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Gigi Meroni, un ricordo che è storia

La tragica scomparsa della “farfalla granata”, il 15 ottobre 1967, continua a vivere nella memoria del Torino e del calcio italiano. Il ricordo di un campione che incarnava l’estro, la libertà e il romanticismo di un’altra epoca.

Due date scolpite nella storia granata

Ci sono delle date che sono destinate a restare nella storia. Quando parliamo di calcio, e nello specifico del Torino calcio e dei colori granata, ci sono due date scolpite nella memoria non solo di quel club, ma dell’intero calcio nazionale e mondiale. La drammatica tragedia di Superga del 4 maggio 1949, dove perì il Grande Torino, e il 15 ottobre 1967, la scomparsa in un incredibile incidente automobilistico in pieno centro a Torino di Gigi Meroni, l’ormai storica “farfalla granata”.

Due date che segneranno per sempre la storia del club granata e che, soprattutto, sono entrate a pieno titolo nella storia del calcio nazionale e internazionale.

 

Quando la tragedia diventa leggenda

Ora, è indubbio che le tragedie si trasformino sin da subito in leggende. E la fine del Grande Torino, come quella di Gigi Meroni, non sono solo ricordi, per la semplice ragione che proprio la rilettura di quelle date innesca sempre un meccanismo attuale e contemporaneo. Perché la tragedia non cancella il mito e il mito continua a vivere e ad accompagnare le persone. Sempre e in ogni luogo.

Certo, quando parliamo di calcio e, soprattutto, di calciatori, parliamo di persone che sono quotidianamente sotto i riflettori e, di conseguenza, sono destinate a diventare rapidamente punti di riferimento. E anche dei beniamini. Non solo della propria squadra e della rispettiva comunità di riferimento.

 

Il romanticismo di un calcio che non c’è più

Ma il ricordo, a distanza di molti anni, di Gigi Meroni coincide anche con quello di un calcio romantico, dove il calciatore più carismatico era anche una bandiera della squadra, un punto di riferimento culturale e sociale, una persona le cui gesta atletiche erano destinate a condizionare il comportamento e il giudizio di un’intera tifoseria, e non solo.

È proprio il caso di Gigi Meroni, scomparso a soli 24 anni, a Torino, in un rocambolesco incidente stradale, dove venne travolto involontariamente da un giovane tifoso granata che si identificava in tutto e per tutto nella funambolica ala destra granata e che divenne poi, dopo molti anni, presidente dello stesso club. Una circostanza che aggiunge un tocco di mistero a un dramma che resta paradossalmente contemporaneo.

E questo anche perché la vita personale, l’estro e la fantasia calcistica e il suo modo d’essere nella società avevano già trasformato Gigi Meroni in un leader indiscusso nell’opinione pubblica dell’epoca e in un punto di riferimento incancellabile nella galassia del calcio italiano.

 

Gli eroi sono sempre immortali

E proprio la scomparsa, tragica e inspiegabile, di Gigi Meroni in una fredda sera d’autunno lungo un corso centrale del capoluogo subalpino, corso Re Umberto, lo ha trasformato subito in un mito. Sempre presente e sempre in mezzo a noi.

E per Gigi Meroni, quindi, non può non valere quella storica frase scritta da Indro Montanelli il 6 maggio 1949 sulla terza pagina del Corriere della Sera, dopo la tragedia di Superga:

«Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta».

Parole storiche e commoventi, che valevano per il Grande Torino ma che si possono tranquillamente estendere a Gigi Meroni, la “farfalla granata” che è volata in cielo il 15 ottobre 1967, ma che continua ad alimentare i sogni e la fantasia del popolo granata e del calcio italiano.