Home GiornaleIl “campo degasperiano” tra crisi della politica e ritorno della rappresentanza

Il “campo degasperiano” tra crisi della politica e ritorno della rappresentanza

Una riflessione sul ritorno di un centro autonomo ispirato a De Gasperi, tra nuove oligarchie globali, crisi della distinzione destra-sinistra e necessità di una legge elettorale proporzionale.

La proposta di un centro autonomo degasperiano

Ho ascoltato sulla piattaforma “change.org” la petizione presentata da Lucio D’Ubaldo, che si ispira alla lezione politica di Alcide De Gasperi per superare la polarizzazione attuale. Un progetto quello dell’avvio di un centro autonomo degasperiano che condivido, inserendosi nei tentativi di ricomposizione di un’area politica distinta e distante dalla destra e dalla sinistra, che perseguo dalla fine politica della Democrazia Cristiana.

Molto interessante il riferimento a James Talarico il giovane democratico del Texas il quale, evidenzia D’Ubaldo, considera superato il dilemma destra-sinistra che viene sostituito dalla dicotomia tra “chi sta sopra e chi sta sotto” nella scala economico e sociale USA e, derivando, nel mondo e in Italia.

È dal famoso saggio di Norberto Bobbio “Destra e sinistra – Ragioni e significati di una distinzione politica” (2023 – ed. Saggine) che si è sviluppato anche in Italia un proficuo dibattito su questo tema, con interventi di Massimiliano Pupillo, Alessandro Lozzi, Di Costanzo Preve, Michele Gallo e altri.

La nuova tecno-oligarchia finanziaria

È importante che se ne stia interessando un politico di area democratica americana come James Talarico, cittadino di un Paese in cui, come scrive Tiziana Alterio nel suo recentissimo: Padroni nell’ombra – La nuova élite ebraica che governa il mondo – Chi sono e come operano (Edizioni I – Ottobre 2025) siamo in presenza di una nuova generazione, dopo quella dei Rothschild, Soros, Warburg, Oppenheimer, che “ha conquistato silenziosamente tutte le leve del potere negli Stati Uniti influenzando le scelte non solo del governo statunitense, ma anche degli altri grandi Paesi occidentali. Sono i protagonisti della nuova finanza globale e giovani leader di grandi multinazionali che formano un nuovo “Stato profondo”, irrorato da contratti governativi miliardari. Una nuova élite che tiene contatti stretti con Israele e che sta acquisendo un potere così grande da poter affermare che siamo già dentro una “tecno-oligarchia finanziaria””. Scrive l’Alterio (pag. 39): “Il “Triumvirato” della finanza globale (Black Rock – State Street e Vanguard) insieme gestiscono, nel 2025, oltre 25 trilioni di dollari: una quantità enorme di risorse finanziarie; praticamente hanno nelle loro mani un quarto della ricchezza mondiale che si aggira intorno a 100 trilioni di dollari”.

Sono gli eredi dei detentori di quegli hedge funds anglo caucasici/kazari, di cui ha scritto pagine importanti l’amico dr Alessandro Govoni: fondi speculativi che hanno sede operative nella city of London e fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware.

Una nuova élite tecno finanziaria, in larga parte connessa al potere dominante politico trumpiano, di cui costituiscono la struttura portante.

La nuova frattura: chi sta sopra e chi sta sotto

È evidente che non siamo più in presenza della vecchia distinzione del secolo scorso fra i concetti tradizionali di destra e di sinistra, ma nella nuova realtà della dicotomia profonda tra chi sta sopra e chi sta sotto.

Una situazione che, come scrive l’Alterio, dagli USA si ripercuote in tutto il mondo, almeno in quello occidentale, con conseguenze incredibili sul piano del controllo delle Big pharm, dei principali gestori dei media fino al controllo dei cavi sottomarini che gestiscono le relazioni informatiche, bancarie e finanziarie di tutto il mondo.

Quei cavi, non a caso, ora sotto il mirino degli iraniani, dato che sono collocati tra i potentati medio orientali, Israele e l’Occidente, proprio sui fondali dello stretto di Hormuz che, a questo punto, diventa strategico per le risorse energetiche, dei prodotti essenziali dei concimi organici e per il sistema delle comunicazioni.

Anche la situazione italiana, già sottoposta a questi pesanti condizionamenti nei settori chiave descritti, è, a sua volta, vittima di condizioni di disuguaglianze socioeconomiche e finanziarie più volte anche da me denunciate, sul piano fiscale, della distribuzione della ricchezza, con un divario sempre più insostenibile tra la casta, i diversamente tutelati, i ceti medi produttivi e le classi popolari (vedi i miei articoli pubblicati su Il Domani d’Italia e Il Popolo).

Proporzionale, preferenze e futuro del “campo degasperiano”

Ecco perché il progetto della costituzione di un centro di ispirazione degasperiana, ampio ed autonomo, distinto e distante da una sinistra alla permanente ricerca di una sua identità ed unità e da una destra nazionalista e sovranista che, nelle sue scelte politico amministrative, anziché ridurre, mira a perpetuare le diseguaglianze e a conservare le rendite di posizione esistenti, appare come la risposta più opportuna per favorire la partecipazione al voto di quella prevalente area di elettrici ed elettori sin qui renitenti, anche se, come ho scritto ad abundatiam, sarà sulla nuova legge elettorale che si deciderà il procedere del progetto politico generale del Paese e di quello stesso del “campo degasperiano”.

Con una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, il centro potrà rinascere, ma se prevalesse l’attuale “rosatellum” o, peggio la nuova “Legge super truffa meloniana”, tentativo sperimentale di una sorta di legge Acerbo 2.0 e premessa del premierato, la scelta di coalizione sarebbe inevitabile.

Ecco perché il compito di tutti i democratici che credono nei valori costituzionali è quello di batterci per una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze e di concordare un programma politico coerente con le indicazioni della Costituzione repubblicana a partire dal rispetto dell’art. 53.