Home GiornaleDe Gasperi oltre le sbarre, l’uomo dietro lo statista

De Gasperi oltre le sbarre, l’uomo dietro lo statista

Nella newsletter (Demofilo) di agosto Martina Bacigalupi, la Direttrice della Fondazione De Gasperi, presenta il volume Lettere dalla Prigione (1927- 1928) di Alcide De Gasperi, edito da Marietti 1820.

di Martina Bacigalupi

Di De Gasperi conosciamo bene lo statista: l’uomo che ricostruì un Paese in macerie, che credette nella democrazia quando tutto sembrava perduto, che sognò un’Europa unita prima ancora che questo sogno avesse un nome. Ma pochi hanno avuto l’opportunità di conoscere il suo lato più intimo: quello di un uomo che, nei momenti più bui, scriveva alla moglie parole di struggente tenerezza, che richiamava dal carcere gli amici alla coerenza, e che riusciva attraverso la lettura a volare oltre le sbarre della propria cella.

La ripubblicazione di “Lettere dalla prigione”, fortemente voluta dalla Fondazione e realizzata con la collaborazione della casa editrice Marietti 1820, apre una finestra su questo mondo privato. Il volume raccoglie la corrispondenza di De Gasperi tra il marzo 1927 e l’estate 1928, mentre era rinchiuso prima nel carcere romano di Regina Coeli e poi nella clinica Ciancarelli. Sono pagine che non parlano di politica come siamo abituati ad intenderla oggi, o meglio: ne parlano attraverso il filtro di un cuore che soffre la lontananza da chi ama.

Le sessanta lettere raccolte nel volume sono indirizzate soprattutto a Francesca, la moglie, e alla piccola Maria Romana, la primogenita. Tra quelle righe si respira la nostalgia di un marito lontano dai suoi affetti, la preoccupazione di un padre per una figlia che cresce senza di lui, la paura di chi non sa quando – e se – potrà tornare a casa. Eppure, tra le lettere, ci sono anche una fiducia nella provvidenza, una speranza che non si arrende mai, un amore che sostiene quando tutto il resto vacilla.

È proprio in queste lettere, scritte sotto lo sguardo vigile della censura fascista, che scopriamo quanto Francesca sia stata per Alcide molto più di una compagna di vita: è stata il porto sicuro a cui tornare col pensiero ogni giorno, la persona a cui confidare paure che non avrebbe mai mostrato in pubblico, la ragione più profonda per continuare a sperare. Quel legame, fatto di parole semplici e sentite, gli diede la forza per sopportare l’isolamento.