Home GiornaleLampedusa, la morte non perde il vizio di vivere

Lampedusa, la morte non perde il vizio di vivere

Una riflessione amara e inquieta sulla morte dei migranti nel Mediterraneo, tra assuefazione collettiva, linguaggi svuotati e richiami morali dimenticati. Da Lampedusa a Gaza, il freddo diventa metafora dell’indifferenza del mondo.

Si muore di freddo, non un modo di dire

A Natale la ciliegina sulla torta è sempre la morte di qualche poveraccio che possa farci sentire più buoni solo perché ne leggiamo la notizia con un attimo e non di più di attenzione. Così è accadutoche nel campo profughi di Muwasi, nei pressi di Kahn Younis, una neonata sia morte di freddo. Non poteva accadere quindi che da quelle parti, un luogo storicamente con una certa predestinazione di accoglienza e quindi di disgrazie. C’è un “quindi” dal quale non ci si può smarcare, dove si aprono le braccia ad un pellegrino per dargli il benvenuto ci si accorge che non c’è mai spazio abbastanza per tutti ed è da mettere in previsione che qualcuno ci debba lasciare la pelle. Non ce la possiamo cavare con un gioco di parole per dire di aver trattato il fatto come si deve.

Un’isola e un film già visto

A Lampedusa, a bordo del solito barcone di migranti, poco fa è morta una neonata per ipotermia, cioè precipitata sotto la soglia di uncalore sufficiente per un respiro che non si cristallizzi appena fuori dai polmoni di lancio verso il mondo. La creatura è stata fritta dal freddo, arrostita da impassibili composte convulsioni di pelle e muscoli a causa dei suoi abiti intrisi d’acqua di un amaro mare. Qualcuno resterà indifferente, un po’ frigido alla notizia ma occorre farsene una ragione. Oggi le cose vanno così. La morte ha presentato il conto facendo pagare a quella creatura, che della vita ha assaggiato solo la forza del gelo, il prezzo di ingresso all’hotspot di arrivo con la tariffa più cara. 

Strana parola “hotspot” che si traduce in punto di approdo ma che di caldo non ne ha abbastanza per fare miracoli. Lo spot è un post, una notizia rapida da dare al prossimo che semmai ne raccoglie la bottiglia con il messaggio dentro ma non è affatto detto che abbia interesse a quel tipo di pesca. Lo spot è un posto che ti dà il benvenuto per dirti che il tuo viaggio è finito per sempre perché la morte ti sta regalando il futuro che non hai chiesto e di cui devi ingozzarti contro ogni inutile rifiuto. E’ un approccio alla terra che non rilancia a nuovi viaggi e ripartenze. Devi fermarti lì punto e basta. Qua non siamo in presenza di amore e tremore ma di un ghiaccio che non preannuncia affatto la delizia di un refrigerio per un’estate imminente tutta da godere.

Una voce nel deserto

Ha ragione Papa Leone XIV quando in queste ore tira le orecchie all’umanità per dire di svegliarsi dalla apatia in cui si è vestita con fogge tanto comode da non più rinunciarvi. La passione a dire il vero non manca ed è forte di essa che partecipiamo con vivo accanimento alla sequela di casi giudiziari che segnano la cronaca quotidiana e di cui siamo del tutto ubriachi. Ci si giustifica dicendo che la colpa sia ormai nell’abitudine a certe tragedie che si ripetono costantemente, così ci si fa inevitabilmente il callo, meglio farebbe la morte a risparmiarsi lasciando in vita gli innocenti. Questo sì che suonerebbe da scandalo e le si potrebbe per questo dare un premio per un finale a sorpresa degno da premio oscar. L’estate è alle porte e ne vedremo delle belle ma senza effetti speciali.

Eppure qualcosa lascia sorpresi. Sembra che ci si abitui solo al male fino a renderne indifferenti gli effetti, mentre si resta sempre ghiotti di altreanonime quotidianità che pure si ripetono senza alcuna originalità.

L’uso della memoria

Forse dovremmo ricordarci di Don Primo Mazzolari quando scriveva in un passaggio di “Una lettera a un partigiano” che bisognerebbe avere “un’anima larga” che non si rattrappisca nello spreco di ore passate appresso all’inutile del quale ci abbeveriamo fino alla sbornia. Forse dovremmo tornare ad amare con l’audacia che questo comporta. E “quando si ama…, perdutamente, la realtà si dilata, perde i suoi connotati volgari per assumere quelli del nostro amore. Un’anima larga, comunque la si paghi, è sempre un patrimonio.”. Forse dovremmo smettere di essere stretti di maniche anche con noi stessi immaginando che potremmo sperimentare un “oltre” che potrebbe risuscitare i troppi innocenti vittime della pigrizia che affligge il cuore del mondo.