La recente sentenza della Cassazione che ha escluso ogni rapporto tra Berlusconi e Cosa Nostra ha riportato in auge gli inciampi di alcune inchieste giudiziarie.
A Napoli, una storia particolare
Dopo il referendum ci sono stati, peraltro, inevitabili smottamenti sia nel governo che nella magistratura. Era inevitabile. Per certo restano sul campo vicende che lasciano perplessi e che impongono ai poteri dello Stato di attivarsi perché non conoscano repliche. Non è con un’eventuale riforma elettorale che si risolveranno le ansie di chi attende tutela da norme e codicilli vari. C’è una vicenda emblematica di come le cose nella giustizia sia andate per verso contrario a se stessa ed anche di come poi abbia avuto la capacità di ravvedersi.
Ernesto Schiano è stato uno dei manager più brillanti dello Stato. Tanto per dirne una è stato amministratore delegato di Iritecna ( Società Italiana per le Infrastrutture, l’Assetto del Territorio e l’Impiantistica Industriale SpA, direttamente controllata dal Governo Italiano tramite il Ministero delle Partecipazioni Statali). Così ha pensato bene di realizzare per il mondo (Argentina, Africa, Asia e Australia, Russia, Europa, U.S.A etc) opere infrastrutturali che hanno dato lustro e prestigio all’Italia, a quel tempo quarta potenza mondiale con formidabile sorpasso anche al Regno Unito.
Una giustizia a passo stentato
E’ accaduto che nella sua Napoli intraprese il collegamento del sottopasso posto all’uscita della tangenziale nella zona di Fuorigrotta, con quello di Piazzale Tecchio da far correre sotto lo Stadio Maradona.
I lavori di integrazione dei due sottopassi furono affidati a due aziende appartenenti allo stesso gruppo pubblico che su quel territorio già vantava una indiscussa esperienza avendo progettato e costruito, ad esempio, la Tangenziale ed altre opere di rilievo, specificamente le società Infrasud SpA e Italstrade SpA. Il loro logo, peraltro, ancora campeggia all’ingresso del Sottopasso in argomento.
Del resto il sottopasso di Piazzale Tecchio non era frutto di un capriccio dell’ing. Schiano ma rientrava in un complessivo programma di opere da realizzare negli anni 1987,1988 e 1989 per un’importante manifestazione sportiva internazionale, da tenersi a Napoli nel 1990: i Mondiali di Calcio.
Il prevedibile afflusso di tifosi giustificò l’idea di un potenziamento di quella rete viaria e riqualificazione della zona interessata dagli eventi sportivi anche per il futuro.
L’opera era peraltro tanto più motivata dallo scudetto che la Società Sportiva Calcio Napoli aveva vinto nel 1987 e sollecitata dai sindacati delle Società interessate alla sua realizzazione che con lungimiranza intuivano l’esigenza di rendere efficiente l’afflusso degli appassionati di calcio in quell’area della città.
Un professionista e la sua città
Oltretutto Schiano, per la sua città, aveva ideato, progettato e realizzato interventi assai più significativi attraverso la SOTEA (Società Terminal Autostradali SpA), una apposita società del gruppo Iritecna, che in precedenza aveva realizzato imprese come la Tangenziale, il Centro Direzionale, la Prima Tratta italiana di Alta Velocità Ferroviaria per il collegamento tra Napoli e Roma, l’Università di Monte Sant’Angelo, ecc.), ma per scherzo del destino è andato sotto le maglie della legge per quella singolarmente di minor rilievo. Siamo di fronte ad una indagine per corruzione che ha poi mostrato tutta la sua consistenza.
È una faccenda che potrebbe avere per titolo “il paradosso del sottopasso”, questa fu l’espressione provocatoriamente adottata dagli anziani ex dipendenti presenti, ormai tutti pensionati e dai loro rappresentanti sindacali, anch’essi presenti nella circostanza, per rimarcare l’incongruenza, l’assurdità della vicenda che vedeva l’ingegnere Schiano messo sotto tiro dalla giustizia.
Quanto a permessi ed autorizzazioni è da dire che la variante urbanistica al Piano Regolatore del 1939, che si rese necessaria, vide l’assenso dell’Assessorato all’Urbanistica con l’adesione di tutti gli organismi deputati alla materia. Tutto ciò, sempre se si fosse ben compreso, non è stato sufficiente a che il PM Iaselli sentisse puzza di marcio in merito all’affidamento dei lavori sempre a quelle stesse aziende del gruppo delle partecipazioni Statali, insomma per intenderci non a “privati” da compiacere.
Sotto le maglie della legge
Ci furono quindi perquisizioni a casa del povero Schiano dove la Squadra Mobile sospettava potessero esserci armi e munizioni o materiali esplodenti, alla stregua di un pericoloso terrorista, utili a trovare almeno qualche elemento di contestazione in mancanza di uno straccio di prova a sostegno della tesi accusatoria. La vicenda si concluse con una sentenza passata in giudicato che attestava l’insussistenza del fatto.
Ne furono felici destinatari tutti gli indagati coinvolti nell’azione giudiziaria. Solo per Schiano si ebbe invece un’eccezione perché, stralciata la sua posizione, dopo quasi un decennio smise di fare la parte di un uomo nel mirino e si ebbe la prescrizione del processo.
Una singolare soluzione
Soprattutto una domanda sorge spontanea: se un fatto non sussiste come fa nello stesso tempo ad essere prescritto?
Accade dunque, come anche per altre vittime di inciampi giudiziari, che nel caso Schiano, l’attenzione mediatica si concentrassesull’indagine. Molto meno su ciò che poi si accertò, creandosi uno squilibrio non da poco. Perché la reputazione si compromette subito. La verità, invece, arriva dopo.
Schiano peraltro poteva dedicare poco tempo alla sua Napoli, impegnato com’era a seguire lavori di rilevanza internazionale in giro per l’intero mondo. Sarebbe stato fatto curioso se avesse dedicato “particolare attenzione” ad un intervento di consistenza marginale rispetto a quelli a cui era chiamato ad adempiere persino dal Governo.
La sua vera colpa è stata in una grave mancanza di intuito, malgrado i decenni di esperienza accumulata nel corso della sua professione.
Nuove insegne e onore antico
Tecchio era figura politico di spicco del Partito Fascista impegnato soprattutto in significativi progetti urbanistici che diedero vita anche alla Mostra d’Oltremare e del Lavoro Italiano nel Mondo.
A Piazzale Tecchio hanno cambiato nome ed ora è stato ribattezzato Piazza Giorgio Ascarelli, imprenditore ebreo e fondatore del Calcio Napoli. Stessa sorte ha avuto anche lo Stadio Maradona che prima aveva il nome di Stadio San Paolo. Alla Mostra d’Oltremare hanno amputato la dicitura facendo improvvidamente fuori “e del Lavoro Italiano Nel Mondo”, troppo enfatica per i tempi d’oggi.
Schiano, uomo dalla schiena dritta, avrebbe però dovuto sapere che da quelle parti si potrebbero potenzialmente sempre cambiare le cose e forse anche le verità e le personali trasparenze, piaccia o meno, giusto o no che sia. Avrebbe dovuto tenersi lontano dal dovere assegnato. Ma c’è da scommetterci che per Napoli ricorrerebbe il rischio del calvario patito. Sul campo resta un onore ferito e recuperato, un esempio italiano che sarebbe opportuno non conoscesse ulteriori repliche.
