C’erano una volta “partiti di lotta e di governo” (il Pci, versione Berlinguer). E partiti che facevano l’“opposizione a se stessi” (la Dc, versione Moro). Erano nobili acrobazie, chiamate a fare i conti con un sistema politico bloccato.
Da allora, tutto si è mosso. Anche troppo. E però quei cascami del passato sembrano farci visita oggi, inducendo i partiti a indossare due vestiti, uno sopra l’altro, come a volersi riparare dal freddo dell’inverno delle loro poche idee.
Così torna di gran moda il mal vezzo di parlare dai banchi del governo come se ancora si militasse sotto le bandiere dell’opposizione. E come al solito a primeggiare in questo ambiguo gioco di ruolo si erge Matteo Salvini.
Il quale, forse ignaro di essere vicepremier, continua a straparlare come se fosse a capo di un gruppuscolo extraparlamentare privo di ogni rapporto con la responsabilità politica.
Il modo in cui il leader leghista si è avventato sulla follia di Modena, invocando leggi speciali per poter revocare la cittadinanza al responsabile di una italianissima follia, peraltro contrastato da due cittadini immigrati di recente, rivela un modo infantile di trattare argomenti seri e delicati.
Dimenticando ogni volta la banale verità che un vicepremier ha sempre (o almeno dovrebbe avere) una forma di responsabilità per quanto accade nel Paese. Specie dopo aver trascorso anni e anni, e con le più alte responsabilità, nei palazzi del potere.
Quello che per i vecchi democristiani e comunisti era un serio problema politico, per Salvini è diventato un puro esercizio di demagogia.
Fonte: La Vice del Popolo – Giovedì 20 maggio 2026
[Articolo qui riproposto per gentile concessione dell’autore e del direttore
