Un industriale contro la banalizzazione dell’estremismo
Non capita spesso che un grande imprenditore decida di entrare apertamente nel dibattito politico su temi tanto esplosivi come l’immigrazione, la destra radicale e la tenuta democratica. È invece ciò che ha fatto Alexander Kühnen, ceo della storica azienda dolciaria tedesca Bahlsen, intervenendo con parole nette contro la cosiddetta “remigration” sostenuta da ambienti vicini all’AfD.
La dichiarazione, pubblicata sul sito del quotidiano tedesco Die Welt, non lascia spazio ad ambiguità: “Remigration ist für uns nicht akzeptabel” (“Per noi la remigratione è inaccettabile”). Ecco, senza mezzi termini “remigrazione”, cioè il progetto di espulsione o allontanamento massiccio degli immigrati e persino di cittadini tedeschi di origine straniera, viene giudicata incompatibile con i valori di una moderna economia europea.
Kühnen ha aggiunto che le imprese familiari tedesche dovrebbero mostrare più “Haltung”, cioè più fermezza morale e civile, nel contrastare la deriva dell’estrema destra. Non è un dettaglio linguistico. In Germania la parola Haltung richiama un’assunzione pubblica di responsabilità etica, soprattutto da parte delle élite economiche e culturali.
La lezione tedesca che manca all’Italia
L’intervento di Bahlsen è importante non soltanto per il suo contenuto, ma per ciò che rappresenta. La Germania industriale sta comprendendo che il nazionalismo identitario non è solo un problema morale: è anche un problema economico e strategico.
Un Paese esportatore, integrato nei mercati globali, bisognoso di manodopera qualificata e inserito nel sistema europeo non può alimentare campagne di ostilità generalizzata verso gli stranieri senza danneggiare se stesso.
È un tema che riguarda anche l’Italia. Da noi, troppo spesso, il mondo produttivo resta silenzioso mentre una parte della politica utilizza fatti di cronaca drammatici per costruire una narrazione collettiva fondata sulla paura etnica. Il singolo reato commesso da un immigrato viene trasformato in prova generale di colpevolezza di un’intera comunità. È accaduto anche in queste ore a seguito della drammatica vicenda di Modena, con effetti devastanti nelle reazioni sui social network.
La responsabilità civile delle classi dirigenti
Proprio per questo il gesto di Bahlsen assume un valore che travalica i confini nazionali. Non perché un imprenditore debba fare politica partitica, ma perché esiste una responsabilità civile delle classi dirigenti – specie quelle europee – quando il linguaggio pubblico oltrepassa certi limiti.
La Germania conosce bene le conseguenze della disumanizzazione progressiva. Sa che le parole non restano mai semplici parole quando si costruisce l’idea di una società divisa tra cittadini “autentici” e presenze “estranee”.
In Italia, invece, colpisce spesso la reticenza — talvolta il conformismo — del mondo dell’economia di fronte a campagne che criminalizzano indistintamente gli immigrati, benché questi rappresentano ormai una componente strutturale del lavoro, dell’assistenza, dell’agricoltura, della logistica e di interi comparti produttivi.
Non si tratta di negare i problemi della sicurezza o dell’integrazione. Tuttavia l’oltranzismo identitario, associato addirittura alle ambiguità presenti nell’area di governo, gioca un ruolo fortemente negativo. Bisogna allora impedire che lo sdegno, in sé comprensibile e giustificato, per drammatici episodi di violenza venga trasformato in ostilità identitaria permanente.
