La metamorfosi dei 5 Stelle
Autorevoli commentatori di centro sinistra certificano che i 5 Stelle sono cambiati, si sono istituzionalizzati e non sono più populisti. Mi ricordano dei venditori che vogliono far passare una Lada, usata, scassata ma di colore rosso per una Ferrari nuova di zecca.
È vero, i 5Stelle non sono più il Movimento che vinse le elezioni nel 2018. Allora, erano una forza populista ed estranea a qualunque coalizione. Un gruppo politico che spingeva con modalità sbagliate per finalità talvolta giuste, come l’esigenza di rendere la politica più sobria e gli eletti più onesti.
Da allora, il Movimento è entrato in entrambi i poli, prima con l’estrema destra, poi con la sinistra, coalizioni guidate in tutti i casi da Giuseppe Conte. Piano piano, sfruttando l’elevata presenza mediatica dovuta al ruolo, l’avvocato del popolo si è mangiato il Movimento, ha esautorato i principali leader di allora e ha creato il Movimento contiano.
Questa metamorfosi, portata avanti negli anni di Palazzo Chigi, si è conclusa nel 2022, quando l’ex Presidente del Consiglio divenne titolare del partito che fu di Grillo, Casaleggio e Di Maio.
Prima della “segreteria” Conte, i grillini si erano istituzionalizzati e avevano votato Von Der Leyen come Presidente della commissione UE, dato la fiducia al Governo Draghi e sostenuto le sue politiche sull’Ucraina.
La rottura con Draghi e il ritorno al populismo
Nel 2022, l’avvocato pugliese, appena ottenuta la guida dei 5Stelle, decide di sfiduciare l’esecutivo guidato dall’ex governatore della BCE, per il sostegno economico fornito alla costruzione di un termovalorizzatore a Roma. Si oppone così alla linea del governo sia in materia economica che di politica estera. Il passo indietro è talmente grave che, l’allora leader del PD, Letta capisce che non è possibile allearsi con gli ex grillini, ci sono troppe distanze sui principi fondamentali.
Dopo la fase di istituzionalizzazione, i 5 Stelle vivono un’involuzione divenendo qualcosa di differente ancora, non sono più quelli del Vaffa, o del balcone di Palazzo Chigi. Si sono trasformati in una forza populista, filo russa e con venature di estrema sinistra (tanto da entrare nel gruppo europeo “The Left”).
Da allora, le posizioni di Giuseppe Conte e dei 5 Stelle non sono cambiate su niente, sono fermi alle stesse politiche del 2022, le stesse idee che impedirono di costruire un’alleanza con il PD.
L’avvocato del popolo continua a prendere le distanze dalle politiche di Draghi ma non dai decreti sicurezza firmati con Salvini, continua a favorire la politica del Nimby (si pensi alle rinnovabili in Sardegna) e adotta le stesse posizioni di Vannacci sull’Ucraina. E meno male che si erano istituzionalizzati!
L’Ucraina, la contraddizione che il centrosinistra rimuove
Ecco perché non mi stupisco delle parole pronunciate in merito alla guerra in Ucraina dal leader 5stelle a Napoli qualche settimana fa, durante la manifestazione unitaria delle opposizioni. Queste parole dovevano essere una sveglia per il PD, per Renzi, per più Europa. Invece, sono state già dimenticate e appaiono oggi come i temporali estivi, fanno tanto rumore ma passano velocemente.
Il problema di fondo però resta. La posizione anti-Ucraina, non chiamatela pacifista, del movimento grillino rappresenta una spada di Damocle sulla credibilità della coalizione di sinistra.
Le parole di Giuseppe Conte sono le stesse di Donald Trump quando, due anni fa, durante la campagna per le presidenziali 2024, prometteva di arrivare alla pace in Ucraina nei primi giorni della sua presidenza.
Conte sostiene la stessa tesi, secondo la quale l’ex Presidente del Consiglio sarebbe in grado di portare Putin e Zelensky a cessare le ostilità in pochi istanti.
Non siamo a conoscenza di quali magie Conte abbia in mente per ottenere ciò che, nel giro di due anni di presidenza, il Presidente degli Stati Uniti (l’uomo che viaggia con la valigetta piena di codici per azionare le armi nucleari) non è stato in grado di ottenere.
Lui sostiene che se l’Europa fermasse i suoi aiuti militari verso l’Ucraina, nel giro di pochi giorni la guerra finirebbe. Nello stesso arco temporale, gli asini inizierebbero a volare.
Se l’Europa disarma Kiev, cosa fa Putin?
Supponiamo per un secondo che questa politica vada in porto. Cosa farebbe Putin? Poiché non gli viene imposto alcun vincolo in cambio dello stop alla fornitura di armi all’Ucraina, sarebbe libero di adottare qualunque scelta.
Potrebbe decidere di mostrare un volto pacifista e accogliere il gesto europeo come segno di buona volontà, interrompendo qualunque ostilità. Si potrebbe sedere al tavolo negoziale con il coltello dalla parte del manico e dire: bene, questo è quello che voglio, me lo concedete? Se sì, ci diamo la mano e finiscono le ostilità sennò ricomincia la battaglia. Traduzione breve, Putin direbbe o mi concedete tutta l’Ucraina o me la prendo da solo, visto che l’Europa ha abbandonato l’Ucraina nelle mie mani.
Nell’altro scenario, Putin capisce che gli ucraini sono stati lasciati soli, prima dagli americani (da quando è tornato Trump), poi dagli europei (da quando è tornato Conte), se continua ad attaccare, a mietere vittime tra bambini, donne, anziani, a imprigionare uomini, in poche settimane brinda con la vodka a Kiev.
Due scenari, stesso risultato, i cittadini ucraini continuerebbero a perire sotto le bombe russe, abbandonati dai sistemi di difesa europei. L’Ucraina perderebbe la propria libertà, i propri diritti civili e la propria fragile democrazia, tutti valori che una coalizione di centro sinistra dovrebbe avere a cuore.
Conte dica quali armi negoziali possiede
Questi scenari si potrebbero dimostrare falsi solo in un caso, qualora Giuseppe Conte avesse delle armi in mano per spingere Putin a sedersi al tavolo negoziale da una posizione di debolezza, ma quali sarebbero? Considerando che ogni tipo di iniziativa possibile sul fronte della politica, dell’economia e della diplomazia è già stata tentata e non è stata in grado di portare a questo risultato?
Se Conte avesse in mente veramente delle idee così forti e innovative allora, per amore della pace, le dovrebbe esplicitare immediatamente, indipendentemente da chi si trova a Palazzo Chigi.
Altrimenti, quali motivazioni rimangono? Quelle personali? Per aver fatto entrare medici russi in Italia durante il Covid? La simpatia per la pizza? La tarantella? Per altri motivi? Non ci credo, sembra fuori dalla realtà dei fatti, come pensare che basta interrompere gli aiuti a Kiev per fermare la guerra.
