Home GiornaleCongresso Uil, l’unità sindacale può ripartire dalla linea dell’autonomia

Congresso Uil, l’unità sindacale può ripartire dalla linea dell’autonomia

Sembra riaprirsi la prospettiva di una ricomposizione del sindacalismo confederale. Necessario è valorizzare l’autonomia dai partiti.

Lautonomia come condizione dellunità

Congresso Uil, forse può ripartire l’unità sindacale grazie alla Cisl. Ciò che è capitato al recente congresso nazionale della Uil non può e non deve passare sotto silenzio. Il concreto svolgimento congressuale dello storico sindacato laico/socialista ha impresso forse una accelerazione del processo dell’unità sindacale. Un’unità sindacale che era, è e sarà sempre necessaria ed indispensabile per il nostro Paese, per la vita dei lavoratori, per il futuro dei ceti popolari, per la solidità delle nostre istituzioni democratiche e anche e soprattutto per la qualità della nostra democrazia.

Però, al contempo, se non vogliamo essere ipocriti o disonesti intellettualmente, questo obiettivo utile ma ancora del tutto virtuale dell’unità sindacale avviene per caso o per un colpo di sole? No, e anche su questo versante occorre essere chiari.

 

Il nodo del rapporto tra sindacato e politica

Questo processo può ripartire – e l’esito del congresso della Uil è stato una tappa importante al riguardo – solo se viene respinta ed emarginata la concezione di un sindacato che si è fatto partito e tassello di uno schieramento politico e che ragiona secondo logiche riconducibili alle pregiudiziali ideologiche e politiche.

Per dirla in breve e per essere ancora più chiari, si tratta della linea politica e del progetto sindacale che la Cgil, appunto il tradizionale ed antico “sindacato rosso”, ha declinato in tutti questi mesi – e che declina tuttora, seppur con meno virulenza ed estremismo – che, di fatto, ha impedito di centrare l’obiettivo e il risultato di una vera ed autentica unità sindacale nel nostro Paese.

Ma, con altrettanta chiarezza, questo processo può fare oggi passi avanti concreti – e, ripeto, il congresso della Uil è stato un passaggio importante al riguardo – grazie soprattutto alla linea mantenuta e praticata dalla Cisl. Cioè di una organizzazione sindacale che ha salvaguardato la sua storica ed irriducibile autonomia senza trasformarsi in un partito, in un soggetto politico e men che meno in un semplice addendo all’interno di uno schieramento o di una coalizione.

 

La sfida per il sindacalismo confederale

Del resto, è abbastanza noto che da alcuni anni non si sa bene se è la Cgil che detta l’agenda politica e programmatica al “campo largo” o se è l’alleanza di sinistra e progressista a condizionare il cammino sindacale e politico della Cgil. Comunque sia, da quelle parti è venuta meno quella autonomia e quella capacità di confronto e di dialogo con le altre parti sociali e con il Governo che non fosse segnato da un giudizio politico fazioso e settario.

Ora, però, e al di là delle polemiche e delle contrapposizioni che si sono verificate in questi ultimi anni, un dato è inequivocabile. E cioè, aver tenuto la barra ferma sull’autonomia, sulla responsabilità e sulla non adesione preconcetta e pregiudiziale ad un partito o ad uno schieramento politico, è stata la carta decisiva e vincente per riprendere faticosamente la strada dell’unità tra le principali forze del sindacalismo italiano. Ed è altrettanto certo che la strategia faziosa, settaria e politicamente schierata della Cgil di Landini è stata, con altrettanta chiarezza e trasparenza, la strada che poteva far deragliare definitivamente ed irreversibilmente l’obiettivo dell’unità sindacale.