Home GiornaleDov’è la classe dirigente che arriva dal mondo cattolico?

Dov’è la classe dirigente che arriva dal mondo cattolico?

Il mondo cattolico continua a produrre riflessione sociale e culturale, ma fatica a trasformarla in classe dirigente e iniziativa politica. Una debolezza che condanna la tradizione cattolico democratica, popolare e sociale a una crescente irrilevanza.

Le munizioni” dalle retrovie

Sandro Fontana, storico, intellettuale e dirigente politico della Prima Repubblica, amava dire, pensando alla concreta esperienza della Democrazia Cristiana, che «non si resiste a lungo in prima linea quando non arrivano le munizioni dalle retrovie».

Detto con parole ancora più semplici, il partito di ispirazione cristiana, cioè la Dc, non poteva reggere a lungo l’assalto dei suoi avversari storici se dal suo retroterra naturale, cioè il mondo cattolico, non arrivavano più né classe dirigente né, tantomeno, elaborazione politica e culturale.

Lerrore? La politica in subordine

Ora, com’è ovvio, la Dc è consegnata da tempo agli archivi storici e il mondo cattolico nel suo complesso non produce più quella classe dirigente che, invece e al contrario, ha caratterizzato altre stagioni storiche e politiche del nostro Paese.

Certo, l’assenza di partiti e di movimenti significativi di espressione o di matrice cattolica o cristiana, seppur nel rigoroso rispetto della laicità dell’azione politica, ha contribuito a rallentare, se non addirittura a indebolire del tutto, una presenza politica dei cattolici.

Ma, al contempo, non possiamo non dire che proprio dalle «retrovie dell’area cattolica», per recuperare la bella espressione di Sandro Fontana, non sono più arrivate quelle munizioni culturali, ideali, progettuali e quindi politiche che hanno saputo segnare e incidere profondamente nelle dinamiche politiche concrete del passato.

Le ragioni di questa assenza sono molteplici ed è anche inutile soffermarvisi per l’ennesima volta. Una riflessione su tutte, però, si impone. Ed è quella riconducibile al fatto che la politica, l’impegno politico, la militanza politica e la concreta presenza negli strumenti principali della politica, cioè i partiti, non sono più state le vere priorità dei cattolici che hanno maggiore dimestichezza con l’impegno pubblico.

 

Una ricca elaborazione che non diventa politica

Certo, e va pur detto, non possiamo dimenticare la predicazione e l’elaborazione della Chiesa nelle sue diverse e molteplici articolazioni nazionali e locali e dello stesso associazionismo cattolico sui temi che maggiormente caratterizzano e attraversano la nostra società.

Ma questa concreta, ricca e feconda elaborazione non riesce tuttavia a contribuire a formare quella classe dirigente che sarebbe quanto mai necessaria e indispensabile nelle dinamiche della vita pubblica contemporanea.

E questa assenza, purtroppo, genera anche una situazione che è sotto gli occhi di tutti. E cioè: non esiste oggi, nei vari partiti e nei rispettivi schieramenti, una presenza politica e culturale significativa e, soprattutto, capace di incidere nelle scelte politiche quotidiane.

Al punto che a sinistra è ritornata di moda l’esperienza dei vecchi e tradizionali «cattolici indipendenti di sinistra», eletti nelle liste del Pci negli anni ’70 e ’80. Un’esperienza certamente da rispettare, ma che ha certificato l’irrilevanza politica, l’inconsistenza culturale e la strutturale debolezza programmatica dei cattolici nella vita pubblica del nostro Paese.

E, specularmente, sul versante della destra è prevalsa la categoria delle presenze puramente «testimoniali». Una presenza, cioè, del tutto avulsa dalla possibilità di incidere nella costruzione del progetto politico complessivo dei partiti o della coalizione di riferimento.

Da qui deriva la sostanziale irrilevanza della tradizione, del pensiero e della cultura del cattolicesimo politico italiano. Nella sua versione democratica, popolare e sociale.

 

Invece urge l’impegno a formare classe dirigente

Ecco perché, nel momento in cui, seppur lentamente e con molte contraddizioni, ritornano le tradizionali culture politiche, forse è opportuno che anche l’area cattolica italiana, seppur molto plurale al suo interno, si ponga il problema di una maggiore e migliore attrezzatura politica.

E, nello specifico, che ponga anche al centro della sua azione e della sua predicazione il tema di come formare e qualificare una classe dirigente nella politica contemporanea. Facendo i conti sino in fondo anche con gli strumenti organizzativi che sono in campo, cioè i partiti e i movimenti politici.