Un vento che viene da Est
Leggendo i risultati elettorali in Sassonia-Anhalt, con un’altissima partecipazione al voto, giovani compresi, e osservando come l’AfD abbia sottratto elettori a destra, al centro e a manca, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sul giudizio di alcuni commentatori che hanno sottolineato l’influenza dell’Europa orientale e quel sapore d’Oriente, polacco e ceco, che si sarebbe avvertito nelle urne. A ciò si aggiunge il vento del separatismo russo e antieuropeo che, secondo questa lettura, si sarebbe sempre respirato in questo Land sin da quando faceva parte della DDR. Il tutto, ha aggiunto qualcuno, a conferma delle forti nostalgie per la vecchia Germania Est.
Non ci sono dubbi sul fatto che il contesto culturale della Sassonia-Anhalt sia oggi largamente secolarizzato, anche come conseguenza del precedente regime comunista. Circa il 67% della popolazione si dichiara non religioso o non credente e soltanto il 19% cristiano: quest’ultimo composto per circa il 16% da protestanti evangelici e per il 3% da cattolici.
Quelle «brezze» che attraversano la storia
I sociologi mi rimprovereranno certamente per la mancanza di dati e di riferimenti a ricerche; forse gli antropologi culturali un po’ meno, perché faccio riferimento soprattutto ai valori. Ma la metafora che mi ha colpito — quella, cioè, di una Sassonia che respira in silenzio un’aria d’Oriente — mi ha fatto riesumare quella di un mio precedente appunto, pubblicato su questo stesso sito in due puntate successive.
Tentavo allora di spiegare, attraverso un’allegoria, che cosa può succedere quando si respira per anni una «brezza d’aria» marina. In questo particolare caso tedesco, si tratterebbe di un’aria proveniente da Est: dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca e dalla Russia. Un’aria d’Oriente nella quale si sono sedimentate, nel corso del Novecento, anche esperienze e culture politiche radicalmente diverse, compresa la tragica eredità del nazismo e, successivamente, quella della Germania comunista; una storia che ha contribuito a marcare la distanza dall’Europa occidentale.
Avevo generalizzato, provocatoriamente, anche nel mio precedente appunto. Perché mi sono riferito a quelle silenziose «brezze di mare», a quegli influssi religiosi — cristiani e cattolici — che spesso rimangono sottotraccia e ai quali non facciamo caso, o non vogliamo far caso per scelta personale. Eppure possono seminare valori, idee e comportamenti assimilati nel corso di lunghi periodi, diventando, consciamente o inconsciamente, parte del retroterra culturale di una città, di una specifica regione o di un Land, sino a interessare intere nazioni, diversi Stati e, in alcuni casi, una parte consistente dell’Occidente.
Weber, Tocqueville e il peso delle culture religiose
È una mia opinione e, nello stesso tempo, una provocazione antropologica. Ma se fosse vero che il capitalismo moderno abbia trovato un impulso particolare in una determinata «etica protestante» e che le idee di fraternità e uguaglianza abbiano ricevuto un impulso decisivo da una diffusa cultura cristiana e cattolica — per richiamare, pur nelle loro profonde differenze, le riflessioni di Max Weber e Alexis de Tocqueville — allora gli influssi esercitati sul modo di pensare l’economia, la democrazia liberale e sociale e i diritti umani connessi meriterebbero di essere valutati attentamente anche alla luce di queste matrici religiose.
La terra di Martin Lutero
Ecco, dunque, dove si è fermata la mia curiosità. Guarda caso, la Sassonia-Anhalt è la terra nella quale nacque e visse Martin Lutero, promotore, com’è noto, della Riforma protestante del XVI secolo. Fu a Wittenberg, città storica di questo Land, che la tradizione colloca nel 1517 l’affissione delle celebri 95 tesi, con le quali Lutero contestò duramente la pratica delle indulgenze e aprì un conflitto destinato a produrre la frattura religiosa dell’Europa occidentale.
Da quella frattura nacque anche una concezione religiosa fortemente incentrata sul rapporto personale del credente con la Scrittura e con la grazia, distinta dalla tradizione cattolica, che ha invece attribuito un rilievo particolare alla dimensione comunitaria ed ecclesiale della fede. Due sensibilità differenti, che nei secoli hanno contribuito, insieme a molti altri fattori, a modellare culture e società europee.
Una metafora, non una spiegazione
Che cosa c’entra tutto questo con la vittoria dell’AfD? Probabilmente niente, se pretendessimo di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto. Sarebbe storicamente e politicamente insostenibile.
Ma, nello stesso tempo, credo che possa esserci qui una metafora. Le culture profonde di un territorio non determinano automaticamente le scelte politiche dei suoi abitanti, ma lasciano sedimenti, linguaggi, sensibilità e modi di percepire il rapporto con gli altri.
Forse anche le «brezze» della storia, quando soffiano molto a lungo, meritano di essere ascoltate.

