La fine delle illusioni atlantiche
Con cadenza periodica Mario Draghi invita l’Unione Europea a prendere consapevolezza del radicale mutamento del quadro internazionale imposto dalla distruttiva politica attuata dal presidente americano da ormai quasi un anno e mezzo. Cancellando l’illusione che un futuro, eventuale, cambio politico a Washington possa magicamente riportare indietro le lancette dell’orologio mondiale. Potranno mutare i toni, certamente lo stile – un dono del quale Donald Trump è totalmente privo – ma alcuni tratti di fondo del neo-nazionalismo USA rimarranno, ancorché attenuati e declinati in modo meno assertivo. Occorre pertanto accettare il nuovo dato di realtà e ad esso conformarvisi, allestendo una politica europea più efficace, più propositiva e meno passiva.
Così, se si leggono con attenzione i discorsi dell’ex Presidente del Consiglio italiano e soprattutto ex Presidente della BCE, si può osservare come essi ogni volta approfondiscono il tema e invitino i leaders europei a osare di più, sin da quell’iniziale invocazione intrisa di frustrazione impossibile da dimenticare: “fate quello che volete, ma fate qualcosa!”.
Dai rapporti europei alla richiesta di sovranità
Alcuni suggerimenti, da tutti o quasi apprezzati ma poi di fatto accantonati, Draghi li ha messi nero su bianco nel suo Rapporto richiestogli dalla Presidente della Commissione Von der Leyen e presentato nell’aprile 2024. Ad esso si aggiunse, pochi mesi più tardi, quello che Enrico Letta – pure lui incaricato da Palazzo Berlaymont – espose al Consiglio Europeo sul completamento del mercato unico nell’energia, nella finanza, nelle telecomunicazioni.
Deriva anche da questa consapevolezza la sempre più incisiva analisi draghiana e il sempre più convinto appello al cambio di paradigma europeo. E pure di postura nei confronti di un alleato storico non più così affidabile. A voler dire all’Europa che quella di fronte alla quale ora si trova è una scelta di struttura mentale fra la passiva rassegnazione di chi subisce la costrizione annunciando così il proprio declino e chi al contrario decide di non delegare più la propria sovranità e ne affronta consapevolmente i costi conseguenti.
Questo vale per i dazi, per la difesa militare, per la regolamentazione del web e dell’immenso mercato digitale sino alle nuove frontiere dell’Intelligenza Artificiale. E per molto altro ancora.
Unità europea contro il ritorno dei nazionalismi
Tutto ciò impone fra i paesi europei una unità vera e non solo declamata. Vogliamo usare il termine “nazioni” così caro alle Destre? Usiamolo pure, purché siano “nazioni non nazionaliste” capaci di reagire di fronte all’arroganza neo-imperiale di Trump avviando al contempo tutte le azioni necessarie per costruire una propria autonomia duratura nel tempo.
È la strategia di medio-lungo periodo, non più la tattica quotidiana, a dover guidare le scelte della classe dirigente continentale. A questa acquisita consapevolezza essa viene invitata con sempre maggior insistenza da Mario Draghi, il quale ha ora in quattro parole esposto una semplice verità: “l’Europa è rimasta sola”.
