro quale sia la prospettiva delle forniture – ieri era stato rilevato non mostrano segni di problematiche strutturali – per ora non vengono adottate misure specifiche, che peraltro sono anche al vaglio dei ministri dell’energia.

Questa la posizione illustrata dal ministro delle finanze di Cipro, il Paese che ha la presidenza di turno della Ue, Makis Keravnos, durante la conferenza stampa al termine dell’Ecofin assieme al commissario europeo all’economia, Valdis Dombrovskis.

“Si è parlato molto della questione, ma non si è parlato in modo specifico di strumenti. Per il momento non abbiamo nessuna misura perché dobbiamo valutare ulteriormente la situazione e questo può avvenire solo una volta che la situazione sarà più stabile, se lo se lo sarà. Allora possiamo decidere”, ha spiegato Keravnos.

Gli ha fatto eco Dombrovskis: “la situazione rimane particolarmente incerta prima”, ha detto. E del tema “stanno discutendo i ministri dell’Energia”.

Secondo il ministro cipriota, “la situazione è particolarmente instabile” e quindi è “impossibile discutere in modo specifico” di provvedimenti.”Quello che posso dire che ieri abbiamo visto questo balzo dei prezzi del petrolio che ora sono scesi di nuovo, quindi come abbiamo già detto a volte il mercato si autoregola. In pratica dobbiamo aspettare e vedere cosa succede”.

“Siamo consapevoli che i prezzi dell’energia sono il primo segnale dell’impatto di questa situazione. Questo coinvolge tutti, c’è stata una forte pressione su tutti e questa instabilità generale aveva esercitato una influenza sulle decisioni di investimento. Per quanto riguarda l’energia in particolare, sono state discusse tutte le questioni. I prezzi dell’energia sono ancora elevati ed è una questione molto grave per i paesi dell’unione. E’ stato un elemento centrale nella discussione”, ha concluso.

Mattarella a Istituto Resistenza, tra foto del padre e Vassoio Ventotene

Firenze, 10 mar. (askanews) – Durante la sua visita di questa mattina all’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Firenze, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è soffermato davanti alla “navicella”, il volume con i ‘ritratti’ fotografici e le brevi biografie dei membri dell’Assemblea Costituente, tra cui il padre Bernardo Mattarella.

“Gli abbiamo mostrato il Vassoio di Ventotene – ha raccontato Chiti – ha voluto una descrizione di tutte le persone che ci sono rappresentate, poi gli abbiamo fatto vedere una navicella, cioè la pubblicazione che fa la Camera, e avevamo una delle prime edizioni, quella durante la Costituente. E tra i deputati alla Costituente c’era anche il padre Bernardo Mattarella. E poi gli abbiamo fatto vedere il telegramma che fece Terracini da presidente della Costituente a Piero Calamandrei per dire che andasse alla votazione conclusiva sulla Costituzione”.

Durante la visita, il Presidente ha anche visto documenti e testi storici di grande valore: “Abbiamo fatto vedere la prima edizione del libro di Primo Levi ‘Se questo è un uomo’. Noi abbiamo, oltre a questo, l’archivio Calamandrei, l’archivio Salvemini e le carte del Comitato di Liberazione Nazionale, abbiamo anche, per esempio, la prima edizione italiana del libro di Carlo Rosselli ‘Socialismo Liberale’. Infine abbiamo fatto vedere la pianta di Firenze della lotta di liberazione con tutti gli sdoppiamenti. Il Presidente è stato molto interessato. Insomma, è stata una bella esperienza che ha dato a tutti gioia”.

Chiti ha aggiunto che Mattarella si è mostrato particolarmente colpito dall’attività di formazione rivolta ai giovani: “Lo scorso anno abbiamo coinvolto 18 scuole, 69 classi e 1500 studenti in tutte le province toscane. Il Presidente ha sottolineato più volte l’importanza di questa esperienza”. L’Istituto, compresi i suoi ricercatori, chiede da tempo una nuova sede più consona alle sue attività e in condizioni migliori. Una richiesta rivolta, oggi, anche al presidente della Toscana Eugenio Giani.

Mattarella a Firenze, i passanti: “baluardo di democrazia”

Firenze, 10 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica è stato salutato con applausi da numerosi passanti, a Firenze, al suo ingresso nella sede dell’Istituto Storico della Resistenza, in via Carducci. “Sergio! Sergio! sei il baluardo della nostra democrazia”, è stato il grido rivoltogli da un uomo. Ad accogliere Mattarella, oltre al presidente dell’Istituto, Vannino Chiti, la sindaca Sara Funaro e il presidente della Toscana, Eugenio Giani.

Lego, risultati record 2025, ricavi 83,5 mld corone danesi (+12%)

Roma, 10 mar. (askanews) – Il Gruppo Lego ha archiviato il 2025 con risultati record, trainati da una “forte identità di marchio e da un portafoglio prodotti innovativo”, riferisce la società i un comunicato.

I ricavi sono aumentati del 12% raggiungendo gli 83,5 miliardi di corone danesi, sostenuti da una domanda elevata in tutti i mercati principali, con performance d’eccezione in Europa occidentale, Americhe e nell’area CEEMEA (Europa centro-orientale, Medio Oriente e Africa).

Le vendite al consumo sono cresciute del 16%, superando nettamente il mercato del giocattolo che è cresciuto del 7%.

L’utile operativo è salito del 18% a 22,0 miliardi di corone, beneficiando della scalabilità della produzione, l’azienda ha infatti ottimizzato l’uso degli impianti su volumi maggiori, riducendo l’incidenza dei costi fissi unitari. Questo ha permesso di finanziare investimenti per 9,2 miliardi di corone per nuove fabbriche in Vietnam e Virginia e l’espansione dei siti in Ungheria, Messico e Cina.

L’utile netto è balzato del 21% a 16,7 miliardi di corone, con un free cash flow di 10,8 miliardi.

Il 2025 ha visto il lancio del più grande portafoglio di sempre con oltre 860 prodotti. Un ruolo chiave è stato giocato dalla partnership con la Formula 1, che ha attirato nuovi costruttori.

Sul fronte della sostenibilità, la quota di materiali riciclati è salita al 52%.

“Siamo molto soddisfatti della nostra performance record nel 2025, costruita sul successo dello scorso anno”, ha dichiarato il CEO Niels B. Christiansen. “Il nostro portafoglio innovativo ed esteso, unito alla forza del marchio LEGO e a un modello operativo efficace, ha guidato l’alta domanda”.

Nel febbraio 2026, il gruppo ha inoltre completato l’acquisizione di 29 centri LEGO Discovery da Merlin Entertainments.

Mattarella: con social e IA tutto cambia, rimettere al centro la persona

Roma, 10 mar. (askanews) – “I social hanno modificato il modo di comunicare, cambiando relazioni sociali e modo di operare anche nella vita politica. L’intelligenza artificiale sta modificando forme e modalità di lavoro e innumerevoli e ancora indefiniti aspetti della vita nel mondo. Un contributo fondamentale a una convivenza più giusta e più libera deve vedere protagonista il mondo della cultura e istituzioni come la Cesare Alfieri”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando a Firenze.

“La tecnologia e la scienza sembrano avere oggi bisogno soprattutto di un nuovo e vigoroso apporto di carattere umanistico. Di una nuova ricomposizione dell’unicità del sapere, sempre più avvertita e concretamente sviluppata da discipline che un tempo apparivano estranee le une alle altre. Vi è l’esigenza di rimettere al centro la persona, i valori umani e universali, il senso di comunità che accresce il valore delle relazioni tra le persone, del rispetto e del reciproco riconoscimento di dignità e diritti” ha rilanciato Mattarella.

“Occorre, come hanno fatto tanti di coloro che hanno operato in questa Scuola, dedicarsi allo studio con passione, nei diversi ambiti della conoscenza affinché i nuovi confini del sapere possano essere esplorati e coltivati per realizzare il benessere collettivo che muove dalla centralità della persona, di ciascuna persona, dei suoi diritti e dei suoi doveri” ha concluso.

Mattarella: no a regressione a tirannide cesarista, non lasciamo che avvenga

Firenze, 10 mar. (askanews) – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella riceve a Firenze la laurea honoris causa dalla Scuola di Scienze Politiche Cesare Alfieri e ricorda la profezia di Tocqueville sulla possibilità di “un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista”: “Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”, osserva Mattarella.

“Silvano Tosi, prima allievo e poi docente autorevole della Cesare Alfieri” nel 1957 concludeva la prefazione alla sua traduzione della “Democrazia in America” di Tocqueville con queste parole, “tuttora attuali e motivo di riflessione – ricorda Mattarella -: “Nelle molte intuizioni profetiche di Tocqueville, la più inquietante per il nostro tempo è forse quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo, che Tocqueville definì magistralmente, cogliendone l’intimo spirito, nel concludere che si tendeva a far perpetuare l’infanzia dell’uomo”. Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione”, conclude Mattarella.

Mattarella: c’è la pretesa di agire al di fuori delle regole degli Stati

Roma, 10 mar. (askanews) – “La contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali”, “i protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari. Sovente vi si fondono i due aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al teatro del Maggio a Firenze dove ha ricevuto la laurea honoris causa in “Politica, istituzioni e mercato”.

“La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi” è il richiamo del Capo dello Stato.

Mattarella: utili e necessarie critiche elettori a partiti

Firenze, 10 mar. (askanews) – “I partiti politici hanno rappresentato il motore della rinascita democratica dell’Italia, assicurando il coinvolgimento popolare come mai si era verificato nella storia dello Stato unitario. Rivestono un ruolo indicato dalla Costituzione: anche per questo sono, più che utili, necessarie critiche e sollecitazioni che provengono dagli elettori, anzitutto, e dal mondo della cultura”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al teatro del Maggio a Firenze dove ha ricevuto la laurea honoris causa in “Politica, istituzioni e mercato”.

Mattarella: Costituzione nata da dialogo autentico politici-studiosi

Firenze, 10 mar. (askanews) – L’Assemblea Costituente “si giovò in grande misura del contributo degli uomini di cultura, degli studiosi di diverso orientamento che ne entrarono a far parte, accanto alla componente più schiettamente politica”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parlando al teatro del Maggio a Firenze dove ha ricevuto la laurea honoris causa in “Politica, istituzioni e mercato”.

“La cultura e la scienza sono per loro autentica natura aperte all’interlocuzione, non pretendono di possedere verità assolute, sono inclini a trovare punti di incontro, a raggiungere mediazioni, senza rinunciare ad affermare principi e valori – ha spiegato il Capo dello Stato -. Questo rese possibile la nostra Costituzione: una collaborazione autentica e profonda, tra studiosi e rappresentanti politici, nel porre le basi per la rinascita dell’Italia nel segno della democrazia”.

Iran, tutti gli aggiornamenti sulla guerra

Roma, 10 mar. (askanews) – Prosegue senza sosta la guerra avviata da Usa e Israele contro l’Iran, che si è allargata ai Paesi del Golfo e al Libano. Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha inviato segnali contrastanti sull’evoluzione della guerra contro l’Iran, affermando prima che il conflitto potrebbe concludersi presto e poi minacciando nuove azioni militari. Di seguito le notizie più importanti di oggi, martedì 10 marzo, man mano che arrivano in redazione.

-12:32 Forze Israele: a Teheran colpito complesso ricerca e sviluppo armi

-12:32 Iran, Trump: Mojtaba Khamenei non credo “possa vivere in pace”

-12:27 Iran, forti esplosioni avvertite a Doha

-12:26 Iran, Larijani a Trump: attenzione a non essere “eliminato”

-11:34 Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato una nuova ondata di attacchi contro l’Iran. Lo hanno fatto attraverso un comunicato diffuso dai loro canali online.

-11:03 Iran, Cremlino: Putin ha fatto alcune proposte a Trump

-09:44 Iraq: no a nostro spazio aereo per attacchi Usa-Israele a Iran

-09:06 Iran, Esercito Usa: distrutte o danneggiate 50 navi militari Teheran

-08:33 Iran, Pasdaran: stop petrolio attraverso Hormuz finché dura la guerra

-08:21 Iran, Nato schiera sistemi Patriot in provincia turca Malatya

-08:02 Iran: colpito quartier generale militare Usa in Kurdistan iracheno

-07:42 Iran, sondaggio Usa: 60% americani crede che guerra durerà a lungo

-07:07 Iran, nuovo attacco con missili e droni a Emirati arabi uniti

La Nato ha schierato i sistemi Patriot nella provincia turca di Malatya

Roma, 10 mar. (askanews) – La Nato ha schierato dei sistemi di difesa aerea Patriot nella provincia turca di Malatya dopo che dall’Iran, per la seconda volta, un missile si era diretto verso lo spazio aereo del Paese anatolico. Lo ha reso noto il Ministero della Difesa turco.

“Alla luce dei recenti sviluppi nella regione, si stanno adottando le misure necessarie per proteggere i confini e lo spazio aereo della Turchia. La Nato ha rafforzato le sue difese aeree e missilistiche, oltre alle misure adottate dalle autorità turche. Nell’ambito di queste misure, il sistema Patriot è attualmente schierato a Malatya e si sta preparando per l’impiego operativo a protezione dello spazio aereo”, ha affermato il Ministero in una nota.

Trump promette una rapida fine della guerra in Iran, poi ci ripensa e minaccia

Roma, 10 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha inviato segnali contrastanti sull’evoluzione della guerra contro l’Iran, affermando prima che il conflitto potrebbe concludersi presto e poi minacciando nuove azioni militari ancora più dure se Teheran dovesse tentare di interrompere le forniture energetiche globali.

Parlando con i giornalisti, Trump ha avvertito che Washington è pronta a colpire con forza. “Li colpiremo così duramente che non sarà possibile per loro o per chiunque li aiuti recuperare quella parte del mondo”, ha dichiarato.

In precedenza, in un’intervista telefonica alla rete Cbs, il presidente aveva invece suggerito che la guerra tra Stati uniti, Israele e Iran potrebbe essere vicina alla conclusione. Il conflitto, ha detto, “è molto avanzato, praticamente completato” e gli Stati uniti sarebbero “molto in anticipo sui tempi”.

Le dichiarazioni hanno inizialmente contribuito ad allentare le tensioni sui mercati energetici. Il prezzo internazionale del petrolio, salito fino a quasi 120 dollari al barile, è poi sceso sotto i 90 dollari dopo le indicazioni dei paesi del G7 sulla possibilità di intervenire per contenere i prezzi e dopo le parole di Trump.

Il presidente ha tuttavia ribadito in serata che il conflitto non è ancora terminato. “Abbiamo vinto in molti modi, ma non abbastanza”, ha detto parlando a un gruppo di parlamentari repubblicani, aggiungendo che gli Stati uniti proseguiranno “più determinati che mai” fino alla “vittoria finale”. Alla domanda se la guerra possa concludersi questa settimana, Trump ha risposto: “No”, aggiungendo soltanto che finirà “presto, molto presto”.

Sul fronte opposto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che Teheran è pronta a continuare a combattere contro Stati uniti e Israele “per tutto il tempo necessario”. In un’intervista all’emittente statunitense Pbs News ha dichiarato: “Siamo pronti a continuare i lanci di missili contro di loro per tutto il tempo necessario e ogni volta che sarà necessario”. Il ministro ha inoltre sostenuto che eventuali negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”.

Araghchi ha anche respinto le accuse secondo cui l’Iran starebbe ostacolando il traffico energetico globale, sostenendo che Teheran non ha chiuso lo stretto di Hormuz. “La produzione e il trasporto di petrolio sono rallentati o si sono fermati non a causa nostra, ma a causa degli attacchi e dell’aggressione degli israeliani e degli americani contro di noi”, ha affermato.

Il conflitto è entrato nel decimo giorno mentre proseguono i bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran. Trump ha affermato che le forze americane hanno effettuato circa 3.000 raid aerei dall’inizio delle operazioni. Teheran continua a rispondere con lanci di missili e droni contro Israele e contro obiettivi militari statunitensi e dei paesi alleati nella regione.

Secondo funzionari iraniani, circa 1.300 persone sono morte negli attacchi statunitensi e israeliani in Iran, mentre le offensive iraniane in Medio Oriente avrebbero causato più di 30 vittime. L’esercito israeliano sostiene di aver ucciso oltre 1.900 iraniani.

In Libano i raid israeliani hanno provocato quasi 500 morti e oltre 600.000 sfollati, mentre le forze israeliane hanno avviato operazioni terrestri nel sud del paese contro Hezbollah dopo il lancio di razzi verso il territorio israeliano.

Un missile balistico lanciato dall’Iran ha inoltre attraversato lo spazio aereo turco prima di essere abbattuto dalle difese della Nato, secondo il ministero della Difesa turco. L’Iran ha negato di aver preso di mira la Turchia.

Gli attacchi iraniani hanno colpito diversi paesi del Golfo. In Israele almeno una persona è stata uccisa da un missile iraniano, portando a 11 il bilancio delle vittime nel paese. L’Arabia saudita ha dichiarato di aver intercettato droni e missili diretti verso il grande giacimento petrolifero di Shaybah e verso una base aerea saudita.

In Bahrein la compagnia energetica statale ha dichiarato di non poter più rispettare i contratti a causa dei combattimenti e di un recente attacco contro il complesso della raffineria.

Le tensioni hanno inoltre quasi fermato il traffico navale nello stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il conflitto ha coinvolto anche altri attori regionali e internazionali: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Kiev invierà droni intercettori e specialisti per aiutare a proteggere le basi militari statunitensi in Giordania su richiesta di Washington.

Tra le vittime del conflitto figurano anche militari statunitensi: il vicepresidente J.D. Vance ha partecipato alla cerimonia di rientro negli Stati uniti del settimo soldato americano ucciso nella guerra, morto dopo essere stato gravemente ferito in un attacco contro la base aerea Prince Sultan in Arabia saudita.

Netanyahu: la fine del regime dipende dal popolo iraniano

Roma, 10 mar. (askanews) – La caduta del regime in Iran è nelle mani del popolo iraniano. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una visita, avvenuta nella tarda serata di ieri, al Centro Nazionale per le Operazioni di Emergenza Sanitaria.

“La nostra aspirazione è quella di indurre il popolo iraniano a spezzare il giogo della tirannia – ha spiegato Netanyahu -. In ultima analisi, dipende da loro. Ma non c’è dubbio che con le azioni intraprese finora stiamo spezzando loro le ossa, e il nostro braccio è ancora teso”.

“Se avremo successo insieme al popolo iraniano, porremo fine a tutto questo in modo permanente”, ha aggiunto.

Meteo, profondo vortice dal nord atlantico in arrivo sull’Italia

Milano, 10 mar. (askanews) – Dopo tre lunghe settimane dominate dall’alta pressione e da temperature anomale, un profondo vortice nord atlantico piomberà sull’Italia riportando pioggia, vento, neve e un diffuso calo termico di almeno 5°C. È la previsione di Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it. Si tratta di un vortice in arrivo direttamente dalla Scozia e diretto verso la Libia: ben 3000 km in soli 3 giorni, con partenza venerdì 13 marzo e arrivo a destinazione domenica sera. Viaggiando alla velocità di 1000 km al giorno, porterà un peggioramento sull’Italia tanto rapido quanto incisivo. Il passaggio di questo ciclone scozzese, tra sabato e domenica, potrebbe riportare condizioni localmente invernali.

Le protagoniste assolute saranno le nostre Alpi, dove si attendono nevicate abbondanti: se le attuali previsioni verranno confermate, sulle Dolomiti cadrà oltre mezzo metro di neve fresca a partire dai 1400 metri di quota. In sintesi, passeremo da una primavera inoltrata a un improvviso ritorno invernale. Tuttavia, data l’estrema velocità di spostamento del vortice, non è da escludere che la sua traiettoria possa subire dei cambiamenti stravolgendo addirittura la previsione appena proposta. Non escluso inoltre che dall’Equinozio di Primavera (20 marzo) in poi, anche la fine del mese possa risultare decisamente più fresca, piovosa e caratterizzata da un sole molto timido.

Nel dettaglio martedì 10 piogge sparse al Nord Ovest, isolate nebbie sulla Pianura Padana orientale; al Centro instabilità sugli Appennini e in Toscana con scrosci; al Sud poco nuvoloso, ma con instabilità pomeridiana sui rilievi. Mercoledì 11 al Nord nuvoloso, piovaschi irregolari; al Centro poco nuvoloso, instabilità pomeridiana sui rilievi e zone vicine; al Sud ampi spazi soleggiati salvo qualche acquazzone. Giovedì 12 al Nord piogge su Liguria, bassa Lombardia ed Emilia; al Centro piogge. Al Sud ampi spazi soleggiati salvo qualche acquazzone. Nel weekend sabato instabile nel pomeriggio, domenica più asciutta. Perturbazione da lunedì 16.

Export Germania inizia 2026 in calo mentre in Cina parte al galoppo

Roma, 10 mar. (askanews) – Commercio con l’estero indietro tutta in Germania a inizio anno, mentre all’opposto in Cina gli scambi e le merci in uscita hanno registrato un balzo in avanti. E per il gigante asiatico si profila un nuovo anno da record. È la fotografia degli opposti emersa dai dati di oggi di 2 dei maggiori esportatori mondiali.

In Germania a gennaio le esportazioni hanno subito una contrazione del 2,3% rispetto al mese precedente, anche se a quota 130,5 miliardi di euro risultano dello 0,6% superiori rispetto allo stesso mese del 2025, secondo i dati pubblicati da Destatis.

La dinamica negativa ha coinvolto anche le importazioni tedesche: a gennaio sono crollate del 5,9% e in questo caso, a quota 109,2 miliardi di euro, risultano diminuite anche nel confronto su base annua, per un 4%. Il mese si è chiuso con un surplus commerciale di 21,2 miliardi, secondo l’ente di statistica federale.

Nel frattempo in Cina sull’insieme di gennaio e febbraio le esportazioni sono balzate del 21,8% su base annua, superando ampiamente le attese. Le importazioni sono cresciute del 19,8% e il colosso asiatico ha chiuso i primi due mesi dell’anno con un surplus da 213,6 miliardi di dollari, oltre un quarto superiore a quello dello stesso periodo del 2025.

Queste dinamiche non potranno che rialimentare i timori nella Unione europea sul fatto che una ampia quota dell’export cinese, dirottato a causa dei dazi americani, si riversi in nella Ue, che intanto fatica a piazzare i suoi beni all’estero.

Referendum, Anm: toni inaccettabili contro toghe ma non rispondiamo

Milano, 10 mar. (askanews) – “In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici, anche di altissimo profilo. L’appello all’abbassamento dei toni che è stato rivolto a tutte le parti in causa dalla più alta carica dello Stato era, e ancora di più oggi è, assolutamente opportuno. Per cui, anche se il tono e le argomentazioni contro la magistratura italiana sono oramai giunte a un livello inaccettabile per chi auspica la rispettosa collaborazione tra le istituzioni del nostro Paese, continueremo a mantenere inalterata la nostra linea”. Così in una nota la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.

Referendum, La Russa: avrà valore politico se vota 50% elettori

Roma, 10 mar. (askanews) – “Il problema della partecipazione influirà anche sull’esame del risultato: chiunque vincerà, se vincesse con una bassissima partecipazione, non potrebbe pretendere che al risultato del referendum si attribuisca una grande valenza politica. Certo, una valenza comunque l’avrà, ma dipende anche da quanti la esprimeranno: se andrà a votare una cifra vicina al 50% degli elettori ha un senso, ma sotto il 45% l’influenza dei fattori esterni avrà la meglio su una considerazione di cosa pensano gli italiani della questione”. Così il presidente del Senato, Ignazio La Russa, in un’intervista al Messaggero Veneto a proposito del referendum sulla riforma della magistratura, in programma il 22-23 marzo prossimi.

“Ho visto il post di Meloni che cerca di riportare l’attenzione sul merito del referendum che non riguarda il contrasto tra politica e magistratura o la durata dei processi: si chiede che la magistratura non sia dominata dalle correnti, ma rispettando l’indipendenza vera dei giudici. E se è giusto che i magistrati, PM e giudicanti, siano sulla stessa barca oppure no. Infine, se a giudicare sulle loro eventuali inadempienze debbano essere magistrati scelti dalle correnti o un organo scelto con sorteggio diverso dagli stessi Csm”, ha sottolineato.

Per La Russa “si stanno esprimendo troppo poco i magistrati, perché a esprimersi per il Sì sono, guarda caso, ex PM come Di Pietro che non hanno niente da temere. L’80% dei magistrati sta rimanendo invece in silenzio. Vorrei che questa maggioranza silenziosa ci dicesse se è per il Sì o per il No. Se parlassero tutti una cosa sarebbe sicura: chi capisce di legge sa che questa riforma non ha nulla a che vedere con il fatto che la politica abbia un peso maggiore nei confronti della magistratura, casomai esattamente il contrario. Poi ciascuno, badando al merito reale delle riforme, potrebbe scegliere il Sì oppure il No”.

Zelensky: il nuovo ciclo di negoziati sulla guerra in Ucraina è stato rinviato

Roma, 10 mar. (askanews) – Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che il nuovo ciclo di negoziati per risolvere il conflitto in Ucraina è stato rinviato a causa della situazione intorno all’Iran.

In un messaggio pubblicato su X, Zelensky ha spiegato di aver tenuto una riunione con il team negoziale ucraino e che Kiev è in contatto costante con la parte statunitense.

“Al momento la priorità dei partner e tutta l’attenzione sono concentrate sulla situazione intorno all’Iran e per questo l’incontro che era stato pianificato per questa settimana viene rinviato su proposta della parte americana”, ha affermato.

Secondo quanto riportato in precedenza da Radio NV, il prossimo round di colloqui trilaterali tra Russia, Stati uniti e Ucraina avrebbe dovuto svolgersi l’11 marzo a Istanbul. L’ufficio della presidenza turca ha tuttavia dichiarato di non avere informazioni su possibili negoziati.

L’America First alla prova della guerra

La linea di frattura

La crescente tensione tra Stati Uniti e Iran non agita soltanto il Medio Oriente. Sta producendo anche un effetto politico interno negli Stati Uniti: una frattura evidente all’interno dell’universo MAGA, il movimento che si riconosce nello slogan trumpiano “America First”.

Per anni questo mondo politico ha fatto della critica alle “forever wars” – le guerre senza fine in Medio Oriente – uno dei suoi tratti identitari. Donald Trump ha costruito gran parte della propria legittimazione politica denunciando le avventure militari dell’America post-11 settembre e promettendo una politica estera più prudente.

Ora però lo scenario è cambiato. Il confronto militare diretto con l’Iran rimette al centro una domanda che il trumpismo aveva cercato di evitare: fino a che punto gli Stati Uniti devono intervenire nei conflitti globali?

Isolazionisti contro interventisti

Nel mondo conservatore americano stanno emergendo due posizioni diverse. Da una parte vi è una corrente che potremmo definire neoisolazionista. Commentatori influenti e figure mediatiche della galassia trumpiana sostengono che la guerra contro l’Iran contraddice la promessa originaria del movimento: riportare l’America fuori dai conflitti locali, in particolare nel Medio Oriente, e concentrarsi sulle priorità interne.

Secondo questa linea, Israele deve certamente essere sostenuto, ma non fino al punto di trascinare gli Stati Uniti in una guerra dagli esiti imprevedibili.

Dall’altra parte esiste invece un’area più tradizionalmente repubblicana, legata ai temi della sicurezza nazionale, che considera l’Iran una minaccia strategica globale. Per questi settori la dura iniziativa contro Teheran non rappresenta una deviazione dal trumpismo, ma una dimostrazione di forza necessaria per ristabilire la deterrenza americana.

Donald Trump si trova così a navigare tra due sensibilità diverse del proprio campo politico. Da un lato mantiene una retorica di fermezza verso l’Iran; dall’altro evita di presentare la crisi come l’inizio di una nuova guerra totale.

È un equilibrio delicato. Un coinvolgimento militare prolungato rischierebbe infatti di incrinare il rapporto con una parte significativa della sua base elettorale.

Uneco degli anni Trenta

Questa divisione non è del tutto nuova nella storia americana. Negli anni Trenta il Paese fu attraversato da un intenso dibattito tra isolazionisti e interventisti. Molti cittadini e leader politici ritenevano che gli Stati Uniti dovessero restare lontani dai conflitti europei; altri sostenevano invece la necessità di opporsi all’espansione delle potenze dell’Asse. Fu solo con l’attacco giapponese a Pearl Harbor, nel 1941, che l’America superò definitivamente quella frattura.

Oggi, in un contesto geopolitico completamente diverso, quel dilemma riemerge sotto nuove forme. La crisi con l’Iran mostra che anche il movimento MAGA, spesso percepito come monolitico, è attraversato da tensioni profonde.

La domanda che si ripresenta è sempre la stessa: quale ruolo deve avere l’America nel mondo? È una questione antica, ma ogni generazione americana sembra obbligata prima o poi a confrontarsi con essa.

Il fragile mercato del lavoro in Italia

Il record degli occupati e le fragilità nascoste

Il mercato del lavoro in Italia, all’inizio del 2026, presenta un dato apparentemente positivo: il numero degli occupati ha raggiunto circa 24 milioni, un record storico. Tuttavia, dietro questo risultato si nascondono fragilità strutturali profonde, come il divario di genere, la difficile condizione dei giovani e una diffusione significativa di lavori precari.

Un primo elemento critico riguarda il numero degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, che ammontano a circa 12,4 milioni di persone. Ancora più preoccupante è la tendenza osservata nel periodo gennaio 2005 – gennaio 2006: a fronte di una diminuzione della disoccupazione di 384 mila unità, ben 322 mila persone non hanno trovato lavoro ma sono passate direttamente nell’inattività.

In altre parole, per ogni dieci persone che escono dalla disoccupazione, solo una trova effettivamente lavoro, mentre le altre nove smettono di cercarlo. Il tasso di inattività raggiunge così il 33,9%, il che significa che circa un italiano su tre in età lavorativa non lavora e non cerca lavoro.

 

Donne, giovani e over 50: chi resta fuori dal lavoro

Ma chi sono gli inattivi? In gran parte si tratta di donne, circa 6,5 milioni, sulle quali ricade quasi interamente la cura dei figli o degli anziani, anche a causa della carenza di asili nido e di servizi sociali adeguati.

Tra gli inattivi vi sono poi i giovani che non studiano né lavorano (NEET), circa 1,7 milioni, che con il passare del tempo rischiano di perdere competenze e fiducia nelle proprie possibilità.

Infine vi sono gli over 50, spesso considerati dalle aziende troppo anziani per essere assunti, ma allo stesso tempo non ancora in possesso dei requisiti necessari per accedere alla pensione.

Precarietà e part-time involontario

Analizzando invece la condizione degli occupati, i dati mostrano come in Italia sia ancora molto diffuso il fenomeno della precarietà lavorativa. Questo si manifesta soprattutto attraverso i contratti a termine e il part-time involontario.

I lavoratori con contratti temporanei sono circa 3 milioni, mentre coloro che lavorano part-time perché non hanno trovato un impiego a tempo pieno rappresentano circa il 10% dei lavoratori totali. I lavoratori con un contratto stabile sono invece circa 16 milioni.

Nonostante il record di occupati, l’Italia continua inoltre a registrare uno dei tassi di occupazione più bassi d’Europa: 62,6%, contro una media dell’Unione Europea pari al 75,8%.

Particolarmente difficile è anche la situazione dei giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile si attesta intorno al 20,5% (dato di dicembre 2025), contro una media europea di circa 14%.

Si tratta di un divario che segnala non solo difficoltà di accesso al lavoro, ma anche una minore capacità del sistema economico di assorbire le nuove generazioni.

Il problema del mismatch tra imprese e formazione

A rendere il quadro ancora più complesso contribuisce il fenomeno del mismatch, cioè il mancato incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Le aziende italiane prevedono di effettuare circa 5,5 milioni di assunzioni, ma incontrano difficoltà nel reperire circa 2,5 milioni di profili professionali. In particolare, per tecnici e operai specializzati la difficoltà di reperimento arriva al 65%.

Mancano inoltre circa 670 mila diplomati tecnici e 120 mila laureati provenienti dagli ITS.

Le cause di questo fenomeno sono diverse: il calo demografico, la formazione spesso non adeguata alle esigenze delle imprese e, non da ultimo, i salari bassi e le limitate prospettive di carriera.

Per questo motivo ogni anno molti giovani scelgono di lasciare il proprio territorio o il Paese: si stima che tra 60 mila e 80 mila giovani abbiano abbandonato il Sud negli ultimi anni.

Lespansione della gig economy

Un altro fenomeno in crescita è quello dei gig jobs, cioè la cosiddetta economia dei lavoretti.

Il termine deriva dal gergo dei musicisti e indicava originariamente una singola esibizione o un concerto; oggi viene utilizzato per descrivere incarichi temporanei, flessibili e spesso richiesti “on demand”.

Tra questi lavori rientrano i rider e i servizi di consegna, il ridesharing, i servizi domestici e di piccola manutenzione, il pet sitting, il dog walking, ma anche attività come l’insegnamento o il tutoraggio online e varie professioni creative freelance, come video editor o copywriter.

Si tratta tuttavia di lavori spesso caratterizzati da redditi bassi e scarse tutele.

Il rischio di una precarietà permanente

In conclusione, l’enfasi sui numeri dell’occupazione rischia di nascondere una realtà più complessa: quella di persone che lavorano ma restano povere e di una generazione di giovani che si sente spesso abbandonata.

Per molti NEET, le prospettive sembrano ridursi a una precarietà permanente o alla dipendenza dai sussidi.

Resta quindi una domanda di fondo: un mercato del lavoro con queste caratteristiche sarà in grado di affrontare le sfide future, a partire dall’impatto dell’intelligenza artificiale, che potrebbe ridurre molti posti di lavoro tradizionali?

Senza investimenti significativi nella ricerca, nell’università e nella formazione, senza un aumento dei salari e senza politiche capaci di favorire l’occupazione femminile — attraverso servizi come asili nido e strutture sociali — il mercato del lavoro italiano rischia di rimanere vulnerabile agli shock economici esterni.

Proprio in questi giorni, ad esempio, il conflitto tra Stati Uniti e Iran potrebbe avere ripercussioni economiche importanti se dovesse protrarsi nel tempo. È quindi un motivo in più per non limitarsi a celebrare i numeri dell’occupazione, ma per costruire un progetto solido e duraturo per il lavoro in Italia.

La giustizia non si riforma indebolendo i contrappesi

Una riforma fuori bersaglio

Voterò No perché questa proposta non affronta la struttura reale della crisi della macchina giudiziaria, ma si concentra sulla sua superficie ordinamentale. I nodi restano quelli che gravano sulla vita quotidiana dei cittadini: impoverimento organizzativo, insufficienza di risorse umane, distribuzione territoriale diseguale dei servizi, tempi incompatibili con una tutela effettiva. Per questo non modifica il rapporto tra istituzioni e bisogni sociali, ma finisce per spostare l’equilibrio interno dei rapporti di forza. Agisce invece sul piano costituzionale, cioè sul punto più delicato: la distribuzione del peso decisionale tra politica e ordine giudiziario.

Da sociologo, considero decisivo questo aspetto. Le istituzioni non sono ingranaggi neutri: producono gerarchie, protezioni, squilibri. E quando un intervento sposta il baricentro dei contrappesi senza migliorare l’accesso effettivo alla tutela giurisdizionale, occorre fermarsi a valutare con attenzione. Anche perché la separazione tra funzioni giudicanti e requirenti è già oggi fortemente limitata dall’ordinamento: si interviene dunque sulla Carta per un fenomeno marginale, mentre il disagio reale dei cittadini resta quasi intatto.

Il sorteggio non è democrazia

Il punto tecnicamente più fragile è qui. Si invocano separazione, sorteggio, moralizzazione. Ma il governo delle istituzioni di garanzia non può essere affidato alla casualità. Il sorteggio non produce responsabilità istituzionale, non valorizza competenze riconosciute, non consolida quell’habitus istituzionale che rende credibile un organo costituzionale. Di fatto sostituisce la valutazione con l’estrazione. È una risposta apparente al correntismo, ma rischia di produrre un autogoverno più debole e più esposto. La questione, allora, non è corporativa. Riguarda la qualità dello Stato di diritto.

Dossetti aveva intuito che la Carta conserva la propria tenuta solo se colloca al centro la persona, la sua anteriorità rispetto allo Stato e una solidarietà concreta tra i consociati. Per questo la Costituzione non può essere trattata come una leva da piegare alle convenienze del presente: è il limite posto all’espansione della forza pubblica.

 

I meno garantiti pagano sempre per primi

Qui il discorso giuridico incontra quello sociologico. Daniel Gaxie ha mostrato come nelle democrazie agisca un “censo nascosto”: non tutti dispongono delle stesse risorse culturali, economiche e relazionali per comprendere, partecipare e difendersi. Vale anche davanti alla giustizia. Chi possiede capitale sociale, denaro e reti di protezione trova quasi sempre mediazioni ulteriori; chi non ne dispone dipende molto di più dall’imparzialità e dalla forza delle istituzioni. È per questo che un ordine giudiziario reso più vulnerabile ai condizionamenti non colpisce anzitutto i forti, ma chi arriva in tribunale senza scorte sociali. Colin Crouch ha descritto dinamiche simili con la categoria della post-democrazia: le forme restano, ma la sostanza si restringe. Ecco perché il No, per me, è una scelta di merito, non di conservazione. Non difende una corporazione: difende un’infrastruttura pubblica di garanzia. Una trasformazione orientata alla giustizia sostanziale investirebbe sulle infrastrutture umane e organizzative del sistema, sulla prossimità territoriale e sulla tutela di chi dispone di minori risorse per difendersi. Qui, invece, l’asse dell’intervento si sposta sugli equilibri di comando interni all’ordine costituzionale. E questo segnala che la posta in gioco non riguarda anzitutto l’accesso dei cittadini alla giurisdizione, ma la riconfigurazione dei contrappesi.

Magistratura più autonoma, politica più debole: il paradosso del referendum

Un giudice a Berlino

L’eco del grido del mugnaio Arnold di Sanssouci, umiliato dall’arroganza del potere, risuona ancora nella mente e nel cuore di tutti coloro che abbiano speranza nella vincente giustizia. Soprattutto nel cuore di noi Avvocati, da cui per primi il povero Arnold accorrerebbe, ancora oggi, per affidare la sua difesa e far perorare la sua causa.

Affinchè ciò sia possibile nella realtà, quale condizione necessaria ed imprescindibile vi è, nell’architettura costituzionale di uno Stato che possa dirsi democratico, il principio dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura.

Infatti, ciascun avvocato sa e ciascun cittadino dovrebbe sapere che non vi può essere antidoto contro l’abuso del potere dello Stato stesso o contro qualsivoglia prepotenza di chiunque – dall’economia a qualsiasi altro centro di interessi – senza un’Autorità alla quale ricorrere che sia davvero terza ed imparziale.

Il referendum del 22-23 marzo

Siamo in cammino verso il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. Questa riforma potrebbe scalfire tale premessa? Come votare? Sì o no, in questa dinamica manichea ma democratica che, purtroppo, non lascia spazio a sempre possibili aggiustamenti.

Se questa riforma scalfisse, anche minimamente, la premessa che ci siamo dati – anche avuto riguardo alla sola Magistratura requirente – la risposta sarebbe un perentorio e per l’effetto battagliero NO.

Invece, occorre subito dire con chiarezza e senza infingimenti che la riforma costituzionale sulla quale il popolo italiano sarà chiamato a pronunciarsi nelle urne non tradisce affatto la premessa che è stata posta.

Due CSM per rafforzare autonomia e indipendenza

Infatti, l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura non soltanto saranno preservate mediante la creazione di distinti C.S.M. – da un lato per quella giudicante e dall’altro per quella requirente – ma saranno implementate da questa riforma, avuto riguardo alle modalità di selezione dei componenti di codesto Organo di autogoverno, avente rilevanza costituzionale.

Invero, dopo quasi quarant’anni dall’introduzione del processo accusatorio nell’ordinamento italiano, dando finalmente seguito all’art. 111 della Costituzione, il Giudice, nel processo penale, sarà veramente terzo e non un collega della Pubblica Accusa segnatamente il Giudice vedrà rafforzata, anche sul piano ordinamentale, la propria posizione di terzietà rispetto al Pubblico Ministero.

Essi parteciperanno a concorsi diversi, svolgeranno funzioni differenti, avranno formazione continua diversificata, affronteranno carriere autonome ma saranno comunque entrambi soggetti soltanto alla legge, distinguendosi fra loro soltanto per diversità di funzioni, senza interferenze di altri poteri dello Stato se non, come tuttora avviene, coordinati dal proprio C.S.M. quale Organo di autogoverno che sarà duplicato ed anch’esso autonomo rispetto all’altro, senza inevitabili commistioni tra Magistratura giudicante e requirente.

Il superamento del sistema delle correnti

Inoltre, la Magistratura sarà finalmente liberata dal giogo di un’associazione privata, l’A.N.M. nonché dal sistema delle c.d. “correnti” ovvero veri e propri micropartiti nel senso deteriore, portatori di interessi collettivi e parziali, che confliggono inevitabilmente con il metodo meritocratico e con l’indipendenza stessa del singolo Magistrato nonché, per converso, con il bene comune: sistema le cui distorsioni sono pubblicamente ed amaramente emerse con l’affaire PALAMARA il quale dell’A.N.M. è stato Presidente.

Orbene, ciò sarà possibile mediante il previsto sorteggio, quale modalità di selezione dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura: tale metodo non costituisce un “vulnus” democratico perché questo Organo avente rilevanza costituzionale non è un’assise con funzioni di rappresentanza politica bensì un’Istituzione di autogoverno, garante dell’innanzi richiamato, preminente e non negoziabile, principio dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura.

In punto, occorre precisare che il sorteggio non avverrà tra “quisque de populo” bensì tra gli stessi Magistrati in servizio ovvero tra giuristi ultraqualificati, vincitori di un durissimo pubblico concorso, ciascuno dei quali quotidianamente decide sulla vita dei cittadini, disponendo in ordine ad interessi essenziali nonché statuendo sulla stessa libertà dei consociati.

Invero, per la quota laica, anch’essi saranno comunque sorteggiati tra un folto elenco di professori universitari in materie giuridiche ed avvocati di lungo corso, indicati dal Parlamento in seduta comune. Si potrebbe obiettare che in questo caso vi è una scelta. Orbene, non è così, perché attualmente il Parlamento elegge direttamente la quota laica, con gli inevitabili compromessi e mediazioni nonché con le forti determinazioni delle forze politiche mentre a seguito della riforma anche questo fattore sarà migliorato e calmierato dall’introduzione del sorteggio. Infatti, l’elezione di un elenco di idonei costituisce, nella fattispecie, un ineludibile presupposto del sorteggio, in quanto, non può prendersi l’“uomo della strada” bensì occorre sorteggiare nell’alveo di professionisti altrettanto qualificati che abbiano una sensibilità politica, laddove, anche qui, la sorte faccia da padrona su quest’ultima.

Infine, l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare costituisce l’introduzione di un Giudice naturale, indipendente ed autonomo che, anche in questo caso, non risponderà più a possibili logiche correntizie o diverse, quale diretta promanazione del rispettivo C.S.M.

Dunque, per sommi capi, nel limitato spazio di questo intervento, le ragioni di un determinato SI’ alla prossima consultazione referendaria, invitando tutti i cittadini a fare altrettanto affinché si possa continuare a confidare, ancor più, che vi sia sempre un Giudice a Berlino, proprio come nella celebre vicenda del mugnaio di Sanssouci.

Distorsioni dei poteri e fragilità della democrazia parlamentare

Un’ultima riflessione però, amara e contestuale nel pubblico dibattito, va necessariamente fatta, più da osservatore delle dinamiche politiche – da una prospettiva rigorosamente laica ma con formazione fortemente radicata nella dottrina sociale della Chiesa – che da operatore del diritto. Da un lato, il Legislatore e per converso la politica, interviene a sanare le distorsioni del potere giudiziario, a limitarne inevitabilmente la forza pur attualmente esercitata nei termini potenzialmente distorsivi di cui innanzi.

Dall’altro, il Governo e dunque il Parlamento e per converso la politica, gravemente malata in termini di partecipazione democratica e per l’effetto espressione di scarsa qualità della vita democratica – vedasi l’astensionismo, la frattura tra rappresentanti e rappresentati, l’abuso della decretazione d’urgenza, l’annientamento del dibattito parlamentare, abusando dello strumento della fiducia – vuole ora incidere sulla legge fondamentale – in senso atecnico – di una Repubblica parlamentare, ovvero sulla legge elettorale, leva già utilizzata, in passato, dall’attuale parte politica maggioritaria per svilire e manipolare il Parlamento (si ricordi il “Porcellum”), peggiorandola ulteriormente, senza preferenze, con sbarramento, con liste bloccate, con un grosso premio di maggioranza, definendo questo sforzo peggiorativo “Stabilicum”, laddove la pericolosissima sterilizzazione della democrazia sostanziale, funzionale soltanto alla conveniente selezione dei parlamentari da parte di piccole oligarchie su base non “rappresentativo-qualitativo-meritocratica” bensì “alieno- assertivo-mediocratica”, con conseguente volontà di eterodirezione degli stessi, viene confusa con una rinnovata idea di stabilità ed effettività del potere.

La partecipazione come antidoto alla crisi della rappresentanza

Orbene, questa distonia è estremamente significativa e pericolosa: si interviene per curare efficacemente le distorsioni di un potere ed al tempo stesso si interviene altrettanto efficacemente per aggravare le distorsioni e l’arroganza del proprio.

Questa amara riflessione conduce ad una possibile diversa opzione referendaria? Può la distorsione di un potere costituire un potenziale argine alla distorsione dell’altro? Ad ognuno le proprie considerazioni. Stavolta, da cattolico democratico, personalmente ritengo che un male non possa essere curato con un altro male e dunque, confermo il mio sì al referendum costituzionale anche se, in definitiva, i cieli restano oscuri all’orizzonte.

Infine, come cristiani, che non possono esimersi dal prendere posizione nella vita pubblica e che restano sempre portatori di una speranza, anche innanzi ai nefasti eventi della storia, sociali e politici – “qui contra spem in spem credidit” per dirla con San Paolo – possiamo soltanto giammai arrenderci all’ingiustizia, alla mediocrità ed alle distorsioni pubbliche, continuando a lottare, oggi e sempre di più, mediante la medicina della partecipazione.

Morto Umberto Allemandi, fondatore del Giornale dell’arte: aveva 88 anni

Milano, 9 mar. (askanews) – E’ morto oggi Umberto Allemandi, fondatore e direttore de Il Giornale dell’arte e della casa editrice che porta il suo nome. Lo riporta la testata, dalla quale si apprende che proprio oggi ha compiuto 88 anni. Allemandi era nato, infatti, a Torino il 9 marzo del 1938 e per oltre quarant’anni è stato il direttore e l’anima della testata d’arte italiana, che aveva fondato nel 1983. “Più che un editore, è stato un costruttore di linguaggi e di metodo, imponendo l’idea che l’arte dovesse essere trattata come notizia, con rigore, tempestività e indipendenza”, si legge nell’articolo con cui si annuncia la sua scomparsa.

Umberto Allemandi ha guidato il giornale per 42 anni, fino alla cessione della casa editrice nel dicembre 2024 a una compagine societaria che riunisce Intesa Sanpaolo, Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Accanto al Giornale dell’arte, la Società editrice Allemandi ha costruito un catalogo di monografie e collane che hanno segnato la formazione di generazioni di studiosi. Tra i primi titoli, I dipinti dell’Ottocento italiano, nel settembre 1983, inaugurò gli Annuari di economia dell’arte e La faccia nascosta della luna, di Luigi Carluccio, nella collana Testimoni dell’arte a cura di Mina Gregori, che avrebbe presto accolto La cultura dell’ignoranza di Alvar González-Palacios.

(foto tratta dal sito Il giornale dell’arte)

Iran, Eurogruppo teme una stagflazione innescata da shock energia

Roma, 9 mar. (askanews) – Per l’economia europea, le ricadute della crisi in Iran dipenderanno da durata e gravità del conflitto. “Se ci fosse una rapida de-escalation, con danni limitati a forniture e infrastrutture di energia probabilmente l’impatto sarebbe limitato. Tuttavia, se le forniture e le infrastrutture di energia venissero persistentemente prese di mira si rischia di esporre l’economia globale a uno shock stagflazionistico sul lungo termine”. Sono i due scenari previsionali descritti dal commissario europeo all’Economia, Valdis Domrovskis, nella conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo.

Il lettone ha invece mostrato una linea molto cauta sulle ipotesi allarmistiche di ricorso alle scorte di petrolio, che erano state fatte trapelare per una riunione straordinaria in teleconferenza dei ministri delle Finanze del G7, convocata dalla presidenza di turno della Francia. Le scorte esistono “esattamente per situazioni come questa. Se ci troviamo di fronte a una crisi, con problemi sugli approvvigionamenti, possiamo intervenire. Ma in prospettiva – ha detto Dombrovskis – non vediamo alcun segno di carenza strutturale nelle forniture, che, da questo punto di vista, giutificherebbe l’intervento”.

Ad ogni modo la questione non è di competenza diretta dei ministri delle Finanze, ma di quelli dell’Energia. “Oggi a livello di G7 delle Finanze abbiamo discusso di azioni coordinate, ma direi che a questo stadio non è stata presa alcuna decisione concreta. Domani i ministri dell’Energia del G7 ne discuteranno”, ha detto.

Di sicuro la crisi ha cambiato radicalmente il quadro delle prospettive economiche. Prima che si innescassero gli scontri in Iran la situazione appariva relativamente positiva. Ora, quasi all’improvviso, il quadro appare “profondamente preoccupante. Oggi la situazione è molto diversa, le tensioni sono in primo piano. L’Unione europea ha la capacità e la resilienza per assorbire shock temporanei ma, al tempo stesso, dobbiamo essere preparati per un periodo di instabilità più lungo, con possibili difficoltà negli approvvigionamenti”, ha rilevato il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis.

“L’energia è al centro della nostra attenzione e discutiamo delle possibili misure assieme alla necessità di restare coordinati”, ha aggiunto.

Il timore che sta prendendo piede è che il rally dei prezzi di petrolio e energia ricrei una ondata inflazionistica che, potenzialmente, potrebbe costringere le banche centrali a nuove manovre restrittive. E in un quadro di crescita economica non esuberante, questo rischierebbe di mettere l’attività in stallo.

Non a caso, Dombrovskis ha utilizzato il concetto di stagflazione, ossia la combinazione tra stagnazione dell’economia e inflazione dei prezzi.

Sui mercati prende piede l’ipotesi che la Banca centrale europea si veda costretta a uno o due rialzi dei tassi nel corso dell’anno, laddove in precedenza era atteso un lungo mantenimento dello status quo. Anche la Banca d’Inghilterra potrebbe alzare i tassi. Mentre negli Stati Uniti (con probabile grande disappunto del presidente Donald Trump) la Federal Reserve potrebbe essere frenata su eventuali ulteriori tagli ai tassi.

Centrosinistra converge su Iran, restano distanze su Ucraina

Roma, 9 mar. (askanews) – Il lavoro è in corso, proseguirà anche domani, il centrosinistra non vuole sprecare la posizione unitaria raggiunta la scorsa settimana sull’Iran, ma le comunicazioni di Giorgia Meloni mercoledì riguarderanno anche l’Ucraina, l’altro grande tema di politica internazionale, e qui le posizioni tra i partiti della coalizione restano distanti. Pd, M5s e Avs, innanzitutto, stanno ragionando per capire come comporre il puzzle e allo stato sottoscrivere una risoluzione unitaria che comprenda tutto pare assai complicato.

La linea sull’Iran pare acquisita, anche le ultime dichiarazioni della premier (“Non condivido e non condanno”) offrono un comodo assist alle opposizioni: attacca il leader M5s Giuseppe Conte, così come Francesco Boccia e Peppe Provenzano per il Pd e Nicola Fratoianni di Avs. I partiti del ‘campo largo’ riproporranno il testo presentato lo scorso giovedì, in occasione delle comunicazioni dei ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani.

Il problema, appunto, è il giudizio su quello che accade in Ucraina, con Avs e M5s che da tempo dicono ‘no’ all’invio di altre armi, mentre il Pd ribadisce che a Kiev vanno garantiti tutti gli aiuti, compresi quelli militari, sia pure aggiungendo che l’Ue deve anche incrementare lo sforzo diplomatico per cercare una soluzione alla guerra.

Una strada, suggerita da qualcuno degli alleati, sarebbe quella di un documento che rimane sufficientemente vago sul punto, in modo da consentire la convergenza delle diverse posizioni. Un’operazione però complicata e che in casa Pd parecchi parlamentari considerano poco praticabile.

L’altra ipotesi di cui si parla, per tenere insieme tutto, è quella che vede ogni partito presentare una propria risoluzione, con la parte relativa all’Iran uguale in tutti i documenti. Questo permetterebbe, quanto meno alla Camera dove il regolamento favorisce questa procedura, di andare al voto per parti separate, ribadendo la linea comune sulla guerra voluta da Trump e Netanyahu, consentendo al tempo stesso a ciascuno di riaffermare la propria posizione sull’Ucraina. Il lavoro, appunto, proseguirà nelle prossime ore.

Trump: la guerra contro l’Iran è praticamente terminata

Roma, 9 mar. (askanews) – La guerra contro l’Iran “è quasi terminata”: lo ha affermato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, intervistato dalla Cbs. “Penso che la guerra sia praticamente terminata. Non hanno più una Marina, né comunicazioni, né aviazione”, ha proseguito Trump, che alla domanda se avesse un messaggio per la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha risposto: “Non ho alcun messaggio per lui. Nessuno, di nessun tipo”.

Oggi Trump, inoltre, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente russo Vladimir Putin. Un colloquio incentrato sui conflitti in Ucraina e Iran, lo ha riferito il consigliere del capo del Cremlino, Yuri Ushakov, citato dalla agenzie di stampa russe.

Secondo Ushakov, il colloquio è avvenuto su iniziativa del presidente americano. Il consigliere del Cremlino ha quindi precisato che i due leader hanno discusso in particolare “della situazione relativa al conflitto con l’Iran e dei negoziati bilaterali in corso per una risoluzione alla crisi ucraina, a cui partecipano rappresentanti degli Stati Uniti”.

Meloni in campo "contro bufale" referendum. Si lavora a Cdm su caro-benzina

Roma, 9 mar. (askanews) – A due settimane dal voto, la premier Giorgia Meloni scende definitivamente in campo per il rush finale della campagna referendaria con un video pubblicato sui social: tredici minuti per spiegare “cosa c’è davvero nella riforma della giustizia”, “per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione”. Si apre così una settimana impegnativa per la presidente del Consiglio che domani pomeriggio dovrebbe presiedere un Consiglio dei ministri – ancora non convocato ufficialmente – dal quale ci si aspettano primi interventi sul prezzo della benzina e mercoledì sarà in Parlamento per le comunicazioni in vista del prossimo consiglio europeo allargate alla crisi nel Golfo.

Su una terrazza con alle spalle la vista sui tetti del centro storico di Roma, Meloni parla della “forte confusione” che c’è intorno alla riforma e chiarisce che non è “contro i magistrati ma contro le degenerazioni del sistema” tanto da essere “sostenuta con convinzione da moltissimi magistrati anche se alcuni non lo dichiarano pubblicamente”. L’obiettivo è che la magistratura “recuperi il prestigio compromesso”. È “fantascienza, menzogna” dire che la riforma Meloni-Nordio rafforza il controllo del governo sui giudici: “Il vero problema che ha la sinistra con questa riforma è che libera la magistratura dal condizionamento politico delle correnti. I magistrati saranno liberi da tutti”. Meloni invita i cittadini a “non cadere nella trappola” di chi dice di votare no per mandare a casa il governo: “Usano lo scudo del governo perchè non vogliono una riforma sacrosanta, ma il governo non si dimetterà in caso di vittoria dei No”.

Concetti che la premier ribadirà di persona anche giovedì 12 marzo alle 15 a Milano dove è confermata la sua partecipazione al teatro Parenti di Milano all’evento “Una riforma che fa giustizia”, organizzato dai gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia della Camera e del Senato. Una presenza quella in campo in prima linea per il sì necessaria per il fronte che sostiene la riforma in un momento in cui la situazione internazionale con gli scenari di guerra e i relativi effetti economici rischiano di scoraggiare la partecipazione elettorale e favorire, come evidenziato da diversi sondaggisti, il fronte del no.

Per mitigare gli effetti economici e sul costo dell’energia della guerra scatenata dagli attacchi di Usa e Israele all’Iran e dalla risposta di Teheran sui paesi del Golfo, Meloni è decisa a intervenire innanzitutto sulle accise. Il governo sta lavorando a un provvedimento che potrebbe approdare domani in Cdm. “Stiamo valutando di attivare il meccanismo delle cosiddette accise mobili, che questo governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023 nel caso in cui i prezzi aumentassero in modo stabile”, aveva dichiarato in un videomessaggio sui social sabato sera la premier raccogliendo la richiesta della segretaria del Pd Elly Schlein.

Una mossa quella sul caro-carburanti che, in vista della giornata di comunicazioni alle Camere, potrebbe essere distensiva di un clima altrimenti di scontro totale tra maggioranza e opposizione soprattutto a causa della contrapposizione totale sul referendum.

Il lavorìo sugli interventi per mitigare il costo dei carburanti e dell’energia mette in forse l’approvazione del primo decreto del Piano Casa annunciato dal ministro Matteo Salvini al question time della scorsa settimana: un provvedimento che mette a disposizione delle aziende casa delle Aler e delle Ater circa 950 milioni unicamente destinati alla manutenzione e recupero del patrimonio pubblico di edilizia residenziale e sociale attualmente non assegnato alla famiglie perché non a norma.

Referendum, Conte: Bartolozzi ammette ciò che Meloni nasconde

Roma, 9 mar. (askanews) – “Meloni ha speso 13 minuti di video per nascondere quello che Giusi Bartolozzi, il capo di gabinetto del ministro Nordio, padre della riforma, ha ammesso in tv in pochi secondi: ‘Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è un plotone di esecuzione’. Sentite con le vostre orecchie”. Lo ha scritto sui suoi canali social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, rilanciando il video dell’intervento di Bartolozzi in una tv locale.

“Votiamo No al referendum salva-casta che serve solo a controllare politicamente la giustizia evitando inchieste scomode per chi è al potere”, ha aggiunto l’ex premier nel suo post social.

Opposizione lavora a risoluzione unitaria in vista comunicazioni di Meloni mercoledì

Roma, 9 mar. (askanews) – Sono in corso contatti tra i leader dell’opposizione per sondare la possibilità di arrivare mercoledì con una risoluzione unitaria, in occasione delle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in Parlamento. Lo si apprende da fonti parlamentari.

Le comunicazioni della presidente del consiglio verteranno sia sul Consiglio europeo sia sugli sviluppi in Medio Oriente e in Iran. Pd, M5S, Avs, Iv e +Europa (non è coinvolta Azione), sarebbero al lavoro per individuare un testo comune sulla politica estera.

Domani la trattativa entrerà nel vivo. La partita non sarà banale viste le divergenze tra i gruppi parlamentari in gioco su alcuni temi di politica estera come la guerra in Ucraina. Il tentativo è però quello di presentarsi con una postura unitaria all’appuntamento, focalizzandosi sugli aspetti su cui si può trovare una convergenza, ad esempio il ruolo dell’Europa come promotrice di pace. Ma anche sull’Iran ribadendo la condanna dell’attacco israelo-americano e su Gaza. Un banco di prova verso il percorso programmatico del centrosinistra?

Mps-Mediobanca, titoli ancora giù: domani su tavolo dei cda il concambio

Milano, 9 mar. (askanews) – Mps e Mediobanca sotto i riflettori in Borsa alla vigilia dei cda dei due istituti: sul tavolo la decisione sul concambio relativo al progetto di fusione per incorporazione, con conseguente delisting di Piazzetta Cuccia, previsto dal piano di aggregazione messo a punto dall’AD del Monte, Luigi Lovaglio. Mps ha chiuso in calo dell’1,66% a 7,045 euro, sui minimi dallo scorso ottobre, Mediobanca ha ceduto il 2,13% a 15,385 euro, livelli che non vedeva da aprile 2025.

Sui due titoli, sotto pressione nell’ultima settimana come l’intero settore bancario in scia all’escalation del conflitto in Medio Oriente, hanno pesato anche l’accoglienza fredda del mercato al piano di aggregazione presentato lo scorso 27 febbraio e le incognite dopo l’esclusione di Lovaglio dalla lista del cda per il rinnovo dei vertici, con la scelta del futuro Ceo che spetterà direttamente ai soci che in assemblea il 15 aprile decideranno tra Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi. A tal proposito, nella lettera inviata la scorsa settimana ai consiglieri di Mps e diffusa da alcuni organi di stampa, la Bce richiamava l’attenzione sulla nomina di un amministratore delegato con una “chiara autonomia di giudizio” e con una “rilevante esperienza bancaria”, alla luce “delle sfide del ruolo e della complessità” del nuovo gruppo. Nella stessa missiva, la Vigilanza sosteneva che il piano industriale approvato dal cda, in particolare in riferimento all’integrazione con Mediobanca, “non debba essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell’amministratore delegato”. Se, quindi, la strada della fusione e del delisting, salvo sorprese, pare segnata, l’integrazione del business spetterà però al nuovo Ceo e, secondo indiscrezioni, non è escluso che si possa cambiare qualche tassello della business combination.

L’offerta lanciata da Mps, chiusa lo scorso settembre con adesioni all’86,3%, prevedeva un concambio di 2,533 nuove azioni Mps per ogni azione Mediobanca, migliorata poi con una componente cash pari a 0,9 euro per azione. I due titoli dalla chiusura dell’Opas lo scorso settembre hanno perso valore, ma se la performance degli ultimi sei mesi per Mps è stata pari al -4,4%, quella dell’istituto milanese ha fatto segnare -21%.

“Ereditare il mondo”: 200 anni di fotografia in 100 immagini

Milano, 9 mar. (askanews) – Raccontare, attraverso una serie di immagini straordinarie, il viaggio come strumento di conoscenza, scoperta e trasformazione personale. È questo il senso della partnership biennale tra Alpitour World, con il suo brand Turisanda1924, e 24Ore Cultura, che a MUDEC di Milano prende oggi la forma di una mostra, “100 fotografie per ereditare il mondo”: dal primo scatto della storia fino ai più recenti sviluppi di questa arte.

“Alla base di questo progetto – ha spiegato ad askanews Stefano Sogne, Brand manager Turisanda1924 – c’è una visione comune riguardante il viaggio. Il viaggio non è una semplice e mera vacanza, ma è più una commistione, una condivisione di esperienze e soprattutto di bagagli culturali. Perché alla fine se ci pensiamo i viaggi che noi assembliamo ci portano in destinazioni dove cerchiamo di far conoscere ai nostri viaggiatori i valori del territorio e i valori delle persone”.

La mostra è estremamente affascinante e vi sono esposti alcuni dei più grandi fotografi di tutti i tempi, da Nadar, con il ritratto di Baudelaire, agli astronauti sulla Luna; da Dorothea Lange e la sua famosissima madre migrate fino ad arrivare alle donne di Shirin Neshat. “Finalmente – ci ha detto Denis Curti, curatore dell’esposizione – una mostra sulla fotografia e non una mostra su qualche cosa raccontata dalla fotografia: è davvero una riflessione su questo linguaggio straordinario e fortemente ambiguo, come ormai tutti sanno, che ci consente di declinare le varie sfaccettature che i fotografi hanno impiegato per raccontare se stessi e per raccontare il mondo”.

Un mondo che Turisanda vuole allargare e rendere più vicino alle aspettative dei viaggiatori, sempre più alla ricerca di esperienza e contatto con i territori. “Noi ci stiamo ritagliando questa fetta di mercato, un mercato se vogliamo vedere anche di nicchia – ha concluso Sogne – dove ci siamo accorti che le persone hanno bisogno di esperienze maggiori, hanno bisogno di esperienze più forti, sia dal punto di vista adrenalinico, ma anche dal punto di vista culturale e antropologico. Per quale motivo? Una vacanza la possono organizzare tutti quanti, riuscire a trovare degli episodi, ma soprattutto degli spunti dove le persone rimangono poi incantate e soprattutto si portano a casa un bagaglio culturale maggiore è la nostra mission”.

“Ereditare il mondo” è un modo per riflettere sul nostro tempo complesso, anche attraverso la storia della fotografia del passato, che ci dice comunque molto su di noi oggi.

Libano, si aggrava escalation militare. Ue: preoccupazione per i civili

Roma, 9 mar. (askanews) – L’escalation militare tra Israele e Hezbollah nel Libano meridionale continua ad aggravarsi. L’esercito israeliano ha inviato nuove truppe nel Paese, stabilendo quelle che ha definito posizioni difensive avanzate per proteggersi dagli attacchi di Hezbollah contro il territorio israeliano, mentre la comunità internazionale prova a frenare l’allargamento del conflitto. Nelle ultime ore Israele ha intensificato i bombardamenti contro obiettivi di Hezbollah. La Francia ha chiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’Unione europea ha espresso “profonda preoccupazione” per le conseguenze della crisi sui civili libanesi.

Nel frattempo, il parlamento di Beirut ha deciso di rinviare di due anni le elezioni legislative a causa della guerra, mentre il presidente libanese Joseph Aoun ha chiesto un cessate il fuoco immediato. L’Aeronautica militare israeliana ha annunciato oggi di aver colpito una cellula di Hezbollah che avrebbe attaccato una posizione delle Forze di difesa israeliane (IDF) in un villaggio cristiano nel Libano meridionale. L’ufficio del portavoce delle forze armate israeliane ha precisato che l’aviazione ha individuato i membri del gruppo mentre operavano nel sud del Libano “nell’ambito dell’operazione di difesa avanzata”, dirigendo quindi contro di loro caccia militari.

Nel corso dei raid odierni, due paramedici sono stati uccisi e sei persone sono rimaste ferite in due distinti attacchi aerei israeliani nel sud del Libano, secondo il ministero della Salute libanese citato in una dichiarazione riportata dall’agenzia nazionale di informazione Ani. Secondo il comunicato, gli attacchi sono avvenuti nella città di Tayr Debba e nel villaggio di Jouaiya. Il ministero ha sostenuto che le ambulanze sarebbero state prese di mira dall’esercito israeliano, denunciando quello che ha definito un “attacco sistematico contro le squadre di soccorso”.

Il ministero della Salute ha inoltre reso noto che una serie di raid aerei israeliani che hanno colpito la periferia sud di Beirut ha causato, secondo un primo bilancio, la morte di una persona e il ferimento di altre dodici. In questo contesto, pur condannando gli attacchi lanciati da Hezbollah, la Francia, seguita dall’Unione europea, ha sollecitato una de-escalation del conflitto in Libano.

“Di fronte al brusco peggioramento della situazione, la Francia ha richiesto una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, ha annunciato oggi il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, aggiungendo che Parigi ha stanziato “aiuti d’emergenza per 6 milioni di euro destinati alle organizzazioni umanitarie già presenti sul territorio” libanese. Da Nicosia, anche il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che Israele deve “cessare al più presto i propri attacchi contro il Libano”, pur sottolineando come Hezbollah “si assuma la responsabilità del grave errore di attaccare Israele e di prendere di mira Cipro”.

Anche Bruxelles, in un comunicato congiunto diffuso al termine di una videoconferenza con diversi leader mediorientali, ha espresso preoccupazione per la situazione. “I presidenti hanno espresso profonda preoccupazione per l’impatto della crisi regionale sul Libano e per le gravi conseguenze sui civili, che hanno causato spostamenti di popolazione su larga scala. Hanno sottolineato la necessità di proteggere i civili e di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale del Libano. In questo contesto, la presidente von der Leyen ha annunciato la mobilitazione delle scorte ReliefEU per supportare circa 130.000 persone in Libano, con un primo volo previsto per domani”.

Intervenendo alla videoconferenza promossa dall’Ue, il presidente libanese Joseph Aoun ha denunciato il tentativo di “schiacciare” il Libano “tra due forze: da un lato un’aggressione che non mostra alcun rispetto per le leggi di guerra né per il diritto internazionale, in particolare per il diritto internazionale umanitario; dall’altro un gruppo armato al di fuori dello Stato libanese, che non tiene in alcun conto l’interesse del Libano né la vita del suo popolo”, sostenendo che “quanto accaduto all’alba di lunedì 2 marzo, con il lancio di alcuni razzi dal Libano verso Israele, è stato una trappola e un agguato quasi evidenti contro il Libano, lo Stato libanese e il popolo libanese”.

Il presidente libanese ha affermato che, di fronte alla nuova escalation, il governo di Beirut ha deciso il 2 marzo di vietare qualsiasi attività militare o di sicurezza di Hezbollah, una misura che intende attuare “in modo chiaro e deciso”. Allo stesso tempo ha lanciato un appello alla comunità internazionale per sostenere una nuova iniziativa che prevede una tregua totale degli attacchi israeliani, il rafforzamento logistico delle forze armate libanesi, il controllo da parte dell’esercito delle aree di tensione con il disarmo di Hezbollah e l’avvio di negoziati diretti tra Libano e Israele sotto patrocinio internazionale.

Nel frattempo, l’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha denunciato che l’esercito israeliano avrebbe utilizzato munizioni al fosforo bianco nella città di Yohmor, nel sud del Libano. Secondo l’ong, i ricercatori hanno verificato e geolocalizzato sette immagini che mostrerebbero munizioni al fosforo bianco esplose in aria sopra un’area residenziale della città il 3 marzo. Queste munizioni possono essere utilizzate dai militari per creare cortine fumogene e non sono classificate come armi chimiche dalla Convenzione sulle armi chimiche, ma il loro impiego contro persone in zone civili è considerato una violazione del Protocollo III della Convenzione su alcune armi convenzionali.

Per quanto riguarda il bilancio delle vittime di questa nuova escalation in Libano, Israele ha confermato la morte di due soldati delle Forze di difesa israeliane, uccisi nell’attacco lanciato da Hezbollah nel sud del Paese nelle prime ore di domenica mattina. Sul fronte libanese, invece, il ministero della Salute di Beirut ha riferito che “Il numero totale delle vittime dell’aggressione israeliana dal 2 marzo ha raggiunto i 486 morti”, si legge nel comunicato, che aggiunge che il numero dei feriti è salito a 1.313.

8 marzo, la Regione Lazio premia Chiara Amirante

Roma, 9 mar. – In occasione della Giornata Internazionale della Donna, nell’ambito dell’evento “Le Donne che Fanno Grande il Lazio” promosso dalla Regione Lazio, è stata conferita un’importante onorificenza a Chiara Amirante, fondatrice della Comunità di diritto pontificio Nuovi Orizzonti, realtà oggi presente con 230 centri in tutto il mondo e più di 700 mila cavalieri della Luce.

Il riconoscimento è stato consegnato dal Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dall’Assessore Simona Baldassarre, quale segno di gratitudine e stima per il suo instancabile impegno a favore delle persone più fragili e vulnerabili, in particolare giovani e adulti vittime di dipendenze, disagio sociale, tratta e marginalità.

Attraverso l’opera di Nuovi Orizzonti, Amirante ha promosso percorsi di accoglienza, recupero e reinserimento sociale, offrendo a migliaia di persone una concreta possibilità di rinascita. Fondata nel Lazio, l’opera si è progressivamente estesa a livello nazionale e internazionale, diventando un punto di riferimento nel campo della solidarietà, della promozione umana e della cultura della speranza.

Il premio rappresenta un significativo tributo al valore sociale e umano di una donna che, con determinazione e fede, ha saputo trasformare il dolore in opportunità di riscatto, contribuendo a rendere il Lazio terra di accoglienza, inclusione e innovazione sociale.

Chiara Amirante ha dichiarato: “Questo riconoscimento non è per me, ma per tutte le persone che ogni giorno scelgono di rialzarsi e per le tante donne che, anche nelle situazioni più difficili, continuano a donare amore e speranza. Dedico questo premio alla grande famiglia di Nuovi Orizzonti e a tutti coloro che credono che nessuna vita sia perduta e che ogni ferita possa diventare luce”.

L’Assessore Simona Baldassarre ha affermato:

“Premiare Chiara Amirante significa riconoscere il valore concreto di un impegno che ha generato un impatto sociale profondo nel nostro territorio e oltre. La sua opera rappresenta un esempio straordinario di come la forza e la determinazione di una donna possano trasformarsi in una rete di accoglienza e rinascita capace di cambiare il destino di migliaia di persone”.

8 marzo, Mattarella: ancora ostacoli a parità, educazione contro violenza

Roma, 9 mar. (askanews) – La giornata della donna nell’anno in cui si celebrano gli 80 anni dalla scelta della Repubblica è l’occasione al Quirinale per ripercorrere un pezzo della storia d’Italia e per dare atto alle donne di aver svolto un ruolo cruciale nel percorso verso la democrazia. Sergio Mattarella però vuole rivolgere anche un messaggio al Paese affinchè insieme alla celebrazione non si smetta di percorrere la strada verso una vera parità e per ammonire che la violenza contro le donne non si combatte solo con le leggi ma con l’educazione al rispetto.

La celebrazione al Colle è una vera festa, a condurre l’evento, in diretta sulla Rai, c’è Malika Ayane, la cantante reduce da Sanremo. Nel docufilm trasmesso ci sono i ricordi e le testimonianze di quel primo voto alle donne del 2 giugno 1946. Un riconoscimento anche al ruolo svolto dall’altra metà del cielo nella Resistenza e poi sancito con la partecipazione all’assemblea costituente. Parlano al Quirinale una storica, Giulia Galeotti, una dirigente sportiva, già campionessa di vela, Caterina Banti, Cristina Cassar Scalia, medico e scrittrice, Benedetta Porcaroli, attrice e infine Amalia Ercoli Finzi, la prima donna ingegnere.

“La capacità delle donne di costruire il bene quotidiano è una preziosa competenza cresciuta dentro un sistema di relazioni, e per questo è adatta alla complessità, quindi al futuro – dice la ministra della Famiglia e delle Pari opprtunità, Eugenia Roccella -. Qualcosa che non deve andare perduto, ma anzi deve permeare di sé l’intera comunità, uomini e donne”.

Al capo dello Stato il compito di concludere la giornata con una riflessione che parte da un ringraziamento: “Celebrare oggi la Giornata Internazionale della donna significa riconoscere la ricchezza della presenza e del contributo femminile nella società e anche riflettere sulla lunga e impegnativa strada percorsa dalle italiane per conquistare spazi e diritti, per rendere vera l’uguaglianza tra le persone di ciascun sesso affermata, come è stato ricordato, dall’articolo 3 della Costituzione”. E se la Costituzione ha sancito quell’impegno della Repubblica a garantire l’uguaglianza la realtà però dice che ancora le donne devono lottare per ottenere una vera parità: “il divario salariale, la scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, la violenza di genere, la conciliazione tra vita e lavoro”.

Mattarella ha ripercorso le tappe salienti delle conquiste femminili: il diritto di famiglia, l’abolizione del matrimonio riparatore, la violenza sessuale come delitto contro la persona. Quindi gli spazi conquistati nei ruoli più importanti, dalla prima ministra, Tina Anselmi, alla prima presidente della Camera, Nilde Iotti, fino al giorno d’oggi con la prima donna presidente del Consiglio, Giorgia Meloni (la premier seduta in prima fila nel salone dei Corazzieri). “Quante risorse, quanti talenti abbiamo perduto nel corso dei tempi passati! – osserva Mattarella -. Le istituzioni hanno offerto e offrono un esempio ma la sfida riguarda milioni di donne, lavoratrici, professioniste, madri di famiglia e il percorso potrà dirsi concluso soltanto quando non si chiederà più alle donne di assumere, nei diversi ambiti della società, modelli di comportamento maschile per avere così riconosciuto il proprio ruolo, le proprie capacità e qualità”.

Perchè dare spazio alle donne non è solo una questione di giustizia ma un valore aggiunto per tutta la società, insiste il Presidente: “Una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa, più forte, più innovativa, più dinamica”. E non è solo una questione di quote, osserva Mattarella, ma di valorizzare le energie migliori. “La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica e l’equilibrio non è ancora in pari”.

“Ed è paradossale doversi occupare sovente di violenza di genere. Eppure, purtroppo, è necessario – conclude il capo dello Stato -. L’impegno di civiltà di consegnarla al passato non richiede soltanto il rafforzamento delle norme di legge e degli strumenti di tutela, ma richiede soprattutto di depurare gli animi da una mentalità distorta, che si alimenta di atavici pregiudizi e di ignoranza colpevole. Educare al rispetto in famiglia anzitutto, a scuola, negli ambienti di lavoro, è la risposta più efficace per costruire una società in cui nessuna donna possa aver paura o possa esser lasciata da sola”.

Cnr: online carta strutturale dei mari italiani, da coste a profondità

Milano, 9 mar. (askanews) – Fornire una rappresentazione organica delle principali unità tettoniche e delle strutture geologiche presenti nei mari italiani, dalle profondità abissali alle dorsali sommerse, offrendo un quadro aggiornato e integrato dell’assetto geologico delle aree sommerse; è questo l’obiettivo della nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani, da oggi disponibile online, strumento fondamentale per la conoscenza delle strutture geologiche che caratterizzano i fondali marini del nostro Paese.

Realizzata dal Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), in collaborazione con l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISMAR), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS e le Università di Genova, Palermo, Roma Tre e Trieste, la Carta è il risultato di anni di ricerca congiunta tra enti pubblici di ricerca e atenei italiani.

Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del programma europeo EMODnet Geology (European Marine Observation and Data Network), che raccoglie e rende accessibili, attraverso un portale web, un’ampia quantità di dati geologici marini acquisiti nei decenni nei mari europei.

La penisola italiana è quasi interamente circondata da bacini marini di diversa età, profondità e caratteristiche geologiche; sotto la superficie del Mar Mediterraneo si estende infatti un sistema complesso di montagne e vulcani sommersi, scarpate e faglie che, nel corso di milioni di anni, hanno formato e modellato il fondale marino, generando una grande ricchezza di ambienti molto diversificati, fondamentali per lo sviluppo della biodiversità, oltre a grandi eruzioni, terremoti e maremoti. In questo contesto, la mappatura del territorio sommerso rappresenta un passaggio fondamentale per accrescere la conoscenza dell’evoluzione geologica del Mediterraneo e dei processi che ne governano la dinamica.

Per la realizzazione della Carta sono stati integrati i dati presenti in letteratura, per offrire una descrizione complessiva delle aree sommerse e migliorare la comprensione delle relazioni geologiche tra le diverse aree in cui è suddivisa la crosta terrestre (domini), in relazione alle tipologie di placche che la compongono e ai loro reciproci contatti. Si individuano aree di avampaese (aree continentali non ancora raggiunte da movimenti tettonici), aree di subduzione (dove una placca si immerge sotto un’altra), sistemi vulcanici, bacini di retroarco (che si aprono dietro allineamenti di vulcani indotti da subduzione) e bacini oceanici mesozoici. L’armonizzazione e la sistematizzazione delle informazioni disponibili consentono oggi di disporre di uno strumento scientifico di riferimento, utile non solo per la ricerca ma anche per le attività di pianificazione e gestione dell’ambiente marino.

I dati raccolti assumono infatti un valore strategico per la tutela dell’ambiente, per la pianificazione e la sostenibilità delle infrastrutture offshore – come cavi, condotte e impianti energetici – e per la sicurezza rispetto ai rischi connessi all’attività vulcanica e sismica, inclusi terremoti, maremoti e frane sottomarine. La Carta potrà inoltre contribuire all’esplorazione delle georisorse presenti nei bacini che circondano la penisola italiana, strettamente legate alla storia geologica di ciascun bacino e ai contributi provenienti dalle aree emerse adiacenti e dalle regioni profonde della crosta terrestre.

La nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani si configura come documento di riferimento per la comunità scientifica e come base solida per lo sviluppo di ulteriori studi e ricerche future. Il progetto si inserisce nel quadro della strategia marina europea, favorendo la condivisione di dati aperti e interoperabili a supporto della ricerca scientifica e della blue economy, inclusa la ricerca di fonti alternative di energia – ad esempio per l’individuazione di siti destinati a centrali eoliche e impianti geotermici – e per la ricerca di acqua potabile e altre applicazioni.