È tirata aria di bora a “Porta a porta” dove una sorta di maestra di pensiero ha portato in dote ad una puntata di qualche sera addietro quello che non si dice e non si fa. Ha denunciato, una ipocrisia utile a farci civili, seppure si tratta di una brama annidata nei bui antri dell’inconscio fino qualche volta ad affacciarsi in veste di sogno consapevole sempre frustrato da una perenne inazione.
In onda, le origini del male
Concita Borrelli, questa la protagonista, sembra abbia detto che “nella sfera sessuale di ognuno di noi c’è lo stupro. C’è che qualcuno ti prende o tu prendi qualcuno, nella testa, nei sogni, nell’immaginazione, ce l’abbiamo tutti e qui non si tratta di essere santi, bigotti o assassini”. Ha messo un po’ di concitazione nel galateo della comunicazione televisiva senza che sia però ben chiaro se si aspirerebbe semmai ad essere vittime felici o autori altrettanto entusiasti dello stupro in questione. Ha preso tutti in contropiede con la incauta franchezza di chi è certa ci siano suggestioni a cui nessuno può sfuggire, che riguardano insomma l’intera società, anche se risulta non pervenuta agli atti una statistica in materia.
La violenza e il rischio di un guazzabuglio
Del resto lo stupro è una parola che non ha una origine definita, è segnata da una originaria confusione che ne contamina la decifrazione anche per chi se ne ipotizza artefice o destinatario, con sentimenti di gioia o dolore a seconda dei ruoli, o forse anche motivo di piacere pur stando nella parte di abusato.
Stupro par che prenda piede dalla più nobile idea di uno stupore in grado di intontire, di lasciare in qualche modo sbalorditi chi si imbatta in un gesto che piano piano si è poi tradotto in un senso di disonore fino ad arrivare ad una violenza sessuale. Forse, messe così le cose, si è voluta ingentilire la faccenda perché potremmo chiamare stupro ogni forma di violenza verso il prossimo compresa la coercizione pur solo della mente. Ascrivere lo stupro, relegandolo ad una sola pratica sessuale, corre forse il rischio di fargli un piacere ma le cose hanno preso ormai questa piega ed inutile tornarci sopra.
Un commentatore incommentabile?
Ciò che semmai lascia perplessi è l’elezione al ruolo di opinionista della protagonista di quel commento sulla maggiore rete televisiva nazionale. Se ben si è compreso, la Borrelli risulterebbe essere un avvocato che si dedica, nella circostanza, anche a fare l’autrice della trasmissione di Bruno Vespa mettendo in campo una duttilità tutta da apprezzare, pungendo qua e là con i suoi incisivi ragionamenti da tramandare ai posteri. Occorre una capacità di commento su ogni fatto, dal processo Garlasco, passando per la moda delle “diete” fino ad arrivare forse alle guerre nel mondo, una parola costantemente in grado di lasciare segno adeguato nell’ascoltatore.
Ravvedimento o marcia indietro
Ed anche questa volta ha fatto centro invitando i suoi critici a deporre le armi e veleni perché, ha detto, si scuserà. E’ appunto quello che non si dovrebbe fare. Quando si dichiara un proprio convincimento non è bene ritrattarlo, sarebbe come violare la propria intelligenza, rinnegando una lettura psicanalitica, non importa se corretta o infondata, che in ogni caso appartiene a chi l’ha espressa.
La Borrelli può darsi sia stata improvvida ad avventurarsi nel misterioso campo della scienza della mente che dovrebbe essere riservata a chi professionalmente la studia per mestiere, dando in pasto al pubblico l’emotività di una sua intima interpretazione. Oppure è stata inopportuna o di coraggiosa audacia a scoperchiare il vaso di pandora delle fantasie sessuali dell’umanità o che abbia visto solo lei un film che riguarda invece esclusivamente gli appassionati del genere.
Ogni forma di pensiero è opinabile, ma chi propone una riflessione ha il dovere di difenderla anche a costo della impopolarità, sfiorando magari uno sgarbo non quotidiano ma una tantum, assumendosene la paternità, la responsabilità e le eventuali conseguenze. Altrimenti lo stupro continua, intanto su se stessi e proprio questo non sarebbe scusabile.
